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18 settembre 2024

APPROVATO ALL’ARS IL DEFR, LE CRITICHE DELL’OPPOSIZIONE. I DEPUTATI M5S HANNO MESSO IN EVIDENZA LE NUMEROSE CRITICITÀ DI UN DOCUMENTO CON ENORMI LACUNE E INCONGRUENZE ANCHE SUL VERSANTE DELLE DEL PATRIMONIO BOSCHIVO


Dal sito livesicilia.it

L'esame del Documento di economia e finanza

17 Settembre 2024
PALERMO – Il Documento di economia e finanza della Regione, il Defr, è stato discusso e approvato dall’Ars. Il Defr è il principale strumento di programmazione economica e finanziaria della Regione.

L’Ars ha approvato il Defr con il voto contrario di Movimento cinque stelle, Partito democratico e Sud chiama Nord.


De Luca: “Ennesima bocciatura per il governo”

Tra gli interventi in aula quello di Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord: “In oltre 300 pagine non una parola è stata dedicata al ponte sullo stretto, non si parla di emergenza idrica, non si parla di programmazione per gli enti locali. Per questo governo la mafia non esiste. Il termina mafia e relative strategie di contrasto non lo si trova nemmeno una volta nell’intero Defr”.

“La Sicilia – continua De Luca – negli ultimi 20 anni ha perso ben venti posizioni in Pil e competitività rispetto alle altre regioni d’Europa e tanto basta per stendere un velo pietoso sulla Eldorado siciliana raccontata dal governo Schifani”.

“Il Defr dovrebbe essere – dice ancora De Luca – il documento che rende coerenti gli obiettivi dichiarati con le azioni future, ma quello che abbiamo davanti è vuoto, riflettendo l’operato di questo governo”

“Mi dispiace per l’assessore Dagnino – conclude De Luca – ma oggi non merita nemmeno il cosiddetto 18 politico in controtendenza rispetto ai 30 e lode che ha conseguito in molte materie universitarie. Questo governo non supera l’esame in quest’aula; è l’ennesima bocciatura”.


Catanzaro: “Documento senza visione”

Commenta Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico: “Ci saremmo aspettati uno strumento cruciale per delineare obiettivi di finanza pubblica e pianificare interventi per il futuro della Sicilia, ma ci troviamo invece a discutere di un documento che non ha alcuna visione di sviluppo, totalmente scollegato dalla reale condizione della Sicilia e che mostra l’imbarazzante immobilismo della Regione”.

“Da un lato c’è una lista di buoni propositi – dice Catanzaro – dall’altro la Sicilia reale: una regione afflitta dalla mancanza di lavoro, con giovani che fuggono, una sanità in crisi e infrastrutture obsolete. Tutto ciò mentre la siccità e il rischio desertificazione peggiorano ulteriormente la situazione”.

“Non c’è una sola riga nel Defr – continua il capogruppo Pd – dedicata al sostegno dell’agricoltura, nonostante il comparto stia soffrendo una crisi senza precedenti. Il governo, insomma, ci offre una visione distorta della realtà siciliana a partire dai dati che nel Defr risultano come positivi per la Sicilia, ad esempio l’aumento del Pil, ma sono invece falsati e scollegati dalla realtà”.

“Basti pensare al fatto – dice ancora Catanzaro – che la povertà e la disoccupazione hanno toccato livelli allarmanti dell’isola. Per non parlare dell’assenza di programmazione in ambito sanità, un tema su cui il presidente Schifani rifiuta di confrontarsi nonostante le nostre reiterate richieste di venire in aula per spiegare cosa è successo in merito alla spartizione delle nomine dei manager.”

“È necessario un cambio di rotta – conclude Catanzaro – abbandonando l’attuale immobilismo ed adottando una strategia chiara e incisiva per affrontare le sfide che la Sicilia deve fronteggiare. Se continuiamo così, senza un vero piano di sviluppo e senza affrontare i problemi reali della nostra terra, rischiamo di compromettere definitivamente il futuro dei nostri giovani”.


M5S: “Enormi lacune”

Per il Movimento cinque stelle si sono alternati sugli scranni, a illustrare le critiche al documento, i deputati Campo, Sunseri, Marano Gilistro e Schillaci. Secondo quanto si legge in una nota del partito, i deputati M5S hanno “messo in evidenza le numerose criticità di un documento con enormi lacune e incongruenze sul versante delle infrastrutture, dei rifiuti, del patrimonio boschivo, dei trasporti, delle politiche giovanili”.

“Senza visione e strategie – si legge ancora nel comunicato – e ricco di contraddizioni e importanti mancanze tra cui il ‘ponte del nulla’, che ha scippato 1 miliardo e 300 milioni di euro dalle disponibilità regionali per poi non essere nemmeno menzionato, e l’attesissima Siracusa Gela”.





24 luglio 2022

LA SICILIA È FRA LE ULTIME REGIONI D’ITALIA COME SUPERFICIE FORESTALE, MOLTO LONTANA DAGLI OBIETTIVI UE. SONO FONDAMENTALI AZIONI CHE ARRESTINO LA SCOMPARSA DEI BOSCHI E CHE RILANCINO LA FORESTAZIONE. GLI INTERVENTI VERSO L’EMERGENZA, HANNO TRASCURATO LA FORESTAZIONE E LA SELVICOLTURA, CHE IN TEMA DI PREVENZIONE DEGLI INCENDI AVREBBERO PORTATO RISULTATI DI MAGGIORE EFFICACIA RISPETTO ALLE CONSUETE CAMPAGNE ANTINCENDIO



Dal sito www.lavocedellisola.it

Report WWF Sicilia Nord Occidentale sugli incendi nell’isola

23 Luglio 2022
La Sicilia risente in pieno dei cambiamenti climatici ed è a rischio di desertificazione.

La Sicilia è fra le ultime Regioni d’Italia come superficie forestale, molto lontana dagli obiettivi UE. Sono fondamentali azioni che arrestino la scomparsa dei boschi e che rilancino la forestazione.

L’antropizzazione, unita alla precaria struttura socio economica, hanno comportato abbandoni di terreni agricoli e crescita di precarietà con conseguenti fenomeni di illegalità diffusa che, uniti

ad una debolezza strutturale delle istituzioni, hanno reso ancora più vulnerabile quell’area di interfaccia urbano-foresta, citata nel report nazionale del WWF Italia, che in alcuni casi diventa terra di nessuno e dominio di poteri illegali.

La continua emergenza antincendio è portatrice di finanziamenti non programmati facilmente intercettabili da interessi occulti ed illegali. Questa situazione emergenziale, poco controllabile, rappresenta una condizione ottimale da perpetuare.

La Regione Sicilia ha focalizzato i suoi interventi verso l’emergenza, trascurando la forestazione e la selvicoltura, che in tema di prevenzione degli incendi avrebbero portato risultati di maggiore efficacia rispetto alle consuete campagne antincendio.

REPORT WWF
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Questo report completa l’analisi sugli incendi del WWF Italia del 22 luglio 2022, affrontando alcune particolari evidenza siciliane:

1. La Sicilia risente in pieno dei cambiamenti climatici ed è a rischio di desertificazione.

2. La Sicilia è fra le ultime Regioni d’Italia come superficie forestale, molto lontana dagli obiettivi UE. Sono fondamentali azioni che arrestino la scomparsa dei boschi e che rilancino la forestazione.

3. L’antropizzazione, unita alla precaria struttura socio economica, hanno comportato abbandoni di terreni agricoli e crescita di precarietà con conseguenti fenomeni di illegalità diffusa che, uniti ad una debolezza strutturale delle istituzioni, hanno reso ancora più vulnerabile quell’area di interfaccia urbano-foresta, citata nel report nazionale del WWF Italia, che in alcuni casi diventa terra di nessuno e dominio di poteri illegali. 4. La continua emergenza antincendio è portatrice di finanziamenti non programmati facilmente intercettabili da interessi occulti ed illegali. Questa situazione emergenziale, poco controllabile, rappresenta una condizione ottimale da perpetuare. 5. La Regione Sicilia ha focalizzato i suoi interventi verso l’emergenza, trascurando la forestazione e la selvicoltura, che in tema di prevenzione degli incendi avrebbero portato risultati di maggiore efficacia rispetto alle consuete campagne antincendio. Nel campo della forestazione la politica siciliana, di qualsiasi colore, ha creato da tempo una sovrastruttura assistenziale/clientelare che adesso è difficile da smontare. All’interno di questo sistema possono agire frange estreme capaci anche di attività illegali, fino agli incendi. Non vogliamo generalizzare su temi così delicati, ma siamo convinti che questa sia una delle possibili cause degli incendi dolosi che ha portato ai ben noti disastri di questi ultimi anni. Pertanto se non si bonificano queste aree oscure e se non si costruisce una solida ed efficiente struttura di gestione e controllo delle aree forestali e vegetate, un entità così vulnerabile come il bosco sarà sempre facile vittima di pratiche criminali e di comportamenti colposi lesivi e gli investimenti finanziari, così tanto sollecitati e prospettati come panacea, rischiano di essere la classica acqua versata in un secchio sfondato. Ovviamente restano le vulnerabilità intrinseche del bosco, citate nel report del WWF Italia, ma come WWF Siciliano vogliamo metter in evidenza le specificità del fenomeno nella nostra Regione. Gli incendi La Sicilia, nonostante la sua scarsa copertura boschiva, vanta nel 2021 il triste primato della regione con la maggiore superficie coperta dal fuoco: 78.000 ettari, quasi lo stesso valore riscontrato nell’intero resto d’Italia. Cosa è successo? Sono state le sole variazioni climatiche a determinare questa catastrofe? è stata l’inefficienza della campagna antincendi? Non solamente l’una, non solamente l’altra. Nel “Piano Regionale antincendio boschivo 2020” redatto dal Comando del Corpo Forestale della Regione Siciliana, una approfondita indagine condotta nel periodo 2010-2020 pone in evidenza che la principale causa degli incendi è dolosa. Delle molteplici cause menzionate nel report del WWF Italia sugli incendi, ne vogliamo approfondire una che in Sicilia appare ben evidente. La puntualità e la metodicità con cui gli incendi dolosi vengono appiccati, la “professionalità” con cui vengono scelti i tempi e i luoghi in perfetta sintonia con le condizioni meteo favorevoli al fuoco, gli orari in cui scoppiano gli incendi ci fanno pensare ad una strategia “pensata”. Una caratteristica ormai consolidata degli incendi dolosi è che sono inarrestabili. Gli incendi di maggiore consistenza degli ultimi anni sono stati perpetrati nelle ore serali, in giornate con vento di scirocco con raffiche superiori a 30 nodi e con temperature superiori a 32°. La finalità sistematica di questa azione è stata chiara: nelle ore serali è inibita l’azione dei Canadair e per il forte vento le fiamme superano facilmente le fasce parafuoco – risultato delle campagne antincendio – divenendo inarrestabili. Deduciamo quindi che, ripetiamo, in aggiunta alle tante cause, ci sia anche una mano che appicca il fuoco, mano che difficilmente potrà essere trovata senza una forte volontà, senza una decisa e profonda attività investigativa che serva anche a quantizzare le dimensioni del fenomeno. Il “Piano Regionale antincendio boschivo 2020” fornisce una interpretazione di una delle possibili cause degli incendi dolosi, si tratta di un’analisi del fenomeno che non deve portare a facili generalizzazioni, ma che serve, a nostro parere, a cercare quelle giuste soluzioni che eliminino alla radice almeno questa causa. 77,5 18,5 3,6 0,4 Cause incendi boschivi siciliani dolose dubbie colpose naturali Da Piano Regionale antincendio boschivo 2020 par. 15.3 .3.3. (pag.110/111 Industria del fuoco): Una cospicua aliquota di incendi volontari sembra legata ad interessi concreti, a vantaggi reali o presunti che l’autore spera di ritrarre. Tra tali motivazioni una, diffusamente segnalata in Italia, comincia ad essere presente in altri paesi, tra i quali la Spagna: l’incendio causato per creare posti di lavoro (nelle attività di avvistamento, di estinzione, nelle attività successive di ricostituzione), noto come industria del fuoco o industria degli incendi. Gli incendi per motivi occupazionali costituiscono una realtà allarmante in talune regioni meridionali del nostro paese, nelle quali un livello minimo di occupazione della manodopera rurale è stato garantito in passato con interventi pubblici di rimboschimento e di lotta agli incendi. L’impostazione della lotta antincendio, basata su interventi di solo contrasto al momento dell’emergenza, ha comportato una diffusa politica di assunzioni a tempo determinato, talvolta caratterizzata da turni minimi. Il ricorso a mano d’opera precaria e poco qualificata, con una finalizzazione spesso più assistenziale che produttiva, ha talvolta indotto l’insorgenza di un ciclo vizioso, dove l’incendio volontario da parte di operai stagionali può costituire lo strumento per mantenere o motivare occasioni di impiego (CFS, 1992). Questo ciclo vizioso è legato, oltretutto, ad un’interpretazione distorta e strumentale delle norme sul collocamento obbligatorio, in particolare di quelle sulla durata minima di assunzione necessaria per garantire le prestazioni previdenziali ed assistenziali, ma sufficiente per proseguire il lavoro agricolo presso privati al di fuori dei normali canali di collocamento. Anche gli incendi appiccati come protesta contro la mancata assunzione o come estrema forma di dissenso contro la minacciata chiusura di cantieri rientrano in questa logica, in cui il bosco assume ruolo di “ostaggio”. Se c’è quindi precarietà, che la si superi e nel modo più congruo possibile, se c’è poca professionalità si intervenga con la riqualificazione o l’innesto di nuove professionalità, ma si intervenga comunque per eliminare questa potenziale causa. Gli effetti degli incendi sul patrimonio forestale siciliano sono evidenti. Da Piano Forestale Regionale 2003 (pag 128): Affermare che il fenomeno degli incendi boschivi condizioni in Sicilia da tempo tutta l’attività forestale non deve apparire affatto esagerato. Esso non solo ha limitato l’azione di ampliamento e di miglioramento del già esiguo patrimonio boschivo, ma ha finito anche per determinarne la struttura, lo stato vegetativo e a volte perfino la sopravvivenza. I costi A partire dagli anni ’80 l’attenzione del legislatore regionale si è concentrata sulle problematiche occupazionali del comparto forestale vista, anche, la perdurante crisi del settore agricolo regionale. Le numerose leggi regionali hanno fornito garanzie occupazionali e adeguati flussi finanziari. L’intera legislazione regionale del settore forestale è stata successivamente unificata all’interno della Legge 16 del 1996, che ha stabilito la consistenza iniziale degli organici degli operai stagionali, maggiorata rispetto alle necessità della superficie boschiva della regione, perché finalizzata a fini assistenziali. Gli organici sono passati dai circa 15.000 operai forestali del 1996, ai 30.000 del 2010, per ridursi ai 20.000 del 2020. Negli ultimi anni, a seguito delle false promesse della politica, le rivendicazioni degli operai forestali si sono rivolte verso la stabilizzazione. Infine nell’ultimo ventennio, alle già previste attività di antincendio si è aggiunta anche quella del Volontariato Antincendio Boschivo della Protezione Civile, che ha operato parallelamente al Corpo Forestale ed al Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale, senza alcun coordinamento funzionale ed economico con entrambi. Il costo degli operai forestali è il costo più rilevante del sistema forestale siciliano. La consistenza dell’organico al 2020 (da Portale Regione Siciliana, Assessorato al Lavoro) è indicativamente di 20.000 operai forestali (18.700 tempo determinato, 1.300 tempo indeterminato) che, noti i costi annui di retribuzione e disoccupazione, corrispondono economicamente a 11.800 operai a tempo indeterminato, pari a circa la metà degli operai a tempo indeterminato del resto d’Italia. In queste condizioni il costo del personale forestale della Regione Sicilia per unità di superficie (ha) è 23 volte superiore al costo registrato nel resto d’Italia, dove ci saranno anche altre forme di gestione (appalti, affidamento a cooperative, ecc…) ma comunque questi dati restano abnormi. Il costo annuo degli operai forestali nel 2020 è stato 189 ml €, con un incremento previsto, nella ipotesi di stabilizzazione, di ulteriori 120 ml €. La Corte dei Conti ha stigmatizzato, nella Relazione sul Rendiconto Generale della Regione Sicilia Esercizio 2018, il rilevante impatto dei costi del personale stagionale: … vanno ancora considerate le spese per il personale stagionale impiegato dalle strutture periferiche del Comando Corpo Forestale della Regione e dell’ex Azienda regionale Foreste Demaniali, pari rispettivamente a 61,5 e 163,4 mln. di euro. L’impatto complessivo dei costi è assai rilevante, nonostante si registri un calo della spesa rispetto all’anno precedente (che si attestava a 63,1 e 181,4 milioni di euro circa). Le strutture che impiegano questi lavoratori sono articolazioni della Regione, i cui oneri rappresentano sostanzialmente costi del personale a carico del bilancio regionale. Il settore sia per quanto concerne le attività antincendio che quelle della forestazione, non ha ancora trovato un definitivo assestamento, conseguibile solo attraverso una riforma organica. I tre Dipartimenti, attraverso cui si articola il sistema forestale siciliano, operano autonomamente senza alcun coordinamento funzionale ed economico, il personale dei tre Dipartimenti sarà senza dubbio ricco di professionalità ma notiamo che nessuno dei 700 laureati in scienze forestali nelle università dell’isola è stato assunto ed è confluito in queste strutture. • Il Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale gestisce il Demanio Forestale ed in questo ambito adotta anche azioni di prevenzione contro gli incendi boschivi. Assorbe i 7/10 della consistenza degli operai forestali. • Il Comando Corpo Forestale è la struttura operativa di riferimento per la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi. Assorbe i 3/10 della consistenza degli operai forestali.  Secondo la Regione Siciliana la pianta organica del Corpo Forestale dovrebbe essere· composta da 3.180 dipendenti, nell’ottica perversa di ritenere la struttura funzionale alla notevole consistenza degli incendi siciliani. L’organico del Corpo Forestale, calcolato con il parametro della copertura boschiva dei Carabinieri Forestali, si ridurrebbe a 800 dipendenti, ma anche qua occorre fare le comparazioni tenendo conto dei vari contesti organizzativi e territoriali. Comunque l’ultima rilevazione di organico nota è di 589 dipendenti. Ora, mentre l’organico dei Carabinieri Forestali è formato da ufficiali ed agenti con un rapporto 1/16, in Sicilia, a causa delle promozioni di massa della gestione (2001- 2008), tutto l’organico del Corpo Forestale è stato traslato verso l’alto, con il risultato che la struttura, oltre che ad essere costosa, è poco funzionale: gli agenti si sono azzerati, mentre è preponderante la presenza delle alte categorie: dirigenti, funzionari e ispettori. Sarà questo anche il risultato delle mancate assunzioni e degli scatti di carriera del personale rimasto in servizio, peraltro con un’età media avanzata, ma comunque si capisce bene che una struttura così articolata ha bisogno di essere riorganizzata e rafforzata. • Il Dipartimento della Protezione Civile, alle dirette dipendenze dalla Presidenza della Regione Siciliana, vincola le Amministrazioni a svolgere azioni per la prevenzione e il contrasto degli incendi boschivi, avvalendosi dei Volontari delle Organizzazioni, operanti sui territori con le attrezzature e i mezzi antincendio fornite dalla stessa DRPC. Un accenno è infine necessario ai costi dei Canadair. Il costo del 50% dei voli della campagna estiva 2021 grava sulla Sicilia. Il sistema incendio-antincendio siciliano Le contraddizioni della Legge Regionale 16/1996, che dovrebbe fissare le norme in materia forestale, mostrano il malessere del sistema forestale siciliano. E’ subito chiaro che c’è un problema apparentemente irrisolvibile: gli incendi. La finalità della legge è infatti duplice (artt. 1.1 e 1.2), a quello che dovrebbe l’obiettivo principale, cioè l’incremento quali-quantitativo della superfice boscata, viene affiancata la difesa dagli incendi. La stessa legge regionale cela la consistenza dei danni causati dagli incendi con l’art. 4.4, che qualifica come bosco anche le superfici boschive che hanno perso la vegetazione a causa di incendio. Le rilevazioni inventariali fanno così apparire una superficie boschiva integra superiore a quella effettiva. La copertura boschiva rilevata con l’ultimo inventario assomma a 285.000 ha, pari all’11% del territorio. Di questi circa 100.000 ha sono i rimboschimenti a conifere dell’ultimo dopoguerra, sui quali sono mancati gli interventi di selvicoltura, come la riduzione della densità arborea e la conseguente riduzione della massa combustibile che, unite alla mancata trasformazione del bosco artificiale in bosco autoctono con l’insediamento delle querce mediterranee, sarebbero stati deterrenti degli incendi più efficaci delle campagne antincendio. Dei 100.000 ha di boschi a conifere gli incendi hanno lasciato ben poco, con il risultato che l’incidenza della superfice boschiva effettiva è sull’ordine dell’ 8-9%. Così mentre la Comunità Europea fissa gli obiettivi di forestazione per il 2030 al 43,5% del territorio, la Sicilia con la sua modesta copertura boschiva, non suscettibile di miglioramenti, vanta nel 2021 la maggiore incidenza di superfici incendiate. Gli incendi sono la leva per movimentare ingenti risorse economiche che, attraverso le campagne antincendio, sono portatrici di tutele clientelari, di sprechi e di assistenzialismo. I danni causati da questo sistema all’ambiente sono incalcolabili e non si limitano solo a quelli dell’incendio. La carenza della forestazione, per la mancanza di risorse economiche che sono appannaggio dell’antincendio, ha contribuito a depauperare il patrimonio forestale, che non è così riuscito a far crescere la sua funzione ambientale e sociale. Una inutile e dannosa situazione di stallo • Le promesse della politica regionale agli operai forestali sono passate dal semplice assistenzialismo, con rapporto di lavoro a tempo determinato (fasce 78, 101, 151 ore), alla stabilizzazione, non attuata e non attuabile per la mancanza di risorse economiche. • Per la mancanza di risorse economiche, le aspettative di stabilizzazione degli operai forestali sono rimaste insoddisfatte.  Il volume degli incendi negli ultimi anni è cresciuto, raggiungendo il suo apice nell’estate 2021,· con sempre maggiore incidenza di casi “pianificati inarrestabili”. • A seguito dell’esposto dello studio Legale Fasano, in rappresentanza di un gruppo di lavoratori forestali, la Comunità Europea ha avviato nel lug19 una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, specificatamente nei confronti della Regione Siciliana, per avere violato la direttiva europea che non consente di mantenere lavoratori con contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi. I chiarimenti forniti dalla Regione Siciliana non sono stati recepiti dalla Commissione Europea, che potrebbe costringere Palazzo d’Orleans ad assumere ed a pagare lauti risarcimenti. La bomba ad orologeria è stata innescata. • Con sentenza n. 199 del set20, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità degli articoli della legge della Regione Siciliana 22 febbraio 2019 n. 1 finalizzati alla stabilizzazione di una quota di operai forestali. Pertanto l’unica soluzione per la stabilizzazione degli operai forestali resta il concorso pubblico. • In questo contesto, le soluzioni prospettate dalla Regione Siciliana per “tranquillizzare” i lavoratori forestali sono state solo quelle di incrementare le fasce di lavoro a tempo determinato, ignorando la procedura UE di infrazione in corso, ma il problema di fondo della precarietà/stabilizzazione è ancora irrisolto. Come salvare i boschi siciliani L’unica strada per combattere questo annoso problema è quella di darne chiarezza, per potere avviare una sana corrente di pensiero verso la forestazione efficiente. I passi che il le OA del WWF in Sicilia suggeriscono sono:  Assunzione di responsabilità da parte della politica siciliana· o Gli “Operai Forestali Siciliani” sono stati finora gestiti principalmente come una categoria assistita o I costi dell’Assistenzialismo non dovranno più confondersi con quelli della Forestazione, compresi quelli della Protezione Civile o Riduzione ad un ruolo secondario, cioè di pura ma efficace difesa, dell’attività di antincendio boschivo o L’incendio non dovrà più “pilotare” risorse economiche  Analisi dei costi e dei risultati dell’attuale sistema forestale siciliano· o Rilevazione dei costi complessivi per l’anno 2021 e previsione di spesa per l’anno 2022 o Inventario che quantifichi l’effettiva copertura boschiva siciliana (diversamente da quanto cita l’art. 4.4 LR 16/1996)  Comparazione del sistema forestale della Regione Sicilia, con i suoi costi, con quello di una· regione modello nella forestazione, pur nelle dovute differenze di contesto.  Adozione di un nuovo sistema forestale, con target in linea con gli indirizzi europei· o Creazione di una unica struttura -snella, essenziale ed efficiente – che governi, con unica regia, il patrimonio forestale siciliano o Cambia l’obiettivo: dall’Antincendio alla Forestazione o Sistema di Budgetting, con visibilità totale delle risorse, dei costi e dei risultati verso gli obiettivi o Definizione di un Piano Forestale a medio e lungo termine per l’incremento quali[1]quantitativo della superficie boscata, in linea con gli obiettivi europei, con la condivisione delle Associazioni Ambientaliste o Organico formato da Tecnici ed Operai Forestali professionisti, motivati, fidelizzati, adeguatamente pagati. o Ricollocazione in altre strutture della Regione Siciliana del personale in esubero non funzionale alla nuova struttura. o Fine delle politiche elettoralistiche e clientelari che devono far posto ad efficienza ed efficacia o Presenza attiva nell’area di interfaccia urbano-foresta con politiche di controllo ma soprattutto di coinvolgimento e incentivazione degli attori presenti in essa (Enti locali in primis i Comuni, agricoltori, allevatori, proprietari di terreni, operatori turistici, escursionisti, …….)  Maggiore presenza ed attenzione da parte delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, con· l’avvio di efficaci interventi di intelligence e di contrasto nei confronti dei criminali incendiari, e degli irriducibili del “vecchio sistema”.

Le OA del WWF in Sicilia

Il Delegato del WWF Italia in Sicilia.






25 dicembre 2021

REGIONE SICILIANA, DOPO 30 ANNI CONCORSI PER 1.170 POSTI DI LAVORO. IL BLOG: CARBONE PER LA CATEGORIA PIÙ ANZIANA NON STABILIZZATA? PARE CHE SIA PROPRIO COSÌ! I PROGETTI IN QUESTIONE (VEDI DDL GOVERNATIVO) SEMBRANO ESSERE MORTIFICANTI PER I LAVORATORI CHE LI INTERPRETANO

Da sinistra Zambuto, Scavone, Musumeci e Cordaro

Dal sito gds.it

24 Dicembre 2021
Si cercano laureati e diplomati a tempo indeterminato per il corpo forestale, i dipartimenti e il centro impiego

«Dopo 30 anni alla Regione Siciliana ripartono i concorsi: 1.170 nuovi posti, per laureati e diplomati a tempo indeterminato per il corpo forestale, i dipartimenti e il centro impiego. Inoltre stiamo selezionando altri 83 profili professionali per collaboratori per il Pnrr, a tempo determinato. Una bella boccata d’ossigeno per l'amministrazione regionale, ma anche per il mercato del lavoro perché tanti giovanni potranno, finalmente, progettare il loro futuro». Lo ha detto il governatore Nello Musumeci presentando il bando che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del prossimo 29 dicembre assieme agli assessori alla Funzione pubblica, Marco Zambuto, al Territorio e ambiente, Toto Cordaro, e al Lavoro, Antonio Scavone.

«Come amministrazione regionale - ha aggiunto il presidente Musumeci - abbiamo bisogno di ringiovanire le fila, l’età media dei più giovani è di 56-57 anni. Servono giovani carichi di adrenalina, vogliosi di scommettersi e competere. E questo è un obiettivo che tutti stiamo perseguendo, con gli assessori competenti, perché vogliamo che la Regione abbia lo strumento essenziale per avviare e completare il processo di rivincita, rinascita e sviluppo di questa terra dopo tanti anni di rassegnazione».

Il bando prevede 1.024 posti nei centri per l’impiego (537 laureati e 487 diplomati), 100 laureati per il ricambio generazionale nell’Amministrazione regionale e 46 agenti del corpo forestale della Regione Siciliana.

«Alla fase del risanamento finanziario - ha detto l’assessore Zambuto - oggi si accompagna la stagione dei concorsi. La Regione Siciliana apre a nuove intelligenze, energie e risorse. Tutto questo dentro una politica di grande attenzione che il governo Musumeci sta avendo nei confronti dei lavoratori in servizio: da un lato con l'approvazione delle direttive all’Aran per il rinnovo del contratto del comparto, dall’altro con l’ultimo passaggio per il contratto della dirigenza che non si rinnovava da sedici anni. Grande attenzione anche nei confronti delle fasce A e B del personale sul fronte della loro riclassificazione e riqualificazione. Tutto in un contesto nel quale abbiamo dovuto fare i conti anche con il precedente Accordo con lo Stato che ci ha molto limitato in termini di risorse sulla spesa del personale e nelle nuove assunzioni».

«Nell’ambito delle Politiche sociali e del lavoro - ha spiegato l'assessore Scavone - per i Centri per l’impiego mettiamo in campo il concorso più grande e significativo nella storia della nostra Regione: li rafforzeremo con oltre mille lavoratori di livello elevato e con competenze specifiche, affinché diventino delle vere Agenzie del lavoro con il compito di accompagnare le persone verso il proprio cammino professionale. Abbiamo considerato chi, all’interno dei Centri per l’impiego, ha svolto mansioni più alte pur avendo una qualifica inferiore e abbiamo tenuto conto di tutte le difficoltà e contraddizioni che abbiamo ereditato. Con orgoglio, finalmente, posso dire che dal 29 dicembre laureati e diplomati qualificati potranno partecipare a una selezione cristallina, attraverso i meccanismi più moderni, per far voltare pagina alla Sicilia».

«Al nostro insediamento - ha affermato l’assessore Cordaro - avevamo trovato un Corpo forestale praticamente ad esaurimento, il governo Musumeci ha invece voluto ridargli dignità e valore istituzionale. Ci sono voluti anche tre interventi legislativi per sbloccare turn over e concorsi, approvare la pianta organica e stanziare le cifre necessarie all’espletamento delle selezioni. Attualmente il Corpo conta circa 430 unità di personale, con questo concorso recluteremo nell’immediato altri 46 agenti e formeremo una graduatoria da cui attingerne nel prossimo quinquennio per coprire i 600 vuoti in organico».

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it





26 luglio 2019

UILA S. MICHELE DI GANZARIA: LA TERRA DELLE CONTRADDIZIONI. MENTRE L’AZIENDA FORESTALE AVVIA I 78ISTI E PENSA DI LICENZIARE I 101ISTI E 151ISTI NEI PRIMI GIORNI DI AGOSTO, I NOSTRI BOSCHI CONTINUANO A BRUCIARE SENZA INTERVENTI



Dalla pagina Facebook
del Responsabile Uila Uil S. Michele di Ganzaria
Danilo Parasole

La terra delle contraddizioni

25/07/2019 San Michele di Ganzaria
Mentre l’Azienda Forestale avvia le procedure di assunzione dei lavoratori 78isti da impiegare nei fiumi Gornalunga e Dittaio e pensa di licenziare i lavoratori 101isti e 151isti nei primi giorni di Agosto, i nostri boschi continuano a bruciare senza interventi.
Assunzione di responsabilità per disastro ambientale subito.
Oltre ai delinquenti che generano questi reati ci sono responsabilità amministrative che vanno condannate.














10 novembre 2018

L'APPROFONDIMENTO. FRANE E ALLUVIONI: CANTIERI IN ATTESA. LA “MAPPA DEL RISCHIO” IN SICILIA. I SOLDI CI SONO MA MANCANO I PROGETTI ESECUTIVI



di Andrea Cannizzaro e Claudio Zagara
Ecco l’elenco degli interventi contro il dissesto idrogeologico. Quasi tutti ancora in attesa, tre tante contraddizioni (foto d'archivio).


PALERMO – I soldi ci sono ma mancano i progetti esecutivi. O a volte ci sono i progetti, ma mancano i soldi. E così, ecco che in Sicilia si può tracciare una mappa del “rischio idrogeologico”. Una emergenza che ha assunto le forme della tragedia negli ultimi giorni in Sicilia, spingendo anche la commissione ambiente dell’Ars ad affrontare il tema, pochi giorni fa.

Quanti sono i soldi per i progetti

A disposizione della Sicilia per far fronte al rischio frane e alluvioni ci sarebbero infatti più di 650 milioni di euro: i fondi del Patto per il Sud, pari a 591 milioni, i fondi Poc (programma operativo complementare), pari a circa 40 milioni per la mitigazione del rischio idrogeologico, sei milioni di fondi Pac (patto di azione e coesione) per ripristinare i letti dei fiumi e dei torrenti e, infine, 16 milioni di risorse stanziate dal Cipe, comitato interministeriale per la programmazione economica, e altri 6 dal ministero dell’Ambiente per finanziare la realizzazione della programmazione esecutiva degli interventi.

A queste risorse si aggiungono poi le risorse a disposizione dell’Autorità di Bacino, poco più di sei milioni che però, stando al delegato della struttura che oggi ha preso la parola in Commissione, sono stati pochi e sono già finiti. In questi primi mesi di attività, l’Autorità avrebbe monitorato i bacini individuando 500 interventi da fare, 60 dei quali urgenti. Le risorse però sono bastate soltanto per 26 attività, iniziate a ottobre e in parte ancora in corso.

Mancano i progetti (e il personale)

La commissione, nel corso della seduta presieduta da Marianna Caronia, ha analizzato i dati sullo stato d’avanzamento della spesa di tutti i fondi. I sei milioni dei fondi Pac, per esempio, sarebbero destinati a 28 interventi: per 15 di essi sono stati approvati i progetti esecutivi, mentre per altri 13 interventi gli uffici del Genio Civile non hanno mai trasmesso i progetti necessari a sbloccare le risorse.

Sotto accusa andrebbero così gli uffici del Genio Civile, e tutti gli uffici incapaci di produrre i progetti cantierabili. I deputati del Movimento Cinque Stelle, proprio nel corso della commissione, hanno sferrato un attacco contro la burocrazia inefficace, arrivando a chiedere la testa dei dirigenti responsabili dello stallo e criticando anche la struttura commissariale per il dissesto idrogeologico. Anche per Marianna Caronia il problema principale sta nell’assenza di risorse umane: “Non si potrà mai gestire seriamente il problema del dissesto idrogeologico – ha detto la parlamentare – se non consentiamo ai Comuni di fornirsi del personale adeguato per riscrivere i piani regolatori generali, che sono gli strumenti attraverso cui si pianificano le opere pubbliche e si decide quale parte del territorio è edificabile e quale no”.

Sarebbero invece stati spesi tutti i soldi che il Cipe ha stanziato per far realizzare a ingegneri e architetti i progetti immediatamente cantierabili contro il dissesto idrogeologico. Tali progetti sarebbero 71, ma per la realizzazione delle opere progettate non ci sarebbero le risorse stanziate. Insomma, in Sicilia ci sarebbero soldi da poter spendere in interventi senza progetti esecutivi, e progetti esecutivi per cui invece mancano le risorse. Una contraddizione tutta siciliana per cui sarebbe allo studio una soluzione: modificare gli stanziamenti disposti per gli interventi del Patto per il Sud, togliendo tutte quelle opere senza progetto esecutivo e aggiungendo quelle opere che possono avere facilmente il via libera per l’attuazione.

La “mappa del rischio” in Sicilia

Ma allo stato attuale, l’elenco dei progetti previsti dal Patto per il Sud è una vera e propria ‘mappa del rischio’: la necessità di intervento si traduce in pericolo concreto. Ogni provincia siciliana ha le sue zone a rischio frana o alluvione la cui messa in sicurezza è già programmata ma ancora pendente. Ecco alcuni degli interventi previsti, suddivisi per province.

Palermo

Tra i progetti più costosi della provincia del capoluogo risulta proprio quello relativo alla sistemazione idraulica del vallone Perriera di Casteldaccia, il Comune teatro della recente tragedia costata la vita a nove persone, dal costo di 6 milioni 450mila euro. Finanziamento importante anche quello per il Comune di Capaci, al fine di ridurre il rischio frane: 5 milioni circa. A rischio frana anche il quartiere San Giusto di Misilmeri, per cui è pronto un progetto da 5,2 milioni di euro. Altri progetti interessano Collesano, Cefalù, Castronovo di Sicilia, Marineo, Lercara Friddi e San Giuseppe Jato, ma la lista di interventi dal budget intorno al milione di euro è ancor più lunga.

Catania

Acireale è il Comune catanese maggiormente interessato dagli interventi del Patto per il Sud, con il consolidamento e la sistemazione idraulica del Torrente Lavinaio Platani (2,5 milioni di euro), e le sistemazione idrauliche dell’area del territorio comunale tra San Giovanni e Aci Platani (5,2 milioni di euro) e della zona di via Carico (2 milioni di euro). A Mascali, la frazione Nunziata è al centro di un progetto di mitigazione del rischio idrogeologico da 2 milioni , mentre sono previsti vari interventi di riduzione di rischio frane o esondazioni di torrenti a Castiglione di Sicilia, Ragalna, Randazzo, San Gregorio di Catania e Santa Venerina.

Messina

Gli interventi nel Messinese sono i più numerosi dell’elenco. Capofila quello di riqualificazione ambientale e risanamento igienico sanitario dell’alveo del torrente Cataratti – Bisconte, da 30 milioni di euro; considerevoli anche i costi delle opere a Naso (consolidamento del centro abitato versante sud, 9 milioni) e Santa Lucia del Mela (sistemazione idraulica del torrente Mela, 5,8 milioni). Previsti lavori anche ad Alcara Li Fusi, Antillo, Brolo, Furci Siculo, Letojanni, Sant’Agata di Militello e Sant’Alessio Siculo.

Agrigento

Tra le opere che prevedono lo stanziamento più ricco nell’Agrigentino, risulta il completamento del consolidamento della zona est dell’abitato di Ravanusa: 7 milioni di euro. Segue il completamento del consolidamento del costone roccioso San Pellegrino, a Caltabellotta, per 3 milioni. A Cammarata, il consolidamento della zona Sant’Agostino – Terra Rossa costerà 3,6 milioni di euro. A Naro invece è prevista la mitigazione del rischio idrogeologico dell’area urbana per 2,5 milioni. Tra gli altri Comuni destinatari di risorse anche Lucca Sicula e Villafranca Sicula.

Trapani

Progetti anti dissesto anche nelle isole minori: a Favignana è necessaria la mitigazione idrogeologica nel centro abitato di Marettimo (398 mila euro), mentre a Pantelleria 3,3 milioni di euro verranno stanziati per il consolidamento dei costoni rocciosi sovrastanti il Lago di Venere e il Gadir, aree definite di “percorribilità pubblica”. A Castellammare del Golfo serviranno 2,1 milioni per mettere in sicurezza il costone roccioso su cui si erge il centro storico. Mitigazioni idrogeologiche previste anche a Salemi, per 2,1 milioni.

Caltanissetta

Il Comune di Mussomeli è uno dei più interessati dal rischio idrogeologico, con progetti di sistemazione di aree in frana su tratti della strada provinciale Mussomeli – Caltanissetta (13,8 milioni) e su un’infrastruttura in c.da Cordoverse, dal costo di 5 milioni di euro. A Vallelunga Pratameno, la sistemazione idraulica ed idrogeologica del torrente Salacio, a valle del centro abitato, richiede 9,1 milioni.

Enna

Un milione 350mila euro serviranno per completare il consolidamento e la sistemazione idrogeologica della zona Castello del Comune di Aidone. A Leonforte c’è un progetto da 805 mila euro per la sistemazione delle pendici sud, sopra la scuola media G. Verga. Altro consolidamento previsto a Troina, sul versante nord della Rocca S. Pantheon a monte della via Madonna del Soccorso, intervento da un milione 320mila euro.

Siracusa

Nel siracusano, tra le altre cose, sono previste opere per la riduzione del rischio idrogeologico a difesa del centro abitato di Carlentini, per 1 milione 180mila euro.
10 Novenbre 2018

Fonte: livesicilia.it





04 luglio 2017

CORTE DEI CONTI. IN 33 PAGINE IL DISASTRO DELLA SICILIA. SERVIVA UN PROCURATORE PER SVELARLO


di Accursio Sabella
Crocetta: Abbiamo salvato la Regione. Gli assessori rivalutano questa esperienza. Ma nella requisitoria di Zingale c’è un’Isola allo sfascio

PALERMO - Sembra ieri. Direzione regionale del Pd. Al microfono si alternano deputati, dirigenti e assessori. E qualcuno osa: “Non dobbiamo fare l’errore di farci del male da soli: dobbiamo spiegare ai siciliani che questo governo regionale ha fatto bene”. Sembra ieri, e in effetti sono passati pochi giorni. A separare le dichiarazioni di assessori regionali (qualcuno invitava a evitare la sindrome di ‘Tafazzi’) ed esponenti della maggioranza di Crocetta dalle pagine della requisitoria del Procuratore generale d’appello Pino Zingale in occasione del recente giudizio di parifica, poi sospeso. Trentatrè pagine: un compendio del disastro chiamato Regione.
 Ci voleva un Procuratore, quindi, in questa terra delle convenienze elettorali, delle doppie morali e della memoria a corrente alternata? Ci voleva, insomma, un organo terzo – per quanto rappresenti il ruolo di pubblico ministero – per fare luce sul caos, per svelare le contraddizioni di una maggioranza, di partiti colpevoli almeno quanto il governatore che oggi in tanti provano a scaricare in fretta? Servivano quelle pagine per svelare l’inconcludenza di una opposizione impegnata in inutili mozioni di sfiducia, in qualche comunicato stampa, e poco più? Incapace di mobilitare la gente, la cosiddetta “opinione pubblica”, di inchiodare alle proprie responsabilità l’esecutivo. 




Ci aveva provato qualcuno, a frenare l’operazione sull’acquisto degli immobili da parte del Fondo pensioni, di cui Livesicilia oggi torna a parlare. Avevano sollevato dubbi, i deputati di minoranza. Qualcuno si è pure beccato dai banchi del governo qualche velato insulto. Alla fine, la norma è passata. Anche grazie al voto di forze politiche e singoli deputati che oggi fanno la voce grossa contro il governo, che invocano dimissioni a destra e manca, che parlano di esperienza da chiudere, da dimenticare. E che in qualche caso rimangono saldi, direttamente o per interposto assessore, sulle poltrone della giunta, dalle quali lanciare la prossima campagna elettorale: una corsa alla salvezza individuale, che nulla sembra avere a che fare con la Sicilia.
Due mesi fa, gli stessi, solo per fare un esempio avevano posto il proprio timbro su una norma che il Procuratore – in perfetta sintonia con la Sezione di controllo, del resto – ha distrutto, mettendo a nudo le debolezze dell’operazione, le valutazioni “iperboliche”, le forzature sul bilancio e indicando la probabile motivazione alla base: servivano soldi in Finanziaria e si è scelto di prenderli ai pensionati siciliani. 

A picco Pil e investimenti
Una delle tante, la storia del Fondo pensioni. E basta percorrere le pagine della requisitoria, per imbattersi in una sfilza di paradossi e follie, di incongruenze e passi falsi. C’è intanto una più realistica lettura dei dati divulgati dal governatore Crocetta persino con degli orgogliosi video: “Nel 2016 – scrive Zingale – il Pil in termini reali è rimasto ancora inferiore ai livelli pre crisi di circa 12 punti, rispetto ai 7 punti dell’Italia”. Scendono anche gli investimenti, del 2,1 per cento di media all’anno nell’ultimo triennio: una tendenza negativa che, stando ai dati provvisori del 2016, sta proseguendo.
 

Parchi archeologici senza archeologi e il mistero del demanio

Dai Beni culturali le poche luci, ma nuove contraddizioni. Mentre migliorano i dati sui flussi turistici, non si riesce a inviare archeologi nei Parchi archeologici e architetti nei musei. Dai monumenti alle coste, il caos è lo stesso. Anzi, in riva al mare, i paradossi sono quasi incredibili: “Veniva confermato – annota il Procuratore – che dal primo gennaio 2012”, data di cessazione della convenzione tra Regione e Capitaneria di porto, il governo “non aveva provveduto a censire le concessioni presenti su tutta la fascia costiera”. La Regione, insomma, non sa nemmeno a chi deve chiedere i soldi. Non a caso la Procura parla di “attività di gestione del tutto approssimativa, carente e priva di riferimenti oggettivi”. E persino la somma iscritta in entrata nel bilancio sarebbe poco più che fantasiosa: “Non trova riscontro – scrive Zingale – in dati certi e attendibili”. Ecco poi le nuove ombre sulla Sanità siciliana, ad esempio sulla natura "Giglio" di Cefalù, nota a tutti. E da tempo. Nella requisitoria c'è anche quello, insieme a un allarme: la nuova rete ospedaliera rischia di essere economicamente insostenibile. 

Il Cerisdi e i buchi delle Partecipate 

Dov’erano, quindi, assessori e maggioranza, dirigenti di partito e persino l’opposizione? Perché anche dai partiti di minoranza, ad esempio, è arrivato l’impulso per l’approvazione di una norma, quella che prevede il transito degli ex lavoratori del Cerisdi in una partecipata regionale, che per la Procura è “a forte rischio di costituzionalità” (la stessa Sezione di controllo parlerà di "norma singolare"). Un tema che si lega a quello più ampio delle Partecipate regionali. Dovevano essere chiuse, rase al suolo. E invece sono lì, piene di fedelissimi del governatore, in qualche caso al centro di inchieste giudiziarie e contabili. E piene oggi come allora di personale cooptato direttamente: più di settemila persone. Oggi come ieri. Anzi, peggio di ieri. Perché le nuove regole contabili obbligano la Regione a quantificare le possibili perdite di questi carrozzoni, e di creare un Fondo per evitare i rischi legati ai “buchi” delle spa. Fondo al quale, nel capitolo di bilancio, corrisponderebbe la cifra “zero euro”.
Dove erano gli assessori propagatori di ottimismo? Quelli per cui va raccontato che, tutto sommato, non è andata così male? Forse troppo impegnati in questo sforzo (auto)assolutorio per raccontare quello che il Procuratore ha descritto a chiare lettere: questo governo ha indebitato i siciliani più di quanto abbiano fatto tutti i governi precedenti. Facendo ricadere sulle spalle delle future generazioni, prestiti e mutui, anticipazioni di liquidità e aiuti economici, da ripagare con calma, in futuro. Quando, insomma, sarà più facile dimenticare i volti e i nomi di chi ha provocato lo sfacelo. Descritto in trentatrè pagine. Che dirigenti di partito e assessori “amici della contentezza” sono pronti a leggere capovolgendo le pagine. Per provare infine a dire ai siciliani, come fa il governatore quasi ogni giorno: “Abbiamo salvato la Sicilia”.
04 Luglio 2017 

Fonte: livesicilia.it





28 aprile 2017

FLAI, OGGI LA TENDA ROSSA A PARTINICO PER FARE IL PUNTO SU BONIFICA, AGRICOLTURA E DIRITTI DEI LAVORATORI


Palermo 27 aprile 2017 – Continua il viaggio in Italia della Tenda Rossa della Flai Cgil, che arriva in piazza Duomo, a Partinico, per mettere al centro il problema della bonifica in Sicilia e dello sviluppo dell’agricoltura. La tenda rossa, attraverso la quale il sindacato si è rivolto in questo anno alle lavoratrici e ai lavoratori per la campagna sui referendum della Cgil su voucher e appalti e sulla Carta universale dei diritti, approda simbolicamente nel paese dove Danilo Dolci fece lo sciopero della fame. Il 27 febbraio del 1963, dopo decine di denunce e mobilitazioni da parte di Danilo Dolci e dei suoi collaboratori, avevano inizio i lavori di costruzione della diga sul fiume Jato, oggi intitolata a Mario Francese, diventata il simbolo dell’impegno contro l’influenza mafiosa sul territorio. Nel territorio ricade il consorzio di Bonifica 2 Palermo, che ha 151 dipendenti a tempo indeterminato, 24 lavoratori 151/isti e 50 a 51 giornate annue.

La campagna della Flai, partita lo scorso anno, risponde all’hastag #cimettiamoletende. L’iniziativa, è stata introdotta dal segretario generale Flai Cgil Palermo Tonino Russo. Interventi di Alfio Mannino, segretario generale Flai Cgil Sicilia e Enzo Campo, segretario generale Cgil Palermo. Conclusioni di Sara Palazzoli, segretario nazionale Flai Cgil. Interverranno il sindaco di Partinico Salvo Lo Biundo, il direttore del consorzio Gianni Tomasino, il commissario straordinario Francesco Greco, il direttore generale dello sviluppo rurale e territoriale Dorotea Di Trapani, l’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici.
“Nella nuova riorganizzazione prevista dalla riforma approvata dall’Ars due anni fa, che porta i consorzi da 11 a 2, auspichiamo che oltre alla salvaguardia dei posti di lavori e a una nuova pianta organica adeguata al territorio, non vengano trasportati i debiti e i contenziosi che hanno reso i consorzi dei carrozzoni – dichiara il segretario Flai Cgil Tonino Russo – E chiediamo che i consorzi funzionino da veri erogatori di servizi in agricoltura. Nei consorzi, dal 1992 gestiti dai commissari, chiediamo che sia dia corso a una gestione manageriale, e che tutti possano pagare l’acqua a un prezzo equo”.
La Flai chiede alla Regione che si creino le condizioni perché, attraverso i 2 miliardi di euro del piano di sviluppo rurale (PSR), ci sia un progetto per consolidare il comparto agricolo in Sicilia. “In una terra in cui ci sono grandi eccellenze – aggiunge Tonino Russo – ma anche grandi contraddizioni, dove alcuni nostri prodotti hanno prezzi bassissimi (grano e uva), dove la concorrenza è sleale, dove non si rispettano i contratti di lavoro e dove in alcune aree è presente il dramma vergognoso del caporalato, bisogna creare le condizione perché si possa investire per creare sviluppo e perché le terre ancora non assegnate della riforma agraria siano date ai giovani attraverso la banca della terra, affinché investano all’interno di un progetto che valorizzi le vocazioni del territorio e crei le condizioni per chiudere la filiera dalla produzione alla commercializzazione”.

Negli 11 consorzi siciliani lavorano 2.194 dipendenti di cui 1.159 a tempo indeterminato, 338 a 151 giornate annue, 162 a 101 giornate, 535 a 51 giornate. Nella Sicilia orientale, ci sono circa 243 mila ettari gestiti dai consorzi, di cui 90.000 circa interessati all’irrigazione. Mentre nella Sicilia occidentale vi è una superficie di circa 84.000 ettari, di cui circa 40.000 interessati a interventi di irrigazione. Oggi i consorzi in Sicilia costano circa 58 milioni e usufruiscono di un finanziamento pubblico pari al 95 per cento.
“Il modello associativo dei consorzi potrebbe estendersi anche ad altre attività, divulgazione agricola, promozione del territorio, commercializzazione dei prodotti – aggiunge Tonino Russo – Nei posti dove i consorzi non sono arrivati l’acqua è ancora gestita dai poteri mafiosi e dal malaffare”. La Diga Jato, con una capacità di 72,5 Mmc, è tuttora attiva, le acque vengo utilizzate a scopo potabile dai comuni di Terrasini, Cinisi e dalla zona occidentale di Palermo


Fonte: www.cgilpalermo.it




Notizie correlate:


Lavoro. Il 13 aprile @flaicgil ha presentato la campagna ‪#‎cimettiamoletende‬

Messina, una tenda contro il dissesto. La campagna della Flai. Confronto sulla grave emergenza idrogeologica del territorio, sulle azioni di tutela ambientale e di valorizzazione dei patrimoni boschivi e agricoli

La “Tenda rossa” Flai al cospetto dell’Etna. Il “settore forestale diventare un ulteriore momento di sviluppo sociale ed economico; ma per fare ciò la politica deve raccogliere la sfida e riuscire a indirizzare il comparto verso la manutenzione boschiva e la messa a reddito dell’immenso patrimonio forestale”

Un pullman e una carta per i diritti del lavoro, la raccolta firme. Il pullman riprende il suo giro per raggiungere alle 9 un’assemblea dei lavoratori forestali della Flai al cantiere di Buonfornello presso il Torrente Argentera

Torrente Argentera - Campofelice di Roccella. Assemblea con il camper dei diritti della Cgil. Si è parlato anche del riordino del settore forestale e delle problematiche che affliggono il settore. Foto

La Cgil ha consegnato alla Camera dei Deputati le firme (anche dei lavoratori forestali siciliani) certificate per la proposta di legge di iniziativa popolare. Camusso: "Risultato senza paragoni. Ora si apra la discussione parlamentare". Video

I referendum sul jobsact spiegati dalla Cgil. Scarica i materiali

Liberiamo il lavoro dalla precarietà!

“Dal decreto alla legge, la nostra sfida continua per conquistare la carta dei diritti universali”. Lavoro: Cgil, 6 maggio grande manifestazione a roma. Il Blog: la carta dei diritti è stata firmata anche dai forestali







12 febbraio 2017

REGIONE SICILIANA: IL CENTROSINISTRA SA DI PERDERE LE ELEZIONI E STA FACENDO TERRA BRUCIATA AL ‘NEMICO’ CHE AVANZA. HANNO SOSTITUITO IL CENTRODESTRA NELLA GESTIONE DEGLI 800 MILA VOTI DEL CLIENTELISMO ‘SCIENTIFICO’ SICILIANO. 24 MILA SONO I FORESTALI



Giulio Ambrosetti
Le divisioni del centrosinistra – con Rosario Crocetta che si è rifatto il suo partito – le polemiche tra deputati di maggioranza e assessori e le spaccature all’interno dello stesso PD siciliano sono il segno di un Governo e di una maggioranza di centrosinistra che battono in ritirata. Non prima di ‘avvelenare’ i pozzi e di finire di distruggere quel poco di Regione che ancora rimane in piedi dopo una lunga e fallimentare stagione di ascarismo e di malgoverno. Come i russi con Napoleone, gli attuali governanti stanno facendo terra bruciata al nuovo Governo che verrà 

E’ con grande noia che registriamo il ‘nullismo’ del dibattito politico che va in scena, in Sicilia, tra i due ‘Palazzi’: Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano; e Palazzo d’Orleans, sede del Governo.
Che succede? Succede che dirigenti e parlamentari dei partiti che sostengono il Governo regionale di Rosario Crocetta – PD e altre forze di centrosinistra – dopo aver mal governato per quattro anni e mezzo avvertono i primi segnali del terremoto elettorale che si avvicina. E allora cercano di correre ai ripari.
Da un lato cercano di serrare le fila delle migliaia e migliaia di precari che dovrebbero sostenerli in cambio del mantenimento del posto di lavoro. Che si intende per “serrare le fila”? E’ il solito, vecchio gioco che facevano i democristiani: creare problemi a questi soggetti e poi ‘risolvere’ gli stessi problemi per potergli dire, in vista del voto:
“Avete visto? Vi abbiamo risolto il problema. Quindi potete votare per noi”.
Questa farsa, per ora, va in scena per una frazione dei precari ASU e con gli ex PIP. Ad alcuni dei primi hanno fatto mancare i soldi per pagargli gli stipendi. Ai secondi gli tolgono ferie e altri diritti. In tutt’e due i casi si tratta di sceneggiate per tenerli al ‘laccio’…
A circa 250 precari ASU il Governo nazionale ha tagliato i fondi. E’ intervenuto il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dicendo che gli stipendi a questi dipendenti li pagherà la Regione. Morale: 250 per tre o per quattro (a secondo del numero dei familiari di ogni precario) fa 750 o mille voti.
Questo offre la vecchia politica siciliana: un sistema di voto di scambio legalizzato in barba alla Costituzione italiana che, per l’accesso nella pubblica amministrazione, prevede concorsi. Prassi totalmente ignorata negli uffici della Regione, nei circa 400 Comuni, nelle ex Province e in tutti gli enti e le società regionali dove l’accesso viene mediato dai politici e dai sindacalisti in cambio di voti (altro che firme false alle elezioni comunali!). 
In pratica, con il denaro pubblico si costruisce il consenso di chi governa. Cosa che hanno fatto sia i politici di centrodestra, sia i politici di centrosinistra. Il risultato è che migliaia di giovani siciliani laureati a pieni voti sono costretti a emigrare perché questo sistema, oltre a precludere loro l’accesso nella pubblica amministrazione per concorso, impedisce, anche, un corretto sviluppo economico, proprio perché la burocrazia selezionata con il precariato – di basso, se non bassissimo livello – rende difficile, se non impossibile, la crescita economica.
Nel caso del gioco clientelare sui precari ASU va segnalata la polemica tra due parlamentari – Vincenzo Figuccia di Forza Italia e Totò Cascio di Sicilia Futura – con l’assessore regionale al Lavoro, Gianluca Miccichè. I due deputati rinfacciano all’assessore il caos sui 250 lavoratori ASU. Miccichè replica che il caos l’ha creato l’assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei.
In realtà, in questa storia, Baccei c’entra poco. E c’entrano poco anche gli ASU la cui vicenda, come già accennato, viene strumentalizzata per tenerli ‘caldi’ e pronti al voto.
La vera questione che divide l’assessore Miccichè dai parlamentari dell’Ars – di maggioranza di centrosinistra e di opposizione di centrodestra – riguarda gli oltre mille e 500 dipendenti degli ex Sportelli Multifunzionali.
I parlamentari vorrebbero vedere risolta la questione degli ex sportellisti, visto che le elezioni si avvicinano. Ma l’assessore Miccichè, che fa parte dello schieramento politico che vede assieme l’ex UDC e il Nuovo Centrodestra Democratico, non ha alcun interesse a risolvere la questione di questi lavoratori, perché sa che tali soggetti non voteranno mai per lui e per il suo schieramento politico.
L’assessore Micciché, infatti, conduce questo gioco al massacro da circa un anno e mezzo: ha a disposizione risorse finanziarie e mezzi amministrativi per far tornare a lavorare questo personale. Ma non l’ha fatto e non lo farà perché non ci guadagnerebbe nulla in termini ‘politici’.
In fondo è la stessa ‘filosofia’ perversa che riguarda tutti gli 8 mila lavoratori circa della Formazione professionale siciliana: dopo tutto quello che prima il Governo di Raffaele Lombardo e poi il Governo di Rosario Crocetta gli hanno fatto passare, questi lavoratori mai e poi mai potrebbero apprezzare il centrosinistra. Questo, con molta probabilità, non agevola il reinserimento di tali soggetti nel lavoro.

Queste contraddizioni non possono non provocare nervosismo e fibrillazioni tra i partiti dello stesso centrosinistra. Perché contraddizioni? Perché tra ‘ascarismo’ (tutti i fondi regionali che il Governo Crocetta e i partiti di centrosinistra hanno consentito a Roma di depredare alla Sicilia) e incapacità di governo (Formazione professionale e politiche del lavoro non sono finanziate con i fondi regionali che Roma a rubato alla Regione – e che quindi non ci sono più – ma con le risorse del Fondo Sociale Europeo che Governo regionale e maggioranza di centrosinistra non hanno fino ad oggi utilizzato), Crocetta, il PD siciliano e gli altri partiti di centrosinistra si sono accorti di aver segato alcuni ‘rami’ dell’albero in cui stanno seduti: rami che stanno per rompersi.
Con molta probabilità, Crocetta e i big dei partiti di centrosinistra – PD in testa – hanno fatto male i conti. Dal 2008 hanno sostituito il centrodestra nella gestione degli 800 mila voti circa che costituiscono lo ‘zoccolo duro’ del clientelismo ‘scientifico’ siciliano.
Sono i forestali (circa 24 mila) i precari dei Comuni (che fino a qualche anno fa erano circa 22 mila e che adesso – non ci chiedete come, perché non l’abbiamo capito – si sono ridotti a circa 13 mila). E, ancora, i precari della Regione (per esempio i già citati ASU), gli ex PIP, i precari dell’ESA e di tutti gli enti regionali. I dipendenti delle stesse società regionali. I precari delle ex Province. I precari dei Consorzi di bonifica.
Questa pletora di migliaia e migliaia di soggetti, fino al 2012, bene o male, ha garantito la vita alla vecchia politica siciliana che si è presentata sotto l’ala beffarda della ‘Rivoluzione’ di Rosario Crocetta e del suo fido, senatore Giuseppe Lumia.
Ma oggi il ‘giocattolo’ è in buona parte sfasciato. E firma un ‘Patto scellerato’ di qua e firma un ‘Patto scellerato’ di là, alla fine le risorse finanziarie per tenere in piedi tutto quest ambaradan non ci sono più.
Fatti quattro conti, possiamo affermare che, se per tenere in piedi questo castello di clientele serve 100, i partiti che oggi governano la Sicilia, dopo gli scippi finanziari del Governo nazionale, hanno a disposizione, sì e no, 30, forse 35.
Insomma, per dirla tutta: hanno le risorse – cioè i nostri soldi – per foraggiare 300 mila, forse 350 mila soggetti su 800 mila. La loro bravura dovrebbe consistere nell’illudere circa 450 mila persone. Nella speranza che, a novembre, quando si andrà a votare per eleggere il nuovo presidente della Regione e la nuova Assemblea regionale siciliana si rechi alle urne lo stesso numero di Siciliani registrato nel 2012: cioè meno del 50% degli aventi diritto al voto.
Ogni elettore in più che andrà a votare, sarà matematicamente un voto in meno per il centrosinistra. Questo perché i danni prodotti dall’attuale Governo regionale sono enormi e visibili a tutti.
A questo punto le ‘scuole di pensiero’ si dividono.
C’è chi sostiene che il centrosinistra proverà comunque a vincere le elezioni regionali. E’ una tesi debole, ma non impossibile. Soprattutto se i Siciliani diserteranno in massa le urne come avvenuto nel 2012.  E se un centrosinistra unito riuscirà a illudere e a carpire, ancora una volta, il voto degli 800 mila soggetti circa del già citato ‘zoccolo duro’ delle clientele legate alla vecchia politica siciliana.
Ma c’è un’altra tesi. Che sarebbe suffragata dalle attuali divisioni del centrosinistra: Crocetta che si è fatto il suo partito (si dice insieme con il solito Lumia e con i soliti noti ‘industriali’); i parlamentari di centrosinistra che attaccano gli assessori della Giunta Crocetta; le divisioni interne allo stesso PD siciliano, che in parte rispecchiano il dibattito nazionale e in parte sono frutto di fatti locali; ex UDC e alfaniani che, avendo capito che perderebbero quasi tutti i voti se candidati nel centrosinistra, cercano una via di fuga che nemmeno loro, in questo momento, capiscono quale possa essere (c’è chi sussurra che, alla fine, o se ne andranno con Gianfranco Miccichè a fare ‘massa critica’ in Forza Italia, o si schiereranno con il partito di Crocetta).
Tutti questi elementi messi insieme darebbero al centrosinistra la certezza di perdere le prossime elezioni regionali. Questa è la tesi più credibile. Si tratterebbe, in pratica, di una specie di ‘si salvi chi può’: la prossima Assemblea regionale siciliana, infatti, sarà composta non più da 90, ma da 70 deputati: e ogni parlamentare uscente che ha appoggiato il Governo Crocetta cerca un ‘salvagente’, qualunque esso sia.
Provare a salvarsi, sì: ma – nel caso di chi governa la Regione – sfasciare tutto, per lasciare al Governo che verrà un disastro totale. Insomma, è la tecnica con la quale i russi hanno ‘incapretatto’ Napoleone: fare trovare terra bruciata al nemico che avanza. Per poi poter dire che il nuovo Governo regionale “non sa governare”. Un po’ come hanno fatto con Virginia Raggi a Roma.
Con molta probabilità, il prossimo presidente della Regione e i prossimi assessori troveranno un “paesaggio dopo la battaglia”: troveranno le ‘casse’ completamente vuote e, forse, non troveranno, negli uffici, nemmeno le mattonelle…

10 Febbraio 2017
http://www.inuovivespri.it/2017/02/10/regione-siciliana-il-centrosinistra-sa-di-perdere-le-elezioni-e-sta-facendo-terra-bruciata-al-nemico-che-avanza/