28 febbraio 2023

LANDINI: «QUATTRO GIORNI DI LAVORO? FACCIAMOLO». L'OBIETTIVO DEVE ESSERE IL SUPERAMENTO DELLA PRECARIETÀ. OGGI ABBIAMO PIÙ DI TRE MILIONI DI CONTRATTI A TERMINE. L'UNICA VERA RIFORMA POSSIBILE È CANCELLARE LE FORME DI LAVORO PRECARIO


Dal sito www.collettiva.it

27/02/2023
Il segretario generale Cgil, parlando con la Stampa, propone la settimana corta: “La redistribuzione della ricchezza si realizza anche riducendo i tempi di lavoro”

“La settimana di quattro giorni è una delle proposte che avanzeremo a metà marzo al nostro congresso”. Il segretario generale Cgil Maurizio Landini anticipa, in un’intervista apparsa oggi (lunedì 27 febbraio) sulla Stampa, alcuni temi della prossima assise che si terrà dal 15 al 18 marzo a Rimini. Tra cui, appunto, una misura che già si sta sperimentando in 18 Paesi.

La settimana corta

Di fronte alla rivoluzione tecnologica, che porta a un aumento di profitti e produttività, si deve praticare la redistribuzione della ricchezza e di come viene accumulata, anche attraverso la riduzione dei tempi di lavoro. Come farlo? Contrattando modelli organizzativi su quattro giorni di lavoro settimanali, e per le imprese la possibilità di utilizzare gli impianti sino a sei giorni la settimana. Il tutto, prevedendo il diritto alla formazione e all'aggiornamento per l’intera vita lavorativa.

La politica

È cruciale che la politica riparta dalla partecipazione. Le persone non giudicano quello che dici, ma quello che fai. Abbiamo assistito a una rottura fra il lavoro e la rappresentanza politica che ha coinvolto anche la sinistra. Se il 60 per cento non vota, vuol dire che occorre cambiare politiche e avviare una vera lotta contro le diseguaglianze. Basta con cose come Jobs act, basta con la precarietà.

Le riforme

Occorre rimettere al centro i bisogni di chi per vivere deve lavorare. L'obiettivo deve essere il superamento della precarietà, il diritto a realizzarsi nel proprio lavoro, riforme che redistribuiscano la ricchezza. Cominciando da una vera riforma fiscale e da un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori che ponga fine alla competizione fra dipendenti e autonomi. Questo, in una cornice di politiche pubbliche basate sul diritto alla salute, alla conoscenza e a un lavoro dignitoso.

I fatti di Firenze

È stato un atto squadrista e fascista. È preoccupante che nessun esponente di governo abbia preso la parola per denunciare l'aggressione agli studenti e, anzi, che un ministro abbia minacciato di sanzionare la direttrice scolastica che ha fatto ciò che doveva fare nel rispetto della Costituzione. La scuola è luogo di cultura e formazione di persone. Chi l'attacca, attacca la Costituzione. Il 4 marzo, a Firenze, ci sarà una grande manifestazione per difendere la democrazia e la nostra Carta fondata sull'antifascismo».

Il rapporto col governo

Sin qui sono stati confronti finti. Prima hanno scritto la finanziaria e poi ne hanno discusso con noi. Su pensioni, fisco e precarietà, aumento dei salari, non ci sono state risposte. Anzi, il ritorno dei voucher e la flat tax sono andati nella direzione opposta rispetto al necessario. Hanno pure disegnato l'autonomia differenziata, è il peggio che si potrebbe fare: aumenta la divisione in un Paese già diviso.

Le risorse

Noi abbiamo chiesto di passare subito da due a cinque punti di taglio del cuneo fiscale, perché è ora che non si riesce ad arrivare a fine mese, non si può attendere cinque anni. Chiedevamo di tassare gli extraprofitti e un contributo di solidarietà: niente. Non hanno neanche messo un euro per il rinnovo dei contratti del settore pubblico, e ci sono sei milioni di persone nel privato che stanno aspettando un’intesa nazionale.

Il precariato

Gli incentivi per frenare il precariato si è già visto che non servono. Oggi abbiamo più di tre milioni di contratti a termine e sono aumentati i part-time involontari. Ci sono 5-6 milioni di persone che, pur lavorando, non arrivano a 10 mila euro l'anno. L'unica vera riforma possibile è cancellare le forme di lavoro precario assurde e indicare che c'è un unico contratto d'ingresso al lavoro, che sia basato sulla formazione.

Le agevolazioni a sostegno del lavoro

Ultimamente sono stati dati aiuti a pioggia. Invece, bisogna ragionare in termini selettivi, che rientrino in un’idea di politica industriale. Occorre individuare i settori strategici, incentivare e premiare i comportamenti virtuosi come la riduzione degli orari di lavoro. Non chi delocalizza, ma chi aumenta occupazione stabile, chi investe nell'innovazione dei prodotti e dei processi.

Il reddito di cittadinanza

Da settembre viene cancellato il sostegno in un Paese con quasi sei milioni di persone in condizioni di povertà assoluta. Mentre la rendita finanziaria è tassata meno del lavoro dipendente. Occorrerebbe migliorare lo strumento che già c'è, rafforzando gli interventi sul territorio, investendo sui servizi sociali. A oggi, c'è solo una cancellazione.

Il superbonus

Ancora una volta i sindacati non sono stati convocati. La realtà è che si mettono a rischio posti di lavoro e imprese. E si torna indietro sul recupero del patrimonio edilizio esistente. Affrontare il tema, implica mettere criteri selettivi e perimetri. Ad esempio, confermando la cessione del credito per i redditi Isee sino a 30-35 mila euro, ripristinando i provvedimenti per le zone terremotate, l'abbattimento delle barriere architettoniche, per mettere a norma gli istituti pubblici.





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