25 ottobre 2012

GUERRA TRA POVERI, UNA POLVERIERA PRONTA AD ESPLODERE



Comuni a secco

All'incontro organizzato con i sindacati erano presenti tutti i rappresentanti della provincia ragusana alle prese col medesimo problema


la riunione dei sindaci della provincia iblea ieri in prefettura a ragusa
foto lasicilia.it


michele barbagallo
Sul tavolo ci sono undici fasce tricolori che annunciano il rischio di regolari elezioni regionali. Sono le fasce di tutti i sindaci della provincia di Ragusa simbolicamente consegnate al prefetto. Manca la fascia tricolore del Comune di Ragusa alla cui guida c'è il commissario che, per opportunità, essendo un dipendente regionale, non ha ufficialmente preso parte alla protesta ma ha manifestato solidarietà personale. I sindaci ci sono e sono compatti così come ci sono, anch'essi in modo compatto, i sindacati. Sindaci e sindacati, lo hanno ribadito ieri mattina in una preoccupante conferenza stampa, sono un fronte unico e lo sono assieme ai dipendenti comunali, a quelli delle cooperative, ai lavoratori della nettezza urbana. La controparte? Non ci sono dubbi: sono la Regione (Ars compresa e con tutti i partiti) e lo Stato.
Hanno diminuito i trasferimenti regionali e statali e quelli promessi vengono trasferiti lentamente, a singhiozzo e con estremo ritardo rispetto alle esigenze dei Comuni, enti in prima linea nella risoluzione di problemi ed emergenze territoriali. Lo hanno ribadito ieri mattina i sindaci annunciando, preoccupati, la possibilità che non si possano svolgere regolarmente le elezioni regionali perché non è detto che i dipendenti comunali, con arretrati di più mensilità, vadano a svolgere il regolare lavoro previsto in straordinario per le consultazioni elettorali. "Chi dice che, ancorché precettati, vadano comunque al lavoro? ", è stato detto ieri mattina.
Ad aprire i lavori è stato Piero Rustico, sindaco di Ispica che a nome dei colleghi ha spiegato le difficoltà dei Comuni con in mano, allo stato attuale, solo il 50% del saldo della prima e seconda semestralità e con altri trasferimenti promessi ma non arrivati nei tempi annunciati. Da qui la necessità di chiedere un intervento del prefetto che ha chiesto altre 48 ore di tempo per tentare un confronto con la Regione.
"Ma forse non si è compreso che la situazione è davvero particolare e difficile - ha detto Rustico - e che anche rispetto al resto della Sicilia, siamo una provincia piccola e abbiamo trasferimenti limitati. Per tale ragione abbiamo simbolicamente consegnato le fasce tricolori al prefetto e lanciamo l'allarme: se non si interviene prima possibile la situazione diventerà incandescente".
Le organizzazioni sindacali, ma c'è avallo dei sindaci, stanno pensando di concertare nuove e più clamorose azioni di mobilitazione. "Tutti insieme, sindacati, sindaci e lavoratori per fare un unico blocco sociale - ha commentato Giovanni Avola, segretario provinciale della Cgil - si deve agire contro Regione e Stato perché siamo arrivati al punto tale di non poter garantire il corretto svolgimento delle elezioni, ovvero quello che è il potere democratico del popolo. E' assurdo".
Gli fa eco il sindaco di Comiso, Giuseppe Alfano: "Siamo al ridicolo. La Regione ha ottenuto la deroga al patto di stabilità e dei 420 milioni previsti per le finalità legate ai servizi, ha stabilito di dare solo un settimo, circa 67 milioni, ai Comuni. È ridicolo davvero, a Palermo, alla Regione, Ars compresa, non hanno capito la gravità della situazione. Si sta arrivando alla guerra tra poveri mentre hanno privilegiato altre scelte magari più clientelari, come l'area della formazione che, rispetto ai servizi di emergenza a cui ogni Comune deve far fronte, dai rifiuti ai servizi sociali, poteva attendere ancora un po', pur comprendendo le ragioni di chi lavora in quel settore".
Di guerra tra poveri ha parlato anche Giorgio Bandiera segretario provinciale della Uil: "Non vediamo un'alba. Formazione, forestali, dipendenti comunali, netturbini, cooperative. E' guerra tra poveri, una polveriera pronta ad esplodere mentre resta indifferibile l'assoluta necessità di riorganizzare dal punto di vista sociale tutta la Sicilia. Che lo si faccia urgentemente. Non è più possibile andare avanti così".
E ad invocare un "patto per il bene comune" è il segretario provinciale della Cisl, Enzo Romeo: "Dovrebbe essere questo un elemento di novità che a livello regionale dovrebbero mutuare in parte dalla provincia di Ragusa dove ci si confronta, sindaci e sindacati, appunto per il bene comune, per fare sistema e per rilanciare, per come possibile, il Modello Ragusa. Insomma operare per il bene comune senza protagonismi di sorta". Nelle prossime ore le ultime decisioni dei sindacati che attendono dal prefetto un segnale di speranza.

24 Ottobre 2012




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