L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






15 dicembre 2019

ALTOFONTE (PA). PRESEPE VIVENTE IL 21 E 22 DICEMBRE

Ricevo e pubblico
dal Presidente del Comitato
Mario Bentivegna






IL GIUDIZIO DI PARIFICA. LA CORTE DEI CONTI CHIEDE. MA LA REGIONE NON RISPONDE


Dal sito livesicilia.it

di Andrea Cannizzaro
Dagli atti emergono numerosi casi in cui l'amministrazione non riesce a superare i rilievi dei magistrati


PALERMO - Un processo fatto di atti non completi, di risposte non fornite, e di chiarimenti non esaustivi. La lettura degli atti del giudizio di Parifica di venerdì permette anche di conoscere il contraddittorio, cioè il dialogo, che c’è stato fra gli uffici regionali e la Corte dei conti durante il lungo processo al consuntivo della Regione per il 2018.

L’occasione del giudizio sul Rendiconto è anche il momento per ricostruire le fila di un rapporto fra le due istituzioni. Come è andata nell'ultimo anno? Si potrebbe rispondere con una frase: la Corte dei conti chiede e la Regione non risponde. E quando lo fa, non convince.

L’impugnativa della parifica

Questa contrapposizione, nella sostanza, risale già al mese di settembre 2018 quando il governo Musumeci ha fatto ricorso contro la Parifica sul rendiconto 2017 (in cui si accertava un maggiore disavanzo di due milioni). Dopo qualche mese le Sezioni riunite in sede giurisdizionale ha confermato il giudizio.

Si è però accumulato così un ritardo che ha “oggettivamente influito sulla gestione finanziaria 2018” anche per ciò che riguarda la presentazione del bilancio consuntivo 2018. E proprio i ritardi accumulati, per la Corte dei conti, sono stati poi all’origine della presentazione di due bilanci: quello di giugno, poi ritirato, e quello di agosto, poi sottoposto a Parifica.

Le risorse non sufficienti

Anche parlando di disavanzo, le risposte ottenute dall'amministrazione sarebbero state solo parziali. Dopo avere affermato che nel 2019 occorrerà recuperare oltre un miliardo, i giudici commentano: “Tale valore, sebbene inferiore a quello determinato dalla Corte in sede di parifica del rendiconto generale per l’esercizio 2017, risulta comunque ben superiore ai pertinenti stanziamenti operati nel bilancio 2018 pari, al netto del capitolo 9, la cui funzione è unicamente di sterilizzazione dell’anticipazione di liquidità” a 886 milioni. La Corte dei conti, sembra così ammettere che il governo e l’Ars hanno stanziato numerose risorse, però, insufficienti. Quando la Regione ha provato a seguire le indicazioni della Corte dei conti, non l’ha fatto del tutto.

Il contraddittorio nell’istruttoria

L’amministrazione ha dato la sua collaborazione dopo l’ordinanza dei giudici dei conti dello scorso luglio. Gli uffici hanno avviato l’operazione di verifica dei singoli capitoli di bilancio che ha portato a 22mila rettifiche e correzioni sinteticamente annotate. Nel contraddittorio le Sezioni Riunite hanno sollecitato l’Amministrazione regionale a fornire elementi di chiarimento sulle operazioni di revisione in corso e sulle specifiche verifiche ancora da effettuare. Il risultato? Potrebbero esserci ulteriori rettifiche “senza potere prevedere il verosimile impatto sull’attendibilità dei dati contabili attualmente esposti a consuntivo”.

La Regione non fornisce i dettagli

Durante tutta la pratica istruttoria sui conti non sono mancate le risposte carenti. Malgrado le “ripetute richieste prodotte”, alla Corte dei conti non sono pervenuti i riscontri per conoscere le giacenze di cassa vincolata (e quindi le risorse rimaste nel conto in banca a fine anno perché non spendibili se non per certe finalità) delle risorse non regionali. I giudici ne hanno così tratto che le risorse non regionali servono anche per la gestione sanitaria. In questo caso, la Regione non ha eccepito nulla e non ha fornito nessun dettaglio.

Adeguamenti che mancano da anni

Ci sono risposte che non arrivano da tempo. La Corte dei conti, ad esempio, ha chiesto ancora una volta che l’amministrazione completi le procedure per conoscere il proprio patrimonio ma non ci sono riscontri. Lo stesso vale per la registrazione automatizzata dalle operazioni finanziarie. I giudici definiscono la mancanza di questo programma informatico una “questione irrisolta”.

Contenziosi, pignoramenti e partecipate

Anche riguardo ai contenziosi la Corte dei conti non ha avuto risposte. La mancanza di una banca dati dei processi non ha consentito di comprendere quale dovesse essere l’ammontare del fondo rischi per le cause in corso. La Ragioneria però non ha dato risposte esaustive neanche sul valore dei contenziosi davanti alla Corte costituzione e davanti alla Corte di giustizia europea.

La cosa non migliora parlando di pignoramenti.  “L’Amministrazione non ha fornito chiarimenti in relazione ai provvedimenti esecutivi, che hanno comportato pignoramenti, e non ha spiegato per quale motivo non si è proceduto al tempestivo pagamento nelle forme ordinarie e, comunque, prima della procedura esecutiva”. In sostanza, sembrerebbe emergere il fatto che gli atti di pignoramento sono incontrollati e piuttosto che evitare l’aggravio delle spese gli uffici lascino che i procedimenti facciano il loro seguito.

"Le risposte della Regione non sono state atte a superare i rilievi" anche con riguardo alla gestione delle partecipate. Durante il procedimento è stato chiesto quanto la Regione avesse stanziato per ricapitalizzare le perdite di alcune partecipate  o di precisare perché non è stata fatta la svalutazione sulle partecipazioni alle società che hanno un patrimonio netto inferiore al capitale sociale (società cioè che hanno visto eroso il capitale versato anche dalla Regione). Insomma, la Corte dei conti chiede e la Regione non risponde. E quando lo fa, non convince.
15 Dicembre 2019

Fonte: livesicilia.it



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CONTI IN ROSSO. MUSUMECI SCRIVE A CONTE: "EVITARE IL DISSESTO DEI COMUNI"

Giuseppe Conte e Nello Musumeci

Dal sito livesicilia.it

Secondo il governatore siciliano serve un intervento immediato per evitare "tensioni sociali"

"La grave situazione scaturita da alcune decisioni del ministero della Salute su risorse finanziarie della Regione determina l'impossibilità di trasferire le somme necessarie ai Comuni per scongiurarne il dissesto". 

Lo scrive il governatore Nello Musumeci, in una lettera inviata al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

"Tale impossibilità è peraltro aggravata- prosegue Musumeci - dalla parifica del rendiconto della Corte dei conti pronunciata ieri dalle Sezioni riunite per la Sicilia, che impone il ripianamento di un disavanzo in gran parte ascrivibile - come precisato dalla stessa Corte – a esercizi passati e ad alcune partite finanziarie risalenti a venticinque anni fa».

Il presidente della Regione sottolinea che la Sicilia "pur non avendo potestà legislativa in materia di finanza locale, da anni sostiene i Comuni, le Città metropolitane e i Liberi consorzi con ingenti risorse a proprio carico. Per evitare che le tensioni sociali, già gravi in Sicilia, possano acuirsi – prosegue il presidente - occorre intervenire con la massima tempestività, per consentire ai Comuni di continuare a svolgere le proprie essenziali funzioni. E’ quindi urgentissimo che si possa bloccare la vicenda delle rate di mutuo per l'indebitamento sanitario presso il ministero della Salute e quello dell’Economia e finanze (127 milioni circa), mantenendo l’imputazione delle risorse al Fondo sanitario regionale".

Musumeci, nella nota, chiede anche un intervento diretto del premier "per l'inserimento dell'emendamento, già esaminato dalla commissione Bilancio del Senato e rinviato alla negoziazione bilaterale, relativo al ripianamento decennale del disavanzo accertato nel rendiconto 2018". Entrambi i provvedimenti sono privi di oneri finanziari per lo Stato.

Il governatore, infine, auspica pure che, nel disegno di legge di bilancio statale, lo stanziamento per rimuovere, definitivamente, il prelievo forzoso che ancora grava sulle Città metropolitane e sui Liberi consorzi della Sicilia venga riportato da ottanta a cento milioni di euro. «Somma valutata dalla Corte dei conti –conclude Musumeci - come minimale per raggiungere l'obiettivo inserito nell'Accordo che Stato-Regione hanno stipulato lo scorso anno".
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14 Dicembre 2019

Fonte: livesicilia.it







14 dicembre 2019

IL MAZARESE GIOVANNI DI DIA ELETTO NUOVO SEGRETARIO GENERALE DELLA FLAI CGIL DI TRAPANI. ANCHE I DIRITTI DEI LAVORATORI FORESTALI, VANNO TUTELATI ATTRAVERSO NORME E LEGGI INDIRIZZATE AL COMPARTO


Dal sito www.televallo.it

L’elezione di Di Dia è avvenuta oggi durante i lavori dell’assemblea generale. Eletti anche i componenti della segreteria

13 Dicembre 2019
Con ventitré voti favorevoli e due astenuti Giovanni Di Dia è stato eletto, stamani, segretario generale della Flai Cgil di Trapani. Il neo segretario delle lavoratrici e dei lavoratori del settore dell’agro industria, che subentra a Giacometta Giacalone per otto anni alla guida della Flai Cgil, è stato eletto stamani da venticinque componenti dell’assemblea generale, riuniti nella sala conferenze dell’agriturismo Rocche Draele, alla presenza del segretario nazionale della Flai Cgil Giovanni Mininni, del segretario regionale della Flai Cgil Sicilia Tonino Russo, del segretario generale della Cgil di Trapani Filippo Cutrona e dell’intero gruppo dirigente del sindacato. Tra le priorità del neo eletto segretario la riapertura della vertenza agricoltura in provincia di Trapani per ridare dignità ai lavoratori che a causa del caporalato e del lavoro nero sono diventati invisibili. “I diritti dei lavoratori forestali, della pesca, dell’agricoltura e dell’industria alimentare – dice il neo segretario Di Dia – vanno tutelati attraverso norme e leggi indirizzate al comparto. Chiediamo il riconoscimento delle malattie professionali e usuranti e l’istituzione degli ammortizzatori sociali  per i lavoratori della pesca. Il segretario della Flai Cgil ha, inoltre, rilanciato il progetto “Sindacato di strada” per una maggiore presenza del sindacato nelle campagne e nelle serre per contrastare il lavoro nero, sottopagato e senza regole e per lottare affinché si rispettino i diritti contrattuali spesso calpestati da logiche legate al profitto. Il comitato direttivo ha, inoltre, eletto i componenti della segreteria. Ad affiancare, per i prossimi quattro anni, il segretario generale saranno Liria Canzoneri, Maria La Chiana, Piero Genco e Andrea Vanella.

Fonte: www.televallo.it






FORESTALI, RICONOSCIUTA L’INDENNITÀ CHILOMETRICA AGLI ANTINCENDIO. NEL 2020, L'ARS DISCUTERÀ ANCHE LA LEGGE DI RIFORMA DEL SETTORE FORESTALE


Dal sito www.siciliareport.it

Nel 2020, l'Ars discuterà le leggi di riforma del settore forestale e bonifica Plastic tax, la transizione sia graduale e sia tutelati lavoratori e consumatori

14 Dicembre 2019
CATANIA – Catania, 13 dicembre 2019 – Per gli operai forestali antincendio sarà un 2020 con l’indennità chilometrica corrisposta dal 2015 in poi. La notizia è stata confermata nel corso del consiglio generale della Fai Cisl, che si è svolto oggi alla presenza di Pierluigi Manca, segretario generale Fai Cisl Sicilia, di Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl catanese. L’incontro è stato aperto dalla relazione di Pietro Di Paola, segretario generale della Fai Cisl etnea.

«Grazie anche al nuovo contratto integrativo regionale, rinnovato dopo 17 anni tra la Regione e i sindacati Fai Cisl-Flai Cgil-Uila Uil, e a relazioni sindacali più mature con i comitati paritetici – affermano Manca, Attanasio e Di Paola – siamo riusciti a sbloccare la situazione e a rimettere ordine a una serie di istituti che porteranno nuove risorse nelle tasche dei lavoratori».

«Tra il riconoscimento dell’indennità chilometrica anche per i forestali a tempo indeterminato e il funzionamento a pieno regime del contratto integrativo – aggiungono – per il comparto forestale siciliano l’anno si chiude positivamente a conferma dell’efficacia dell’azione di confronto portata avanti dal sindacato confederale».

Nel 2020, inoltre, a febbraio, dovrebbe arrivare in discussione all’Assemblea regionale siciliana anche la proposta dei sindacati dei lavoratori agroforestali di Cgil, Cisl e Uil per la riforma del settore forestale. Gli operai dovrebbero essere raccolti in due fasce: la prima con i 151isti passati a tempo indeterminato; la seconda, con i 101isti e 78isti passati a 151isti.

Sempre nel 2020, all’Ars dovrebbe approdare la riforma dei Consorzi di bonifica, con un unico ente regionale e quattro comparti: Palermo-Trapani; Agrigento-Caltanissetta-Gela; Catania-Caltagirone-Enna-Messina; Siracusa-Ragusa. Si metterà mano auna pianta organica ferma dal 2001, rivedere la qualifica del personale, sbloccare il turn-over, e riordinare i lavoratori a tempo determinato e gli stagionali con qualifica superiore.

Per i quasi 30mila braccianti agricoli catanesi, sono calate le giornate lavorate pur con l’incremento medio del fatturato delle imprese del settore. «Un paradosso – dicono alla Fai Cisl etnea – che abbiamo proposto di affrontare, con il coinvolgimento delle associazioni datoriali, chiedendo l’applicazione in toto della legge sul caporalato, per contrastare il lavoro nero, l’abusivismo e lo sfruttamento. Inoltre va chiarito definitivamente che, per tutti i lavoratori agricoli, dalla semina alla raccolta, l’inquadramento di riferimento, a prescindere dalla natura dell’azienda deve essere quello del CCNL agricolo».

Nel settore agroalimentare, un segnale positivo arriva dal recente investimento di Parmalat che permetterà di meglio radicarsi nel territorio, con l’impegno di utilizzare più del 50% di latte siciliano per le produzioni.

Infine, Cisl e Fai si sono soffermati su sugar e plastic tax che a Catania hanno provocato l’allarme della Sibeg per la produzione di bibite. Ma nel settore della plastica monouso è ancora viva la vicenda della chiusura della Dacca. Per Manca, Attanasio e Di Paola «una tassazione imposta da un giorno all’altro può creare solo un problema sociale, mentre la transizione verso la plastic free impone un progetto più ampio di sostenibilità aziendale e di lungo periodo inserito in un contesto più generale».
«Non siamo contrari alla riduzione della plastica – concludono – ma va dato tempo e opportunità alle aziende di adeguarsi o riconvertirsi, per non avere effetti negativi né sui lavoratori né sui consumatori».
Comunicato Cisl
Nella foto allegata, al tavolo da sin. Manca, Attanasio, Di Paola

Fonte: www.siciliareport.it





REGIONE SICILIANA SULL’ORLO DEL DEFAULT, ECCO CHI PAGHERÀ LE CONSEGUENZE DEL DISASTRO


Dal sito www.blogsicilia.it

Quello dei conti siciliani è un disastro. E ormai non lo è più solo in base a ciò che scrive la stampa da più di qualche anno. Il disastro ieri è stato certificato dalla Corte dei Conti che ha parificato il bilancio 2018 con sei mesi di ritardo per un confronto con la Regione ma lo ha fatto segnalando irregolarità e mettendo nero su bianco l’esigenza di trovare 2 miliardi e 100 milioni nel triennio; 1,1 dei quali subito.

Ma la Corte ha anche scritto, senza mezzi termini, che le politiche di contenimento della spesa e riduzione del disavanzo fin qui messe in atto sono inefficaci. Su tutte le furie il Presidente Nello Musumeci che si vede piovere addosso i guai di un trentennio e deve risolverli in qualche mese con conseguenze non da poco conto. Il suo governo, infatti, ha le mani legate, non può fare scelte di carattere economico sociale ne assumere impegni di spesa. Senza contare gli ulteriori guai che arrivano da Roma (leggi qui)

Per i sindacati “il rischio è che a pagare il prezzo della difficile situazione finanziaria siano le fasce più deboli della popolazione, il welfare già sfilacciato, le spese strategiche come quelle per infrastrutture e per lo sviluppo
dell’economia circolare”

“Siamo pronti al confronto – dicono  i segretari generali regionali di Cgil Cisl e Uil, Alfio Mannino, Sebastiano Cappuccio e Claudio Barone, – per mettere a fuoco assieme, forze sociali, Anci, Regione, soluzioni che evitino il default”.

I sindacati  ringraziano la Corte dei conti che nonostante tutto ha parificato il bilancio. “Ma la spada di Damocle che pende sull’Isola impone una exit strategy condivisa – affermano -. E richiede tempi stretti”. Per Cgil Cisl e Uil, la Regione, per tirarsi fuori dalla crisi economico-finanziaria determinatasi con gli anni, ha bisogno di un tavolo di confronto ad hoc. Pertanto, “al presidente Musumeci chiediamo di incontrarci già a gennaio, subito dopo le festività, per mettere immediatamente mano assieme al cantiere finanziario, evitando pesanti ricadute economiche e sociali”

Buco da 1 miliardo e 103 milioni di euro nei conti della Regione, politiche di contenimento della spesa inefficaci

Buco da 1,1 miliardi nelle casse della Regione, “Musumeci si dimetta o venda Palazzo d’Orleans”

Buco conti Regione, Musumeci furibondo “Confermato disastro finanziario degli ultimi 25 anni” (VIDEO)

Buco nei conti della Regione e intanto Roma prepara impugnativa anche per la finanziaria bis

Fonte: www.blogsicilia.it






REGIONE, MUSUMECI ANNUNCIA CONCORSI PER ASSUMERE 1500 PERSONE. IL BLOG: PRESIDENTE, ANNUNCI ANCHE LA RIFORMA DEI LAVORATORI FORESTALI CON ALMENO DUE SOLI CONTINGENTI PER TUTTI

Il presidente della Regione Nello Musumeci 

Dal sito palermo.repubblica.it

La giunta approva la nuova mappa organica. "Servono forze fresche nell'amministrazione"

"Nei prossimi tre anni contiamo di poter bandire concorsi per circa 1.500 posti nell'amministrazione regionale, procedendo anche al superamento definitivo del precariato. La macchina Regione ha bisogno di forze nuove e fresche per affrontare la sfida del futuro. Questo è il primo passo". Il governatore siciliano Nello Musumeci commenta così l'approvazione, da parte della giunta regionale, della nuova dotazione organica e del piano triennale dei fabbisogni di personale 2019-2021, su proposta dell'assessore alla funzione pubblica Bernardette Grasso. Documenti che sintetizzano le principali informazioni sui dipendenti in termini quantitativi e di competenze.

La pianificazione delle risorse umane che emerge dal piano triennale dei fabbisogni prevede il rafforzamento dei centri per l'impiego, in attuazione delle disposizioni statali; il superamento definitivo del precariato storico regionale; l'assunzione di personale presso l'ufficio stampa e documentazione della Regione, le cui procedure sono state avviate nel 2019; le procedure di mobilità per la centrale unica di committenza.

L'obiettivo è quello di ottimizzare e razionalizzare le risorse umane della Regione. Un processo che sarà ulteriormente affinato "grazie all'analisi quantitativa del personale e alla mappatura e reingegnerizzazione dei processi dell'amministrazione, avviate nell'ambito del Pra, il piano di rafforzamento dell'azione amministrativa". Strumenti che permetteranno di operare gradualmente il  ricambio generazionale, individuando e integrando i profili, anche emergenti, "più idonei alle attuali esigenze dell'amministrazione".

Fonte: palermo.repubblica.it






PAGATE CON FONDI UE. ALLA REGIONE SICILIANA LE CONSULENZE ESTERNE DELLA “DELOITTE CONSULTING” DAL PORTAFOGLIO D’ORO


Dal sito www.ilsicilia.it

di Maurizio Zoppi - 14 Dicembre 2019
Alla Regione Siciliana è partito il countdown per la fine dell’anno. L’obiettivo è certificare quanto più possibile di spesa dei fondi europei. Protagonista è il programma operativo Fesr Sicilia 2014/20: Fondi europei che arrivano a “mamma Regione”anche  attraverso le remunerazioni dei consulenti della Deloitte Consulting. La prestigiosa rete temporanea di impresa (costituita anche da Cosedin, Izi e Cles) mette in campo le sue figure professionali per dar man forte alla Regione Siciliana attraverso il “servizio di supporto specialistico e assistenza tecnica”.

Si, perché parte delle risorse umane per svolgere il lavoro negli uffici regionale sono consulenti della Deloitte Cosulting. 12.970 dipendenti non bastano: attraverso un appalto di gara della Consip arrivano da tempo in soccorso i consulenti dell’azienda milanese. A quanto pare, sono un centinaio gli specialisti dal portafoglio d’oro. Da 234 euro al giorno a 440 euro è il costo giornaliero degli esperti esterni di cui la Regione si sarebbe munita. Il contratto ha una durata di 4 anni ed ha un valore di 23,5 milioni di euro. Al di là delle mansioni i consulenti sono suddivisi in due categorie: Senior, Junior.

234 euro al giorno per quelli della categoria Junior con una esperienza lavorativa di quattro anni. Sette sono gli anni richiesti per coloro i quali rientrano nella categoria Senior a cui andranno 285 euro. Poi ci sono anche  i manager che vantano 10 anni di esperienza e che intascherebbero 374 euro al dì. Infine nella top list della classifica delle categorie lavorative come consulente è presente il capo progetto: 14 anni di lavoro alle spalle e una retribuzione di 440 euro al giorno. Il contraente di questo servizio, come abbiamo già scritto, è la Regione Siciliana attraverso il dipartimento della programmazione, esattamente area 4 “contratti e assistenze tecniche”. La procedura è stata istruita dalla dirigente regionale Daniela Barbesco. L’esatto numero dei “consulenti d’oro” non è rintracciabile dal sito del Po-Fesr. Ne è riscontrabile quali sono stati i criteri selettivi dei consulenti che a quanto pare dovrebbero essere già a lavoro negli uffici regionali ed enti locali. I nomi selezionati? Anche questi sconosciuti.

Un dato è certo di questo governo. Tra le novità più attese, vi è certamente quella legata all’aumento delle retribuzioni dei dipendenti regionali a regime dal primo gennaio 2018: si parla del +3,48% in linea con i rinnovi contrattuali di tutto il pubblico impiego (Stato – Enti Locali – Sanità). L’aumento tabellare medio previsto è di 73,12 euro lordi.

Un aumento di cui in realtà non si sentiva il bisogno dal momento che i dipendenti della Regione vantano già una retribuzione media di 30.988 euro contro i 27.288 dei dipendenti delle Regioni a statuto ordinario e i 30.140 euro dei ministeriali (fonte: Ragioneria generale dello Stato, dati 2017).

Fonte: www.ilsicilia.it






CATANIA, LA FORESTALE METTE IN SICUREZZA UNA PARTE DEL BOSCHETTO


Dal sito www.lasicilia.it

13/12/2019 - di Carmen Greco
L'area verde gravemente compromessa da un incendio nel luglio scorso, è ancora tutta da sistemare ma c'è ancora molto lavoro da fare

CATANIA - Mattinata di intenso lavoro da parte della Forestale per mettere in sicurezza la porzione di boschetto della Plaia distrutta dall'incendio di cinque mesi fa. 

Oggi dopo molto tempo si è cercato di mettere in sicurezza l'area sulla quale insistono le sedi dei reparti a cavallo della polizia di Stato e della Municipale, entrambe casermette salvate dell'incendio grazie all'intervento della Forestale.


Sono stati eliminati alcuni rami pericolanti ma molto si deve ancora fare. Tante sono le piante, specie le palme che stanno cominciando a ricrescere dopo il fuoco e che si trovano ai piedi di alberi secchi e pericolanti da potare anche per garantire l'incolumità pubblica.

La Forestale ha segnalato la situazione alla Direzione Ambiente del Comune che dovrebbe occuparsi della sistemazione del Boschetto, uno dei pochissimi polmoni verdi di Catania.

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Fonte: www.lasicilia.it





A PALERMO L’UGL INCONTRA L’ASSESSORE REGIONALE SCAVONE, ONE TO ONE CON IL SEGRETARIO GENERALE CAPONE



Ricevo e pubblico
da Filippo Virzì
Ufficio Stampa UGL Sicilia - UGL/UTL Palermo

Grande interesse hanno destato nei giorni scorsi le 8 tappe dell’iniziativa firmata UGL e denominata  “Road Map”  idee a confronto, un laboratorio di idee e proposte programmatiche da presentare ai rappresentati del governo siciliano, ossia agli assessori competenti per ramo.

Nella giornata di lunedì 16 dicembre a partire dalle ore 15,30 (orario stimato) presso la sala riunioni UGL di via Tripoli 11,  si assisterà ad un “One to One” d’eccezione , ospiti della nona tappa dell “Road Map” il Segretario Generale dell’UGL, Paolo Capone, e l’Assessore alla Famiglia e alle Politiche sociali, Antonio Scavone.

Tema dell’evento: Politiche attive del lavoro, Welfare, disabilità, precariato.

Considerata la delicatezza delle  tematiche trattate e le ricadute per il Sud, sarà presente anche il Segretario confederale con delega al Mezzogiorno, Giovanni Condorelli con il contributo di Franco Fasola, Segretario dell’UGL di Palermo.

A moderare l’importante sessione è il Portavoce dell’UGL Sicilia, Filippo Virzì.

Prevista ampia partecipazione di ospiti e dirigenti sindacali provenienti  da tutte le 9 province siciliane, per maggiori dettagli gli aggiornamenti dell’evento sono disponibili sul sito ufficiale  www.uglsicilia.it alla sezione “Prossimi eventi”.





BUCO ALLA REGIONE SICILIA, SINDACATI LANCIANO ALLARME DEFAULT


Dal sitto www.lasicilia.it

13/12/2019 
Cgil, Cisl e Uil preoccupati del giudizio delle sezioni riunite della Corte dei conti per la parifica del rendiconto 2018

Palermo -  «Serve una exit strategy per evitare il default». Così Cgil, Cisl e Uil sul giudizio delle sezioni riunite della Corte dei conti per la parifica del rendiconto 2018 della Regione siciliana. Per i sindacati il rischio è che a pagare il prezzo della difficile situazione finanziaria siano «le fasce più deboli della popolazione, il welfare già sfilacciato, le spese strategiche come quelle per infrastrutture e per lo sviluppo dell’economia circolare» dicono i segretari generali regionali di Cgil Cisl e Uil, Alfio Mannino, Sebastiano Cappuccio e Claudio Barone.

«Siamo pronti al confronto - si legge in una nota - per mettere a fuoco assieme - forze sociali, Anci, Regione - soluzioni che evitino il default. I sindacati ringraziano la Corte dei conti che nonostante tutto ha parificato il bilancio. Ma la spada di Damocle che pende sull'Isola impone una exit strategy condivisa e richiede tempi stretti». Per Cgil Cisl e Uil, la Regione, per tirarsi fuori dalla crisi economico-finanziaria determinatasi con gli anni, ha bisogno di «un tavolo di confronto ad hoc. Pertanto, al presidente Musumeci chiediamo di incontrarci già a gennaio, subito dopo le festività, per mettere immediatamente mano assieme al cantiere finanziario, evitando pesanti ricadute economiche e sociali». 

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Fonte: www.lasicilia.it


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L'INTERVISTA AL MINISTRO PROVENZANO. "LA REGIONE DEVE FARE DI PIÙ. SIAMO PRONTI A DARE UNA MANO"


Dal sito livesicilia.it

di Salvo Toscano
Intervista al ministro Provenzano. "A gennaio il punto su come salvare i fondi Ue che rischiano di essere sprecati".

“La Sicilia deve darsi una strategia per i prossimi decenni”. Peppe Provenzano, ministro per il Sud del governo Conte, invita la sua regione a guardare al futuro. Certo, però, il governo centrale dovrà fare la sua parte. E Provenzano assicura un impegno ad esempi sul fronte delle infrastrutture. Ma “la Regione deve fare di più”. Per esempio sui fondi strutturali. Il ministro per il Sud sarà oggi pomeriggio ad Agrigento, alle 19 a Gela dove incontrerà il sindaco e domani mattina a Palermo per un'iniziativa con giovani amministratori, deputati regionali e deputati nazionali presso il Caffè del Teatro Massimo. A Livesicilia spiega come il governo intende affrontare l'emergenza di un Mezzogiorno che si svuota e si impoverisce.

Cominciamo dal Sud che si sta svuotando. È la prima delle emergenze: come contrastare la fuga dei giovani?

“I giovani devono essere liberi di andare, ma devono avere anche l’opportunità di tornare e il “diritto a restare”. Per questo abbiamo reso operativo il programma “Resto al sud” di incentivi all’autoimprenditorialità, estendendolo ai servizi e allargando i requisiti anagrafici. Ma l’emigrazione non si ferma per decreto, serve una strategia di sviluppo. Perché anche se investi nella scuola e nell’università, e mi sto battendo per riequilibrare meccanismi che dagli asili all’università hanno sistematicamente danneggiato il Sud, ma non aumenti oggi i posti di lavoro buono, stai preparando l’emigrazione di domani. Ci sono intere province che si stanno spopolando, per questo in legge di bilancio ho raddoppiato le risorse per la Strategia sulle aree interne, decisiva specialmente in Sicilia. Ma anche qui il lavoro buono lo crei soprattutto sbloccando le infrastrutture, incentivando le imprese che fanno innovazione, dall’agroalimentare all’hitech, come abbiamo fatto con il credito d’imposta e il fondo “cresci al Sud”. Ma la Sicilia deve darsi una strategia per i prossimi decenni. Per me significa due cose: investire sui porti per cogliere i vantaggi competitivi nel Mediterraneo, e per questo sto velocizzando l’istituzione delle ZES a cui la Sicilia arriva per ultima, e un grande piano di investimenti per la transizione ecologica, e a proposito mi lasci esprimere soddisfazione per lo sblocco del progetto Argo-Cassiopea dell’Eni a Gela”.

Da più di vent'anni si è clamorosamente invertito il rapporto tra gli investimenti pubblici al Nord e al Sud in favore del primo: si può tornare a investire di più lì dove ce n'è più bisogno?

“Rilanciare gli investimenti pubblici e privati al Sud non è solo la mia priorità, è l’impegno che si è assunto il Presidente Conte chiedendo la fiducia sul governo. Ma in Legge di Bilancio, abbiamo operato una piccola operazione copernicana. La famosa clausola del 34% diventa effettiva, prima era solo un principio da verificare, ora ogni fondo di investimenti che il Mef assegna deve rispettare il riparto di risorse. Questo consentirà di rendere realmente aggiuntive, e non sostitutive, le risorse europee e nazionali per la coesione. Ma troppi fondi sono bloccati, senza impegni né progetti, li dobbiamo riprogrammare. E con la Ministra Paola De Micheli, con Giancarlo Cancelleri, siamo soprattutto impegnati a sbloccare i cantieri, accelerare le opere previste nei contratti con Ferrovie e Anas e avviarne nuove come la Ragusa-Catania. Ma poi bisogna dare risposte concrete per migliorare la qualità della vita delle persone. Oggi, non alla fine della costruzione delle opere pubbliche. A volte basterebbe mettere un treno o un autobus in più, fare la manutenzione della strade provinciali: la Regione deve fare di più, io sono pronto a dare una mano. Per i piccoli comuni ho istituito un fondo nazionale per le infrastrutture sociali di 300 milioni. Invito tutti a fare progetti”.

Qual è la situazione dei fondi europei in Sicilia? Rischiamo di perdere risorse?

“Come forse ricorderà, è stato l’allarme preoccupato che ho lanciato nella mia prima visita istituzionale, in Sicilia. Ne ho parlato con Musumeci, gli ho detto di quanto rischia di perdere la Sicilia. Non ho fatto polemiche, mi sono messo a disposizione. L’Agenzia per la coesione ha lavorato con un impegno incredibile sulla Sicilia. Siamo andati a Bruxelles a modificare gli accordi per rendicontare interventi sulle strade, e non è stato facile. Abbiamo consentito di rendicontare il credito d’imposta e concordato con il Miur nuovi interventi di edilizia scolastica, e suggerito alla Regione di incrementare le risorse sul Fondo di garanzia del Mise. Tutto questo, per minimizzare il rischio disimpegno della Regione. Vedo invece una richiesta di deroghe alle norme. Ma le norme sono uguali dappertutto e non spiegano i ritardi. A gennaio dobbiamo fare un discorso serio su come mettere in salvo una programmazione che rischia di essere sprecata dalla Sicilia. Il mio invito invece è a lavorare seriamente in questi ultimi giorni per non restituire un solo euro di fondi europei.

È possibile ottenere anche in Sicilia la continuità territoriale per non vedere lo sconcio di biglietti aerei a 600 euro sotto Natale?

“È un’emergenza non solo di quest’anno, lo dico per esperienza personale. E vedo una corsa a mettere bandierine su un tema che va affrontato nella sua complessità. Nel passaggio parlamentare della legge di bilancio abbiamo fatto dei passi avanti importanti, ho chiesto dal mio insediamento a Paola de Micheli di trovare una soluzione e ringrazio lei e i parlamentari che ci hanno lavorato. Ora la battaglia si sposta a Bruxelles, per il riconoscimento degli svantaggi connessi alla condizione di insularità. Nella mia veste di Ministro per la coesione territoriale ho già posto la questione nel primo incontro con la Commissaria. Non esiste solo il diritto alla concorrenza, esiste un diritto alla mobilità. Che dobbiamo estendere a tutti i residenti, non solo ad alcune categorie. Ma poi dobbiamo occuparci del mercato, investire negli aeroporti per intercettare compagnie e turisti. Se hai la continuità per i residenti, ma un volo per Palermo da Pisa o Milano costa più che andare a New York, resta un problema per la Sicilia e la sua attrattività. Ripeto, il tema è il riconoscimento pieno dell’insularità, ho affidato al mio consigliere giuridico, il costituzionalista messinese Antonio Saitta, il dossier che pone questioni istituzionali ed europee”.

Quanto deve temere la Sicilia, se deve temerla, l’autonomia differenziata per le regioni del Nord?

“Io mi batto per un’autonomia giusta, che includa anche gli enti locali e che difenda non il Sud, ma i grandi pilastri della cittadinanza: la scuola, la salute, la mobilità. Ci sono già cittadini di serie a e di serie b, purtroppo. Nascere ad Agrigento oggi non è la stessa cosa che nascere a Milano o a Bologna. Vogliamo cristallizzare o rassegnarci a questa ingiustizia? Io no. La proposta di Boccia cancella il rischio di “secessione dei ricchi”, punta sui livelli essenziali e la perequazione. Io credo che possa essere ulteriormente migliorata, e in audizione al Parlamento ho fatto alcune proposte. Ma per la Sicilia il discorso dovrebbe essere un altro. In settant’anni ha largamente sprecato la sua autonomia. Da strumento di sviluppo autonomo, come la pensarono i padri dello Statuto, si è trasformata via via in un recinto di piccoli privilegi e inutili appesantimenti. Il giudizio delle ultime ore della Corte dei Conti mi sembra davvero inappellabile. La Sicilia ha da temere se non ripensa se stessa, la Regione, la sua macchina che ormai esclude più di quanto include. Su questo dovremmo aprire una discussione politica alta, in Sicilia, che vada al di là degli scandalismi e delle accuse reciproche tra schieramenti. Nessuno può tirarsi fuori da questa degenerazione. E sogno un nuovo Pd siciliano che apra questo confronto con le forze vive della società, giovani, università, associazionismo, mondo del lavoro e dell’impresa, che spesso ormai dalla Regione non si aspettano più nulla”.

Da ministro per il Sud e da siciliano, che effetto le fa militare in un partito che nei suoi dodici anni di storia non ha mai avuto in una delle sue 4 cariche di vertice (segretario, vice, presidente, segretario organizzativo) una persona nata a sud di Roma?

“Per la verità oggi al governo ci accusano del contrario. E anche i nuovi ministri del Pd sono meridionali, a parte me, Amendola, Boccia. Ma questo che vuol dire? Ho visto nei decenni tanti meridionali al potere non solo non fare gli interessi del Sud, ma governare contro il Sud. E del resto, penso che la questione meridionale si sia squalificata quando è diventata una questione di meridionali. Il tema è mettere in testa al Pd nazionale che se non riparte il Sud non riparte l’Italia, negli anni scorsi non ce l’aveva. Ora vedo una nuova attenzione, non foss’altro che per la consapevolezza dell’urgenza di combattere contro le disuguaglianze, che in Italia sono soprattutto territoriali. Ma non serve il lamento, serve la battaglia politica. E le classi dirigenti meridionali dovrebbero interrogarsi, anche nel mio campo. Io credo che abbiano avuto una grave responsabilità nel recente passato, non tanto quella che emerge da alcune inchieste, ma soprattutto di non aver avuto la capacità di fare un discorso nazionale. Spesso si è accontentata di uno scambio con il vertice nazionale: io comando nella mia provincia e tu comandi a Roma, e non ci disturbiamo a vicenda. Ogni tanto si chiedeva qualcosa, la risoluzione di qualche problema particolare, e si è smarrita la dimensione collettiva dei problemi e la capacità di indicare strategie di sviluppo. Questo ha fatto perdere credibilità alle classi dirigenti meridionali, anche in Sicilia. Non è problema personale, e come costruisci un partito e un gruppo dirigente. Di questo si dovrebbe discutere al congresso del Pd siciliano, dopo la stagione commissariale. Io auspico un ricambio forte, che certo non è solo una questione generazionale. Ma vedo una vitalità, nelle università, tra gli amministratori. La piazza delle sardine è stata una boccata d’aria straordinaria. Vedo un grande spazio, occorre cambiare per recuperare ruolo e credibilità. E oggi più di ieri la credibilità in politica è tutto”.
14 Dicembre 2019

Fonte: livesicilia.it






FORESTALI: FLAI SICILIA, POSITIVA DELEGA DI RAPPRESENTANTE DELLE REGIONI NEL NEGOZIATO SUL NUOVO CONTRATTO ATTRIBUITA AD ASSESSORE BANDIERA


Dalla pagina Facebook
della Flai Cgil Sicilia

Palermo, 12 dic- La Flai Cgil Sicilia, con il segretario generale Tonino Russo, commenta positivamente la delega attribuita all’assessore regionale, Edy Bandiera, di rappresentante delle regioni al tavolo negoziale per il nuovo contratto nazionale dei forestali. “La Sicilia può fare finalmente valere il suo ruolo. Sono in Sicilia il 50% dei forestali di tutta l’Italia, le problematiche del comparto emergono quindi qui con chiarezza e il nostro auspicio è che il uovo contratto, assieme all’auspicata riforma regionale della forestazione, contribuisca a migliorare le condizioni di lavoro, a dare il giusto riconoscimento al lavoro forestale, ad aumentare l’efficienza del settore.


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CORTE DEI CONTI, MUSUMECI SI SMARCA DA DEFICIT REGIONE: «NON SONO IO IL RESPONSABILE»


Dal sito www.lasicilia.it

Il disavanzo accertato è di due miliardi di euro. Per i giudici, «la Regione non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi "minimi" che essa stessa si era data con la legge di stabilità»

13/12/2019 - di Alfredo Pecoraro
PALERMO - Supera i 2 miliardi di euro il disavanzo che secondo la Corte dei conti pesa sulla Regione siciliana e che va ripianato in tempi stretti. Un miliardo e 100 milioni, per i giudici contabili va coperto già con l’esercizio finanziario del 2019 mentre la restante parte, pari a 1,026, nel triennio, comunque non oltre la fine della legislatura. Conti disastrosi quelli che vengono fuori dal rendiconto del 2018 parificato seppur con alcune riserve stamani dalle sezioni riunite della Corte dei conti. Lo ammette anche il governatore Nello Musumeci, che però si smarca: «Io mai corresponsabile, deficit creato negli ultimi 25 anni». «Peccato che in passato nessuno se ne sia accorto, a tutti i livelli» e «ora si pretende che il mio governo risani ogni cosa in ventiquattro mesi». E alle opposizioni che attaccano il suo esecutivo chiedendo al governatore di presentarsi in Assemblea regionale, Musumeci replica secco: «Chi ieri fra i deputati ne è stato responsabile, oggi trova spudoratamente il coraggio di dare lezioni. Vergogna. Ci vorranno anni per sanare le ferite di una Regione fondata quasi sempre su sprechi, clientelismo e assistenzialismo. E noi abbiamo finalmente cominciato la bonifica».

Con la parifica del bilancio si chiude una lunga fase turbolenta e incerta, cominciata prima dell’inizio dell’estate quando la Corte dei conti muovendo numerose critiche al rendiconto che fu presentato dal governo Musumeci costrinse l'esecutivo a ritirarlo e a presentarne un altro. Tempi lunghi che si sono protratti fino a oggi. Nonostante i giudici abbiano parificato il bilancio nel dispositivo, accogliendo le richieste della Procura generale, dichiarano una serie di irregolarità riguardanti i fondi vincolati, alcune partite sulle entrate relative agli accertamenti in conto competenza per 5 milioni di euro circa, i residui attivi per circa 75 milioni di euro, 450 mila euro di residui passivi e giudicando non regolari il conto economico e lo stato patrimoniale per mancanze di certezze sulla quantificazione dei beni immobili e mobili.

Nella sua relazione, la Corte stigmatizza il «modus operandi della Regione siciliana che sottrae sistematicamente alla gestione di bilancio una quota rilevante degli accantonamenti di legge, generando una impropria capacità di spesa». Il riferimento è al risultato complessivo della gestione finanziaria 2018, chiuso in negativo: -1,02 miliardi. Per i giudici, «la Regione non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi "minimi" che essa stessa si era data con la legge di stabilità». Inoltre, «né il Defr 2018-2020, né il bilancio di previsione - pur essendo stati approvati ad esercizio ampiamente in corso - né l’assestamento, sono informati al rispetto del principio di continuità degli esercizi finanziari, per non parlare degli esiti dei giudizi di parifica, al punto che, in talune fasi, l’attività della Regione sembra abbia avuto, piuttosto, finalità elusive».  

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Fonte: www.lasicilia.it


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I MAGISTRATI CONTABILI BOCCIANO IL BILANCIO TARGATO MUSUMECI. TRA POLITICHE «INEFFICACI» E «DUBBIA ATTENDIBILITÀ» DEI CONTI


Dal sito meridionews.it

Tra i rilievi del giudizio di parifica, tiene banco anche il disavanzo di 812 milioni di euro maturato nel 2018, «equamente distribuito tra la gestione di competenza e quella dei residui». In soldoni, circa 400 milioni sono di responsabilità dell'esecutivo

MIRIAM DI PERI 14 DICEMBRE 2019
L’unica attenuante della Corte dei Conti, nel pesantissimo giudizio che non si limita a certificare i due miliardi di disavanzo, ma solleva numerosissime «irregolarità» che il governo dovrà sanare a strettissimo giro, è data dall'addebitare (anche) al passato le responsabilità dell'attuale situazione. Ma al netto di questo passaggio, al quale diversi esponenti dell’esecutivo si sono aggrappati, le valutazioni restano gravissime.

Perché quando la Corte parla di «inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit di bilancio e del disavanzo di amministrazione», lo fa in riferimento ai «principali saldi risultanti dai documenti costituenti il ciclo del bilancio 2018 della Regione Siciliana». Dunque alla gestione dei conti pubblici targata Gaetano Armao e Nello Musumeci. Secondo la magistratura contabile, «il risultato di amministrazione disponibile registra un peggioramento 1.027 milioni di euro, toccando il valore più basso della serie storica in contabilità armonizzata, ovvero -7.313 milioni di euro». Insomma, complessivamente, ma non è una novità, il disavanzo nei conti pubblici siciliani sfiora i sette miliardi e mezzo di euro.

Sull’esercizio finanziario 2018, la Corte contesta che «si registrano riscossioni complessive per 19.538 milioni di euro e pagamenti complessivi per 20.295 milioni. Il deficit è equamente distribuito tra la gestione di competenza e quella dei residui». Tradotto in soldoni, nel 2018 il disallineamento tra entrate e uscite, in un bilancio di oltre 20 miliardi, è stato di 812 milioni di euro. La metà dei quali riguarda il passato, mentre circa 400 milioni sono «di competenza»: sono stati, cioè, prodotti l’anno scorso.

Continua in questo link: https://meridionews.it/articolo/83983/i-magistrati-contabili-bocciano-il-bilancio-targato-musumeci-tra-politiche-inefficaci-e-dubbia-attendibilita-dei-conti/





13 dicembre 2019

PIATTAFORMA DI CONCERTAZIONE "RIORDINO DEL COMPARTO FORESTALE - LAVORO OPERAI". CONVOCATI I SINDACATI AUTONOMI E CONFEDERALI

Dalla pagina Facebook
del Sifus












LA MANIFESTAZIONE. ARTE DEI MURETTI A SECCO. UILA PREMIA I FORESTALI


Dal sito catania.livesicilia.it

Tra gli ospiti dell’iniziativa, Gioacchino Pappalardo che è docente al Dipartimento di Agricoltura dell’Università di Catania.

CATANIA - Sono 138 in terra d’Etna, 59 in quella peloritana, i forestali specializzati nell’arte “antica e futura” di costruire i muretti a secco. Questi lavoratori sono stati oggi (giovedì 12) i protagonisti di un evento promosso dal segretario generale della Uila Catania-Messina Nino Marino, che guida anche la Uila Sicilia, nel Centro operativo dell’Azienda Foreste a contrada Sciarrone di Randazzo. Per tutti i “mastri di mur’a siccu” presenti nella sala-convegni, un premio: niente targhe-ricordo, ma guanti da lavoro. Potranno fra l’altro servire per prepararsi alla quarta edizione del concorso internazionale “Sassi e non solo”, che si terrà il 14 giugno a Terragnolo in provincia di Trento: “Per la prima volta – ha annunciato Marino – una squadra di specialisti siciliani è stata invitata, tramite la Uila, a questa originale e prestigiosa competizione. Il concorso, peraltro, è organizzato in collaborazione con la Scuola trentina della Pietra a secco che è unica nel suo genere e rappresenta un modello da seguire”.

Tra gli ospiti dell’iniziativa, Gioacchino Pappalardo che è docente al Dipartimento di Agricoltura dell’Università di Catania. Lo studioso, dopo avere sottolineato come l’Unesco abbia dichiarato quelle costruzioni “patrimonio dell’Umanità” raccomandandone la conservazione e la trasmissione alle future generazioni, ha affermato: “Nel corso dei secoli i muri a secco sono diventati un elemento caratteristico del paesaggio agrario dell’Etna. Attualmente, però, la loro esistenza è minacciata poiché rappresentano un potenziale ostacolo all’introduzione di innovazioni tecnologiche all’interno del vigneto come, ad esempio, l’uso di macchine agricole o sistemi di allevamento più intensivi in grado di ridurre i costi di produzione. Tuttavia, la loro salvaguardia risulterebbe utile per prevenire frane e contribuire alla lotta all’erosione e alla desertificazione, oltre che per favorire un microclima particolare creando un paesaggio unico e mantenendo la biodiversità”.

Enza Meli, la segretaria generale della Uil di Catania, ha portato il saluto del “Sindacato dei Cittadini” ringraziando nella sala-convegni di contrada Sciarrone “la Uila di Nino Marino che anche attraverso questa iniziativa risponde ancora una volta con i fatti a chi svilisce o addirittura criminalizza l’opera dei forestali, tranne poi piangere lacrime di coccodrillo quando la Sicilia paga prezzi altissimi al dissesto idrogeologico, alle alluvioni, ai roghi dei boschi”. “Mai come oggi – ha esclamato Enza Meli – mi sento di affermare: meno male che la Sicilia ha i forestali! E peccato che questa terra debba scontare le colpe di politici sinora incapaci di valorizzare a pieno questa risorsa umana e professionale. Pieno sostegno, quindi, alla battaglia di civiltà che il sindacato sta conducendo nel rivendicare una riforma regionale di settore attesa ormai da troppo tempo e fondata sulla stabilizzazione dei lavoratori e la valorizzazione dei loro talenti. Come il talento di chi onora questa terra, le sue radici e la sua voglia di futuro, perpetuando l’arte di costruire i muretti a secco!”.

Lungamente applaudito l’intervento di Nino Marino, segretario generale della Uila Catania-Messina e della Uila siciliana: “Quando parliamo di muretti a secco, specie quelli in pietra lavica, pensiamo subito – ha detto Marino – alle magnifiche decorazioni di case e ville. In effetti, quei manufatti sono molto di più. Hanno infatti garantito e garantiscono nella nostra Isola gli insediamenti umani in molte zone interne e la possibilità di coltivare almeno il 70 per cento delle nostre aree collinari e montuose. Quindi, costruire muretti a secco è arte ma anche tecnica fondamentale per l’agricoltura e per la lotta a fenomeni maledettamente attuali come l’erosione del territorio, gli smottamenti, il dissesto idrogeologico. E rappresenta anche un’alternativa, antica e futura, alla cementificazione”. L’esponente sindacale ha detto: “Da quando esiste l’Azienda Forestale una qualifica importante è proprio quella di operaio specializzato nella realizzazione di muretti a secco. A loro si devono opere rilevantissime per la creazione di sentieri naturalistici e strade di penetrazione nelle zone di montagna o per proteggere gli alvei dei fiumi. Ecco un esempio di quanto la Forestale rappresenti per la Sicilia davvero una risorsa, purché si voglia veramente sfruttarla valorizzando le lavoratrici e i lavoratori come noi della Uila diciamo da sempre”.
12 Dicembre 2019

Fonte: catania.livesicilia.it


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Da Randazzo l'appello della Uila Uil per continuare la tradizione del muretto a secco, già patrimonio dell'Unesco, si punta a impegnare i forestali. Il servizio del Tgr






IL GIUDIZIO DI PARIFICA. "REGIONE, SERVE SUBITO UN MILIARDO". MUSUMECI: "COPRIREMO IL DISAVANZO"


Dal sito livesicilia.it

di Andrea Cannizzaro
Numerose le irregolarità che la Corte dei conti ha contestato al governo regionale sul Rendiconto 2018. Ecco quali sono. Foto

PALERMO -  
"Il risultato d'amministrazione di dubbia attendibilità rappresenta ancora notevoli profili di opacità" così si esprime il consigliere della Corte dei conti Luciano Abbonato nella lettura della sintesi alla relazione sul rendiconto generale della Regione emessa oggi dalle Sezioni riunite. È il giorno della parifica. La seduta si svolge nella sede dell'Istituto di storia Patria a Palermo in piazza San Domenico. Durante la relazione i magistrati approfondiscono gli elementi del bilancio. Il risultato d'amministrazione viene definito "di dubbia attendibilità". Ma critico è anche il giudizio sulla gestione.

"La Regione non ha saputo nemmeno raggiungere gli obiettivi minimi che si era prefissata". La Corte dei conti sottolinea però anche che le criticità “vengono da molto lontano e stanno emergendo con maggiore chiarezza man mano che i principi dell’armonizzazione assumono carattere di effettività nella contabilità regionale”. Tuttavia, annota però la Corte “a ritardi si sono sommati ritardi”. Riguardo al presente, così, i magistrati stigmatizzano “l’inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit di bilancio e del disavanzo di amministrazione”. La manovra finanziaria viene giudicata “inconsistente”. La Corte poi più volte fa riferimento ad anomalie nei documenti finanziari. E ha precisato che la Regione dovrà trovare due miliardi molto presto. Un miliardo di entro il 2019, un altro miliardo entro il 2021.

La questione del disavanzo, è infatti centrale. Le Sezioni riunite confermano che nel 2018 si è registrato un maggiore disavanzo di oltre un miliardo. Questo disequilibrio fra le spese e le entrate, come detto, andrà spalmato nel 2019, nel 2020 e nel 2021 a quote quindi di oltre 300 milioni all'anno. 

La situazione però si aggrava perché nel 2018 ci sono quote di disavanzo non recuperate. Si tratta di un miliardo e 103 milioni. Questa quota andrà recuperata interamente nel 2019. Oltre 336 milioni andavano recuperati in forza della legge del 2015. Non è stato recuperato il disavanzo di 580 milioni che andava coperto lo scorso anno. Inoltre 187 milioni andavano recuperati in forza del disavanzo del 2017.

Negativa è anche la cassa della Regione. L'ente ricorre ad anticipazioni di liquidità pari a 6 miliardi, un terzo delle entrate dell'amministrazione. "Malgrado ciò - annota la Corte dei Conti - l'indebitamento non è cresciuto".

Il procuratore generale d'appello Maria Aronica ha chiesto l'irregolarità dello stato patrimoniale e del conto economico. Inoltre ha chiesto alla Corte di dichiarare l'irregolarità del Conto del Bilancio per alcuni rilievi mossi nella requisitoria.
Per la prima volta nella storia dei giudizi di Parifica ha presso la parola il presidente della Regione Nello Musumeci. "Devo rappresentare - ha affermato il governatore - le ragioni di un ente che è oggettivamente in crisi finanziaria. Il dato è il frutto di un passato pluridecennale di gestione che hanno visto sprechi e mala gestio. Mi conforta non essere mai stato responsabile degli elementi che hanno generato questa crisi. Abbiamo però la responsabilità di fare fronte a quanto ora emerge". Musumeci ha ricordato che il suo governo nel 2018 ha prodotto solo 186mila euro di disavanzo. Poi l'inquilino di Palazzo d'Orleans ha sottolineato come il suo esecutivo abbia raddoppiato gli appostamenti sui fondi per i rischi. Il governatore ha inoltre rivendicato l'operato del suo governo su tanti dossier indicando le responsabilità del governo Crocetta su alcuni di essi. Dopo una breve Camera di consiglio, la Corte dei conti ha emesso il proprio giudizio sul bilancio consuntivo 2018.Sono stati, così, dichiarati irregolari il Conto economico e lo stato patrimoniale. Irregolari sono inoltre la parte vincolata del risultato di amministrazione, fondo pluriennale vincolato, fondo contenzioso, il fondo perdite partecipare e numerosi altri fondi del bilancio regionale. Alla fine dell'Udienza pochi sono i commenti. Sulle numerose irregolarità sollevate Nello Musumeci ha affermato d'essere "soddisfatto" aggiungendo: "saneremo quanto ci chiede la Corte dei Conti. Copriremo il disavanzo, la responsabilità del bilancio è del governo e quindi faremo quanto serve".
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13 Dicembre 2019

Fonte: livesicilia.it