30 gennaio 2024

MUSSOMELI 17/11/23. L'ASSESSORE SAMMARTINO HA DETTO AI CONFEDERALI CHE SI POSSONO AUMENTARE A TUTTI I LAVORATORI CIRCA 30 GIORNATE. SCUSATE, MA QUANTO DOBBIAMO ANCORA ASPETTARE AFFINCHÈ TUTTO QUESTO SI VERIFICHI? È DA ALMENO 210 GIORNI CHE LA RIFORMA DOVEVA ESSERE DISCUSSA ALL'ARS, GIUGNO 2023 PER L'ESATTEZZA. È PER CASO IN PROGRAMMA UN MINIMO DI SCIOPERO, OCCUPAZIONE E/O SIT-IN?

Clip estrapolato da Youtube


Aria di scetticismo, fra il pubblico presente, volti demotivati di lavoratori forestali con anni di precariato alle spalle, con palesi segni di delusione e anche di composta rabbia per promesse non mantenute.
I lavoratori presenti si aspettano che non si sparano più minchiate da 30 anni a questa parte, sperano che ci sia qualcosa di utile
Questo è stato detto, ascoltare per credere!

Le perplessità degli operai si possono ascoltare all'inizio del video. Ma anche dopo gli interventi dei relatori




IL 29 DICEMBRE SCORSO SONO STATI PUBBLICATI IN GAZZETTA UFFICIALE I DECRETI CHE AUTORIZZANO LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI DI FARINA DI INSETTI. E VIRI CHI MANCI!

Alphitobius diaperinus


Tenebrio molitor


Acheta domesticus

Locusta migratoria
(cavalletta di grossa taglia)


La farina di grillo avrà come dicitura ACHETA DOMESTICUS, ma attenzione anche alla scritta TENEBRIO MOLITOR (larve gialle). 
Se non siete così golosi di queste farine, dovete necessariamente controllare gli ingredienti nei seguenti prodotti:

Pane 
biscotti
crackers
grissini
salse
minestre in polvere
pasta
pizza 
miscele pronte per prodotti da forno
latte in polvere
prodotti trasformati a base di patate
snack.

Meglio tenersi informati prima di comprare prodotti che potrebbero nuocere alla nostra salute.


Gazzetta ufficiale del 29/12/2023

DECRETO 6 aprile 2023

29 gennaio 2024

LAVORATORI FORESTALI. ABBIAMO SCRITTO PER LA TERZA VOLTA ALLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA, URSULA VON DER LEYEN, PER SOLLECITARE IL PROCEDIMENTO DI INFRAZIONE. RIMANIAMO FIDUCIOSI SUL TERZO RISCONTRO


di Michele Mogavero
Abbiamo scritto per la terza volta alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per sollecitare il procedimento di infrazione. Non sappiamo se la Regione Siciliana nel frattempo ha inviato il parere motivato che la Commissione chiedeva. Siamo comunque fiduciosi di ricevere un'altro riscontro, e non avremmo motivo di non esserlo in quanto la Presidente ci ha risposto nelle due volte precedenti.




Breve sintesi su quello che è successo e che quindi si rimane ancora in attesa

Siamo fermi che la Commissione ha avviato la procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora alle autorità italiane nel luglio 2019, seguita da una lettera complementare di costituzione in mora nel dicembre 2020. Sebbene l'Italia abbia fornito spiegazioni sulle proprie norme nazionali, la Commissione le ha ritenute non soddisfacenti e dà ora seguito all'esame con un parere motivato. L'Italia disponeva di 2 mesi per rimediare alle carenze individuate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
La Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all'Italia (INFR(2014)4231) per il recepimento non corretto nell'ordinamento nazionale della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, che impone di non discriminare a danno dei lavoratori a tempo determinato e obbliga gli Stati membri a disporre di misure atte a prevenire e sanzionare l'utilizzo abusivo di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato. La normativa italiana non previene né sanziona in misura sufficiente l'utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato per diverse categorie di lavoratori del settore pubblico in Italia. Tra questi, insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola pubblica, operatori sanitari, lavoratori del settore dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica e del settore operistico, personale degli istituti pubblici di ricerca, lavoratori forestali e volontari dei vigili del fuoco nazionali. Alcuni di questi lavoratori hanno anche condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, situazione che costituisce una discriminazione e contravviene al diritto dell'Unione.


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I due riscontri precedenti






AUTONOMIA DIFFERENZIATA, ANCHE IL VATICANO ATTACCA IL GOVERNO MELONI. ANCHE LA CHIESA ESPRIME PERPLESSITÀ SUL PROVVEDIMENTO

Pietro Parolin, foto da Vatican News

Dal sito www.quotidianpost.it

Anche la chiesa esprime perplessità sul provvedimento

Di LUCA P. - 25 GENNAIO 2024
Non si accennano a placare le polemiche riguardanti l’approvazione del DDL per l’autonomia differenziata da parte del governo: politica, sindacati e ora anche il Vaticano stanno criticando duramente il provvedimento voluto fortemente dal ministro leghista Calderoli e dalla maggioranza di governo guidata da Giorgia Meloni.

Il primo attacco è arrivato direttamente da Avvenire, il quotidiano che espone le posizioni della Chiesa Cattolica: “Più autonomi o più soli?” Questa la domanda del quotidiano cattolico che fa il paio con le posizioni espresse dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.

Parolin, durante una celebrazione religiosa, ha commentato duramente l’approvazione dell’autonomia differenziata:

“È questo un modo per diventare più solidali, perché l’Italia possa diventare più solidale? Perché ci si possa aiutare reciprocamente sapendo anche del grande divario che c’è tra una parte e l’altra d’Italia? Ecco, se è questo è benvenuto, se no vale veramente la pena di chiedersi se vale la pena percorrere questa strada“.

Subito dopo Parolin si è soffermato sulla sanità e sul diritto del malato di ricevere cure dignitose: “bisognerà trovare la maniera che le due cose (autonomia e dignità del malato) si raccordino. Ne va della dignità della persona e del suo benessere totale, fisico e spirituale. Qualsiasi organizzazione si possa pensare bisogna però mettere alla base questi principi, altrimenti fallisce“.





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RIFORMA DEL SETTORE FORESTALE. IL 31 GENNAIO A SORTINO (SR) ASSEMBLEA CON I SEGRETARI PROVINCIALI E REGIONALI DI FAI CISL, FLAI CGIL E UILA UIL



Ricevo e pubblico
dal gruppo Forestali Sortino

Assemblea forestale per discutere sulla riforma del settore.
Attivo unitario di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, saranno presenti i segretari provinciali e regionali. Vi aspettiamo mercoledì 31 gennaio alle ore 18:00 presso l'aula consiliare del comune di Sortino, Viale M. Giardini




209° POST. CONSTATIAMO CON RAMMARICO CHE ANCHE IN QUESTA LEGISLATURA AL MOMENTO GLI IMPEGNI NON SONO RISPETTATI. L'ASSESSORE SAMMARTINO AVEVA DETTO DI PORTARE LA RIFORMA ALL'ARS IN ESTATE. AVEVA ANCHE PROMESSO AI SINDACATI IL VARO DEL DDL ENTRO GIUGNO. A QUESTO PUNTO CHIEDIAMO AI SINDACATI CHE È NECESSARIA UNA SVOLTA: È ARRIVATO IL MOMENTO DI AUTOCONVOCARSI!



Incontro Dicembre 2022

  • 23 Dicembre 2022 - Giornale di Sicilia. L'Assessore Sammartino: Il rinnovo del contratto è il primo atto di una diversa organizzazione del settore a cui stiamo lavorando, e che culminerà nella riforma che porterò all'Ars in estate




01 Marzo 2023




AUTONOMIA DIFFERENZIATA. MA VI RICORDATE COSA DICEVA LA LEGA NORD PER I LAVORATORI FORESTALI DELLA SICILIA? IL BLOG NON DIMENTICA! IL PRESIDENTE DELLA CAMPANIA, VINCENZO DE LUCA LANCIA LA MOBILITAZIONE: "LEGGE CHE TRUFFA IL SUD". CATENO DE LUCA CONDANNA L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA: È UN DISEGNO CRIMINALE CHE METTERÀ IN GINOCCHIO ANCHE LA SICILIA. VIDEO E FOTO



Clip estrapolato dalla Tgr Sicilia






Leggere per non dimenticare:

18 Luglio 2012. Zaia Lega Nord: Non capisco come si possa aiutare chi come la Sicilia ha 27.000 forestali contro gli 8.000 che servono per il resto d'Italia. Che sia chiaro: noi siamo felicissimi che la Sicilia sia orgogliosa della propria autonomia. Link

21 Agosto 2014. Lombardia e Veneto regalano 70 MILIARDI all'anno, Sicilia rinnova contratto a 28mila forestali. Salvini‬: C'è regione e regione: in Sicilia 15 giorni fa hanno rinnovato il contratto a 28 mila forestali, in Lombardia sono meno di 500, che assieme al Veneto regala allo Stato ogni anno 70 MILIARDI di euro.
Migliaia di insegnanti e infermieri assunti nelle regioni del nord e dopo pochi mesi chiedono riavvicinamento a casa, così noi in Lombardia abbiamo buchi nei posti di lavoro, in altre regioni hanno abbondanza di personale. Link

14 Aprile 2015. La Sicilia ha 22mila forestali il Veneto 400, se qualcuno ci spiega la ragione di questa cosa, forse le Dolomiti me li sono immaginate. Link

30 Luglio 2015. Il Sud è sempre più povero, arretrato e disoccupato, nonostante i miliardi di euro che arrivano ogni anno.
A casa tutti i politici che hanno gestito quelle bellissime terre, via l'IMU dai terreni agricoli, via falsi invalidi e falsi forestali, via le direttive europee che massacrano agricoltura e pesca, fuori gli immigrati, Federalismo.
E la musica cambia!. Link

02 Ottobre 2015. Zaia: i 22 mila forestali in Sicilia sono ancora là e noi continuiamo a mandare 21 miliardi di tasse a Roma. Link

28 Marzo 2017. La riforma costituzionale è stata bocciata. Zaia: se la Sicilia resta fuori, con i suoi 22 mila forestali contro i nostri 400, a cosa serve? E' la teoria del buco della cinta: noi non ne abbiamo più da tirare, ma c'è chi ha pure la cinta di scorta. Link

21 Settembre 2017Sortino, provincia di Siracusa, 400 forestali su 9000 abitanti. Dicono "qui campiamo con la Forestale", e ti credo: hanno gli stessi addetti del Piemonte intero, e si meritano pure un aumento di 80 euro concesso dalla Regione a poche settimane dalle elezioni.
Ditemi voi se, di contro, il Veneto virtuoso non ha diritto a piena #autonomia! Link

28 Settembre 2017. Zaia Lega Nord: con l’autonomia, vogliamo destinare, almeno in parte al territorio invece che lasciarli per gli stipendi di ventimila forestali della Sicilia. Link

08 Ottobre 2017. L’esempio del paragone Veneto Sicilia, regione autonoma, è lampante – commenta Benetti – il saldo tra il residuo fiscale Veneto ed i trasferimenti statali è di -15 miliardi di euro annui per il Veneto, per la Sicilia invece è +10 miliardi, ovvero due regioni che dovrebbero avere pari dignità, vengono ingiustificatamente trattate con una diversità abnorme di 25 miliardi annui. Uno scandalo! Poi non meravigliamoci degli sprechi della Sicilia, in termini di sanità o di personale assunto come forestali, 28mila in Sicilia, 400 in tutta la Lombardia. Praticamente la Sicilia istituisce il reddito di cittadinanza assumento tutti come forestali”.  Link

12 Ottobre 2017. Referendum della Lombardia. Maroni a sky tg24: disposto a dare contributi al sud, però non per gli stipendi dei forestaliLink

24 Ottobre 2017Matteo Salvini: «In Sicilia l’autonomia non è mai stata applicata. Il governatore lì potrebbe anche occuparsi dell’ordine pubblico e invece dà l’aumento ai forestali. Questa non è autonomia, sono soldi sbattuti via». Link

26 Ottobre 2017. L'intervista al mitico Salvini alleato di Musumeci: lo statuto speciale per la regione? Non ne sapevo nulla. La Lega resta nazionale. In Sicilia l’autonomia non è mai stata applicata e l’aumento ai forestali sono soldi sbattuti via. Link

01 marzo 2018Zaia Lega Nord: L’autonomia, dunque, come passo fondamentale e storico per il futuro del Veneto: «Domani (oggi per chi legge) andremo a Roma per firmare per l’autonomia, si cristallizza la trattativa fino al punto in cui siamo arrivati e si fissano delle regole», ricorda Zaia. «Sarà un passaggio storico, perché l’autonomia non è un libro, è un’enciclopedia. Sarà anche il presupposto per affermare una trasformazione: quella a favore dei costi standard e non più della spesa storica. Ma anche dei parametri standard, perché con tutto il rispetto il Veneto ha più bisogno di forestali della Sicilia». Link

01 Marzo 2019. Autonomia, Zaia: «Resistenza inutile. Gli sprechi in Sicilia fanno male ai cittadini». Lì ci sono 22mila forestali contro 400 in Veneto. Gli sprechi di una regione come la Sicilia non sono un danno per il Veneto, ma per i cittadini siciliani». Link

23 Agosto 2019. Meeting di Rimini per discutere di regioni e autonomia differenziata. Il presidente leghista della Lombardia, Attilio Fontana: sono pronto a finanziare 25.000 start up di giovani in calabria, un pò meno a finanziare altrettanti forestali. Video. Link




Ascoltare per non dimenticare





















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L'ASSESSORE AL BILANCIO, MARCO FALCONE, NELLA SESSIONE DELLA FINANZIARIA DICEVA CHE IL GOVERNO VUOLE FARE LA RIFORMA DA QUI BREVISSIMO. DOBBIAMO SOLO CAPIRE COSA SIGNIFICA PER LUI DA "QUI A BREVISSIMO", SE È PRIMA O DOPO LE ELEZIONI EUROPEE, VISTO CHE È CANDIDATO CON FORZA ITALIA. RIMANIAMO COMUNQUE IN ATTESA. MA ANCHE DA LUI ALL'OPPOSIZIONE RICORDIAMO BELLE PAROLE










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28 gennaio 2024

28.01.24. INCENDI IN SICILIA. GRAFICA DI CANADAIR REALFOREST FIRETOVIRTUAL


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208° POST. CONSTATIAMO CON RAMMARICO CHE ANCHE IN QUESTA LEGISLATURA AL MOMENTO GLI IMPEGNI NON SONO RISPETTATI. L'ASSESSORE SAMMARTINO AVEVA DETTO DI PORTARE LA RIFORMA ALL'ARS IN ESTATE. AVEVA ANCHE PROMESSO AI SINDACATI IL VARO DEL DDL ENTRO GIUGNO. A QUESTO PUNTO CHIEDIAMO AI SINDACATI CHE È NECESSARIA UNA SVOLTA: È ARRIVATO IL MOMENTO DI AUTOCONVOCARSI!



Incontro Dicembre 2022

  • 23 Dicembre 2022 - Giornale di Sicilia. L'Assessore Sammartino: Il rinnovo del contratto è il primo atto di una diversa organizzazione del settore a cui stiamo lavorando, e che culminerà nella riforma che porterò all'Ars in estate




01 Marzo 2023



ON. GIUSEPPE CATANIA, CI VUOLE DIRE CORTESEMENTE ANCHE LEI QUANDO IL DDL SARÀ INCARDINATO SIA TERZA COMMISSIONE CHE IN COMMISSIONE BILANCIO? LEI AVEVA DETTO DOPO LA FINANZIARIA! SICCOME LA FINANZIARIA È DA UNA SETTIMANA CHE È STATA PUBBLICATA IN GAZZETTA E NON SENTIAMO PIÙ PARLARE DI RIFORMA. CI SONO PER CASO RITARDI?


di Michele Mogavero
Avevamo contattato anche un Dirigente di Fratelli D'Italia della provincia di Caltanissetta per sapere se i tempi saranno rispettati, si era impegnato a farci sapere. Ma a distanza di una settimana non abbiamo avuto riscontri.
Noi comunque siamo sempre quì! 





27.01.24. INCENDI IN SICILIA. GRAFICA DI CANADAIR REALFOREST FIRETOVIRTUAL



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DOPO L'INCENDIO A STROMBOLI LA RAI NON TRASMETTERÀ LA FICTION PROTEZIONE CIVILE. L'AZIENDA SAREBBE PRONTA A RISARCIRE I DANNI, PER IL ROGO CHE DEVASTÒ L'ISOLA È STATA APERTA UN'INCHIESTA DALLA PROCURA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO


Dal sito messina.gds.it

L'azienda sarebbe pronta a risarcire i danni, per il rogo che devastò l'isola è stata aperta un'inchiesta dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto

di Bartolino Leone - 24 GENNAIO 2024
Dopo il gigantesco incendio di Stromboli, la Rai non trasmetterà la fiction ed è pronta a risarcire i dannl nell’isola delle Eolie. «C’è voluta costanza e molta pazienza - spiega Dafne Musolino, senatrice di Italia Viva e componente della commissione di Vigilanza Rai - ma alla fine una prima vittoria l’abbiamo portata a casa. La Rai stoppa la fiction che scatenò l’incendio a Stromboli e la produzione offre un risarcimento. Di fatto riconoscono il danno che l’isola ha subito».

«In commissione di vigilanza - racconta - avevo chiesto all’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio chiarimenti in merito alla posizione dell’azienda e il dottor Sergio aveva detto che “Protezione Civile” non sarebbe andata in onda fino a quando non si fosse conclusa l’indagine giudiziaria. Nessuno si è voluto occupare di questa vicenda, forse perché l’isola, troppo piccola, non è appetibile dal punto di vista elettorale, ma io ritengo che tutti abbiano sempre uguali diritti di fronte a un danno subito e poi Stromboli è un’isola meravigliosa e non si meritava di certo quello che le è successo». E ancora: «Ora si tratterà di fare i dovuti accertamenti e quantificare l’entità del danno, fino a quel momento la fiction rimarrà nei cassetti di viale Mazzini». «Nel corso della audizione di Marinella Soldi - aveva fatto presente la senatrice - ho ricordato alla presidente della Rai l'incendio e l'alluvione provocate a Stromboli dalle riprese di una fiction nel maggio del 2022 e i danni, stimati in 70 milioni di euro, e le ho chiesto se la tv pubblica intenda dare un segnale sui risarcimenti. I cittadini di Stromboli sono sconcertati e attendono risposte». Per i danni causati vi è anche in corso una inchiesta della procura della Repubblica di Barcellona e vi sono indagate 13 persone.











27 gennaio 2024

COSA CAMBIA (E COSA NO) CON IL DECRETO PER IL TAGLIO DEGLI ALBERI


Dal sito www.repubblica.it

di Carlo Canepa (Pagella Politica) - 26 GENNAIO 2024
Il provvedimento non riguarda giardini privati o parchi cittadini e semplifica l'iter burocratico per la gestione forestale, senza eliminare il vincolo. In sintesi: non è vero che si possono tagliare alberi senza le autorizzazioni. Legambiente approva: "Livello di tutela dei boschi italiani resta tra i più alti d'Europa"

Nelle ultime settimane è tornata d'attualità l'accusa secondo cui, grazie al governo Meloni, non servono più autorizzazioni per tagliare gli alberi sul territorio italiano. Il 7 gennaio, per esempio, questa accusa è stata rilanciata con un reel su Instagram dal comico Giovanni Storti, parte del famoso trio Aldo, Giovanni e Giacomo (ripreso su Green&Blue, ndr). In meno di tre settimane il filmato pubblicato dall'attore ha raggiunto quasi tre milioni di visualizzazioni sul social network e oltre tremila commenti. Secondo Storti, grazie a un emendamento approvato nella Commissione Agricoltura del Senato, chiunque potrà "tagliare alberi", anche monumentali, "nei boschi, nei giardini, nei parchi, senza bisogno di autorizzazione". Il governo Meloni avrebbe sostenuto questo provvedimento "per incentivare l'industria del legno", ha aggiunto Storti.

In realtà le cose non stanno così: non è vero che grazie al governo Meloni non servono più autorizzazioni per tagliare gli alberi nei boschi e nei giardini, men che meno quelli monumentali. L'accusa contro il governo è frutto di un'interpretazione sbagliata data a una nuova regola approvata in Parlamento.

L'emendamento al decreto "Asset"

La novità di cui si sta parlando in queste settimane non risale a questi giorni, ma fa riferimento a un provvedimento esaminato dal Parlamento ormai quattro mesi fa. Il provvedimento, precisiamo subito, non riguarda giardini privati o parchi cittadini. 

Lo scorso agosto il governo Meloni ha approvato un decreto-legge, ribattezzato "decreto Asset" perché conteneva alcune misure a tutela delle attività economiche e finanziarie, nonché degli investimenti strategici. Il decreto ha iniziato il suo esame parlamentare dal Senato, dove è stato approvato il 28 settembre, e una settimana dopo, il 5 ottobre, è stato convertito in legge dalla Camera.

La votazione chiave per la vicenda è avvenuta a fine settembre nella Commissione Agricoltura del Senato. Qui è stato approvato un emendamento per modificare il testo del decreto presentato dal governo e inserire un nuovo articolo, il 5-bis, intitolato "Interventi urgenti a sostegno di attività economiche strategiche per il Made in Italy". Il primo firmatario dell'emendamento era Luca De Carlo, senatore di Fratelli d'Italia e presidente della Commissione Agricoltura.

Il nuovo articolo proponeva di fare una piccola aggiunta al Codice dei beni culturali e del paesaggio, un decreto legislativo adottato nel 2004 e modificato più volte negli anni successivi. L'obiettivo dichiarato dell'emendamento era "incentivare e sviluppare le potenzialità della filiera nazionale foresta-legno e di favorire il riposizionamento strategico delle aziende italiane rispetto alla concorrenza dei mercati esteri, anche potenziando le possibilità di approvvigionamento della materia prima". Insomma, in parole semplici si voleva semplificare le pratiche per poter tagliare gli alberi.

Curiosità: l'emendamento di De Carlo riproponeva una misura inizialmente contenuta nel disegno di legge sul Made in Italy, presentato in Parlamento dal governo a luglio 2023 e diventato legge a dicembre. Questa misura è stata poi tolta del disegno di legge ed è finita dentro al decreto "Asset".

Ora addentriamoci di più sulle conseguenze della piccola modifica proposta dall'emendamento di De Carlo al Codice dei beni culturali e del paesaggio.
 
La modifica al Codice del paesaggio

Nello specifico, il decreto "Asset" ha modificato l'articolo 149 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che elenca gli interventi sui beni tutelati dal codice per cui non è richiesta l'autorizzazione paesaggistica. Prima della conversione in legge del decreto "Asset", tra questi interventi rientravano "il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione" eseguiti esclusivamente "nei boschi e nelle foreste" vincolati da un punto di vista paesaggistico da un altro articolo del codice, l'articolo 142.

In base all'articolo 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, "tutti i boschi italiani, ossia tutte le aree che sono giuridicamente qualificate come bosco, sono sottoposti a vincolo paesaggistico", ha spiegato a Green&Blue Piermaria Corona, direttore del Centro di ricerca Foreste e Legno del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, che fa capo al Ministero dell'Agricoltura).

Per la definizione di "foresta" e "bosco" il codice rimanda a un decreto legislativo del 2001, che però nel frattempo è stato abrogato e sostituito dal Testo unico in materia di foreste e filiere forestali del 2018. Quest'ultimo stabilisce che i termini "foresta" e "bosco" vogliono dire per la legge la stessa cosa e fanno riferimento a tutte le "superfici coperte da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, di origine naturale o artificiale in qualsiasi stadio di sviluppo ed evoluzione, con estensione non inferiore ai 2 mila metri quadrati, larghezza media non inferiore a 20 metri e con copertura arborea forestale maggiore del 20%". Le regioni possono a loro volta adottare una definizione di "bosco" che integra quella appena vista: l'importante, sottolinea il Testo unico, è che "non venga diminuito il livello di tutela e conservazione così assicurato alle foreste come presidio fondamentale della qualità della vita".

Il Testo unico in materia di foreste e filiere forestali chiarisce anche che cosa rientra tra gli interventi di "taglio colturale". Questa espressione fa riferimento ai tagli e alle cure volti, per esempio, all'impianto degli alberi o alla prevenzione di incendi.

In base alla precedente versione dell'articolo 142, dunque, in tutte quelle superfici che avevano le caratteristiche per essere considerati boschi erano consentiti i tagli colturali senza aver bisogno di un'autorizzazione paesaggistica. Il decreto "Asset" ha mantenuto questa deroga, estendendola però anche agli interventi di taglio colturale effettuati in alcuni boschi sottoposti a un ulteriore vincolo. In base all'articolo 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, infatti, sono tutelati paesaggisticamente i boschi ubicati in aree considerate di "notevole interesse pubblico", definite da decreti ministeriali specifici. Tra queste rientrano "le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali". "Queste aree rappresentano, mediamente, intorno al 20% delle superfici forestali in ciascuna regione", ha specificato Corona.

Una parte dei boschi italiani è dunque sottoposta a quello che gli addetti del settore chiamano "doppio vincolo paesaggistico": uno deriva dall'articolo 136 del codice, l'altro dall'articolo 142. Prima della novità introdotta dal decreto "Asset", per un intervento sullo stesso bosco poteva essere necessario chiedere un'ulteriore autorizzazione, nonostante la deroga già imposta dall'articolo 149.

Ora questa necessità è stata tolta, ma questo non significa che si potranno tagliare a piacimento alberi normali e monumentali nei boschi, nei giardini e nei parchi. "Non è vero che si possono tagliare alberi senza autorizzazione. La modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio ha in qualche modo esteso le deroghe già esistenti su una parte del territorio", ha spiegato a Green&Blue Tommaso Sitzia, professore all'Università degli Studi di Padova, esperto in selvicoltura e assestamento forestale. Attenzione comunque: "Non è vero che prima della modifica introdotta dal decreto "Asset" il taglio dei boschi tutelati dall'articolo 136 non fosse mai autorizzato. Ci sono numerosi esempi di pratiche di selvicoltura sostenibile che sono pienamente in linea con gli obiettivi stabiliti dal vincolo. In effetti, spesso il decreto di vincolo include le pratiche selvicolturali come elementi che contribuiscono a definire e a preservare le caratteristiche paesaggistiche".

Della stessa opinione è anche Corona. "L'articolo 149 diceva che non era necessaria l'autorizzazione paesaggistica per i tagli colturali effettuati in tutti i boschi, vincolati dall'articolo 142. Ma quel vincolo rimaneva per quei boschi tutelati ulteriormente dall'articolo 136. Non è stato eliminato né il doppio vincolo né il vincolo semplice: è stato solamente semplificato l'iter burocratico, in qualche modo, per quanto riguarda la gestione forestale", ha dichiarato il direttore del Centro di ricerca Foreste e Legno del Crea.

I limiti sul taglio degli alberi

Chiarito il contenuto dell'emendamento al decreto "Asset", vediamo perché l'accusa mossa da Storti e da altri in queste settimane è scorretta.

Innanzitutto va sottolineato ancora una volta che le deroghe per le autorizzazioni paesaggistiche valgono solo per specifici interventi (i tagli colturali) e solo per gli alberi nei boschi, non per quelli nei giardini o nei parchi cittadini (sugli alberi monumentali torniamo più nel dettaglio tra poco).

In secondo luogo, l'articolo 149 del Codice dei beni culturali stabilisce che non è richiesta l'autorizzazione paesaggistica per gli interventi colturali nei boschi purché questi interventi siano "previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia". Qui entrano in gioco le leggi forestali regionali, con cui ogni regione può fissare regole più precise e stringenti sul taglio degli alberi. In questo caso non stiamo parlando di vincoli paesaggistici, ma, appunto, forestali.
 
Tra le altre cose "le regioni possono stabilire una superficie o una quantità espressa in altre unità di misura, per esempio il volume di legname, sotto cui sono ammesse procedure autorizzative semplificate. Queste procedure devono tenere comunque conto dei regolamenti e dei piani approvati non solo dalla regione, ma anche da altri enti territoriali, come i comuni", ha spiegato Sitzia.
 
C'è poi un ulteriore elemento che rende il quadro ancora più complicato. Alcuni boschi possono essere vincolati ulteriormente dalle regioni attraverso i piani paesaggistici regionali. Tra le regioni che si sono dotate di piani di questo tipo ci sono il Piemonte e la Toscana. "Se la regione fa un piano paesaggistico in cui prevede alcune prescrizioni per specifici boschi di pregio, dovrà comunque essere richiesta l'autorizzazione paesaggistica. Ma in mancanza di specifiche richieste, si applica per i boschi a doppio vincolo quello che si applica per i boschi a vincolo semplice", ha sottolineato Corona.
 
Proprio una regione, poco più di due anni fa, aveva cercato di cambiare le regole che riguardano il "doppio vincolo paesaggistico".
 
Il caso della Toscana

A fine dicembre 2021 la Regione Toscana, guidata da una giunta di centrosinistra, aveva approvato una modifica alla legge forestale regionale. In sostanza la Regione Toscana aveva deciso che per un intervento di taglio colturale nei boschi tutelati dall'articolo 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio bastava l'autorizzazione ai sensi della normativa forestale, eliminando di fatto la necessità di richiedere un'autorizzazione paesaggistica. In pratica la regione aveva provato a introdurre una norma molto simile a quella poi diventata legge con il decreto "Asset".
 
Quasi un anno dopo, a novembre 2022, la Corte Costituzionale ha però dichiarato incostituzionale la modifica introdotta dalla Regione Toscana alla sua legge regionale forestale. La Corte Costituzionale ha bocciato il provvedimento della Regione Toscana perché, secondo i giudici, superava le sue competenze e invadeva quelle dello Stato, definite dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
 
La circolare del Masaf

A proposito di Corte Costituzionale, il 17 gennaio il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) ha pubblicato una circolare per chiarire che non è vero che si possono tagliare gli alberi senza autorizzazione grazie al decreto "Asset".
 
In fondo al documento il ministero ha citato una sentenza della Corte Costituzionale del 1996, a sostegno della novità introdotta in Parlamento. "L'interesse paesaggistico richiede che i territori coperti da foreste e da boschi rimangano tali. L'interesse forestale tende, proteggendo l'ambiente, a preservare nel tempo il bosco, la sua vita e la sua consistenza, mediante l'adozione di tecniche appropriate, elaborate dalle scienze forestali e non di rado recepite in atti normativi", si legge in uno dei passaggi principali della sentenza. "Per raggiungere questo scopo sono opportuni, e talvolta necessari, interventi di selvicoltura e di appropriato taglio che, con la utilizzazione, permettono anche di perseguire la finalità di protezione del bosco, considerato nel suo insieme permanente e non nei singoli alberi che concorrono a comporlo".

In pratica, secondo il ministero, questo passaggio dimostrerebbe che i tagli colturali non necessitano di autorizzazione paesaggistica e che anzi, sono fondamentali a tutelare proprio l'interesse paesaggistico dei boschi.

La legge sugli alberi monumentali
Tutto il discorso fatto finora sulla novità introdotta dal decreto "Asset" "non vale per il verde urbano e nemmeno per gli alberi monumentali, che sono tutelati da un'altra legge ancora", ha sottolineato Corona.

In questo caso il riferimento è alla legge del 2013, che contiene le "Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani". L'articolo 7 di questa legge stabilisce le regole per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali e le condizioni che determinano quando un albero è effettivamente monumentale. Qui si può consultare l'elenco di tutti gli alberi monumentali presenti in Italia.
 
La legge del 2013 stabilisce poi che se una persona abbatte o danneggia un albero monumentale, rischia una multa da 5 mila a 100 mila euro, "salvo che il fatto costituisca reato". Non sono punibili "gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell'apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato".

La posizione di Legambiente
Infine, è interessante sottolineare che non tutte le associazioni ambientaliste si sono schierate contro la novità contenuta nel decreto "Asset", anzi. Per esempio Legambiente si è dichiarata particolarmente favorevole all'intervento voluto dal governo Meloni.
 
Secondo il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, il "doppio vincolo paesaggistico", "paradossalmente non aumentava il livello di tutela già previsto per il 100% dei boschi, ma creava entropia e doppi adempimenti burocratici a carico spesso degli utenti più deboli".

"Se un proprietario di un bosco all'interno di un'area gravata da doppio vincolo avesse tagliato un albero nel bosco di sua proprietà (rispettando i regolamenti forestali vigenti), avrebbe dovuto spendere centinaia di euro per richiedere l'autorizzazione paesaggistica (ed attendere mesi l'esito della richiesta)", ha scritto Ciafani nell'introduzione al rapporto di Legambiente "La bioeconomia delle foreste", pubblicato lo scorso ottobre. "Se non l'avesse fatto, avrebbe rischiato una condanna penale per avere tagliato un albero nel bosco di sua proprietà, da secoli utilizzato per legna da ardere, magari in una frazione di un paese non servita dal gas naturale. L'eliminazione di questo secondo vincolo paesaggistico, quindi, non riduce il livello di tutela dei boschi italiani che è tra i più alti d'Europa, ma riduce l'entropia del sistema".




26.01.24. INCENDI IN SICILIA. GRAFICA DI CANADAIR REALFOREST FIRETOVIRTUAL


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