05 gennaio 2016

SICILIA: PRECARI IN UNO STATO DI SFRUTTAMENTO. DI 1,4 MILIARDI DI EURO DESTINATI ALLA SICILIA, SONO ARRIVATI 900 MILIONIINTANTO PERO' IL GOVERNO CROCETTA HA GIÀ PREVISTO IN BILANCIO IL COSIDDETTO ACCANTONAMENTO NEGATIVO. OVVERO SE QUEI SOLDI NON DOVESSERO ESSERE RICONOSCIUTI, HA GIÀ INDIVIDUATO DOVE TAGLIARE E SI TRATTA PROPRIO DI PRECARI, FORESTALI E PIP


Sicilia: precari in uno stato di 'sfruttamento'

La denuncia di una lavoratrice socialmente utile


Sicilia: precari in uno stato di 'sfruttamento'


Vorrebbero la stabilizzazione. Le norme ci sono, ma non vengono applicate. 'Fa comodo sia ai politici che ai sindacati'. E loro perdono tutti i diritti. E anche la libertà


In uno stato di bisogno viene a mancare anche la libertà: un principio che non dovrebbe mai esser messo in discussione.
Invece, purtroppo, non è così. Ne sono il palese esempio il lavoratori precari, tutti coloro che non possono avere prospettive economiche al di là di qualche mese (nei migliori dei casi). 
Cosa vorrebbero? Una stabilizzazione. Una garanzia lavorativa che permetta di migliorare la loro condizione di vita. Quella che attualmente non è altro se non un’esistenza continuamente appesa a un filo. 
Un filo che li fa sentire come burattini, “pupazzi” da muovere a piacimento che, ovviamente fanno comodo. 
Ed è proprio per questo che probabilmente non si vuole trovare una soluzione, nonostante, non manchino i mezzi. Come segnalato a ‘Il Giornale d’Italia’ da una lettrice, una lavoratrice socialmente utile (Lsu) per giunta in cooperativa, pur essendo dal principio in servizio in una Asp (Assistenza Sanitaria Provinciale) in Sicilia. “Le norme ci sono, basterebbe applicarle invece vengono sistematicamente disapplicate” spiega la donna, che preferisce mantenere l’anonimato, puntando il dito contro la legge di stabilità colpevole di continuare a giustificare gli sprechi per ridurre gli investimenti. 
In realtà, come sottolinea, la stabilizzazione non costerebbe nulla. “Basterebbe investire lo stesso denaro – afferma –  e avremmo un contratto a tempo indeterminato, invece di esser costretti a continue proroghe lavorando privi di contratto per tre, quattro o dieci mesi”. 
Il motivo per cui ciò non avviene è semplice: il meccanismo fa comodo. “Serviamo a tenere in piedi i novanta deputati regionali – spiega – quando ho bisogno di continuare a lavorare a chi mi devo rivolgere? Ovviamente alla segreteria politica di turno”.
Un sistema malato che vede coinvolti anche i sindacati. “Gli stessi sindacati – puntualizza – non sono altre che espressione di una politica che continua a marciare sulla nostra pelle. Noi purtroppo non siamo altro se non la bassa manovalanza di una classe dirigenziale che pensa solo ai fatti propri. Possono contare sul nostro consenso perché abbiamo un bisogno primario: quello del lavoro. Ci tengono al guinzaglio e lo fanno perché gli facciamo comodo non solo per i nostri voti ma anche perché è proprio grazie a noi che si possono avanzare richieste di fondi”.
Un vero e proprio ricatto insomma. Che si rinnova ad ogni campagna elettorale, fa intendere la testimonianza. Anche perché il rischio tagli è sempre dietro l’angolo. Di 1,4 miliardi di euro nella Finanziaria nazionale destinati alla Sicilia, sono arrivati (anzi, per essere precisi devono ancora arrivare) 900 milioni. Il resto? Si vedrà. Intanto pero il Governo Crocetta  ha già previsto in bilancio il cosiddetto “accantonamento negativo”. Ovvero se quei soldi non dovessero essere riconosciuti, ha già individuato dove “tagliare” e si tratta proprio di precari, forestali e Pip.
Senza i fondi, ovviamente, loro non verranno neppure pagati, situazione, tra l’altro, che hanno vissuto e continuano a vivere. “Da tre mesi non percepiamo lo stipendio – spiega ancora la lettrice – e, si tenga conto, tra l’altro, che si tratta di un sussidio di cinquecento euro”. 
Una situazione che coinvolge moltissimi lavoratori, solamente in Sicilia. “Si tratta di 24mila persone – continua – spalmati su tutti i servizi pubblici, dai consolati, alla sanità, alla camera di commercio fino al genio civile. A cui si aggiungono poi circa ottomila forestali”. 
In tutto questo, spiega ancora la donna, però i servizi non soffrono anche perché loro sono sempre al lavoro, anche se non pagati, anche se trattati come merce di scambio in attesa di una stabilizzazione che sembra non arrivi mai. “È da vent’anni che reggiamo la Regione venendo sfruttati – afferma – non abbiamo contributi previdenziali e non veniamo neppure pagati. La verità è che siamo una risorsa e non siamo mai stati tutelati”.
C’è poi un altro punto. “Siamo doppi lavoratori – spiega ancora – pur essendo in servizio in un ente pubblico risultiamo lavoratrici di cooperative”.
La richiesta dunque è semplice. “Vogliamo venga applicata la normativa senza nascondersi dietro il patto di stabilità”.
Anche perché, sottolinea la donna, questo non è vivere. “Ma quante siamo le siciliane precarie? L’80%, donne costrette a rinunciare a una vita. Cerchiamo una realizzazione professionale che non arriva e facendolo non possiamo mettere in piedi una famiglia”. 
E proprio qui la questione diventa anche morale. “Certe hanno dovuto rinunciare perfino ad una convivenza, per non parlare di un matrimonio”. C’è addirittura chi non potendo dare garanzie ad un figlio “pensa ad un aborto”. 
Nell’Italia del ventunesimo secolo sembra vengano meno continuamente i diritti. Una repubblica fondata sul lavoro, come cita il primo articolo della costituzione, incapace di tutelare proprio quello che dovrebbe essere la fonte di reddito di cittadini che non chiedono la luna: vogliono solamente vivere decentemente. 
Al momento invece non c’è neppure la libertà di dire ciò che si pensa, conclude amaramente la nostra lettrice che, proprio per questo, ha preferito rimanere anonima. “In uno stato di bisogno non mi sento libera, le conseguenze le potete immaginare”. 
Il rischio è di essere penalizzata? “Molto di più”.
Invece, purtroppo, non è così. Ne sono il palese esempio i lavoratori precari, tutti coloro che non possono avere prospettive economiche al di là di qualche mese (nei migliori dei casi). 
Cosa vorrebbero? Una stabilizzazione. Una garanzia lavorativa che permetta di migliorare la loro condizione di vita. Quella che attualmente non è altro se non un’esistenza continuamente appesa a un filo. 
Un filo che li fa sentire come burattini, “pupazzi” da muovere a piacimento, che fanno comodo. Ed è proprio per questo che probabilmente non si vuole trovare una soluzione, nonostante non manchino i mezzi. 
Come segnalato a ‘Il Giornale d’Italia’ da una lettrice, una lavoratrice socialmente utile (Lsu) per giunta in cooperativa, pur essendo dal principio in servizio in una Asp (Assistenza Sanitaria Provinciale) in Sicilia. “Le norme ci sono, basterebbe applicarle invece vengono sistematicamente disapplicate” spiega la donna, che preferisce mantenere l’anonimato, puntando il dito contro la legge di stabilità colpevole di continuare a giustificare gli sprechi per ridurre gli investimenti. 
In realtà, come sottolinea, la stabilizzazione non costerebbe nulla. “Basterebbe investire lo stesso denaro – afferma –  e avremmo un contratto a tempo indeterminato, invece di esser costretti a continue proroghe lavorando privi di contratto per tre, quattro o dieci mesi”. 
Il motivo per cui ciò non avviene è semplice: il meccanismo fa comodo. “Serviamo a tenere in piedi i novanta deputati regionali – spiega – quando ho bisogno di continuare a lavorare a chi mi devo rivolgere? Ovviamente alla segreteria politica di turno”.
Un sistema malato che vede coinvolti anche i sindacati. “Gli stessi sindacati – puntualizza – non sono altro che espressione di una politica che continua a marciare sulla nostra pelle. Noi purtroppo non siamo altro se non la bassa manovalanza di una classe dirigenziale che pensa solo ai fatti propri. Possono contare sul nostro consenso perché abbiamo un bisogno primario: quello del lavoro. Ci tengono al guinzaglio e lo fanno perché gli facciamo comodo non solo per i nostri voti ma anche perché è proprio grazie a noi che si possono avanzare richieste di fondi”.
Un vero e proprio ricatto insomma. Che si rinnova ad ogni campagna elettorale, fa intendere la testimonianza. Anche perché il rischio tagli è sempre dietro l’angolo. Di 1,4 miliardi di euro nella Finanziaria nazionale destinati alla Sicilia, sono arrivati (anzi, per essere precisi devono ancora arrivare) 900 milioni. Il resto? Si vedrà. Intanto pero il Governo Crocetta  ha già previsto in bilancio il cosiddetto “accantonamento negativo”. Ovvero se quei soldi non dovessero essere riconosciuti, ha già individuato dove “tagliare” e si tratta proprio di precari, forestali e Pip.
Senza i fondi, ovviamente, loro non verranno neppure pagati, situazione, tra l’altro, che hanno vissuto e continuano a vivere. “Da tre mesi non percepiamo lo stipendio – spiega ancora la lettrice – e, si tenga conto, tra l’altro, che si tratta di un sussidio di cinquecento euro”. Una situazione che coinvolge moltissimi lavoratori, solamente in Sicilia. “Si tratta di 24mila persone – continua – spalmati su tutti i servizi pubblici, dai consolati, alla sanità, alla camera di commercio fino al genio civile. A cui si aggiungono poi circa ottomila forestali”. 
In tutto questo, spiega ancora la donna, però i servizi non soffrono anche perché loro sono sempre al lavoro, anche se non pagati, anche se trattati come merce di scambio in attesa di una stabilizzazione che sembra non arrivi mai. “È da vent’anni che reggiamo la Regione venendo sfruttati – afferma – non abbiamo contributi previdenziali e non veniamo neppure pagati. La verità è che siamo una risorsa e non siamo mai stati tutelati”.
C’è poi un altro punto. “Siamo doppi lavoratori – spiega ancora – pur essendo in servizio in un ente pubblico risultiamo lavoratrici di cooperative”.
La richiesta dunque è semplice. “Vogliamo venga applicata la normativa senza nascondersi dietro il patto di stabilità”.
Anche perché, sottolinea la donna, questo non è vivere. “Ma quante siamo le siciliane precarie? L’80%, donne costrette a rinunciare a una vita. Cerchiamo una realizzazione professionale che non arriva e facendolo non possiamo mettere in piedi una famiglia”. E proprio qui la questione diventa anche morale. “Certe hanno dovuto rinunciare perfino ad una convivenza, per non parlare di un matrimonio”. C’è addirittura chi non potendo dare garanzie ad un figlio “pensa ad un aborto”. 
Nell’Italia del ventunesimo secolo sembra vengano meno continuamente i diritti. Una repubblica fondata sul lavoro, come cita il primo articolo della costituzione, incapace di tutelare proprio quello che dovrebbe essere la fonte di reddito di cittadini che non chiedono la luna: vogliono solamente vivere decentemente. Al momento invece non c’è neppure la libertà di dire ciò che si pensa, conclude amaramente la nostra lettrice che, proprio per questo, ha preferito rimanere anonima. “In uno stato di bisogno non mi sento libera, le conseguenze le potete immaginare”. 
Il rischio è di essere penalizzata? “Molto di più”.
Barbara Fruch

05 Gennaio 2016
http://www.ilgiornaleditalia.org/news/cronaca/872992/Sicilia--precari-in-uno-stato.html





Notizia correlata:
 







A PALAZZO ADRIANO SI INAUGURA UNA SEDE M.A.B. SICILIA


A Palazzo Adriano si inaugura una sede M.A.B. Sicilia



Martedì 5 gennaio, alle ore 18.00, gli operai dell’antincendio boschivo del Corpo Forestale della Regione Siciliana dell’Associazione M.A.B. Sicilia – Movimento Antincendio Boschivo – incontreranno a Palazzo Adriano il Sindaco Carmelo Cuccia per discutere delle gravi problematiche su cui versa il settore e il territorio.
Durante l’incontro sarà inaugurata la sede MAB Sicilia di Palazzo Adriano: l’associazione degli operai dell’antincendio boschivo è di giovane istituzione, il comitato si è costituito ufficialmente lo scorso ottobre con lo scopo di tutelare il patrimonio ambientale e difendere i diritti degli stessi operai con la creazione di un centro di tutela a livello regionale e locale.

04 Gennaio 2015
http://www.magaze.it/wps/2016/01/04/a-palazzo-adriano-si-inaugura-una-sede-mab-sicilia/














L’AGENZIA DELLE ENTRATE AFFAMA LA SICILIA: ECCO LA DELIBERA DELLA CORTE DEI CONTI


L’Agenzia delle Entrate affama la Sicilia: ecco la delibera della Corte dei Conti





Antonella Sferrazza, Minima Immoralia

Nella deliberazione di fine anno la Corte dei Conti Siciliana parla di risorse trattenute unilateralmente “che privano la Regione della liquidità necessaria ai pagamenti della PP.AA e alla chiusura dei programmi comunitari”. Pubblichiamo il documento integrale

E’ proprio vero: non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire. In questo caso il ‘sordo’ è il Governo regionale che si ostina a non volere ascoltare i richiami della Corte dei Conti siciliana che, già nel giudizio di parifica dello scorso Giugno, aveva indicato nella slealtà dello Stato uno dei motivi principali delle difficoltà fianziarie che sta vivendo la Sicilia.

Ricordate? Come abbiamo scritto in questo articolo pubblicato su lavocedinewyork.com, i magistrati contabili avevano accusato l’Agenzia delle Entrate di avere trattenuto 585,5 milioni di euro che spettavano alla Regione riversandole, con una procedura unilaterale, direttamente al bilancio dello Stato. “Un operato degli anzidetti Uffici statali – aveva dichiarato il giudice Diana Calaciura – che mal si concilia con il principio di “leale collaborazione” che deve presidiare i rapporti istituzionali tra Stato e Regione”.

Un’accusa che torna puntuale nella deliberazione della Sezione di controllo della Corte dei Conti Siciliana depositata lo scorso 23 Dicembre e che potete leggere per intero qui.

Nel documento, firmato dal presidente Maurizio Graffeo, innanzitutto si parla di una situazione economico-finanziaria che nel corso del 2015 si è aggravata al punto da rendere necessaria la convocazione della Sezione di controllo per una audizione dell’assessore all’Economia e dei vertici dei Dipartimenti delle finanze e della programmazione oltre che del ragioniere generale.

Insomma, lo stato comatoso dei conti regionali preoccupa non poco. Non a caso i giudici contabili parlano di “criticità” che incidono sulla tenuta dei conti pubblici e “suscettibili di compromettere gli equilibri”.

E a cosa sono dovute queste criticità? La risposta è chiara: “le criticità riguardano la progressiva riduzione delle entrate tributarie”.

E come mai questa diminuzione? La crisi? La Corte dei Conti in questa deliberazione fa solo un generico riferimento alla congiuntura economica negativa.

Ma parla nel dettaglio di entrate che sono state trattenute, in maniera unilaterale, dallo Stato. Once again, direbbero gli inglesi.

A pagina 7, ad esempio, si parla di entrate erariali di spettanza regionale trattenute, a titolo di concorso alla finanza pubblica, in maniera unilaterale dalla Agenzia delle Entrateprivando conseguentemente la Regione della liquidità necessaria per fare fronte alla chiusura del programma comunitario e ai pagamenti della PP.AA”.

Detto in altri termini, se i comuni sono sull’orlo del default lo si deve a codesti uffici statali.

Dai dati dei riversamenti al 31 Ottobre risultavano “trattenuti” (le virgolette sono della Corte dei Conti) già 747 milioni di euro. 

Nel documento si spiega che il contributo è fissato in 1,287 miliardi di euro: 613 milioni a carico del bilancio regionale, il resto a carico delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione che però ancora non sono state deliberate dal Cipe, quindi sono state prelevate in maniera forzosa dalle casse regionali. Per inciso va ricordato che il contributo della Sicilia alla finanza pubblica, per ammissione dello stesso assessore all’Economia, alias il pretoriano Alessandro Baccei, è il più alto d’Italia e che le risorse del Fondo di coesione andrebbero utilizzate per fare crescere la Sicilia non per ingrassare le casse romane.

Ma tant’è.

Ancora, i magistrati contabili ricordano che la Sicilia attende il riconoscimento delle entrate relative alle ritenute sui redditi delle persone fisiche che hanno residenza fiscale nel territorio della Regione “venute meno per effetto delle disposizioni statali che hanno trasferito fuori dall’Isola il sostituto di imposta”. La compensazione fiscale è stimata in 300 milioni per il 2015 e 250 per il 2016. Ma non si è visto nulla.

Discorso simile per l’Ires: l’Agenzia delle entrate “ha incontrato difficoltà nella quantificazione degli importi da versare alla Regione”. Poverini! Pensate un pò, tanti scienziati che non riescono a definire quanto spetta alla Sicilia. Una risata sarebbe d’uopo se non si trattasse di cose serie.

Però, in base ad un accordo del 2013 (firmato da Alessandro Bianchi, altro romano inviato in Sicilia a guidare l’assessorato all’Economia) per il 2014 sono stati versati 50 milioni di euro, per il 2015 nemmeno un euro in attesa “della ridefinizione dei rapporti Stato – Regione”. 

Una mancia l’anno scorso, un bel niente quest’anno en attendant Godot.

Insomma, un quadro impietoso che parla, e non solo tra le righe, di risorse scippate alla Sicilia in maniera sleale.

Ma a nessuno importa.

Né al Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta che deve tenersi buono il Governo Renzi in attesa di un ricollocamento, né al resto dei suoi assessori interessati alla carriera. Nè ai deputati dell’Ars, di tutti partiti, che dinnanzi a queste ingiustizie si limiteranno a qualche comunicato stampa che non metta però a rischio la loro poltrona (saremmo felici di essere smentiti). Idem per i deputati nazionali eletti in Sicilia che continueranno a fregarsene con coerenza. Né tantomeno a Davide Faraone, il sottosegretario renziano che pur di fare carriera cambierebbe pure residenza (d’altronde mancano le prove di un suo attaccamento alla Sicilia). Va da sé che non può importare nulla a Baccei, mandato in Sicilia proprio per fare in modo che tutto questo passi in silenzio.

E, intanto, la Sicilia muore. I Comuni sono in ginocchio, i servizi in tilt, oltre 30 mila persone sono rimaste senza stipendio e senza tredicesima. L’Irap rimane ai massimi livelli e chiudono pure i punti nascita per “risparmiare”. Il danno e la beffa.

04 Gennaio 2016
http://www.inuovivespri.it/2016/01/04/lagenzia-delle-entrate-affama-la-sicilia-ecco-la-delibera-della-corte-dei-conti/








04 gennaio 2016

ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA. RISCOSSIONE SICILIA, ECCO I DEPUTATI CHE NON PAGANO. PER 24 SCATTA IL PIGNORAMENTO, IN 16 RATEIZZANO



di Mario Barresi 
PALERMO. Ogni singolo rigo di un foglio Excel nasconde una storia diversa. In tutto 90, quanti gli inquilini dell’Ars. In quei freddissimi numeri ci sono i quasi cinque milioni di debiti di Francesco Riggio, subentrato al dimissionario Fabrizio Ferrandelli come primo dei non eletti nel Pd e subito transitato nel gruppo misto. Al 31 ottobre 2015, i tabulati di Riscossione Sicilia “caricano” all’ex presidente del Ciapi Palermo, indagato per lo scandalo della formazione professionale, una cifra enorme.
Ma non ci dicono, purtroppo, se sia legata a quella vicenda, nella quale è stato assolto in primo grado dall’accusa di danno erariale con il conseguente scongelamento dei beni dapprima sequestrati dalla Corte dei conti. Così come quei numeri incolonnati in ordine certosino non ci raccontano che dietro alla dicitura “debito sotto i 2.000 euro” spesso c’è una contravvenzione dimenticata nel portaoggetti dell’auto (non quella blu) o un errore del commercialista. Ma quel file di calcolo non ci spiega nemmeno perché il governatore Rosario Crocetta, indebitato per quasi 40mila euro, ha diligentemente deciso di mettersi a posto.

SCHEDA: TUTTI I NOMI E TUTTE LE CIFRE

Chiedendo di pagare a rate. Così come hanno fatto tanti altri. Deputati regionali. Donne e uomini. Come tutti gli altri debitori nei confronti del Fisco. Ma con in più, in teoria, un surplus di responsabilità nel rispetto delle regole. Per dare l’esempio ai cittadini che li hanno scelti. Eccola, la lista nera dell’Ars. A pochi giorni dall’altissima tensione che s’è vissuta in aula dopo la bocciatura della ricapitalizzazione di Riscossione Sicilia per 2,5 milioni. «Non mi meraviglierei se tra i pirati, che si sono nascosti dietro il voto segreto, ci siano parte dei 61 parlamentari ai quali per la prima volta nella storia abbiamo notificato i pignoramenti delle loro laute indennità», ha detto il presidente Antonio Fiumefreddo. Contro le cui «gravi e infamanti dichiarazioni» il Consiglio di Presidenza dell’Ars ha dato mandato a un legale di procedere «in sede civile e penale». Uno scontro ad altissimo livello. Con un convitato (mediatico) di pietra.

La lista dei deputati regionali con i relativi debiti con Riscossione Sicilia. Ne siamo venuti in possesso e abbiamo deciso di pubblicarla. Perché riteniamo giusto che l’opinione pubblica siciliana abbia gli elementi per farsi un’opinione. Partiamo dai deputati per i quali è partito l’iter di pignoramento. Quelli cioè che, avendo un debito superiore ai 2mila euro, non hanno risposto al preavviso dell’“atto di pignoramento crediti verso terzi”, notificato alla segreteria di Palazzo dei Normanni la scorsa estate. E così, dopo aver tirato una linea dritta, i funzionari di Riscossione Sicilia hanno inviato le richieste di pignoramento di 1/5 dell’indennità. Non era scontato, visto che il 30 ottobre 2015 il presidente Fiumefreddo scrive al direttore generale Gaetano Romano, per dirgli che «da un esame che, insieme, abbiamo richiesto agli uffici emerge che i carichi (...) da riscuotere dai parlamentari regionali si scontrino con una “timidezza”, per così dire, di Riscossione Sicilia, quasi che si tratti di cittadini ai quali sia riconosciuta uno speciale privilegio», esprimendo «disappunto di fronte al singolare fenomeno» e affermando che, pur senza voler credere che «ci siano in azienda “manine” che dolosamente guidino le omissioni di cui parlo», è convinto che «resista ancora una sorta di “soggezione” d’ambiente, invero inaccettabile e persino odiosa».

E abbiamo scoperto che i “pignorandi” non sarebbero 61, come dichiarato da Fiumefreddo a caldo, ma “soltanto” 24. E quasi tutti per cifre non rilevantissime: i dati che pubblichiamo sono riferiti a debiti maturati fino al 31 ottobre «al netto di sospensioni». Fra i quali spiccano, oltre al presidente Ardizzone (appena 3.500 euro), le “cartelle” di Di Giacinto (Megafono-Pse) e Ruggirello (Pd) da oltre 50mila euro. “Pizzicato”, seppur per pochi spiccioli, anche due deputati-assessore: Bruno Marziano e Ginaluca Miccichè. Il club più interessante è quello dei “pentiti”. Deputati che hanno deciso di pagare. Ma a rate. Alcuni solo in parte. Oltre a Crocetta, ci sono il presidente della commissione Antimafia, Nello Musumeci (oltre 110mila euro) e il “Paperone dell’Ars”, il notaio siracusano Giambattista Coltraro (97mila euro).

I più esposti con Riscossione Siciliasecondo i dati aggiornati al 31 ottobre, sarebbero Bernadette Grasso,del gruppo Grande Sud - Pid con un debito di 236.735,72 euro e Raffaele “Pippo” Nicotra, new entry del Pd, con un debito di circa 187mila euro. Ma ci sono decine di deputati con cifre irrisorie (taluni per centesimi di euro, evidentemente frutto di errori materiali) per le quali, sotto i 2mila euro, non si può procedere alla richiesta di pignoramento. E sono molti anche quelli senza alcun carico. Che ci piace nominare, uno per uno: Alongi, Cancelleri, Cappello, Ciancio, Cirone, Cracolici, D’Agostino, Figuccia, Fontana, Gucciardi, Mangiacavallo, Palmeri, Sammartino e Venturino.

Due, addirittura, risultano “non censiti” da Riscossione Sicilia, non avendo mai avuto a che fare con l’erario. Sono entrambi grillini: Trizzino e Zito. Più che pirati, loro, sono illibati.
twitter: @MarioBarresi

04 Gennaio 2016
http://www.lasicilia.it/news/cronaca/11755/riscossione-sicilia-ecco-i-deputato-che-non-pagano-per-24-scatta-il-pignoramento-16-rateizzano.html








ETNA: VOLONTARI RIPULISCONO, SACCHI RESTANO IN STRADA. OPERAZIONI DI FACCIATA, UTILI SOLO PER FOTO SUI GIORNALI. IL BLOG: PERCHE' LA SICILIA NON DEVE UTILIZZARE I LAVORATORI FORESTALI PER LA CURA E MANUTENZIONE DEL TERRITORIO?


Etna: volontari ripuliscono, sacchi restano in strada.
«Operazioni di facciata, utili solo per foto sui giornali»




Cronaca – Potrebbero essere lì dal 7 novembre. Da quando, cioè, le buste sono state riempite dai partecipanti a Meglio parco che sporco, iniziativa dell'ente gestore dell'area protetta. «Io non ero stato avvisato», dice il sindaco di Belpasso Carlo Caputo. «Si gioca a scaricabarile», sostiene l'esperto Carmelo Nicoloso

Cumuli di rifiuti raccolti e in parte differenziati. E lasciati per la strada, in contrada Segreta, a Belpasso, da mesi. È l'immagine immortalata all'interno del parco dell'Etna da Carmelo Nicoloso, vicepresidente di Federescursionismo Sicilia e referente per il Sud del Comitato parchi italiano. «Mi hanno segnalato che sono gli strascichi dell'iniziativa Meglio parco che sporco, promossa dall'ente che gestisce l'area protetta e fatta lo scorso 7 novembre - spiega l'esperto - La gente raccoglie la spazzatura, ma poi i Comuni non mandano il personale a portare via i sacchi. E quelli restano lì». «In realtà, manca totalmente la comunicazione con il parco dell'Etna - risponde il sindaco belpassese Carlo Caputo - È una grande amarezza».

La fotografia che ritrae le bustone nere dell'immondizia abbandonate in mezzo a una strada di montagna è di ieri. «È una strada interna che collega contrada Delizia a un'altra strada che va da Nicolosi verso Ragalna», racconta Nicoloso. «Quei rifiuti abbandonati sono la dimostrazione che questa iniziativa del parco è una operazione di facciata più che l'espressione di una vera intenzione di bonifica del territorio. Finché ci sono riflettori e giornali va tutto bene, ma dopo che i giornalisti vanno via non interessa più niente a nessuno». Motivo per il quale lui e altri attivisti - anche di associazioni diverse - hanno deciso di non partecipare più alla raccolta dei volontari. «Quando è stata proposta dal parco noi l'abbiamo sposata e condivisa, poi ci siamo accorti che di concreto e corretto c'era poco».

La «correttezza» alla quale Carmelo Nicoloso fa riferimento è il coordinamento tra l'ente parco, le amministrazioni locali e altre organizzazioni. «Parco dell'Etna e Comuni non cooperano - dice Nicoloso - E sappiamo che anche il corpo forestale non viene interpellato». Il risultato della mancanza di dialogo sarebbero le microdiscariche che si costituiscono a partire dalle operazioni di pulizia: «La foto che ho scattato è una bandiera di questo genere di risultati». «Mi piange il cuore - sostiene il primo cittadino - Io sono il sindaco che mette le telecamere nascoste per prendere gli zozzoni. Nel 2015 abbiamo fatto 122 multe a quelli che buttavano la spazzatura in luoghi dove non dovevano. Ma se non mi viene detto nemmeno dove operano i volontari io come faccio?». «Non è la prima volta che capita - interviene il vicepresidente di Federescursionismo - Ho visto con i miei occhi che la spazzatura raccolta dai cittadini veniva lasciata in abbandono. Quella là dentro è pure parzialmente differenziata».

Nello specifico, dell'accumulo di sacchi in contrada Segreta Caputo risponde di essere stato avvisato proprio da Carmelo Nicoloso: «Era il 23 o il 24 dicembre. Non sono riuscito a organizzare il conferimento in discarica in mezzo alle feste. Garantisco che la strada sarà ripulita subito dopo l'epifania. Ma sto provando a far sì che venga tolto tutto anche prima. Non è facile», replica. «Il fatto è che il territorio va controllato e vigilato. Non si può andare avanti con uno scaricabarile continuo - conclude Nicoloso - Gli operatori che lavorano sul vulcano sanno perfettamente quanti investimenti ci vogliano per fare questo mestiere. E vedono tutti i giorni vanificati i loro sforzi a causa dell'incuria. Di chi sono le responsabilità? Se le prendano».

 03 gennaio 2015
http://catania.meridionews.it/articolo/39459/etna-volontari-ripuliscono-sacchi-restano-in-strada-operazioni-di-facciata-utili-solo-per-foto-sui-giornali/






La meravigliosa Etna 


Se l'Etna non è ripulita mettendo in azione i forestali sarà difficile attrarre turismo

Perché i forestali non ripuliscono l'Etna?

Il dibattito sull’Etna 


L'Etna non è pulitissimo, ma la parte demaniale è tenuta bene dalle guardie forestali. Stiamo studiando come applicare l'articolo 25 per l'utilizzazione dei forestali

Uil: La Risorsa-Forestali per un grande Progetto Etna

I forestali pronti per la fruizione e la tutela dell'Etna

Anche per Marisa Mazzaglia, Presidentessa del Parco dell'Etna, “l’economia verde è la chiave di volta per lo sviluppo dell’isola”

Il Corpo Forestale a tutela dell'area protetta nel parco dell'Etna



Verde pubblico degradato, le proposte da parte del Pd. «Il Comune deve garantire la fruizione dei parchi» 

Dolomiti ed Etna, splendore e immondizia

Sull'Etna Basta sporcizia e lentocrazia








NASCE IL MOVIMENTO AUTONOMISTA “SICILIANI LIBERI”. IL PROF. COSTA HA DELINEATO LE COORDINATE PRINCIPALI DELL’AZIONE POLITICA INDIPENDENTISTA PER LA SICILIA CHE VERRÀ


Nasce il movimento autonomista “Siciliani Liberi”


La presentazione del Movimento Siciliani Liberi ha suscitato un entusiasmo e una partecipazione che ha colto di sorpresa gli stessi organizzatori: centinaia di persone in piedi per mancanza di posto in sala. La manifestazione è stata aperta dall’inno Madreterra e conclusa da “Sicilia Patria Mia”, uno dei momenti più coinvolgenti dell’incontro.

Nel corso dell’incontro i fondatori del Movimento hanno presentato le ragioni di questa offerta politica. Il Prof. Costa, in particolare, preso atto della gravissima questione finanziaria e della questione coloniale che stanno facendo avvitare su se stessa la Sicilia, nonché dell’inutilità delle filiali siciliane dei partiti nazionali, ha delineato le coordinate principali dell’azione politica indipendentista per la Sicilia che verrà: “Indipendenza, anche attraverso conquiste progressive, a partire dalla regionalizzazione della magistratura e della ricostituzione dell’Alta corte; immediata “regionalizzazione” dell’Agenzia delle entrate; moneta complementare regionale; shock fiscale positivo e massiccio investimento nelle infrastrutture, anche immateriali come quella scolastica”, per limitarsi alle più importanti.

Impossibile sintetizzare gli interventi che si sono distinti per ricchezza, varietà e profondità. Interventi di indipendentisti provenienti da ogni parte dell’Isola. Tra questi, almeno, quello del Segretario del Fronte Nazionale Siciliano, Francesco Perspicace e del Presidente del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, Salvatore Musumeci. I leader dei movimenti indipendentisti hanno convenuto sulla neessità di una convergenza, anche immediata, su un programma comune, che possa, magari in breve, portare ad un’unica, coesa, autorevole offerta indipendentista al Popolo Siciliano nel rispetto delle storie e delle identità che la compongono. Il prossimo passo, annunciato, l’apertura dei circoli nel territorio.



03 Gennaio 2016
http://www.siciliainformazioni.com/redazione/238075/nasce-il-movimento-autonomista-siciliani-liberi




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La verità sui forestali della Sicilia e una ricetta per tutelare il nostro territorio. Riqualificando questa spesa creando un servizio per la tutela dell’isola dal dissesto idrogeologico e dagli incendi

La nuova manovra bussa alle porte, mancano 30 milioni di euro ai forestali e il governo dell’isola non sa cosa dire

La Sicilia sull’orlo del default, anzi è fallita via alla stagione degli attacchi alla regione. A pagare i debiti fatti da altri saranno i siciliani, i lavoratori che perderanno il lavoro e così via in una spirale che rischia di portare tutti ancora più in basso





FONDI EUROPEI PER L'AGRICOLTURA. VENTICINQUE MILIONI DI EURO TORNANO AL MITTENTE





06 Gennaio 2016








03 gennaio 2016

ENNA. EDILIZIA E AGRICOLTURA, LE IMPRESE ANCORA IN STALLO. NON MENO TEMPESTOSO È IL PERIODO CHE VIVE IL MONDO DELL'AGRICOLTURA E DELLA FORESTAZIONE. RIMANGONO TUTTE SUL TAVOLO LE INCERTEZZE PER I LAVORATORI FORESTALI MALGRADO ABBIANO LAVORATO SINO ALL'ULTIMO GIORNO UTILE DEL 2015 NON SONO RIUSCITI A CONCLUDERE LE GIORNATE PREVISTE PER LEGGE










FIGUCCIA. FORESTALI, PRECARI, PIP, FORMAZIONE. IL GOVERNO NON SCHERZI COL POPOLO


Ricevo e pubblico
dall'On. Vincenzo Figuccia


Figuccia. Forestali, precari, pip, formazione. Il governo non scherzi col popolo


La scelta del Governo regionale di procedere con l'esercizio provvisorio mi preoccupa molto. Soprattutto rispetto alla situazione delle decine di migliaia di precari e di categorie lavoratori dal destino incerto
La Temporaneita' del provvedimento, nell'attesa che si possa chiudere il bilancio definitivo, non lascia presagire  nulla di buono.
Perché tenere tutti sospesi?
Evidentemente non c'è ancora nessuna certezza rispetto alle somme che Roma dovrà garantire a copertura delle migliaia di persone che si è deciso di lasciare appesi ad un filo.

E se Renzi avesse in mente di scaricare la Sicilia e di disertare il mezzo miliardo di euro chiudendo in faccia la porta alle nostre aspettative legittime?
E se nella conduzione di totale incapacità di affrontare la questione del lavoro, collegandolo ai temi  dello sviluppo e della produttività, avesse deciso di lasciare sprofondare il sud a vantaggio delle infrastrutture e degli investimenti per il nord?
Perché il governo nazionale ha mandato solo 900 milioni, rinviando il saldo fino al raggiungimento della cifra concordata di 1,4 miliardi di euro?

E soprattutto, se quei soldi non dovessero arriivare quali sono i capitoli che il governo intende decurtare?
A valutare l'atteggiamento avuto dal pd regionale e da Crocetta in questi anni, temo che  a farne le spese possano essere le categorie piu' fragili: i Comuni, i precari, i Forestali, i Pip e altre categorie di lavoratori per le quali a causa di superficialità e disinteresse non si riescono a trovare soluzioni come sarebbe necessario fare.

Parliamo, come nel caso dei 22 mila precari degli enti locali di gente che regge le sorti di interi Comuni in settori strategici come la polzia municipale, i servizi sociali, i tributi o l'urbanistica.  O ancora dei precari della sanità dove la carenza di organico e ormai atavica. Per non parlare poi dei pip ridotti a vaucher senza alcun diritto,  o della mattanza  della Formazione professionale, uno dei settori dove si è partiti con i licenziamenti inattesi e con l'umiliazione di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.
E allora, siccome i precedenti e le premesse ci sono tutte, voglio dire chiaramente a Baccei, Crocetta, e agli assessori di stare molto attenti e di non sottovalutare l'impatto che una manovra di questo tipo potrebbe avere in Sicilia.
La mia terra nella quale sono nato e cresciuto è una terra tollerante e con ritmi lenti e un pò arabi.
Ma non abusate!!!
Il popolo è  anche disposto ad accontentarsi, a subire e lasciar correre in cambio di un pezzo di pane onestamente guadagnato. Ma non pensate di togliergli anche quello. Anche un popolo tranquillo, persino umiliato e bastonato, puo' trasformarsi in una bestia feroce quando oltre alla sua fame si vuol determinare la morte dei suoi figli. 





LA REGIONE SORVEGLIATA SPECIALE. PALAZZO CHIGI PRETENDE TAGLI AI PRIVILEGI PER COPRIRE IL BUCO DI BILANCIO











LIVE SICILIA (SFOTTE) GIOCA NEL PREVEDERE COSA ACCADRÀ NEL 2016 PER I FORESTALI. A LUGLIO CI SARÀ UNA PACATA PROTESTA CHE ASSUMONO IL CONTROLLO DELLA CITTÀ DI PALERMO. A SETTEMBRE IMPONGONO I TRATTORI ALTERNI PER CONTRASTARE L'INQUINAMENTO. A DICEMBRE IL COMITATO DEI FORESTALI CHE GOVERNA LA CITTÀ ORGANIZZA UN CONCERTONE DI CAPODANNO


Vecchioni, i conti, i transfughi
Satira dell'anno che sarà


Come di consueto, giochiamo a prevedere cosa accadrà in Sicilia nel 2016. E' satira, certo. Ma chissà che alle volte... Buon divertimento e buon anno!





di Salvo Toscano
PALERMO - Che inizio d'anno sarebbe senza le nostre consuete previsioni? Si tratta come sempre di vaticini altamente affidabili ottenuti incrociando le profezie dei Maya e l'oroscopo di Branko. E come sempre si sconsiglia la lettura a un pubblico facilmente impressionabile. Ecco come sarà il 2016.



Gennaio

Si avviano le trattative con Roma per ottenere i 500 milioni che servono per il bilancio. Baccei vestito da zampognaro suona motivi natalizi, Crocetta lo accompagna con un organetto a manovella. Apprezzamento da parte del governo Renzi. I soldi non arrivano ancora ma c'è ottimismo alla Regione. Proteste di Ardizzone.

Il Pd arruola cinque nuovi cambiacasacca, vinti a “letterina” da Davide Faraone. Uno di loro viene eletto capogruppo con una riffa di beneficenza.

Febbraio

Roberto Vecchioni ospite in tv allo show del sabato sera torna a parlare di Sicilia. Dicendo che ama moltissimo l'Isola anche se, senza offesa, i siciliani puzzano. Crocetta per rispondere al cantautore posta su Facebook un suo selfie in una vasca da bagno traboccante di schiuma e bolle. Le azioni di Facebook sospese per eccesso di ribasso.

I grillini annunciano la costruzione della Trazzera sullo Stretto. Proteste di Accorinti.

Totò Cuffaro guarisce quattro ciechi dalla nascita a Raffadali con l'imposizione delle mani.

Marzo

Crocetta annuncia un nuovo rimpasto. Ma nessuno nel cerchio magico sa scrivere correttamente la parola quinquies e l'idea viene provvisoriamente accantonata.


Grande successo della campagna di tesseramento di Forza Italia all'uscita dei penitenziari.

Aprile

Proseguono spedite e serrate le trattative con Roma per ottenere i 500 milioni che mancano al bilancio. Dopo diciotto ore di anticamera, Crocetta si accorge di essere andato per sbaglio al ministero degli Esteri invece che all'Economia, e rientra in Sicilia in tempo per la cresima di una nipote di Mariella Lo Bello. Moderato ottimismo sull'esito del confronto. Invettive di Ardizzone.

La Procura di Palermo apre un'inchiesta choc sui Vespri siciliani. Convegno di Lupo e Fiandaca dal titolo “Ma questi francesi non erano poi così cattivi”.  

Maggio

Il Nuovo centrodestra ammette di essere “un poco” in maggioranza. In cambio pretende un altro assessore. Ferrandelli si traveste da Masha e Orso per protesta.

In attesa di un ritocchino alla riforma delle Province i commissari vengono prorogati per altri quattro anni.

Giugno

I renziani avviano una scuola estiva di politica sulla Rottamazione. Le lezioni sono tenute da Totò Cardinale.

Mattarella nomina Tony Colombo senatore a vita.

Congresso regionale dell'Udc in una cabina telefonica di viale Boccetta a Messina.

Luglio

Il bilancio resta appeso ai 500 milioni che si aspettano da Roma. Nessuno ha più notizie di Baccei. Si narra che viva in un'isola da eremita vestito come Luke Skywalker. Faraone assicura che è tutto a posto. Intanto sono finiti i soldi per pagare qualsiasi cosa. Pacata protesta dei Forestali che assumono il controllo della città di Palermo.

Con un blitz in stile teste di cuoio Antonio Ingroia irrompe in casa dell'ex socio privato di Sicilia e-Servizi, lo arresta, lo processa e lo condanna a quattro anni di lavori forzati.  

Agosto

I grillini inaugurano la Trazzera sullo Stretto. Code agli imbarcaderi.

Mirello Crisafulli annette Enna alla Romania.

Settembre

Dopo nove mesi l'Ars approva finalmente una ambiziosa legge che disciplina la scottante materia su a chi tocca richiamare quando cade la linea durante una conversazione telefonica. Proteste dei grillini.

La Chiesa riconosce il primo miracolo di Totò Cuffaro.

I Forestali impongono a Palermo i trattori alterni per contrastare l'inquinamento.

Ottobre

Vecchioni intercettato all'Oktober Fest dichiara alla Tv tedesca che i siciliani ce l'hanno piccolo. Beppe Lumia sventa all'ultimo momento la pubblicazione di una foto di risposta di Crocetta.

Il Pd arruola altri otto cambiacasacca a coronamento di una divertente serata in una taverna di Ballarò. I vertici di maggioranza ora si terranno in un multisala.

Trapelano indiscrezioni su una nuova inchiesta della procura di Palermo su due casi di diserzione nelle guerre puniche.

Novembre

Le trattative con Roma per ottenere i 500 milioni giungono a un binario morto quando il sottosegretario Lotti, nel bel mezzo di una caotica riunione romana, chiede stupito a Baccei: “Ma allora non erano 500 milioni di vecchie lire?”. Fatwa di Ardizzone.

I renziani lanciano il ticket Cuffaro-Lombardo per la presidenza della Regione.

Manifestando grande senso di responsabilità, l'Ars vara una legge per tagliare i costi di Palazzo dei Normanni. Il risparmio nella prossima legislatura sarà di circa settemila lire.

Dicembre

Crocetta fermato in transito in territorio di Aidone da alcune guardie di frontiera romene viene trattenuto per due ore per accertamenti. Poi Crisafulli lo fa rilasciare.

All'Ars sono finiti i deputati di centrodestra che possono ancora passare al Pd. Si cominciano ad arruolare consiglieri regionali della Calabria.

A Palermo il comitato dei Forestali che governa la città organizza un concertone di Capodanno con il gruppo folkloristico Peppi Coppula e li Scarpuzzeddi. Prevista anche una comparsata di Bob Dylan.

Arrivano i 500 milioni da Roma. Tutti in banconote del Monopoli. Ma a Palazzo d'Orleans ormai non c'è più nessuno.

http://livesicilia.it/2016/01/03/vecchioni-i-conti-i-transfughisatira-dellanno-che-sara_699861/


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02 gennaio 2016

FIERE E FLOP, COSÌ LA SICILIA HA SPRECATO 4,5 MILIARDI DI FINANZIAMENTI EUROPEI


Fiere e flop, così la Sicilia ha sprecato 4,5 miliardi di finanziamenti europei


Soldi a pioggia per eventi, sagre e comunicazione. Zero programmazione, pochi interventi strutturali

di ANTONIO FRASCHILLA


Fiere e flop, così la Sicilia ha sprecato 4,5 miliardi di finanziamenti europeiChe fine hanno fatto i fondi Europei? Come sono stati spesi i 4,5 miliardi di euro della programmazione 2007-2014 che dovevano servire a migliorare economia e infrastrutture facendo uscire dalla secche delle Regioni obiettivo 1, cioè le ultime in Europa, la Sicilia? Cosa è stato fatto con questo fiume di denaro? Di certo c'è che se lo scopo del piano era quello di aiutare l'Isola sul fronte della disoccupazione, del Pil, dei collegamenti e della vivibilità, il risultato è sotto gli occhi di tutti e anche dell'Europa, che mantiene la Sicilia nelle regioni obiettivo 1. Colpa della crisi, scoppiata proprio all'indomani dell'avvio del Piano. Ma non solo. Perché scorrendo il grande libro mastro di chi ha beneficiato di questi fondi, e si tratta di ben 6.440 soggetti, si scopre la folle pianificazione, fatta dai governi Cuffaro a oggi, con una spesa dispersa in mille rivoli e ben 4.307 finanziamenti che non superano i 50mila euro. Una pianificazione che ha visto spendere per pubblicità più che per i grandi progetti di ricerca universitaria, oltre 40 milioni, o solo per turismo e manifestazioni 200 milioni, con eventi sportivi che dovevano attirare migliaia di visitatori. Sulla carta.
Eventi che invece hanno visto in alcuni casi solo poche decine partecipanti, come per gli open femminili di golf costati la bellezza di 1,2 milioni. Basta scorrere questo grande libro mastro per rendersi conto di come dentro vi sia di tutto con una logica che spesso sfugge alla comprensione: dal tram di Palermo ai 700 euro spesi per il caffè offerto ai partecipanti di un seminario su come utilizzare i fondi Ue (sic!). Un fiume di denaro per aiutare l'economia, salvo poi vedere che una delle spese più grandi di tutto il programma, pari a 400 milioni di euro, è finita in due fondi finanziari che giacciono da anni nei conti correnti di un gruppo di banche.


02 Gennaio 2016
http://palermo.repubblica.it/hermes/inbox/2016/01/02/news/fiere_e_flop_cosi_la_sicilia_ha_sprecato_4_5_miliardi_di_finanziamenti_europei-130487940/











UN ANNO DI MAB 2015. VIDEO


Ricevo e pubblico
dal Coordinatore del Mab Sicilia
Piero Margiotta



Un anno di MAB 2015 











PROBLEMATICHE FORESTALI. TENTATIVI DI SOLUZIONE PER IL COMPARTO. MESSAGGIO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA. LA CONSEGNA È ANDATA A BUON FINE!


Missiva per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella





Problematiche forestali. 
Tentativi di soluzione per il comparto. Ho inviato un messaggio al nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La consegna è andata a buon fine!



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