03 ottobre 2018

DEBITI FUORI BILANCIO, L'ARS FRENA. IL RISCHIO? L'AUMENTO DELLE TASSE. L'ASSESSORATO CON PIÙ DEBITI DA RICONOSCERE È QUELLO AL TERRITORIO E AMBIENTE


Dal sito livesicilia.it

di Maria Teresa Camarda
I tecnici della Commissione Bilancio chiedono chiarimenti al Governo sulla lista delle spese per pagare "sentenze esecutive".

PALERMO - Stop all'Ars, almeno temporaneo, per il disegno di legge sui debiti fuori bilancio. Gli uffici della seconda commissione guidata da Riccardo Savona non sono convinti e hanno preparato un documento - una "nota di lettura" destinata ai deputati - con cui chiedono "che il Governo integri la propria relazione tecnica". Il riferimento, in particolare, è al ddl che contiene la richiesta di riconoscimento della legittimità dei debiti derivanti da sentenze esecutive, per un valore complessivo di più di 21 milioni di euro. "Alcune delle fattispecie - scrivono i tecnici - non sembrano perfettamente riconducibili alla categoria 'sentenze esecutive'". Una delle possibilità, adesso, è che si interrompano i termini della decorrenza prima che scadano i 60 giorni previsti per il silenzio-assenso, oltre i quali i debiti si intendono comunque legittimati.

E a pagare potrebbero essere, in ultima istanza, direttamente i deputati dell'Assemblea regionale siciliana o, come prevede la legge nazionale, i cittadini stessi, attraverso un rincaro delle tasse regionali. Se nel bilancio della Regione, infatti, non si trovano le disponibilità finanziarie sufficienti per effettuare le spese conseguenti al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, il decreto legislativo vigente prevede che la Regione possa deliberare aumenti "dei tributi, delle addizionali, delle aliquote" nonché dell'imposta sulla benzina "fino a un massimo di 5 centesimi per litro". La Regione, intanto, ha indicato un capitolo di Bilancio da cui prelevare i fondi per far fronte alla copertura dei debiti, ovvero il Fondo rischi contenzioso spese legali.

L'Assessorato con più debiti da riconoscere è quello al Territorio e Ambiente, con quasi 15 milioni di euro di debiti; seguono le Attività produttive e l'Economia, più di un un milione e 700 mila ciascuno; le Autonomie locali e la funzione pubblica, poco più di un milione. Al di sotto del milione di euro: Lavoro e politiche sociali, Agricoltura, Energia, la Presidenza della Regione, Salute, Turismo, Beni culturali, Formazione e, infine, con soli 527 euro di debiti fuori bilancio le Infrastrutture.

Le questioni sollevate dai deputati della Commissione Bilancio dell'Ars e dagli uffici sono due: i primi, con un giudizio di natura anche politica oltre che economica, sostengono che nella lista di spese da sostenere ci sono voci che sarebbero state evitabili, come, per esempio, cause perse per affitti non pagati o per contributi non versati. I tecnici invece contestano la "fattispecie" di sentenze esecutive: non tutte quelle incluse nell'elenco sarebbero di questa natura, ovvero direttamente esecutive.

Così come due sono adesso le possibilità che si presentano alla Commissione Bilancio: provare a interrompere i termini verso il silenzio-assenso, che scadranno il prossimo 3 novembre essendo stato depositato il disegno di legge all'Ars il 3 settembre; o portare comunque il ddl in Aula per la discussione e lasciare alla responsabilità del Parlamento nel suo complesso la decisione di sostenere o meno il governo regionale riconoscendo la legittimità dei debiti fuori bilancio.
03 Ottobre 2018

Fonte: livesicilia.it






CALDARONE E L’ADDIO ALL’ESA: ORA TOCCA A MUSUMECI RESPINGERNE LE DIMISSIONI


Dal sito www.ilgazzettinodisicilia.it

3 Ottobre 2018 Angelo Scuderi
Le dimissioni di Nicola Caldarone da presidente dell’Ente di Sviluppo Agricolo non devono passare sotto silenzio. Ha fatto bene alla guida dell’Esa, considerato un inutile carrozzone che in molti avrebbero voluto liquidare, ha restituito dignità all’apparato burocratico e dignità ai lavoratori. Non si è limitato ad amministrare, ha governato. E non è un caso che alla notizia del suo addio (si dice concordato con il Governo già al momento dell’insediamento) dirigenti, funzionari e impiegati abbiano provato in tutti i modi a farlo recedere.

Dimissioni che magari saranno davvero concordate ma che suonano come una beffa. Proprio quando, dopo anni di evidente precarietà, si era trovata un presidente all’altezza del non facile compito di rimettere l’Esa nella giusta carreggiata, arriva una decisione difficile da comprendere.

Del resto le sinergie con il Governo Regionale, ovviamente, non mancherebbero, considerato che Caldarone è capo di gabinetto vicario dell’Assessorato all’Agricoltura retto da Edy Bandiera. Per riportare tutto nell’alveo della logica occorre il determinante intervento di Nello Musumeci, dal quale si attende la soluzione più pertinente: slegare Caldarone dal patto precedente alla sua nomina e premiarne il merito. Un segnale che, al di là della rivitalizzazione dell’Esa, avrebbe effetti positivi anche sulle governance delle altre società controllate dalla Regione.

Fonte: www.ilgazzettinodisicilia.it



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L’ESTATE 2018 È STATA UNA STAGIONE MENO ROVENTE, MA LA PIAGA DEI PIROMANI RESTA


Dal sito www.lastampa.it

In cenere 13 mila ettari di natura, un decimo i superficie rispetto all’anno passato

NICOLA PINNA - 03 Ottobre 2018
Se non fosse per l’ultima drammatica settimana in provincia di Pisa, i cerchi rossi sull’Italia infuocata quest’estate si concentrerebbero quasi esclusivamente in due zone: principalmente in Sicilia e un po’ in Calabria. Nella stagione del tempo incerto e della pioggia a Ferragosto i piromani non hanno avuto vita facile. O forse hanno deciso di concedere una tregua all’Italia verde, che nel 2017 era stata davvero assediata dai roghi. Alla fine della campagna antincendi, dunque, si può dire che il patrimonio ambientale è stato risparmiato dal solito assalto. Il bilancio comunque è pur sempre preoccupante, perché 13 mila ettari di natura andati in cenere non sono certo un trionfo. Ma il paragone con i 120 mila ettari della stagione precedente basta per concedersi un po’ di entusiasmo.  

Dei 128 grandi incendi monitorati dal sistema europeo Effis, cioè quelli che hanno superato i 20 ettari di superficie bruciata, il 70 per cento esatto ha interessato la macchina mediterranea della Sicilia. Il più grave è del 22 luglio, nella provincia di Palermo: 1649 ettari in una delle giornate che sono state tra le più impegnative per l’apparato della Protezione civile. Escluso il rogo del Monte Serra, quello che ha tenuto la Toscana col fiato sospeso per quasi una settimana, i dieci incendi che hanno lasciato la più grande distesa di cenere hanno tutti riguardato l’isola: in provincia di Messina e Catania, due molto vasti a Siracusa e quattro nella zona di Agrigento.  

Analizzando le statistiche del database di Effis viene fuori un dato che forse è abbastanza semplice da analizzare: sulla prevenzione non si fanno gli stessi investimenti in tutte le zone d’Italia. Di certo, i piani d’azione contro i piromani non sono ugualmente efficaci. E questo in qualche modo conferma il timore dei carabinieri forestali all’inizio della stagione estiva: «Il grande problema è ancora la mancanza del catasto delle aree bruciate, che è fondamentale per vincolare le zone incendiate e impedire qualunque tipo di speculazione da parte di chi innesca gli incendi per poi sfruttare i terreni. Molti Comuni non hanno il catasto e nelle zona in cui ci sono pericolose infiltrazioni della criminalità organizzata». Insomma, le temperature meno alte degli anni passati e le frequenti piogge estive non sono bastate a ridurre capillarmente la piaga dei roghi estivi.  

Al secondo posto della classifica più nera dell’anno c’è la Calabria che tra Crotone, Cosenza e Reggio si è ritrovata con una fetta di territorio carbonizzata estesa poco meno di 1500 ettari. Terzo posto per la Puglia, con soli tre roghi preoccupanti nelle province di Taranto e Bari. Anno di grazia anche per la Sardegna, che fa i conti con i danni al turismo provocati proprio dal tempo incerto, ma che in qualche modo ringrazia perché non si è ritrovata di fronte al consueto bilancio drammatico di inizio autunno.  

Per la grande macchina della Protezione civile nazionale e dei vigili del fuoco, che quest’anno avevano rafforzato il numero dei mezzi a disposizione, non c’è stato il grande lavoro. Dall’inizio di giugno a metà settembre, il centro operativo nazionale ha ricevuto 197 richieste d’intervento e il numero delle missioni fatte scattare sul fronte del fuoco sono state 528. I soliti gli obiettivi più frequenti: la Sicilia e la Calabria. 

Fonte: www.lastampa.it


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REDDITO DI CITTADINANZA E CENTRI PER L’IMPIEGO. NEGLI UFFICI DELL’ISOLA SI OCCUPANO SOLO DI FORESTALI E DELLE GIORNATE NELL’AGRICOLTURA


Dal sito www.licatanet.it

02 ottobre 2018
Il reddito di cittadinanza non permetterà più di “intraprendere percorsi illegali o clientelari”? Il deputato siciliano dei Cinque Stelle che lo sostiene (Repubblica di ieri) dimentica o ignora la situazione reale, soprattutto in Sicilia, degli ex Uffici di collocamento – oggi Centri per l’impiego – e dei nove Ispettorati del lavoro, uno per provincia, che dovrebbero vigilare sul lavoro nero cui un potenziale beneficiario del nuovo reddito può sentirsi incentivato in assenza dei relativi controlli. E si tenga presente che nell’intera isola sono solo 96, un po’ pochi, gli ispettori adibiti a questo compito.
I disoccupati non sono tutti uguali. Ci sono quelli veri e quelli finti. Quelli cioè che lavorano in nero. Per questi ultimi una misura meramente assistenziale come il reddito di cittadinanza rischia di diventare un premio alla faccia di chi lavora onestamente pagando tasse e contributi previdenziali.
Premiare il lavoro nero o spronare chi non ha neppure quello a cercarlo, godendo già del reddito di cittadinanza, è un percorso legale? Rispondere sì vorrebbe dire avere davvero una strana idea di legalità.
In Sicilia per di più i Centri per l’impiego sono da tempo al collasso, veri e propri ammortizzatori sociali per i dipendenti regionali che vi lavorano. E mal distribuiti negli uffici dell’Isola – cinquanta a Castelvetrano e ventuno a Palermo per fare un esempio. Si occupano solo di forestali e delle giornate nell’agricoltura. Nessuna azienda o ente pubblico vi ricorre. Preferiscono infatti, e non da ora, rivolgersi alle agenzie private per soddisfare la pur bassa offerta di lavoro.
Riorganizzare i Centri per l’impiego è tutt’altro che semplice. Molti sono sforniti di computer funzionanti e non hanno ancora impiegati formati per le nuove sfide del mercato. In sostanza questi centri sono così indietro che negli anni scorsi si è persino pensato di chiuderli.
Il reddito di cittadinanza si può condividere o meno. Nel senso che va bene se è una misura transitoria alla ricerca di un lavoro che proprio i Centri per l’impiego dovrebbero offrire senza esserne in questo momento in grado; e che va male se deve restare in eterno un sussidio di disoccupazione e per di più pure elargito – senza il giusto controllo degli ispettori – a quanti lavorano in nero.
Gaetano Cellura

Fonte: www.licatanet.it






REGIONE INVESTE 5 MILIONI DI EURO PER VALORIZZARE LA DORSALE DEI NEBRODI









CCNL SETTORE FORESTALE. I SEGRETARI NAZIONALI DI FAI, FLAI E UILA CHIEDONO UN INCONTRO CON IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO DEL MINISTERO POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI








LA RIVOLUZIONE GENTILE DI CORDARO. LA PAROLA CHIAVE È ANCHE RIORDINO DEL CORPO FORESTALE (GLI UOMINI IN DIVISA CHE DOMANO GLI INCENDI, NON QUELLI “SCHIFFARIATI” E IN ESUBERO)


Dal sito www.buttanissima.it

"Niente sconti per gli abusivi. Riordiniamo demanio e riserve". "In Sicilia c'è un leader: si chiama Musumeci"

PAOLO MANDARÀ
La parola chiave è riordino. Del demanio marittimo, della materia urbanistica. Ma anche del Corpo Forestale (gli uomini in divisa che domano gli incendi, non quelli “schiffariati” e in esubero) e delle riserve naturali. L’obiettivo è cancellare l’immobilismo, innovare, tentare di aprire un varco con vista sul futuro. Non sempre i suoi predecessori sono stati all’altezza. Tanto che l’assessore Toto Cordaro, trent’anni di militanza politica al “centro” – ora indossa i vessilli di Popolari e Autonomisti, la “creatura” di Saverio Romano – non esaurisce mai le parole e si specchia nel lavoro che lui e i suoi collaboratori portano avanti dal giorno dell’insediamento. Misure (forse) poco altisonanti, che non sempre trovano spazio nei titoli dei giornali. Ma che vorrebbero, nei limiti del possibile, propagare l’immagine di una Regione diversa e al passo coi tempi.

Assessore, è in discussione una legge di riforma sulle riserve naturali. In Sicilia sono 70, godono di poche risorse e, al di là delle attività di tutela, non sembrano convogliare una richiesta turistica sufficiente. Cosa prevede il disegno di legge?

“Intanto lo snellimento della struttura complessiva. Passeremo da 72 riserve a 10-12 distretti, che terranno conto del territorio, ma anche di tradizioni ed economia. Poi vogliamo passare alla fase-2: la valorizzazione. Ossia la possibilità di creare reddito, ricchezza vera, fornendo una proposta che abbia a che fare con il turismo e la ricettività e che, partendo da questo presupposto, determini la possibilità di poter utilizzare un management con caratteristiche diverse dalle attuali. L’impossibilità di accedere ai finanziamenti è legata a un’incapacità di gestione. Se sotto il profilo della tutela ha avuto buoni risultati, sotto quello della valorizzazione è stata un fallimento. Il nostro è un piano rivoluzionario rispetto all’attuale assetto. In sintesi: riduzione dei centri di potere, snellimento della governance, possibilità di intercettare i finanziamenti. E poi la fase-2: il nostro patrimonio deve diventare volano di sviluppo”.

Dopo il crollo del ponte di Genova, anche in Sicilia si sono accese le luci dei riflettori sulla tenuta delle infrastrutture. Voi, nello specifico, state conducendo un censimento per conoscere lo stato di salute di strade e ferrovie. Quando arriveranno i risultati?

“Siamo alle fasi conclusive. Per quanto riguarda le strade paghiamo a caro prezzo la chiusura scellerata delle province. Cinque anni di mancata attenzione ha determinato il disastro della nostra rete stradale. Non solo abbiamo adottato misure urgenti per avere un censimento reale, ed è prima volta nella storia della Sicilia che si un fa un censimento di questo tipo. Ma grazie alla volontà del presidente della Regione e alla sua capacità di interlocuzione, abbiamo messo Anas e Cas attorno allo stesso tavolo. Dobbiamo comprendere come agire. E dobbiamo farlo subito”.

E’ in atto anche il riordino del demanio marittimo. Quali saranno le linee guida?

“Intanto esiste la necessità, per i 128 enti locali siciliani che sboccano sul mare, di approvare i piani di utilizzo del demanio marittimo (PUDM). I comuni che non l’hanno ancora fatto, non possono rilasciare nuove concessioni demaniali. E poi c’è un altro tema importante, ossia il ricevimento della direttiva Bolkestein, che ha stabilito che al 31 dicembre 2020 tutte le concessioni demaniali rilasciate in Europa si dovranno considerare decadute e che, quindi, dall’1 gennaio 2021 le concessioni dovranno essere attribuite attraverso procedimenti di evidenza pubblica. Io e il presidente Musumeci ci recheremo al Parlamento europeo per valutare quale dovrà essere il modello di riferimento. Inoltre, per la prima volta nella storia, concederemo beni immobili ricadenti sul demanio, anche per usi economici, a privati. In questo modo verranno ristrutturati, tutelati e valorizzati, messi in una rete commerciale che possa produrre lavoro e reddito. Il primo bando per la concessione di 60 beni sarà pubblicato entro la fine dell’anno”.

Legambiente ha diffuso dati sconfortanti sul recepimento delle ordinanze di demolizione delle case abusive. L’80% di esse viene ignorato. Come si muove il governo sul tema?

“Intanto, spazziamo via ogni dubbio. Non immaginiamo neanche lontanamente un progetto di sanatoria. Non è questa la nostra mission. Ma vogliamo riorganizzare la materia urbanistica, perché l’ultima legge risale al 1978. Da quarant’anni, nonostante tante cose siano cambiate, la Sicilia è ferma. Abbiamo la necessità di ristabilire la certezza del diritto, stabilendo cosa si può fare e cosa no. Abbiamo messo al lavoro il nostro dipartimento ed entro metà ottobre vogliamo presentare il prodotto legislativo all’esame della commissione Ambiente. Per quanto riguarda le demolizioni, è un tema che tocca i comuni. Quando abbiamo rimproverato ai sindaci di non procedere con l’abbattimento, ci hanno risposto che esiste un problema di carattere economico. Io li ho invitati a svolgere nei confronti dei cittadini un’opera di moral suasion. In pochi sanno che se il privato demolisce autonomamente la struttura abusiva, non solo risparmia una barca di soldi, ma conserva anche l’area di sedime, che altrimenti gli verrebbe espropriata dall’autorità”.

E’ al vaglio della giunta anche una riforma del Corpo Forestale.

“Parliamo dei forestali in divisa, quelli che si occupano di anti-incendio boschivo. Con una scellerata legge del 2015 è stato introdotto il blocco del turnover, che ha determinato una carenza di organico importante. E’ stato frutto di una politica di annunci del tutto inappropriata. Tanto che oggi l’organico è ridotto circa alla metà (500 elementi per tutta la Sicilia, con un’età media fra i 50 e i 55 anni). Noi vogliamo creare i presupposti per un corpo forestale snello e che venga rigenerato. Stiamo lavorando alla riscrittura di questo mondo. Entro ottobre la norma approderà in Parlamento. Il prossimo anno potremo indire i concorsi per nuove assunzioni”.

Anche l’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente, è sotto organico rispetto a quella che dovrebbe essere la sua mission di tutela del suolo e delle acque?

“Dopo anni, con la prima finanziaria del governo Musumeci, siamo riusciti a far approvare la deroga al blocco delle assunzioni. Abbiamo immaginato un percorso nuovo e diverso, partendo da un dato oggettivo. Cioè che Arpa Sicilia controlla un territorio vasto come quello della Lombardia, a cui vanno aggiunti gli insediamenti chimici e petroliferi, oltre al nostro mare. A fronte di un fabbisogno stimato di 960 dipendenti, oggi ne ha 300. Siamo sotto performance per due terzi. La nuova strategia prevede un passaggio che riguarda i dipendenti interni, poi ci sarà la mobilità e, entro la fine dell’anno, bandiremo dei concorsi per assicurare ad Arpa 80 nuove figure, squisitamente tecniche. Esiste la copertura finanziaria”.

Come si concluderà, anche se non è lei l’assessore di riferimento, la riforma sul ciclo dei rifiuti?

“So che gli esperti che collaborano con Musumeci stanno lavorando alacremente per presentare il piano entro il 31 dicembre. Siamo in una fase più che avanzata. Non ci voleva l’incidente all’assessore Pierobon. Ma credo che la tempistica verrà rispettata”.

I tempi, secondo le opposizioni all’Ars, sono quelli che vi fregano. L’assemblea è spesso impantanata e anche l’attività legislativa del governo è finita nell’occhio del ciclone

“Noi, in realtà, abbiamo presentato cinque disegni di legge corposi che vanno dal diritto allo studio al sostegno alla pesca. L’assenza di una maggioranza in aula non ci aiuta, ma non credo che l’attività di governo sia stata carente sotto il profilo legislativo. Era pronto anche l’assestamento di Bilancio, ma l’impugnativa della Corte dei Conti ci costringe a fare delle riflessioni ulteriori. Abbiamo la necessità di chiudere l’assestamento e di portare in parlamento la Finanziaria affinché venga approvata entro il 31 dicembre. Sarebbe la prima volta dopo dieci anni di esercizi provvisori”.

Nella spinta di populisti e sovranisti, come fa a resistere un uomo di centro come Lei? O meglio: il centrismo ha ancora motivo d’esistere?

“Io sono un uomo di centro che fa della moderazione, del ragionamento e della comprensione dei problemi il punto di partenza dell’approccio alla politica. L’ho fatto in dieci anni d’opposizione e lo sto facendo anche dai banchi dal governo. Il presidente Musumeci in questi mesi si è dimostrato un leader, ha messo in campo grande spirito di sacrificio e volontà di cambiare la nostra terra. Il governo è coeso. Credo che al di là delle sigle e dei luoghi geografici o fisici della politica, essere centrista significhi tuttora guardare le cose con l’approccio di chi vuole risolverle, mettendo da parte le urla e gli schiamazzi, ma anche un populismo imperante che vogliamo combattere con la coerenza e la competenza”.

In vista delle Europee, sarebbe favorevole alla nascita di un partito unico del centrodestra, con la Lega fuori?

“Assieme agli amici del centro, stiamo organizzando per il 10 novembre una manifestazione con la nostra classe dirigente. Che è viva e vegeta e presente sui territori. Sarà un momento di riflessione e di confronto interno. Io sono convinto che oggi in Sicilia un leader ci sia: si chiama Nello Musumeci. Dobbiamo valutare qual è il percorso più adeguato e soprattutto se il presidente della Regione abbia la volontà o meno di intestarsi un progetto politico. Io lo auspico”.

Fonte: www.buttanissima.it






ARS, TERRA DEI DDL PROMESSI E NON MANTENUTI. IL BLOG: TRA QUESTI ANCHE QUELLI CHE RIGUARDANO I FORESTALI. DORMONO NEI CASSETTI E SONO STATI PRESENTATI SIA DAL CENTRO DESTRA CHE CENTRO SINISTRA


Dal sito www.qds.it

di Raffaella Pessina
Ad oggi Sala d’Ercole ha approvato appena 17 leggi. Sei sono all’esame dell’Aula, 325 Ddl fermi in Commissione. Intanto, il “Palazzo” è già costato 135 milioni. Stallo legislativo, “Governo assente”. Ma c’è sempre un buon motivo per non fare

PALERMO – Tra due mesi la 17ma legislatura all’Assemblea regionale Siciliana compirà il suo primo anno, ma fare un bilancio della produzione legislativa di questo Parlamento è un’operazione ardua poiché Sala D’Ercole ha lavorato davvero poco, essenzialmente per approvare i documenti finanziari, peraltro obbligatori.

Dal momento del suo insediamento, si è percepita la mancanza di una maggioranza forte, in grado di legiferare velocemente e senza polemiche. Invece quello che è accaduto è stato l’esatto contrario, molte polemiche e poche approvazioni. Il Parlamento si è insediato lo scorso dicembre 2017 e dopo poco più di tre mesi si era già allo stallo: il 13 marzo, tanto per fare un esempio, la sessione d’Aula è durata solo 6 minuti e 19 secondi. Una sessione lampo sufficiente appena alla lettura del verbale della seduta precedente. Già in quella occasione Giuseppe Lupo, capogruppo Pd all’Ars, ha criticato duramente l’immobilismo del Parlamento ma da allora nulla è cambiato.

Anche il Movimento Cinquestelle continua ad affondare da tempo il coltello nella piaga, criticando l’assenza del Governo in Aula.


Dopo sei mesi la produzione legislativa non era cambiata di molto, dato questo che è stato rimarcato nel corso della conferenza stampa di metà anno tenuta dal presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè a Palazzo dei Normanni. Al 31 luglio 2018 sono state 13 le leggi votate dall’Ars, ma tra queste sono ricomprese norme tecniche come l’autorizzazione all’esercizio provvisorio, un atto dovuto per garantire il funzionamento della macchina regionale, il primo atto votato il 29 dicembre scorso, la relativa proroga di esercizio provvisorio, votata il 29 marzo, 90 giorni dopo o l’approvazione del bilancio consolidato e la legge di stabilità regionale.

Restano intanto al palo norme di settore fondamentali, prima tra tutte quella che riguarda il riordino della “governance” dei rifiuti nell’isola. E proprio Miccichè ha difeso a spada tratta il Parlamento che presiede. “Non posso dire che questa sia un’Assemblea di lavativi, certo se la paragoniamo a quella di alcuni anni fa non ci sono deputati poco preparati rispetto a gente come Lauricella, D’Acquisto e Alessi. Ma ci sono giovani preparati, in tutti i gruppi, che hanno tanta voglia di fare e con i quali mi confronto. è una buona Assemblea, ora deve dimostrarlo facendo buone cose”. Per Miccichè l’attività “è in linea con l’inizio delle legislature passate”.

Ma questo non significa che sia un dato positivo, perché anche le altre legislature sono state caratterizzate da una scarsa produzione legislativa. è di questi giorni l’annuncio da parte del vice presidente e assessore regionale all’economia Gaetano Armao sulla volontà di rispettare i tempi di approvazione del bilancio, in tempo per la fine dell’anno.
Tuttavia, tutto dipenderà dalla volontà del Parlamento di Palazzo dei Normanni e dai partiti che vorranno condividere il documento.


03 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it






LA REGIONE TENTA DI METTERE A POSTO I CONTI, DOMANI IN GIUNTA L’ASSESTAMENTO DI BILANCIO


Dal sito www.blogsicilia.it

02/10/2018   
“Domani in giunta e porteremo il rendiconto, l’assestamento e il rendiconto consolidato. Per quanto concerne la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, che abbiamo approvato nei tempi previsti, il 30 giungo scorso, aspettiamo la nota del governo nazionale che non è ancora pronta”.

L’ha detto l’assessore all’Economia e vice presidente della Regione Siciliana Gaetano Armao, a margine della presentazione dell’Agenda digitale siciliana, a Palermo. “Sono stati indicati alcuni dati – ha aggiunto Armao – ieri confrontati a Bruxelles, ma la nota non è stata ancora pubblicata, pertanto non possiamo procedere alla modifica della nostra nota di aggiornamento che faremo appena arriva la nota nazionale. Dopo di che si parte con l’esame con le tematiche finanziarie in sede di Assemblea”.

“Oggettivamente è noto che si è rinvenuto (a seguito del giudizio di parifica di rendiconto generale della Regione del 2017, dunque attinente a un altro esercizio) un onere finanziario che ammonta a circa 833 milioni che deve essere spalmato in 3 anni anziché in 30 anni, come sarebbe stato possibile se si fosse fatto per tempo. Le scelte fatte determinano l’onere di fare in 3 anni quello che si poteva fare in più tempo e con meno peso per la collettività”.

Oggi, intanto, la Commissione finanze discute dei debiti fuori bilancio almeno della prima trance da 42 milioni di euro (LEGGI QUI)

Poi Armao ha fatto un passaggio sulle ex Province che “subiscono – ha detto – un prelievo forzoso da parte dello Stato di 200 milioni l’anno, siamo a circa 700 milioni di euro sottratti in tre anni. Le strade sono in queste condizioni per questa sottrazione voluta dallo Stato. Per la prima volta abbiamo impugnato il bilancio dello Stato, ho chiesto al ministro Tria di non inserire questo prelievo forzoso che distrugge le Province portano al territorio fortissimi disagi con oneri pesantissimi. E’ evidente che sommando 1,35 miliardi che paga la Regione e i 200 milioni alle Province, si arriva a oltre 1,5 miliardi sottratti ai siciliani con un peso che non trova alcuna giustificazione. La Sicilia paga un prezzo che non può pagare più e laddove si insisterà porteremo avanti le reazioni istituzionali e giuridiche permesse dall’ordinamento”.

Fonte: www.blogsicilia.it








02 ottobre 2018

INCENDI, DA 2227 A 234 RICHIESTE DI INTERVENTO, SICILIA RESTA IN TESTA MA PASSA DA 406 A 108


01 ottobre 2018
Sono state 234 le richieste di concorso aereo trasmesse al Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del dipartimento della Protezione civile nel corso della campagna estiva anti-incendio boschivo 2018, iniziata il 15 giugno scorso e conclusa il 30 settembre. Siamo a circa il 90% in meno rispetto all’estate 2017, stagione che ha segnato un triste record negativo con 2227 richieste di intervento.

Nel corso delle operazioni di supporto aereo alle squadre e ai velivoli antincendio locali, la flotta aerea dello Stato ha effettuato 1542 ore di volo, 8694 lanci con quasi 54 milioni di litri di estinguente. Gli equipaggi italiani hanno operato all’estero, nell’ambito del Meccanismo di protezione civile europeo, con due missioni in Svezia e una in Grecia effettuando un totale di circa 1500 lanci sul fuoco.

I dati di dettaglio di questa campagna estiva, riferiti alle singole Regioni, mostrano che il maggior numero di richieste e’ arrivato dalla Sicilia: 108, a fronte pero’ delle 406 richieste di intervento della stagione 2017. Seguono la Calabria con 51 richieste e la Campania con 15 richieste di concorso aereo.

Fonte: siciliainformazioni.com





AVVISO REGIONALE DI PROTEZIONE CIVILE PER IL RISCHIO METEO-IDROGEOLOGICO E IDRAULICO CON FORZANTE TEMPORALI










CALTANISSETTA, ABBATTUTI 15 PINI A PIAN DEL LAGO. ESPOSTO DEL WWF: TAGLI ILLEGALI, VIOLATO IL REGOLAMENTO COMUNALE SUL VERDE


Ricevo e pubblico
dal Presidente del WWF Sicilia Centrale
Ennio Bonfanti

WWF CALTANISSETTA·MARTEDÌ 2 OTTOBRE 2018
Bonfanti (WWF Sicilia Centrale): “Caltanissetta è una città dendrofobica, ogni mese perdiamo alberi tra l’indifferenza e l’omertà generalizzata, come se fosse stata dichiarata una guerra spietata contro gli alberi e la Natura in città”.



Con un esposto alla Direzione lavori pubblici del Comune di Caltanissetta ed al Comando di Polizia municipale, il WWF Sicilia Centrale ha denunciato il taglio al piede di alberi d'alto fusto disposti in filare (genere “Pinus”) presso un’area adiacente ad una serie di private abitazioni in contrada Pian del Lago. E’ stato accertato l’abbattimento di almeno n. 15 alberi; al suolo sono rimasti altrettanti ceppi appena tagliati a raso nonché segni di depezzatura ed asportazione con mezzi meccanici di legname e biomasse. Secondo le risultanze delle prime verifiche del WWF, i tagli sarebbero del tutto illeciti in quanto effettuati senza la preventiva autorizzazione del Comune ai sensi del “Regolamento per la fruizione e la tutela del verde pubblico e privato” n. 58/2013; per questo l'Associazione di protezione ambientale ha chiesto ai competenti uffici comunali di “identificare il committente dei lavori ed il titolare della ditta esecutrice, ordinando l'immediata sospensione dei lavori” e di applicare le sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione delle disposizioni regolamentari.

Si tratta dell’ennesimo caso di depauperamento e distruzione del patrimonio arboreo e verde della città di Caltanissetta; appena lo scorso luglio, infatti, le Guardie del WWF avevano denunciato la strage di querce – barbaramente mutilate o totalmente abbattute –  lungo il viale dell’Istituto Agrario “Sen. Di Rocco”. “Caltanissetta è una città dendrofobica, ogni mese perdiamo alberi tra l’indifferenza e l’omertà generalizzata – dichiara Ennio Bonfanti, Presidente del WWF Sicilia Centrale – come se fosse stata dichiarata una guerra spietata contro gli alberi e la Natura in città. Singoli privati ed interi condomini fanno di tutto per annientare la presenza del verde urbano; vengono spesso incaricate ditte che in poche ore (magari in situazioni temporali che garantiscono poca “visibilità”) fanno sparire tutto! Raramente qualche cittadino più sensibile ci segnala in tempo utile, via facebook o email, questi veri e propri blitz anti-albero; di solito veniamo a saperlo quando ormai è troppo tardi...”.



Gli alberi in città andrebbero tutelati al pari dei monumenti, come testimoni del passare del tempo, della storia e delle vicende umane; gli alberi - oltre all’indubbio valore estetico, storico e paesaggistico - da sempre svolgono un ruolo fondamentale nella purificazione dell’aria dall’inquinamento da gas di scarico e particelle dannose alla salute e  contribuiscono a procurare frescura a tutti noi nelle calde e afose giornate estive. In città il residuo patrimonio arboreo - pubblico e privato - costituisce un irrinunciabile ed irripetibile polmone vitale per le popolazioni locali, e svolge una molteplicità di funzioni i cui benefici sono di carattere ambientale, sociale, salutistico ed economico. La American Forestry Association ha valutato in circa 57.000 dollari il valore globale di un solo albero urbano (pianta matura di 50 anni); le funzioni dipendono soprattutto dalla quantità di vegetazione, ovvero proprio dal volume delle loro chiome. Anche quando si trovano su una proprietà privata, gli alberi offrono benefici che si possono estendere alla comunità circostante. Grazie a una corretta selezione e manutenzione, gli alberi possono diventare più funzionali per il proprietario senza violare i diritti e i privilegi dei vicini. Gli alberi urbani svolgono anche diverse funzioni di architettura e ingegneria; offrono riservatezza, evidenziano una vista panoramica o schermano panorami di dubbio gusto. Essi, inoltre, portano in un ambiente urbano elementi naturali e creano habitat per la fauna selvatica, elementi che aumentano la qualità della vita per i residenti della comunità.


“Invece a Caltanissetta gli alberi vengono visti come un fastidio del quale liberarsi con ogni mezzo e con ogni pretesto. Di solito – prosegue Bonfanti – viene frettolosamente e genericamente evocato il rischio di caduta ed il pericolo per la pubblica incolumità così da poter fare piazza pulita degli alberi: si tratta di un evidente quanto maldestro escamotage perché in tutti i casi di cui ci siamo occupati in questi anni non abbiamo mai riscontrato alcun accertamento tecnico che, effettivamente, sia idoneo a corroborare tali presunti pericoli. Una grande responsabilità per questo assurdo sentimento di intolleranza anti-albero è da addebitare all’Amministrazione comunale, che non è mai stata attenta ad esigere il rispetto del proprio Regolamento in materia”.



Il WWF ricorda che, con il “Regolamento per la fruizione e la tutela del verde pubblico e privato” del 2013, il Comune si è impegnato a “preservare uno degli elementi più qualificanti del paesaggio e del contesto urbano” ed a “promuovere una maggiore coscienza civica nei cittadini volta all’apprezzamento e tutela degli alberi e del verde”. L’art. 5 pone il divieto di “abbattere alberi su tutto il territorio comunale, senza la preventiva autorizzazione dei competenti uffici comunali”; tale autorizzazione è subordinata “alla presentazione, da parte del proprietario del fondo su cui vegeta la pianta, di domanda indirizzata al Dirigente Comunale competente, corredata da planimetria di dettaglio in cui sono individuati gli alberi da tagliare ed appropriata documentazione fotografica”; nel caso di abbattimenti autorizzati, “gli alberi eliminati devono essere sostituiti”. Qualora si verifichino realmente situazioni di “grave e imminente pericolo per l’incolumità delle persone, potranno essere effettuati i necessari lavori di messa in sicurezza dell’area interessata, anche mediante l’abbattimento degli alberi pericolanti. In tali casi dovrà essere data preventiva comunicazione all’Amministrazione prima dell’inizio dei lavori e successivamente (entro cinque giorni) presentata la documentazione necessaria, unitamente ad una dettagliata relazione tecnica comprovante le esigenze che hanno determinato i lavori di somma urgenza”.

Anche per le potature il Regolamento pone delle prescrizioni: la potatura “può essere effettuata esclusivamente per eliminare rami secchi, lesionati o ammalati, per motivi di difesa fitosanitaria, per problemi di pubblica incolumità, per rimuovere elementi di ostacolo alla circolazione stradale e nei casi di interferenza con elettrodotti od altre reti tecnologiche preesistenti. Sono vietati gli interventi di capitozzatura, cioè i tagli che interrompono la crescita apicale del fusto”.


Il WWF Sicilia Centrale rivolge un appello all’Amministrazione comunale affinché promuova la conoscenza, presso la cittadinanza, del Regolamento e delle sue prescrizioni, attraverso un’ampia e capillare azione di informazione coinvolgendo anche le figure professionali coinvolte. Accanto a tale azione informativa, deve necessariamente essere incrementata l’azione di prevenzione, vigilanza e repressione dei tagli abusivi, che a Caltanissetta è del tutto insufficiente ed inadeguata. Il WWF, infine, chiede che vengano applicate le disposizioni della Legge 14 gennaio 2013, n. 10 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani); in particolare, il Comune deve promuovere “l'incremento degli spazi verdi urbani, di «cinture verdi» intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani, adottando misure per la formazione del personale e l'elaborazione di capitolati finalizzati alla migliore utilizzazione e manutenzione delle aree, e adottano misure volte a favorire il risparmio e l'efficienza energetica, l'assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l'effetto «isola di calore estiva», favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane”.



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BONIFICA, APPROVATA PIATTAFORMA CONTRATTO. SODDISFAZIONE DI FAI, FLAI E FILBI


Foto. Facebook, Fai Cisl nazionale

Dal sito www.faicisl.it

0i Ottobre 2018
È stata approvata oggi all'unanimità, dal coordinamento unitario di Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil, riunitosi a Roma, la piattaforma di rinnovo del contratto nazionale per i lavoratori della bonifica.

A renderlo noto le sigle nazionali della categoria, che dichiarano soddisfazione per aver costruito “una piattaforma solida e importante, in grado di ampliare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori garantendo al contempo le esigenze di rilancio del settore”. 

Il documento è stato a lungo discusso su tutto il territorio nazionale con assemblee e attivi unitari: “Una grande partecipazione – affermano i sindacati – che rafforza la volontà di Fai Flai e Filbi di arrivare ad un rapido e fruttuoso rinnovo del contratto per il quadriennio 2019-2022. Una partecipazione non scontata, anche perché il settore vive un momento molto difficile”.

“Auspichiamo che questa piattaforma – concludono Fai Flai e Filbi – contribuisca a contrastare una visione miope dei consorzi di bonifica valorizzandone invece la funzione di presìdi basilari per la difesa dell'ambiente e la valorizzazione del territorio. Al centro della piattaforma abbiamo posto infatti strumenti che migliorano la partecipazione dei lavoratori, la trasparenza della gestione amministrativa, la sicurezza, l'organizzazione e la qualità del lavoro, la formazione, per sostenere il miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti degli Enti e dei servizi effettuati dai consorzi”.

Fonte: www.faicisl.it






ESA, SI DIMETTE IL PRESIDENTE "ME LO HANNO CHIESTO"


Dal sito livesicilia.it

di Maria Teresa Camarda

PALERMO - "Mi sono dimesso, sì, ma non lo avrei mai fatto di mia spontanea volontà. Me lo hanno chiesto e non ho potuto fare altrimenti". L'amarezza dell'ormai ex presidente dell'Esa
Nicola Caldarone è più che evidente mentre racconta il suo ultimo giorno all'Ente sviluppo agricolo che ha guidato per sette mesi. Un incarico che però - lo riconosce lui stesso - dal primo giorno ha avuto una data di scadenza ben impressa in calce: non tanto quella del 1 ottobre, giorno in cui le dimissioni di Caldarone sono diventate esecutive, quanto quella della soppressione definitiva dell'ente, da tempo caldeggiata dal governo regionale. E in questa direzione è già pronta la "successione".

"Quando mi sono insediato - racconta Caldarone - me lo dissero chiaramente che sarei rimasto soltanto per poco. Quindi, quando qualche giorno fa è arrivata la chiamata con cui si sollecitavano le mie dimissioni, non ho replicato e ho fatto quello che mi hanno chiesto. Conosco la politica e Musumeci è il mio presidente, quindi non avevo scelta". A nulla è valso nemmeno l'intervento del presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, "big sponsor" di Caldarone: "Gli devo molto, ma ho lasciato anche in accordo con Forza Italia. Sebbene io sia stato scelto per questo posto in qualità di dirigente dell'Assessorato all'Agricoltura (dove ricopre il ruolo di capo di gabinetto vicario, n.d.r.) e non perché vicino a Forza Italia - dice l'ex presidente dell'Esa -. Proprio perché sono un dipendente regionale il mio compenso è stato anche dimezzato: invece dei 50 mila euro lordi all'anno previsti, la mia retribuzione è stata di 25 mila euro: per poco più di mille euro al mese mi sono impegnato al massimo per questo ente e per tutti i suoi dipendenti". Al personale, Caldarone ha annunciato che l'assessorato erogherà all'Esa l'intera seconda semestralità, più gli arretrati che l'ente non ha mai ricevuto perché non erano stati approvati i bilanci degli ultimi dieci anni. In arrivo otto milioni di euro, serviranno a pagare gli stipendi ai dipendenti.

Quello che Caldarone non dice chiaramente, ma che si evince dal suo racconto, è che, "considerando il buon lavoro svolto, con dieci anni di bilanci approvati in sette mesi", la speranza fosse ormai quella di un ripensamento da parte della giunta, un tentativo di rilanciare l'Esa piuttosto che sopprimerlo. E invece no.

Ma dire che il governo "caldeggia" la chiusura dell'Esa è un eufemismo. Il presidente della Regione Nello Musumeci ne ha fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale e lo ha ribadito ancora in un accorato video di qualche mese fa, dove ha definito l'Ente per lo Sviluppo agricolo come "l'ultimo carrozzone della Prima Repubbblica" prima di "avvisare" gli alleati di maggioranza - che avevano spalleggiato le opposizioni per far saltare la norma dalla Finanziaria, e poi dal Collegato - che l'opzione era chiusura dell'Esa o tutti a casa.

Cuore dell'"operazione Esa" sarebbe soprattutto il patrimonio dell'ente: un ingente patrimonio, costituito da immobili e terreni. "Inestimabile", come lo definisce Caldarone.

Nella corsa verso la soppressione, a succedere a Nicola Caldarone dovrebbe arrivare una fedelissima di Nello Musumeci: il nome, privo ancora dell'ufficialità, è quello di Daniela Lo Cascio, che ha già ricoperto diversi ruoli nell'amministrazione regionale e che dovrebbe adesso prendere in mano le redini della liquidazione dell'ente, traghettando il salvabile presso un nuovo dipartimento dell'Assessorato all'Agricoltura, guidato da Edy Bandiera.

"L’esperienza insegna che i cambi al vertice degli enti, producono comprensibili periodi di rallentamento delle attività e dell’azione, stasi che riteniamo l’Esa non possa permettersi", scrivono la Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil in una nota indirizzata a Musumeci e a Bandiera. "Senza esprimere improvvide valutazioni a priori - proseguono - ci auguriamo che le scelte che il Governo intenderà fare, siano in linea con il rilancio dell’Esa e non vengano vanificate le poche ma certamente positive cose fatte, dando di contro maggiore impulso propositivo, nell'interesse principale della nostra terra, dei lavoratori e del mondo agricolo che rappresentiamo". I sindacati hanno perorato anche la causa di Caldarone: "Senza voler travalicare i limiti che ci competono, vogliamo evidenziare che nell'ultimo periodo, con l’attuale presidenza abbiamo avviato relazioni sindacali, volte a migliorare, valorizzare e rilanciare un ente che può dare tanto alla Sicilia e ai siciliani, oltre ad aver affrontato problemi contrattuali e occupazionali che da tempo aspettano una risposta".
01 Ottobre 2018

Fonte: livesicilia.it






ALLUVIONE: OGGI IL NONO AVVERSARIO DELLA STRAGE DI GIAMPILIERI E SCALETTA


Dal sito www.messinaoggi.it

Era il 1° ottobre del 2009 quando una bomba d’acqua devastò la riviera jonica ed i centri collinari di Messina. L’incessante pioggia, iniziata a cadere nel primo pomeriggio, provocò straripamenti d corsi d’acqua e frane che riversarono tonnellate di fango e pietre su strade e abitazioni. Giampilieri Superiore, Scaletta, Altolia, Molino, Santo Stefano di Briga, Briga Superiore, Pezzolo e Santa Margherita vennero praticamente sepolti da una valanga melmosa.

Furono 37 morti, 95 i feriti, 2.386 soccorritori tra esercito e Forze dell’ordine, 567 mezzi, oltre 100 ore di volo. Senza contare alcuni corpi mai trovati e probabilmente finiti in mare durante le violente precipitazioni.

Ricorre oggi il nono anniversario di una tragedia che sembra senza colpevoli a giudicare dalle inchieste della magistratura. Al tempo stesso, le zone devastate dagli smottamenti sono state rese più sicure da massicci interventi, in particolare a Giampilieri e Scaletta. Sarebbe bastato cogliere le “avvisaglie” del 2007 per evitare il disastro.

Per questo assume grande importanza ricordare quel drammatico 1 ottobre 2009, un atto dovuto anche per quanti piangono gli “angeli del fango”. Diverse le iniziative in memoria delle vittime.
Tonino Demana

Fonte: www.messinaoggi.it


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Uila: "per ricordare le vittime dell'alluvione di Giampilieri, nove anni dopo quella strage annunciata, la regione si confronti con noi su misure concrete per combattere il dissesto idrogeologico". Puntare sulla Risorsa-Forestali






CACCIA, IL MINISTRO COSTA: “REGIONI FERMINO LE BATTUTE DI DOMENICA”


Dal sito www.blogsicilia.it

01/10/2018
Ieri la morte di un escursionista ligure di 19 anni

“Voglio lanciare un appello alle Regioni affinché modifichino fin da subito il calendario in corso e blocchino almeno le battute di caccia (quelle ai cinghiali, le più pericolose e a rischio incidenti) la domenica, quando boschi e monti sono popolati ancora di più di escursionisti, da chi va a funghi, a castagne o semplicemente vuole godersi la Natura senza correre il rischio di morire. Per adesso, con le competenze date al Ministero dell’Ambiente, è quanto si può fare”.

Lo ha scritto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), su Facebook.

Proprio ieri in Liguria un 19enne è morto perché ferito durante una battuta di caccia.

“Secondo l’ordinamento italiano – ha spiegato Costa – la materia, disciplinata da una normativa quadro di riferimento, la 157/92, è di competenza del Ministero dell’Agricoltura e gestita dalle Regioni. I calendari venatori regionali in vigore sono stati definiti mesi fa. Quello che posso fare, e che sto facendo, è accertarmi che i pareri Ispra, che vengono emessi per la stagione venatoria, siano rispettati. Non è accettabile che le indicazioni della massima Autorità scientifica in materia, a volte, vengano raggirati o disattesi. Quindi agirò con fermezza nell’interesse del nostro patrimonio faunistico e nella piena indipendenza tecnica di Ispra”. “Il Parlamento potrà fare le dovute valutazioni su ipotesi di riforma della normativa che consentano maggiore sicurezza e una migliore gestione dell’attività venatoria – ha concluso Costa -. Voi cittadini potete fare molto: segnalate ai Carabinieri Forestali, alle Polizie Provinciali e a qualsiasi organo di Polizia Giudiziaria eventuali violazioni alle normative. Ognuno di noi faccia la propria parte, uno a fianco all’altro, per il bene comune”.

A tal proposito Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia dichiara: “L’assessore Bandiera, che incontra e ascolta solo i cacciatori, faccia un gesto giusto e nobile, accolga subito la proposta del Ministro Costa e vieti la caccia le domeniche.

Sarebbe una sacrosanta scelta dopo l’ultima tragedia di Imperia. Organizzi maggiori controlli per fermare i bracconieri che vigliaccamente hanno continuato ad uccidere esemplari di specie protette”.



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SALE LA TENSIONE FRA PALERMO E ROMA, GIUNTA REGIONALE IMPUGNA IL DECRETO MILLEPROROGHE


di Manlio Viola - 01/10/2018
“Abbiamo impugnato davanti alla Corte costituzionale, nell’interesse delle Città metropolitane e dei Comuni coinvolti, la legge con la quale il governo nazionale ha congelato fino al 2020 le risorse destinate alla riqualificazione di 120 periferie in Italia”.

Lo annuncia il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, commentando la decisione della giunta di governo.

“Lo facciamo – continua – perché siamo convinti che si tratta di una decisione sbagliata, che penalizza, ancora di più, le aree già svantaggiate come la Sicilia: e a subirne gli effetti saranno i più deboli. Più che facilitare gli investimenti nelle aree degradate del Paese, si sono bloccati anche quelli già avviati. Una scelta che in Sicilia coinvolge molti progetti per diverse centinaia di migliaia di euro. Anche per questo motivo, qualora dovesse essere confermata la decisione del governo centrale, ci faremo carico di finanziare, con fondi extraregionali, alcune delle opere ‘congelate'”

La decisione annunciata da Musumeci è una risposta ad un appello che era stato lanciato nel pomeriggio proprio dai comuni siciliani che chiedevano alla Regione di attivare le prerogative statutarie.

“L’impugnativa del Decreto “Milleproroghe” da parte del Governo regionale è certamente un importante segnale di attenzione alle necessità e alle ragioni degli Enti Locali e ai bisogni dei territori – commenta il sindaco di Palermo nonchè Presidente dell’Anci Sicilia Leoluca Orlando.

Fonte: www.blogsicilia.it


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01 ottobre 2018

I NUMERI. I DEBITI FUORI BILANCIO ALL'ARS. CRESCE LA PAURA DEI DEPUTATI


Dal sito livesicilia.it

di Andrea Cannizzaro
L'Aula deve approvare i disegni di leggi che autorizzano spese per milioni di euro: 21 milioni solo per le sentenze esecutive.

Palermo
I debiti fuori bilancio arrivano all'Ars e la commissione Bilancio, che li esaminerà domani, è pronta al giro di vite per i debiti che non convincono i deputati. La materia è delicata e tra le stanza di Palazzo dei Normanni qualche deputato guarda con serietà, e forse con paura, a una approvazione che chiama in causa il patrimonio personale dei consiglieri regionali. Il collegio dei deputati, infatti, risponde direttamente con proprio portafoglio della legittimazione sui debiti che sono stati fatti in danno all'Erario.

Il debito fuori bilancio è quel debito che l’amministrazione pubblica fa fuori dall'autorizzazione di spesa  che il Parlamento fa con l’approvazione del bilancio consuntivo. I tipo di bilancio sono tre: per ricapitalizzazione o copertura di disavanzi degli enti controllati dalla Regione, per le sentenze esecutive e per i debiti da espropriazione o acquisto di beni e servizi. Al momento Il Governo ha presentato all'Assemblea regionale i ddl per il riconoscimento di due tipologie di debito: quelli da sentenze esecutive, che valgono 21 milioni di euro, e quelli per acquisto di beni e servizi e per gli espropri, che ammontano a circa 16 milioni.

Il tempo scorre e questo non è un problema da poco. La legge che regola la materia prevede che se il Parlamento Siciliano non approva entro sessanta giorni i debiti fuori bilancio per l’approvazione dei debiti dipendenti dalle sentenze esecutive allora questi si intendono tacitamente approvati. Il ddl, in questo caso, è stato presentato a Palazzo dei Normanni il 3, settembre. I due mesi si compiranno a novembre. Il tempo c’è e la commissione Bilancio ha già in calendario per martedì 2 ottobre la discussione dei ddl.

I lavori sono già fissati. “Nei prossimi giorni – racconta il presidente della seconda Commissione Riccardo Savona – provvederemo ad esaminare il disegno di legge che prevede l’approvazione del disegno di legge per legittimare i debiti sorti a seguito di sentenze. Per ciò che riguarda invece i debiti fuori bilancio derivanti dalla spesa fatta senza il relativo impegno abbiamo chiesto alla Ragioneria generale di fare le dovute verifiche e di segnalare alla Procura della Corte dei Conti tutti i casi in cui possa configurarsi un danno contabile".

Tra i debiti fuori bilancio per l’acquisto di beni e servizi, ci sono grandi cifre. Ad esempio il dipartimento del Lavoro deve all’Inps 2,5 milioni di indennità che l’ente previdenziale ha versato ai lavoratori socialmente utili (Lsu). Lo stesso dipartimento deve all’Arma dei Carabinieri 3,5 milioni per il rimborso delle retribuzioni dei carabinieri impiegati nell’Ispettorato del lavoro nel 2016. Sempre all’Arma la Regione deve un ulteriore milione di stipendi compensativi e straordinari per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2015. Infine, l’Assessorato regionale alle Infrastrutture deve all’Enac 3 milioni per i voli di linea “Pantelleria-Trapani”, “Pantelleria-Palermo”, “Lampedusa-Palermo” e “Lampedusa-Catania”.

Insomma, solo quattro voci dei debiti fuori bilancio valgono 10 milioni ma non è nulla se si guarda nel ddl che riguarda il debiti fuori bilancio da sentenze. Fra le cause perse infatti ce n’è una che vale 13 milioni: il maxi risarcimento che la Regione deve alla New Energy, la società romana che ha ottenuto solo dopo tre anni e mezzo il nullaosta per realizzare nella zona di Modica un impianto di energia alimentato da biomasse.
01 Ottobre 2018

Fonte: livesicilia.it