04 agosto 2015

FONDI STRUTTURALI, ULTIMA CHIAMATA. INTERVISTA A TUTTO CAMPO AL SEGRETARIO GENERALE DEL SINDACATO AGROINDUSTRIA DELLAPROVINCIA DI CATANIA ALLA VIGILIA DELLE FERIE AGOSTANE. NECESSARIO UN SALTO DI QUALITÀ NELLA SPESA DEI FONDI EUROPEI E DEL PSR. INIZIAMO PARLANDO DEL SETTORE FORESTALE


Mannino (FLAI Catania): Fondi strutturali, ultima chiamata





Intervista a tutto campo al Segretario Generale del sindacato AgroIndustria della nostra provincia, alla vigilia delle ferie agostane. Necessario un salto di qualità nella spesa dei fondi europei e del PSR


FLAI CGIL CATANIA MANNINO

L’arrivo di agosto segna un momento in cui si delineano i bilanci della prima metà dell’anno in attesa dell’autunno, proverbialmente, almeno in Italia, caldo. Il settore dell’agroindustria, d’altronde come tutti i settori economici, anche in questo 2015 ha dovuto fare i conti con una crisi lunga che dovrebbe iniziare a mostrare la coda, anche se i primi segnali di ripresa sono deboli e incerti.
Abbiamo tracciato con Alfio Mannino, Segretario Generale FLAI-CGIL Catania, un bilancio dei vari settori di competenza della categoria, provando a capire come proseguirà l’attività del sindacato alla ripresa dopo la pausa agostana.

D. Mannino, iniziamo parlando del settore forestale che ha registrato ancora un anno di incertezza con i lavoratori stagionali costretti a vivere mesi di preoccupazione fra tagli e ritardi nell’approvazione della finanziaria regionale.
R. La forestazione, legata a doppio filo alla Regione Siciliana, continua a vivere una situazione confusa e caotica essenzialmente per tre elementi: intanto il quadro politico instabile; in secondo luogo la grave crisi economica e finanziaria della Regione, e appare significativo il fatto che appena varata la finanziaria mancava qualcosa come 100 milioni di euro per coprire il costo complessivo del comparto forestale; terzo, l’instabilità in seno all’Assessorato all’Agricoltura, poiché il titolare si è dimesso qualche settimana fa, nel pieno dell’attività forestale, e chi l’ha sostituito ha preso le redini da pochissimo.
La situazione attuale vede lo sblocco, solo da qualche giorno, del pagamento dei lavoratori a tempo indeterminato. Nella manutenzione, per centocinquantunisti e centounisti, non vi è ancora alcuna notizia sui pagamenti di giugno e luglio. Se non arrivano subito i fondi trasferiti dal governo nazionale e se non verranno registrati i decreti dalla Corte dei Conti, si rischia di inchiodare i 151isti a 51 giornate e i 101isti a 25/26. Appena giungono i decreti bisogna immediatamente avviare la progettazione e avviare il lavoro per le due categorie.
Il servizio antincendio è, di contro, l’emblema della confusione politica e amministrativa che regna alla Regione. Nella finanziaria, a maggio, è stato previsto un taglio del 20% dell’antincendio; proprio per il ritardo di questo provvedimento non c’è stata la possibilità di redigere la programmazione senza quel 20%, con la conseguenza che, appena il servizio è partito, ne è nato un caos con la Regione costretta a richiamare quel 20% di lavoratori con un decreto e con l’effetto che l’antincendio non si sta espletando al meglio.
In generale, si conferma da un lato una difficoltà a reperire i fondi e, dall’altro, un approccio alla questione solo in termini di tagli e senza alcuna programmazione.
Dal canto nostro, da tempo diciamo che le risorse vanno reperite su 2 linee:
per la prevenzione antincendio, il contrasto agli incendi, la lavorazione dei viali parafuochi, i fondi vanno previsti sul bilancio ordinario a inizio anno, in modo che l’attività venga programmata e svolta in maniera puntuale e serena perché, in caso contrario, non si riesce a garantire la tutela del territorio.
Per quel che riguarda il resto, la piantumazione, gli investimenti nei vivai ed altro, bisogna trovare le coperture finanziarie mediante la capacità progettuale nei fondi PSR, e mettendo a reddito alcune attività, come i vivai – dai quali non si incassa nulla –, o come la fruizione del nostro straordinario patrimonio naturalistico.
Inoltre, attraverso i fondi europei, nel comparto agricolo-forestale si può investire sulle attività economiche di grande rilevanza strategica, come il settore energetico attraverso l’utilizzo delle biomasse che il comparto forestale deve avere come core business. Invece questa attività non viene assolutamente svolta. Dobbiamo riuscire a gestire bene l’ordinario, e dobbiamo riuscire a sviluppare una capacità di programmazione affinché si producano risorse che diano da un lato risposte in termini di occupazione e, dall’altro, al territorio. Ad esempio, le biomasse possono fornire alle comunità locali servizi e un costo energetico basso per gli immobili di proprietà pubblica.
A proposito di fondi europei, rilevo che per il periodo 2007-2013 dobbiamo, purtroppo, parlare ancora di ennesima occasione mancata, in quanto non tutto è stato speso e in parte è stato speso male. Le risorse non devono essere disperse su mille rivoli, ma indirizzate verso asset strategici. Bisogna, dunque, puntare al miglior utilizzo dei fondi europei per investimenti che diventino produttivi e non per coprire buchi di bilancio.

Parliamo dei Consorzi di Bonifica, altro ramo in pieno caos, con una riforma in atto e tanti lavoratori che rischiano il proprio posto.
È stato un anno delicato per la Bonifica che presenta due questioni di stretta attualità: il ritardo con cui la Regione Siciliana ha varato la Finanziaria, e che ha causato l’assunzione solo a maggio dei lavoratori con la conseguenza che non sono state svolte le attività di manutenzione ordinaria a carico della rete irrigua. E i tagli che non consentono di mantenere i livelli occupazionali dell’anno precedente: se i centocinquantunisti l’anno scorso hanno svolto 180 giornate, quest’anno arriveranno a 150; i centounisti hanno svolto 51 giorni e sono già stati licenziati. Stiamo lavorando, e vi sono anche mobilitazioni in atto, per consentire il finanziamento di una perizia per immettere 50 lavoratori 51isti e garantire almeno l’erogazione dei servizi minimi.
Questa situazione aggrava un quadro già pesante: i ritardi strutturali persistono; la rete rimane fatiscente; non vi sono risorse per investimenti duraturi; il Consorzio di Bonifica risulta fortemente indebitato.
Anche in questo settore è necessaria una programmazione di lungo respiro. Si spendono milioni di Euro per pagare l’energia elettrica necessaria al sollevamento dell’acqua dai pozzi e non si capisce perché non si investe sulle energie rinnovabili, come solare o fotovoltaico, per abbattere i costi delle bollette.
Il Consorzio di Catania presenta lavoratori precari, servizio inadeguato, rete insoddisfacente. È necessario uno scarto se non vogliamo che questo servizio chiuda e in ballo non vi è solo il posto di lavoro di 200 famiglie, fatto già di per sé grave, ma anche un servizio essenziale per la nostra agricoltura che rischia di venir meno.
È necessario dotare i consorzi di un management adeguato e di alto livello in grado di gestire bene l’ordinario e di progettare investimenti che guardino in prospettiva.

Lei ha accennato ai fondi strutturali. Chiusa la fase 2007-2013, siamo adesso dentro l’opportunità 2014-2020. È necessario, adesso, riuscire a sfruttare meglio questi fondi per ammodernare la Sicilia ed evitare gli errori del passato.
Non credo ci siano alternative. O utilizziamo le risorse per colmare i nostri deficit nei settori strategici, o condanniamo la Sicilia e la nostra economia alla marginalità e alla subalternità rispetto al governo nazionale, a cui saremo costretti a elemosinare con il  cappello in mano.
Con la nuova programmazione PSR e con i fondi strutturali bisogna avere il coraggio di fare scelte e selezionare la spesa per il rilancio dell’apparato produttivo. Non possiamo avere la qualità di spesa avuta sino ad ora nella quale l’hanno fatta da padrone le spese parassitarie, clientelari, assistenzialistiche, e che vedono  corruttela e malaffare. Bisogna investire in settori strategici. Non possiamo continuare a non avere una politica energetica che punti su green economy e nuove frontiere dell’economia. La green economy dà risposte positive in tutto il mondo, e non solo in America Latina, ma anche in Europa. Produrre meno energia solare di quanto ne produca la Germania dà il senso del fallimento delle politiche adottate sin qui.
Anche l’utilizzo virtuoso del ciclo dei rifiuti può dare i suoi frutti. Dai rifiuti si possono produrre risorse che consentano ai cittadini di pagare di meno e alla Regione di uscire dalla logica emergenziale, in cui tutto va in discarica. Una impiantistica moderna riesce d’un lato ad abbattere i costi e, dall’altro, a produrre economia superando le discariche private con tutto il malaffare che recano.
Dopo i dati di questi giorni dello SVIMEZ che parlano, per la Sicilia, di una persona sui tre a rischio povertà, dobbiamo avere la capacità di costruire politiche attive per la crescita economica e sociale. Questa opportunità non la possiamo perdere.

Anche l’agricoltura beneficerebbe di un utilizzo virtuoso delle risorse europee.
Certamente. Per l’agricoltura è necessario sfruttare le opportunità derivanti dai fondi strutturali, ma è anche necessario favorire processi aggregativi delle nostre eccellenze per aggredire i mercati in maniera forte e autorevole. Non possiamo permetterci un’agricoltura parcellizzata com’è quella attuale.
Nel Piano di Sviluppo Rurale dobbiamo riuscire a collocare misure che favoriscano l’iniziativa privata e l’aggregazione dell’offerta, politiche di marketing non solo territoriale ma anche sui prodotti, e l’infrastrutturazione della rete commerciale. La nostra rete viaria interna è disastrosa e il ponte che crolla sulla Catania-Palermo è emblematico. Questo ci penalizza in quanto non consente ai nostri prodotti agroalimentari di giungere in tempi adeguati e con costi adeguati sia sul mercato nazionale, sia su quello internazionale. Possiamo continuare a liberalizzare il mercato del lavoro e a concedere sgravi fiscali, ma se un territorio non ha infrastrutture non è in grado di smistare le merci in Italia e all’estero.
In agricoltura la Sicilia ha enormi potenzialità e i segnali che giungono da EXPO ne sono la testimonianza. Stiamo offrendo in una vetrina internazionale prodotti di alta qualità che vengono apprezzati, ma tutto ciò rischia di essere fine a se stesso se non riusciamo a fare sistema ritrovandoci con l’ennesima occasione mancata.
Poi è necessario che a questi temi si affianchi anche il tema della qualità del lavoro; non ci può essere qualità del prodotto senza qualità del lavoro e purtroppo con il viaggio di “Terranera” (il docufilm sullo sfruttamento in agricoltura prodotto da CGIL e FLAI Catania, n.d.r.) abbiamo raccontato le condizioni di migliaia di lavoratori, che devono subire sfruttamento, caporalato, sottosalario. Quando si vive in realtà importanti della provincia di Catania quali Adrano, Biancavilla, Paternò, Scordia, Palagonia, o in altre realtà della provincia di Siracusa, la scarsa qualità del lavoro non è soltanto un danno per l’agricoltura, ma è un danno per gli stessi centri agricoli. La qualità del lavoro e dei diritti devono essere al centro delle politiche regionali. Le risorse all’agricoltura privata devono garantire la premialità per quelle aziende che garantiscono diritti contrattuali e sociali. E in questo si inseriscono anche le riforme da fare, alcune addirittura a costo zero come l’incontro fra domanda e offerta lavoro che, secondo la nostra proposta, deve avvenire in un luogo pubblico; ma su ciò non abbiamo avuto alcuna risposta da parte del governo regionale. Un’altra riforma senza costi è quella della razionalizzazione del personale con l’individuazione di figure che possano rafforzare gli organi ispettivi. L’Assessorato al Lavoro ha messo in cantiere una rivisitazione complessiva dei centri per l’impiego e, in essa, il tema della tutela e del controllo sul lavoro è prioritaria. Staremo a vedere.
Terranera ha avuto il merito di accendere i riflettori sul fenomeno della qualità del lavoro, ma non è stato importante solo per questo. Con il docufilm abbiamo parlato alla società, non soltanto agli addetti ai lavori. Abbiamo parlato alle scuole, al mondo dell’associazionismo, alle università. Il Tribunale dei Minori di Catania ha proiettato “Terranera” nella Giornata dell’Infanzia. Siamo riusciti a raccontare quel che accade realmente nelle campagne a un pezzo di società che credeva che tutto ciò esistesse solo in tv. Adesso c’è maggiore consapevolezza sul degrado in cui una parte dei lavoratori è costretta a vivere. Sono convinto che il nostro impegno attorno alle problematiche sollevate da Terranera stia già creando un humus e un clima che possono essere positivi per i prossimi anni, anche come spinta alla classe dirigente regionale affinché non sottovaluti il fenomeno, che non significa solo marginalità per migliaia di lavoratori, ma anche rischio coesione sociale in diverse aree della regione.

Parliamo ancora di “Terranera”. Come prosegue la campagna di proiezione in tutta Italia?
Stiamo continuando in quell’opera, a cui accennavo, di incontro con diverse realtà. Siamo stati negli ultimi giorni a Paternò nell’ambito dei campi della legalità. Sempre a Paternò faremo una iniziativa a fine settembre in concomitanza con l’inizio della campagna agrumicola, ponendo al centro i temi forti di “Terranera”: sfruttamento, caporalato, sottosalario. Altri appuntamenti li avremo nel siracusano.

Industria agroalimentare. C’è l’importante appuntamento del rinnovo contrattuale. Questo mentre si ragiona sugli effetti del Jobs Act e mentre la crisi influisce sui consumi facendo venir meno quella che sembrava una certezza: la gente deve pur mangiare.
Andiamo con ordine. Abbiamo presentato la piattaforma per il rinnovo del contratto nell’industria alimentare e la discussione si aprirà nel mese di settembre. Abbiamo la consapevolezza che il rinnovo sarà particolarmente difficile per la congiuntura economica e per questioni di natura generale, in quanto la controparte mette in discussione il modello contrattuale vigente. Abbiamo avanzato una richiesta economica ambiziosa di circa 150 euro mensili, e abbiamo posto anche alcuni elementi per superare le distorsioni messe in campo dal Jobs Act. E’ chiaro che sarà difficile dare risposte positive alle criticità emerse con il Jobs Act che ha precarizzato ulteriormente il mondo del lavoro attraverso il contratto. Abbiamo l’obbligo di tentarci e lo stiamo facendo con tutte le nostre forze.
Quello dell’industria agroalimentare è un settore che risente della crisi, anche se, come dice lei, “la gente deve pur mangiare”. Tuttavia la qualità della spesa alimentare si è notevolmente modificata perché i prodotti non vengono più consumati come prima ed emerge un cambio negli stili alimentari, con la spesa per frutta e verdura che supera la spesa per la carne. Non è un caso che mentre i supermercati entrano in crisi, gli hard discount acquisiscono un ruolo significativo sui mercati.
L’industria agroalimentare, in Sicilia, può essere un asset strategico su cui investire. Abbiamo le eccellenze, ma non riusciamo a chiudere la filiera, in quanto non possiamo contare su attività di trasformazione e commercializzazione adeguate. La Sicilia è la quinta regione per produzione agricola, ma la 13° per lavorazione e trasformazione dei prodotti. In questo scarto ci sta la mancanza di valore aggiunto e il fatto che perdiamo migliaia di posti di lavoro. Riuscendo a ridurre questo gap, sicuramente potremo dare risposte significative in termini occupazionali.
Le aziende della nostra provincia vivono fra luci ed ombre. Anche in questo settore scontano la mancanza di una politica industriale adeguata, la mancanza di servizi adeguati, una rete di trasporto carente, un costo eccessivo dell’energia, una politica di accesso al credito drammatica in quanto, a causa della crisi, si sono ulteriormente ristretti i margini e le imprese in sofferenza rischiano la chiusura. In questo scenario resistono solo i grandi marchi: Coca Cola, Parmalat, solo per citarne qualcuno. Ogni giorno ci confrontiamo con le azienda sui livelli occupazionali. Siamo chiamati continuamente a chiudere procedure di mobilità, cassa integrazione e a sottoscrivere contratti di solidarietà. Il risultato di tutto questo è una precarizzazione del mondo del lavoro e l’impoverimento del nostro tessuto produttivo.
Il Jobs Act non ha prodotto i risultati che il governo sperava e noi avevamo visto giusto quando dicevamo che non si crea occupazione riducendo i diritti. Vi sono iniziative di assunzione che, in realtà, sono soltanto cambi di tipologia di contratto proposte solo per accedere agli sgravi contributivi e, alla lunga, tutto ciò si può tradurre addirittura in un ritorno negativo in termini occupazionali nel nostro sistema. C’è una responsabilità che attiene alla politica, e una responsabilità che attiene al management dell’imprenditoria privata, in quanto non sono state proposte per tempo quelle iniziative e quei correttivi che servivano per rendere più competitive le nostre aziende, puntando su prodotti di qualità, politiche di marketing, associazionismo, o su come aggredire i mercati.
L’interesse è stato solo per il mercato interno con la conseguenza che, negli anni in cui la crisi ha impoverito il nostro territorio, le aziende, non avendo capacità di esportazione, non sono state più sui mercati. Inoltre bisogna puntare sulle eccellenze: pensiamo al settore lattiero-caseario che non può avere come core business un prodotto come le mozzarelle. Non possiamo competere in quel ramo, mentre dovremmo puntare sui pecorini e sui prodotti stagionati.
Altra nota dolente l’assenza, a Catania, di una industria di trasformazione e lavorazione delle arance, nonostante la nostra regione produca quasi i 2/3 dell’agrumicoltura italiana. Di succhi e derivati produciamo solo il 15%, segno del fatto che gli imprenditori non hanno investito per tempo in determinati settori. Le politiche economiche devono indirizzare le risorse verso queste attività per favorire uno sbocco su mercati più ampi. I dati dicono che le aziende che crescono e che producono ricchezza sono quelle che hanno grande capacità di export. Prendiamo come esempio la frutta secca come pistacchio o nocciola: sono settori che vanno bene e devono diventare punti di riferimento per tutti.
In questi ultimi anni anche il settore vitivinicolo ha avuto grande espansione, ma, adesso, bisogna fare il salto di qualità o rischiamo il declino. Dobbiamo riuscire a fare sistema, adottare politiche di marketing di qualità, innovare il prodotto e puntare alla commercializzazione estera.

L’economia della nostra provincia, ma anche quella siciliana in generale, non può non puntare sulla politica turistica, che poi significa tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle eccellenze agroalimentari.
In questo settore c’è la necessità di investimenti seri. Siamo contro le inutili opere faraoniche e diciamo che bisogna fare sistema, soprattutto nella nostra provincia dove possiamo puntare su  mare e montagna, sul vulcano e sui beni culturali, oltre che sull’agroalimentare. L’Etna è fra le parole più cliccate sul web, ma non riusciamo a drenare flussi turistici adeguati, e quando lo facciamo non riusciamo ad ottenere un turismo stanziale, ma solo mordi e fuggi. Vi sono pochi servizi, spesso non all'altezza come i trasporti o gli alloggi.
Abbiamo strumenti adeguati come i GAL o i distretti turistici, ma c’è il rischio che diventino sovrastrutture utili più per consolidare posizioni di potere che strumenti per lo sviluppo e la crescita, così come il legislatore li aveva concepiti. La classe dirigente, non solo politica, deve mettersi al servizio dei territori per favorirne la crescita.

 03 Agosto 2015
http://nuke.flaicgilcatania.it/ManninoFondistrutturaliultimachiamata/tabid/927/Default.aspx








CHI BRUCIA È UN CRIMINALE. PRENDIAMO LE DISTANZE DA QUESTI EPISODI E DA QUESTI INDIVIDUI. CHI SBAGLIA DEVE PAGARE E LUI DEVE PAGARE!



Prendiamo le distanze da questi episodi e da questi individui.
Chi sbaglia deve pagare e lui deve pagare!






Inserito per direttissima nella nostra lista nera dei piromani criminali, l'operaio stagionale del servizio antincendio boschivo, Giovanni Conforto, originario di Noto (Sr), colto in flagranza di reato. 

Attenzione adesso a non infangare l'intera categoria, perchè la stragrande maggioranza dei lavoratori forestali sono persone oneste, amano il proprio lavoro e lottano per un futuro più dignitoso.

Per la brillante operazione. Le nostre più vive congratulazioni ed un plauso agli uomini del Nucleo operativo provinciale del Corpo forestale di Siracusa, coordinati impeccabilmente dal commissario Angelo Rabbito.

Purtroppo la pecora nera è anche tra noi lavoratori forestali.
Non c'è spazio per chi adesso vorrebbe insinuare su questa amara vicenda. Non permetteremo a nessuno di gettare ombre sull'ottimo operato dei lavoratori forestali, sia dell'antincendio che manutenzione.

Si precisa che dagli incendi ne usciamo tutti sconfitti, gli stagionali non ne traggono alcun beneficio e i danni all'ambiente e alle persone sono incalcolabili.  



I lavoratori del settore e questo blog, hanno sempre condannato questi gesti vili e vigliacchi.

Condividiamo la decisione del Presidente Crocetta di licenziare il lavoratore stagionale, addetto allo spegnimento incendi boschivi. Abbiamo sempre sostenuto che se un lavoratore forestale venisse colto in flagranza di reato, questo deve essere condannato con la massima pena e licenziato in tronco!


Chi brucia è un criminale!


Il vero forestale non distrugge la natura.
Il vero forestale cura, ama e difende la natura.
Il vero forestale è consapevole che alberi e foreste sono importanti per la salute dell'uomo.
Il vero forestale prende le distanze dai piromani criminali!









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Operatore antincendio piromane. Figuccia (Fi): gesto che infanga intera categoria

Hanno tutti un nome e cognome quei piromani colti in flagranza di reato, rarissimi quasi nulli i casi dei lavoratori forestali, ecco tutte le prove





OPERATORE ANTINCENDIO PIROMANE. FIGUCCIA (FI): GESTO CHE INFANGA INTERA CATEGORIA



Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia


OPERATORE ANTINCENDIO PIROMANE. FIGUCCIA (FI): GESTO CHE INFANGA INTERA CATEGORIA



“L’operaio stagionale della squadra antincendi, arrestato in flagranza di reato mentre appiccava il fuoco nella riserva siracusana di Vendicari, getta ingiustamente fango su una categoria di lavoratori che si prodiga ogni giorno, con sacrificio e dedizione, per la tutela dei nostri territori, dei nostri boschi e per la nostra sicurezza. Nel condannare il vile gesto del singolo, saluto con gratitudine gli operatori siciliani dell’antincendio, messi a dura prova dalla caldissima stagione estiva augurando loro di continuare a svolgere con dedizione e impegno il loro servizio”, lo dichiara l’onorevole Vincenzo Figuccia, vice capogruppo di Forza Italia all’Ars. 








NOTO, VENDICARI: TENTA DI APPICCARE IL FUOCO ALL'INTERNO DELLA RISERVA, ARRESTATO OPERAIO FORESTALE ANTINCENDIO. GUARDA IL VIDEO


Noto, Vendicari: Tenta di appiccare il fuoco all'interno della riserva, arrestato operaio forestale antincendio




Un operaio forestale, stagionale e a tempo determinato, della squadra antincendi boschivi è stato arrestato mentre appiccava le fiamme nella riserva di Vendicari. Giovanni Conforto, classe '68 residente a Noto, è stato arrestato in flagranza di reato con l'accusa di incendio boschivo e di vegetazione con l'aggravante di essere in zona di riserva oltre che uno dei forestali addetti proprio allo spegnimento del fuoco.
Gli uomini del Nucleo operativo provinciale del Corpo forestale di Siracusa, coordinati dal commissario Angelo Rabbito, durante uno dei periodici controlli di una squadra in contrada Sichilli (zona B della riserva di Vendicari) ha scoperto l'assenza di un operaio per motivi di famiglia. Tornati sui propri passi, gli agenti hanno notato un'auto sul ciglio della strada e un uomo chino a terra con l'accendino in mano che appiccava il fuoco.
Conforto, accortosi di essere stato scoperto, è fuggito in macchina ma è stato bloccato dopo un inseguimento durato 5 km. Portato alla Casa circondariale di Cavadonna, ora rischia da 4 a 10 anni di reclusione.
“L’operaio stagionale della squadra antincendi, arrestato in flagranza di reato mentre appiccava il fuoco nella riserva siracusana di Vendicari - dichiara l’onorevole Vincenzo Figuccia, vice capogruppo di Forza Italia all’Ars - getta ingiustamente fango su una categoria di lavoratori che si prodiga ogni giorno, con sacrificio e dedizione, per la tutela dei nostri territori, dei nostri boschi e per la nostra sicurezza. Nel condannare il vile gesto del singolo, saluto con gratitudine gli operatori siciliani dell’antincendio, messi a dura prova dalla caldissima stagione estiva”.
“Sono veramente esterrefatto e indignato - dice il presidente della Regone Rosario Crocetta - L'operaio va licenziato immediatamente, è infatti inammissibile che chi deve tutelare il nostro patrimonio boschivo, lo danneggi.  E il licenziamento deve essere immediato, per fare comprendere che su queste cose non ci possono essere sconti per nessuno”. Il presidente ha inviato una nota al direttore della Funzione Pubblica e al direttore del Corpo Forestale perchè prendano i provvedimenti disciplinari di competenza.



 04 Agosto 2015




Nota
Condanniamo i piromani criminali, chiunque essi siano! 
Condividiamo la decisione del Presidente Crocetta di licenziare il lavoratore stagionale, addetto allo spegnimento incendi boschivi. Abbiamo sempre sostenuto che se un lavoratore forestale venisse colto in flagranza di reato, questo deve essere condannato con la massima pena e licenziato in tronco!











IL PD INCONTRA I SINDACATI: PENSIAMO POSITIVO PER LA SICILIA.BARONE UIL: EMERGENZE COME QUELLE DEI LAVORATORI FORESTALI DEVONO ESSERE IN CIMA ALLA NOSTRA AGENDA



STAMANE L'INCONTRO ALL'ARS



Il Pd incontra i sindacati:
”Pensiamo positivo per la Sicilia”



pd


“Un confronto vero con le forze sindacali sui contenuti e sulle cose da fare: è questo il metodo che intendo portare avanti. Una concertazione di contenuti. L’apertura dei sindacati a questo metodo mi fa essere ottimista, voglio ‘pensare positivo’: il ‘negativismo’ è nemico della Sicilia”. Lo ha detto Antonello Cracolici, presidente del gruppo PD all’Ars, che oggi nel Palazzo dei Normanni a Palermo ha incontrato i segretari regionali di Cgil (Michele Pagliaro) Cisl (Mimmo Milazzo) e Uil (Claudio Barone).
“Oltre al ‘metodo’ – ha ribadito Cracolici – servono i contenuti: le riforme sono utili se si mettono in campo gli strumenti per aiutare davvero la Sicilia a risalire la china. Dobbiamo portare avanti un lavoro comune, se camminiamo insieme i problemi si possono affrontare meglio. Questo non vuol dire ‘essere d’accordo su tutto’, vuol dire collaborare e confrontarsi su cosa e come fare”.
Diversi i temi affrontati durante l’incontro: dal rapporto istituzionale e finanziario fra Stato e Regione all’analisi dei recenti dati sull’andamento socio-economico della Sicilia e del Mezzogiorno; dal precariato alla sanità, ai forestali; dalla ‘riforma delle Province’ recentemente approvata dall’Ars alla spesa e alla nuova programmazione dei Fondi comunitari.
“Sono tante le riforme che certamente non possono restare solo sulla carta – ha detto Michele Pagliaro, segretario Cgil – attorno alla ripubblicizzazione dell’acqua, all’applicazione della riforma dei rifiuti e alla tutela dell’ambiente, ruotano lavoro, economia e qualità della vita. Se però vogliamo costruire anche il futuro della Sicilia e dei siciliani, bisogna garantire concretamente il diritto allo studio e la possibilità ai nostri giovani di vivere e lavorare nella loro terra”.

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Il segretario della Cisl Mimmo Milazzo ha “apprezzato la scelta del Partito Democratico di voler avviare un confronto sulle cose concrete per creare lavoro vero in Sicilia”. “I terreni sui quali intervenire sono tanti – ha detto Milazzo – penso innanzitutto alla desertificazione industriale: Gela, Priolo, Terimini Imerese, sono solo alcuni degli esempi. C’è poi il settore della caniteiristica, ad iniziare dai Cantieri Navali di Palermo. Servono interventi mirati, ci aspettiamo che governo, parlamento e forze politiche lavorino in sintonia”.
Il segretario Uil Claudio Barone si è detto soddisfatto per “un confronto che riparte con le forze politiche e con il governo”. “Siamo disponibili a fare la nostra parte – ha aggiunto – ma il coinvolgimento dei sindacati non può e non deve essere solo un atto formale”. “Emergenze come quelle della formazione professionale, del precariato degli enti locali e dei lavoratori forestali devono essere in cima alla nostra agenda”. Barone ha infine sottolineato la necessità di una spesa mirata delle risorse comunitarie per le infrastrutture “anche per dare sostegno al settore edile – ha concluso – che in Sicilia attraversa una pesante crisi”.

03 Agosto 2015
http://palermo.blogsicilia.it/il-pd-incontra-i-sindacati-pensiamo-positivo-per-la-sicilia/305028/











MAB SICILIA: GIOVEDÌ L'IMMISSIONE AL LAVORO DEGLI AIB ESCLUSI, LO HA CONFERMATO L'IRF DI PALERMO




Ricevo e pubblico
dal Coordinatore del Mab Sicilia
Piero Margiotta



Mab Sicilia: giovedì l'immissione al lavoro degli aib esclusi, lo ha confermato l'Irf di Palermo




Si comunica a tutti gli amici e colleghi che il Mab Sicilia ha da poco concluso l'incontro all'Ispettorato Ripartimentale delle foreste di Palermo, e ci è stato confermato che l'immissione al lavoro avverrà Giovedì 06 Agosto, sarete avvisati dai periti distrettuali per le turnazioni prima possibile.
Palermo 04 Agosto 2015
Il Direttivo del MAB








 

SIFUS: SEMBRANO MOMENTANEAMENTE RISOLTI I PROBLEMI DELLE GIORNATE LAVORATIVE, SIA PER GLI AIB RIMASTI FUORI, CHE PER TUTTI GLI ALTRI, COMPRESI I 78ISTI



Ricevo e pubblico 
dalla segreteria regionale 
del Sifus 


Sifus: sembrano momentaneamente risolti i problemi delle giornate lavorative, sia per gli aib rimasti fuori, che per tutti gli altri, compresi i 78isti 


Per l'avviamento del 20% degli addetti antincendio è tecnicamente stato tutto risolto. Gli uffici di collocamento possono fare le chiamate e gli avviamenti.
Inoltre sono lieto di preannunciarvi che la trattativa tra governo regionale e governo centrale relativamente all'utilizzo di 115 milioni di euro dai fondi extraregionali è a buon punto, ma sembrerebbe sulla base di 90 milioni di euro.
Queste somme, consentiranno in linea di massima di garantire i livelli occupazionali di legge, compresi i 78isti. Gli uffici stanno progettando a prescindere dalla delibera Cipe. E' tuttavia necessaria una grande mobilitazione di massa per accelerare gli avviamenti che stiamo programmando a metà settembre. 
Maurizio Grosso








AIB. 4 AGOSTO 2015 :VERBALE DI INCONTRO SINDACALE TRA LO SNAF-FNA E L'IRF DI CATANIA



Ricevo e pubblico
dal Segretario Snaf Fna Calatino
Franco Cupane













DUE COMUNICATI DELL'ASSESSORE BARRESI. 1) I TRATTORISTI ESA SARANNO MESSI A DISPOSIZIONE DI PROTEZIONE CIVILE E DIPARTIMENTO AMBIENTE PER INTERVENTI DI PUBBLICA UTILITÀ NECESSARI E URGENTI. 2) CAMBIA IL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI DOC SICILIA














03 agosto 2015

REINTEGRO 20% DEGLI AIB. MAB SICILIA: LE PERIZIE SONO STATE VIDIMATE ED AUTORIZZATE


Ricevo e pubblico
dal Mab Sicilia


Reintegro 20% degli Aib. Mab Sicilia: le perizie sono state vidimate ed autorizzate




Oggi abbiamo avuto conferma che dal Dipartimento sono state inviate le perizie al bilancio, dove sono state vidimate e autorizzate, oggi stesso sono ritornate al dipartimento dove hanno inviato una nota a tutti gli Ispettorati per renderle subito esecutive e immissione al lavoro.
Domani mattina ci recheremo dal Capo dell'Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Palermo Dott. Vincenzo Pandolfo per sapere lo stato della messa in servizio, vi faremo sapere in tempi rapidi tutti i ragguagli.

Palermo, li 03 agosto 2015
Il direttivo del MAB Sicilia

www.mabsicilia.it







 

I CAPIGRUPPO DEL PD DELLE REGIONI DEL SUD IN SICILIA PER UN INCONTRO ORGANIZZATO DALL' ON. ANTONELLO CRACOLICI. NEL MEZZOGIORNO SI CONTANO ALL'INCIRCA 50MILA LAVORATORI FORESTALI, QUINDI FACCIAMOCI SENTIRE




I capigruppo del Pd delle Regioni del Sud in Sicilia per un incontro organizzato dal Capogruppo all'Ars, Antonello Cracolici. Nel Mezzogiorno si contano all'incirca 50mila lavoratori forestali, quindi facciamoci sentire



Inviata tramite mail


Alla cortese attenzione del Pd delle Regioni del Sud

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A SEGUITO DELLA MANIFESTAZIONE DI OGGI DA PARTE DEL SIFUS, L'ISPETTORATO DI CATANIA STA PROVVEDENDO AD INVIARE AI CPI LE RICHIESTE DI SELEZIONE DEL PERSONALE



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Maurizio Grosso Sifus Confael
















INCENDI BOSCHIVI IN ESTATE IN SICILIA. CHI SONO I SOSPETTATI? NOTIZIA COPIATA DA UN ARTICOLO DI LEGAMBIENTE DEL 10 MAGGIO 2010 E RIPROPOSTO OGGI DA "L'INCHIESTA SICILIA"




Incendi boschivi in estate in Sicilia


incendi boschivi Sicilia

di Patrizia Romano

Un fenomeno, quello degli incendi boschivi in estate che, ogni anno, distrugge migliaia di ettari di bosco. Le cause più inquietanti all’origine degli incendi.
di Patrizia Romano
La Sicilia è tra le regioni più colpite dagli incendi boschivi che divampano prevalentemente in estate. Troppo spesso, infatti, un po’ per inerzia, un po’ per incuria, si provoca un incendio. Molto più di frequente, però, gli incendi sono provocati per dolo.
Dal 2000 sino allo scorso anno, sempre nel corso dell’estate, sono state denunciate, per reati di incendi boschivi, circa 4 mila persone. Nell’ultimo decennio, sono divampati circa 800 mila ettari di area boschiva e non.
L’anno ricordato come il più terribile è stato il 2007.
Rispetto al decennio precedente, però, il numero di incendi boschivi in estate si è ridotto notevolmente. Parliamo, addirittura, di una riduzione del 40 per cento, circa.
Non illudiamoci, però. Il merito della diminuzione è legato, esclusivamente alle piogge abbondanti cadute in inverno e trascinatesi sino a primavera inoltrata e a ridosso dell’estate che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato il quadro meteorologico, rispetto alla siccità degli anni passati. Non possiamo attribuirla, infatti, né  a una corretta gestione dell’ambiente, né a maggiori azioni di sensibilizzazione, formazione ed educazione alla prevenzione.
Per incendio boschivo si intende un fuoco con suscettività ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate. 

Cause degli incendi boschivi in estate

Possiamo affermare con certezza che raramente gli incendi nei boschi sono provocati da cause naturali. Questi, infatti, dipendono essenzialmente da un forte senso di irresponsabilità che pervade l’animo umano. Irresponsabilità che si manifesta su tutti i fronti. Quello più compromettente è, senz’altro, il dolo. La maggior parte di incendi boschivi, infatti, sono dolosi, cioè appiccati con il preciso intento di distruggere il suolo vegetativo.
In molte occasioni, il dolo è legato alla tradizione agropastorale. Il fuoco, nell’immaginario collettivo della categoria degli addetti alla pastorizia, rigenera la fertilità del terreno.
In molti altri casi, e in Sicilia diremmo nella maggior parte, l’incendio richiede l’assunzioni di operai forestali precari. Non si pecca di illazioni, infatti, quando si afferma che ad appiccare il fuoco nei boschi, spesso e volentieri, sono proprio i potenziali candidati all’assunzione presso il Corpo Forestale, preposto alla prevenzione e allo spegnimento dei roghi.
Già agli inizi del 2000, il Sisde denunciava la responsabilità degli stagionali in Sicilia, un esercito che annovera al suo interno circa 30 mila operatori, poco meno della metà delle unità che si contano sul territorio nazionale; 68 mila circa. Al fenomeno degli incendi dolosi, l’Italia è storicamente vulnerabile, ma negli ultimi anni ha aumentato le difese. Grazie a una campagna di sensibilizzazione e a una migliore organizzazione dell’apparato antincendio della Protezione Civile e delle Regioni, gli interventi spesso evitano il peggio. Gli strumenti principali per frenare la devastazione delle aree protette restano, però, l’applicazione di leggi per evitare la speculazione sulle aree incendiate, il rafforzamento dei divieti e l’istituzione del catasto regionale delle aree attraversate dal fuoco.

Le tipologie di incendi boschivi in estate

Il bosco può essere suddiviso in una serie di strati che si distinguono per la tipologia di vegetazione che persiste su quel territorio. Dallo strato più basso, si distinguono la lettiera, costituita da tutto il materiale decomposto che scivola al suolo, lo strato erbaceo, lo strato arbustivo e, infine, lo  strato arboreo.
Il fuoco, purtroppo, può estendersi a tutti gli strati che costituiscono il bosco. In base allo strato interessato si distinguono diversi tipi di incendio, che vanno dall’ incendio sotterraneo (più profondo) all’incendio radente (superficiale) o, ancora, all’incendio di chioma o di corona.
Interventi e competenze contro gli incendi boschivi in estate
La legge quadro sugli incendi boschivi affida alle regioni la competenza in materia di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi, mentre allo Stato compete una funzione di indirizzo e coordinamento di tali attività (art. 3 L. 353/2000 “Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi”). In particolare, al DPC (Dipartimento della Protezione Civile), attraverso il COAU (Centro Operativo Aereo Unificato), è affidato il coordinamento dei mezzi della flotta aerea antincendio dello Stato resi disponibili dal Corpo Forestale dello Stato, dall’Aeronautica Militare, dall’Esercito, dai Vigili del Fuoco e dalla Marina Militare.
Alle regioni compete, innanzitutto, l’attivazione delle sale operative per consentire il coordinamento dei diversi soggetti che concorrono alla lotta agli incendi e, nel caso, all’intervento di protezione civile. Spetta, inoltre, alle regioni attivare i piani regionali di previsione, prevenzione e d’intervento aggiornati ogni anno ed elaborati su base provinciale. L’obiettivo primario di questi piani regionali è quello di ridurre le superfici boschive percorse dal fuoco. Nei piani sono definite specifiche intese e accordi con il Corpo Forestale dello Stato e con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco su base locale, oltre che con la rete del volontariato.
La prevenzione contro gli incendi boschivi in estate in Sicilia
L’attività di previsione consiste nell’individuare le aree e i periodi a rischio incendio boschivo, nonché gli indici di pericolosità elaborati sulla base di variabili climatiche e vegetazionali, la cui applicazione è fondamentale per la pianificazione degli interventi di prevenzione e di spegnimento. Le attività di previsione vengono messe in campo dal DPC e dalle regioni attraverso la rete dei centri funzionali. Il CFC (Centro Funzionale Centrale) e il Servizio Rischio Incendi Boschivi e di Interfaccia emettono giornalmente un bollettino di suscettività all’innesco degli incendi boschivi su tutto il territorio nazionale, individuando per ogni provincia tre livelli di pericolosità (bassa – media – alta).
Se la pericolosità è bassa l’evento può essere fronteggiato con i soli mezzi ordinari e senza dispiegamento di altre forze; se la pericolosità risulta media deve essere fronteggiato con una rapida ed efficiente risposta del sistema di lotta attiva; se invece la pericolosità è alta l’evento può raggiungere dimensioni tali da richiedere quasi certamente il concorso della flotta aerea statale. Le previsioni sono predisposte sulla base delle condizioni meteo climatiche, della vegetazione presente, dello stato fisico e di uso del suolo, della morfologia e dell’organizzazione del territorio.
L’attività di prevenzione consiste nel mettere in campo azioni mirate a ridurre le cause e il potenziale innesco d’incendio. Vengono, pertanto, utilizzati tutti i sistemi e i mezzi di controllo e vigilanza delle aree a rischio e in generale le tecnologie per il monitoraggio del territorio. L’attività di prevenzione si concretizza in due tipi di azioni: azioni preventive destinate al bosco, di competenza specifica delle Regioni. Vengono condotti interventi mirati nell’ambito della selvicoltura e della manutenzione e pulizia del bosco. Si punta, quindi, alla riduzione della biomassa particolarmente combustibile, alla rimozione della necromassa, all’ottenimento di soprassuoli forestali misti e ben strutturati.
Altri interventi preventivi nei confronti del bosco possono riguardare l’insediamento di specie resistenti al fuoco per ridotta infiammabilità e combustibilità (sughera, leccio, roverella, orniello, corbezzolo).
Altri ancora sono anche le azioni mirate a carico del soprassuolo, del sottobosco e dello strato erbaceo.
Non sottovalutiamo le azioni destinate alla tutela dell’uomo. In questo caso il fattore umano è di fondamentale importanza. I comportamenti scorretti dell’uomo (volontari o meno) sono infatti alla base della maggiore percentuale di incendi. Pertanto, l’azione preventiva viene condotta in diversi modi, per esempio attraverso il controllo del territorio e delle diverse attività umane, o attraverso le campagne di comunicazione, informazione e sensibilizzazione, allo scopo di educare i  cittadini alla problematica, insegnando loro i divieti, le limitazioni da osservare e le norme di buon comportamento da tenere nei boschi in caso di incendio. Un’attenzione particolare andrebbe rivolta all’informazione nelle scuole, organizzando anche incontri tra studenti ed operatori del settore.
Il quadro normativo sugli incendi boschivi in estate
La normativa che concerne gli incendi boschivi è attualmente articolata su un livello penale e uno amministrativo ed è disciplinata da una pluralità di fonti legislative: la legge quadro sugli incendi boschivi, il codice penale, la legge forestale del 1923, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e la legge istitutiva del Ministero dell’Ambiente. Con l’entrata in vigore della L. 21/11/2000, n. 353 (“Legge quadro in materia di incendi boschivi”), il legislatore ha segnato una svolta fondamentale sul fronte della repressione degli incendi boschivi, considerati tra i più gravi fenomeni delittuosi del momento, in grado di suscitare un considerevole allarme sociale presso l’opinione pubblica. La legge quadro sugli incendi boschivi, infatti, ha apportato importanti novità rispetto alla previgente disciplina giuridica. Ha imposto nuovi divieti. Ha introdotto nuove sanzioni amministrative. Ha modificato il Codice Penale, introducendo in modo specifico il reato di incendio boschivo come fattispecie penale autonoma, punita con pene molto severe.
Finalmente è diventato legge il ddl sugli ecoreati, che prevede nuove condotte, punite dal Codice Penale per chi danneggia l’ambiente e la salute pubblica, anche se la questione non è ancora del tutto chiusa, ma con l’ok definitivo alla legge cambiano connotati alcuni reati del Codice penale. 

03 Agosto 2015
L'Inchiesta Sicilia





Nota La notizia del Sisde è copiata da un articolo di Legambiente del 10 maggio 2010. 
Egregia Dott.ssa Patrizia Romano, anche lei nel club anti forestali? Ma se l'è mai chiesto come mai nonostante i sospetti del Sisde, non sono riusciti mai ad arrestare un lavoratore forestale? 
La prossima volta che copia un articolo, Le consiglio di fare come faccio io, cioè citare sempre la fonte originale, ne trarrebbe solo vantaggio, invece ha solo fatto una pessima figura.


Ecco da dove viene la notizia che non è farina del suo sacco:

Incendi boschivi









SICILIA: OGGI INCONTRO CRACOLICI-SEGRETARI CGIL, CISL E UIL PER DECIDERE LE MISURE PIÙ URGENTI INNANZITUTTO RISPETTO AI TEMI DEL LAVORO. IL CAPOGRUPPO DEL PD HA ACCOLTO L'APPELLO DELLE FORZE SINDACALI. SUL TAVOLO ANCHE LA QUESTIONE FORESTALI!


Sicilia: lunedì incontro Cracolici-segretari Cgil, Cisl e Uil



Sicilia: lunedì incontro Cracolici-segretari Cgil, Cisl e Uil“Raccolgo l’appello delle forze sindacali per un ‘patto per le riforme’ all’Ars, che coinvolga rappresentanze sociali, forze politiche e istituzioni: lunedì incontrerò i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil per decidere le misure più urgenti innanzitutto rispetto ai temi del lavoro e degli enti locali. Sarà un confronto su ciò che davvero serve per il rilancio della Sicilia, un confronto vero su temi concreti". 

Lo dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo PD all’Ars che lunedì prossimo 3 agosto alle ore 11.00 nei locali del gruppo PD nel Palazzo dei Normanni, a Palermo, incontrerà i segretari regionali Michele Pagliaro (Cgil), Mimmo Milazzo (Cisl) e Claudio Barone (Uil).

31 Luglio 2015
http://www.pdars.it/comunicati-home/item/1456-sicilia-luned%C3%AC-incontro-cracolici-segretari-cgil,-cisl-e-uil

SCOZZARELLA CODIRES: IL REINTEGRO È L'UNICA BUONA NOTA MA VA CONDANNATA LA BUROCRAZIA REGIONALE. CI ATTENDIAMO CHE IL GOVERNO REGIONALE POSSA RISPONDERE ALLE NOSTRE PROBLEMATICHE CON UNA RIFORMA DOVE VENGANO CREATI DUE CONTINGENTI: STABILIZZAZIONE E CENTOCINQUANTUNISTI




SCOZZARELLA (SEGRETARIO REGIONALE CODIRES)


«Forestali, il reintegro è l'unica buona nota ma va condannata la burocrazia regionale»





Un sospiro di sollievo per i lavoratori forestali nella misura del 20% rimasti esclusi per questo anno dal lavoro nel personale antiincendio verranno reintegrati. E' di queste ore la notizia che saranno reintegrati grazie alla delibera di giunta regionale riguardante la difesa dei livelli occupazionali e di riorganizzazione del servizio antincendio. Il segretario regionale del Codires, Enrico Scozzarella, commenta: «II responsabile del servizio 12 dell'Ispettorato forestale di Enna ha confermato che la circolare dell'Ars sulla difesa dei livelli occupazionali è pervenuta a tutte le nove provincie siciliane. Anche se dal comando forestale regionale, viene chiesto di predisporre le perizie del personale antincendio escluso dal 20% dell'art 47 della legge 7 maggio 2015 n. 9, le perizie devono poi essere inviate a Palermo per l'approvazione che porterà alla copertura finanziaria delle stesse». Scozzarella conclude «senza voler spegnere l'ottimismo di questi giorni, ritengo personalmente che un simile iter burocratico (perizie, reinvio e copertura) richiedano almeno dieci giorni di tempistica. Trovo che l'unica nota positiva in questa vicenda riguardi il fatto che questi lavoratori penalizzati dall'esclusione siano stati reintegrati, trovo di certo assurdo che lo si faccia adesso, mentre poteva essere risolta nella finanziaria del 7 maggio del 2015 con un emendamento all'articolo 47 che non avrebbe fatto emergere alcuni ostacoli e di certo non avrebbe fatto perde più di due mesi di lavoro ai forestali. L'unica nota di ottimismo è proprio il reintegro, ci attendiamo che il governo regionale possa rispondere alle nostre problematiche con una riforma di legge organica della categoria dove vengano creati due contingenti stabilizzazione e centocinquantunisti». 
MARIA LUISA SPINELLO 

02 Agosto 2015