25 settembre 2017

LAVORO, A CONFRONTO I QUATTRO CANDIDATI ALLA PRESIDENZA. FORESTALI, PRECARI, FORMAZIONE, POVERTÀ E OCCUPAZIONE GIOVANILE


Miriam Peri 25 Settembre 2017
Politica – Seconda puntata di MeridioNews nei contenuti della campagna elettorale. Le idee di Giancarlo Cancelleri, Claudio Fava, Fabrizio Micari e Nello Musumeci sui temi legati al lavoro. Differenti posizioni sul reddito di cittadinanza e sulla formazione professionale

Prosegue il viaggio di Meridionews dentro i contenuti della campagna elettorale. Il focus di quest’ultima settimana di settembre entra nel vivo dei temi connessi al lavoro, alle misure di prevenzione alla povertà e alle politiche in favore dell’occupazione giovanile. Raddito di cittadinanza è il cavallo di battaglia, da sempre, del Movimento 5 stelle guidato da Giancarlo Cancelleri. Misura che invece Fabrizio Micari e Nello Musumeci temono possa trasformarsi in una forma di assistenzialismo. Il candidato del centrodestra immagina inoltre i forestali impiegati anche nella manutenzione di spiagge e aree verdi, mentre il rettore sostenuto dal centrosinistra punterebbe sul sostegno alle imprese per far ripartire l’occupazione giovanile. Per Claudio Fava, invece, bisogna ripartire dall’efficienza della macchina amministrativa: dalle sacche di sprechi fino a una corretta programmazione per accedere ai fondi comunitari.

Forestali, formazione, enti locali: il prossimo governo dovrà necessariamente fare i conti col tema dei precari. Come?

GIANCARLO CANCELLERI
Bisogna restituire dignità alle persone, ostaggio per decenni di metodi e mentalità sbagliati. Il Movimento non ha alcuna intenzione di fare macelleria sociale, né mantenere le persone nel precariato. Per i forestali, va garantita la continuità finanziaria per gli interventi di manutenzione e prevenzione antincendio. Per il lungo periodo, invece, pensiamo al passaggio a tempo pieno degli operai, che per motivi di carattere finanziario non potrà riguardare tutti: sarà necessario un piano di prepensionamenti almeno quinquennale. Per la formazione, serve un riordino strutturale dell’intero sistema. Fra le azioni prevediamo l'istituzione dei Poli formativi tecnico-professionali, l'istituzione del Catalogo regionale dell’offerta formativa, istituzione dell'Elenco regionale ad esaurimento del personale della formazione distinto in sezione erogazione e sezione amministrativa. Gli Enti accreditati potranno attingere ai lavoratori iscritti nell’elenco. E infine, per i precari, è necessaria l’applicazione della normativa nazionale, per garantire norme chiare e che diano serenità ai lavoratori.



CLAUDIO FAVA
Nelle politiche del lavoro l’obiettivo di qualsiasi buon politico e amministratore è di assumere lavoratori pubblici dove serve, premiando il merito e non le clientele; e di far incontrare domanda e offerta di lavoro qualificato con la formazione professionale, svolta in modo trasparente e ragionato. I danari per la politica sociale in Sicilia, nel complesso, sono consistenti, pur se insufficienti su alcuni versanti. Quello che manca è un uso equo, trasparente, intelligente e mirato delle risorse. Da questo punto di vista, i livelli di povertà della Sicilia sono ancora meno tollerabili perché derivano dallo spreco. Nella formazione professionale, occorrono attenta valutazione dei bisogni, rilevazione delle tendenze e qualità degli interventi. Guardia alta sui soggetti gestori e sull’uso del denaro pubblico: la scottatura del caso Genovese è ancora calda.


FABRIZIO MICARI
Per quel che riguarda i forestali, ferma restando la loro utilità, è necessaria una profonda riorganizzazione del loro lavoro e delle loro mansioni: questa sarà certamente una delle prime questioni che il mio governo affronterà. Sui precari degli enti locali, molti di loro sono in servizio da diversi anni e credo che la stabilizzazione sia una richiesta legittima. Grazie anche all'approvazione delle recenti normative e alla disponibilità delle risorse necessarie, sono convinto che si possa procedere – d’intesa con il governo nazionale – a compiere quell’ultimo passo necessario ad assicurare certezze a questa categoria che è spesso fondamentale per il funzionamento degli enti locali. La Formazione professionale merita un discorso a parte: in questi anni è stato fatto un lavoro importante, sono state cancellate alcune storture del passato. Ma anche qui è necessario rivedere il sistema della Formazione, ridefinire i compiti e formare figure professionali realmente collegate alle esigenze del mercato del lavoro e ai settori maggiormente caratterizzanti l'economia siciliana. In tal modo, peraltro, sarà possibile garantire stabilità ai precari del settore.



NELLO MUSUMECI
Serve un patto di ferro fra governo regionale e centrale. Se troviamo l'intesa con Roma, i forestali (è ingeneroso continuare a chiamarli così) li troveremo anche a curare le spiagge, i corsi d'acqua, le aree a verde urbane e stradali. È una forza lavoro che va motivata e riqualificata. Quanto alla formazione dobbiamo voltare pagina. I formatori vanno tutelati e valorizzati, occorre creare una struttura regionale snella per restituire il sistema formativo alla sua naturale funzione dopo il massacro messo in atto da Crocetta e dal Pd.




In Sicilia poco meno del 40 per cento delle famiglie vive al limite della soglia di povertà. Quali strumenti immagina per sostenere chi si trova in questa condizione e come cambiare il trend negativo?

GIANCARLO CANCELLERI
Avvieremo delle politiche a sostegno delle imprese, quindi accesso al credito agevolato attraverso un Istituto Regionale per gli Investimenti unico; avvieremo una task force per la sburocratizzazione. Turismo, agricoltura, pesca, energia, la Sicilia ha tante potenzialità. Non meno importanti, infine, saranno le Politiche sociali rivolte ai lavoratori e alle lavoratrici come ad esempio, la conciliazione casa-lavoro attraverso strumenti quali l’incentivazione dei nidi familiari e dei nidi aziendali. E quindi, lotta alla povertà grazie all'introduzione nell’ordinamento della Regione Siciliana del reddito di cittadinanza, quale strumento finalizzato a garantire un’esistenza libera e dignitosa a tutte le numerose famiglie che rientrano nei parametri di povertà assoluta. Si propone, dunque, di avviare uno studio mirato sulla Sicilia al fine di dare il via ad un progetto sperimentale ad integrazione degli interventi statali in materia.


CLAUDIO FAVA
Questa condizione sociale può diventare esplosiva e la Regione deve fare la sua parte. Per esempio, spendere meglio e più rapidamente i soldi del Fondo Sviluppo e Coesione stanziati dal Cipe. Occorre dare efficace attuazione al Patto per la Sicilia (che in totale conta sette miliardi e mezzo), che invece è in larga parte inattuato. Vanno privilegiati gli interventi per le opere infrastrutturali e l’edilizia pubblica, soprattutto scolastica. E poi penso alla condizione dei trasporti, bestia nera dei pendolari (e dei turisti). Quanto lavoro si potrebbe dare, no? I Comuni siano aiutati a dotarsi di uffici tecnici che possano fare progettazione seria per attingere ai fondi strutturali comunitari e nazionali. Il settore edilizio deve abbandonare le nuove costruzioni e il consumo di suolo e rivolgersi alla riqualificazione urbana e alla ristrutturazione del patrimonio esistente. Fondamentale è la manutenzione del territorio e la prevenzione delle calamità, come gli incendi. Quel poco di ripresa che c’è in Sicilia è dovuto agli esercenti e al turismo: il settore deve essere liberato dal giogo mafioso, in termini sia di ricatto estorsivo sia di sleale concorrenza delle aziende gestite dai prestanome.


FABRIZIO MICARI
Non ho certamente dubbi sull'applicazione della normativa nazionale sul reddito d'inclusione. Sono invece contrario alla proposta del reddito di cittadinanza: questo significherebbe solo creare nuove sacche di assistenzialismo e di precariato, se pure chiamate in un altro modo. L’unica strada per affrontare il tema della povertà è rimettere in cammino l’economia e liberare risorse da mettere a disposizione di chi ne ha realmente bisogno, per sostenere il welfare e le necessità primarie che devono essere garantite ad ogni siciliano.


NELLO MUSUMECI
È un dato drammaticamente reale a cui, purtroppo, dobbiamo associare quello del processo di desertificazione del Mezzogiorno. Favorire le politiche sociali, aiutando chi è in difficoltà, non basta più. Penso a una Regione in grado di essere motore dello sviluppo attraverso una manovra anticiclica che possa mettere assieme le risorse interne, quelle comunitarie e quelle nazionali. Quindi, più che al reddito di cittadinanza di cui parla tanto qualcuno, serve una economia sana capace di garantire lavoro, altrimenti diventa tutto assistenzialismo.



Quello della disoccupazione giovanile è uno dei temi maggiormente affrontati finora in campagna elettorale. Un governo da lei guidato quali strumenti metterebbe in atto per invertire questa tendenza?



GIANCARLO CANCELLERI
Punteremo tantissimo sulle politiche giovanili e l'innovazione, dobbiamo scommettere sui giovani, il nostro presente, non il futuro. Realizzeremo una struttura regionale dedicata che si occupi in modo specifico delle politiche per i giovani. Abbiamo già pronto anche un pacchetto di misure, tra queste: concorsi di idee e progettazione per la Rigenerazione Urbana, innovazione e inclusione sociale. Una misura, quest’ultima, già sperimentata con il progetto boom Polmoni Urbani, finanziato attraverso le restituzioni di parte dei nostri stipendi. E poi, piccoli finanziamenti a fondo perduto (mini-grant) per permettere alle startup innovative di validare e proteggere il proprio progetto di business. E quindi, l’individuazione di immobili di proprietà regionale in disuso o sottoutilizzati (es. biblioteche), al fine di consentirne l’utilizzo per la realizzazione di makerspace, incubatori di impresa, spazi coworking a costo agevolato e idee progettuali.



CLAUDIO FAVA
Sia chiaro, nessuna politica pubblica è possibile o efficace se l’ambiente è inquinato dal crimine e dall’illegalità diffusa. La Sicilia non è un inferno invivibile, ha risorse morali vivaci, ma deve proseguire con più determinazione sulla strada della bonifica amministrativa e della lotta alla mafia. Bisogna cambiare visione e guardare al futuro. La destra si attarda sulla sussidiarietà, per cui in economia lo sviluppo salirebbe dal basso verso l’alto. Non è mai stato così, tanto meno in Sicilia. La mano pubblica deve stabilire priorità sulla base dell’interesse pubblico e non in funzione delle consorterie di potere; organizzare capitali e operatori, secondo trasparenza e con controlli di gestione, collaudi veri e valutazione d’impatto; attrarre investimenti bonificando l’ambiente da mafiosi e corrotti e facendo largo ai nostri nativi digitali, entusiasti, competenti, che hanno fatto l’Erasmus e parlano le lingue. In Sicilia vivono 315mila giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e che non hanno né cercano lavoro. Occorrono politiche assunzionali. Negli enti regionali, occorrono superamento del blocco del turn over, programmazione certa nei tempi e razionale nelle quantità; intransigente correttezza nelle procedure di concorso.



FABRIZIO MICARI
Conosco bene i giovani, le loro speranze, le loro aspettative e le loro contraddizioni. La disoccupazione giovanile si combatte in un solo modo: creando lavoro vero. E per creare lavoro vero si devono mettere gli imprenditori nelle condizioni di investire e sviluppare le loro aziende. Al tempo stesso i giovani devono essere formati e indirizzati, fin dal loro ingresso nel mondo della scuola e delle università, nella direzione delle reali esigenze del nostro tessuto produttivo. In Sicilia ci sono potenzialità enormi: penso al turismo, ai beni culturali, all’agricoltura, all’artigianato. Questi settori devono essere aiutati a crescere e al tempo stesso la nostra formazione, intesa come formazione a 360 gradi, deve essere connessa alle reali richieste del mercato del lavoro.


NELLO MUSUMECI
I giovani vanno accompagnati verso l'autoimprenditorialità o al lavoro dipendente attraverso orientamenti e apprendistato. Oggi è l'impresa la ricchezza non più il danaro pubblico. Se le aziende tornano a investire e ad assumere si innesca un meccanismo virtuoso e si restituisce speranza a chi vuole mettere a profitto le proprie braccia e il proprio titolo di studio. In Sicilia c'è chi sui sogni dei giovani ha costruito intere carriere politiche. È un crimine contro l'umanità.


Fonte: meridionews.it





FORESTALI. CRITICITA' BOZZA CIRL 2017. DOCUMENTO DI NATALE LAGANA' (DIRIGENTE SIFUS MESSINA)

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oerai forestali Messina





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L'ASSESSORE CRACOLICI ALLA PRESENTAZIONE DELLA SUA CANDIDATURA AFFRONTATA ANCHE IL CONTRATTO DI LAVORO DEI FORESTALI. PARTE 2




Ascolta anche la prima parte:





VERSO LE REGIONALI. DA GOVERNO E ARS SCHIAFFI ALLA LEGGE. LE "FURBATE" DI CROCETTA E ORLANDO


di Accursio Sabella
Assessori nominati a pochi giorni dal voto e gruppi fasulli in parlamento per aggirare le norme. Istituzioni usate per la campagna elettorale.

PALERMO - Assessori agli sgoccioli della legislatura. Gruppi parlamentari last minute. E le istituzioni utilizzate come scendiletto dei politici. Come strumenti al servizio non della collettività, ma dei partiti, delle ambizioni personali, delle necessità di chi gestisce il potere. 

Si sono per tanto tempo beccati e attaccati. Oggi si trovano a condividere la stessa avventura, dentro il cosiddetto ‘campo largo’ del centrosinistra. Rosario Crocetta e Leoluca Orlando, in questi giorni, si sono incontrati anche sulla strada della spregiudicatezza. Delle “mosse” che non violano, ma aggirano la legge, ne lambiscono i limiti, andando ben oltre, però, in molti casi, quelli del buon senso. 

L’assessore “elettorale” 

Chi, infatti, potrà mai credere che – al di là delle competenze personali e professionali – il neo assessore Aurora Notarianni possa cambiare il volto del Beni culturali in Sicilia? Chi davvero potrà mai pensare che un nuovo componente della giunta, nominato a 45 giorni dal voto, possa davvero fare qualcosa di utile per i siciliani? E i motivi, come detto, vanno al di là della persona nominata – se si esclude ovviamente la valutazione, che ciascuno potrà fare, sulla scelta di ‘prestarsi’ a questa operazione – e invadono il campo della prassi, dei fatti. Basti pensare al tempo che servirà a un assessore senza precedenti esperienze di questo tipo, per entrare “in possesso” di quell’assessorato, di conoscere i dirigenti, di nominare i nuovi uffici di staff. E forse proprio quest’ultimo fatto inizia a svelare il possibile senso dell’operazione-Notarianni. Una mossa finalizzata alla campagna elettorale, come del resto candidamente ammesso dallo stesso Crocetta nella lettera con la quale ha accompagnato alla porta il predecessore della Notarianni, Carlo Vermiglio: “Gli assessori devono impegnarsi per la coalizione”. Non a caso l’avvocato tributarista è da anni vicina al Megafono e fu vicina alla candidatura a sindaco di Messina. Una candidatura poi svanita nel nulla, tra le polemiche della stessa Notarianni che al giornale “Tempostretto.it” pochi anni fa si rammaricava: “Non puoi dire che vuoi cambiare tutto, fare la rivoluzione e poi usare certi metodi”. 

Adesso anche lei è una delle cinquanta facce della rivoluzione fallita. Ma quella nomina, per nulla necessaria – Crocetta avrebbe potuto tenere per sé la delega, come fece in tante occasioni, ad esempio per giorni dopo l’addio di Lucia Borsellino o dopo le dimissioni di Gianluca Micciché – si scontra con un altro fatto assai “reale”. Due giorni fa si è infatti chiusa l’attività dell’Ars per questa legislatura. Il governo, quindi, non potrà portare in parlamento nessuna proposta di legge – ammesso che abbia il tempo per prepararne una – nemmeno nel settore dei Beni culturali. Ma c’è di più. Come confermano gli uffici dell’Ars, sia il parlamento che il governo, entrano in un periodo che le giurisprudenza della Corte costituzionale ha più volte descritto, sostanzialmente, come una fase pre-elettorale. Nel corso della quale, quindi, anche l’esecutivo dovrà limitarsi ad attività di ordinaria amministrazione. Cosa resta da fare quindi all’assessore neo arrivata? Semplice: mettere la firma su decreti il cui iter è già stato avviato, assumendosi magari il merito politico di finanziamenti e contributi. Rischiando di dare l’impressione che l’attività del governo sia stata “piegata” agli interessi di una parte. 

Le poltrone del sottogoverno 

Alla faccia della “fase pre-elettorale”. Ma del resto, negli ultimi giorni l’attività (si fa per dire…) delle istituzioni siciliane è state tutta un gioco condotto a ridosso dei confini della legge, e ben oltre quelli della logica. Dopo aver sonnecchiato per cinque anni, infatti, le giunte di Crocetta hanno trovato nuovo impulso e una attività pirotecnica solo negli ultimi giorni. Il presidente, infatti, si è guardato bene dal firmare il decreto di convocazione dei comizi elettorali prima dell’ultima data utile. Concedendosi il tempo, quindi, di operare una massiccia invasione del sottogoverno: nomine improvvise, poltrone che crescono, fedelissimi ovunque. Persino nelle società regionali, dove Crocetta ha scoperto, a 45 giorni dal voto, la necessità di nominare nuovi Consigli di amministrazione. 

La resurrezione del Megafono 

Il sottogoverno riempito sotto elezioni è solo uno degli esempi di come la “cosa pubblica” in questi mesi sia utilizzata, pur restando entro i limiti della legittimità (anche se qualche ombra, ad esempio su nomine di presidenti di enti regionali si allunga già, dopo qualche pronuncia dei tribunali amministrativi), per oliare i cardini del consenso. Ma oltre alla giunta, trasformata in un comitato elettorale, ecco anche il Parlamento piegarsi alle esigenze della Campagna per le regionali. All’ultima seduta della legislatura, deputati spesso assenti o poco prolifici, si sono resi protagonisti di un valzer clamoroso: in tanti hanno cambiato casacca all’ultimo minuto per favorire, anche, il battessimo del nuovo gruppo Udc, la “resurrezione” del gruppo del Megafono e la nascita del gruppo “Arcipelago”. Manovre che hanno – lo ammettono candidamente gli stessi parlamentari – solo un obiettivo: quello di aggirare i vincoli fissati dalla legge elettorale, che “obbliga” le liste che vogliano correre per le prossime Regionali, a raccogliere le firme. E così, persino il governatore uscente, che da solo, stando alle sue parole, rappresenterebbe percentuali da vittoria e verso il quale i siciliani dovrebbero manifestare persino un senso di gratitudine, decide che è meglio non correre quel rischio: quello di mettere insieme poche migliaia di sottoscrizioni a sostegno del suo movimento. 

Il gruppo “fasullo” di Orlando 

Ma come Crocetta, ha fatto Orlando. Anzi, il sindaco ha fatto di più e sotto certi aspetti, peggio. Perché quantomeno, alcuni deputati nel 2012 sono effettivamente arrivati all’Ars grazie al “Megafono”, prima di abbandonarlo. E in fondo, Crocetta di quel gruppo faceva parte, prima che il Pd, lo stesso che ha dato il via alla resurrezione del Megafono mettendo a disposizione persino volenterosi deputati, lo obbligasse a lasciarlo. Il movimento del sindaco, invece, denominato “Arcipelago Sicilia”, a Palazzo dei Normanni non è rappresentato da nessuno. Nessuno è stato eletto grazie a liste che nel 2012 facevano capo a Orlando. Insomma, il primo cittadino palermitano, con la sola elezione alla guida del Comune, è finito di diritto al vertice dell’ex Provincia, ha messo piede a Sala d’Ercole e ha anche scelto il candidato alla presidenza. Una onnipotenza che, forse, non si traduce in altrettanto consenso per la Sicilia, se anche lui, come Crocetta, ha preferito “aggirare” i vincoli di legge. E di creare all’Ars, per pochi giorni, un gruppo parlamentare fasullo. Come se tra i compiti del Parlamento ci fosse anche quello di fare un “favore” al sindaco.

Fonte: livesicilia.it




LE REGIONALI. LA SFIDA DELLO SBARRAMENTO. LISTE A CACCIA DI CENTOMILA VOTI


di Salvo Toscano
Si cercano candidati "pesanti" per superare la soglia che aprirà le porte di Sala d'Ercole. I nomi

PALERMO - La quota della tranquillità è fissata a centomila voti. Ma con un'affluenza più bassa potrebbero bastarne novantamila o forse qualcuno di meno. Tanti ce ne vogliono per raggiungere il fatidico cinque per cento su base regionale che garantisce l'accesso all'Assemblea regionale. Al di sotto, pianto e stridore di denti. E al di là di poche eccezioni, la quasi totalità delle liste che si presentano al voto del 5 novembre non si può dire certa in partenza di superare la fatidica quota. Ci sarà da sgomitare e al momento il massimo sforzo dei partiti sta proprio nell'attrezzare liste competitive che possano permettere di superare la fatidica soglia. 

I più tranquilli 

Non ci sono ancora sondaggi attendibili sulle liste, ma almeno tre partiti dovrebbero superare agevolmente la soglia. Il primo partito sarà quasi certamente il Movimento 5 Stelle, che corre da solo a sostegno di Giancarlo Cancelleri. Poi ci sono Forza Italia e Partito democratico che si aspettano entrambi un risultato a doppia cifra e che stanno attrezzando liste robuste in tutte le province. 

Il centrodestra 

Al di là dei tre partiti citati sopra, per tutte le altre liste questa sarà la prima volta alle Regionali, almeno nell'attuale conformazione. E quindi l'alea dell'incertezza vale per tutte. Nel centrodestra i rumours prevedono un risultato significativo per la lista di #DiventeràBellissima, il movimento che sarà trainato dalla leadership di Nello Musumeci. Il cui nome però campeggerà in tytti i simboli del centrodestra, controindicazione che impone quindi una certa prudenza. Tutte le liste della coalizione si prefiggono di superare lo sbarramento. Gli ex cuffariani di Cantiere popolare, gli autonomisti di Raffaele Lombardo e la neonata “Idea Sicilia” di Roberto Lagalla si sono coalizzati in un'unica lista con un simbolo a mosaico che raccoglie tutti e tre i movimenti. Di certo ci saranno in lista lo stesso Lagalla e gli uscenti Cordaro, Clemente e Di Mauro. E raccontano di un Raffaele Lombardo tornato molto attivo e collaborativo con gli ex nemici giurati del gruppo di Saverio Romano. Uniscono le forze anche Fratelli d'Italia e Noi con Salvini, in una lista del presidente di stampo “sovranista”. Molto attiva l'Udc di Lorenzo Cesa, risuscitata dopo il sostanziale svuotamento nei mesi scorsi. Vi sono approdati una serie di uscenti tornati al centrodestra in zona Cesarini, come Piero Alongi, Margherita La Rocca Ruvolo e Gateano Cani, ma anche altri deputati in cerca di riconferma come l'ex forzista Vincenzo Figuccia e Mimmo Turano. Nel Messinese lo scudo crociato di Cesa conta anche sull'apporto di Sicilia Vera di Cateno De Luca. 

Il centrosinistra 

Anche agli alleati del Pd toccherà impegnarsi per superare la fatidica quota del cinque per cento. Sicilia Futura di Totò Cardinale per la verità dice di puntare addirittura alla doppia cifra. Il movimento che da anni è strutturato all'Ars e si è già pesato in elezioni locali conta su un robusti drappello di uscenti a cui si aggiungono anche i socialisti del Psi. Chi già c'era alle scorse Regionali è il Megafono di Rosario Crocetta. Da allora però molto è cambiato e le facce sono cambiate. In lista, oltre al governatore, ci sarà l'assessore Mariella Lo Bello. E potrebbero arrivare dei “prestiti” dal Pd. Così come accadrà alla lista dei Territori-Arcipelago Sicilia di Leoluca Orlando, dove correrà ad esempio il dem Tonino Russo. La lista orlandiana si presenta molto forte a Palermo. Qui, oltre ai nomi già circolati, dovrebbe essere in campo l'ex sindaco di Gangi Giuseppe Ferrarello, accreditato di un buon seguito nel comprensorio madonita. Ed è a Palermo che Orlando e i suoi dovranno costruire il grosso di quel cinque per cento che può schiudere le porte di Sala d'Ercole. Deve vedersela col brivido dello sbarramento anche la lista dei centristi di Alfano e D'Alia, che si presenta robusta a Catania (con l'uscente Forzese e le aspiranti new entry La Magna e Condorelli), Messina (con il presidente dell'Ars Ardizzone), Siracusa (con Vinciullo e forse Sorbello) e Agrigento (con Alfasno i mpegnato in prima persona sulle liste, dove potrebbero esserci i parlamentari Fontana e Marinello), ma la cui performance altrove è tutta da valutare. A partire da Palermo, dove l'ultima novità è la candidatura dell'assessore regionale Carmencita Mangano. 

Gli altri 

C'è poi l'incognita Vittorio Sgarbi. Il critico d'arte lavora ancora sulla sua lista Rinascimento. Ma non è detto che alla fine corra da solo per presidente della Regione. Si tratta per un accordo con il centrodestra che potrebbe portare anche la sua lista in dote a Nello Musumeci. E poi ci sono le liste degli altri candidati. Lucia Pinsone e Franco Busalacchi hanno unito le forze, con la prima che sosterrà il secondo. Mentre proseguono nella corsa solitaria i Siciliani liberi con Roberto La Rosa. In lista a Palermo ci sarà anche il già candidato sindaco Ciro Lomonte.
24 Settembre 2017


Fonte: livesicilia.it



24 settembre 2017

VERSO LE REGIONALI. ALL’ARS VENTI DEPUTATI IN MENO. COME CAMBIERÀ SALA D’ERCOLE



di Accursio Sabella
Le prime elezioni dopo la riforma. Come si vota, le soglie, i listini e la nuova geografia dei seggi.

PALERMO - Si voterà il 5 novembre. E cambierà tutto. Muteranno, infatti, non solo molte delle facce che hanno popolato dal 2012 Palazzo dei Normanni e Palazzo d’Orleans, ma anche la “popolazione” di Sala d’Ercole, il numero degli inquilini del parlamento siciliano. I deputati regionali infatti scendono per la prima volta da 90 a 70, dopo la legge di riforma varata proprio in questa legislatura. Come verranno eletti? 

Presidente, miglior perdente e listino 

I primi due deputati dell’Ars saranno il frutto del voto che i siciliani potranno dare direttamente al candidato governatore. La legge regionale approvata dal 2005 ha infatti introdotto l’elezione diretta del presidente della Regione, che potrà essere scelto a prescindere dai partiti. È il cosiddetto “voto disgiunto”: i siciliani potranno, insomma, in linea teorica, scegliere dalle cosiddette “liste provinciali”, ossia le liste presentate in ognuna delle circoscrizioni (che corrispondono alle ex Province), un deputato regionale facente parte di una coalizione e contemporaneamente un candidato presidente di un’altra coalizione. Se non viene esplicitata questa scelta, si attiverà il cosiddetto “trascinamento”: il voto dato a un deputato si tradurrà anche in un voto per il candidato governatore di quella coalizione. Diventerà governatore, il candidato che otterrà anche un solo voto in più rispetto ai rivali. La legge elettorale siciliana, infatti, non prevede il ballottaggio. 

Diventerà automaticamente deputato dell’Ars anche il candidato governatore che si piazzerà secondo. È il “miglior perdente” che avrà diritto anche a un ufficio all’Ars e che, per prassi, viene considerato il capo dell’opposizione. 

L’elezione del governatore con molte probabilità si tradurrà automaticamente in quella dei candidati presenti nella cosiddetta “lista regionale”. Il famoso “listino” del presidente, insomma. Che fino alle ultime elezioni era composto da otto candidati, escluso il presidente. Adesso, questi posti scendono a sei. Chi fa parte del listino dovrà anche essere presente in una delle liste provinciali. Nel caso in cui – assai probabile in elezioni come queste dove l’elettorato sembra assai diviso – i seggi “conquistati” dalle liste collegate al presidente vincente dovessero essere inferiori a 42, si attingerà appunto al “listino” fino al raggiungimento di quella quota. La corsa che vede almeno quattro candidati “forti” quasi certamente si tradurrà nell’arrivo all’Ars di tutti i candidati presenti nel listino. 

Le soglie, le liste, la geografia dei seggi 

I rimanenti 62 seggi saranno invece individuati attraverso un meccanismo puramente proporzionale. La riforma che ha previsto la riduzione dei seggi, però, ha cambiato ovviamente la distribuzione degli scranni per Provincia. Cosa cambia collegio per collegio? Intanto, affinché una lista possa entrare nella distribuzione dei seggi dovrà raggiungere, a livello regionale, la soglia del 5 per cento. Non servirà a nulla raggiungere la soglia in singoli collegi provinciali, se poi il risultato regionale dovesse essere inferiore a quella soglia. 

Come detto, le liste che supereranno il 5 per cento si divideranno i 62 seggi a disposizione. Con quale distribuzione provincia per provincia? I collegi numericamente più penalizzati, in termini di seggi, sono ovviamente quelli che danno diritto a un numero maggiore di scranni. E così, saranno quattro in meno i seggi che verranno fuori da Palermo (dove scenderanno da 20 a 16) e da Catania (da 17 a 13). Tre seggi in meno, rispetto al 2012, a Messina: lì passeranno da 11 a 8; due seggi in meno a Trapani dove scatteranno non più 7, ma 5 seggi. Un seggio in meno invece nei collegi di Agrigento (da 7 a 6), Caltanissetta (da 4 a 3), Enna (da 3 a 2), Ragusa (da 5 a 4) e Siracusa (da 6 a 5).
24 Settembre 2017

Fonte: livesicilia.it




ISNELLO, IV EDIZIONE DEI SAPORI D'AUTUNNO. GARANTITO IL SUCCESSO!


La manifestazione “Sapori d’autunno”, giunta alla IV edizione e che quest’anno si terrà 11 e il 12 novembre, si propone di valorizzare ed esaltare i sapori e i colori tipici dell’autunno madonita.
Il piccolo borgo di Isnello, infatti, immerso nel cuore del parco delle Madonie, regala ai suoi abitanti come pure ai visitatori panorami e scorci di paesaggi davvero incantevoli, arricchiti dalle antiche e tradizionali fragranze dell’autunno siciliano: l’intenso sapore del vino cotto, quello piccante delle caldarroste, il gusto prelibato delle verdure di stagione e quello intenso delle tradizionali grigliate.
Durante le due giornate, i visitatori potranno godere della tranquillità tipica dei borghi medievali, apprezzare e riscoprire i vicoli di Isnello, le meravigliose opere del Gaggini, dello Zoppo di Gangi, gelosamente custodite all’interno delle antiche Chiese; percorrere il suggestivo sentiero geologico urbano che attraversa la collina del castello, affacciandosi poi, d’incanto, nella profonda gola carsica che accoglie il torrente Hassin.
Momenti di pura goduria, là dove il tempo sembra essersi fermato, dove il nitrire dei cavalli e lo scampanio del gregge interrompono la quiete del silenzio.
La manifestazione è organizzata e curata dalla Consulta Giovanile, una realtà associativa molto attiva che, insieme alla Pro Loco, animano e custodiscono le antiche tradizioni Isnellesi.
Nelle passate tre edizioni, grazie al contributo dei commercianti, dell’amministrazione comunale, della gente di Isnello, delle altre associazioni locali e degli altri operatori economici, la manifestazione ha registrato un notevole successo di pubblico, di turisti e di visitatori.
L’iniziativa, ricca di appuntamenti, degustazioni, convegni, mostre, gruppi musicali, escursioni, visite al Planetario Gal Hassin, regalerà certamente ai visitatori sensazioni indimenticabili e veri momenti di suggestione.

Non mancate!





L'ASSESSORE CRACOLICI ALLA PRESENTAZIONE DELLA SUA CANDIDATURA AFFRONTATA ANCHE IL CONTRATTO DI LAVORO DEI FORESTALI. IL BLOG: CRITICHIAMO SOPRATTUTTO IL MANCATO AUMENTO DELLE GIORNATE PROMESSO DAL PARTITO DEMOCRATICO E DAL PRESIDENTE CROCETTA



Spostare il cursore al minuto 5:35 



Quello che non possiamo digerire:




Assessore Cracolici, lei sa benissimo perchè siamo arrabiati, è vergognoso che nel 2017 esistono ancora le vergognose fasce di 78 e 101 giornate, ma anche quelle dei 151 devono essere riviste con i due soli contingenti: Oti e 181. Il resto per noi sono solo chiacchiere!










GIORNATE LAVORATIVE OPERATORI ANTINCENDIO, LUNEDÌ IN GIUNTA REGIONALE

Foto Blog Sicilia
23 giugno 2017
Il deputato Bruno Marziano ha annunciato che sarà approvato un provvedimento che porterà da 86 a 101 le giornate annue lavorative

Sarà al vaglio della giunta regionale siciliana, lunedì prossimo 25 settembre, il problema delle giornate lavorative degli "Operatori Antincendio " siciliani .
Il deputato Bruno Marziano ha annunciato che sarà approvato un provvedimento che porterà da 86 a 101 le giornate annue lavorative, cioè le giornate previste dal contratto di lavoro.
"Si risolve così una questione che si trascinava da tempo - spiega - e che vedeva in difficoltà una categoria di lavoratori indispensabile per la lotta agli incendi boschivi e all'equilibro ambientale. Il provvedimento prevederà l'impegno di risorse finanziarie - conclude- liberate da altre fonti di bilancio."





RENZI: MI CANDIDO A PREMIER, HO ASSUNTO 100MILA PRECARI. IL BLOG: ANCHE AI LAVORATORI FORESTALI SPETTA IL DIRITTO DELLA STABILIZZAZIONE!

Non ci saranno più dubbi sulla candidatura del PD a premier, sarà Matteo Renzi. Lo ha detto ieri dopo la presentazione del suo libro.
“C’è chi dice che si poteva fare meglio, certo, ma cosa ci propongono gli altri – aggiunge Renzi – a cominciare da Salvini e Grillo, vogliono forse togliere gli 80 euro, vogliono forse licenziare 100.000 insegnanti della buona scuola, vogliono forse aumentare le tasse, portare il canone Rai oltre i 100 euro, levare la quattordicesima ai pensionati, eliminare i sussidi per il lavoro e gli incentivi sul fisco?”.
24 Settembre 2017

Fonte: www.orizzontescuola.it




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Statali, assunzioni per precari con 3 anni di servizio dal 2009-2010. Il blog: invece i forestali dopo 30/40 anni di servizio, sono più umiliati che mai. Passatevi la mano sulla coscienza. Vergogna!!!




REGIONALI SICILIA: GENOVESE JUNIOR SI PRESENTA CITANDO STEVE JOBS, ASSENTE MUSUMECI.NON VOGLIO VEDERE IN MANO DI CHI PROMETTE RIVOLUZIONI DISATTESE, COME QUELLA DELLA FORESTALE



22 Settembre 2017
Il ventunenne sfida un Palacultura gremito con il padre Francantonio in prima fila. Il candidato governatore trattenuto a Roma
di MANUELA MODICA

“Voglio dimostrare di essere un ragazzo capace”, si presenta così Luigi Genovese, figlio del ras delle preferenze messinese. Quel Francantonio che non cita mai, se non per “un grazie ai miei genitori “, come mai citerà i guai giudiziari, e che siede in prima fila nel gremitissimo Palacultura di Messina. Dove Gianfranco Micciché, Renata Polverini e Gaetano Armao “battezzano” la candidatura del 21enne figlio del deputato di Forza Italia.

Manca invece, il più atteso di questa giornata elettorale sullo Stretto, il candidato alla presidenza, Nello Musumeci, che benché annunciato su tutti i manifesti è stato però trattenuto a Roma. Un vuoto in platea che pare dare ragione a chi sostiene che la candidatura di Genovese junior sia indigesta per l’aspirante presidente.

Il 21enne studente di legge alla Luiss, in jeans e camicia affronta il pienone del Palacultura, pieno perfino nei corridoi laterali, con tono a tratti imbarazzato, a tratti formale: “Mi sono chiesto cosa volesse dire Jobs, con stay foolish, stay hungry, cosa significasse per me. E per me significa uscire dalla mia comfort zone e uscire e parlare di politica".

E non risparmia bordate alla "vecchia politica" che "ha paralizzato questa terra che io amo profondamente, dove voglio crescere, cadere e rialzarmi ma che non voglio vedere in mano di chi promette rivoluzioni disattese, come quella delle province, o come quella della forestale". Termina con l'inno di Mameli la presentazione della candidatura di Genovese figlio, cantata da Micciché, Genovese junior e Polverini mano sul cuore. Mentre la platea si metteva in fila per rendere omaggio a Genovese padre
.


Fonte: palermo.repubblica.it





AUGUSTA, INCENDIO NEI PRESSI DEL TORRENTE CANTERA


In tarda mattinata

23 Settembre 2017
A prendere fuoco è stato un canneto che si trova tra il varco sud della Esso, la cementeria e la centrale Enel Tifeo.

Incendio nella tarda mattinata di oggi nei pressi della raffineria Esso, ad Augusta. Per la precisione a prendere fuoco è stato un canneto che si trova tra il varco sud della Esso, la cementeria e la centrale Enel Tifeo. Sul posti i vigili del fuoco e le squadre antincendio della Esso, in considerazione anche del fatto che le fiamme si spostavano man mano verso la raffineria. 

Fonte: www.siracusapost.it




SIFUS: ANTINCENDIO, IL DIRIGENTE GENERALE DEL CORPO FORESTALE, GARANTISCE CHE LA GIUNTA DI GOVERNO È CONVOCATA PER LUNEDÌ 25 SETTEMBRE. QUINDI LA DELIBERA DOVREBBE SCONGIURARE LE SOSPENSIONI









GIUNTA, PROMOSSI E BOCCIATI. CROCE E CRACOLICI NON SONO STATI PROMOSSI. L'ASSESSORE AGRICOLTURA HA GARANTITO SFACCIATAMENTE SENZA COPERTURE GLI 80 EURO AI FORESTALI, SOTTO ELEZIONI. PESSIMA LA GESTIONE DELL’EMERGENZA INCENDI INSIEME ALL'ASSESSORE CROCE


La giunta Crocetta e il "governo elettorale"
Promossi, bocciati e rimandati

Le pagelle all’ultimo esecutivo della legislatura. I flop della Formazione, i dubbi sui conti, il caos incendi e rifiuti. Si salvano in pochi.

Un gioco, ma anche un modo per ripercorrere gli ultimi mesi di questa legislatura. E per fissare, in una “foto di classe” i protagonisti dell’ultima parte di questa legislatura fatta di riforme flop, conti in bilico, di caos incendi ed emergenza rifiuti. Ecco le “pagelle” dei componenti dell’ultimo governo di Crocetta. Un esecutivo che sembra nato soprattutto in vista delle imminenti elezioni regionali. 

Rosario Crocetta (presidente) 4- Ne abbiamo raccontato, in questi anni, le indimenticabili gaffes, gli strafalcioni amministrativi. Abbiamo provato a tenere il conto dei suoi assessori, delle sue riforme fallite. Abbiamo registrato le sue prese di posizione sull’etica e la legalità, lanciato sul doppio binario di una morale a convenienza. La storia è lunga e per questa vi rimandiamo agli articolo scritti da Live Sicilia in questi anni. Lascia al governatore che verrà una Sicilia in macerie. Lui potrà guardarsi lo spettacolo da Roma. 

Promossi

Aurora Notarianni (Beni culturali) 9 Meriterebbe il 10, per il solo fatto di non aver prodotto guai, di non aver fatto danni. Un punto in meno per essersi resa disponibile ad accettare questo incarico: una manovra che rischia di apparire puramente “elettorale”: in 40 giorni e in una fase in cui il governo potrà occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione, la sua presenza non cambierà il corso di questa legislatura. 

Luisa Lantieri (Autonomie locali e Funzione pubblica) 6 Le va riconosciuto il pregio di aver resistito. Dopo l’esperienza del primo assessore alla Funzione pubblica Patrizia Valenti, quell’assessorato è stato una specie di “porto di mare”: da Marcella Castronovo a Ettore Leotta a Giovanni Pistorio, le avventure degli assessori responsabili di quel ramo duravano spesso pochi mesi. Luisa Lantieri ha retti, poi, anche alle pressioni giunte fin dal suo insediamento, quando qualcuno – dimenticando altre e più spinose situazioni in giunta – sollevò un possibile conflitto di interessi. Chi ha avuto a che fare con lei le ha riconosciuto competenza in materia, in un settore complicato e dove ancora molte cose vanno risolte: dalla vicenda delle ex Province alle stabilizzazioni dei precari. Qualche punto in meno per essersi prestata a qualche operazione: come la chiamata nel suo ufficio di gabinetto di un consulente del governatore per facilitarne la nomina al vertice di Ircac. 

Alessandro Baccei (Economia) 6 Arriva da Roma per mettere a posto i conti. E l’operazione, tutto sommato, riesce. L’inviato speciale del governo nazionale cerca di mettere ordine nel caos del bilancio regionale e spesso entra in conflitto sia con Crocetta che con gli stessi deputati regionali. Alla fine, il “trapianto” dell’economista riesce, anche per le capacità di Baccei di calarsi in una realtà complessa come quella siciliana. Il voto sarebbe stato più alto se non lasciasse, col suo addio, due dubbi: quello di essere stato più ‘vicino’ al governo romano che agli interessi siciliani e quello di aver lasciato questioni in sospeso assai pesanti. Quelle messe nero su bianco dal Procuratore generale della Corte dei conti in un ricorso che è stato “chiuso” senza entrare nel merito. Gli anni che verranno, daranno qualche risposta in più. 

Carmencita Mangano (Famiglia e lavoro) 6 Arriva in pieno “ciclone disabili”, dopo le dimissioni di Gianluca Micciché. E si mette a lavorare. Anche ad altre emergenze come quelle riguardanti i lavoratori di quelli che furono gli sportelli multifunzionali. Parti sociali e diretti interessati le riconoscono di essersi impegnata anche durante il periodo estivo. Ora cerca l’approdo all’Ars. Serviva più tempo per “testarne” le reali capacità amministrative.

Anthony Barbagallo (Turismo) 6 Saranno stati i tanti viaggi che durante questa esperienza in giunta lo hanno spesso portato lontano da Palazzo d’Orleans, ma l’assessore al Turismo, tutto sommato, ha fatto il suo, senza strafare. A “macchiare” questa esperienza, la pioggia di finanziamenti caduta sul Catanese, ossia sul suo collegio. Un “vizio”, come è stato descritto, condiviso con tanti assessori dell’ultimo governo di Crocetta. Un governo elettorale. 

Rimandati e bocciati

Vania Contrafatto (Energia) 6- Arriva su una poltrona scomoda, anzi scomodissima. Dentro i gineprai delle riforme dei rifiuti e dell’acqua, dentro il caos sui termovalorizzatori e sulle discariche. Lei prova a schivare i colpi che nel frattempo si danno di santa ragione il suo “sponsor” in giunta Davide Faraone (in rappresentanza del governo nazionale) e Rosario Crocetta (che piazza come dirigenti generali sempre dei fedelissimi). Il risultato alla fine è magro. Ma lei attraverso lo sfacelo con relativa leggerezza, riuscendo a evitare di finire fuori dal governo all’ultimo rimpasto. Resiliente. 

Mariella Lo Bello (Attività produttive e vicepresidente) 5,5 A differenza di molti colleghi in giunta a lei si deve dare atto di essere stata tra le più fedeli al governatore. Un dato che va sottolineato, a prescindere dalla valutazione sull’operato del presidente. Donna per tutte le stagioni, ha rappresentato anche, però, il caso delle giunte di Crocetta: assessore al Territorio, poi segretaria particolare di Crocetta, quindi assessore alla Formazione, poi brevemente alle Infrastrutture, quindi alle Attività produttive oltre al ruolo di vicepresidente. Non lascia grossi segnali, ma piace ai “padroni” di Palazzo d’Orleans: quanto basta per guadagnarsi una nuova candidatura col Megafono. 

Baldo Gucciardi (Sanità) 5,5 Anche lui arriva in giunta al culmine di uno scandalo. L’addio di Lucia Borsellino, infatti, fu legato, come scrisse la figlia del magistrato Paolo, per ragioni di ordine etico e morale. È lui il primo deputato a entrare nell’esecutivo. E prova a mettere ordine, ma anche lui finisce imbrigliato tra le difficoltà di mettere in piedi una rete ospedaliera e di far partire i concorsi (non partiti ancora, in effetti), nonostante i tanti (forse troppi) annunci. Sullo sfondo, altri “casi” come quello mai risolto dei laboratori d’analisi o della Cardiochirurgia pediatrica rimasta a Taormina nonostante l’assessore avesse promesso di riportarla a Palermo. 

Maurizio Croce (Territorio e ambiente) 5,5 Si muove con discrezione, non cercando, anzi evitando il più possibile la visibilità. Ma è suo, principalmente, l’assessorato responsabile del caos incendi in Sicilia. Considerato competente ed esperto, non sempre è riuscito a trovare l’equilibrio tra il ruolo di “tecnico”, di uomo di partito (Sicilia Futura) e di fedelissimo di Crocetta. 

Antonello Cracolici (Agricoltura) 5 Apprezzabili i suoi sforzi nel far dimenticare le sue stesse parole. Quando non era assessore si scagliava contro gli esterni nei Gabinetti, da assessore li ha riempiti di fedelissimi. Quando non era al governo, un governo ovviamente popolato da ‘camerieri’, bisognava “spegnere la luce”, staccare la spina; ora che al governo è lui, ovviamente, è tutto un successo. Compresi gli 80 euro ai Forestali, garantiti sfacciatamente sotto elezioni. E persino senza coperture chiare in bilancio. Pessima la gestione dell’emergenza incendi, per la parte che spetta al suo assessorato. Con una deroga del partito della “rottamazione” punta al quinto mandato di fila. Professionista della politica. 

Bruno Marziano (Formazione e Istruzione) 5 E’ arrivato insieme agli altri politici per mettere le cose a posto. Ma i fatti dicono che i corsi di Formazione, da quando lui è in giunta, non sono più partiti. Il caos dovuto ai bandi pubblicati, poi ritirati, poi sommersi dai ricorsi, le ombre su qualche titolare di enti di formazione, sono il teatro di uno “stallo” che va avanti da due anni. Anche lui, come qualche “collega” in giunta, dimentica le critiche a Crocetta, al quale aveva “promesso” anche una denuncia per voto di scambio. Tutto dimenticato, una volta in giunta. 

Luigi Bosco (Infrastrutture) 5 Arriva in giunta grazie al “pretesto” della lite tra Pistorio e Crocetta. E si fa notare soprattutto per due cose: la presenza in ogni evento del Megafono di Crocetta, l’impegno per il Movimento e la nomina in blocco dei commissari degli Istituti autonomi per le case popolari. Molti dei quali, compagni di partito. Uno degli assessori al servizio della campagna elettorale del governatore.
24 Settembre 2017





Il FUNZIONARIO DEL CORPO FORESTALE GUARINO: IL MIO GRAZIE E LA MIA STIMA ALLE SQUADRE ANTINCENDIO BOSCHIVO DEL CORPO FORESTALE ED IN PARTICOLAR MODO A QUELLE DEL III DISTRETTO CHE DIRIGO







BILANCI DI FINE LEGISLATURA, 32 I DDL RIMASTI AL PALO


di Giovanna Naccari
Tra le norme mai arrivate in Aula, alcune per sanità, territorio e lotta alla mafia. 1.078 le bozze legislative che non hanno completato l’iter


PALERMO – Cala il sipario sull’Assemblea regionale siciliana e la sedicesima legislatura si chiude così come la tredicesima (2001-2006), con una durata regolare di cinque anni lavorativi, senza intoppi per le elezioni anticipate dovute alle dimissioni dei presidenti della Regione. Totò Cuffaro lasciò Palazzo d’Orleans nel 2008 e Raffaele Lombardo nel 2012.

Rosario Crocetta ha tirato dritto fino ad oggi, nonostante le liti interne nei partiti di maggioranza e nonostante i continui cambi di assessori. Eppure, se da un lato questa legislatura ha superato diverse crisi, dall’altro all’Ars ben 32 disegni di legge sono rimasti al palo. 

Tra le norme che non sono arrivate in Aula, 4 riguardano i Comuni, 3 sono leggi voto e le altre toccano la sanità (ad esempio le sanzioni per la violazione degli obblighi derivanti alle norme in materia di tutela dai rischi correlati all’amianto, ddl 740 del 2014), il territorio, la lotta alla mafia (come il codice etico per gli eletti a cariche pubbliche, per gli amministratori e per i dipendenti della Regione Siciliana, altra bozza del 2014), il bilancio, l’amministrazione e le elezioni. Sono 1.078 complessivamente in questa legislatura le bozze legislative che non hanno completato l’iter nelle commissioni di merito. In cima alla classifica si trova la commissione Affari istituzionali (258 i disegni di legge e, tra questi, i benefici a favore dei cittadini che denunciano i reati ambientali), seguita da Ambiente e Territorio (214, tra questi la riforma del trasporto pubblico locale e l’istituzione della rete escursionistica  della Sicilia per promuovere la conoscenza del patrimonio ambientale storico-culturale e svilupparel’attrattività delle aree rurali). Al terzo posto c’è la commissione Cultura, formazione e lavoro (172). Sono 160 le bozze legislative rimaste in commissione Servizi sociali e sanitari, mentre Attività produttive ne conta 137 (in elenco, tra i ddl, le norme contro lo spreco alimentare) e Bilancio 48. 

Sono 7 i disegni  di legge rimasti fermi alla commissione speciale per lo Statuto. La commissione in questi anni si sarebbe dovuta occupare della revisione della Carta costituzionale tenendo conto delle norme rimaste inattuate e dell’evoluzione legislativa nazionale.
Guardando ai gruppi parlamentari, per i quali vanno però considerati alcuni cambi di denominazione e gli accorpamenti o le separazioni durante la legislatura, i democratici riformisti per la Sicilia collezionano 33 disegni di legge che non hanno terminato l’iter in Aula. Alternativa popolare ne conta 13, Lista Musumeci 45, il Partito democratico raggiunge quota 202. Il Movimento 5 Stelle 151. Pd e pentastellati hanno in comune, tra gli argomenti di carattere generale rimasti nel cassetto, le iniziative a sostegno delle politiche giovanili.  


E se l’Assemblea regionale siciliana torna a casa con una valigia piena di carte che non hanno  avuto l’approvazione di Sala d’Ercole, anche il governo Crocetta ha il suo bel carico di provvedimenti che non hanno  raggiunto il traguardo. Si tratta di 80 proposte di legge, molte delle quali di natura finanziaria, ma tra le tante idee restano al palo le misure per semplificare la macchina amministrativa e favorire lo sviluppo (per fare un esempio, sono tre i disegni di legge presentati nel 2015). 
23 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it




23 settembre 2017

REGIONE, SONDAGGIO DI PIEPOLI. MUSUMECI È PRIMO, MICARI SALE


Su La Stampa
di Accursio Sabella
PALERMO - Il sondaggio è stato pubblicato sul quotidiano “La Stampa” ed è stato commissionato all'Agenzia “Piepoli”. I numeri confermano un trend, un dato al momento costante anche in altri sondaggi: Nello Musumeci è il candidato attualmente in vantaggio sugli altri, quello che oggi ha maggiori possibilità di vittoria. Al candidato del centrodestra il campione attribuisce il 37 per cento delle preferenze. 

A seguire, piuttosto staccato, il candidato governatore del Movimento Cinque stelle Giancarlo Cancelleri che si fermerebbe sotto la soglia del 30 per cento (il 29 per cento), in qualche modo confermando il dato generale, anche a livello nazionale, del partito, stando alle più recenti rilevazioni. La “novità”, se così si può dire, è data dall'avvicinamento di Fabrizio Micari, candidato del centrosinistra, al rappresentante grillino: le preferenze sarebbero del 28 per cento. A un passo quindi da Cancelleri. Risulterebbe molto staccato, invece, Claudio Fava, che si fermerebbe al 4 per cento, in netta difformità con altri recenti sondaggi. 

La Stampa ha chiesto anche di valutare la possibile affluenza: questa dovrebbe attestarsi tra il 50 e il 55 per cento, confermando sostanzialmente i dati delle ultime elezioni nel 2012. Per il giornale torinese, stando ai numeri, “Giancarlo Cancelleri, sembra avere una notevole forza di disturbo ma non la capacità di vincere”, mentre “il centrosinistra come è configurato oggi non risulterebbe vincente. Quanto al candidato presidente, Fabrizio Micari, - prosegue La Stampa - quelli che lo conoscono, cioè una minoranza dei siciliani, ne hanno un’immagine molto positiva”. Il candidato della sinistra “Claudio Fava sarebbe destinato per sua natura – scrive La Stampa - a legarsi a forze isolate, quindi non vincenti”. 

"I sondaggi in questa fase lasciano il tempo che trovano. È chiaro che quelli basati sulla notorietà danno in vantaggio qualcuno tra i competitor elettorali che fa politica da anni. I sondaggi avranno un senso quando le liste saranno chiuse e saremo in prossimità del voto. Noi siamo in viaggio per la Sicilia e avremo modo di fare conoscere il nostro programma e gli obiettivi che ci siamo prefissati, potendo contare anche su liste forti". È il commento dell'eurodeputato Giovanni La Via (Ap/Ppe) vicepresidente alla Regione designato per il centrosinistra che candidata a governatore Fabrizio Micari.
23 Settembre 2017

Fonte: livesicilia.it




TRAPANI TRA LE PROVINCE PIÙ INCENDIATE D'ITALIA


22 Settembre 2017
Domani mattina, ad Erice, si terrà una seduta straordinaria del Consiglio comunale per parlare dell’emergenza incendi di questa estate. Dai dati pubblicati in un dossier di Legambiente emerge un dato allarmante per il territorio per la provincia di Trapani. La seduta è stata chiesta da diverse associazioni ambientaliste e cittadini, raggruppati nel coordinamento “Salviamo i boschi” per chiedere maggiori controlli e più attività di prevenzione contro il divampare dei roghi che quest’anno, in base ai dati della Commissione Europea nell’ambito del progetto Copernico, nel Trapanese, così come in tutta la Sicilia, hanno devastato migliaia di ettari tra macchia mediterranea e boschi. Il quadro che viene fuori è allarmante.

I dati sono riportati nel dossier incendi 2017 di Legambiente, aggiornato al 27 luglio del 2017: dal report emerge chiaramente come la provincia di Trapani sia il territorio con la maggiore superficie bruciata nei mesi scorsi: più di 6 mila ettari sui 25 mila totali in Sicilia, la regione più colpita dagli incendi in Italia. Un triste, tristissimo primato per il comprensorio trapanese, tra le province più colpite dagli incendi nel paese, la terza nella graduatoria nazionale dopo Cosenza e Salerno. Ed il rapporto di Legambiente si ferma a fine luglio. Mancano quindi nel “conteggio” gli incendi del mese di agosto, tra cui quello del 7 agosto, lungo il versante Nord della montagna di Erice, partito nei pressi dell’area di San Matteo e arrivato, in pochissimo tempo, praticamente quasi alle porte del centro abitato della vetta, devastando parte dell’antico bosco che si trova sotto le millenarie mura del borgo medievale. Dopo una notte di fuoco, l’indomani il lato del Monte che si affaccia sul versante di Bonagia si è svegliato completamente annerito. A fine giugno era invece toccato al versante di Martogna e Pizzolungo, con oltre seicento ettari tra macchia mediterranea e alberi devastati dalle fiamme. Per non parlare, sempre ad agosto, dei roghi divampati ad Angimbè, il secondo in questa estate da dimenticare, ed a bosco Scorace, dove altri 100 ettari sono stati attraversati dalle fiamme. Pochi giorni fa le fiamme sono arrivate a lambire la pineta di Valderice, praticamente nel centro abitato della cittadina dell’Agroericino.

Insomma, un quadro allarmante, che pone la provincia di Trapani tra quelle col più alto numero di incendi: addirittura, sempre spulciando il dossier di Legambiente, Trapani compare ben quattro volte nell’elenco delle provincie con gli incendi più estesi d’Italia, conquistando addirittura, con 3.195 ettari, bruciati nella sola giornata del 23 luglio, il primo posto di questa graduatoria. In quella giornata andò a fuoco lo Zingaro. Uno dei tesori naturalistici della provincia di Trapani. Anch’esso devastato da un terribile rogo che ha mandato una zona vastissima, passando per Scopello, monte Sparagio, Macari e arrivando fino a Castelluzzo, nei pressi dell’area di Biro. Devastazione anche in altre zone bellissime, come la Fossa del Bove a Monte Inici, sopra Castellammare, la sugherata di Angimbè, nel territorio di Calatafimi. Tutto andato in fumo. Con danni davvero enormi per l’ambiente.
Mario Torrente


Fonte: www.telesud3.com