04 dicembre 2015

"TROPPI I SOLDI CHE LA SICILIA DÀ A ROMA". RICORSO DI CROCETTA CONTRO IL GOVERNO RENZI


"Troppi i soldi che la Sicilia dà a Roma". Ricorso di Crocetta contro il governo Renzi



bilancio, conti, crocetta, renzi


di Accursio Sabella
Il governatore in questi giorni sta trattando col Ministero dell'Economia per ottenere i trasferimenti utili per chiudere il bilancio. Nel frattempo, però, in giunta decide di impugnare innanzi alla Corte costituzionale le richieste dello Stato all'Isola. Una decisione che potrebbe rivelarsi ugualmente inutile.

PALERMO - Un giorno vola a Roma a cercare un accordo col governo nazionale. Il giorno dopo in giunta decide di impugnare gli atti dello stesso Ministero dell'Economia. Rosario Crocetta una settimana fa ha deciso di avanzare ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto del Mef col quale si rendono attuative le norme sul “concorso al risanamento della finanza pubblica”. Si tratta, in pratica, della quota che ogni anno lo Stato chiede alle Regioni e agli enti locali come “partecipazione” alla riduzione del debito pubblico. Alla Sicilia, una delle richieste più alte: circa 1,3 miliardi di euro. Il governo ha impugnato il decreto che nello specifico destina allo Stato alcune entrate tributarie che, Statuto alla mano, dovrebbero essere incassate dalla Regione.
Una cifra che, da sola, consentirebbe in pratica di colmare l'attuale disavanzo del bilancio che ammonta appunto a 1,4 miliardi. Una cifra che, però, la Regione sta cercando di recuperare in altro modo. Tramite, appunto, la “trattativa” con Roma che ha celebrato due appuntamenti molto vicini, ieri e lunedì scorso. Un contenzioso che avrebbe già portato al primo risultato: il reperimento della copertura finanziaria, da parte del Ministero, della quota necessaria per chiudere il bilancio 2016. Somma ricavata da una serie complessa di operazioni che vede però anche l'ipotesi di revisione dello Statuto siciliano. Adesso, i tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero dell'Economia dovranno anche trovare le coperture per il 2017 e il 2018. Lo scoglio più difficile da superare al momento pare quello. Un fatto che trascina con sé altre questioni, come la possibile stabilizzazione degli oltre 22 mila precari di Comuni ed enti locali che il sottosegretario Davide Faraone ha, di fatto, subordinato all'approvazione per il triennio di quell'accordo.
Ma pochi giorni fa Crocetta, tra una riunione e l'altra a Roma, ha deciso di proporre ricorso innanzi alla Consulta contro il decreto del Mef del 30 settembre 2015. E alla base del ricorso diverse le considerazioni. Intanto si parte proprio dalla considerazone che quasi 1,2 miliardi di spese in più tra i livelli del 2013 e quelli del 2016 siano dovute proprio all'aumento della richiesta dello Stato alla Sicilia. E che il disavanzo attuale dell'Isola è leggermente superiore proprio a quella cifra.
“Alla Regione – si legge nella delibera di giunta - viene impedito di attuare le proprie funzioni amministrative in violazione dei principi di ragionevolezza e buon andamento della Pubblica amministrazione”. Inoltre il decreto “si presta – prosegue l'atto di giunta – anche a rilievi di incostituzionalità individuati nella lesione dei principi di certezza delle entrate, di affidamento e di corrispondnza tra risorse e funzioni pubbliche”. Ma non solo. Secondo il governo regionale “lo Stato ha disatteso tutte le indicazioni fornite dalla giurisprudenza della Corte in ordine alla necessità di intese quando si tratti di relazioni finanziarie fra Stato e Regioni ad Autonomia speciale”.
Quel decreto, secondo Crocetta, violerebbe sia alcuni articoli dello Statuto siciliano (il 20, il 36 e il 46) sia alcuni della Costituzione italiana. Una decisione, quella del governo regionale, che apparentemente consente alla Sicilia di “battere i pugni” sul tavolo romano. E sarebbe così, in effetti, se solo nel luglio del 2014 Crocetta non avesse firmato un accordo col quale si impegnava a rinunciare agli effetti positive di quelle sentenze. Insomma, il ricorso c'è. Ma anche se la Sicilia lo dovesse vincere, le entrate resterebbero a Roma. A meno che il contenzioso per assicurare all'Isola il miliardo e mezzo per chiudere il bilancio non dovesse concludersi con una fumata nera.
http://livesicilia.it/2015/12/03/troppi-i-soldi-che-la-sicilia-da-a-roma-ricorso-di-crocetta-contro-il-governo-renzi_692811/

CASTELBUONO. IL SINDACO CHIEDE ALLA REGIONE DI SBLOCCARE IL PIANO DI GESTIONE DEL BOSCO COMUNALE


Castelbuono. Il Sindaco chiede alla Regione di sbloccare il Piano di Gestione del Bosco Comunale



Far ripartire un settore economico del tessuto sociale castelbuonese, quale quello del bosco comunale, che nei decenni scorsi ha fornito reddito e benessere a molte famiglie locali, conferendo al prodotto legno/carbone un maggiore valore aggiunto, è tra gli obiettivi di questa Amministrazione.

Infatti nell’anno 2013 il Comune di Castelbuono ha affidato l’incarico di redigere il Piano di Gestione del Bosco Comunale, documento necessario per una corretta gestione del bosco, al fine di ricevere dagli Enti preposti il Nulla Osta a procedere al taglio delle varie sezioni del Bosco Comunale.

Ricevuto il Piano di Gestione da parte del professionista incaricato, il Comune ha avviato l’iter istruttorio per ricevere le relative autorizzazioni.

Da qui sono seguite una serie di corrispondenze tra il nostro Comune, l’Ente Parco delle Madonie, l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, il Dirigente Generale del Comando del Corpo Forestale, che ad oggi, purtroppo, a quasi un anno dalla presentazione del progetto, non hanno portato ad alcun risultato.

Ed è per questo che in questi giorni il Sindaco di Castelbuono ha reiterato all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, a cui è stata assegnata per legge la competenza dell’approvazione dei “Piani di gestione forestale sostenibili”, la richiesta di un intervento urgente, al fine di sbloccare l’iter, per la sollecita approvazione del Piano e dare lavoro alle tante maestranze locali.


03 Dicembre 2015
http://www.ilcaleidoscopio.info/Notizie_castelbuono__sindaco_chiede_alla_regione_sbloccare_piano_gestione_bosco_comunale?idNews=c9c57e68-990d-43ad-af15-6c0d8e39fd32







FONDI UE, CROCETTA: "DOBBIAMO SPENDERE 600 MILIONI ENTRO FINE ANNO"


REGIONE
Fondi Ue, Crocetta: "Dobbiamo spendere 600 milioni entro fine anno"

Sicilia, Politica

PALERMO. La Regione siciliana ha certificato l'85% dei fondi comunitari, per scongiurare il disimpegno dovrà spendere 600 milioni entro un mese, "ma ce la possiamo fare e il governo nazionale sta lavorando al nostro fianco per raggiungere l'obiettivo", dice il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta a conclusione della riunione a Palazzo Chigi col sottosegretario Claudio De Vincenti proprio per fare il punto sulla spesa dei fondi Ue.
"Se non avessimo avuto i problemi di liquidità avremmo già raggiunto l'obiettivo - sostiene Crocetta - E di questo abbiamo discusso col sottosegretario per sollecitare i trasferimenti dell'Agenzia delle Entrate alla Sicilia dopo l'ok alla delibera Cipe. Inoltre abbiamo espresso a De Vincenti la necessità di avere pagato il miliardo di euro del fondo della sanità, arretrati degli ultimi sette anni che lo Stato ci deve".
Per Crocetta "il sottosegretario è stato molto disponibile e ci ha invitati a perseguire l'obiettivo del 100% della spesa dei fondi Ue". "Centrarlo - dice Crocetta - sarà un bel successo raggiunto in soli tre anni considerando che quando mi sono insediato, a fine 2012, la spesa certificata era al 12,5%". "E' il momento di fare sacrifici per un mese - conclude - anche perché con le nuove regole chi non certifica tutto non solo viene penalizzato col disimpegno della quota non spesa ma anche nella futura programmazione, cioè quella 2014-2020 ricevendo meno risorse. Invito dunque tutti al senso di responsabilità, se arriveranno gli arretrati poi potremo anche risolvere le tante emergenze della Sicilia che creano malcontento sociale".

02 Dicembre 2015
http://gds.it/2015/12/02/fondi-ue-crocetta-dobbiamo-spendere-600-milioni-entro-fine-anno_444437/









REGIONE, MILAZZO “3 MILIARDI L’EVASIONE FISCALE E PREVIDENZIALE, INTANTO CRESCE DISAGIO SOCIALE”


Regione, Milazzo “3 miliardi l’evasione fiscale e previdenziale, intanto cresce disagio sociale”



Regione, Milazzo "3 miliardi l'evasione fiscale e previdenziale,  intanto cresce disagio sociale"

“Siamo perplessi. Perché la Regione sembra navigare a vista. Non c’è ombra di riforme radicali. E l’orizzonte non va oltre alle ovattate stanze mentre nell’Isola si allarga il divario tra ricchi, 1.200 appena, e il resto del mondo che stenta a sbarcare il lunario”. Così la Cisl Sicilia che nel pomeriggio di oggi ha riunito a Palermo i vertici delle cinque Unioni territoriali e delle 19 federazioni regionali di categoria. “Il paradosso siciliano – sono parole di Mimmo Milazzo, segretario generale regionale – è che l’Isola subisce un’evasione fiscale e previdenziale stimata in tre miliardi, per contro la produzione arranca, una persona su due vive a rischio di esclusione sociale. I conti della Regione non tornano e ben 272 Comuni non sono in grado di approvare i bilanci per mancanza di risorse”. Per questo alla Cisl rullano i tamburi di guerra. “La nostra fibrillazione – spiega Milazzo – monta parallelamente al crescere del disagio sociale”. Perché il governo regionale pare preoccuparsi unicamente di trattare con Roma l’assegnazione del miliardo e 400 milioni che dovrebbe permettere la spesa corrente 2016 e la chiusura del bilancio di previsione. “E le voragini nei conti 2015?”, si chiedono alla Cisl. “Che fine fanno?”, domanda il sindacato alla luce del “dissesto telecomandato dei Comuni, alle cui casse mancano 540 milioni non trasferiti dalla Regione. E che, con l’anno nuovo, dovranno far fronte pure alla rivoluzione contabile imposta dal decreto legislativo 118 del 2011. “Alla Regione – scrive la Cisl in una nota – chiediamo una manovra strutturale che prenda le mosse dalla ridiscussione con Roma del patto del giugno 2014. Quell’accordo impegnò la Sicilia a rinunciare a ogni contenzioso con il governo nazionale fino al 2017, in cambio dell’allentamento del patto di stabilità per 500 milioni. “Cinquecento milioni – ripete Milazzo – contro svariati miliardi che affondano le radici nell’inosservanza nazionale delle norme dello Statuto”. Il corto circuito istituzionale che si annuncia, in mancanza di svolte radicali, “è anche effetto di quel patto”, denuncia la Cisl. Aggiungendo che “serve pure lo sblocco immediato della nuova programmazione Ue, 2014-2020”. Sarebbe un errore rinchiudersi dentro a logiche meramente contabili. Invece, serve immettere carburante nell’economia per favorire investimenti e creazione di lavoro. La Regione insomma, ammonisce la Cisl, non si preoccupi solamente di certificare la spesa della vecchia programmazione, 2007-2013. 

03 Dicembre 2015
http://www.cislpalermotrapani.it/regione-milazzo-3-miliardi-levasione-fiscale-e-previdenziale-intanto-cresce-disagio-sociale/






03 dicembre 2015

IL PRESIDENTE DELL'ARS ARDIZZONE: “NON SI TRATTA CON LO STATO-VAMPIRO. ROMA CI DIA QUANTO CI SPETTA”


L'INTERVISTA

“Non si tratta con lo Stato-vampiro
Roma ci dia quanto ci spetta”



Giovanni Ardizzone, Politica

di Salvo Toscano
Il presidente dell'Ars Ardizzone: “È stucchevole questa continua trattativa con lo Stato su somme che sono dei siciliani. Se il governo non ci ascolta, facciamo un bilancio prevedendo le somme che ci spettano. E poi decida la Corte Costituzionale". Ecco quali sono le somme rivendicate. Baccei convocato dalla Corte dei conti: "Situazione complessa, ma in miglioramento".


PALERMO – Nel suo ufficio di Palazzo dei Normanni, dove da lì a oche ore si dovranno insediare le nuove commissioni, Giovanni Ardizzone si fa trovare con una tabella. È lo specchietto che riassume il contributo imposto dallo Stato alle regioni per il concorso al risanamento della finanza pubblica. La tabella riporta gli accantonamenti tributari delle singole regioni. Per la Sicilia sono un miliardo e 286 milioni. Cioè il 10 per cento del totale nazionale. Solo la Lombardia sborsa di più. “Regioni molto più ricche di noi, come il Veneto, il Piemonte, l'Emilia Romagna contribuiscono al risanamento della finanza pubblica con importi tra 800 e 900 milioni”, fa notare Ardizzone. Che interviene sul tema dei conti pubblici della Sicilia per lamentare l'atteggiamento “supino” verso Roma e verso quello che chiama “lo Stato-vampiro”: “Non si tratta per cose che sono dovute”.
Presidente, saranno somme dovute, ma la Sicilia non ne dispone. Come si fa a non trattare?
“È stucchevole questa continua trattativa con lo Stato su somme che sono dei siciliani. Dispiace che non si sia letta con attenzione la relazione della Corte dei conti sul rendiconto della Regione che evidenzia come vi è una costante erosione del gettito conseguente all'applicazione delle normative statali in materia di concorso della Regione al risanamento della finanza pubblica. Si tratta di somme che sono abbondantemente sopra il miliardo e 400 milioni di disavanzo”.

A quali somme si riferisce?
“Intanto questo contributo chiesto alla Sicilia per risanare la finanza pubblica, altissimo, che non tiene conto della capacità contributiva di ciascuna regione. Poi c'è l'erosione del gettito di imposta spettante alla Regione. Nonostante l'articolo 36 attribuisca alla Sicilia tutte le entrate tributarie erariali riscosse nel territorio, lo Stato ha progressivamente incamerato parte crescente di questo gettito, con una perdita di entrate per la Sicilia di circa 250 milioni. Solo il 60 per cento dell'Irpef prodotta in Sicilia è trasferita alla Regione. Questi sono i primi due aspetti. C'è poi una terza questione”.

Quale?
“La compartecipazione al fondo sanitario regionale. Sino al 2006 la compartecipazione regionale alla spesa sanitaria era pari al 42,5 per cento. Nel 2007 siamo saliti al 49,11. Questo doveva essere compensato dall'assegnazione alla Regione di una percentuale del gettito delle accise sui prodotti petroliferi, previsione che non è mai stata attuata. Il risultato? Un aggravio di spesa per le casse regionali di circa 600 milioni di euro annui. Questo è lo Stato-vampiro con cui trattiamo?”.

E quale sarebbe la soluzione secondo lei?
“Dire: dovete darci quello che ci spetta. Non chiedere concessioni”.

E se lo Stato dice no?
“C'è una debolezza politica da parte della classe dirigente siciliana. Io non tratto su cose che ci sono dovute. Il Parlamento deve prendere coscienza delle proprie potenzialità. Se persistono resistenze da parte dello Stato, facciamo un bilancio considerando che questo miliardo e 400 milioni ci sia. Poi ce la vedremo davanti alla Corte Costituzionale”.

Le pare che nella politica siciliana ci sia l'intenzione di fare una cosa simile?
“L'ho detto, c'è una debolezza politica. I parlamentari nazionali eletti in Sicilia facciano il loro dovere fino in fondo e in quel caso boccino la finanziaria nazionale”.

Lei qualche giorno fa ha detto che di fronte allo stallo delle istituzioni regionali forse è meglio andare a votare. La pensa ancora così?
“Confermo che se non diamo risposte chiare alla Sicilia è meglio andare a votare. Il problema è la debolezza nei confronti del governo nazionale in considerazione del fatto che i nostri parlamentari nazionali non ci tutelano. Siamo aggrediti dal governo nazionale che approfitta della debolezza politica e delle miserie umane legate al problema di un assessore in più o in meno. È questo il vero problema: il rapporto con Roma, alla quale interessa mantenere una classe dirigente locale debole e supina”.

In questo però Roma si fa forte del pantano in cui resta invischiata la nostra politica. Basta guardare allo spettacolo legato al rinnovo delle commissioni (l'intervista si svolge prima del voto con cui ieri Pd e Sicilia Futura hanno fatto il pien di presidenze, ndr), con tutto ciò che si è visto dentro e fuori l'Ars. Su questo lei ha forzato la mano ai partiti. Perché?
“A questo riguardo, io ho un obiettivo: il rispetto dello Statuto e del regolamento, che prevede il rinnovo ogni due anni delle commissioni. Se avessi dovuto aspettare le indicazioni dei partiti avremmo impiegato più di una legislatura”.


02 Dicembre 2015
http://livesicilia.it/2015/12/02/non-si-tratta-con-lo-stato-vampiro-roma-ci-dia-quello-che-ci-spetta_692114/







CALTAGIRONE. FORESTALI AL LAVORO MA NON I 101ISTI



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IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CONF.A.E.L. DOMENICO MARRELLA COMMENTA LA SITUAZIONE GRAVE DEI LAVORATORI FORESTALI SICILIANI


Il segretario Generale della CONF.A.E.L. Domenico Marrella commenta la situazione grave dei lavoratori forestali siciliani e manda un segnale di apprezzamento a Maurizio Grosso che in prima linea combatte la battaglia del Sifus-Conf.a.e.l.










POVERI, SCAPPATI, RACCOMANDATI. COME SPROFONDA LA SICILIA. IL BACINO DELL’IMPIEGO PUBBLICO ISOLANO È OGGI COMPOSTO DA VENTIMILA PRECARI


Poveri, scappati, raccomandati
Come sprofonda la Sicilia



di SALVATORE PARLAGRECO
La Sicilia ha inventato il sottoproletariato urbano a cavallo del secondo millennio. Scomparso ovunque, grazie alle nuove dinamiche sociali ed economiche, è stato re-impiantato negli anni Ottanta dalla Regione siciliana attraverso una gigantesca operazione di clientelismo, spacciata come esempio di solidarismo sociale e di cooperativismo virtuoso.

Gli alambicchi del mitico laboratorio politico siciliano non c’entrano niente, alleanze e coalizioni di partito sono solo “sovrastruttura”. Rossi e bianchi, di comune accordo, hanno creato una “sacca” di povertà, da utilizzare, nel tempo, come massa di manovra nelle consultazioni elettorali. Affinché si consolidasse e crescesse per trenta anni sono stati sospesi i concorsi pubblici.

Il bacino dell’impiego pubblico isolano è oggi composto da ventimila precari (600 alle dipendenze della Regione siciliana, 18 mila negli enti locali, 4.000 Lsu), sprovvisti di competenze specifiche, e dal personale regionale a tempo indeterminato, assunto, negli anni Sessanta e Settanta, sprovvisto di conoscenze giuridiche e delle competenze richieste dalle normative europee.

Le agenzie culturali di eccellenza, è il caso dell’Isida, sono state mandate in soffitta. Gli investimenti nella formazione hanno interessato fasce del vecchio terziario e ingrossato il portafogli dei più lesti, personaggi direttamente o indirettamente legali alle lobby politiche. Scandalosi sprechi di risorse, frodi e appropriazione di denaro pubblico, documentate nei fascicoli dei processi, per tenere in piedi una formazione vecchia di mezzo secolo. E quattrini a palate per “comunicarla”, materializzandola sulle pagine delle gazzette.

La povertà di competenze ha provocato a sua volta una tragica emorragia di risorse. La Regione siciliana si serve delle assistenze tecniche. Come altre Regioni, ma in Sicilia sono cinque volte di più. Le società di consulenza nazionale, e multinazionale, che “aiutano” la Regione a programmare, progettare, certificare, accreditare, hanno trovato una miniera d’oro inesauribile.

La loro mission dovrebbe essere l’affiancamento del personale della Regione siciliana; di fatto gli affiancatori sostituiscono il personale, privo dei “fondamentali” per apprendere, e così radicano la loro presenza, divenendo organici all’attività della pubblica amministrazione. Le assistenze tecniche fanno il lavoro del personale, instaurando una sorta di dipendenza.

Precariato, assistenze tecniche, formazione di bassa fascia sono le tre gambe della povertà. E’ un sistema ormai intoccabile perché chiunque lo mettesse in discussione sarebbe colpevole di sferrare un attacco intollerabile verso le aree deboli della Sicilia. Massacro sociale, lo chiamano.

I giovani precari degli anni Ottanta sono invecchiati con paghe di fame. Agli occhi di tanti, è un tragico paradosso, sono i “raccomandati”, i privilegiati, “quelli delle cooperative”, utilizzate per il transito nella pubblica amministrazione. Non si sarebbe potuto fare di meglio per devastare generazioni di giovani.

Fuori da questo sistema ci sono, oggi, diplomati, neo laureati, che dopo avere acquisito una istruzione decente, con costi pubblici e privati ragguardevoli, dopo essersi guardati attorno – né concorsi pubblici né opportunità di lavoro private, né scuole di eccellenza – se ne vanno. Preferibilmente nel Nord dell’Italia, ma sempre di più all’estero.

La competenza dà corpo alle buone idee. Quando ci sono le buone idee, arrivano gli investitori e si mette in moto il meccanismo dello sviluppo, non accade mai il contrario. La Sicilia l’ha sperimentato. Il tempo delle vacche grasse, che la Regione siciliana ha vissuto fino agli anni Settanta, ha lasciato il deserto.

Gli apparati politici sono oggi sequestrati dalla povertà che hanno contribuito a creare e consolidare. Non c’è un euro da spendere per formare manager, tecnici specializzati, fare formazione d’alta fascia. I soldi servono per tenere in piedi il sistema. Anche i colpevoli dello sfascio recriminano per la fuga dei cervelli, e danno l’anima per far sopravvivere lo status quo, che brucia denaro pubblico senza creare ricchezza e sviluppo. Perché è dal bacino della “sopravvivenza” che arriva il consenso. Ma sbagliano, è miopia: quelli che restano in Sicilia, per amore e per forza, non sono affatto contenti. Urlano, paralizzano le città, e si prendono quel che serve: la loro è una questua “muscolare”, non devono gratitudine ad alcuno.

02 Dicembre 2015
http://www.siciliainformazioni.com/sparlagreco/221525/poveri-scappati-raccomandati-come-sprofonda-la-sicilia?nl=02122015







HANNO DECISO DI ANNIENTARE IL COMPARTO FORESTALE. OFFENDONO E MORTIFICANO CONTINUAMENTE I LAVORATORI FORESTALI DEL SUD. SIAMO CONSIDERATI CATTIVI, LAZZARONI, CHE NON SAPPIAMO CONTARE FINO A 5 ECC. ECC. VIDEO

Hanno deciso di annientare il comparto forestale. Offendono e mortificano i lavoratori forestali del Sud. Siamo considerati cattivi, lazzaroni, che non sappiamo contare fino a 5 ecc. ecc. Video






Notizia correlata:









SABATO 5 DICEMBRE 2015 ASSEMBLEA DEL MAB SICILIA AD ADRANO (CT)















MAURIZIO GROSSO SUI FORESTALI IN SICILIA. VIDEO


Maurizio Grosso sui forestali in Sicilia










PRECARI, RESPINTO L'EMENDAMENTO PER LA CREAZIONE DELL'AGENZIA. IL SOTTOSEGRETARIO DAVIDE FARAONE, DA CUI ERA PARTITA LA PROPOSTA DELL'AGENZIA, GETTA ACQUA SUL FUOCO: NESSUNA BOCCIATURA. IL PROGETTO VA AVANTI. NONOSTANTE I GUFI SICILIANI, CHE SI SONO SCATENATI CON LE LORO CRITICHE ALL'INDOMANI DELLA PROPOSTA, NOI PROCEDIAMO CON IMPEGNO E CONVINZIONE


Precari, respinto l'emendamento per la creazione dell'agenzia. Vertice a Roma per salvare il bilancio


Precari, respinto l'emendamento per la creazione dell'agenzia. Vertice a Roma per salvare il bilancio

Il provvedimento era stato annunciato dal sottosegretario Faraone, che aveva parlato del via libera del governo Renzi alla norma speciale. Cgil, Cisl e Uil insorgono: "Vergognoso". Trasferta romana per recuperare un miliardo e 400 mila euro. Il sottosegretario: "Nessuna bocciatura, si cerca risanamento strutturale"


E' stato dichiarato inammissibile l'emendamento alla legge di stabilità che prevedeva la stabilizzazione dei 22 mila precari degli enti locali siciliani, con la creazione di un'Agenzia unica partecipata da Regione, Comuni e Stato. Ad annunciare l'emendamento era stato il sottosegretario Davide Faraone che aveva parlato del via libera del governo Renzi a "una norma speciale, solo per la Sicilia" che avrebbe garantito "finalmente la stabilizzazione di tutti i precari storici dell'Isola". "L'emendamento è stato definitivamente dichiarato inammissibile", dice il deputato del Pd Giuseppe Berretta, componente della commissione Lavoro alla Camera. Mentre riesplode la grana precari, con i sindacati già sul piede di guerra, è in corso a Roma un vertice per salvare i conti della Regione. Il governo siciliano tenta di recuperare 1 miliardo e 400 milioni, per mettere a riparo il bilancio 2016. Intanto, stamane, l'assessore all'Economia, Alessandro Baccei, e' stato convocato dalle sezioni riunite della Corte dei Conti per un chiarimento sullo stato di salute della Regione dal punto di vista contabile.

Il sottosegretario Davide Faraone, da cui era partita la proposta dell'Agenzia, getta acqua sul fuoco: "Nessuna bocciatura. Il progetto dell'Agenzia del Lavoro va avanti, parallelamente all'operazione di risanamento dei conti della Regione Siciliana. Nonostante i gufi siciliani, che si sono scatenati con le loro critiche all'indomani della proposta, noi procediamo con impegno e convinzione. Il governo nazionale e quello regionale stanno già lavorando, nell'ambito di questa Legge di Stabilità, per trovare una soluzione che risani in maniera strutturale il disavanzo di bilancio della regione. Dai tempi di realizzazione di questa operazione dipende la nascita dell'Agenzia". Dopo la riscrittura dell'emendamento, continua Faraone, si sta valutando l'impatto finanziario pluriennale che l'Agenzia unica partecipata da Regione, Comuni e Stato inevitabilmente comportera': "Per questo è necessario che la copertura del disavanzo del bilancio della nostra regione diventi strutturale, e non concesso una tantum". Una copertura che dovrà avvenire seguendo un duplice meccanismo, secondo Faraone: "Da una parte frutto delle maggiori entrate derivanti dell'intesa con il governo nazionale, dall'altra risultato dell'attività di contenimento della spesa operata del governo regionale attraverso l'attuazione delle riforme necessarie".

Ma i sindacati insorgono. "Vorremmo conoscere la ragione vera per cui è stato dichiarato inammissibile dalla Commissione Lavoro della Camera l'emendamento sui precari siciliani, considerato che, in un modo pilatesco tipico di questo governo, non prevedeva nessun costo aggiuntivo per lo Stato", dice dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro. "La Cgil  - continua - non ha mai pensato che quell'emendamento fosse risolutivo del problema del precariato siciliano. A esso hanno del resto fatto sfondo le note dichiarazioni del sottosegretario Davide Faraone che, da responsabile del welfare del Pd, ha detto che bisognava fermare le finte o impossibili stabilizzazioni e che si doveva aprire il mercato dei servizi pubblici ai privati incentivando il trasferimento dei precari nelle aziende". Pagliaro sottolinea che "non si poteva certo pensare che a fare la differenza sarebbe stata un'Agenzia del Lavoro in più che così che com'è immaginata sarebbe solo l'ennesimo carrozzone foriero di prebende e costi impropri della politica. Il fatto concreto, oggi - dice il segretario della Cgil Sicilia - è che dopo oltre un quarto di secolo, siamo di fronte a lavoratrici e lavoratori in molti casi indispensabili per gli Enti Locali e per la Pubblica Amministrazione ai quali occorre dare risposta immediata".

Agguerrita anche la Cisl Fp. "Un comportamento gravissimo, a Roma come a Palermo", incalzano il segretario generale Luigi Caracausi e il segretario di categoria, Paolo Montera. ''Da sempre - proseguono Caracausi e Montera - rivendichiamo la necessità di affrontare la questione per tempo, cosa disattesa anno dopo anno. Ancora una volta 100 mila siciliani passeranno un Natale nel segno dell'incertezza, nell'indifferenza e nel cinismo dei governi regionale e nazionale. L'inammissibilità dell'emendemento dimostra ancora una volta l'approssimazione e la superficialità con cui viene affrontata la questione. Crocetta e Renzi - concludono i due sindacalisti - la smettano di litigare per mere beghe politiche e corrano adesso ai ripari''. Dura anche la Uil. "Non
possiamo gettare in mezzo a una strada migliaia di famiglie - dice il segretario generale Claudio Barone - e mettere in crisi i Comuni che dipendono da questo personale. Continuiamo, quindi, a chiedere ai rappresentati del governo nazionale e regionale un incontro urgente per trovare delle soluzioni. Basta annunci a cui poi non seguono fatti concreti, mentre si perdono quelle poche giornate disponibili a litigare per incarichi e poltrone al posto di trovare soluzioni vere. La politica deve dare subito risposte".


02 Dicembre 2015
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/12/02/news/precari_respinto_l_emendamento_per_la_creazione_dell_agenzia-128631500/











L'ADUNANZA. BILANCIO, BACCEI ALLA CORTE DEI CONTI "STIAMO TORNANDO ALLA NORMALITÀ"


L'ADUNANZA

Bilancio, Baccei alla Corte dei conti
"Stiamo tornando alla normalità"





L'assessore all'Economia, insieme ai dirigenti generali Sammartano e Bologna è stato convocato dalle sezioni riunite della Corte per un chiarimento sullo stato di salute dei Conti. "Stiamo tornando alla normalità, in dirittura d'arrivo l'accordo con lo Stato". Enti regionali verso la liquidazione coatta.


PALERMO - “La situazione è ancora complessa, ma a poco a poco stiamo tornando alla normalità”. Con queste parole l'assessore Baccei ha descritto lo stato di salute dei conti della Regione, nel corso dell'adunanza di fronte alla Sezione di controllo della Corte dei conti. I magistrati contabili hanno infatti convocato stamattina nei locali di via Notarbartolo, oltre all'assessore all'Economia anche il ragioniere generale Salvatore Sammartano e il dirigente generale del dipartimento Finanze Giovanni Bologna.
“La situazione di cassa – ha spiegato Baccei - è sempre difficile ma è un po' migliore rispetto all'audizione di un paio di mesi fa. Resta certamente critica la questione riguardante il Patto di stabilità. Il governo nazionale infatti si impegna a darci i soldi, ma è molto sensibile al rapporto deficit-Pil e ci chiede le riforme. Per questo motivo siamo rigorosi a far rispettare gli obiettivi di patto anche a costo di creare, ci rendiamo conto, non pochi disagi sociali. Ma speriamo che questo ci porti a stabilizzare la situazione e avere nel 2016 una condizione normale".
Ma per il momento bisognerà fare qualche sacrificio. “Per evitare di sforare il Patto – ha spiegato Baccei – non stiamo trasferendo i soldi agli enti collegati e ai Comuni per non sforare il patto. È una delle condizioni alla base della trattativa sui conti. Una trattativa con la quale vogliamo rimodulare i rapporti tra Stato e Regione. In passato alcune modifiche legislative e atti amministrativi hanno creato un danno alla Sicilia. Come lo spostamento degli incassi relativi alle buste paga dei dipendenti pubblici a Latina”.
E oggi la trattativa sui conti vedrà nuovamente impegnati in un incontro a Roma tra Crocetta e il sottosegretario De Vincenti. “Il governo nazionale ha trovato la copertura per il 2016, adesso si sta lavorando per trovare la copertura per il 2017 e il 2018. Magari arriveremo un po' in ritardo col bilancio, ma lavoreremo per il 2016 a un bilancio definitivo. Mentre per il 2017 e il 2018 vedremo. Eventualmente opereremo tramite accantonamenti negativi”.
L'assessore Baccei ha poi sottolineato che “se ci sarà l'accordo con il governo si prevedono due miliardi in più di entrate e un miliardo in meno in spese. In effetti 500 milioni di euro – ha aggiunto - sono arrivati per effetto della territorialità dell'Iva, questo miliardo e 400 milioni si andrebbe ad aggiungere. Con l'azione di contenimento avviata dal governo Crocetta e rinforzata con l'ultima legge di stabilità e con quella che andremo a fare ora a breve - ha concluso - avremmo rimesso in piedi un bilancio che presentava un deficit di 3 miliardi di euro solo un anno fa”.
Per gli enti pubblici regionali il governo Crocetta adotterà la procedura di liquidazione coatta amministrativa. Lo ha annunciato durante l'adunanza  il ragioniere generale della Regione siciliana, Salvatore Sammartano. Sull'eventuale adozione della procedura, ha spiegato Sammartano, l'amministrazione regionale ha fatto un passaggio con gli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri che ha fornito le sue indicazioni rispetto agli orientamenti giuridici, indicando la possibilità di inserire in una apposita norma l'istituto della liquidazione coatta amministrativa per gli enti pubblici. "Questo semplifica molto le cose" in quanto mutua la legge dello Stato di qualche anno fa, ha sostenuto il ragioniere Sammartano parlando alla Corte, presieduta da Maurizio Graffeo. L'alto dirigente ha aggiunto che il confronto con gli uffici di Palazzo Chigi è stato avviato in quanto "avevamo qualche dubbio sull'applicabilità in Sicilia in quanto la procedura è delegata allo Stato, ma abbiamo avuto il via libera". "Il suggerimento - ha proseguito - è stato quello di avere attenzione al trattamento del personale degli enti che saranno soppressi". Con la liquidazione coatta si arriva all'eliminazione dell'ente dal mercato.
Il presidente della sezione riunite della Corte dei conti Maurizio Graffeo ha apprezzato la chiarezza degli interventi dell'assessore e dei dirigenti. L'azione di monitoraggio sul bilancio della Regione, ha però ammonito, "che già c'è ed è forte ed efficiente, deve essere costante in tutto l'arco dell'anno. Non vorremmo trovarci nella situazione in cui spesso capita - ha aggiunto Graffeo - che abbiamo un bilancio di previsione in assoluto equilibrio e che supera il vaglio di costituzionalità per poi trovarci in sede di rendiconto a dovere evidenziare disavanzi. Non è un fatto tecnico ma di rispetto di obblighi costituzionali. Sono questi i temi che volevo sottoporre a voi in questo momento di affanno”.
http://livesicilia.it/2015/12/02/bilancio-baccei-alla-corte-dei-conti-situazione-critica-ma-in-miglioramento_692153/

PIÙ CONTROLLO SULLA SPESA PUBBLICA. IL MONITO DELLA CORTE DEI CONTI ALLA SICILIA. BACCEI: UNA RASSICURAZIONE AI FORESTALI SONO STATI DEDICATI FONDI APPOSITAMENTE TROVATI PER IL DISSESTO IDROGEOLOGICO SENZA RICORRERE AI FONDI DEL CIPE PER LA STRADE


Più controllo sulla spesa pubblica
Il monito della Corte dei Conti alla Sicilia


Baccei Corte dei Conti 1

Stop ai bilanci ‘fai da te’. Serve un controllo periodico e non solo a ‘rendiconto’ e soprattutto la regione deve stare attenta alle nuove regole. Il bilancio 2016 sarà ‘per cassa’ e non si può più barare

Un controllo specifico, dunque, sulle partecipate regionali per evitare il rallentamento delle dismissioni, velocizzare il ri ammodernamento di quelle strategiche, impedire la nascita di nuovi carrozzoni attraverso un controllo stabile sui conti, sulle spese, sulla situazione economica. per far questo dar vita ad una apposita sezione della Corte dei Conti dedicata proprio alle partecipate attualmente ‘fuori controllo’ e poi una verifica periodica sui bilanci regionali non solo preventiva e a rendiconto per evitare quanto accaduto, ad esempio, quest’anno con un bilancio di previsione quasi perfetto ma un rendiconto completamente diverso.

Sono le tre segnalazioni che ha definito ‘politiche’ in senso lato il Presidente della Corte dei Conti Maurizio Graffeo in chiusura dell’ennesima udienza sui conti della Regione che necessitano, secondo il magistrato contabile, di un maggior controllo in corso d’opera per evitare disastri annunciati.

Per il resto solo rassicurazioni quelle pronunciate dall’assessore Alessandro Baccei e dal ragioniere generale Salvatore Sammartano. Una rassicurazione ai forestali ai quali sono stati dedicati fondi appositamente trovati per il dissesto idrogeologico senza ricorrere ai fondi del Cipe per la strade, ha detto Baccei in udienza, ma l’assessore ha anche annunciato una legge di riforma che metterà a posto anche i conti del 2015 subito dopo l’approvazione della legge di stabilità

Il disegno di legge andrà all’Ars dopo l’approvazione del bilancio di previsione alla quale si punta entro la fine dell’anno. Poi riforma delle partecipate, degli Ersu e degli Iacp, e norme per il contenimento e l’andamento controllato della spesa.

Tranquillizzanti anche le dichiarazioni sul bilancio di previsione 2016 per il quale l’accordo con roma sarebbe ormai vicino e con esso l’arrivo del miliardo e 400 milioni mancante. oggi nella capitale quella che potrebbe essere l’ultima punta.

“Il governo nazionale si impegna a darci i soldi è molto sensibile al rapporto deficit e pil. Ma di contro ci chiede le riforme – dice a BlogSicilia alessandro Baccei - . Per questo motivo siamo rigorosissimi a far rispettare gli obbiettivi di patto anche a costo di creare non pochi disagi sociali. Ma questo ci porti a stabilizzare la situazione nel 2016. Il governo ci ha chiesto un esercizio specifico nel 2016 per verificare se ogni singola voce andava ad impattare l’indebitamento. Sarà così anche per il 2017 e per il 2018″.

“Abbiamo dimostrato che il miliardo e 400 milioni di euro non va ad intaccare l’indebitamento – aggiunge – per questo ci verrà corrisposto solo a saldo netto da finanziare. Dall’altro lato il governo chiede le riforme e tra quelle ci sono anche quelle degli enti. Quelli non competitivi andranno sciolti mentre quelli strategici andranno riformati nell’ottica del risparmio”.

“Dopo la finanziaria che andrà in aula a breve – conferma infine l’assessore – in accordo con il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone abbiamo già depositato un disegno di legge che  sarà collegato e con il quale verranno trovate le risorse che mancano al bilancio”.

“La corte già 3 o 4 anni segnalò in sede di introduzione al giudizio di parificazione l’esigenza che si pensasse a livello di commissione paritetica – dice il presidente Maurizio Graffeo – ad una riforma delle modalità di partecipazione della corte al controllo su questi enti. E’ un fatto storico gli enti istituti prevedevano un collegio dei revisori presieduto da un magistrato della corte dei conti elemento di garanzia e partecipazione al controllo. Strada facendo molti enti sono stati soppressi molti sono in liquidazione su tutte le partecipate regionali il controllo della corte non c’è. In considerazione di questa riforma che vi accingete a fare sulle partecipate – ha continuato rivolgendosi a Baccei – potrebbe essere un messaggio politico tra virgolette all’assessore, di pensare di istituire una sezione di controllo sulle partecipate. Il controllo c’è sugli enti statali, manca su quelli regionali”.

“Comprendo che il ministero delle Finanze svolge un tutoraggio – ha continua Graffeo – stretto su patto di stabilità e su indebitamento voglio ricordare che le ultime novità legislative che ci hanno attribuito queste nuove funzioni alla corte ci affidano notevoli responsabilità sugli equilibri complessivi di bilancio. Su questo vorrei sottolineare con forza che l’istituzione di questo nuovo gruppo di lavoro è principalmente focalizzato su questi equilibri di competenza e di cassa anche su questo punto forrei un messaggio politico o forse questo messaggio tecnico delle corte non è Graffeo che vuole svolgere questo compito ma è lo spartito che è cambiato. Spartito che ci impone questo nuovo compito che dobbiamo svolgere in un contesto nazionale”.

“Vorrei prendere spunto dal deposito del piano di razionalizzazione – ha concluso -per richiamare ad un attento monitoraggio sul bilancio che già c’è forte ed efficiente che già ad ottobre ha fatto emergere quello che ha fatto emergere, ma deve essere costante in tutto l’arco dell’anno. Non vorremmo trovarci nelle situazione in cui spesso capita che abbiamo un bilancio di previsione è assolutamente in equilibrio che supera il vaglio di costituzionalità  poi ci troviamo in sede di rendiconto che ad avere evidenziato disavanzi che a questo punto non è un fatto tecnico ma di rispetto di obblighi costituzionali. Sono questi i temi che volevo sottoporre a voi in questo momento di affanno”.

Baccei è poi tornato sulla trattativa con Roma per i fondi necessari al bilancio 2016: “Stiamo aspettando le verifiche del governo sul miliardo e 400 milioni di euro. Il sottosegretario Claudio De Vincenti ha chiesto al ministero dell’Economia e delle Finanze di fare verifiche sulla copertura 2017 e 2018, perché sul 2016 è stata trovata. Il sottosegretario si è preso l’impegno di fare le verifica politica e tecnica e stiamo aspettando”.

“Se ci sarà l’accordo con il governo – ha spiegato – si prevedono due miliardi in più di entrate e un miliardo in meno in spese. In effetti 500 milioni di euro sono arrivati per effetto della territorialità dell’Iva, questo miliardi e 450 si andrebbe ad aggiungere. Con l’azione di contenimento avviate dal governo Crocetta e dai procedenti rinforzati con l’ultima legge di stabilità con quella che andremo a fare ora a breve avremmo un miliardo di un contenimento di spesa e avremmo rimesso in piedi un bilancio che presentava un deficit di 3 miliardi di euro solo un anno fa”.

“I soldi non mancano per quest’anno – ha provato a rassicurare l’assessore – . Abbiamo già definito le azioni in giunta. C’è un disegno di legge in assemblea  che va a destinare l’utilizzo di fondi o delle opzioni che prevede il 118. I soldi non mancano sono già stati coperti. Per le minori entrati sono state date le coperture necessarie. I forestali stanno lavorando. I soldi per i forestali non sono quelli del Cipe. Sono quelli utilizzati per i progetti di dissesto idrogeologico previsti all’interno dei fondi di sviluppo e coesione che fra l’altro prevedono delle giornate per i forestali che e l’acquisto di mezzi per combattere il dissesto che mi pare essere un emergenza”. 

02 Dicembre 2015
http://palermo.blogsicilia.it/piu-controllo-sulla-spesa-pubblica-il-monito-della-corte-dei-conti-alla-sicilia/318051/







02 dicembre 2015

COMUNICAZIONE PER TUTTI I LAVORATORI FORESTALI DELLA PROVINCIA DI CATANIA. LA UILA UIL DI SAN. MICHELE DI GANZARIA COMUNICA CHE PER IL MESE DI DICEMBRE TUTTI I LAVORATORI EFFETTUERANNO 29 GIORNI LAVORATIVI


Dalla pagina facebook
del Responsabile Uila Uil
San Michele Di Ganzaria (Ct)
Danilo Parasole


COMUNICAZIONE PER TUTTI I LAVORATORI FORESTALI



Dall'incontro avuto con il direttore Demarco, per il mese di dicembre tutti i lavoratori effettueranno 29 giorni lavorativi.
Tra le giornate lavorative ci saranno delle festività e dei sabati, cosi da recuperare più giorni possibili.







CALENDARIO FORESTALE 2016, I 12 MESI PER UN POSSIBILE ADDIO PRESENTATO CON CARITAS PER 'NATALE: IL BOSCO DELLA SOLIDARIETÀ


Calendario Forestale 2016, i 12 mesi per un possibile addio
Presentato con Caritas per 'Natale: il bosco della solidarietà

Calendario 2016 del Corpo Forestale (foto Luigi Di Battista)  © Ansa

Suggestive fotografie 'tra la natura e le persone' per dodici mesi che raccontano le attività e l'impegno in difesa dell'ambiente e dei cittadini. E' il calendario istituzionale 2016 'Noi insieme a Voi, Sociale - Forest@le' del Corpo Forestale dello Stato, presentato nel corso dell'iniziativa "Natale: il bosco della solidarietà" presso le case famiglia di Villa Glori della Caritas a Roma.
Un calendario che potrebbe essere l'ultimo, visto il possibile "assorbimento della Forestale da parte dei Carabinieri"; per questo Cesare Patrone, Capo del CfS spiega che "le istituzioni hanno il dovere di seguire le linee del Governo e del Parlamento se sono istituzioni serie ed aiutarli per una riforma seria".

I mesi di gennaio e febbraio sono dedicati a Silvano 'simbolo dell'impegno', un aquilotto animato, mascotte CfS che porta il suo entusiasmo ai bambini degli ospedali; maggio e giugno alla 'partecipazione' delle associazioni sul territorio con il comitato "Noi genitori di tutti" di Casal di Principe; e ancora testimonial del concetto di 'comunità', il cantautore Francesco Guccini sempre impegnato a raccontare il mondo della natura e dei Forestali. CfS e Caritas poi hanno offerto un pranzo speciale 'a base di prodotti del bosco' agli ospiti di Villa Glori, oltre 60 tra i malati di Aids che vivono qui e i 37 minori non accompagnati dei centri Caritas. Monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, ricorda che "l'obiettivo è quello di insegnare alle comunità un'attenzione alla persona e quindi alla natura; la Forestale ci insegna che ogni realtà deve essere rispettata e vissuta in maniera positiva". Dunque il bosco è una riserva di ossigeno e biodiversità, ma anche una provvista di nutrimento; così il gastronomo Augusto Verardo Tocci conclude che "il bosco è una mensa e una farmacia sempre di turno perchè ci fornisce alimenti e medicamenti eccezionali in tutto il periodo dell'anno, basta saperli riconoscere, utilizzare e preservare".


02 Dicembre 2015
http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2015/12/02/calendario-forestale-2016-i-12-mesi-per-un-possibile-addio_17f4170d-a658-4e43-83c4-1e14ecdc72a6.html





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Non si cancellano con un tratto di penna 192 anni di storia del glorioso Corpo Forestale dello Stato

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