26 febbraio 2020

IRF CALTANISSETTA, RAGUSA E TRAPANI. E’ AUTORIZZATA L’EMISSIONE DI UN ORDINE DI ACCREDITAMENTO PER CORRESPONSIONE EMOLUMENTI LTI GENNAIO, FEBBRAIO E MARZO 2020


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UGL SIRACUSA: SARANNO AVVIATI PRESUMIBILMENTE A META' MARZO GLI OPERAI FORESTALI QUALIFICATI

Dalla pagina facebook
Antonio Galioto
Ugl Siracusa









SIRACUSA, MANCATO PAGAMENTO MENSILITÀ DICEMBRE 2019. L'UGL SCRIVE ALL'UFFICIO PROVINCIALE AZIENDA FORESTALE E AL PREFETTO DI SIRACUSA

Dalla pagina facebook
Antonio Galioto
Ugl Siracusa








TOMMASO FONTE ARTICOLOUNO RAGUSA: TOTALMENTE SBAGLIATO CONTINUARE A FARE TERRORISMO PSICOLOGICO NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI FORESTALI. INCREDIBILE E SURREALE ASCOLTARE CERTI SINDACATI GIUDICARE NEGATIVAMENTE L'ESITO DEI GIUDIZI LEGALI FAVOREVOLI



Ricevo e pubblico
dal Presidente Articolouno
Tommaso Fonte 

Totalmente sbagliato continuare a fare terrorismo psicologico nei confronti dei lavoratori forestali 
Incredibile e surreale ascoltare certi sindacati giudicare negativamente dell'esito dei giudizi legali favorevoli ai lavoratori anziché esaltarne e valorizzarne gli evidenti elementi di tutela.
Le sentenze emesse dal Tribunale di Ragusa Giudice del lavoro hanno stabilito che la Regione Siciliana ha abusato dei contratti a termine in quanto illecitamente reiterati per oltre trent'anni nei confronti di questi lavoratori, che appunto da oltre trent'anni sono precari .
Una situazione indecente e immorale che non ha eguali in nessun Paese Europeo e in nessuna Regione Italiana .
Le importantissime sentenze di Ragusa che prevedono tra l'altro un cospicuo risarcimento dei danni subiti dai lavoratori, si limitano a sanzionare ,ai sensi di legge, questo reiterato abuso.
In conseguenza compito dei sindacati dovrebbe essere quello di sostenere la stabilizzare questi lavoratori e la loro fuoriuscita dal precariato piuttosto che, incredibilmente, lamentarsi delle sentenze dei Tribunali che hanno solo applicato la legge in favore dei lavoratori.  Siamo davvero all' incredibile.
Tommaso Fonte 
Presidente Articolouno



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Udite udite. Il Giudice del Lavoro di Ragusa condanna la regione Sicilia, vincono i “forestali”. La sentenza ha riconosciuto ai lavoratori precari il diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione dei contratti a termine

Sicilia, hanno vinto i lavoratori forestali. Il Presidente dell'Ass. Articolounoragusa: dopo decenni finalmente arriva il riconoscimento di nullità dei contratti in quanto reiteratamente illeciti. Importantissimo risultato oltre ad un significativo risarcimento del danno subito


Tommaso Fonte articolouno Ragusa: le dieci mensilità di risarcimento in favore dei forestali, ha permesso che i lavoratori hanno subito un reiterato abuso e un danno permanente nel loro lavoro che per decenni è stato volutamente lasciato precario a tempo determinato

Il Presidente di Articolouno Ragusa: gli operai forestali hanno maturato il diritto ad ottenere il risarcimento del danno subito ed anche, in conseguenza, il diritto alla stabilizzazione futura. Chi sostiene tesi diverse è certamente in errore e forse anche in mala fede

Lo Studio Legale dell'Associazione Articolouno Ragusa è l'unico in Sicilia ad avere ottenuto per i lavoratori forestali un risarcimento danni da abuso dei contratti a termine

La sentenza del Tribunale di Ragusa significa per i lavoratori forestali, poter rivendicare legittimamente il diritto alla stabilizzazione e al risarcimento del danno patito in decenni di abusivi e reiterati rapporti di lavoro precari


Gli avvocati che nel corso di questi anni hanno intrapreso azioni di tutela legale dei lavoratori del comparto forestale non hanno né possono avere alcuna pretesa sul futuro del comparto forestale stesso








COMPARTO FORESTALE, IL SEGRETARIO GENERALE REGIONALE DELLA FLAI CGIL TONINO RUSSO INTERVISTATO DA RGS. TRA I TEMI TRATTATI IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI E LE AZIONI LEGALI DI RAGUSA CON IL RISCHIO DI AFFIDARE IL COMPARTO AI PRIVATI

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ECCO IL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA REGIONALE 2020-2022

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CORONAVIRUS, SINDACATI CHIEDONO INCONTRO CON GOVERNO REGIONE AL FINE DI PRENDERE CONTEZZA CIRCA I PROVVEDIMENTI A FAVORE DELLA SALUTE E SICUREZZA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI E DELLE EVENTUALI MISURE NECESSARIE


Dalla pagina Facebook
del Segretario Generale della Cgil Sicilia
Alfio Mannino

Nella giornata di ieri è stata inviata la lettera a Musumeci dei segretari di Cgil Cisl e Uil siciliane

Inviata ieri la richiesta di Cgil Cisl e Uil siciliane al presidente della Regione Nello Musumeci, di un «incontro urgente» in tema di coronavirus «al fine di prendere contezza circa i provvedimenti a favore della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori e delle eventuali misure necessarie». Alfio Mannino, Sebastiano Cappuccio e Claudio Barone, a Palazzo d’Orleans chiedono il coinvolgimento degli assessorati competenti per fare il punto sull’emergenza «anche in considerazione – si legge - delle notizie di stampa che rendono noto il susseguirsi di vertici regionali con conseguenti attivazioni di misure precauzionali».






25 febbraio 2020

LO STUDIO LEGALE FASANO COMUNICA CHE SONO STATI RINVIATI A DATA DA DESTINARSI GLI INCONTRI A MISILMERI E GODRANO. UN ATTO RESPONSABILE VERSO I CLIENTI


Ricevo e pubblico
dall'Avvocato Fasano

Forestali siciliani: rinviati gli incontri del 25 febbraio a Misilmeri e del 2 marzo a Godrano a data da destinarsi. Un atto responsabile verso tutti i nostri clienti considerato che gli incontri avverrebbero al chiuso e alla presenza numerosa di pubblico. Gli incontri odierni in studio avverranno regolarmente come da appuntamento e seguiranno precise regole di comune tutela sanitaria come da direttive del Ministero. Per info: whatsapp al 3348120803





BILANCIO, PROPOSTA DEL GOVERNO TRASMESSA ALL'ASSEMBLEA. TAGLI PER COMUNI, PRECARI, FORESTALI E TRASPORTO PUBBLICO. TAGLI PER 11,5 MILIONI E MEZZO PER I FORESTALI. IL BLOG: ECCO FORSE IL MOTIVO SUL RITARDO DELLA DELLA BOZZA DEL COMPARTO FORESTALE. ARRIVEDERCI AI DUE CONTINGENTI?


MIRIAM DI PERI - 25 Febbraio 2020
Per tenere fede alle osservazioni della Corte dei Conti contenute nella parifica e all'accordo con Roma per l'ok alla dilazione del disavanzo in dieci anni, quella per il 2020 si preannuncia una nuova manovra più o meno bloccata.

Leggi la notizia in abbonamento nel sito www.meridionews.it





RITARDO STIPENDIO COSA FARE. SI RICORDA CHE GLI OTD DELLA MANUTENZIONE DI PALERMO DEVONO ANCORA PERCEPIRE LA MENSILITÀ DI DICEMBRE 2019, MENTRE GLI OTI DICEMBRE (SALDO), GENNAIO E FEBBRAIO



Dal sito www.laleggepertutti.it

24 Febbraio 2020
Il lavoratore attende il pagamento dello stipendio mensile per poter provvedere a tutte le spese che deve affrontare durante il mese.

La gran parte delle persone che vive del proprio stipendio deve, ogni mese, fare bene tutti i conti per capire come amministrare le risorse che entrano e come fronteggiare le numerose spese a cui vanno incontro le famiglie. Per questo, la gran parte dei lavoratori attende il pagamento dello stipendio mensile e, una volta che i soldi sono entrati, provvede ad effettuare i pagamenti del mese: l’affitto, il mutuo, la spesa alimentare, le bollette, l’assicurazione auto, etc.

La puntualità nel pagamento dello stipendio è molto importante per il lavoratore il quale, in caso di ritardo stipendio si chiede cosa fare. Capita a molti lavoratori, infatti, di dover attendere diversi giorni per vedersi accreditare il proprio stipendio. In altri casi, l’azienda non paga quanto spetta al lavoratore e si rende necessario porre in essere una vera e propria azione per il recupero del credito del lavoratore.


Indice

1 Pagamento dello stipendio: quando deve essere fatto?

2 Consegna della busta paga e pagamento dello stipendio

3 Ritardo nel pagamento dello stipendio: cosa fare?

4 Mancato pagamento dello stipendio: la procedura da seguire

5 Mancato pagamento dello stipendio: il Fondo di garanzia Inps



Pagamento dello stipendio: quando deve essere fatto?

Il pagamento dello stipendio è il principale obbligo di ogni datore di lavoro che, quando firma il contratto di lavoro, si impegna a pagare regolarmente al proprio lavoratore la retribuzione pattuita nella lettera di assunzione.

Il rapporto di lavoro è, infatti, un rapporto di scambio: il lavoratore lavora per il datore di lavoro e quest’ultimo remunera questa attività pagando lo stipendio mensile pattuito [1].

Lo stipendio mensile ha la funzione di remunerare la prestazione di lavoro che è stata svolta nel mese. Ne consegue che la regola generale è il pagamento dello stipendio alla fine del periodo di paga al quale si riferisce, e, dunque, il giorno 30 o 31 del mese (a seconda di quanti giorni abbia quel mese) oppure, nel caso eccezionale di febbraio, il giorno 28 o 29 se è un anno bisestile.

Tuttavia, una funzione importante nella determinazione della data del pagamento dello stipendio è svolta dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Se l’azienda applica un determinato Ccnl, dunque, occorre verificare cosa c’è scritto in quel Ccnl con riferimento alla data di pagamento dello stipendio.

Molti Ccnl prevedono che lo stipendio mensile debba essere pagato il giorno 27 del mese. Altri prevedono che si debba pagare entro i primi 5 o 10 giorni del mese successivo a quello di paga.


Se l’azienda non applica alcun Ccnl oppure se il Ccnl applicato non dice nulla in merito, vale la regole generale che abbiamo illustrato, ossia, lo stipendio va pagato alla fine del periodo di paga al quale si riferisce.



Consegna della busta paga e pagamento dello stipendio

L’obbligo di pagare, alla data stabilita, lo stipendio non deve essere confuso con l’obbligo di consegnare al dipendente la busta paga all’atto del pagamento dello stipendio [2]. La legge, infatti, prevede che nel momento in cui viene corrisposto lo stipendio mensile al lavoratore, il datore di lavoro debba anche consegnargli il prospetto paga, detto anche busta paga o cedolino.

L’obbligo di consegnare la busta paga non va confuso con l’obbligo di pagamento, alla data prevista, dello stipendio.

Innanzitutto, perché sono esclusi dall’obbligo di consegna del prospetto paga i seguenti soggetti:


  • tutti i datori di lavoro in relazione ai lavoratori appartenenti alla categoria dei dirigenti;
  • le Amministrazioni dello Stato e le relative aziende autonome;
  • le Regioni, le Province e i Comuni;
  • le aziende agricole che impiegano nell’annata agraria mano d’opera salariata per un numero di giornate lavorative non superiore a 3000;
  • i privati datori di lavoro per il personale addetto esclusivamente ai servizi familiari.

L’obbligo è, invece, previsto anche per i soci delle società cooperative che stabiliscono con la propria adesione all’instaurazione del rapporto associativo un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata, anche in un momento successivo all’adesione stessa.

Inoltre, occorre precisare che il datore di lavoro potrebbe anche consegnare al dipendente il cedolino senza avergli, però, pagato lo stipendio.

La Cassazione [3], con riferimento a questo profilo, ha precisato in modo costante che la busta paga sottoscritta dal lavoratore con la formula ‘per ricevuta’ costituisce prova solo della consegna del cedolino stesso, ma non vale a dimostrare l’effettivo pagamento. Ne consegue che l’obbligo del datore di lavoro di consegnare ai lavoratori un prospetto contenente l’indicazione di tutti gli elementi costitutivi della retribuzione non vale a formare una prova dell’avvenuto pagamento.

Da ciò deriva che, in caso di mancato pagamento dello stipendio, la prova del pagamento è, sempre e comunque, a carico del datore di lavoro che non può invocare alcuna presunzione di pagamento per il solo fatto di aver consegnato al lavoratore la busta paga.

L’onere della prova del mancato pagamento spetta, invece, al lavoratore solamente nell’ipotesi in cui egli abbia rilasciato una quietanza attestante il corretto assolvimento dell’obbligo retributivo da parte del datore di lavoro.

Il collegamento tra consegna della busta paga e pagamento dello stipendio risulta, ulteriormente, indebolito dalla norma presente nella Legge di Bilancio 2018 [4] che nell’imporre dal 1° luglio 2018 ai datori di lavoro privati il divieto di corrispondere retribuzioni a mezzo contante, afferma espressamente che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.



Ritardo nel pagamento dello stipendio: cosa fare?

Le regole sono dunque chiare: lo stipendio va pagato entro la data indicata nel Ccnl o, in mancanza, alla fine del mese. Consegnare la busta paga non prova di aver pagato lo stipendio che, ormai, può essere pagato solo con modalità di pagamento elettroniche e tracciabili e non in contanti.

Cosa fare, dunque, se il datore di lavoro non paga, alla data stabilita, lo stipendio mensile? In casi come questi occorre sempre distinguere caso per caso.

Possono esserci, obiettivamente, oggettive ragioni, spesso anche di natura tecnica, che determinano un lieve ed accettabile ritardo nel pagamento dello stipendio. Spesso, contribuiscono a complicare la situazione le tempistiche contabili dei bonifici oppure temporanee problematiche di liquidità del datore di lavoro.

Se il ritardo si protrae solo per pochi giorni, dunque, non occorre allarmarsi. Se, al contrario, il tempo passa e i soldi non vengono accreditati occorre iniziare a preoccuparsi.

Innanzitutto, si può iniziare a chiedere spiegazioni in maniera informale al datore di lavoro e, in particolare, all’ufficio risorse umane ed all’ufficio ragioneria.

Se, tuttavia, le richieste bonarie non portano ad alcun risultato, il ritardo nel pagamento si trasforma in un mancato pagamento.



Mancato pagamento dello stipendio: la procedura da seguire

A questo punto, il lavoratore deve affidare la pratica ad un avvocato oppure, in questa prima fase, all’ufficio vertenze del sindacato.

L’avvocato o l’addetto dell’ufficio sindacale invierà un sollecito di pagamento al datore di lavoro, via pec o via raccomandata a/r, intimando il pagamento del credito retributivo del lavoratore entro una certa data, preannunciando da subito che, in caso di mancato pagamento, verranno seguite le vie legali. Se anche questo tentativo di ottenere il pagamento fallisce, non resta che agire per le vie legali. In questo caso, occorre affidarsi necessariamente ad un legale.

L’avvocato depositerà presso la cancelleria del tribunale del lavoro un ricorso per decreto ingiuntivo con il quale, portando le prove della mancata retribuzione, si chiederà al giudice di emettere un decreto ingiuntivo, ossia un provvedimento, che può essere anche immediatamente esecutivo, che ordina al datore di lavoro di pagare immediatamente il credito retributivo del lavoratore. Il datore di lavoro ha 40 giorni di tempo, dalla notifica del decreto ingiuntivo, per fare opposizione.

Una volta definitivo, il decreto ingiuntivo può essere utilizzato dal lavoratore per avviare il processo esecutivo verso l’azienda che comporterà il pignoramento dei beni aziendali al fine di soddisfare la pretesa creditoria del dipendente. Può, tuttavia, accadere che anche il procedimento esecutivo non conduca al recupero del dovuto, ad esempio perché, sotto il peso dei debiti, il datore di lavoro viene dichiarato fallito.



Mancato pagamento dello stipendio: il Fondo di garanzia Inps

In questo ultimo caso, esiste una forma di tutela residuale rappresentata dal Fondo di garanzia Inps. Il Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto (Tfr) è stato istituito nel 1982 per il pagamento del Tfr in sostituzione del datore di lavoro insolvente.

Dopo le modifiche apportate da un successivo intervento normativo [5], il Fondo interviene anche per le retribuzioni maturate negli ultimi tre mesi del rapporto. Ciò significa che, in caso di insolvenza del datore di lavoro e di cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore può ottenere il pagamento del Tfr e delle ultime tre mensilità di stipendio a carico del Fondo di garanzia Inps.

La domanda di intervento del Fondo può essere presentata a partire dal 30° giorno successivo alla ricezione della comunicazione con la quale il curatore informa il lavoratore che lo stato passivo è stato reso esecutivo. A partire da questa data decorre un termine di prescrizione entro il quale deve essere chiesto l’intervento del Fondo.

Il termine prescrizionale è diverso a seconda che si chieda il recupero del Tfr o degli ultimi tre stipendi. Infatti, la legge non ha previsto un particolare termine di prescrizione entro il quale con la domanda di liquidazione del Tfr a carico del Fondo di garanzia deve essere esercitato il relativo diritto. Esso, pertanto, rimane quello quinquennale stabilito dalla legge.

Con riferimento ai crediti di lavoro, ossia agli ultimi tre stipendi, invece, la legge ha previsto che il diritto alla prestazione si prescrive in un anno.

Le mensilità precedenti alle ultime tre non possono essere coperte dal Fondo e, dunque, verranno recuperate solo se c’è capienza nel passivo fallimentare.

note
[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] L. 4/1953.

[3] Cass.ordinanza n. 21699 del 6.09.2018.

[4] L. n. 205/2017.


[5] Artt. 1-2, D.lgs. n. 80 del 27.01.1992.

Fonte: www.laleggepertutti.it


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Contratto Integrativo Regionale
Art.15
Retribuzione


La corresponsione della retribuzione sia per gli LTI che per gli LTD deve essere effettuata entro il giorno 15 del mese successivo a quello cui si riferisce la prestazione lavorativa e comunque non oltre la fine del mese.






RICOVERATA AL CERVELLO. IL CORONAVIRUS ARRIVA A PALERMO: POSITIVA LA TURISTA BERGAMASCA, PRIMO CASO NEL SUD ITALIA


Dal sito palermo.gds.it

25 Febbraio 2020
Un caso di coronavirus a Palermo. La turista bergamasca ricoverata all'ospedale Cervello di Palermo è risultata positiva dopo gli esami. Ieri sera aveva mostrato sintomi influenzali e dopo la visita alla guardia medica era stata portata all'ospedale Cervello.

La conferma della positività arriva dalla Regione siciliana che dice: "Abbiamo un sospetto caso positivo risultato tale all'esame del tampone". E' stata disposta la quarantena per il gruppo di amici della donna e per le persone che sono state a stretto contatto coi turisti. Questo è il primo caso di coronavirus accertato nel Sud Italia.

Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, dice: "Si tratta di una donna di origine bergamasca presente in Sicilia con una comitiva e arrivata a Palermo prima dell'inizio dell'emergenza in Lombardia".

"Il campione esaminato al Policlinico di Palermo - ha aggiunto il governatore - verrà immediatamente inviato allo Spallanzani per ulteriori verifiche. La signora, che è stata posta in isolamento al reparto di malattie infettive dell'Ospedale Cervello, è pienamente cosciente e mi è stato riferito che non presenta particolari condizioni di malessere. Ringrazio tutti gli operatori perché la macchina sanitaria regionale si è mossa con prontezza ed ha dimostrato di essere pienamente allertata. Al termine degli accertamenti daremo tutte le informazioni necessarie".

La donna bergamasca è stata isolata assieme al marito e l'esame di laboratorio per verificare il virus è stato ripetuto due volte. Dopo il risultato - spiega la Regione siciliana - sono stati isolati "tutti coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con la coppia, ai quali è stato nella notte prelevato un campione salivare mediante tampone faringeo".
"Abbiamo immediatamente informato - dice il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci - la task force nazionale e l'Istituto Superiore di Sanità per concordare le procedure da adottare. Siamo impegnati dalla notte a mettere in atto le procedure previste, che sono state immediatamente eseguite grazie al lavoro di questi giorni". Musumeci è in stretto contatto col sindaco di Palermo Leoluca Orlando e con il prefetto Antonella De Miro.

© Riproduzione riservata

Fonte: palermo.gds.it






24 febbraio 2020

“FORESTALI, LA VIA GIUDIZIARIA ALLA STABILIZZAZIONE NON HA SBOCCHI. LA REGIONE RISPETTI GLI IMPEGNI. LA UILA NON TOLLERERA’ ULTERIORI RITARDI NELLA PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DI RIFORMA”





Ricevo e pubblico
dalla Uila Sicilia

“È legittimo che i lavoratori forestali, stanchi di aspettare la Regione, chiedano l’uscita dal precariato tramite ricorsi alla magistratura. La via giudiziaria alla stabilizzazione, però, non sta producendo gli effetti sperati e chi sostiene il contrario crea illusioni, false speranze. I fatti dimostrano che la via politica è l’unica percorribile. Per questo ormai da tempo stiamo richiamando governo regionale e Ars ai propri doveri verso una categoria cui tutti riconoscono i dovuti meriti unicamente quando, sempre più spesso, bisogna contrastare devastanti emergenze ambientali”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Uila Sicilia, Nino Marino, intervenendo oggi pomeriggio nel corso di un’assemblea dei lavoratori calatini della Forestale e dei Consorzi di Bonifica che s’è tenuta nella sala Milazzo a Caltagirone su iniziativa dell’organizzazione Uil di categoria. Alla riunione hanno partecipato pure il segretario regionale della Filbi-Uila, Enzo Savarino, e l’assessore comunale all’Ambiente, Francesco Caristia, che ha portato il saluto del sindaco Gino Ioppolo.

Parlando nella sala-convegni municipale, il segretario Uila Nino Marino ha sottolineato: “È necessario che i forestali conoscano cosa è stato sinora deciso nei Tribunali del Lavoro a Enna e Ragusa. I giudici ennesi hanno respinto le richieste condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali, mentre i magistrati iblei hanno riconosciuto non il diritto al contratto di operaio a tempo indeterminato ma soltanto un indennizzo pari a dieci mensilità. È evidente, però, come ciò non risponda alla sacrosanta battaglia di una vita: quella per la stabilizzazione occupazionale dopo decenni di fatiche, attese, promesse. Il governo regionale avrebbe dovuto presentare proprio in questi giorni una bozza di riforma. Altre perdite di tempo non saranno tollerate!”.
Pure la Filbi Uila sollecita una legge regionale di riordino, quella per i Consorzi di Bonifica. Parlando a Caltagirone, Enzo Savarino ha affermato: “Malgrado i maldestri tentativi di porre imprese contro Consorzi di Bonifica scatenando una fuorviante guerra delle bollette irrigue, è chiaro a tutti come questi enti sono indispensabili per l’agricoltura siciliana. Noi ribadiamo la necessità di certezze sul mantenimento del perimetro occupazionale e sulla individuazione di risorse adeguate all’obiettivo. Non si va da nessuna parte, inoltre, se non viene superata la pesante eredità debitoria che grava sulle strutture consortili, non certo per colpa dei lavoratori. La cabina di regia, fortemente voluta dalla Filbi, ha intanto prodotto alcuni significativi risultati in materia di riqualificazione del personale, sblocco immediato del turn-over, verifica dei contenziosi sulle mansioni superiori realmente svolte. Ovviamente, tutto questo non basta. È appena una tappa”.






DECRETO A CONTRARRE PER LA FORNITURA DI AUTOMEZZI ANTINCENDIO PER L'AIB

















CATANIA. PUBBLICATE NEL SITO DELLA REGIONE LE GRADUATORIE DEFINITIVE DISTRETTUALE PER I 6 DISTRETTI DELLA PROVINCIA






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N.B. Per poter leggere le graduatorie bisogna aver installato il programma WinRAR, scaricabile gratis in questo link: www.winrar.it






UN SILENZIO ASSORDANTE QUELLO DEL GOVERNO MUSUMECI SULLA RIFORMA FORESTALE. URGE ASSOLUTAMENTE LA BOZZA PROMESSA. GATTA CI COVA?


di Michele Mogavero
Entro il 21 Febbraio 2020 gli Assessori al Territorio e all'Agricoltura dovevano presentare la proposta di riforma del comparto forestale, ad oggi ancora non ci è dato sapere che tipo di riforma ha in mente il Governo. L'unica certezza è che hanno condiviso a parole la bozza delle tre segreterie di Fai, Flai e Uila dicendo addirittura pubblicamente che è il loro obiettivo. A noi ovviamente come base di partenza ci fa piacere sentire queste parole, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo sempre il mare. La proposta non ha nessun costo, anzi, ci permetterebbe addirittura di commentarla ed eventualmente migliorarla.  

Perchè allora dopo tre mesi questa bozza viene tenuta nascosta? 
Gatta ci cova?

Se alle parole seguiranno i fatti, ecco cosa dovrebbe uscire fuori:

  1.  I 78isti e i 101nisti transiteranno tutti nel contingente a 151 giornate.
  2.  I 151nisti transiteranno tutti nel contingente degli Oti.
  3.  Apertura anche sul ricambio generazionale della categoria.


Ma questo silenzio assordante del governo non ci fa pensare a nulla di buono. Ovviamente ci auguriamo di sbagliarci!


Il countdown si è fermato al 21 febbraio 2020, quindi ci dice che il tempo per la presentazione della bozza sul riordino del comparto forestale è scaduto.

Lo ricorda giustamente anche Nino Marino della Uila Sicilia: Stiamo contando i giorni che ci separano dal 21 febbraio, la data indicata dagli assessori regionali al Territorio e all’Agricoltura per la presentazione della bozza





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Riforma forestale. 21 Novembre 2019: Gli assessori Bandiera e Cordaro hanno condiviso la proposta sindacale E si sono assunti l’impegno di presentare entro tre mesi la riforma

21 Novembre 2019. Regione, vertice sui forestali: “Entro tre mesi la riforma”. L'obiettivo dei sindacati è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti: Oti e 151nisti. Obiettivo condiviso anche dai due assessori!






I forestali non avranno un giorno di riposo o due soli contingenti, decida il Governo. Nel frattempo ricordiamo gli impegni


Il Presidente Musumeci zittisce Bruno Vespa sui lavoratori forestali: non licenzieremo nessuno, anzi, li facciamo diventare da peso a risorsa. Li vorrei a pulire i fiumi, le aree verdi, le spiagge e non avranno un giorno di riposo. Conosco il metodo del governo


L'Assessore all'Agricoltura intervistato dalla Tgr Sicilia, ha detto che vuole stabilizzare i circa 22mila lavoratori forestali che sono una risorsa, ha confermato che ci sono tutte le condizioni e le risorse per far sì che possano lavorare tutto l'anno attraverso il tempo indeterminato e una parte con 151giornate



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21 Novembre 2019. Ecco le parole CONDIVISIBILI dell'Assessore Bandiera
nell'incontro con i Sindacati:




Clicca e ascolta



Ma questo silenzio assordante del governo non ci fa pensare a nulla di buono. Ovviamente ci auguriamo di sbagliarci!






FLAI CGIL. VENERDI 28 FEBBRAIO PRESSO L'AULA CONSILIARE DEL COMUNE DI VIZZINI (CT), ASSEMBLEA DEI LAVORATORI FORESTALI SUI SEGUENTI PUNTI: RIFORMA DEL SETTORE CON RIMODULAZIONE CONTINGENTI E GARANZIE - RECENTI SENTENZE DELLA CORTE EUROPEA E TRIBUNALE DI RAGUSA


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Giuseppe Barresi
Flai Cgil Vizzini








CONTINIUA IL SIFUS TOUR PRO RIFORMA FORESTALI



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Maurizio Grosso Sifus Confali






LEGAMBIENTE, SERVE PIANO GESTIONE FORESTALE MONTE PELLEGRINO. PER ACCEDERE AI FONDI NECESSARI PER IL SUO COSTOSO RECUPERO

RIPRODUZIONE RISERVATA

Dal sito www.ansa.it

23 Febbraio 2020
"Basta rimandare, la riserva naturale orientata di monte Pellegrino non può più aspettare per avere il suo piano di gestione forestale. L'assenza di un piano preclude alla riserva di essere correttamente recuperata dal punto di vista naturalistico e di fruizione da parte dei cittadini". Con queste parole Vanessa Rosano, presidente del circolo Legambiente Palermo, commenta "il calvario a cui dal 2018 è sottoposto l'ente gestore, ovvero il continuo procrastinare del Comune di Palermo per l'affidamento della redazione del piano, in assenza del quale non è possibile accedere ai bandi e, quindi, ai fondi necessari per il suo costoso recupero". "Ricordiamo tutti - continua Rosano - il terribile incendio che nel 2016 ha colpito più del 60 per cento dell'area boscata della riserva naturale, ancora oggi visitandola si possono vedere i resti dei numerosi alberi bruciati che dovrebbero essere rimossi per avviare i lavori, ma anche per prevenire la diffusione di incendi, specialmente in vista dell'estate".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Fonte: www.ansa.it






LINEE STRATEGICHE PER LA SICUREZZA NELLE AREE RURALI: RIUNIONE AUTORITÀ PUBBLICA SICUREZZA IN PREFETTURA. ALL’INCONTRO HANNO PRESO PARTE ANCHE I DIRIGENTI DEGLI ISPETTORATI RIPARTIMENTALI DELLE FORESTE


Dal sito newsicilia.it

22/02/2020
SIRACUSA –  Ieri mattina si è svolta alla prefettura di Siracusa la riunione della Conferenza delle Autorità di Pubblica Sicurezza delle province di Catania e Siracusa convocata dal prefetto di Catania, d’intesa con quello di Siracusa, anche a seguito del grave episodio verificatosi nei giorni scorsi in un’azienda agricola al confine fra le due province. All’incontro hanno preso parte i Questori, i Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Catania e Siracusa, i Dirigenti degli Ispettorati Ripartimentali delle Foreste, i Comandanti delle Polizie Provinciali, il Dirigente del Compartimento della Polizia Stradale Sicilia Orientale, il Dirigente della XII Zona Telecomunicazioni della Polizia di Stato della Sicilia Orientale.

Nel corso della riunione sono state concordate misure volte a innalzare il livello di sicurezza nei territori delle aree rurali, contigue tra le due province, destinate prevalentemente alla coltivazione degli agrumi. In questa ottica sono state delineate le linee strategiche dell’attività di prevenzione, basate in primo luogo sul coordinamento fra l’apparato statale e quello locale, prevedendo, nello svolgimento dei servizi di controllo del territorio, il concorso, fra le Forze di Polizia dello Stato – Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza – e le polizie locali e provinciali, con il coinvolgimento delle specialità, in particolare della Polizia Stradale e del Corpo Forestale.

In particolare è stata disposta l’intensificazione dei servizi di prevenzione e controllo dei territori, con il concorso di tutte le articolazioni del comparto sicurezza. La pianificazione in dettaglio è stata demandata a un apposito tavolo tecnico, interforze e interprovinciale, di Catania e Siracusa, con l’individuazione dei punti critici e delle aree sensibili, come intersezioni e assi viari.

Sono stati previsti controlli su strada, sulla vendita abusiva, e nei mercati al fine di intercettare nell’ambito dell’intera filiera di produzione e vendita agrumicola, i prodotti di provenienza non tracciata o illecita, prevenendo così anche l’immissione in commercio degli stessi prodotti, potenzialmente nocivi per la salute dei cittadini. Tale attività di prevenzione e contrasto è volta a innalzare il livello di sicurezza del consumatore ma anche a riequilibrare il mercato rispetto alla concorrenza illecita. Le suindicate misure sono state adottate sulla scorta di un modello positivamente sperimentato nella provincia di Catania.

La seconda linea strategica individuata attiene all’infrastrutturazione del territorio attraverso un sistema di videosorveglianza che consente di implementare la conoscenza e il controllo fisico delle zone sensibili e ciò si attuerà nell’ambito del progetto di realizzazione di un sistema di videosorveglianza in ambito rurale, promosso dalla Regione Siciliana e da finanziare con risorse del Pon legalità. Il progetto coinvolgerà le aree rurali delle province di Catania, Messina, Siracusa, Ragusa e Enna e i rispettivi Comitati Provinciali dell’ Ordine e della Sicurezza Pubblica delle 5 province hanno avviato gli approfondimenti di competenza.

Inoltre, presso la Prefettura di Catania è stato costituito un gruppo tecnico di lavoro. In occasione della riunione odierna è stato concordato il completamento della “mappatura” dei territori della provincia di Siracusa-Lentini, Carlentini e Francofonte, contigui a quelli del catanese già “mappati”. Tuttavia in prospettiva tale sistema di videosorveglianza potrà essere implementato includendo in prossime fasi anche i territori della zona sud della provincia di Siracusa, anch’essi caratterizzate da numerosi insediamenti agricoli.

Infine, la terza linea strategica è quella del coinvolgimento dei cittadini e delle collettività, per il tramite dei sindaci, degli operatori economici e delle associazioni di categoria, nella tutela della sicurezza pubblica. Un ruolo fondamentale verso un modello di “sicurezza partecipata” sarà proprio quello delle associazioni di categoria al fine di ricondurre la vigilanza della proprietà privata in un sistema legale sotto il controllo delle autorità di pubblica sicurezza. Diversamente da altre ipotesi di “guardiania”, infatti, le guardie particolari giurate sono sottoposte nella loro attività alla direzione tecnica del Questore.

Immagine di repertorio

Fonte: newsicilia.it





23 febbraio 2020

LE FORESTE ITALIANE MERITANO UN’INFORMAZIONE MIGLIORE


Dal sito www.ilfattoquotidiano.it

di Renzo Motta* e Giorgio Vacchiano** 19 Gennaio 2020
Da alcuni mesi è in rete la petizione “Foreste italiane: un patrimonio inestimabile sotto attacco”. Questo documento ha ottenuto migliaia di firme – un segnale confortante dell’attenzione dei cittadini alle tematiche forestali e ambientali – ed è stata ripresa da vari media, compreso il blog di Fabio Balocco su ilfattoquotidiano.it. La petizione propone spunti fondamentali per il dibattito ecologico, politico e scientifico, ma li argomenta con analisi errate della situazione ambientale e normativa del Paese, giungendo a capovolgere la realtà sullo stato delle foreste italiane.

Le foreste italiane sono ‘un patrimonio sotto attacco’. Bisogna tutelarle, non tagliarle!





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DAL BLOG DI FABIO BALOCCO


In Italia la superficie forestale è quasi triplicata nell’ultimo secolo. Le foreste stanno aumentando non solo in superficie ma anche in termini di volume della biomassa legnosa e di carbonio immagazzinato negli alberi e nel suolo. Pertanto, sostenere che in Italia “le volumetrie forestali… risultano molto ridotte a seguito dei tagli” e che sia in atto un “vero e proprio sacco boschivo” è un ribaltamento della realtà.

Affermare che “i boschi vengono valutati in primo luogo per i loro aspetti produttivi” è inoltre ingiustificato: nessuna legislazione forestale nazionale, regionale o provinciale contiene alcun riferimento ad una priorità degli aspetti produttivi. L’Italia è il paese dell’Europa continentale che ha il più basso rapporto tra legno prelevato e accrescimento delle foreste (21%) e il più elevato livello di tutela (il 30% delle foreste italiano ha un vincolo naturalistico, l’85% ha un vincolo idrogeologico e il 100% ha un vincolo paesaggistico). I tagli abusivi o non conformi alle leggi (che configurano un reato penale) sono un problema reale, più diffuso in alcune parti del paese, ma hanno una incidenza marginale sulla superficie e la biomassa delle foreste italiane.

Inoltre, il limitato prelievo legnoso ha come conseguenza che l’80% del fabbisogno legnoso nazionale è importato dall’estero. Nonostante le severe direttive dell’Unione Europea, si stima che circa il 20% di questo sia di origine illegale e contribuisca direttamente o indirettamente al degrado delle foreste di altri paesi (in particolare quelle tropicali).

Per quanto riguarda l’utilizzo della biomassa per la trasformazione energetica, a differenza di quanto sostiene la petizione, non esistono incentivi economici all’uso dei boschi a fini energetici. Ci sono incentivi per la costruzione di impianti a biomasse, che però dipendono dalle politiche industriali ed energetiche – non da quelle forestali. Le petizioni sottoscritte dagli scienziati stigmatizzano non l’uso delle biomasse, ma gli incentivi alle grandi centrali energetiche, che provocano meccanismi distorti a livello globale e contrastano con l’uso del legno “a cascata” e lungo filiere corte, che rappresenta un utilizzo virtuoso sia dal punto di vista della sostenibilità ambientale che della mitigazione della crisi climatica.

La più grande pressione a cui sono sottoposte le foreste italiane proviene invece dal cambiamento climatico causato dall’uomo e dall’aumento della frequenza e severità degli eventi estremi. Sostituire la selvicoltura con l’arboricoltura su terreni non boscati, come suggerisce la petizione, significherebbe non solo esporre la produzione di legno all’incostanza dell’assenza di un vincolo al mantenimento della destinazione d’uso a bosco, ma anche accettare che le foreste attraversino fasi non compatibili con la sicurezza dei cittadini nelle zone di contatto urbano-foresta, e abbandonare la possibilità di utilizzare gli strumenti della gestione forestale “climaticamente intelligente” per aumentare la resistenza e la resilienza delle foreste naturali e dei loro benefici ai cambiamenti climatici.

In un momento in cui la lotta alla crisi climatica richiede pieno supporto alla ricerca scientifica e una informazione semplice, completa e corretta dei cittadini, le voci che usano l’etichetta “ambientale” per trasmettere messaggi falsi, mescolati a verità scelte ad arte o in contrasto con le fonti di dati, contribuiscono ad alimentare confusione e dubbi che possono essere strumentalizzati dai negazionisti. È quindi compito del mondo scientifico, ma anche di chi si occupa professionalmente di informazione, verificare le fonti dei dati e contribuire alla diffusione di una corretta comunicazione ambientale.

* Università degli Studi di Torino, Presidente Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale
** Università degli Studi di Milano, Responsabile della comunicazione Sisef

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it