Vendicari, sequestrato parcheggio nella riserva
L'azienda: «Zona A tracciata con un pennarello»
Cronaca – Duemila metri quadrati trasformati in area di sosta. «Abbiamo apposto i sigilli lunedì per non creare problemi ai tanti turisti», dice la Guardia di finanza. «Autorizzazione revocata a nostra insaputa dopo venti anni», ribatte la proprietà tramite il proprio legale. Che aggiunge: «Da verificare i confini della zona di massima tutela ambientale»
Un parcheggio abusivo di circa duemila metri quadrati è stato scoperto e sequestrato all'interno dall'oasi faunistica di Vendicari. Il tutto a poca distanza dal mare e sullo sfondo della caratteristica tonnara che ha reso celebre quel tratto di costa siracusana. Le autorità contestano alla società proprietaria della superficie la mancanza dell'autorizzazione e la violazione del regolamento della riserva. L'azienda ribatte invece su alcuni passaggi del provvedimento: dallo stato dei permessi alla precisa individuazione dei confini dell'area di massima tutela ambientale.
La tariffa per lasciare auto e moto era di 3,50 euro al giorno, 7 euro per i caravan. Il business, secondo quanto scoperto dai finanzieri di Siracusa e Noto, durava dal 1995. A gestirlo era la Siciliana germinazione semi, una srl con sede a Catania che si occupa di coltivazione di frutti oleosi. Secondo le carte della procura, dovrà rispondere di deturpamento delle bellezze naturali e di intervento edilizio in zona sottoposta a vincolo ambientale.
L'azienda catanese risponde alle contestazioni attraverso il proprio legale di fiducia. Per quel che riguarda la parte di parcheggio che le autorità ritengono priva di autorizzazione, «il permesso non risulta scaduto ma revocato dalla Sovrintendenza, che a quanto pare ha ritenuto inopportuno prolungare la concessione per più di venti anni», spiega l'avvocato Goffredo D'Antona. La decisione, tuttavia, «non è mai stata notificata al legale rappresentante della società», che ne sarebbe quindi venuto a conoscenza solo all'arrivo dei finanzieri. Il resto della superficie, più del 50 per cento, è stata sequestrata perché ritenuta parte della zona A, «ma i suoi confini - ribatte D'Antona - furono tracciati con un pennarello rosso su una cartina geografica. Lo spessore della linea equivale a decine di metri quadrati di terreno che bisogna verificare con attenzione se ricadano all'interno della fascia di massima tutela». Tra le proprie ragioni, l'azienda aggiunge anche che «questa parte di riserva fu istituita espropriando i terreni. Sarebbe strano che uno di questi sia rimasto nella disponibilità di un privato».
16 Giugno 2015
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