21 giugno 2015

SARO CHE ROTTAMÒ LA SICILIA. IN OGNI FAMIGLIA C'È UN LAVORATORE CHE TI RICORDANO NEI LORO PENSIERI. CARO PRESIDENTE, ORA RESTA L'ULTIMO SFORZO, L'IMPRESA PIÙ IMPORTANTE. CHE NE DIRESTI CON UN SUSSULTO DI DIGNITÀ DI ROTTAMARTI DA SOLO?



L'ANALISI

Saro che rottamò la Sicilia


di Roberto Puglisi

L'uomo che crede nel potere delle conferenze stampa, che si fida ciecamente delle denunce, che ha reso la rivoluzione un monumento alla vacuità, confessa: "Sono un rottamatore". E se...



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Caro presidente Crocetta,

Finalmente hai proclamato una indiscutibile verità : “Io sono l'unico rottamatore in Sicilia”. Ed è appunto verissimo, però non nel senso che intendi tu.

Hai rottamato la Sicilia e i siciliani che, infatti, nei commenti sul web, al bar, ovunque, parlano di te, dandoti immancabilmente del tu, nella forma strettamente confidenziale che si riserva ai migliori amici e ai peggiori incubi. Hai rottamato i loro sogni, le loro speranze, le loro massime aspirazioni.


Hai rottamato il sentimento della misura. Ti pare che un amministratore di condominio – non un presidente di Regione – farebbe esibizione di sé per le radio, come hai fatto tu alla 'Zanzara': “ Non andrei con Salvini, nemmeno se fosse l’unico uomo rimasto sulla faccia della terra. Piuttosto che andare con lui preferisco le fiamme dell’inferno. Mi candido al rogo. E poi ha sempre questa barba, gli sta malissimo”. E come pensi che si sentano i tuoi conterranei, notando che conduci il tuo personale show, mentre l'Isola spezzata, priva di strade e viadotti, colpita al cuore, affonda?

Hai rottamato ciò che sopravviveva – assai poco - del nostro orgoglio. Siamo tornati al cabaret, ai teatrini alla Franco e Ciccio, con le nostre valigie di cartone e le nostre povere coppole. Ogni tanto cala un sire romano – di solito il vicerè Delrio – che ti ascolta con l'aria sdegnosa di chi non ti stima neanche un po'. Pare una pantomima tra un sordo e un muto. Una pacca sulla spalla. Qualche spicciolo di promessa e via col vento del ritorno in Italia, mentre si consuma l'abbandono di una Trinacria sconsacrata che il Renzismo considera una specie di bagno penale.

E la tua unica preoccupazione qual è? Dimostrare che anche tu sei degno di baciare l'anello gigliato di Matteo: "E' assolutamente falso che io abbia attaccato Renzi. Da presidente dei siciliani ho manifestato l'urgenza di intervenire sulle questioni sociali soprattutto nei confronti dei poveri, dei deboli, dei disoccupati, in linea con quanto sta cercando di fare il governo nazionale". Questo l'incipit del comunicato, fresco fresco, talmente genuflesso nel suo attacco, da annacquare le non peregrine considerazioni finali: “Abbiamo la necessità ormai, e non è una critica nei confronti del governo (ci mancherebbe!!!, ndr) , di intervenire sulla questione sociale poiché i risultati positivi raggiunti sulla spesa europea e la fine del crollo del Pil in Sicilia, non sono sufficienti a fare decollare l'isola né tanto meno a risolvere nell'immediato il livello di disperazione economico e sociale”. E tu? Che hai fatto tu per alleviare la disperazione di cui parli e da cui non sei stato intaccato?

Hai rottamato il centro-sinistra. Quando si terranno nuove elezioni tutto ciò che è assimilabile alla parolina 'sinistra', in Sicilia, verrà spazzato via. Il Pd è un partito raso al suolo. Ha un segretario – il giovane Fausto Raciti – che incarna la sindone del deficit di coraggio. Vecchissimo politicamente – questo giovane Raciti – che all'inizio pareva una decalcomania di De Gregori, uno di quei ragazzi con la chitarra che effondono ventate primaverili negli ambienti chiusi, ed è invece un amministrativo del grigiore. C'è un proconsole renziano – Davide Faraone – confuso nel suo dubbio amletico: rompere o non rompere? Chi glielo dice a Renzi che si spalanca un fronte di lotta perfino quaggiù? Forse, però, sarebbe meglio dirglielo subito, piuttosto che annunciare domani: Matteo, non c'è più un Pd in Sicilia. E non c'è più nemmeno la Sicilia.

Hai completato la rottamazione dell'antimafia, che – per la verità - non hai iniziato tu. Regna l'antimafiosità, quel tanto al chilo di retorica che serve da antidoto contro gli avversari e da corazza per evitare contraccolpi. C'era una volta la bella antimafia che era disinteresse, passione. Oggi, il potere copre le sue nudità con l'antimafiosità, giustifica così i suoi fallimenti e le sue sconfitte, così organizza i suoi accampamenti. Dopo la debacle di Gela, hai affrontato la questione col solito schemino auto-rassicurante: “Se Fasulo ha perso qualche voto per causa mia, è certamente il voto dei mafiosi. La mafia certamente non ha votato per Fasulo”. Ecco, non è che tu non sia in grado di governare, di vincere, di risultare affidabile sul territorio. Sono proprio gli altri.

E mille altre cose hai rottamato con la tua rivoluzione-monumento alla vacuità, un elenco che sarebbe troppo lungo scorrere, ma che ognuno di noi ha sentito nella sua carne, sulla sua pelle. In ogni famiglia c'è un lavoratore della formazione, un disoccupato, un dirigente regionale, un vecchio, un giovane che ti ricordano nei loro pensieri. “Sono l'unico rottamatore”. E' la verità. I siciliani l'hanno imparato a proprie spese.

Caro presidente, ora resta l'ultimo sforzo, l'impresa più importante. Che ne diresti – con un sussulto di dignità – di rottamarti da solo?



21 Giugno 2015
http://livesicilia.it/2015/06/21/saro-che-rottamo-la-sicilia_640535/










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