29 dicembre 2017

RAPPORTI ISTITUZIONALI - SINDACO INCONTRA PRESIDENTE COMITATO CONSULTIVO PROVINCIALE INAIL



28 Dicembre 2017
Il Sindaco, Leoluca Orlando, ha incontrato oggi a Palazzo delle Aquile il Presidente del Comitato Consultivo provinciale delll'INAIL di Palermo, Michelangelo Ingrassia, in occasione del cinquantacinquesimo anniversario dalla istituzione del Comitato Consultivo provinciale.

Ingrassia ha donato al Sindaco una copia della Gazzetta Ufficiale recante la pubblicazione della norma istitutiva delll'Ente (foto).

"E' stata l'occasione - ha dichiarato Orlando -  per uno scambio di auguri di buon lavoro e buon anno nello spirito di una proficua collaborazione istituzionale".



Fonte: www.comune.palermo.it





LA COMMISSIONE BILANCIO DA L'OK ALLE SPESE DEL SETTORE FORESTAZIONE. SPECIALMENTE PER QUANTO CONCERNE LA FASE DI PREVENZIONE, CON LA CREAZIONE DEI VIALI PARAFUOCO. IL BLOG: SI ERA DETTO CHE AD APRILE SIA L'ANTINCENDIO CHE LA MANUTENZIONE DOVEVANO ESSERE AVVIATI. INOLTRE, L'ASSESSORE BANDIERA AVEVA DETTO CHE C'ERANO I FONDI PER EFFETTUARE TUTTI 151 GIORNATE

Ars, la commissione stralcia metà esercizio provvisorio. Ok solo a norme tecniche. Musumeci: «Faremo altro ddl».




SIMONE OLIVELLI 
POLITICA – La necessità di approvare entro l'anno l'autorizzazione a procedere in dodicesimi fino a marzo ha portato i deputati a rinviare la valutazione sugli articoli riguardanti disabili, dipendenti partecipate, personale sanitario delle carceri e reti idriche. Discorso diverso per il settore forestazione, che potrà essere pianificato senza vincoli

Nessun passo indietro sui propositi annunciati negli scorsi giorni - e utili a lanciare un primo segnale di discontinuità rispetto al passato - ma solo l'esigenza di liberare la spesa corrente per i prossimi mesi approvando entro fine anno l'esercizio provvisorio. Dietro alla decisione di stralciare le norme che avrebbero dovuto accompagnare l'ennesimo ricorso alla pianificazione finanziaria in dodicesimi della storia recente della Regione, non c'è alcun dietrofront di natura politica, ma solo l'attenzione a fare tutto entro i tempi previsti ed evitando ulteriori passaggi nelle commissioni di merito. Ad assicurarlo ieri sera, poco dopo che la commissione Bilancio dell'Ars ha dato il via libera a due (più un comma) dei sette articoli del ddl pensato dalla giunta Musumeci - quelli di natura tecnica più una norma sui precari degli enti locali - sono stati in molti nelle file della maggioranza.

E a ribadirlo, a margine della decisione della seconda commissione, sono stati lo stesso presidente della Regione e l'assessore all'Economia Gaetano Armao, con una nota in cui sottolineano che verrà approvato «un distinto disegno di legge che conterrà tutte le norme espunte dal provvisorio, ritenute di urgente e fondamentale interesse per i siciliani». Tra esse le misure riguardanti l'assistenza ai disabili gravi. Un articolo che alla vigilia del passaggio in commissione era stato osteggiato dal Movimento 5 stelle: «Sarebbe una follia un eventuale stop dell'erogazione dell'assegno di cura per queste persone - ha dichiarato il gruppo cinquestelle - Analogamente inaccettabile è il fatto che non sia stato completato il censimento dei disabili che doveva essere portato a termine entro il 5 ottobre. Si ricerchino le responsabilità per questa ennesima inefficienza e chi ha sbagliato venga accompagnato alla porta». 


Nel ddl, che dovrebbe essere confezionato già oggi dalla giunta, dovrebbero trovare spazio sia l'articolo relativo alla confluenza dei dipendenti delle società partecipate in liquidazione nell'albo unico, già istituito con la legge di assestamento al bilancio 2014, che quello riguardante il trasferimento dal ministero della Difesa alle Asp del personale sanitario in servizio nelle carceri siciliane, con un'ulteriore proroga dei loro contratti fino a giugno. Stessa sorte per le norme a favore del passaggio delle rete idriche dalla Ente Acquedotti Siciliani (Eas) in liquidazione ai Comuni.


Ad avere avuto l'ok, poiché collegato all'articolo uno sull'esercizio provvisorio, è stato invece il comma che prevede lo svincolamento dalle limitazioni, previste dalla gestione in dodicesimi, delle spese relative al settore forestazione. L'intervento era stato annunciato nei giorni scorsi da Musumeci, con l'intento di consentire una migliore pianificazione della stagione antincendi, specialmente per quanto concerne la fase di prevenzione, con la creazione dei viali parafuoco. 


Fonte. meridionews.it


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Spostare il cursore al minuto 11:00 circa



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CRACOLICI CONTRO IL SUO GRUPPO ALL’ARS: “STA PREVALENDO LA PEGGIORE MEDIOCRITÀ, NON MI FARÒ ISOLARE”


28/12/2017
“Basta guardare l’esito delle votazioni nelle commissioni dell’Ars e ascoltare le recenti dichiarazioni di Miccichè per non avere più dubbi su quello che è successo: c’è stato un accordo fra il centrodestra e un pezzo del gruppo Pd. Continuo a pensare che il Pd debba rispettare il risultato elettorale ed essere forza di opposizione”.
Lo scrive su Facebook il deputato regionale del Pd, Antonello Cracolici. “Io il risultato elettorale l’ho accettato e l’ho rispettato, e fin dal primo giorno della legislatura ho lavorato per battere il centrodestra e mettere in evidenza tutte le contraddizioni di una coalizione che si tiene insieme con lo scotch: invece – aggiunge – qualcuno nel mio gruppo ha lavorato nella direzione opposta, stringendo un accordo nascosto dietro il voto segreto che prevede il sostegno stabile al centrodestra nel corso della legislatura. Mi sono opposto a questo accordo, ma a chi pensa di volermi mettere a tacere dico che si sbaglia di grosso, e che forse non mi conosce bene: sono un combattente, la mia battaglia politica è appena iniziata”.
“È chiaro che nel Pd sta prevalendo la peggiore mediocrità di chi pensa che la politica si alimenti attraverso ciò che si può racimolare oggi, senza una visione del domani – prosegue – Sta prevalendo un modello consociativo e subalterno, ma non mi farò certo relegare al ruolo di indipendente di Sinistra all’interno del mio partito”.

Fonte: palermo.blogsicilia.it




SCIOLTE LE CAMERE: AL VOTO IL 4 MARZO. NESSUNA INDICAZIONE DI VOTO DA PARTE DEL BLOG



28/12/2017 
Si voterà il 4 marzo. La data delle prossime elezioni politiche è stata indicata durante il Consiglio dei ministri.
Poco prima il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, aveva firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, controfirmato dal presidente del Consiglio dei ministri Gentiloni.
Gentiloni ha presentato per la firma i seguenti atti deliberati dal Consiglio dei Ministri:
Il decreto di convocazione dei comizi elettorali per le elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati per il 4 marzo 2018, nonché di determinazione della data della prima riunione delle nuove Camere fissata per il 23 marzo 2018.
Il decreto di assegnazione alle Regioni del territorio nazionale e alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per le elezioni per il Senato della Repubblica.
Il decreto di assegnazione alle circoscrizioni elettorali del territorio nazionale e delle ripartizioni al territorio della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per le elezioni della Camera dei Deputati.



L'INTERVISTA. "LA MIA BATTAGLIA ERA GIUSTA. SI RISCHIA GOVERNO MICCI-MECI"



di Salvo Toscano
Figuccia: "L'invito al silenzio del presidente è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso".

PALERMO – “Non vorrei che si stesse profilando una sorta di governo-ombra, un governo Micci-meci”. Nel suo primo giorno da politico “con le mani libere”, Vincenzo Figuccia rincara la dose, dopo le sue dimissioni da assessore regionale. “Mi ero illuso della possibilità che questo governo rappresentasse un'alternativa alla mala politica del passato della quale tutti noi sin d'ora, portiamo le stimmate. E invece nessuna garanzia per quelle centinaia di migliaia di siciliani che arrancano per arrivare a fine mese”, dice il politico palermitano. Parlando però prima che dall'ufficio di presidenza dell'Ars arrivi la notizia della delibera per provare a limitare comunque gli stipendi. Notizia che successivamente Figuccia saluta con soddisfazione: “Conferma che la mia è una battaglia giusta”.

“Ho sempre risposto in modo autentico alla mia vocazione e per questo non potevo portare avanti un mandato che mi teneva stretto nella morsa di una gabbia d'oro fatta di formalità e ipocrisie”, dice l'ex assessore uscito dalla giunta dopo che le sue critiche a Gianfranco Miccichè sul tema degli stipendi dei dipendenti dell'Ars hanno suscitato una levata di scudi nella maggioranza a difesa del presidente dell'Ars. Isolamento che Figuccia imputa a un “sistema che ha provato a farmi credere addirittura pazzo davanti alla solidarietà espressa da tutti a Micciché, il deus ex machina che difende 'giustamente' i privilegi di pochissimi a scapito di un'intera regione. Ai protagonisti di questo fantomatico sistema dico che io non sono solo, sono con la mia gente che è la vera ricchezza di un uomo libero come me”.

Anche a costo di sacrificare una poltrona?

“Sì, la politica è cambiata. Basta guardare al Movimento 5 Stelle: sta cambiando veramente tutto. E oggi mi ha impressionato un post che diceva 'siamo tutti Figuccia'. La cosa che mi ha fatto male è stata la nota dei capigruppo. Oltre ai silenzi del presidente della Regione”.

Insomma, lei sta dicendo che non si sentiva più nel posto giusto?

“In queste elezioni c'è stato un atto di fiducia della gente, che voleva un governo di discontinuità. Io a distanza di un mese vedo Savona presidente della commissione Bilancio, vari personaggi che si aggirano nel Palazzo. Mi sembra che ci sia una sorta di salto nel passato. Non vorrei che ci fosse un governo 'Miccimeci', con un presidente della Regione silente che invita i suoi assessori a tacere. Ecco, quell'invito per me è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, mi è sembrato pesante nei toni e nei contenuti. Io non sto zitto. Soprattutto se sto lavorando in un sistema con fili ad alta tensione”.

Parla dei rifiuti?

“Era una sedia isolata, e rispetto alla delega e rispetto al sistema politico. Dove mi sembra che una certa burocrazia doveva essere ingraziata da una certa politica in una fase di avvio di legislatura”.

Alla fine però l'ufficio di presidenza dell'Ars ha deciso di provare a imboccare la strada dei tagli. Questo fa cambiare le sue valutazioni?

“La delibera è una conferma che la battaglia che è stata avviata è una battaglia giusta. Il fatto che si stia arrivando a più miti consigli lo considero un fatto positivo. Significa che la mia posizione anche dura è servita a qualcosa. Sono certo che i siciliani apprezzeranno questo dietro front. Soltanto gli stupidi non cambiando idea e mi fa piacere che Miccichè abbia cambiato idea”.
29 Dicembre 2017

Fonte: livesicilia.it





28 dicembre 2017

FORESTALI. LA LIMITAZIONE AI DODICESIMI NON SI APPLICA ALLE SPESE RELATIVE ALLE GARANZIE OCCUPAZIONALI



La limitazione ai dodicesimi non si applica alle spese relative alle garanzie occupazionali degli operai del settore della forestazione di cui alla Missione 20 - Programma 3 (capitolo 215746), Missione 16 - Programma 1 (capitolo 156604) e alla Missione 9 - Programma 5 (capitolo 150514)




STIPENDI D'ORO PER I BUROCRATI DELL'ARS. MICCICHÈ SU TGS: TRATTATIVA COI SINDACATI PER RIPRISTINARE IL TETTO DEI 240MILA EURO



di Giacinto Pipitone— 28 Dicembre 2017
PALERMO. Primo, timido, passo per provare a evitare la reintroduzione dei maxi stipendi per i burocrati dell’Ars. Il Consiglio di presidenza del Parlamento ha dato mandato al collegio dei questori di avviare la trattativa con i sindacati per determinare un nuovo tetto. Lo ha annunciato il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, nel corso di Cronache Siciliane, la trasmissione di approfondimento di Tgs.
Dal primo gennaio scade l’accordo firmato a fine 2014 per limitare gli stipendi a un massimo di 240 mila euro. Dunque automaticamente le buste paga di gennaio lieviteranno e, se non verranno introdotti nuovi limiti, le retribuzioni annuali arriveranno fino anche a 350 mila euro. Da qui una polemica che ha segnato il solco fra il Palazzo e l’opinione pubblica.
Miccichè, dopo aver difeso nei giorni scorsi gli aumenti, oggi ha tenuto una linea diversa. «Il Consiglio di presidenza dell’Ars - ha detto - considerata l’impossibilità di interventi non concertati con le organizzazioni sindacali, all’unanimità, ha dato mandato a Giorgio Assenza, come membro anziano del collegio dei questori, all’immediato avvio delle trattative sindacali al fine di arrivare entro 60 giorni ad un accordo che possa ripristinare il tetto attuale dei 240 mila euro o, quantomeno, introdurre dei limiti alle indennità stipendiali previste prima della riduzione».
Dunque le buste paga cresceranno ma si proverà a riportarle sotto i 240 mila euro in due mesi. Stamani era stato il presidente della Regione, Nello Musumeci, a schierarsi contro gli aumenti: «Stipendi già dignitosi non possono essere aumentati. Le istituzioni siano da esempio in momenti di grave crisi economica».

Fonte: gds.it




SICILIA; POLITICA: EX ASSESSORE FIGUCCIA, PER ME PRIMO GIORNO CON MANI LIBERE, ALTRI SI AGGRAPPANO A MICCICHÉ VERO DEUS EX MACHINA DEI PRIVILEGI



Ricevo e pubblico
dall'ex assessore Figuccia

PALERMO – “Ho sempre risposto in modo autentico alla mia vocazione e per questo non potevo portare avanti un mandato che mi teneva stretto nella morsa di una gabbia d'oro fatta di formalità e ipocrisie - queste le parole forti  di Vincenzo Figuccia, assessore dimissionario che prosegue - Mi ero illuso della possibilità che questo governo rappresentasse un'alternativa alla mala politica del passato della quale tutti noi sin d'ora, portiamo le stimmate. E invece nessuna garanzia per quelle centinaia di migliaia di siciliani che arrancano per arrivare a fine mese. Un sistema che ha provato a farmi credere addirittura pazzo davanti alla solidarietà espressa da tutti a Micciché, il deus ex machina che difende "giustamente" i privilegi di pochissimi a scapito di un'intera regione. Ai protagonisti di questo fantomatico sistema dico - prosegue -  che Io non sono solo, sono con la mia gente che è la vera ricchezza di un uomo libero come me. Sappiate che la libertà non ha prezzo anche se questa comporta sacrificare posizioni di privilegio come quella che ricoprivo. Ma perseguire la propria vocazione è cosa più grande. Starò al fianco della mia gente che amo e che difenderò con tutto me stesso, già a
partire da questo mio primo giorno da Uomo libero"- conclude Figuccia.




GLI AUGURI DI FINE ANNO DEL GOVERNATORE. “DUE ANNI PER RISANARE UNA REGIONE RIDOTTA IN MACERIE”, IL PIANO DI MUSUMECI PER LA SICILIA: NESSUN SOSTITUTO PER FIGUCCIA, IL PRESIDENTE SI TIENE LA DELEGA AI RIFIUTI



28 Dicembre 2017
Siamo nella fase conclusiva dell’opera di ricognizione del bilancio e da qui partiremo per ricostruire un percorso per la Regione siciliana. I dati che emergono sono allarmanti e li renderemo noti entro la metà di gennaio. Non ci scoraggiamo. Sapevamo che avremmo trovato macerie ci vorranno due anni per rimettere la macchina in carreggiata. Nessuno si aspetti risultati immediati ma segnali di cambiamento si” Così il presidente della Regione Nello Musumeci incontrando la stampa per gli auguri di fine anno
Stiamo definendo la rotazione dei dirigenti – prosegue -. Una opera che serve anche a ritrovare entusiamo in nuovi incarichi. Noi andremo negli uffici per motivare tutti. Non solo i dirigenti generali ma anche quelli di seconda e terza fascia per motivare tutti e far sentire che l’aria é  cambiata”.
“Sul fronte delle infrastrutture abbiamo anche avviato una  interlocuzione col Ministro Delrio. L’interlocuzione col Governo nazionale é positiva come dimostrano anche gli incontri con il vice presidente Armao. Dispiace interrompere per effetto della campagna elettorale nazionale”.
Musumeci parla dei prossimi appuntamenti: “L’8 gennaio incontreremo i Rettori mentre il 15 i prefetti dell’isola per collaborare tutti insieme alla formazione, alla ricerca, alla sicurezza. Abbiamo gia parlato di potenziamento del corpo forestale e di attività che servano a permettere ai comuni di potenziare le polizie municipali”.
E a proposito di segni di cambiamento dice:  “Nei prossimi giorni il castello Utveggio sará illuminato come segnale della sua rinascita. lavoreremo alla sua ristrutturazione anche perché li faremo rinascere la nostra scuola di altà  formazione”.
Non può mancare un riferimento alle dimissioni dell’assessore Vincenzo Figuccia: “Non c’é nessuna crisi politica per le dimissioni di Figuccia da Assessore. Il partito ha rinnovato fiducia nel governo e partecipazione alla maggioranza. Ci vuole rispetto. L’assessore Figuccia si è dimesso con una lettera carica di umanità e io rispetto la sua scelta. Al momento ho avocato a me la delega per la sua sostituzione vi farò sapere a tempo debito”.
Ma il Governatore entra nel merito di quel che è lo scontro con il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè alle origini delle dimissioni dell’assessore, la vicenda la posizione espressa dal presidente dell’Assemblea regionale di non voler abbassare gli stipendi di dirigenti e dipendenti dell’Ars, rispettando dei tetti.
Sui tetti agli stipendi “io credo che noi si debba avere grande senso di responsabilità. Gli stipendi già dignitosi non vanno aumentati per rispetto verso la nostra gente. Ognuno si assume le responsabilità delle proprie posizioni ma sono sicuro che tutta la giunta la pensa proprio cosi”.
Di qui poi un passaggio su uno dei temi caldi quello delle risorse per i disabili gravi: “Per i disabili gravi abbiamo garantito i fondi anche per il 2018. Assegnano a ogni famiglia contributi diretti per l’assistenza – dice Musumeci -. Abbiamo fatto una scelta di campo precisa. Le famiglie potranno a loro volta scegliere quello che é più opportuno fare per i loro cari. Naturalmente verificheremo il rispetto delle norme e l’uso dei fondi da parte dei destinatari”.
di Manlio Viola

Fonte: palermo.blogsicilia.it




IL SEGRETARIO GENERALE DEL SIFUS CONFALI, MAURIZIO GROSSO, OSPITE PRESSO LA REDAZIONE DI SICRA PRESS, PER PARLARE DELL’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA REGIONALE BANDIERA, FORESTALI E NON SOLO





PALAZZO DEI NORMANNI. COMMISSIONI ARS, ELETTI I PRESIDENTI. POLTRONA AL PD, SAVONA AL BILANCIO



di Accursio Sabella
La Rocca Ruvolo alla Salute, Savarino all'Ambiente. Presidenza per Pellegrino, Ragusa e Sammartino.

PALERMO - Alla fine, le commissioni più ambite sono andate a Riccardo Savona e Margherita La Rocca Ruvolo. Il primo, torna un po' a casa sua, alla guida di quella commissione bilancio di cui è stato già una volta presidente e per due volte vicepresidente. Il sindaco di Montevago e deputata Udc invece va a guidare la commissione Salute: Margherita La Rocca Ruvolo nei giorni passati era stata indicata sia come possibile assessore della giunta Musumeci, sia come presidente dell'Ars gradito all'opposizione (in particolare al Movimento cinque stelle).

Poltrona di prestigio anche per la portavoce di Diventerà Bellissima Giusy Savarino, nuovo presidente della Commissione Ambiente e territorio: "E' stato il presidente Musumeci - ha detto - a chiedermi di impegnarmi in quella commissione, anche per la delicatezza dei temi che vengono trattati in quella sede". "La presenza di Diventerà Bellissima negli organismi parlamentari sarà garanzia della svolta voluta dai siciliani ed iniziata con l'elezione di Nello Musumeci alla presidenza della regione Siciliana" ha dichiarato Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà Bellissima.

Altra commissione "pesante", quella agli Affari istituzionali, dove va un deputato di Forza Italia: Stefano Pellegrino, in qualche modo colma un vuoto in giunta: per giorni si era infatti parlato di un possibile assessore di Forza Italia proveniente dalla provincia di Trapani. Altro "azzurro" alla presidenza della commissione Attività produttive: si tratta del ragusano Orazio Ragusa, eletto all'unanimità. Dal gioco degli accordi tra maggioranza e opposizione salta fuori anche una poltrona per il Pd: a presiedere la commissione Cultura e Lavoro sarà infatti Luca Sammartino. Rinviata solo l'elezione del presidente della Commissione per l'Unione europea.

Adesso parte la corsa contro il tempo per l'approvazione dell'esercizio provvisorio. Il presidente Micciché ha fissato la nuova seduta dell'Ars per venerdì 29 dicembre. Ma c'è già chi è pronto a scommettere che il disegno di legge vedrà la luce solo con l'anno nuovo.
27 Dicembre 2017

Fonte: livesicilia.it




L'ARS DEVE ABOLIRE PRIVILEGI E VOTO SEGRETO. NON SI CAPISCE PERCHÉ DIPENDENTI E DIRIGENTI DELL’ARS NON DEBBANO PERCEPIRE UNO STIPENDIO ANALOGO A QUELLO DEI LORO COLLEGHI DELLE ALTRE REGIONI, ANCHE QUELLE A STATUTO SPECIALE


L'editoriale del Direttore
di Carlo Alberto Tregua


Il neo presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Micciché, che ritorna sul più alto scranno dell’Ars dopo quasi dieci anni, ha comunicato che intende innovare la linea di conduzione rispetto a quella precedente.
Non possiamo che concordare, perché l’Assemblea regionale siciliana è ancora un contenitore denso di privilegi di ogni livello, primo fra i quali il mantenimento della Legge 44/65, che la equipara al Senato della Repubblica, pur avendo funzioni regionali nettamente inferiori a quelle nazionali.
Fra i privilegi, stona l’eventuale ritorno agli stipendi ante blocco, dal segretario generale in giù. Non si capisce perché un usciere, denominato assistente parlamentare, con 25 anni di servizio, debba guadagnare quanto un dirigente dello Stato.
Non si capisce perché dipendenti e dirigenti dell’Ars non debbano percepire uno stipendio analogo a quello dei loro colleghi delle altre Regioni, anche quelle a Statuto speciale.
Stride soprattutto il costo complessivo dell’Assemblea regionale, che ammonta mediamente a circa 160 milioni l’anno, quando quello del Consiglio regionale della Lombardia costa la metà.
Non entriamo nel dettaglio delle uscite, ma rileviamo che il costo dell’Assemblea non è soggetto ad alcuna valutazione da parte del Governo regionale, che deve mettere in bilancio la cifra richiesta senza poter fare alcuna osservazione.
Anche nell’Assemblea regionale vige il principio dell’autodichia, senza che nessun altro organo della Regione possa entrarvi. Questo è giusto, ma a condizione che l’autogestione si conformi alle regole etiche, di buon senso ed eque, secondo le quali è iniquo che vi siano centinaia di privilegiati in un Palazzo dei Normanni tutto d’oro, quando si contano 600 o 700 mila poveri, quasi 400 mila disoccupati e mediamente milioni di siciliani che stentano ad arrivare alla fine di ogni mese.
Tagliare 50 milioni di euro di costi dell’Ars non sarebbe un grandissimo risparmio, ma un grandissimo segnale della sensibilità di un uomo come il presidente Micciché, del Consiglio di Presidenza e di tutti i deputati nei confronti di chi soffre e con amarezza cònstata come chi è attaccato ai privilegi non vi vuole rinunciare.
L’altra questione che riguarda l’Ars è il voto segreto. Originariamente esso aveva la funzione di consentire alla coscienza dei singoli deputati di non obbedire ai comandi dei dirigenti di partito. Ma ora che i partiti, di fatto, contano poco e che ogni deputato ragiona per sé, anche in funzione di una possibile rielezione, il voto segreto è diventato uno sconcio, in quanto serve a tutelare interessi anche singoli, spesso irrivelabili.
Secondo Giampaolo Pansa, come scritto nel suo La Destra siamo noi, vi è “Una piccola minoranza di politici fatta di figli di mignotta, capace di qualsiasi affare sporco. Un’altra piccola minoranza di idealisti, convinti di servire gli elettori che li hanno votati. Poi esistono due maggioranze. Una è di uomini mediocri, pronta a obbedire ai capi dei loro partiti. La seconda è di opportunisti, disposti a mettersi agli ordini di chiunque”.
La definizione che precede sembra disfattista, ma illustra la verità sotto gli occhi di tutti, che è una delle cause del disgusto di metà dei cittadini siciliani, che non è andata a votare alle elezioni del 5 novembre.
Che la Sicilia si trovi in queste condizioni è stato oggetto di centinaia di inchieste del QdS nel corso dei cinque anni del disastroso Governo Crocetta. Con l’ultima, pubblicata il 19 dicembre scorso, sono stati elencati i principali parametri economici, sociali e infrastrutturali con cui l’Isola è stata consegnata al neo presidente Nello Musumeci e alla sua maggioranza.
È pacifico che questo Governo regionale non abbia la bacchetta magica, ma è anche vero che dovrà prendere decisioni drastiche contro i privilegiati che vi sono nella nostra Isola, in modo da recuperare risorse da indirizzare in quello che è il primario obiettivo di oggi e domani: il lavoro.
Tutti dicono che il lavoro non si forma per decreto. Perciò bisogna creare le condizioni affinché esso possa crescere e consentire alla ruota economica di girare un po’ meno lentamente di oggi.
Tagliare i privilegi, a cominciare da quelli dell’Ars, e investire quante più risorse possibili per aumentare fortemente le opportunità di lavoro. Questo si deve fare. Ora, subito!

28 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it




IL PD ALL’ATTACCO DOPO LE DIMISSIONI DI FIGUCCIA



27/12/2017
La notizia delle dimissioni dell’assessore regionale Vincenzo Figuccia è stata commentata da molti esponenti Pd.
Il più critico è l’ex assessore Antonello Cracolici:  “Complimenti a Musumeci, davvero un bell’inizio! Il suo governo non è stato capace di completare neppure la luna di miele – dice il deputato – Neanche nelle previsioni più azzardate avrei immaginato che in appena due settimane il governo perdesse un pezzo in un settore strategico e fondamentale per la Sicilia”.
“Alla luce di quello che è avvenuto aumenta il rammarico per ciò che è successo nel Pd: se tutti i deputati avessero tenuto la ‘barra dritta’ – conclude Cracolici – oggi avremmo reso ancora più evidente la crisi di questa maggioranza, una crisi che si era manifestata già nel corso delle votazioni per l’elezione di Miccichè all’Ars”.
“Neppure il tempo di iniziare ed il Governo di destra perde pezzi. La loro approssimazione ed incapacità politica ci impone sin da subito una forte azione di opposizione per evidenziare la nostra proposta alternativa a questo governo”, dice Giuseppe Bruno, presidente del PD Sicilia.
“È impossibile nascondere l’evidenza: la maggioranza appena eletta, è già in crisi. Il governo Musumeci scricchiola, le dimissioni dell’assessore Figuccia aprono la prima crisi ad appena pochi giorni dall’insediamento della nuova giunta”, commenta Giuseppe Lupo, presidente del gruppo PD all’Ars.
Getta acqua sul fuoco Alessandro Aricò, presidente del gruppo parlamentare Diventerà Bellissima e neo componente della Commissione Bilancio dell’Ars. “Certo, sentire il collega Cracolici che parla del Governo Musumeci dopo il disastro Crocetta targato Pd è proprio fuori da ogni logica politica. I nostri alleati sono la maggioranza dei siciliani che, siamo certi, condivideranno l’azione politica e amministrativa del governo Musumeci”, dice.

Fonte: palermo.blogsicilia.it





IL ‘CASO’ FIGUCCIA: A MUSUMECI RIMANGONO LE DISCARICHE SATURE. MICCICHÈ E IL CENTRODESTRA SPUTTANATI



Di fatto, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, ha dimostrato di essere il migliore alleato dei grillini: ha incasinato il Governo regionale di Nello Musumeci e ha sputtanato l’intero centrodestra siciliano a qualche mese dalle elezioni politiche nazionali. Per i siciliani, Miccichè e i ‘geni’ del centrodestra sono quelli che vogliono ripristinare gli stipendi d’oro

Pensavano di averlo sistemato per le feste. Una volta nominato assessore, con la delega alla gestione dei rifiuti, considerato quello che sta succedendo in Sicilia in questo settore, grazie alle scelte dissennate adottate dai Governi regionali di centrosinistra dal 2008 ad oggi, Vincenzo Figuccia, a metà marzo del prossimo anno, e forse anche prima, sarebbe andato a sbattere.

Quella dei rifiuti è una delle ‘trappole’ che il passato Governo regionale di centrosinistra ha lasciato in eredità al nuovo esecutivo. In questa ‘trappola’ è finito Vincenzo Figuccia, che come lui stesso ha detto qualche giorno fa, avrebbe dovuto occuparsi del sociale, non delle discariche siciliane che stanno esplodendo.

Chissà, magari veder naufragare Figuccia sarebbe stato il sogno proibito di Gianfranco Miccichè. Del resto, lo stesso Figuccia ha lasciato Forza Italia prima delle elezioni regionali in polemica con lo stesso coordinatore-commissario di Forza Italia in Sicilia.

Ammesso che questo sia stato il sogno di Miccichè che, come osserva acutamente la capogruppo dei grillini all’Ars, Valentina Zafarana, è il vero comandante del centrodestra siciliano e dello stesso Governo regionale  (“Dov’è Musumeci, qui il vero presidente della Regione è Miccichè”) – questo sogno è naufragato.

Il presidente dell’Ars, politicamente parlando, da parte sua, si è auto-incaprettato sulla storia degli stipendi d’oro da erogare ai dipendenti del Parlamento siciliano. Una vicenda che avrebbe dovuto essere gestita in modo molto diverso, senza la ricerca della prima pagina sui giornali. Un passaggio politico che Miccichè ha gestito malissimo (COME POTETE LEGGERE QUI).

Le dichiarazioni di Miccichè – che è riuscito a mettersi contro tutta la Sicilia, dicendo ai quattro venti che lui avrebbe eliminato il tetto delle retribuzioni peri dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana – hanno creato e continuano a creare non pochi problemi al Governo regionale di Nello Musumeci.

Tanto che qualcuno si è chiesto: ma non è che Miccichè lo sta facendo apposta? Perché così facendo ha ottenuto due risultati: ha messo in difficoltà il Governo regionale di centrodestra che, davanti a un’onda di indignazione contro la proposta di ripristinare gli stipendi d’oro all’Ars, dovrà prendere posizione; e ha creato le condizioni mediatiche per non eliminare i tetti retributivi del Parlamento siciliano.

In pratica, dicendo una cosa, Miccichè ha ottenuto l’esatto opposto. Mettendo in difficoltà anche il Governo Musumeci.

Chi le ha cantate al presidente dell’Ars è stato, per l’appunto, l’assessore Figuccia, che ha criticato Miccichè, dicendo a chiare lettere che ripristinare gli stipendi d’oro nel ‘Palazzo’ della politica siciliana è un’offesa a chi, oggi, in Sicilia, non riesce a mettere d’accordo il pranzo con la cena.

A questo punto, messosi all’angolo da solo, Miccichè ha chiesto aiuto ai partiti di centrodestra. I ‘capi’ di questo schieramento politico, che forse non hanno ancora capito che Miccichè gioca su due tavoli – in Sicilia nel tavolo del centrodestra, a Roma, insieme con Berlusconi, nel tavolo con Renzi – lo hanno ‘riempito’ di solidarietà.

Attenzione: solidarietà interessata, perché quasi tutti i ‘capi’ del centrodestra siciliano aspettano da Berlusconi e da Miccichè il posto nei collegi sicuri alle elezioni politiche di marzo.

Quindi, nel nome dei seggi che pensano di conquistare una volta candidati nel collegi plurinominali del Rosatellum (la nuova, vergognosa legge elettorale per Camera e Senato), i ‘capi’ del centrodestra si sono schierati, ‘pancia a terra’, con Miccichè.

Con molta probabilità, hanno fatto male i calcoli, perché se in questo momento, in Sicilia, c’è un politico che gode della massima impopolarità, ebbene, questo è proprio Gianfranco Miccichè.

Miccichè e i ‘capi’ del centrodestra siciliano hanno pensato, anzi si sono illusi di isolare Figuccia. Il quale ha rassegnato le dimissioni e ha rincarato la dose su Miccichè e, automaticamente, su un centrodestra siciliano che esce da questo passaggio politico totalmente sputtanato.

Di fatto, Miccichè e i ‘capi’ del centrodestra siciliano, che avrebbero voluto ‘isolare’ l’assessore, anzi l’ormai ex assessore Figuccia, si sono ‘auto-isolati’ rispetto a una Sicilia che, in stragrande maggioranza, vede con disprezzo chi disprezza la povertà e il bisogno.

Non solo. Figuccia si tira fuori da un settore dove, come già accennato, avrebbe dovuto ‘bruciarsi’, se è vero che a metà marzo del prossimo anno le discariche della Sicilia saranno tutte sature.

Allo stato attuale dei fatti – grazie, lo ribadiamo, alle scelte sbagliate operate dai passati Governi regionali di centrosinistra – non c’è, in Sicilia, un’alternativa alle discariche. La raccolta differenziata dei rifiuti, dalle nostre parti, ‘viaggia’ su percentuali ridicole e deve scontare, anche, gli effetti nefasti degli incendi che, la scorsa estate, hanno colpito alcuni dei più importanti centri di compostaggio della nostra Isola.

Fra tre mesi in Sicilia sarà emergenza rifiuti. Su questa ‘graticola’, nella testa di qualcuno, l’ormai ex assessore Figuccia avrebbe dovuto ‘bruciarsi’. Ma non sarà così.

Vediamo, adesso, chi andrà a prendere il fuoco delle discariche con le mani…
28 Dicembre 2017

Fonte: timesicilia.it




L'ANALISI. FIGUCCIA, GLI STIPENDI, LE POLTRONE. MESE DI PASSIONE PER LA MAGGIORANZA



di Accursio Sabella
In 30 giorni, tante le tensioni nel centrodestra, dalla nascita della giunta all’elezione di Micciché. E serve già un nuovo assessore.

PALERMO - Dalla giunta alla giunta. A segnare i contorni di un mese di passione. Dalla nomina degli assessori, datata 29 novembre, alle dimissioni di Vincenzo Figuccia, la maggioranza di centrodestra ha vissuto momenti di grande tensione, divisioni, prese di distanze.

Fin dalla nascita del governo Musumeci. O meglio, prima ancora della formazione della giunta, visto che i problemi tra l’ormai ex assessore all’Energia e pezzi importanti della maggioranza (in particolare l’area di Forza Italia che fa più strettamente riferimento a Gianfranco Micciché) affondano a qualche settimana prima. Ma come detto, già la scelta degli assessori aveva provocato il primo “smottamento”. Nessuna valanga, per carità, ma ha avuto un aspetto anche simbolico la scelta, da parte dell’unico deputato “leghista” dell’Ars di mettersi “fuori dalla maggioranza”. Questa la decisione di Tony Rizzotto, dopo aver preso atto dell’assenza di un componente della giunta che facesse riferimento a “Noi con Salvini”.

Ma i problemi non sono finiti lì. E sono emersi, chiaramente, dal voto segreto per l’elezione del presidente dell’Ars. Due franchi tiratori non hanno mai smesso di votare contro il presidente scelto dal centrodestra, costringendo Micciché e l’Aula agli straordinari: la fumata bianca arriverà solo alla terza votazione. Segnali di tensione, dicevamo.

Apparsi evidenti anche in un’altra fase riguardante le elezioni delle cariche dell’Assemblea. Quando sono emersi chiaramente, pochi giorni fa, i contorni di un accordo tra Forza Italia e Pd per la scelta dei deputati questori e dei deputati segretari, è stato un altro partito della maggioranza, i “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni a prendere le distanze: “Abbiamo votato scheda bianca: questo è un inciucio”.

Insomma, acque agitate fin da subito. E come se non bastasse, a rendere difficoltosa la navigazione della fresca maggioranza, ecco anche le frasi di Gianfranco Miccichè sul tetto agli stipendi d’oro dell’Ars. In questo caso, è di nuovo la Lega a scontrarsi con Micciché: “Sull'ipotesi di ripristino degli stipendi d'oro a dirigenti e consiglieri parlamentari dell'Assemblea regionale – ha detto il deputato Alessandro Pagano - la Lega prende le distanze nutrendo molte perplessità”.

Ed è proprio su questa polemica che si innesta lo scontro che è sfociato nelle dimissioni di Vincenzo Figuccia dalla giunta di Nello Musumeci. Secondo l’ormai ex assessore regionale, la maggioranza "avrebbe potuto fare scelte più coraggiose esprimendo un presidente dell'Ars di maggiore discontinuità. Non mi piace l'immagine che si sta dando all'esterno. La considero – ha detto Figuccia ieri - offensiva per tanti che non possono mangiare, licenziati, inoccupati, giovani, meno giovani e soggetti appartenenti a varie categorie che guardano a questo governo con speranza e che aspettano segnali nella direzione del cambiamento, dello sviluppo e del sostegno a chi soffre". Parole dalle quali hanno preso le distanze praticamente tutti gli esponenti della maggioranza di centrodestra, dal coordinatore di Forza Italia Francesco Scoma a tutti i capigruppo di maggioranza che hanno sottoscritto una nota comune per dissentire da Figuccia. E ancora, le parole dello stesso governatore Musumeci sono apparse come una “tirata d’orecchie” all’assessore: “I componenti della mia giunta lavorino e tacciano”.

E così, Figuccia ha salutato tutti ed è andato via. Ha scelto “la gente” che è “la mia maggioranza” ha detto, giocando chiaramente a segnare un solco tra “la strada” e “i palazzi”. “La mia battaglia – dice a Live Sicilia – punta a scardinare il sistema. Dobbiamo far capire alla gente che non siamo tutti uguali. La politica può e deve anche interpretare il sentire dei cittadini”. La gente e il palazzo, come cifra della politica di Figuccia che qualche mese fa piantò un gazebo di fronte Palazzo d’Orleans per protestare, con tanto di sciopero della fame, contro il governo Crocetta. Adesso, il futuro è incerto: “Quando ho accettato di fare l’assessore – dice – credevo di poter combattere una battaglia per la Sicilia. Una battaglia difficile. Ma mi sono accorto che forse qualche mio compagno, invece di aiutarmi, ha giocato a sottrarmi le munizioni”.

Un riferimento nemmeno troppo velato all’Udc, partito nel quale Figuccia è approdato, dopo uno strappo assai polemico proprio con Micciché e Forza Italia.“Mi sarei aspettato – confida – dopo le parole del presidente dell’Ars una presa di posizione che andasse verso la gente, verso i temi della solidarietà, verso chi soffre. E invece hanno preso le distanze da me. La gente ha dato fiducia a questo governo, ma questo governo adesso la fiducia deve conquistarla. Forse sono stato io a non comprendere - conclude – cosa intendesse questa maggioranza per ‘credibilità’ e ‘rapporto con i cittadini”. La strada e il palazzo, appunto. Figuccia se ne va: “Scelgo la gente”. Il primo pezzo di giunta viene giù dopo meno di un mese.
28 Dicembre 2017

Fonte: livesicilia.it





IL COMMENTO. POLITICA E VOCAZIONE POPULISTA. GLI APPLAUSI MEGLIO DI UNA POLTRONA


di Salvo Toscano
Il caso Figuccia e il sentire dell'opinione pubblica.

“La mia maggioranza è la gente”. E in questa frase del dimissionario assessore Vincenzo Figuccia c'è un efficace sintesi della politica del nostro tempo. Che, piaccia o no, è quello del populismo, del cercare la sintonia con gli umori dell'elettorato piuttosto che proporre al medesimo idee su cui costruire il consenso. E nella fattispecie, non c'è dubbio che la posizione di Figuccia, già nella scorsa legislatura abilissimo tribuno, si muova in maggiore sintonia con i sentimenti dell'opinione pubblica siciliana rispetto a quella assunta dal presidente dell'Ars Gianfranco Micciché e blindata dalla sua maggioranza che ha isolato il riottoso assessore. I dorati stipendi dei dipendenti dell'Ars nell'Isola dei numeri della disperazione, fatalmente rappresentano agli occhi di chi arranca al di fuori dei damascati palazzi una sorta di monumento al privilegio. Vai a spiegare a chi fa i salti mortali per arrivare a fine mese le nobili ragioni storiche e giuridiche per le quali un commesso di Palazzo dei Normanni possa guadagnare quanto un primario. Eppure proprio “spiegare” è la parola chiave in questa vicenda. Spiegare costa fatica, impegno, autorevolezza e linearità se non si vuole apparire ciechi e sordi di fronte al "mondo reale". Liquidare le vicende facendo spallucce non è possibile nell'era del populismo. E Figuccia, uno che alle Regionali ha ricevuto più di novemila preferenze, lo ha fiutato. La politica, piaccia o meno, è cambiata. E più d'una poltrona d'assessore, che spesso porta più grane che benefici, vale sul mercato il beau geste. Figuccia ha così espresso il suo dissenso beccandosi la reprimenda dei suoi alleati e, senza nome e cognome, del suo stesso presidente Nello Musumeci. Che ancora ai nastri di partenza si ritrova a vivere le prime battute del brutto copione della “giostra degli assessori” messo in scena dal suo criticatissimo predecessore.

Fonte: livesicilia.it




FIGUCCIA: DIMISSIONI IRREVOCABILI. LE PRIME DICHIARAZIONI A CALDO AL TGR SICILIA

MONITO DI MUSUMECI ALLA SUA SQUADRA DI GOVERNO: «PROFILO BASSO, LAVORARE E TACERE»


27/12/2017
Il messaggio lanciato durante gli auguri di fine anno con la stampa a Catania. «C'è un grande clima di attesa. Con il tempo produrremo fatti concreti»

CATANIA - «Lavorare e tacere dico alla mia squadra di assessori. C'è un clima di grande attesa per le incompiute e per l’inconsistenza di buona parte del fatturato governativo della precedente coalizione e in un momento così drammatico c'è la necessità di aggrapparsi alla speranza». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci incontrando i giornalisti a Catania per uno scambio auguri di fine anno organizzato dall’Assostampa. «Per la Regione Siciliana - ha affermato - è un fine anno denso di attese, di aspettative. Un profilo basso, niente interviste settimanali, niente grandi propositi per non alimentare attese che poi potrebbero tradursi in cocenti delusioni. Ci sarà tempo anche per questo». «Io desidero accostarmi a questo mondo - ha concluso - con grande rispetto non perché io sia pubblicista da 40 anni, ma perché ritengo fondamentale il ruolo dei giornalisti».

«Ai siciliani rivolgo un messaggio di speranza che non si regge sul vuoto, ma su fatti concreti. Noi con il tempo produrremo fatti concreti», ha aggiunto il presidente. «Ci vorrà qualche anno per rimuovere le macerie e credo che al terzo anno riusciremo a costruire una nuova Regione Siciliana, ma in questo processo difficile e in questa strada tutta in salita ho bisogno di sentire accanto a me il conforto, il sostegno, la condivisione dei siciliani al di là dell’appartenenza o del voto espresso il 5 novembre il diritto al pane, al futuro non conosce barriere né tessere di partito. Io voglio essere davvero il presidente di tutti che debbono ritrovare l’orgoglio dell’appartenenza».


«Dobbiamo dimostrare di essere discontinui con il passato e mantenere un alto profilo istituzionale. Come avete notato, il Presidente non ha partecipato alle trattative per gli equilibri d’Aula legati all’elezione dell’ufficio di presidenza, mentre in passato il presidente era anche il capo della coalizione. Io per primo dico che i partiti devono stare un passo indietro, tornare alla loro funzione: quella di essere cerniera tra la piazza e il Palazzo. L'invadente presenza dei partiti ha, infatti, caratterizzato gli ultimi 30 anni della storia politica e non solo siciliana». «Noi riteniamo che le istituzioni debbano essere liberi dalla pressione dei partiti - ha aggiunto - perché troppo spesso gli stessi partiti hanno improntato la loro azione sull'egoismo e non sui bisogni reali della gente».


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