02 marzo 2021

FORESTALI PAGATI CON PROGETTI EUROPEI. FLAI: “PRONTI ALL’AGITAZIONE”. LA RIFORMA “PROMESSA DA TRE ANNI”


Dal sito focusicilia.it

Di Leandro Perrotta 1 Marzo 2021

132 milioni di euro, su un budget complessivo di 230 per la gestione della tutela ambientale, verranno da "fondi extraregionali". Una decisione che non piace ai sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil

Il sistema di gestione del demanio forestale costa ogni anno 230 milioni, con 18.400 mila operai. Spesso additati dall’opinione pubblica come uno spreco, nonostante si occupino di opere essenziali quali la manutenzione e la prevenzione incendi, il loro servizio potrebbe peggiorare già dal 2021. La Regione ha infatti deciso di cambiare linea: 132 milioni per la “riforma dei consorzi di bonifica e degli altri enti del Gap e la riforma dei forestali”, verranno da “fondi extraregionali”. Il dato è presente nella bozza di Piano di rientro presentata con delibera numero 107 del 23 febbraio dalla Giunta regionale a seguito degli accordi con lo Stato. Per il comparto restano quindi cento milioni a bilancio, secondo quella che viene definita una “mera logica di pagamento degli operai”, come denuncia Tonino Russo, segretario regionale del sindacato Flai Cgil. Insieme ai segretari di Fai Cisl Pierluigi Manca e di Uila Uil Nino Marino, ha inviato una nota al presidente Nello Musumeci e agli assessori Gaetano Armao (Economia), Toni Scilla (Sviluppo Rurale) e Totò Cordaro (Territorio e Amiente), nella quale si paventa lo stato di agitazione.


La riforma “promessa da tre anni”

Secondo Russo senza un vera e propria riforma di sistema, “promessa da tre anni dal governo Musumeci e mai avviata”, sottolinea Russo, si pregiudica totalmente il lavoro dei forestali. L’utilizzo di risorse esterno al bilancio prevederebbe “la realizzazione di lavori specifici, e siamo in ritardo”, sottolinea il sindacalista. Anche perché, data la natura imprevedibile di un problema come quello degli incendi boschivi “non si possono fare progetti”. E proprio la gestione del rischio incendio, “particolarmente grave in Sicilia, dove già in queste ore si sono registrati due focolai nel palermitano, uno sul monte Gradara e l’altro a Borgetto”, rischia di restare fuori da ogni programmazione. “Mancano i mezzi, la logica non può essere quella di trovare le risorse per gli operai, che però non possono materialmente agire”, sottolinea Russo. E un esempio esemplificativo del problema “è il paragone con la Sanità: nessuno si sognerebbe di stanziare un budget che preveda solo il costo degli stipendi di infermieri e medici”. Senza considerare che “dei 18 mila operai, la metà sono a 101 giorni. Significa che per fare un operaio a tempo pieno ce ne vogliono tre”, spiega Russo.



“A rischio la tutela ambientale”

Secondo i sindacati le decisioni del governo regionale “oltre a mettere a rischio le attività forestali a partire già da quest’anno, di fatto pregiudicano il percorso
della riforma del settore, già da tempo avviata e in forte ritardo”. E Flai, Fai e Uila  chiedono un confronto immediato. “Ci sono interventi – scrivono i tre segretari – che riguardano la tutela dell’ambiente e del territorio, che non possono essere più rinviati e non realizzarli avrebbe anche una refluenza negativa sul reddito di migliaia di
famiglie”. E, come sottolinea Russo “La Sicilia a differenza di regioni alpine come Lombardia e Trentino, dove il bosco ‘avanza’ prendendosi il terreno, senza una manutenzione continua dell’uomo che fa manutenzione e pianta gli alberi siamo a rischi incendi e desertificazione”, conclude il segretario di Flai Sicilia.







CONTI REGIONALI NEL CAOS, IMPUGNATE ANCHE LE VARIAZIONI DI BILANCIO


Dal sito www.blogsicilia.it

02/03/2021
  • Spesa regionale paralizzata
  • Commissione bilancio rinviata
  • Impugnate anche la variazioni del bilancio 2020 dal Consiglio dei Ministri
  • Crolla l’impalcatura dei conti siciliani
Opposizione in trincea all’Ars e tensione alle stelle mentre è corso la sessione di bilancio per il previsionale 2021, dopo che i deputati hanno acquisito il testo con cui il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge regionale di variazioni del bilancio 2020, contestando l’intera architettura contabile e finanziaria adottata dal governo Musumeci e passata al vaglio dell’Assemblea, sostenendo che alcuni interventi a copertura sono stati fatti facendo leva sull’accordo con lo Stato sulla spalmatura del disavanzo in dieci da 1,7 miliardi nonostante l’intesa in realtà non fosse stata formalizzata e firmata solo successivamente mancando tra l’altro delle previsioni su cui si basava le variazioni.


L’impugnativa che stravolge tutte le previsioni

Nell’impugnativa si legge: “La legge regionale, facendo affidamento sulla possibile approvazione della modifica della norma di attuazione che avrebbe previsto il rinvio del ripiano del disavanzo agli anni successivi al 2020 (articolo 7 del D.lgs. 158/2019), dispone la copertura degli oneri mediante utilizzo delle quote di ripiano del disavanzo per l’anno 2020 che sarebbero liberate dal predetto rinvio (414 milioni).”. Ma “tali risorse non possono costituire idoneo mezzi di copertura finanziaria in vigenza di una norma di attuazione che prevede il ripiano del disavanzo anche per l’anno 2020”.


Contestata anche la clausola di salvaguardia

Non solo. Il Cdm contesta pure la clausola di salvaguardia che prevedeva un meccanismo alternativo di differimento delle quote del 2020 relative al recupero del disavanzo, pari a 421.889.971,86 di euro con una copertura di 351.753.973,32 euro. “a valere sulle risorse non ancora utilizzate”. “E’ evidente che tale forma di copertura è insufficiente a garantire la copertura delle quote di competenza del 2020 relative al recupero del disavanzo con conseguente violazione dell’obbligo di copertura finanziaria di cui all’art. 81, terzo comma, della Costituzione – si legge nell’impugnativa – Tali profili di incostituzionalità non sono superati neanche alla luce della successiva legge regionale n. 1 del 20 gennaio 2021 (autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio della Regione 2021. Disposizioni finanziarie), laddove prevede, all’articolo 7, l’incremento delle quote di ripiano del disavanzo”.


Non si può variare un esercizio finanziaria concluso

Per il CdM “tali disposizioni, infatti, introducendo ad esercizio finanziario ormai concluso variazioni agli stanziamenti del bilancio 2020, si pongono in contrasto con il principio dell’annualità del bilancio, di cui all’articolo 81, quarto comma della Costituzione”. e “le variazioni effettuate con la legge regionale n. 1/2021 sarebbero delle mere operazioni contabili per la sistemazione delle coperture esistenti nel 2020”. Inoltre la “indisponibilità della copertura finanziaria a valere sulla quota di ripiano del disavanzo per l’anno 2020 – e conseguente operatività della clausola di salvaguardia – è imputabile non tanto al ritardo nell’approvazione della norma di attuazione quanto all’approvazione di un testo diverso, che prevede il rinvio del ripiano del disavanzo 2021 piuttosto che di quello 2020”.


Le quote di disavanzo 2020 ormai ‘irrecuperabili’

Insomma per il CdM “le quote di ripiano del disavanzo previste per l’anno 2020 non avrebbero potuto costituire idoneo mezzo di copertura finanziaria in vigenza di una norma di attuazione e di una delibera di giunta che prevede il ripiano anche nell’anno 2020 delle quote del disavanzo accertato con il rendiconto 2018” e “ciò, a maggior ragione, ove si consideri che la stessa quota di ripiano 2020 stanziata nel bilancio e utilizzata a copertura degli oneri della legge in esame, assumendo la possibilità di un ripiano decennale del disavanzo, richiedeva necessariamente come presupposto fondante la sottoscrizione di un accordo non ancora definito all’atto dell’adozione della legge in esame ma sottoscritto solo a gennaio 2021”.


Il ripiano previsto in violazione costituzionale

E “dal punto di vista formale la copertura degli oneri, facendo affidamento sull’approvazione della norma di attuazione che prevedeva il rinvio del ripiano 2020, non è coerente con l’art. 81, terzo comma, della Costituzione il cui disposto, stabilendo che «ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte», esprime il principio secondo cui la copertura finanziaria delle spese deve essere certa ed attuale e tradotta in un formale impegno di spesa sul relativo stanziamento”. “I segnalati profili di incostituzionalità connessi alla inidoneità della copertura finanziaria – si sostiene nell’impugnativa – investono l’intera legge stante il carattere generico della clausola di salvaguardia, non direttamente correlabile ad alcun specifico onere discendente dalla legge in esame. Per tale motivo, si richiede l’impugnativa dell’intera legge”.




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49 MILIONI DI EURO. BOSCHI, SCILLA: "IN ARRIVO I FINANZIAMENTI DEL PSR SICILIA PER PREVENZIONE INCENDI E DISSESTO". IL BLOG: ASSESSORE, QUANDO INVECE LA RIFORMA CON ALMENO I DUE SOLI CONTINGENTI?

 Toni Scilla

Dal sito gds.it

02 Marzo 2021
Finanziati interventi e opere di prevenzione per tutelare i boschi siciliani. Il Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale ha pubblicato la graduatoria definitiva della Misura 8.3 del Psr Sicilia 2014/2020: 223 le istanze ammesse, per un importo complessivo di circa 49 milioni di euro
 
"Aggiungiamo così un altro importante tassello - afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca mediterranea, Toni Scilla - alla strategia complessiva di salvaguardia e prevenzione degli ambienti boschivi da fattori di rischio, quali incendi, dissesto idrogeologico e desertificazione, che assumono una particolare criticità nella nostra regione. Un segnale che conferma l’attenzione del Governo Musumeci verso queste tematiche".
 
"Si tratta – aggiunge l'assessore - di una misura particolarmente attesa che prevede aiuti in favore dei proprietari di superfici boscate per attuare interventi di varia natura che prevengano avversità naturali o eventi catastrofici".
© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it





DEMANI FORESTALI. ECCO IL PROGRAMMA REGIONALE DEGLI INTERVENTI SELVICOLTURALI E INFRASTRUTTURALI ANNO 2021


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ARMAO: “ANCORA NESSUN RICORSO, L’OPPOSIZIONE DOVREBBE STUDIARE”


Dal sito livesicilia.it

L'assessore fa il punto sulle variazioni di bilancio impugnate dal governo centrale.

di Roberta Fuschi
Impugnativa del Consiglio dei Ministri: Gaetano Armao getta acqua sul fuoco e risponde a muso duro all’opposizione. 


L’impugnativa e le polemiche

Le variazioni di bilancio approvate dal Parlamento siciliano e impugnate dal governo centrale non impensieriscono l’assessore azzurro che da giorni ha intavolato una discussione serrata con il Ministro agli Affari regionali Maria Stella Gelmini per superare l’impugnativa relativa ad “alcuni profili meramente formali e residuali”. 


“Nessun ricorso” 

“Ci sono politici che leggono le impugnative sui giornali e amministratori che leggono le impugnative sui ricorsi. Io appartengo alla seconda categoria. Il ricorso non è arrivato quindi non so di che si tratta. Altri si accontentano di leggere i giornali”, risponde Armao alle critiche sollevate dall’opposizione. “Lascio la valutazione ai cittadini. A chi chiede l’azzeramento della giunta suggerirei di studiare perché le impugnative si leggono sui ricorsi”, dice l’assessore rispondendo al deputato dem Antonello Cracolici. 


“L’opposizione prova a dimostrare di esistere”

Parole al vetriolo su parole al vetriolo. “Capisco che l’opposizione debba dimostrare di esistere, ma lo si può fare su cose più concrete”, ruggisce.  Poi entra nel merito del lavoro sottotraccia che lo vede impegnato in prima persona tra Roma e Palermo. Non ci sarebbero problemi di copertura relative alla manovra e diversi rilievi del Mef sarebbero già stati superati. Unica eccezione il profilo dell’annualità. 


“Nessun problema di coperture” 

“Abbiamo risolto molte cose, non ci sono problemi di coperture solo un problema formale, comprenderemo in che misura il ministero dell’Economia lo vuole impostare solo quando arriverà il ricorso. Il ricorso non è arrivato quindi l’impugnativa non c’è. C’è un deliberato del consiglio dei Ministri che dice che c’è l’impugnativa”, argomenta. Poi minimizza l’entità della vicenda. “Il ricorso non è nessuna bocciatura ma una tesi noi ne abbiamo un’altra vediamo quale prevarrà”, dice. Armao vuole comunque  giocare d’anticipo. Il 10 marzo ha infatti fissato un incontro con la Ministra Gelmini e il Mef “per risolvere la questione e per far cessare il contenzioso”.  
2 Marzo 2021




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VARIAZIONI DI BILANCIO IMPUGNATE DA ROMA, IL PD: ‘REGIONE NEL CAOS’


Dal sito livesicilia.it

Per il governo Draghi la norma dell'Ars è incostituzionale. Cracolici: "Giunta Musumeci da azzerare".

di Salvo Toscano
Il governo Draghi ha impugnato le variazioni di bilancio approvate dall’Ars a dicembre. Si tratta della prima impugnativa del nuovo governo. E non è cosa da poco per la Regione. Tanto che il deputato del Pd Antonello Cracolici parla di “precarietà giuridico-amministrativa” della Sicilia e invoca “l’azzeramento della giunta Musumeci”.


La norma impugnata

Sotto la scure del governo sono finite le variazioni di bilancio approvate alla fine dell’anno scorso. Nel comunicato dell’esecutivo nazionale si legge che è impugnata “la legge della Regione siciliana n. 33 del 28/12/2020, recante “Variazioni al bilancio di previsione della Regione per l’esercizio finanziario 2020 e per il triennio 2020-2022. Modifiche di norme in materia di stabilizzazione del personale precario” in quanto le disposizioni si pongono in contrasto con il principio dell’annualità del bilancio e conseguentemente dell’articolo 81 della Costituzione”.


Cracolici: “Regione nel caos”

Antonello Cracolici (Pd)


“La Regione è nel caos più assoluto”, attacca il deputato regionale del Pd Antonello Cracolici. “Non c’è ancora il rendiconto, non si sa quant’è il disavanzo da coprire, siamo una regione quasi quasi da commissariare – dice Cracolici -. E ogni atto si lega a quello successivo, è come una valanga che sta scivolando dalla montagna e trascina tutto. La famosa finanziaria di guerra è rimasta sulla carta, sono stati distribuiti pochi spiccioli, dopo un anno. E non si vede orizzonte”.


Il caso variazioni

Cracolici ricorda come in aula le opposizioni avessero detto che non c’erano le coperture per le variazioni. “Erano subordinate all’accordo con lo Stato che è arrivato a gennaio”, dice il deputato dem. Ma d’altronde anche sulla legge di riforma degli appalti avevamo detto che si andava verso la bocciatura dello Stato e non perché eravamo cassandre”.


Variazioni di bilancio, le coperture

Il problema sottolineato dal governo centrale sta proprio nelle coperture che facevano riferimento all’accordo tra Regione e Stato per spalmare il rientro dal disavanzo, accordo che effettivamente è stato siglato successivamente, a gennaio. Per Roma c’è un problema di costituzionalità della norma che, si legge nell’impugnativa, non viene superato dalla legge regionale approvata successivamente all’accordo con lo Stato, il mese scorso, perché on risulta rispettato il principio costituzionale della “annualità di bilancio”.


Armao: presto con la finanziaria

Intanto, la nuova finanziaria regionale e il bilancio si apprestano a cominciare il suo percorso in commissione Bilancio. Con un video su Instagram l’assessore all’Economia Gaetano Armao li presenta così: “Si tratta di documenti che hanno una dote finanziaria significativa che superano i 20 miliardi di euro ed è giusto che siano approvati il prima possibile per liberare risorse per la nostra Sicilia”. L’assessore nello stesso video apre al confronto con le opposizioni: “Troveremo un’intesa per dare una risposta più celere possibile ai siciliani”.
02 Marzo 2021




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IL MINISTRO CARFAGNA: "PER IL SUD 150 MILIARDI, SERVONO I PROGETTI GIUSTI"


Dal sito gds.it

02 Marzo 2021
"Nei 209 miliardi destinati all’Italia, una parte considerevole andranno al Mezzogiorno per infrastrutture, digitalizzazione, sanità, transizione ecologica. In più avremo i fondi europei per il settennato che va dal 2021 al 2027 e il fondo nazionale di sviluppo e coesione". Il ministro Mara Carfagna, intervistata dal 'Corriere della Sera' sottolinea che in totale per il Sud ci "saranno circa 150 miliardi, oltre a quelli del Piano di ripresa e resilienza, il lavoro da fare - aggiunge - è individuare i giusti progetti su cui investire".

"Da almeno 20 anni", sottolinea, "la mancata individuazione dei livelli essenziali di prestazione sanitaria, scolastica, assistenziale, di trasporto ha creato una discriminazione di residenza nel nostro Paese". "Mi rendo conto che abbiamo poco tempo a disposizione, ma abbiamo il dovere di impostare il lavoro", aggiunge.

Rispondendo a una domanda sul Reddito di cittadinanza, osserva che "oggi uno strumento di sostegno universale al reddito va mantenuto, è previsto in tutti i Paesi, tanto più in tempi di crisi pandemica. Ma il reddito di cittadinanza ha limiti enormi perché, come ha ammesso anche Di Maio, mette assieme sostegno alla povertà e sostegno a politiche del lavoro, che sono cose diverse. Una correzione sarà obbligata".

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it






AVVISO ERRATA CORRIGE: PUBBLICAZIONE INTEGRALE DELLE GRADUATORIE PROVVISORIE UNICHE FORESTALI DEL DISTRETTO IRMINIO DELLA PROVINCIA DI RAGUSA











01 marzo 2021

SIFUS CONFALI - NEL MERIDIONE VENGANO INVESTITI I 112 MILIARDI DI EURO SU 209 CHE L'ITALIA RICEVERÀ DALL'EUROPA E NON SOLO UNA MINIMA QUOTA PARTE. IL MERIDIONE HA BISOGNO DI RETI STRADALI, FERROVIARIE E PORTUALI ALL'ALTEZZA DEI TEMPI ANZICHÈ IL PONTE SULLO STRETTO


Ricevo e pubblico
dal Segretario Generale SIFUS CONFALI
Maurizio Grosso


SIFUS CONFALI  -  NEL MERIDIONE  VENGANO INVESTITI I 112 MILIARDI DI EURO SU 209 CHE L'ITALIA RICEVERÀ DALL'EUROPA E NON SOLO UNA MINIMA QUOTA PARTE. IL MERIDIONE HA BISOGNO DI RETI STADALI, FERROVIARIE E PORTUALI ALL'ALTEZZA DEI TEMPI ANZICHE',EVENTUALMENTE, DELLA  "PIRAMIDE"  RAPPRESENTATA DAL PONTE SULLO STRETTO. CHI HA A CUORE IL MERIDIONE PRENDA POSIZIONE ASSIEME A NOI

01-03-2021- I 209 miliardi che dovrebbero arrivare dall'Europa a causa dell'emergenza sanitaria finalizzati alla ricostruzione del paese non dipenderanno nè dalla capacità contributiva dei paesi europei e nemmeno dalla capacità dei governi che sostengono di essere stati bravi ad accaparrarseli, ma dai bisogni oggettivi dei paesi medesimi.
Questo significa, purtroppo, che qualora  l'Italia, come sembrerebbe, riceverà più risorse rispetto gli altri paesi europei (fermo restando che sia disponibile a realizzare le riforme del lavoro, della previdenza e della giustizia) in base ai parametri che l'Europa si é data, evidentemente, presenta piu' bisogni degli altri paesi e pertanto, deve utilizzare le risorse medesime per superare le condizioni di marginalità annidate in alcune aree geografiche dove insistono enormi disuguaglianze strutturali.
L'italia senza il Meridione avrebbe avuto assegnati attraverso i recovery fund solo 98 miliardi. La presenza del meridione gli consente invece di ambire al reperimento di ulteriori 112 miliardi.
Un studio condotto da diversi docenti universitari siciliani e calabresi, relativo alle opere infrastrutturali presenti nella bozza di "piano nazionale di ripresa e resilenza" del 12-01-2021, propedeutico alla richiesta dei recovery fund, evidenzia che mancano progetti per il meridione ossia per la parte del paese a più alto rischio povertà di tutta Europa.
Questi studiosi individuano in un documento di denuncia e di proposta una serie di infrastrutture che risponderebbero alle esigenze di rilancio dell'economia del meidione d'Italia puntando su velocità  e collegamenti : reti portuali, ferroviarie e viarie.
SIFUS CONFALI rivendica chiarezza nei confronti del Governo Draghi: tutte le risorse che l'Europa  assegnerà tramite i recovery fund per il meridione dovranno essere investite  per opere da realizzare nel meridione medesimo anziché,  come si paventa,  una sola piccola parte che non risolverebbe il problema delle disuguaglianze.
Non è pensabile che al Meridione rimanga oltre il danno di non ricevere tutte le somme immaginate dall'Europa per affrancarsi dalle disuguaglianze, la beffa di doverle restituire senza averne ricevuto vantaggio.
Chi ha a cuore il Meridione prenda posizione assieme a noi poiche' ci troviamo davanti una nuova questione meridionale riveduta e peggiorata.
Maurizio Grosso 
Segretario Generale SIFUS CONFALI






MONREALE, OGGI 1 MARZO VASTO INCENDIO SU MONTE GRADARA. LA TRISTEZZA E LA RABBIA DEL FUNZIONARIO GAETANO GUARINO CONTATTATO DAL BLOG


Dalla pagina Facebook
del Funzionario del Corpo Forestale Regione Sicilia
Gaetano Guarino





ACCORDO SU DISAVANZO RISCHIA PENALIZZARE ATTIVITÀ FORESTALI, LAVORATORI IN STATO DI AGITAZIONE


01/03/2021
  • Lavoratori forestali hanno proclamato lo stato di agitazione
  • L’accordo Stato-Regione mette a rischio le attività svolte
  • I sindacati chiedono un confronto
I motivi della protesta
Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil siciliane hanno proclamato lo stato di agitazione dei forestali e annunciano iniziative di mobilitazione in assenza di risposte da parte del governo regionale.

In una nota dei segretari generali Tonino Russo, Pierluigi Manca e Nino Marino, i sindacati rilevano che “le misure introdotte con la delibera del 23 febbraio”, nell’ambito del piano di rientro dal disavanzo concordato con lo Stato, “oltre a mettere a rischio le attività forestali a partire già da quest’anno, di fatto pregiudicano il percorso della riforma del settore, già da tempo avviato e in forte ritardo”. Flai, Fai e Uila chiedono un confronto immediato.

“Ci sono interventi- scrivono i tre segretari- che riguardano la tutela dell’ambiente e del territorio, che non possono essere più rinviati e non realizzarli avrebbe anche una refluenza negativa sul reddito di migliaia di famiglie”.

L’interpello per il passaggio nel Corpo forestale

Sono stati 450 i dipendenti regionali che hanno risposto all’interpello della Regione Siciliana per un trasferimento nel Corpo Forestale. Un boom forse inaspettato, visto che di solito a questo tipo di richieste, che prevedono un cambio di ruolo volontario all’interno dell’amministrazione regionale, rispondono in pochi, in alcuni casi nessuno.
Stavolta è stato diverso, in palio 100 posti per i quali è previsto anche un incremento di stipendio di circa 500 euro al mese



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DISTRETTI DELLA PROVINCIA DI CATANIA. AGGIORNAMENTO PROVVISORIO DELLE GRADUATORIE UNICHE DISTRETTUALI LAVORATORI FORESTALI PER L'ANNO 2021








N.B. Per poter leggere le graduatorie bisogna aver installato il programma WinRAR, scaricabile gratis in questo link: www.winrar.it








ISOLA SENZA CATENE

Ricevo e pubblico
dal Segretario Regionale Flai Cgil
Tonino Russo




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"ISOLA SENZA CATENE". UNA CAMPAGNA DELLA CGIL E DELLA FLAI SICILIA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO AGRICOLO


Dalla pagina Facebook
Cgil Sicilia

Venerdì 5 marzo alle 10 sarà trasmesso in anteprima sulle pagine Facebook della Cgil Sicilia, della Flai Sicilia, di Collettiva e su www.collettiva.it il film del regista Alberto Castiglione che documenta la campagna portata avanti nell’ultimo anno dal sindacato contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Oggi, nell’Isola, un bracciante su due lavora in nero o è sottopagato. Alla proiezione seguirà un dibattito con la partecipazione di Maurizio Landini (segretario generale della Cgil), Pierluigi Buonomo, (Comandante del gruppo C.C. per la tutela del lavoro in Sicilia), Maria Sandra Petrotta dirigente regionale Inps Sicilia), Antonio Scavone (Assessore regionale al Lavoro), Giovanni Mininni (segretario generale Flai nazionale), Tonino Russo (segretario generale Flai Sicilia), Alfio Mannino (segretario generale Cgil Sicilia).






RIFORMA FORESTALE SUBITO. FINALMENTE I SINDACATI CONFEDERALI PREANNUNCIANO LO STATO DI AGITAZIONE DEI LAVORATORI E LA MOBILITAZIONE DELL'INTERO COMPARTO! SI SPERA ANCHE NEGLI AUTONOMI. NEL FRATTEMPO ECCO TUTTE LE VOLTE CHE È STATA ANNUNCIATA MA NON È MAI STATA PRESENTATA

 


La richiesta inviata al governo regionale:




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Ecco tutte le volte che il Presidente Musumeci e gli assessori di turno hanno annunciato la riforma. Ma chi l'ha vista? Quante volte l'annunceranno ancora? 



Leggere per credere!


Dicono che se parla dopo la finanziaria. Ma ci dobbiamo credere? Ma come si fa ad avere ancora fiducia?



21 Novembre 2019. Gli assessori Bandiera e Cordaro hanno condiviso la proposta sindacale di proseguire nel confronto con le parti sociali per arrivare a un testo che sia quanto più efficace. E si sono assunti l’impegno di presentare entro tre mesi la riforma, dopo un percorso di concertazione






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Per il Presidente Musumeci i lavoratori forestali non avranno un giorno di riposo. 
Ma da quando? Chiedono i lavoratori



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Era  l'11 Dicembre 2017 e ci sentivamo i due contingenti in tasca. Ascoltare per credere!
L'Assessore all'Agricoltura Edy Bandiera, intervistato dalla Tgr Sicilia, ha detto che vuole stabilizzare i circa 22mila lavoratori forestali che sono una risorsa, ha confermato che ci sono tutte le condizioni e le risorse per far sì che possano lavorare tutto l'anno attraverso il tempo indeterminato e una parte con 151giornate. Verranno impegnati anche nei siti archeologici.



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Settembre 2020. Ci sentivamo in tasca la bella riforma che era già pronta e scritta. Ascoltare per credere!


 






RICHIESTA INCONTRO URGENTE SU RIFORMA FORESTALE, MISURE INTRODOTTE DALLA DELIBERA N. 107 DEL 23 FEBBRAIO 2021, RISORSE FINANZIARIE PER ATTIVITÀ FORESTALI ANNO 2021. I SINDACATI SCRIVONO AL PRESIDENTE MUSUMECI E AGLI ASSESSORI AL RAMO

Ricevo e pubblico
dalle Segreterie regionali
di Fai, Flai e Uila





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Una riforma del settore forestale finalizzata, non al rilancio del settore, ma esclusivamente alla ricerca di una economia e dove una riapertura dell’elenco speciale, richiesta da molti, viene fatta pagare dai lavoratori anziani con il blocco del turn-over



FINANZIARIA REGIONALE AVANTI PIANO E INTANTO ARMAO A ROMA CERCA DI EVITARE LO SCONTRO SUI CONTI 2020. A BREVE RIPRENDERÀ IL CONFRONTO CON IL MINISTRO DEGLI AFFARI REGIONALI MARIA STELLA GELMINI ANCHE SULLE MODIFICHE DI NORME IN MATERIA DI STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO


Dal sito www.blogsicilia.it

di Vincenzo Vittorini - 28/02/2021
  • Roma ha impugnato la Finanziaria regionale 2020
  • Armao vola a Roma per superare i motivi di conflitto
  • Intanto si attende il rendiconto generale 2019 corretto e la parifica alla Corte dei Conti
  • Avanti piano e fra gli stop per la finanziaria 2021
Superare le impugnative del governo nazionale alla legge di stabilità siciliana del 2020 per procedere verso il bilancio 2021 con basi solide. Serve anche questo alla finanziaria regionale in discussione all’Ars le cui basi traballano per mille motivi fra cui il ritiro del rendiconto generale 2019 e la mancata parifica davanti alla Corte dei Conti, ma anche i motivi diattrto fra Palermo e Roma sul documento 2020.

Riprende la trattativa col nuovo governo Draghi

“Nel rispetto del principio di leale collaborazione, a breve riprenderemo il confronto (già avviato nei giorni scorsi) con il ministro degli Affari regionali Maria Stella Gelmini per superare l’impugnativa del Consiglio dei ministri – per alcuni profili meramente formali e residuali – su alcune norme contenute nella legge regionale 33/2020: ‘Variazioni al bilancio di previsione della Regione per l’esercizio finanziario 2020 e per il triennio 2020/2022. Modifiche di norme in materia di stabilizzazione del personale precario”.

Armao a Roma dalla Gelmini

Dunque il vicepresidente della Regione e assessore all’Economia Gaetano Armao volerà a Roma per questi incontri e annunciandolo aggiunge: “Con il ministero dell’Economia e il ministro degli Affari regionali sono già stati superati quasi tutti i rilievi, tanto che lo stesso Mef ha ritenuto ampiamente dimostrata la sussistenza delle coperture contenute nella manovra. Rimane solo una presunta questione sul profilo dell’annualità sulla quale il ministero ha insistito, nonostante la sussistenza di identici precedenti (risalenti al 2015 e in particolare alla legge 31) che non portarono all’impugnativa. In ogni caso valutazioni più puntuali potranno essere operate solo allorché si conosceranno in dettaglio i motivi dell’impugnativa”.

Il percorso accidentato della finanziaria 2021

Ma intanto il percorso della finanziaria 2021 appare accidentato. Giovedì il nuovo stop in tre giorni dopo un voto contrario alla maggioranza e adesso un parere negativo della principale commissione di merito

Il parere non vincolante della Commissione Affari istituzionali

“La commissione Affari istituzionali dell’Ars ha dato parere negativo alla manovra economica presentata dal governo regionale nella quale mancano misure sufficienti a rispondere alle reali esigenze dei cittadini, dei lavoratori e dei Comuni siciliani” raccontano il capogruppo Giuseppe Lupo ed il parlamentare regionale del PD Antonello Cracolici, componenti della commissione Affari istituzionali dell’Ars dove è stato dato parere negativo alle parti di merito dei disegni di legge di Bilancio e di Stabilità. Al momento del voto, oltre ai rappresentanti dell’opposizione erano presenti in commissione solo due esponenti della maggioranza.

Si tratta soltanto dell’ennesimo stop ad una manovra che non ha pace. Ventiquattro ore prima era stato bocciato il taglio delle pensioni dei regionali e poi erano arrivati gli strali dell’ufficio studi e ricerche della Commissione bilancio ai quali aveva risposto proprio l’assessore Armao




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QUESTA FINANZIARIA È UN BLUFF. MANNINO (CGIL) CHIEDE AL GOVERNO DI RITIRARLA IN ATTESA DELLA PARIFICA. "TURISMO E FONDI UE LE PARTITE DECISIVE"


Dal sito www.buttanissima.it

PAOLO MANDARÀ
Quella che entro il 5 marzo varcherà l’ingresso di Sala d’Ercole, è una Finanziaria che scontenta tutti. Con pochissime (e ininfluenti) norme di spesa, coperture incerte, tagli corposi e un presunto disavanzo da ripianare. Che la Corte dei Conti metterà nero su bianco fra un mese o due. Che fare, nel frattempo? “Bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che, oggi, non siamo in grado di fare una Legge Finanziaria – dice Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil -. Sarebbe più utile riprogrammare l’esercizio provvisorio per altri due mesi e confrontarsi coi magistrati contabili per accelerare il giudizio di parifica. E poi ricominciare daccapo. Ma almeno avremmo dati certi su cui basarci”. Mannino lo dirà anche ad Armao, che ha convocato le parti sociali per lunedì mattina. Ma il governo sembra aver già scartato l’ipotesi. L’assessore all’Economia, infatti, ha assicurato che si procederà pur in assenza del rendiconto parificato e che, per mettersi al riparo da eventuali nuovi buchi, verranno accantonati 100 milioni: “Sono insufficienti”, assicura Mannino.

Perché?

“Da voci di corridoio, la Corte dei Conti potrebbe certificare uno squilibrio che va da 300 a 400 milioni, e il decreto legislativo n.118 del 2011 parla chiaro: bisognerebbe ripianare quel deficit nei prossimi tre esercizi, a partire da quello in corso. Ecco perché non ha senso fare una Finanziaria che potrebbe avere una valenza di un mese o due prima di essere stravolta”.

Ma ci sono margini per migliorarla?

“Se non ci dovessero essere i margini per rinviarne l’approvazione, va certamente migliorata. E andrebbe riscritta seguendo alcune direttrici: in primis, gli enti locali. Di fronte alla crisi sociale che stiamo attraversando, non si può pensare che i comuni, cioè l’interfaccia dei cittadini, non abbiano certezza delle risorse disponibili. Un discorso a parte meritano le ex province. Il governo Musumeci non ha previsto nulla per gli enti d’area vasta, che invece, a differenza dei comuni più piccoli, dovrebbero attingere a competenze, professionalità e servizi più qualificati. Se per i primi sei mesi di legislatura andava bene puntare il dito contro Crocetta che le aveva abolite, dopo tre anni non ci si può ritrovare nella stessa, medesima situazione di allora”.

Quali sono le altre priorità?

“Rivedere la politica del welfare, e tutti quei servizi che erano stati tarati su un modello di società che non esiste più, che si è evoluta negli anni. A partire da qui, si potrebbe investire sulle politiche dell’infanzia, che sono strettamente correlate allo sviluppo dell’occupazione femminile e, perché no, sull’innovazione tecnologica. Ma dobbiamo farlo adesso”.

Ha toccato il tasto dell’innovazione, che è centrale nell’utilizzo prossimo venturo delle risorse del Recovery Fund. La Sicilia si farà trovare pronta? Cosa occorre?

“Servono le riforme. Le faccio un esempio su tutti. Il 70% del Recovery è destinato alla digitalizzazione e alla green economy. Ma come pensiamo di poter drenare le risorse a disposizione senza aver prima riformato il piano dell’energia? La nostra regione produce energia da fonti rinnovabili, ma non riesce ad utilizzarla perché mancano le reti per trasportarla e renderla fruibile. Vale la stessa cosa per i rifiuti: come faremo ad accaparrarci i fondi destinati alla transizione ecologica, al riciclo e al riuso, se non adottiamo un piano dei rifiuti all’avanguardia?”.

Sta dicendo che siamo spacciati e che le risorse finiranno altrove?

“Il rischio esiste. E il fattore tempo è determinante: le linee guida del Recovery stabiliscono che la progettazione deve essere pronta nel 2022, mentre le opere vanno realizzate entro il 2026. Bisogna, pertanto, costruire le condizioni normative e amministrative per essere pronti allo start. Ma se allo start devi ancora capire che progetti fare, rischi di arrivare fuori tempo massimo”.

Parliamo del futuro prossimo della Sicilia, senza andare troppo oltre. Quando vedremo i veri effetti della pandemia?

“Temo nella seconda parte del 2021. E le spiego il motivo: il governo nazionale, con tutti gli errori e i limiti del suo operato, fin qui ha messo in circolazione 110 miliardi. Io credo che dopo i ristori promessi da Draghi, non potremo stressare ancora a lungo le finanze pubbliche. Tutti fanno affidamento alla gestione del Recovery ma, ammesso che l’iter non subisca intoppi, non vedremo i soldi dell’Europa prima del secondo trimestre dell’anno prossimo. Senza ristori e con lo sblocco delle cartelle esattoriali, la seconda parte del 2021 potrebbe presentare effetti drammatici. E’ a quel punto che la Regione dovrebbe mettere in campo le proprie risorse”.

Il problema è che la Regione, come si evince dall’ultima bozza di Finanziaria, non ha risorse. E l’effetto della manovra bazooka si è già esaurito.

“In realtà dobbiamo ancora spendere qualcosa come 1,5 miliardi di residui della vecchia programmazione europea, e ci troviamo dentro uno scenario normativo in cui il Ministero, sulla base di un’indicazione dell’Unione, ci dice che questi soldi – purché aggrediscano le conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia (come la tutela degli ammortizzatori sociali o delle imprese, o il rafforzamento del sistema sanitario) – possiamo spenderli come vogliamo. Perché non fare una ricognizione delle dotazioni disponibili e immetterle subito nel circuito economico?”

Cosa farebbe?

“Interverrei sul trasporto pubblico locale. Prevedendo premialità per tutti i comuni che decidono di convertire le infrastrutture di base e i macchinari, puntando sull’elettrico. Certo, è un investimento importante, ma garantirebbe un ritorno economico certo. A partire dal risparmio di carburante…”.

Avveniristico. Ma qui siamo di fronte a uno scenario in cui molte imprese hanno chiuso e altre sono destinate a fare la stessa fine.

“Io non credo che supereremo l’emergenza sanitaria a giugno o luglio di quest’anno. Ma dovrà per forza attenuarsi. E’ mai possibile che una terra come la Sicilia non abbia ancora investito un centesimo sul turismo? Se i numeri saranno gli stessi dell’estate scorsa, un’azienda su due sarà costretta a chiudere”.

See Sicily, il pacchetto di iniziative studiato dall’assessore Messina nell’ambito della Finanziaria 2020, ha avuto poche adesioni. Eppure aveva una dotazione economica di 75 mln.

“La misura non è stata performante. L’idea di fondo – presentare pacchetti turistici organici – non era male. Ma da noi le filiere sono sempre molto frammentate ed è difficile mettere insieme alberghi, operatori, servizi, trasporti… Paradossalmente, era una misura troppo ambiziosa per la capacità d’assorbimento del nostro sistema. Adesso occorre una campagna aggressiva: bisogna fare qualsiasi cosa – ad esempio, dare soldi alle compagnie aeree per incentivare le rotte sull’Isola – perché non possiamo più permetterci che centinaia di migliaia di imprese finiscano travolte”.

Lei ha parlato prima di fondi comunitari. Se effettivamente la Regione ha in pancia 1,5 miliardi e non riesce a spenderli, sarà pure un problema di burocrazia. C’è una norma ad hoc, in Finanziaria, per trattenere in servizio una manciata di dirigenti che compiranno 67 anni e che si occupano di programmazione comunitaria. Basterà?

“Il nostro problema è che abbiamo un centro di spesa per ogni dipartimento regionale: 34 in tutto. Mentre la Regione Campania, che ha i nostri stessi fondi strutturali, ne ha soltanto tre. Piuttosto che trattenere i burocrati o avere una macchina frammentata in 34 segmenti – in cui uno non sa quello che fa l’altro – bisognerebbe concentrare la spesa dei fondi strutturali su tre dipartimenti: da un lato per avere maggiore omogeneità e coerenza sugli interventi, dall’altro per esercitare maggiore controllo sui processi amministrativi”.

E magari accompagnare questa riduzione dei centri di spesa, con la riqualificazione di una burocrazia troppo anziana. Un processo sui cui pesa l’accordo Stato-Regione e il divieto di assumere.

“Infatti credo che sul personale sia stato fatto un grave errore. Serviva un altro tipo di ragionamento: dare nuova linfa e prevedere concorsi per figure e professionalità di cui oggi siamo sprovvisti. I dipendenti di oggi devono essere nativi digitali. Piuttosto che bloccare in maniera semplicistica assunzioni e turnover, occorreva costruire misure più flessibili”.

Armao e Musumeci l’hanno sempre detto: non si tratta dell’accordo più favorevole, ma è quello che contiene le condizioni migliori che è stato possibile ottenere.

“C’è un altro tema su cui abbiamo sollecitato l’assessore Armao, che non è stato portato avanti negli ultimi negoziati: mi riferisco alle imposte di produzione relative alla raffinazione del petrolio, che dovrebbero rimanere in Sicilia – e non andare allo Stato – per ricompensarci, quanto meno, dell’impatto ambientale ricadente sul nostro territorio. Il tema è stato posto con successo in altre regioni. Non dobbiamo ragionare solo di tagli, ma anche incrementare le entrate”.