08 febbraio 2012

COMUNICATO DEL COMUNE DI GODRANO



Con molto piacere pubblico l'utilissimo riscontro del Sindaco del Comune di Godrano ad un mio messaggio

Matteo Cannella


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04 febbraio 2012

COMUNE DI GODRANO: ASSUMIAMO NOI I 300 FORESTALI

 
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GDS del 4 febbraio 2012



Merita un ampio ed approfondito dibattito.

 Grandissima soddisfazione per la condivisione.  
Auspichiamo adesso la partecipazione di tutti i comuni interessati.


Notizie correlate.







03 febbraio 2012

ASSESSORE DI BETTA: INVESTIRE SUL TERRITORIO PER METTERLO IN SICUREZZA


di Francesco Sanfilippo

Forum con Sebastiano Di Betta, assessore regionale Territorio e ambiente

Sebastiano Di Betta, assessore regionale Territorio e ambiente
 Di quanti e quali dipartimenti dispone l’assessorato? Esiste un monitoraggio per controllare le aree del territorio siciliano maggiormente a rischio?
“I dipartimenti dedicati al territorio e diretti da altrettanti dirigenti generali sono tre più due uffici speciali. I tre dipartimenti sono Territorio e ambiente, l’Urbanistica e il Corpo forestale. In questi mesi d’insediamento, ho cercato di capire quali fossero le competenze di ogni singolo dipartimento e, in seguito all’esperienza maturata prima delle deleghe assegnate dal presidente della Regione, mi sono dedicato a capire quale potesse essere la ricchezza generata con azioni mirate.
Due delle competenze che spettano al Territorio e Ambiente sono il rischio geologico e la messa in sicurezza del territorio. Il legislatore regionale, basandosi su disposizioni nazionali di tre anni prima, ha previsto degli strumenti di pianificazione appositi, denominati Piani di Assetto Idrogeologico. Questo strumento ha consentito all’amministrazione regionale di fare un censimento per capire quali comuni hanno bisogno di interventi, quantificando la spesa da affrontare e intervenendo fin dove ce lo consentono le risorse.
“Dal censimento fatto, si è scoperto che su 390 comuni, ben 275 hanno avanzato l’istanza e richiedono interventi, che sono stati accettati dopo aver verificato la fondatezza delle istanze con i tecnici dell’Assessorato. In questi comuni, esistono situazioni così gravi da essere stati classificati dall’amministrazione regionale a priorità uno e dove è necessario intervenire prima possibile. I 275 comuni hanno avanzato 800 istanze per una richiesta complessiva di 1 miliardo e 200 milioni di euro”.
 Queste azioni sarebbero supportate da fondi europei?
“Esistono fondi europei previsti per la messa in sicurezza del territorio nella programmazione 2007/2013 per 200 milioni di euro, circa 35 milioni di euro annui per sei anni. Rispetto ai fondi previsti nella precedente programmazione, c’è stato un dimezzamento delle risorse che consistevano in 390 milioni di euro”.

I 200 milioni non comprendono anche i fondi Fesr e quelli regionali?
“Nella programmazione si ritrovano i fondi comunitari, quelli previsti dal Fesr e regionali, la cui partecipazione è del 5%. Dei 200 milioni di euro previsti, all’atto del mio insediamento, ben 175 milioni erano stati impegnati per 217 interventi.
“Tra l’altro, nel 2009 è stato deciso un accordo-quadro con il Ministero dell’Ambiente, la Protezione civile nazionale e regionale oltre all’Assessorato Territorio e Ambiente, in modo da stabilire quali, tra le 800 istanze presentate dai comuni, meritassero il massimo delle attenzioni, evitando discrezionalità ed errori. Dopo gli eventi spiacevoli accaduti a Barcellona e a Saponara, si è fatto presente al Ministro dell’Ambiente da parte del Presidente della Regione e da parte mia che nella programmazione 200/2006 esisteva un miliardo di risorse non spese.
“Si è chiesto al Ministro se non fosse possibile recuperare tali risorse e dedicarle al dissesto idrogeologico. Il Ministro ha accolto le nostre richieste e le ha presentate a Bruxell che ha dato parere favorevole, permettendoci di recuperarle. Queste risorse saranno disponibili a breve attraverso una delibera Cipe. Queste risorse, inoltre, metteranno in moto l’economia regionale”.

Occorre fare presto, perché servono iniezioni di liquidità.
“Per fare presto, si preparerà un addendum al protocollo d’intesa, sottoscritto col Ministero dell’Ambiente, e i piani d’intervento regionali con la Protezione civile. In questo modo, si eviteranno favoritismi”.
Valorizzare e razionalizzare le risorse a disposizione
Per reggere la crisi attuale, occorre inserire il concetto della essenzialità della spesa. Che cosa state facendo in Assessorato?
“Rispetto al problema del dissesto, si sta procedendo con l’accelerazione della spesa nelle modalità che sono state spiegate. Per quanto riguarda il corpo forestale, ciò non è altrettanto facile, giacché ci sono 8.700 forestali di cui 7.200 rispondono alla legge 151/2001. Poi, l’Azienda Foreste ne ha 17 mila. “Di fronte a queste cifre, ci si è rivolti al direttore nazionale dell’Inps e si è proposto di far passare questi 7.200 contrattisti a tempo indeterminato, facendo riconoscere loro l’80% dei contributi dall’Inps stesso fino alla pensione. In questo modo, si può pianificare una vera campagna di riforestazione che diverrebbe sistematica con risorse umane certe senza costi aggiuntivi”.

Che cosa può dirci sui parchi e sui canoni delle concessioni?
“Rispetto al Parco Nazionale dell’Abruzzo che ha 32 dipendenti, i 4 parchi regionali hanno a disposizione 500 impiegati. Si pensa, così, di fornire servizi aggiuntivi ai parchi che sono assenti e che producono introiti, così da riassorbire tali risorse.
“Di recente, si è proposta una cabina di regia con tutti i commissari per definire una strategia unica di sviluppo. Anche i canoni devono essere adeguati ai costi Via Vas, così da limitare il numero degli imprenditori poco seri, valorizzando il nostro patrimonio”.
Una iniezione di liquidità necessaria per lo sviluppo
Che tempi prevedete per l’addendum?
“Il vantaggio ottenuto con l’accordo con il Ministero, è che la spesa diviene a titolarità regionale. Gli attuali decreti rallentano la spesa, perché sono assegnate le risorse a un comune, che in seguito individua la ditta in grado di svolgere i lavori. Ciò, però, significa che occorrono 6 mesi per predisporre il decreto di finanziamento e altri 6 mesi al comune per individuare la ditta, così che prima di due anni non si potrà intervenire. Attraverso l’addendum, invece, si predispone la delega, in accordo con ministero, e si lascia alla Protezione civile il compito di individuare i progettisti, i collaudatori, i direttori dei lavori e le ditte idonee. Così, entro novembre, saranno individuati gli aggiudicatari e si possono far partire i lavori”.

I riflessi economici si vedranno nel 2013 e non nel 2012, quando le imprese ne avrebbero più bisogno.
“Il ministro Passera ha fornito alcune interessanti ipotesi di lavoro. Il ministro ha supposto di ricevere immediatamente la direttiva comunitaria che stabilisce i tempi tecnici entro i quali lo Stato deve pagare i fornitori entro 30 giorni. Recepire questa direttiva significa che i crediti che vantano i privati nei confronti della Pubblica Amministrazione, sarebbero incassati entro il 2012, immettendo 100/130 miliardi di euro nel mercato. Così, si fornirebbe ossigeno sia alle imprese sia alle banche, liberando risorse”.

Tuttavia, sarebbero pagati i debiti statali, non quelli regionali.

“Nulla vieta che la legislazione regionale possa uniformarsi a quella nazionale. Il Ministro, inoltre, ha ipotizzato di mettere sia liquidità, sia certificati come i Bot, che possono essere pagati alla scadenza o venduti”.


 Articolo pubblicato il 03 febbraio 2012

02 febbraio 2012

L'ATTIVITA' ANTINCENDIO SOLO ALLA FORESTALE

Incendi boschivi: affidare
la lotta solo alla Forestale

Lo propone la Corte dei conti per razionalizzare le risorse. Competenze e ruoli oggi troppo frammentati


MILANO - Accentrare le responsabilità alla Forestale, dimezzando il numero dei soggetti coinvolti e razionalizzando le risorse a disposizione, per riuscire a diminuire il numero degli incendi nei boschi italiani. È questa la proposta avanzata dalla Corte dei conti, a seguito dell’indagine Interventi del Corpo Forestale dello Stato per la lotta contro gli incendi boschivi, effettuata per verificare l’attività antincendio svolta nell’ultimo triennio. Inchiesta che ha portato alla luce una situazione talmente drammatica per cui, secondo l’organo giuridico, bisognerebbe cercare di porre rimedio. Con svolte legislative, finanziarie e strutturali da effettuarsi il prima possibile e senza indugi.  
DATI - Molti, infatti, i dati contenuti nel rapporto che risultano allarmanti, tra cui il vertiginoso aumento, rispetto al 2010, del numero dei roghi: cresciuto in un anno del 73%, con il 23% in più delle superfici percorse dal fuoco. Anche il numero degli incendi boschivi, del resto, appare più che significativo con un totale di 8.419 incendi che hanno interessato una superficie di 57.230 ettari, di cui 32.070 boscati. Un fenomeno preoccupante, quello dei roghi, non solo sotto l’aspetto ecologico ma anche per le tasche del Paese, e che vede per lo più coinvolte, a livello di numeri e statistiche sugli incendi, le medesime regioni. Prima nel 2011 la Campania con 1.491 incendi e 4 mila ettari di boschi cancellati dalle fiamme, seguita dalla Calabria con 1.425 roghi, dalla Sicilia con 1.097 incendi e dalla Sardegna. Tra i problemi più persistenti, secondo il rapporto, quello degli incendi dolosi. Nel 2008 i roghi accesi di proposito sono stati più di 3 mila, il 65% del totale degli incendi. Un fenomeno che non solo non è calato nel corso del triennio, ma che continua a crescere. Infatti, nel 2009 il numero degli incendi dolosi è passato al 67,2% per arrivare al 67,9% nel 2010.
LE CAUSE - A contribuire al disastro, secondo la Corte dei conti, il numero elevato di soggetti coinvolti nella gestione dell'attuale sistema italiano, basato sulla frammentazione delle competenze e dei ruoli piuttosto che sul coordinamento delle forze antincendio, e che richiederebbe, secondo la Corte, di una drastica semplificazione delle strutture. E dove l’accentramento del potere al corpo Forestale dello Stato e una riorganizzazione del sistema di coordinamento, sembrano essere possibili soluzioni. L’organo giuridico, infatti, nonostante la gravità della situazione sottolineata dall'indagine, ha lodato l’elevata professionalità del Corpo e ha più volte precisato che il problema risiede principalmente nel coordinamento delle risorse e degli sprechi sui mezzi e i materiali destinati ai roghi.
OTTIMIZZARE - «È ovvio che», dice Fabrizio Bardanzellu, responsabile del servizio operativo della Forestale, «fino a quando sarà in vigore, noi ci atteniamo all’assetto normativo attuale, ma ben vengano le revisioni se possono migliorare la situazione. Ottimizzare la macchina burocratica e accentrare le responsabilità, tuttavia, non è un'impresa semplice perché, con la legge 36/2004 che stipula la convenzione con le Regioni, per la gestione dei boschi è difficile pensare un riassetto politico e di competenze totale. Senza contare le Regioni a statuto speciale dove tuttora è diversa la nostra possibilità d’intervento. Per questo pensiamo che il sistema attuale possa essere aggiustabile e che non sia pensabile poterlo cambiare del tutto».
TAGLI «In più», prosegue Bardanzellu, «mi sembra più grave la situazione dei tagli che, negli ultimi anni, il nostro, come molti altri corpi statali si trova a fronteggiare. Dal 2000, infatti, abbiamo subito un taglio del 50%, non tanto per quello che riguarda le risorse umane, ma soprattutto sui mezzi e sulle dotazioni strumentali degli uffici, come le apparecchiature che ci permettono il monitoraggio dei territori e anche degli automezzi dedicati».
ANALISI DEL TERRITORIO «Anche sui dati portati alla ribalta dalla Corte dei conti per far luce sul problema degli incendi, poi, sarebbe necessario fare un approfondimento delle criticità specifiche. Con analisi regionali incentrate su un decennio invece che anno per anno. Infatti, in questa maniera», sottolinea Bardanzellu, «i numeri sono ballerini e non tengono conto di fattori variabili come la siccità, oppure tipiche di alcuni territori come l’abbondanza di zone dedicate alla pastorizia e la morfologia del territorio, che si rivelano fondamentali per un’indagine utile a capire in profondità i veri problemi presenti in una regione. In quelle dove il monitoraggio del territorio avviene su lungo periodo, infatti, come ad esempio in Toscana, riusciamo a coordinare in maniera proficua e utile i nostri sforzi per garantire delle ottime misure antincendio».


Carlotta Clerici
  

1 febbraio 2012