05 dicembre 2018

VARIAZIONI BILANCIO. SCONTRO ALL'ARS SUI TAGLI DEL GOVERNO: DALLE FASCE DEBOLI ALLE IPAB, ZERO FONDI PER DONNE VITTIME DI VIOLENZA



di Denise Marfia — 05 Dicembre 2018

Aveva fatto scalpore il taglio di 20 milioni di euro che il governo regionale aveva previsto nella variazione di Bilancio per i disabili. Resa pubblica la notizia, è stato fatto un passo indietro e la giunta ha approvato un ddl per il ripristino del fondo per la disabilità.

Ma la coperta, come sempre, è troppo corta e per trovare nuova liquidità e fra quadrare i conti occorre tagliare da altre parti. A farne la spesa, il finanziamento per i farmaci innovativi che viene privato di 23,5 milioni di euro. "Restano su quel capitolo più di 48 milioni di euro che ci danno sicurezza perchè largamente superiori rispetto all'attuale fabbisogno", si appresta a precisare Pino Galluzzo, deputato regionale di DiventeràBellissima e componente della Commissione Sanità dell'Ars.

E come hanno voluto ribadire questa mattina i deputati del M5S, i tagli riguardano diverse categorie: chi piange sono i Comuni in dissesto, le Ipab, i carabinieri in servizio per la Regione e beffa, i comuni siciliani virtuosi che hanno raggiunto il 65% nella raccolta differenziata, quota per la quale era stato previsto un budget.

In particolare i tagli riguardano: il fondo per contrastare le condizioni di povertà ed emarginazione sociale, al quale vengono decurtati 5 milioni; i lavoratori delle Ipab che non vedranno più le risorse destinate all’applicazione del contratto nazionale che ammontano a 1,5 milioni; i Carabinieri a servizio della Regione a cui viene tagliato 1 milione di euro; i disabili a cui vengono tolti 2,4 milioni per progetti individuali; le amministrazioni che si vedono sottrarre un milione di euro per i controlli interni.

Ma non è tutto: azzerato il capitolo dedicato alle donne vittime di violenza. Con un emendamento alla finanziaria regionale varata a maggio scorso, il Parlamento regionale aveva stanziato 200 mila euro, adesso, invece, il Governo Musumeci ha deciso di tagliare il finanziamento nel ddl di assestamento di bilancio.

Una manovra che "toglie fondi ai disabili, alle Ipab e alle fasce deboli", come denunciato, sempre questa mattina dal presidente del Pd all'Ars, Giuseppe Lupo.

Ma le variazioni di Bilancio chi premiano? Sono previsti fondi per pagare gli ex Pip e gli stipendi dei dipendenti di alcuni enti pararegionali come ad esempio gli Enti Parco e i lavoratori dell’ente Fiera del Mediterraneo e a tutto ciò si aggiunge la questione legata ai Comuni in dissesto, con un cospicuo stanziamento, di 10 milioni, per il solo Comune di Catania. Provvedimento che fa andare su tutte le furie diversi deputati regionali, pronti a difendere il proprio territorio. Come detto, una coperta troppo corta che finirà per scontentare molti.

Il tempo, inoltre, come abbiamo riportato giorni fa, è davvero esiguo, in virtù della decisione presa dal presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, e adesso c'è una corsa sfrenata: il ddl è in commissione Bilancio ed entro oggi bisognerà trovare l'intesa perchè domani mattina dovrà essere incardinato in aula.

Da quel momento i deputati avranno 24 ore di tempo per la presentazione degli emendamenti e poi, giorno 7, si tenterà di approvare in aula la proposta di legge.

Se la legge dovesse essere approvata prima della festa dell’Immacolata, gli uffici regionali avranno disponibili tre giorni per mettere in pagamento gli stipendi, altrimenti il rischio è che i regionali rimangano con le tasche vuote visto che il 12 dicembre chiude la cassa regionale e non sarà più possibile provvedere ai pagamenti.

Movimento 5 stelle e Partito democratico, comunque, annunciano una dura e ferma opposizione alle variazioni di Bilancio del governo Musumeci da poco presentate in commissione.

Si profila l'ennesima battaglia verbale che continuerà fino notte fonda.

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it






L'EMENDAMENTO DEL SIFUS PRESENTATO DALL'ON FIGUCCIA E' STATO INVIATO AGLI ALTRI DEPUTATI AFFINCHE' VENGA APPROVATO. SI CHIEDE CHE PER I LAVORI DA ESEGUIRE IN ECONOMIA VENGANO UTILIZZATI I FORESTALI, I DIPENDENTI DEI CONSORZI DI BONIFICA E I TRATTORISTI DELL'ESA



Dalla pagina Facebook
Si.F.U.S. (Sindacato Forestali Uniti per la Stabilizzazione)

In questo post, è contenuto il corpo del messaggio che accompagna la richiesta di supportare l'emendamento modificativo presentato dall'On Vincenzo Figuccia, su esplicita richiesta del SIFUS, ufficializzato in Conferenza stampa, proprio oggi! 

Tale emendamento sarà votato in assemblea regionale, durante la variazione di bilancio:

"Caro On.le, nella variazione di bilancio sono previsti 44 milioni per la messa in sicurezza del territorio. Abbiamo chiesto all'on. Figuccia di presentare un emendamento aggiuntivo, con il quale chiediamo che per i lavori da eseguire, vengano impegnati i forestali, i dipendenti dei Consorzi di bonifica e i trattoristi dell'Esa. Facendo svolgere i lavori a queste categorie (le più idonee dal punto di vista professionale), il 100 x100 delle risorse avranno ricadute sul territorio; se, invece, i lavori verranno affidati alle imprese, 1/3 delle risorse andranno legittimamente in profitti e solamente 2/3 al territorio. Le chiedo, se ritiene, di agire in questa direzione."

Sono stati interessati all'invito, i seguenti Onorevoli: Nello Musumeci, Nello Dipasquale Due, Jose Marano, Luca Sammartino, Giuseppe Zitelli, Giuseppe Compagnone, Giovanni Di Caro, Anthony Emanuele Barbagallo, Giovanni Bulla, Sergio Tancredi, Giancarlo Cancelleri, Luisa Lantieri, Giorgio Assenza, Vanessa Ferreri, Orazio Ragusa, Eleonora Lo Curto, Claudio Fava, Marco Falcone, Bernadette Grasso, Danilo Lo Giudice, Alfio Papale, Gaetano Galvagno, Roberto Di Mauro, Edgardo Edy Bandiera.
Maurizio Grosso Sifus Confali
E. Abate


Leggi anche:

Variazione di bilancio, l’Udc in conferenza stampa all’Ars. Presentato emendamento che che assegna 44 milioni di euro per l’utilizzo in economia dei lavoratori forestali, nonché di quello dei consorzi di bonifica e dell’esa





“AVANTI CON IL CONGEDO DI PATERNITÀ”. CONSEGNATA LA PETIZIONE


Ricevo e pubblico
da Vittorio Longhi
Giornalista impegnato nella promozione
dei diritti umani e della dignità del lavoro 
nel contesto internazionale
Blogger presso la Repubblica
Precedentemente Contributor presso The New York Times

Buongiorno Michele,

ieri mattina abbiamo consegnato la petizione “Avanti con il congedo di paternità” alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati (vedi la foto in fondo).

La presidente Casellati si è impegnata a portare la questione del congedo alla prima riunione dei capigruppo in programma al Senato. È un altro passo importante verso il nostro obiettivo: arrivare a 10 giorni di congedo per i papà - contro i 5 attuali - e rendere la misura strutturale, come in altri paesi europei.

Con la petizione abbiamo portato le 9.700 firme raccolte finora e continuiamo a raccoglierne per fare pressione sui singoli parlamentari.

Questo è il momento. Il Parlamento sta discutendo la legge di Bilancio e le risorse per finanziare anche questa misura.  Se sei d'accordo firma subito e gira la mail ai tuoi contatti.


“La presidente ha dimostrato di sostenere la condivisione delle responsabilità tra madri e padri, e ha apprezzato il principio della petizione“ ha commentato Titti Di Salvo, promotrice della campagna e presidente di LED, Libertà e Diritti.  “Il congedo di paternità è un tassello fondamentale per raggiungere questa condivisione e una parità nella cura dei figli”.

Vedi e condividi il nostro video-commento dopo la consegna: su Facebook e su Twitter

Un progresso ieri è stato fatto anche alla Camera, dove avevamo già consegnato la petizione al presidente Fico. La Commissione Bilancio ha approvato un emendamento proposto dal Partito Democratico sull'estensione del congedo di paternità - sempre di cinque giorni - per il 2019.

E' un risultato ma possiamo fare di meglio.  Il congedo di paternità riguarda decine di migliaia di genitori e l'adesione è cresciuta a un ritmo esponenziale nei sei anni di sperimentazione.

Per questo motivo la raccolta delle firme non si ferma. Andiamo avanti sulla condivisione e sui diritti, tra le madri e i padri.
Grazie
Vittorio Longhi
PROGRESSI







AIB PALERMO. ACCREDITATO IL MESE DI OTTOBRE NEI CONTI UNICREDIT



Aib Palermo. Accreditato il mese di ottobre








I FORESTALI DI SAN GIUSEPPE JATO E SAN CIPIRELLO A SERVIZIO DEL VERDE PUBBLICO. IL COLLEGA SALVATOREPIETRO ROMANO: DOPO 30 ANNI CHEDIAMO FORTEMENTE AL GOVERNO REGIONALE L'AUMENTO DELLE GIORNATE


Foto pubblicate su facebook
da Salvatorepietro Romano

27 Ottobre 2018 di Salvatorepietro Romano
Anche oggi i forestali di San Giuseppe Jato e San Cipirello a servizio del verde pubblico (precari a vita). Dopo 30 anni chediamo fortemente al governo Regionale l'aumento delle giornate. Dopo tutti questi anni dateci la dignità che ci avete tolto vergognatevi

Forestali distretto 2 Palermo dopo aver pulito il verde pubblico della comunità di San Cipirello siamo stati chiamati e ci troviamo a San Giuseppe Jato per la pulizia del verde pubblico. Siamo sempre noi orgogliosi di essere forestali...precari da 30anni grazie a tutti i politici di destra e sinistra. Vergogna una forza lavoro che è ingrato di fare qualsiasi tipo di lavoro. Grazie presidente Musumeci. Non vi darò un giorno di tregua.......

























ARS, VARIAZIONI DI BILANCIO: ALLA FINE PAGHERANNO SANITÀ E AUTISTICI? AL VIA LA PRIVATIZZAZIONE DEI SEVIZI FORESTALI? CI SONO TANTE SOCIETÀ PRIVATE CHE VORREBBERO SOSTITUIRSI AGLI OPERAI DELLA FORESTALE. STIAMO INAUGURANDO UNA NUOVA ‘ERA’: LA FORESTAZIONE PRIVATA. SARÀ COSÌ?


Dal sito www.inuovivespri.it

di Giulio Ambrosetti 4 dicembre 2018
I 20 milioni di euro che avrebbero dovuto essere scippati ai disabili non ci sono più. Si è scoperto che sono stati impegnati. Così, per mettere a punto la manovra di variazioni di Bilancio bisognerà scippare 20 milioni di euro ad altre categorie. A chi? Alla sanità in primo luogo: niente più farmaci innovativi e trionfo dei farmaci generici. E altri 3,7 milioni di euro li potrebbero scippare agli autistici. Polemiche sui fondi a Catania: perché solo a questo Comune? Al via la privatizzazione dei sevizi forestali?

Grande confusione, in queste ore, a Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano. Dove sono in corso le trattative, modello ‘assalto alla diligenza’, per le cosiddette variazioni di Bilancio. I soldi di alcuni capitoli di spesa che non sono stati impegnati vanno a rimpinguare i capitoli già azzerati. Polemiche al vetriolo sui 10 milioni destinati al Comune di Catania, con le proteste dei sindaci di altri Comuni in dissesto. Ma il vero caos si riassume in una domanda: da dove verranno presi i soldi per una manovra di variazioni di Bilancio di circa 40 milioni di euro?

E qui, ieri, è andato in scena un mezzo parapiglia. Le nostre sono notizie frammentarie. Perché molto cose si dovrebbero chiarire oggi.

Cominciamo con il dato politico: le variazioni di Bilancio, che avrebbero dovuto essere approvate a scatola chiusa, perché aveva pensato a tutto il Governo, sono naufragate (QUI UN NOSTRO ARTICOLO DI QUALCHE GIORNO FA). Pronto accomodo, i deputati hanno chiesto di vedere come stanno le cose. E hanno fatto bene.

Nella prima stesura del disegno di legge sulle variazioni di Bilancio il Governo aveva trovato – o meglio, pensava di avere trovato – 20 milioni di euro scippandoli dal fondo destinato ai disabili. Ma ieri, in commissione Bilancio e Finanze, il dirigente generale del dipartimento Famiglia, Salvatore Giglione, si è presentato con un documento dal quale viene fuori che questi 20 milioni di euro sono già stati impegnati.

Adesso poniamo una domanda: cosa sarebbe successo se, la scorsa settimana, Sala d’Ercole avesse approvato il disegno di legge sulle variazioni di Bilancio a scatola chiusa? Semplice: che la Regione si sarebbe trovata con una legge di spesa approvata dal Parlamento dell’Isola pari a 40 milioni di euro con 20 milioni di euro mancanti…

Insomma, per dirla tutta, la rivolta dei parlamentari contro il Governo e contro il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, che avrebbero voluto impedire alle commissioni legislative di esaminare il disegno di legge sulle variazioni di Bilancio ha fatto risparmiare allo stesso Governo quella che in termini tecnico-giuridici si chiama una gran malafiura… (brutta figura per i non siciliani).

Pericolo passato. Resta, però, il problema. Visto che il dottore Giglione ha spiegato che i 20 milioni di euro per i disabili non possono essere tagliati bisognerà scipparli ad altre categorie. A chi?

Qui entriamo nel campo delle indiscrezioni. Che nel mestiere di cronista politico sono inevitabili.

Circa 8 milioni di euro il Governo – tanto per cambiare – potrebbero essere scippati alla sanità. Il Governo di Nello Musumeci avrebbe deciso: niente più farmaci innovativi. Sulla sanità siciliana, già all’osso, si risparmiano altri 8 milioni di euro!

Il messaggio è chiaro: chi è ricco i farmaci innovativi se li pagherà da sé. Negli ospedali pubblici siciliani ci si curerà con i farmaci non innovativi. E magari con i farmaci generici: olè! L’importante è non farlo sapere ai siciliani. Se state leggendo questo articolo dimenticate questo passaggio sui farmaci…  

Per la cronaca, la sanità siciliana è il muro basso. E’ da lì, da Fondo sanitario regionale che sono stati presi i soldi negli ultimi anni per sopperire ai tagli dello Stato.

Ricordate i ‘Patti scellerati’ firmati da Rosario Crocetta con il Governo Renzi? Sono i ‘Patti’ del giugno 2014 e del giugno 2016. Soldi della Regione siciliana finiti a Roma.

A questo si aggiunge lo scippo annuale un miliardo e 300 milioni di euro e rotti per ‘risanare’ i conti dello Stato che non si risanano mai.

Secondo voi tutti questi soldi che mancano dal Bilancio della Regione chi li ha pagati? Risposta semplice: quasi tutti la sanità siciliana.  

Con i fondi della sanità siciliana si pagano buona parte dei mutui della Regione, si pagano i precari, si paga una parte dei dipendenti delle società regionali (QUI UN NOSTRO ARTICOLO). E tante altro cose.

Quanti soldi hanno scippato, fino ad oggi, alla sanità siciliana? Solo due categorie di persone conoscono tutta la storia: gli alti dirigenti della Regione e giudici della Corte dei Conti. Noi comuni mortali lo possiamo solo immaginare.

Ci sono solo pochi momenti in cui qualcosa si riesce a capire: quando la politica siciliana – Governo e Ars – debbono trovare i soldi per pagare qualcosa o qualcuno in frett’e furia: e questo è uno di questi momenti.

Così avrebbero deciso di scippare altri 8 milioni di euro alla sanità siciliana.

E agli altri 12 milioni di euro? Da quello che abbiamo capito, ci sarebbero altri 3,7 milioni di euro che non sono stati spesi per gli autistici. Perché non sono stati spesi questi soldi per gli autistici è un mistero: ma non li hanno spesi. E adesso li vorrebbero ‘tecnicamente’ scippare agli autistici. 

Altri 6 o 7 milioni di scipperanno qua e là.

A questi 18-20 milioni di aggiungeranno altri 20 milioni di euro di soldi non spesi. Come possa fare una Regione ormai finanziariamente ridotta all’osso a non aver speso, con la ‘malura’ che c’è in Sicilia, 40 milioni di euro (a tanto ammonta la manovra di variazioni di Bilancio) non riusciamo a capirlo: ma tant’è.

A chi andranno ‘sti 40 milioni di euro? E qui si aprono le danze. A quanto pare 10 milioni di euro andranno al Comune di Catania per pagare gli stipendi ai dipendenti della stesso Comune. Sennonché, ieri, i vertici dell’ANCI Sicilia (Associazione nazionale dei Comuni Italiani) hanno fatto notare, sommessamente, che i Comuni siciliani che non possono pagare gli stipendi sono 40, forse anche 50.

Ci sarebbero anche le nove ex Province siciliane senza soldi per le quali, però, non è previsto nemmeno un euro nella manovra di variazioni di Bilancio. Perché? Così ha deciso il Governo Musumeci.

Insomma, il Comune di Catania viene prima di altri Comuni e prima delle nove ex Province. Perché? Perché è la città del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. Non vi basta come motivazione?

E poi, via, 6,2 milioni – dei 10 milioni destinati al Comune di Catania – erano già ‘etnei: gliene stanno aggiungendo, di milioni di euro, altri 3,8.

Sarà così? Stamattina, all’Ars, arriverà una delegazione di sindaco di Comuni in dissesto  pre-dissesto. Si attende un mezzo parapiglia.

In tutto questo bailamme  il Governo regionale siciliano ha trovato anche il tempo di avviare una sorta di privatizzazione della forestazione. Vero è che ci sono gli operai della Forestale. Ma ci sono anche tante belle società private che si improvvisano specializzate in lavori di forestazione e che vorrebbero cominciare a cimentarsi nel settore, sostituendosi agli operai della Forestale. 

Stiamo inaugurando una nuova ‘èra’: la forestazione privata. Si cominciò così, alla fine degli anni ’90 del secolo passato, con la Formazione professionale, quando i privati cominciarono a sostituirsi, piano piano agli Enti formativi storici. I risultati, oggi, sono sotto i nostri occhi: 8 mila dipendenti della Formazione licenziati e la Formazione nelle mani di nuove società ed enti privati. Fine della Formazione professionale pubblica.

Sarà così anche con la forestazione? Il SIFUS – il sindacato dei Forestali che si batte per la stabilizzazione degli operai di questo settore – ha lanciato l’allarme qualche giorno fa. A noi sembrava una cosa esagerata. Ci siamo sbagliati. Siamo davanti al tentativo di iniziare a privatizzare le attività forestali.

Anche nella Forestale finirà come con la Formazione professionale? Visto che hanno fatto ‘fallire’ alcuni Enti formativi no profit (‘novellando’ la materia, come dicono gli esperti), faranno anche ‘fallire’ le attività forestali pubbliche?

Oggi ne sapremo di più, perché il parlamentare Vincenzo Figuccia terrà una conferenza stampa nella quale si affronterà anche questo argomento.

Fonte: www.inuovivespri.it






SISTEMA MONTANTE. ‘IN SICILIA C’ERA UN GOVERNO PARALLELO’ E CROCETTA ERA ‘CONSAPEVOLE ESECUTORE’. IL BLOG: E PER I LAVORATORI FORESTALI? LE PRIORITA' ERANO ALTRE! GRAZIE CLAUDIO FAVA PER QUELLO CHE STAI FACENDO EMERGERE


Dal sito www.lasiciliaweb.it

04 Dicembre 2018
Sistema Montante. La commissione Antimafia ha ascoltato l’ex assessore regionale Marino. Fava: “A Palazzo Orleans le riunioni dell’esecutivo ‘ombra'”

PALERMO – “A Palazzo Orleans c’erano riunioni di governo parallele rispetto alla stanza in cui si riuniva la giunta, con presenze significative degli apparati burocratici”. Claudio Fava, presidente della commissione regionale Antimafia, racconta i retroscena saltati fuori dall’audizione di Nicolò Marino, ex magistrato della Dda di Catania ed ex assessore della giunta Crocetta, nell’ambito dell’inchiesta sul ‘caso Montante’.

“È stata la più lunga riunione della commissione Antimafia di questa legislatura, è durata due ore e 40 minuti – dice Fava -. C’erano molte cose da dire, più si va avanti più si trovano porte da aprire. Emerge un sistema di potere parallelo ‘poco siciliano’, inserito su un livello nazionale. Montante era un segmento, aveva funzioni operative e di rapporto, ma non era il terminale. Erano in ballo forti interessi economici, c’è stata una stagione di potere parallelo attorno a Confindustria”.

Fava spiega che “Marino ha confermato questo contesto. Nessuno poteva non sapere cosa rappresentassero all’inizio della stagione del suo governo, Crocetta, Lumia e Montante, e quali forti interessi si reggessero attorno a questa cabina di regia. A iniziare dal sistema dei rifiuti, che è quello che ha portato allo scontro frontale con Marino. C’era una funzione di Crocetta, che era ‘consapevole esecutore’, c’era un raccordo con il mondo dell’impresa espressa da Montante e una funzione di ‘tenuta complessiva’ gestita da Lumia”.

Anche alla luce di audizione di oggi nei prossimi giorni la commissione chiederà di sentire l’allora dirigente Patrizia Monterosso e l’avvocato Antonio Fiumefreddo, ex presidente di Riscossione Sicilia.




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Montante e quei rapporti con Gianfranco Miccichè che il Presidente dell’Ars ridimensiona. Il Blog: di Miccichè ricordiamo che ci voleva stabilizzare tutti, ma ancora non c'è riuscito. Ci sarà un perchè?

Confindustria tace sulle banche superprotette in Sicilia. Non si può fare macelleria sociale, ma i precari devono essere valorizzati e non utilizzati per mantenere il consenso nella perenne campagna elettorale

Forestali. Lumia, governo regionale mantenga impegni assunti. Chiedeva al governo regionale il varo della legge di riforma del settore, in attuazione dell'accordo sottoscritto con l'Assessore all'Agricoltura il 30 novembre dell'anno scorso. Poi da maggioranza si è dimenticato tutto



Confindustria, Lo Bello: fondi fas? Tutti persi. Semplicemente vergognoso come 1 miliardo per i forestali

Stabilizzare i forestali? Ritornello elettorale. Ivan Lo Bello: ma a chi conviene davvero stabilizzare i forestali? Oggi, forse, nemmeno ai diretti interessati

Formazione e forestali? Lavoratori di serie “B”. Parola di Ivan Lo Bello e Simona Vicari

Lo Bello: Monti metta mano ai conti della regione. Se fossimo stati controllati dallo stato noi siciliani non avremmo oggi 30 mila precari e 30 mila forestali

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Ivan Lo Bello: nessuno di noi pensa che i precari e i forestali debbano andare a casa, sono il frutto e le vittime di errori del passato

Fondi europei, l'attacco di Lo Bello: cacciamo i dirigenti. La spesa dei fondi Ue è a livelli disastrosi e questo è inaccettabile, specialmente in un momento di crisi come questo. Indignazione anche dal mondo sindacale

Lo Bello: per lunghi anni mentre il nord investiva e creava ricchezza il sud si dedicava a nutrire le clientele o pagare forestali ed lsu. Adesso le risorse sono finite ed è rimasto il deserto

Inchiesta sul porto di Augusta, indagato il Vicepresidente Nazionale di Confindustria Ivan Lo Bello. Il blog: noi a Lo Bello e a Confindustria, compreso l'attuale presidente regionale, Antonello Montante, non gli siamo stati mai simpatici

Varato il governo di Confindustria, niente incarichi per Montante e Lo Bello, coinvolti rispettivamente per concorso esterno ad associazione mafiosa il primo e associazione a delinquere il secondo




TURISMO, IL MINISTRO CENTINAIO: «SICILIA STA PERDENDO UN TRENO CHE NON RIPASSA». VIDEO


Dal sito www.lasicilia.it

04/12/2018 di Maria Elena Quaiotti

Video intervista sulle opportunità turistiche l'Isola non riesce a cogliere per l'incapacità di fare sistema

PALERMO - Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, sono stati oggi a Palermo, in Sicindustria, per discutere di "Infrastrutture e turismo per la crescita della Sicilia". A margine del convegno, il ministro Centinaio ha parlato di Sicilia e turismo e delle occasioni che l'Isola - ma non solo - sta perdendo per l'incapacità di fare sistema e di proporre una offerta credibile sui mercati.

Per attrarre turisti servono le infrastrutture, «io ho girato tanto la Sicilia come turista, posso dire di conoscerla tutta. Ma ci sono strade che neanche il terzo mondo ha. E’ un richiamo a me stesso, come governo. E per la rete ferroviaria c'è da mettersi le mani nei capelli» ha detto tra l'altro il ministro. 

VIDEO DI MARIA ELENA QUAIOTTI

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04 dicembre 2018

VARIAZIONE DI BILANCIO, L’UDC IN CONFERENZA STAMPA ALL’ARS. PRESENTATO EMENDAMENTO CHE CHE ASSEGNA 44 MILIONI DI EURO PER L’UTILIZZO IN ECONOMIA DEI LAVORATORI FORESTALI, NONCHÉ DI QUELLO DEI CONSORZI DI BONIFICA E DELL’ESA


Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia

Sul tavolo a fare il punto c’erano Vincenzo Figuccia, commissario metropolitano dell’Udc di Palermo, Eleonora Lo Curto capogruppo all’Ars dell’Udc, Maurizio Grosso segretario generale del Sifus ed Ernesto Abate segretario regionale Sifus-settore Consorzi di bonifica.
Apre i lavori Figuccia: “abbiamo voluto rappresentare l’azione che il gruppo parlamentare Udc sta portando avanti rispetto alla variazione di bilancio in corso di approvazione. Circa un centinaio di emendamenti sono stati presentati in commissione bilancio e di questi, oltre il 50% dalla coalizione di maggioranza, mentre arriva il parere contrario al testo della V e della VI commissione.
Abbiamo riscontrato – prosegue il parlamentare - come i 20 milioni di euro sui disabili gravi non siano disponibili, un fatto gravissimo che rappresentiamo al Presidente della Regione certi che si sta già lavorando per recuperare queste somme.
La vivacità del nostro lavoro è ben raffigurata dagli emendamenti che abbiamo presentato.
Sul Fondo delle autonomie abbiamo emendato l’articolato, chiedendo un sacrificio di buon senso alla Regione a supporto dei 55 comuni tra pre-dissestati e dissestati, sui quali non possono gravare gli interessi derivanti dall’accesso al fondo.
Abbiamo anche recuperato alcune somme: Brass Group, Associazione Nicholas Green, Istituto per l’incremento ippico, Eurispes, tutte risorse che possono essere destinate a intere categorie e padri di famiglia come i dipendenti delle Ipab presenti in quest’assise.
Un emendamento in particolare apposto all’articolo 3 comma 3, riguarda l’impegno di un capitolo di spesa la cui dotazione finanziaria ammonta a 44 milioni di euro, per l’utilizzo in economia diretta del personale del Corpo forestale, nonché di quello dei Consorzi di bonifica e dell’Esa.
Intestarsi iniziative a tutela di diritti lesi per dare uno slancio nuovo – conclude - è prioritario e credo sia possibile ispirandosi al modello del regime fiscale della Catalogna”.
Subito dopo interviene Maurizio Grosso: “la possibilità che ci viene data di intervenire su un tema portante ci ha consentito di verificare un’inversione di tendenza a metà. Così com’è la norma, il 30% andrebbe alle imprese e solo il 70% al territorio. La messa in sicurezza, nella morsa dei tempi di approvazione del testo, infatti, è supportata solo parzialmente dalle risorse. L’emendamento che abbiamo elaborato – prosegue il segretario generale del Sifus - intende impegnare le risorse in economia diretta di categorie che hanno un contratto di lavoro idraulico-forestale e che pertanto hanno tutte le caratteristiche per realizzare tutte quelle opere atte a tutelare la popolazione. Segue l’intervento di Ernesto Abate: “non è accettabile – dice - che nel 2018 si percepisca come un costo il lavoro strategico svolto dai Consorzi di bonifica che resta insostituibile per fronteggiare e prevenire le catastrofi naturali generate dai cambiamenti climatici. Noi abbiamo la possibilità di invertire la rotta rispetto alle problematiche legate al dissesto. I 44 milioni sono un inizio ma non sono sufficienti.; smottamenti ed esondazioni vanno prevenuti attraverso una riforma dei consorzi che sono nati con lo spirito di garantire la salvaguardia del territorio”.
Infine Eleonora Lo Curto: “la nostra determinazione per portare in tempi celeri la variazione di bilancio all’esame delle commissioni, si è scontrata con uno sdegnoso populismo che privo di ogni responsabilità, non sembrava affatto interessato a garantire il pagamento degli stipendi a migliaia di soggetti. La politica che ci appartiene si schiera al fianco di tutte le categorie fragili e per questo lo spirito dei nostri emendamenti, si fonda sulla priorità di intercettare diritti e bisogni di intere categorie che non sono zavorre, ma risorse preziose per il territorio.

Ecco il perché della nostra attenzione alle maestranze dell’Esa, piuttosto che alle professionalità dei Consorzi di bonifica e non ultimo, ai forestali. La nostra mission – conclude – è quella di difendere le prerogative della nostra insularità dalla quale determineremo le soluzioni di compensazione degli svantaggi che tutti noi siciliani a qualsiasi livello e titolo, paghiamo"






CANCELLERI, MANO TESA A MUSUMECI: «FIRMIAMO CONTRATTO PER SALVARE LA SICILIA». IL LEADER SICILIANO DEL M5S CHE DOPO LO SFOGO SULL'IMPRODUTTIVITÀ DEL GOVERNO LANCIA UNA CLAMOROSA OFFERTA


Dal sito www.lasicilia.it

04/12/2018 - Mario Barresi

Intervista con il leader siciliano del M5s che dopo lo sfogo sull'improduttività del governo lancia una clamorosa offerta

CATANIA - Il lunghissimo sfogo, alla fine, sfocia in un’offerta. Non nuova nel contenuto, ma sorprendente per tempistica e modalità. «L’affido al vostro giornale e sarà l’ultima volta che faccio una proposta del genere». Giancarlo Cancelleri si rivolge a Nello Musumeci: «Presidente, sbarazzati delle tue zavorre. Liberati dei vecchi scarponi e delle vecchie logiche, alleggerisciti del peso degli impresentabili e dei poltronari. E incontriamoci. Ma, se vieni, non portare carte già scritte. Porta con te soltanto un foglio bianco e un paio di penne. Per scrivere assieme una qualcosa - chiamiamolo mini-contratto di governo, chiamiamolo patto per la Sicilia, chiamiamolo decalogo - che serva a salvare il tuo governo. Ma soprattutto, e te lo dico da cittadino, ciò a cui tengo di più: il futuro della nostra terra».

Al governatore il dovere di rispondere alla proposta (e il diritto di ignorarla) del suo rivale politico. Che, per la verità, avevamo interpellato per commentare il sondaggio sul primo anno di governo regionale.

Cancelleri, che ne pensa?

«Penso che non c’era bisogno di una rilevazione demoscopica, ma basta uscire e stare in strada per capire che la sfiducia e la delusione sul governo Musumeci sono molto diffuse, anche fra chi un anno fa l’ha sostenuto e votato».

Il governatore definisce «molto discutibile» il risultato del sondaggio. E ricorda che l’istituto che lo ha realizzato «aveva pronosticato un anno fa la vittoria dei nostri avversari».

«Era un momento della campagna elettorale in cui tutti i sondaggisti davano un testa a testa fra noi due e quello di Keix a cui fa riferimento Musumeci mi dava uno 0,2 per cento in più a un mese dal voto. Non penso che sia lesa maestà... Comunque, se il presidente non si fida, scelga pure un istituto qualsiasi per fare le stesse domande ai siciliani, il sondaggio glielo pago io. Non credo che darà un risultato diverso. Magari però, io aggiungerei un’altra domanda: chi voterebbe fra Musumeci e Cancelleri oggi?».

E niente, ancora non ha superato lo shock da sconfitta elettorale. Alcune volte sembra l’ultimo soldato giapponese convinto che la guerra non sia ancora finita.

«Non è così, nel modo più assoluto. È passato un anno, sono cambiate tante cose. Allora, per essere chiari: secondo me, oltre all’incapacità di amministrare, la responsabilità più grande che Musumeci si sta assumendo in questo momento è non rispondere all’opportunità che il governo nazionale, di estrazione diversa, gli dando tendendogli la mano in un clima distensivo e collaborativo. Lo so bene che la guerra è finita. Tant’è che i nostri ministri hanno offerto soluzioni sui fondi per la continuità territoriale e sul commissario straordinario “modello Genova” per sbloccare i cantieri delle strade provinciali, ricevendo, in cambio ostruzionismo e silenzi».

A proposito: Musumeci dice che continuerà a «lavorare in silenzio».

«Il silenzio, questo silenzio, è la peggiore risposta ai siciliani. Lui lo dice per differenziarsi da Crocetta, ma ormai i ruoli si sono invertiti: in campagna elettorale dicevo che Musumeci era il Crocetta del centrodestra, ora mi viene da pensare che Crocetta fosse il Musumeci del centrosinistra... Il presente è peggio del passato».

Nemmeno l’opposizione esce bene dal sondaggio: bocciata da 7 siciliani su 10. E quello del M5S è il gruppo più pesante e dunque più esposto.

«L’opposizione è stretta fra le selve oscure di Miccichè e le paludi del governo. Abbiamo 100 ddl fermi in commissione. Ogni tanto, come per i parchi e per i rifiuti, ne spunta uno un versione fotocopia del governo. L’ho già detto: questo è un gioco da bambini che non può essere più tollerato. Musumeci è circondato da incapaci, il 4 in pagella per qualche assessore è anche sin troppo magnanimo. Ora ci dica cosa vuole fare da grande: continuare con un basso profilo che per noi significa nessun profilo o dare una svolta al suo governo e salvare la Sicilia?».

L’intervista si conclude con l’appello di cui sopra: un foglio, due penne, un contratto di governo da scrivere. A parlare, ve lo assicuriamo, è sempre la stessa persona.

Twitter: @MarioBarresi





I 5 STELLE ALL’ARS COMMENTANO I RISULTATI IMPIETOSI DEL SONDAGGIO CHE STRAPAZZA L’ESECUTIVO MUSUMECI. LA DEPUTATA. “ABBIAMO VISTO SOLO INADEGUATEZZA E ASSENZA DI PROGRAMMAZIONE”. LE RIFORME ANNUNCIATE SONO SPARITE DAI RADAR


Dal sito www.sicilia5stelle.it

03 Dicembre 2018
Zafarana (M5S): “Governo del nulla già ampiamente bocciato dai siciliani. Nessuna sorpresa, ci avrebbe meravigliato il contrario”.   
“A poco più di un anno  delle regionali  il governo del nulla è stato clamorosamente bocciato dai cittadini. La cosa non ci meraviglia  affatto, anzi, ci avrebbe sorpreso, e molto, il contrario. Anche facendo un notevole sforzo di memoria non ci sovviene nulla per cui questo esecutivo possa essere ricordato, se non per la sua inconsistenza e per la sua inadeguatezza in tutti i campi, rifiuti, sanità e fondi europei in primis. Per non parlare delle strade provinciali e della continuità territoriale, per le quali pochissimo è stato fatto, nonostante l’ottima predisposizione del governo nazionale”.
Lo affermano i deputati 5 stelle all’Ars commentando il sondaggio commissionato da “la Sicilia” sul gradimento dell’esecutivo regionale e di Musumeci.
“Musumeci – afferma la capogruppo Valentina Zafarana- è in caduta libera, mentre tutti i suoi assessori riportano voti bassissimi. E non poteva essere altrimenti, le riforme annunciate sono sparite dai radar, mentre anche il Parlamento è costretto a vivacchiare per mancanza di input governativi. Il presidente asserisce che questo è il tempo della semina? Aspettiamo, ma con questi presupposti non ci vuole a molto prevedere miseri raccolti”. 

Fonte: www.sicilia5stelle.it


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IL PRESIDENTE F.A.S. SICILIA: DOPO AVER VISITATO MONTE PELLEGRINO, UNA DELLE MONTAGNE PIÙ BELLE DELLA SICILIA NON RIESCO A RIMANERE IN SILENZIO



Ricevo e pubblico
dal Presidente F.A.S. Sicilia
Dott. Forestale Salvatore Ferrara

I boschi su questa meravigliosa montagna sono in uno stato di degrado sempre più avanzato, piante vecchie, secche e bruciate la fanno diventare una polveriera pronta ad esplodere ogni anno nei mesi estivi, nessun intervento di rinaturalizzazione, sentieri istruiti dalle piante abbattute dal vento, cartelli sentieristici poco leggibili, fabbricati regionali in stato di degrado e abbandono, le attività turistiche e ricettive in crisi. Questa per me è la foto della montagna in questo momento dopo decenni di proclami e solo proclami. Ricordo quando il giornale la Repubblica il 28 luglio 2017 ad un anno dall’incendio che ha distrutto il sessanta per cento del bosco apriva con il titolo Monte Pellegrino rinasce dopo la devastazione degli incendi, il Comune e il dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Palermo avviano il progetto di recupero, ma dove sono finiti questi due enti? i soliti progetti e proclami rimasti in un cassetto. Nessuna idea nè proposta forestale all’orizzonte. Chi più di tutti dovrebbe in questo momento tutelare questi ambienti (università, associazioni, amministrazioni, politici) rimangono celati nel silenzio. C’è una categoria chiamata forestali, Dottori, tecnici, guardie forestali ed operai, tutti dimenticano di collaborare, tutti si discriminano a vicenda eppure lavorano insieme all’interno di una grande Fabbrica che si chiama Ambiente naturale, ognuno di essi nell’ambito delle proprie funzioni e dei propri compiti dovrebbero tutelare e valorizzare l’ambiente e i cittadini che lo vivono, ma nessuno fa niente. Oggi mi viene da dire i forestali sono esistiti in Sicilia? Ci sono? nessuna voce nessun segnale da parte loro all’orizzonte. Mentre tutti hanno gli occhi puntati solo sugli operai forestali Siciliani, che tra mille colpe devono solo essere gestiti e diretti sui lavori, coloro che hanno la vera responsabilità politica, intellettuale e progettuale dell’intero comparto ambientale e forestale siciliano sia pubblico che privato si nascondono e vendono il loro silenzio alla politica e al mondo sindacale. Io non riesco a vivere nel buio, nel silenzio e nelle menzogne politiche istituzionali e sindacali, mi ribello al sistema e metto in evidenza attraverso queste foto lo stato attuale dei luoghi su Monte Pellegrino, foto che rispecchiano, secondo me, la vergognosa vicenda ambientale dell’intero territorio Siciliano. Da anni vivo e mi batto con la speranza che un giorno la figura del forestale esca allo scoperto e faccia il suo dovere.

Presidente F.A.S. Sicilia
Dott. Forestale Salvatore Ferrara














IL SONDAGGIO. LA GRAMIGNA DELLA SFIDUCIA. I SICILIANI NON CREDONO ALLA POLITICA


Dal sito livesicilia.it

di Salvo Toscano
Dall'ultimo sondaggio pubblicato emerge un quadro desolante, che non risparmia le opposizioni.

Nello Musumeci fa il suo mestiere e minimizza l'esito del sondaggio realizzato da Keix Data for Knowledge per La Sicilia. Una rivelazione che racconta di come il gradimento del suo governo regionale è in calo e oggi lo rivoterebbe solo il 27 per cento dei siciliani. Il commento del governatore, che non risparmia una frecciata polemica a chi ha realizzato il sondaggio, si incentra sulla “fase” del suo governo, che è quella “della semina e non del raccolto”. Tutto previsto, insomma, i primi anni saranno caratterizzati dal cercare di mettere ordine al disastro, poi i frutti arriveranno. L'auspicio per la Sicilia è che abbia ragione lui. Al momento resta il malcontento di un elettorato senza più fiducia. E al di là delle valutazioni sul passo prudente del governo in questo primo anno, l'elemento forse più interessante che emerge dalla rilevazione pubblicata dal quotidiano di Catania è proprio la fotografia dell'evaporazione della fiducia dei siciliani. Non solo verso il governo - non verso il governatore, che è ancora considerato affidabile da metà dei siciliani - ma verso la politica tutta. Perché sì, il governo Musumeci si becca un brutto quattro in pagella per il suo operato. Ma molto meglio non va a chi non ha responsabilità di governo e teoricamente dovrebbe giovarsi delle difficoltà di Palazzo d'Orleans. La Sicilia, infatti, scrive che "il 69 per cento dei siciliani boccia anche le opposizioni, il cui insieme viene 'stroncato' dall'elettorato con un 33% fiducia ed un 31% di gradimento: il 67 non si fida neanche di chi si oppone e Musumeci ed esprime un verdetto negativo su chi dovrebbe rappresentare l'alternativa”.

Insomma, sintetizzando, i siciliani, o almeno la maggioranza dei siciliani, non si fiderebbero più di nessuno, o quasi. Un dato che in fondo non va in controtendenza rispetto a quello, che viene sistematicamente dimenticato all'indomani delle elezioni, dell'astensione. Che alle Regionali ormai assume stabilmente dimensioni mostruose. Il fatto che i siciliani non votino più dà la misura della disaffezione e della sfiducia dell'elettorato. Tanto più che le inchieste giudiziarie in giro per la Sicilia sollevano il sospetto che alcune fette di quanti ancora si recano alle urne lo facciano in un contesto di compravendita del voto.

Sfiducia è la parola chiave. Una sfiducia figlia della constatazione di come la Sicilia faccia fatica a uscire da un vortice che da anni la risucchia verso il basso. Malgrado i cambi di colore politico a Palazzo d'Orleans. Una sfiducia che è anche figlia del progressivo svelarsi, attraverso altre inchieste giudiziarie, dell'influenza invadente di gruppi di pressione che avrebbero negli ultimi vent'anni condizionato la macchina della Regione, dalla Sanità ai Rifiuti, dalle Attività produttive ai Trasporti, dalla Formazione professionale all'Energia. “Sistemi” consolidati che avrebbero o hanno fatto breccia in un Palazzo che ha sofferto prima di tutto la debolezza della politica. Una debolezza che non risparmia nessuno. Chi governa, certo, con tutte le difficoltà di farlo in un quadro disastroso. Ma anche chi sta all'opposizione. I 5 Stelle volano quando il voto assume valenza nazionale e più politica, arrancano sistematicamente quando la dimensione della contesa si restringe sui territori. Il Partito democratico subisce ceffoni da anni alle urne e non trova di meglio da fare che consumarsi in una faida interna senza esclusione di colpi in cui le due anime dei dem si accapigliano sui cavilli congressuali, mentre nel resto d'Italia alle consultazioni degli iscritti nei circoli – racconta L'Espresso – vanno a votare quattro gatti.

“Verrà la stagione del raccolto”, assicura il governatore rivendicando la scelta di governare in silenzio. Il rischio, però, è che per quel momento, la gramigna della sfiducia abbia finito di devastare il campo della politica siciliana.
03 Dicembre 2018 

Fonte: livesicilia.it






AFFARI ISTITUZIONALI. UNA PIOGGIA DI NOMINE ALL'ARS. L'INCOGNITA DELLA PRIMA COMMISSIONE


Dal sito livesicilia.it

di Andrea Cannizzaro
Dai designati al Cga ai prossimi commissari degli Iacp. Si attende il via libera dei deputati.


PALERMO -  Domani la prima Commissione dell’Assemblea regionale siciliana, la commissione Affari istituzionali, torna a riunirsi per discutere di alcune nomine varate dal governo regionale e ora in attesa della ratifica parlamentare. Si tratta delle nomine a consiglieri laici del Cga, il Consiglio di giustizia amministrativa, e delle nomine dei presidenti degli Iacp, gli Istituti autonomi per le case popolari. Ma il passaggio nella commissione  presieduta dal forzista Stefano Pellegrino non è mai così scontato. Altre volte i deputati hanno messo i bastoni di traverso ai designati dal governo e anche in quest’occasione potrebbero non mancare gli ostacoli.

Non è ancora detta l’ultima parola quindi sulle nomine al Cga. I giudici del Consiglio di giustizia amministrativa, l’equivalente del Consiglio di Stato in Sicilia, sono in parte togati, e quindi giudici che hanno fatto carriera nella magistratura amministrativa, e in parte laici e cioè giudici nominati dalla politica. Il governo guidato da Nello Musumeci ha deciso di riempire i posti vacanti con  l‘ex presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e l’avvocato palermitano nonché ex assessore all’Agricoltura del governo Crocetta, Nino Caleca. Ma proprio sulla nomina di quest’ultimo peserebbe il pesante giudizio del gruppo parlamentare del Movimento Cinque stelle. Per i deputati pentastellati “la figura in questione, ha troppe relazioni con importanti imprenditori e politici tuttora in carica per poterne vagliare in maniera terza i procedimenti”.

La prima Commissione dovrebbe poi vagliare le nomine per gli Iacp. Alla presidenza dell’Istituto competente per la provincia di Palermo è designato Nunzio Moschetti, a Catania dovrebbe andare Angelo Sicali, a Messina Giuseppe Calabrò e a Siracusa Nicoletta Piazzese. Per l’Iacp di Trapani infine è stato nominato Paolo Ruggeri. Al momento questi enti non sono retti da dei commissari straordinari ed è proprio di questi giorni la decisione del governo che riguarda  la transizione alla guida dell’istituto trapanese: il governo ha revocalo l’incarico a Giuseppe Pirrello nominando al suo posto Ettore Foti, il capo di gabinetto dell’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone.

La prima commissione di Palazzo dei Normanni sulle nomine effettua un’attività di controllo: verifica che i nominati abbiano i requisisti, ma l’esperienza remota e recente dimostra come il voto favorevole non sia scontato. Si ricorderà, infatti, che in questa legislatura, la commissione parlamentare ha fatto saltare le nomine di due dei consiglieri d’amministrazione indicati per Riscossione Sicilia. Il confine fra ragioni tecniche e ragioni politiche, infatti, nella commissione Affari Istituzionali si fa a volte labile e alcuni deputati della “coalizione di governo”, dissidenti dalla linea, trovano facilmente modo di votare con l’opposizione e non fare passare i designati. Anche in passato, durante l’esperienza del governo Crocetta alcune nomine, ad esempio in occasione delle nomine dei consiglieri di amministrazione dell'Irsap o dei direttori generali della Sanità, furono fermate dai parlamentari. E proprio le nomine dei manager della Sanità saranno un ulteriore banco di prova per la coalizione che appoggia il governo e che in prima commissione dovrà trovare la maggioranza.

Insomma dalle nomine all’approvazione del disegno di legge sulle variazioni di bilancio, nelle prossime settimane, a Palazzo dei Normanni, sia in commissione che in aula, non mancheranno i banchi di prova. L’ultima cartina tornasole disponibile sullo stato della maggioranza è di giovedì scorso, quando, per la terza volta consecutiva, non ci sono stati i numeri sufficienti per approvare il ddl sui debiti fuori bilancio. Qualcuno a Palazzo dice che questo sia un modo per alzare la posta in vista della Finanziaria. È chiaro però che prima della discussione della legge di stabilità non mancano le occasioni per verificare la tenuta della “coalizione di governo”.

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03 Dicembre 2018 
Fonte: livesicilia.it