05 marzo 2025

ULTIMISSIMA DALLA COMMISSIONE EUROPEA. POSSIBILE ABUSO DI UNA SUCCESSIONE DI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO NEL SETTORE PUBBLICO ITALIANO - AGGIORNAMENTO DEL 4 MARZO 2025. PER QUANTO RIGUARDA I LAVORATORI FORESTALI STAGIONALI NON È STATO ACCERTATO, SECONDO LA COMMISSIONE, UN ABUSO NELL'UTILIZZO DI UNA SUCCESSIONE DI CONTRATTI O RAPPORTI DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO. DA CAPIRE MEGLIO LA QUESTIONE DEL RISARCIMENTO. LA PAROLA ADESSO PASSA AGLI AVVOCATI PER AVERE UN QUADRO PIÙ CHIARO








La Commissione europea fa riferimento a una serie di denunce ricevute in merito alla mancanza di misure efficaci per prevenire l'abuso di una successione di contratti a tempo determinato in Italia e all'assenza di sanzioni in caso di abuso.

I dipendenti e i rapporti di lavoro interessati sono:
  • personale impiegato presso le fondazioni lirico-sinfoniche italiane;
  • contratti a tempo determinato conclusi con insegnanti e personale ausiliario amministrativo e tecnico ("personale ATA") al fine di coprire posti vacanti temporanei;
  • contratti a tempo determinato stipulati con il personale sanitario, compresi i dirigenti, del Servizio Sanitario Nazionale;
  • contratti a tempo determinato stipulati con i lavoratori dell'insegnamento superiore dell'arte, della musica e della danza ("AFAM") per i quali l'autorità di controllo è il Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca ("MIUR"), il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca;
  • contratti a tempo determinato stipulati con personale di enti pubblici di ricerca;
  • i rapporti di lavoro tra i datori di lavoro agricoli e i lavoratori a tempo determinato quali definiti dall'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375, in particolare i lavoratori forestali;
  • vigili del fuoco volontari discontinui che vengono richiamati dai vigili del fuoco nazionali. 
Alcuni di questi lavoratori hanno inoltre lamentato condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento dei servizi prestati con contratti a tempo determinato.

La Commissione ha esaminato la pertinente normativa italiana e ha concluso che non era conforme alla clausola 4 e alla clausola 5 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 1999/70/CE [1]. Ha pertanto deciso di avviare la procedura di infrazione (INFR(2014)4231) [2] con l'invio di una lettera di costituzione in mora il 17 luglio 2019. Il 3 dicembre 2020 è stata emessa un'ulteriore lettera di costituzione in mora.

Il 19 aprile 2023 la Commissione ha inviato un parere motivato all'Italia, in quanto le spiegazioni fornite dall'Italia nelle sue risposte alle lettere di costituzione in mora inviate il 17 luglio 2019 e il 3 dicembre 2020 non erano soddisfacenti. L'Italia ha inviato diverse risposte al parere motivato, da ultimo il 29 novembre 2024.  

Questioni che sono state affrontate 

Per quanto riguarda le seguenti questioni sollevate nel caso INFR(2014)4231, la Commissione è lieta di informare i denuncianti che, a seguito del parere motivato inviato dalla Commissione, l'Italia ha notificato ulteriori misure e informazioni per affrontare le violazioni individuate. Alla luce delle risposte al parere motivato, la Commissione ritiene che l'Italia abbia sufficientemente affrontato i seguenti aspetti:
  • Per ovviare alla mancanza di pieno risarcimento del danno/perdita di opportunità dovuta all'uso improprio di una successione di contratti a tempo determinato, l'Italia ha modificato l'articolo 36, comma 5, del decreto legislativo n. 165/2001. A seguito di tale modifica, i lavoratori hanno diritto, in caso di abuso di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, a un’indennità equivalente a una retribuzione compresa tra quattro e 24 mesi, a seconda della gravità dell’infrazione, del numero di contratti successivi tra le parti e della durata complessiva del rapporto. Tale risarcimento forfettario lascia impregiudicato il diritto del lavoratore di dimostrare di aver subito un danno maggiore. Secondo la Commissione, questo nuovo diritto al risarcimento soddisfa l'obbligo previsto dal diritto dell'Unione di stabilire misure efficaci per sanzionare e sanzionare l'abuso di una successione di contratti a tempo determinato. In particolare, la Commissione comprende che il diritto al risarcimento forfettario si basa solo sul fatto che tale abuso si è verificato, senza la necessità di dimostrare un danno o un nesso di causalità effettivi. Secondo la formulazione della nuova disposizione, il diritto all'indennità forfettaria non è subordinato alla scadenza dell'ultimo contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato successivo, né escluso nei casi in cui il lavoratore abbia superato una procedura di assunzione ed sia stato assunto a tempo indeterminato. Secondo la Commissione, tale diritto si applica non solo nel caso in cui esistano e siano superati limiti alla durata o al numero di rinnovi di contratti a tempo determinato successivi, ma anche nel caso in cui, in assenza di tali limiti, non sussistano ragioni oggettive che giustifichino il ricorso a contratti a tempo determinato successivi. La Commissione comprende inoltre che, per chiedere il risarcimento di un eventuale danno più elevato, i giudici nazionali possono applicare presunzioni, basate su principi generali relativi all'onere della prova, per evitare che diventi eccessivamente difficile per i lavoratori chiedere il risarcimento integrale. Su tale base, la Commissione ritiene che in generale non vi siano motivi per adottare ulteriori misure procedurali per quanto riguarda le questioni sollevate nell'ambito di INFR(2014)4231 per quanto riguarda la mancanza di misure efficaci per sanzionare e sanzionare l'abuso di una successione di contratti a tempo determinato e la mancanza di un pieno risarcimento per danni/perdita di opportunità a causa di tale abuso. Tale valutazione si applica in particolare ai seguenti settori interessati da tali questioni: i) insegnanti a tempo determinato e personale ATA nelle scuole, ii) personale del settore sanitario, iii) personale delle istituzioni AFAM, iv) personale delle fondazioni liriche e orchestrali, v) personale degli istituti pubblici di ricerca e vi) lavoratori del settore forestale. Per quanto riguarda il personale delle istituzioni liriche e orchestrali, la Commissione osserva inoltre che un procedimento pregiudiziale a norma dell'articolo 267 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea è pendente sulla stessa questione dinanzi alla Corte di giustizia (causa C-668/24) e che un'ulteriore azione della Commissione non accelererebbe in ogni caso in modo significativo la risoluzione del caso. Qualora la Corte di giustizia accerti la non conformità delle norme nazionali con il diritto dell'UE mediante pronunce pregiudiziali, la Commissione garantisce un seguito adeguato.
  • Per quanto riguarda il mancato pieno risarcimento del danno/perdita di opportunità in caso di abuso di contratti a tempo determinato nel settore privato, l'Italia ha modificato l'articolo 28, comma 2, del decreto legislativo n. 81/2015 per garantire che i lavoratori possano chiedere il pieno risarcimento del danno/perdita di opportunità eccedente il risarcimento forfettario previsto da tale normativa. La questione sollevata dalla Commissione al riguardo sembra essere affrontata da tale modifica.
  • Per quanto riguarda la questione della mancanza di misure efficaci per prevenire l'uso improprio di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, la Commissione osserva che il decreto presidenziale n. 83 del 24 aprile 2024 ha stabilito limiti alla durata complessiva e al numero di rinnovi dei rapporti di lavoro a tempo determinato del personale ATA presso gli istituti AFAM. Tali limiti costituiscono misure di prevenzione degli abusi, conformemente all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. Inoltre, per quanto riguarda il personale stagionale alle dipendenze di fondazioni lirico-sinfoniche, la Commissione ha preso in considerazione le informazioni fornite in risposta al parere motivato, le quali indicano che le deroghe ai limiti di durata dei contratti o dei rapporti di lavoro a tempo determinato si applicano solo in caso di esigenze realmente temporanee. Nello specifico, secondo le autorità italiane, i contratti stagionali sono utilizzati su scala rilevante solo ai fini del festival estivo che si tiene all'Arena di Verona. A tale riguardo, un accordo sindacale del 2 maggio 2017 limita la possibilità di assumere lavoratori stagionali alle attività relative esclusivamente al festival estivo tenutosi all’Arena. In tali casi, il ricorso a contratti a tempo determinato appare oggettivamente giustificato. Inoltre, i contratti a tempo determinato conclusi solo per un numero limitato di mesi all'anno non possono essere considerati successivi. In assenza di prove del fatto che l'inapplicabilità dei limiti all'utilizzo di contratti a tempo determinato per attività stagionali comporti nella pratica un uso improprio di una successione di contratti a tempo determinato, la Commissione ritiene che non vi siano motivi sufficienti per adottare ulteriori misure procedurali al riguardo. Analogamente, le risposte al parere motivato hanno confermato che l'assunzione di lavoratori a tempo determinato da parte delle aziende agricole e forestali è limitata a determinati mesi all'anno. Per la regione Sicilia, ciò risulta in particolare dalla legge regionale n. 16/1996. Dato che tra i contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato conclusi in tale settore intercorrono diversi mesi, la Commissione ritiene che tali contratti o rapporti non possano essere qualificati come "successivi" ai sensi dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, anche se rinnovati ogni anno con gli stessi lavoratori. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha dichiarato in particolare che un lasso di tempo pari a 60 giorni può essere generalmente considerato sufficiente per interrompere qualsiasi rapporto di lavoro esistente e avere l'effetto che qualsiasi contratto firmato dopo tale periodo non è considerato successivo [3]. Secondo la Corte di giustizia, sembrerebbe difficile per un datore di lavoro, che ha requisiti permanenti e duraturi, eludere la protezione contro gli abusi offerta dall'accordo quadro lasciando trascorrere un periodo di circa due mesi dopo la fine di ogni contratto di lavoro a tempo determinato. Alla luce di tale giurisprudenza, il ricorso abusivo a una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato non sarebbe stato dimostrato, secondo la Commissione, per quanto riguarda i lavoratori forestali stagionali.
Sulla base di tali considerazioni, i denuncianti interessati sono informati, con la presente comunicazione, che la Commissione non intende approfondire ulteriormente le questioni sopra specificate. Tuttavia, qualora tali denuncianti dispongano di nuove informazioni che potrebbero essere pertinenti per la nuova valutazione del loro caso, sono invitati a contattare la Commissione entro quattro settimane dal presente avviso, dopodiché la valutazione sarà confermata e i denuncianti saranno informati dell'archiviazione delle loro denunce. Le informazioni ricevute dai denuncianti dopo la scadenza di tale termine e che non modificano la valutazione non riceveranno risposta.

Problemi che non sono ancora stati affrontati

Sulla base dell'analisi delle risposte al parere motivato, la Commissione ha concluso che le seguenti due inadempienze al diritto dell'UE non sono state affrontate dalle autorità italiane:

  • La legge italiana non garantisce che gli insegnanti a tempo determinato abbiano diritto, come gli insegnanti di ruolo, alla progressione retributiva in base al compimento dei periodi di servizio. Ciò costituisce una violazione del principio di non discriminazione dei lavoratori a tempo determinato rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato comparabili. Il 12 febbraio 2025 la Commissione ha deciso di inviare all'Italia una lettera di costituzione in mora su tale questione nel nuovo caso INFR(2024)2277 (cfr. comunicazione  stampa).
  • La legislazione italiana relativa al personale scolastico ATA manca di misure efficaci per prevenire l'uso improprio di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato e consente di concludere tali contratti successivi per coprire esigenze permanenti. In merito a tale questione, il 3 ottobre 2024 la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea nel caso INFR(2014)4231 (cfr. comunicato  stampa).
Questioni ancora in fase di valutazione da parte della Commissione

La Commissione non ha ancora completato la valutazione per le seguenti questioni sollevate nell'ambito dell'INFR(2014)4231:
  • Per quanto riguarda la mancanza di misure volte a prevenire l'uso abusivo di una successione di contratti di insegnamento a tempo determinato nel settore scolastico, le autorità italiane hanno informato la Commissione che la legislazione nazionale impone ora lo svolgimento di concorsi annuali per l'assunzione di insegnanti a tempo indeterminato per coprire posti vacanti e disponibili. Inoltre, la Commissione osserva che, almeno fino al 2026, sono già programmati concorsi per l'assunzione di insegnanti a tempo indeterminato che coprono tutte le esigenze strutturali di assunzione. Da un lato, tali elementi mirano ad affrontare eventuali carenze strutturali di personale di ruolo e a fornire certezza in merito alla data in cui devono essere organizzate le pertinenti procedure di selezione. Pertanto, esse appaiono idonee a fungere da criteri oggettivi e trasparenti atti a garantire che il rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato risponda all’effettiva necessità di garantire la continuità dei servizi di insegnamento in attesa dell’assunzione di insegnanti a tempo indeterminato mediante concorsi pubblici e che il ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato sia necessario a tal fine. Di conseguenza, le risposte al parere motivato indicano che l’applicazione della normativa nazionale pertinente è conforme ai requisiti dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. D'altro canto, la Commissione osserva che le statistiche pubblicate mostrano ancora un aumento su base annua del numero di insegnanti a tempo determinato. Poiché la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea impone di valutare se la normativa nazionale comporti, nella pratica, un uso improprio di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato, è opportuno monitorare ulteriormente gli effetti pratici delle misure notificate in risposta al parere motivato, prima di adottare una decisione definitiva sulle prossime fasi relative a tale questione.
  • Per quanto riguarda i lavoratori a tempo determinato presso gli istituti pubblici di ricerca, la Commissione osserva che, a seguito di recenti modifiche legislative, i periodi di servizio maturati da tali lavoratori devono essere presi in considerazione a titolo di anzianità di servizio, al momento dell'assunzione a tempo indeterminato, a condizione che tali periodi siano stati maturati presso la stessa istituzione, con mansioni dello stesso profilo e area o categoria di inquadramento. Permangono alcuni dubbi sulla conformità al principio di non discriminazione dei lavoratori a tempo determinato, in particolare per quanto riguarda i periodi di servizio prestati presso un altro istituto di ricerca o sotto un profilo diverso, e per quanto riguarda la categoria degli "assegnisti di ricerca" che non sembrano essere riconosciuti come lavoratori a tempo determinato tutelati dal principio di non discriminazione ai sensi del diritto dell'Unione. La Commissione sta inoltre monitorando la prevista riforma delle norme sulla carriera dei ricercatori per quanto riguarda eventuali conflitti con l'obbligo di prevenire efficacemente l'uso improprio dei rapporti di lavoro a tempo determinato.
  • Per quanto riguarda i vigili del fuoco volontari discontinui, le autorità italiane hanno fatto riferimento a un decreto che specifica le condizioni per richiamare tali lavoratori in situazioni di emergenza. Inoltre, hanno informato la Commissione che la pratica di richiamare vigili del fuoco volontari discontinui non sarà consentita oltre il 31 dicembre 2024, in quanto i compiti precedentemente assegnati a tali lavoratori saranno assolti da vigili del fuoco permanenti che sono stati recentemente assunti a tal fine. La Commissione sta verificando se tali elementi affrontino efficacemente le questioni sollevate nell'ambito dell'INFR(2014)4231 nella pratica.
Né la summenzionata decisione della Commissione di adottare ulteriori misure procedurali in relazione a due delle questioni sollevate nell'ambito di INFR(2014)4231 (riferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea e lettera di costituzione in mora nel nuovo caso INFR(2024)2277) né il fatto che non siano previste ulteriori fasi procedurali per questioni che sembrano essere risolte, come specificato in precedenza, ostano a successive fasi procedurali che la Commissione può adottare in relazione alle questioni che sono ancora oggetto di monitoraggio e valutazione da parte della Commissione.

La procedura di infrazione INFR(2014)4231 rimane aperta. La Commissione terrà informati i denuncianti attraverso questo sito web[4] di qualsiasi ulteriore misura procedurale di follow-up che deciderà di adottare in quel caso o nel caso INFR(2024)2277.

[1] Direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato (GU L 175 del 10.7.1999, pag. 43).


[3] Cfr. causa C-362/13, Fiamingo, ECLI:EU:C:2014:2044, punto 71.



04 Marzo 2025






04 marzo 2025

NON CI SARÀ RICORSO: VERRANNO ASSUNTI I 46 AGENTI DEL CONCORSO FORESTALI DEI SOSPETTI. L’AVVOCATURA DELLO STATO SUGGERISCE DI NON OPPORSI ALLA SENTENZA DEL TAR CHE HA BOCCIATO L’ANNULLAMENTO DELLA SELEZIONE DECISO DA PALAZZO D’ORLEANS. IL PRIMO IN GRADUATORIA È FIGLIO DELL’EX DIRIGENTE DEL CORPO


Dal sito palermo.gds.it

di Giacinto Pipitone - 04 Marzo 2025
La Regione si arrende. Rinuncia all’appello contro la sentenza del Tar che aveva neutralizzato l’annullamento del concorso per 46 agenti forestali, una selezione che puzzava di conflitto di interessi e raccomandazioni ma che adesso arriverà regolarmente al traguardo delle assunzioni.

È l’ennesimo colpo di scena, maturato in questi giorni sull’asse Avvocatura dello Stato-Palazzo d’Orleans, intorno a un concorso che da due anni finisce sui giornali solo per gli scandali e le proteste che lo hanno accompagnato.

Qualche giorno fa il presidente della Regione, Renato Schifani, ha ricevuto il parere dell’Avvocatura dello Stato, firmato da Francesco Pignatone e Giuseppina Tutino De Lisi, con cui gli viene sconsigliato di ricorrere al Cga: «Intuibili ragioni di tutela del primario interesse pubblico, oltre che di accertata correttezza dell’operato della Regione, scoraggiano la proposizione del ricorso».

A questo punto Palazzo d’Orleans comunicherà all’assessore all’Ambiente Giusi Savarino la decisione di far ripartire il concorso bloccato oltre un anno fa, quando uscì la graduatoria che chiudeva la preselezione dei 20 mila candidati. I 46 che hanno superato il primo turno e che saranno assunti nel Corpo Forestale, dovranno solo non inciampare nelle prove psicoattitudinali, nei test medici e nel corso di formazione che va superato con almeno 21/30. Poi saranno a tutti gli effetti nuovi agenti forestali, impiegati a tempo indeterminato della Regione.

Il servizio completo di Giacinto Pipitone sull'edizione del Giornale di Sicilia in edicola oggi





MAURIZIO GROSSO, SEGRETARIO GENERALE NAZIONALE SIFUS CONFALI, AI MICROFONI DI SICRA PRESS, PER PARLARE DELL'ABUSO DEI CONTATTI A TERMINE, DELLA STAGIONALITÀ, DELLA STABILIZZAZIONE E DELL'ENTITÀ DEI RISARCIMENTI DANNI





UN TESORO DA TUTELARE. GIORNATA MONDIALE DELLA NATURA SELVATICA 2025: DALLA PROTEZIONE DELLE SPECIE ALL’ALLARME BIODIVERSITÀ IN SICILIA, COSA STA ACCADENDO? LA SICILIA: UN PATRIMONIO NATURALE SOTTO ASSEDIO. LE FORESTE DELL’ETNA E DELLE MADONIE, FONDAMENTALI PER LA REGOLAZIONE CLIMATICA E LA BIODIVERSITÀ, STANNO SUBENDO GLI EFFETTI DI INCENDI E DISBOSCAMENTO. L’ABETE DELLE MADONIE È STATO VITTIMA DELLA DEFORESTAZIONE E DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO. PER LA GESTIONE DELLE FORESTE SICILIANE: GLI INCENDI DEVASTANO OGNI ANNO MIGLIAIA DI ETTARI, EPPURE SPESSO LA PREVENZIONE È CARENTE


Dal sito ilsicilia.it

Joska Arena - 03 Marzo 2025
Ogni anno, il 3 marzo, il mondo celebra la Giornata mondiale della natura selvatica, un momento di riflessione sulla ricchezza della biodiversità e sulla necessità di proteggerla.

Queste risorse stanno subendo una crisi senza precedenti, minacciate dall’urbanizzazione incontrollata, dalla pesca eccessiva e dal cambiamento climatico. Un esempio emblematico di questa crisi è la Sicilia, una terra ricca di biodiversità ma oggi sempre più vulnerabile.




World Wildlife Day 2025: salvare la natura per investire nel futuro
 
Il tema scelto per il WWD 2025, “Finanza per la conservazione della fauna selvatica: investire nelle persone e nel pianeta”, sottolinea un concetto chiave: la tutela della natura non è solo un dovere etico, ma una necessità economica. Oggi, più che mai, proteggere gli ecosistemi significa garantire benessere e sviluppo sostenibile per le generazioni future.

Il rapporto sulla natura selvatica 2025 è stato realizzato con il contributo di diverse istituzioni e organizzazioni, tra cui Legambiente, il CNR-IRBIM, l’Università di Padova, l’Università di Siena, il Blue World Institute e quattro aree marine protette italiane (Punta Campanella, Isole Egadi, Tavolara Punta Coda Cavallo, Torre del Cerrano).




Gli ecosistemi naturali forniscono servizi essenziali: impollinatori come api e farfalle sostengono l’agricoltura, le foreste e gli oceani assorbono anidride carbonica mitigando il cambiamento climatico, le risorse marine garantiscono la sicurezza alimentare di milioni di persone.

La tutela della biodiversità non può più essere relegata a iniziative sporadiche o a proclami di principio: servono azioni concrete, investimenti mirati e un cambio di mentalità sia a livello nazionale che locale.

IlSicilia.it ha analizzato i dati del report e realizzato un focus dedicato alla situazione attuale della biodiversità in Sicilia.


La Sicilia: un patrimonio naturale sotto assedio

Fauna e foreste a rischio

La Sicilia è una delle regioni italiane con il più alto livello di biodiversità. La sua posizione geografica e la varietà di ambienti che ospita – dalle montagne alle coste, dalle isole minori alle zone umide – ne fanno un vero e proprio crocevia di specie uniche. Tuttavia, questa straordinaria ricchezza è sempre più minacciata dall’impatto umano.

Negli ultimi decenni, il consumo di suolo, l’espansione urbana e la crisi climatica hanno messo in pericolo ecosistemi un tempo floridi. Incendi boschivi sempre più frequenti, cementificazione selvaggia, perdita di habitat naturali e inquinamento costiero stanno alterando in modo irreversibile l’equilibrio ecologico dell’isola.

Molte specie simbolo della fauna siciliana si trovano ora in una situazione critica. La Sicilia è un’isola con una straordinaria biodiversità, ma purtroppo molte delle sue specie animali e vegetali sono in pericolo di estinzione a causa di numerosi fattori, tra cui la perdita di habitat, il bracconaggio e i cambiamenti climatici.


Le specie minacciate in Sicilia


Vediamo una panoramica delle specie più minacciate in Sicilia, basata su dati provenienti da istituzioni ufficiali come il Ministero dell’Ambiente, la IUCN, il WWF, e altre organizzazioni che monitorano la biodiversità:


La lucertola delle Eolie (Podarcis raffonei), una delle più rare d’Europa, è a rischio di estinzione. Questa lucertola endemica delle isole Eolie è anch’essa minacciata, soprattutto a causa della perdita di habitat e dell’introduzione di specie invasive.

Con circa 1.000 esemplari rimasti, è un’altra specie che rientra nella lista delle più vulnerabili. I progetti di conservazione sono focalizzati sull’isola di Lipari, dove si trovano le popolazioni più consistenti, e si cerca di contenere l’espansione di predatori invasivi che minacciano questa lucertola.

Anche il colubro ferro di cavallo (Hemorrhois hippocrepis), un serpente presente solo in alcune zone dell’isola e tipico del Mediterraneo occidentale, è considerato vulnerabile.

Tra gli uccelli migratori, il fratino (Charadrius alexandrinus), che nidifica sulle coste sabbiose, è il simbolo della fragilità delle spiagge italiane, sempre più minacciato dall’erosione e dalla presenza umana.


Aquila di Bonelli (Hieraaetus fasciatus)

Secondo il Ministero dell’Ambiente, questa specie di rapace è uno degli uccelli più minacciati in Sicilia. L’Aquila di Bonelli è un simbolo della fauna siciliana, ma la sua popolazione si è drasticamente ridotta, con solo un centinaio di esemplari rimasti. Il principale pericolo deriva dalla perdita di habitat e dal bracconaggio.

Attualmente, la specie è classificata come “in pericolo” dalla IUCN Red List. Gli sforzi di conservazione, tra cui la protezione dei nidi e la gestione degli habitat, sono fondamentali per evitare l’estinzione di questa aquila.


Capra Girgentana (Aegagrus hircus)

La Capra Girgentana, originaria della Sicilia, è una razza di capra da latte che ha quasi raggiunto il punto di estinzione. Con una popolazione inferiore a 1.000 esemplari, questa specie è stata dichiarata a rischio dal WWF e dal Ministero dell’Ambiente.

I motivi principali sono la globalizzazione e la competizione con altre razze di capra più produttive.

Tuttavia, diversi programmi di conservazione stanno cercando di preservare questa razza autoctona, anche promuovendo la produzione di formaggi tipici come il “Vastedda della Valle del Belice”.


Asino Pantesco (Equus asinus)

L’Asino Pantesco è una razza di asino autoctona delle isole Egadi, che oggi conta meno di 300 esemplari. La specie è gravemente minacciata dalla globalizzazione e dalla perdita di tradizioni agricole locali.

Grazie ad alcune iniziative locali, come quelle sostenute dalla Regione Siciliana e dalla IUCN Red List, si sta cercando di salvaguardare questa razza, promuovendo la sua valorizzazione per il turismo rurale e la produzione di prodotti tipici.



Ape nera siciliana (Apis mellifera)

Le api sono cruciali per l’impollinazione e per il mantenimento dell’ecosistema. La ape nera siciliana è una sottospecie endemica che sta affrontando un rapido declino a causa delle malattie, della concorrenza con altre razze di api, e dei pesticidi.

La IUCN Red List la considera vulnerabile, e sono in atto diverse iniziative di conservazione per proteggere l’habitat delle api locali e garantire la biodiversità agricola.

Il WWF Italia ha anche lanciato campagne per sensibilizzare sull’importanza delle api per la sopravvivenza delle coltivazioni agricole.


Il quadro degli habitat naturali siciliani
 
Se guardiamo agli habitat naturali, il quadro è altrettanto preoccupante. Le foreste dell’Etna e delle Madonie, fondamentali per la regolazione climatica e la biodiversità, stanno subendo gli effetti di incendi e disboscamento.

Le zone umide siciliane, che ospitano una varietà straordinaria di specie, si stanno riducendo a causa dell’urbanizzazione e della scarsità d’acqua.


Zelkova sicula (Zelkova sicula) e Citiso delle Eolie 

Tra le piante siciliane in pericolo, la Zelkova sicula, una specie arborea endemica, e il Citiso delle Eolie, una pianta che cresce solo sulle isole Eolie, sono altre due specie che rientrano nell’elenco delle più minacciate. La loro protezione è fondamentale per mantenere l’equilibrio ecologico dell’isola. La IUCN ha classificato entrambe come “in pericolo critico”, e le azioni di conservazione includono la protezione degli habitat naturali e la gestione delle risorse ambientali.

Tuttavia, le istituzioni locali e internazionali, tra cui il Ministero dell’Ambiente, la IUCN, il WWF Italia, e altre organizzazioni, stanno adottando misure concrete per proteggere la biodiversità dell’isola. La promozione di pratiche agricole sostenibili, la tutela degli habitat naturali e la sensibilizzazione del pubblico sono tutte iniziative cruciali per preservare la ricchezza naturale della Sicilia per le generazioni future.


Abete delle Madonie (Abies nebrodensis)

Questa specie di albero endemica delle Madonie è una delle più minacciate in Sicilia, con meno di 200 esemplari rimasti.

L’Abete delle Madonie è stato vittima della deforestazione e del cambiamento climatico, ma grazie alla protezione in aree specifiche e agli sforzi di ripiantumazione da parte delle autorità locali, c’è speranza per il suo recupero.

La sua situazione è monitorata dall’Istituto per la Fauna Selvatica e dal Parco delle Madonie, che lavorano per favorirne la rinascita.


Pesca e risorse marine: una crisi silenziosa


Ma non è solo la terra a soffrire. Anche i mari siciliani, un tempo ricchissimi di vita, sono sotto attacco.

La pesca ha sempre rappresentato una delle principali attività economiche della Sicilia. Tuttavia, il settore si trova oggi in difficoltà. Le risorse ittiche del Mediterraneo sono tra le più sovrasfruttate al mondo, con il 75% degli stock a rischio collasso.

Il tonno rosso e il pesce spada, due delle specie più pescate, hanno subito un drastico declino a causa della pesca intensiva e della mancanza di controlli efficaci.

Inoltre, il granchio blu, una specie aliena invasiva, sta mettendo in crisi gli ecosistemi marini e le attività dei pescatori locali.

Parallelamente, l’inquinamento e l’innalzamento delle temperature stanno alterando gli equilibri del mare siciliano. Senza interventi mirati, la pesca rischia di diventare insostenibile, con gravi conseguenze per le comunità costiere che da secoli dipendono da questa risorsa.


Turismo naturalistico: un’opportunità, ma anche rischi

La Sicilia potrebbe trasformare la sua biodiversità in una leva per uno sviluppo turistico sostenibile. Oggi, infatti, il turismo naturalistico è un settore in crescita e può rappresentare una risorsa fondamentale per la conservazione ambientale.

Parchi come l’Etna, le Madonie e le Egadi attirano ogni anno migliaia di visitatori, generando reddito per le comunità locali.

Tuttavia, senza una gestione attenta, il turismo rischia di trasformarsi in una minaccia. L’overtourism sulle coste, ad esempio, sta mettendo sotto pressione molte spiagge siciliane.

Nel Parco dell’Etna, la crescente urbanizzazione rischia di compromettere l’equilibrio ecologico della zona. Le riserve marine, come quella di Ustica, necessitano di maggiori controlli per evitare danni agli ecosistemi marini.

Investire nell’ecoturismo, regolamentando l’accesso alle aree più fragili e promuovendo un turismo rispettoso della natura, potrebbe rappresentare una soluzione sostenibile per l’Isola.


Come possiamo salvare la biodiversità in Sicilia?
 
In Sicilia, emergono alcune esigenze specifiche che richiedono interventi mirati. Creare nuove aree marine protette potrebbe essere una soluzione efficace per tutelare le risorse ittiche e favorire il ripopolamento delle specie in difficoltà. Parallelamente, è urgente affrontare il problema delle specie aliene invasive, come il granchio blu, che stanno alterando gli equilibri ecologici. Un monitoraggio più attento e interventi di contenimento potrebbero limitare i danni.

 

AREE MARINE PROTETTE SICILIANE



Un altro fronte critico è la riqualificazione delle zone umide, ecosistemi fondamentali che stanno scomparendo sotto la spinta dell’urbanizzazione. Ripristinare queste aree significherebbe non solo salvare numerose specie, ma anche migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua.

Lo stesso vale per la gestione delle foreste siciliane: gli incendi devastano ogni anno migliaia di ettari, eppure spesso la prevenzione è carente. Maggiori controlli, insieme a campagne di sensibilizzazione, potrebbero ridurre drasticamente il rischio di incendi dolosi o accidentali.

 

AREE NATURALI PROTETTE SICILIANE


Tutto questo, però, non può avvenire senza il coinvolgimento delle comunità locali. La tutela della biodiversità non può essere imposta dall’alto, ma deve diventare un obiettivo condiviso. Educare le persone sul valore della natura e sui benefici economici e sociali che derivano dalla sua conservazione è fondamentale. Solo così si potrà costruire un futuro in cui sviluppo e rispetto per l’ambiente vadano di pari passo.

 


L’Italia e la crisi della biodiversità
 

 
Se la Sicilia è un caso emblematico, la situazione italiana nel suo complesso non è meno preoccupante. Secondo i dati ISPRA:

-Il 42% delle specie di vertebrati in Italia è minacciato di estinzione.

-Più del 50% degli habitat naturali del Paese è in stato di conservazione inadeguato.

-La perdita di suolo avanza al ritmo di 2 metri quadrati al secondo.

-Il settore ittico nazionale, con un valore di 3 miliardi di euro, è minacciato da pesca intensiva e inquinamento.


I crediti di carbonio: strumenti economici per la riduzione delle emissioni di gas serra e il contrasto al cambiamento climatico

Nonostante questi dati allarmanti, il mercato dei crediti di carbonio sta crescendo, offrendo un’opportunità economica per la conservazione ambientale.

I crediti di carbonio sono strumenti economici progettati per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare il cambiamento climatico. Si tratta di unità di misura che rappresentano una tonnellata di anidride carbonica (CO₂) o di gas serra equivalente evitata o assorbita attraverso pratiche sostenibili, come la riforestazione, la protezione delle foreste o l’adozione di tecnologie pulite.




Il concetto di crediti di carbonio nasce con il Protocollo di Kyoto del 1997, il primo accordo internazionale che ha stabilito obiettivi concreti di riduzione delle emissioni.

Il sistema è stato poi consolidato con l’Accordo di Parigi del 2015, che ha spinto ulteriormente i governi e le aziende a ridurre il loro impatto ambientale attraverso meccanismi di mercato.


Protocollo Kyoto 1997
Accordo di Parigi 2015



L’obiettivo dei crediti di carbonio è duplice:

1. Ridurre le emissioni complessive di CO₂, incentivando le aziende e i governi a investire in soluzioni a basse emissioni.

2. Compensare le emissioni inevitabili, permettendo a chi inquina di finanziare progetti ecologici che rimuovono CO₂ dall’atmosfera.

 

Esistono due principali mercati dei crediti di carbonio:

-Mercato regolamentato: imposto dai governi per aziende che devono rispettare limiti di emissione (come il sistema europeo ETS – Emissions Trading System).

-Mercato volontario: aziende e individui acquistano crediti per migliorare la loro impronta ecologica senza obblighi legali.

Nonostante il loro potenziale, i crediti di carbonio sono oggetto di dibattito. Alcuni critici sostengono che possano diventare una “scappatoia” per chi continua a inquinare, invece di adottare reali strategie di riduzione delle emissioni. Tuttavia, se regolamentati in modo efficace, possono rappresentare uno strumento importante nella lotta al cambiamento climatico.

Tuttavia, senza politiche ambientali più ambiziose, queste opportunità rischiano di rimanere inespresse.

 

I settori chiave da tutelare: aree protette, agricoltura, pesca e turismo ecosostenibile


A livello nazionale, una delle prime mosse dovrebbe essere l’espansione e il potenziamento delle aree protette. Oggi, molte di queste zone soffrono per la mancanza di fondi e di una gestione efficace. Creare nuove riserve e garantire risorse adeguate per la loro manutenzione sarebbe un primo passo per preservare gli ecosistemi più fragili. Contestualmente, è fondamentale regolamentare il consumo di suolo: l’Italia continua a perdere terreno naturale a un ritmo preoccupante, e senza una legge chiara che ponga un freno alla cementificazione selvaggia, il problema non farà che peggiorare.

L’agricoltura è un altro settore cruciale. Incentivare pratiche più sostenibili, che rispettino i cicli naturali e favoriscano la biodiversità, potrebbe fare la differenza. Dalla riduzione dell’uso di pesticidi alla promozione dell’agroecologia, esistono già modelli virtuosi che dimostrano come sia possibile produrre cibo senza devastare gli habitat naturali.

Un discorso simile vale per la pesca. Il mare non è una risorsa infinita, e continuare a sfruttarlo senza limiti significa condannare alla crisi un settore economico vitale per molte comunità. Servono regole più stringenti per fermare la pesca intensiva, insieme a incentivi per chi adotta tecniche più selettive e meno impattanti. Proteggere le aree marine più vulnerabili e contrastare la pesca illegale dovrebbe essere una priorità.

Anche il turismo può diventare un alleato della biodiversità, se gestito con criterio. Il turismo naturalistico è in crescita in tutto il mondo e rappresenta un’opportunità economica notevole. Tuttavia, per evitare che l’eccessiva presenza umana comprometta gli ecosistemi, è necessario adottare strategie di gestione sostenibile, come l’introduzione di limiti nei luoghi più sensibili e la promozione di attività a basso impatto ambientale.

Il fenomeno dell’overtourism preoccupa ormai da anni anche la Sicilia, negli ultimi tempi più che mai meta attrattiva per flotte di turisti, stranieri e non . Ma qual è il problema? Se da un lato un certo tipo di turismo ha giovato alle nostre città, riqualificando intere zone e trainando la nostra economia, tutto ciò però ha nascosto un pericoloso rovescio della medaglia.

Questo tipo di sovraffollamento turistico sembra aver procurato un certo stress e vero e proprio disagio cittadino di chi ha visto non solo trasformare pian piano la propria città, venendo meno qualsiasi tipo di identità, ma procurando un disagio abitativo e una difesa delle proprie bellezze naturali che inizia a crescere anche nell’Isola.

Il World Wildlife Day 2025 ci ricorda che la conservazione della natura è una responsabilità di tutti. Proteggere la biodiversità non è solo un dovere ambientale, ma un investimento per il futuro.

La Sicilia, con la sua straordinaria ricchezza naturale, ha bisogno di interventi urgenti e politiche “mature” per evitare di perdere un patrimonio unico e irripetibile. Investire nella natura significa investire in un futuro sostenibile per tutti i siciliani.

Nota metodologica
Il rapporto si basa su un’ampia raccolta di dati provenienti da fonti scientifiche e istituzionali, tra cui IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) e ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Gli studi condotti per la redazione del report hanno utilizzato:

-Analisi degli habitat e delle specie minacciate, con particolare attenzione agli ecosistemi italiani e mediterranei.

-Dati economici sul valore dei servizi ecosistemici, con una stima degli impatti ambientali legati al turismo, alla pesca e all’agricoltura.

-Monitoraggi sulla fauna selvatica, effettuati in collaborazione con centri di ricerca e aree protette.

Inoltre, sono stati considerati progetti di conservazione innovativi, come l’adozione di tecnologie per la riduzione dell’impatto della pesca sui delfini e il miglioramento della gestione delle risorse marine.

Fonte: ilsicilia.it



03 marzo 2025

SIFUS CONFALI: L'AVV. LUIGI SAVOCA, VINCITORE DI 13 SENTENZE ALLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE CONTRO L'ABUSO DEI CONTRATTI A TERMINE, DA UNA LEZIONE DI DIRITTO ALLA REGIONE SICILIANA. LEGGETE E PRENDETE APPUNTI!



Dalla pagina Facebook
Sifus Confali - Segreteria Generale 




A DISTANZA DI TRE MESI PENSIAMO ANCORA DI AVER DETTO LA VERITÀ!


di Michele Mogavero
In data 14 novembre 2024, la Flai Cgil Sicilia scriveva una nota a questo Blog in cui chiedevano di fare chiarezza sul un post in relazione ad un emendamento che non gli risultava approvato nella variazione di bilancio. Avevano ragione perchè in effetti non era stato approvato. Ma l'emendamento in questione esisteva e riguardava la trasformazione del rapporto di lavoro da operaio a tempo determinato a stagionale. Non era stato approvato, ma era pronto per andare in aula. Il Sindacato mi chiedeva di fare chiarezza, non ero obbligato, ma siccome ho rispetto verso le OO.SS. ho voluto rendere pubblici gli emendamenti per dare così una prima risposta. 
A distanza di tre mesi, ecco l'emendamento in questione approvato in Commissione Bilancio che di fatto trasforma i lavoratori forestali da tempo determinato a stagionali. Il Blog aveva in mano in anteprima il provvedimento e come sempre l'ha mostrato a tutti mettendoci la faccia.
In poche parole è stato solo questione di tempo!

Ci siamo rimasti male perchè il Blog veniva accusato di aver anche attaccato il CCNL in modo ingiustificato ed immotivato. Non era e non è assolutamente vero, abbiamo solo dato la nostra interpretazione, che può essere giusta o sbagliata. Punto.

Al momento non cambiamo assolutamente idea perchè non vediamo risposte convincenti. Anzi, da ignoranti, ma soprattutto non avendo dimestichezza con il settore e con la contrattazione nazionale, rimaniamo convinti nella stessa posizione di tre mesi fa. Quindi, la regione Sicilia non sta facendo altro che rispettare l'Art. 46 bis del CCNL, che dopo 40 anni, dall'oggi al domani si è diventati stagionali. Purtroppo questa modifica vorrebbe contrastare l'infrazione comunitaria, impedendo ai lavoratori forestali di ricevere i risarcimenti danni per l'abuso reiterato dei contratti a termine. A breve, sarà la Corte di Giustizia Europea a mettere fine a questa telenovela. Ma noi siamo fiduciosi!

Da premettere che non voglio assolutamente fare polemiche, però mi convinco sempre di più di aver detto la verità. Rimaniamo fermi sulla nostra posizione, pronti anche a fare un passo indietro senza problemi!

Amici più di prima, ma quando si è chiamati in causa bisogna rispondere e noi abbiamo risposto, pensando di aver detto la verità!

Adesso ci auguriamo che prima dello sciopero del 26 marzo si faccia qualcosa.
L'11 marzo l'emendamento verrà votato dall'Ars dai 70 deputati.

Ci sono per caso delle iniziative in programma per quel giorno?

Ci sarà un sit-in per seguire in diretta i lavori dell'Ars come ai vecchi tempi?

Si scriverà al Governo Regionale?

Si scriveranno a tutti i capigruppo per far valere le ragioni dei lavoratori forestali?

Fateci sapere!

*****


Quì di seguito riproponiamo il botta e risposta avuto con la Flai Cgil Sicilia:






02 marzo 2025

SIFUS CONFALI - L'IPOCRISIA IN CATTEDRA: CGIL-CISL-UIL PRIMA, INTRODUCONO LA "STAGIONALITÀ" NEL CCNL IDRAULICO FORESTALE ED ORA, PIANGONO PERCHÉ SCHIFANI LA VUOLE RENDERE LEGGE! LA CANCELLINO DAL CCNL COSÌ NON POTRÀ ESSERE RECEPITA DALLA NORMA NÉ IN SICILIA NÉ IN ALTRE REGIONI!


Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale
del Sifus Confali
Maurizio Grosso

Roma 1-03-2025 - Se oggi il Governo  Schifani può puntare a votare una norma che estende l'ambito dei "contratti stagionali" agli operai forestali siciliani non è solo "colpa sua" ma anche,  dell'introduzione dell'emendamento del leghista on. Giagoni nella recente legge finanziaria e, soprattutto, di cgil-cisl-uil che l'hanno disciplinata all'art 46 bis dell'ultimo CCNL idraulico forestale. L'emendamento Giagoni prevede infatti, l' estensione della stagionalità al settore forestale a condizione che sia stata prevista dal CCNL di categoria. Qualora nel CCNL, cgil-cisl-uil, non avessero bollato il lavoro forestale quale lavoro stagionale, l'emendamento Giagoni sarebbe risultato inefficace per il comparto forestale e pertanto, ne l'ARS ne qualsiasi altro Consiglio Regionale, avrebbero avuto strumenti per  introdurre  la stagionalità in una legge e quindi per giustificare la mancata trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Cgil-cisl-uil invece di piagnucolare, abbiano uno scatto di buona creanza e trovino la soluzione per cancellare l'art. 46 bis dal ccnl idraulico forestale nell'interesse del settore, del patrimonio boschivo, del territorio e del paese! 
Maurizio Grosso 
Segretario Generale SiFUS


01 marzo 2025

L'AVVOCATO FASANO: CARI AMICI FORESTALI, VI INVITO NUOVAMENTE AD ASCOLTARE IL MIO INTERVENTO IN COMMISSIONE PETI DEL PARLAMENTO EUROPEO, DAI QUALI EVINCERETE, IN MODO LAPALISSIANO, CHE PER IL PARLAMENTO EUROPEO IL CONCETTO DI STAGIONALITÀ, TANTO CARO A MAMMA REGIONE, HA UN’IMPORTANZA ANALOGA A QUELLA DELLA CARTA DA TOILETTE


Dalla pagina Facebook
dell'Avvocato Angela Fasano

🛑FORESTALI: 
Cari amici forestali, in basso trovate il mio intervento in Commissione PETI del Parlamento Europeo. Vi invito ad ascoltare TUTTI gli interventi, dai quali evincerete, in modo lapalissiano, che per Parlamento Europeo il concetto di STAGIONALITÀ, tanto caro a Mamma Regione, ha un’importanza analoga a quella della carta da toilette.

⚠️Il concetto di stagionalità non potrà limitare il vostro diritto, grazie alla petizione 0171/2018 come ribadito dalla Commissione Europea in pubblica seduta PETI nel mese di gennaio 2023. 
Invito le nostre autorità siciliane a visionare questa seduta, che è pubblica ed è stata registrata dal Parlamento Europeo nella audizione ufficiale in cui ho avuto l’onore di essere presente. 
Anche ove dovesse essere pubblicata una legge regionale che limiti il vostro diritto al risarcimento in virtù di uno pseudo concetto di stagionalità Ella sarebbe illegittima, poiché posta unicamente per eludere un obbligo comunitario ove i forestali siciliani sono collocati a pieno titolo. 
Non abbiate timore o paura. Nessun atto potrà cancellare il passato. Ovvero oltre 30 anni di increscioso precariato ove siete stati definiti Operai a tempo determinato. Ciò che è stato non si tocca, ma anche ciò che sarà. Il vostro, stagionale o non stagionale ed è pur sempre un precariato ingiustificato. Se le nostre autorità vogliono eliminare il vostro diritto con questa manovra, lo facciano pure. Ma stanno prendendo un forte abbaglio. Il parere reso, del resto, non ha valore vincolante nel processo, ne’ i giudici potranno far finta di non conoscere le norme che vi tutelano. Andiamo avanti a testa alta. Come sempre. Senza paura o timori. I diritti NON SI TOCCANO!

*****

25 Gennaio 2023
Un successo senza precedenti: la nostra petizione appoggiata da tutti i membri della Commissione PETI del Parlamento Europeo.
Tutti gli interventi, autorevoli,  hanno condannato la condotta della Regione siciliana.
I Forestali siciliani “meritano il contratto a tempo indeterminato”, hanno dichiarato e non sono “stagionali”.
La nostra petizione appoggiata anche dalla Commissione Europea che ci ha dato ragione su TUTTO. TUTTO 
In basso tutti gli interventi video delle Autorita’ compreso il mio.
Dire che siamo felici io e mia sorella Stefania Fasano è riduttivo. 
Abbiamo fatto una gran cosa: da sole, con caparbietà e passione.








PUBBLICATE IN GAZZETTA UFFICIALE LE MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 16 GENNAIO 2024, N 1. SPICCA ANCHE IL RAFFORZAMENTO DELLE MISURE ANTINCENDIO. TRA LE MODIFICHE APPORTATE CI SONO ANCHE I LAVORATORI DI CUI AL COMMA 5 DELL'ARTICOLO 15, PREVIA ACQUISIZIONE DELLA QUALIFICAZIONE E DELLA IDONIETÀ, SONO IMPIEGATI ANCHE PRESSO IL CORPO FORESTALE DELLA REGIONE SICILIANA PER LE ATTIVITÀ ANTINCENDIO. MA PERCHÈ NON SONO PIÙ IMPIEGATI PER GARANTIRE IL TURNOVER?








Legge 16 Gennaio 2024 n. 1
(commi 5 e 6)




SIFUS SICILIA: NORMA PER BLOCCARE LE VERTENZE CONTRO L' ABUSO DEI CONTRATTI A TERMINE? GROSSO: VADANO ALLE ELEMENTARI E SCOPRIRANNO CHE NON E' POSSIBILE! IN OGNI CASO, POI, VOGLIAMO CONOSCERE I NOMI DEI PARLAMENTARI CHE LA VOTERANNO IN MANIERA DA POTERGLI FARE LA CAMPAGNA ELETTORALE ( SIC)!


Dalla pagina Facebook
Sifus Confali - Segreteria Generale

Palermo 28-02-2025 - Stamattina apprendiamo dal Giornale di Sicilia che l'ARS è  pronta a votare la norma che impedirebbe ai forestali di ricevere i risarcimenti danni per l'abuso reiterato dei contratti a termine! Niente di piu falso e mistificatorio - ha dichiarato Maurizio Grosso Segretario Generale del SiFUS - poiché l'ARS non ha i poteri per bloccare né le 13 Sentenze Savoca sancite dalla Suprema Corte di Cassazione né  la legge nazionale n.166/2024 che contro l'abuso dei contratti a termine hanno previsto il riconoscimento di un risarcimento danni che va da 4 a 24 mensilità a favore degli operai abusati. L'ARS, semmai - ha continuato Grosso - può votare una norma che considera, senza esserlo, gli operai forestali, lavoratori stagionali in disprezzo dei lavoratori medesimi e del ciclo biologico della natura impedendone l'obbligo alla stabilizzazione. Questa norma/porcheria, è  possibile - ha continuato Grosso - grazie, contestualmente, all'emendamento promosso nell' ultima legge finanziaria dall'on. Giagomi (lega) e all'art. 46 bis del ccnl pro operai idraulico forestali voluto da cgil - cisl - uil ma non blocca assolutamente il risarcimento dei danni.
Pertanto, i parlamentari regionali facciano quello che credono contro i forestali - ha continuato Grosso - tanto i risarcimenti danni sono tutelati e salvati dalle superiori norme come dimostrano le tante cause che gli operai sollecitati dal SIFUS stanno vincendo nei Tribunali.
In ogni caso, non appena la norma verrà votata - ha concluso Grosso - vogliamo conoscere i nomi e cognomi dei parlamentari che hanno ritenuto i forestali operai stagionali in maniera da potergli fare una bella campagna elettorale.
L'addetto stampa sifus



INCENDI IN SICILIA, IL GOVERNO ESTENDE LO STATO D’EMERGENZA PER UN ALTRO ANNO IN QUATTRO PROVINCE


Dal sito qds.it

28 Febbraio 2025
La proroga dello stato di emergenza consentirà di proseguire con le misure straordinarie necessarie per affrontare le conseguenze degli incendi.

Il Consiglio dei Ministri ha esteso di dodici mesi lo stato di emergenza per le province di Catania, Messina, Palermo e Trapani, colpite da gravi incendi e un’eccezionale ondata di calore a partire dal 23 luglio 2023.

Decisione del Consiglio dei Ministri
Su proposta del Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, il governo ha deliberato la proroga dello stato di emergenza per un ulteriore anno nelle quattro province siciliane maggiormente colpite dagli incendi e dalle elevate temperature estive.

Contesto degli Incendi
A partire dal 23 luglio 2023, vaste aree delle province di Catania, Messina, Palermo e Trapani sono state devastate da incendi di notevole entità, alimentati da un’eccezionale ondata di calore. Questi eventi hanno causato danni significativi al patrimonio naturale, alle infrastrutture e alle proprietà private, mettendo a dura prova le risorse locali e regionali impegnate nelle operazioni di soccorso e recupero.

Implicazioni della Proroga
La proroga dello stato di emergenza consentirà di proseguire con le misure straordinarie necessarie per affrontare le conseguenze degli incendi, facilitando l’accesso a risorse e strumenti per la ricostruzione e la prevenzione di future calamità. Questo intervento mira a sostenere le comunità locali nel processo di ripresa e a implementare strategie efficaci per mitigare il rischio di incendi in futuro.

(foto di repertorio)

Fonte: qds.it