Lavoratori precari d’Italia: i dubbi dell’Unione Sindacale di Base (UBS). Non va meglio in Sicilia, dove i precari…
A QUANTO PARE NON C’E’ SOLO LINKSICILIA A MANIFESTARE PERPLESSITA’ SULLE SCELTE DEL GOVERNO LETTA A PROPOSITO DEL PRECARIATO…
Noi abbiamo manifestato dubbi sul precariato siciliano. Sul sito
“Colleghi Asu web” a manifestare molti e nutriti dubbi è l’Unione
Sindacale di Base (USB). Leggiamo insieme questo interessante articolo.
“I giornali hanno titolato pomposamente che i precari della Pubblica Amministrazione saranno stabilizzati. Come USB PI ci siamo

immediatamente
esposti per sostenere una tesi completamente diversa. Perché? In realtà
per comprendere come la presunta soluzione del problema del precariato
sia una colossale bufala, peraltro estremamente pericolosa, è
sufficiente soffermarsi
su alcuni elementi che appaiono evidenti dalle dichiarazioni del
Presidente del Consiglio così come dai titoli e dagli articoli dei
giornali”.
“Risorse. Primo elemento dissonante rispetto all’ipotesi di
soluzione è il tema delle risorse, rispetto al quale il Governo non è
intervenuto in nessun modo affidando la questione precariato al 50%
delle risorse che si renderanno disponibili dalle cessazioni, con un
turn over previsto nei tre anni interessati dalla norma che sarà
rispettivamente 20%, 50% e, solo nell’ultimo anno, 100%”.
“Cioè sarà utilizzabile rispettivamente il 10%, il 25% e il 50% del
turn over di quegli anni. Pur essendo difficile produrre una previsione
di quante saranno le cessazioni in questi anni, è abbastanza facile
ipotizzare che la quantità di risorse che si libereranno sarà più che
insufficiente rispetto al numero di precari presenti in tutta la
pubblica amministrazione”.
“Nel 2011 i precari monitorati dal conto annuale della Ragioneria
dello Stato (TD, Interinali, LSU, CoCoco) contavano oltre 150 mila
unità, esclusi i precari della scuola. Inoltre la distribuzione dei
precari così come quella delle cessazioni non è affatto omogenea, per
cui, fatalmente, si verificheranno situazioni nelle quali ad un alto
numero di precari corrisponderà un basso numero di cessazioni con il
risultato che i precari di quell’Ente o di quell’Amministrazione non
avranno nessuna possibilità, neanche di fare i concorsi”.
“Quali precari. Ad essere interessati saranno unicamente i lavoratori con contratto a TD (con 3 anni di contratto negli
ultimi
5), mentre rimarranno esclusi tutti i CoCoCo, gli esternalizzati,
interinali e tutti quei lavoratori che sono costretti a muoversi nella
giungla delle altre forme di lavoro flessibili come le partite IVA, le
finte borse di studio, le parcelle, etc. Saranno esclusi anche
coloro che, seppure con più di tre anni di precariato alle spalle, hanno
avuto carriere miste (es. CoCoCo + TD) con meno di tre anni di TD”.
“Concorsi. Per decidere quali saranno i pochi fortunati a prendere
questo treno si prevedono concorsi “altamente selettivi” come
specificato in maniera assolutamente provocatoria dal Presidente del
Consiglio. Nella maggior parte dei casi i precari della PA lavorano
nelle proprie amministrazioni da ben oltre 3 anni, arrivando anche a
10-15 anni di anzianità variamente maturati, con un’età media che si
aggira intorno ai 35-40 anni. Questi lavoratori, oltre ad aver già
sostenuto in moltissimi casi delle vere e proprie selezioni per titoli
ed esami, la vera selezione l’hanno superata lavorando per anni ed anni
consentendo alle Amministrazioni e agli Enti di svolgere la propria
missione garantendo l’erogazione di servizi ai cittadini.
Se non
dovessero essere all’altezza di un posto di lavoro a tempo
indeterminato andrebbero cacciati prima di tutto i dirigenti che li
hanno tenuti e pagati per anni, ma visto che così non è, il Presidente
Letta meglio farebbe ad avere rispetto di chi vive la propria vita nella
precarietà”.
“Licenziamenti. La forte limitazione all’utilizzo dei contratti
precari nel settore pubblico che dovrebbe essere contenuta nel
provvedimento ci vede ovviamente favorevoli, anche se noi sosteniamo da
sempre il blocco totale della flessibilità. La domanda che facciamo noi è
la seguente: se si realizzerà veramente una forte limitazione dei
contratti precari che fine faranno i precari che non vincono i concorsi
riservati nel triennio? Il rischio estremamente concreto è quello dei
licenziamenti di massa, così alla fine dell’operazione ci si
ritroverebbe di fatto con l’ennesimo un taglio di posti di lavoro
pubblici, alla faccia della soluzione del problema. Una sorta di
spending review applicata ai precari”.
“Enti
locali e Sanità. Questi due settori, nei quali c’è una buona parte dei
precari pubblici, sono sottoposti al Patto di stabilità e stanno
attuando piani di rientro. Come faranno ad assumere i precari? Tema
particolarmente delicato in quanto i precari di questi comparti operano
in settori particolarmente delicati, ospedali, pronto soccorsi, nidi e
scuole dell’infanzia, etc”.
Questo lo scenario nazionale. Ed è entro questo scenario che si
inserisce la questione non dei 23 mila precari degli enti locali della
nostra Isola, ma di tutti i precari siciliani che, a vario titolo,
operano nella pubblica amministrazione siciliana (Regione, Province,
Comuni ed enti a questi collegati). Precari che, questo non ci
stancheremo mai di ripeterlo, ammontano a circa 75-80 mila unità
(senza
considerare i 25 mila operai della Forestale che fanno storia a sé e non
possono essere considerati precari).
Ebbene, se a Roma mancano i soldi per stabilizzare i precari
nazionali, perché mai Roma dovrebbe ‘cacciare’ i soldi per stabilizzare i
precari della Sicilia?
I soldi, per i precari siciliani, li deve tirare fuori da Regione. E
l’unico modo per continuare a pagare il precariato siciliano è evitare
che il Governo nazionale, nel 2014, si prenda dalla Regione il miliardo
di euro circa del Fiscal Compact.
Per la cronaca, già quest’anno lo Stato ha scippato alla Sicilia 914
milioni di euro. Cosa, questa, che ha determinato un de finanziamento
del 50, del 60 e, in alcuni casi dell’80 per cento dei settori
dell’amministrazione.
Se Roma, il prossimo anno – come intende fare a giudicare da quello
che leggiamo nella bozza di Bilancio regionale 2014 – si prenderà un
altro miliardo di euro dalla Sicilia, non solo non ci saranno i soldi
per i circa 80 mila precari, ma salterà anche il finanziamento di interi
settori della pubblica amministrazione regionale siciliana.
Questi sono i fatti. Chi, cari precari siciliani, racconta cose diverse vi sta soltanto prendendo in giro.
01 Settembre 2013
Per legge gli stagionali sono leggermenti più tutelati, però...
Se da un lato ai precari della P.A gli viene riconosciuto giustamente un sacrosanto diritto, anche se in Sicilia forse
i beneficiari saranno pochi, per i forestali invece un contratto a
tempo indeterminato rimane un miraggio. Rivolgendomi alle istituzioni, la scusa che siamo stagionali e non precari regge
ben poco, perchè con 78 o 101 giorni l'anno si è impossibilitati a
vivere in maniera dignitosa, se qualcuno sostiene il contrario: provi a
vivere con queste misere giornate, vada in banca per un prestito o per
un mutuo per la prima casa, provi ad acquistare un bene di prima
necessità, provi a sostenere le spese per i propri figli ecc. ecc.
Gent.ma Redazione di LinkSicilia, non sappiamo più a chi appellarci dopo oltre 20,30,40 anni di precariato, pardon, di lavoro stagionale.
Ancora una volta grazie...