Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query La terra delle contraddizioni. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query La terra delle contraddizioni. Ordina per data Mostra tutti i post

04 luglio 2017

CORTE DEI CONTI. IN 33 PAGINE IL DISASTRO DELLA SICILIA. SERVIVA UN PROCURATORE PER SVELARLO


di Accursio Sabella
Crocetta: Abbiamo salvato la Regione. Gli assessori rivalutano questa esperienza. Ma nella requisitoria di Zingale c’è un’Isola allo sfascio

PALERMO - Sembra ieri. Direzione regionale del Pd. Al microfono si alternano deputati, dirigenti e assessori. E qualcuno osa: “Non dobbiamo fare l’errore di farci del male da soli: dobbiamo spiegare ai siciliani che questo governo regionale ha fatto bene”. Sembra ieri, e in effetti sono passati pochi giorni. A separare le dichiarazioni di assessori regionali (qualcuno invitava a evitare la sindrome di ‘Tafazzi’) ed esponenti della maggioranza di Crocetta dalle pagine della requisitoria del Procuratore generale d’appello Pino Zingale in occasione del recente giudizio di parifica, poi sospeso. Trentatrè pagine: un compendio del disastro chiamato Regione.
 Ci voleva un Procuratore, quindi, in questa terra delle convenienze elettorali, delle doppie morali e della memoria a corrente alternata? Ci voleva, insomma, un organo terzo – per quanto rappresenti il ruolo di pubblico ministero – per fare luce sul caos, per svelare le contraddizioni di una maggioranza, di partiti colpevoli almeno quanto il governatore che oggi in tanti provano a scaricare in fretta? Servivano quelle pagine per svelare l’inconcludenza di una opposizione impegnata in inutili mozioni di sfiducia, in qualche comunicato stampa, e poco più? Incapace di mobilitare la gente, la cosiddetta “opinione pubblica”, di inchiodare alle proprie responsabilità l’esecutivo. 




Ci aveva provato qualcuno, a frenare l’operazione sull’acquisto degli immobili da parte del Fondo pensioni, di cui Livesicilia oggi torna a parlare. Avevano sollevato dubbi, i deputati di minoranza. Qualcuno si è pure beccato dai banchi del governo qualche velato insulto. Alla fine, la norma è passata. Anche grazie al voto di forze politiche e singoli deputati che oggi fanno la voce grossa contro il governo, che invocano dimissioni a destra e manca, che parlano di esperienza da chiudere, da dimenticare. E che in qualche caso rimangono saldi, direttamente o per interposto assessore, sulle poltrone della giunta, dalle quali lanciare la prossima campagna elettorale: una corsa alla salvezza individuale, che nulla sembra avere a che fare con la Sicilia.
Due mesi fa, gli stessi, solo per fare un esempio avevano posto il proprio timbro su una norma che il Procuratore – in perfetta sintonia con la Sezione di controllo, del resto – ha distrutto, mettendo a nudo le debolezze dell’operazione, le valutazioni “iperboliche”, le forzature sul bilancio e indicando la probabile motivazione alla base: servivano soldi in Finanziaria e si è scelto di prenderli ai pensionati siciliani. 

A picco Pil e investimenti
Una delle tante, la storia del Fondo pensioni. E basta percorrere le pagine della requisitoria, per imbattersi in una sfilza di paradossi e follie, di incongruenze e passi falsi. C’è intanto una più realistica lettura dei dati divulgati dal governatore Crocetta persino con degli orgogliosi video: “Nel 2016 – scrive Zingale – il Pil in termini reali è rimasto ancora inferiore ai livelli pre crisi di circa 12 punti, rispetto ai 7 punti dell’Italia”. Scendono anche gli investimenti, del 2,1 per cento di media all’anno nell’ultimo triennio: una tendenza negativa che, stando ai dati provvisori del 2016, sta proseguendo.
 

Parchi archeologici senza archeologi e il mistero del demanio

Dai Beni culturali le poche luci, ma nuove contraddizioni. Mentre migliorano i dati sui flussi turistici, non si riesce a inviare archeologi nei Parchi archeologici e architetti nei musei. Dai monumenti alle coste, il caos è lo stesso. Anzi, in riva al mare, i paradossi sono quasi incredibili: “Veniva confermato – annota il Procuratore – che dal primo gennaio 2012”, data di cessazione della convenzione tra Regione e Capitaneria di porto, il governo “non aveva provveduto a censire le concessioni presenti su tutta la fascia costiera”. La Regione, insomma, non sa nemmeno a chi deve chiedere i soldi. Non a caso la Procura parla di “attività di gestione del tutto approssimativa, carente e priva di riferimenti oggettivi”. E persino la somma iscritta in entrata nel bilancio sarebbe poco più che fantasiosa: “Non trova riscontro – scrive Zingale – in dati certi e attendibili”. Ecco poi le nuove ombre sulla Sanità siciliana, ad esempio sulla natura "Giglio" di Cefalù, nota a tutti. E da tempo. Nella requisitoria c'è anche quello, insieme a un allarme: la nuova rete ospedaliera rischia di essere economicamente insostenibile. 

Il Cerisdi e i buchi delle Partecipate 

Dov’erano, quindi, assessori e maggioranza, dirigenti di partito e persino l’opposizione? Perché anche dai partiti di minoranza, ad esempio, è arrivato l’impulso per l’approvazione di una norma, quella che prevede il transito degli ex lavoratori del Cerisdi in una partecipata regionale, che per la Procura è “a forte rischio di costituzionalità” (la stessa Sezione di controllo parlerà di "norma singolare"). Un tema che si lega a quello più ampio delle Partecipate regionali. Dovevano essere chiuse, rase al suolo. E invece sono lì, piene di fedelissimi del governatore, in qualche caso al centro di inchieste giudiziarie e contabili. E piene oggi come allora di personale cooptato direttamente: più di settemila persone. Oggi come ieri. Anzi, peggio di ieri. Perché le nuove regole contabili obbligano la Regione a quantificare le possibili perdite di questi carrozzoni, e di creare un Fondo per evitare i rischi legati ai “buchi” delle spa. Fondo al quale, nel capitolo di bilancio, corrisponderebbe la cifra “zero euro”.
Dove erano gli assessori propagatori di ottimismo? Quelli per cui va raccontato che, tutto sommato, non è andata così male? Forse troppo impegnati in questo sforzo (auto)assolutorio per raccontare quello che il Procuratore ha descritto a chiare lettere: questo governo ha indebitato i siciliani più di quanto abbiano fatto tutti i governi precedenti. Facendo ricadere sulle spalle delle future generazioni, prestiti e mutui, anticipazioni di liquidità e aiuti economici, da ripagare con calma, in futuro. Quando, insomma, sarà più facile dimenticare i volti e i nomi di chi ha provocato lo sfacelo. Descritto in trentatrè pagine. Che dirigenti di partito e assessori “amici della contentezza” sono pronti a leggere capovolgendo le pagine. Per provare infine a dire ai siciliani, come fa il governatore quasi ogni giorno: “Abbiamo salvato la Sicilia”.
04 Luglio 2017 

Fonte: livesicilia.it





24 luglio 2022

LA SICILIA È FRA LE ULTIME REGIONI D’ITALIA COME SUPERFICIE FORESTALE, MOLTO LONTANA DAGLI OBIETTIVI UE. SONO FONDAMENTALI AZIONI CHE ARRESTINO LA SCOMPARSA DEI BOSCHI E CHE RILANCINO LA FORESTAZIONE. GLI INTERVENTI VERSO L’EMERGENZA, HANNO TRASCURATO LA FORESTAZIONE E LA SELVICOLTURA, CHE IN TEMA DI PREVENZIONE DEGLI INCENDI AVREBBERO PORTATO RISULTATI DI MAGGIORE EFFICACIA RISPETTO ALLE CONSUETE CAMPAGNE ANTINCENDIO



Dal sito www.lavocedellisola.it

Report WWF Sicilia Nord Occidentale sugli incendi nell’isola

23 Luglio 2022
La Sicilia risente in pieno dei cambiamenti climatici ed è a rischio di desertificazione.

La Sicilia è fra le ultime Regioni d’Italia come superficie forestale, molto lontana dagli obiettivi UE. Sono fondamentali azioni che arrestino la scomparsa dei boschi e che rilancino la forestazione.

L’antropizzazione, unita alla precaria struttura socio economica, hanno comportato abbandoni di terreni agricoli e crescita di precarietà con conseguenti fenomeni di illegalità diffusa che, uniti

ad una debolezza strutturale delle istituzioni, hanno reso ancora più vulnerabile quell’area di interfaccia urbano-foresta, citata nel report nazionale del WWF Italia, che in alcuni casi diventa terra di nessuno e dominio di poteri illegali.

La continua emergenza antincendio è portatrice di finanziamenti non programmati facilmente intercettabili da interessi occulti ed illegali. Questa situazione emergenziale, poco controllabile, rappresenta una condizione ottimale da perpetuare.

La Regione Sicilia ha focalizzato i suoi interventi verso l’emergenza, trascurando la forestazione e la selvicoltura, che in tema di prevenzione degli incendi avrebbero portato risultati di maggiore efficacia rispetto alle consuete campagne antincendio.

REPORT WWF
_______________________________

Questo report completa l’analisi sugli incendi del WWF Italia del 22 luglio 2022, affrontando alcune particolari evidenza siciliane:

1. La Sicilia risente in pieno dei cambiamenti climatici ed è a rischio di desertificazione.

2. La Sicilia è fra le ultime Regioni d’Italia come superficie forestale, molto lontana dagli obiettivi UE. Sono fondamentali azioni che arrestino la scomparsa dei boschi e che rilancino la forestazione.

3. L’antropizzazione, unita alla precaria struttura socio economica, hanno comportato abbandoni di terreni agricoli e crescita di precarietà con conseguenti fenomeni di illegalità diffusa che, uniti ad una debolezza strutturale delle istituzioni, hanno reso ancora più vulnerabile quell’area di interfaccia urbano-foresta, citata nel report nazionale del WWF Italia, che in alcuni casi diventa terra di nessuno e dominio di poteri illegali. 4. La continua emergenza antincendio è portatrice di finanziamenti non programmati facilmente intercettabili da interessi occulti ed illegali. Questa situazione emergenziale, poco controllabile, rappresenta una condizione ottimale da perpetuare. 5. La Regione Sicilia ha focalizzato i suoi interventi verso l’emergenza, trascurando la forestazione e la selvicoltura, che in tema di prevenzione degli incendi avrebbero portato risultati di maggiore efficacia rispetto alle consuete campagne antincendio. Nel campo della forestazione la politica siciliana, di qualsiasi colore, ha creato da tempo una sovrastruttura assistenziale/clientelare che adesso è difficile da smontare. All’interno di questo sistema possono agire frange estreme capaci anche di attività illegali, fino agli incendi. Non vogliamo generalizzare su temi così delicati, ma siamo convinti che questa sia una delle possibili cause degli incendi dolosi che ha portato ai ben noti disastri di questi ultimi anni. Pertanto se non si bonificano queste aree oscure e se non si costruisce una solida ed efficiente struttura di gestione e controllo delle aree forestali e vegetate, un entità così vulnerabile come il bosco sarà sempre facile vittima di pratiche criminali e di comportamenti colposi lesivi e gli investimenti finanziari, così tanto sollecitati e prospettati come panacea, rischiano di essere la classica acqua versata in un secchio sfondato. Ovviamente restano le vulnerabilità intrinseche del bosco, citate nel report del WWF Italia, ma come WWF Siciliano vogliamo metter in evidenza le specificità del fenomeno nella nostra Regione. Gli incendi La Sicilia, nonostante la sua scarsa copertura boschiva, vanta nel 2021 il triste primato della regione con la maggiore superficie coperta dal fuoco: 78.000 ettari, quasi lo stesso valore riscontrato nell’intero resto d’Italia. Cosa è successo? Sono state le sole variazioni climatiche a determinare questa catastrofe? è stata l’inefficienza della campagna antincendi? Non solamente l’una, non solamente l’altra. Nel “Piano Regionale antincendio boschivo 2020” redatto dal Comando del Corpo Forestale della Regione Siciliana, una approfondita indagine condotta nel periodo 2010-2020 pone in evidenza che la principale causa degli incendi è dolosa. Delle molteplici cause menzionate nel report del WWF Italia sugli incendi, ne vogliamo approfondire una che in Sicilia appare ben evidente. La puntualità e la metodicità con cui gli incendi dolosi vengono appiccati, la “professionalità” con cui vengono scelti i tempi e i luoghi in perfetta sintonia con le condizioni meteo favorevoli al fuoco, gli orari in cui scoppiano gli incendi ci fanno pensare ad una strategia “pensata”. Una caratteristica ormai consolidata degli incendi dolosi è che sono inarrestabili. Gli incendi di maggiore consistenza degli ultimi anni sono stati perpetrati nelle ore serali, in giornate con vento di scirocco con raffiche superiori a 30 nodi e con temperature superiori a 32°. La finalità sistematica di questa azione è stata chiara: nelle ore serali è inibita l’azione dei Canadair e per il forte vento le fiamme superano facilmente le fasce parafuoco – risultato delle campagne antincendio – divenendo inarrestabili. Deduciamo quindi che, ripetiamo, in aggiunta alle tante cause, ci sia anche una mano che appicca il fuoco, mano che difficilmente potrà essere trovata senza una forte volontà, senza una decisa e profonda attività investigativa che serva anche a quantizzare le dimensioni del fenomeno. Il “Piano Regionale antincendio boschivo 2020” fornisce una interpretazione di una delle possibili cause degli incendi dolosi, si tratta di un’analisi del fenomeno che non deve portare a facili generalizzazioni, ma che serve, a nostro parere, a cercare quelle giuste soluzioni che eliminino alla radice almeno questa causa. 77,5 18,5 3,6 0,4 Cause incendi boschivi siciliani dolose dubbie colpose naturali Da Piano Regionale antincendio boschivo 2020 par. 15.3 .3.3. (pag.110/111 Industria del fuoco): Una cospicua aliquota di incendi volontari sembra legata ad interessi concreti, a vantaggi reali o presunti che l’autore spera di ritrarre. Tra tali motivazioni una, diffusamente segnalata in Italia, comincia ad essere presente in altri paesi, tra i quali la Spagna: l’incendio causato per creare posti di lavoro (nelle attività di avvistamento, di estinzione, nelle attività successive di ricostituzione), noto come industria del fuoco o industria degli incendi. Gli incendi per motivi occupazionali costituiscono una realtà allarmante in talune regioni meridionali del nostro paese, nelle quali un livello minimo di occupazione della manodopera rurale è stato garantito in passato con interventi pubblici di rimboschimento e di lotta agli incendi. L’impostazione della lotta antincendio, basata su interventi di solo contrasto al momento dell’emergenza, ha comportato una diffusa politica di assunzioni a tempo determinato, talvolta caratterizzata da turni minimi. Il ricorso a mano d’opera precaria e poco qualificata, con una finalizzazione spesso più assistenziale che produttiva, ha talvolta indotto l’insorgenza di un ciclo vizioso, dove l’incendio volontario da parte di operai stagionali può costituire lo strumento per mantenere o motivare occasioni di impiego (CFS, 1992). Questo ciclo vizioso è legato, oltretutto, ad un’interpretazione distorta e strumentale delle norme sul collocamento obbligatorio, in particolare di quelle sulla durata minima di assunzione necessaria per garantire le prestazioni previdenziali ed assistenziali, ma sufficiente per proseguire il lavoro agricolo presso privati al di fuori dei normali canali di collocamento. Anche gli incendi appiccati come protesta contro la mancata assunzione o come estrema forma di dissenso contro la minacciata chiusura di cantieri rientrano in questa logica, in cui il bosco assume ruolo di “ostaggio”. Se c’è quindi precarietà, che la si superi e nel modo più congruo possibile, se c’è poca professionalità si intervenga con la riqualificazione o l’innesto di nuove professionalità, ma si intervenga comunque per eliminare questa potenziale causa. Gli effetti degli incendi sul patrimonio forestale siciliano sono evidenti. Da Piano Forestale Regionale 2003 (pag 128): Affermare che il fenomeno degli incendi boschivi condizioni in Sicilia da tempo tutta l’attività forestale non deve apparire affatto esagerato. Esso non solo ha limitato l’azione di ampliamento e di miglioramento del già esiguo patrimonio boschivo, ma ha finito anche per determinarne la struttura, lo stato vegetativo e a volte perfino la sopravvivenza. I costi A partire dagli anni ’80 l’attenzione del legislatore regionale si è concentrata sulle problematiche occupazionali del comparto forestale vista, anche, la perdurante crisi del settore agricolo regionale. Le numerose leggi regionali hanno fornito garanzie occupazionali e adeguati flussi finanziari. L’intera legislazione regionale del settore forestale è stata successivamente unificata all’interno della Legge 16 del 1996, che ha stabilito la consistenza iniziale degli organici degli operai stagionali, maggiorata rispetto alle necessità della superficie boschiva della regione, perché finalizzata a fini assistenziali. Gli organici sono passati dai circa 15.000 operai forestali del 1996, ai 30.000 del 2010, per ridursi ai 20.000 del 2020. Negli ultimi anni, a seguito delle false promesse della politica, le rivendicazioni degli operai forestali si sono rivolte verso la stabilizzazione. Infine nell’ultimo ventennio, alle già previste attività di antincendio si è aggiunta anche quella del Volontariato Antincendio Boschivo della Protezione Civile, che ha operato parallelamente al Corpo Forestale ed al Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale, senza alcun coordinamento funzionale ed economico con entrambi. Il costo degli operai forestali è il costo più rilevante del sistema forestale siciliano. La consistenza dell’organico al 2020 (da Portale Regione Siciliana, Assessorato al Lavoro) è indicativamente di 20.000 operai forestali (18.700 tempo determinato, 1.300 tempo indeterminato) che, noti i costi annui di retribuzione e disoccupazione, corrispondono economicamente a 11.800 operai a tempo indeterminato, pari a circa la metà degli operai a tempo indeterminato del resto d’Italia. In queste condizioni il costo del personale forestale della Regione Sicilia per unità di superficie (ha) è 23 volte superiore al costo registrato nel resto d’Italia, dove ci saranno anche altre forme di gestione (appalti, affidamento a cooperative, ecc…) ma comunque questi dati restano abnormi. Il costo annuo degli operai forestali nel 2020 è stato 189 ml €, con un incremento previsto, nella ipotesi di stabilizzazione, di ulteriori 120 ml €. La Corte dei Conti ha stigmatizzato, nella Relazione sul Rendiconto Generale della Regione Sicilia Esercizio 2018, il rilevante impatto dei costi del personale stagionale: … vanno ancora considerate le spese per il personale stagionale impiegato dalle strutture periferiche del Comando Corpo Forestale della Regione e dell’ex Azienda regionale Foreste Demaniali, pari rispettivamente a 61,5 e 163,4 mln. di euro. L’impatto complessivo dei costi è assai rilevante, nonostante si registri un calo della spesa rispetto all’anno precedente (che si attestava a 63,1 e 181,4 milioni di euro circa). Le strutture che impiegano questi lavoratori sono articolazioni della Regione, i cui oneri rappresentano sostanzialmente costi del personale a carico del bilancio regionale. Il settore sia per quanto concerne le attività antincendio che quelle della forestazione, non ha ancora trovato un definitivo assestamento, conseguibile solo attraverso una riforma organica. I tre Dipartimenti, attraverso cui si articola il sistema forestale siciliano, operano autonomamente senza alcun coordinamento funzionale ed economico, il personale dei tre Dipartimenti sarà senza dubbio ricco di professionalità ma notiamo che nessuno dei 700 laureati in scienze forestali nelle università dell’isola è stato assunto ed è confluito in queste strutture. • Il Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale gestisce il Demanio Forestale ed in questo ambito adotta anche azioni di prevenzione contro gli incendi boschivi. Assorbe i 7/10 della consistenza degli operai forestali. • Il Comando Corpo Forestale è la struttura operativa di riferimento per la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi. Assorbe i 3/10 della consistenza degli operai forestali.  Secondo la Regione Siciliana la pianta organica del Corpo Forestale dovrebbe essere· composta da 3.180 dipendenti, nell’ottica perversa di ritenere la struttura funzionale alla notevole consistenza degli incendi siciliani. L’organico del Corpo Forestale, calcolato con il parametro della copertura boschiva dei Carabinieri Forestali, si ridurrebbe a 800 dipendenti, ma anche qua occorre fare le comparazioni tenendo conto dei vari contesti organizzativi e territoriali. Comunque l’ultima rilevazione di organico nota è di 589 dipendenti. Ora, mentre l’organico dei Carabinieri Forestali è formato da ufficiali ed agenti con un rapporto 1/16, in Sicilia, a causa delle promozioni di massa della gestione (2001- 2008), tutto l’organico del Corpo Forestale è stato traslato verso l’alto, con il risultato che la struttura, oltre che ad essere costosa, è poco funzionale: gli agenti si sono azzerati, mentre è preponderante la presenza delle alte categorie: dirigenti, funzionari e ispettori. Sarà questo anche il risultato delle mancate assunzioni e degli scatti di carriera del personale rimasto in servizio, peraltro con un’età media avanzata, ma comunque si capisce bene che una struttura così articolata ha bisogno di essere riorganizzata e rafforzata. • Il Dipartimento della Protezione Civile, alle dirette dipendenze dalla Presidenza della Regione Siciliana, vincola le Amministrazioni a svolgere azioni per la prevenzione e il contrasto degli incendi boschivi, avvalendosi dei Volontari delle Organizzazioni, operanti sui territori con le attrezzature e i mezzi antincendio fornite dalla stessa DRPC. Un accenno è infine necessario ai costi dei Canadair. Il costo del 50% dei voli della campagna estiva 2021 grava sulla Sicilia. Il sistema incendio-antincendio siciliano Le contraddizioni della Legge Regionale 16/1996, che dovrebbe fissare le norme in materia forestale, mostrano il malessere del sistema forestale siciliano. E’ subito chiaro che c’è un problema apparentemente irrisolvibile: gli incendi. La finalità della legge è infatti duplice (artt. 1.1 e 1.2), a quello che dovrebbe l’obiettivo principale, cioè l’incremento quali-quantitativo della superfice boscata, viene affiancata la difesa dagli incendi. La stessa legge regionale cela la consistenza dei danni causati dagli incendi con l’art. 4.4, che qualifica come bosco anche le superfici boschive che hanno perso la vegetazione a causa di incendio. Le rilevazioni inventariali fanno così apparire una superficie boschiva integra superiore a quella effettiva. La copertura boschiva rilevata con l’ultimo inventario assomma a 285.000 ha, pari all’11% del territorio. Di questi circa 100.000 ha sono i rimboschimenti a conifere dell’ultimo dopoguerra, sui quali sono mancati gli interventi di selvicoltura, come la riduzione della densità arborea e la conseguente riduzione della massa combustibile che, unite alla mancata trasformazione del bosco artificiale in bosco autoctono con l’insediamento delle querce mediterranee, sarebbero stati deterrenti degli incendi più efficaci delle campagne antincendio. Dei 100.000 ha di boschi a conifere gli incendi hanno lasciato ben poco, con il risultato che l’incidenza della superfice boschiva effettiva è sull’ordine dell’ 8-9%. Così mentre la Comunità Europea fissa gli obiettivi di forestazione per il 2030 al 43,5% del territorio, la Sicilia con la sua modesta copertura boschiva, non suscettibile di miglioramenti, vanta nel 2021 la maggiore incidenza di superfici incendiate. Gli incendi sono la leva per movimentare ingenti risorse economiche che, attraverso le campagne antincendio, sono portatrici di tutele clientelari, di sprechi e di assistenzialismo. I danni causati da questo sistema all’ambiente sono incalcolabili e non si limitano solo a quelli dell’incendio. La carenza della forestazione, per la mancanza di risorse economiche che sono appannaggio dell’antincendio, ha contribuito a depauperare il patrimonio forestale, che non è così riuscito a far crescere la sua funzione ambientale e sociale. Una inutile e dannosa situazione di stallo • Le promesse della politica regionale agli operai forestali sono passate dal semplice assistenzialismo, con rapporto di lavoro a tempo determinato (fasce 78, 101, 151 ore), alla stabilizzazione, non attuata e non attuabile per la mancanza di risorse economiche. • Per la mancanza di risorse economiche, le aspettative di stabilizzazione degli operai forestali sono rimaste insoddisfatte.  Il volume degli incendi negli ultimi anni è cresciuto, raggiungendo il suo apice nell’estate 2021,· con sempre maggiore incidenza di casi “pianificati inarrestabili”. • A seguito dell’esposto dello studio Legale Fasano, in rappresentanza di un gruppo di lavoratori forestali, la Comunità Europea ha avviato nel lug19 una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, specificatamente nei confronti della Regione Siciliana, per avere violato la direttiva europea che non consente di mantenere lavoratori con contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi. I chiarimenti forniti dalla Regione Siciliana non sono stati recepiti dalla Commissione Europea, che potrebbe costringere Palazzo d’Orleans ad assumere ed a pagare lauti risarcimenti. La bomba ad orologeria è stata innescata. • Con sentenza n. 199 del set20, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità degli articoli della legge della Regione Siciliana 22 febbraio 2019 n. 1 finalizzati alla stabilizzazione di una quota di operai forestali. Pertanto l’unica soluzione per la stabilizzazione degli operai forestali resta il concorso pubblico. • In questo contesto, le soluzioni prospettate dalla Regione Siciliana per “tranquillizzare” i lavoratori forestali sono state solo quelle di incrementare le fasce di lavoro a tempo determinato, ignorando la procedura UE di infrazione in corso, ma il problema di fondo della precarietà/stabilizzazione è ancora irrisolto. Come salvare i boschi siciliani L’unica strada per combattere questo annoso problema è quella di darne chiarezza, per potere avviare una sana corrente di pensiero verso la forestazione efficiente. I passi che il le OA del WWF in Sicilia suggeriscono sono:  Assunzione di responsabilità da parte della politica siciliana· o Gli “Operai Forestali Siciliani” sono stati finora gestiti principalmente come una categoria assistita o I costi dell’Assistenzialismo non dovranno più confondersi con quelli della Forestazione, compresi quelli della Protezione Civile o Riduzione ad un ruolo secondario, cioè di pura ma efficace difesa, dell’attività di antincendio boschivo o L’incendio non dovrà più “pilotare” risorse economiche  Analisi dei costi e dei risultati dell’attuale sistema forestale siciliano· o Rilevazione dei costi complessivi per l’anno 2021 e previsione di spesa per l’anno 2022 o Inventario che quantifichi l’effettiva copertura boschiva siciliana (diversamente da quanto cita l’art. 4.4 LR 16/1996)  Comparazione del sistema forestale della Regione Sicilia, con i suoi costi, con quello di una· regione modello nella forestazione, pur nelle dovute differenze di contesto.  Adozione di un nuovo sistema forestale, con target in linea con gli indirizzi europei· o Creazione di una unica struttura -snella, essenziale ed efficiente – che governi, con unica regia, il patrimonio forestale siciliano o Cambia l’obiettivo: dall’Antincendio alla Forestazione o Sistema di Budgetting, con visibilità totale delle risorse, dei costi e dei risultati verso gli obiettivi o Definizione di un Piano Forestale a medio e lungo termine per l’incremento quali[1]quantitativo della superficie boscata, in linea con gli obiettivi europei, con la condivisione delle Associazioni Ambientaliste o Organico formato da Tecnici ed Operai Forestali professionisti, motivati, fidelizzati, adeguatamente pagati. o Ricollocazione in altre strutture della Regione Siciliana del personale in esubero non funzionale alla nuova struttura. o Fine delle politiche elettoralistiche e clientelari che devono far posto ad efficienza ed efficacia o Presenza attiva nell’area di interfaccia urbano-foresta con politiche di controllo ma soprattutto di coinvolgimento e incentivazione degli attori presenti in essa (Enti locali in primis i Comuni, agricoltori, allevatori, proprietari di terreni, operatori turistici, escursionisti, …….)  Maggiore presenza ed attenzione da parte delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, con· l’avvio di efficaci interventi di intelligence e di contrasto nei confronti dei criminali incendiari, e degli irriducibili del “vecchio sistema”.

Le OA del WWF in Sicilia

Il Delegato del WWF Italia in Sicilia.






28 febbraio 2014

VI CONGRESSO FLAI. RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE ALFIO MANNINO






 RELAZIONE MANNINO VI CONGRESSO FLAI




Questa stagione Congressuale si svolge nel pieno della più grave e lunga crisi economica e sociale che il Paese attraversa dal dopoguerra ad oggi. A rendere ancora più preoccupante e deficitaria la situazione in cui versa l’Italia, è il fatto ch qeuesta crisi economica è accompagnata da una profonda crisi istituzionale, generata da una crisi strutturale del nostro sistema politico, che vive una perpetua fase di transizione priva di contenuti e prospettive, tesa, piuttosto, agli insulti e alla litigiosità e nella quale i problemi reali del Paese non occupano minimamente l’agenda dell’azione di Governo ormai da lunghi anni.
Questa condizione determina un immobilismo del sistema politico ed istituzionale, incapace di aggredire le criticità che stanno alla base di questa congiuntura economica dovuta essenzialmente alla  crescente diseguaglianza sociale.
È, ormai, consapevolezza un po’ di tutti che le diseguaglianze sociali sono la causa e non gli effetti di questa crisi.
L’ultima indagine della Banca d’Italia fotografa in maniera ottimale la condizione e le contraddizioni del nostro Paese. Questa indagine dice essenzialmente due cose:
la prima, che i ricchi sono sempre più  ricchi; il 10% della popolazione possiede, infatti, il 46,5% della ricchezza, dato che, negli ultimi due anni, è salito del 2%;
la seconda, che il 16% della famiglia vive con meno di 640  euro al mese; ma ciò che è di allarme assoluto allarme è la percentuale che nel sud raggiunga il 24,7% .
Questo studio certifica la condizione di  difficoltà  che vive gran parte del Paese, ma soprattutto certifica che le politiche economiche sin qui adottate non  hanno  contrastato il crescere delle diseguaglianze sociali che, addirittura, sono state alimentate con la conseguenza che si è aggravato ancor di più  il malessere nel Paese.
Insomma, è stata adottata una politica economica inadeguata per contrastare la crisi che non  ha affatto rimosso le cause che l’hanno determinato.
Di fronte al calo del potere di acquisto di salari stipendi e pensioni, bisognava  innanzitutto intervenire con una diversa politica fiscale abbassando il costo del lavoro ed il prelievo sui redditi da lavoro, adeguando la tassazione sulle transazioni finanziarie  alla media europea (oggi ferma al 12,5%, ben 10 punti in meno rispetto alla tassazione da lavoro) e istituendo finalmente una patrimoniale sulle grandi ricchezze mobiliari ed immobiliari, contrastare  efficacemente l’evasione e l’elusione fiscale investendo le risorse recuperate nell’aree deboli del paese e far ripartire l’economia e rilanciare la domanda interna.
Nel bel mezzo della risi quindi ha causa delle politiche fin qui adottate  l’Italia si trova ad essere ultimo per competitività  delle aziende, in fondo alle classiche per i livelli di occupazione è ai primi posti per la pressione  fiscale. Tutto questo è  stato accompagnato da una riforma previdenziale che ha reso il nostro sistema tra i più rigidi ed iniqui dell’Europa, ha cancellato ogni legame tra dinamiche previdenziali e la  realtà del mercato del lavoro. Una riforma  che ci è stata imposta in nome dei giovani ma che in realtà penalizza  soprattutto loro oggi con il blocco del turnover domani con la previsione di pensioni  inadeguate. E’ un nostro dovere mettere in campo una azione sindacale in grado di determinare le condizioni politiche e sociali affinchè la riforma Fornero venga radicalmente cambiata.
Come categoria non possiamo accettare che i braccianti agricoli siano costretti ad andare in pensione a 67 anni non a caso in  buona parte delle nostre assemblee congressuali di base sono state proposti ed  approvati  ordini del giorno tendente a considerare  usurante  il lavoro dei braccianti agricoli in sintonia con quanto proposto  nella piattaforma del contratto degli operai agricoli in cui si prevede  di concordare con la controparte  datoriale  un  avviso comune che favorisca tale riconoscimento per molte figure professionali del mondo agricolo. Se il paese attraversa una fase assai  delicata  il  mezzogiorno rappresenta l’area del paese che più sta subendo le ripercussioni maggiori dell’attuale crisi che ha  riaccudizato   la   debolezza strutturale  del sistema produttivo che ha ricadute sul piano  sociale tale da determinare una vera e propria emergenza democratica. In questi anni, infatti, la crisi tende ad infierire in quei contesti produttivi già di per se poveri.  Contesti dove l’ulteriore  destrutturazione del tessuto produttivo comporta  che alla fine di questa crisi interi pezzi del sistema produttivo vengono persi per strada con il rischio concreto che alla fine della crisi rimarrà un deserto dal punto di vista produttivo.
In Sicilia, quindi, come nel resto del mezzogiorno   oltre agli effetti della attuale crisi paghiamo  la endemica debolezza strutturale del nostro apparato produttivo,  determinato da  decenni di errori in cui sono stati prodotte  scelte strategiche sbagliate accompagnate  da atti e  fatti  politici che hanno favorito sprechi  e  malaffare  di una classe di governo che ha pensato esclusivamente ad alimentare un  consenso  clientelare fine a se stesso  senza preoccuparsi dì  affrontare con determinazione le criticità del nostro apparato produttivo. 
Criticità determinate, innanzitutto,  da condizioni di contesto che non favoriscono il sistema produttivo a causa dell’ assenza  o ineguatezza di infrastrutture materiale ed immateriali.
Sul piano dei trasporti la Sicilia ha una carente  dotazione autostradale ed una rete ferroviaria di qualità scadente. Le infrastrutture portuali ed aeroportuali sebbene presentano una buona diffusione territoriale sono caratterizzate da una criticità dovuta da un dimensionamento non adeguato rispetto alle esigenze economiche della Sicilia ma quello che a mio avviso  è un fattore che limita fortemente  il nostro apparato produttivo sono le criticità emergenti nelle infrastrutture energetiche che sono un vincolo alla modernizzazione del nostro apparato produttivo.
Per tale ragione vanno spese con oculatezza i fondi strutturali per quelle infrastrutture funzionali per il rilancio del nostro sistema produttivo. Negli ultimi anni l’isola è diventata terra di immigrazione,  soprattutto di giovani diplomati e laureati che qui non riescono ad affermare a pieno le proprie ambizioni e non vengono messi nelle condizioni di costruirsi un futuro dignitoso. Il fenomeno dell’immigrazione giovanile impoverisce ancor di più il tessuto sociale della nostra terra è ne limita la possibilità di rilancio economico.
Nell’Ottobre del 2012 con l’elezione a  Presidente della Regione di Rosario Crocetta in molti siciliani vi era la speranza che finalmente in questa terra si potesse aprire una nuova stagione politica in  grado  finalmente di avviare  una stagione di profonde riforme sia dal punto di vista politico ed amministrativo sia dal punto di vista economico e sociale. Crocetta  ed il suo governo hanno avuto il merito di far accendere i riflettori su parecchi fenomeni di mala politica che alimentavano clientele e ruberie in parecchi settori dell’amministrazione Regionale,  tali pratiche, però,  hanno sottratto negli anni risorse economiche che potevano essere destinate  alla crescita  della Sicilia.
Purtroppo a fronte di tale coraggiosa e necessaria azione di moralizzazione non è  corrisposta una adeguata azione politica ed amministrativa volta ad aggredire i problemi atavici, prima citati, che ostacolano la crescita della nostra isola. Certo gli errori del passato limitano parecchio l’azione dell’attuale governo come è apparso evidente  con la vicenda dell’ultima finanziaria regionale.
Ma al netto di tale difficoltà si ha la percezione che al di là dei proclami  siamo in presenza di una classe di governo  priva di una strategia chiara ed una visione strutturata di quale azione intraprendere per dare concretezza a quella “ rivoluzione “ tanto annunciata quanto necessaria.
Sono mancati segni tangibili di discontinuità,  infatti, non si è provveduto ad una riqualificazione della spesa della regione che avesse come obbiettivo  il taglio alle spese improduttive e agli  sprechi  liberando  risorse necessarie da destinare allo sviluppo e per tutelare le fasce più deboli.
In questi mesi non si è provveduto ad una riforma della macchina amministrativa (e quando lo si fa avviene in maniera confusa e pasticciata ) e non si sono minimamente avviate le necessarie riforme economiche.
Il rilancio dell’apparato produttivo presuppone in primo luogo una riprogrammazione dei fondi europei specie  in un settore strategico quale è il settore agro alimentare ambientale con una diversa rimodulazione della programmazione 2007 -2013 del PSR indirizzando le risorse verso quelle misure volte a favorire  iniziative tendenti  alla concentrazione dell’offerta produttiva e sostenendo quei progetti di filiera che vanno dalla produzione alla commercializzazione dei prodotti passando per la  trasformazione .
Intraprendendo iniziative di marketing volte alla promozione delle nostre eccellenze e alla valorizzazione del nostro territorio inoltre è necessario utilizzare i fondi strutturali per rimuovere quelle criticità di contesto sopra evidenziate.
Cosi come è necessario  favorire con opportuni interventi  anche di natura normativa  la costituzione dei distretti rurali ed agro alimentari.  Così infatti  è inconcepibile visto  la multifunzionalità  della nostra agricoltura che la Sicilia a differenza di tante altre regioni  Toscana  non  sia   dotata di una normativa sui  distretti rurali utili per integrare le attività agricole con le altre attività economiche coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali.
Certamente è da apprezzare lo sforzo della Regione Siciliana di dotarsi di uno strumento legislativo avanzato per contribuire alla creazione e allo sviluppo dei distretti produttivi in Sicilia, rimane però il limite oggettivo che i distretti produttivi  non si creano solo con i decreti, ma sono il frutto di numerosi elementi di natura economica sociale e culturale e di un processo evolutivo in cui anche le istituzioni locali ed il quadro del partenariato sociale devono  svolgere  un ruolo più incisivo e determinante
Affinchè l’attività normativa della Regione non risulti vana è necessario che le imprese e le istituzioni operino per creare un tessuto di reti economiche e sociali  coeso e allo stesso tempo  si adoperi in modo deciso a creare le infrastrutture materiali e immateriali necessari per lo sviluppo dei distretti.
Ciò deve avvenire attraverso interventi mirati a  garantire la sicurezza e la legalità nel territorio, che tutelino gli investimenti delle imprese e promuovano più in generale la cultura della legalità e della trasparenza altrettanto importante è la politica dell’istruzione finalizzata alla crescita della cultura d’impresa e non dell’assistenzialismo, questa politica deve contribuire anche alla diffusione  della conoscenza scientifica e tecnologica, al fine di migliorare la qualità delle risorse umane. Fondamentale è una politica volta a creare una amministrazione pubblica più snella, meno pervasiva e costosa, che deve  dare prova di buon governo ed efficienza. Infine, fra gli investimenti prioritari in infrastrutture vi sono il potenziamento e il miglioramento delle reti di trasporto, della logistica, dell’energia, della rete idrica, della banda  larga,  ecc, e proprio per questo si rende indispensabile che le risorse della nuova programmazione (2014-2020) vengono indirizzate per intervenire in questi fattori .
Per quanto riguarda il comparto Forestale da anni rivendichiamo maggiore attenzione al settore ed ai suoi addetti, per tutelare le aree montane e lo sviluppo rurale dove ancora oggi la forestale assume un rilevante ruolo non solo sociale ed economico, ma anche di tutela dell’ambiente, di prevenzione del dissesto idrogeologico e per la stabilità demografica delle aree interne. Manca ancora una seria programmazione politica a tutela del settore che punti ad un nuovo sistema agro-forestale-ambientale capace di invertire la tendenza, passando da una logica assistenziale ad una logica di effettiva tutela dell’ambiente e di contrasto al dissesto idrogeologico e nel mettere a reddito alcune attività forestali.
Fai, Flai e Uila, in questi anni si sono impegnate, assieme a tutta la categoria, dando un valido contributo per determinare un nuovo percorso funzionale a valorizzare la risorsa bosco presentando, proposte di riordino delle legge di settore con l’adozione di un testo unico quale strumento funzionale a determinare un nuovo sistema agro – ambientale- forestale. Purtroppo riscontriamo, nonostante le nostre iniziative, anche su questo settore annunci e scelte confuse e irrazionali   (basta  vedere  la formulazione iniziale dell’art. 12 della finanziaria regionale  in cui si prevedeva tra l’altro blocco del turnover ) utili solo ad alimentare un clima di incertezza e di sfiducia dei lavoratori. L’unico dato certo è che in questi 2 anni i lavoratori forestali hanno visto diminuire il loro reddito di circa il 30 %  certo da un governo che ai suoi esordi annunciava di non dover fare macelleria sociale ci aspettavamo ben altro atteggiamento tenuto conto del valore sociale dell’attività di questi lavoratori.Va ricordato che proprio a seguito delle proposte formulate dal governo in questa ultima finanziaria che è saltato il tavolo di confronto in cui si doveva discutere della piattaforma elaborata dalle organizzazione sindacale.Noi vogliamo puntare con piani pluriennali all’acquisizione di nuovi demani forestali, al fine di incrementare di oltre il 50% la superficie boscata che attualmente si attesta intorno al 12% a fronte di una media nazionale del 28.80%, differenza ancora più significativa specie se confrontata con gli indici delle altre regioni (Liguria 69% o Toscana 43%).
Proponiamo ancora, all’interno della nostra piattaforma, la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi, congiuntamente alla riorganizzazione dell’attività vivaistica per la produzione e la diffusione delle specie autoctone.

È opportuno e necessario sostenere quella Forestale produttiva con una serie di attività, tra cui:


la selvicoltura da legno per produrre quelle masse legnose da destinare all’industria dell’artigianato o all’uso energetico;
la valorizzazione dei prodotti non legnosi
* alimentari (funghi);
* materiale da decorazione (licheni, muschi ecc.);
la funzione turistico ricreativa (agriturismo, escursionismo ecc);
la realizzazione di servizi socio culturali e didattiche.


Queste, insieme a tante altre attività creerebbero, senza dubbio, maggiore opportunità di lavoro e maggior reddito non solo ai lavoratori del settore ma a tutte le comunità rurali.
Ma una seria riforma del settore passa attraverso una maggiore stabilità occupazionale puntando a prevedere per legge quanto concordato nel 2009 con il governo regionale.
Emerge in maniera sempre più evidente  la necessità della costituzione di una cabina di regia che possa monitorare tutti i finanziamenti afferenti al settore, assicurando la continuità e l’adeguatezza dei flussi finanziari coordinando gli interventi di tutti i soggetti.
Questa, in sintesi, è la nostra proposta unitaria e non capiamo perché, nonostante l’Italia abbia siglato il protocollo di Kioto, assumendo un impegno per la riduzione dell’emissione dei gas nell’atmosfera e per l’ampliamento della superficie boschiva, non vi sia nessuna apertura per trattare e risolvere i problemi della forestale siciliana e dei suoi lavoratori da parte del governo Regionale.

Una maggiore superficie boscata serve anche a limitare e diminuire il dissesto idrogeologico che da noi è molto diffuso come dimostrano i tragici fatti avvenuti in questi anni e che pone questa regione tra le prime cinque d’Italia con i suoi 53 mila ettari, fra dissesto superficiale e dissesto profondo, che sono pari al 2% della superficie regionale.
Ma un diverso modo di gestire il settore passa attraverso un automatico recepimento del C.C.N.L. e la sottoscrizione del C.I.R.L., scaduto da oltre un decennio negando così ai lavoratori ulteriori incentivi salariali ed una migliore organizzazione del lavoro.

Bonifica *

Il titolo del nostro congresso “ Il lavoro Agro Alimentare Ambientale, decide il futuro del nostro territorio “  nasce dalla consapevolezza che il rilancio economico di questo territorio non può  prescindere dalla crescita di questo  settore che ha enormi potenzialità ma che purtroppo fino ad oggi sono in grande parte inespresse la nostra agricoltura ha una varietà e tipicità di assoluto valore a partire dal comparto agrumicolo con le arance rosse e con i limoni de3lla zona Jonica, il pistacchio di Bronte, le mele e le ciliegie dell’Etna, le qualità della nostra viticultura che negli ultimi anni ha avuto una notevole espansione con una capacità di produrre dell’ottimo vino rosso con i vitigni dell’Etna, la fragolina di Maletto così come è di indubbio valore la produzione del nostro Olio Dop dell’Etna.
La nostra provincia vanta il più alto numero di prodotti tipici a marchio di qualità  e tuttavia nonostante la qualità dei nostri prodotti abbiamo un apparato  produttivo  agricolo debole ed incapace di svilupparsi adeguatamente in modo da creare sviluppo e  benessere per le nostre comunità.
Nella nostra provincia in questo  settore  vi sono parecchie aziende in crisi e anche sul piano occupazionale abbiamo nell’ultimo anno dei dati preoccupanti infatti  nonostante ritenessimo questo un settore anticiclico e quindi al riparo degli effetti della crisi  si sono abbattuti ulteriori criticità in un contesto che già   presentava parecchi problemi di carattere strutturale
L’agricoltura nel nostro territorio è fortemente parcellizzata, e presenta  una forte frammentazione produttiva e dell’offerta ed una scarsa propensione a fare filiera,  paga le conseguenze di un sistema commerciale e distributivo molto opaco ma ciò  che più ne limita le potenzialità e la modesta capacità di lavorazione e trasformazione dei nostri prodotti agricoli basta pensare che l’agricoltura siciliana è al 2 posto per valore aggiunto dei prezzi di base ma l’industria  alimentare siciliana e al 6 posto  per  produzione è commercializzazione dei prodotti.  Questo scarto ci dice quanto ci sia ancora da fare per una vera politica di filiera ma soprattutto ci dice  le potenzialità oggi non sfruttate di questo settore anche in termini occupazionali basti pensare che in Sicilia le 2400 aziende alimentari occupano appena 16000 addetti emblematica è la totale assenza della istituzione di trasformare in concentrati dei succhi di agrumi nonostante che su questo tipo di prodotti non esistono  competitori mondiali per la semplice e banale considerazione che l’arancia rossa si produce solo in Sicilia e quasi tutta nella piana di Catania. Tra l’altro l’assenza di industrie di lavorazione delle nostre arance produce gravi danni ai produttori che sono costretti a vendere il prodotto ai commercianti a prezzi bassissimi basta pensare che quest’anno vista la pezzatura ridotta delle arance il prezzo arriva al massimo a 20 centesimi.   *
Le criticità e potenzialità evidenziate devono essere da stimolo alle istituzioni locali e a tutti gli attori del mondo agricolo catanese per  fare sistema e rivendicare opportuni  interventi della regione sia sul piano normativo ed amministrativo sia nell’ambito della programmazione dei fondi comunitari ed insieme fare massa critica ed essere propositori di un piano di sviluppo locale nell’ambito della programmazione del  piano regionale in grado  di rilanciare l’apparato produttivo agricolo basandosi su quelle che sono le proprie peculiarità.
A pagare il prezzo più alto delle difficoltà del settore agricolo  sono i braccianti in  su cui si scaricano fattori di crisi infatti oggi i braccianti vivono una condizione di sfruttamento  e sono costretti a lavorare 8 – 9 ore  al giorno per una paga che si aggira dai 35 /40 euro a fronte di una paga contrattuale che va dai 55 ai 60 euro al giorno a questo bisogna aggiungere che in agricoltura una giornata di lavoro su due è in nero siamo quindi di fronte a lavoratori che spesso non hanno nessun diritto dal punto di vista assistenziale e previdenziale basti pensare che nel 2012 circa 5 mila lavoratori del settore agricolo sono privi di protezione sociale .
Oramai  nella nostra provincia nel settore agricolo il lavoro nero è la regola siamo di fronte ad un mercato del lavoro fuori da ogni controllo sociale e democratico l’alta incidenza dell’irregolarità nel lavoro agricolo si combina, non solo con lo sfruttamento ( sottosalario orari in deroga al contratto  o lavoro nero) ma anche con una forte sovrapposizione di fenomeni connessi alla criminalità vera e propria. Chi cerca il lavoro deve fare i conti con i caporali senza scrupoli e che purtroppo in alcuni casi operano in combutta con aziende compiacenti. Vi è una forte crescita della presenza di lavoratori extracomunitari rumeni in particolare che accettano condizioni di lavoro disumani specie a Paternò e nell’Acese. Da alcune nostre informazioni vi è una connessione tra la criminalità del luogo e alcuni rumeni dediti alla ricerca di manodopera agricola.
Oggi in tutti i comuni a forte vocazione agricola Biancavilla- Adrano-Paternò – Scordia - Aci Catena ecc, oltre ad una forte crisi economica e sociale vi sono tensioni che rischiano di esplodere in qualsiasi momento con forte ricadute anche sulla tenuta democratica di quelle comunità.
Per questo in questi anni abbiamo cercato di fare accendere i riflettori su questa drammatica condizione ma purtroppo  spesso abbiamo dovuto constatare l’assoluta indifferenza delle istituzioni.  *
In tal senso vanno ricordate le iniziative del “ Sindacato di strada “ con manifestazioni in tanti comuni della provincia .
Già nel 2011 abbiamo chiesto alla Provincia l’istituzione di una commissione tripartita ma oltre ad una iniziale convocazione poi non è stato dato seguito a quella iniziativa. Per mettere ordine a questa bolgia ci vuole intanto aumentare la qualità e  quantità dei controlli che vanno condotti con grande oculatezza e determinazione e poi e sempre più necessario ed urgente intervenire legislativamente sulle norme del mercato del lavoro agricolo.
La Flai è da tempo impegnata su tutto il territorio a svolgere iniziative per sollecitare la realizzazione di una normativa su questo tema e va ricordato che anche a Catania abbiamo svolto una grande iniziativa alla presenza della compagna Stefania Crogi segretario generale nazionale della nostra categoria dal titolo “ Sgombriamo  il Campo “ 5 proposte per un mercato del lavoro pubblico, controllato e trasparente basato sul principio che l’incontro tra domanda e offerta avvenga in un luogo pubblico (ufficio del lavoro, Comuni Inps ecc, ) attraverso un efficace programma di prenotazione va ricordato che tale iniziativa a fatto  si che anche  a livello regionale si  iniziasse ad attivare qualcosa in tal senso va segnalata la proposta di legge dell’On. Raia che però e ancora ferma nelle commissioni competenti oltre alla riforma del mercato del lavoro e quanto mai necessario riformare gli ammortizzatori sociali a sostegno dei lavoratori di questo comparto.
In tutti i settori di fronte ad una  crisi d produzione, crisi  di mercato o per ristrutturazione vengono applicati opportuni ammortizzatori di sostegno al reddito per i lavoratori.
Invece i braccianti agricoli che non maturano il diritto  di percepire  l’indennità di  disoccupazione sono privi di qualsiasi tutela sociale per questo è opportuno una riforma degli ammortizzatori che in caso di crisi di settore preveda opportuni benefici anche per i braccianti.
Emblematica a tal fine è  la vicenda del virus della tristezza dove in presenza di questo evento calamitoso la regione ha destinato 10 milioni di euro  a sostegno delle imprese a titolo di risarcimento per il danno subito mai lavoratori che hanno perso la possibilità di effettuare le giornate lavorative non hanno avuto nessun sostegno.
Un progetto di rilancio economico deve passare anche dalla valorizzazione della  immense bellezze ambientali naturalistiche di cui il nostro territorio e dotato.
Naturalmente il riconoscimento dell’UNESCO che ha dichiarato l’Etna patrimonio dell’umanità deve essere un punto di partenza e non di arrivo, purtroppo, in questi anni anche sulle politiche ambientali e sullo sviluppo dell’economia verde la Regione in questo caso anche gran parte delle forze politiche del territorio hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza, infatti,  è assurdo che da oltre 10 anni deve essere adottato il piano territoriale del parco dell’Etna strumento necessario per pianificare i dovuti interventi infrastrutturali  e per regolamentare le attività economiche che li possono insediarsi   ( agricole, turistiche  ecc.).
Risulta essere anacronistica e priva di qualsiasi logica la proposta fatta da parte di alcune forze politiche economiche del territorio che proponevano , per rilanciare lo sviluppo economico dull’Etna la realizzazione del terzo polo turistico in cui si prevedeva la realizzazione di nuovi impianti di sci a prescindere  quelle che sono le sofferenze che queste attività hanno sia nel versante di Nicolosi e Linguaglossa.
Invece tenuto conto delle peculiarità serve a sviluppate iniziative funzionali alla destagionalizzazione puntando sull’escursionismo sulle attività didattiche che su quell’aria possono andando quindi sulla realizzazione di infrastrutture che hanno un basso impatto ambientale.
Ma il rilancio del complesso di attività economiche passa attraverso la realizzazione d un marchio dell’Etna per tutti i beni e servizi che li vengono prodotti.


28 Febbraio 2014
http://nuke.flaicgilcatania.it/Portals/0/Documenti/relazione_mannino_congresso_14.doc







26 luglio 2019

UILA S. MICHELE DI GANZARIA: LA TERRA DELLE CONTRADDIZIONI. MENTRE L’AZIENDA FORESTALE AVVIA I 78ISTI E PENSA DI LICENZIARE I 101ISTI E 151ISTI NEI PRIMI GIORNI DI AGOSTO, I NOSTRI BOSCHI CONTINUANO A BRUCIARE SENZA INTERVENTI



Dalla pagina Facebook
del Responsabile Uila Uil S. Michele di Ganzaria
Danilo Parasole

La terra delle contraddizioni

25/07/2019 San Michele di Ganzaria
Mentre l’Azienda Forestale avvia le procedure di assunzione dei lavoratori 78isti da impiegare nei fiumi Gornalunga e Dittaio e pensa di licenziare i lavoratori 101isti e 151isti nei primi giorni di Agosto, i nostri boschi continuano a bruciare senza interventi.
Assunzione di responsabilità per disastro ambientale subito.
Oltre ai delinquenti che generano questi reati ci sono responsabilità amministrative che vanno condannate.














02 maggio 2014

ANGELO MATTONE UIL: QUANTO DOVREMO ANCORA SOPPORTARE IGNORANZA E MALAFEDE CHE MORTIFICANO IL SETTORE FORESTALE? COME SI FA AD AUGURARE BUONA FESTA DEL LAVORO?



IL PRIMO MAGGIO OLTRE LA CRISI DA QUI DEVE RIPARTIRE LA LOCOMOTIVA DELL’ISOLA




Angelo Mattone
Buon Primo Maggio Catania! E, quindi, buon Primo Maggio Sicilia! Perché quando in terra d'Etna sarà davvero possibile festeggiare il lavoro che c'è, lavoro buono e dignitoso, allora anche l'Isola tornerà a sorridere. Da qui è sempre partita, qui s'è fermata adesso, la locomotiva della produzione e dello sviluppo dell'Isola. Dobbiamo fare in modo che riprenda a marciare, per tirarci fuori dalle sabbie mobili di un impiego pubblico che arretra e di un'impresa privata che soffre. Perché ciò riesca, serve però abbandonare quella "solitudine dei numeri primi" che spesso immiserisce e avvelena istituzioni, parti sociali, esponenti politici. E' la Festa di tutti, solo se tutti sapranno essere protagonisti attivi del risanamento, della crescita.
Siamo la città, la provincia, delle contraddizioni: da un lato, vantiamo un potenziale di offerta di merci e servizi che con Ragusa e Siracusa rende la Sicilia sud-orientale il luogo di creazione del 70 per cento del prodotto interno lordo isolano; dall'altro, scontiamo un deficit di infrastrutture - viarie, ferroviarie, marittime - che ci colloca al di sotto delle più povere regioni d'Europa, innescando una spirale involutiva. Più difficile, lento e oneroso il trasporto, sempre più antieconomico fare impresa e produrre.
Agli aspiranti eurodeputati, alla vigilia di elezioni continentali mai così cariche di attese e frustrazioni, chiediamo l'impegno formale a battersi perché alla stagione dei tagli, del mortifero rigore e del "fiscal compact", segua quella della reale lotta alle condizioni del sottosviluppo. Non comprendiamo, d'altronde, perché l'Unione europea sia inflessibile guardiana del rispetto del tetto deficit/Pil e non si sia, invece, mai preoccupata di indicarne uno anche per i tassi di disoccupazione!
Viviamo un'interminabile stagione di desertificazione economica, resa ancora più evidentemente drammatica dagli indicatori sulla Cassa integrazione- che segnalano come gli ammortizzatori si stiano "scaricando" nell'inutile attesa delle ristrutturazioni aziendali e della ripresa. Catania con la sua provincia, peraltro, conosce la peggiore tra le condizioni di crisi perché, unica fra le province sud-orientali, somma vocazione commerciale, industriale, agrumicola e terziario avanzato. Tutti settori in regresso. Responsabilmente, però, non vogliamo limitarci a intonare "geremiadi", lamentazioni, e invocare soluzioni "dall'alto". Anzi, secondo radicata cultura Uil e della migliore tradizione sindacale italiana, rivendichiamo la forza di un movimento che, partendo dai lavoratori e dai cittadini, offre energie e idee per la riforma della burocrazia e per officiare la buona politica, affinché si possa mettere definitivamente da parte "malaburocrazia" e "malapolitica".
Con la forza trasmessaci dai cittadini, chiediamo allora a Rosario Crocetta, al sindaco Enzo Bianco, agli amministratori regionali e locali, a chi come noi ha a cuore le sorti di Catania e della Sicilia, che ci dicano oggi, Primo Maggio, quanto tempo dobbiamo ancora aspettare affinché finisca lo scandalo dei fondi europei non spesi, o perché venga restituito dalla Regione al Comune e finalmente reso operativo il piano urbano Pua per lo sviluppo di Catania Sud. O quando il Piano regolatore generale uscirà dalle sale-convegni per divenire concreto strumento urbanistico e in corso Martiri della Libertà siano aperti i cantieri così come in tanti edifici e scuole "affamati" di ristrutturazioni e sicurezza antisismica. O quanto ancora dovremo sopportare ignoranza e malafede che mortificano le potenzialità del settore agricolo e forestale, non a caso indicato come "primario".
Ci spieghino, inoltre, cosa vieta che i patrimoni culturali - dal Bellini allo Stabile, dal lungomare ai giacimenti archeologici, quale l'anfiteatro romano di piazza Stesicoro - diventino fattori di riscoperta della vocazione turistica e strumento di ricchezza, non "orpelli" da guardare con fastidio, da trattare con disprezzo, nei Palazzi della politica.
In questa giornata, però, dobbiamo innanzitutto chiederci come si fa a guardare in faccia e augurare "buona Festa del Lavoro" ai tanti giovani che sono costretti a elemosinare lavoro dignitoso in patria, o devono emigrare in cerca di fortuna. Questa è la vera risorsa della nostra Isola: la schiera di ragazze e ragazzi dotati di cultura e passione - fisici, ingegneri, medici, biologi - sui quali, mediamente, il "sistema" investe 350mila euro, salvo poi lasciare che fuggano in Inghilterra, in America, in Irlanda, in Australia- dove sono professionisti e ricercatori ben accolti. A loro, risorsa strappata a Catania e alla Sicilia, vogliamo dedicare questo Primo Maggio. Perché, meglio di quanto non abbiano fatto le generazioni precedenti, sappiano offrire occasioni di riscatto a questa terra!
*Segretario generale Uil Catania

01 Maggio 2014






Notizie correlate:

ALLA REGIONE NESSUN PASSO AVANTI SUI FORESTALI;
UIL CATANIA: CREDIAMO FERMAMENTE NELLA STABILIZZAZIONE DEI LAVORATORI FORESTALI.