23 aprile 2025
22 aprile 2025
21 aprile 2025
IL PONTE COME UN CARRARMATO. LA COLOSSALE OPERA INSERITA IN UN PROGETTO “STRATEGICO DELLA DIFESA EUROPEA E DELLA NATO”. PER DRENARE SOLDI. LA REGIONE HA DECISO DI DESTINARE 1,3 MILIARDI DI EURO ALLA REALIZZAZIONE DEL COLLEGAMENTO STABILE CON LA CALABRIA, ATTINGENDO AI FONDI DI SVILUPPO E COESIONE
La colossale opera inserita in un progetto “strategico della difesa europea e della Nato”. Per drenare soldi
Enrico Ciuni - 20/04/2025
Come se non bastassero i vari problemi che attanagliano la sanità, o le condotte colabrodo che trasformeranno anche la prossima estate in una prova di resistenza, ecco la novità (forse non voluta, o forse sì): la Sicilia potrebbe concorrere al piano di rafforzamento della spesa militare italiana, avvicinandosi al 2% del PIL richiesto dalla Nato. Come? Grazie al Ponte sullo Stretto. È l’effetto collaterale della nuova narrazione costruita attorno all’opera dal governo Meloni: non solo infrastruttura civile, ma progetto “strategico nell’ottica della difesa europea e della Nato”. La Regione ha deciso di destinare 1,3 miliardi di euro alla realizzazione del collegamento stabile con la Calabria, attingendo ai fondi di Sviluppo e Coesione. Un investimento presentato come volano di crescita, ma che rischia di assumere un significato assai diverso.
Le ultime novità emergono dalla relazione recentemente trasmessa alla Commissione europea, anticipata da Repubblica, con cui l’esecutivo intende giustificare l’urgenza della realizzazione e, al contempo, cercare di superare gli ostacoli normativi legati all’impatto ambientale. Il documento – firmato dalla premier e dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini – definisce il Ponte “imperativo e prevalente per l’interesse pubblico”, anche per ragioni di sicurezza e difesa. Si afferma esplicitamente che l’infrastruttura è “fondamentale in caso di scenari di guerra per il passaggio di truppe e mezzi”, sottolineando come “l’aumentata connettività della Sicilia rispetto al resto del Paese e dell’Europa” abbia “chiare implicazioni geopolitiche”.
Ma è l’idea di inserire il Ponte nel perimetro della spesa militare – sfruttando l’appoggio, o almeno la tolleranza, dell’Unione Europea – il nodo più controverso. La relazione evoca esplicitamente il Military Mobility Action Plan dell’UE, volto a rafforzare la capacità di spostamento rapido delle truppe sul territorio europeo. In tale cornice, si legge, “il Ponte sullo Stretto si inserirebbe perfettamente […] fornendo un’infrastruttura chiave per il trasferimento delle forze Nato dal Nord Europa verso il Mediterraneo”. L’argomento è ulteriormente rafforzato dal riferimento alla rete di basi militari presenti nel Sud Italia – da Sigonella ad Augusta, da Trapani a Catania – che, grazie al Ponte, verrebbero collegate via terra alla base di Napoli e al resto d’Europa.
Il governo italiano punta così a trasformare un’opera storicamente discussa in uno strumento di legittimazione strategica, che potrebbe addirittura contribuire a far salire l’investimento nazionale per la difesa, attualmente sotto la soglia del 2% del PIL richiesta dalla Nato (il tema è stato affrontato da Meloni anche durante l’ultimo vertice alla Casa Bianca con Donald Trump). L’obiettivo non detto: “gonfiare” le spese militari nazionali, facendole rientrare in ambiti tecnicamente affini ma concettualmente distanti dalle finalità strettamente belliche.
Un’operazione che Huffington Post, attraverso l’analisi di Federica Olivo, ha definito rocambolesca. Anche perché l’Alleanza Atlantica, come ricordano fonti militari, non si accontenta di semplici artifizi contabili: “Quando la Nato chiede di aumentare la spesa militare, fa delle richieste ben precise, articolate in pacchetti. Controlla, non si accontenta di escamotage”. L’idea che una grande opera infrastrutturale civile – pur logisticamente utile – possa valere quanto l’acquisto di carri armati o di sistemi antimissile, rischia di restare nel campo della finzione contabile. “Una volta un ministro dei 5 Stelle aveva proposto di includere la polizia municipale nel budget della difesa. La proposta ha suscitato molta ilarità”, ricorda una fonte citata da HuffPost.
Ma l’esecutivo tira dritto. E Matteo Salvini, cogliendo anche l’occasione offerta dalla recente classifica Eurostat che vede Sicilia e Calabria tra le regioni europee con il più basso tasso di occupazione, rilancia: “Il Ponte sarà una rivoluzione positiva, con almeno 120.000 nuovi posti di lavoro che garantiranno, per anni, sviluppo e benessere da Sud a Nord. Sono determinato ad andare fino in fondo, dopo decenni di chiacchiere, per dare futuro e speranza a migliaia di giovani e di imprenditori anche del Mezzogiorno”. Un messaggio costruito a metà tra propaganda e narrazione salvifica, che non convince l’opposizione. Giuseppe Conte ironizza: “Abbiamo anche il nome: il Ponte del Riarmo. Un consiglio per medici e infermieri: se indossate una mimetica vi arriveranno soldi e assunzioni”.
In questo contesto, la posizione della Regione assume un ruolo tutt’altro che marginale. Destinare oltre un miliardo di euro di fondi Fsc – teoricamente rivolti alla riduzione dei divari territoriali – a un progetto che viene ora presentato anche come tassello della strategia militare nazionale e continentale, solleva interrogativi politici rilevanti. Soprattutto in una terra dove scuole, ospedali, trasporti locali e infrastrutture di base restano largamente inadeguati. Il sogno infrastrutturale di Salvini continua, tra promesse occupazionali e incastri strategici. Ma il Ponte, ancora una volta, più che unire, divide. E mentre l’Europa valuta, l’Italia si ritrova a costruire un’opera pubblica che potrebbe diventare privata di senso. A proposito: i cantieri apriranno a breve. Quando, però, non è dato saperlo. Occorre prima il parere del Cipess.
Fonte: www.buttanissima.it
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20 aprile 2025
OCCUPAZIONE, SICILIA (46,8%) E CALABRIA (44,8%) TRA LE 4 PEGGIORI REGIONI IN UNIONE EUROPEA
Dal sito gazzettadelsud.it
Nei bassifondi della classifica anche Campania e la francese Guyana
19 Aprile 2025
L’occupazione in Italia è aumentata ma il Sud arranca ancora con tre regioni che restano tra le peggiori quattro in Ue: secondo le ultime tabelle Eurostat riferite al 2024 dopo la Guyana, regione d’Oltremare francese, le aree con il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni più basso sono la Calabria con il 44,8%, in aumento di 0,2 punti sul 2023, la Campania con il 45,4%, in aumento di un punto percentuale e la Sicilia con un tasso di occupazione del 46,8% con la crescita di 1,9 punti percentuali. In Ue in media il tasso di occupazione è al 70,8% mentre in Italia nel complesso è al 62,2%.
Fonte: gazzettadelsud.it
ECONOMIA, S&P INNALZA ANCORA RATING REGIONE. SCHIFANI: «RISULTATO STORICO, IN MENO DI UN ANNO DUE BALZI IN AVANTI»
Dal sito www.regione.sicilia.it
19 Aprile 2025
«Standard & Poor’s ha comunicato l’innalzamento del rating della Regione Siciliana da BBB a BBB+, con outlook stabile. È un risultato straordinario, ma soprattutto un fatto storico: abbiamo preso la Sicilia con rating BBB- e in meno di un anno, due balzi in avanti. Questo dimostra che il percorso di risanamento e rilancio avviato dal mio governo è serio, credibile e già riconosciuto a livello internazionale». Così il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, commenta il nuovo miglioramento del merito creditizio attribuito alla Regione dall’agenzia americana, che arriva a pochi mesi dal precedente passaggio da BBB- a BBB, avvenuto nel luglio 2024. S&P Global Ratings ha riconosciuto i progressi dell’economia regionale e l’efficacia delle politiche adottate, che hanno saputo valorizzare l’autonomia speciale della Sicilia, incrementare le entrate fiscali e ottenere maggiori trasferimenti statali. Fondamentale anche il contenimento della spesa corrente e l’incremento degli investimenti pubblici. «Il nuovo rating – aggiunge Schifani – certifica che la Sicilia è oggi una Regione più solida, affidabile e credibile. Abbiamo ridotto il disavanzo, consolidato i conti e posto le basi per uno sviluppo duraturo. Un ringraziamento particolare va al ragioniere generale Ignazio Tozzo, che in questi anni con grande competenza ha accompagnato questo percorso virtuoso». L’agenzia ha, inoltre, evidenziato i miglioramenti nella governance contabile, la maggiore tempestività nell’approvazione dei documenti finanziari e l’elevata liquidità disponibile. «Tutti elementi – conclude il presidente – che rafforzano la posizione della Regione sul mercato e agli occhi degli investitori. Le prospettive dell’economia siciliana sono oggi più che mai stabili, e i suoi fondamentali pronti a crescere ancora, grazie a una politica fiscale responsabile e a una gestione del debito attenta e rigorosa».
Fonte: www.regione.sicilia.it
19 aprile 2025
INCENDIO DEVASTA LA ZONA BOSCHIVA DI GIARRATANA: FIAMME MINACCIANO ABITAZIONI
Dal sito www.radiortm.it
Giovanni Bicchieri - 19 Aprile 2025
Giarratana – Un vasto incendio ha colpito la zona boschiva del territorio di Giarratana, in provincia di Ragusa, destando forte preoccupazione tra i residenti. Le fiamme, alimentate da un vento sostenuto, si sono rapidamente propagate in contrada Gianlupo, un’area particolarmente impervia che sta rendendo estremamente difficoltose le operazioni di spegnimento da parte dei vigili del fuoco. Per contrastare l’avanzata del rogo, è stato necessario l’intervento di un elicottero, impegnato in lanci d’acqua mirati sulle aree più critiche. In supporto alle squadre a terra, è giunto anche il gruppo Alfa della protezione civile di Chiaramonte Gulfi, il cui contributo si sta rivelando prezioso per contenere l’emergenza. La situazione è resa ancora più delicata dal fatto che le fiamme si sono pericolosamente avvicinate ad alcune abitazioni. Fortunatamente, grazie al tempestivo intervento dei pompieri, si è riusciti, almeno per il momento, ad evitare conseguenze peggiori per le strutture residenziali. Tuttavia, l’incendio ha già causato danni significativi all’ambiente circostante. Secondo le prime stime, sono andati distrutti diversi pascoli e vaste zone arboree, tra cui anche terreni coltivati a ulivi e carrubi. Le immagini di repertorio testimoniano la ricchezza della vegetazione che ora è minacciata dalla furia del fuoco. Le operazioni di spegnimento proseguono senza sosta, con l’obiettivo primario di circoscrivere al più presto il fronte del fuoco e mettere in sicurezza l’area. Resta alta l’attenzione delle autorità locali e della protezione civile, che monitorano costantemente l’evoluzione della situazione e si preparano ad affrontare eventuali ulteriori criticità. Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento.
(foto repertorio)
Fonte: www.radiortm.it
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CATANIA. GIORNATA DI ESAMI OGGI DEL CORSO AIB 2025. ENTRO LA FINE DI MAGGIO ALTRI 540 VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE SARANNO FORMATI PER LE ATTIVITÀ ANTINCENDIO BOSCHIVO. IL VOLONTARIATO IMPEGNATO NELLA CAMPAGNA ANTINCENDI BOSCHIVI‚ DI VEGETAZIONE E DI INTERFACCIA, CHE DI FATTO HA ASSEGNATO LORO «PARI DIGNITÀ E ORDINE DI GRANDEZZA DI FORESTALE E VIGILI DEL FUOCO»
Dalla pagina Facebook
Regione Siciliana - Dipartimento Regionale della Protezione Civile
Catania. Giornata di esami oggi del corso AIB 2025.
Entro la fine di maggio altri 540 volontari di Protezione civile saranno formati
per le attività Antincendio boschivo. Una preziosa forza volontaria che nasce dal basso e che viene raccolta e valorizzata dal dipartimento regionale della protezione civile, grazie alla visione del DG Salvo Cocina.
Era il 2023‚ quando sono stati approvati dalla Giunta regionale siciliana gli
standard operativi e formativi per il volontariato impegnato nella campagna
Antincendi Boschivi‚ di vegetazione e di interfaccia, che di fatto ha assegnato
loro «pari dignità e ordine di grandezza di Forestale e Vigili del Fuoco»,
secondo le parole del dirigente generale della Protezione civile siciliana. Da allora, sono stati formati centinaia di volontari, ai quali se ne andranno ad aggiunger altri 540 entro il prossimo maggio, in concomitanza con l’inizio della campagna estiva.
Nelle foto un’anteprima del prossimo numero di 112 Emergencies dove si parla di questa iniziativa.
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L'AVVOCATO FASANO LANCIA UN APPELLO: SAREBBE BELLO AVERE UN CONFRONTO PUBBLICO CON I RAPPRESENTANTI POLITICI E IL SIFUS. IL BLOG PROPONE DI ALLARGARE QUESTA PROPOSTA ANCHE AI SEGRETARI REGIONALI DI FAI, FLAI E UILA. SI PROPONE QUINDI DI DARE MANDATO AL GIORNALISTA UMBERTO TEGHINI (UNO DEI POCHISSIMI DI CUI CI FIDIAMO) DIRETTORE RESPONSABILE DI SICRA PRESS, DI ORGANIZZARE IL CONFRONTO INVITANDO SIA GLI ASSESSORI AL RAMO, SAVARINO E BARBAGALLO, SIA LE OO.SS. BISOGNA ESSERE ALMENO IN DUE PER DISCUTERE E CONFRONTARSI SUL FUTURO DEI LAVORATORI FORESTALI. IL CONFRONTO È IL SALE DELLA DEMOCRAZIA!
Clip estrapolato dalla Pagina Facebook Sicra Press:
Forestali, fake news e procedure d’infrazione: ne parliamo con l’avvocato Angela Fasano e Maurizio Grosso
LA LETTERA. INCENDI, IL SINDACO DI SAN MICHELE DI GANZARIA SOLLECITA LA REGIONE: “URGE INTERVENTO PER SALVARE IL MONTE”. IL PRIMO CITTADINO HA SOTTOLINEATO CHE NON È PIÙ SUFFICIENTE IL PREZIOSO LAVORO SVOLTO DAGLI OPERAI FORESTALI STAGIONALI PER ARGINARE GLI INCENDI, CONSIDERANDO INOLTRE LA MANCANZA DI PIANTUMAZIONE DI ALBERI CHE GENERA CONTINUI SMOTTAMENTI DI TERRENO CHE OSTRUISCONO LE ORMAI DETERIORATE “TRAZZERE” O PASSI DI COLLEGAMENTO TRA LE VARIE ZONE
Dal sito ilsicilia.it
Pietro Di Grazi - 18 Aprile 2025
“Egregio Signor Presidente Renato Schifani, ritengo doveroso rivolgermi a Lei, in qualità di presidente della Regione Siciliana, in merito al dramma che sta vivendo il mio territorio generato da numerosi incendi puntualmente verificatisi durante ogni estate dove si verificano lunghi periodi di siccità alternati da lunghi mesi di piogge che generano danni irreparabili al prospiciente centro abitato“.
Inizia così la missiva che il sindaco di San Michele di Ganzaria Danilo Parasole ha indirizzo al presidente Schifani che descrive la problematica degli incendi in vista della stagione estiva, ormai alle porte. Incendi che spesso generano danni seri e irreparabili. Una piaga che puntualmente si verifica e le cui attività preventive non sono sempre efficaci.
Il primo cittadino ha sottolineato la propria preoccupazione legata al “Monte Ganzaria”, che non riceve interventi di salvaguardia e rimboschimento da decenni, specificando che non è più sufficiente il prezioso lavoro svolto dagli operai forestali stagionali per arginare gli incendi, considerando inoltre la mancanza di piantumazione di alberi che genera continui smottamenti di terreno che ostruiscono le ormai deteriorate “trazzere” o passi di collegamento tra le varie zone.
Il “Monte Ganzaria” svolge un ruolo importante per l’ecosistema e la biodiversità dell’ambiente, poiché abbraccia il territorio di tre provincie (Catania, Enna e Caltanisetta) con condizioni climatiche, fauna e flora differenti e ove insistono più di trenta specie di orchidee selvatiche molte delle quali autoctone.
“La situazione per noi è piuttosto grave – spiega Parasole – poiché abbiamo avuto un anno di dura siccità e degli incendi che hanno devastato tutto il patrimonio boschivo del comune di S.M. di Ganzaria. Siamo arrivati a 700 ettari di bosco andato in fumo e nei successivi incendi altri 300 ettari e quindi quasi 1000 ettari di bosco bruciato nel 2024. Questo inizio di 2025 è stato piuttosto piovoso e abbiamo una vegetazione rigogliosa piuttosto alta, raggiunge quasi un metro il sottobosco, e sarà un problema perché non appena diverrà secca ciò che può accadere nella rimanente parte di bosco è prevedibile. Questa missiva inviata al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, è proprio un sollecito a puntare l’attenzione sul nostro territorio comunale, perché abbiamo grosse difficoltà. Questo carattere degli incendi si va a intrecciare con i dissesti idrogeologici che si verificano, perché il costone del Monte Ganzaria non avendo più delle radici che lo mantengono, tende a creare degli smottamenti che mettono a dura prova e a repentaglio la vita dei cittadini che abitano alle pendici della montagna. Quindi è un connubio di criticità e di problematiche che ci preoccupa particolarmente. Mi auguro che possa sopraggiunge un interesse da parte delle istituzioni regionali con il supporto di quelle nazionali al fine di poter porre rimedio ad un territorio messo a dura prova da diversi fenomeni“.
“Ci auguriamo – conclude – che sin da subito ci possa essere un attenzione, iniziando a delimitare il territorio con dei varchi, contribuendo con delle soluzioni che abbiamo pensato di suggerire al dipartimento forestale e quindi all’assessorato regionale all’ambiente”.
Fonte: ilsicilia.it
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RICERCA, MOLTE SPECIE DI PIANTE SPARIRANNO MA C’È UN METODO PER SALVARLE
Dal sito siciliarurale.eu
17 Aprile 2025
Circa due specie di piante su cinque nel mondo potrebbero sparire. Per questo è importante capire quali specie sono più a rischio e trovare i modi efficaci per conservarle.
Grazie a uno studio è stata individuata una nuova metodologia basata sulla rilevanza evolutiva delle specie grazie alla quale sarà possibile integrare le collezioni attualmente conservate nelle banche dei semi.
Lo studio, che promette anche risparmi in termini economici, ha riguardato un imponente set di dati provenienti da 109 banche dei semi comprendente oltre 22.000 specie relative a tutta la flora europea.
Il lavoro dimostra che alcuni ‘rami’ dell‘albero genealogico delle piante europee non sono rappresentati nelle collezioni e che le specie attualmente non conservate, ma il cui campionamento e stoccaggio in banca sarebbe fondamentale, sono soprattutto quelle che rappresentano un unicum evolutivo perché mostrano strategie riproduttive singolari o sono confinate ad aree geografiche limitate.
Questo metodo può essere personalizzato per adattarlo a diversi obiettivi di conservazione, fino all’esaurimento del budget disponibile. Una ricerca che rappresenta un passo fondamentale per future azioni di conservazione, i risultati possono servire come base di discussione per promuovere nuove politiche, incluso la salvaguardia delle specie in via di estinzione, la resilienza dei sistemi agroalimentari e l’identificazione delle specie più adatte al restauro degli habitat in uno scenario di cambiamenti climatici”.
© Riproduzione Riservata
Fonte: siciliarurale.eu
IL DOSSIER. LEGGI APPROVATE ALL’ARS, IMPATTO PER 2,309 MILIARDI NEL 2024
Dal sito ilsicilia.it
18 Aprile 2025
Le politiche finanziarie messe in atto in Sicilia attraverso provvedimenti legislativi, tra cui 1.154 variazioni al bilancio regionale relativo al triennio 2024-2026, hanno avuto un impatto nel 2024 pari a 2,309 miliardi, raggiungendo 5,237 miliardi complessivamente nel triennio 2024-2026.
Questi effetti finanziari discendono da 5 atti tipici del ciclo di bilancio (tra cui il più importante strumento di programmazione, la legge di stabilità regionale 2024-2026), 2 leggi con disposizioni finanziarie integrative e correttive e 5 leggi di spesa, cioè provvedimenti che introducono una disciplina di settore. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale sulle politiche finanziarie nella legislazione regionale elaborato dal servizio Bilancio dell’Ars.
“La legge di stabilità regionale 2024-2026, insieme alla sua legge collegato, ha predisposto il 42,8% delle politiche finanziarie per il 2024, l’89,6% per il 2025 e il 93,5% per il 2026 “, si legge nel dossier. Da questo dato si evince che nel 2024 le politiche finanziarie hanno seguito “un andamento per così dire ‘a formazione progressiva’, con un indirizzo politico che si manifesta, non solo con i provvedimenti approvati all’inizio dell’anno come la legge di stabilità e il suo collegato, ma anche con provvedimenti approvati nel secondo semestre dell’anno, prevalentemente con leggi omnibus contenenti disposizioni finanziarie integrative e correttive per fronteggiare esigenze contingenti ed emergenziali”. Mentre per gli anni successivi – il 2025 e il 2026 – “la legge di stabilità regionale resta, nella sostanza, il principale atto legislativo per la programmazione economica finanziaria regionale di medio periodo”. Solo una parte minoritaria delle politiche finanziarie sono state attuate tramite cosiddette leggi di spesa, circa il 2% delle politiche finanziarie complessive.
“Per ciò che riguarda gli interventi, per il 60,2% hanno riguardato l’incremento o il rifinanziamento di autorizzazioni di spesa già presenti nell’ordinamento, con effetti pari a 982.145.119 euro nel 2024, 529.548.739 euro nel 2025 e 1.641.534.059 euro nel 2026 – scrivono gli esperti dell’Ars – Seguono per rilevanza, con una quota pari al 19,3%, le nuove autorizzazioni di spesa con l’istituzione di nuovi capitoli, cioè interventi che perseguono specifiche finalità nuove per il bilancio regionale, con effetti finanziari pari a 807.617.268 euro nel 2024, che però si riducono a 104.705.670 euro nel 2025 ed a 101.525.670 euro nel 2026″.
Fonte: ilsicilia.it
18 aprile 2025
STABILIZZAZIONE CHE IL PRESIDENTE SCHIFANI HA PROMESSO. L'ON. MICCICHÈ GLI CHIEDEVA IN MODO CHIARO E PRECISO, DI STABILIZZARE I LAVORATORI FORESTALI, PERCHÈ CONOSCE IL MECCANISMO DEI TAVOLI ROMANI. L'ON. MICCICHÈ DICEVA ANCHE, CHE TUTTI I CANDIDATI DI FORZA ITALIA CI METTONO LA FACCIA. IN TUTTO QUESTO, IL PRESIDENTE SCHIFANI MUOVEVA IL CAPO IN SEGNO DI ASSENSO. PAROLE CONDIVISE DAL BLOG, MA L'UNICA COSA CHE NON CI CONVINCE ERA IL MOMENTO IN CUI SI DICEVANO QUESTE COSE. QUEL MOMENTO ERA PROPRIO LA CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE/VIDEO. QUINDI, LO SAPPIAMO BENISSIMO CHE LE PROMESSE ELETTORALI (RIGUARDANO TUTTI I PARTITI, DESTRA, SINISTRA E CENTRO) SONO UNO DEGLI STRUMENTI DI PROPAGANDA POLITICA
Breve clip di 1:59 secondi
estrapolato dall'ex pagina Facebook:
"Forza Italia Sicilia Coordinamento Regionale".
Chiusura campagna elettorale
Il presidente Schifani potrebbe essere però il primo presidente della storia per aver mantenuto la promessa sui lavoratori forestali
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Abbiamo cercato "Promessa elettorale" su wikipedia
Dal sito it.wikipedia.org
Una promessa elettorale è una promessa fatta al pubblico e agli elettori durante la campagna elettorale da un candidato/partito politico che sta cercando di vincere delle elezioni per accaparrarsi il maggior numero di voti possibili oppure durante una legislatura per ampliare il proprio consenso popolare in vista della futura tornata elettorale. Secondo Anthony Downs, sono un elemento cardine della competizione politica perché pongono l'eletto in rapporto di scambio con gli elettori: per questo motivo, quando sono disattese - una volta che il politico viene eletto - il sistema non funziona e la sanzione è tipicamente la sconfitta o il ridimensionamento alle successive elezioni. Solitamente le promesse elettorali sono contenute in un programma elettorale.
Descrizione
Le promesse sono uno degli strumenti di propaganda politica dei partiti politici a mezzo di loro rappresentanti e candidati elettorali, appoggiandosi su forme di demagogia e populismo; sono generalmente basate su previsioni rosee per il futuro, una forte economia e cooperazione da parte di amministratori nazionali e locali. In realtà i burocrati fanno previsioni basate sugli scenari più negativi, ma ogni politico che si basasse su tali previsioni darebbe di sé un'impressione peggiore rispetto ai propri avversari.
È stato fatto osservare che i governi in genere non dovrebbero essere eletti per quello che promettono, ma per la loro capacità di affrontare i problemi e gli imprevisti. Fattori quali competenza, onestà, coerenza ideologica ed esperienza sono di gran lunga un metodo migliore per giudicare un partito o un politico piuttosto che promesse che potranno essere o non essere mantenute. Questo si riflette in pratica durante le campagne elettorali in cui la personalità di un politico, il partito a cui appartiene e fattori quali gli scandali, hanno un maggiore impatto sulle scelte di voto rispetto alle singole promesse.
Le promesse elettorali variano a seconda delle forme di governo. Nel sistema Westminster, in cui tutti i poteri sono nelle mani del primo ministro, gli elettori sanno a chi attribuire le colpe per le mancate promesse. Nelle Repubbliche presidenziali come gli Stati Uniti d'America e in Repubbliche parlamentari come l'Italia, dove il potere è più distribuito e le responsabilità sono più difficili da attribuire, punire i politici per le mancate promesse è più arduo. Ad esempio, negli Stati Uniti un candidato alla presidenza può liberamente promettere ampi tagli alle tasse, pur nella certezza che il Senato le ridimensionerà a livelli più accettabili.
Conseguenze
Un gran numero di promesse elettorali viene disatteso. Questa circostanza è da molti[chi? quanti?] considerata[senza fonte] un grosso problema che disaffeziona il pubblico nei confronti dell'intero sistema politico, incrementando l'apatia e riducendo l'affluenza alle urne. Le promesse elettorali sono state disattese da quando esiste la democrazia e si[chi?] presume[senza fonte] continueranno ad esserlo.
Ci sono forti pressioni sui politici affinché facciano promesse che non possono mantenere. Un partito che fa promesse pompose appare più ambizioso, intraprendente ed interessante agli occhi degli elettori in confronto ad un altro che non ne fa, traendone vantaggio. La gestione delle finanze di uno Stato è estremamente complessa e le promesse sono sufficientemente vaghe così che il pubblico e i media non sono in grado di smentirle. Per questo motivo tutti i partiti continuano a promettere tasse più basse, più programmi sociali e un bilancio in ordine. Spesso promesse elettorali varie vengono confezionate ad arte o disattese in funzione degli indici di gradimento espresse dai sondaggi.
Il continuo succedersi di promesse in seguito disattese ha infastidito molti elettori, pertanto i politici hanno escogitato sistemi che fanno apparire le loro promesse più credibili. Tra questi, presentare promesse sostenute da numeri oppure impostare scadenze entro le quali le promesse verranno mantenute, indicando ad esempio cosa verrà realizzato nei primi cento giorni di governo.
Quando le promesse devono essere infrante, tutti i politici sanno che è meglio farlo all'inizio di un mandato. Pertanto, il primo bilancio è quello in cui è più probabile verranno elevate le tasse o tagliate le spese. La speranza è che negli anni trascorsi prima delle successive elezioni, il disappunto dell'elettorato sarà scemato.
Analogamente i politici riservano la soddisfazione di promesse popolari, sebbene poco importanti, verso la fine del loro mandato quando stanno per ricandidarsi, così da impressionare positivamente gli elettori alle future prossime elezioni. Quando invece la promessa elettorale viene mantenuta (ad es. tagli delle tasse, del costo del lavoro ecc...) spesso si intaccano le finanze dello Stato creando deficit pubblico e conseguente debito pubblico, dando quindi la percezione di aver risolto un problema, ma avendone di fatto acuito un altro a medio-lungo termine.
Fonte: it.wikipedia.org
C’È IL FUTURO, MANCA IL PRESENTE. QUESTO GOVERNO NON RIESCE A DIFENDERE (NEPPURE) LE NORME-SPOT, COME QUELLA CHE AVREBBE GARANTITO AI MANAGER DELLE PARTECIPATE DI TRIPLICARSI LO STIPENDIO; NÉ A PROMUOVERE SERIE AZIONI DI RIFORMA (SONO IN ATTESA I FORESTALI, I CONSORZI DI BONIFICA, I DIRIGENTI DI TERZA FASCIA)
Renato Schifani firma coi prefetti di Palermo e Catania i
protocolli di legalità per la realizzazione degli inceneritori
Dal sito www.buttanissima.it
Il polo pediatrico, il Ponte, i termovalorizzatori. Schifani vola alto. Ma sono opere che richiedono tempo e soldi
Costantino Muscarà - 18/04/2025
Questo governo non riesce a difendere (neppure) le norme-spot, come quella che avrebbe garantito ai manager delle partecipate di triplicarsi lo stipendio; né a promuovere serie azioni di riforma (sono in attesa i Forestali, i Consorzi di Bonifica, i dirigenti di terza fascia); tuttavia, immagina per la Sicilia un futuro roseo, pieno d’investimenti, di ospedali che funzionano, di strade e ponti che l’attraversano. Schifani, infatti, sembra il presidente del giorno dopo; uno di quelli che si defila dalle incombenze del presente, e dalle emergenze sempre più pressanti, per lavorare a una nuova età dell’oro. Che paradossalmente potrebbe sbocciare dopo il suo addio a palazzo d’Orleans (a meno di una rielezione).
Sembra, in sostanza, il governo degli annunci. L’ultimo, in ordine di tempo, ha riguardato la rinascita del Polo Pediatrico di Palermo dopo 14 anni di ritardi e lungaggini. Schifani, in un video, ha comunicato la pubblicazione del bando e illustrato le caratteristiche di un’opera sensazionale: “Il nuovo ospedale pediatrico – ha detto – sarà un punto di riferimento non solo per Palermo e per tutta la Sicilia, ma anche per il Sud Italia e per i Paesi dell’area del Mediterraneo. Una struttura moderna, tecnologicamente avanzata, antisismica, immersa nel verde, pensata per accogliere e curare nel miglior modo possibile i nostri bambini”. Ci saranno 134 posti letto, 14 unità operative e 4 sale operatorie. Ci sarà una Cardiochirurgia. Verranno trattate anche le patologie oncologiche pediatriche. “E ancora: una foresteria per i familiari, una zona ristoro, spazi di culto, aule conferenze, parcheggi moderni, un’elisuperficie per le emergenze”. Insomma, l’ospedale dei sogni.
Una delle numerose promesse che, però, non possono rappresentare il banco di prova per questo governo. Bensì una cambiale per chi verrà dopo: il costo è di 170 milioni, ma l’opera sarà realizzata in collaborazione con il Ministero della Salute e Invitalia. Ne costerà 420 quello di Siracusa: il nuovo “Umberto I” ha ricevuto il parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Dopo la sigla dell’accordo con il Ministero potrà partire la procedura per la pubblicazione della gara d’appalto. I tempi di realizzazione sono lunghi e incerti.
Quando il nosocomio verrà completato, però, dovrebbero essere già funzionanti i due termovalorizzatori. Il bando, in questo caso, sarà pubblicato nelle prossime settimane, c’è ottimismo per la posa della prima pietra, che avverrà ben prima della scadenza elettorale: Schifani prevede entro il 2026 (poi serviranno 18 mesi per i lavori: realisticamente verranno completati non prima dell’estate ‘28). E poco importa dei numerosi ricorsi delle associazioni ambientaliste per provare a bloccare tutto. “Da molto tempo – ha sentenziato il governatore – la nostra Regione spende oltre 100 milioni di euro all’anno per esportare i rifiuti all’estero, dove vengono inceneriti. È una situazione che non possiamo più accettare. Dobbiamo trasformare la difficoltà in un’opportunità e i termovalorizzatori rappresentano la soluzione più avanzata e sostenibile”.
Non tutti sono d’accordo. Anzi, per i Cinque Stelle chiamarli “termovalorizzatori è un eufemismo per nascondere la realtà: si tratta di inceneritori, tecnologia superata e dannosa, che l’Europa sta abbandonando in favore del riciclo e dell’economia circolare. Mentre gli altri Paesi investono su riduzione dei rifiuti e riuso, la Sicilia spende 800 milioni di euro per impianti che, nel 2030, saranno già fuori legge rispetto agli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni climalteranti”. Ma il governo va dritto come un treno e, dopo l’adozione del Piano dei rifiuti (che si era incartato durante la legislatura di Nello Musumeci) è pronto a far spiccare il volo a questi due impianti che sorgeranno rispettivamente a Catania e Bellolampo: “Abbiamo scelto di realizzare questi impianti interamente con fondi pubblici, stanziando 800 milioni di euro del Fondo di sviluppo e coesione”, ha detto Schifani.
Lo stesso fondo a cui ha attinto Palazzo Chigi per dare seguito alla smania di Matteo Salvini di costruire il Ponte sullo Stretto. Su questo fronte siamo un po’ indietro (la posa della prima pietra era prevista per la fine del 2024), anche se la Regione sta facendo la propria parte, co-finanziando l’opera per un miliardo e trecentomila euro. Ai tempi Schifani si risentì con il Ministro delle Infrastrutture, per aver previsto l’utilizzo di un capitolo destinato agli investimenti, ma i dissapori sono stati limati dal tempo, fino a sparire. Qualche giorno fa il Consiglio dei Ministri ha approvato l’attestazione dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico (IROPI) relativi alla realizzazione del collegamento stabile con la Calabria. “Si tratta di un passaggio rilevante e che avvicina l’approvazione al Cipess e il conseguente via libera ai lavori”, ha commentato il Mit. Ma l’opera, sempre che si faccia, verrà inaugurata non prima del 2032. Non è detto che a Schifani basterà la seconda legislatura per partecipare al taglio del nastro.
Molto più facile, invece, installare i cinque dissalatori che, nei prossimi anni, dovrebbero metterci al riparo dai danni della siccità. Tre sorgeranno (già entro l’estate) nei siti dismessi di Trapani, Gela e Porto Empedocle. Attraverso un’operazione di revamping (così la chiamano i tecnici) utile a far tornare in funzione un ammasso di ferraglie che da tempo immemore non funziona. Gli altri due saranno impianti mobili destinati a Palermo, dove attualmente è in atto un piano di razionamento per evitare di disperdere ingenti risorse idriche (l’acqua che riempie attualmente gli invasi potrebbe bastare per 11 mesi). Il finanziamento prevede 90 milioni di euro dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, grazie a un accordo con il Governo nazionale, integrati da 10 milioni provenienti dal bilancio regionale. La componente più significativa, 170 milioni di euro, sarà apportata dai privati attraverso il sistema della finanza di progetto. Roma contribuirà con ulteriori 20 milioni per coprire la fase di avviamento e i costi di gestione del primo anno. Anche per i due dissalatori che sorgeranno nel capoluogo, però, le tempistiche rimangono incerte. Ma un annuncio va sempre bene e aiuta a vivere meglio, con la coscienza a posto.
Fonte: www.buttanissima.it
FORESTALI: ECCO PERCHÉ LA PROCEDURA D’INFRAZIONE NON È CHIUSA! MIEI CARI FORESTALI, IL MIO AUGURIO PER LE PROSSIME FESTIVITÀ PASQUALI VE LO PORGO CON QUESTO ARTICOLO
Ricevo e pubblico
dall'Avvocato Fasano
🛑 FORESTALI: ecco perché la procedura d’infrazione non è chiusa! Miei cari Forestali, il mio augurio per le prossime festività pasquali ve lo porgo con questo articolo.
🛑Un piccolo dono, ove le notizie sono state rese in modo cronologicamente corretto, se non perfetto, con i documenti a supporto di ogni singola dichiarazione. Attraverso una penna imparziale, dove non si osannano le istituzioni, ma si porgono i fatti al lettore in modo REALE.
Siate felici e fiduciosi. Vi meritate la serenità economica e lavorativa. Vi meritate il rispetto, la stima e il riconoscimento per la tutela che applicate con amore al patrimonio boschivo siciliano.
❤️Vi meritate il vostro posto di lavoro a tempo indeterminato. Ma vi è di più!
Vi meritate la considerazione delle istituzioni. Perché non vi sono precari di serie A e di serie D. I precari meritano rispetto, perché agli occhi della società non possono finanziare neppure l’acquisto di una lavatrice. Di recente la Regione, in questi ultimi mesi, ha stabilizzato tante categorie, senza concorso.
La mia domanda alle istituzioni è la seguente? E i Forestali? Che onta hanno applicato alla Regione per aver riservato questo trattamento? Cari forestali, la giustizia è dalla Vostra parte.
Auguri di una serena Pasqua da parte mia e di tutto lo studio: Stefania Fasano;
Floriana Giocondo;
Sabrina Porcasi;
Anna Alfano;
Sharon Ferraro;
Fabio Cicero;
Dario Di Garbo.
E tutti i miei cari referenti di Provincia, 45 persone stupende, che vi seguono con caparbia e tenacia ogni singolo giorno.
@follower Avvocato Fasano è con voi! Siamo una squadra di quasi 80 persone che lavorano incessantemente per l’obiettivo comune.
SIFUS CONFALI: COME FANNO CGIL-CISL-UIL A SPIEGARE IL REFERENDUM CONTRO IL PRECARIATO AGLI OPERAI FORESTALI DOPO CHE HANNO INTRODOTTO LA STAGIONALITA' NEL SETTORE?
Ricevo e pubblico
dalla Segreteria Regionale del Sifus Confali
Sifus - Come fanno Cgil-Cisl-Uil a spiegare il referendum contro il precariato agli operai forestali dopo che hanno introdotto la stagionalità nel settore?
17 aprile 2025
REGIONE-FORESTALI, COSA STA SUCCEDENDO? ECCO PERCHÉ LA PROCEDURA D’INFRAZIONE NON È CHIUSA
Partita tutt'altro che chiusa per migliaia di lavoratori stagionali coinvolti in un complesso contenzioso con la Regione. Le ultime novità sul caso raccolte dal QdS.
La partita resta aperta. Da una parte la Regione Siciliana, dall’altra i forestali precari. La Commissione europea ha dato il suo parere nelle scorse settimane comunicando che non è stato commesso alcun abuso nei confronti dei lavoratori stagionali, in quanto i contratti stipulati devono essere considerati a termine.
Una nota che, però, non ha posto la parola fine a un contenzioso che rischia di arrecare un serio colpo alle casse regionali. La procedura di infrazione 2014/4231 è ancora in piedi fino alla pronuncia definitiva del Parlamento Europeo.
Forestali-Regione Siciliana, cosa succede: la ricostruzione
Andiamo con ordine. Contro “l’abuso nella successione di contratto a termine” lo studio Fasano ha avviato poco più di otto fa una petizione (0171/2018) diretta all’Unione Europea a tutela di circa 1.800 forestali stagionali. A Bruxelles si evolve in infrazione comunitaria. E secondo i primi calcoli che preoccupano inevitabilmente Palazzo d’Orleans, sono 18.000 i precari che potrebbero ottenere un assegno da capogiro tra settantotisti (gli operai assunti ogni anno per 78 giornate di lavoro, ndr), centunisti e centocinquantisti.
Dopo mesi di stallo, è intervenuta la Commissione Europea inoltrando un parere, visionato dal QdS, al Dipartimento per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri. “Per quanto riguarda i lavoratori assunti – si legge nella nota – con contratti a termine nelle aziende agricole e forestali della Regione Siciliana, la Commissione rileva che tali contratti, se stipulati solo per un numero limitato di mesi all’anno non possono essere considerati successivi”.
Il parere della Commissione Europea
Nello specifico, è scritto che “dato che vi sono intervalli di diversi mesi tra i contratti o i rapporti di lavoro a tempo determinato conclusi in tale settore, la Commissione ritiene che tali contratti o rapporti non possano essere qualificati come ‘successivi’ ai sensi dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, anche se rinnovati ogni anno con gli stessi lavoratori”. E che “la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito in particolare che un lasso di tempo pari a 60 giorni può generalmente essere considerato sufficiente a interrompere qualsiasi rapporto di lavoro esistente e tale da far sì che ogni contratto sottoscritto posteriormente non sia considerato successivo”. Sulla base di tali considerazioni, quindi, la Commissione “non intende approfondire ulteriormente” la questione.
La precisazione del Parlamento Europeo
Ma diversamente da quanto riportato da diversi organi di stampa, la Commissione Ue non ha chiuso la procedura di infrazione sull’impiego dei forestali da parte della Regione. A intervenire direttamente l’avvocato Angela Fasano, legale di circa 3.000 lavoratori stagionali, che ha chiesto delucidazioni alla presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, Dolores Montserrat.
Intervenuta al QdS, Fasano spiega: “Mi è stato risposto che la petizione è ancora in atto, come da tutele applicate e, ove vi fosse stata intenzione di chiuderla, il nostro studio avrebbe ricevuto per primo una comunicazione preventiva con assegnazione di termine di quattro settimane per replicare”. Dal Parlamento Ue smentiscono categoricamente la chiusura, sottolineando che “la Commissione Ue ha dato un parere che non può interferire con la decisione finale che dovrà essere resa dal Parlamento Europeo”. La pronuncia definitiva? Potrebbe arrivare entro tre anni.
La Regione risponde sul caso Forestali
La Regione Siciliana attualmente non si “scompone” e attraverso l’assessore al Territorio e all’Ambiente, Giusi Savarino replica così: “Appare piuttosto palese che, alla luce di tale giurisprudenza, secondo la Commissione europea non vi è alcun abuso da parte della Regione Siciliana nell’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato per questi lavoratori stagionali”.
“Trattandosi di una comunicazione istituzionale interna – conclude – abbiamo ritenuto opportuno non darne notizia. Abbiamo il massimo rispetto per questo personale e per il ruolo importante che svolgono a tutela del territorio, ma è evidente che la nostra linea difensiva è fondata”.
I prossimi passi
Ma anche la stessa Commissione Europea, come raccolto dalla nostra redazione, ha confermato la presenza dell’infrazione a carico della Regione. Peraltro, afferma l’avvocato Fasano, che l’espressione “’giurisprudenza a favore della Regione’ è un termine inesatto. Invero, nessuna sentenza della Corte di Giustizia è stata resa contro i forestali siciliani. Si richiama nella nota assessoriale unicamente un orientamento che non ha alcuna attinenza con la causa dei forestali, ovvero, un altro comparto. In banca dati comunitaria non esiste questa giurisprudenza specifica per il comparto dei forestali siciliani. Ovvero una sentenza che espone un principio di diritto che nega loro il diritto”.
Ed è qui che, a parere del legale, si cade in errore. “Richiama in difesa della Regione un atto – spiega Fasano – che non possiede valore giurisprudenziale. Perché se si cita la giurisprudenza, occorre produrre, Rectius: si ha l’obbligo di citare i riferimenti di una sentenza. In mancanza della quale, tutto quanto scritto nella nota perde valore, così come tante altre cose. L’unica giurisprudenza oggi resa a favore dei siciliani è unicamente riscontrabile nei significativi orientamenti della Corte di Cassazione”.
L’avvocato Fasano ha annunciato al Quotidiano di Sicilia di aver fatto istanza per essere audita nuovamente in Commissione Peti. Il caso dei forestali, dunque, è tutt’altro che chiuso.
Fonte: qds.it
IN ARRIVO L’ANTICICLONE AFRICANO CON IL CALDO ASFISSIANTE. LA SICILIA È PRONTA PER FRONTEGGIARE GLI INCENDI BOSCHIVI?PROBLEMI PER L’IRRIGAZIONE? E’ VERO CHE IL PREZZO DEL GRANO DURO PRECIPITERÀ A 20 EURO-QUINTALE?
Dal sito www.thehour.info
17 Aprile 2025
La sensazione è che con il caldo che tra una decina di giorni colpirà la nostra Isola ci saranno problemi
Tra una decina di giorni e forse anche prima in Sicilia la temperatura, stando alle previsioni, supererà i 30 gradi centigradi. In queste ore una serie di perturbazioni atlantiche sta generando piogge nell’Italia Centro Settentrionale. Tra dieci giorni per Spagna, Sud Italia, Sicilia, la penisola balcanica e Grecia si tornerà a parlare di anticiclone africano. Con temperature che, tra la fine di Aprile e i primi giorni di Maggio, potrebbero arrivare a 32-33 gradi (qui un articolo). Non sappiamo se, dopo, ci saranno altre piogge: quello che sappiamo è che stanno arrivando, in anticipo, temperature estive. Non sappiamo quanto dureranno ma, come già accennato, le temperature aumenteranno. La nostra Isola è preparata? Il riferimento è agli incendi boschivi e all’agricoltura.
L’ondata di alte temperature arriverà e troverà i boschi e le aree verdi siciliane senza le opere di prevenzione degli incendi
Cominciamo con gli incendi delle aree verdi. Le notizie non sono, come dire?, tranquillizzanti. Abbiamo sentito Franco Cupane, caposquadra antincendio presso l’Ispettorato Foreste di Catania, un tecnico di grande esperienza che è anche un noto sindacalista del Sifus Confali, organizzazione sindacale che si batte per la stabilizzazione degli operai forestali che operano nella nostra Isola. Cupane ci ha detto che i lavori per la realizzazione dei presidi antincendio cominceranno il 5 Maggio. Ne deduciamo che l’ondata di caldo, con temperature oltre i 30 gradi, potrebbe arrivare trovando le aree boscate siciliane senza viali parafuoco e, in generale, senza le opere di prevenzione del fuoco. Cupane ci dice che lo scorso anno, tutto sommato, gli incendi boschivi sono stati bene o male contenuti, perché nell’Inverno e nella Primavera 2024 la siccità ha limitato la crescita delle vegetazione. Quest’anno lo scenario è mutato, visto che c’è stata abbondanza di piogge, al di là della disinformazione che, come in un romanzo di George Orwell, ormai smentisce anche la realtà. Ciò significa che le aree boscate, i fondi privati, i fondi comunali e, in generale, tutta la campagna siciliana è piena di vegetazione. Poiché i lavori per la realizzazione delle opere antincendio inizieranno il 5 Maggio, una settimana di caldo elevato potrebbe far seccare erbe ed arbusti che sono la ‘benzina’ degli incendi boschivi.
Fino a quando ci saranno sindacati che ostacolano la stabilizzazione degli operai forestali per interessi di bottega prevarrà il precariato
Un’altra notizia non certo positiva è che il servizio antincendio dei forestali sarà operativo il 12 Maggio a ranghi ridotti; tutto il personale del servizio antincendio sarà operativo il 16 Giugno. Non sappiamo chi ha scelto queste date: quello che sappiamo è che, con questa organizzazione priva di prevenzione si rischiano incendi boschivi tra la fine di questo mese, a Maggio fino alla metà di Giugno. Una follia. La verità è che la politica siciliana, in materia di prevenzione degli incendi boschivi, non impara nulla dalle esperienze negative degli ultimi anni, con riferimento soprattutto al 2021, al 2022 e al 2023. Tra l’altro, il personale è demotivato. L’Unione europea ha detto a chiare lettere che in Sicilia, in materia di operai forestali, c’è stato un abuso di contratti precari; ma l’attuale Governo regionale, con molta probabilità perché senza soldi, tergiversa e cerca cavilli più o meno giuridici per continuare a far lavorare gli operai forestali con contratti a tempo determinato. Una strategia avallata da alcune organizzazioni sindacali che hanno interesse a mantenere il precariato in questo settore per questioni di bottega. Non è il caso del Sifus Confali, sindacato che invece si batte per stabilizzare gli operai forestali. Come finirà? Male. Per quello che abbiamo capito la Regione continuerà a tergiversare non provvedendo a stabilizzare il personale. In ogni caso dovrà pagare gli arretrati. Ci auguriamo che gli operai forestali non si incazzino, magari decidendo di restare a casa. In presenza di incendi boschivi sarebbe un gran casino, perché la Regione resterebbe con i Vigili del Fuoco (che in Sicilia, come nel resto d’Italia, sono pochi) con i volontari della Protezione civile (che non possono spegnere gli incendi) e con il personale del Corpo Forestale regionale che ormai conta meno di 350 dipendenti, peraltro non giovanissimi. Speriamo bene.
Il caos negli invasi artificiali siciliani
E l’agricoltura? Con le tante piogge registrate negli ultimi nove mesi e con una cinquantina di invasi artificiali, più alcuni laghetti artificiali non ci dovrebbero essere problemi. In realtà, gli invasi funzionanti sono, sì e no, una decina, degli altri quaranta si sa poco o nulla. Non solo. In alcuni invasi funzionanti una parte dell’acqua viene gettata in mare perché ci sono problemi ingegneristici non risolti. Non è uno scenario provocato dall’attuale Governo regionale, se è vero che si trascina da tempo. La pessima gestione degli invasi artificiali in alcuni casi è voluta per dare modo a vari soggetti più o meno abusivi di esercitare altre attività in barba all’agricoltura. Nel complesso, si può affermare che la situazione è peggiorata, grosso modo, dal 2010. Non va meglio la distribuzione dell’acqua. Una parte, minima, delle condutture idriche è stata sistemata; il resto è un mezzo delirio. Questo spiega la mancanza di acqua nelle campagne e in alcuni centri abitati: l’acqua c’è ma non si riesce a distribuirla per il caos che regna sovrano nella gestione degli invasi artificiali e nella distribuzione. Sa farà molto caldo non possono essere esclusi problemi per l’irrigazione. Tra l’altro, il Governo siciliano non ha i soldi per sanare i debiti dei Consorzi di Bonifica. Una storia che si trascina da oltre dieci anni. Una situazione che crea problemi di gestione agli stessi Consorzi di Bonifica. Caos su caos.
Una nuova, pesante crisi per il grano duro siciliano?
Non sappiamo nemmeno come finirà con il grano duro siciliano. Come avviene ogni anno, il prezzo del grano, a livello nazionale, a partire dai primi giorni di Aprile è in netta discesa. La situazione sembra peggiore di quella dello scorso anno. Si tratta della solita speculazione che annuncia l’arrivo in Italia del fiume di grano tenero e duro estero. Tutto come sempre, con il Governo nazionale e le Regioni che, per dirla alla siciliana. ‘se la toccano con il mignolo’… Il grano tenero viene utilizzato per l’industria dolciaria e, soprattutto nel Centro Nord Italia, per produrre il pane; mentre il grano duro serve per la produzione della pasta. Grano tenero, in Italia, se ne coltiva sempre meno, soppiantato dal grano tenero che arrica dall’estero, soprattutto canadese (varietà Manitoba, molto richiesto dalle industrie). Idem per il grano duro che arriva dal Canada, dall’Ucraina, dalla Turchia, dalla Russia. Da quello che ci dicono, il prezzo del grano duro siciliano quest’anno potrebbe scivolare anche a 20 euro/quintale, a fronte di un costo di produzione di 50 euro/quintale. Se il prezzo sarà questo non è da escludere il disastro. Comunque tranquilli: ci penserà la televisione a raccontare ai cittadini, magari con le promozioni pubblicitarie, le classiche minchiate, ovvero che tutti i derivati del grano sono prodotti con grano italiano…
Fonte: www.thehour.info
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