28 ottobre 2020

PARCO DELL’ETNA, ROGHI E GOVERNANCE CAPUTO: “SERVE MODIFICA LEGISLATIVA”


Dal sito livesicilia.it

di Laura Distefano

Oggi il presidente è stato audito in Commissione Ars "Territorio e Ambiente".

CATANIA – Il tema dei roghi su alcune zone del Parco dell’Etna arriva all’Ars. Questa volta, nell’accezione normativa di un fenomeno che nasconde ombre e alcune volte infiltrazioni criminali. Ma alcune volte dall’analisi delle leggi in vigore si trovano soluzioni che possono permettere di contrastare alcune dinamiche.

Se un terreno è oggetto di un incendio, la legge dice che per 15 anni quel latifondo non può cambiare destinazione d’uso. Quindi se è un pascolo, resta un pascolo per tre lustri. E non è una novità, lo dicono decine e decine di inchieste, che i fondi Agea destinati alla pastorizia fanno gola a molti.

Questa mattina, si è riunita la IV commissione all’Ars “ambiente, territorio e mobilità” presieduta dalla Presidente Giusy Savarino. L’oggetto della riunione riguardava le “problematiche” al “Parco dell’Etna”. Ed è stata sollecitata dai deputati regionali Giuseppe Compagnone e Giuseppe Zitelli.

Un dibattito serrato sulla gestione di uno dei patrimoni dell’Umanità presente in Sicilia. Alla seduta della Commissione hanno partecipato l’Assessore regionale al Territorio ed Ambiente Totò Cordaro, il dirigente del dipartimento regionale dell’ambiente Giuseppe Battaglia, il Presidente del Parco dell’Etna, Carlo Caputo e i rappresentanti dell’associazione “Serra La Nave”. Quest’ultimo è un organismo che riunisce i diversi operatori turistici che lavorano sul Vulcano più alto d’Europa.

A parlare ai deputati Ars della Commissione “Territorio e Ambiente” della necessità di una modifica legislativa della legge riguardante il blocco della destinazione del soprassuolo attraversato dal fuoco per quindici anni è stato Carlo Caputo, presidente del Parco dell’Etna. Una problematica già evidenziata sulle colonne di Livesicilia, dopo un’inchiesta sui vari episodi di danneggiamenti e roghi nei vigneti delle campagne di Randazzo.

“Una norma nata in passato con la nobile ratio di tutelare l’ambiente dagli incendi mirati al disboscamento per fare spazio a cementificazione ed edificabilità – commenta Caputo – oggi, però, in realtà sta favorendo chi brucia le aree agricole mantenendole a pascolo”. Per il presidente del Parco “si deve dare la possibilità di poter modificare la destinazione da pascolo a vigneto o frutteto”. Questo permetterebbe anche di attrarre investimenti correlati alla produzione vitivinicola e di frutti dell’Etna, molto apprezzati nei mercati agroalimentari di tutto il mondo.

Caputo, poi, ha evidenziato il “dilemma” governance sul Vulcano. Sull’Etna operano diversi enti, ognuno con una propria competenza. E, dunque, anche con una certa confusione. Il presidente del Parco è stato chiaro con i deputati regionali: “C’è la necessità di superare l’attuale modello organizzativo di governance del Parco dell’Etna per arrivare alla nascita di un’Autority che racchiuda in se le competenze gestionali dell’area protetta”.

“Sull’area del Parco – argomenta Caputo – sono molteplici gli Enti pubblici che si occupano della gestione della stessa area ma questa multiproprietà senza comune regolamento non giova alla risoluzione di molte criticità legate a controllo e fruizione del vulcano, molti, troppi problemi rimangono irrisolti da decenni”.  Uno fra tanti ad esempio quella dei rifiuti, con le microdiscariche che invadono diverse zone dell’area protetta.
27 Ottobre 2020







LA DELIBERA. TRAPANI, IL COMUNE PRENDE POSIZIONE CONTRO GLI INCENDI BOSCHIVI


Dal sito trapani.gds.it

27 Ottobre 2020
Le immagini di Montagna Grande completamente avvolta dalle fiamme hanno lasciato il segno nella comunità trapanese. L’incendio dello scorso 31 luglio ha distrutto 800 ettari di bosco e 200 ettari di macchia mediterranea. Quello che era un meraviglioso polmone verde nel cuore della provincia di Trapani adesso non esiste più.

Il rogo ha bruciato tutto, con i grandi alberi che per decenni hanno dato aria buona ormai ridotti a scheletri. Un colpo durissimo al patrimonio naturalistico e per cui l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giacomo Tranchida ha preso posizione con l’approvazione di una delibera, da parte della giunta municipale, che punta a fare rinascere l’area boschiva di Montagna Grande.

L'articolo di Mario Torrente nell'edizione di Trapani del Giornale di Sicilia in edicola

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CAMBIAMENTI CLIMATICI, L’ALTRO VIRUS CHE NON HA VACCINO. IN SICILIA BOOM DI CALAMITÀ NATURALI


Dal sito qds.it

Rosario Battiato - 28 Ottobre 2020

L’allarme nei numeri della Banca dati europea “Eswd”: tra 2016 e 2020 nell’Isola oltre 250 eventi estremi, il 70% di quelli accaduti nell’ultimo decennio. Il meteorologo Cibelli: "Nell’Isola cicloni mediterranei o temporali saranno sempre più frequenti e distruttivi”
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C’è una pandemia che non si potrà arrestare con il lockdown o con un vaccino. Si chiama cambiamento climatico e le sue conseguenze stanno già avendo un peso specifico non indifferente nell’economia mondiale, causando danni materiali e vittime, con un ritmo crescente, anno dopo anno. In Sicilia, negli ultimi cinque anni, si è registrato il 70 per cento degli eventi calamitosi dell’ultimo decennio e la tendenza potrebbe peggiorare ancora.

SICILIA: UN CLIMA CHE CAMBIA

Scorrendo il rapporto 2019 dell’Autorità di Bacino, si può rilevare il peso dei cambiamenti climatici anche nel territorio siciliano: negli ultimi 30 anni, “sono aumentati in modo consistente il numero dei giorni cosiddetti ‘estivi’ (con temperatura massima maggiore di 25°C) ed è diminuito il numero medio di giorni con gelo (cioè con temperatura minima inferiore a 0°C)”, al contrario calano anche le precipitazioni per le quali, sia le previsioni dei modelli numerici che le osservazioni, evidenziano una “tendenza all’aumento di eventi di precipitazione intensa (negli ultimi anni in diverse località dell’isola si sono verificate piogge di forte intensità con punte di 20 mm in 5`)”.

In altri termini, si prevede “per la Sicilia e per l’area del mediterraneo un aumento degli eventi estremi, sia nel numero di episodi alluvionali sia nella durata e frequenza di periodi siccitosi”. Tra le conseguenze “l’aumento della vulnerabilità degli ecosistemi naturali, degli incendi estivi e l’alternanza di episodi alluvionali con periodi fortemente siccitosi, l’innalzamento dei mari, la salinizzazione delle falde e dei terreni prossimi alle coste, continuerà ad aumentare il degrado e la perdita di suolo e di vegetazione, con aumento della sensibilità del territorio ai processi di desertificazione”.

EVENTI ESTREMI: GLI ULTIMI DIECI ANNI IN EUROPA

Negli ultimi dieci anni, cioè tra il primo gennaio del 2010 e ottobre del 2020, si sono verificati in Europa circa 170 mila eventi registrati come fenomeni meteorologici locali e violenti. A darne conto c’è una banca dati europea che si chiama “European Severe Weather Database” e si trova online (eswd.eu), ed è un punto di riferimento anche per valutare l’intensità degli eventi più estremi e la loro distribuzione sul territorio europeo. Di questi 170 mila eventi, in Italia se ne sono verificati circa poco meno di 9 mila, cioè pari al 5% del totale. Tra quelli nazionali, ce ne sono 395 che si sono verificati in Sicilia, considerando appunto tutta la gamma possibile: vortice di sabbia, gustnado, grandine grossa e diffusa in più zone, pioggia intensa, tornado (anche multipli), forti raffiche di vento, intense nevicate o tempeste di neve, gelate, valanghe, fulmini.

LA CRESCITA DEGLI ULTIMI ANNI: ITALIA E SICILIA NEL MIRINO DEL RISCHIO

Negli ultimi cinque anni, gli eventi che hanno riguardato direttamente la Sicilia sono stati 262, praticamente il 70% di tutti quelli accaduti nell’ultimo decennio, segno inequivocabile di una crescita. In generale è cresciuto anche il dato nazionale con 5.886 eventi, che vale più della metà di quelli registrati nell’intero decennio (65%).

IL CONFRONTO COL DECENNIO PRECEDENTE

A dare il senso della crescita del rischio è anche il dato che confronta gli eventi accaduti in Sicilia nel decennio 2000/2010 con quelli del successivo 2010/2020: 73 nel primo caso, circa 4 volte in più nel secondo. La crescita è proporzionale se si considerano realtà territoriali più grandi, in Italia siamo a 1.370 nel primo caso, circa 6 volte in più nel secondo. Ancora più evidente il dato allargato all’area europea: 28.549 nel primo decennio, circa 13 volte in più nel secondo.

I CONTI DEI DANNI: RAPPORTO TRA SPESA E RIPARAZIONE DI 4 A 1

Lo scorso novembre è stato presentato il rapporto 2019 dell’Osservatorio di Legambiente che ha certificato, tra il 2010 e il 2019, ben 563 eventi e danni rilevanti in 350 Comuni dovuti al maltempo, 73 giorni di stop a metro e treni, 72 giorni di blackout elettrici. Aumentano frequenza e impatti delle ondate di calore. Secondo gli esperti di Legambiente, l’Italia è l’unico grande Paese “senza un piano di adattamento al clima”, eppure occorrerebbe “invertire il rapporto di spesa tra la riparazione dei danni e la prevenzione, oggi 4 a 1”. Nel corso del 2018 ci sono stati 148 eventi estremi, 32 vittime e 4.500 sfollati.

CATANIA, MESSINA E PALERMO

La Sicilia orientale è stata al centro del rischio naturale negli ultimi anni. A partire dal 2010, ad esempio, la sola città di Catania è stata coinvolta in nove eventi estremi. Un allarme che non viene colto dai comuni, al punto che, secondo dati Legambiente, il 70% dei paesi siciliani è a rischio e “le amministrazioni ancora non sembrano aver posto le tematiche della prevenzione da alluvioni e frane tra le priorità del loro lavoro”. Nel mirino dell’associazione del cigno ci sono “una gestione sbagliata del territorio e la scarsa considerazione delle aree considerate ad elevato rischio idrogeologico, la mancanza di adeguati sistemi di allertamento e piani di emergenza per mettere in salvo i cittadini, insieme a un territorio che non è più in grado di ricevere precipitazioni così intense”.

La zona peloritana costituisce un altro dei territori “maggiormente esposti al rischio” anche perché si “tratta di un’area ad elevato rischio idrologico, e a causa delle sue caratteristiche orografiche e geomorfologiche, è interessata da un regime pluviometrico caratterizzato da pochi episodi piovosi ma molto violenti”. La memoria torna ai terribili fatti dell’ottobre del 2009 quando un violento nubifragio provocò lo straripamento di corsi d’acqua e diversi eventi franosi, causando 37 morti, 95 feriti e 6 dispersi, tra Scaletta Marina, Scaletta Zanclea e diverse località del comune di Messina: Giampilieri Superiore, Giampilieri Marina, Altolia, Molino, Santo Stefano di Briga, Briga Superiore e Pezzolo. Anche Palermo non fa eccezione, considerando i 12 casi avvenuti dal 2010 ad oggi, senza peraltro menzionare il clamoroso nubifragio dello scorso 15 luglio.

IL MARE IN PERICOLO

L’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani analizza l’evoluzione dell’erosione delle coste italiane tra il 1970 e il 2020, utilizzando i dati del ministero dell’Ambiente. Un fenomeno, quello dell’erosione, che riguarda il 50% delle coste nazionali. Facendo riferimento ai dati elaborati dal geologo marino Diego Paltrinieri, Legambiente ha sottolineato un tasso di erosione del 46,4%, considerando i 1.750 chilometri in erosione su 3.770 chilometri di coste basse sabbiose (che sono quelle sostanzialmente erodibili). In questo quadro nazionale già abbastanza complicato, la Sicilia si colloca nell’area più a rischio, dove si evidenziano picchi fino al 60%. Andando più in dettaglio, il rapporto CoReMA Spiagge ha registrato, per l’Isola, un’erosione costiera di 438 km, pari al 25% del dato totale nazionale. È il dato peggiore tra le regioni italiane.

DESERTIFICAZIONE: LA SICILIA STA MESSA PEGGIO DI TUTTI

A dare il quadro di questo fenomeno è stato uno studio del Cnr che ha certificato come in Sicilia le aree a rischio desertificazione costituirebbero il 70% del territorio. Intanto, dopo l’apprezzamento dello scorso giugno, la Giunta regionale ha dato il via libera definitivo al Piano Regionale per la lotta alla siccità, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’11 settembre. Il piano della Regione consente di andare più in profondità nella lettura dei dati: ci sono le “aree critiche” che rappresentano oltre la metà dell’intera regione (56,7%) e un altro terzo (35,8%) è classificato come “fragile”. Inoltre, in Sicilia e nell’area mediterranea in generale, aggiungono gli autori del rapporto dell’autorità di bacino, “l’aridità è aumentata negli ultimi 30 anni con conseguenze abbastanza significative sulle piante, sulla vegetazione in generale, sullo sviluppo di malattie, sulla disponibilità delle riserve idriche superficiali e profonde”.

Le risposte messe in campo dalla Regione non mancano: ci sono il piano contro la siccità e anche i 350 milioni di euro spesi in due anni e mezzo sul dissesto. In campo anche buone pratiche nell’ambito del Green Deal, tramite il gruppo di lavoro “Green deal going local” che ha fatto registrare, dalle Marche alle Sicilia, 25 buone pratiche. In Sicilia, l’esempio più significativo è quello di Balestrate, cittadina nel palermitano, che è diventata una città ‘green’: tutti gli edifici pubblici sono stati efficientati, la percentuale di raccolta differenziata è arrivata sopra il 70% ed è aumentato l’uso dei mezzi alternativi alle auto grazie al bike sharing. Inoltre, si è operato, con grandi risultati, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, per l’ampliamento della zona a traffico limitato, per l’utilizzo di mezzi elettrici per i dipendenti comunali e per un trenino turistico.

Intervista a Francesco Cibelli, meteorologo del Centro meteo italiano
“Nell’Isola cicloni mediterranei o temporali saranno sempre più frequenti e distruttivi”


Francesco Cibelli, meteorologo del Centro meteo italiano, ha evidenziato i cambiamenti che si stanno registrando sul fronte del clima anche in Sicilia.

Avete rilevato, nell’ultimo anno, dei fenomeni meteorologici di particolare rilevanza in Sicilia?
“Parlando del 2020, non possiamo non citare il nubifragio a Palermo del 15 luglio. È stato un evento davvero estremo per il capoluogo siciliano con la caratteristica di essere estremamente localizzato e soprattutto generato da una situazione sinottica non così particolare anche in estate sul bacino del Mediterraneo. Il temporale ha scaricato in meno di 3 ore più di 134 mm di pioggia su una città che per il mese di luglio ha una media pluviometrica inferiori ai 10 mm. Tutta l’energia in gioco è stata presa da un mare, che presenta temperature superficiali sempre più elevate, e da un’atmosfera anch’essa sempre più calda e dunque in grado di contenere più umidità. È stato il tipico fenomeno localizzato, estremo e difficile da prevedere che spesso si cita nelle previsioni climatiche quando si parla di estremizzazione dei fenomeni meteorologici e che vedrà tempi di ritorno sempre più brevi”.

Per fermare i cambiamenti climatici in atto occorre avviare buone pratiche come la decarbonizzazione e, allo stesso tempo, mettere in sicurezza il territorio per attenuarne le conseguenze. Quando sapremo se le misure in atto saranno efficaci?

“Il cambiamento climatico in atto consta di un aumento sensibile delle temperature a livello globale dovuto molto probabilmente all’immissione in atmosfera di massicce quantità di alcuni gas serra da parte dell’uomo come la CO2 ma non solo. Le ricadute che questo ha sulle condizioni meteorologiche e dunque sulla vita di tutti i giorni è strettamente correlato poi allo stato del territorio. Gli interventi volti ad attenuare il riscaldamento globale non avranno effetto immediato e siamo per altro in forte ritardo. Sappiamo già che le misure adottate fino ad ora sono insufficienti a contenere l’aumento della temperatura media globale sotto la soglia dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali”.

La Sicilia è uno dei territori maggiormente colpiti dalle conseguenze degli eventi meteorologici estremi negli ultimi anni. A vostro avviso cosa ha influito maggiormente?

“La Sicilia presenta un territorio sicuramente molto delicato e morfologicamente più soggetto ad eventi calamitosi. Per la sua latitudine è sicuramente molto esposta a prolungati periodi di siccità a causa degli anticicloni sempre più invadenti. Essendo però anche un’isola nel cuore del Mar Mediterraneo risulta esposta anche a fenomeni come cicloni mediterranei o temporali autorigeneranti che con condizioni del mare sempre più favorevoli in termini di energia, saranno anche sempre più frequenti e distruttivi”.

Fonte: qds.it






SIFUS CONFALI: LA LEGGE CONTRO IL CAPORALATO E' MONCA E VA INTEGRATA SOSTITUENDO NELLO SCENARIO COLLETTIVO LA FUNZIONE DEL CAPORALE CON QUELLA DEI CENTRI PER L'IMPIEGO



Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale Sifus Confali
Maurizio Grosso

Palermo 28-10-2020 -  Emerge con forza dalla campagna pro diritti dei braccianti organizzata dalla nostra O.S. che, se è vero come è vero  che la legge 199/16  inasprisce le pene contro i caporali e i datori di lavoro che utilizzano manodoporera agricola in condizione di sfruttamento, è altrettanto vero che non individua una "soggettività" che assolva alla  funzione di  sostituire la figura del caporale nell'immaginario collettivo..
Ciò determina per i braccianti agricoli bisognosi di lavoro, sempre e comunque, il ricorso all'utilizzo del caporale.
Per abbattere il ricorso ai caporali, Sifus Confali, proporrà nel piano rilancio del comparto bracciantile che sta costruendo assieme ai braccianti per sottoporlo all'attenzione dei ministri del lavoro e dell'agricoltura che, la legge 196 venga integrata prevedendo che il ruolo che oggi è dei caporali venga assunto da specifiche funzioni assolte dai centri per l'impiego .
I centri per l'impiego pro braccianti devono funzionare di pomeriggio e fino a tarda sera in maniera da mettere in contatto domanda ed offerta senza creare difficoltà all'impresa agricola.
Sifus Confali inoltre, proporrà ai ministri che, le medie imprese agricole, ossia quelle che superano i 50 braccianti stagionali, attingano il 50% della manodopera stagionale dai centri per l'impiego al fine di consentire ai braccianti di rivendicare lungo il rapporto di lavoro eventuali diritti contrattuali negati senza correre il rischio di essere licenziati e di non trovare di conseguenza, altre opportunità di impiego.
Maurizio Grosso 
Segretario Generale Sifus Confali





RECOVERY FUND, PER LA SICILIA CI SONO OLTRE 20 MILIARDI. IL BLOG: A LUGLIO LA FAI CISL NAZIONALE AVEVA CHIESTO DI SFRUTTARE QUESTI FONDI METTENDO IN SICUREZZA IL NOSTRO TERRITORIO CON IL LAVORO DEGLI OPERAI IDRAULICO FORESTALI


Dal sito www.lasicilia.it

La cifra indicata dal presidente della Regione Musumeci intervendo all’Ars per comunicazioni ai deputati regionali sui temi della pandemia e della crisi economica

27/10/2020. «Dal Recovery Fund sappiamo che per la Sicilia ci sono oltre 20 miliardi di euro ma non si conoscono bene particolari e procedure. Da un confronto con il presidente della Conferenza regioni, Bonaccini, sappiamo che le regioni e gli enti locali possano fare pervenire indicazioni entro il 5 novembre. Non sappiamo ancora che tipo di progetto va presentato».

Lo ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci, intervendo all’Ars per comunicazioni ai deputati regionali sui temi della pandemia e della crisi economica ad essa legata. «Pensiamo di dover cogliere la straordinaria occasione del Recovery Fund, per dare una strategia alla Sicilia nell’area del Mediterraneo - ha aggiunto Musumeci - Si tratta di una grande e preziosa occasione. Il governo è impegnato a disegnare un disegno di crescita su pochi ma essenziali obiettivi. Non cento piccole cose da fare ma dieci cose da fare. Abbiamo chiesto ai grossi enti, come Terna o Anas, se avessero già nei cassetti dei progetti esecutivi pronti e tutti hanno risposto con buoni propositi, ma nessuno ha detto di avere progetti esecutivi pronti».

«La Sicilia - ha sottolineato Musumeci - ha bisogno di infrastrutture strategiche per uscire fuori dalla condizione in cui si trova. Obiettivi con cui vogliamo condividere con il parlamento». Sulla eventuale regia o cabina di comando il presidente ha aggiunto: «Per noi è rilevante sapere chi dovrà gestire queste strutture e queste risorse, potrebbe anche farlo il governo nazionale, ma l'importante per noi è che gli interventi in Sicilia siano realizzati in tempi rapidi e con percorsi semplificati. Vogliamo tempi certi. I lavori non possono essere affidati ad Anas e a Rfi». 

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SIFUS CONFALI SETTORE FORESTALI: INVIEREMO UFFICIALMENTE AL GOVERNO MUSUMECI LA PROPOSTA DI PASSAGGIO A TEMPO INDETERMINATO DI TUTTI I LAVORATORI FORESTALI SICILIANI



Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale Sifus Confali
Maurizio Grosso 

Palermo 27-10-2020 - Ancora in segreteria regionale assieme a Giuseppe Fiore per definire gli ultimi dettagli della proposta di passaggio a tempo indeterminato - full time- di tutti i forestali siciliani che domani invieremo ufficialmente al governo Musumeci.
Con questa proposta intendiamo aiutare il governo Musumeci a superare il problema della bocciatura della riforma da parte degli organismi di controllo e quello dei canali di finanziamento.
Entro la settimana terremo una conferenza stampa o una video conferenza per rendere nota la proposta in questione.
Maurizio Grosso 
Segretario Generale Sifus Confali





SIFUS CONFALI SETTORE CONSORZI DI BONIFICA: UN PASSO AVANTI DELL'ARS VERSO L'APPROVAZIONE DELLA NORMA CHE PREVEDE IL TURNOVER. IL SIFUS C'E E SI VEDE!


Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale Sifus Confali
Maurizio Grosso 

Palermo 27-10-2020 - Il duro lavoro  del gruppo dirigente di questi ultimi giorni, si è concluso oggi con la definizione di un documento di denuncia che è stato inviato all'attenzione del Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, del Presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè e della massima dirigenza consortile poco prima dell'inizio dei lavori del parlamento regionale.
Il risultato di tale azione, attraverso l'intervento dell'On. Vincenzo Figuccia, ha prodotto la sensibilizzazione del parlamento regionale rispetto la imminente deliberazione di una norma che prevede la messa in atto di una parte di quanto definito dalla cabina di regia tra governo e sindacati ( turnover automatico) il 16-10-2019.
Il Presidente Miccichè si è impegnato entro un massimo di due settimane a mettere l'atto ai voti.
Il Sifus resterà vigile e seguirà la procedura passo dopo  passo, fermo restando che l'obiettivo strategico rimane la riforma dei consorzi.
Maurizio Grosso 
Segretario Generale Sifus Confali





BAR E RISTORANTI CHIUSI ALLE 18, LA REGIONE PRONTA AD APPROVARE LA DEROGA FINO ALLE 23


 Dal sito www.lasicilia.it

Musumeci ha annunciato un ddl che sulla falsa riga di quello passato nella Provincia autonoma di Bolzano, permetterà di applicare regole basate sulla specificità: «Da noi se si va a cena alle 19,30 ti fanno il tso»

27/10/2020. «Con tutto il rispetto per il governo nazionale riteniamo di avere diritto a disciplinare su alcune materie le misure che i presidenti di Regione possono adottare. Misure che finora sono state restrittive e che potrebbero essere estensive. L’idea di chiedere deroghe anche per le materie estensive non è nuova, infatti, in questi giorni circola una norma della Provincia autonoma di Bolzano con la quale si disciplinano alcune misure di contenimento dell’epidemia».

Lo ha detto, nel pomeriggio, intervenendo all’Ars, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci a proposito delle misure di contrasto al Covid-19. «Questa sera il governo regionale si riunirà per adottare un disegno di legge che richiami nella forma e nella sostanza la legge già adottata e approvata dal governo centrale per la Provincia autonoma di Bolzano - ha affermato Musumeci -. Mi auguro che su questo tema si possa trovare la condivisione del Parlamento. In particolare mi riferisco a deroghe per materie che riguardano i beni culturali e alcune attività legate al turismo».

«Il Dpcm - ha sottolineato Musumeci - è stato molto restrittivo e noi abbiamo evidenziato come alcune norme di quel provvedimento, come in particolare la chiusura di bar, ristoranti, pizzerie ed altri esercizi commerciali alle 18 costituisse un serio problema per alcune regioni, cioè per quelle dove il dato epidemiologico non presenta una condizione di grave emergenza e dove il tessuto imprenditoriale ancora può organizzarsi nel rispetto delle linee guide della conferenza stato regioni».

«In Sicilia - ha detto ancora Musumeci - se uno entra al ristorante alle 19.30 gli fanno il Tso. Noi chiedevamo di adattare le norme alle abitudini della nostra terra». Per questa ragione l’idea di adottare un ddl. «Lo facciamo senza alcun spirito di rivendicazionismo sterile e inutile - ha sottolineato il presidente della Regione -. Solo perché su alcune materie noi possiamo intervenire meglio di come possa fare una norma generica che disciplina la realtà territoriale che soltanto noi conosciamo nella specificità».

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27 ottobre 2020

DIRIGENTE GENERALE - AVVISO PROT. N. 45564 DEL 23/10/2020. MODALITÀ DI PRESENTAZIONE ISTANZA DICHIARAZIONE ATTESTANTE IL POSSESSO DEI REQUISITI RICHIESTI PER LA SUSSISTENZA DEL DIRITTO A RIMANERE NEI CONTINGENTI E NELLE GRADUATORIE FORESTALI



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26-Ott-2020 - Dirigente Generale - Avviso Prot. n. 45564 del 23/10/2020
Modalità di presentazione istanza dichiarazione attestante il possesso dei requisiti richiesti per la sussistenza del diritto a rimanere nei contingenti e nelle graduatorie forestali art. 50 l.r. n. 16/96 - Scadenza prevista 15/11/2020. Trattandosi di giorno festivo il termine è prorogato al 16/11/2020









SIFUS CONFALI: PROSSIME ASSUNZIONI E PROSEGUIMENTO DI CHI STA LAVORANDO




Dalla pagina Facebook
SIFUS "Sindacato Forestali uniti per la Stabilizzazione

Oggi è stata firmata dal governo regionale la delibera che nelle more della disponibilità dei fondi FSC da' la possibilità ai vari uffici forestali della ex Azienda di assumere i forestali che non stanno lavorando e di far proseguire i lavoratori che sono nei cantieri fino al completamento delle giornate di legge. 
Nei prossimi giorni partiranno le richieste per l'assunzione dei forestali che attendono di essere collocati al lavoro. 
G.Fiore SIFUS-CONFALI








ATTIVITÀ DI SANIFICAZIONE ENTI LOCALI LEGATE ALL'EMERGENZA SANITARIA DAL COVID-19. L'ASSESSORE CORDARO: A SOSTEGNO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI, PER COMBATTERE INSIEME IL CONTAGIO. SI COMINCIA CON MEZZOIUSO (27.10) E TORRETTA (29.10), ATTUALMENTE "ZONE ROSSE"







COVID, PREGLIASCO: "POSSIBILE PIEGARE CURVA IN 1 MESE SE SIAMO UNITI"


Dal sito www.adnkronos.com


27/10/2020
E' fra gli esperti che avevano chiesto misure più dure per frenare la corsa di Covid-19, specie nelle grandi città. "Ora sono convinto che sia possibile piegare la curva in un mese se saremo uniti e, sulla linea del nuovo Dpcm, sapremo ridurre i contatti non essenziali. Mi rendo conto che questo è un Dpcm di compromesso, e che a pagare è la socialità, ma se riusciamo a limitare i nostri contatti è fattibile piegare la curva in un mese". A dirlo all'Adnkronos Salute è il virologo dell'Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco.

"Dal punto di vista della salute più si chiude, meglio è - precisa - ma mi rendo conto che interventi come il primo lockdown comportano anche costi di altri tipo, molto pesanti. Se saremo uniti e riusciremo a limitare la nostra socialità al massimo, sono fiducioso che sia possibile piegare la curva ed evitare misure peggiori". Pregliasco torna ad invitare tutti a "un nuovo galateo, che comporta una serie di misure, dai saluti senza contatto fisico all'uso della mascherina, all'igiene delle mani, al distanziamento, fino all'evitare i luoghi affollati e chiusi. Un galateo che può aiutarci in questi mesi in cui dovremo convivere con il virus", conclude.

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OMS: "PANDEMIA ACCELERA IN EUROPA, SI RISCHIA TSUNAMI DI CASI" ESTERI

(Afp)

Dal sito www.adnkronos.com

26/10/2020
"C'è stata una seria accelerazione dei casi di Covid in Europa. Il 46% di tutti i casi nel mondo la scorsa settimana veniva dall'Europa, come pure un terzo dei morti globali". Lo ha sottolineato il direttore per le emergenze dell'Organizzazione mondiale della sanità, Michael Ryan, aggiungendo però che "l'Europa probabilmente è riuscita ad evitare la terza guerra mondiale dunque, anche se non è facile, con un approccio coerente può controllare il virus".

A minare gli sforzi di governi e singoli "ci sono quanti non credono che ci sia una pandemia, non si proteggono e fanno correre il virus. Questo è un problema. Dobbiamo convincere le persone, ma anche supportarle ad esempio nella quarantena. Il rischio, altrimenti, è quello di uno tsunami di casi". E se "molti Paesi temono lo spettro di un nuovo lockdown la prossima settimana, abbiamo le armi per controllare la corsa del virus". "Covid non è uniforme a livello europeo - ha aggiunto in conferenza stampa Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico dell'Organizzazione mondiale della sanità per il coronavirus - i Paesi europei hanno già messo sotto controllo il virus, e potranno farlo di nuovo. Siamo speranzosi che si possano evitare nuovi lockdown".

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RIFORMA DEI LAVORATORI FORESTALI. DOPO L'ULTIMO INCONTRO SIAMO ARRIVATI A 38 GIORNI DI RITARDO PER LA PRESENTAZIONE DELLA BOZZA. PURTROPPO CON GLI IMPEGNI NON RISPETTATI CI SIAMO GIÀ ABITUATI. MA È PER CASO PRENDERE PER I FONDELLI QUANDO NON SI RISPETTANO GLI IMPEGNI? COSÌ TANTO PER...


Sono trascorsi 38 giorni dall'ultimo impegno mancato, ma di sicuro ne passeranno altri.

C'è sempre una scusa per non affrontare la tematica. In queste ultime settimane c'è stata la scusa delle sentenze di Ragusa e dell'infrazione della Corte Europea, questo nel 2020. 
E nel 2019? E nel 2018? E alla fine del 2017? Che cosa c'era?  Noi Non abbiamo rilevato nulla! 
Anzi ci sentivamo già con i due contingenti approvati o addirittura senza più un giorno di riposo. 
Ma ce li siamo sognati o li abbiamo sentite veramente con le nostre orecchie? 

Nel frattempo rimaniamo sempre in attesa


Una settimana fa le tre Segreterie regionali di Fai, Flai e Uila, avevano scritto al Presidente della Regione per un incontro specifico. Ma anche in questo caso silenzio tombale del Governo




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Quì sotto, in sintesi tutti gli impegni non ancora rispettati


Il 07 Novembre 2017 il Presidente Musumeci si impegnava a far lavorare tutto l'anno gli operai forestali, dichiarava a Porta a Porta che non avranno un giorno di riposo, diceva che conosce il metodo del governo per averlo già sperimentato


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Il 12 Febbraio 2020. Il Presidente Musumeci rispondendo al mio quesito, rassicurava tutti i lavoratori forestali che entro un mese, cioè marzo 2020, doveva essere pronto il disegno di legge e che in primavera poteva già approdare all'Ars.




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Il 20 Ottobre 2020, il Presidente Musumeci intervisato dalla Petyx ha detto che la riforma dei lavoratori forestali è già pronta.




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Il 7 Novembre 2017 l'Assessore Bandiera dichiarava che ci sono le condizioni e le risorse per i due contingenti





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Il 21 Novembre 2019, nei locali dell'Auditorium dell'Assessorato Territorio Ambiente, il governo con gli Assessori Bandiera e Cordaro, condividendo la proposta dei Sindacati Confederali, dichiaravano pubblicamente che entro tre mesi la riforma era pronta, cioè entro il 21 Febbraio 2020







CATANIA. LIEVE DIMINUZIONE INCENDI IN ESTATE: UN BUON MOTIVO PER PROGRAMMARE BENE LA PROSSIMA STAGIONE CALDA. ABBIAMO SENTITO PARLARE DELLE QUESTIONI RELATIVE ALL’AVVIO DEL LAVORO PER I FORESTALI 151ISTI, CHE SONO OGNI ANNO ALLE PRESE CON TANTE DIFFICOLTÀ



Dal sito newsicilia.it

26/10/2020 - Giuliano Spina
CATANIA – La stagione estiva è ormai terminata e in Sicilia è tempo di bilanci riguardo a tantissime cose, tra cui gli incendi. Nei mesi scorsi abbiamo sentito parlare delle questioni relative all’avvio del lavoro per i forestali 151isti, ovvero gli stagionali, che sono ogni anno alle prese con tante difficoltà. I dati sulla proliferazione degli incendi in estate lasciano però uno spiraglio di speranza.

Una conferma arriva da Santo Re, vigile coordinatore del comando provinciale dei vigili del fuoco di Catania e segretario provinciale del Conapo di Catania, che spiega come essi abbiano subito una, seppur lieve, diminuzione nei numeri malgrado i ritardi nell’avvio delle procedure di prevenzione che si devono mettere in atto. Tutto questo deve portare comunque a non abbassare mai la guardia e a programmare nel migliore dei modi la prossima stagione estiva per evitare nuovi rinvii, anche con il supporto degli enti locali.

“Numericamente gli incendi sono leggermente diminuiti – afferma Re –. Ci sono anni in cui ce ne sono di più e altri in cui ce ne sono di meno, ma la campagna anticendio boschivo quest’anno è partita in netto ritardo e siamo stati fortunati. Io sto lavorando già da adesso per far sì che l’anno prossimo essa inizi a giugno e finisca a ottobre per avere una tutela a 360 gradi. Non dobbiamo cullarci perché gli incendi ci sono comunque stati e dobbiamo essere sempre pronti a fronteggiare un’estate come quella di due anni fa. I roghi sono stati meno devastanti e io spero che il prossimo anno saremo più attrezzati. In questa direzione devono andare anche la Regione Siciliana e la Città Metropolitana di Catania, che si devono attivare prima riguardo ai tempi tecnici per poter fare le convenzioni. Noi dobbiamo fare già l’ordinario, che è tanto, e quando in mezzo a esso mettiamo l’incendio boschivo o quello di sterpaglie senza la partenza antincendio boschivo tutto diventa più problematico”.  

Ma oltre a ciò c’è da tenere d’occhio anche la situazione nella versano gli operatori forestali. Gli strumenti che hanno a disposizione in questo caso non sono sufficienti e determinati interventi diventano più complessi.

“I forestali hanno lavorato come tutti gli anni – conclude Re –, con gli organici precedenti, ma il fatto è che nonostante ci siano le squadre, non ci sono i mezzi, che sono vetusti. Per avere entrambe le cose ci vogliono i fondi e così si risolverebbe più del 50 % del problema. Molte volte hai una squadra impegnata in un incendio e due chilometri più avanti ne scoppia un altro, ma non arrivi in tempo e un semplice principio di incendio può diventare qualcosa di più complicato. Spesso si interviene dove il pericolo è maggiore, ma quando si bruciano ettari di macchia mediterranea è un vero peccato perché si tratta in alcuni casi di ulivi secolari bellissimi. Attendiamo febbraio e marzo per l‘accreditamento dei fondi e per le convenzioni per anticipare i tempi ed essere pronti a giugno. Quest’anno, data l’esiguità dei fondi, la campagna antincendio boschivo è durata meno. In passato ci sono stati incendi a ridosso delle abitazioni e dobbiamo evitarli”.

Immagine di repertorio







IL GOVERNATORE. CORONAVIRUS, MUSUMECI: "IN SICILIA DOBBIAMO PREPARACI AL PEGGIO, OSPEDALI DEVONO CEDERE QUALCOSA"


Dal sito gds.it

26 Ottobre 2020
«Mai si è avvertita la necessità di essere solidali e uniti come in questo momento. A cominciare da chi, a qualsiasi livello, rappresenta le Istituzioni pubbliche e, perciò, ha il dovere di non cedere a impulsi emotivi e di scegliere quel che è giusto e non quel che appare utile. Anche in Sicilia dobbiamo prepararci al peggio. Servono sempre più posti letto per i positivi bisognosi di cure e sempre più posti di terapia intensiva per chi è in grave difficoltà». Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

«Ma, assieme ai posti letto – prosegue il governatore - servono i sanitari specialisti: dobbiamo far bastare quelli di cui già disponiamo (che ringrazio di cuore, assieme agli operatori), perché ovunque, in Italia, c’è paurosa carenza di queste figure professionali. Ogni ospedale deve, dunque, cedere qualcosa per dare precedenza assoluta ai malati di Covid. Egoismi e guerre di campanile non sarebbero accettabili, specie in tempi di “guerra” come quelli che viviamo. E l’ospedale di Acireale è fra questi: perché ha la capienza, ha la terapia intensiva, ha il personale sanitario necessario ed è a sette minuti dal più vicino ospedale di Catania».

«Ritengo però necessario che, assieme alla sua temporanea conversione – aggiunge Musumeci - l’ospedale acese mantenga attivo il suo Pronto soccorso: l'emergenza deve essere assicurata giorno e notte, in assoluta sicurezza anti Covid. Lo stesso vale per tutti i servizi ambulatoriali, che dovranno continuare a essere forniti ai cittadini di Acireale, seppure in un altro sito della città. E’ una misura sofferta ma necessaria, condivisa con l’assessore regionale per la Salute. E sono certo che la generosa Comunità acese saprà, anche stavolta, esprimere solidarietà concreta verso i più sfortunati che verranno colpiti dal Covid. Solo se restiamo uniti e prudenti riusciremo a vincere questa dura battaglia, a conclusione della quale l’ospedale di Acireale potrà riprendere la sua normale attività, peraltro più dotato e attrezzato di prima».

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it






26 ottobre 2020

INGRASSIA: LA REGIONE SICILIANA NON HA ANCORA AVVIATO LE PROCEDURE PER LO STATO DI CALAMITÀ NATURALE IN SEGUITO ALL'ALLUVIONE DEL 15 LUGLIO A PALERMO. A CHI DARÀ LA COLPA IL PRESIDENTE MUSUMECI: AI DIPENDENTI DELLA REGIONE, AI LAVORATORI FORESTALI O ALLO SMART WORKING?

Twitter di
Michelangelo Ingrassia














PALAGONIA (CT) 26-10-2020 - A PALAGONIA LA 3* TAPPA DELLA CAMPAGNA PRO DIRITTI DEI BRACCIANTI ORGANIZZATA DA SIFUS CONFALI. PROSSIMA TAPPA LUNEDI' PROSSIMO A PATERNO'!


Ricevo e pubblico
dal segretario generale del Sifus Confali
Murizio Grosso

Dopo Adrano e Biancavilla, oggi, è stata la volta di Palagonia. 
I Dirigenti del Sifus, dalle ore 4:15, dinnanzi i bar della via Palermo, hanno iniziato a  distribuire volantini pro diritti ed ad  interagire con centinaia di braccianti agricoli mentre si organizzavano con auto e furgoni per recarsi nelle campagne della vicina Mazzarrone (Ct) e di Riesi (Cl) per andare a raccogliere uva da tavola.
Le centinaia di braccianti che invece,  riempiono i bar della via palermo, a partire delle ore 5:30, sono coloro che si recano  a lavorare nella campagne della zona della piana per andare a raccogliere le arance primizie.
Tutti lamentano il mancato rispetto del contratto collettivo sia per quanto riguarda il salario che l'orario di lavoro.
Inoltre, i lavoratori  hanno sollevato, quale fatto gravissimo,  il tema dell' elevata eta' per accedere alla pensione nonchè l'impossibilità di usufruire  della riconferma delle giornate lavorative in caso di calamità.
Dall'incontro odierno, sono emersi spunti significativi per la definizione della costruzione del piano di rilancio del comparto bracciantile che il Sifus prossimamente rappresenterà ai ministri del lavoro e dell'agricoltura.
Il piano in costruzione, oltre all'introduzione di una serie di tutele (riconoscimento dello status di lavoro usurante, riconferma delle giornate in caso di calamità, controlli ispettivi in corso d'opera, ecc), prevede strumenti per aggredire il lavoro grigio, quello nero e il caporalato.
Maurizio Grosso 
Segretario Generale Sifus Confali













BASTA INCENDI SICILIA – BASTA CON GLI ASSASSINI DELLA NOSTRA TERRA. PROMEMORIA E PROPOSTE PER L’OGGI ED IL FUTURO


di Salvino Carramusa 
Lavoratore Forestale

Un bombardamento di fuoco, specie in Sicilia nord-occidentale, forse senza precedenti. Incolti, pascoli e boschi andati in cenere, immagini spettrali che rimarranno indelebili: Monte Cuccio, catena montuosa delle Madonie (incendi diffusi e più contenuti), Monte Gradara, Fontanafredda, Casaboli, Moarda, Argomesi, Monte Grifone, Montagna Longa, San Martino/Piano Geli, Montagna Grande, Monte Cofano, la riserva dello Zingaro, Scopello, Naso, Capo D’Orlando, etc. Già a luglio di quest’anno erano 81 gli incendi in più rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno.
Migliaia di ettari di vegetazione e di boschi (o di ciò che ne era rimasto) percorsi dal fuoco.
Dal 1978 al 2019 – in Sicilia- la superficie boscata percorsa dal fuoco ammonta a 253.458 ha: media/anno 6181 ha; quella non boscata a 340.000 ha: media anno 8.292 ha (concorre evidentemente la riduzione della superficie agricola utilizzata: 1.690.000 ha nel 1982; 1.387.000 ha nel 2010). 595.000 ha la superficie totale con una media annuale di 14.512 ha. Il danno economico e ambientale è valutato in oltre 5000.000.000 di euro. Se si considerano le superfici medie percorse dal fuoco negli ultimi 8 anni (2011-2019) si riscontra un trend in aumento, un incremento rispetto ai numeri già alti del quarantennio considerato, infatti la media annuale di questo breve periodo è: 9910 ha anno di superfici boscate percorse dal fuoco e di 13.310 ha non boscate, per un totale medio di 23.220 ha l’anno. Anche il numero degli incendi è progressivamente aumentato passando dai 250 del 1978 ai 872 del 2019. Non si tratta di un andamento lineare, in questo lungo periodo c’è pure stato qualche declino, ma soprattutto abbiamo assistito a picchi significativi che hanno contraddistinto alcuni anni “ orribilis “ : 1163 incendi nel 2004; 1255 nel 2007; 1109 nel 2008; 1158 nel 2010; 1009 nel 2011; 1251 nel 2012; 1014 nel 2016; 1213 nel 2017.
La superficie media percorsa per incendio è passata dai 26 ha del periodo 1978-1985, ai 23 ha degli ultimi 8 anni (2011-2019). Questo parametro presenta un leggero miglioramento ma è sempre alto, come alta è la superficie media percorsa per incendio nel lungo periodo 1978/2019: ha 23.24
Gli incendi sono favoriti da alcune precondizioni, quali la posizione di paesi e continenti rispetto all’equatore (in Europa oltre il 90% degli incendi si verifica nei paesi mediterranei) e dal cambiamento climatico, ma senza incendiari non vi sarebbero incendi salvo quelli, rarissimi da noi, provocati da cause naturali (come i fulmini; assolutamente da escludere l’autocombustione) o accidentali (sfregamento di ruote sui binari, rottura di linee elettriche, etc.).
Gli incendi a loro volta agevolano …il cambiamento climatico perché con la combustione si immette Co2 nell’atmosfera e con la distruzione di alberi, arbusti e vegetazione se ne riduce la sottrazione (In Sicilia le foreste assicurano – o assicuravano…- la fissazione di 2.880.000 tonnellate anno di Co2. Mentre a livello mondiale le foreste assorbono ogni anno 2,4 miliardi di CO2. Oggi esse occupano il 31% delle terre emerse. Negli ultimi 100 anni il fuoco e i tagli indiscriminati per favorire attività agricole, zootecniche e industriali ne hanno ridotto drasticamente l’estensione). Le ricadute ambientali naturalmente riguardano anche il suolo e l’assetto idrogeologico dei bacini idrografici. Secondo un dossier dell’Autorità di Bacino il 14% del territorio siciliano è desertificato, il 10% classificato come sensibile e il 50% vulnerabile alla desertificazione. Sostanzialmente il 75% del territorio siciliano è a rischio. Nell’ultimo decennio i danni all’agricoltura dovuti al surriscaldamento climatico sono equivalenti a 1.500.000.000 di euro.
Gli incendiari sono ladri di futuro, ma anche del nostro presente e del nostro passato. Nel 1947 in Sicilia era rimasta un 3/4% di superficie boscata. Una imponente opera di riforestazione a dominanza pubblica ha incrementato progressivamente quella superficie sino all’attuale 11% di “boschi alti” equivalente a circa 280.000 ha tra aree demaniali regionali (176.000 ha compresa una minore parte in occupazione temporanea) e private. Furono immesse prevalentemente specie preparatorie come le conifere (in molti casi si sarebbero potute inserire direttamente latifoglie autoctone) e latifoglie alloctone quale l’eucaliptus. Non seguirono – specie tra la fine degli anni 60’ e la fine degli anni 80’ – adeguati interventi per favorire la rinaturalizzazione e la riduzione della biomassa combustibile. Oggi di quell’11% è rimasto ben poco, non c’è più la densità colma di alcuni decenni fa. Con l’ambiente è stato distrutto il lavoro degli operai, dei dirigenti, della natura. 
In Italia la superficie forestale continua ad aumentare, in buona misura si espande naturalmente, favorita da migliori condizioni climatiche e da un minor numero di incendi e danni da essi prodotti. 
In Sicilia invece c’è una decrescita dei boschi. Gli incendi sono stati e sono il nemico principale.
Possono servire… ulteriori dati comparati: dei 39203 incendi avvenuti in Italia dal 2009 al maggio 2016 ben il 16.16% hanno interessato la Sicilia, seguita in ordine da Campania e Calabria rispettivamente con il 14,6% e il 13,7%. Mentre le superfici percorse dal fuoco in Sicilia – nel medesimo periodo – sono il 30.51% del totale!
In Italia le superfici boscate e non boscate percorse dal fuoco sono passate dal 1.471.000 ha del periodo 1980/89 (con incremento di 600.000 ha rispetto al decennio precedente) ai 838.000 ha del periodo 2000/2009, per scendere ulteriormente nel quinquennio successivo. Diminuita progressivamente anche la superficie percorsa dal fuoco per ogni incendio. Attualmente dovremmo essere attorno a 9 ha percorsi per incendio.

LE CAUSE COLPOSE E DOLOSE DEGLI INCENDI BOSCHIVI (E TERRITORIALI)

Vi sono due analisi del Corpo Forestale dello Stato (2001) e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (2017) che individuano cause quasi identiche: colpose e dolose (sino all’80% del totale). Una percentuale minima è invece attribuita a cause naturali e accidentali.

1) Cause colpose (analisi condotta su 2400 incendi, Corpo Forestale dello Stato- 2001): ripulitura di incolti; bruciatura di rifiuti; rinnovazione del pascolo, etc. ..
2) Cause dolose: ( analisi condotta su 4280 incendi, Corpo Forestale dello Stato – 2001) : a) apertura o rinnovazione del pascolo( 25%); b) recupero terreni agricoli a spese del bosco per la coltivazione o per attivare contributi comunitari (7.4%); c) incendi causati con l’intento di guadagnare dalla scomparsa della vegetazione ai fini di coltivazione agricola ( 4.9%); d) speculazione edilizia ( 2.5%); e) ripulitura del sottobosco e distruzione di massa forestale da parte di imprese forestali per risparmiare manodopera (11,3%) ; f) incendi causati da questioni occupazionali ( 4.2%); g) incendi causati con l’intento di essere inclusi in squadre antincendio (3.7%); h) bracconaggio ( 6%); i) ottenere prodotti conseguenti al passaggio del fuoco ( 4.2%); l) ritorsioni contro la Pubblica Amministrazione ( 3.5%); m) conflitti o vendette tra proprietari ( 7.5%); n) proteste contro i vincoli imposti nelle aree protette ( 3.5% ); o) piromania ( 10%); p) criminalità organizzata (1%..); q) incendi causati con l’intento di distruggere a mezzo del fuoco opere forestali non ben eseguite ( 0.1% ); r) seguono altre cause minori…

Autorevoli esperti del settore, ambientalisti, giornalisti, da anni ipotizzano tante altre cause oltre a queste ( interessi legati agli investimenti nella repressione incendi da terra e soprattutto dal cielo..; attivazione contributi comunitari per la ricostituzione boschiva; mancate concessioni di aree pascolive o perdita delle medesime nelle aree demaniali; esclusione da contratti di fornitura ed appalti), o che alcune di esse ( criminalità organizzata, proteste contro i vincoli imposti nelle aree protette, distruzione a mezzo del fuoco di opere forestali non ben eseguite ) abbiano un rilievo maggiore.
Di sicuro c’è che sono pochissimi i colpevoli accertati e condannati, questi dati percentuali e di dettaglio sulle cause colpose e dolose corrispondono solo in minima parte a soggetti effettivamente assicurati alla giustizia. Per il resto si tratta di valutazioni su “evidenze oggettive”, poco si sa delle centinaia di migliaia di incendi dell’ultimo cinquantennio.
Nella nostra penisola- nel 2017 – appena 633 detenuti tra condannati definitivamente e in attesa di giudizio per incendio semplice, solo 17 quelli detenuti per incendio boschivo. Pochi quelli colti in flagranza di reato.
In Sicilia – secondo A. Fraschilla ( 2017 )- gli incendiari fermati negli ultimi 20 anni non sono più di 40: in media 2 l’anno. Forse è un dato sottostimato, ma di sicuro c’è che nella nostra Isola a fronte delle devastazioni prodotte dal fuoco vige una impunità quasi assoluta. Non va molto meglio nella Penisola…

La Direttiva AIB Sicilia, emanata con D.A. n. 18 del 05/02/2020 - per l’attività amministrativa e la gestione anno 2020- a firma dell’Assessore Territorio e Ambiente dal quale dipende il Comando del Corpo Forestale, in premessa individua un obiettivo strategico: “ ai fini della attuazione della misura M5 del Piano di tutela e qualità dell’aria in Sicilia … si prevede la riduzione della superficie boscata incendiata massima pari a 4000 ha l’anno al 2022 e 2000 ha l’anno al 2027 con interventi attuali e successivi da inserire nel Piano regionale per la prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi”.
Quindi con un abbattimento dalla metà a 1/5 rispetto alla media degli ultimi 8 anni!
Quanto accaduto quest’anno ( ma non solo…) farebbe perdere la speranza!
La summenzionata Direttiva indica alcuni indirizzi ed azioni innovative sia riguardo alla funzione della lotta attiva contro gli incendi che a quella del monitoraggio, del controllo e delle applicazioni di norme e prescrizioni di riferimento. Possono essere condivisibili ma da approfondire

PROPOSTE IN MATERIA DI PREVENZIONE, LOTTA ATTIVA CONTRO GLI INCENDI, REPRESSIONE GIUDIZIARIA

Applicazione esaustiva della Legge nazionale 353/2000, efficiente declinazione della previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi. Redazione del Catasto incendi boschivi da parte di tutti i comuni siciliani. Ad oggi l’inadempienza è alta! È il presupposto per la applicazione dei divieti previsti all’art. 10 relativamente alle zone boscate e ai pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Sono vietate: le attività di rimboschimento derivanti da finanziamenti pubblici (per 5 anni) salvo deroghe parziali per motivate ragioni di dissesto idrogeologico; sono altresì vietati: il pascolo e la caccia limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorse dal fuoco (per 10 anni); il cambio di destinazione urbanistica per le zone boscate e i pascoli percorsi dal fuoco (per 15 anni) . L’art. 10 non vieta il pascolo anche nelle aree non boscate percorse da incendio, andrebbe approvata questa modifica legislativa: fatti salvi i casi di fuoco prescritto e controllato APPLICAZIONE ESAUSTIVA DI TUTTA LA LEGISLAZIONE 

NAZIONALE, REGIONALE E DELLE LINEE GUIDA DI RIFERIMENTO. ADEGUAMENTI PROGRAMMATICI

In particolare
Migliorare la gestione forestale e la valorizzazione di beni e servizi materiali ed immateriali attraverso adeguati piani pluriennali ( i Piani di gestione forestale furono previsti per la prima volta in Sicilia dall’art. 2 della Legge 11/89; successivamente integrato dalla L.r.s 16/96 e 14/06), ridurre la biomassa combustibile; introdurre specie e latifoglie autoctone con un elevato grado di resilienza ai mutamenti climatici ed agli
incendi e adatte alle varie stazioni pedoclimatiche; favorire la rinaturalizzazione con latifoglie a basso coefficiente di combustione specie in prossimità dei parafuochi.
Le strisce tagliafuoco perimetrali (e a sezione) non sempre hanno la larghezza necessaria in rapporto alla pendenza. Quando lungo i loro limiti superiori ed inferiori si ergono conifere o altre piante ad alto coefficiente di combustione ciò rappresenta un ulteriore fattore di rischio, considerato anche che in estate abbonda il rilascio di aghi, vettori formidabili del fuoco. Lo stesso dicasi per le foglie di eucaliptus. In queste condizioni anche i parafuochi rinettati a regola d’arte (con decespugliatore e altri attrezzi per asportare i residui vegetali) possono “non reggere”, specie in giornate calde e ventose.
Valutare preliminarmente il grado di resilienza delle aree boscate percorse dal fuoco prima di pianificare interventi successivi agli incendi.
Ampliare e tutelare la superficie forestale con interventi pubblici e privati per creare continuità funzionale con le aree boscate preesistenti; per mitigare le variazioni climatiche, prevenire il dissesto idrogeologico, accrescere la valorizzazione di beni e servizi del patrimonio forestale, promuovere il turismo.
Applicare le Ordinanze Sindacali sulla pulizia dei terreni incolti (sarebbe già sufficiente e più razionale la disposizione di strisce tagliafuoco perimetrali) specie se in prossimità di boschi, aree urbane, strade ed altri siti sensibili. Questo è un vulnus macroscopico (considerata la enorme estensione di aree non boscate e terreni incolti percorsi dal fuoco, che sovente lo innescano in quelle boscate) nella applicazione delle misure di prevenzione. Emessa l’ordinanza in genere non accade più nulla: neanche una diffida. Ci sono Sindaci e proprietari denunciati per ciò. L’Ente locale potrebbe promuovere l’esecuzione coatta delle opere necessarie per poi rivalersi sul proprietario inadempiente. Ma anche segnalare ad altre autorità competenti per il necessario supporto.
Predisporre la Vigilanza dinamica - Già sperimentata con successo nel Parco dell’Aspromonte e nel Parco del Pollino (con modalità contrattuali particolari che prevedono un bonus malus..), si sostanzierebbe in un servizio di perlustrazione continua ( a piedi e con i mezzi di trasporto) con particolare riguardo alle fasce orarie ad alto rischio per l’innesco del fuoco e a siti statisticamente e morfologicamente sensibili. Opportuno e funzionale un coordinamento tra squadre AIB del C.F., squadre della Protezione Civile e delle Associazioni di Volontariato riconosciute. La Vigilanza dinamica fungerebbe da deterrenza ed allo stesso tempo potrebbe garantire un intervento immediato nella fase iniziale di insorgenza degli incendi.
Fondamentale in questo quadro la ricognizione costante dei Corpi di Polizia e del Corpo Forestale, la cui dotazione organica, però, oramai presenta deficit progressivi.
Usare le tecnologie più avanzate – Telecamere all’infrarosso, sensori e droni controllati da remoto. Anche in questo caso avrebbero la doppia funzione di deterrenza e individuazione di incendi e incendiari: ausili fondamentali per la eventuale incriminazione “in flagranza differita”. Le telecamere in provincia di Nuoro furono usate tra la fine degli anni 80’ e i primi anni del 2000. Gli incendi si ridussero dell’80%. L’uso di tecnologie e la Vigilanza dinamica si integrano, non si escludono.
Adeguare mezzi, organici e nuove tecnologie per le squadre AIB e della Protezione Civile – Sembra che saranno sostituiti dei mezzi vetusti (delle squadre antincendio boschivo C.F.) per il trasporto di operatori ed estinguenti (106). Ma ci sono squadre con ¾ operatori: in attesa di riforme o altri provvedimenti amministrativi si potrebbero ridurre le postazioni per restituire alle squadre ridimensionate… il loro numero standard. L’uso di soffiatori e nebulizzatori (con estinguenti chimici), di decespugliatori per strisce tagliafuoco estemporanee, l’applicazione della tecnica del controfuoco (come facevano i vecchi forestali; poi fu proibita…; oggi riammessa), evolverebbe moltissimo l’efficienza delle squadre ( che certe volte si battono contro i mulini a vento…). Ma sono necessarie la formazione, l’addestramento, l’adeguamento dei Piani di sicurezza, e condizioni psicofisiche ed anagrafiche favorevoli.
Sempre in Sardegna nel 2017 sono stati usati elicotteri per il trasporto di squadre antincendio particolarmente addestrate, speciali: 15 specialisti che arrivavano rapidamente nei siti segnalati e con l’ausilio di 4500 litri di acqua miscelata con estinguenti chimici aggredivano gli incendi con il controfuoco. Quando era necessario utilizzavano a complemento soffiatori e nebulizzatori con ritardanti schiumogeni. Risultato: i 2/3 dei 2903 incendi di quell’anno sono stati contenuti sotto i 1000 metri quadrati. Niente!
Sarebbe ora che la Regione si dotasse di una propria flotta aerea (elicotteri)- come la maggior parte delle Regioni d’Italia- con proprio personale addestrato alla guida. Anche per poter trasportare squadre speciali sugli incendi!
Razionalizzare la tempistica degli stanziamenti, delle assegnazioni, della progettazione.
Adeguare gli organici sotto il profilo qualitativo e quantitativo per la pianificazione e l’esecuzione delle attività silvocolturali, la prevenzione e repressione incendi.
DIRE BASTA ALLA IMPUNITÀ – In ultimo ma non per ultimo. Il fenomeno degli incendi in Sicilia è talmente diffuso e pervasivo da richiedere una svolta sotto il profilo delle indagini per un corretto accertamento delle responsabilità e la applicazione certa della pena. Sicuramente è auspicabile una Commissione Parlamentare di inchiesta sugli incendi e i reati ambientali relativamente a tutti gli aspetti diretti e indiretti legati al fenomeno. Nella storia della nostra Repubblica le Commissioni Parlamentari di inchiesta spesso sono state un battistrada e un supporto indispensabile al lavoro della Magistratura ordinaria. Occorre altresì istituire un Pool di Magistrati che si occupi solo di incendi e disastri ambientali, per coordinare tanti filoni di indagine e non disperdere risorse e conoscenze. Allo stesso tempo va istituito un Nucleo Investigativo Interforze alle dipendenze di questo Pool.

DIRE BASTA ALLA IMPUNITA’, AL PUNTO IN CUI SIAMO È LA PIU’ IMPORTANTE FORMA DI PREVENZIONE.

Salvino Carramusa – Lavoratore Forestale


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