TUTTO QUELLO CHE SI DEVE SAPERE PER NON FARSI PRENDERE IN GIRO. QUESTA E' LA CATEGORIA PIU' ANZIANA NON STABILIZZATA.





































Papa Francesco:
“Non c'è dignità senza lavoro”









13 Giugno 2012 Facebook. Riscontro del
Presidente Rosario Crocetta

















GRAZIE A VOI RAGGIUNTO 1.000.000 DI VISITE. CLICCA E LEGGI










http://forestaliantincendiosicilia.blogspot.it/












24 maggio 2016

L’ESPRESSO: “LA SICILIA DÀ ALLO STATO PIÙ DI QUANTO RICEVE”



L’Espresso: “La Sicilia dà
allo Stato più di quanto riceve”




“Tagli ai servizi, ai dipendenti alle pensioni. Oggi si tenta di rimediare a decenni di spese senza freni. Eppure Palermo dà allo Stato più di quanto riceve”. A questo conclusioni è arrivato il giornalista dell’Espresso Giuseppe Oddo, cronista di lungo corso, una carriera sul Sole 24 Ore, di origini siciliane.

Non capita tutti i giorni leggere un giudizio favorevole alla Sicilia, icona di ogni spreco, specie se si tiene conto che la testata, il periodico l’Espresso, non è certo fra quelle che fanno sconti alle istituzioni isolane. A che cosa si deve questa valutazione, che rompe con il passato, e potrebbe contaminare il futuro?

L’autore del reportage ha letto il bilancio della Regione siciliana senza pregiudizi e con un bagaglio di conoscenze che l’aiutavano a capire. “Un bilancio di lacrime e sangue”, lo definisce Oddo, che non trascura alcuni aspetti assai curiosi della situazione siciliana. La crisi finanziaria ha messo alle corde la Regione, ma ha anche indebolito i politici siciliani, governanti e dirigenti di partito, che praticamente contano poco o niente.

L’Espresso sostiene che il presidente Crocetta sia di fatto “commissariato” dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei “il toscano gradito a Palazzo Chigi”, il quale, intervistato, scodella i provvedimenti che hanno messo a stecchetto la Regione, riducendo il deficit e chiudendo con l’era dello spreco (tagli del personale, pensioni allineate a quelle statali, eliminazione dei crediti virtuali ecc.).

Oddo ricorda le valutazioni della Corte dei Conti siciliana sul contributo che la Sicilia dà allo Stato per il risanamento della finanza pubblica, all’origine della crisi di liquidità: “Questo contributo – scrive Oddo – nel 2015 ha sfiorato 1.3 miliardi di euro ed è stato il secondo dopo quello della Lombardia che però ha un Pil notevolmente più grande”.

“Sul fronte fiscale la Sicilia sconta problemi non risolti che ne deprimono le entrate – sostiene L’Espresso – , come l’Iva che dovrebbe essere assegnata per intero alla Sicilia, che invece ottiene a solo quella riscossa dalle imprese che hanno sede nell’Isola. Basta avere una sede legale fuori dall’Isola e le risorse destinate all’Isola svaniscono. In Sicilia si vendono i prodotti e l’imposta viene versata altrove”.

“La Regione ci rimette circa 3 miliardi su 5” scrive Oddo. L’analisi continua con l’Irpef che spetterebbe alla Sicilia ma viene intascata dallo Stato. “Queste due violazioni statutarie, ovvero i minori incassi di Iva e Irpef valgono per la Sicilia circa 7 miliardi di imposte in meno”, riconosce l’assessore all’Economia Baccei.

Oddo intervista anche Massimo Costa, docente di economia e leader degli indipendentisti. “L’Autonomia siciliana applicata in maniera distorta è un handicap più che un vantaggio, perché la Regione Siciliana può contare su un livello di entrate inferiore a quello cui avrebbe diritto ed è massacrata dal contributo alla finanza pubblica sproporzionato rispetto alle sue condizioni economiche”.

Le conclusioni di Oddo sono esemplari: “Con una mano lo Stato concorre alla spesa sanitaria con 2,4 miliardi di euro l’anno, e con l’altra se ne riprende il triplo”.

24 Maggio 2016
http://www.siciliainformazioni.com/redazione/330242/lespresso-la-sicilia-da-allo-stato-piu-di-quanto-riceve







‘LE MANI DELLA MAFIA IN AGRICOLTURA’, REALE: “LA RICETTA CALECA NON BASTA”. “MA VI STATE SVEGLIANDO ORA? NESSUNO SAPEVA NIENTE?”


‘Le mani della mafia in agricoltura’, Reale: “La ricetta Caleca non basta”


Ezechia Paolo Reale


“Ma vi state svegliando ora? Nessuno sapeva niente?”

E’ retorica la domanda che si pone Ezechia Paolo Reale, assessore all’agricoltura della Regione siciliana da aprile ad ottobre del 2014. Indicato da Articolo 4 del compianto Lino Leanza come componente del Crocetta bis, lascerà il posto dopo soli sei mesi a Nino Caleca, anche lui indicato da Leanza per il Crocetta ter. Il suo intervento è un completamento, più che una risposta, al ragionamento proprio di Caleca che proprio da BlogSicilia aveva lanciato il suo allarme qualche giorni fa: “la mafia controlla la filiera agroalimentare

E nonostante la ‘staffetta’ i due ex assessori sembrano proprio essere d’accordo. La mafia ‘pascola’ in agricoltura, altro che se non pascola.

“Io posso dire cosa so dal breve periodo passato in un osservatorio privilegiato come l’Assessorato all’Agricoltura – dice reale a BlogSicilia -. L’ennesima dimostrazione che il crimine pascola, è proprio il caso di dirlo, quando non si fanno le cose normali”.

Reale è diretto ed affronta le questioni singolarmente senza limitarsi a denunce di carattere generale

Primo rilievo: la Banca della Terra. In teoria un meccanismo che avrebbe potuto impedire che l’enorme numero di terreni in mano pubblica venisse utilizzato per fini illeciti. Avrebbe anche potuto essere un momento virtuoso per attualizzare gli scopi dell’Ente di Sviluppo Agricolo e per ragionare di costi e disfunzioni di consorzi di bonifica ed azienda forestale, anche in un ottica di valorizzazione effettiva del personale. Ma tutto questo è fermo ed impossibile da realizzare perché i bilanci di questi enti non possono essere approvati per mancanza dei revisori dei conti che non vengono nominati da anni. Eppure le nomine erano state proposte per riportare a regolarità quella che a me sembra una carenza gestionale e di trasparenza enorme. Le aveva sicuramente fatte il mio predecessore e sono state restituite dopo mesi dall’Assemblea Regionale. Le avevo fatte io, e sono rimaste a languire mesi in assemblea regionale, all’esame della competente commissione. Immagino poi siano state restituite anche quelle. Che trasparenza e che gestione vuoi che ci sia quando addirittura fai mancare l’organo di controllo interno per eccellenza e paralizzi ogni possibile gestione ordinata?”

Secondo rilievo: AGEA. Effettua i pagamenti in agricoltura e svolge anche una parte dei controlli. Ha sede a Roma ! Era stata istituita ARSEA che avrebbe dovuto sostituire AGEA in Sicilia. Mai entrata in funzione. AGEA nazionale era pronta, dopo numerose interlocuzioni che avevo condotto, ad aprire sportelli locali in Sicilia in modo da favorire gli utenti ma anche consentire un controllo più prossimo. Ovviamente impossibile senza sopprimere formalmente ARSEA. E la storia della proposta di soppressione di ARSEA è storia nota”.

Terzo rilievo. Statisticamente sui terreni agricoli che fruiscono di contributi europei vi è una incidenza assai anomala di titoli di proprietà per usucapione. Sentenze della magistratura per la maggior parte. Si sa che alla violenza si ricorre solo quando lo scopo non si ottiene in altro modo. Qui la politica certamente non ha strumenti. Li avrebbe la stessa magistratura che attribuisce questi titoli di proprietà”.

Ma la questione agricoltura non si ferma alle intimidazioni ed alle infiltrazioni. C’è anche una fetta di cattiva gestione che non può essere trascurata. o almeno di burocrazia che impedisce alla gestione di portare a termine la sua opera. Emblematico è il  caso Expo ed esattamente cluster biomediterraneo con una pioggia di decreti ingiuntivi in arrivo da parte delle aziende che non sono state pagate, nel caso in cui l’incontro di oggi non risolva la questione a mesi di distanza dalla chiusura dell’Expo
“Sulla questione Expo posso parlare solo in fase preliminare essendo stato sostituito, per piccole invidie politiche, il giorno prima che iniziasse la riunione di tutti i ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea e dei paesi del bacino del mediterraneo in preparazione di EXPO che avevo ottenuto di fare svolgere a Palermo – dice Reale a BlogSicilia -. Anche solo per questo dovrei essere il primo a fregarmi le mani ed essere contento dei successivi disastri gestionali”.
“Pochi giorni fa sono stato al ministero degli Esteri per l’annuale riunione delle organizzazioni internazionali di cultura giuridica con sede in Italia. In quella sede è stata ribadita ancora, ove ve ne fosse bisogno dato che l’argomento monopolizza oramai tutti i media, come ineludibile priorità della politica interna ed internazionale dei prossimi quindici anni quella della tutela dell’alimentazione, sotto tutti i profili – dall’attenzione ai terreni agricoli alla tutela degli alimenti – implementando la carta di Milano e l’eredità culturale di EXPO 2015. Aver ottenuto un ruolo di primo piano alla nostra Sicilia ci avrebbe consentito di assumere una leadership naturale capace di apportare incommensurabili vantaggi alla nostra terra”.

Miopia ed incapacità non hanno saputo leggere l’enorme occasione a portata di mano. Quella che avrebbe dovuto essere la chiave per entrare nei luoghi decisionali che contano con dignità primaria – continua reale -, che è ciò che consente di avere influenza, e non di limitarsi ad ‘inciuciare’, nelle relazioni politiche interne ed internazionali, si è trasformata in una polemica da fiera di paese che non ci ha impedito visibilità interna ed internazionale ma ci ha ovviamente chiuso le porte dei ‘decision makers’ relegandoci ai margini. Come al solito, improvvisazione ed impreparazione sono state le reazioni più immediate alle difficoltà e gli immancabili sospetti di possibili interessi personali e la consueta ricerca degli imbrogli e degli sprechi nascosti, miste all’esigenza primaria di non assumere responsabilità che possono rovinare asserite verginità, hanno travolto ogni credibilità istituzionale”.
“Questo è il vero scandalo della partecipazione della Sicilia al Cluster Biomediterraneo. La sua gestione politica mi è sembrata penosa è certamente non all’altezza dell’evento, scambiato per ignoranza ed incompetenza per una fiera sotto casa. Il resto è assai poco interessante. Non conosco ovviamente, perché non facevo più parte del governo, come sia stato gestito amministrativamente il cluster e trovo giusto che se vi sono responsabilità contabili vadano accertate e punite. Ma da quel poco che è dato sapere leggendo ogni tanto le riviste che se ne occupano mi sembra evidente che, ancora una volta per provinciale ignoranza ed incompetenza, si stia commettendo un grave errore pretendendo di interpretare con gli occhiali della burocrazia siciliana un evento che è in gran parte esente da quelle regole. Quanti tra quelli che se ne stanno occupando sanno che EXPO e cioè l’ Esposizione Universale è regolata da una convenzione internazionale alla quale aderiscono tutti i paesi delle Nazioni Unite e le cui regole prevalgono e si sovrappongono non solo, com’è ovvio, a regole regionali, ma alla stessa normativa nazionale. I nostri burocrati e politici non si danno pace che la partecipazione della Sicilia ad EXPO o meglio al cluster mediterraneo, a parte il costo naturale di iscrizione, abbia generato profitti anziché elargizioni e perdite e rifiutano cavillosamente di pagare i creditori ed i fornitori che quei profitti hanno consentito. Da quello che ho capito si vorrebbero riversare gli introiti di EXPO sul bilancio regionale ordinario, utilizzare i fondi come meglio aggrada e lasciare i creditori al rango di tutti gli altri siciliani e non che attendono soldi dalla Regione. Bene, io ho il sospetto che se non si pagheranno i creditori subito con quei fondi dedicati, a parte qualsiasi artificio contabile di bilancio che soddisfi le voglie di complicazione della burocrazia regionale, i guai non saranno solo i decreti ingiuntivi, ma la distrazione di quei fondi da una destinazione che norme giuridiche di valenza superiore a quelle regionali rigidamente non consentono di variare. Ho il timore che la Sicilia stia facendo la solita figura del ‘malopaiuturi’ e sarà poi costretta a scucire ogni euro dovuto con gli interessi”.

“Nelle more la credibilità dell’istituzione, a fronte di una comunità internazionale che non dimentica, si è per sempre inabissata, appesantita da invidie personali, disinformati distinguo ed  (apparenti) abilità burocratiche che non cessano di rovinare le potenzialità della nostra terra. Io sto dalla parte dei fornitori e dei lavoratori che hanno prestato la propria opera per il Cluster e che è vergognoso non siano stati ancora pagati nonostante vi siano dei fondi loro specificamente destinati. Ma oramai il danno è fatto e non è più rimediabile. La credibilità è merce facilmente deteriorabile e non reintegrabile”.
“Ma ormai la Sicilia è relegata a parlare solo di questi scandaletti provinciali, anzi paesani, mentre è passato inosservato un treno della storia senza che nessuno ne abbia sentito il fischio di richiamo”

24 Maggio 2016
http://palermo.blogsicilia.it/le-mani-della-mafia-nella-filiera-agricola-reale-la-ricetta-di-caleca-utile-ma-non-basta/339609/







NOTIZIE CORRELATE:












VALLE DEI TEMPLI QUEL TERRENO SVENDUTO AI PRIVATI. LA REGIONE APRE UN'INDAGINE SULLA CESSIONE DI 50 BENI A PARTIRE DAL CASO DI AGRIGENTO

IL TERRENO DEMANIALE SVENDUTO A FURNARI. LA COMMISSIONE ANTIMAFIA IN CAMPO: ASCOLTATO ALL'ARS IL SINDACO FOTI


CRIMINALITÀ E REGIONE. LA MAFIA, I TERRENI, I FONDI UE. DA ANTOCI AL "CASO TROINA". DA ANNI CERCHIAMO DI LEVARE LE TERRE DEL DEMANIO PUBBLICO, A TROINA PARLIAMO DI 4.000 ETTARI, DALLE MANI DELLE FAMIGLIE MAFIOSE DEI NEBRODI 


L’ATTENTATO AD ANTOCI: IL CONTROLLO DEI TERRENI E IL BUSINESS DEI CONTRIBUTI UE








IL CAOS DEI FONDI. MEZZA SICILIA NEL CAOS, IN ATTESA DEI 500 MILIONI DA ROMA. BLOCCATI 73 MILIONI DEI 142 MILIONI PREVISTI PER I FORESTALI


IL CAOS DEI FONDI

Mezza Sicilia nel caos
in attesa dei 500 milioni da Roma



caos, comuni, crocetta, enti, Province, renzi


L'accordo tra il governo Crocetta e lo Stato non arriva ancora. E le conseguenze del ritardo riguardano già Comuni, province, enti e precari.


di Accursio Sabella
PALERMO - Com'era prevedibile, i mattoni stanno crollando uno dopo l'altro. Le Province, i Comuni, gli enti regionali, il precariato siciliano, sono in frantumi. Senza più risorse e ossigeno. Tutto a causa di un accordo che non c'è. Dato per fatto, e per certo, già mesi fa. Ma ancora non ratificato ufficialmente. L'accordo tra il governo Crocetta e l'esecutivo di Renzi prevede lo sblocco del mezzo miliardo che attualmente tiene “in scacco” mezza Isola.

Ma l'accordo non c'è. Ci sarà. Lo assicurano, almeno, l'assessore Baccei che poco meno di un mese fa esprimeva un “cauto ottimismo”: “Gli aspetti tecnici sono stati chiariti”, aveva detto. Assai più ottimisti sono invece i renziani del Pd all'Ars: “Lo Stato – dichiara oggi il parlamentare Gianfranco Vullo - sbloccherà i 500 milioni di euro che la Regione Siciliana attende con un decreto legge che il Consiglio dei Ministri varerà già nei prossimi giorni. L’impegno preso dal presidente Matteo Renzi è serio e per questa ragione non ci sono dubbi sull’esito positivo. In questo modo – aggiunge - la Sicilia potrà gestire l’esercizio finanziario in corso senza dover operare tagli ai comuni ed ai servizi”.

Tra pochi giorni. È questo l'ultimo, assai vago riferimento. Che farebbe pensare a una “fumata bianca” provvidenzialmente a ridosso dwlle elezioni amministrative siciliane. Ma c'è poco, adesso, da storcere il naso. Perché al di là delle dichiarazioni dei deputati – gli stessi che mesi addietro avevano dato per “fatto” quell'accordo che ancora non c'è – gli effetti sulla Regione si sono già sentiti, eccome. I Comuni, ad esempio, come abbiamo raccontato ieri sera, non hanno potuto chiudere i bilanci al 30 aprile. E proprio nelle ultime ore si sono visti recapitare una lettera della Regione con la quale viene comunicato che “dei 340 milioni previsti ne potranno essere erogati solo 105”. Un disastro, perché oggi gli enti locali non possono compiere alcuna spesa. Compresa, ad esempio, quella destinata al pagamento delle ditte per lo smaltimento dei rifiuti: col rischio che un caos immondizia possa coinvolgere diversi centri siciliani.

Tutto perché quei 500 milioni non ci sono ancora. Accantonati – così vengono definiti tecnicamente – in attesa del “via libera” da Roma. Ma come detto, di danni già se ne sono visti parecchi. Oggi ad esempio i precari degli enti locali sono scesi in piazza. Anche le somme destinate ai loro stipendi sono state bloccate per circa la metà della cifra complessiva. Un caso che ha messo in ginocchio diversi Comuni, costretti a chiudere, oggi, uffici importanti come quelli per i Tributi, l'Anagrafe, lo Stato Civile, il Protocollo. Giù le serrande, quindi. Con enormi disagi per i cittadini.

Nel frattempo, caos simile nelle ex Province. Anche in questo caso, l'assessore alla Funzione pubblica Luisa Lantieri ha ammesso: “Nei prossimi giorni trasferiremo metà dei 18 milioni previsti. Al momento, di più non possiamo fare”. Proprio perché metà di quella somma è vincolata all'accordo romano. E così, anche in questo caso, ecco disagi per i servizi per i portatori di handicap, per le scuole e per le strade. Guai che, a dire il vero, affondano anche in altre cause: come i ritardi nell'approvazione della riforma sulle Province, andata avanti tra strafalcioni, liti politiche, impugnative e frettolose riscritture.

Sempre il congelamento del mezzo miliardo, poi, aveva portato all'annuncio della chiusura delle riserve naturali siciliane. Una ipotesi scongiurata in che modo? Bloccando ulteriormente i contributi destinati alle borse di studio degli studenti. Anche quelli congelati per metà dello stanziamento complessivo. La coperta, infatti, è sempre quella. Ed è cortissima. All'Irsap, ad esempio, gli stipendi sono tornati a singhiozzare. E il governo regionale ci ha pure messo del suo, togliendo all'ente, già in grave sofferenza e obiettivo costante di decreti ingiuntivi, anche 500 mila euro per destinarli alla “propaganda dei prodotti siciliani”.

Ma le conseguenze del “gelo romano” rischiano di crescere in maniera esponenziale nei prossimi giorni. Quando nelle casse degli enti e nei fondi destinati a varie categorie di personale, i soldi si esauriranno. Anche perché tra le cifre congelate c'è davvero di tutto. Oltre a Comuni, precari, province ecco bloccati 73 milioni dei 142 milioni previsti per i Forestali, 22 milioni dei 44 previsti per la società partecipata Servizi ausiliari Sicilia (tremila dipendenti), metà dei 12 milioni previsti per l'Ente acquedotti siciliano, metà dei dieci milioni per le “garanzie occupazionali” nei Consorzi di bonifica. Per questi ultimi enti previsto anche il ben più corposo “taglio” di 17 su 33 milioni destinato agli stipendi. Stesso discorso per gli ex Pip di Emergenza Palermo che, in caso di mancato accordo, vedrebbero andare in fumo quasi 15 dei 29 milioni destinati a loro. E poi c'è il famoso “allegato 1” della Finanziaria: un elenco lunghissimo di enti e soggetti vari. Tra questi, oltre all'Irsap, l'Istituto Vite e vino, l'Esa, gli enti parco, i teatri siciliani, la Fondazione orchestra sinfonica, le università per le borse di studio degli aspiranti medici, ecco anche i fondi per le comunità alloggio per minori e quelle per disabili. Tutti “appesi”. Tutti in bilico. In attesa del “sì” di Roma.

24 Maggio 2016
http://livesicilia.it/2016/05/24/comuni-enti-precari-nel-caos-in-attesa-dei-500-milioni-da-roma_751606/








RESOCONTO DEL 4° STAND INFORMATIVO DEL M.A.B. SICILIA A PALAZZO ADRIANO (PA) , IL M.A.B. PRESENTE SIA CON UNO STAND PROPRIO SIA COME SUPPORTO ALLA MANIFESTAZIONE DEL II° RADUNO MTB SICANI PER LA LEGALITÀ 2016


Ricevo e pubblico
dal Coordinatore regionale  Mab Sicilia
Piero Margiotta


Resoconto del 4° Stand Informativo del M.A.B. Sicilia a Palazzo Adriano (PA) , il M.A.B. presente sia con uno Stand Proprio sia come supporto alla Manifestazione del II° Raduno MTB Sicani per la Legalità 2016




Ringrazio i colleghi presenti per l’appoggio reso per la buona riuscita dell’evento e per la promulgazione informativa riguardante il nostro lavoro e il nostro operato . Come sempre abbiamo suscitato curiosità e apprezzamenti popolari da chi si è fermato a guardare i nostri video , le nostre piante , che portiamo con noi per informare le persone di quali sono le piante che noi prima come Operai Forestali piantiamo , curiamo e facciamo crescere nel migliore dei modi e poi come Operai Antincendio cerchiamo di salvaguardare dagli incendi che possono propagarsi durante la stagione calda . Leggere le nostre brochure informative che abbiamo distribuito durante tutti i nostri Stand e di rispondere adeguatamente alle domande che ci sono state poste durante questo percorso informativo che abbiamo intrapreso e che stiamo portando in giro per i vari Paesi Siciliani . Purtroppo devo fare un appunto negativo riguardo alcune province che non si attivano in tal senso e che stanno inermi a guardare l’operato degli altri e che sono bravissimi a fare commenti e critiche standosene a casa seduti sul divano senza mettere in gioco il loro operato , la cosa vale anche per gli elogi che si fanno , perche se si ritiene che chi organizza , prepara e porta a compimento questi stand abbia fatto un bel lavoro tanto da meritare i vostri elogi allora dovrebbe essere una buona occasione per prenderne spunto da spronarvi a organizzare anche voi questi eventi così da allargarne l’attività in tutte le Province Siciliane tanto da essere presenti in tutte le piazze della Sicilia . Spero che molti di voi si attivino e organizzino eventi di questo genere in tutta la Sicilia , è molto importante per il proseguo del riordino e della riforma che dovrebbe dare tranquillità e sicurezza al nostro settore per il nostro futuro lavorativo . Deve e dobbiamo far passare il messaggio che gli Operai Forestali sono una risorsa per la comunità e non un peso come qualcuno vuol fare credere alla popolazione . II° Raduno MTB Sicani 2016 per la Legalità , evento riuscito alla perfezione anche per merito di una organizzazione impeccabile , riconosciuta da tutti i partecipanti con tantissimi commenti favorevoli . Una giornata di festa e di gioia , erano presenti tanti gruppi con vari stand , Protezione Civile , Trek , Cavalieri di Malta e c’era perfino uno stand dell’Esercito Italiano e logicamente anche noi del M.A.B. Sicilia , peccato che è venuto a mancare il supporto della nostra dirigenza , sarebbe a dire che l’Ispettorato Forestale non era presente , per fare gli stand abbiamo richiesto l’apporto di qualche mezzo Antincendio per promuovere l’immagine del Corpo Forestale e a malincuore devo affermare che la nostra richiesta non ha mai ricevuto risposta . L’unica nota dolente della giornata è stata la lussazione della spalla di un partecipante che è scivolato ed è caduto facendosi un po’ male e che è stato soccorso dal medico che seguiva la comitiva delle biciclette a bordo di un mezzo del M.A.B. come supporto di emergenza . Devo ringraziare tutta l’organizzazione dell’evento per l’ospitalità e il supporto che ci hanno dato certi che anche noi abbiamo dato il supporto necessario che si aspettavano e devo ringraziare pure l’amministrazione comunale per le concessioni che ci hanno dato per usufruire dello spazio per il montaggio dello stand e per la concessione d’uso dello stand stesso . Un ulteriore ringraziamento va al Circolo San Giuseppe per la gentile concessione dell’apparecchio televisivo per la visualizzazione dei nostri video informativi . Hanno partecipato attivamente i seguenti facenti parte del M.A.B. Sicilia con vari incarichi : Salvatore Ferrara – Presidente ,Piero Margiotta – Coordinatore Regionale ,Nicola Salamone – Coordinatore M.A.B. Distr. 7 ,Nicola Vetrano – Socio ,Vincenzo Boccellato – Socio , Salvatore Migliaccio – Socio , Pietro Lamarca – Socio , Antonino Alfano – Socio , Pietro Vallone – Socio , Franco Cristina – Socio , Giuseppe Migliaccio – Socio
Nicola Salamone Coordinatore distr. 7 (PA) 


Clicca quì per le foto







PALAZZO ADRIANO (PA) , IL M.A.B. PRESENTE SIA CON UNO STAND PROPRIO SIA COME SUPPORTO ALLA MANIFESTAZIONE DEL II° RADUNO MTB SICANI PER LA LEGALITÀ 2016


Ricevo e pubblico
dal Coordinatore regionale  Mab Sicilia
Piero Margiotta


Palazzo Adriano (PA) , il M.A.B. Sicilia di supporto alla Manifestazione del II° Raduno MTB Sicani per la Legalità 2016. FOTO EVENTO MTB




Palazzo Adriano (PA), il M.A.B. presente sia con uno Stand Proprio sia come supporto alla Manifestazione del II° Raduno MTB Sicani per la Legalità 2016

Guarda le foto quì







LA UILA DI S. MICHELE COMUNICA CHE DA RIUNIONE ODIERNA CON L'AZIENDA È STATO COMUNICATO CHE DA IERI SI È PROVVEDUTO AL PAGAMENTO DEGLI EMOLUMENTI DI APRILE. INOLTRE, A PARTIRE DAGLI AVVIAMENTI DI GIUGNO, SI LAVORA DA LUNEDÌ A SABATO


Dalla pagina facebook
della Uila S. Michele










LA TENDA ROSSA DELLA FLAI GIOVEDI' IN PIAZZA VERDI A PALERMO. AL CENTRO IL TEMA DI UNA NUOVA FORESTAZIONE PRODUTTIVA. INTERVIENE IL SEGRETARIO NAZIONALE FLAI, MININNI. LA FLAI PRESENTERA' LA PROPOSTA UNITARIA DI RIORDINO DEL SETTORE FORESTALE


Ricevo e pubblico
dal Segretario generale Flai Cgil Palermo
Tonino Russo











LA TENDA ROSSA DELLA FLAI GGIL FA TAPPA A PALERMO. IL 26 MAGGIO 2016 AL TEATRO MASSIMO PER LA DIFESA DEL TERRITORIO ED UNA FORESTAZIONE PRODUTTIVA


Dalla pagina facebook
della Flai Cgil Palermo









SENTENZA DEL TRIBUNALE DI BENEVENTO: IL CHILOMETRAGGIO E' DEL TUTTO DOVUTO, RISPETTATO IL CCNL DEI LAVORATORI FORESTALI. GIUSTIZIA FINALMENTE E' FATTA!


Ringrazio il Responsabile Provinciale dello SNAF di Salerno, Bartolo Scandizzo, per avermi gentilmente inviato la sentenza integrale













Nota

Contratto Collettivo Nazionale di lavoro per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulic-agraria

Art. 15 - Mezzi di trasporto

Il datore di lavoro è tenuto a fornire al lavoratore un efficiente mezzo di trasporto, ove richiesto per il normale disimpegno delle mansioni affidategli. Qualora il mezzo di trasporto non sia fornito dal datore di lavoro ma dal lavoratore stesso questi ha diritto, a titolo di rimborso spese, ad una indennità pari alla tariffa ACI prevista per la fascia di percorrenza più bassa.
Una indennità pari ad 1/5 del costo di un litro di benzina super per chilometro percorso, compete anche agli impiegati qualora prestino la propria opera nei cantieri ed usino mezzi di trasporto propri per raggiungere il posto di lavoro dal centro di raccolta (v. art. 54 - Parte operai).


Art. 54 - Centri di raccolta - mezzi di trasporto rimborso chilometrico

L’azienda è tenuta a provvedere ai mezzi di trasporto per il raggiungimento dei luoghi di lavoro, ove la distanza sia superiore a 2 chilometri dal centro di raccolta la cui ubicazione è stabilita dall’azienda, d’intesa con le organizzazioni sindacali territorialmente competenti.
Il centro di raccolta è di norma individuato il più vicino possibile al posto di
lavoro, tenendo conto della situazione della viabilità pubblica e della provenienza
dei lavoratori.
L’individuazione del centro raccolta deve essere comunque funzionale a ridurre al minimo il disagio dei lavoratori ed a salvaguardare l’economicità dell’azienda. Qualora l’azienda non provveda a quanto previsto dal 1° comma del presente articolo, al lavoratore che usa mezzi di trasporto propri spetta un rimborso pari ad 1/5 del costo della benzina super per chilometro percorso dal singolo centro di raccolta al luogo di lavoro.
Ove la distanza dal centro di raccolta non sia interamente percorribile con mezzi di trasporto, l’orario di lavoro ha inizio dalla fermata dei mezzi medesimi.
In virtù di quanto stabilito dal 1° comma del presente articolo, le parti si danno
atto che il rimborso chilometrico di cui al 4° comma costituisce mera restituzione di somme anticipate dal lavoratore per conto del datore di lavoro.




Notizie correlate:










L'IMPEGNO DEL GOVERNO REGIONALE: ENTRO 53 GIORNI LA RIFORMA DEL COMPARTO FORESTALE. IL BLOG: "MA CI SARÀ UN AUMENTO DELLE GIORNATE LAVORATIVE PER LA CATEGORIA PIÙ ANZIANA NON STABILIZZATA?"


L'impegno del Governo Regionale: entro 53 giorni la riforma del comparto forestale. Il Blog: "Ma ci sarà un aumento delle giornate lavorative per la categoria più anziana non stabilizzata?"






Se non è previsto nessun aumento delle giornate lavorative, i Sindacati dovrebbero disertare tutti gli incontri. Siamo pronti a incatenarci!




ROMA NON TRASFERISCE I 500 MILIONI. COMUNI A UN PASSO DAL DISASTRO. IL BLOG: ATTENZIONE, ANCHE I LAVORATORI FORESTALI ASPETTANO QUESTI FONDI


ENTI LOCALI

Roma non trasferisce i 500 milioni
Comuni a un passo dal disastro



La Regione agli enti: "Possiamo erogare solo 105 dei 340 milioni previsti". Gli altri sono "congelati" in attesa dell'accordo con lo Stato


PALERMO - La Regione ha allargato le braccia. E ha sostanzialmente detto ai Comuni: “Vi dovevamo 340 milioni? Al momento possiamo darvi meno di un terzo di quella somma”. Quanto basta per scatenare il caos. La lettera della Funzione pubblica ha raggiunto i 390 sindaci siciliani che adesso si trovano catapultati a un passo dal dissesto finanziario. Tutto per “colpa” di quell'accordo tra lo Stato e la Sicilia che ancora non arriva, a mesi dall'approvazione di una Finanziaria che “congelava” più di 500 milioni. Tra questi, oltre duecento milioni erano destinati ai Comuni. Soldi che, appunto, non sono stati ancora liberati. E così, l'assessore Lantieri ha dovuto arrendersi: “Al momento possiamo trasferire solo 105 milioni”. Si tratta del cosiddetto Fondo perequativo comunale: in pratica, la somma che viene trasferita ogni anno dalla Regione ai singoli enti. Ne arrivreà meno di un terzo, se tutto andrà bene.
Un caos, appunto. Perché i Comuni, in queste condizioni, non sono in grado di chiudere i bilanci, già in ritardo di quasi un mese. E quindi di effettuare alcuna spesa. “Il sistema è imploso – la denuncia del vicepresidente dell'Anci, Paolo Amenta – a causa della superficialità e del pressapochismo”. Nella nota della Regione, si fa riferimento a “notizie apprese” secondo cui quelle somme potrebbero essere liberate “nelle prossime settimane”. Scadenza abbastanza vaga, a dire il vero. Sebbene i sindaci abbiano ricevuto informalmente rassicurazione sull'arrivo dei soldi entro luglio. Per questo motivo hanno lanciato un appello al ministro dell'Interno Angelino Alfano, per chiedere una proroga di tre mesi dei termini per l'approvazione dei bilanci. Il rischio, infatti, è che i Comuni si ritrovino “cornuti e mazziati”: senza soldi per chiudere i conti, e magari commissariati proprio a causa dell'assenza dei bilanci.  

“Le urgenze finanziarie – ha sottolineato nel documento inviato ad Alfano l'Ufficio di presidenza dell'Anci Sicilia - sono state rese insostenibili dai ritardi nell'erogazione delle risorse previste per i comuni e dalla reiterata inattività da parte della Regione che si giustifica rivendicando risorse nazionali. A questo si deve aggiungere la drammatica situazione dei precari, dei quali sembra che nessuno intenda occuparsi nonostante le soluzioni a costo zero presentate dall'AnciSicilia, di intesa con tutte le rappresentanze dei lavoratori, attraverso la conferma delle risorse regionali in progressiva riduzione di risorse per effetto del turn over nei comuni”.  

Perché insieme alla mancanza dei soldi, ecco l'altra “bomba a orologeria” che è già scattata nei Comuni siciliani: è quella degli oltre 15 mila precari che ad oggi non hanno alcuna certezza sulla loro stabilizzazione. E che rischiano di trovarsi in mezzo a una strada già alla fine di quest'anno. Anche per questo, centinaia di loro, domani, si ritroveranno di fronte al Teatro Politeama per una marcia di protesta. Nel frattempo, però, la stessa giornata di sciopero sta creando problemi enormi nei Comuni. Dove molti uffici resteranno chiusi, proprio a causa dell'assenza di questi precari storici che in alcune realtà rappresentano addirittura la metà dei dipendenti comunali.  

E come se non bastasse, ecco l'altra emergenza all'orizzonte. Le difficoltà della liquidità regionale. Un problema che non consente i trasferimenti di quote di parte corrente relative al 2015 ai Comuni e che rischia di bloccare anche la raccolta dei rifiuti : non ci sono i soldi, infatti, per pagare le ditte che si occupano del servizio.  

“La pesantezza della situazione delle amministrazioni locali - conclude l’Anci nella sua nota - non consente ulteriori temporeggiamenti e determina una condizione di elevato rischio di isolamento anche per quegli amministratori già fortemente esposti sui diversi versanti della legalità. Ancora una volta scegliamo un approccio istituzionale al fine di prevenire singole iniziative clamorose che ci troveremmo a dover sostenere".  

Ma qualche iniziativa clamorosa potrebbe ugualmente arrivare. E presto. Anche perché la nota della Regione suggerisce agli enti di utilizzare lo stesso strumento usato in finanziaria: quello cioè di congelare le somme in attesa dell'ok da Roma. “Attenersi ai suggerimenti della Regione – spiega però Mario Emanuele Alvano, segretario generale dell'Anci - significherebbe per la quasi totalità degli comuni dell'Isola dover deliberare il dissesto finanziario. Come è noto gli enti locali siciliani, a causa della loro scarsa capacità fiscale, dipendono ancora strutturalmente, rispetto al resto d'Italia, dal trasferimento di risorse regionali grazie al quale sono in condizione di erogare servizi ai cittadini. Ricordiamo che tali trasferimenti negli ultimi sei anni sono già stati drasticamente ridotti di oltre due terzi e rischiano oggi di essere quasi azzerati".

“Abbiamo da tempo formalmente sollevato dinanzi a tutte le istituzioni competenti, - aggiunge il presidente Orlando - il problema delle gravi criticità finanziarie in cui versano i nostri comuni. Da più parti sono stati sollevati dubbi con riferimento agli effetti della situazione siciliana sul contesto nazionale e rispetto al risultato delle elezioni amministrative. Da altri è stata sollevata la necessità che l'accordo tra Stato e Regione passi attraverso la complessa procedura costituzionale di modifica dello Statuto siciliano. Il tutto sembra, come abbiamo già denunciato, un inaccettabile e irresponsabile temporeggiamento le cui conseguenze – prosegue Orlando - si ripercuotono sulla tenuta sociale dei territori e sulla stessa incolumità degli amministratori. Di fronte alla odierna comunicazione della Regione e in mancanza di adeguati segnali istituzionali da parte delle autorità competenti, saremo costretti a denunciare le conseguenze di questa disastrosa situazione di calamità istituzionale alla magistratura ordinaria e alla stessa Corte dei Conti”. È partita la guerra dei Comuni, stretti nella morsa di Palazzo Chigi e Palazzo d'Orleans. E giunti, adesso, a un passo dal fallimento.

23 Maggio 2016
http://livesicilia.it/2016/05/23/roma-non-trasferisce-i-500-milioni-comuni-a-un-passo-dal-disastro_751470/







COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA. PARCO NEBRODI, BINDI: PER LA MAFIA GIRO DI MILIONI SU FONDI EUROPEI. FONDI SOTTRATTI ALLO SVILUPPO E ALLA CRESCITA


COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA

Parco Nebrodi, Bindi: per la mafia
giro di milioni su fondi europei





S.AGATA DI MILITELLO (MESSINA) - «Intorno ai fondi europei per i terreni di questa regione come di altre, gira un patrimonio enorme di denaro di cui le mafie si appropriano che è sottratto allo sviluppo e alla crescita».

A dirlo il presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi al Parco dei Nebrodi dove si è svolta un’audizione della commissione dopo l’attentato nei giorni scorsi al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci.
 «Questo della coltivazione dei campi - prosegue - è un settore molto importante per essere dimenticato, riguarda in particolare la Sicilia ma non solo questa regione». «Dalle audizioni che abbiamo avuto - continua - abbiamo acquisito degli elementi già da adesso molto importanti che si arricchiranno di particolari sicuramente con il prosieguo delle indagini. Da questi elementi si apre un nuovo capitolo di lavoro per la commissione. Crediamo che sia la possibilità di intervenire in maniera preventiva e faremo le nostre proposte facendoci aiutare come sempre da chi è in prima linea». "Siamo qui - conclude - anche per esprimere la nostra solidarietà al presidente Antoci e alle Forze dell’ordine soprattutto a chi per coraggio e abilità è stato capace di far fallire un terribile attentato».


La delegazione della commissione parlamentare Antimafia, guidata dalla presidente Rosy Bindi, è a Sant'Agata di Militello (Me), nella sede del Parco dei Nebrodi, dopo l’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. I lavori hanno avuto inizio con le audizioni del viceprefetto vicario di Messina, del procuratore capo Guido Lo Forte e dei vertici delle forze dell’ordine, oltre allo stesso presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci.
 
«Dall’analisi della Procura di Messina emerge che il giro d’affari che ruota attorno alla gestione mafiosa dei terreni pubblici è di gran lunga superiore a quello relativo al traffico di droga». Ha dichiarato il senatore del Pd Giuseppe Lumia, a margine dei lavori della Commissione.
 «Quello che emerge - aggiunge - è una Cosa nostra di altissimo livello, altro che mafia pastorale. Questa è una mafia potente e ricca, che si avvale di un’ampia rete di colletti bianchi sia nel campo delle professioni che delle istituzioni». "Dopo aver tolto i terreni ai boss - conclude Lumia - bisogna fare un salto di qualità, aggredire i loro patrimoni con le leggi che già ci sono, ovvero le misure di prevenzione patrimoniale. Mentre sul piano normativo bisogna colmare la mancanza di misure antimafia relative al reato di truffa e truffa aggravata in agricoltura. A tal proposito potremmo intervenire con il testo di legge sul Codice antimafia in discussione al Senato. Inoltre, è necessario rafforzare i controlli preventivi sulle risorse pubbliche, nazionali ed europee, istituendo una task force sulla scorta dello stesso modello che la Regione Siciliana sta mettendo in piedi a partire dai Nebrodi». 


«Faremo una proposta di legge bisogna intervenire in campo normativo perché fino adesso chi rischia una denuncia è disposto a subire perché incassa milioni di euro e il rapporto costi benefici è conveniente». A dirlo il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Claudio Fava dopo l’audizione della commissione a Sant'Agata di Militello per l’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci.
 «Bisogna trovare - prosegue - il modo di un controllo efficace da Bruxelles e anche localmente sui modi in cui questi contribuiti vengono utilizzati e al tempo stesso considerare questi comportamenti come mafiosi. Oggi chi rastrella i contributi europei falsificando le carte rischia solo una denuncia per truffa ma in verità siamo di fronte ad organizzazioni mafiose pronte a sparare e ad uccidere. Si deve fare quindi in modo che questi comportamenti siano assimilati alle pratiche di stampo mafioso e come tali vengano valutate, e giudicate in sede penale».


23 Maggio 2016
http://www.lasicilia.it/articolo/parco-nebrodi-bindiper-la-mafia-giro-di-milioni-intorno-fondi-europei







RIFORME SULL’ECONOMIA MEDIANTE L’OBBLIGO DI DESTINARE ALMENO UN TERZO DELLE ENTRATE DEL BILANCIO REGIONALE ALLA SPESA IN CONTO CAPITALE ANCHE PER RIPARAZIONI IDROGEOLOGICHE DEL TERRITORIO, OPERE PUBBLICHE, VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI E ARCHEOLOGICI ANCHE IN TERMINI DI FRUIZIONE


Sicilianum, Sicilianum


Maggioranza anche con astensione

di Carlo Alberto Tregua
Ritorniamo sulla soluzione del sistema rappresentativo-istituzionale, e cioè sul sistema elettorale per presidente della Regione e Assemblea.
Lo Statuto vigente, approvato con Legge costituzionale 2/1948 è stato modificato dalle Leggi costituzionali 1/1972, 3/1989, 2/2001. Ne è derivata una profonda modifica dello stesso.
Lo Statuto, con l’art. 17 bis, stabilisce le modalità per l’elezione dei deputati scelti all’Assemblea regionale (ora 70 in base alla legge costituzuionale 2/2013), di cui all’art. 3 e stabilisce anche le modalità per l’elezione del presidente della Regione a suffragio universale e diretto, di cui all’articolo 9. La stesso Statuto, così aggiornato, demanda alle leggi regionali le modalità per l’elezione, sia dei deputati che del presidente della Regione. Prevede anche che le eventuali nuove modalità debbano essere sottoposte a referendum confermativo.
La forma di governo può essere modificata con legge regionale ai sensi dell’articolo 41 bis.
La Legge regionale 7/2005 stabilisce le modalità per l’elezione del presidente della Regione e dei deputati, con apposita Legge di modifica soggetta, come si scriveva prima, a referendum regionale.

Questo è il quadro normativo su cui si basa la soluzione da noi proposta di modifica dell’attuale Legge elettorale con il Sicilianum, che utilizza il modello dell’Italicum.
Analizziamola nella sue parti: sia il presidente della Regione che l’Assemblea regionale verrebbero eletti in un primo turno qualora fossero espressi dal 40% dei voti validi. Va da sé che la scheda per l’elezione del presidente e quella per l’elezione dei deputati siano collegate. Se presidente e assemblea non raggiungessero la soglia indicata, si andrebbe al secondo turno di ballottaggio fra le prime due liste e i primi due candidati votati, in modo che comunque gli eletti accolgano la metà più uno dei voti validi espressi.
In una seconda ma meno efficiente ipotesi, con il voto disgiunto, si potrebbe prevedere una forma diversa per l’elezione del presidente della Regione e per l’elezione dei deputati. Il primo, scelto comunque al primo turno in caso di superamento del 40%, oppure al secondo turno. Ma in questo caso presidente e maggioranza dell’Assemblea potrebbero essere di diverse parti politiche, con l’effetto di un’ingovernabilità.

Dunque, la modifica della Legge elettorale non ha bisogno di cambiamenti a livello costituzionale. Basta la volontà di 46 deputati (attuale maggioranza) per poterla trasformare e per sottoporla al referendum confermativo prima indicato. Il tutto dovrebbe avvenire prima della prossima tornata elettorale del 2017.
Non sappiamo se in Sicilia ci sia la volontà di semplificare e razionalizzare il rapporto fra presidente della Regione e Assemblea regionale, perché molti partiti pescano nel torbido e guazzano nello stagno dell’ingovernabilità per sostenere interessi propri e quelli dei propri accoliti, sfregiando quelli del popolo siciliano, che ha bisogno di riforme, riforme e riforme.
Tali riforme, sono state più volte da noi elencate e riguardano il divieto dei deputati regionali di diventare assessori; la formulazione del Piano aziendale regionale per determinare procedure semplici e tutte digitalizzate dei servizi che produce la Regione; la responsabilizzazione di tutti i dirigenti, determinando premi solo sui risultati e sanzioni personali-patrimoniali per il mancato raggiungimento di essi; taglio dell’organico,  stabilendo la misura massima della media di tutte le Regioni a Statuto speciale di dirigenti e dipendenti, in rapporto a popolazione e chilometri quadrati del territorio.

Ancora: riforme sull’economia mediante l’obbligo di destinare almeno un terzo delle entrate del bilancio regionale alla spesa in conto capitale per investimenti, cofinanziamento dei fondi Ue, riparazioni idrogeologiche del territorio, opere pubbliche, valorizzazione dei beni culturali e archeologici anche in termini di fruizione.
Applicazione automatica di tutte le Leggi dello Stato di sistema, tendenti alla razionalizzazione e alla revisione della spesa, salvo il caso in cui una Legge regionale non preveda un’ulteriore riduzione della spesa; eliminazione di tutte le partecipate regionali, salvo quelle in attivo.
Sicilianum, Sicilianum: sappiamo di parlare ai sordi e a coloro che non hanno a cuore l’interesse dei siciliani. Ma nonostante ciò, noi non disperiamo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


24 Maggio 2016
http://www.qds.it/22412-sicilianum-sicilianum.htm







OLTRE 10 MILA LICENZIAMENTI NEL SETTORE DEI RIFIUTI DELLA SICILIA ‘TARGATI’ GOVERNO CROCETTA? IN QUESTO MOMENTO LA REGIONE NON HA I SOLDI PER PAGARE GLI STIPENDI A TUTTI I PRECARI SICILIANI, CHE SUPERANO LE 80 MILA UNITÀ


Oltre 10 mila licenziamenti nel settore dei rifiuti della Sicilia ‘targati’ Governo Crocetta?


A lanciare l’allarme è il responsabile dell’UGL siciliana, Giuseppe Messina. Che denuncia: ci sono ben quattro delibere adottate dalla Giunta regionale di Rosario Crocetta che, di fatto, tutela solo 600 lavoratori, mandandone al massacro sociale altri dieci mila. In realtà, la vicenda si inserisce in un contesto più vasto. Con una Regione siciliana che è sostanzialmente fallita, ormai ‘assicutata’ – come si dice dalle nostre parti – dai creditori che preparano una pioggia di decreti ingiuntivi

Un’ondata di licenziamenti nel settore della raccolta dei rifiuti? A lanciare l’allarme è l’UGL siciliana con un articolo pubblicato sul proprio sito (che potete leggere qui per esteso). Un finale che è il non improbabile esito del caos che regna in questo settore (come vi abbiamo raccontato qui).
La novità, se così si può dire, è rappresentata da alcune delibere a quanto pare approvate dalla Giunta regionale di Rosario Crocetta. Stando alle quali, sempre a giudizio dell’UGL siciliana, i licenziamenti – migliaia di licenziamenti – sarebbero dietro l’angolo.
Scrive infatti il responsabile dell’UG siciliana, Giuseppe Messina:
“Il Governo regionale esca allo scoperto e dica se vuole puntare sulle Srr oppure relegarle nel dimenticatoio e sostituirle con un solo soggetto gestionale nell’Isola perché da questa decisione passa il futuro di 11 mila lavoratori del settore rifiuti”.
Le Srr, per la cronaca sono le Società per la regolamentazione dei rifiuti che avrebbero dovuto prendere il posto degli ATO rifiuti, oggi tutti in liquidazione (e qualcuno anche fallito). Il problema è che queste Srr, previste da una legge, sono rimaste lettera morta. Perché?
Ufficialmente, perché i Comuni siciliani sono quasi tutti in deficit (alcuni hanno già dichiarato il default, altri sono lì per lì per dichiararlo: quasi tutti i Comuni siciliani, in ogni caso, si ritrovano senza Bilancio 2016 e nell’impossibilità, a partire dall’1 Maggio, di proseguire con l’esercizio provvisorio perché la legge, a meno di deroghe, prevede, per l’appunto, un massimo di 4 mesi di esercizio provvisorio).
Volendo non si tratta di una scusa, ma di un fatto oggettivo. Ma altrettanto oggettivo è che tanti Comuni stiano procedendo, in materia di gestione dei rifiuti, con affidamenti diretti, senza bando. Con costi che sono sempre a carico dei Comuni: cioè degli ignari cittadini che pagano le tasse. Per questo sono in tanti a chiedersi: se non ci sono i soldi per pagare i dipendenti degli ATO in liquidazione – che oscillano da 11 mila a 13 mila – dove li trovano i soldi, i Comuni, per far svolgere il servizio a soggetti ‘terzi’?
Detto questo, proseguiamo con l’articolo pubblicato sul sito dell’UGL. Di scena c’è la Giunta Crocetta.
“Dopo quanto deliberato il 2 maggio scorso dalla Giunta – scrive Messina –  sono a rischio in Sicilia i livelli occupazionali e se l’assessore regionale dell’Energia e per i Servizi di Pubblica utilità (il riferimento è all’assessore regionale Vania Contraffatto, che si occupa anche dei rifiuti ndr) dovesse dare seguito alle prescrizioni contenute nelle delibere di Giunta dalla 163 alla 166, gli 1164 i lavoratori dipendenti degli Ato Agrigento Ovest, Palermo Est, Palermo Ovest e Trapani Sud potrebbero perdere il posto di lavoro, mentre solamente 48 troverebbero collocazione nelle rispettive Srr”.
A questo punto Messina fa il punto della situazione, numeri alla mano:
“Con la delibera di Giunta n.163, Agrigento Ovest, su un totale di 239 dipendenti, ne garantirebbe appena 11, lasciando fuori i rimanenti 228 lavoratori. Stesso effetto produrrebbe la delibera n. 164 che riguarda Palermo Est: su un totale di 340 dipendenti, la garanzia riguarderebbe appena 11 lavoratori”. Con 329 possibili licenziamenti.

“Lo scenario si ripeterebbe con la delibera n. 165 che riguarda Palermo Ovest: su un totale di 319 dipendenti troverebbero lavoro in 12, mentre 307 resterebbero appiedati. Idem con la delibera n. 166, che riguarda Trapani sud: su un totale di 314 lavoratori, i garantiti sarebbero in 14, mentre gli altri potrebbero incrociare le braccia”.
Per l’UGL, a rischiare di perdere il lavoro sarebbero circa 10 mila persone, visto che solo in 600 troverebbero, bene o male, una collocazione.
“Oltre alla violazione dell’articolo 19 della legge regionale n 9 del 2010 – sottolinea Messina – l’esecutivo regionale disapplica l’accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali nell’agosto 2013”.
L’UG sollecita un incontro con il Governo regionale che, in verità, anche in questo settore, è un po’ ondivago:
“Abbiamo già presentato, nei giorni scorsi, richiesta di incontro alle istituzioni interessate a livello regionale – conclude Messina -. I lavoratori non possono aspettare. Vivono un futuro a rischio e il Governo del presidente Crocetta ha il dovere di chiarire l’indirizzo politico in questo settore e definire il ruolo delle Srr, restituendo serenità e lavoro a migliaia di siciliani”.

P.S.
L’UGL siciliana pone la questione dei lavoratori del settore rifiuti. In realtà, lo scenario è molto più complesso. In questo momento la Regione non ha i soldi per pagare gli stipendi non soltanto ai circa 24 mila precari dei Comuni (che fino a qualche anno fa venivano pagati quasi interamente dalla Regione), ma a tutti i precari siciliani, che superano le 80 mila unità.
In affanno finanziario sono anche le ex Province: ora c’è anche la legge che istituisce le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina con i rispettivi sindaci metropolitani (che sono automaticamente i sindaci di queste tre città): ma fino ad oggi, anche in questo caso, mancano i soldi promessi dal Governo Renzi.
Di fatto, mezza Amministrazione regionale è senza risorse finanziarie. L’ordine non dichiarato del Governo Renzi – che ha svuotato le ‘casse’ della Regione siciliana, come ha ammesso lo stesso assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei (come potete leggere qui) – sembra essere quello di ‘spennare’ i cittadini. Insomma, costringere i Comuni dell’Isola a tartassare gli abitanti, secondo lo stile demagogico di Renzi e dei suoi accoliti: andare in Tv a dire di aver “abbassato le tasse” quando invece, nei fatti, si è verificato l’esatto contrario.
In questo scenario – dove a rischiare il posto di lavoro sono oltre centomila soggetti – si inserisce la vicenda dei dipendenti degli ATO in liquidazione.
C’è una difficoltà ad ammettere che la Regione siciliana – almeno in questa fase – è sostanzialmente in default. I creditori che hanno lavorato per la Regione all’Expo di Milano sono stati ‘tappiati’ e si accingono a presentare i decreti ingiuntivi (come potete leggere qui). E altri decreti ingiuntivi in arrivo. 
Anche l’erogazione di 500 milioni di Euro, da parte dello Stato – previsti per i primi giorni di Giugno – potranno rendere legittima una manovra economica e finanziaria 2016 che non è sembrata molto corretta, in riferimento alla nuova legge di contabilità (decreto n. 118 del 2011) che non prevede certe forzature che sono state imposte dal Governo nazionale. Ma non crediamo che la Regione, anche con i 500 milioni di Euro, potrà onorare tutti i pagamenti. Anche perché le assunzioni operate negli ultimi anni sono state veramente tante.  


23 Maggio 2016
http://www.inuovivespri.it/2016/05/23/oltre-10-mila-licenziamenti-nel-settore-dei-rifiuti-della-sicilia-targati-governo-crocetta/