30 agosto 2017

INCENDI, CATASTI VECCHI ANCHE NELLE CITTÀ PIÙ COLPITE A RANDAZZO I CONSIGLIERI NON VOGLIONO AGGIORNARLO


Simone Olivelli 30 Agosto 2017
Cronaca – Quello della registrazione dei terreni percorsi dal fuoco, e che in seguito ai roghi sarebbero soggetti a specifici vincoli, è un tema spesso trascurato quando si parla di piromani. A dimostrarlo è anche la lentezza con cui vengono raccolti i dati anche nei Comuni più interessati. Ma ci sono anche i casi virtuosi di Messina e Patti

Nonostante da anni sia un obbligo di legge, continua a essere trascurato da tantissimi Comuni. Parliamo del catasto incendi, il registro nel quale ogni ente locale è tenuto a segnare le particelle di terreno - siano boschi o semplici aree incolte in città - in cui si sono verificati roghi. Il tutto con l'obiettivo di fotografare le zone che dovranno essere sottoposte ai vincoli previsti dalla normativa. Che in tal senso parla chiaro: dove ci sono state le fiamme, per 15 anni non si potrà effettuare alcun cambio di destinazione d'uso; per dieci non si potranno portare a pascolo gli animali, praticare la caccia o costruire immobili (a meno che non si fosse già in possesso delle autorizzazioni); mentre per un lustro non si potrà fare opere di rimboschimento con soldi pubblici.

Tutte misure che però, in mancanza di documenti che cristallizzino gli accaduti, difficilmente possono essere applicate. Negli scorsi giorni a lanciare un appello alle amministrazioni comunali era stato uno dei responsabili dei distretti forestali siciliani, che aveva messo in guardia dal privarsi di un possibile deterrente per coloro che hanno interessi ad appiccare gli incendi, mentre Anci Sicilia ha ammesso come la maggior parte dei Comuni dell'Isola non abbiano il catasto aggiornato, che per legge avrebbe bisogno annualmente di essere arricchito di nuovi dati.

E se statistiche regionali non sembrano essercene, quello che si può fare è capire quale sia la posizione dei Comuni che sono stati più danneggiati. Tra essi c'è Misilmeri. Nel centro del Palermitano i roghi dolosi, che hanno impegnato vigili del fuoco, operai forestali del servizio antincendio e in alcuni casi anche personale del Comune, sono stati diversi. Nonostante ciò, il catasto incendi non è aggiornato da anni. A confermarlo è la sindaca Rosalia Stadarelli. «Gli ultimi dati risalgono al 2009, un anno dopo l'istituzione - dichiara la prima cittadina -. Ad avere influito è stato lo scioglimento per mafia». Stadarelli si è insediata nel 2014, ma da allora l'ente non è riuscito a elaborare il nuovo aggiornamento che, secondo la legge, deve essere approvato dal consiglio comunale. «Gli uffici stanno lavorando alla raccolta dei dati, la volontà di aggiornarlo c'è», assicura la sindaca, che a inizio estate ha provato a pianificare le misure di prevenzione degli incendi insieme al corpo forestale e agli altri primi cittadini del comprensorio.

Spostandoci sulla costa ionica, a essere rimasto indietro è il Comune di Acireale. Qui, un mese fa, un vasto ha distrutto terreni incolti a ridosso del centro città e minacciato lo stesso comando dei vigili del fuoco. «Il catasto non è più aggiornato da quando c'era la passata amministrazione - spiega l'assessore all'Ambiente Francesco Fichera, in carica dal 2014 -. Il ritardo è stato dovuto a problemi di distribuzione di competenze tra i vari uffici. La nostra amministrazione per risolvere i problemi ha concluso una conferenza di servizio tra i settori coinvolti delineando chi deve fare cosa. A conclusione della stagione antincendio - continua Fichera - prenderemo tutti i rapporti sulle aree percorse dal fuoco e si predisporrà la delibera di aggiornamento».

Le cose vanno invece meglio a Messina e Patti, città che in momenti diversi hanno visto andare in fumo vaste porzioni di territorio e messa in pericolo l'incolumità degli abitanti. «Da noi il catasto è aggiornato - spiega l'assessore all'Ambiente del capoluogo peloritano Daniele Ialacqua -. Sul sito il registo è consultabile e aggiornato al 2015, mentre gli uffici hanno già pronti i dati riguardanti il 2016». A Messina, l'attenzione al momento è posta sul rischio idrogeologico che potrebbe derivarne. «Crocetta ci aveva assicurato di agire in deroga per consentire il rimboschimento delle zone a rischio cedimento, ma finora non abbiamo saputo nulla - prosegue -. Per questo, in vista delle piogge, ci stiamo concentrando sulla pulizia degli alvei dei torrenti». A dichiarare di tenere particolarmente al catasto incendi è il sindaco di Patti Giuseppe Aquino. «Gli ultimi dati sono del 2016 - assicura -. Qui in passato per gli incendi abbiamo perso delle vite e per quanto non credo che basti per mettere fine ai roghi, lo aggiorniamo con regolarità».

Per due Comuni che rispettano le direttive, ce ne sta uno in cui il registro dei roghi è diventato un caso politico. A Randazzo, Comune ai piedi dell'Etna, il catasto non è aggiornato da sei anni. Dietro al ritardo ci sarebbe qualcosa di più di una lentezza burocratica. Dal 2013, infatti, il sindaco Michele Mangione ha cercato tre volte di portarlo in aula, senza però riuscire mai a fare esprimere il consiglio comunale. «Nessuno ha mai dichiarato di non volerlo aggiornare per difendere gli interessi di qualcuno - commenta il primo cittadino a MeridioNews - ma so che c'è chi ritiene che sia troppo restrittivo per i piccoli proprietari». E nonostante Mangione affermi che «gli incendi si verifichino sempre nelle stesse aree», e per questo l'aggiornamento aggiungerà poco all'esistente, la mancata redazione dei dati va contro la legge. «Ne sono pienamente cosciente ed è per questo - conclude il sindaco - che ho deciso di approvare in giunta la delibera per poi mettere i consiglieri davanti alla responsabilità di bocciarlo».

Infine c'è chi, nonostante sia impegnato in prima persona nel cercare di fronteggiare i danni causati dagli incendi all'economia locale, ammette di non essere al corrente dello stato di aggiornamento del registro. «Al momento mi trovo a Roma - ha detto ieri il sindaco di Chiaramonte Gulfi, Sebastiano Guerrieri -. Sto portando avanti la richiesta dello stato di calamità per le nostre aziende. Il catasto? Ci siamo insediati da pochi mesi, dobbiamo ancora lavorarci».

Fonte: meridionews.it


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LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA: QUANDO È POSSIBILE


29 Agosto 2017

Il licenziamento per giusta causa è un licenziamento disciplinare per ragioni talmente gravi da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro per neanche un giorno: avviene perciò in tronco e senza preavviso.


C’è un detto che circola tra gli imprenditori e chi, più in generale, fornisce lavoro: «Una volta che hai assunto un dipendente, non puoi più mandarlo via». La frase ha un fondo di verità. La legge italiana vieta il licenziamento che non sia fondato su valide ragioni, ragioni che non possono mai dipendere dal semplice capriccio o dal gradimento del datore di lavoro. Ad esempio, è impossibile licenziare un lavoratore perché non più gradito o divenuto antipatico al datore o, magari, perché questi ci ha “ripensato”. È possibile il licenziamento quando però il lavoratore è divenuto completamente inutile all’azienda, anche a seguito di una sua sopravvenuta incapacità fisica a svolgere le mansioni, o quando sia colpevolmente poco produttivo. È sicuramente possibile mandare a casa un dipendente che si sia macchiato di gravi violazioni nello svolgimento degli incarichi assegnatigli (cosiddetto licenziamento per giusta causa), nel caso in cui l’azienda sia in crisi o addirittura – secondo un recente orientamento – quando ciò sia necessario a massimizzare i profitti. In questo articolo ci occuperemo di individuare quando è possibile il licenziamento per giusta causa, mentre per tutti gli altri casi rinviamo alla guida Come licenziare un dipendente a tempo indeterminato.


Indice




Quando il licenziamento è legittimo

La legge e l’interpretazione giurisprudenziale consentono il licenziamento per cause tipiche e predefinite. In particolare è possibile solo:

  • Licenziamento disciplinare: è quello giustificato da un comportamento del dipendente che viola il contratto di lavoro. A seconda della gravità della violazione si distingue tra licenziamento per giusta causa (in tal caso, il licenziamento avviene in tronco, senza preavviso) e licenziamento per giustificato motivo soggettivo (in tal caso è sempre dovuto il preavviso, calcolato secondo la durata fissata dai contratti collettivi nazionali: in tale periodo il lavoratore continua a prestare la propria attività e matura il diritto al compenso. Tuttavia, l’azienda può rinunciare al preavviso e mandare via subito il lavoratore, ma dovrà versargli l’indennità di preavviso);
  • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: è quello che trae origine da cause legate all’azienda come ad esempio la crisi, la cessione del ramo d’azienda, l’esternalizzazione delle mansioni, una migliore distribuzione delle risorse aziendali in modo da tagliare gli sprechi, l’avvento di una macchina che sostituisce il lavoro dell’uomo. In tutti questi casi, però, prima del licenziamento è necessario procedere al cosiddetto repêchage (o «ripescaggio»): in pratica il datore deve verificare che il dipendente da licenziare non sia collocabile ad altre mansioni utili all’azienda, sempre che queste non siano già affidate ad altri lavoratori.

Cos’è il licenziamento per giusta causa


Vediamo ora cos’è e quando è possibile il licenziamento per giusta causa. Il licenziamento per giusta causa è un licenziamento di tipo disciplinare, che si giustifica per condotte del dipendente talmente gravi da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro per neanche un giorno; esso avviene perciò in tronco e senza preavviso. Si differenzia dall’altra forma di licenziamento disciplinare, quello per giustificato motivo soggettivo poiché quest’ultimo avviene quando il lavoratore abbia posto comportamenti scorretti ma non così gravi da comportare il licenziamento per giusta causa, cioè il licenziamento in tronco senza preavviso.

È possibile il licenziamento per giusta causa non solo in presenza di condotte dolose del dipendente, ossia in malafede, ma basta anche un comportamento colpevole, ossia non intenzionale. Anche un comportamento di natura colposa, per le caratteristiche sue proprie, può determinare una lesione del rapporto di fiducia così grave ed irrimediabile da non consentire l’ulteriore prosecuzione del rapporto [1].

Rispetto alla fattispecie del licenziamento per giustificato motivo soggettivo, rispetto al quale è sufficiente la sussistenza di un «notevole inadempimento agli obblighi contrattuali», nel licenziamento in tronco per giusta causa è richiesta una più pregnante verifica della gravità dell’inadempimento: è necessario che questo sia idoneo a ledere il rapporto fiduciario tra le parti. La «giusta causa» che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro è ravvisabile anche in fatti e comportamenti che, oltre a costituire inadempimento contrattuale, producano effetti riflessi nell’ambiente di lavoro e siano tali da far venir meno la fiducia che impronta di sé il detto rapporto.


Quando è possibile il licenziamento per giusta causa?

Per poter eseguire un licenziamento per giusta causa il datore di lavoro deve verificare se, in concreto, la condotta del lavoratore ha violato il rapporto di fiducia che deve legare le parti. Tale valutazione deve tenere conto dei seguenti aspetti [2]:

  • della natura e della qualità del singolo rapporto;
  • della posizione professionale e della responsabilità del lavoratore nel servizio svolto, in quanto diseducativo o comunque disincentivante per gli altri lavoratori (soprattutto se sottordinati) [3]. Ad esempio, una violazione posta in essere dal capo del personale è sicuramente più grave rispetto alla stessa posta invece da un altro lavoratore;
  • dall’importanza e delicatezza delle specifiche mansioni del dipendente nell’organizzazione imprenditoriale. Ad esempio è più grave l’abbandono del posto per una guardia giurata che non per un addetto al magazzino;
  • dai motivi che hanno spinto il lavoratore a porre in essere il comportamento illecito. Ad esempio l’abbandono improvviso del posto del posto per soccorrere un parente in difficoltà è meno grave di quello effettuato per andare a fare colazione;
  • dall’intenzionalità o meno del comportamento. Il dipendente che volontariamente non obbedisce al superiore, come atto di insubordinazione, è più grave rispetto alla condotta negligente di chi, in un determinato momento, è particolarmente stanco e stressato;
  • dei danni prodotti all’azienda dal comportamento [4];
  • la personalità e i precedenti del lavoratore;
  • di ogni altro aspetto correlato alla specifica connotazione del rapporto che possa incidere negativamente su di esso [5].
Da quanto abbiamo appena detto, si può trarre una importante conseguenza: lo stesso comportamento che in determinati casi giustifica il licenziamento per giusta causa, in altri invece può essere valutato con minore gravità tenendo conto delle circostanze del caso concreto. A tal fine la Cassazione [6] ha sintetizzato i precedenti punti che abbiamo elencato nel seguente modo: ai fini del licenziamento per giusta causa rilevano:

  • l’intensità dell’elemento intenzionale;
  • il danno arrecato al datore di lavoro;
  • il grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente;
  • la natura e la tipologia del rapporto;
  • le precedenti modalità di attuazione del rapporto (in particolare l’assenza di precedenti sanzioni).
In pratica, per stabilire in concreto l’esistenza di una giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro ed, in particolare, di quello fiduciario, occorre valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all’intensità dell’elemento intenzionale, dall’altro, la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell’elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare.


La prova

In presenza di una contestazione del licenziamento da parte del dipendente, spetta al datore di lavoro dimostrare l’esistenza della giusta causa.

In quali casi scatta il licenziamento per giusta causa?

Veniamo ora alle specifiche condotte che possono giustificare un licenziamento per giusta causa. Non potendo la legge elencare in modo specifico e completo tutti i possibili inadempimenti del lavoratore per ciascun tipo di azienda e attività svolta, si può genericamente dire che il licenziamento per giusta causa scatta nel caso di violazione di legge e dei contratti collettivi, violazione delle regole del vivere civile, dell’oggettivo interesse dell’azienda.

I contratti collettivi elencano di solito delle condotte in presenza delle quali può scattare il licenziamento per giusta causa, ma queste tipizzazioni hanno solo una valenza esemplificativa e non sono vincolanti per il giudice, il quale nel valutare la sussistenza giusta causa deve sempre fare riferimento alle previsioni di legge.

Il giudice infatti non deve applicare automaticamente la sanzione del licenziamento prevista dal contratto collettivo per una determinata infrazione, ma deve procedere ad una valutazione dell’adeguatezza della sanzione nel caso specifico [7].

Alcuni esempi di licenziamento per giusta causa


  • abbandono del posto di lavoro se da esso deriva un grave pregiudizio all’incolumità delle persone o alla sicurezza degli impianti o se si tratta di un dipendente con mansioni di custodia o sorveglianza (ad esempio la guardia giurata);
  • assenze ingiustificate per diversi giorni solo quando ciò crea un grosso danno all’organizzazione dell’azienda;
  • falso certificato medico;
  • rifiuto di riprendere il lavoro dopo la malattia;
  • attività in concorrenza con l’azienda: è il caso del dipendente che svolge un secondo lavoro in contrasto con gli interessi dell’azienda;
  • dipendente che, in malattia, lavora per un’altra azienda;
  • ripetuta assenza alla visita fiscale;
  • insubordinazione con reazione fisica e verbale;
  • dipendente che si reca sul lavoro nonostante la sanzione nei suoi confronti della sospensione dal soldo e dal servizio;
  • diffamazione dell’azienda e dei suoi prodotti;
  • reato commesso nella vita privata che può pregiudicare l’immagine dell’azienda: ad esempio un dipendente di banca condannato per usura o per appropriazione indebita; molestie sessuali nei confronti di terzi;
  • furto di beni aziendali di rilevante valore;
  • falsificazione del badge o del cartellino presenze e orari;
  • rifiuto ingiustificato a prendere servizio in caso di trasferimento presso altro reparto o sede se detto trasferimento è legittimo.


note

[1] Cass. sent. n. 13512/2016.
[2] Cass. sent. n. 35/2011.
[3] Cass. sent. n. 10541/2008.
[4] Cass. sent. n. 7518/2010.
[5] Cass. sent. n. 1077/2008.
[6] Cass. sent. n. 18843/2010; n. 14586/2009.
[7] Cass. sent. n. 26323/2014.

Fonte: www.laleggepertutti.it





LA PERFORMANCE ARTISTICA. NUDI CONTRO I PIROMANI CHE HANNO DEVASTATO LO ZINGARO E FRAGINESI

La performance artistica

di Annalisa Ferrante— 29 Agosto 2017
CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Nudi. Gli alberi senza più rami e foglie, spogli come i corpi di chi li abbraccia. L’anima degli artisti che arde di calore umano per quegli alberi ormai scheletri, ombre del fuoco che li ha ridotti in cenere in questa estate di incendi che ha ripetutamente violentato le montagne siciliane.
Una chiamata «alle arti» partita da Castellammare del Golfo, dove sono andati in fumo ettari su ettari di bosco in aree di pregio come la Riserva naturale orientata dello Zingaro, ma anche a Monte Inici e in zona Fraginesi.
Qui si sono riuniti tra i più noti esponenti degli artisti e poeti di strada in precedenza già in città per le residenze d’artista organizzate dall’associazione Trinart. La singolare performance di Simona Nasta è tra le più immediate: nuda, abbraccia gli alberi bruciati a Fraginesi, prima bendata, poi affrontando la morte della natura e guardandola negli occhi.

© Riproduzione riservata

Fonte: trapani.gds.it




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L'INIZIATIVA. AMBIENTE: GIOVANI DI 9 PAESI PULISCONO RISERVA DI ACIREALE


L'occasione è data dal secondo 'Campo di volontariato internazionale organizzato dal Circolo Legambiente Sartorius von Waltershause.

ACIREALE - Una ventina di giovani provenienti da Giappone, Messico, Turchia, Slovacchia, Serbia, Germania, Francia, Spagna e Italia sono impegnati dal 25 agosto scorso lungo il sentiero delle Chiazzette, nella Riserva Naturale Orientata 'La Timpa' di Acireale (Catania), in interventi di ripristino e pulizia dell'area e corsi di formazione ambientale e di riutilizzo di materiali di scarto. 

L'occasione è data dal secondo 'Campo di volontariato internazionale organizzato dal Circolo Legambiente Sartorius von Waltershausen nell'ambito del progetto 'Un Tocco di.. ambiente, cultura, futuro'. "È straordinario - afferma il presidente Legambiente di Acireale Sarah Leonardi - che persone provenienti dall'altra parte del mondo stiano ripulendo i rifiuti prodotti da altri a proprie spese e senza nulla chiedere in cambio. Il campo di volontariato è una grande lezione di civiltà e rispetto del territorio". 

L'1 settembre alle 20 è previsto un momento d'incontro tra i volontari del campo e la città: l'iniziativa, '1 Table 4 all', e avrà l'obiettivo di condividere il cibo e la propria visione del mondo con persone provenienti da Paesi diversi attraverso una tavolata aperta a tutti nella piazza di Santa Maria La Scala.(ANSA).
29 Agosto 2017

Fonte: catania.livesicilia.it






MADONIE: È ALLARME PER I FAGGI, DECINE DI ESEMPLARI DISTRUTTI DAL CALDO. FOTO

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/08/29/foto/madonie_e_allarme_per_i_faggi_decine_di_esemplari_distrutti_dal_caldo-174150922/1/#1
Clicca e guarda le foto

Il gran caldo di quest’estate nuoce alla salute dei faggi delle Madonìe. Si registra una morìa di decine e decine di esemplari nella catena montuosa del palermitano che sfiora i duemila metri. La segnalazione giunge dal naturalista Giuseppe Ippolito, guida della società per il turismo naturalistico “Artemisia”. “Da trent’anni percorro in lungo e largo i boschi della Sicilia – dice Ippolito - ma non mi era mai capitato di vedere faggi ridotti in queste condizioni.  Le chiome sono inaridite, i giovani fusti piegati senza vita per terra, in mezzo a piante ancora in salute". Le piante morte si trovano nel piano della Principessa, ad una quota compresa fra 1750 e 1850 metri. Siamo esattamente sotto la seconda vetta delle Madonìe, il pizzo della Principessa (1977mt) e proprio di fronte Pizzo Carbonara, la cima più alta di tutto il complesso montuoso (1979 mt). Fa caldo in pieno giorno sulle Madonìe, ma appena il sole tramonta ecco che la temperatura cala in maniera considerevole e gli escursionisti devono indossare il maglione. Ma è un fresco relativo e passeggero, non bastevole per mantenere in perfetta salute i faggi. “La siccità estiva del piano mesofilo di Sicilia, l'esiguità del suolo e l'ambiente carsico rendono localmente estreme le condizioni di sopravvivenza per le faggete più meridionali d'Europa. L’acqua sulle Madonìe staziona per pochissimo tempo, viene inghiottita dal terreno modellato da doline e inghiottitoi. In altre stagioni – continua Ippolito – in piena estate le cime delle Madonie erano oggetto di frequenti acquazzoni che garantivano una certa umidità al terreno, quest’anno non è stato così”. Alcun campioni di faggio sono stati per essere esaminati all’Osservatorio per le malattie delle piante. “Non vado sulle Madonie da qualche mese – dice Tommaso La Mantia, docente di Agraria dell’Università di Palermo ma non mi stupirei che la ragione fosse l'aridità, anche se poi "ne approfittano" degli agenti biotici. Purtroppo il sospetto che la causa sia il gran caldo è fortissimo, ho visto le piante della macchia mediterranea, notoriamente resistenti,  morire per la mancanza d'acqua". Il faggio è un’essenza tipica di Alpi e Appennini. E’ diffuso nell’emisfero boreale, tra Europa, America. Giappone e Cina. La Sicilia rappresenta una stazione di primario interesse dal punto di vista fitogeografico poiché è il punto più estremo a sud del suo areale di diffusione. 
(di Mario Pintagro – foto di Giuseppe Ippolito)
29 agosto 2017

Fonte: palermo.repubblica.it




AEREI ANCORA IN VOLO PER GLI INCENDI, MA IN SICILIA È QUASI QUIETE, SOLO UN INTERVENTO


29 Agosto 2017
Prosegue l’impegno straordinario degli  equipaggi di Canadair ed elicotteri della flotta aerea dello Stato  coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile a supporto delle  operazioni svolte dalle squadre di terra e dei mezzi aerei regionali.  Già da ieri, in considerazione dell’eccezionalità della stagione, ai velivoli si italiani si sono affiancati due Canadair francesi,  attivati da Bruxelles su richiesta del Governo italiano nell’ambito  del Meccanismo europeo di Protezione civile.
Al momento sono 36 le  richieste di intervento aereo ricevute dal Centro operativo aereo  unificato (Coau) del Dipartimento: 12 dal Lazio, 10 dalla Campania, 8  dall’Abruzzo e 3 dalla Calabria, mentre una richiesta è arrivata,  rispettivamente, da Basilicata, Puglia e Sicilia.        
L’impegno dei mezzi dispiegati, 13 Canadair e 6 elicotteri del Corpo  nazionale dei Vigili del Fuoco, a cui si aggiungono 2 elicotteri della Difesa, è concentrato per ora, d’intesa con le regioni, sulle  situazioni più critiche. In particolare, i 2 Canadair francesi a  supporto della flotta nazionale hanno operato, in formazione con un  mezzo italiano, tra Lazio e Abruzzo. L’intenso lavoro svolto dai  piloti dei mezzi aerei ha permesso di mettere sotto controllo o  spegnere, finora, 5 roghi. (Sin/AdnKronos)

Fonte: siciliainformazioni.com




PALERMO. ALLARME CINGHIALI ALL'ADDAURA. NUOVO AVVISTAMENTO TRA I RIFIUTI

La foto scattata da un residente della zona 

di Monica Panzica
La foto scattata da un residente della zona

PALERMO - Erano almeno quattro, probabilmente una mamma con i suoi piccoli. Si tratta dell'ennesimo avvistamento di cinghiali in città e, ancora una volta, nella zona dell'Addaura. Un residente li ha notati vicino ad un cassonetto pieno di rifiuti, stavano rovistando tra i sacchetti dell'immondizia. 

"Si trovavano a circa 150 metri da un noto locale sul lungomare Cristoforo Colombo, una zona molto frequentata dai giovani che la percorrono a piedi. Una situazione che mette in pericolo noi che abitiamo all'Addaura e dintorni - aggiunge - ma anche i passanti. La cosa peggiore è rendersi conto che si fa ben poco per evitare che arrivino al centro abitato: i cassonetti stracolmi li attirano e l'immondizia lasciata per strada, fa il resto". 

L'allarme cinghiali risale già ad alcune settimane fa, dopo una serie di avvistamenti anche a Vergine Maria e all'Arenella e il Comune, per correre ai ripari, ha ordinato la rimozione urgente dei rifiuti alla Rap. Un'ordinanza che riguarda le strade dell'Addaura, Arenella, Acquasanta, Vergine Maria e le zone limitrofe alla Riserva Naturale Orientata di Monte Pellegrino, da cui i cinghiali arrivano. Nel frattempo, i cittadini sono stati invitati a conferire i rifiuti dalle 18 alle 22, in modo da evitare la formazione di montagne di sacchetti tra una raccolta ed un'altra.
29 Agosto 2017

Fonte: livesicilia.it



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RISCHIO IDROGEOLOGICO. CASTELBUONO, AVVISO PER MANUTENZIONE SCOLINE NEI TERRENI


29 Agosto 2017
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Fonte: www.madonielive.com





29 agosto 2017

EMERGENZA INCENDI, IL PROCURATORE BELLELLI: "C'È UN UNICO DISEGNO CRIMINOSO". MA L'ESPERIENZA IN MONTAGNA ERA PATRIMONIO DEI FORESTALI


29 Agosto 2017
C'è un unico disegno criminoso dietro gli incendi che stanno devastando l'Abruzzo.

Ne è convinto il procuratore capo di Sulmona Giuseppe Bellelli che, in una intervista al quotidiano 'Il Centro', ha spiegato di aver riunito in un solo fascicolo le sette inchieste aperte in questi giorni di fuoco. "Dire che ci siano un'unica mano oppure più mani dietro a questi incendi per ora non è possibile. Ma una cosa è certa: c'è un unico disegno criminale. Questo lo posso dire. Abbiamo a che fare con pezzi di un mosaico che noi investigatori dobbiamo ricollegare per trovare la logica che c'è dietro".

Siamo dinanzi ad una serie di incendi dolosi, vasti e che stanno flagellando, in particolare, il territorio peligno; e c'è un filo rosso, invisibile, che tiene insieme i diversi fronti del fuoco: "Ci sono almeno tre nessi", ha spiegato Bellelli a 'Il Centro'; "il primo è temporale, il secondo è legato alle modalità d'innesco e il terzo ai luoghi. Io non vedo nulla di casuale dietro i roghi sul Morrone oppure a Prezza e in tutti gli altri posti della Valle Peligna dati alle fiamme. Ma noi investigatori dobbiamo ancora capire bene ciò che sta accadendo. Questa vicenda dev'essere interpretata nella sua complessità".

Di certo, non si può parlare di piromani, di persone malate; il procuratore capo di Sulmona ha ribadito che gli incendiari hanno un piano unico da mettere in atto, sebbene sia ancora prematuro fare ipotesi sulle ragioni che attengono alle azioni degli ultimi giorni.

Bellelli non ha mancato di sottolineare come lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato, imposto dalla riforma Madia, abbia indebolito il sistema di Protezione civile: "Con il venir meno dei Forestali - ha ribadito - sono mancate l'esperienza, la preparazione e la competenza nello spegnimento a terra. Non voglio accusare nessuno ma gli attuali Carabinieri forestali, per legge, non possono più svolgere lotta attiva agli incendi"; con effetti devastanti, se è vero che i Vigili del Fuoco hanno straordinaria preparazione nello spegnimento dei fuochi "ma l'esperienza in montagna era patrimonio dei Forestali".

Fonte: news-town.it




CALDO E INCENDI IN CALABRIA E SICILIA, SITUAZIONE SEMPRE PIÙ GRAVE. CLIMA ASFISSIANTE, L’ITALIA BRUCIA


Caldo e incendi, situazione drammatica in tutto il Centro/Sud: Roma vola a +37°C, Firenze e Perugia raggiungono i +36°C ma in Sardegna abbiamo picchi di +40°C. Clima rovente e fiamme ovunque, esercito in azione

28 Agosto 2017
Non accenna a placarsi l’emergenza incendi, soprattutto al centro sud dove sono ore di fuoco con temperature elevatissime su molte Regioni. Abbiamo, infatti, picchi di caldo estremo in Sardegna con +40°C a Sanluri, +39°C a Guspini, Vallermosa, Asuni, San Vito e San Gavino, +38°C a Carbonia, Barumini e Sestu; in Sicilia con +38°C a Caltanissetta, Mazara del Vallo, Sciacca, Caltagirone, Aragona, Francofonte e Mineo, +37°C a Castelvetrano, Lentini, Paternò, Ramacca, Agira e Riesi, +36°C a Siracusa, Trapani, Agrigento, Licata, Noto, Salemi, Marsala, Bronte, Gela e Comiso; nel Lazio con +38°C a Frosinone, Villa San Giovanni in Tuscia e Guidonia, +37°C a Roma, Viterbo, Tivoli, Morlupo, Anguillara Sabazia, Tarquinia, Ferentino e Isola del Liri; in Toscana con +37°C a Grosseto, +36°C a Firenze e Siena e +35°C ad Arezzo; in Puglia con +37°C a Taranto e Foggia, +36°C a Grottaglie, Cerignola, Tuglie e Taurisano, +35°C a Lecce; in Basilicata con +37°C a Montescaglioso, Marconia e Pisticci, +36°C a Matera. Nelle altre Regioni, abbiamo +37°C a Benevento, Orvieto e Rende, +36°C a Perugia, Matera e L’Aquila, +35°C a Cosenza, Soverato, Castrovillari, Campobasso e Avezzano.
Per quanto riguarda gli incendi, situazione piu’ critica e’ al momento quella della parte alta della provincia di Rieti: sul Monte Giano, ad Antrodoco, le fiamme stanno bruciando la parete ovest ormai da quasi una settimana, distruggendo anche la storica scritta “Dux”. Su ordinanza del sindaco del paese reatino, Alberto Guerrieri, e’ stata disposta l’evacuazione di cinque abitazioni in localita’ Rapelle, lungo la Salaria, dove il traffico procede in senso alternato. Anche a Poggio Bustone un vasto rogo si e’ propagato fino a portarsi a ridosso delle abitazioni mentre le fiamme che interessano l’area di Monte Prato, a Cittareale, si sono propagate fino al versante amatriciano, avvicinandosi al territorio del Comune distrutto dal terremoto del 24 agosto 2016 e mettendo a rischio le frazioni di Aleggia e Forcelle. “Solo l’intervento aereo puo’ scongiurare danni maggiori”, ha detto il sindaco di Cittareale, Francesco Nelli, “occorrono altre tre Canadair”. Anche in Calabria e’ proseguito per tutta la notte il lavoro degli operatori impegnati nello spegnimento di numerosi focolai: la Protezione civile regionale stamattina ne segnalava 46. Il fronte del fuoco attraversa tutta la regione, investendo le province di Cosenza – dove la situazione appare piu’ complessa – Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio. “E’ una vera guerriglia, quella che stiamo subendo – dice Mario Bria, sindaco di Rose, dove si e’ reso necessario evacuare una clinica per lungodegenti – e abbiamo bisogno di mezzi straordinari da parte del governo. E’ una guerra e lo Stato sta dimostrando di non saper rispondere”.
In Campania, l’incendio che dalle 15 di ieri interessa il campo rom del quartiere Scampia “e’ di evidente origine dolosa”, ha denunciato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, sottolineando che si tratta di un fatto “di una gravita’ inaudita. L’area interessata e’ vastissima e anche l’autoparco della nostra azienda di igiene urbana, Asia, ha subito danni enormi, con circa una ventina di automezzi distrutti. E’ assolutamente necessario individuare i responsabili di questa azione criminale che ha prodotto danni ambientali e materiali devastanti e che poteva attentare alla vita anche di bambini”. Nel campo rom abitavano circa 700 persone che si sono allontanate autonomamente. Complessivamente, conferma il Dipartimento della Protezione civile, le richieste di intervento gia’ arrivate al Centro operativo aereo unificato sono venticinque: 6 dalla Campania e dal Lazio, 4 dall’Abruzzo, 3 dalla Calabria, 3 dalla Sicilia, 2 dalla Basilicata e una dal Molise. A Ciampino sono atterrati due Canadair e un terzo mezzo di supporto del modulo aereo antincendio boschivo della Francia, attivati da Bruxelles su richiesta del governo italiano nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile. “E il terzo sostegno” di questo tipo ricevuto dall’Italia quest’estate, ha ricordato la Commissione Ue, annunciando di sostenere il nostro Paese anche fornendo immagini satellitari grazie al sistema Copernicus: “siamo pronti a fornire ulteriore assistenza se necessario”. “Con oltre 120mila ettari andati a fuoco nel 2017 in Italia – ricorda la Coldiretti – gli Incendi sono praticamente triplicati rispetto alla media dei 10 anni precedenti spinti dalla siccita’, dall’incuria e dall’abbandono dei boschi divenuti facile preda dei piromani”. Risultato: ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo e un costo per la collettivita’ stimabile in circa 10 mila euro l’ettaro percorso dalle fiamme.




BOSCO ANGIMBÈ. TRISTEZZA INFINITA


29 Agosto 2017
Incredulo del disastro provocato dall’incendio al bosco Angimbé alcune settimane fa, questa mattina mi sono recato sul posto, rinnegando fino all’ultima curva che mi separava dalla magica sughereta, situata tra Calatafimi Segesta, Alcamo e Castellammare del Golfo, ciò che era avvenuto e che nolente mi apprestavo ad osservare.  Un cimitero di alberi bruciati, un vero e proprio scempio causato dalla feroce mano dell’uomo. Tutto nero, nessuna foglia, nessuna forma di vita, uno scenario desolante e mortifero, dove l’unico istinto che ho provato è stato quello di scappare. Il bosco Angimbé, secolare, straordinario per le sue numerosissime varietà di flora e fauna che lo popolavano, quando lo visitavi ti regalava delle emozioni uniche. Percorrere i suoi sentieri, significava passeggiare nel più assoluto silenzio, tradito solo dal cinguettio degli uccelli, dalle fronde degli alberi accarezzate dal vento o da qualche serpe che sgattaiolava libera tra un cespuglio e l’altro, ti faceva sentire un ospite della natura che esprimeva con tutta la sua forza ed il suo fascino le bellezze, i colori, i profumi e l’incommensurabile bio-diversità mediterranea. Le querce con le loro cortecce sugherine, i lecci ed i carrubi, le ginestre fiorite e le palme nane, le infinità di arbusti, di fiori, di colori e di erbe selvatiche, le farfalle, gli uccelli, il paesaggio dalle forti connotazioni selvagge che conservava da tempi remoti l’identità più ancestrale di questo meraviglioso angolo della Sicilia… tutto distrutto.


In questa rubrica, solitamente parliamo di salute e di benessere, ma questa volta, davanti a queste immagini, non si può che parlare di morte, di violenza, di criminalità allo stato puro. Come può commentare uno psicologo dei gesti così efferati eseguiti dall’essere umano, o meglio, da taluni esseri umani? Di certo, non può esistere un movente minimamente valido per giustificare delle azioni di tale malvagità. Un uomo onesto, con dei sani valori, con un minimo di rispetto per il genere umano, per la natura, per il mondo, per la sua terra, non sarebbe spinto da nessuna motivazione a commettere una strage come quella dell’incendio di un bosco. Né il denaro né il potere né la salvaguardia di chissà quali privilegi. Orde di uomini con tratti di personalità evidentemente antisociali, senza scrupoli e senza alcun senso del bene, organizzate per distruggere la loro stessa terra, portando loro stessi all’auto-distruzione, incendiano le nostre terre, certamente per loro personali interessi.


L’uomo con una personalità antisociale non prova alcun senso di colpa, anzi gode nel fare del male per il suo tornaconto personale. Come direbbe Sigmund Freud, l’antisociale è pervaso dalla pulsione di morte, pura violenza che distrugge, senza passare minimamente dal vaglio del buon senso e della salvaguardia della specie, ma in questo caso, sarebbe più opportuno dire, “delle” specie. Gli antisociali, o se vi piace di più, potete usare il termine psicopatici, non sono dei casi sporadici. Questi soggetti sono irrispettosi della legge e delle norme morali, sono incuranti del bene degli altri e scarsamente capaci, se non del tutto incapaci, di provare empatia. Quando sono responsabili di taluni problemi o reati, tendono a sminuire il loro senso di responsabilità, anzi tendono ad attribuire la colpa ad altri o ad altre cause. Provano facilmente rabbia, irritazione, invidia, piacere di dominare, senza alcuno scrupolo per l’altro. Non sanno tollerare la frustrazione e quindi sono psicologicamente vincolati alla dimensione del bisogno che va appagato sempre nell’immediato. Visto che la personalità dell’antisociale è una personalità narcisistica, l’antisociale pensa di essere una persona speciale e superiore agli altri, che quindi merita taluni privilegi oppure è giustificato nel commettere determinate azioni per nulla rispettose di cose e persone. Sempre oggi, al ritorno dalla mia visita ai funerei resti del bosco Angimbé, un canadair sorvola sulla mia testa, intento a spegnere ancora una volta l’ennesimo incendio. Un grande plauso va alle nuove organizzazioni di uomini “sani” che manifestano, non violente, per la salvaguardia dei nostri boschi e della nostra natura, affinché il bene e le pulsioni di vita, prevalgano sul male sulle pulsioni di morte.
Fabio Settipani
Psicologo - Psicoterapeuta





PROBABILE INTIMIDAZIONE. BRUCIATI 400 ULIVI IN UN BENE CONFISCATO A CASTELVETRANO


di Elio Indelicato— 29 Agosto 2017
CASTELVETRANO. Ancora un incendio, molto probabilmente di origine dolosa, in un uliveto gestito dalla Cooperativa «Rita Atria» in contrada Seggio Torre a Castelvetrano. Il fuoco è stato appiccato in punti diversi all’interno e all’esterno dell’area coltivata ad uliveto e sono andati in fumo circa 400 alberi di ulivo della specie nocellara del Belice.
Al presidente della Cooperativa Vito Mazzara non è rimasto altro che presentare avanti al Comando dei Carabinieri una denuncia contro ignoti per danneggiamento. Nessuna dichiarazione in merito all’incendio da parte dello stesso presidente che annuncia un comunicato stampa ma solo dopo che: «Avrò avvertito i soci della Cooperativa».

© Riproduzione riservata

Fonte: trapani.gds.it




ELEZIONI REGIONALI. SI DELINEANO LE CANDIDATURE MA DI PROGRAMMI NEANCHE L'OMBRA. COSA INTENDONO FARE CON I 23 MILA FORESTALI?

27 Agosto 2017. Ci piacerebbe iniziare a parlare di elezioni regionali nei nostri articoli con un confronto serrato tra i programmi. Ci piacerebbe che i lettori fossero interessati non solo allo spreco di nomi di candidati presidenti a governare la Sicilia, ma a come e con quale progetto, e relativa strada praticabile, il candidato presidente darebbe una sterzata al passato.
Purtroppo, destra e sinistra, sono impantanati in luoghi comuni e frasi piene di retorica senza però trovare la quadra. Una sinistra che si è affidata al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e al suo modello facendogli dettare legge sul nome del candidato e sulle alleanze.  Eppure ve lo ricorderete tutti quando, appena eletto, a domanda di Enrico Mentana se fosse del Partito Democratico, Orlando, lasciò l'intervista in asso girando le spalle e andandosene velocemente. Una lezione di autocontrollo da manuale di psicologia clinica.

Il PD con tutto il suo apparato e con i cinque anni di governo regionale non ha un nome da spendere, si affida a Orlando e a quello che etichettano “modello Palermo”, tradotto: un candidato etichettato come “civico” e i partiti dietro le quinte. Nessuno evidenzia però che quel modello, nel capoluogo siciliano, ha funzionato perchè Orlando è Orlando, come uno spot pubblicitario.
Contro il Professore nessuno avrebbe vinto e, passaggio politico non secondario, dall'altra parte l'accozzaglia era talmente evidente, anche agli sprovveduti della politica, che la strada per Orlando era cosa fatta.

Il “civico” in questa tornata, per il PD, è anche “Magnifico”, è il rettore dell'Università di Palermo, Fabrizio Micari. Faccia pulita, indiscusse capacità aggregative, Orlando dice di non essere mai stato a cena con lui e di non conoscerlo però sono pronti ad affidargli l'Isola. Con quali programmi ancora non lo sappiamo, la canzone a destra e a sinistra è lo stessa: discontinuità da Rosario Crocetta.
Se volgiamo lo sguardo a quello che rimane di un centro-destra, con Forza Italia implosa sotto la scure dei forzisti catanesi di origine AN, le cose non sono messe meglio.

I candidati al momento sono due: Nello Musumeci che, voti a parte e alleati pure, rimane candidato; Gaetano Armao, folgorato a villa San Martino, amore corrisposto da Silvio Berlusconi, è in giro per la Sicilia a presentate il suo Manifesto.
Dove sono i programmi? Quelli articolati? Quelli che presentano discontinuità? Cosa si vuole fare di questa Terra per i prossimi cinque anni di governo? Facciamo qualche esempio, poi magari i candidati prenderanno spunti, piacerebbe sapere ai siciliani cosa vorranno fare delle società partecipate, sui corsi di formazione, cosa intendono fare con i 23 mila forestali, come vogliono gestire i parchi archeologici ovvero ancora come intendono mettere mani ai trasporti, alla viabilità, che in quest'isola sono una vera iattura.... alla tutela dei prodotti siciliani, come intendono proseguire l'azione di spending review, la lista potrebbe non finire più ma sono questi e altri i punti su cui gli elettori vorrebbero un confronto indipendentemente dal nome che incarnerà il programma.

Perchè, diciamolo chiaramente, ma chi conosce Fabrizio Micari? Non tutti sono avvezzi al mondo accademico, il lavoro da fare è immane ma il PD è pronto. Meglio un Micari che uno targato dem, il cui, eventuale flop, non farebbe altro che anticipare quello delle politiche nazionali del 2018.
Una cosa è certa: le regionali siciliane del 2017 saranno ricordate come il tour dei politici. Tutti in giro, chi in auto, chi in camper, chi solo virtualmente, ma sono tutti in tour... il famoso porta a porta è stato soppiantato dal “si va casa per casa” di Davide Faraone che proprio il 18 agosto scorso affidava i suoi pensieri alla sua pagina social: “il candidato va trovato in fretta...serve un presidente, una squadra, un programma...”

Ci sarà tempo per scriverlo questo programma, nell'isola dell'improvvisazione e dell'approssimazione si fa il contrario: prima il candidato poi il programma. Una sotto traccia che spiega bene la politica, la sua attività complessa e irriducibilmente lontana dai cittadini.
La Sicilia è stata ridotta ad un test per le prossime elezioni politiche e con un centro-destra così spaccato il centro-sinistra non potrà che vincere con il Magnifico, non Lorenzo il mecenate di Firenze, uomo politico del Rinascimento, ma Fabrizio. Il rettore che si appresta a governare l'Isola, proprio da lui ci piacerebbe sapere come e che idea ha di programma o se anche quello gli verrà somministrato, goccia a goccia, dall'Orlando palermitano. Ne potrebbe uscire fuori un poema cavalleresco, con Berlusconi innamorato di Armao e Orlando stregato da Micari. Duelli, amori, passioni, grandi gesta...

Non se la passano meglio gli altri da Roberto Lagalla, che più che discorsi da candidato governatore parla con tono e stile accademico lontano dal corpo elettorale, ai grillini, in piazza, che sfoderano l'elenco romano di cosa hanno fatto e sputano veleno contro la casta, la stessa di cui fanno parte, aizzano la folla contro la politica ladrona. Ma il programma dov'è? Come la vogliono fare questa Regione a Cinque Stelle?
Queste elezioni, a differenza delle precedenti, sono destinate a lasciare una traccia forte, e siccome i cittadini sono stanchi di sentirsi raccontare la favole che inizia sempre con: “La Sicilia è un Paradiso” ci piacerebbe capire chi ci accompagnerà, e con quali mezzi, in questo viaggio per i prossimi cinque anni di legislatura? Tutti poeti e tutti sognatori di una Terra bellissima, l'eco è lo stesso da mesi, adesso vorremmo conoscere il punto di svolta di questo promesso e rinnovato amore. Le parole sono importanti, i fatti conseguenziali ai discorsi lo sono ancora di più.

Fonte: www.tp24.it