02 gennaio 2018

CRITICITA' CIRL 2017 SOTTOSCRITTO ED APPROVATO DAL GOVERNO CROCETTA E DAI SINDACATI CONFEDERALI. SIFUS: PER IL BENE DEI FORESTALI QUESTO CONTRATTO VA BLOCCATO!

Dalla pagina facebook
Si.F.U.S. (Sindacato Forestali Uniti per la Stabilizzazione)








PALERMO: MORIRE DA INVISIBILI A CAPODANNO

Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia


TELE ONE: Un triste inizio d’anno, per Vincenzo Figuccia deputato regionale ed ex Assessore all’Energia, dopo una polemica sui tetti degli stipendi dei dirigenti dell’Ars con Gianfranco Miccichè presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Ieri impegnato insieme ad alcuni volontari che si occupano di senza tetto in città, durante una sosta per rifocillare alcuni clochard in via Crispi , ha scoperto che uno degli uomini, avvolto tra le coperte per strada, era deceduto. Con Vincenzo Figuccia anche la sorella Sabrina consigliere comunale a Palermo. 
Nell’intervista le parole di sconforto del deputato impegnato da sempre nel sociale.
L'intervista di Massimo Brizzi tratta dal TG di TELE ONE canale 19 del digitale terrestre




LA NOTA DELLA DEPUTATA DEL M5S LAURA CASTELLI. STIPENDI D’ORO: SALTATI I TETTI DI 240MILA EURO PER QUELLI DI CAMERA E SENATO


01 Gennaio 2018
“Altro che rottamazione e taglio agli sprechi. Con il 2018 la casta toglie di mezzo qualsiasi laccio e lacciuolo, prende a schiaffi il Paese reale e ricomincia a fare come se nulla fosse accaduto in questi anni. Sono saltati i tetti a 240 mila euro per gli stipendi di Camera e Senato, mentre malgrado la forte pressione del M5S, il Pd alla fine ha affossato la legge sul taglio dei vitalizi che pure arrivava da un esponente dem”. Lo ha dichiarato in una nota la deputata M5S Laura Castelli.

“Noi – ha aggiunto – ci siamo ridotti gli emolumenti e abbiamo rinunciato ai fondi pubblici. Una volta al governo porremo
finalmente un argine a questo scandalo: lo faremo per rispetto dei cittadini e per ridare dignità alla stessa politica”.

Fonte: palermo.blogsicilia.it




SAN MARTINO, CADE UN ALBERO PER IL FORTE VENTO, INTERVIENE LA FORESTALE



01 Gennaio 2018
MONREALE, 1 gennaio – A causa delle forti raffiche di vento un grosso albero è caduto in via Valle Paradiso, nella frazione di San Martino delle Scale, rovinando sulla sede stradale. Fortunatamente in quel momento non passava nessuno, altrimenti le conseguenze sarebbero potute essere ben più gravi.

Il fatto si è verificato intorno alle 16,30, quando l’albero, probabilmente già pericolante, è stato sradicato, occupando la carreggiata sottostante.
Sul posto sono intervenuti prontamente gli uomini del distaccamento di San Martino del Corpo Forestale della Regione con degli operai. Successivamente anche i Vigili del Fuoco, che hanno completato le operazioni di sgombero, fino a quando la strada è stata completamente liberata.

Fonte: www.monrealenews.it




SICILIA ISOLA DI CORRUZIONE: TRIPLICATI REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE



01/01/2018
Uno studio dell'Ufficio statistica della Regione siciliana su "corruzione e reati contro la P.A." ha appurato che dal 2006 al 2015 il numero di procedimenti con azione penale è cresciuto del 52,2%; quello alla voce corruzione è del 143,1%

PALERMO - «Nell’arco del decennio trascorso in tutto il territorio nazionale e in maniera più accentuata in Sicilia» c'è stata «una forte espansione dei fenomeni corruttivi, per la quale è da considerare come elemento esplicativo una probabile maggiore propensione dei cittadini alla denuncia». E’ quanto emerge da uno studio dell’ufficio statistica della Regione siciliana su «corruzione e reati contro la pubblica amministrazione» in Sicilia e in Italia.

Dal 2006 al 2015, il numero di procedimenti per cui è iniziata l’azione penale è cresciuto in Sicilia del 52,2% ed in Italia del 16,8%. Crescono del 70% circa i procedimenti per reati commessi all’interno della P.a (in Italia del 30,4%), in particolare del 143,1% i reati per corruzione (44,7% in Italia) del 32,4% i reati per abuso d’ufficio (11% in Italia) e del 25,8% i reati di peculato (56,6% in Italia), a fronte di un calo dei procedimenti per concussione sia in Sicilia (-11,8%) che a livello nazionale (-14,3%).

Lo studio evidenzia che nell’isola, nel 2015, anno disponibile più recente, i reati contro la pubblica amministrazione sono stati 8.273, suddivisi quasi equamente tra quelli commessi da pubblici ufficiali (4.061) e da privati (4.212). Tra le diverse tipologie di reato rientranti nella prima categoria, quelli con maggior rilevanza sono l’abuso di ufficio, con 862 procedimenti di cui 682 archiviati e 180 con inizio dell’azione penale, il peculato, con 432 procedimenti (237 archiviati e 195 con inizio dell’azione penale), la corruzione, con 334 procedimenti di cui 176 archiviati, e la concussione con 61 procedimenti, di cui 31 archiviati. Riguardano ai reati per cui è iniziata l’azione penale, rispetto all’anno precedente i procedimenti contro la P.a nel complesso risultano in calo del 4,7% per effetto della riduzione di quelli commessi dai pubblici ufficiali (-12,8%) a fronte di una crescita di quelli commessi da privati (0,9%). Nel dettaglio, diminuisce del 35,9% il numero dei procedimenti per reati di peculato, del 16,7% per reati di concussione e del 37,3% dei reati di abuso d’ufficio, mentre risultano in aumento del 19,7% i procedimenti per corruzione. A livello nazionale i reati subiscono complessivamente un calo del 7% in ragione d’anno, dovuto dalla concomitante riduzione sia di quelli commessi da soggetti interni alla P.a che da privati. Anche per l’intero territorio nazionale si registra un aumento dei reati per corruzione (9,2%), ma diversamente da quanto osservato per la Sicilia, risultano in crescita anche i reati per peculato (9,0%).

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LE MANOVRE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE NELLO MUSUMECI. COMMISSARI PROROGATI FINO A GIUGNO PER L’EX PROVINCE, POI A GIUGNO SI TORNA AL VOTO



Dopo l’azzeramento il governo regionale pensa di fare tornare in vita le Province. Oggi verrà presentato l’elenco delle nuove nomine per il ruolo di commissario dei Liberi Consorzi.
Il primo atto di una manovra che vedrà il traguardo a giugno: il governo regionale ritiene che per allora potrà essere nelle condizioni di indire le nuove elezioni e ridar vita così alle vecchie Province.
I vecchi commissari sono scaduti ieri e quindi fino alle nuove nomine le ex Province sono prive di guida. L’assessore agli Enti Locali, la forzista Bernadette Grasso, ha già fissato un incontro con Musumeci per oggi e da lì uscirà il nuovo assetto.
Secondo le indiscrezioni circolate ieri, oggi potrebbe arrivare una mini proroga di 15 giorni per i commissari uscenti, per evitare il black out amministrativo. Poi è inevitabile che l’asse Forza Italia-Musumeci spazzi via il vecchio assetto di ispirazione Crocetta-Pd: nessuno dei commissari uscenti dovrebbe essere confermato in incarichi duraturi.
Le nuove nomine dureranno fino a fine giugno. Finora la scelta è caduta su funzionari della Regione, per lo più in pensione, ma la platea dei prescelti potrebbe diventare più vasta e comprendere anche segretari generali degli enti locali, dirigenti statali e altre figure.
Il punto è che il groviglio di norme che dal 2014 a oggi ha modificato ben 8 volte la regolamentazione delle Province porterà in ogni caso a un caos amministrativo. In primis va ricordato che i nuovi commissari si insedieranno solo nei sei Liberi Consorzi (Agrigento, Enna, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa e Trapani) mentre nelle tre città metropolitane saranno in vigore altri due assetti diversi.
A Palermo e Catania sono da poco tornati in sella i vecchi sindaci metropolitani, Orlando e Bianco, che però hanno il ruolo di vertice politico ma convivono con un commissario che sostituisce i mai nati consigli metropolitani. Ma se a Palermo e Catania i due sindaci metropolitani sono tornati in sella grazie al Tar, che ha ribaltato le ultime decisioni di Crocetta, a Messina questo non è avvenuto: Renato Accorinti non ha fatto ricorso contro la scelta di commissariare la città metropolitana dello Stretto e dunque lì resta un commissario (Francesco Calanna).
Dunque probabilmente fra oggi e i prossimi giorni le ex Province saranno così regolate: nuovi commissari a Enna, Agrigento, Trapani, Siracusa, Ragusa e Caltanissetta, vecchio commissario a Messina e sindaci metropolitani privi di reali poteri a Palermo e Catania.
Una situazione che resterà tale almeno fino all’estate. Perchè questa attesa? Perchè Nello Musumeci non ha mai nascosto la sua volontà di riportare in vita le Province così come erano prima della riforma di Crocetta.
E per farlo deve attendere il via libera della Consulta.
Un passo indietro. L’ultima legge dell’Ars, a metà agosto 2017, ha previsto proprio il ritorno all’elezione diretta dei presidenti cancellando la formula dell’elezione intermedia.
È una legge che fu spinta proprio da Musumeci e Forza Italia. Ma il governo nazionale ha impugnato questa norma tentando di mantenere la Sicilia agganciata al modello nazionale. Musumeci, che a fine anni Novanta è stato presidente della Provincia di Catania, appena insediatosi a Palazzo d’Orleans ha deciso di far costituire la Regione in giudizio davanti alla Consulta per difendere la possibilità di ridar vita alle vecchie Province.
La pronunzia della Corte Costituzionale è attesa per l’estate: se sarà a favore della Regione, in autunno ci saranno le elezioni per le Province altrimenti si aprirà un altro grande caos. Perchè automaticamente tornerebbe in vigore la penultima riforma di Crocetta, quella che prevede l’elezione indiretta dei soli presidenti dei sei Liberi Consorzi. Mentre le città metropolitane resterebbero automaticamente gestite dal sindaco del capoluogo corrispondente ma dovrebbero a loro volta eleggere il consiglio metropolitano in via indiretta (cioè facendo votare i consiglieri dei Comuni associati).
Il governo non fa mistero intorno al suo piano: «Noi vogliamo tornare all’elezione diretta e per questo abbiamo deciso di resistere all’impugnativa dello Stato davanti alla Consulta – ha illustrato ieri la Grasso – ma nell’attesa le Province non possono restare nel limbo e Roma deve consentirci di rimettere in piedi il sistema non solo dal punto di vista organizzativo ma anche da quello economico».
E questa è l’altra partita che si aprirà in questi giorni. Musumeci, la Grasso e l’assessore all’Economia Gaetano Armao sono in pressing sul governo nazionale per ottenere uno sconto sulle tasse che le Province pagano allo Stato: si chiama prelievo forzoso ed è una sorta di contributo che questi enti versano per l’equilibrio del bilancio nazionale. Solo che anche per il 2018 è stato quantificato in 197 milioni: è la somma che dovrebbero versare sia i sei Liberi Consorzi che le tre città metropolitane. Il punto è però che questi enti incassano in tutto dalla Regione 91 milioni, dunque anche per il 2018 è previsto che vadano in rosso per 106 milioni. Un replay di quanto accaduto nel 2016 e 2015.
Senza soldi – è la sintesi di una relazione che la Grasso ha già inviato a Musumeci – questi enti sono destinati al default. Anche perchè le varie riforme che si sono susseguite hanno via via restituito a Liberi Consorzi e Città Metropolitane le originarie funzioni delle Province (in particolare la gestione di scuole superiori e strade) ma senza dirottare i fondi necessari. Anche per questo motivo Musumeci vorrebbe portare all’Ars una legge che ridiscuta le funzioni di questi enti.
Da qui il flop di enti che contano oltre seimila dipendenti e centinaia di precari. A Enna, Caltanissetta e Siracusa ci sono ritardi di mesi sul pagamento degli stipendi. E proprio ieri a Siracusa è scoppiata una nuova emergenza. La partecipata Siracusa Risorse, che gravità nell’orbita del Libero Consorzio, è senza fondi ed è stata costretta a mettere in ferie forzate i 94 dipendenti. Ovviamente stop ai relativi servizi, che riguardano proprio il trasporto disabili, la manutenzione delle scuole e delle strade.
Il commissario del Libero Consorzio, Giovanni Arnone, ha messo per iscritto che l’ente nel 2018 non è in condizioni di affrontare spese per servizi. Il buco già maturato dalla sola ex Provincia di Siracusa è di oltre 60 milioni. Una situazione che rispecchia quella di tutte le altre ex Province della Sicilia.

di Redazione

Fonte: palermo.blogsicilia.it




MATTARELLA: "IL LAVORO SIA LA PRIORITÀ"



01 Gennaio 2018
La tradizione del discorso di fine anno è stata rispettata dal Capo dello Stato con estrema concisione. Dieci minuti di discorso in cui il presidente Sergio Mattarella parla di giovani, diritti, clima. E lavoro, "una priorità". Il Capo dello Stato - che quattro giorni fa ha firmato il decreto di scioglimento del Parlamento e controfirmato la chiamata al voto indetta dal governo fra un paio di mesi - ha lanciato un appello ai partiti, ha citato Papa Francesco e ha ricordato infine le vittime del terremoto, della tragedia di Rigopiano, e dell'attentato terroristico di Barcellona.



Ecco di seguito il discorso integrale del Presidente della Repubblica:

"Care concittadine e cari concittadini, un saluto cordiale e un grande augurio. A tutti coloro che sono in Italia e agli italiani che si trovano all'estero. Tra poco, inizierà il 2018. Settant'anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti. Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica. Al suo vertice, si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni.

Come sapete ho firmato il decreto che conclude questa legislatura del Parlamento e, il 4 marzo prossimo, voteremo per eleggere le nuove Camere. E' stato importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione. Insieme ad altri esiti positivi, andremo a votare con una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, omogenea per le due Camere. Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese. Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese. Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta. Questo mi induce a condividere con voi una riflessione. Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora - i ragazzi del '99 - vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa. Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo. Assistiamo, persino, al riaffacciarsi della corsa all'arma nucleare. Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti. Non sono condizioni scontate, né acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle. Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l'avvenire, così deformando il rapporto con la realtà. La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro.

Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere. Un'era che pone anche interrogativi sul rapporto tra l'uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti. Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi. Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono. In questo tempo, la parola "futuro" può anche evocare incertezza e preoccupazione. Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un'idea positiva di progresso. I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità. L'autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre. La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita. L'orizzonte del futuro costituisce, quindi, il vero oggetto dell'imminente confronto elettorale. Il dovere di proposte adeguate - proposte realistiche e concrete - è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese. Non è mio compito formulare indicazioni.

Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. E' necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano. Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell'Italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti. Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L'impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi.

Esprimo solidarietà ai familiari delle vittime di Rigopiano e della alluvione di Livorno; ai cittadini di Ischia, che hanno patito gli effetti di un altro sisma. E a tutti coloro che, nel corso dell'anno, hanno attraversato momenti di dolore. Un pensiero particolare va ai nostri concittadini vittime dell'attentato di Barcellona. Il loro ricordo, unito a quello delle vittime degli attentati all'estero degli anni precedenti, ci rammenta il dovere di mantenere la massima vigilanza nella lotta al terrorismo. Riguardo a questo impegno, vorrei ribadire la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell'Ordine, dei nostri Servizi di informazione, delle Forze Armate, ripetendo le stesse parole di un anno fa: "Anche nell'anno trascorso hanno operato, con serietà e competenza, perché in Italia si possa vivere con sicurezza rispetto a quel pericolo, che esiste ma che si cerca di prevenire".

Si è parlato, di recente, di un'Italia quasi preda del risentimento. Conosco un 
Paese diverso, in larga misura generoso e solidale. Ho incontrato tante persone, orgogliose di compiere il proprio dovere e di aiutare chi ha bisogno. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, affrontano, con tenacia e con coraggio, le difficoltà della vita e cercano di superarle. I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica.

Vorrei rivolgere, in chiusura, un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza. A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare. Auguri a tutti e buon anno".

Fonte: www.adnkronos.com





SICILIA, IL VOTO DI SCAMBIO È UN PARTITO DEL 9 PER CENTO



01 Gennaio 2018
L'analisi dell'ufficio statistica della Regione: un cittadino su 11 ha ricevuto offerte in cambio di preferenze. Corruzione alle stelle nella sanità

Sanità e democrazia malate. La corruzione in Sicilia si consuma soprattutto tra le corsie e le urne. È quanto emerge dalla relazione pubblicata a fine anno dal Servizio statistico della Regione siciliana e centrata sui dati recenti del fenomeno nella pubblica amministrazione. Dall'analisi emerge che, a livello nazionale, il 7,9% delle persone intervistate ha segnalato il coinvolgimento diretto di almeno un familiare, nel corso della vita, in eventi corruttivi (2,7% negli ultimi 3 anni). Il dato disaggregato per regioni mostra che l'indicatore complessivo raggiunge il massimo nel Lazio (17,9%) e il minimo nella Provincia autonoma di Trento (2%), con situazioni sul territorio molto diversificate. La Sicilia si colloca in una posizione intermedia con un 7,7% (3,1% negli ultimi 3 anni).

Febbre alta per la sanità. A livello di tipologia di servizi, la corruzione ha riguardato in primo luogo il settore della sanità, con una incidenza nazionale dell'11% che sale al 16,1% nel caso della Sicilia e rappresenta il valore più elevato nella classifica delle regioni. La casistica include anche la visita a pagamento nello studio privato di un medico, preliminarmente alla fruizione della stessa prestazione presso il servizio sanitario nazionale, e si tratta di una modalità che, sebbene non rappresenti nella definizione giuridica italiana una circostanza di vera e propria corruzione, è però rappresentativa di situazioni diffuse in cui si è indotti a sostenere un costo sicuramente superiore rispetto alle condizioni in cui viene offerto lo stesso servizio dalla struttura pubblica. Seguono i settori dell'Assistenza, con un valore in Sicilia del 5,2%, più elevato del dato nazionale (2,7%), e del Lavoro con un valore del 3,3%, in linea con il dato dell'Italia (3,2%)


Uno su 7 si piega alla corruzione. Si stimano in oltre 6 milioni (13,1% della popolazione fra i 18 e gli 80 anni) i cittadini italiani che dichiarano di conoscere personalmente qualcuno (parenti, amici, colleghi o vicini) a cui è stato richiesto denaro, favori o regali per ottenere facilitazioni in diversi ambiti e settori). La prevalenza varia a seconda del settore coinvolto: dal 7,1% per il lavoro (con richieste di denaro o altri beni per essere assunti o per avviare un'attività lavorativa) al 5,9% nel settore della sanità (per essere facilitati in occasione di ricoveri, interventi chirurgici o altre cure) al 4% per le facilitazioni di tipo assistenziale come pensioni, alloggi e altri contributi. In Sicilia la percentuale è del 15,4%, superiore al dato nazionale ed inferiore solo a Puglia, Lazio e Abruzzo. I settori più coinvolti nell'Isola sono la sanità, con un valore dell'8,4% ed il lavoro (7,4%).


Voto di scambio diffusissimo. Per quanto riguarda il voto di scambio, l'analisi Istat fa emergere che il 3,7% della popolazione italiana tra 18 e 80 anni (una stima di 1 milione e 700mila cittadini) è stata oggetto di richiesta di voto in cambio di regali, favori o denaro. Tale procedura è molto più frequente nelle regioni meridionali, con i valori più elevati registrati in Basilicata (9,7%) e Sicilia (9%) e con prevalenza nelle elezioni amministrative rispetto alle politiche. Come per la corruzione, l'esperienza indiretta del voto di scambio risulta più frequente rispetto all'esperienza diretta. Il tasso di coloro che dichiarano di conoscere qualcuno a cui è stato proposto il voto di scambio cresce infatti fino all'8,3% a livello nazionale e addirittura al 16,4% in Sicilia. Il primato in questa classifica spetta alla Puglia con il 23,7%


Un paese di raccomandati. Un altro aspetto affrontato dallo studio dell'Istat è quello riguardante il sistema delle raccomandazioni che risulta così diffuso in Italia tanto da essere spesso considerato come una prassi normale. L'indagine mostra come il 25,4% della popolazione (12 milioni di italiani circa) conosce qualcuno che è stato raccomandato per ottenere un posto di lavoro (21,5%), una licenza, un permesso o una concessione (7,5%), per farsi cancellare multe o sanzioni (7,5%), per benefici assistenziali (6,8%), per l'ammissione o la promozione a scuole e università (4,9%) o per essere favorito in cause giudiziarie (1,9%). A livello territoriale questo malcostume risulta molto frequente nelle regioni del Centro Italia, mentre per quanto riguarda la Sicilia, contrariamente alle aspettative, si registrano percentuali più basse di quelle nazionali e della maggior parte delle altre regioni.


Ogni giorno 22 reati contro la pubblica amministrazione. Sono stati pure analizzati i dati di fonte Istat, estratti dagli archivi informatici delle Procure della Repubblica, che riguardano le statistiche sui procedimenti penali per i quali si procede all'archiviazione o all'inizio dell'azione penale. In Sicilia nel 2015, anno più recente disponibile, i reati contro la pubblica amministrazione sono stati complessivamente 8.273 (la media è di 22 reati al giorno), suddivisi quasi equamente tra quelli commessi da pubblici ufficiali (4.061) e da privati (4.212). Tra le diverse tipologie di reato rientranti nella prima categoria, quelli con maggior rilevanza sono l'abuso di ufficio, con 862 procedimenti di cui 682 archiviati e 180 con inizio dell'azione penale, il peculato, con 432 procedimenti (237 archiviati e 195 con inizio dell'azione penale), la corruzione, con 334 procedimenti di cui 176 archiviati, e la concussione con 61 procedimenti, di cui 31 archiviati. Il confronto con i dati dell'anno 2006 mette in evidenza invece una dinamica inversa.


Più processi in Sicilia. Il numero di procedimenti per cui è iniziata l'azione penale è cresciuto in Sicilia del 52,2% ed in Italia del 16,8%. Crescono del 70% circa i procedimenti per reati commessi all'interno della Pa (in Italia del 30,4%), in particolare del 143,1% i reati per corruzione (44,7% in Italia) del 32,4% i reati per abuso d'ufficio (11% in Italia) e del 25,8% i reati di peculato (56,6% in Italia), a fronte di un calo dei procedimenti per concussione sia in Sicilia (-11,8%) che a livello nazionale (-14,3%). I numeri del 2015 testimoniano pertanto di una forte espansione dei fenomeni corruttivi nell'arco del decennio trascorso in tutto il territorio nazionale e in maniera più accentuata nell'Isola (anche se risulta in attenuazione il valore tendenziale più recente), per la quale è da considerare come elemento esplicativo una probabile maggiore propensione dei cittadini alla denuncia. Un indicatore ancora più efficace per misurare il fenomeno è quello ottenuto rapportando l'ammontare dei procedimenti penali al numero delle persone in servizio nelle istituzioni pubbliche. Il tasso per il reato di corruzione si conferma in Sicilia (51,5 casi per ogni 100.000 persone in servizio nella Pa) al di sotto sia di quello dell'area meridionale (67,2) che nazionale (58,6). L'incidenza del reato di abuso d'ufficio risulta più elevata (55,9 per 100.000 soggetti in servizio nella Pa) del dato nazionale

 (40,1) ma sensibilmente più basso di quello del Mezzogiorno (74,1), così come quella relativa al reato di concussione che presenta valori più contenuti in tutte le aree (9,3 a fronte di 6,4 in Italia e 10,2 nel Mezzogiorno). Dalle statistiche emerge infine che il fenomeno più diffuso nell'Isola è il peculato, con un tasso che sale al 60,5 per 100.000 unità, superiore al dato medio del Mezzogiorno (52,0) e dell'Italia (48,6)

Fonte: palermo.repubblica.it





GLI AUGURI DEL GOVERNATORE MUSUMECI AI SICILIANI: «IL 2018 L'ANNO DEL CAMBIAMENTO». INSIEME CE LA FAREMO



01/01/2018
Il presidente della Regione su Facebbok: «Saprò dire tanti no ad affaristi, mafiosi, accattoni, ruffiani e politici senza scrupoli che incontrerò sulla mia strada»

PALERMO - Un augurio a tutti i siciliani per il 2018. E' stato uno dei primi pensieri di questa prima giornata dell'anno per il neo governatore della Sicilia, Nello Musumeci, che ha scritto un apposito post su Facebook. «Buon Anno alla straordinaria comunità dei siciliani, ovunque si trovino, in Patria o all’estero - ha scritto sul sul profilo il presidente della Regione -. Auguri di buona salute e di serenità, specie a chi soffre tra la disperazione e la rassegnazione. Sarà per la nostra Isola l’inizio del cambiamento, lento ma inevitabile».

«Per questo la sfida diventa difficile - scrive ancora il govenatore - : troverò sulla mia strada affaristi, mafiosi, accattoni, ruffiani e politici senza scrupoli. Saprò dire tanti No! Ma ai siciliani perbene, al di là della loro appartenenza politica, chiedo di non lasciarmi da solo. Insieme - scrive Musumeci - ce la faremo».

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I PRIMI MESI DEL 2018. ASSESSORI, EMERGENZE ED ELEZIONI. IL NUOVO ANNO INIZIA COL “BOTTO”



di Accursio Sabella
PALERMO - Dopo i botti, un inizio d’anno scoppiettante. Nei prossimi mesi, infatti, per il governo e il parlamento regionali, sono tante le sfide, gli appuntamenti e gli ostacoli.

A cominciare proprio dalla giunta di Nello Musumeci. Che ha già perso un pezzo. E che dovrà quindi cercare, in fretta, il successore di Vincenzo Figuccia. Anche perché l’assessorato lasciato vuoto dal deputato centrista non è certamente il più tranquillo, oggi. All’Energia, che si occupa di acqua e rifiuti, infatti, è sempre – ancora oggi – emergenza. Tra differenziata a picco, discariche stracolme e ipotesi di termovalorizzatori, quella poltrona è scottante e scomoda. Ma bisognerà trovare presto una guida di quel ramo dell’amministrazione. E già da esponenti di partiti della maggioranza circola qualche nome: quello del dirigente generale Salvo Cocina e quello del docente universitario Aurelio Angelini. Si vedrà.

Anche perché, nel frattempo, Nello Musumeci potrebbe essere costretto a cercare non un solo assessore, bensì due. Come era stato, del resto, ampiamente annunciato, Vittorio Sgarbi non si è detto certo di proseguire a lungo la propria avventura nel governo regionale. “Mi piace stare in Sicilia – ha detto - è più divertente stare qui. Ma non so ancora cosa farò in futuro, devo decidere come affrontare la campagna elettorale per le politiche. Non so se continuerò a fare l'assessore o se tornerò a Roma”. Per i Beni culturali si “scalda” già Alessandro Aricò, ma potrebbe non essere l’unico nome in corsa.

Proprio le elezioni politiche, poi, rappresenteranno un altro passaggio fondamentale per il futuro delle istituzioni siciliane. Sia nel centrodestra che nel centrosinistra, infatti, il voto (e prima ancora la stessa composizione delle liste) potrebbe portare nuove divisioni e nuovi avvicinamenti, nuove tensioni e fusioni. A partire, ad esempio, dai rapporti tra Forza Italia e i partiti “di destra” che compongono la coalizione a sostegno di Musumeci. Già in qualche occasione, infatti, nelle scorse settimane, Lega e Fratelli d’Italia hanno preso le distanze da alcune dichiarazioni del coordinatore azzurro Gianfranco Micciché, e dagli accordi politici tra i berlusconiani e il Pd per l’elezione dei rappresentanti nel Consiglio di presidenza. La spia, forse, di un malessere latente che potrebbe emergere proprio nel corso di una campagna elettorale che si prospetta caldissima. Dinamiche che potrebbero ovviamente produrre qualche conseguenza anche nel governo e nella maggioranza. Stesse incognite nel Pd, dove le Politiche rischiano di rendere ancora più ampie le distanze tra un pezzo di classe dirigente (quella più riferibile ai Ds) e un altro (quello dei ‘renziani’). Si vedrà.

Nel frattempo, in Sicilia potrebbero tornare anche le elezioni delle risorte Province. Serve ancora un passaggio legislativo, ma il governo Musumeci sembra intenzionato a confermare la propria idea - approvata pochi mesi fa dall'Ars - di ripristinare il voto diretto negli enti. "Penso anche - ha detto il governatore - che proprio alle Province possano essere trasferite alcune competenze, come quelle riguardante i rifiuti".

Prima di allora, però, il parlamento siciliano dovrà mettersi a lavorare sodo.Perché i problemi sono tanti. E alcuni di questi trovavano già una prima risposta nell’esercizio provvisorio, prima che venissero stralciate molte norme, da quelle per i disabili a quelle per i precari, passando per i lavoratori delle partecipate. Tutte emergenze che il governo e l’Ars dovranno affrontare fin dai primi giorni del nuovo anno.

E insieme a queste, l’emergenza delle emergenze. La scelta di approvare l’esercizio provvisorio per tre mesi, infatti, ha solo rimandato l’esame del bilancio e della Finanziaria. Una manovra che sarà condizionata anche dai dubbi sul bilancio regionale, legati anche a un deliberazione della Corte dei conti relativa alle anticipazioni, oltre alle altre ombre apparse in occasione dell’ultima, sofferta, parifica. Entro marzo bisognerà approvare tutto. Quando la Sicilia avrà già visto cambiare un assessore o forse due, e l’identikit del parlamento nazionale verso il quale guardano molti politici siciliani.

02 Gennaio 2018

Fonte: livesicilia.it




01 gennaio 2018

FELICE ANNO NUOVO. BUON 2018 A TUTTI VOI DA PARTE DEL BLOG DEI LAVORATORI FORESTALI E AIB





IL SONDAGGIO. MUSUMECI È IL SICILIANO DELL'ANNO. C'È VOGLIA DI CONTINUARE A SPERARE. IL BLOG: DA BRUNO VESPA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE HA DETTO CHE I LAVORATORI FORESTALI NON AVRANNO UN GIORNO DI RIPOSO



di Maria Teresa Camarda
I siciliani sono in attesa di vedere il governatore all'opera. Testa a testa serrato con il vincitore di X Factor Italia Lorenzo Licitra.

Una sfida all'ultimo voto, un testa a testa serrato. Il presidente della Regione Nello Musumeci e il vincitore di X Factor Lorenzo Licitra si sono rincorsi per tutta la durata della gara lanciata da LiveSicilia per eleggere il Siciliano dell'anno del 2017. Alla fine, però, a vincere per un soffio, con due soli voti di scarto, è stato il nuovo governatore. 

Il 2017 dei siciliani d'altronde è stato all'insegna della politica. È stato segnato, dopo l'éra Crocetta, da una lunga e difficile campagna elettorale e da una tornata di elezioni, le Regionali del 5 novembre, in cui un centrodestra ricompattato attorno alla figura di Nello Musumeci ha vinto ed è tornato a governare nonostante l'affermazione del Movimento 5 stelle.

"A fine anno 2018 tireremo il consuntivo", avvisa però un lettore. Il dato che emerge dai voti dei nostri lettori infatti è chiaro: Musumeci è stato eletto a novembre e si è insediato a dicembre e quindi i siciliani stanno ancora sperando che possa essere "la volta buona". Speranza, fiducia e augurio sono infatti tra le parole più utilizzate nei commenti che hanno lasciato al nostro articolo con la rosa dei “candidati”. I nostri lettori ripongono nel nuovo governatore le loro speranze per un 2018 in cui, attraverso interventi decisi sulle questioni più urgenti - dai conti pubblici ai rifiuti alla formazione professionale - la Sicilia possa quantomeno iniziare a risollevarsi dalla profonda crisi in cui si è trovata in questi ultimi anni.

A insidiare fino all'ultimo il primo posto di Musumeci è stato Lorenzo Licitra, giovane siciliano che ha vinto, praticamente a sorpresa nonostante la sua innegabile bravura, l'ultima edizione di X Factor Italia. "Bravissimo, bellissimo e innovativo con la sua abilità nel mettere insieme lirica, jazz e pop - scrive un nostro lettore. - 'In the name of love', il suo inedito, dimostra quanto Lorenzo sia capace, moderno ma anche classico, internazionale e siciliano, tecnico ma aperto all'improvvisazione. Bravo Lorenzo, nel canto e nella vita un esempio di integrazione!". Originario di Ragusa, il cantante "scoperto" da Mara Maionchi è stato votato da chi ha riconosciuto in lui la Sicilia migliore, di chi non si arrende e lotta per raggiungere i propri obiettivi: "Lorenzo Licitra per me rappresenta la pars costruens di una Sicilia positiva. Un ragazzo che ha studiato duramente, si è messo in discussione, ha vinto con merito, senza raccomandazioni, senza aiuti".

Sempre sul podio, al terzo posto, il duo di comici siciliani Ficarra e Picone. Il 2017 è stato per Salvo e Valentino un anno pieno di soddisfazioni grazie al film "L'ora legale", che ha sbancato ai botteghini e ha conquistato la critica. "Con l'ironia hanno stimolato la riflessione e lo spirito d'osservazione", dice un lettore di LiveSicilia.

Quarto e quinto posto rispettivamente per il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, riconfermato per il secondo mandato consecutivo alle elezioni di giugno, e Pietro Grasso, che dopo aver rifiutato la candidatura alle Regionali tra le fila del Pd si è messo alla guida della sinistra di Bersani e D'Alema.
01 Gennaio 2018

Fonte: livesicilia.it



07/11/2017 Porta a porta. Il presidente Musumeci zittisce Bruno Vespa sui lavoratori forestali. Non licenzieremo nessuno, anzi, li facciamo diventare da peso a risorsa. Li vorrei a pulire i fiumi, le aree verdi, le spiagge e non avranno un giorno di riposo. conosco il metodo del governo

 
Oppure

Spostare il cursore al minuto 09:15



Gli impegni per i lavoratori forestali




L'intervento integrale dell'On. Musumeci, "Lista Musumeci" al 2° Congresso del Sifus/Confael

Nello Musumeci: dove li mettiamo i diritti acquisiti dei lavoratori forestali? Sono 20mila padri di famiglia. ;i mandiamo in mezzo alla strada tutti o troviamo un modo utile per impiegarli veramente? Serve personale che controlli le riserve naturali, sì o no? Serve personale che intervenga nelle aree protette e, in generale, in quelle demaniali, sì o no?

L'On. Nello Musumeci nonostante la sconfitta elettorale rimane favorevole alla stabilizzazione. Battibecco con alcuni lavoratori. Video eclusivo

Musumeci con l'elemosina di ottanta euro ai forestali, che chiedono di lavorare tutto l'anno e non solo due mesi, credo sia davvero squallido"

Musumeci: ai forestali non ho promesse da fare, ma dobbiamo chiudere questa vergognosa pagina del precariato in Sicilia

Nella chiacchierata con Umberto Teghini, il candidato alla presidenza della regione Nello Musumeci, si sfoga

Nello Musumeci: sui forestali credo poco alla stabilizzazione. La soluzione migliore credo sia quella di trovare un’intesa col governo centrale. C’è bisogno di questa forza lavoro anche per altre competenze. In tal modo lavorerebbero tutto l’anno

Musumeci: spero di potenziare il corpo forestale e di tirare fuori i fondi per operare sulle aree boschive già in marzo-aprile, così da poter prevenire l'emergenza incendi. Serve una maggiore presenza di uomini in divisa. Il blog: purtroppo sull'aumento delle giornate lavorative non c'è traccia

Regionali Sicilia, Musumeci a confronto coi sindacati: «Sulla forestale serve la certezza della copertura. Non mi azzardo sul terreno della stabilizzazione, ma bisogna farli lavorare tutto l’anno

Regione, accordi su disabili e precari. Le squadre antincendio e gli operai saranno utilizzati ad aprile per realizzare i viali antifuoco senza aspettare il bilancio definitivo

Bilancio, riscritti gli accordi con Roma: così Armao cancella l'era Crocetta-Baccei. L’unico atto è stato quello di tirare fuori i forestali dal bilancio come spesa inderogabile e urgente, per potere utilizzare le squadre antincendio e gli operai per realizzare i viali antifuoco già ad aprile

Le squadre antincendio e gli operai saranno utilizzati ad aprile per realizzare i viali antifuoco senza aspettare il bilancio definitivo

L’unico atto è stato quello di tirare fuori i forestali dal bilancio come spesa inderogabile e urgente, per potere utilizzare le squadre antincendio e gli operai per realizzare i viali antifuoco già ad aprile


Inoltre:


L'Assessore all'Agricoltura Edy Bandiera: vogliamo stabilizzare i lavoratori forestali, ci sono le risorse

Su facebook l'Assessore Edy Bandiera al Sifus: sono dalla parte di chi, come voi, desidera lavorare stabilmente, e legittimamente si attende di vedere puntualmente retribuito il proprio impegno lavorativo

L'assessore Bandiera: a lavoro affinché si possa creare occupazione e benessere. Il Blog: stando alle sue parole per i forestali non ci dovrebbero essere problemi, ci sono le risorse per due soli contingenti: oti e 151isti!

Forestali. I sindacati incontrando l'assessore Bandiera hanno chiesto di dare attuazione alla parte economica e giuridica del nuovo contratto e riaprire le trattative sulla riforma. L’assessore ha dato piena disponibilità a collaborare manifestando apprezzamento per le proposte di Fai-Flai-Uila


L'Assessore ospite in studio su Fm Italia. Parole di elogio per i forestali e conferma anche che ci sono le risorse per due soli contingenti: Oti e 151isti!


Spostare il cursore al minuto 11:00 circa











IL BOSCO DI CASABOLI, FERITO MA ANCORA VIVO. A DISTANZA DI SEI MESI DAL DEVASTANTE ROGO



GAETANO FERRARO 

CRONACA – Dal polmone verde di Monreale, grande 900 ettari e reso cenere questa estate, è partita l’iniziativa del Comitato Pioppo Comune. Un'esperienza raccontata nel reportage I diavoli del fuoco. Con una domanda di fondo: sono davvero i forestali i veri responsabili? «Si stava fuori anche due o tre giorni per spegnere le fiamme»

«Basta seguire il flusso dei soldi e si capisce che non sono i forestali ad appiccare gli incendi». «Lo devono distruggere, lo hanno fatto bruciare». «Dietro questo tipo di incendi c’è una mano criminale che ha deciso di devastare il bosco perché dietro ci sono interessi economici grossi». Era il 3 agosto 2017 e il bosco di Casaboli di Monreale, 900 ettari di verde, veniva distrutto dalle fiamme. Un incendio, il più grave degli ultimi trent’anni, in cui si celerebbe la responsabilità di chi ha lasciato in abbandono un settore tanto spesso criticato e messo sulla gogna mediatica: un settore, quello dei forestali antincendio siciliani,caratterizzato da falle evidenti. 

Basti pensare che il 10 giugno, quando già bruciava mezza Sicilia, assessori regionali e dirigenti dovevano ancora pianificare la campagna antincendio, lasciando privi di automezzi e di attrezzature idonee gli operai forestali. Il rogo di Casaboli è emblematico di un certo modus operandi. E ora viene raccontato dal Comitato Pioppo Comune, che si occupa a Monreale di attivismo sociale e informazione, all’interno del reportage video I Diavoli del fuoco. «Un'esaltazione a svegliarci dall'indifferenza di questi anni - è la descrizione dei componenti del comitato -. Ascolterete alcune testimonianze da parte di chi il bosco l'ha visto nascere e non lo ha mai dimenticato».



«Abbiamo percepito fin dal primo momento che la situazione era grave – racconta Piero Cangemi, che a Casaboli è responsabile delle contrade Aglisotto e Vallelupa –. C’erano squadre formate da cinque persone, assolutamente insufficienti». Prima, quando veniva avvistato un incendio, suonavano le trombe in paese, le persone uscivano come le formiche dalle case, anche di notte. Erano i Diavoli del fuoco. Bastava la forza dei polsi per spegnere le prime fiamme, per scongiurare il rischio che quel bosco, nato dalla volontà di tanti pioppesi e poi diventato fonte di sostentamento per la maggior parte dei residenti della frazione, venisse distrutto. «Le persone spegnevano gli incendi anche rischiando la propria vita – racconta Giovanni Marceca, ex caposquadra dei forestali a Casaboli –. Con roncole e ramazze andavano ovunque, trenta persone sul camion andavano ovunque, non avevano paura, “c’è fuoco a Casaboli”, urlavano e si partiva anche per due o tre giorni per spegnere l’incendio». Oggi invece, non bastano nemmeno i Canadair ed elicotteri per spegnere gli incendi. 

Dal reportage appena pubblicato sul canale Youtube SummaccoTV emergono alcuni interrogativi. Cosa si deve fare per far funzionare un sistema che si è dimostrato poco efficiente nelle lotta agli incendi boschivi e alla desertificazione del territorio? «Bisogna tornare al passato – spiega nel reportage Tonino Russo, della segreteria Flai-Cgil -, quando tutti i lavoratori potevano intervenire sugli incendi». E per far rinascere il bosco rimasto gravemente ferito? Da dove si deve ripartire? «Si deve difendere il suolo – dice Piero Cangemi - che dopo l’incendio è vulnerabile, significa controllare la desertificazione». 

«Si sta perdendo già tempo per farlo rinascere – secondo Giovanni Marceca -, ci sono voluti 36 anni per fare fiorire Casaboli». «Emerge, dalle testimonianze di tutti i protagonisti – fanno notare dal Comitato di Pioppo -, una chiara volontà di distruggere il comparto forestale attraverso una cattiva informazione e una studiata politica emergenziale che a tutto serve tranne che alla difesa della ambiente e del lavoro».

Fonte: palermo.meridionews.it




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LINGUAGLOSSA. CORPO FORESTALE, STAGNITTA LASCIA LA GUIDA DEL SOCCORSO MONTANO



"Ringrazio i miei collaboratori per lo spirito di sacrificio e la professionalità dimostrata in questi anni".

Linguaglossa -  Il Comandante Alfio Stagnitta, lascia la guida del Soccorso Montano. Collocato in congedo per anzianità di servizio, l'Ispettore Superiore Alfio Stagnitta, dopo essere stato impiegato presso i Distaccamenti Forestali di Adrano e Randazzo, ha diretto dal 2011 il Soccorso Montano di Linguaglossa del Corpo Forestale della Regione Siciliana. Nel corso della sua carriera, numerose sono stato le attività svolte dall'Ispettore Stagnitta, dalla didattica ambientale alla prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agro-alimentare alle attività antincendio in supporto dei distaccamenti limitrofi. Impiegato quale coordinatore provinciale del servizio meteomont ha fornito un valido contributo all'attività di prevenzione su tutto il territorio etneo. Non mancano attività di soccorso alla popolazione, partecipando attivamente nel 2009 nei territori abruzzesi colpiti dal terremoto e nel territorio messinese duramente colpito dall'alluvione.

"La nostra attività quotidiana - ha dichiarato l'Ispettore Stagnitta - viene svolta con dedizione e professionalità, sempre vicini al cittadino e all'ambiente.Ringrazio i miei collaboratori per lo spirito di sacrificio e la professionalità dimostrata in questi anni". All' Ispettore Stagnitta, sono giunti i ringraziamenti dalle amministrazioni del comprensorio etneo per il lavoro svolto in questi anni.
29 Dicembre 2017

Fonte: catania.livesicilia.it