08 gennaio 2023

AUTO E MOTO NELLE RISERVE NATURALI, CAOS NEL PARCO DELL'ETNA: RISSA E L'APPELLO DEL WWF

Una foto diffusa dal Wwf


Dal sito catania.gds.it

07 Gennaio 2023
Parchi e boschi presi d'assalto da motociclisti e automobilisti, e qualche volta c'è scappata anche la rissa a causa di rimproveri, evidentemente mal digeriti, tanto che si è anche arrivati alle mani.

La denuncia è di Wwf Sicilia, che attraverso un comunicato ha espresso grande preoccupazione per le condizioni in cui si trovano i boschi del parco dell’Etna e la loro biodiversità. "Prendiamo spunto da un vergognoso episodio di violenza nei confronti di un cittadino che si è permesso di ricordare ad alcuni motociclisti che nel bosco è vietato circolare con mezzi motorizzati, e che per risposta ha ricevuto botte, minacce e quanto di peggiore possa esprimere", si legge nella nota

I boschi dell’Etna, continua il Wwf, ma anche purtroppo gran parte dei boschi insistenti nei Parchi e nelle zone protette siciliani, sono devastati da mezzi di ogni genere, a due e a quattro ruote.

"Essi entrano nei sentieri e in pieno bosco nonostante i divieti di legge, tracciando veri e propri solchi e distruggendo preziosi habitat naturali che caratterizzano la biodiversità del Parco dell’Etna e delle zone naturali protette. Inoltre la presenza di rombanti motori a tutto gas produce un inquinamento acustico di grande impatto per gli animali abitanti il bosco stesso. Come più volte evidenziato e segnalato, un bene naturale così prezioso e unico come il Parco dell’Etna, giorno dopo giorno, sta diventando un grande parco divertimenti, privo di ogni regola e senza alcun governo delle azioni che in esso avvengono"

Infine l'appello al Governo regionale, perché possa essere ripristinata un’azione di contrasto all'illegalità diffusa, "attraverso una ferma repressione e l’attivazione di canali di controllo che impediscano l’esercizio di pratiche vietate in qualsiasi parco degno di tale nome - si legge ancora nella nota -. Chi dovrebbe perseguire la legalità e non lo fa diventa complice dei fuorilegge. Auspichiamo che il presidente Renato Schifani sappia dare una svolta di dignità alla nostra bellissima Sicilia, sappia imporre la tutela e la salvaguardia del nostro prezioso patrimonio naturale, sempre più devastato e impoverito da un’idea diffusa del fai da te e dalla mancanza di rispetto delle normative".

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06 gennaio 2023

A PROPOSITO DEL CONGRESSO DELLA FLAI CGIL CATANIA, A CUI FACCIAMO I NOSTRI MIGLIORI AUGURI. 12 ANNI FA, SUL SITO DELLA FLAI CATANIA È APPARSA UNA BELLA PROMESSA NON MANTENUTA: "L’ACCORDO SINDACALE DEL 14 MAGGIO 2009 NOI L’ABBIAMO VOLUTO E NOI LO FAREMO RISPETTARE"



di Michele Mogavero
Un vero peccato non essere riusciti a mantenere l'impegno/promessa con i lavoratori forestali.
Promessa apparsa nel sito della Flai Cgil Catania in data 30/11/2010 alle ore 22:35:17
Ma dopo 12 anni da quell'annuncio, siamo ancora qua ad aspettare. Rimaniamo in attesa e ci consoliamo con i prossimi tavoli ed incontri con gli scienziati di turno.


“Noi l’abbiamo voluto e noi lo faremo rispettare”

L’impegno del sindacato ha prodotto il protocollo d’intesa firmato martedì 30 novembre 2010 fra gli stessi sindacati e l’Assessore Regionale alle Risorse Agricole e Forestali D’Antrassi.

Le segreterie unitarie sospendono lo sciopero generale previsto per il 4 dicembre 2010, in attesa dell’incontro con il Presidente della Regione che si terrà entro 15 giorni dal protocollo e per verificare l’intesa e se verrà attuata.

L’accordo sindacale del 14 maggio 2009 NOI L’ABBIAMO VOLUTO E NOI LO FAREMO RISPETTARE

(di seguito il protocollo d'intesa)


Promessa apparsa sul sito della Flai Cgil Catania. Clicca quì: L’accordo sindacale del 14 maggio 2009 "Noi l’abbiamo voluto e noi lo faremo rispettare"




LA VOLONTÀ DEGLI INDOMITI (OVVERO LA FUNZIONE DEL SINDACATO)

Foto d'archivio


Ricevo e pubblico

di Antonino Lomonaco
LTI di Linguaglossa
(appena eletto nel direttivo prov.le della Flai Catania)

Se negli anni ottanta della nostra giovinezza qualcuno mi avesse predetto la recessione politica e sociale di questi primi decenni del secondo millennio, mi sarebbe stato davvero molto difficile poterci credere. Il crollo dell'Unione Sovietica sembrava aprire lo spazio ad un periodo nuovo di dialogo e di comprensione fra i popoli, tanto che qualche "sapientone" parlava persino di "fine della storia". Tuttavia, qualche altro, subito dopo, iniziò anche ad indicare una fine della classe operaia, riferendosi ad una supposizione di società di soli servizi, come se chi svolge un servizio non svolgesse, comunque, una opera di lavoro. Ciò iniziava a darmi qualche sospetto. Furono gli anni del trionfo della Finanza, delle speculazioni di borsa, dei guadagni basati sul niente produttivo. Furono gli anni del trionfo della "furbizia", in cui anche fra noi qualche (diciamo) ingenuo arrivò a fare una distinzione acrobatica fra il lavoro ed i lavoratori!
Il disorientamento dovuto al crollo del cosiddetto "socialismo reale" agevolò parecchio il "berlusconismo", il quale spazzò via, anche facilmente, le pur aumentate esigenze di democrazia sociale, di lealtà fra i cittadini, dopo l'inchiesta "mani pulite", e lo fece con le sue barzellette, lo "sdoganamento" del post-fascismo, e, soprattutto, con le sue televisioni commerciali che iniziarono a spargere, alle masse, non una indicazione all'elevazione, alla riflessione, ma le risate sguaiate dell'imbecillità.
Alla fine ciò che contava di più, sembravano dire quegli spettacoli incantatori, era che col danaro si poteva comprare tutto: la bellezza, l'amicizia, la dignità. Tutto era sul mercato ed era consumabile e poi si poteva buttar via come niente. Non aveva importanza se quel consumismo consumava anche i territori, le popolazioni che vi vivevano, gli ambienti con la loro flora ed i loro animali. Tutto era dissacrato, anche, per l'appunto, la dignità. La conseguenza sociale di questa deriva è quella feudale, che vede nel favore e non nel diritto, il fine a cui orientarsi. Certamente, il berlusconismo non introdusse niente di nuovo nella società italiana ma rafforzò qualcosa che era latente e la legittimò sempre più, facendo sentire inadeguato l'atteggiamento leale di chi vuole essere onesto.
L'onestà, si badi, non è semplicemente una questione di etichetta morale, poiché è solo attraverso di essa che si può costruire una società funzionante, capace di provvedere ai bisogni dei suoi cittadini ed a perseguire il principio importante dell'equità. Un principio, quest'ultimo, che non può fare a meno di vedere in ogni cittadino non soltanto un fine, ma una risorsa. Il privilegio, in questo modo, non riguarda più una classe sociale, un censo, ma la costituzione stessa di tutti i cittadini che, in quanto tali, sono percettori di diritti nella stessa misura in cui sono capaci di rispettare gli equivalenti doveri.
Ecco che la Politica non può fare a meno della questione morale e, a differenza di quanto sproloquiava un certo furbacchione tanto apprezzato anche da taluni (diciamo) ingenui fra noi, si deve affermare fermamente che la Politica senza morale diventa arbitrio di una parte sull'altra e che la governabilità senza morale non può mai essere Politica ma soltanto tirannia!
Eppure questi sono stati, negli ultimi trent'anni, gli orientamenti politici della deregolamentazione. Orientamenti indirizzati verso una erosione dei diritti accompagnata dalla derisione dei doveri. Questo a partire dal mondo del lavoro! Poiché abbiamo la consapevolezza, noi e i nostri "nemici" (tali sono), che la libertà responsabile di ogni cittadino dipenda proprio dalla sua capacità economica, cioè a dire dalle condizioni che riguardano il suo lavoro, di cui il danaro è soltanto lo strumento metaforico, utile solo perché interscambiabile. 
Il lavoro, che assieme al linguaggio testimonia la propensione sociale dell'Uomo, è il luogo ed uno dei momenti più sacri che possiamo avere, dove il tempo di ognuno di noi, le nostre energie, vengono dedicate agli altri, in una proiezione capace di produrre ricchezze e servizi che, di riflesso, ritornano poi ad ognuno di noi, come servizi e ricchezza sociale di cui tutti quanti infine usufruiamo.
E' in quegli anni che in Sicilia, in conseguenza dell'abbandono dei territori montani e dell'aumento degli incendi di vegetazione, nasce un servizio di antincendio boschivo che si è dimostrato, nonostante le tante deficienze, uno dei migliori servizi di antincendio boschivo al mondo!
Un servizio organizzato in modo tale che, malgrado la particolare orografia montuosa della nostra terra, il clima estivo rovente, il tipo di vegetazione selvatica e l'incidenza massiccia di inneschi posti e realizzati da incoscienti delinquenti, mai un incendio è durato più di qualche giorno. Un servizio svolto da una generazione di uomini cresciuti ancora a contatto col proprio territorio naturale, così come non avviene più.
Un servizio che, malgrado i meriti, non avrà alcuna continuità, ed aspetta, ormai, solo di estinguersi con l'anagrafe degli ultimi residuali addetti.
E dire che abbiamo rischiato tanto in questa attività ed alcuni di noi hanno dato persino la vita. Questo fino allo scorso ottobre, nel territorio del distaccamento forestale di Linguaglossa, un territorio già toccato, in precedenza, da tali tragedie luttuose, dove con i piloti caduti con Can 28, sono sei le persone morte in questa attività. Come si può pensare di poter affrontare un lavoro difficile e pieno di pericoli a 62 anni?... Questa era l'età di uno dei due piloti che sono morti, l'altro ne aveva 56. Ma tale è anche l'età della gran parte degli operai antincendio della forestale siciliana!  
Non si possono dimenticare le campagne diffamatorie di una stampa votata alla professionale disinformazione.
Noi svolgevamo un servizio: operai addetti ad una attività di salvaguardia e lotta contro gli incendi boschivi, in una regione a ridosso di uno dei più grandi deserti del mondo, eppure il nostro lavoro veniva diffamato. Con il cambiamento climatico in atto, agevolato dalla mentalità idiota, predatrice e criminale, l'espansione di questo deserto sarà presto fra noi. Solo una accorta politica forestale avrebbe potuto arrestarlo! La campagna diffamatoria, nei nostri confronti, praticata da scribacchini ignoranti, mossi da pregiudizi tali da confondere operai con guardie forestali; che arrivava a porre paragoni del tutto fuori luogo fra il Canada (il cui territorio rientra nell'ambito del circolo polare artico) e la Sicilia (il cui territorio rientra nell'ambito subtropicale), ha avuto il successo sperato. Siamo ormai, come si diceva in quel film, <<come lacrime in un giorno di pioggia>>. 
Tuttavia, anche se in un primo momento ho creduto che quegli attacchi fossero rivolti soltanto a noi, operai forestali, successivamente capii l'importanza delle parole utilizzate, le quali hanno capacità di sortilegio: dividono, confondono, e fanno credere. Fanno credere che non vi sia più una classe operaia, che il lavoro sia di soli servizi e uffici, che la prospettiva futura sia nel mondo virtuale: l'attacco era ideologico all'intera classe operaia! Ai valori di solidarietà e comunità! Infatti, guardandomi attorno, la globalizzazione dei mercati aveva portato ad una massiccia smobilitazione degli impianti industriali, subito ricollocati in paesi più poveri, dove le organizzazioni sindacali ed operaie erano meno presenti e forti. Al contempo, si procedeva, da noi, all'attacco e allo svilimento sia delle organizzazioni sindacali che alla coscienza stessa della dignità operaia. Dobbiamo renderci conto di vivere una fase possente di reazione capitalistica, possente perché siamo tutti quanti, chi più chi meno, impregnati di questa ideologia, coinvolti in uno stile di vita che ci ha occluso il senso critico, già incrinato dal fallimento di una utopia a suo tempo, però, criticata da Gramsci e da altri. Un fallimento che non ci apparteneva, quindi, perché era fallito nel momento stesso in cui era diventato autoritario e totalitario. Gli opposti non si contraddicono soltanto: gli opposti si condizionano, diventano specchio l'uno dell'altro. Nel momento in cui una forza è venuta a mancare non si è aperta una fase di pacificazione, come si sperava. La forza rimasta da sola, altrettanto totalizzante ed autoritaria (considerando le drammatiche vicende di Julian Assange o di Eduard Snowden) ha cercato di imporre le sue regole di dominio al resto del mondo. Sono iniziate le guerre "preventive" per "l'esportazione della democrazia". Guerre accompagnate da una tecnologia di propaganda inaudita: era come se Samara, uscita dallo schermo, con la sua veste bianca, senza occhi e, perciò, dall'anima persa, procedesse nella sua espansione della morte. Il riferimento hollywoodiano non è casuale. C'è molto Hollywood nella recita del generale che all'assemblea dell'ONU fa vedere una finta fiala di antrace come valida prova per attaccare l'Iraq. L'apoteosi probabilmente è stato il crollo delle due torri, che però sono state tre. Le esecuzioni plateali, poi, dei tagliagole del Califfato, economicamente sostenuto dall'Arabia saudita ed Emirati arabi (amici degli USA).
Dopo l'Iraq, L'Afghanistan, la Libia, la Siria. Stati sovrani, in cui si voleva esportare la democrazia ma che hanno ricevuto solo morte e distruzione e che ora versano nelle peggiori condizioni. Popoli massacrati impunemente per l'arbitrio ed il "bullismo" internazionale di una parte sul resto del mondo.
Si è intervenuti nel Kossovo, in difesa di una minoranza oppressa, bombardando civili persino in una città come Belgrado. Perché adesso, in Ucraina, non si è voluto far caso alle analoghe leggi discriminatorie contro una minoranza che voleva continuare ad esprimere la propria lingua e la propria cultura e difenderle da governi che intitolavano le vie e le piazze a criminali nazisti?! Che abbattono le statue di Lenin per erigere quelle di Stepan Bandera. Strade, statue e piazze dedicate ad autori di stragi contro Ebrei, Russi, Polacchi!... Stragi perpetrate ancor oggi per gli stessi principi di distinzione, a priori, fra migliori e peggiori... dove i peggiori possono ben essere massacrati e distrutti impunemente! Così come è successo nel Donbass dal 2014 ad oggi, senza che la "buona ipocrita coscienza" internazionale si muovesse. Ci sono stati gli accordi di Minsk, i quali, di recente, sia esponenti del governo ucraino sia militari USA, hanno dichiarato candidamente che sono serviti soltanto a guadagnare il tempo utile ad armare l'Ucraina! Armare l'Ucraina per far valere la sua richiesta di far parte della NATO e circondare la Russia con le testate nucleari e gli eserciti occidentali a pochi chilometri da Mosca! Significa inasprire una situazione ed una guerra che la Russia non può perdere, cioè a dire che se si arriva agli estremi il rischio nucleare è davvero prossimo!
Perché accodarci a questa prepotenza che ci fa correre questo rischio?... I partiti di opposizione, in Ucraina, sono stati aboliti ancor prima della guerra, i loro capi perseguitati, eliminati od incarcerati! Si tratta di un regime di ottuso nazionalismo tale e quale a quello russo, polacco o ungherese! Perché dobbiamo partecipare a questa follia nazionalista nata dal crollo dell'Unione Sovietica? Perché prolungare questo bagno di sangue del popolo ucraino? Perché stravolgere, con le sanzioni, dopo due anni di pandemia, la nostra stessa economia, col rischio di tracolli di imprese, licenziamenti, disastri economici e sociali, ecc.?... 
Il perché è presto detto: perché a chi esprime queste logiche non gli importa alcunché della gente e dei popoli. Lo scopo è un'altro: è il predominio su di un pianeta la cui popolazione sta aumentando esponenzialmente e le risorse, altrettanto esponenzialmente, si stanno riducendo!
Di fronte a queste difficili prospettive invece di rincorrere delle logiche egualitarie, organizzative, così come auspicava Michail Gorbačëv con la sua Perestrojka, si procede con la violenza della prepotenza, della discriminazione dell'uno sull'altro. Il quasi totale assoggettamento dell'informazione a queste logiche criminali rivelano il pregiudizio di una differenza fra gli uomini e fra i popoli, per cui il popolo ucraino vale più di quello curdo o palestinese, o siriano o di qualsiasi altra parte del mondo.
E, tuttavia, anche questo, in effetti, non risponde al vero: poiché questa narrazione condanna proprio il popolo ucraino ad un massacro e a dei rischi immensi, così come il resto dei popoli europei.
Invece di perseguire politiche di difesa ambientale, riciclaggio dei beni e forestazione dei territori, si procede alla distruzione belluina.
Io credo, dal momento che sono scomparsi i partiti di sinistra, e che la stessa idea di una politica al servizio dei cittadini è messa in forte discussione, che il sindacato, di fronte a questo scenario apocalittico, abbia un compito fondamentale, analogo a quello delle sue origini: un compito di organizzazione e di formazione di coscienze che tengano conto della dignità di ogni uomo: alla libertà consapevole di quanto essa stessa sia in relazione alla capacità di responsabilità, come si conviene ad adulti, invece che di dipendenza da altri, come bambini o sudditi. Responsabilità verso un ambiente che ci nutre e ci veste e che stiamo deturpando in ogni modo, alterando persino le temperature e, di conseguenza, la metereologia del pianeta. Responsabilità verso tutti i popoli oppressi da guerre o da logiche di dominio neocolonialista che li spinge a scappare in cerca del meglio e, spesso, a trovare solo il peggio del peggio, cioè a dire: la guerra fra i poveri!
Il risultato di questi sommovimenti è proprio il sangue versato dagli ultimi. Mentre chi muove i fili delle decisioni più crudeli continua a vivere e dominare, avvalendosi ed utilizzando la confusione delle informazioni, lo sbandamento, prosperando proprio su questa confusione e su questo sangue versato.
Credo che il sindacato debba tornare a rappresentare, in prima istanza, l'opposizione a questa tendenza, altrimenti tutto è indirizzato alla rovina e si profila una nuova era feudale, con i suoi arbitrii di casta, di razza, di uomo su uomo. Lo dimostrano i provvedimenti nella legge di bilancio di questo nuovo governo post-fascista che abbiamo, il quale toglie a chi ha poco per darlo a chi ha tanto: che, calvinisticamente, fa della povertà una colpa.
Confesso di essere molto pessimista. Ma, come diceva l'amico Antonio Gramsci, al pessimismo della ragione bisogna opporre l'ottimismo della volontà. Viva questa volontà: la volontà degli indomiti!
Antonino Lomonaco




GIUSEPPE GLORIOSO RIELETTO ALL’UNANIMITÀ SEGRETARIO GENERALE DELLA FLAI DI CATANIA. LE ISTITUZIONI LOCALI NON CONSIDERANO ADEGUATAMENTE “L’INESTIMABILE PATRIMONIO BOSCHIVO PER IL QUALE LAVORANO I NOSTRI FORESTALI, SPESSO BISTRATTATI COME FOSSERO LAVORATORI FIGLI DI UN DIO MINORE. È URGENTE UNA RIFORMA DEL SETTORE FORESTALE CON DUE FASCE: OTI E 151ISTI


Dal sito www.cataniatoday.it

05 Gennaio 2023
Presenti ai lavori, oltre al segretario generale della Camera del Lavoro di Catania, Carmelo De Caudo, anche il segretario generale della Flai Sicilia, Tonino Russo, e la segretaria della Flai Cgil nazionale, Silvia Guaraldi

Giuseppe Glorioso è stato rieletto segretario generale della Flai Cgil di Catania. L’assemblea si è espressa all’unanimità nel corso del congresso tenutasi stamattina. Presenti ai lavori, oltre al segretario generale della Camera del Lavoro di Catania, Carmelo De Caudo, anche il segretario generale della Flai Sicilia, Tonino Russo, e la segretaria della Flai Cgil nazionale, Silvia Guaraldi. Nella sua relazione Glorioso ha sottolineato che, dopo la Puglia, la Sicilia “raggiunge allarmanti percentuali di irregolarità in agricoltura” e Catania non fa eccezione facendo i conti con contratti ingannevoli, raggiri a danno di lavoratrici e lavoratori, paghe bassissime e, in generale, diritti e tutele negati e discriminazione ai danni delle lavoratrici donne, in particolare straniere. Anche il “no” della Flai all’uso dei voucher in agricoltura dimostra la volontà di intervenire sulla burocrazia e non sui diritti delle persone. La legge 199/2016 in materia di contrasto ai fenomeni dello sfruttamento e del lavoro nero in agricoltura, invece, rappresenta senz’altro una conquista che però “andrebbe potenziata ampliando il raggio di applicazione della normativa, non soltanto sotto l’aspetto della repressione, ma anche nella rimozione di quelle condizioni di sfruttamento che si insidiano in alcuni contesti, come, ad esempio, nei casi del trasporto dei lavoratori che, purtroppo, in alcune circostanze, rimane in mano ai caporali”.

Per Glorioso le istituzioni locali non considerano adeguatamente “l’inestimabile patrimonio boschivo per il quale lavorano i nostri forestali, spesso bistrattati come fossero lavoratori figli di un dio minore. Vantiamo delle professionalità che meritano rispetto e considerazione da parte di chi governa. In questi anni, il governo Musumeci si è rivelato particolarmente distratto, dal momento che il contratto regionale del comparto è scaduto da tre anni e ogni tentativo di rivitalizzare il settore è rimasto bloccato. È urgente una riforma del settore forestale che guardi alla stabilizzazione dei lavoratori forestali in due fasce: tempo indeterminato per i centocinquantunisti e 151 per tutti gli altri lavoratori, aprendo ai giovani a cui trasferire competenze e conoscenze acquisite sul campo dai nostri forestali”. Il segretario Glorioso ha fatto riferimento anche ai lavoratori del “Consorzio di bonifica 9”, l’ex Consorzio Piana di Catania, il secondo d’Italia. “I Consorzi sono stati pensati per svolgere una funzione importante volta ad aumentare la superficie agricola coltivabile. Sono commissariati da oltre vent’anni, cioè da quando sono stati ridotti da 26 a 11 a seguito della gestione privata fallimentare e a pagare le conseguenze di una gestione amministrativa fin troppo superficiale sono i lavoratori che vivono una disarmante condizione di precarietà. L’articolo 60 della legge regionale n. 9/2021 avrebbe consentito la stabilizzazione degli operai stagionali, ma – guarda caso – il precedente Governo regionale non ha individuato le adeguate coperture finanziarie, generando instabilità, incertezze e ingiustizie con i lavoratori che accumulano da mesi stipendi arretrati”.

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CATENO DE LUCA: ECCO LE PROVE DEL LADROCINIO DI BEN OTTO MILIARDI DI EURO SUBITO DAI SICILIANI. NESSUN ALIBI PER IL GOVERNO SCHIFANI. LA VERITÀ VERRÀ A GALLA. VIDEO




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05 gennaio 2023

IL CODACONS CHIEDE ACCESSO AGLI ATTI DELL'ACCORDO STATO-REGIONE: «E' UNA QUESTIONE DI TRASPARENZA»


Dal sito www.lasicilia.it

L'associazione sottolinea che diversi politici hanno definito l'intesa «una manovra che ha il sapore di un vero e proprio strozzinaggio di Stato»


05 Gennaio 2023
La legge di bilancio 2023, al comma 162 dell’art. 1, ha riconosciuto in favore della Regione siciliana l’importo di 200 milioni di euro per l’anno 2022, ma l'erogazione sarebbe condizionata al verificarsi di alcune condizioni e presupporrebbe comunque la rinuncia di maggiori crediti che la Regione vanta verso lo Stato. Se così fosse si tratterebbe dell’ennesima sottrazione di risorse in danno dei cittadini siciliani, i quali hanno il diritto di conoscere il contenuto dell’accordo indicato in legge di bilancio, di contestare il mancato riconoscimento di crediti ed il continuo tradimento dell’Autonomia speciale, la cui attuazione, se pur in un mutato assetto socio-economico, è necessaria per affrancare la Sicilia da condizioni di perenne arretratezza». E quanto si legge in una nota del Codacons.

«Del resto - continua Codacons - dopo le gravi accuse mosse nei giorni scorsi da esponenti politici regionali che hanno definito l'accordo "una manovra che ha il sapore di un vero e proprio strozzinaggio di Stato", ci si aspetta che le Istituzioni informino gli utenti e contribuenti siciliani della misura del sacrificio che la Regione dovrà ancora sopportare e, per questo motivo, risponde a esigenze minime di trasparenza l’istanza di accesso agli atti che il Codacons, assistito dall’avvocato Paolo Di Stefano, dirigente dell’ufficio legale regionale, ha presentato al presidente della Regione siciliana ed al ministro dell’Economia e delle Finanze, per conoscere il contenuto dell’accordo sottoscritto il 16 dicembre 2022 e valutarne la legittimità».

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COMANDO DEL CORPO FORESTALE DELLA REGIONE SICILIANA. DECRETI DI APPROVAZIONE CONTRATTO DI FORNITURA MEZZI E ATTREZZATURE ANTINCENDIO


In Pdf il D.R.S. n. 3487 del 30.12.2022





In Pdf il D.R.S. n. 3488 del 30.12.2022 

AUSPICHIAMO CHE IL NUOVO ANNO SIA ALL'INSEGNA DELLA LOTTA, CON MENO TAVOLI, PASSERELLE ECC... IL NUMERO UNO DELLA CGIL SPIEGA PER FILO E PER SEGNO COME SI FA IL SINDACATO E COME BISOGNA ESSERE SOLIDALI


Le belle e condivisibili parole del leader della Cgil non devono rimanere inascoltate. Punto

08/10/2022. Il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini:
"Ce lo vogliamo dire in un altro modo diretto? Siamo noi che dobbiamo aprire vertenze, mobilitazioni se necessario, scioperi così lo dico in italiano. Perchè là dove ci sono dei lavoratori precari, la lotta perchè quei lavoratori precari, vengono assunti a tempo indeterminato, non lo possiamo lasciare ai lavoratori precari. 
E' chiaro? Dobbiamo essere noi che precari non siamo, ad essere pronti a batterci e scioperare, per garantire loro un diritto.  
Questo si chiama solidarietà, questo è fare sindacato!"


L'ENTE È IN GESTIONE PROVVISORIA. FINO AL 10 GENNAIO NON SI TOCCA UN EURO. L'UNICA ECCEZIONE PER GLI STIPENDI. LA NORMA ‘SALVA SICILIA’ APPROVATA CON L’ULTIMA LEGGE DI BILANCIO DELLO STATO, IMPONE UNA PROFONDA RIVISITAZIONE DELLA QUALITÀ DELLA SPESA E UNA SERIE DI RIFORME SU CUI È VIETATO FALLIRE: CONSORZI DI BONIFICA, FORESTALI. LA BOZZA DELLA FINANZIARIA PROMETTE UN AUMENTO DI STIPENDIO AI FORESTALI


Dal sito www.buttanissima.it

Paolo Mandarà - 03/01/2022
Dopo aver stoppato l’acquisto di poltrone e divani (per circa 22 mila euro) per l’appartamento presidenziale, Renato Schifani questa volta non si è messo di traverso: così la Regione, fra Natale e Capodanno, ha potuto dedicarsi alle compere dell’ultimo minuto. Per una cifra complessiva di 91 mila euro “a valere sul bilancio 2022”, come confermato dall’Ansa. Nulla di strano, anzi. Sarebbe stato strano il contrario: cioè ridurre in stracci gli addetti al servizio di custodia del parco d’Orleans, che invece potranno beneficiare di nuovi indumenti per poco meno di 50 mila euro; o privare delle divise (estive e invernali) gli addetti alla portineria o all’anticamera dell’ufficio di gabinetto del governatore. Otto persone che si alternano per dare accoglienza a ospiti e stakeholder. La forma è sostanza. E chi sostiene il contrario, imputando queste scelte a un’operazione di cattivo gusto, offre un assist a populismo e benaltrismo. Non siamo tra quelli.

Nella lista della spesa di mamma Regione c’è anche un televisore oled motorizzato 48 pollici, costato quasi 7 mila euro, che è stato collocato negli uffici al secondo piano del Palazzo d’Orleans. Oltre a vasi e fioriere. Ma non è questo il punto. Duole, semmai, constatare che questi acquisti “ordinati” per decreto, sono gli ultimi che Schifani potrà permettersi da qui al 10 gennaio. Almeno. Da domenica scorsa, infatti, la Regione è in gestione provvisoria. Materialmente, senza un bilancio. Pertanto le uniche spese autorizzate sono quelle obbligatorie per legge: a partire dagli stipendi. Il resto è bloccato in attesa di una Legge Finanziaria, o, almeno inizialmente, dell’esercizio provvisorio.

L’Assemblea regionale non ne ha ancora discusso, ma comincerà a farlo presto. Domani in commissione comincia l’analisi del disegno di legge che autorizza la spesa in dodicesimi, fino al 31 gennaio. La manovrina è stata approvata in giunta solo giovedì scorso, 29 dicembre. Non c’era il tempo materiale per trasmettere il documento in Ars e ottenere il via libera entro il 31. L’agonia, in questo modo, si protrae: il 10 gennaio è fissata la seduta d’aula e l’esercizio provvisorio sarà inserito all’ordine del giorno. D’altronde si tratta di una proposta molto snella in due articoli (il secondo interviene in materia di residui passivi e perenti, sostanzialmente una norma tecnica).

E’ la prima parte del lavoro, che da qui alla fine del mese dovrebbe portare il parlamento a discutere della Finanziaria 2023. L’assessore all’Economia, Marco Falcone, sperava di impacchettarla entro i termini di legge. Ma la corsa a ostacoli è diventata insormontabile il 3 dicembre scorso, quando la Corte dei Conti, sospendendo il giudizio di parifica sull’ultimo rendiconto, ha fatto calare un alone di incertezza sui conti pubblici della Sicilia. I magistrati, segnalando inoltre l’irregolarità di conto economico e stato patrimoniale (per quasi 400 milioni), hanno espresso un giudizio impietoso nei confronti dell’ex assessore Armao, arrivando a invocare l’intervento della Corte Costituzionale per stabilire se la spalmatura del disavanzo in dieci anni fosse stata fatta a regola d’arte. Oppure no.

La Regione, che si è ritrovata con un buco di 866 milioni sul groppone, ha chiesto al parlamento nazionale di metterci una pezza sopra: da qui nasce la norma ‘Salva Sicilia’ approvata con l’ultima legge di Bilancio dello Stato, che in pratica ripropone l’Accordo del 2019 (sottoscritto da Musumeci e Conte solo nel ’21), che consente alla Sicilia di spalmare l’enorme deficit sul lungo periodo, ma al contempo le impone una profonda rivisitazione della qualità della spesa e una serie di riforme su cui è vietato fallire: Consorzi di bonifica, forestali e pubblica amministrazione su tutte. Era, però, l’unico passaggio utile – non sappiamo se definitivo, di certo non ancora liberatorio – per scrivere la manovra senza il timore di dover accantonare una cifra monstre, sacrificando alcuni servizi essenziali, producendo tagli dannosi e calcificando l’economia dell’Isola.

La bozza della nuova Finanziaria c’è già. E’ stata approvata dalla giunta prima di Natale e resa nota da pochi giorni. Promette un aumento di stipendio ai forestali (con una parte delle risorse provenienti dall’Europa), un piano da 300 milioni per l’occupazione (anche in questo caso si tratta di risorse extraregionali); ci sono, inoltre, altre misure per garantire il trasporto gratuito alle forze dell’ordine o l’aumento del monte ore agli Asu impiegati dal dipartimento dei Beni culturali (ad esempio come custodi nei musei). L’articolo 10, inoltre, consente al dipartimento Acqua e rifiuti (che da poco conosciuto il suo nuovo direttore generale: l’imputata Maria Letizia Di Liberti), “di avvalersi del supporto di professionisti per le finalità di studio, ricerca, consulenza nonché per il conferimento di incarichi professionali”. Del ddl fanno parte quindici articoli, che prima di diventare definitivi dovranno affrontare il malessere delle opposizioni e le proposte della maggioranza, che produrrà ogni sforzo per dare una risposta ai territori di competenze dei singoli deputati (a maggior ragione adesso che la dotazione dell’ex Tabella H garantisce di soddisfare a stento un decimo delle richieste pervenute). Fioccheranno emendamenti come sempre.

Saranno giorni caldissimi quelli di gennaio. Per il presidente Schifani, che sta ancora ricercando un difficile equilibrio all’interno della compagine di governo (specie con Micciché); per l’assessore Falcone, rimasto intrappolato nella scomoda eredità di Armao; ma soprattutto per i siciliani, che dovranno passare all’incasso. In questi due mesi di legislatura sono state annunciate dal governo un paio di interventi corposi – per via amministrativa – che siano in grado di calmierare gli effetti del caro energia: uno da 365 milioni è rivolto alle imprese, l’altro da 200 milioni alle famiglie. E’ su questo piano, e sull’accessibilità delle misure prodotte dai vari dipartimenti coinvolti, che si misura la serietà del governo. E in parte dalla capacità di gestire con oculatezza i rapporti già tesissimi con la Corte dei Conti, che prossimamente sarà tenuta a esprimersi anche sul rendiconto 2021 (non ancora approvato dalla giunta). Inutili prove muscolari non sono ammesse. Ci hanno già provato in passato, e questo è risultato: blocco totale della spesa, tranne che per le uniformi degli uscieri e un televisore di ultima generazione.






SIFUS CONFALI: SOLIDARIETÀ PIENA ED INCONDIZIONATA AI QUOTIDIANI IL MATTINO E IL MESSAGGERO MINACCIATI DI QUERELA DAL MINISTRO CALDEROLI PER AVERE DEFINITO LA RIFORMA SULL'AUTONOMIA DIFFERENZIATA "SPACCA ITALIA"


Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale del Sifus Confali
Maurizio Grosso

Roma 04-01-2022 - Le testate giornalistiche IL MATTINO e IL MESSAGGERO sono state minacciate di querela per diffamazione da parte del Ministro Roberto Calderoli che, evidentemente, si è sentito "offeso" dall'espressione "riforma Spacca Italia" relativamente la bozza di riforma sull'autonomia differenziata. 
Nell'esprimere la solidarietà piena ed incondizionata del sifus alle 2 testate giornalistiche ricordiamo al Ministro Calderoli che la libertà di critica e di informazione e' prevista e tutelata dalla Costituzione Italiana e pertanto , va sempre rispettata qualora non scada nell'offesa personale.
Anche noi del Sifus riteniamo che l'autonomia differenziata possa determinare profonde spaccature in un Paese già diviso da troppo tempo, ridiviso dalla redistribuzione delle risorse del Pnrr e beffato anche quest'anno dall'assenza nella legge finanziaria di copertura economica relativamente i livelli essenziali di prestazione (cosiddetti LEP) finalizzati al superamento del criterio della spesa storica.
Il Ministro Calderoli dimostri concretamente la sua volontà a non voler creare ulteriori fratture ritirando la bozza di riforma e aprendosi ad un confronto serio con le soggettività che non vogliono l'autonomia differenziata.
Maurizio Grosso - Segretario Generale SiFUS CONFALI





04 gennaio 2023

CINEMA, VIRZÌ (UGL): NELLE SALE PRESENZE IN PICCHIATA



Ricevo e pubblico
dall'Ufficio Stampa UGL/UTL Palermo

E’ tempo di bilanci per il cinema con particolare riferimento alle sale cinematografiche, il 2022 si chiude con un evidente segno negativo.

“Secondo i dati riportati da Ueci  (Unione Esercenti Cinematografici Italiani) -51% delle presenze rispetto alla media del triennio 2017\2019 testimoniano la flessibilità verso il basso delle presenze in sala – dichiara Filippo Virzì, Segretario regionale dell’Ugl creativi in Sicilia –  nel 2022 sempre più sale hanno chiuso per impossibilità a sostenere adesso anche il caro energia per i costi di gestione  sempre più alti, senza considerare i danni già provocati nel biennio precedente dall’era pandemica”.

“Le scelte non risolutive del precedente Ministro della Cultura – spiega Virzì – ci portano adesso a sperare in un cambio di marcia con la Premier Meloni e il Ministro Sangiuliano, ribadiamo la necessità di creare una normativa sulle “Finestre di Sfruttamento” sul modello francese le quali stanno ridando vitalità all’intera filiera cinematografica d’oltralpe con un innovativo piano industriale indispensabile per la ripresa delle sale cinematografiche”.

“Le sale e gli esercenti – conclude – garantiscono la sopravvivenza di quel luogo magico che è il cinema quale posto di aggregazione sociale non paragonabile alle piattaforme on demand, troppi cinema sono da quel che abbiamo riscontrato in Sicilia in vendita o in via di chiusura con pesanti ripercussioni occupazionali  non possiamo distruggere questo patrimonio nazionale che va tutelato in quanto il ruolo sociale e culturale risulta a mio avviso di fondamentale importanza per la Sicilia e per l’Italia”.




02 gennaio 2023

SIFUS CONFALI SICILIA: IL GOVERNO SCHIFANI SE VUOLE, HA GIÀ IN TASCA I FONDI PER STABILIZZARE GLI OPERAI FORESTALI. GROSSO: GLI STAREMO COL FIATO SUL COLLO PERCHÈ LA RIFORMA CHE L'ASSESSORE SAMMARTINO SI È IMPEGNATO A REALIZZARE SEGUA QUESTA DIREZIONE


Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale Sifus Confali
Maurizio Grosso

Roma 02-01-2023 - Una riforma del comparto forestale che, dopo 30 anni,  trasformi  tutti i contratti di lavoro degli operai da  tempo determinato  a tempo indeterminato  non è un miraggio poiché il Governo Schifani, nonostante la crisi, dispone delle risorse economiche necessarie perché una legge di questa portata venga realizzata in tempi celeri.
Dipende esclusivamente dalla volontà politica e dalla disponibilità degli operai a rivendicarla, se necessario, con la lotta. 
Lo ha dichiarato Maurizio Grosso - Segretario Generale del Sifus  che ha specificato: nel mese di dicembre u.s la Commissione Europea ha approvato il Programma regionale Fesr 2021-2027 ed ha previsto una  dotazione finanziaria complessiva per l’Isola di 5,86 miliardi di euro, di cui 4,10 miliardi provenienti dai fondi Ue e 1,76 miliardi cofinanziati dall’Italia con risorse nazionali e regionali. Si tratta - ha continuato Grosso - del più cospicuo programma di finanziamento europeo adottato dalla Commissione Ue nell’ambito della Politica di coesione 2021-2027. Attraverso questa tipologia di finanziamento, tra gli altri, é 3 possibile intervenire per la  mitigazione dei cambiamenti climatici, per contrastare il dissesto idrogeologico e per mettere  in sicurezza del territorio.
Il Governo Schifani  -  ha continuato Grosso -  può usare senza scuse una quota parte  di queste risorse (circa 400 milioni di euro) per stabilizzare gli operai forestali  a condizione che metta in piedi una riforma organica capace di fare sistema tra patrimonio boschivo, ambiente, turismi, territorio e lavoro. Dal bilancio regionale deve reperire solo 150 milioni di euro da utilizzare in parte per la campagna antincendio. Ricordiamo all'Assessore all'agricoltura, on. Sammartino  - ha continuato Grosso  - che ha già  dato disponibilità  a verificare  questa nostra proposta che ci sono regioni  come la Campania  che pur disponendo di un numero piu modesto di operai forestali (circa 3000 unità di cui il 40% a tempo indeterminato), utilizzano per finanziare il settore forestale il 95% di fondi extraregionali fesr 2021-2027. Per queste ragioni - ha concluso Grosso - non accetteremo che il Governo Schifani accampi scuse contro questo progetto di stabilizzazione  che può  essere veicolato in tutta Italia, a partire dalle regioni del sud.
Laddetto stampa Sifus Confali



IL 9 GENNAIO CONFERENZA STAMPA DELL'ON. CATENO DE LUCA, DOVE PRESENTERANNO LA LORO LEGGE DI STABILITÀ. NON IN CHIACCHIERE - PRECISA DE LUCA - MA IN EMENDAMENTI, AFFINCHÈ I 10 PUNTI PROGRAMMATICI CHE HANNO CARATTERIZZATO LA CAMPAGNA ELETTORALE, SIANO I PIÙ POSSIBILI ATTUATI, INSERITI, IN QUESTA LEGGE DI STABILITÀ. AL BLOG NON SFUGGE QUELLO CHE RIGUARDA I LAVORATORI FORESTALI (IL SESTO COMANDAMENTO PROGRAMMATICO)

01/01/2023. Estrapolato dalla pagina Facebook
Cateno De Luca







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REGIONE, IL PRESIDENTE SCHIFANI INCONTRA LA STAMPA PER GLI AUGURI DI FINE ANNO. SCHIFANI HA POI CITATO ALCUNI ARGOMENTI SU CUI IL GOVERNO SARÀ CHIAMATO A INTERVENIRE NEI PROSSIMI MESI. TRA QUESTI L'ATTIVITÀ DI PREVENZIONE DEGLI INCENDI BOSCHIVI E DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO, ANCHE CON LA COLLABORAZIONE DELLA PROTEZIONE CIVILE



Dal sito www.regione.sicilia.it

30 Dicembre 2022
«Al centro della mia azione politica ci sono e ci saranno soltanto i siciliani». Lo ha detto il presidente della Regione Renato Schifani nel corso del tradizionale incontro di fine anno con la stampa, che si è tenuto oggi pomeriggio nella Sala Alessi di Palazzo d'Orléans, a Palermo. «La spinta dei partiti sarà determinante, in particolare quelli che mi hanno sostenuto e condiviso con me un programma comune - ha aggiunto - ma sono aperto anche al contributo delle opposizioni, purché non si usino toni della campagna elettorale».

Nel corso dell'incontro con la stampa il presidente della Regione ha affrontato anche i temi dell'esercizio provvisorio, che la giunta ha approvato fino al 31 gennaio, la proroga fino a giugno a titolo di commissari straordinari dei direttori degli enti sanitari in carica e il bando per reclutare i nuovi manager. Schifani ha poi citato alcuni argomenti su cui il governo sarà chiamato a intervenire nei prossimi mesi: la riduzione delle liste d'attesa negli ospedali, l'elezione diretta dei vertici delle Province, la riforma della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, l'apertura della settima vasca della discarica di Bellolampo e i termovalorizzatori, attività di prevenzione degli incendi boschivi e del rischio idrogeologico, anche con la collaborazione della Protezione civile.

Il governatore ha inoltre anticipato che saranno consegnati entro due mesi i lavori di efficientamento energetico del Castello Utveggio, a Palermo: «Entro la prossima estate la Sicilia si riapproprierà di questo immobile di valenza strategica - ha detto Schifani -. Nell'ottica di fare della Sicilia un hub del Mediterraneo dovremo interrogarci sul suo utilizzo per farne una realtà di scambi culturali, non solo sede di formazione professionale, ma con una missione più ampia, che coinvolga in particolare i giovani».





01 gennaio 2023

AUGURI DI UN FELICE ANNO 2023 A TUTTI GLI OPERAI FORESTALI E A TUTTI I LETTORI DEL BLOG






MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA: ANCORA TROPPO ALTO È IL PREZZO CHE PAGHIAMO ALLA DISOCCUPAZIONE E ALLA PRECARIETÀ. LE DIFFERENZE LEGATE A FATTORI SOCIALI, ECONOMICI, ORGANIZZATIVI, TRA NORD E MERIDIONE, PER LE ISOLE MINORI, PER LE ZONE INTERNE CREANO INGIUSTIZIE, FERISCONO IL DIRITTO ALL’UGUAGLIANZA



Dal sito www.quirinale.it


Palazzo del Quirinale, 31/12/2022 (II mandato)

Care concittadine e cari concittadini,

un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi.

Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo.

L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato.

Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno.

Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna.

E’ questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.

Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari.

Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare.

Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.

La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità.

Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte.

La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese.

E’ questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica.

Questo corrisponde allo spirito della Costituzione.

Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore.

La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.  

Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente.

Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti.

Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.

La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà.

Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI.

Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine.  Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità.

Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi.

Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.

Non ci rassegniamo a questo presente.

Il futuro non può essere questo.

La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti.

Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni.

Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.  

Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà.

Dal Covid - purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare.

Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone.

Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.

So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno.

La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà.

Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata.

Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne - creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.

Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni.

La Repubblica siamo tutti noi. Insieme.

Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato.

La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie.

La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.

La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali.

La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione.

Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale.

E’ grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.

La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022.  

Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi.

Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate.

L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.

Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro.

Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi.

Sfide globali, sempre.

Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale.

Ed è in questo scenario, per larghi versi inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa.

Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione.

Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani.

Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa.

La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio.

Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica.

L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici.

Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.

L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale.

L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione.

La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società.

Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.

Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. E’ lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione.

Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.

Parlando dei giovani vorrei – per un momento - rivolgermi direttamente a loro:

siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade.

Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti.

Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza.

Non cancellate il vostro futuro.


Care concittadine e cari concittadini,

guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze. Facciamole nostre.

Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso.

La Repubblica vive della partecipazione di tutti.

E’ questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia.

E’ anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia.

Auguri!






E' MORTO BENEDETTO XVI, ADDIO AL PRIMO PAPA EMERITO




Salma esposta in Basilica dal 2 gennaio, giovedì i funerali "solenni ma sobri" in piazza San Pietro. A presiederli sarà Papa Francesco