06 febbraio 2016

RANDAZZO (CT), TRUFFA DA 15.000 EURO AD UN OPERAIO DELLA FORESTALE: DENUNCIATO UN PREGIUDICATO CATANESE


Randazzo (CT), truffa da 15.000 euro ad un operaio della forestale: denunciato un pregiudicato catanese


carabinieri1


RANDAZZO – Alla fine dell’anno scorso si era presentato in giacca e cravatta ed a bordo di un’auto di grossa cilindrata al cospetto del giovane nipote della vittima mentre questi era intento a curare i fondi agricoli, con annesse case rurali, di proprietà della madre e dello zio, insistenti in Contrada Flascio agro di Randazzo (CT). La proposta era quella di fornire a costi vantaggiosi degli impianti  fotovoltaici da installare sulle proprietà interessate. Breve consulto di famiglia e lo zio, vittima designata, incontra l’uomo in un ristorante di Contrada Murazzo Rotto, dove, ammaliato dalle proposte alquanto convenienti avanzate dall’imprenditore – che millanta amicizie e conoscenze per snellire le pratiche burocratiche e conseguire nel più breve tempo possibile le relative autorizzazioni – accetta di consegnargli, a titolo d’anticipo, ben 15.000 euro in contanti. Peccato che da quel momento in poi l’uomo faccia perdere le sue tracce. Solo grazie alla denuncia presentata dalla vittima, i Carabinieri della locale Stazione hanno potuto avviare le opportune indagini smascherando il truffatore, un pregiudicato 58enne di Catania, tradito dalla numerose SIM telefoniche utilizzate, con la quale contattava le vittime, ed il riconoscimento in foto da parte del truffato e del nipote.

03 Febbraio 2016
Sicilia Journal, Giornale online di notizie logo









SONO DISPONIBILI PRESSO LA SEDE SINDACALE DELLA UILA UIL DI BUCCHERI (SR), I MODELLI PER ESPERIRE IL TENTATIVO DI CONCILIAZIONE PER TUTTI COLORO CHE NELL’ANNO 2015 NON HANNO COMPLETATO LE GIORNATE DI GARANZIA


Ricevo e pubblico
dal Responsabile Prov.le Uila Uil Siracusa
Gianni Garfì











IL SIFUS ATTACCA L'AMMINISTRAZIONENE: HA DIMENTICATO I LAVORATORI FORESTALI


Ricevo e pubblico
dal Segretario provinciale aggiunto 
del Sifus di Enna
Domenico Raimondi


Cliccare per ingrandire

 
06 Febbraio 2016









DAL 8 AL 10 APRILE TORNA LA “LEOPOLDA SICULA”. QUEST’ANNO SI CHIAMERÀ “CAMBIAMENTI”


Ricevo e pubblico
dal Sottosegretario all'Istruzione
Davide Faraone


Dal 8 al 10 aprile torna la “Leopolda sicula”. Quest’anno si chiamerà “Cambiamenti”




Questa cosa che dice il filosofo autore di canzonette di Battiato, Manlio Sgalambro, […] che là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi, che per ogni isola vale la metafora della nave, e che quindi è destinata al naufragio, questa cosa qua, […] bella è bella, come frase filosofica da mettere in una canzonetta, ma però a me mi sembra una mezza minchiata”.

Ha ragione Giuseppe Rizzo, scrittore isolano come noi, autore di queste frasi. Ha ragione a dire che dobbiamo dire basta alle “mezze minchiate” romantiche di un autonomismo da strapazzo, usato alla buona per giustificare e mantenere privilegi, sprechi, condotte incancrenite e rendite di posizione. È arrivato, per la nostra regione, il momento dell’azione, il momento della reazione. L’ora del cambiamento, reale e duraturo.

A dire il vero per molti siciliani quel momento è arrivato già da un po’. L’anno scorso sono state oltre seimila le persone registrate all’evento “Sicilia 2.0”, un unicum nella storia del nostro territorio. La più grande manifestazione democratica degli ultimi tempi che ha coinvolto personaggi illustri, esponenti della società civile, uomini politici e semplici cittadini, tutti insieme per un obiettivo comune: vedere una Sicilia libera da lacci e costrizioni, una Sicilia in cui crescita e sviluppo siano parole del linguaggio quotidiano e non desideri irrealizzabili. E la “Leopolda sicula” torna anche quest’anno, tre giorni – dal 8 al 10 di aprile – di intenso dibattito, di idee, di fantasia e immaginazione al potere. Di visioni di mondi impossibili che diventano possibili se c’è la voglia e la forza di impegnarsi concretamente.

Vogliamo una Sicilia senza etichette. Le etichette informano sul prodotto ma allo stesso tempo lo nascondono. E alla fine si finisce per credere di più a quello che c’è scritto sopra che non a ciò che è contenuto all’interno. Via l’etichetta dell’antimafia da chi la usa per accreditarsi nella società civile e fare il proprio sporco interesse. Via l’etichetta dell’ambientalismo da chi lo agita come totem ideologico per contrastare il progresso, anche quello ecosostenibile. Via l’etichetta dello specialismo da chi lo impiega per imbandire le tavole di pochi per lasciare a secco i più. Via l’etichetta del lavoro da chi lo utilizza per creare e conservare “posti” e assistenzialismo senza pensare in termini produttivi. Per tornare a Giuseppe Rizzo, radiamo al suolo la nostra isola e ricominciamo da capo piantando semi che attecchiscano su un terreno, come è il nostro, ricco di risorse naturali.

E facciamolo tutti. Tutti quelli che ci vogliono stare. Come disse Matteo Renzi durante il discorso della vittoria dopo le primarie per diventare segretario del Pd, “non serve avere una tessera di partito per avere una buona idea. Non dobbiamo più vedere respingere chi sta fuori”. Il tesseramento al Pd non è un’iscrizione riservata in un club di iniziati. Bisogna aprire le porte per intercettare tutte le energie positive.

E mentre i titoli a tutta pagina dei giornali degli ultimi giorni inseguono fantasmi del passato, fatti tornare in vita da una minoranza che ha bisogno di un nemico per testimoniare un’esistenza, ci sono nuove forze, altamente qualificate che vogliono portare il loro contributo per un’isola e un Paese migliore. A Palermo, per esempio, un gruppo di dottorandi, assegnisti, ricercatori precari, da tempo chiedevano di aderire al Pd. Lo hanno fatto, avviando un circolo: tra le migliori menti del territorio, insieme, per evidenziare storture e costruire soluzioni. Idee fresche, attuali e all’avanguardia. E invece da giorni non si fa altro che parlare con apprensione del redivivo Cuffaro. Addirittura la lista dei terrorizzati dall’invasione cuffariana annovera anche Crisafulli, che l’ex presidente della regione è andato a trovarlo in carcere. Tra le fila della “resistenza” ci sono quelli che ci guidavano quando perdevamo 61 a 0 e che dell’essere minoranza hanno fatto una ragione di vita. Quelli che hanno bisogno di un nemico – Berlusconi, Cuffaro – per esistere. Io Cuffaro in vita mia non l’ho mai incontrato. Non attribuisco un valore morale a questo fatto. È una questione generazionale. Per  me è come se fosse un ex giocatore di calcio, prendete Gianluca Vialli, che oggi commenta le partite in tv. Ecco io lo vedo così. Cuffaro è uno spauracchio usato da quelli che hanno paura di un Pd allargato, gli stessi che respingevano gli elettori ai gazebo alle primarie aperte.

Parliamo per categorie politiche, storiche, lessicali che ormai non hanno più ragione di esistere. Tempi andati. Negli stessi anni in cui Cuffaro presiedeva la Regione, io e altre ragazze e ragazzi riaprivamo una sezione dei Ds in una borgata periferica di Palermo, raccoglievamo firme tra i cittadini per realizzare un parco giochi e per non far chiudere una delegazione municipale. Facevamo piccole lotte, piccoli passi, piccoli cambiamenti. Oggi governiamo il Paese. Le rivoluzioni, quelle da tutto e subito, alzano polveroni e poi, quando tutto è sedimentato, lasciano il deserto. È per questo motivo che la seconda edizione di Sicilia 2.0 - un evento, come l’anno scorso, senza bandiere partitiche, ma aperto alle idee e ai contributi di chi vorrà farsi avanti – si chiamerà “Cambiamenti”. Un nome semplice, perché semplice è lo sforzo che ciascuno di noi può fare per disegnare nuove strade per la Sicilia. Ma ci vuole coraggio, ci vuole determinazione, ci vuole passione. 

Il Pd ha cambiato veste ed è oggi un partito maggioritario. Che beneficia di apporti nuovi, magari insoliti, ma sempre costruttivi. Sul palco di Sicilia 2.0 l’anno scorso hanno avuto modo di dire la propria e portare un contributo notevole personaggi come Giuseppe Cimarosa, che ha preso le distanze da un modello familiare, quello dei Messina Denaro, opprimente e insano. Personaggi come il regista Paolo Bianchini, che lavorano ogni giorno per un’isola culla dell’accoglienza e del rispetto dell’altro. Personaggi come Maurizio Zamparini, che vedono nella nostra regione un luogo su cui investire per creare condizioni di sviluppo.


Possiamo essere i protagonisti del cambiamento, quelli che tagliano le tasse, che creano le occasioni di sviluppo, che puntano sul merito, che mettono al centro i giovani e le eccellenze della nostra terra. Quelli che, avendo come riferimenti Pio la Torre e Piersanti Mattarella, mettono al centro la legalità, quella vera, lontanissima dai professionisti dell'antimafia e da chi a sinistra e nelle istituzioni, con la mazzetta di giornali sotto il braccio e pronto a “dettare la linea” in nome di una presunta superiorità morale, ne ha tratto vantaggi e benefici. Possiamo essere quelli che fanno la differenza. Dobbiamo avere coraggio. 

https://cambiamentidavidefaraone.wordpress.com/2016/02/05/dallotto-al-dieci-aprile-torna-la-leopolda-sicula-questanno-cambiamenti/








IL MAB SICILIA INVITA I LAVORATORI AIB AD ATTIVARSI A FARE PERVENIRE AI PROPRI SINDACI LA RICHIESTA DI UTILIZZO NEI COMUNI. ECCO LE BOZZE


Ricevo e pubblico
dal Coordinatore Mab Sicilia
Piero Margiotta


Il Mab Sicilia invita i lavoratori aib ad attivarsi a fare pervenire ai propri sindaci la richiesta di utilizzo nei comuni


Quì sotto trovate le due bozze:

1) Richiesta del MAB inviata al Sindaco di Corleone
2) Lettera del Sindaco che ha inviato al Governo 















05 febbraio 2016

FORESTALI E CONSORZI DI BONIFICA. I LAVORI IN COMMISSIONE BILANCIO: L'ATTIVITÀ FORESTALE COSTERÀ ALLA SICILIA BEN 123 MILIONI DI EURO


A breve, tra l' 8 e il 9 febbraio, è previsto invece l'esame della Finanziaria

Forestali e consorzi di bonifica 
I lavori in commissione Bilancio 

L'attività forestale costerà alla Sicilia ben 123 milioni di euro 




PALERMO - La commissione Bilancio dell'Ars ha approvato una risoluzione con la quale si impegna la Giunta Crocetta a dare avvio entro il prossimo 10 aprile alle attività del corpo Forestale ed entro il 15 giugno al Servizio antincendio. E' stata infatti trovata la copertura finanziaria con una delibera del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che risale al 2015 e che rende disponibili 38 milioni di euro che serviranno per finanziare i progetti, mentre altri 85 milioni di euro sono stati recuperati da precedenti accantonamenti. In totale quindi la forestale in Sicilia costerà 123 milioni di euro. Nessuna soluzione invece è stata trovata per i consorzi di bonifica perché non sono giunti i documenti che erano stati richiesti. In particolare, la commissione Bilancio aveva chiesto di visionare i bilanci consuntivi del 2014, la chiusura di cassa del 2015 e il preventivo del 2016. Il presidente della seconda commissione Vincenzo Vinciullo ha detto che "tali documenti sono necessari per definire la norma in finanziaria", ma ha anche aggiunto che "è stata trovata la copertura finanziaria per gli stipendi di ottobre, novembre e dicembre 2015". La Commissione nei prossimi giorni prevede di ascoltare i rappresentanti dei lavoratori dei comuni in dissesto, i rappresentanti di Ance Sicilia, l'Anci e i produttori agricoli. "L'esame della finanziaria in commissione dovrebbe iniziare tra 1'8 e il 9 mattina - ha confermato Vinciullo faremo il possibile per rispettare i tempi e mandarla in Aula il 12".

Consorzi di bonifica: 
 non sono giunti
 in commissione 
 i documenti richiesti



05 Febbraio 2016



Notizia correlata:










LAVORO: L’UGL INCONTRA L’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA CRACOLICI, PER MESSINA, “NUOVO APPROCCIO CHE LASCIA BEN SPERARE”


Lavoro: l’Ugl incontra l’Assessore all’Agricoltura Cracolici, per Messina, “nuovo approccio che lascia ben sperare”



"È un nuovo approccio alle relazioni sindacali che lascia ben sperare per un confronto aperto e proficuo sui grandi temi che interessano una vasta platea di lavoratori e precari in Sicilia".
Ad affermarlo Giuseppe Messina, Responsabile dell'Ugl Sicilia a margine dell'incontro cordiale e proficuo con l'assessore all'agricoltura, Antonello Cracolici.
Uno scambio di vedute sui temi caldi dei forestali, degli operai della meccanizzazione agricola, della riforma degli enti sottoposti alla vigilanza dell'assessorato regionale all'agricoltura, del riordino dei Consorzi di bonifica, del rilancio della pesca.
"C'è la consapevolezza che il quadro finanziario della Regione siciliana non permetta grandi margini di manovra - aggiunge il sindacalista - ma è pur vero che la scommessa si gioca sulla capacità di 'aggredire' le risorse comunitarie con progetti presentati per tempo e l'utilizzo del personale in maniera efficace ed efficiente in una politica di riassetto del territorio che prevenga il dissesto e prepari nuove professionalità al sostegno delle politiche ambientali".
"L'assessore Cracolici ha dato la sua disponibilità a dialogare col sindacato - conclude Messina - per valutare i possibili percorsi attuabili. Un importante segno di distensione che va colto positivamente per gestire al meglio le criticità e la salvaguardia dei posti di lavoro".


05 Febbraio 2016
http://uglsicilianotizie.blogspot.it/2016/02/lavoro-lugl-incontra-lassessore.html

 







FORESTALI: SE CROCETTA E L’ARS SBLOCCHERANNO IL TURN OVER, ROMA BLOCCHERÀ I 500 MILIONI DI EURO…


Forestali: se Crocetta e l’Ars sbloccheranno il turn over, Roma bloccherà i 500 milioni di Euro…





Manfredi Mosca


La verità è che il blocco del turn over per i 23 mila operai della Forestale è stato chiesto dall’INPS (che risparmierà un sacco di soldi). E’ stato fatto proprio da Renzi. Ed è stato inserito nella manovra economica e finanziaria 2016 dall’assessore Baccei. Il presidente della Regione e i parlamentari della maggioranza di centrosinistra si opporranno? E da quando non calano la testa a Roma? Tra l’altro, se si opporranno il governo nazionale taglierà i viveri alla Regione


Sui 23 mila operai della Forestale della Sicilia arrivano notizie controverse. Il governo di Rosario Crocetta annuncia di aver revocato il blocco del turn over inserito nel disegno di legge di stabilità (in pratica, nella manovra di Bilancio e Finanziaria che la commissione Bilancio e Finanze dell’Ars dovrebbe iniziare ad esaminare lunedì prossimo).

Le notizie in nostro possesso sono invece completamente diverse. Vediamo che sta succedendo. 

Intanto va detto che gli operai della Forestale della Sicilia li paga in parte la Regione siciliana e in parte l’INPS. La Regione paga i circa 23 mia operai per il lavoro svolto: 78 giornate lavorative a chi lavora 78 giorni, 101 a chi lavora 101 giorni e 151 giornate lavorative a chi lavora 151 giorni. Nei mesi in cui gli operai non lavorano interviene l’INPS. Che poi deve anche pagare le pensioni, a seconda, naturalmente, dei contributi versati da ogni lavoratore.

La notizia in nostro possesso è che l’INPS non ha più alcuna intenzione di continuare a pagare gli operai della Forestale siciliana con il turn over. 

Se ne deduce che, per gli operai della Forestale siciliana, ci sono due problemi: i fondi regionali per la parte che riguarda la Regione; e i fondi che dovrebbe approntare l’INPS.

Nel disegno di legge presentato dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei – e non dal presidente della Regione, Rosario Crocetta, dal momento che il presidente del Consiglio, Renzi, ha commissariato i conti economici della Sicilia proprio imponendo Baccei alla guida dell’assessorato all’Economia – c’è scritto a chiare lettere che il turn over degli operai della Forestale deve essere bloccato.

Che significa questo? Che chi oggi lavora per 78 giorni (e parliamo della gran maggioranza degli operai della Forestale) resterà tale per tutta la vita. Idem per chi lavora 101 giornate.

Di fatto, il governo nazionale sta costringendo il Parlamento siciliano a introdurre, in modo surrettizio, un ruolo unico ad esaurimento con il blocco delle retribuzioni. Questo farà risparmiare soldi alla Regione e, soprattutto, all’INPS. 

A noi risulta che sia Crocetta, sia i parlamentari di Sala d’Ercole (quelli della maggioranza sicuro, forse anche quelli di centrodestra, dei grillini non sappiamo) vorrebbero eliminare il blocco del turn over. Ma è un annuncio: uno dei tanti annunci del governo Crocetta.

Il dato certo è che, finora, il Parlamento siciliano – anche se a maggioranza – ha sempre fatto quello che Baccei ha ‘ordinato’ di fare. E ci sembra molto difficile che Crocetta, i parlamentari di Sala d’Ercole del PD e, in generale, di centrosinistra si opporranno all’assessore all’Economia. Per un motivo semplice: perché fino ad oggi Crocetta, i parlamentari del PD e quelli di centrosinistra hanno avuto, rispetto al governo Renzi, un’autonomia di giudizio e di azione pari a zero. 

Di più: questa volta lo strumento di ‘ritorsione’ che il governo nazionale utilizzerà per richiamare all’ordine Crocetta e il PD non è solo la minaccia di sciogliere il Parlamento dell’Isola, ma il blocco dei 500 milioni di Euro che lo Stato deve ancora alla Regione siciliana.

Sugli altri giornali leggiamo che con il blocco del turn over degli operai della Forestale si sarebbero risparmiati 5 milioni di Euro. E’ una stima in difetto, che in ogni caso riguarda solo i conti della Regione. Il blocco del tur over, infatti, farebbe risparmiare un sacco di soldi anche all’INPS.

Come finirà? Fino ad ora, lo ribadiamo, l’unica cosa che ha saputo fare Crocetta è smentire se stesso. Non c’è un solo punto importante del suo programma di governo che il presidente della Regione non si sia messo sotto i piedi.

Aveva promesso di opporsi al MUOS di Niscemi e non l’ha fatto.

Aveva promesso l’acqua pubblica e la sta lasciando nelle mani dei privati.

Per non parlare del dimezzamento della propria indennità: promessa annunciata in modo ‘solenne’ nell’Arena di Giletti e mai attuata.

E che dire dei rifiuti? Il governo Renzi ha annunciato di voler realizzare in Sicilia due mega inceneritori di rifiuti. Crocetta prima ha risposto che si sarebbe opposto. Ha detto addirittura che la Regione, su tale materia, non prende ordini da nessuno. Poi ha mandato la vice presidente della Regione, Mariella Lo Bello, a Roma, con il compito di dire “sì” a Renzi.

Morale: in Sicilia si farà quello che dice Renzi: si realizzeranno due inceneritori, per la gioia di chi li realizzerà, guadagnando una barca di soldi.

Insomma, con il governo Crocetta siamo ormai alle scene fantozziane. 

Non va meglio con il PD. In questi anni il governo Renzi ha scippato un sacco di soldi alla Regione. E ha imposto a Crocetta un accordo-capestro che ha fatto perdere alla Regione siciliana circa 5 miliardi di Euro. Ebbene, l’unico esponente di spicco del PD che ha avuto il coraggio di parlare è stato l’ex assessore Franco Piro, che a Crocetta, su questo “accordo sciagurato” (la definizione è dello stesso Piro) gliene ha dette di tutti i colori.

Tutti gli altri – dal segretario regionale, Fausto Raciti, ai parlamentari del PD sono rimasti zitti. Anzi, come si dice dalle nostre parti, “allineati & coperti”. Nella speranza di conservare lo scranno parlamentare.

Come si può notare, politici di grandi contenuti ideali, i deputati di Sala d’Ercole del PD. Idealisti impenitenti…

Cosa si possono aspettare i 23 mila operai della Forestale da Crocetta e dai parlamentari regionali del PD? Secondo noi solo chiacchiere mescolate con il nulla. Figuriamoci se questi hanno la determinazione e la forza per opporsi a Renzi e a Baccei…

05 Febbraio 2016
 








SBLOCCO DELL’AGGIORNAMENTO DELLE GRADUATORIE E REVOCA DEL TURNOVER, MENTRE SUGLI ARRETRATI CONTRATTUALI RITENUTI ILLEGITTIMI E CHE GLI OPERAI DOVREBBERO RESTITUIRE, AL MOMENTO È TUTTO CONGELATO


REGIONE

Forestali, graduatorie sbloccate
Aumenteranno le giornate di lavoro


Il governo ha annunciato la revoca del blocco del turn over inserito in Finanziaria, che avrebbe consentito un risparmio di circa 5 milioni ma avrebbe eliminato le progressioni di carriera


forestali, Sicilia, In Sicilia così


di Riccardo Vescovo

PALERMO. Sono bastati i primi venti di protesta per far ammorbidire la linea del governo sui forestali: si è così sbloccato l’aggiornamento delle graduatorie, che consentirà agli operai di aumentare le giornate di lavoro, mentre sugli arretrati contrattuali ritenuti illegittimi e che gli operai dovrebbero restituire, al momento è tutto congelato.

Il governo ha anzi tagliato corto annunciando la revoca del blocco del turn over inserito in Finanziaria, che avrebbe consentito un risparmio immediato di circa 5 milioni ma che avrebbe fatto svanire il sogno dei forestali di ottenere delle progressioni di carriera.

I forestali sono divisi in quattro fasce: un migliaio sono a tempo indeterminato, poi ci sono quelli che svolgono 151 giornate l’anno, quelli che ne fanno 101 e infine il gruppo più numeroso che ne svolge 78. Ogni volta che un lavoratore viene cancellato da un bacino, viene sostituito da chi è primo in graduatoria nel bacino inferiore. E si procede a scalare. Per cui ad esempio se un dipendente a tempo indeterminato va in pensione, un precario che svolge 151 giornate l’anno viene assunto. Al suo posto subentra un lavoratore con 101 giornate e così via.

Alla fine dunque a prescindere da chi va in pensione, si libererà un posto tra chi svolge 78 giornate. Questo meccanismo sarebbe stato bloccato se approvato in Finanziaria e dunque il risparmio sulle giornate sarebbe stato maggiore.

Nel frattempo gli uffici provinciali del Lavoro avevano anticipato i tempi: considerato che per quest’anno il turn over rischiava di scomparire, avevano congelato l’aggiornamento delle graduatorie posticipandolo a dopo l’approvazione della Finanziaria.

I sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno però incontrato i direttori degli uffici provinciali del Lavoro e l’assessore Gianluca Miccichè riuscendo a evitare il blocco. L’assessore ha promesso che entro il 15 febbraio le graduatorie saranno aggiornate. A questo punto ammesso che in Finanziaria venga approvato lo stop al turn over, gli effetti della riforma – che si traducono in un risparmio stimato di circa 5 milioni - slitterebbero di almeno un anno.

05 Febbraio 2016
Giornale di Sicilia









COMUNICATO STAMPA DEL SI.F.U.S. IL SEGRETARIO REGIONALE, GIUSEPPE FIORE: ECCO COSA BOLLE IN PENTOLA PER IL 2016


Ricevo e pubblico
dal Segretario regionale aggiunto del Sifus
Giuseppe Fiore


Comunicato stampa Si.F.U.S.




Colleghi forestali, dopo estenuanti incontri e telefonate, siamo riusciti a capire cosa bolle in pentola per il 2016:

- stipendi non riscossi nel 2015, accertato l'iter farraginoso, per rendere nuovamente disponibili le somme del 2015 presenti nelle casse della regione, si presume che gli emonumenti pregressi verranno pagati i primi di marzo;
- avviamenti 2016, non appena il bilancio 2016 sarà operativo, in previsione, gli avviamenti per la manutenzione dovrebbero partire entro la metà di aprile. Per l'antincendio entro il 15 giugno;
- risorse 2016, si partirà con una quota parte delle risorse che servono per raggiungere le garanzie occupazionali, cioè 78-101-151, la rimanente parte sarà vincolata ad accordi Stato-Regione.
- negatività attuale, all' art.13 ddl 1133 (disposizioni di contenimento della spesa nel settore forestale) il governo regionale vorrebbe inserire nella prossima finanziaria il blocco del turnover, ossia il blocco al passaggio al contingente superiore;
- il governo regionale sta lavorando ad una futura riforma di tutto il comparto forestale, per cambiare tutto e non cambiare nulla, rendendoci precari a vita. 


Sulla base delle informazioni ricevute, il Sifus è contrario ai ritardi dei pagamenti, al blocco del turnover e alla riforma che il governo ha messo in cantiere.
A breve il Sifus rilancerà con il ddl 104/2013 sulla stabilizzazione e (se ci sarà la presenza e la collaborazione dei colleghi) tenterà di fermare i progetti del Governo, che mirano a togliere dignità e speranza a noi forestali. 
Giuseppe Fiore








MERCOLEDI' 17 FEBBRAIO A MALOTO, FRAZIONE DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO, ASSEMBLEA DEI LAVORATORI FORESTALI CON GLI AVVOCATI DELL'UGL CONVENZIONATI


Ricevo e pubblico
dal Segretario regionale
Ugl Forestali 
Franco Arena













LA COMMISSIONE BILANCIO IMPEGNA LA GIUNTA AD AVVIARE AL LAVORO ENTRO IL 10 APRILE I BRACCIANTI DELLA FORESTALE; ENTRO IL 15 GIUGNO GLI ADDETTI ALL'ANTINCENDIO. FORZA ITALIA INVECE NELLA MANOVRA ALTERNATIVA, HA INSERITO ANCHE L'AUMENTO DELLE GIORNATE DI LAVORO DEGLI STAGIONALI PER LA MANUTENZIONE DELLE RETI


ARS: FORZA ITALIA PRESENTA UNA MANOVRA DI BILANCIO ALTERNATIVA A QUELLA DEL GOVERNO REGIONALE

Tagli a sprechi ed enti, fondi a imprese e lavoratori 




LILLO MICELI 
PALERMO. Sono diverse centinaia gli emendamenti presentati in commissione Bilancio da tutte le forze politiche dell'Ars al bilancio di previsione per il 2016 e al disegno di legge di stabilità. Il gruppo parlamentare di Forza Italia ha presentato un disegno di legge - una vera e propria manovra alternativa - che mira ad eliminare gli lacp, affidando le competenze ai Comuni; l'Ente di sviluppo agricolo (Esa), nominando un dirigente regionale come commissario liquidatore; e a porre in liquidazione Riscossione Sicilia, che matura costi piuttosto che riscuotere tributi, e dare così ossigeno alle esangui casse regionali. Intanto la commissione Bilancio, presieduta da Vincenzo Vinciullo, ha approvato una risoluzione che impegna la giunta ad avviare al lavoro, entro il 10 aprile, i braccianti della forestale; entro il 15 giugno gli addetti all'antincendio. Il disegno di legge targato Forza Italia, sempre nell'ambito di contenimento della spesa, prevede un tetto massimo di 120 mila euro lordi all'anno per i dirigenti generali della Regione, ma anche di tutti gli enti collegati e vigilati, nonché l'allineamento anche delle pensioni di reversibilità, superiori a 40 mila euro, a quelle dello Stato, così come è stato già fatto per gli altri trattamenti pensionistici dei dipendenti regionali. 11 disegno di legge è stato illustrato, ieri, dal capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone, dal vice capogruppo Vincenzo Figuccia e da Francesco Rinaldi. La proposta di Forza Italia prevede anche il taglio del 5% degli incarichi nella sanità, il riconoscimento dell'85% del minimo tabellare ai dipendenti dei consorzi di bonifica con la conseguente riduzione da 50 a 40 milioni dei fondi destinati agli enti, poi implementati di 10 milioni dai proventi per i canoni irrigui, l'aumento delle giornate di lavoro degli stagionali per la manutenzione delle reti grazie all'utilizzo di 20 milioni recuperabili dalla legge 114 del 2015, «perché 51 giornate non sono un lavoro, ma assistenzialismo». Inoltre, è prevista la soppressione, entro il prossimo 31 luglio, di tutti gli enti ritenuti inutili o addirittura dannosi. Pena la decadenza dei commissari liquidatori. Con un'apposita norma si garantisce ai Comuni il mantenimento del livello dei finanziamenti erogati nel 2015, recuperando parte delle risorse dal Fondo pensioni della Regione che saranno anticipate agli enti locali per spese d'investimento a un tasso dell'l,5% e da restituire entro cinque anni. Ed ancora, il disegno di legge di Forza Italia propone la costituzione di un fondo di rotazione, con una dotazione iniziale di 15 milioni, da cui i Comuni potranno attingere per la progettazione a valere sui bandi comunitari e, in caso di mancato rientro, la cifra sarà recuperata dai trasferimenti regionali: fonte di finanziamento, il cosiddetto contributo di solidarietà per le pensioni d'oro. A sostegno dell'agrumicoltura, è previsto un indennizzo agli imprenditori per il ritiro delle produzioni invendute, utilizzando fondi residui della legge 499 del '99, che riguarda la riorganizzazione aziendale e quindi Bruxelles non potrebbe considerare il contributo come "aiuto di Stato". A sostegno della povertà, Forza Italia prevede il finanziamento dei cantieri di lavoro. Per Figuccia, bisognerà rivedere i vitalizi degli ex deputati dell'Ars, mentre Rinaldi ha rilevato che nella finanziaria presentata dal governo ci sono parecchie norme che non avrebbero alcuna attinenza con il disegno di legge di stabilità e che dovrebbero essere stralciate. «Come, per esempio - ha detto Rinaldi - i fondi destinanti alle coop edilizie che non possono essere spesi perché i Comuni dovrebbero espropriare i terreni su cui costruire i nuovi edifici. Sarebbe più semplice consentire l'acquisto, a chi ne ha titolo, di appartamenti già costruiti. Per la Regione, che paga una parte degli interessi, non cambierebbe nulla». Alcuni emendamenti per le imprese sono stati presentati dal capogruppo del Pse all'Ars (ex Megafono), Giovanni Di Giacinto, che vorrebbe destinare 50 milioni di euro alla promozione d'impresa; 30 milioni ad Ircac e Crias più un fondo di garanzia per le Pmi presso l'irfis.

04 Febbraio 2016








PALERMO. IL SINDACATO AVVIA LE VERTENZE PER IL RECUPERO DELLE GIORNATE NON LAVORATE NEL 2015


Dalla pagina facebook
della Flai Cgil Palermo










LA CRISI DELLA SICILIA È ORMAI GENERALE, SISTEMICA. MA OGNI CATEGORIA SOCIALE ED ECONOMICA PROTESTA PER I FATTI PROPRI. I FORESTALI VANNO DA UNA PARTE. I DIPENDENTI DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE VANNO PER PROPRIO CONTO. STESSO DISCORSO VALE PER TUTTI GLI ALTRI


La Sicilia che affonda: Crocetta è il presidente della Regione o fa finta di esserlo? Mandiamolo a casa





Acqua, rifiuti, Muos, agricoltura, artigianato, formazione professionale, politiche del lavoro, Comuni, ex Province: i disastri provocati del governo Crocetta ormai non si contano più. Inutile prendersela con un non presidente della Regione buono solo per calare la testa a Roma. Il problema siamo anche noi Siciliani che non riusciamo a organizzare una protesta corale per mandare a casa questo personaggio e un Parlamento siciliano che non riesce nemmeno a difendere le leggi che approva davanti la Corte Costituzionale – Aggiornamento: il papocchio dell’assessore Pistorio in materia di appalti…

L’ultima puntata di un serial che sembra infinito è andata in scena ieri a Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano: i vertici dell’ENI sono arrivati a Palermo per discutere del futuro di Gela (leggere il rilancio dell’industria in questa città dopo la chiusura della raffineria), ma lui, Rosario Crocetta (peraltro ex sindaco di Gela), non si è presentato. Forse ormai si è abituato alla propria assenza.

Perché, a volerla dire tutta, la Sicilia non ha mai conosciuto un presidente della Regione più assente di questo personaggio.

Alcuni osservatori sostengono che il suo, ormai, è un meccanismo di difesa: più parla, più diventa meno credibile. Perché – spiegano sempre questi osservatori – avendo rigorosamente tradito quasi tutti gli impegni assunti durante la campagna elettorale dell’estate del 2012, meno parla, meglio è.

Non sappiamo se questa possa essere una giustificazione. Ma non si può non osservare lo spettacolo incredibile al quale assistiamo in questi ultimi mesi.

Il presidente di una Regione, per definizione, segue le cose più importanti dell’Amministrazione. E accompagna i propri assessori per dare forza e autorevolezza alle scelte amministrative. In Sicilia assistiamo invece a qualcosa di incredibile.

Da quando si è insediato l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, il presidente della Regione è stato praticamente esautorato in una materia che dovrebbe essere lui a gestire, e non un assessore, peraltro non siciliano! I rapporti finanziari tra Stato e Regione, per definizione, li gestisce il presidente della Regione. Invece Crocetta non viene nemmeno interpellato. E non dice nulla. Subisce e sta zitto.

L’assessore Baccei convoca le conferenza stampa, parla con i giornalisti. Illustra le linee del governo. Fa, insomma quello che dovrebbe fare il presidente della Regione. Anzi, fa di più: tratta con il governo nazionale – del quale è diretta promanazione, con un mostruoso conflitto di interessi politico – su questioni che riguardano la Sicilia. E’ stato Baccei, nei mesi scorsi, a comunicare ai giornalisti, nel corso di una conferenza stampa, che l’articolo 37 dello Statuto siciliano è “di difficile applicazione”. E che l’articolo 36 va smantellato.

Su questi fatti gravissimi, annunciati da un personaggio – Baccei – che nessuno in Sicilia ha eletto, il presidente Crocetta non ha trovato nulla da dire. Il fatto politico diventa ancora più grave se si pensa che Baccei è stato nominato da Crocetta su indicazione di Renzi. E che agisce per conto di un Presidente del Consiglio – lo stesso Renzi – che non ha alle spalle un mandato parlamentare.

Perché Renzi, lo ricordiamo, non è nemmeno parlamentare della Repubblica. 

Da dove trae, Renzi, la legittimazione a governare l’Italia? Da un Parlamento di ‘nominati’ che è stato, di fatto, delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale nota come Porcellum. 

Riassumendo, possiamo dire che Renzi – che non è nemmeno parlamentare – guida il governo del nostro Paese grazie al voto di un Parlamento delegittimato. Da Presidente del Consiglio impone al presidente della Regione siciliana – con pressioni politiche – il signor Baccei come assessore regionale all’Economia. Il signor Baccei – che non ha alcuna legittimazione, se non la nomina di Crocetta, ‘decide’ la sorte di due articoli finanziari dello Statuto siciliano: l’articolo 36, dice Baccei, va sbaraccato; l’articolo 37 va applicato al ribasso.

Quindi, se ci riflettiamo, lo Statuto autonomistico siciliano – che è ‘costituzionalizzato’ e che in parte non è stato applicato – dovrebbe adesso essere in parte sbaraccato (articolo 36) e in parte ulteriormente sminuito (applicazione al ribasso dell’articolo 37) da due soggetti – Renzi e Baccei – che non hanno alcuna legittimazione popolare. 

Il tutto sotto gli occhi di un Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che è siciliano; e di un presidente del Senato, Piero Grasso (la seconda carica dello Stato, secondo la nostra Costituzione), anche lui siciliano!

Il tutto con il silenzio del nostro presidente della Regione, Rosario Crocetta, che trova tutto questo normale.

Proviamo ad elencare i danni che ha prodotto questo signore? In campagna elettorale aveva detto che avrebbe lottato contro il MUOS di Niscemi. Dopo che è stato eletto ha affermato che il MUOS “è uno strumento di pace”…

A difendere i Siciliani dagli effetti nefasti del MUOS è la magistratura, non il governo regionale. Questa è una considerazione oggettiva. Che, piaccia o no a chi delegittima la magistratura, dà addirittura ragione a Magistratura democratica, che negli anni ’70 del secolo passato sosteneva che la magistratura, là dove le condizioni l’avessero richiesto, avrebbe potuto e dovuto sostituirsi alla politica.

Di fatto, è quello che sta succedendo con il MUOS a causa dei don Abbondi del governo regionale…

Rosario Crocetta aveva promesso il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Ha fatto poco o nulla per fare in modo che il Parlamento siciliano approvasse una legge per il ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico. Sala d’Ercole ha approvato lo stesso una legge forse un po’ confusa: ma con il chiaro obiettivo di tornare alla gestione pubblica dell’acqua.

Anche su questo fronte abbiamo assistito – e continuiamo ad assistere – a qualcosa d’incredibile. Un assessore regionale con delega alla gestione dell’acqua – la signora Vania Contraffatto – che nessuno ha eletto, ma che, come Baccei, è stata imposta al governo siciliano dal PD di Renzi, dice al Parlamento siciliano che è sbagliato approvare la legge.

La legge viene approvata dall’Ars. Ma non viene applicata. Perché il governo regionale – in questo caso il presidente della Regione, perché è lui che firma e pubblica le leggi regionali – aspetta il ‘giudizio’ del governo nazionale.

In realtà, quello del governo nazionale non è un ‘giudizio’, ma un ‘parere’ sulla costituzionalità della legge approvata dal Parlamento siciliano. Palazzo Chigi, su questa e su tutte le altre materie, non è la ‘Cassazione’. Sulla costituzionalità delle leggi si pronuncia la Corte Costituzionale e non il governo del nostro Paese!
Il governo nazionale – che ormai si è sostituito all’Ufficio del Commissario dello Stato (ancora ‘complimenti’ agli autori di questo papocchio: grandi ‘giuristi’…) – dice che la legge sull’acqua pubblica approvata dal Parlamento siciliano sarebbe “incostituzionale”. E’ un suo parere.

Che fa il governo Crocetta di fronte alla presa di posizione di Roma? Decide di non difendere le ragioni del Parlamento siciliano e di dare per buona – perché di fatto è quello sta succedendo – la tesi del governo Renzi, secondo il quale la legge siciliana sull’acqua pubblica sarebbe incostituzionale.

Insomma: un governo nazionale presieduto da un personaggio che nessuno ha mai eletto – Renzi – sostiene che una legge approvata dal Parlamento siciliano (composto, piaccia o no, da 90 deputati eletti dal popolo) sarebbe incostituzionale. Con il governo siciliano che umilia il Parlamento dell’Isola e dice a Roma: “Avete ragione voi”. 

E chi è che comunica ai parlamentari siciliani che il governo regionale non chiederà alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sulla legge siciliana sull’acqua pubblica? La signora Contraffatto, assessore regionale che nessuno, in Sicilia, ha mai eletto!

Dunque la parola di questa signora – nominata dal signor Crocetta – vale molto di più di una legge approvata dal Parlamento siciliano. Il presidente dell’Ars e i vice presidenti del Parlamento siciliano non hanno nulla da dire?

Dunque la parola di questa signora vale molto di più del risultato del referendum sull’acqua, quando gl’italiani si sono pronunciati in favore della gestione pubblica dell’acqua.  

Il vero problema, però, è Crocetta, questo non-presidente della Regione. Certo, la maggioranza di centrosinistra ha le proprie responsabilità. Certo, il PD siciliano ha le proprie responsabilità.

Ma chi dovrebbe difendere la Sicilia e non lo sta facendo è il presidente della Regione. 

Dobbiamo ricordare la storia delle trivelle nel Mediterraneo? La Sicilia è l’unica Regione del nostro Paese, toccata da questo gravissimo problema, a non aver presentato ricorso presso la Consulta. Interessi di partito, visto che Crocetta è del PD? Non esiste. Anche altri presidenti di Regione sono del PD. Ma hanno presentato lo stesso il ricorso. Perché prima vengono gli interessi della gente, poi gli affari, detti anche interessi di partito. Per il signor Crocetta, invece, funziona al contrario.

Il discorso potrebbe continuare con i rifiuti, altro settore gestito dalla signora Contraffatto. Tutti sanno che gli inceneritori non risolvono il problema legato all’emergenza rifiuti: servono solo a fare affari. L’ha spiegato in tutte le salse il professore Aurelio Angelini, docente di Sociologia dell’ambiente all’Università di Palermo, una delle massime autorità in Italia in materia di gestione e trattamento dei rifiuti. Ma Crocetta fa finta di nulla.

Assistiamo, così, al ‘caso’ – sicuramente unico – di un presidente della Regione che quando parla fa danni, quando non parla produce lo stesso danni. 

Sbagliato prendersela solo con lui. O con il PD.

La verità è che i primi responsabili dei disastri di Crocetta siamo noi siciliani. Non tanto perché l’abbiamo eletto (nel 2012 i suoi sponsor erano celebratissimi e alcuni – è il caso di Confindustria Sicilia di Antonello Montante – esempi di ‘legalità), quanto perché non riusciamo a trovare un modo per mandarlo a casa. 

Conosciamo bene i danni che ha fatto (incredibile, ad esempio, il ‘Patto scellerato’ che ha firmato nella primavera del 2014, quando ha rinunciato, a nome di 5 milioni di Siciliani, a circa 5 miliardi di Euro: se ci fosse anche un quarto di questi soldi che ci sono stati riconosciuti, con una sentenza, dalla Corte Costituzionale oggi migliaia di siciliani non sarebbero in profonda crisi!). Ma, lo ribadiamo, di concreto non facciamo nulla per liberare la Sicilia da questo personaggio e da chi lo tiene ancora a Palazzo d’Orleans.

La crisi della Sicilia è ormai generale, sistemica. Ma ogni categoria sociale ed economica protesta per i fatti propri. 

I forestali vanno da una parte. I dipendenti della Formazione professionale – che stanno tornando in piazza – vanno per proprio conto.

Gli artigiani siciliani, ai quali hanno tolto il fondo di rotazione della CRIAS (Cassa Regionale per il Credito agli Artigiani), protestano da un’altra parte ancora.

Il Forum per l’acqua e i beni comuni protestano per i fatti propri.

E via continuando con gli agricoltori (forse i più colpiti dalla Malasignoria del governo regionale: basti pensare ai 320 milioni dell’agricoltura biologica rimasti bloccati con esiti che potrebbero complicarsi), con i giovani disoccupati, con i Comuni lasciati senza risorse finanziarie, con le Province abbandonate.

Anche se oggi c’è la rete non c’è ancora una protesta corale per mandare a casa un presidente della Regione disastroso e un Parlamento siciliano composto, in larga parte, da soggetti privi di credibilità, che non a caso, ripetutamente, hanno salvato Crocetta dalle mozioni di sfiducia per continuare a ‘galleggiare’, di fatto continuando a danneggiare la Sicilia e i Siciliani.

Siamo in grado, noi Siciliani, di organizzare una protesta di piazza corale? Siamo in grado di scendere in piazza tutti insieme per mandare a casa questo personaggio?

Aggiornamento ore 14 e 27

Una lettrice ci fa notare che nella ‘lista’ dei disastri provocati dal governo Crocetta abbiamo dimenticato la legge sugli appalti ‘impugnata’ sempre dal governo Renzi, il trasporto ferroviario, il porto di Messina e i collegamenti marittimi senza bandi.


Per ciò che riguarda le legge sugli appalti la confusione che oggi regna in Sicilia è pressoché totale. Anche in questo caso il governo Crocetta non ha presentato ricorso presso la Corte Costituzionale. Apprendiamo che il 20 Gennaio scorso 2016 l’attuale assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pistorio, ha diramato una circolare con la quale ha stabilito la reviviscenza della vecchia legge regionale del 2011…
Peccato che quanto fatto dall’assessore Pistorio sia solo un papocchio che si aggiunge ai papocchi di Crocetta: la reviviscenza, infatti, può essere utilizzata solo se la legge è stata abrogata e non solo impugnata.

Della serie, dilettanti allo sbaraglio!

04 Febbraio 2016
http://www.inuovivespri.it/2016/02/04/la-sicilia-che-affonda-crocetta-e-il-presidente-della-regione-o-fa-finta-di-esserlo/








1° MANIFESTAZIONE MAB SICILIA 2016. IL PRESIDENTE FERRARA: RIAPERTO IL DIALOGO CON IL GOVERNO


1° manifestazione Mab Sicilia 2016
Il Presidente Ferrara: riaperto il diaologo con il Governo





Dopo un anno, ancora una volta, l’associazione MAB porta in piazza i problemi di un settore fondamentale per la Sicilia parliamo del comparto e degli operai antincendio boschivo forestale gestiti attualmente tra mille difficoltà dal Corpo Forestale Regionale. Questa mattina gli operai che sono scesi a manifestare hanno dimostrato un grande senso di responsabilità e un forte attaccamento al lavoro e al proprio territorio, alcune delegazioni di Agrigento, Caltanissetta, Trapani dopo ore di strada si sono uniti ai colleghi di Palermo ma con la consapevolezza di averci provato, portando addosso lo sconforto di tutti quelli che sono rimasti all’interno delle proprie case forse davanti un pc per carpire notizie. Grazie a quei colleghi che oggi sono scesi in piazza il MAB è stato accolto dalla Presidenza della Regione, dove ha riaperto un dialogo fermo al reintegro dei colleghi che nel 2015 sono stati indiscriminatamente esclusi (20%), proponendo delle soluzione e valutando i punti critici del sistema, criticando anche le attuali scelte politiche. Attualmente coloro che stanno partecipando fisicamente a tutte queste iniziative non possono rimpiangere nulla, proponendosi e attivandosi all’interno di propri territori con le amministrazioni comunali, le quali stanno mostrando un grande senso di responsabilità per questa categoria forestale, capendo che è per alcuni casi l’unica economia pulsante di paesi con grossi problemi economici strutturali e a rischio spopolamento. Mentre gli altri guardano: alle graduatorie, agli arretrati contrattuali, al rimborso chilometrico, il MAB sta chiedendo una riforma, una valorizzazione del comparto, una legge definitiva e un rinnovo contrattuale, perché tutto questo stabilizzerà il settore e sistemando tutti i problemi suddetti che sono solo una forma studiata di “schiavitù” e clientelismo per far sì che ci ritroviamo a chiedere sempre aiuto a coloro che gestiscono attualmente il sistema. Ma il MAB e gli operai tutti dell’antincendio boschivo forestale che ne fanno parte, credono nel lavoro nella dignità e nella libertà, ed un uomo è veramente libero solo quando ha la possibilità di esprimersi con dignità nel proprio lavoro. Per questo il MAB non si ferma e lotterà per il raggiungimento del proprio obiettivo principale: ridare dignità al lavoro degli operai forestali tanto attaccati dai mezzi d’informazione di massa, accusati ingiustamente di una colpa che non gli appartiene.
04 Febbraio 2016
Il Presidente MAB Sicilia
Salvatore Ferrara




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Conclusa la manifestazione del Mab Sicilia. Video e Foto








CORTEI. PALERMO, FORESTALI E CENCIAIOLI IN PIAZZA: MATTINA DI PROTESTE


CORTEI

Palermo, forestali e cenciaioli in piazza: mattina di proteste




04 Febbraio 2016
PALERMO.
Palermo sotto assedio dei manifestanti. Stamattina da piazza Verdi è partito un corteo di un centinaio di lavoratori anti incendio boschivo che stanno attualmente presidiando piazza Indipendenza. In via Ausonia davanti gli uffici regionali i lavoratori dell’Ircac.

Mentre una manifestazione spontanea dei cenciaioli ha creato scompiglio in corso Tukory a Palermo. I manifestanti hanno rovesciato a terra alcuni cassonetti ma i vigili hanno sedato gli animi.