Disastro nel messinese pesantissimo il bilancio tre morti a Saponara fra i quali un bimbo di 10 anni.
Nell'edizione del tg3 regionale del 23/11/2011 ore 14, il Presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana,

giustamente faceva notare che per mettere in sicurezza il territorio bisogna utilizzare una forza lavoro importante come i lavoratori forestali (noi è da un decennio che lo ribadiamo).
Spostare il cursore alle 00:11:30
Ringraziamo il collega Enzo La Rosa per la segnalazione.
Invece nell'agosto del 2007 quando l’isola fu devastata dagli incendi causando anche qualche vittima in provincia di Messina, alcune dichiarazioni del Presidente di Legambiente hanno
MORTIFICATO i forestali.
Legambiente: «In Sicilia c´è l’industria del fuoco...»
L´associazione ambientalista: «Nell´isola il maggior numero di roghi e la metà degli operatori stagionali antincendio italiani».
ROMA. Può sembrare un paradosso, ma potrebbe essere un paradosso
rivelatore: secondo Legambiente la Sicilia è «la regione con più agenti
forestali d’Italia e nello stesso tempo una delle regioni con la minor
superficie boschiva (l’8% del territorio, a fronte di una media del 30%)
e una delle regioni più devastate dagli incendi».
La
contraddizione, secondo gli ambientalisti, potrebbe spiegare il perché
dei tanti roghi, anche di quelli omicidi: «Quello della gestione degli
operatori stagionali antincendio boschivo in Sicilia è uno scandalo –
sottolinea Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia – La regione
ha più volte ammesso che si tratta di una sorta di ammortizzatore
sociale, che il numero di addetti in questo settore è sovradimensionato
per assicurare lavori retribuiti in una terra dove di lavoro ce n’è
poco. E con questa giustificazione l’Ars per prima ha alimentato un
meccanismo sballato, infernale. I precari del fuoco sono talmente tanti
che potrebbero addirittura spegnere le sigarette nei posacenere. Invece
non riescono a frenare le fiamme che si mangiano ettari e ettari di
vegetazione. Come mai?».
Il business economico-politico
alimenterebbe le fiamme. «I precari dell’antincendio spesati dalla
regione in Sicilia sono 30.745, poco meno della metà di tutti i
forestali italiani (68mila). In pratica – spiega una nota del Cigno
Verde - ognuno di loro controlla 12 ettari di territorio, mentre in
Umbria (dove ci sono molti meno incendi) il rapporto è di un forestale
ogni 597 ettari di bosco, in Toscana addirittura di un addetto ogni
1.409 ettari.
Il loro guadagno dipende dalle giornate di lavoro e dalle
ore di straordinario: più la regione va a fuoco, più alto è il loro
stipendio. Insomma il sospetto, in alcuni casi la certezza, che dietro
gli incendi ci sia la mano di alcuni di quelli che sono incaricati di
spegnerli è alto».
E il presidente di Legambiente Sicilia,
davanti al disastro ambientale e civile, dice: «Ci sono diverse mele
marce, professionisti della distruzione e del rimboschimento perché dopo
le fiamme poi c’è tanto da mangiare: per chi spegne e per le ditte che
vanno a piantare nuovamente alberi. Quella dei roghi è diventata una
attività imprenditoriale».
Ma in Sicila la mafia è naturalmente
anche ecomafie «che appiccano incendi per motivi speculativi e che sono
responsabili di un elevatissimo numero di roghi, ecco che si comprende
come una regione possa essere così devastata, con risvolti drammatici
per le persone, le case, le attività economiche. E’ buona l’iniziativa
di Parisi di mandare l’esercito in Sicilia per far fronte alle fiamme.
Anzi, per spezzare questo circolo vizioso, più operatori antincendio
uguale più incendi, si potrebbe pensare – dice provocatoriamente Fontana
–di impiegare nei prossimi anni le forze armate al posto degli
stagionali nelle operazioni di spegnimento. Va disinnescata insomma la
connessione tra possibilità di un impiego e l’emergenza incendi,
vietando in modo assoluto le assunzioni stagionali connesse allo
spegnimento dei roghi. E vanno perseguite con forza le ecomafie,
assicurando una maggiore repressione e una certezza della pena per gli
incendiari».
Intanto un’altra associazione ambientalista, il Wwf,
piange la distruzione di gran parte della sua oasi di Torre Guaceto, in
Puglia, causata da un incendio sicuramente doloso che ha incenerito
canneti, macchia mediterranea, testuggini e rettili, tra i quali il raro
e prezioso Colubro leopardiano.
«Dopo l’Oasi delle Cesine
sempre in Puglia e quella di Torre Salsa in Sicilia, viene colpita
un’altra area del WWF e qui il danno al paesaggio e alla fauna è
gravissimo – dichiara Michele Candotti, segretario generale del Wwf - Il
canneto si rigenererà facilmente, ma non la macchia mediterranea. Per
anni rimarrà una lingua di terra sfregiata; moltissimi gli animali
rimasti intrappolati nelle fiamme. L’aspetto più sconcertante è che
l’incendio doloso in un’area protetta come questa è un puro atto di
vandalismo; qui non si potrà mai costruire, cacciare o coltivare
alcunché, è solo volontà di distruzione».
23 Agosto 2007
Questa è la prova che il Presidente di Legambiente non conosce la normativa che regola il sistema forestale.