02 giugno 2017

SIFUS: FORESTALI 78 ISTI, BISOGNA SCENDERE IN PIAZZA PER TUTELARE IL NOSTRO LAVORO E IL NOSTRO PATRIMONIO BOSCHIVO

Ricevo e pubblico
dal Segretario Regionale Sifus
Giuseppe Fiore



Forestali 78 isti,
bisogna scendere in piazza per tutelare il nostro lavoro e il nostro patrimonio boschivo. Se rivivremo i disastri ecologici (del passato) causati da potenziali incendi, la stampa nazionale, al solito addossera' la colpa a noi forestali. A questo punto, qualsiasi politico avrà difficoltà a difenderci, per non perdere voti da altri settori.
Non credete a chi vi dice: "è tutto a posto" "le giornate li farete". Oltre il rischio di non fare le giornate, vi è il rischio di continuare a distruggere quello che con tanti sacrifici abbiamo creato.
Se non ci muoveremo saremo complici di chi vorrebbe smantellare il comparto.
G. Fiore (forestale 78 ista)







2 GIUGNO - FESTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA








01 giugno 2017

RISCHIO INCENDI. NICOSIA, PRIME STERPAGLIE A FUOCO: AVVIATO PIANO DI PREVENZIONE



di
ENNA. Il sindaco Bonelli emette l’ordinanza per la prevenzione degli incendi e subito si inaugura la stagione dei fuochi. Martedì un incendio di sterpaglie, tra via San Simone e un grosso agglomerato abitativo, spento subito grazie alla prontezza d’intervento dei vigili del fuoco. Sono andate in fumo poche centinaia di sterpaglie che però erano vicinissime alle case.
L’ordinanza del sindaco, che viene emessa ogni anno, mira a prevenire lo sviluppo di incendi dovuti all’accumulo di erba secca o residui di potature, fattori che favoriscono l’azione incendiaria dei piromani.
Sui cigli di via San Simone e in tanti terreni privati adiacenti alla strada che conduce anche al castello l’erba già secca è una costante e gli incendi in quell’area non sono una novità. L’erba secca è presente in moltissime altre zone del centro abitato e il diserbo fatto dai privati come dagli enti pubblici è una rarità.

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VOUCHER E CONTRATTO OCCASIONALE, ECCO COME E COSA CAMBIA


01 Giugno 2017
Le analogie e le differenze tra i defunti istituti e il nuovo strumento normativo, in una scheda comparativa elaborata dalla Cisl. E Petteni, su Twitter: al di là delle differenze, che ci sono, “va recuperato” l’allargamento all’agricoltura previsto nella nuova disciplina

I vecchi voucher e il nuovo contratto occasionale, sono la stessa cosa? Per Gigi Petteni, segretario confederale Cisl, responsabile delle politiche per il mercato del lavoro, non proprio. “Il nuovo lavoro occasionale – scrive in un tweet – è ben diverso dai voucher” anche se, sottolinea, “va recuperato” l’allargamento all’agricoltura previsto dal Governo nel nuovo strumento normativo.
E su analogie e differenze tra i defunti voucher e il contratto occasionale di cui si discute in questi giorni, la Cisl nazionale pubblica nel proprio sito un prospetto che mette a confronto i due istituti. Comparando nell’un caso e nell’altro, gli utilizzatori, i tetti massimi di spesa per imprese e lavoratori, le condizioni necessarie per l’utilizzazione. Insomma, cosa e come cambia la disciplina dei lavori temporanei e occasionali. (ug)



Qui il focus del Dipartimento per i rapporti con il Parlamento



Fonte: www.cislsicilia.it






CRESCONO DEL 15% LE AZIENDE DEL LEGNO E FORESTE CERTIFICATE PEFC. NEL 2017 CI ASPETTIAMO NUOVE FORESTE CERTIFICATE PER LA LORO SOSTENIBILITÀ ANCHE IN CALABRIA, SICILIA E SARDEGNA”


I boschi certificati Pefc nel nostro Paese sono il 9% del totale

Milano, 1 giu. (askanews) – Cresce il numero delle aziende che decidono di puntare sulla certificazione forestale come strumento per rafforzare la propria attività certificandone la sostenibilità: +15 per cento in un anno. E’ quanto è emerso nel corso dell’assemblea annuale di PEFC Italia, l’organismo nazionale dello schema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso in Italia e nel mondo. L’incremento di aziende certificate – avvenuto nonostante lo scenario di difficoltà socioeconomico del Paese che influenza negativamente le decisioni e gli investimenti delle imprese -conferma come la certificazione sia percepita anche come veicolo per aprire nuovi mercati alle imprese italiane, oltre che come strumento tra i più efficaci per la diffusione della legalità e della sostenibilità ambientale nel settore legno.
“I boschi italiani certificati Pefc si estendono su una superficie di 827.139,51 ettari pari al circa il 9,4% della superficie forestale totale (8.759.200 ettari), in linea con i valori a livello mondiale – ha detto la presidente del Pefc Italia, Maria Cristina D’Orlando – L’area a maggior certificazione è quella gestita dal Bauernbund – Unione Agricoltori di Bolzano (con 301.066,08 ettari, il 36,7% del totale PEFC italiano), seguita dall’area gestita dal Consorzio dei Comuni Trentini (con 258.566,72 ettari, il 31,5%), poi dall’area gestita dal Gruppo Pefc Veneto (con 84.528,940 ettari, l’10,2%), quindi dall’area gestita da UNCEM in Friuli Venezia Giulia (con 81.913 ettari, il 10%); a seguire, con superfici certificate decrescenti, le foreste del Piemonte, Lombardia, Toscana, Basilicata, Liguria, Emilia Romagna e Umbria. Nel 2017 ci aspettiamo nuove foreste certificate per la loro sostenibilità anche in Calabria, Sicilia e Sardegna”.
A fine 2016, le aziende italiane di trasformazione del legno e carta (non solo segherie e falegnamerie, ma anche cartiere, serramentisti, carpentieri, editori) che hanno ottenuto la certificazione catena di custodia Pefc sono 962, con un incremento di quasi il 15% rispetto all’anno precedente. Il settore che mostra l’incremento più consistente è quello delle case in legno e dei carpentieri, un segnale della maggiore richiesta di prodotti certificati anche a seguito degli eventi sismici.
“L’attività strategica del Pefc Italia – ha aggiunto D’Orlando – ha saputo mantenere elevato l’interesse per la gestione sostenibile delle foreste, ma ha rappresentato inoltre uno strumento di valorizzazione di prodotti legnosi italiani, in grado di favorire le filiere di prossimità del territorio d’origine e le azioni per l’adozione di politiche di acquisti verdi da parte delle Pubbliche Amministrazioni”.
L’Associazione PEFC, dopo l’entrata di Leroy Merlin Italia e dell’AUSF (Associazione Universitaria Studenti in Scienze Forestali) ha attualmente 49 soci, appartenenti a Pubbliche Amministrazioni, organizzazioni di proprietari forestali e dei pioppeti, dei consumatori finali, della Grande Distribuzione Organizzata, dei liberi professionisti, del mondo dell’industria del legno, dell’artigianato e delle organizzazioni ambientaliste.
Durante l’assemblea è stato eletto il nuovo consiglio di amministrazione che resterà in carica per il triennio 2017-2019 e che risulta così composto: Gabriele Calliari (Federforeste), Marco Pietrogiovanna (Sudtiroler Baurnbund), Emilio Gottardo (Comune di Ampezzo), Maria Cristina D’Orlando (Regione autonoma Friuli Venezia Giulia), Francesco Dellagiacoma (Provincia autonoma di Trento), Mattia Busti (CONAF – Ordine dottori agronomi e dottori forestali), Concezio Gasbarro (Confagricoltura), Paolo Fabbri (Punto 3 srl), Antonio Nicoletti (Legambiente), Luigino Gilberto (Adiconsum), Primo Barzoni, Andrea Ferrari e Andrea Zenari (in rappresentadelle aziende certificate). 

Fonte: www.askanews.it







FORESTALI, CONCORDATA RIPARTIZIONE SOMME PER LE ATTIVITÀ L’ANNO 2017. MA ALMENO RIPARTE LA CAMPAGNA


Mandrà (Flai Catania): “Somme non sufficienti, ma almeno riparte la campagna”

Operai forestali siciliani, finalmente qualcosa si muove. Il Dirigente Generale del Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale, ing. Di Trapani, ha comunicato alle segreterie regionali Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil, che è stata concordata la ripartizione delle somme stanziate dalla Regione per le attività forestali per l’anno 2017. I lavori sugli alvei fluviali verranno realizzati sempre attingendo dalle risorse stanziate (10%) e che quindi non saranno aggiuntive come nel caso dei PAC fluviali.

È stata già svolta una riunione con tutti i Dirigenti provinciali degli UST e subito partiranno gli avviamenti per la realizzazione dei parafuoco che comprenderanno tutti i centunisti e riprenderanno a lavorare anche i 151nisti al momento sospesi.
Considerato che quasi contemporaneamente dagli Uffici del Comando partiranno anche gli avviamenti per la campagna, i 151nisti che fanno parte dell'antincendio dovranno chiedere, con un modello di istanza unico che il Dipartimento predisporrà, di non essere prorogati per poter partecipare alla selezione richiesta dall’IRF.

Commenta il segretario generale Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà: “Le somme disponibili non sono sufficienti a portare a completamento le attività, tuttavia almeno riparte la campagna antincendio e la prevenzione con la realizzazione dei viali parafuoco. La Flai continuerà a seguire l’evoluzione affinché vengano garantite le risorse necessarie per poter svolgere i lavori di manutenzione ed il servizio antincendio”.

27 Maggio 2017

Fonte: nuke.flaicgilcatania.it







FORESTALI: LUNEDÌ’ 5 GIUGNO SCIOPERO E SIT- IN DEI LAVORATORI DEL COMPARTO ANTINCENDIO


Palermo, 1 giugno- Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno proclamato per lunedì 5 giugno lo sciopero dei lavoratori a tempo indeterminato del comparto antincendio, dipendenti dei Sirf provinciali (servizio ripartimentale foreste). Un sit- in si terrà a partire dalle10 davanti al Comando del Corpo forestale, a Palermo (via Ugo La Malfa 87). I sindacati, chiedono soluzioni rispetto a una “situazione di incertezza – scrivono in una nota Alfio Mannino, Calogero Cipriano e Antonio Marino – che si protrae ormai da tempo, nonostante si sia cercato di affrontare il problema in più tavoli,  a seguito delle disposizioni del Comando che hanno messo in discussione istituti contrattuali, accordi sindacali regionali e provinciali, mansioni e indennità con conseguente decurtazione di salario già dal 2016”.

Fonte: www.cgilsicilia.it




Notizia correlata:

I Sindacati Confederali proclamano lo sciopero dei Lti del comparto antincendio





LA REGIONE SICILIANA SENZA FUNZIONARI ED ISTRUTTORI, PRATICHE PARALIZZATE PER MANCANZA DI PERSONALE


01 Giugno 2017
Quando hanno dato il via al prepensionamento per sfoltire i ruoli del personale regionale stracolmi di gente e dunque centrale di costo importante, alla Regione siciliana non hanno fatto i conti con i requisiti per la pensione. Nessuno, insomma, ha guardato chi fosse in condizione di lasciare i ruoli dell’amministrazione attiva e che ruoli ricoprisse.
Partiti i prepensionamenti, e collocati a riposo i primi mille ed oltre richiedenti la pensione anticipata, adesso dal personale si accorgono di cosa succede. Entro qualche anno la Regione siciliana avrà soltanto dirigenti e dipendenti di fascia bassa A e B. In pratica stanno andando via la maggior parte dei dipendenti delle fasce C e D ovvero funzionari ed istruttori. Per farla breve, si tratta del personale che si occupa materialmente delle pratiche, quello che fa il lavoro vero e proprio su indicazione dei dirigenti e sotto il loro controllo.
Per fare un esempio di natura edile, la Regione si trova a costruire un palazzo con architetti ed ingegneri da un lato e con ‘picciotti’ di muratore dall’altro ma senza muratori, mastri e capomastri.
Oltre che dal prepensionamento, questa situazione è determinata anche dal fatto che nel 2011 il governo Lombardo stabilizzò circa 5000 precari della Regione ma lo fece nelle categorie più basse, e B, perché la legge non permette stabilizzazioni senza concorso per qualifiche superiori. Di fatto precari anche con qualifiche tali da fare gli istruttori, oggi si trovano a far fotocopie o portineria
Il problema lo si rileva già in due specifici settori: la formazione dove serve il personale per le pratiche che devono far partire l’Avviso 8 e nel dipartimento Lavoro dove il personale interno deve svolgere funzioni in passato coperte dai così detti sportellisti, soprattutto negli uffici periferici.
Per questo motivo il dipartimento ha chiesto l’autorizzazione ad utilizzare il personale di fascia  e B per mansioni superiori. Autorizzazione negata dal Dipartimento del personale.
“Il problema esiste – conferma a BlogSicilia l’assessore regionale al personale Luisa Lantieri – ma nessuno può autorizzare all’impiego di personale di fascia A e B per mansioni superiori. E’ evidente che qualsiasi tribunale condannerebbe la Regione a pagare i corrispettivi per le mansioni esercitate e si aprirebbe un contenzioso legale anche sul riconoscimento giuridico successivo”.
Secondo l’assessore Lantieri non c’è uno scontro con altri componenti della giunta ma un problema da affrontare “in sede di contrattazione sindacale. Quando parleremo del rinnovo dei contratti porremo anche il tema dell’impiego del personale in mansioni superiori. La Regione rischia di paralizzarsi nei prossimi anni ed è naturale che debba usare il personale interno per questi incarichi. Occorre un accordo sindacale per riqualificare il personale che ha i requisiti per svolgere mansioni superiori. Lo si potrà fare con una sorta di corso-concorso interno in modo da regolarizzare le posizioni senza incorrere in vertenze e sanzioni”.
Intanto, però, le pratiche regionali vanno a rilento per carenza di personale. Una beffa per la Regione siciliana che certamente non ha pochi dipendenti. Forse una maggiore attenzione nel fare le leggi sarebbe stata opportuna.
di Manlio Viola 









SERVIZIO 9 "ISPETTORATO RIPARTIMENTALE DELLE FORESTE DI CALTANISSETTA" - AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI SORVEGLIANZA SANITARIA PER I LAVORATORI FORESTALI ADDETTI AL SERVIZIO ANTINCENDIO BOSCHIVO



Determina n. 13 del 19.5.2017

Disciplinare di gara




Fonte: Comando del Corpo Forestale della Regione Siciliana





SERVIZIO 12 "ISPETTORATO RIPARTIMENTALE DELLE FORESTE DI MESSINA" - SERVIZIO DI REVISIONE DEGLI AUTOMEZZI DI SERVIZIO









FURLAN, TAGLIARE L’IRPEF PER LAVORATORI E PENSIONATI


Così la leader Cisl commentando le Considerazioni finali del governatore Visco. Per far crescere la produttività occorrono maggiori investimenti pubblici, in nuove tecnologie, infrastrutture, ricerca e formazione. Ma servono anche una diversa politica fiscale e un ruolo delle banche più funzionale allo sviluppo

“È importante che oggi il governatore della Banca d’Italia Visco abbia sottolineato che il Paese ce la può fare, che si può riprendere e tornare a crescere con energia, purché chi governa abbia a cuore i benefici per i cittadini e se tutti i soggetti istituzionali e sociali compreso il mondo delle banche faranno la propria parte”. È quanto sottolinea la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan. “Fa bene il governatore Visco nelle sue Considerazioni a ricordare che il mondo del lavoro ha pagato in questi anni un prezzo molto salato a causa della crisi economica e che bisogna puntare sulla qualità del lavoro, sulla partecipazione e soprattutto sull’innovazione per rilanciare la produttività nel Paese”, sottolinea la Furlan. “Anche noi sosteniamo che per far crescere la produttività occorrono maggiori investimenti pubblici, investire nelle nuove tecnologie, in infrastrutture, ricerca, formazione. Sicuramente questa è la strada per aumentare i redditi e anche il livello di occupazione che rimane ancora molto basso. Ma occorre anche da una parte una diversa politica fiscale, mettendo mano subito alla riforma fiscale per abbassare l’Irpef per i lavoratori e i pensionati in modo da stimolare i consumi interni e dare una scossa all’economia. Dall’altra parte occorre anche un ruolo più incisivo e funzionale allo sviluppo da parte delle banche che se vanno sostenute sui crediti deteriorabili hanno il dovere di restituire ai cittadini in termini di sostegno alla crescita, agli investimenti e anche di aiuto alle famiglie, ai giovani e alle piccole e medie imprese che vogliono investire e creare nuovi posti di lavoro”.
31 Maggio 2017

Fonte: www.cislsicilia.it






FUOCHI IN AGRICOLTURA, GLI OBBLIGHI, E LE SANZIONI



E' in vigore l'ordinanza del Comune di Scicli relativa all'accensione di fuochi in agricoltura. E' obbligo dei cittadini che detengono a qualsiasi titolo terreni pubblici e privati in tutto il territorio comunale, di procedere e mantenere in perfetto stato di pulizia:

a) I boschi di qualsiasi tipo ed essenze, comprese le macchie mediterranee;

b) I terreni, anche quando recintati, e limitrofi alle aree boschive ed agli insediamenti abitativi;

c) I giardini privati di case e ville che interessano tutto il territorio comunale;

d) I terreni confinanti con strade comunali, provinciali e statali con la costante pulizia e

l'eliminazione della vegetazione secca, effettuando apposite fasce tagliafuoco.

Durante il periodo compreso dal 15 giugno al 15 ottobre dell'anno 2017, è fatto

divieto di:

Dare fuoco alle stoppie ed alle erbacce;
Lanciare mozziconi di sigarette da veicoli in circolazione, al fine di scongiurare possibili incendi;
   Usare apparecchi a fiamma o elettrici per tagliare metalli in boschi o in terreni cespugliati;
Compiere ogni altra operazione che possa creare un pericolo immediato di incendio;
Bruciare residui provenienti dal ciclo di lavorazione agricola quali materiali plastici, polistirolo, scarti vegetali e quant'altro, classificati rifiuti speciali ai sensi del D.L.vo n° 152/06;

Nel periodo compreso dal 15 giugno al 15 ottobre, in deroga al divieto imposto, i soggetti

interessati, previa comunicazione formale il Comando della Polizia Municipale e dopo aver ricevuto la relativa autorizzazione, potranno bruciare, dalle ore 05.00 alle ore 08.00 e secondo i tempi e le modalità previste nella predetta autorizzazione stoppie e materiale erbaceo, cespugli, sterpaglie, incolti e tutta le vegetazione secca presente nei propri fondi.

I trasgressori andranno incontro a sanzioni pecuniarie. 






PARCO DELL'ETNA, ANCORA IN BILICO GESTIONE DEI RIFUGI A UN ANNO DAL BANDO, ATTIVA SOLO CASA DI CAPINERA


Francesco Vasta- 01 Giugno 2017
Cronaca – Erano tre le strutture che l'ente avrebbe voluto affidare alle imprese per farne punti di partenza per escursioni. Ma dopo più di 365 giorni dalla gara, solo una è aperta. Per Casa Caldarera si spera in un'azienda di distillati, mentre a Case Bevacqua è tutto da rifare

A più di un anno dai bandi di gara, solamente uno dei tre rifugi che il Parco dell’Etna avrebbe voluto dare in gestione è effettivamente entrato in attività. Bilancio in chiaroscuro, dunque, per una delle iniziative fiore all’occhiello della presidenza di Marisa Mazzaglia. Sul rilancio dei punti base per l’escursionismo dell’area protetta, infatti, si era davvero puntato forte. Si tratta di una serie di casolari o rifugi individuati già trent’anni fa, nel decreto istitutivo dell’ente Parco, come parti di una rete - fatta di una struttura per ciascuno dei venti Comuni dell’area protetta - da mettere al servizio dei visitatori. Rete mai, però, entrata effettivamente in attività, tra espropri arenatisi, ristrutturazioni a singhiozzo e incognite gestionali e di competenze. Positive le eccezioni di Rifugio Citelli o di Piano dei Grilli, aperti ai visitatori da tempo. Emblema di degrado e inefficienza amministrativa, invece, vicende come quelle del Grande albergo dell’Etna a Ragalna o di Case Pietracannone, in territorio di Milo, il cui futuro pare indecifrabile dopo una lunga storia di stalli e sprechi.

Dal 2013, tuttavia, sui tre punti base di Case Bevacqua, a Piedimonte Etneo, Case Caldarera, a Randazzo, e Casa della Capinera, in contrada Cicirello a Trecastagni, l’ente Parco era riuscito ad accelerare, completando poi entro l’anno scorso le ristrutturazioni. La spesa, nel complesso, ha superato i due milioni di euro, fondi provenienti sia dalla Regione che dall’Europa. Via libera, in seguito, alle procedure di affidamento, rivelatasi più farraginose e lunghe del previsto e che, alla fine, hanno condotto a un risultato solo nel caso di Trecastagni. Il punto base numero 20 di contrada Cicirello, che prende il nome dal quasi omonimo romanzo di Giovanni Verga ambientato proprio ai piedi di Monte Ilice, è stato inaugurato la scorsa settimana e, oltre ad essere un punto di ristoro, sarà luogo di partenza per escursioni a piedi e a cavallo. Lo terrà in funzione per nove anni un raggruppamento di impresa del posto, vincitore dell’appalto da circa 30mila euro. Una scommessa che val la pena compiere secondo Alfio Campisi, uno dei soci: «Il luogo è molto suggestivo ed è facilmente raggiungibile da Trecastagni – spiega – siamo convinti che possano esserci margini d’azione interessanti».


Ampia era stata la platea degli aspiranti gestori – cinque le offerte presentate - se confrontata con le tre sole offerte presentate per Case Caldarera, il numero 9, e Case Bevacqua, il numero 13. Punti base di cui invece il futuro resta ancora tutto da delineare, specie nel caso di Piedimonte. Per il primo dei due - che sorge in contrada Pirao, sul versante nord dell’Etna - tutte le speranze sono riposte su un’azienda operante nel settore dei distillati, che si è aggiudicata la gestione novennale di Case Caldarera per circa 40mila euro con un progetto che punterebbe a farne un originale centro visita.

Altra storia per Case Bevacqua, quello con l’iter più tribolato e dispendioso – dal 1989 ad oggi è costato oltre tre milioni - fra i tre punti base. Vandalizzato e in abbandono fino al recupero ultimato nel 2015, il gruppo di casolari da oltre mille metri quadrati risale all’inizio dell’Ottocento e può contare su varie stanze per ospiti, aree museali, un grande palmento storico e persino una cantina interamente ricostruita e oggi da adibire a spazio polifunzionale. L’associazione che se n’era aggiudicata la gestione, unica a presentare un’offerta, ha abbandonato il tavolo con l’ente Parco al momento della firma del contratto. Tanti, a quanto sembra, i dubbi sui costi di gestione del complesso e sulla sostenibilità economica di un progetto d’accoglienza turistica in una delle zone meno battute del vulcano. 

A far saltare tutto sarebbe stata anche l’incognita della strada di accesso a Case Bevacqua, al momento una malridotta trazzera di circa due chilometri che collega il punto base alla strada provinciale Milo-Linguaglossa. In queste condizioni il rifugio è raggiungibile solo da pochi appassionati che dovrebbero anche essere muniti di mezzi 4x4. Né il Parco né il Comune di Piedimonte, intanto, sembrano riuscire a trovare la quadra e i fondi per ripristinare il percorso. Nel frattempo, l’ente guidato da Mazzaglia starebbe lavorando alla nuova procedura d’affidamento della gestione. Dopo trent'anni, l'imperativo è ancora far presto, per scongiurare il ritorno dei vandali e un nuovo deleterio abbandono di Case Bevacqua.

Fonte: catania.meridionews.it




La meravigliosa Etna



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CROCETTA E IL CAOS DA FINE IMPERO. NOMINE, CAPRICCI E ALLEATI IN FUGA


di Salvo Toscano - 31 Maggio 2017
L'Irfis, l'inchiesta su Morace, la richiesta di dimissioni. Cronache dal Palazzo assediato.

Ci risiamo. Gli attori cambiano ma il copione è simile. Quell'aria caotica e decadente da fine impero, tra nomine e indagini giudiziarie, torna su Palazzo d'Orleans. Proprio come cinque anni fa di questi tempi, quando si chiudeva l'era di Raffaele Lombardo. Allora l'indagine riguardava la mafia, con un'ipotesi di concorso esterno che non ha retto in appello. Allora la cifra degli ultimi mesi era quella delle porte girevoli, con assessori misconosciuti che entravano e uscivano in continuazione dalla giunta barcollante del leader autonomista azzoppato. Oggi, l'indagine che mina gli ultimi mesi di presidenza di Rosario Crocetta ipotizza invece il reato di corruzione. Un'ipotesi certo tutta da provare, che il governatore ha respinto con forza. Ma che sta portando con sé inesorabilmente lo stillicidio di intercettazioni, un mare magnum di conversazioni infarcite anche di gossip boccaccesco, che di certo non sta giovando a Crocetta. Tanto da aver fatto precipitare le quotazioni di una sua candidatura, che già prima dello scandalo scaldava ben poco i cuori del centrosinistra. 

Altro che Filicudi, a Crocetta ormai resta solo Palazzo d'Orleans, asserragliato come il bunker di Berlino. E un pugno sempre più ristretto di fedelissimi a cui attingere per le ultime nomine. Come Giulio Guagliano, mandato come direttore generale all'Irfis dove già si trovava da vicepresidente Patrizia Monterosso. Si liberasse una terza casella, forse a Crocetta non resterebbe che andarci lui, visto che le sue legioni sembrano sempre più assottigliarsi. Scene da fine Impero, mentre le indagini sul caso Morace svelano una corte che accondiscende avvilita alle bizze capricciose dell'imperatore per il quale adesso i grillini invocano dimissioni parlando di “intollerabile e inqualificabile uso della cosa pubblica a fini privati” a proposito del prolungamento del servizio di collegamento navale su Filicudi. 

Siamo al canto del cigno di una legislatura che è stata una grande occasione perduta. I partiti che hanno portato Crocetta a Palazzo d'Orleans e che con lui hanno condiviso la responsabilità di questi cinque anni - si chiamano Pd e Centristi-Ap (ex Udc e Ncd) – si defilano sempre più dalla scena – ma non dagli assessorati – e faranno di tutto per far dimenticare ai siciliani di esserci stati anche loro. Cercheranno di scaricare sul maldestro governatore l'intero peso del disastro, come se loro fossero stati da un'altra parte. Il progetto è quello di attingere ancora una volta alla riserva dell'antimafia, ma stavolta a quella deluxe, provando a convincere Piero Grasso a far da condottiero a una coalizione che vada dai vendoliani ad Alfano. Raccontando ai siciliani la favola di essere stati da qualche altra parte mentre l'Impero crollava tra i capricci del capriccioso imperatore. Un'operazione di rimozione della memoria per la quale il presidente del Senato sarebbe il profilo più funzionale. Ma che resta comunque assai complicata a meno che un'amnesia epidemica non si abbatta sulla Sicilia.

Fonte: livesicilia.it






L’INCHIESTA. SOLO FILICUDI NEL CUORE DI CROCETTA E LA REGIONE SI FERMÒ PER UN MESE



di Accursio Sabella - 01 Giugno 2017
Secondo l’accusa, il governatore ha spinto per attivare nuove corse verso l’isola per motivi personali.

PALERMO - “Qua la casa brucia”, disse a un certo punto il dirigente generale alle Infrastrutture Fulvio Bellomo. Ma nella testa del presidente Crocetta c’era solo Filicudi. Le sue strade, il suo mare, le sue bellezze. Filicudi on my mind. L’isola al centro di tutto. Mentre la Sicilia era incendiata dalle polemiche e dai problemi. Dalle notizie di prossime chiusure degli ospedali, dopo la pubblicazione di una prima bozza della rete sanitaria. E mentre i dipendenti delle ex Province salivano sui tetti a protestare per lo sfascio degli enti. 

Nella mente di Crocetta, però, c’era solo Filicudi. E per oltre un mese, dai primi di settembre ai primi di ottobre dello scorso anno, assessori e burocrati sono stati impegnati per assecondare quelli che negli atti dell’inchiesta “Mare Monstrum” vengono definiti senza mezzi termini i “desiderata” del governatore. 

Crocetta si innamora dell’isola 

E il presidente si attiva in prima persona, ad esempio, per assicurare nuove corse dalla Sicilia all’isolotto. Il motivo? È affidato alle ironie dei tanti “attori” intercettati dagli inquirenti. Dagli armatori Morace e Franza, passando per l’assessore Pistorio e per il sindaco di Lipari Giorgianni. Il presidente, secondo loro, si era innamorato dell’isola e non solo dell’isola. E a questo si doveva la sua insistenza. 

L’amore scoppia a fine agosto. Tra il 22 e il 26 di quel mese, infatti, Crocetta è a Filicudi. Il governatore sbarca in compagnia di Massimo Finocchiaro, nominato alcuni mesi fa dal presidente al vertice dell’Ast. Il fedelissimo del governatore, appena messo piede sull’isola, chiama al telefono l’armatore Ettore Morace, finito ai domiciliari nell'inchiesta coordinata dai pm Luca Battinieri e Francesco Gualtieri, per raccontare la soddisfazione di Crocetta per la qualità dei servizi resi dalla Liberty Lines. È solo l’inizio. Sarà proprio Crocetta a parlare con Ettore Morace il 25 agosto. Lo farà tramite il cellulare di Pippo Santamaria, l’albergatore e delegato del sindaco di Lipari, nei confronti del quale, secondo politici e burocrati, sarebbe nata una forte simpatia da parte dello stesso governatore. “A Filicudi non si può che stare bene”, dice Crocetta a Morace e aggiungerà: “Dicevo a Pippo che ritornerò”. Filicudi era entrata nella mente del presidente. 

Gli aliscafi e il mare d’inverno 

E in effetti, già il giorno in cui Crocetta lascia l’isola, Santamaria chiama Morace spiegando che il presidente “vorrebbe potenziare alcune cose per la linea di Palermo...”. Una idea che presto, emergerà dalle carte, si trasformerà in una ossessione: quella di creare una tratta diretta da Palermo alle Eolie, persino durante i mesi invernali. 

E l’idea trova spazio in una riunione convocata proprio da Crocetta per il primo settembre e alla quale parteciperanno l’assessore Giovanni Pistorio, il suo segretario particolare Giuseppe Montalto, il dirigente generale Fulvio Bellomo e lo stesso Ettore Morace. Il governatore, in quel momento, mette in moto la macchina della Regione per provare a trasformare la sua “intuizione” in realtà. Una idea che per tutti, da Bellomo a – addirittura – Morace è uno spreco o più semplicemente “una minchiata”. 

Ma Crocetta va avanti come un treno. Gli uffici della Regione, però, provano a “smorzare” gli entusiasmi del presidente. E si impegnano, in quei giorni caldissimi per la Sicilia, a trovare una soluzione alternativa, e una copertura economica a quello che in tanti definiranno il “capriccio” del presidente. Così, la soluzione prevista è quella di una proroga di qualche giorno. Saranno cinque in tutto. E costeranno, secondo i calcoli dell’assessorato, circa 220 mila euro.  

Il ritorno del presidente 

Pochi giorni dopo la riunione del primo settembre, Crocetta torna a Filicudi. Nel frattempo, i dirigenti lavorano per assecondare le esigenze manifestate dal presidente. E il governatore interviene in prima persona, nel pomeriggio del 5 settembre, contattando direttamente il dirigente generale Bellomo: “Come è finita con Morace?” chiede Crocetta. Bellomo spiega che l’unica soluzione possibile è quella di un “prolungamento” fino “a fine settembre. Invece del 15 la facciamo scadere il 25 che è la domenica”. Il governatore si interessa anche sulla spesa: “Questa con costi addizionali o no?” domanda. E Bellomo gli spiega: “No, no paghiamo noi”. Il presidente chiude la conversazione (“Va bene”, dice) e parte per l’Isola. Suscitando persino il fastidio di Ettore Morace con cui Crocetta avrebbe dovuto incontrarsi proprio in quei giorni: “Mò il presidente – lamenta l’armatore – ci sentiamo tutti i giorni perché si è fissato lui e Filicudi… io quasi mi auguro che sia il cattivo tempo e non se ne fa niente perché stare tre giorni con questi su un’isola...”. 

La strana lettera dei sindaci 

Intanto, gli uffici continuano a lavorare per accontentare Crocetta. E sorge un nuovo problema: per sbloccare quelle tratte e il relativo finanziamento, è necessaria una richiesta dei sindaci delle Isole. Insomma, quella decisione deve quantomeno “apparire” il frutto di un interesse generale. “Sono soldi dell’erario pubblico”, spiegherà Bellomo nel corso di una conversazione intercettata. Alla fine, verrà coinvolto il sindaco di Lipari Giorgianni. Lo stesso che aveva definito quel progetto poco meno che una stupidaggine. “Lo sappiamo questo – dirà Bellomo alla dirigente Piazza – lo dobbiamo fare per forza”. Lo vuole il presidente.
Il terzo weekend a Filicudi
Presidente che deciderà di tornare nell’Isola anche nel weekend tra il 15 e il 18 settembre. Ettore Morace annuncia al padre Vittorio che il governatore sarà ospite sulla sua barca. Un viaggio sfortunato: a causa di una avaria, l’imbarcazione dovrà tornare indietro. Intanto, sulla terraferma, esplodeva la protesta di altri sindaci e di medici e manager: erano i giorni in cui si parlava concretamente della chiusura e del ridimensionamento di alcuni ospedali siciliani. E al rientro da Filicudi Crocetta era atteso da un delicatissimo “vertice di maggioranza”. 

Sull’isola delle Eolie Crocetta intanto era arrivato proprio grazie alla “proroga” concessa agli aliscafi di Morace. Lo sbarco verrà immortalato dagli inquirenti che avevano iniziato un vero e proprio pedinamento nei confronti del presidente. Ad accoglierlo sulla banchina, Pippo Santamaria. Il giorno dopo si uniranno Ettore Morace e Massimo Finocchiaro. Il weekend, stando al racconto dell’armatore, sarà molto piacevole. Crocetta tornerà a Palermo la domenica, grazie a sei biglietti messi a disposizione gratuitamente da Santamaria. 

Il porto di Filicudi e la “sceneggiata” 

Il 25 settembre si fermano gli aliscafi. Ma Crocetta tornerà ugualmente sull’isola di Filicudi, pochi giorni dopo. Per una “ulteriore vicenda di interesse investigativo”, scrivono gli inquirenti. Si tratta della “questione legata alle opere di sistemazione, adeguamento e messa in sicurezza del porto di Filicudi”. Anche in questo caso, partono le grandi manovre e le riunioni alla Regione. Un incontro viene organizzato da Crocetta per il 26 settembre. E in questo caso viene coinvolto l’assessore regionale al Territorio Maurizio Croce. È lui a “convocare” il sindaco Giorgianni al quale, però, chiede di portare con sè a Palazzo d'Orleans “il tuo vicesindaco”. L’assessore in realtà si riferiva a Santamaria. “E’ un mio collaboratore”, preciserà il sindaco di Lipari. Poco male. Il presidente vuole che anche lui sia presente. La vicenda, molto contorta dal punto di vista burocratico, è finalizzata, come detto, alla sistemazione della banchina. “I lavori sono finiti, ma il porto non c’è”, sintetizzerà, nel corso di una conversazione con Bellomo, il dipendente regionale Carmelo Ricciardo. 

L’esito della riunione? “Tutta la Regione il sette sarà a Filicudi”, dirà Giorgianni alla moglie. Tutti lì, il presidente, il dirigente generale, pure il capo della Protezione civile. Tutti a Filicudi, per un sopralluogo durato poco più “di mezz’ora”. Un viaggio inutile, secondo lo stesso sindaco: “Abbiamo risolto, - dirà Giorgianni - ma l’abbiamo risolto indipendentemente da questo sopralluogo. Io sto al gioco del sopralluogo per due motivi. Primo motivo perché, insomma, è il Presidente e vuole fare ‘sta sceneggiata e io non gli posso dire no”. Del resto, ammetterà il sindaco, “finanziamenti nel Patto per il Sud ne ha messi, per le isole Eolie, quanto non se n’erano mai visti nella storia”. E così, tutti a reggere la “sceneggiata”. Con tanto di conferenza stampa. Crocetta, però, si fermerà un po’ più degli altri. Arriverà il 6 e andrà via l’8 ottobre. “E’ da stamattina che lui è a Filicudi”, si sfogherà il dirigente Bellomo col collega Vincenzo Falgares. “Qui la casa brucia...”. Ma nella mente del presidente c’era solo Filicudi.

Fonte: livesicilia.it





ELECTION DAY NAZIONALE IL 22 OTTOBRE, LA SICILIA VALUTA SE SPOSTARE LE REGIONALI DEL 5 NOVEMBRE


31 Maggio 2017
“Accolgo con favore l’intento di Renzi di fare una legge elettorale entro il 7 luglio. Vuol dire che le Camere si sciolgono a luglio e si va a votare, non credo a settembre perché è troppo presto, ma sarebbe perfetto se si votasse il 22 ottobre, così faremmo l’election day anche con il referendum”.
Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni “Mi pare – ha continuato – ci siano le condizioni, si sta avvicinando concretamente questa prospettiva di andare al voto in autunno, ne prendo atto con soddisfazione e spero nell’election day regionali, politiche e referendum”.
Si tratta dell’ennesimo pronunciamento favorevole ad elezioni anticipate che sembra aprire proprio a questo gendere di sceltas. un anticipo, in realtà, non consistente ma di appena qualche mese visto che la legislatura sarebbe comunque scaduta a febbraio. Elezioni anticipate di un periodo fra i quattro e i sei mesi nonc reerebberpo problemi a nessuno dei parlamentari.
Qualche difficoltà, invece, la creerebbero alla Regione siciliana che, pur non avendo ancora convocato i comizi elettorali perchè non ci sono ancora i termini per farlo, pensava a svolgere le elezioni regionali il 5 novembre.
Una possibilità che adesso appare un po’ più remota. Significherebbe chiamare alle urne gli elettori siciliani due volte in quindici giorni. Una prima volta per le elezioni regionali e per il referendum, ed una seconda volta per le regionali.
L’effetto della doppia chiamata alle urne, si sa, è l’abbassamento dei votanti. Lo dimostrano i ballottaggi in occasione delle elezioni dei sindaci. Al secondo turno vanno a votare sempre meno rispetto al primo turno. In un periodo di astensionismo dilagante una simile scelta sarebbe abbastanza complessa da sostenere.
Ci sono, poi, altri grandi temi come quelli delle candidature. Da questo punto di vista la doppia elezioni forse farebbe un po’ di spazio perchè in tanti dovranno scegliere se correre per le nazionali o per le regionali. A qualcjuno, anche di rilievo, potrà essere offerto un posto nella corsa alla camera per far spazio alla Regione o, viceversa, una candidatura alla regione per far spazio alle politiche.
C’è, in realtà, in campo un’altra ipotesi che sembra perfino più gettonata nelle dichiarazioni ma che appare complessa da realizzare ovvero quella del voto ancor più anticipato: a settembre. In questoc aso le due elezioni (nazionale e regionale) sarebbero più lontane e l’effetto astensionismo leggermente mitigato ma in fondo neanche troppo. resterebbero, invece, in piedi tutte le considerazioni politiche sulle candidature.
Insomma un elemento pro ed un elemento contro in entrambi i casi. Di fatto la scelta che maturerà a Roma influenzerà anche quelle da fare a Palermo perchp non ci sarà più un paracadute per chi dovessere essere, ad esempio, bocciato alle regionali e in molti dovrnno scegliere dove correre e come ‘contarsi’
di Manlio Viola

Fonte: palermo.blogsicilia.it








31 maggio 2017

SIRACUSA, FORESTALI: ASSUNZIONI LA PROSSIMA SETTIMANA. LAVORI CONCENTRATI A PANTALICA, CAVAGRANDE, VENDICARI E A MONTE LAURO E PIANO CONTESSA


Il Dirigente Provinciale dell’Azienda Foreste Demaniali, Nunzio Caruso, a seguito di precisa richiesta delle scriventi su un possibile incontro per concordare i lavori da espletare nelle Riserve e nelle Aree Demaniali, ha convocato i rappresentanti di Flai, Fai e Uila Provinciale, rispettivamente Domenico Bellinvia, Sergio Cutrale e Gianni Garfì. L’incontro è stato quanto mai proficuo per analizzare come gli effetti della Finanziaria appena approvata dalla Regione Siciliana, si vadano catapultando nei territori delle province.
In particolare, per quanto concerne Siracusa e i suoi Comuni, il Dipartimento Regionale Sviluppo Rurale ha assegnato un milione e 980mila euro per la realizzazione dei viali parafuoco con precedenza assoluta per le Riserve; altra somma pari ad un milione e 70mila euro servirà per le spettanze degli Lti (Lavoratori a Tempo Indeterminato) attualmente impegnati nei territori della provincia che stanno già effettuando dei lavori di prevenzione in attesa che subentrino gli altri lavoratori a tempo determinato.
Nello specifico, è stato concordato di poter avviare per un turno completo di 51 giorni, tutti gli attuali 151nisti e 101nisti di entrambi i Distretti, 199 unità nel Distretto 1 Monte Lauro – Noto Antica e 203 nel Distretto 2 Giarranauti, più una ventina di 78ttisti con le qualifiche di decespugliatoristi, in quanto con gli appartenenti alle fasce superiori, non si riesce a poter concretizzare e quindi espletare nel modo corretto i lavori di prevenzione che apriranno i viali tagliafuoco ai braccianti che dovranno poi fare la ripulitura a mano direttamente sul terreno, lasciando quindi a nudo la fascia di salvaguardia.
Non saranno avviati i 151nisti che svolgono anche la loro attività nell’Antincendio in quanto è assai probabile che l’avvio sia quasi in contemporanea per cui, pur prevedendo l’attuazione di una modulistica a livello regionale che di fatto autorizzi il disimpegno da un rampo verso l’altro, se ne farà a meno.
In atto si stanno già svolgendo le visite mediche pre-assuntive per gli appartenenti al Distretto 2 mentre in questa settimana verrà divulgato il calendario per i Lavoratori appartenenti al Distretto 1 che dovranno essere ancora visitati.
È ipotizzabile dunque che la settimana prossima si potrà procedere alle assunzioni: infatti l’inizio lavori nei cantieri è previsto verosimilmente per lunedì 12 giugno sempre con la turnazione 7-13,30 dal lunedì al sabato; solo nel caso che le temperature diventino elevate, potrà essere modificato il nastro lavorativo con disposizione di servizio che emanerà appositamente il dirigente Nunzio Caruso.
I lavori quindi saranno concentrati nelle Riserve naturalistiche di Pantalica, Cavagrande, Vendicari e nei Demani Forestali di Monte Lauro e Piano Contessa mentre non appena gli altri progetti saranno esitati favorevolmente al Dipartimento Regionale, si potrà procedere all’esecuzione degli altri viali parafuoco delle aree ritenute sensibili, perché per poter coprire tutto il territorio in cui servono i viali parafuoco, servirebbero almeno 8 milioni di euro cosa che appare alquanto improbabile. Con i fondi Fsc che potrebbero essere cantierabili subito dopo l’estate, le altre forze lavoro saranno impegnate nei territori della provincia per i lavori silvo-colturali che saranno previsti nei relativi progetti.
Infine, il dirigente Caruso ha comunicato che i 4 lavoratori che sono transitati da 151giorni ad Lti per effetto dello scorrimento avvenuto nel mese scorso, inizieranno la loro opera a tempo indeterminato nelle aree che verranno loro saranno assegnate, a partire dall’1 giugno. Si riprende quindi a lavorare proficuamente nei Cantieri Forestali della provincia con oltre 400 unità e questo è senz’altro un motivo di serenità oltre che di occupazione e a breve, altrettante unità potranno rendersi disponibili per l’avvio della campagna Antincendio alle dipendenze dell’Ispettorato Ripartimentale. Sono in via di ultimazione anche i pagamenti delle spettanze regresse di novembre e dicembre 2016 per gli Ltd e Lti.
30 Maggio 2017

Fonte: www.siracusanews.it



13 luglio 2012. De Marco: se non ci fossero stati i forestali non ci sarebbe Pantalica, non ci sarebbe Vendicari, Cavagrande del Cassibile e neanche Cava del Carosello, solo per citare alcuni tesori del siracusano

07 Dicembre 2014. Carmelo Frittitta ex Direttore azienda Foreste di Siracusa: è fuori luogo sparare sui forestali!!!


In questo link tutte le altre interessantissime notizie correlate assolutamente da leggere!






AVVIAMENTI DI OPERAI FORESTALI PRESSO IL RECAPITO DEL COLLOCAMENTO DI BUCCHERI

Ricevo e pubblico
dal Responsabile Prov.le Uila di Siracusa
Gianni Garfì