05 ottobre 2017

DEMOPOLIS: MUSUMECI STACCA CANCELLERI, MA IL GRILLINO E' IN RECUPERO



Verso le regionali. A un mese dal voto il centrodestra sorpassa i cinquestelle, Micari non decolla, Fava al 9%. Astensionismo record al 56%

05 Ottobre 2017
CATANIA - Nello Musumeci sorpassa Giancarlo Cancelleri. A 30 giorni dal primo sondaggio Demopolis-La Sicilia (e a un mese dalle Regionali), nel testa a testa s’inverte l’ordine: in vantaggio il candidato del centrodestra con il 34,5%, tallonato dal grillino (32%); a settembre erano rispettivamente al 34 e al 35%. Ma la partita resta più che mai aperta. Fabrizio Micari non decolla: è terzo con il 22,5%, con appena mezzo punto di incremento in quattro settimane; nello stesso periodo Fava sale dal 6 al 9%.

"Si tratta - ricorda Vento – di uno scenario aperto ed in evoluzione, destinato a mutare con la presentazione delle liste dei candidati all’Assemblea regionale siciliana in corso nelle prossime ore".

Nella graduatoria della notorietà si conferma il primato di Musumeci: lo conoscono 8 siciliani su 10. In recupero Cancelleri, che incassa dieci punti in un mese: dal 58 al 68%. Ancor più significativa la crescita di notorietà per Micari: +14%, pur restando ultimo con appena 4 elettori su 10 che hanno sentito parlare di lui. Stabile Fava, sopra il 60% di notorietà. Immutata l'hit parade della fiducia. Appaiati Cancelleri (40%), Musumeci (39%) e Micari (37%); Fava più indietro: si fida di lui il 29% di chi lo conosce. Primi trend sulle liste per l'Ars: M5S prima forza "virtuale" a Sala d'Ercole (sfiora il 30%); sul podio Forza Italia e Pd, per Demopolis entrambi "a doppia cifra"; supererebbe, "con estrema tranquillità", la soglia per l’accesso all’Ars anche la lista di Musumeci, #DiventeràBellissima.

Quorum incerto per la sinistra dei Cento Passi per la Sicilia, visto che Fava "attrae comunque un voto più ampio della lista che lo sostiene". In pieno "bombardamento" da campagna elettorale, il dato-shock è l’ulteriore crescita dell’astensionismo: dal 54% al 56%. Ciò significa che per essere eletto presidente della Regione oggi basterebbero 700mila preferenze, ovvero il 35% dei 2 milioni di elettori stimati alle urne. Caccia al 27% di indecisi. Infine, i “confusi”: fra quelli che hanno già deciso per chi votare, 2 siciliani su 10 potrebbero "cambiare idea" da qui al 5 novembre. 


Fonte: www.lasiciliaweb.it




NEL MIRINO DELLA COMMISSIONE NAZIONALE ANTIMAFIA LE LISTE PER LE REGIONALI, CANCELLERI: “PARTICOLARMENTE SODDISFATTO”


Le elezioni regionali in Sicilia

04 Ottobre 2017
“La commissione antimafia nazionale ha comunicato che farà un lavoro di controllo sulle liste dei candidati che saranno presentate in vista delle elezioni regionali del 5 novembre qui in Sicilia. EVVIVA!”Lo annuncia in un post facebook Giancarlo Cancelleri, candidato alla Presidenza della Regione per il Movimento 5 Stelle.
“Sono particolarmente contento visto che la richiesta di questi controlli era partita da me e dal presidente dell’ARS Ardizzone – ha sottolineato -. Qualcuno invece starà tremando. Chissà se Musumeci ha accolto la notizia con il mio stesso entusiasmo… Ma forse poco gli importa perché in ogni caso, come Ponzio Pilato, se ne laverà le mani. Il giorno della verità sta arrivando!”
“Un intervento necessario, vista l’incapacità di alcuni partiti e candidati presidenti a fare una rigorosa selezione dei propri candidati. L’auspicio è che il lavoro di controllo sulle liste termini prima del 5 novembre, consentendo in questo modo ai cittadini siciliani di poter scegliere i propri rappresentanti con serenità, dimostrando così che la Sicilia non è una terra irredimibile”. commenta  il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone.

Fonte: palermo.blogsicilia.it




LAVORATORE RIFIUTA TRASFERTA: COSA RISCHIA



Il dipendente che rifiuta la missione a termine può essere licenziato?

04 Ottobre 2017
Il tuo datore di lavoro ha deciso di mandarti in trasferta per sei mesi. A te non piace viaggiare, né stare lontano da casa. Questo trasferimento proprio non ci voleva e, se anche per un tempo limitato, è tua intenzione opporti fino alla fine. Del resto il datore di lavoro ha diverse sedi operative e ben potrebbe mantenerti nel luogo ove già presti servizio, senza necessità di spostarti in un altro. Hai però sentito dire che è nel potere dell’azienda spostare i dipendenti a proprio piacimento e, pertanto, in caso di diniego, rischieresti il licenziamento. Prima, quindi, di opporti alla scelta del datore, è necessario che tu sia ben informato dei tuoi diritti e doveri: il lavoratore che rifiuta la trasferta cosa rischia?




Trasferta: cos’è?

Facciamo prima un passo indietro e cerchiamo di capire cos’è la trasferta o, come spesso viene chiamata, la missione. La legge non menziona mai questo termine. Per trasferta si intende uno spostamento temporaneo (in questo si distingue dal trasferimento) del lavoratore presso un’altra località rispetto a quella in cui egli sta svolgendo la propria attività lavorativa.
Le trasferte sono regolate dai contratti collettivi che stabiliscono anche le indennità spettanti al lavoratore.

Differenze tra trasferta e trasfertista

Attenzione a non fare confusione. Anche se i due termini sembrano simili, c’è una grossa differenza tra lavoratore in trasferta e trasfertista. Quest’ultima figura si ha solo in presenza delle seguenti condizioni: a) mancata indicazione nel contratto della sede di lavoro; b) svolgimento di un’attività che richiede la continua mobilità; c) corresponsione, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.



Quanto viene pagata la trasferta?


Oltre alla retribuzione che già aveva presso la sede di origine, il lavoratore in trasferta ha diritto a una specifica indennità di trasferta, che viene indicata nel Ccnl di categoria. Tale importo è in parte legato alle spese sostenute e in parte strettamente connesso al maggiore disagio causato al lavoratore (cosiddetta diaria). La misura dell’indennità è normalmente correlata ai giorni trascorsi dal lavoratore in trasferta.



Il datore di lavoro può obbligare il dipendente alla trasferta?

Come abbiamo detto, la trasferta o missione viene regolata dal contratto collettivo nazionale. È in esso che si trovano eventuali limiti e restrizioni per le parti. In generale, però, il datore di lavoro non ha limiti al potere di assegnare in trasferta il lavoratore, salvo rispettare la libertà e la dignità dello stesso. Di conseguenza il dipendente non può rifiutare la trasferta senza una valida ragione. La trasferta effettuata solo per una incompatibilità ambientale del dipendente – che litiga in continuazione con i colleghi – è stata più volte ritenuta lecita dalla giurisprudenza perché mira a tutelare l’azienda e la produzione.


Viceversa, la trasferta per ragioni discriminatorie è considerata illegittima.



Che rischia il lavoratore che rifiuta la trasferta?

Vediamo ora a quali conseguenze va incontro il dipendente che rifiuta la trasferta. Posto il generale potere dell’azienda di imporre la missione e l’impossibilità per il dipendente di opporsi, è stato ritenuto lecito il licenziamento. Si tratta, infatti, di un comportamento che denota insubordinazione. Non è quindi diritto del dipendente scegliere se accettare o meno la trasferta.

A confermare l’impossibilità del lavoratore di rifiutare la trasferta è anche la Cassazione che, a più riprese [1], ha detto che è irrilevante l’eventuale consenso o disponibilità del lavoratore alla trasferta; è altresì irrilevante l’identità o la diversità delle mansioni espletate durante la trasferta rispetto a quelle abituali nella sede di lavoro.

In un noto precedente, il Tribunale di Milano ha ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuti la decisione dell’azienda di inviarlo in trasferta per un periodo di 4 mesi.

Per poter rifiutare la trasferta è necessario che un giudice abbia dichiarato illegittima e/o discriminatoria la scelta del datore. Quindi, prima di rinunciare alla trasferta, onde evitare di perdere il posto di lavoro, sarà consigliabile proporre un ricorso al giudice perché accerti la fondatezza della scelta aziendale.

note

[1] Cass. sent. n. 16812/2002, n. 9870/1998.
[2] Trib. Milano, sent. del 26.03.1994.
Autore immagine: 123rf com

Fonte: www.laleggepertutti.it


MEGAFONO SI RITIRA? IN BALLO INCARICO DA RENZI PER CROCETTA. LA COMMISSIONE ANTIMAFIA PASSERÀ IN ESAME TUTTE LE LISTE


Miriam Di Peri

Politica – Alla vigilia della presentazione degli schieramenti, nel centrosinistra il rebus è irrisolto. Il segretario del Pd ha preso in mano la situazione. Ma la prospettiva di un passo indietro del presidente uscente per rafforzare il progetto di Leoluca Orlando Arcipelago Sicilia sarebbe vincolata a una chiamata dalla Capitale

Orlando è nei guai. E Rosario Crocetta alza la posta in gioco. L'ultima sera prima della presentazione delle liste è un susseguirsi di indiscrezioni dal quartier generale di Fabrizio Micari. «L’unica certezza - sostengono i bene informati - è che anche domani si continuerà a ballare». Il tema resta lo stesso: la lista Arcipelago Sicilia-Micari presidente rischia di non essere presentata perché mancano i candidati. «Non sono sufficienti nemmeno per la lista di Palermo», ripetono infuriati gli alleati. Ma i vicinissimi al primo cittadino del capoluogo non hanno dubbi: «La lista del presidente ci sarà - sottolineano a più riprese alcuni candidati di Arcipelago Sicilia -. A Palermo è molto forte, nelle altre province si rafforzerà nelle prossime ore, in ogni caso Orlando ha fatto la sua parte».

 «Crocetta ha tutti i candidati? - sussurra qualcuno, sibillino - Bisogna vedere se portano più di 30 voti ciascuno». Insomma, il nodo a poche ore dalla presentazione delle liste, è tutto là: Orlando non ha i candidati (ma ha la lista del presidente in mano), Crocetta ha i candidati, ma non rinuncia al simbolo del Megafono. O quantomeno non senza una contropartita. 

In una giornata contraddistinta dalle trasferte romane, la questione sarebbe finita in mano a Matteo Renzi. E diverse voci di corridoio parlano di un «riconoscimento politico significativo» che il governatore uscente chiederebbe per rinunciare al simbolo del Megafono. Sempre secondo le indiscrezioni che si sono susseguite nel pomeriggio, quel riconoscimento politico potrebbe concretizzarsi in un incarico governativo

Ma i forse sono tanti. E chi, nel frattempo, resta sempre più in bilico è Leoluca Orlando. Che, dal canto suo, sostiene che «la consegna delle liste sarà certamente un momento importante perché dà un segnale di svolta e cambiamento alla vita della Regione, specialmente con la candidatura di Micari che ha tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Noi - aggiunge - stiamo facendo appello a tutte le forze politiche perché sostengano questa candidatura che è autenticamente alternativa a tutte le altre e di grande prestigio, decoro, dignità. Credo che i siciliani la meritano per superare momenti per i quali quali qualcuno in passato ci ha fatto vergognare di essere siciliani». A chi gli ha chiesto conferma sull'ipotesi di fusione delle liste di Arcipelago e Megafono, Orlando ha risposto: «Ci sarà una lista del presidente che sarà di riferimento e sarà accanto alle altre liste che concorreranno a questo risultato».

E se in serata è previsto un vertice-fiume della lista Arcipelago, con la presenza dello stesso Orlando e del candidato alla presidenza, nel pomeriggio la commissione parlamentare Antimafia ha reso noto che farà un lavoro di controllo sulle liste dei candidati. È stata decisa anche una missione a Palermo per la prossima settimana. Intanto, però, il rebus resta lo stesso. E fino all’ultimo non sarà chiaro quali e quante liste sosterranno Micari nella corsa verso palazzo d’Orleans.

Fonte: meridionews.it


 

04 ottobre 2017

I SALVINIANI CRITICI SULLA COALIZIONE. "UNO SPETTACOLO VERGOGNOSO"


Le regionali

"Non vogliamo avere niente a che spartire con i soliti personaggi che hanno messo in ginocchio la nostra terra".


PALERMO - La quadra sul listino è arrivata. Ma l'aria nel centrodestra siciliano resta pesante. Un aspro comunicato dei salviniani lo conferma. "Fin quando non si palerà di programmi e non avremo la certezza di un sincero e concreto rinnovamento della classe dirigente il nostro accordo con la coalizione resterà di natura squisitamente elettorale. Pieno sostegno a Nello Musumeci, quindi, nei confronti del quale nutriamo fiducia e stima, ma non vogliamo avere niente a che spartire con i soliti personaggi che hanno messo in ginocchio la nostra terra". 

Non usano mezzi termini i deputati nazionali Angelo Attaguile, segretario nazionale di Noi con Salvini, Alessandro Pagano e Carmelo Lo Monte, che rilanciano: "E' davvero vergognoso lo spettacolo che qualcuno sta offrendo agli elettori in questi giorni, a loro non interessa il programma di governo, ma sono disponibili a stare nella coalizione soltanto se ottengono il posto nel listino o un incarico di governo. I siciliani – aggiungono i tre deputati – non ci vedranno mai mercanteggiare con coloro che sono pronti a riciclarsi in nome del finto cambiamento affinché tutto rimanga così com'è". 

"Per questi motivi - proseguono - ribadiamo il nostro appoggio al candidato governatore Nello Musumeci, ma con un accordo di natura elettorale in virtù del quale ci asterremo da incarichi di governo fin quando non si aprirà un serio dibattito sul programma e sulle persone chiamate a ricoprire i ruoli chiave per attuarlo”.  

I deputati leghisti Angelo Attaguile, Alessandro Pagano e Carmelo Lo Monte puntano il dito anche sulla composizione delle liste: "Noi abbiamo lavorato seriamente per mettere in campo persone competenti e pulite, con molti volti nuovi, adesso ci aspettiamo altrettanto dal resto della coalizione. Vorremmo, come abbiamo sostenuto più volte, che il Codice etico adottato dalla Commissione nazionale Antimafia venisse preso come riferimento da tutti i partiti della coalizione nella scelta dei vari candidati".
04 Ottobre 2017

Fonte: livesicilia.it




ELEZIONI, SAVONA: “OCCORRE RICOSTRUIRE LA REGIONE, MUSUMECI SAPRÀ FARLO”. NON È POSSIBILE ANCORA CHE CON LA DEMAGOGIA SPICCIOLA SI POSSANO PRENDERE IN GIRO 8 MILA FAMIGLIE, TRA CUI I FORESTALI E GLI ADDETTI DELL’ANTINCENDIO


Parla il candidato deputato con Forza Italia

03 Ottobre 2017
Il Vice-Presidente della commissione bilancio all’Ars On.Riccardo Savona, candidato con Forza Italia nel collegio di Palermo alle regionali del 5 novembre commenta positivamente l’incontro di ieri a Cefalù con il candidato Presidente Musumeci.
“Una giornata che mi dà ancora più carica in vista della campagna elettorale” dichiara Riccardo Savona.
”La politica che ascolta la gente,la base e conosce le problematiche del territorio non sono parole vuote e prive di significato.Avere riunito un’intera sala a Cefalù con la presenza di giovani,donne,professionisti da tutta la provincia di Palermo,non è solo una testimonianza,è soprattutto la forza a fare sempre meglio.Questo mi responsabilizza sempre di più.Il lavoro che assieme a tutto il mio gruppo abbiamo portato avanti finora,sarà raddoppiato.Ringrazio i volontari della protezione civile,le associazioni impegnate nel sociale e nell’assistenza ai meno abbienti che non hanno mai smesso di seguirmi.I giovani della provincia che ascolto continuamente sulle dinamiche sociali e lavorative che mi permettono di avere un feed-back immediato con la realtà.I tanti amministratori,consiglieri e rappresentanti del territorio che mi aggiornano della situazione di tutti gli 88 comuni della provincia palermitana, e un ringraziamento sincero e di profonda stima va al nostro candidato Nello Musumeci,che ha statura morale,le capacità e la competenza per ricostruire la macchina regionale ex novo,dopo il disastro di Crocetta e compagni,che sono ancora asserragliati nel palazzo a nominare “clientes”,in un clima ormai tragicomico e che offende i siciliani liberi e alieni del favoritismo di basso cabotaggio.
Ieri assieme a tutti gli amici di Forza Italia ho ribadito che la politica circolare e sussidiaria che guarda al bene comune ha degli obiettivi concreti per far ripartire una macchina sgarrupata,uccisa dalla mala politica di questo governo uscente,un governo di sinistra che ha amplificato l’emergenze e la povertà non può essere che condannato dai cittadini il 5 novembre. Non è possibile ancora che con la demagogia spicciola si possano prendere in giro 8 mila famiglie della formazione professionale, i forestali,gli addetti dell’antincendio,i precari degli enti locali,i lavoratori del bacino Emergenza Palermo senza alcuna prospettiva.
Forza Italia e il progetto Musumeci faranno da subito interventi radicali e profondi su queste problematiche, ripartendo dalla politica vera,dagli uomini che hanno cultura istituzionale e profonda conoscenza delle materie.Infatti il tempo della finta antimafia da strapazzo e di figure raccogliticcie, spacciate per grandi tecnici di fama mondiale,senza averne titolo,dimostra che la stagione crocettiana sì è rivelata per i siciliani una stagione totale di malgoverno.
Adesso fortunatamente questa stagione volge al desio,gli uomini e le donne di Nello Musumeci hanno tutt’altro pedigree, e le competenze e il merito saranno l’unico parametro lineare e obiettivo per ridare ossigeno a una regione che potrà essere nuovamente da traino per l’intera nazione, sulla base di politici che certamente non sono frutto di improvvisazione e arrivismo distruttivo e pericoloso.”








MUSUMECI AVANTI, MICARI GIÙ. I NUMERI DEL SONDAGGIO DI TECNÈ

foto da Temometropolitico.it

Il candidato del centrodestra è seguito da Cancelleri, non lontanissimo. Fava vicino al rettore.


di Accursio Sabella
PALERMO - L’ultimo sondaggio conferma la tendenza di quelli precedenti. La rilevazione sulle preferenze in vista delle prossime elezioni regionali è stata compiuta da Tecnè per conto di Tgcom24: Nello Musumeci è avanti, seguito da Giancarlo Cancelleri, molto indietro Fabrizio Micari, tallonato da Claudio Fava.

Il sondaggio è stato compiuto tra il 27 e il 29 settembre su un campione di mille persone. Il margine di errore considerato è attorno al tre per cento. In testa, come detto, Nello Musumeci che si attesta tra il 36 e il 38 per cento. Dietro, l’aspirante governatore del Movimento cinque stelle Giancarlo Cancelleri al quale viene attribuito più o meno la stessa percentuale dei sondaggi precedenti: tra il 30 e il 32 per cento.

Il dato più rilevante, probabilmente, è quello che riguarda il candidato di centrosinistra Fabrizio Micari, che ieri ha indicato quattro assessori della eventuale giunta. Al momento, però, stando ai numeri in possesso a Tecnè, l’ipotesi che si possa formare un governo a guida Micari è assai lontana: il rettore infatti si ferma in una forbice tra il 14 e il 16 per cento.
Non troppo distante da lui, il candidato della sinistra, Claudio Fava. Dopo alcuni sondaggi assai discordanti, che hanno visto “oscillare” il candidato tra percentuali superiori al 20 per cento e altre intorno al 5, oggi Fava riceverebbe un consenso tra il 10 e il 12 per cento. Non abbastanza per compiere il “sorpasso” sul candidato sostenuto anche dal Pd. L’ultimo mese di campagna elettorale sarà decisivo per le aspirazioni dei quattro candidati alla presidenza.

04 Ottobre 2017


Fonte: livesicilia.it



CAOS LISTE, PER QUELLA DI MICARI CACCIA A VENTI NOMI: FUORI ARMAO DAL LISTINO MUSUMECI


04 Ottobre 2017
Vertici fino all'alba nel centrosinistra e nel centrodestra per risolvere il rebus candidature. Orlando si defila dalla lista del presidente, Miccichè alla fine rinuncia a candidare Armao. Tensioni in Forza Italia, l'area Scoma non sosterrà Milazzo, a Catania si candida Pellegrino che Musumeci non voleva in campo
di ANTONIO FRASCHILLA


Partiti alle prese con il rebus liste, vertici e riunioni sono andati avanti fino all'alba. La situazione più tesa si registra nel centrosinistra, dove l'incontro tra i leader della coalizione si è concluso alle 5 del mattino. Il nodo da sciogliere era la lista del presidente Micari, rimasta incompleta dopo il defilarsi dell'area del sindaco Leoluca Orlando che al tavolo di fatto ha portato pochi nomi, tra questi quelli di Aurelio Scavone, del consigliere Sala e di alcuni ex amministratori  come Giuseppe Ferrarello di Ganci oltre a Tonino Russo che comuqnue proviene dalle file del Pd. Un "disimpegno", come lo definiscono i dem, che ha fatto imbufalire il Partito democratico e lo stesso rettore Micari. Per tutta risposta gli orlandiani accusano di scarsa collaborazione i dem.  Fatto sta che la lista che doveva essere il fiore all'occhiello del centrosinistra, la novità che avrebbe allargato il campo, è ancora in alto mare a meno di 48 ore dalla consegna formale delle candidature. Ieri lunghissimo vertice con tutti i leader del centrosinistra (assenti Orlando e il suo braccio destro Fabio Giambrone). Presenti con Fausto Raciti, anche il governatore Rosario Crocetta e il senatore Beppe Lumia. Si è discusso dell'ipotesi di unificare le liste del Megafono e del presidente, soluzione alla fine scartata: "Noi abbiamo 62 nomi, e siamo pronti", hanno detto Lumia e Crocetta dando comunque disponibilità a risolvere i problemi della lista Micari. Ma alla fine non c'è stata altra soluzione che quella di presentare due simboli separati. E per presentare la lista del presidente mancano all'appello circa 20 nomi, che adesso lo stesso Micari sta cercando aiutato comunque dal Pd, da Sicilia futura e da Alternativa popolare.

Non va meglio sul fronte centrodestra, dove rimangono fortissime le tensioni sul listino e dove anche la lista Musumeci ha problemi in alcune province, come Siracusa. Qui comunque il nodo principale è il listino. Nella notte, dopo l'ennesimo vertice, Miccichè avrebbe fatto un passo indietro sull'inserimento di Gaetano Armao. Il listino di Musumeci dovrebbe essere quindi composto da Miccichè e Bernadette Grasso per Forza Italia, da Mimmo Turano per l'Udc, da Giusi Savarino per Diventerà Bellissima, da Roberto Di Mauro per gli autonomisti e in quota Fratelli d'Italia  da Carolina Varchi (in pole fino all'ultimo con la consigliera comunale di Messina, Amata). Armao comunque ancora attende conferme ufficiali.

In Forza Italia comunque le liste sono pronte, e non mancano malumori per alcune scelte di corrente. Ad esempio, l'area Scoma, ha deciso di sostenere a Palermo Miccichè e non Giuseppe Milazzo, il deputato uscente che quindi dovrà fare una prova di forza, a Palermo è sostenuto comunque da Giulio Tantillo.  A Catania muro dei forzisti contro l'ingresso nella lista del nipote di Raffaele Lombardo, con scintille tra l'ex governatore e Miccichè. Musumeci non ha poi risolto il nodod egli "indesiderati": in Forza Italia si dovrebbe candidare Riccardo Pellegrino, il consigliere comunale di Catania con un fratello indagato e che Musumeci ha chiesto di non candidare.


Fonte: palermo.repubblica.it




REGIONALI, I SETTE NOMI DEL LISTINO DI NELLO MUSUMECI. MICCICHÈ È NELLA ROSA, RIMANE FUORI GATEANO ARMAO


Francesco Vasta, Simone Olivelli

Politica – A poche ore dalla presentazione ufficiale, le indiscrezioni vedono definito l'insieme dei candidati a cui andrebbero i seggi riservati dal premio di maggioranza. Oltre al candidato presidente e al commissario di Forza Italia, spazio a Elvira Amata, Bernardette Grasso, Mimmo Turano, Roberto Di Mauro e Giusy Savarino

Sì a Miccichè, no ad Armao. Sarebbero queste le scelte definitive di Nello Musumeci per quanto riguarda il listino del presidente per le elezioni regionali del 5 novembre. Alla vigilia del giorno in cui verranno presentati ufficialmente gli schieramenti - il listino raggruppa i sette nomi a cui andranno i seggi previsti dal premio di maggioranza - le indiscrezioni vedono escluso il leader degli Indignati, già designato da Musumeci come assessore all'Economia e vicepresidente. 

A fare parte della rosa dei nomi ci sarebbe invece il commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, che due sere fa, proprio a proposito delle voci circolate sul listino, aveva messo in guardia Musumeci dal rischio di vedere scricchiolare l'alleanza. Uscita che aveva portato Musumeci a rispondere con una nota stampa parecchio piccata. Stando così le cose, Miccichè dovrà quindi accontentarsi di vedere solo il proprio nome e non anche quello di Armao, così come desiderato dal braccio destro di Silvio Berlusconi nell'Isola. 

Le altre scelte del candidato presidente del centrodestra - che ha riservato un posto per se stesso - sarebbero ricadute su Giusy Savarino, in quota Diventerà bellissima, la rappresentante messinese di Fratelli d'Italia Elvira Amata, la forzista originaria di Caprileone Bernardette Grasso, Mimmo Turano per l'Udc e per la lista Popolari e Autonomisti l'ex Mpa Roberto Di Mauro.

Per sapere come l'avrà presa Armao - per settimane rimasto in ballo come papabile candidato alla presidenza, grazie anche all'apprezzamento espresso dallo stesso Berlusconi - bisognerà attendere domani, quando il leader degli Indignati parlerà in conferenza stampa. Nell'attesa si registra l'annullamento degli incontri previsti per oggi ai piedi dell'Etna. Ufficialmente a cause della cattive condizioni meteorologiche.

Fonte: meridionews.it




CENTRODESTRA & LISTINO: DECIDERÀ TUTTO GIANFRANCO MICCICHÈ CON IL ‘MICC MICCI BAU BAU’…


04 Ottobre 2017
ELEZIONANDO – Il dato politico certo è che, in caso di vittoria del centrodestra alle elezioni regionali del 5 novembre, la Sicilia dovrebbe passare dal dominio toscano al dominio di Arcore. i Siciliani, grazie al proprio voto, dovrebbero cambiare padrone. Vi raccontiamo il meccanismo ‘tecnologico’ che consentirà a Miccichè di controllare tutta l’Isola...

Fine delle furibonde liti per le poltrone del listino nel centrodestra siciliano. Deciderà tutto il coordinatore-commissario in Sicilia per volere di Berlusconi, Gianfranco Miccichè. Così è stato deciso ad Arcore, da dove partiranno gli ordini per il Governo della Sicilia.

L’intervento di Arcore si è reso necessario perché tutti gli alleati del centrodestra siciliano riunificato pretendono un posto nel listino. Cosa, questa, che cozza con la volontà di Forza Italia e, in particolare, di Gianfranco Miccichè.
Addirittura, ieri, si paventava il pericolo che il leader degli ‘Indipendentisti’ siciliani – che ora si chiamano ‘Siciliani Indignati’ – avvocato Gaetano Armao restasse fuori dal listino. Impensabile!

Da qui l’intervento di Arcore a tutela degli ‘Indipendentisti-Indignati’ e, naturalmente, a tutela di Gianfranco Miccichè.

L’intervento di Arcore è stato radicale. Presagendo il masochismo dei siciliani, che dopo aver subìto il ‘saccheggio’ dal centrosinistra a trazione toscana dovrebbero tornare a farsi ‘saccheggiare’ dal centrodestra a trazione lombarda, e sapendo che, in caso di vittoria del centrodestra siciliano alle elezioni regionali dei 5 novembre, scoppierà una baraonda, Arcore ha deciso di concentrare tutto nelle mani di un quadriunvirato capeggiato dallo stesso Berlusconi.

Del quadriunvirato di Arcore – oltre all’ex Cavaliere – faranno parte Gianfranco Miccichè, Armao e Giuseppe Catania, già stretto collaboratore di Marcello Dell’Utri.

Per l’occasione, Arcore ha preparato un microchip che, in caso di vittoria del centrodestra, verrà inserito nella testa di Nello Musumeci. Si tratta di una nuova tecnologia che intercetterà con un quarto d’ora di anticipo i pensieri di Musumeci e li trasmetterà prima a Berlusconi e a Miccichè e poi, a caduta, ad Armao e a Catania.

Se il pensiero di Musumeci coinciderà con la volontà di Berlusconi e Miccichè e, a cascata, con la volontà di Armao e Catania, Musumeci potrà pensare il pensiero. Se il pensiero, invece, non sarà gradito al quadriunvirato, dal microchip partirà un lieve suono che suonerà pressappoco così: “Bau bau, bau bau, bau bau…”.

L’aspetto innovativo di questo microchip è che il “Bau bau” si interromperà solo quando Musumeci smetterà di pensare il pensiero ‘abbaiato’ dal quadriunvirato e penserà ad altro.

Il secondo aspetto innovativo è che, sempre grazie a questo microchip – che in onore di Gianfranco Miccichè è stato denominato “Micci micci bau bau” – lo stesso Miccichè finalmente penserà. Certo, sarà un pensiero pensato da Musumeci e filtrato da Berlusconi: ma questo poco importa: anche Miccichè potrà finalmente dire di aver pensato…

Il “bau bau” si interromperà solo quando Musumeci penserà un pensiero confacente al pensiero di Berlusconi e Miccichè.

Il microchip verrà installato nella testa di Musumeci subito dopo la sua elezione a presidente della Regione, prima dell’elezione del presidente dell’Ars e della designazione degli assessori della Giunta.

Questo consentirà a Berlusconi e a Miccichè di indicare lo stesso Miccichè quale presidente del futuro Parlamento siciliano e, poi, di indicare i nomi dei dodici assessori, i presidenti delle commissioni legislative e tutte le nomine di sottogoverno.

In caso di fidanzate & feste, Berlusconi potrebbe staccare il collegamento con il microchip: allora il comando supremo della Sicilia passerebbe a Gianfranco Miccichè, che così cumulerebbe le funzioni di presidente dell’Assemblea regionale siciliana, di presidente della Regione siciliana e di tutto il resto.

In attesa dell’installazione del microchip, Musumeci verrà sottoposto in queste ore a un bombardamento di onde berlusconiane che dovrebbe consentire a Miccichè di scegliere tutt’e sei componenti del listino.

Per ora da Arcore è tutto, linea allo studio…

Foto tratta da cefaluweb.com 






LAVORO NERO E PARENTOPOLI IN PARLAMENTO. NON CI CREDETE? ECCO IL VIDEO CHE INGUAIA



INCENDI: EX UFFICIALE FORESTALE, ''NO ALLE SOCIETA' PRIVATE PER I CANADAIR, MEGLIO GESTIONE PUBBLICA''



di
SULMONA - "L’utilizzo di canadair per lo spegnimento degli incendi dovrebbe essere completamente in mano pubblica, non subappaltato ai privati, essendo la tutela ambientale un servizio pubblico essenziale”.

Parole non banali dette ad AbruzzoWeb da chi, come l’ex ufficiale del Corpo forestale dello Stato Luigi Ranieri, gli incendi li ha combattuti per tutta la vita lavorativa, in ogni angolo d’Italia.

Ora è andato in pensione, e nei mesi scorsi ha assistito attonito come tutti gli abruzzesi e italiani agli incendi dolosi che hanno devastato le montagne del Centro Abruzzo.

A diffondersi e rimbalzare all’impazzata, non solo nel web, i sospetti e le dietrologie su chi possa avere interesse ad appiccare incendi, oltre ai malati di mente conosciuti come piromani.

Un sospetto, non suffragato da nessuna evidenza, prova o inchiesta giudiziaria, che ha investito anche il ricco “business del fuoco”.

A differenza di altre regioni, l'Abruzzo non ha una sua flotta e nelle fasi più delicate dell'emergenza hanno operato alcuni canadair ed elicotteri di quella statale, composta da 16 canadair CL415, e 4 elicotteri Erickson S64F, uno dei quali considerato riserva tecnica, e altri 8 elicotteri del Comparto difesa e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

Ci sono poi le flotte di nove regioni, in totale 50 elicotteri. Per l’esattezza la Sardegna ne ha 12, la Toscana 10, la Campania 8, il Lazio 7, il Piemonte 5, Lombardia e 4, la Liguria 2, il Veneto e il Friuli 1.

Sia la flotta nazionale che quelle regionali sono, tuttavia, di fatto affidate a società private. Società che guadagnano 15 mila euro per un’ora di volo dei canadair e 5 mila per un’ora di volo degli elicotteri, più i compensi per logistica e manutenzione. Sommando i fatturati 2016 di queste società, si sfiora quota 250 milioni di euro.

A tal proposito, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) da marzo 2017 sta conducendo un’istruttoria proprio sugli appalti sia nazionali che regionali per i servizi di antincendio boschivo, sospettando una presunta “intesa anticoncorrenziale” e la "turbativa d’asta", in atto dal 2000 tra alcuni dei principali operatori del mercato.

"Non si possono lanciare accuse senza uno straccio di prova o indizi - tiene a precisare l’ex ufficiale - ma in linea di principio, e proprio per azzerare ogni possibilità di sospetto, sarebbe saggio che lo spegnimento incendi fosse in completa mano pubblica. Del resto, nella Forestale posso garantire che c'erano piloti straordinari, che ora non so a che mansione siano stati affidati".

"Sul Morrone e altrove in Abruzzo è evidente che c’è stata un’azione coordinata e pianificata da parte dei misteriosi incendiari, che non possono essere solo matti isolati - prosegue Ranieri - Ma l’interesse economico io non lo vedo. La legge impedisce di fare qualsivoglia cosa nell’area interessata dall’incendio, per molti anni, in primis i cambi di destinazione dei terreni. Il rimboschiomento può essere concesso solo in casi molto limitati".

"In Sicilia hanno comunque arrestato volontari dei vigili del fuoco che hanno appiccato incendi per garantirsi rimborsi nelle conseguenti azioni di spegnimento, qualcosa di analogo è accaduto in Calabria con gli operai forestali. Solo le indagini potranno dire con ragionevole certezza quello che è accaduto, e appurare eventuali crimini", fa notare.

Per Ranieri la vera criticità da risolvere subito è, comunque, il drammatico depotenziamento delle forze da impiegare nelle emergenze incendi, che avvenuto a seguito dell’accorpamento del corpo forestale ai Carabinieri, disposto dal contestato decreto del ministro della Funzione pubblica Marianna Madia.

A questo ha fatto seguito la famosa circolare 7 luglio 2017 del Comando dei Carabinieri con il quale si dispone che anche le ex Guardie Forestali in caso di incendi non debbano mettersi a spegnere, ma limitarsi ad avvisare i Vigili del fuoco, a parte piccoli focolai.

Sull’emergenza incendi hanno pesato, poi, le procedure e pastoie burocratiche che lasciano inutilizzati molti degli elicotteri e autobotti della ex Forestale.

"Una cosa è certa - commenta l'ex ufficiale - gli incendi si combattono anche e soprattutto a terra, e sul campo, sul fronte del fuoco, in Italia sono venute meno 7 mila persone capace di farlo, che conoscevano il territorio, erano distribuite in modo capillare, avevano la formazione per intervenire in modo efficace e tempestivo. Bisogna infatti capire che la velocità è tutto. Faccio alcuni esempi: anche nel 1985 divampò un incendio sul monte Giano, sopra Antrodoco, al confine tra Lazio e Abruzzo, ma intervenimmo subito e i danni furono limitatissimi, ora invece l’incendio si sta mangiando ettari di bosco, e non si riesce ancora a fermarlo".

"Lo stesso dicasi dell’incendio a Fonte Vetica, a Campo Imperatore di inizio agosto. È davvero sorprendete che le fiamme abbiano avuto il tempo di avanzare sulla prateria e raggiungere le pinete e le faggete. E ovviamente lo stesso ragionamento va fatto sugli incendi che hanno devastato le montagne intorno alla valle Peligna”, rievoca.

L'ex ufficiale fa infatti notare che “la partita decisiva si gioca quando l’incendio è ancora controllabile, appena divampa, e si avvistano le prime colonne di fumo. I canadair sono importanti, ma non possono fare miracoli quando il fronte è già molto ampio - svela - Inoltre, per quel che riguarda il super elicottero Erickson, che ha operato sul Morrone, andrebbe spiegato che ha un’autonomia di carburante limitata e la sua efficacia è ottimale nelle aree costiere, dove può rifornirsi in breve tempo di acqua, molto meno lo è in impervie aree montane, dove deve percorrere lunghe distanze”.

“Gli incendiari conoscono molto bene il territorio e per contrastare la loro opera criminale, serve altrettanta conoscenza  e presenza del territorio - conclude - È impossibile riempire i nostri boschi e foreste di telecamere e sensori, come si è sentito dire nelle concitate ore dell'emergenza. Serve piuttosto la collaborazione della popolazione, dei residenti, sono loro le prime sentinelle, e poi serve un corpo preparato, anch’esso presente costantemente sul territorio, come lo era la Forestale, di cui mi onoro di aver fatto parte”. 

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Fonte: www.abruzzoweb.it






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RICORSO CEDU FORESTALI SICILIANI. LO STUDIO LEGALE FASANO: CONTINUA IL NOSTRO ITER EUROPEO – ECCO IL MODELLO DI RICORSO CEDU DA SCARICARE, COMPILARE E SPEDIRE ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO


03 Ottobre 2017
La presente notizia è diretta ai soli lavoratori forestali che hanno avviato i ricorsi per la stabilizzazione con il nostro studio.

Cari lavoratori forestali, continua il nostro iter europeo.

In allegato troverete il fac simile di ricorso alla CEDU. Trattasi del secondo step da seguire per far valere il vostro diritto alla stabilizzazione.

Dovrete scaricare il modello, compilarlo con i vostri dati anagrafici e spedirlo in busta chiusa con raccomandata estera al seguente indirizzo: Corte Europea dei Diritti dell’Uomo presso il Consiglio d’Europa, F-67075 – Strasbourg Cedex, France.

Alla raccomandata dovrete allegare il vostro certificato di servizio e il vostro documento di riconoscimento.

Il ricorso alla CEDU deve essere inviato personalmente dal lavoratore.

Il nostro studio si è premurato di precompilarlo per tutti i propri ricorrenti.

Cordiali saluti

Avv. Angela Maria Fasano

Avv. Stefania Fasano
 

scarica: RICORSO-CEDU-FORESTALI 

scarica: Autocertificazione Stato di Servizio 


Fonte: www.avvocatofasano.com









I FORESTALI SONO PREOCCUPATISSIMI. L'ON. MUSUMECI HA DICHIARATO QUALCHE GIORNO FA, CHE BISOGNA REVISIONARE LO STATUTO. IL PROF. COSTA, ECONOMISTA DELL'UNIVERSITÀ DI PALERMO, GLI HA RISPOSTO CHE SENZA STATUTO PER I FORESTALI C'È SOLO IL LICENZIAMENTO. PANICO TRA I LAVORATORI!



Musumeci ha dichiarato qualche giorno fa, che bisogna revisionare lo Statuto autonomistico, abbiamo il dovere, dopo oltre settant’anni, di renderlo compatibile con il contesto normativo nazionale ed europeo. 

Ma ecco che arriva la stoccata del Prof. Massimo Costa, economista dell'Università di Palermo: SENZA STATUTO per i forestali c'è solo il LICENZIAMENTO. Se volete sapere qual è la sorte degli operai forestali siciliani, quella vera, leggete cosa pensano e scrivono di voi "Libero" o "il Giornale" o "il Foglio", i giornali del loro principale, Berlusconi.
Forza Italia, i suoi rappresentanti, e tutti gli esponenti del centro-destra sono a servizio di questa gente, che ha deciso di eliminarvi.


La Lega Nord che non ha mai digerito la nostra autonomia, è un alleato di Musumeci. E se venisse abolito il nostro Statuto (per come sperano "Noi con Salvni") che sarà di noi lavoratori forestali? Il Governatore Zaia e tutta la Lega saranno contenti. Non fanno altro che ripetere continuamente che i forestali in Sicilia sono troppi e bisogna mandarli a casa. 







MUSUMECI E MICCICHÈ, NON SI PARLANO, MA SI SCRIVONO. MEGLIO DI NIENTE



da Tersite 4 ottobre 2017
Nello Musumeci è alle prese con una missione impossibile, ripulire le liste della sua parte politica. La sua lettera ai segretari dei partiti della coalizione ha lasciato le cose come stanno, com’era prevedibile. Un messaggio posto in una bottiglia, gettata a mare.

I nomi chiacchierati non hanno subito alcun trauma. Che la missiva si fermasse su un binario morto della stazione di posta era probabilmente presente a chi l’ha scritta, ma quando mai le lettere si fanno solo perché vengano lette dai destinatari. Da che mondo è mondo, le lettere – o messaggi, comunicazioni –hanno da espletare compiti trasversali. In famiglia si dice che si parla alla nuora perché senta la suocera (o viceversa?). Fuori dalle mura casalinghe, il messaggio giunge asciutto come l’osso, per parafrasare il Grande poeta dialettale catanese, al destinatario dopo avere toccato tutte le corde della chitarra, nessuna esclusa.

A poche ore dall’invio della lettera – cartaceo o whatsapp ? – è scoppiato il finimondo, è stata messa in giro che uno dei due membri blindati del listino, Gianfranco Miccichè e Gaetano Arma, potessero saltare. Qualcuno si è ricordato di avere studiato la consecutio temporum, qualche altro ha fatto investigazioni.  Le voci sono state addebitate ad “agenti” interessati, tanto che anche sulle cronache un quotidiano on line le ha definitiva, sbrigativamente, false e tendenziose, come se avesse da avvertire i colpevoli che hanno commesso un reato. Ovviamente non c’è nulla di tutto questo.

La vigilia della presentazione delle liste è sempre il campo delle “contracaniate”, dei giochetti, sporchi o meno, e non c’è affatto da arricciare il naso. Fa specie perciò che Gianfranco Miccichè si sia inalberato ed abbia messo nero su bianco, minacciando di far saltare il banco se le voci fossero state confermate. Ma anche lui ha ragionato come Musumeci: a pronto accomodo, meglio far sapere che m’incazzo. E se non c’è niente, meglio ancora…

La risposta al coordinatore forzista è arrivata nel giro di qualche ora dal candidato presidente, che ha richiamato Miccichè alla necessità di privilegiare il telefono prima ancora del comunicato stampa; se avesse usato questa precauzione non avrebbe fatto diventare le voci una cosa seria, dando in pasto all’opinione pubblica uno scazzo preliminare di cui non si sentiva affatto il bisogno.

Musumeci ne ha approfittato, tuttavia, per affermare un principio, che la composizione del listino non è prerogativa dei partiti, Forza Italia o altro, ma del candidato presidente. Si mettessero, dunque, l’animo in pace.

Al di là dell’episodio, è un assaggio di ciò che gli spetta, a Miccichè e gli altri. Non c’è alcun dubbio, infatti, che Musumeci non rinuncerà ad alcuna delle sue prerogative, a cominciare dalla composizione della giunta di governo e della sorte degli assessori, nel caso in cui si verifichino problemi.

Del resto le resistenze di Miccichè nella laboriosa trattativa per la scelta del candidato del centrodestra alle regionali siciliane, non avevano motivazioni di natura politica- né strettamente personali – nonostante sia prevalsa l’idea che gli azurri, in testa Berlusconi, non volesse affidare l’immagine del centrodestra ad un ex missino che non ha mai messo da parte la sua appartenenza alla destra dura e pura. Miccichè, e non solo lui, vedeva chiaramente che cosa sarebbe accaduto a cose fatte, cioè a vittoria acquisita. Alzare il telefono per suggerire un comportamento, una iniziativa, un nome, di stretta competenza del Presidente eletto, avrebbe rappresentato un rischio. Quale, di essere trattato malamente o, di non essere ascoltato affatto.

IL 5 novembre, dunque, è il primo step di un percorso pieno di insidie, anche se dovesse andare bene, come gli azzurri si augurano.

Fonte: siciliainformazioni.com


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