27 gennaio 2024

COSA CAMBIA (E COSA NO) CON IL DECRETO PER IL TAGLIO DEGLI ALBERI


Dal sito www.repubblica.it

di Carlo Canepa (Pagella Politica) - 26 GENNAIO 2024
Il provvedimento non riguarda giardini privati o parchi cittadini e semplifica l'iter burocratico per la gestione forestale, senza eliminare il vincolo. In sintesi: non è vero che si possono tagliare alberi senza le autorizzazioni. Legambiente approva: "Livello di tutela dei boschi italiani resta tra i più alti d'Europa"

Nelle ultime settimane è tornata d'attualità l'accusa secondo cui, grazie al governo Meloni, non servono più autorizzazioni per tagliare gli alberi sul territorio italiano. Il 7 gennaio, per esempio, questa accusa è stata rilanciata con un reel su Instagram dal comico Giovanni Storti, parte del famoso trio Aldo, Giovanni e Giacomo (ripreso su Green&Blue, ndr). In meno di tre settimane il filmato pubblicato dall'attore ha raggiunto quasi tre milioni di visualizzazioni sul social network e oltre tremila commenti. Secondo Storti, grazie a un emendamento approvato nella Commissione Agricoltura del Senato, chiunque potrà "tagliare alberi", anche monumentali, "nei boschi, nei giardini, nei parchi, senza bisogno di autorizzazione". Il governo Meloni avrebbe sostenuto questo provvedimento "per incentivare l'industria del legno", ha aggiunto Storti.

In realtà le cose non stanno così: non è vero che grazie al governo Meloni non servono più autorizzazioni per tagliare gli alberi nei boschi e nei giardini, men che meno quelli monumentali. L'accusa contro il governo è frutto di un'interpretazione sbagliata data a una nuova regola approvata in Parlamento.

L'emendamento al decreto "Asset"

La novità di cui si sta parlando in queste settimane non risale a questi giorni, ma fa riferimento a un provvedimento esaminato dal Parlamento ormai quattro mesi fa. Il provvedimento, precisiamo subito, non riguarda giardini privati o parchi cittadini. 

Lo scorso agosto il governo Meloni ha approvato un decreto-legge, ribattezzato "decreto Asset" perché conteneva alcune misure a tutela delle attività economiche e finanziarie, nonché degli investimenti strategici. Il decreto ha iniziato il suo esame parlamentare dal Senato, dove è stato approvato il 28 settembre, e una settimana dopo, il 5 ottobre, è stato convertito in legge dalla Camera.

La votazione chiave per la vicenda è avvenuta a fine settembre nella Commissione Agricoltura del Senato. Qui è stato approvato un emendamento per modificare il testo del decreto presentato dal governo e inserire un nuovo articolo, il 5-bis, intitolato "Interventi urgenti a sostegno di attività economiche strategiche per il Made in Italy". Il primo firmatario dell'emendamento era Luca De Carlo, senatore di Fratelli d'Italia e presidente della Commissione Agricoltura.

Il nuovo articolo proponeva di fare una piccola aggiunta al Codice dei beni culturali e del paesaggio, un decreto legislativo adottato nel 2004 e modificato più volte negli anni successivi. L'obiettivo dichiarato dell'emendamento era "incentivare e sviluppare le potenzialità della filiera nazionale foresta-legno e di favorire il riposizionamento strategico delle aziende italiane rispetto alla concorrenza dei mercati esteri, anche potenziando le possibilità di approvvigionamento della materia prima". Insomma, in parole semplici si voleva semplificare le pratiche per poter tagliare gli alberi.

Curiosità: l'emendamento di De Carlo riproponeva una misura inizialmente contenuta nel disegno di legge sul Made in Italy, presentato in Parlamento dal governo a luglio 2023 e diventato legge a dicembre. Questa misura è stata poi tolta del disegno di legge ed è finita dentro al decreto "Asset".

Ora addentriamoci di più sulle conseguenze della piccola modifica proposta dall'emendamento di De Carlo al Codice dei beni culturali e del paesaggio.
 
La modifica al Codice del paesaggio

Nello specifico, il decreto "Asset" ha modificato l'articolo 149 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che elenca gli interventi sui beni tutelati dal codice per cui non è richiesta l'autorizzazione paesaggistica. Prima della conversione in legge del decreto "Asset", tra questi interventi rientravano "il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione" eseguiti esclusivamente "nei boschi e nelle foreste" vincolati da un punto di vista paesaggistico da un altro articolo del codice, l'articolo 142.

In base all'articolo 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, "tutti i boschi italiani, ossia tutte le aree che sono giuridicamente qualificate come bosco, sono sottoposti a vincolo paesaggistico", ha spiegato a Green&Blue Piermaria Corona, direttore del Centro di ricerca Foreste e Legno del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, che fa capo al Ministero dell'Agricoltura).

Per la definizione di "foresta" e "bosco" il codice rimanda a un decreto legislativo del 2001, che però nel frattempo è stato abrogato e sostituito dal Testo unico in materia di foreste e filiere forestali del 2018. Quest'ultimo stabilisce che i termini "foresta" e "bosco" vogliono dire per la legge la stessa cosa e fanno riferimento a tutte le "superfici coperte da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, di origine naturale o artificiale in qualsiasi stadio di sviluppo ed evoluzione, con estensione non inferiore ai 2 mila metri quadrati, larghezza media non inferiore a 20 metri e con copertura arborea forestale maggiore del 20%". Le regioni possono a loro volta adottare una definizione di "bosco" che integra quella appena vista: l'importante, sottolinea il Testo unico, è che "non venga diminuito il livello di tutela e conservazione così assicurato alle foreste come presidio fondamentale della qualità della vita".

Il Testo unico in materia di foreste e filiere forestali chiarisce anche che cosa rientra tra gli interventi di "taglio colturale". Questa espressione fa riferimento ai tagli e alle cure volti, per esempio, all'impianto degli alberi o alla prevenzione di incendi.

In base alla precedente versione dell'articolo 142, dunque, in tutte quelle superfici che avevano le caratteristiche per essere considerati boschi erano consentiti i tagli colturali senza aver bisogno di un'autorizzazione paesaggistica. Il decreto "Asset" ha mantenuto questa deroga, estendendola però anche agli interventi di taglio colturale effettuati in alcuni boschi sottoposti a un ulteriore vincolo. In base all'articolo 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, infatti, sono tutelati paesaggisticamente i boschi ubicati in aree considerate di "notevole interesse pubblico", definite da decreti ministeriali specifici. Tra queste rientrano "le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali". "Queste aree rappresentano, mediamente, intorno al 20% delle superfici forestali in ciascuna regione", ha specificato Corona.

Una parte dei boschi italiani è dunque sottoposta a quello che gli addetti del settore chiamano "doppio vincolo paesaggistico": uno deriva dall'articolo 136 del codice, l'altro dall'articolo 142. Prima della novità introdotta dal decreto "Asset", per un intervento sullo stesso bosco poteva essere necessario chiedere un'ulteriore autorizzazione, nonostante la deroga già imposta dall'articolo 149.

Ora questa necessità è stata tolta, ma questo non significa che si potranno tagliare a piacimento alberi normali e monumentali nei boschi, nei giardini e nei parchi. "Non è vero che si possono tagliare alberi senza autorizzazione. La modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio ha in qualche modo esteso le deroghe già esistenti su una parte del territorio", ha spiegato a Green&Blue Tommaso Sitzia, professore all'Università degli Studi di Padova, esperto in selvicoltura e assestamento forestale. Attenzione comunque: "Non è vero che prima della modifica introdotta dal decreto "Asset" il taglio dei boschi tutelati dall'articolo 136 non fosse mai autorizzato. Ci sono numerosi esempi di pratiche di selvicoltura sostenibile che sono pienamente in linea con gli obiettivi stabiliti dal vincolo. In effetti, spesso il decreto di vincolo include le pratiche selvicolturali come elementi che contribuiscono a definire e a preservare le caratteristiche paesaggistiche".

Della stessa opinione è anche Corona. "L'articolo 149 diceva che non era necessaria l'autorizzazione paesaggistica per i tagli colturali effettuati in tutti i boschi, vincolati dall'articolo 142. Ma quel vincolo rimaneva per quei boschi tutelati ulteriormente dall'articolo 136. Non è stato eliminato né il doppio vincolo né il vincolo semplice: è stato solamente semplificato l'iter burocratico, in qualche modo, per quanto riguarda la gestione forestale", ha dichiarato il direttore del Centro di ricerca Foreste e Legno del Crea.

I limiti sul taglio degli alberi

Chiarito il contenuto dell'emendamento al decreto "Asset", vediamo perché l'accusa mossa da Storti e da altri in queste settimane è scorretta.

Innanzitutto va sottolineato ancora una volta che le deroghe per le autorizzazioni paesaggistiche valgono solo per specifici interventi (i tagli colturali) e solo per gli alberi nei boschi, non per quelli nei giardini o nei parchi cittadini (sugli alberi monumentali torniamo più nel dettaglio tra poco).

In secondo luogo, l'articolo 149 del Codice dei beni culturali stabilisce che non è richiesta l'autorizzazione paesaggistica per gli interventi colturali nei boschi purché questi interventi siano "previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia". Qui entrano in gioco le leggi forestali regionali, con cui ogni regione può fissare regole più precise e stringenti sul taglio degli alberi. In questo caso non stiamo parlando di vincoli paesaggistici, ma, appunto, forestali.
 
Tra le altre cose "le regioni possono stabilire una superficie o una quantità espressa in altre unità di misura, per esempio il volume di legname, sotto cui sono ammesse procedure autorizzative semplificate. Queste procedure devono tenere comunque conto dei regolamenti e dei piani approvati non solo dalla regione, ma anche da altri enti territoriali, come i comuni", ha spiegato Sitzia.
 
C'è poi un ulteriore elemento che rende il quadro ancora più complicato. Alcuni boschi possono essere vincolati ulteriormente dalle regioni attraverso i piani paesaggistici regionali. Tra le regioni che si sono dotate di piani di questo tipo ci sono il Piemonte e la Toscana. "Se la regione fa un piano paesaggistico in cui prevede alcune prescrizioni per specifici boschi di pregio, dovrà comunque essere richiesta l'autorizzazione paesaggistica. Ma in mancanza di specifiche richieste, si applica per i boschi a doppio vincolo quello che si applica per i boschi a vincolo semplice", ha sottolineato Corona.
 
Proprio una regione, poco più di due anni fa, aveva cercato di cambiare le regole che riguardano il "doppio vincolo paesaggistico".
 
Il caso della Toscana

A fine dicembre 2021 la Regione Toscana, guidata da una giunta di centrosinistra, aveva approvato una modifica alla legge forestale regionale. In sostanza la Regione Toscana aveva deciso che per un intervento di taglio colturale nei boschi tutelati dall'articolo 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio bastava l'autorizzazione ai sensi della normativa forestale, eliminando di fatto la necessità di richiedere un'autorizzazione paesaggistica. In pratica la regione aveva provato a introdurre una norma molto simile a quella poi diventata legge con il decreto "Asset".
 
Quasi un anno dopo, a novembre 2022, la Corte Costituzionale ha però dichiarato incostituzionale la modifica introdotta dalla Regione Toscana alla sua legge regionale forestale. La Corte Costituzionale ha bocciato il provvedimento della Regione Toscana perché, secondo i giudici, superava le sue competenze e invadeva quelle dello Stato, definite dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
 
La circolare del Masaf

A proposito di Corte Costituzionale, il 17 gennaio il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) ha pubblicato una circolare per chiarire che non è vero che si possono tagliare gli alberi senza autorizzazione grazie al decreto "Asset".
 
In fondo al documento il ministero ha citato una sentenza della Corte Costituzionale del 1996, a sostegno della novità introdotta in Parlamento. "L'interesse paesaggistico richiede che i territori coperti da foreste e da boschi rimangano tali. L'interesse forestale tende, proteggendo l'ambiente, a preservare nel tempo il bosco, la sua vita e la sua consistenza, mediante l'adozione di tecniche appropriate, elaborate dalle scienze forestali e non di rado recepite in atti normativi", si legge in uno dei passaggi principali della sentenza. "Per raggiungere questo scopo sono opportuni, e talvolta necessari, interventi di selvicoltura e di appropriato taglio che, con la utilizzazione, permettono anche di perseguire la finalità di protezione del bosco, considerato nel suo insieme permanente e non nei singoli alberi che concorrono a comporlo".

In pratica, secondo il ministero, questo passaggio dimostrerebbe che i tagli colturali non necessitano di autorizzazione paesaggistica e che anzi, sono fondamentali a tutelare proprio l'interesse paesaggistico dei boschi.

La legge sugli alberi monumentali
Tutto il discorso fatto finora sulla novità introdotta dal decreto "Asset" "non vale per il verde urbano e nemmeno per gli alberi monumentali, che sono tutelati da un'altra legge ancora", ha sottolineato Corona.

In questo caso il riferimento è alla legge del 2013, che contiene le "Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani". L'articolo 7 di questa legge stabilisce le regole per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali e le condizioni che determinano quando un albero è effettivamente monumentale. Qui si può consultare l'elenco di tutti gli alberi monumentali presenti in Italia.
 
La legge del 2013 stabilisce poi che se una persona abbatte o danneggia un albero monumentale, rischia una multa da 5 mila a 100 mila euro, "salvo che il fatto costituisca reato". Non sono punibili "gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell'apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato".

La posizione di Legambiente
Infine, è interessante sottolineare che non tutte le associazioni ambientaliste si sono schierate contro la novità contenuta nel decreto "Asset", anzi. Per esempio Legambiente si è dichiarata particolarmente favorevole all'intervento voluto dal governo Meloni.
 
Secondo il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, il "doppio vincolo paesaggistico", "paradossalmente non aumentava il livello di tutela già previsto per il 100% dei boschi, ma creava entropia e doppi adempimenti burocratici a carico spesso degli utenti più deboli".

"Se un proprietario di un bosco all'interno di un'area gravata da doppio vincolo avesse tagliato un albero nel bosco di sua proprietà (rispettando i regolamenti forestali vigenti), avrebbe dovuto spendere centinaia di euro per richiedere l'autorizzazione paesaggistica (ed attendere mesi l'esito della richiesta)", ha scritto Ciafani nell'introduzione al rapporto di Legambiente "La bioeconomia delle foreste", pubblicato lo scorso ottobre. "Se non l'avesse fatto, avrebbe rischiato una condanna penale per avere tagliato un albero nel bosco di sua proprietà, da secoli utilizzato per legna da ardere, magari in una frazione di un paese non servita dal gas naturale. L'eliminazione di questo secondo vincolo paesaggistico, quindi, non riduce il livello di tutela dei boschi italiani che è tra i più alti d'Europa, ma riduce l'entropia del sistema".




26.01.24. INCENDI IN SICILIA. GRAFICA DI CANADAIR REALFOREST FIRETOVIRTUAL


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207° POST. CONSTATIAMO CON RAMMARICO CHE ANCHE IN QUESTA LEGISLATURA AL MOMENTO GLI IMPEGNI NON SONO RISPETTATI. L'ASSESSORE SAMMARTINO AVEVA DETTO DI PORTARE LA RIFORMA ALL'ARS IN ESTATE. AVEVA ANCHE PROMESSO AI SINDACATI IL VARO DEL DDL ENTRO GIUGNO. A QUESTO PUNTO CHIEDIAMO AI SINDACATI CHE È NECESSARIA UNA SVOLTA: È ARRIVATO IL MOMENTO DI AUTOCONVOCARSI!



Incontro Dicembre 2022

  • 23 Dicembre 2022 - Giornale di Sicilia. L'Assessore Sammartino: Il rinnovo del contratto è il primo atto di una diversa organizzazione del settore a cui stiamo lavorando, e che culminerà nella riforma che porterò all'Ars in estate




01 Marzo 2023

ASSESSORE SAMMARTINO, CI VUOLE DIRE CORTESEMENTE QUANDO IL DDL CHE GUARDA A TUTTA LA PLATEA DEI 78ISTI, 101ISTI E 151ISTI, VEDRÀ LA LUCE VISTO CHE STA PER ESSERE ESITATO IN GIUNTA DI GOVERNO? QUESTO DICEVA LEI! MA PURTROPPO È PASSATA GIÀ UNA SETTIMANA DALLA PUBBLICAZIONE DELLA FINANZIARIA IN GAZZETTA E DI GIUNTA NON VEDIAMO PROPRIO NIENTE. CI DOBBIAMO RIVOLGERE A CHI L'HA VISTO?








IL PARLAMENTO SICILIANO SI RIUNISCE 5 VOLTE AL MESE E COSTA AI CITTADINI 249 MILIONI


Raffaella Pessina - 27 Gennaio 2024

Dal sito qds.it
Bilancio previsione 2024: 30 mln ai deputati, 33 per la manutenzione, 82 per pensioni e vitalizi. 300mila euro per le stampanti, 33 milioni la manutenzione, 30 milioni ai deputati, 82 milioni per pensioni e vitalizi

Quest’anno l’Assemblea regionale siciliana costerà ai cittadini quasi 250 milioni di euro. Nel dettaglio la cifra è di 249.189.136,39 euro, in diminuzione rispetto all’anno precedente, che era di 256.563.062,96, ma pur sempre una cifra di tutto rispetto.

Di questi, 69.332.730,56 arriveranno dall’avanzo di amministrazione dell’anno precedente e 133.400.000,00 da trasferimenti della Regione siciliana. 101.000,00 euro, invece, provengono da trasferimenti di imprese e in questa voce, nel prospetto di bilancio, non viene specificato altro.
Il resto, 46.456.405,83 euro, arriva da entrate per conto terzi e partite di giro.

Nella Relazione di accompagnamento al Bilancio di Previsione per il 2024, approvato da Sala d’Ercole il 20 dicembre scorso, si tiene a sottolineare che il Parlamento siciliano da tempo ha iniziato un programma di contenimento dei costi. Questo perché in tempi passati i media avevano spesso attaccato il Palazzo e le istituzioni per scarsa trasparenza e costi eccessivi.

300mila euro per stampanti e fotoriproduttori
Ed ecco che vengono elencati i settori in cui si è operato in tal senso e si viene a conoscenza quindi che l’Ars noleggia stampanti e fotoriproduttori, che nel 2023 sono costati 500.000 euro, cifra che quest’anno è prevista, ma con una riduzione a 300.000 euro. Anche per la rete informatica e la centrale telefonica sono previste della riduzioni di spesa: nel 2023 la spesa si è attestata a 910.000 euro e si prevede di scendere a 750.000.

Quasi 33 milioni per la manutenzione
Nella Relazione si evidenziano in particolare due capitoli di spesa, quasi per giustificare gli elevati costi del bilancio: gli oneri per la manutenzione del Palazzo dei Normanni, sede degli uffici dell’Ars, nonché del Palazzo ex Ministeri e della Chiesa dei SS. Elena e Costantino che quest’anno costeranno 32.865.000 euro. Anche se a onor del vero è utile ricordare che all’articolo 7 del Testo coordinato del decreto legge 25 maggio 2021 n. 73, al comma 4 è scritto che viene istituito un fondo dal ministero del Turismo destinato all’erogazione di contributi in favore dei comuni classificati dall’Istat a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità (per il 2021 sono stati stanziati 60 milioni di euro). Sarebbe certamente utile sapere se il Palazzo dei Normanni possa godere di almeno una piccola parte di questi stanziamenti.


Ars ente pensionistico: spende 81,9 milioni
Il secondo punto su cui la relazione mette l’accento è la differenza che vi è tra i Consigli delle Regioni a Statuto ordinario e il Parlamento della Sicilia, Regione a statuto speciale.
“L’Assemblea regionale – viene spiegato – avente rango costituzionale, a far data dal 1947 ha adottato un modello organizzativo analogo a quello degli organi legislativi dello Stato, con particolare riferimento al Senato della Repubblica. Tale modello prevede (…) che l’Assemblea svolga anche funzioni di ente pensionistico per il proprio personale dipendente. Ciò comporta contabilmente che sia previsto “per intero lo stanziamento per far fronte al pagamento delle pensioni dirette e di reversibilità dei dipendenti con il metodo retributivo o misto, nonché delle pensioni e degli assegni vitalizi erogati agli ex deputati che ricadono nell’applicazione della normativa ante 2012, per un complessivo importo di € 69.600.000,00”. “È necessario evidenziare – si legge nel documento – che i costi delle pensioni, nelle Regioni a Statuto ordinario, sono a carico dell’Inps e non a carico dei bilanci dei Consigli regionali; pertanto, al netto della spesa per pensioni per il personale, la spesa complessiva dell’Assemblea regionale per l’anno 2024 a carico della Regione siciliana, meglio comparabile con quello delle altre Regioni, è pari ad € 81.900.000.

Deputati, le indennità non si toccano
Andando a spulciare nei dettagli delle spese riportate nel Bilancio di Previsione, per i deputati l’amministrazione dell’Ars spenderà quest’anno circa 30 milioni di euro, ma non viene specificato se in questo importo vi sono inseriti anche i contributi ai gruppi parlamentari. Di fatto resta invariata la cifra che ciascuno dei 70 deputati percepisce per il proprio incarico. Si tratta 11.100 euro lordi mensili, per 12 mensilità, oltre a 3.180 euro mensili, come rimborso per eventuali collaboratori, a patto che vengano presentati i documenti che comprovano la spesa sostenuta. Vi sono poi ulteriori gettoni per quei deputati che ricoprono incarichi all’interno del Parlamento, le cosiddette indennità di funzione, che non sono poche, su 70 deputati sono ben 44 quei deputati che aggiungono una ulteriore cifra lorda al compenso base. Si tratta in particolare del presidente dell’Ars che prende un massimo di 2.700 euro mensili in più.

Ai due vice presidenti vanno 1.800 euro ciascuno, ai tre deputati questori 1.622,45, ai 5 segretari, 6 presidenti di commissione e 9 presidenti dei gruppi parlamentari vanno 1.159,14 euro a testa. Poi ai 12 vicepresidenti di commissione 289,79 e ai 6 segretari di commissione 144,89 euro a testa. Insomma, nel Bilancio dell’Ars la parte del leone la fanno le spese correnti (174.204.136,39) quelle che in pratica servono per pagare gli stipendi di 70 deputati e 218 dipendenti, cifra che si evince dal prospetto della pianta organica pubblicato sul sito ufficiale Ars. Vi sono inoltre una ventina di incarichi di collaboratori che vanno ad affiancarsi alle spese dei dipendenti.

A queste spese si aggiungono poi i rimborsi per i viaggi istituzionali e le cosiddette missioni per i quali sono previsti i rimborsi spese più una diaria. Nel 2023 tali rimborsi sono andati da un minimo di 500 euro ad un massimo di 6.900.


I vitalizi costano un milione al mese
A proposito delle pensioni di cui si deve fare carico l’Ars in maniera diretta, restano ancora in essere ben 136 ex deputati che percepiscono l’assegno del vitalizio, nell’elenco non viene specificato a quanto ammonta ciascun assegno, ma viene pubblicata solo la cifra totale, pari a 625.422,26 euro al mese. Vi sono poi gli assegni vitalizi di reversibilità che sono 108, alcuni dei quali fanno riferimento addirittura alla prima e alla seconda legislatura (oggi siamo alla 18ma), per un totale di 450.507,96 euro al mese. Dal 2012 a è stato istituito un sistema previdenziale contributivo, simile a quello previsto per i pubblici dipendenti, in base al quale il deputato cessato dalla carica, riceve al momento in cui matura il relativo diritto, una pensione commisurata all’ammontare dei contributi versati. Vi sono quindi quei deputati che si sono ritrovati a cavallo di questa norma e per loro (56) è stata prevista la categoria “pro rata”, con una spesa dell’Ars pari a 18.458,88 di euro per gli assegni erogati direttamente e a 15.715,78 per gli 11 indiretti.

Nel 2023 in media 5 sedute al mese
Insomma, l’Assemblea regionale con tutti i suoi costi e con poco più di 5 sedute d’Aula al mese (dati relativi ai 12 mesi del 2023), resta un privilegio che forse i siciliani non si possono permettere e si spera che le previsioni elaborate nel Bilancio triennale, possano realizzarsi, perché le spese previste scenderebbero per il 2025 a 177.636.000,00 milioni di euro e quelle per il 2026 a 177.646.000,00, poco più di un terzo.

Fonte: qds.it



STOP DALLA CORTE COSTITUZIONALE ALLA NORMA CHE SPALMA IL DISAVANZO DELLA SICILIA IN DIECI ANNI, FALCONE “NESSUNA CONSEGUENZA SUI CONTI”


Dal sito www.blogsicilia.it

I GIUDICI DANNO RAGIONE ALLA CORTE DEI CONTI

di Manlio Viola - 26/01/2024
No al ripiano del disavanzo della Regione siciliana in dieci anni. La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 9 del 2024, ha dichiarato illegittimo l’articolo 7 del decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 158 con il quale la Sicilia veniva, di fatto, autorizzata a spalmare in dieci anni il disavanzo residuo, anziché nei tre anni previsti dalla legge.

In virtù della incostituzionalità del decreto legislativo diventano illegittime le poste di bilancio della Regione siciliana approvate in applicazione di questa norma ovvero l’art. 4, comma 2 dell’assestamento del bilancio di previsione 2019 e del triennale 2019/2021 sono anch’esse illegittime.

Si tratta dei bilanci per i quali la Corte dei Conti aveva sospeso i giudizi di parifica per l’esercizio finanziario 2020 con conseguenze su tutti i successivi bilanci.

Era stata proprio la Corte dei Conti a sollevare la questione di legittimità costituzionale della norma che permetteva di spalmare in dieci anni il disavanzo.

Una norma nel frattempo superata perché abrogata grazie ad un nuovo accordo dello scorso anno fra Stato e Regione e sostituita da una nuova norma, che ha invece seguito l’intero iter parlamentare, e che permette di spalmare quello stesso disavanzo in otto anni anziché in dieci o nei tre ordinari.

Sentenza di principio

Nonostante l’abrogazione della norma e la possibilità che la Corte Costituzionale dichiarasse il non luogo a procedere per estinzione del contenzioso, i giudici hanno scelto, invece, di esprimersi ugualmente in termini di principio giuridico dando ragione alla Corte dei Conti.

Cosa succede ai bilanci della Regione

Getta acqua sul fuoco dell’allarme che ne deriva l’assessore regionale all’Economia Marco Falcone “Di fatto non cambia niente nei bilanci della Regione siciliana – dice il titolare dei conti regionali a BlogSicilia  – perché nonostante fossimo rimasti della nostra idea noi come Regione nel frattempo abbiamo conseguito i necessari miglioramenti di bilancio e tagliato il disavanzo nei tre anni previsti in via ordinaria. Insomma i conti sono già in ordine in base a questa sentenza”.

“Nel 2022 – aggiunge l’assessore all’Economia, Marco Falcone – siamo scesi da 6 a 4 miliardi di euro e per il rendiconto 2023 le nostre previsioni accreditano un ulteriore calo di ben 500-700 milioni. Proseguiremo, dunque, nella virtuosa operazione di ripiano del nostro debito senza incidere sul livello dei servizi offerti dalla Regione, e anzi potenziandoli e incrementando gli investimenti”.

Schifani, “equilibrio dei conti non è in discussione”

“L’equilibrio dei nostri conti, comunque, non è in discussione poiché nel frattempo abbiamo rispettato le indicazioni di Roma e della Corte dei conti, abbattendo il disavanzo e rimettendo la Sicilia in regola. In ogni caso, la norma oggetto della sentenza è stata superata dalla disposizione legislativa del 2022 che accorda alla Sicilia il ripiano del disavanzo in otto anni” dice il Presidente della Regione Renato Schifani.

Cosa farà la Corte dei Conti

La sentenza, di fatto, da piena ragione alla Corte dei Conti che ora, in base a queste disposizioni, dovrà tornare sulla parifica dei bilanci sospesi e pronunciarsi in via definitiva con il rischio concreto che vengano a mancare somme fra i 2 miliardi e 900 milioni e i 3 miliardi e 300 milioni alla Sicilia “Ci aspettiamo – aggiunge Falcone – che la Corte dei Conti adesso dica che, venuta meno la norma contestata, la Sicilia debba applicare la nuova norma che permette di spalmare non in dieci ma in otto anni la restante parte di disavanzo.  Ma la Sicilia non avrà bisogno di avvalersi neanche di questa nuova facoltà perché abbiamo già conseguito il necessario contenimento del disavanzo”





26 gennaio 2024

IL SEGRETARIO REGIONALE DEL SIFUS CONFALI, COMPARTO FORESTALI, FRANCO CUPANE, ANNUNCIA IL CONGRESSO REGIONALE CHE SI SVOLGERÀ A PALERMO, MERCOLEDI 31 GENNAIO, PER PARLARE DI RIFORME E DI STABILIZZAZIONE DEGLI OPERAI FORESTALI. VIDEO TVR XENON


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STASERA CON… Franco Cupane 25.01.2024
Il Segretario regionale del SIFUS CONFALI - comparto Forestali - annuncia il Congresso regionale che si svolgerà a Palermo, mercoledi 31 gennaio, per parlare di riforme e di stabilizzazione degli operai forestali.
Puntata disponibile sul sito www.tvrxenon.it nella sezione On-Demand




L'AVVOCATO FASANO: LAVORATORI FORESTALI, DAL MIO RIENTRO DA BRUXELLES HO IMPORTANTI NOVITÀ. POSSIAMO OBBLIGARE LA REGIONE SICILIANA AD ATTUARE L’INFRAZIONE IN BASE AD UNA LEGGE DELLO STATO. A BREVE VI AGGIORNO



L'avvocato Fasano: Dal mio rientro da Bruxelles ho importanti novità. Possiamo obbligare la regione siciliana ad attuare l’infrazione in base ad una legge dello Stato. A breve vi aggiorno



POCO FA...🔥 NON SAPPIAMO IL LUOGO PRECISO, MA IN SICILIA BRUCIA... 🤔


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LAVORATORI FORESTALI, GIOVEDÌ 1 FEBBRAIO ALLE ORE 18:30 SU INSTAGRAM DIRETTA DELLO STUDIO LEGALE FASANO PER DARE INFORMAZIONI GENERALI E RISPONDERE ALLE DOMANDE IN DIRETTA


Ricevo e pubblico
dallo studio legale Fasano






DUBAI, LAS VEGAS E LA SICILIA...COSA HANNO IN COMUNE?



Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale Sifus Confali
Consorzi di Bonifica
Ernesto Abate

Dubai, una città tecnologica costruita sul mare attraverso l'intervento dell'uomo ha l'impianto di desalinizzazione fra i più grandi al mondo, per una spesa complessiva di 3,5 miliardi di euro.

Il costo dell'acqua desalinizzata si attesta sui 2-3 euro al metro cubo (un metro cubo corrisponde mille litri) ed il costo degli impianti varia, ma si attesta sempre su cifre stratosferiche!

Ma ci sono altre realtà come Las Vegas, una metropoli realizzata per creare una mecca del gioco d'azzardo nel deserto del Nevada, oggi produce un'economia al di sopra delle aspettative e prende strategicamente l'acqua nella parte inferiore di Lake Mead, USA, attraverso il tunnel idraulico n. 3, per combattere la siccità nel bacino del fiume Colorado, garantendo così la fornitura di acqua potabile a quasi 2 milioni di residenti nelle aree circostanti; tra l'altro, gran parte dell'acqua utilizzata dalla città viene infatti trattata e reimmessa nel lago! 

Ma anche la costruzione dell'opera riconosciuta da secoli come una tra le maggiori meraviglie del mondo, individuata tra Messina e Calabria attraverso la costruzione del ponte sullo stretto tanto criticata è stimata in una spesa di circa 10-15 miliardi di euro.

In molti non ne vedono l'utilità, ma la natura la vedrebbe eccome. Si tratta dell'inquinamento dovuto allo smog delle macchine, furgoni, camion, bus e treni in fila ed in attesa di manovra, oltre a quelli prodotti dai gas di scarico dei traghetti e quelli rilasciati in mare dagli olii esausti che mostrano lunghe scie e chiazze in mare e residui nei fondali marini!

E la mancata attività programmatica volta alla captazione, alla regimazione e alla veicolazione delle acque oggi lascia posto a soluzioni avventate, come i dissalatori tanto cari a certa politica!

In Sicilia ad esempio non si riesce a regimare le acque superficiali poiché non si è in grado di "utilizzare" in maniera corretta e programmatica i forestali e il personale dei Consorzi di Bonifica, lasciando che contratti stagionali diventassero fulcro ed approssimazione più vicini ad ammortizzatori sociali, piuttosto che forza lavoro stabile per costituire il corretto tessuto tra natura e civiltà eppure un esteso corpo idrico sotterraneo di acque dolci e salmastre è ben conservato in un acquifero profondo tra i 700 e i 2500 metri di profondità al di sotto dei Monti Iblei, nella Sicilia meridionale!

Quello scoperto in Sicilia meridionale è un giacimento d'acqua senza precedenti nel sottosuolo di Gela, che potrebbe essere utilizzato per mitigare la crescente carenza idrica.

Ma se esistono dei giacimenti sotterranei vuol dire che le acque superficiali permenano nel sottosuolo e quindi provengono comunque da acque non controllate e regimate correttamente!

In conclusione ogni soluzione è utile al sistema ed allo sviluppo sociale, se correttamente finalizzate al riequilibrio funzionale dell'agrosistema, altrimenti le distorsioni e le negligenze saranno causa di ulteriori fallimenti sociali!!!

Segr Gen Reg Ernesto Abate



206° POST. CONSTATIAMO CON RAMMARICO CHE ANCHE IN QUESTA LEGISLATURA AL MOMENTO GLI IMPEGNI NON SONO RISPETTATI. L'ASSESSORE SAMMARTINO AVEVA DETTO DI PORTARE LA RIFORMA ALL'ARS IN ESTATE. AVEVA ANCHE PROMESSO AI SINDACATI IL VARO DEL DDL ENTRO GIUGNO. A QUESTO PUNTO CHIEDIAMO AI SINDACATI CHE È NECESSARIA UNA SVOLTA: È ARRIVATO IL MOMENTO DI AUTOCONVOCARSI!



Incontro Dicembre 2022

  • 23 Dicembre 2022 - Giornale di Sicilia. L'Assessore Sammartino: Il rinnovo del contratto è il primo atto di una diversa organizzazione del settore a cui stiamo lavorando, e che culminerà nella riforma che porterò all'Ars in estate




01 Marzo 2023



FORMAZIONE CONTINUA DEI LAVORATORI FORESTALI, ECCO LA CONVENZIONE TRA IL DIPARTIMENTO REGIONALE DELLO SVILUPPO RURALE E TERRITORIALE E FORAGRI, FONDO PARITETICO INTERPROFESSIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA IN AGRICOLTURA













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SORTINO (SR) L'ASSEMBLEA DEI LAVORATORI FORESTALI PER DISCUTERE LA TANTO ATTESA RIFORMA FORESTALE PREVISTA PER OGGI, È STATA RINVIATA A DATA DA DESTINARSI (PROBABILMENTE LA PROSSIMA SETTIMANA)


Ricevo e pubblico
dal gruppo Forestali Sortino

Si comunica che l'assemblea unitaria CGIL - CISL - UIL per discutere la riforma forestale, prevista per oggi, venerdì 26/01/2024, è stata rinviata a data da destinarsi (probabilmente la prossima settimana



NUOVE RESTRIZIONI SULL’USO DEL GLIFOSATO IN AGRICOLTURA: DOSI MASSIME E LIMITI DI IMPUREZZA


Dal sito www.siciliaagricoltura.it

24 Gennaio 2024
Con il regolamento UE 2023/2660, è stato concesso il rinnovo dell’uso del glifosate fino al 15 dicembre 2033. Tuttavia, questo rinnovo è accompagnato da restrizioni significative sulle dosi massime per diverse applicazioni agricole e non agricole. Ecco un riepilogo delle limitazioni stabilite dal regolamento:

Dosi massime consentite per l’uso del glifosate:

1. Agricoltura:
  • 1,44 kg di glifosate per ettaro all’anno,
  • Equivalente a 3,8 litri/ettaro di glifosate generico 360, 2,9 litri/ettaro di Roundup Platinum e 1,9 kg/ettaro di Roundup Max in polvere.
2. Controllo delle specie invasive nelle aree agricole e non agricole:
  • 1,8 kg di glifosate per ettaro all’anno.
3. Uso in aree non agricole:
  • 3,6 kg di glifosate per ettaro all’anno.

Limiti per le impurezze

Il regolamento stabilisce anche limiti per alcune impurezze con rilevanza tossicologica nel prodotto commerciale. Questi limiti si applicano al glifosate con denominazione IUPAC N-(fosfonometil)glicina, con purezza ≥ 950 g/kg:

  • N-nitroso-glifosato (NNG): < 1 mg/kg.
  • Formaldeide: < 1 g/kg.
  • Trietilammina: ≤ 2 g/kg.
  • Acido formico: ≤ 4 g/kg.
  • N,N-bis(fosfonometil)glicina (glifosina): ≤ 3 g/kg.

Consigli operativi per mitigare il rischio del glifosate

Il regolamento sottolinea che le condizioni d’uso devono includere misure di mitigazione del rischio. Per esempio, per le applicazioni a spruzzo effettuate da utilizzatori professionali in terreni agricoli, è necessario ridurre la deriva. Ciò implica la creazione di una fascia tampone non irrorata all’interno del campo e l’utilizzo di ugelli antideriva che riducano la deriva di almeno il 75%. Altre misure di mitigazione del rischio sono altresì raccomandate per garantire una riduzione equivalente della deriva.

Considerazioni per gli agricoltori

Gli agricoltori devono ora tenere conto di queste restrizioni durante l’acquisto dei prodotti a base di glifosate e nella compilazione del registro di campagna. Le dosi massime ridotte possono presentare sfide nei trattamenti post-raccolta e nel controllo di infestanti resistenti, come la gramigna e l’abutilon. La conformità a tali limiti diventa cruciale per garantire una gestione agricola sostenibile e il rispetto delle normative ambientali.





25 gennaio 2024

FUOCO SEGNALATO ALLE 12:20 DEL 25/01/24.🔥 GRAFICA DI CANADAIR REALFOREST FIRETOVIRTUAL



Dalla pagina Facebook
Canadair Realforest Firetovirtual






OPERAI FORESTALI, REGIONE FIRMA CONVENZIONE CON FORAGRI PER LA FORMAZIONE CONTINUA


Dal sto madonielive.com

25 Gennaio 2024
Gli operai forestali, che dipendono dagli assessorati regionali dell’Agricoltura e del Territorio, aderiranno al Fondo paritetico nazionale interprofessionale per la formazione continua in Agricoltura (Foragri). La convezione è stata stipulata questa mattina a Palermo dal dirigente generale del dipartimento Sviluppo rurale, Fulvio Bellomo, e dal presidente di Foragri, Vincenzo Conso.

La convenzione consentirà la formazione continua dei lavoratori forestali siciliani, il rafforzamento delle loro competenze e la loro salvaguardia in termini di salute e sicurezza. All’incontro era presente anche il direttore del Foragri, Michele Distefano. 





ATTIVO UNITARIO DEI LAVORATORI FORESTALI DI AGRIGENTO. IN VIAGGIO VERSO LA TANTO ATTESA RIFORMA DEL SETTORE FORESTALE. VENERDÌ 2 FEBBRAIO 2024



Dalla pagina Facebook
Flai Cgil Agrigento



E POI?




GIOVEDÌ 1 FEBBRAIO ATTIVO UNITARIO DEI LAVORATORI FORESTALI DI ENNA


Ricevo e pubblico
dalle Segreterie Territoriali 
di Fai, Flai e Uila di Enna







VENERDÌ 26 GENNAIO A SORTINO ASSEMBLEA DEI LAVORATORI FORESTALI PER DISCUTERE LA TANTO ATTESA RIFORMA FORESTALE. L'INCONTRO È ORGANIZZATO DALLA FLAI CGIL SIRACUSA



Ricevo e pubblico
dal gruppo Forestali Sortino

Vi informo che la Cgil sta organizzando un'assemblea per tutti i lavoratori forestali antincendio e manutenzione per discutere e aggiornarci in merito alla tanta attesa riforma forestale.
Interverrà il segretario provinciale della Flai Cgil, Nuccio Giansiracusa  (nella foto). Vi aspettiamo venerdì 26 alle ore 17:30 presso l'aula consiliare del comune di Sortino (viale m.giardini)
si prega di non mancare.



205° POST. CONSTATIAMO CON RAMMARICO CHE ANCHE IN QUESTA LEGISLATURA AL MOMENTO GLI IMPEGNI NON SONO RISPETTATI. L'ASSESSORE SAMMARTINO AVEVA DETTO DI PORTARE LA RIFORMA ALL'ARS IN ESTATE. AVEVA ANCHE PROMESSO AI SINDACATI IL VARO DEL DDL ENTRO GIUGNO. A QUESTO PUNTO CHIEDIAMO AI SINDACATI CHE È NECESSARIA UNA SVOLTA: È ARRIVATO IL MOMENTO DI AUTOCONVOCARSI!



Incontro Dicembre 2022

  • 23 Dicembre 2022 - Giornale di Sicilia. L'Assessore Sammartino: Il rinnovo del contratto è il primo atto di una diversa organizzazione del settore a cui stiamo lavorando, e che culminerà nella riforma che porterò all'Ars in estate




01 Marzo 2023