30 gennaio 2018

FORZA ITALIA. MICCICHÈ INSODDISFATTO DELLE LISTE. "TROPPA GENTE MANDATA DA FUORI"



"Non era mai successo prima, si vede che sono invecchiato...", dice all'AdnKronos.

PALERMO - A Gianfranco Miccichè, presidente dell'Ars ma anche coordinatore degli azzurri in Sicilia, le liste di Forza Italia non piacciono. "Da coordinatore di Forza Italia in Sicilia mi ritengo assolutamente insoddisfatto dalle liste perché, per la prima volta, mi hanno mandato troppa gente da fuori. E non era mai successo prima, si vede che sono invecchiato...", ha detto parlando con l'Adnkronos. "Sono momenti di grandissima difficoltà - ha ammesso. - Ha ragione Renzi è una esperienza devastante. È il momento peggiore della politica, perché si fanno scelte dolorose". 

Oggi ha rinunciato alla candidatura anche Ylenia Citino, ex tronista di Uomini e donne", che, come ammette in una lettera pubblicata su Facebook, era stata contattata proprio da Miccichè. La Citino potrebbe ancora essere candidata in un'altra regione. Intanto, Miccichè, replicando a distanza al Fatto Quotidiano, che oggi titola un articolo 'Con Berlusconi è sempre Forza Gnocca', Miccichè dice: "In Italia la gnocca non è mai mancata mai, è vietato essere belle?". 
29 Gennaio 2018

Fonte: livesicilia.it





29 gennaio 2018

FORESTALI, ARENA (UGL): INCONTRO PREPARATORIO CON L’ASSESSORE REGIONALE AL TERRITORIO ED AMBIENTE



Si è tenuto lunedì 29 gennaio, un incontro  con l’assessore regionale al Territorio ed Ambiente On.  Cordaro, il capo di Gabinetto, il Dirigente Regionale Dott. Viola, il dott. Viavattene e i sindacati.
“Durante l’incontro – dichiara Franco Arena, Segretario regionale Ugl agricoli e forestali  dell’UGL –  abbiamo chiesto di riaprire le trattative del CIRL siglato nel 2017, di riprendere le trattative del riordino del comparto Forestale, di modificare l'art. 12 l.r. 5. e le divisione delle graduatorie.

“Abbiamo chiesto di facilitare i cambi turno – spiega il sindacalista –  in merito alla campagna antincendio 2018 abbiamo chiesto la certezza delle risorse finanziarie, il rispetto dei tempi previsti dalla legge, anticipando l’avvio, per una più efficace attività di prevenzione.

Abbiamo altresì discusso della necessità dell’ammodernamento del parco mezzi e che tutte le giornate lavorative sia 101nisti che dei 151nisti, siano effettuate tutte alle dipendenze del Comando. L’assessore si è reso disponibile a rivedere il CIRL.

Si è impegnato per rivederci dopo il 10 febbraio”.

“Si stanno organizzando  –  conclude – per fare partire la macchina dell’antincendio nei tempi previsti dalla norma ed in piena efficienza.

L’assessore sta lavorando per rinnovare il parco mezzi antincendio tramite fondi comunitari. Inoltre si è impegnato ad un confronto serrato con la nostra sigla sindacale per costruire un percorso condiviso per il rilancio del comparto”.

Fonte: www.uglsicilia.it




CONCLUSO L'INCONTRO TRA I CONFEDERALI E L'ASSESSORE AL TERRITORIO AMBIENTE, TOTO CORDARO. CHIESTA L'APPLICAZIONE DEL CIRL E CERTEZZA DELLE RISORSE FINANZIARIE PER LA CAMPAGNA ANTINCENDIO 2018


Ricevo e pubblico
dalle Segreterie regionali 
di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil

LE SEGRETERIE REGIONALI DI FLAI-CGIL, FAI-CISL, E UILA -UIL, in data odierna a seguito nostra richiesta, siamo stati convocati dall'assessore regionale al Territorio ed Ambiente On. S. Cordaro.
Durante l'incontro abbiamo chiesto la piena ed immediata applicazione del CIRL siglato nel 2017. In merito alla campagna antincendio 2018 abbiamo chiesto la certezza delle risorse finanziarie, il rispetto dei tempi previsti dalla legge, anticipando l'avvio, per una più efficace attività di prevenzione. Abbiamo altresì discusso della necessità dell'ammodernamento del parco mezzi e che tutte le giornate lavorative sia 101/isti che dei 151/isti, siano effettuate tutte alle dipendenze del Comando. L'assessore ha confermato la validità e l'esigibilità del contratto e che i tempi sono legati alla piena operatività del Governo. Si stanno organizzando per fare partire la macchina dell'antincendio nei tempi previsti dalla norma ed in piena efficienza. L'assessore sta lavorando per rinnovare il parco mezzi antincendio tramite fondi comunitari. Inoltre si è impegnato ad un confronto serrato con le nostre sigle sindacali, per costruire un percorso condiviso per il rilancio del comparto.







IL BLOG AI SINDACATI PRESENTI OGGI ALL'INCONTRO CON L'ASSESSORE CORDARO: VOGLIAMO SAPERE SE TUTTI I LAVORATORI FORESTALI, A PARTIRE GIA' DA QUEST'ANNO, EFFETTUERANNO ALMENO 151 GIORNATE LAVORATIVE PER COME PROMESSO. TUTTO IL RESTO E' ARIA FRITTA!


di Michele Mogavero
Chiedere è lecito rispondere è cortesia. 
Come sappiamo tutti, l'attuale esecutivo guidato dal Presidente Musumeci è stato chiaro sin dal primo minuto per quanto riguarda la dignità lavorativa del comparto forestale. Per il governatore i lavoratori non avranno un giorno di riposo. Non si discosta più di tanto la posizione dell'assessore Edy Bandiera, quest'ultimo sostiene che ci sono le risorse per effettuare tutti almeno 151 giornate, sia i 78isti che i 151nisti. 
A tal proposito, chiediamo a coloro che siederanno oggi al tavolo con l'Assessore Cordaro, se queste promesse verranno mantenute già a partire da quest'anno. L'assessore Cordaro in una recente intervista ha detto: "Dobbiamo occuparci di incendi prima che arrivi l'estate"

Il governo regionale ha previsto l’impiego dei circa 22mila operai forestali già dal mese di aprile. Link 

Proprio l'altro giorno, il Presidente della Commissione Ambiente, Savarino ha detto che i forestali sono indispensabili, e si sta lavorando affinchè possano partire il 15 aprile ed utilizzarli in tanti settori. Link 

Ci chiediamo: tutto questo è fattibile per il 2018? Si o No? 
Vogliamo delle risposte certe, che sicuramente arriveranno!

Buon lavoro a tutti



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Le squadre antincendio e gli operai saranno utilizzati ad aprile per realizzare i viali antifuoco senza aspettare il bilancio definitivo

L’unico atto è stato quello di tirare fuori i forestali dal bilancio come spesa inderogabile e urgente, per potere utilizzare le squadre antincendio e gli operai per realizzare i viali antifuoco già ad aprile

"Forestali al lavoro tutto l'anno contro incendi": L'appello di Flai Sicilia alla regione

Forestali: Flai Sicilia, avviare subito i lavoratori garantendo che non ci siano ritardi in nessun comparto, dall’antincendio alle manutenzioni

Perchè gli avviamenti dovrebbero riguardare solo i 151isti? L'assessore Bandiera ha detto che ci sono i fondi per almeno 151 giornate anche per i 78isti e 101nisti, quindi tutti a lavoro!



Guarda le interviste dell'Assesore all'Agricoltura, Edy bandiera:

L'Assessore all'Agricoltura intervistato dalla Tgr Sicilia, ha detto che vuole stabilizzare i circa 22mila lavoratori forestali che sono una risorsa, ha confermato che ci sono tutte le condizioni e le risorse per far sì che possano lavorare tutto l'anno attraverso il tempo determinato e una parte con 151giornate. Verranno impegnati anche nei siti archeologici. Queste le parole di Edy Bandiera.


Sposta il cursore al minuto 6:40




L'Assessore ospite in studio su Fm Italia. Parole di elogio per i forestali e conferma anche che ci sono le risorse per due soli contingenti: Oti e 151isti!


Spostare il cursore al minuto 11:00 circa




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L'Assessore all'Agricoltura Edy Bandiera: vogliamo stabilizzare i lavoratori forestali, ci sono le risorse

Su facebook l'Assessore Edy Bandiera al Sifus: sono dalla parte di chi, come voi, desidera lavorare stabilmente, e legittimamente si attende di vedere puntualmente retribuito il proprio impegno lavorativo

L'assessore Bandiera: a lavoro affinché si possa creare occupazione e benessere. Il Blog: stando alle sue parole per i forestali non ci dovrebbero essere problemi, ci sono le risorse per due soli contingenti: oti e 151isti!

Forestali. I Sindacati incontrando l'assessore Bandiera hanno chiesto di dare attuazione alla parte economica e giuridica del nuovo contratto e riaprire le trattative sulla riforma. L’assessore ha dato piena disponibilità a collaborare manifestando apprezzamento per le proposte di Fai-Flai-Uila

Forestali e piani antincendio. Il Presidente della Commissione Ambiente, Savarino: i forestali sono indispensabili, bisogna unificare i due comparti in modo tale che possano partire il 15 aprile ed utilizzarli in tanti settori. Il Blog: auspichiamo che tutti effettueranno almeno 151 giornate così come detto dall'assessore Bandiera



Il Presidente Musumeci zittisce Bruno Vespa sui lavoratori forestali: non licenzieremo nessuno, anzi, li facciamo diventare da peso a risorsa. Li vorrei a pulire i fiumi, le aree verdi, le spiagge e non avranno un giorno di riposo. Conosco il metodo del governo





Inoltre il Presidente Musumeci:




L'intervento integrale dell'On. Musumeci, "Lista Musumeci" al 2° Congresso del Sifus/Confael

Nello Musumeci: dove li mettiamo i diritti acquisiti dei lavoratori forestali? Sono 20mila padri di famiglia. ;i mandiamo in mezzo alla strada tutti o troviamo un modo utile per impiegarli veramente? Serve personale che controlli le riserve naturali, sì o no? Serve personale che intervenga nelle aree protette e, in generale, in quelle demaniali, sì o no?

L'On. Nello Musumeci nonostante la sconfitta elettorale rimane favorevole alla stabilizzazione. Battibecco con alcuni lavoratori. Video eclusivo

Musumeci con l'elemosina di ottanta euro ai forestali, che chiedono di lavorare tutto l'anno e non solo due mesi, credo sia davvero squallido"

Musumeci: ai forestali non ho promesse da fare, ma dobbiamo chiudere questa vergognosa pagina del precariato in Sicilia

Nella chiacchierata con Umberto Teghini, il candidato alla presidenza della regione Nello Musumeci, si sfoga

Nello Musumeci: sui forestali credo poco alla stabilizzazione. La soluzione migliore credo sia quella di trovare un’intesa col governo centrale. C’è bisogno di questa forza lavoro anche per altre competenze. In tal modo lavorerebbero tutto l’anno

Musumeci: spero di potenziare il Corpo Forestale e di tirare fuori i fondi per operare sulle aree boschive già in marzo-aprile, così da poter prevenire l'emergenza incendi. Serve una maggiore presenza di uomini in divisa. Il Blog: purtroppo sull'aumento delle giornate lavorative non c'è traccia

Regionali Sicilia, Musumeci a confronto coi sindacati: «Sulla forestale serve la certezza della copertura. Non mi azzardo sul terreno della stabilizzazione, ma bisogna farli lavorare tutto l’anno

Regione, accordi su disabili e precari. Le squadre antincendio e gli operai saranno utilizzati ad aprile per realizzare i viali antifuoco senza aspettare il bilancio definitivo

Bilancio, riscritti gli accordi con Roma: così Armao cancella l'era Crocetta-Baccei. L’unico atto è stato quello di tirare fuori i forestali dal bilancio come spesa inderogabile e urgente, per potere utilizzare le squadre antincendio e gli operai per realizzare i viali antifuoco già ad aprile






INCIDENTI SUL LAVORO IN SICILIA, INGRASSIA: “SERVONO PIÙ ISPEZIONI”


Palermo. LA NOTA DEL PRESIDENTE DEL COMITATO CONSULTIVO PROVINCIALE INAIL DI PALERMO

di Antonella Lo Cicero - 28 gennaio 2018
“Massima soddisfazione per il potenziamento del rapporto di collaborazione tra Inail Sicilia e Regione Siciliana. Il Presidente Musumeci ha ragione quando dice che gli incidenti sul lavoro in Sicilia sono troppi. La cultura della prevenzione e l’erogazione delle prestazioni riabilitative, però, non bastano. Servono più ispezioni sui luoghi di lavoro”.

Lo dichiara Michelangelo Ingrassia, Presidente del Comitato Consultivo Provinciale presso l’Inail di Palermo.

“Auspico che l’Inail Regionale e Nazionale diano seguito alla nostra Delibera del 24 ottobre scorso con la quale abbiamo proposto l’istituzione anche in Sicilia della Commissione Regionale per la vigilanza ispettiva, individuando peraltro lo strumento normativo idoneo per farlo in tempi brevi”. 

Fonte: www.ilsicilia.it




L'ON. VINCENZO FIGUCCIA: MI SONO ANCHE RIBELLATO AD UN SISTEMA


Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia

Leggo i nomi di molti candidati alle prossime elezioni del 4 marzo e confermo, fatta qualche rara eccezione, la mia idea sulla politica Siciliana in questo momento.
Non mi sono solo dimesso da Assessore, ma mi sono anche ribellato ad un sistema.
Con questo spirito ho scelto di non candidarmi, per servire la causa che i Siciliani hanno deciso di affidarmi.
Tutti i partiti e movimenti devono interrogarsi sul perché la gente decide di non andare più a votare.
Sento forte l'esigenza di rilanciare l'azione di un nuovo progetto, capace di valorizzare gli uomini liberi e le loro idee.
Vincenzo Figuccia





28 gennaio 2018

SORTINO, AVVISO OPERAI FORESTALI. LUNEDÌ 29 GENNAIO ALLE ORE 18,30 PRESSO LA SEDE SINDACALE U.G.L. VIA DURANTE N 2. RESOCONTO DELL'INCONTRO AVUTO CON ASSESSORE TERRITORIO AMBIENTE, AVV. SALVATORE CORDARO, TENUTOSI IN MATTINATA A PALERMO

Ricevo e pubblico
dall'Ugl Sortino








PALAZZO DEI NORMANNI. NON CHIAMATELI PORTABORSE. ARS, ARRIVA UN ESERCITO DI ESTERNI



di Maria Teresa Camarda
Ogni parlamentare regionale ha a disposizione 58.400 euro l'anno. Ci sono già i primi nomi, ma molti aspettano le elezioni per le "assunzioni".

PALERMO - Dirigenti politici, ex candidati, ex deputati, parenti di. C’è un po’ di tutto tra le centinaia di collaboratori che i parlamentari regionali stanno “assumendo” in questi giorni all’Ars. Pochi nomi certi ancora, almeno in attesa delle elezioni di marzo. Ma non chiamateli "portaborse". I contratti prevedono assunzioni a tempo indeterminato con qualifica di funzionario, ma essendo legati alla sussistenza in vita del gruppo parlamentare diventano di fatto dei contratti a tempo determinato. Il compenso è, o potrebbe essere, vedremo perché, di 58.400 euro all'anno. È questo che prevede, infatti, l'articolo 7 della legge n.1 del 2014 entrata in vigore quest’anno in merito agli esterni del Parlamento regionale. Insomma, è proprio il caso di dirlo, sembra che ci toccherà rimpiangere i vecchi portaborse.

Nonostante il termine venga ancora utilizzato impropriamente, i portaborse in realtà non esistono più. Si sono “estinti”, per legge, con la fine della passata legislatura per lasciare il posto a nuove figure professionali che, nelle intenzioni del legislatore - Mario Monti, per l’esattezza - avrebbero dovuto rendere più semplice e trasparente la spesa dei gruppi parlamentari per il personale. Ma questo evidentemente non sta succedendo. E, anzi, la nuova organizzazione, in barba alla sempre invocata spending review, costerà all'Assemblea regionale siciliana anche di più: 4.088.000 invece di 3.240.000 euro.

I portaborse dei 90 deputati della scorsa legislatura costavano quindi meno dei collaboratori dei 70 parlamentari regionali della nuova legislatura. Questo perché per i vecchi portaborse i deputati avevano diritto a un rimborso da parte dell’Assemblea fino a 36 mila euro l’anno, mentre per i nuovi D6 - che, precisiamolo non è una figura professionale ma una posizione economica - ogni parlamentare regionale ha a disposizione 58.400 euro l’anno. Soldi che arrivano ai deputati, e quindi ai dipendenti, attraverso i gruppi, a cui compete la gestione amministrativa e contabile di questi fondi. E quindi, per il Movimento 5 stelle che è composto da 20 deputati, la cifra a disposizione è di 1.168.000 euro; per Forza Italia, 14 deputati, è di 817.600; per il Pd, 11 deputati, 642.400; per Diventerà Bellissima e Popolari ed Autonomisti, sei deputati a gruppo, 350.400; per l’Udc, cinque deputati, 292.000; Fdi e Misto, tre deputati, 175.200; e Sicilia futura, due deputati, 116.800.

La norma, pero, non specifica nulla sul numero di collaboratori che ogni deputato può assumere. La ratio sarebbe quella di un collaboratore per deputato, ma non è la direzione in cui si sta muovendo l’Ars in questi giorni e il rischio di una maxi infornata di esterni diventa sempre più plausibile. Molti gruppi, infatti, hanno intenzione di parcellizzare il budget a disposizione assumendo più di una persona per deputato.

Così sta accadendo, per esempio, nel Movimento 5 stelle. Abituati a muoversi come una sola entità, i grillini dell’Ars stanno considerando i fondi per i D6 come un unico serbatoio da cui attingere per assumere tutto il personale utile allo svolgimento delle attività parlamentari: dagli addetti stampa, come la new entry Chiara Giarrusso, a Samuele Cutrera, braccio destro di Giancarlo Cancelleri, agli altri consulenti legali e legislativi in via di contrattualizzazione.

In altri gruppi ci sono deputati che vorrebbero poter fare lo stesso. In Forza Italia, per esempio, ci sono parlamentari a cui il budget a propria disposizione potrebbe non bastare e per questo vorrebbero poter usufruire anche di parte dei fondi di altri colleghi, come se fossero appannaggio del gruppo piuttosto che del singolo deputato. . Tra gli esterni del gruppo di Fi all’Ars ci sono, attualmente, anche Federica Tantillo, figlia del consigliere comunale di Palermo Giulio Tantillo, e Giuseppe Gelfo, vicino a Francesco Scoma.

E mentre il Pd sta temporeggiando, nel gruppo di Diventerà Bellissima, il capogruppo Alessandro Aricò, ha invece tra i suoi collaboratori Eduardo De Filippis, ex consigliere di circoscrizione di Palermo e figlio di Santi De Filippis, uno dei “cosiddetti stabilizzati” dell’Ars.

Ad assistere a questa frenesia da assunzioni ci sono infatti i “cosiddetti stabilizzati” dell’Assemblea regionale. Proprio così, “cosiddetti”, perché ogni volta che una legislatura finisce queste persone vengono licenziate per poi essere eventualmente riassunte dai Gruppi parlamentari all'inizio della nuova legislatura. Attualmente sono 80 e non tutti hanno già trovato posto nella nuova Assemblea. Alcuni restano in disparte e perdono giorni di lavoro perché ogni deputato preferisce piuttosto portare con sé i propri collaboratori da fuori.

I deputati, nella maggior parte dei casi però, non hanno ancora utilizzato tutti i fondi a propria disposizione perché, per definire i contratti, stanno aspettando l’esito delle prossime elezioni di marzo. Ecco perché si fanno i nomi di tanti, i corridoi e le stanze sono piene di gente che fa capo a questo o a quel deputato, ma pochi sono i contratti che sono stati formalizzati.

Una situazione, quella degli esterni all’Ars, che ha già impensierito il presidente Gianfranco Micciché che, non potendo intervenire d’ufficio, ha scritto una lettera ai gruppi parlamentari. "Nelle more della completa definizione della materia anche con riferimento alla misura dei contributi", Miccichè chiede di osservare due principi: chiunque venga assunto deve svolgere mansioni qualificate per i gruppi e deve percepire una retribuzione adeguata ai compiti. Insomma, niente autisti o gente che, assunta con i fondi dell'Ars, magari poi finisca per lavorare nelle segreterie dei politici, come avvenuto in passato in qualche caso evidenziato dalla Corte dei Conti.
28 Gennaio 2018

Fonte: livesicilia.it





VERSO LE POLITICHE. CROCETTA E LUMIA FUORI DALLE LISTE DEL PD. NELLA NOTTE PUBBLICATO L'ELENCO UFFICIALE


Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa in occasione della presentazione delle liste dei candidati alle prossime elezioni politiche, Roma, 27 gennaio 2018. ANSA/FABIO FRUSTACI


28 Gennaio 2018 PALERMO. Gli elenchi adesso sono ufficiali: il Pd ha diffuso in nottata le liste elettorali. I nomi dei candidati nei 232 collegi uninominali della Camera, dei 116 del Senato e di quelli da eleggere col sistema proporzionale in collegi plurinominali, è stato pubblicato sul sito del partito.

ECCO L'ELENCO DEI CANDIDATI IN SICILIA

In Sicilia restano fuori dalle liste Rosario Crocetta e Peppe Lumia. L'ex governatore non appare sorpreso. "Nessun risentimento, abbiamo scelto la politica per servizio. E' andata come avevo previsto. Non sarà certamente questa vicenda a farci rinunciare alla politica. Saremo presenti in campagna elettorale, con il nostro Megafono, nelle piazze di tutta la Sicilia per denunciare il processo di restaurazione in corso e di vera e propria epurazione di ogni dissenso. Faremo un'operazione verità", afferma Crocetta.

Lumia, invece, che nel 2013 era stato eletto a palazzo Madama per il Megafono, lascia trasparire una certa irritazione: "È stato dato un altro colpo mortale all'idea di partito progressista, plurale, fatto di culture politiche, di classi dirigenti, di progettualità che si incontrano, per restringere il cerchio e vivere questa campagna elettorale con un'idea disperata e del 'si salvi chi può'". Poi aggiunge: "Lascio il Parlamento ma non la politica e nessuno si illuda che io sia disposto ad abbandonare l'idea di costruire un Pd realmente democratico". Ma è l'ex governatore a ricevere subito un'altra proposta. Arriva da Vittorio Sgarbi: "Annuncio la mia disponibilità a indicarlo come responsabile nazionale per l'antimafia del movimento Rinascimento".

Crocetta intanto sta valutando l'ipotesi di lavorare alla costruzione di "un nuovo soggetto politico per il cambiamento della Sicilia".

In Sicilia il Pd schiera due big: il premier uscente Paolo Gentiloni e il sottosegretario Maria Elena Boschi, rispettivamente a Catania e Taormina.

"Siamo convinti di aver messo in campo la migliore squadra per vincere". Matteo Renzi, in maniche di camicia bianca, spazza con poche parole due giorni durissimi per il suo partito, aprendo la conferenza stampa in cui, cercando di smontare ogni dissapore, anticipa alla stampa le liste dei candidati.
Parla poche ore dopo una tesissima direzione fiume, terminata oltre le 4 di mattina, che ha sancito uno strappo molto duro con la minoranza, che alla fine non parteciperà al voto finale sulle liste. I renziani fanno infatti il pieno, la minoranza si ritrova con tanti esclusi e pochi nomi in lista, in un clima molto pesante, tanto che Massimo D'Alema, dal Salento, sostiene che "in una notte il Pd si è trasformato nel partito di Renzi".

Renzi che taglia corto: "Non è tempo di polemiche come dice Orlando. Ora c'è da fare la campagna elettorale. E io sono d'accordo. Non ci sono stati veti, m'interessano di più i voti".
Parole che non calmano l'irritazione degli 'orlandiani' che anzi replicano stizziti: "Va bene ora lo stop a polemiche, ma non è vero che non ci sono stati veti. Ci sono stati veti e mortificazioni che potevano essere evitate. Se c'è una cosa che invece è vera è che Renzi non ha fatto come Bersani nel 2013, perché ha fatto molto peggio".

Soddisfatta invece l'area Franceschini che si vede confermare il suo peso numerico. A parte la difficile partita con le minoranze, resta l'amaro in bocca di un partito alle prese con un passaggio molto difficile, tra promozioni e bocciature che fanno comunque molto discutere. In questo clima, irrompe la protesta del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda che si sfoga su twitter: "Qual è il senso di non candidare gente seria e preparata, protagonista di tante battaglie importanti come De Vincenti, Nesi, Rughetti, Tinagli, Realacci, Manconi. Farsi del male da soli sarebbe incomprensibile".

E Renzi, davanti alle telecamere, anche stavolta cerca di smussare nella forma, ma nella sostanza boccia ogni ipotesi di ripensamento: "Quando vai a chiudere un elenco con meno spazi di prima - replica a Calenda - c'è amarezza e dispiacere. Ma è fisiologico e umano il ricambio delle persone. Vedremo cosa fare in caso di rinunce".

Quindi affronta di petto il nodo banche, della candidatura Boschi, andando all'attacco e lanciando una sorta di scommessa: "Sulle banche andremo a dire ai cittadini e ai nostri avversari che abbiamo salvato i correntisti. Avremo Padoan a Siena e sono sicuro che saremo il primo partito ad Arezzo", l'epicentro della vicenda Etruria. "Sono pronto a fare duelli in tv contro Di Maio, Salvini e Berlusconi se si vuole togliere lo sfizio.
Questa battaglia sui collegi - conclude spavaldo - vede il Pd in grandissimo spolvero. Abbiamo la possibilità di vincere".

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Fonte: gds.it






27 gennaio 2018

RINNOVABILI: L'UE CORRE, LA SICILIA È FERMA. FATICA AD AVVIARE UNA VERA FILIERA ENERGETICA IN GRADO DI UTILIZZARE GLI SCARTI AGRICOLI E FORESTALI, E ANCHE I RIFIUTI, PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA



di Rosario Battiato
Entro il 2030 gli Stati membri dovranno raggiungere il 35% di energia pulita, l’Isola stenta e tira il freno all’Italia. Nella regione un terzo della produzione lombarda e manca il Piano per i fondi europei


PALERMO – Puntare a una riduzione costante e decisa delle fonti fossili. Gli obiettivi Ue con vista sul 2030, approvati dal Parlamento comunitario nelle scorse settimane e oggetto di future trattative con gli Stati membri, sono sempre più ambiziosi: 35% di risparmio energetico, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti.

Per i trasporti, in particolare, diventano determinanti i biocarburanti di ultima generazione, perché il peso di quelli di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere “limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario”. I deputati vorrebbero anche vietare l’utilizzo dell’olio di palma a partire dal 2021. Prevista anche l’implementazione, entro il 2022, delle stazioni di ricarica per i veicoli elettrici: il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà esserne dotato.

Numeri ambiziosi per un territorio, come quello isolano, che già fatica a tenere fede agli obiettivi previsti per il 2020, che sono stati sanciti per le regioni nel decreto burden sharing, il provvedimento che assegna le differenti quote di consumo verde per concorrere all’obiettivo nazionale.

La Sicilia, infatti, cresce meno degli altri – dicono dall’Osservatorio dell’Energia – e soprattutto fatica ad avviare una vera filiera energetica in grado di utilizzare gli scarti agricoli e forestali, e anche i rifiuti, per la produzione di energia.
A bloccare l’iter contribuiscono politica e burocrazia – manca ancora il Pears aggiornato e i tempi per esaminare le pratiche di autorizzazione per gli impianti sono decisamente più lunghi di quanto previsto dalla legge – ma anche i cittadini: nel 2016 registrati ben 26 casi da “nimby” sul territorio isolano.

1. In Sicilia meno di un terzo della produzione lombarda
Nei giorni scorsi il Gestore dei servizi energetici ha diffuso il rapporto statistico sull’energia da fonti rinnovabili in Italia, con i dati 2016, gli ultimi disponibili, aggiornando la versione rilasciata nel dicembre scorso.
Nell’Isola ci sono complessivamente 44.683 impianti, soprattutto di solare, per una potenza complessiva di 3.287,2 MW, cioè il 6,4% del totale nazionale. Non va meglio sul fronte della produzione che arriva a 5.184,8 GWh, cioè il 4,8% del totale nazionale.
La Sicilia produce quanto la Calabria, la metà della Puglia (9,4%) e un terzo della Lombardia (15,1%). In generale i dati sono in crescita – nel 2015 4.912,6 GWh registrati (4,5% della produzione nazionale da fonti rinnovabili) – ma le altre, evidentemente, crescono molto di più. Il punto di forza resta sempre l’eolico (3.058 GWh), dopo la Puglia il miglior dato d’Italia, mentre il solare (1.744,4) è superato da altre quattro regioni (Lombardi, Veneto, Emilia Romagna e Puglia).

2. Il grande vuoto: qui solo l’1% degli impianti di bioenergia
Il passo del gambero: nel 2016 le biomasse in Sicilia hanno prodotto 145 GWh di energia elettrica, cioè circa il 2% del totale nazionale. Un dato che è risultato addirittura in controtendenza rispetto all’anno precedente, quando la produzione si era assestata a 152,9 GWh.
Poco altro da registrare anche sul fronte del geotermico – c’è solo Toscana con 6.288,6 GWh, più dell’intera produzione rinnovabile isolana – dei bioliquidi (3,8 GWh, inferiore all’1% del totale nazionale) e del biogas (91,1 GWh, 1,1% del totale nazionale).
Nel complesso le bioenergie isolane (biomasse solide, biogas e bioliquidi) che derivano da rifiuti, fanghi, biomasse, attività agricole e forestali, oli vegetali grezzi, hanno riguardato 33 impianti, 3 in più del 2015, ma sono complessivamente soltanto l’1,2% del totale nazionale (25,6% in Lombardia).
La produzione isolana vale complessivamente 239,9 GWh, cioè poco più dell’1% a livello nazionale: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto assieme superano la metà del dato nazionale.

3. Dalla geotermia al biogas, le occasioni perse
La geotermia, l’energia generata dallo sfruttamento del calore naturale della Terra, offre in Italia risorse disponibili e un avanguardia mondiale come la Toscana. In Sicilia ci sono soprattutto occasioni sprecate – ad esempio per lo sfruttamento della geotermia a bassa entalpia per la produzione di energia termica – e poca azione. L’esempio virtuoso è l’impianto geotermico a bassa entalpia a Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars, per il raffrescamento e il riscaldamento degli ambienti. Per il resto, niente si muove. Restano nell’ombra anche tutte le opportunità che potrebbero derivare dai prodotti di scarto che oggi finiscono in discarica o abbandonati. Nei giorni scorsi Musumeci ha confermato di non voler puntare, almeno per il momento, sui termovalorizzatori, ribadendo la volontà di lanciare gli impianti per la produzione di biogas. Quest’ultimo si ottiene dalla digestione anaerobica di biomasse agro-industriali (sottoprodotti agricoli, zootecnici, frazione organica dei rifiuti) e permette di ottenere anche il biometano tramite un processo di ‘upgrading’. Ma servono soprattutto i piccoli impianti: ricerche di Althesys e uno studio condotto dal professore Biagio Pecorino del dipartimento di Agricoltura dell’Unict hanno stimato la possibilità di arrivare a investimenti compresi tra 1,2 e 1,5 mld e impegnare circa 3 mila occupati, permettendo una produzione di 560 mln di m3 di biometano all’anno, l’8% del potenziale nazionale.

4. Non è scetticismo: l’Isola cresce meno
Non bisogna lasciarsi ingannare dai numeri d’insieme. La Sicilia ha, infatti, raggiunto gli obiettivi annuali di burden sharing per il 2016, cioè la quota di incremento di energia rinnovabile nei vari settori (elettrico, termico e trasporti) richiesta alle regioni per concorre agli obiettivi nazionali nell’ottica delle scadenze Ue previste per il 2020. L’avanzamento isolano, tuttavia, registra “la minor crescita di consumi da fonti rinnovabili, tanto che si colloca al quartultimo posto”, riporta l’Osservatorio regionale dell’Energia dell’assessorato, sottolineando, inoltre, che l’attuale avanzamento potrebbero portare a una possibile crisi sulle previsioni del 2020.
Resta ancora un’incognita anche il Pears, il Piano Energetico Ambientale della Regione Siciliana, che dovrà appunto coordinare il settore energetico e contestualmente indirizzare in maniera programmatica il nuovo ciclo della Programmazione Comunitaria 14-20 (un quarto della dotazione complessiva di 4,5 miliardi è destinato all’energia).

5. La strategia della Regione per recuperare terreno
Nelle scorse settimane Domenico Santacolomba, responsabile del servizio “Pianificazione e programmazione energetica” del dipartimento dell’Energia della Regione siciliana, ha espresso al QdS quelli che sono i punti fondamentali dell’azione della Regione in rapporto ai nuovi Fondi Ue 2014-2020 sul tema.
La programmazione prevede di innalzare i livelli di produzione di energie rinnovabili e, a tal proposito, sono state fissate speciali linee di intervento, all’interno del Po Fesr, finalizzate allo sviluppo di piccoli impianti per la produzione di energia da biomassa da realizzare in filiera corta.
Un passaggio essenziale perché occorre mettere assieme una strategia d’insieme in grado di portare la Regione al raggiungimento degli obiettivi di produzione di energia, di efficienza energetica e di riduzione di gas climalteranti entro i prossimi tre anni.

6. La sindrome del Nimby: energimpianti nel mirino
Nel 2016 ci sono state ben 359 infrastrutture e impianti oggetto di contestazioni ambientali in tutta Italia. Lo rivela l’Osservatorio media permanente Nimby Forum, database nazionale che dal 2004 monitora la situazione delle opposizioni contro opere di pubblica utilità e insediamenti industriali in costruzione o ancora in progetto. Il dato è in aumento del 5% rispetto all’anno precedente.
Il settore più criticato in assoluto è stato quello energetico, più della metà del totale (56,7%), che comprende gli impianti per la produzione di energia elettrica da fonti fossili e rinnovabili, ed il trattamento rifiuti (37,4%). In quest’ultimo ambito rientrano anche gli impianti per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti urbani e speciali, le discariche, i termovalorizzatori e gli impianti di compostaggio. Nel settore energetico gli impianti da rinnovabili costituiscono il 75,4%, un dato dettato dall’elevata presenza rispetto a quelli alimentati da fonte fossile o tradizionale.
La distribuzione regionale del Nimby registra una maggiore concentrazione nel Nord Italia (41%), con Lombardia ed Emilia Romagna che mantengono i primi posti, rispettivamente 56 e 48 impianti contestati, ma c’è anche la Sicilia che con 26 impianti si prende circa il 7% delle contestazioni nazionali.

27 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it




"DUEMILA LAVORATORI DEI CONSORZI DI BONIFICA ANCORA IN ATTESA DI CERTEZZE DALLA REGIONE"



Dalla pagina Facebook
UILA UIL Catania

“I duemila lavoratori dei Consorzi siciliani di bonifica aspettano sempre dalla Regione risposte chiare, definitive, sul loro futuro. Altrettanto chiede il mondo agricolo, che dell’irrigazione non può certo fare a meno. Decenni di commissariamenti, una riforma varata più di tre anni fa e ancora inattuata, le incertezze su crediti e debiti rendono insopportabilmente emblematica la condizione di questi enti. Di cui quest’Isola non può fare a meno!”. Lo hanno dichiarato i segretari di Filbi-Uila, Uila Sicilia e Filbi Sicilia Gabriele De Gasperis, Nino Marino ed Enzo Savarino, al termine dell’esecutivo regionale Filbi – l’organizzazione Uil dei lavoratori della bonifica – convocato a Catania. Nel corso della riunione è stata pure fissata la data del Congresso regionale, che si terrà nel capoluogo etneo il 27 febbraio.
De Gasperis, Marino e Savarino hanno aggiunto: “Questo sarà l’anno in cui ripartirà la trattativa per il contratto nazionale di settore. Per noi tutti, una sfida. Un’altra attende specificatamente la Sicilia. Infatti, è necessario capire se il nuovo governo regionale intende dare la giusta attenzione ai Consorzi e fare in modo che la riforma degli enti abbia un effettivo, positivo, svolgimento. L’agricoltura, che rimane uno dei comparti più vitali dell’Isola, necessita di un sistema di bonifica capace di garantire i migliori servizi”. “Per far questo – hanno concluso gli esponenti di Filbi e Uila – bisogna rilanciare i Consorzi. È necessario, pertanto, che gli enti di bonifica abbiano un supporto economico certo e strutturale da parte della Regione cui affiancare il pagamento dei ruoli da parte delle aziende agricole. Questa è la strada, l’unica, per garantire alla Sicilia servizi essenziali e valorizzare la professionalità, il quotidiano impegno, dei tanti lavoratori del settore”.






VIZZINI: INCONTRO CON L'ASSESSORE REGIONALE ALL'AGRICOLTURA EDY BANDIERA PRESSO LA SOCIETA' OPERARIA DI MUTUO SOCCORSO DOVE SI E' PARLATO DEL COMPARTO AGRICOLO, DEI FORESTALI, DI STRADE DI PENETRAZIONE AGRICOLA E FONDI EUROPEI. LA NOTA DEL BLOG





Nota del Blog

Egregio assessore, la ringraziamo sinceramente per le bellissime parole che spende sul nostro martoriato comparto, ci fa un immenso piacere sapere che avete a cuore il nostro settore, condividiamo i lavori in altre competenze. Però non basta! Volevamo sentire quella parolina magica che ha dichiarato su Rai tre, cioè che ci sono le risorse per poter effettuare 151 giornate tutti, sia 78isti che 101nisti.

Ecco cosa diceva:

L'Assessore all'Agricoltura intervistato dalla Tgr Sicilia, ha detto che vuole stabilizzare i circa 22mila lavoratori forestali che sono una risorsa, ha confermato che ci sono tutte le condizioni e le risorse per far sì che possano lavorare tutto l'anno attraverso il tempo indeterminato e una parte con 151giornate. Verranno impegnati anche nei siti archeologici. Queste le parole di Edy Bandiera.

Sposta il cursore al minuto 6:40






LUNEDI 29 GENNAIO CONVOCAZIONE RIUNIONE CAMPAGNA A.I.B. 2018

Ricevo e pubblico
dal Segretario Regionale Codires
Enrico Scozzarella







27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA...PER NON DIMENTICARE!






26 gennaio 2018

SICILIA A DUE FACCE, PRIMA NELLA NASCITA DI IMPRESE, ULTIMA PER GUAI. LE VICENDE DEI PRECARI E DEI FORESTALI SONO EMBLEMATICHE: COSTANTE RINVIO DELLE SOLUZIONI STRUTTURALI



Da FRANCO GARUFI - 26 gennaio 2018
A leggere i giornali ogni mattina ci si confonde. Per esempio, in questo giovedì di gennaio benedetto dal sole, ecco due titoli in contrasto evidente: la Sicilia prima nella nascita delle nuove imprese, ma al tempo stessa in attesa dei poteri speciali da Roma per affrontare le “emergenze” di acqua e rifiuti che durano ormai da vent’anni. E’ davvero contraddittoria l’immagine dell’isola che se ne ricava: rapidamente finito nel dimenticatoio lo scoop sui conti del bilancio,  il governo regionale  vive ora nell’attesa ad horas delle decisioni di palazzo Chigi. La colpa naturalmente è del mai abbastanza vituperato Rosario Crocetta, divenuto nell’immagine mediatica l’unico responsabile di mali che risalgono agli ultimi quattro o cinque governo regionali.

Si sono enfatizzati anche i dati statistici, sostanzialmente in linea con quelli delle altre regioni meridionali, pur di imprimere il crisma negativo di una regione che non sa far altro che la marcia del gambero, sempre all’indietro. Non sappiamo a chi sia servita questa narrazione priva di speranza, ma certamente essa ha lasciato un’eredità di confusione e- per una sorta di eterogenesi dei fini- riverbera già i suoi effetti negativi sul nuovo governo regionale che pensava di  usare come lasciapassare le presunte malefatte di chi lo aveva preceduto. Certo, non è stata utile ai siciliani questa lettura tutta in negativo che non ha colto la complessità dei fenomeni economici e sociali in corso e i loro aspetti contraddittori,  ingigantiti dalla lunghissima crisi economica e finanziaria che si è scatenata come un uragano sul già debole sistema produttivo siciliano. Migliaia di imprese sono morte, in dieci anni si sono persi oltre 120.000 posti di lavoro, ma sotto la superficie si è realizzata una trasformazione che la politica non è riuscita a cogliere ed indirizzare.

E’ aumentata la povertà assoluta, tuttavia la precedente Assemblea regionale si è rifiutata di approvare un disegno di legge d’iniziativa popolare che, come avvenuto in altre regioni, avrebbe evitato che i più poveri delle nostre città e dei nostri paesi restassero abbandonati a se stessi. Tutti i settori dell’economia isolana si sono ritrovati privi del sostegno dalla mano pubblica nei  processi di ristrutturazione ed internazionalizzazione che hanno realizzato, come dimostra la vicenda della spesa dei fondi europei di sviluppo ed investimento. Anche l’aiuto nazionale allo sviluppo si è fermato davanti all’incapacità della politica isolana: i cantieri del Patto per la Sicilia, firmato in pompa magna ad Agrigento oltre un anno fa, sono ancora sostanzialmente fermi, mentre la nuova Giunta parla addirittura di apportare modifiche che farebbero perdere altro tempo. Rispetto alla complessità di quanto stava avvenendo nella realtà, la lettura che ne hanno dato i decisori politici (e spesso purtroppo anche le parti sociali) è stata estremamente semplificata, altalenante tra la mera denuncia e la richiesta di risorse ulteriori da sommare a quelle che non si riuscivano a spendere. Un’interpretazione che non ha mai affrontato il vero nodo rappresentato dalla scelta della  politica e delle istituzioni, nei quindici anni che ci stanno alle spalle, di dar fondo alle risorse pubbliche in progressivo esaurimento pur di mantenere in piedi un sistema sostanzialmente corporativo che ha distorto e fatto strame delle potenzialità connesse all’autonomia speciale.

L’obiettivo era assicurare ai decisori politici -da Cuffaro a Lombardo- il controllo della spesa pubblica regionale ed extra-regionale, con quest’ultima che assumeva un ruolo via via crescente rispetto ad un bilancio regionale destinato per il 90% alla spesa corrente, cioè all’auto-riproduzione della struttura regionale. Per avere mano libera nelle decisioni relative all’allocazione delle risorse, si è garantita  un’instabile (cioè sottoposta ogni anno all’esigenza di negoziare con governo ed Assemblea) continuità di reddito alle aree del mondo del lavoro che dipendevano dalla spesa regionale.

Le vicende dei precari della pubblica amministrazione e dei forestali sono, da questo punto di vista, emblematiche: costante rinvio delle soluzioni strutturali e  dei processi virtuosi di riforma e deliberazioni pro-tempore che consentivano di dare risposta al problema delle retribuzioni e dell’avviamento al lavoro. Tutti i tentativi di porre  mano alla riforma di settori decisivi per la qualità della vita dei siciliani, primi tra tutti il diritto ad avere l’acqua ed un sistema funzionante di smaltimento dei rifiuti, si arenavano davanti all’impossibilità di comporre i contrapposti interessi. Forse, se ci si riflette, non è estraneo a questa realtà il fatto che due presidenti della Regioni siano caduti sul terreno del rapporto con la mafia, l’uno condannato con sentenza definitiva per favoreggiamento, l’altro sottoposto a più di un  processo.

Così, non si sono realizzati i termovalorizzatori (per un momento ne furono programmati addirittura quattro) ma contemporaneamente non si è data la spinta necessaria alla raccolta differenziata ed al compostaggio, permettendo invece che si costruisse attorno alle discariche (in parte di proprietà di privati imprenditori) un vero e proprio sistema che ha messo in campo  investimenti notevoli e che ora ha superato la soglia della sostenibilità.

Se ci si allontana dalla polemica politica di corto raggio, balza agli occhi che l’occasione perduta dal governo Crocetta –  e che rischia di mettere fuori gioco per molti anni l’intero centrosinistra siciliano) è stata di aver rinunciato a compiere scelte capaci di invertire la tendenza, di realizzare una vera soluzione di continuità rispetto al passato, limitandosi a galleggiare sui problemi che continuavano ad accumularsi o- peggio- affrontandoli all’insegna dell’improvvisazione e del discorso propagandistico, che- entrambi- fanno sempre a pugni con una credibile strategia riformista.

A ciò ha contribuito anche il rapporto con Confindustria Sicilia e con gli interessi che essa rappresentava in quella fase. Simile è la vicenda delle risorse idriche: si è fatta -giustamente- la legge sull’acqua  pubblica ma non si è messo mano agli investimenti sulle reti di distribuzione che sono dei colabrodo capaci di disperdere oltre il 50% dell’acqua che passa nei tubi. Poi, alla prima stagione di siccità, si grida all’emergenza scordandosi di dire che essa deriva da ciò che si è trascurato di fare in questi anni. E si aspettano i poteri speciali, sanatoria di tutte le responsabilità; tranne a prendersela con i cattivi di Roma qualora malauguratamente non venissero concessi. Niente di nuova sotto il sole, purtroppo, nell’anno I dell’era Musumeci.

Fonte: siciliainformazioni.com





NESSUN NUOVO BUCO NEL BILANCIO SICILIANO, LA REGIONE METTE UNA ‘PEZZA’ ALLA REVOCA DI 380 MILIONI DI FONDI UE


26/01/2018
Non ci saranno conseguenze per il bilancio della Regione dovute alla decisione del Tribunale dell’Unione europea di rigettare integralmente il ricorso dell’Italia contro la decisione della Commissione Ue di tagliare quasi 380 milioni su 1,2 miliardi di fondi strutturali destinati alla Sicilia dopo aver accertato diverse irregolarità per il periodo 2000-2006.

Si trattava di spese del Fondo Sociale Europeo di Agenda 2000 quindi risalenti al programma che si è concluso definitivamente nel 2008. I giudici del Lussemburgo hanno osservato come sia innegabile l’esistenza di errori nella spesa, imputabili a insufficienze nei sistemi di gestione e di controllo del Piano operativo regionale (POR) Sicilia, che si sono manifestati nel corso di diversi esercizi finanziari e ai quali non è stato posto del tutto rimedio fino alla fine della programmazione.

“Ex governatori e dirigenti devono pagare” era stata l’immadiata reazione dei 5 stelle. E a stretto giro alla Regione era calato il silenzio accompagnato dalla preoccupazione legata alle conseguenze di questa sentenza. Dove andare a prendere questi 380 milioni di euro?

L’allarme era stato immediatamente rilanciato dal sindacato “La restituzione dei fondi europei? Un disastro per le casse della Regione siciliana che causerà non pochi problemi in un momento ancora critico per la nostra isola” aveva detto il segretario generale della Uil Sicilia, Claudio Barone.

Ma dopo 24 ore di controlli e verifiche dagli uffici regionali gettano acqua sul fuoco. I soldi sono andati persi, non c’è dubbio, e questo è grave. Spetterà all’avvocatura dello Stato che è competente nei rapporti legali con l’Ue decidere se esistano i requisiti per un ulteriore ricorso da presentare alla Corte di giustizia Europea ma la sentenza non peserà sulle casse della Regione.

Si tratta, secondo una ricognizione che ha impegnato praticamente tutta la giornata di ieri, di fondi già spesi a valere sul bilancio regionale e che si sperava di recuperare dall’Unione Europea, dunque di denaro che era già stato. portato in usicta di bilancio fra il 2006 e il 2008. Insomma una occasione persa per ottenere una somma di quasi 380 milioni di euro che avrebbe dato ossigeno alle casse ma non un ulteriore problema di bilancio.

Di fatto questa sentenza sancisce definitivamente (o quasi) il fallimento dell’era dei così detti ‘Progetti Ponte’ ovvero quando la Sicilia, rendendosi conto di essere terribilmente indietro con la spesa europea, provò a mettere in campo furbizie di spesa.

Ma cosa erano i progetti Ponte?

Furono un tentativo di imputare su fondi europei spese che la Regione aveva già fatto con risorse proprie. Lo si fece con opere infrastrutturali, con interventi di riparazioni di chiese e di sistemazione di beni culturali, lo si fece con i corsi di formazione. In questo modo si otteneva, secondo la logica di allora, un doppio risultato. Da un lato si accelerava sulla spesa europea evitando di perdere risorse e dall’altro si liberavano risorse regionali che si sarebbero potute utilizzare con regole meno stringenti di quelle europee. Si tentò perfino di imputare stipendi e straordinari di personale regionale impiegato nei controlli, nelle verifiche, della valutazione e nel pagamento dei progetti sulle risorse europee e si utilizzò personale esterno per quelle figure ‘non coperte’ sempre imputando tutto sulle risorse europee. Le contestazioni arrivarono già durante il periodo di Agenda 2000 ma furono accantonate e oggetto di repliche

La ‘furbata’ sbattè, però, proprio contro le regole europee. Il personale non era opportunamente qualificato secondo i parametri di Bruxelles, quello regionale non poteva essere utilizzato così perchè ‘di parte’ e le regole europee vogliono un controllo ‘terzo’, i progetti non rispettavano standard e richieste. Dopo un lungo tira e molla che fece trascorrere anni si arrivò all’ispezione fra il 2014 e il 2015 anni in cui il governo Crocetta non difendeva nulla ne legittimamente ne, tantomeno, quando meno difendibile. Da lì la relazione di revoca e poi il ricorso promosso dall’Avvocatura dello Stato.

Una occasione persa, quindi, che apre, però, qualche pensiero su altri ‘Progetti Ponte’ che sono stati messi in campo in quegli anni anche se sul fronte Beni Culturali e Infrastrutture non dovrebbero esserci analoghi problemi secondo gli uffici regionali se non in quote residuali.

In ogni caso quella dei ‘Progetti Ponte’ è una stagione chiusa e questo genere di operazioni la Sicilia non le fa più da tempo, ci tengono a ricordare da via Notarbartolo, Piazza Sturzo e vale Regione siciliana, sedi dei tre dipartimenti regionali coinvolti

La Sicilia, alla fine, ha perso un terzo di quelle risorse o quasi ma sono soldi che abbiamo già speso con fondi nostri e che quindi non dovremo restituire a nessuno. Certo quei 380 milioni ci avrebbero fatto comodo oggi: eccome!

Fonte: palermo.blogsicilia.it


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L’Ue revoca 380 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo per la Sicilia, la Corte Europea respinge il ricorso dell’italia






Il 31 GENNAIO IL SIFUS INCONTRERA' L'ASSESSORE ALL'AGRICOLTURA, ON. BANDIERA. A QUESTO BLOG PIACE RICORDARE CHE L'ASSESSORE BANDIERA HA DETTO CHE CI SONO LE RISORSE PER EFFETTUARE TUTTI ALMENO 151 GIORNATE



Dalla pagina Facebook
Maurizio Grosso Sifus Confali

Mercoledi 31 gennaio alle 15.00, presso l'assessorato Agricoltura, in Palermo, il Sifus incontrerà l'assessore regionale all'Agricoltura, On. Edy Bandiera per un confronto vicendevole sulle questioni a presidio dello sviluppo del comparto forestale, dei consorzi di bonifica e dell'agroalimentare.
Maurizio Grosso Sifus Confali



A questo Blog piace ricordare
L'Assessore all'Agricoltura intervistato dalla Tgr Sicilia, ha detto che vuole stabilizzare i circa 22mila lavoratori forestali che sono una risorsa, ha confermato che ci sono tutte le condizioni e le risorse per far sì che possano lavorare tutto l'anno attraverso il tempo indeterminato e una parte con 151giornate. Verranno impegnati anche nei siti archeologici. Queste le parole di Edy Bandiera.

Sposta il cursore al minuto 6:40



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Su facebook l'Assessore Edy Bandiera al Sifus: sono dalla parte di chi, come voi, desidera lavorare stabilmente, e legittimamente si attende di vedere puntualmente retribuito il proprio impegno lavorativo

L'assessore Bandiera: a lavoro affinché si possa creare occupazione e benessere. Il Blog: stando alle sue parole per i forestali non ci dovrebbero essere problemi, ci sono le risorse per due soli contingenti: oti e 151isti!


L'Assessore ospite in studio su Fm Italia. Parole di elogio per i forestali e conferma anche che ci sono le risorse per due soli contingenti: Oti e 151isti!


Spostare il cursore al minuto 11:00 circa




Il Presidente Musumeci zittisce Bruno Vespa sui lavoratori forestali: non licenzieremo nessuno, anzi, li facciamo diventare da peso a risorsa. Li vorrei a pulire i fiumi, le aree verdi, le spiagge e non avranno un giorno di riposo. Conosco il metodo del governo



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Forestali: Flai Sicilia, avviare subito i lavoratori garantendo che non ci siano ritardi in nessun comparto, dall’antincendio alle manutenzioni

Perchè gli avviamenti dovrebbero riguardare solo i 151isti? L'assessore Bandiera ha detto che ci sono i fondi per almeno 151 giornate anche per i 78isti e 101nisti, quindi tutti a lavoro!



Inoltre il Presidente Musumeci:




L'intervento integrale dell'On. Musumeci, "Lista Musumeci" al 2° Congresso del Sifus/Confael

Nello Musumeci: dove li mettiamo i diritti acquisiti dei lavoratori forestali? Sono 20mila padri di famiglia. ;i mandiamo in mezzo alla strada tutti o troviamo un modo utile per impiegarli veramente? Serve personale che controlli le riserve naturali, sì o no? Serve personale che intervenga nelle aree protette e, in generale, in quelle demaniali, sì o no?

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Nello Musumeci: sui forestali credo poco alla stabilizzazione. La soluzione migliore credo sia quella di trovare un’intesa col governo centrale. C’è bisogno di questa forza lavoro anche per altre competenze. In tal modo lavorerebbero tutto l’anno

Musumeci: spero di potenziare il Corpo Forestale e di tirare fuori i fondi per operare sulle aree boschive già in marzo-aprile, così da poter prevenire l'emergenza incendi. Serve una maggiore presenza di uomini in divisa. Il Blog: purtroppo sull'aumento delle giornate lavorative non c'è traccia

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Forestali e piani antincendio. Il presidente della Commissione Ambiente, Savarino: i forestali sono indispensabili, bisogna unificare i due comparti in modo tale che possano partire il 15 aprile ed utilizzarli in tanti settori. Il blog: auspichiamo che tutti effettueranno almeno 151 giornate così come detto dall'assessore Bandiera