I lavoratori non hanno presentato le certificazioni dei redditti: cinque
giorni per rimediare. Verifiche anche su forestali e Lsu
L'obbligo di presentare la
dichiarazione dei redditi nasce dalla Finanziaria del 2014.
Oltrepassata una certa soglia, non si ha più diritto a ricevere il
sussidio da quasi 800 euro al mese.
Giacinto Pipitone
PALERMO. I
primi a restare impigliati nelle maglie della verifica sono stati 258
Pip che hanno «dimenticato» di presentare qualunque documento possa
servire a stabilire se hanno o meno diritto a ricevere il sussidio della
Regione. Ora hanno cinque giorni di tempo per recuperare, altrimenti
saranno espulsi dal bacino dei precari garantiti. È cominciata così la
campagna che all'assessorato regionale al Lavoro chiamano «Meritarsi il
sussidio»: prevede verifiche su Lsu (tranne quelli degli enti locali),
forestali e operatori dei cantieri di servizi. Intanto il gruppo di
lavoro diretto da Anna Rosa Corsello ha già passato al setaccio i
fascicoli che riguardano i circa 3 mila precari dell'Emergenza Palermo, i
cosiddetti Pip. È venuto fuori che in 258 non hanno rispettato
l'obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi ne il modello Isee
che tiene conto degli incassi e delle spese del nucleo familiare. «E -
rileva la Corsello nella circolare appena firmata - considerata
l'obbligatorietà del controllo e visto che dal superamento della soglia
reddituale stabilita dalla Regione discende la decadenza dal bacino,
tutti gli interessati sono tenuti entro 5 giorni a presentare la
documentazione». I cinque giorni scadrebbero mercoledì se si
considerasse il week end appena trascorso (la circolare è stata firmata
venerdì sera) ma è prevdibile che il termine più corretto sia quello
di venerdì prossimo (cinque giorni lavorativi). L'obbligo di
presentare la dichiarazione dei redditi nasce dalla Finanziaria del
2014. Quella in cui i grillini riuscirono a fare inserire una norma
secondo cui, oltrepassata una certa soglia, non si ha più diritto a
ricevere il sussidio da quasi 800 euro al mese. Questa soglia, dopo
tante polemiche ed emendamenti correttivi, è stata individuata in 20
mila euro da certificare con la dichiarazione dei redditi se il precario
vive da solo o in 40 mila euro da certificare col modello Isee se vive
invece in famiglia. Nel secondo caso quindi si tiene conto di eventuali
altri redditi e proprietà presenti nel nucleo familiare. Già nel 2014
fioccarono le espulsioni per redditi elevati: venne scoperto un precario
con un patrimonio da un milio ne. E anche per questo motivo in
assessorato sospettano che l'omissione della dichiarazione dei redditi
in questo caso non sia frutto di semplice dimenticanza. E poiché i Pip
costano ogni anno 30 milioni, ecco che in tempi di vacche magre sono
scattate le verifiche con l'obiettivo di tagliare chi non rientra nei
parametri per essere assistito. Tanto più che è di poche settimane fa la
polemica che ha contrapposto l'assessorato all'Economia e la presidenza
della Regione sulla concessione ai Pip anche degli assegni familiari,
che alle casse pubbliche costano sei milioni l'anno. Fin qui i Pip.
Entro questa settimana l'assessore Bruno Caruso pubblicherà la
direttiva che riguarda tutti gli altri precari pagati dalla Regione. Nel
caso dei forestali, per esempio, si prevede di verificare che cosa
fanno durante i periodi in cui non lavorano e prendono l'assegno di
disoccupazione: «Le direttive più recenti - commenta l'assessore
prevedono a livello nazionale che chiunque percepisca un reddito o un
sussidio pubblico debba fornire in cambio una prestazione o almeno
frequentare un corso di riqualificazione». L'obiettivo è quindi
impiegare in progetti socialmente utili i forestali quando non sono in
servizio nei boschi e percepiscono la disoccupazione. Per tutti gli
altri precari Caruso vuole sapere dagli enti che li impiegano che tipo
di mansioni svolgono, con che orari e con quali risultati.
19 Ottobre 2015

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