06 dicembre 2016

REFERENDUM, IN SICILIA (E A CATANIA) IL RECORD DEI NO, L'OPPOSIZIONE: "ROSARIO CROCETTA SI DIMETTA", LUI: "NO, VOTO STRUMENTALIZZATO"


La valanga di No che ha travolto il Governo Renzi ha alimentato il dibattito politico. M5S: "Elezioni subito anche alla Regione"

di Alfredo Pecoraro
La Sicilia non ha dato a Renzi quella mano su cui sperava il premier, che in un mese era stato tre volte nell’isola a caccia di consensi alla sua riforma. Anzi. Proprio in Sicilia il risultato è stato impietoso: un milione e 600 mila isolani ha votato 'nò, pari al 71,6%, mentre il 'sì' ha raggiunto appena il 28,4% (642.980 votanti).

Solo in Sardegna è andata peggio. Un duro colpo per il Pd che si era compattato attorno al premier-segretario e per l’intera coalizione, compresa il Ncd di Angelino Alfano, che sostiene il governo di Rosario Crocetta, ora sott'assedio. Dalle opposizioni arriva immediata la richiesta di dimissioni. «Il risultato non è solo la bocciatura del governo Renzi, ma, soprattutto, del suo maggiore sponsor nell’isola: il governo del Pd e di Crocetta. Adesso dimissioni e parola ai cittadini - dicono i parlamentari regionali del M5s - C'è da rimettere una Sicilia al lavoro e non può farlo chi ha perso in maniera così sonora».

Ma il governatore non ci sta, anzi si smarca dalle polemiche. "Dimettermi? Chi lo chiede strumentalizza il voto. Credo che in Italia se c'è qualcuno che non viene scalfito dall’esito del referendum sia proprio io - replica Crocetta - Io non ho mai attaccato il fronte del 'Nò, da dirigente dem sono stato leale nei confronti del segretario del mio partito ma non penso di essere stato tra i falchi del 'sì'». Anzi, «il mio governo è stato più pluralista rispetto ad altri, nella giunta c'è un assessore che ha difeso il 'nò e io l’ho tutelato e sostenuto». Per il governatore «paradossalmente il mio governo sarebbe stato messo in discussione da pezzi della maggioranza se avesse vinto il 'sì': penso a cosa avrebbero urlato i renziani di Sicilia». Il nodo, ora, sono proprio gli equilibri tra i dem. «Io rispetto sempre tutti - avverte Crocetta - non cerco vendette con i renziani, anche se ci sono stati problemi. In questo momento non mi faccio prendere la mano». Di eventuali aggiustamenti in giunta, il governatore ne parlerà col segretario del Pd, Fausto Raciti, dopo la direzione nazionale del partito.

Tornando ai numeri referendari, spicca il dato di Palermo, qui il No ha raggiunto il 72,47%, la percentuale più alta tra i capoluoghi di Regione. Record anche per la provincia di Catania, con il No al 74,56%. Oltre il 70% anche Agrigento, Caltanissetta e Siracusa. A Lampedusa il No è schizzato al 78,42% contro il 21,58% del Sì. Un risultato sorprendente anche perché il sindaco dell’isola Giusi Nicolini (Pd), era stata scelta dal premier come testimonial dell’Italia in occasione della recente cena di commiato del presidente Usa Obama. Nicolini era stata indicata da alcuni boatos come una possibile candidata in pectore di Renzi a governatore alle regionali dell’autunno prossimo.
Alta, infine, anche l’affluenza, nonostante la Sicilia si collochi al penultimo posto (peggio solo la Calabria): 56,7%. 



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05 Dicembre 2016
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