20 febbraio 2018

STRAGE DI SCIACCA. IL WWF CHIEDE UNA RISPOSTA EFFICACE DALLA SOCIETÀ CIVILE. INOLTRE CHIEDONO AL PRESIDENTE MUSUMECI, IL PRESIDIO DEL TERRITORIO ANCHE ATTRAVERSO L’IMPIEGO DEI FORESTALI

Cani randagi in una foto Lapresse


L'organizzazione ha assicurato al comune e alla Regione Siciliana la propria disponibilità a collaborare per azioni congiunte contro il randagismo


Roma, 20 febbraio 2018 - Per il WWF la strage di cani avvenuta a Sciacca rappresenta un crimine di una violenza e di una gravità inaudita che non solo deve essere condannato con forza ma che necessita anche di una risposta immediata e risoluta da parte delle istituzioni e della società civile.

“Siamo certi che le forze dell’ordine e la magistratura riusciranno a individuare e assicurare alla giustizia gli autori di questa barbarie - dice Franco Andaloro, delegato WWF per la Sicilia - ma è anche necessario che siano prese subito misure più drastiche affinché non possano ripetersi più eventi drammatici come questo che si è verificato in un comune attento alla conservazione degli animali selvatici e che si sta adoperando per la messa a punto di azioni per tutela dei cani abbandonati ma che potrebbe replicarsi ovunque”.

“Il randagismo è un problema estremamente grave nelle regioni del sud Italia e particolarmente in Sicilia - continua Andaloro -. Chiediamo quindi al presidente della Regione Musumeci di mettere in atto, in accordo con le municipalità, tutte le misure necessarie per il suo contenimento e la sua gestione sia attraverso il presidio del territorio anche attraverso l’impiego dei forestali, sia attuando tempestivamente, di concerto con il ministero della Salute, un piano di ‘microchippaggio’ e di sterilizzazione dei randagi e il loro affidamento a canili municipali o comunque a canili certificati e monitorati”.
Il WWF ritiene inoltre che vada condannato e punito in modo esemplare anche l’abbandono dei cani e di altri animali domestici, fenomeno in rapida crescita. Nella conferenza di servizio tenuta oggi a Sciacca, il WWF ha assicurato al comune di Sciacca e alla Regione Siciliana la propria disponibilità a collaborare per azioni congiunte. Così conclude la nota dell'organizzazione.
animali@quotidiano.net

Fonte: www.quotidiano.net





ENRICO BORGHI: BASTA CASTRONERIE SULLA LEGGE FORESTALE


GIAN LUCA GASCA - 20 febbraio 2018
In seguito alla pubblicazione dell’intervista al professor Bartolomeo Schirone, in commento al Decreto Legislativo relativo al Testo Unico Forestale approvato dal Consiglio dei Ministri il 1 dicembre 2017, pubblichiamo oggi la replica dell’Onorevole e presidente nazionale UNCEM, Enrico Borghi.

“Quello che leggo in quelle dichiarazioni è l’integralismo khomeinista di un ambientalismo conservatore che vuol sopravvivere ai tempi. Sono riflessioni di chi pensa l’ambiente come qualcosa da congelare, da mettere sotto una campana. Non hanno però capito che le conseguenze degli accordi sul clima portano a voler mettere la natura al centro, ad estrarla da quella campana di vetro. C’è necessità di creare filiere produttive. Un’esigenza che però chi ha vissuto chiuso nel mondo della conservazione non vede”.

Nell’intervista viene però affermato che noi non abbiamo filiere produttive…

Certamente. Non esistono grazie a loro e alla loro logica per cui oggi tagliare una pianta significa far scattare il codice penale. Avendo impostato la politica forestale degli ultimi vent’anni all’insegna della vincolistica è ovvio che nessuno voglia lavorarci. Noi siamo però qui per garantire un cambiamento. Stiamo lavorando per una norma che esiste in molti altri Paesi europei.

Mi permetto di fare io una domanda ai professori: è un bene o un male che la superficie boschiva italiana sia passata da 5 milioni di ettari a 12 milioni? Siamo ricchi di bosco povero. Una foresta che presenta difficoltà di conservazione della sua biodiversità, comportando anche un problema a livello di rischio idrogeologico e pericolo incendi. Io li inviterei a vedere quel che è diventato il bosco nelle valli italiane. Oggi il bosco entra nei paesi. Se parte un incendio vanno a fuoco le case, come abbiamo rischiato qualche mese fa in val di Susa.

Con la loro logica ideologica cancellano la realtà e i dati di fatto per pontificare. Ci sono già riusciti congelando la situazione con la Legge sui Parchi, ma il mondo va in un’altra direzione.

Per quanto riguarda la legge Serpieri riguardo la protezione dal dissesto idrogeologico?

La legge Serpieri è una legge che risale all’Italia di cento anni fa.

Nelle dichiarazioni lette intravedo il parere del MoVimento 5 Stelle che, per altro, è cambiato all’ultimo momento. Durante la discussione avevano dato il loro assenso al lavoro poi sono arrivati con questo documento di rewilding strategy. Se pensano di dover fare un rinselvatichimento devo dargli la brutta notizia che quest’anno, per la prima volta dal medioevo, la superficie forestale italiana supera il suolo agricolo.

Perché è una brutta notizia?

Perché questo comporta un problema di scomparsa progressiva del suolo agricolo a scapito di un rinselvatichimento, già esistente, delle foreste. Se facciamo anche la rewilding strategy in un Paese costituito al 54 percento da territorio montano vuol dire che chi vive nelle valli deve fare il giardiniere della natura.

Quanto è importante conservare le opere umane?

È importantissimo perché il paesaggio montano italiano è tale e ha una sua bellezza, una sua caratterialità, proprio in virtù del lavoro svolto sul territorio dalle comunità locali. Pensate anche solo ai terrazzamenti realizzati fino alla metà del Novecento. Costruzioni fondamentali per il mantenimento dell’economia rurale che poi, a causa di un cambiamento dell’economia, sono stati abbandonati e invasi dai boschi. Grazie ai terrazzamenti avevamo superfici drenanti che oggi non abbiamo più. Lasciandoli a se stessi abbiamo ottenuto un aumento del dissesto idrogeologico e una diminuzione della qualità paesaggistica della montagna.

Mi domando quindi perché non si possa fare nelle nostre valli quel che si fa all’estero dove i terrazzamenti e i pianori sono stati mantenuti. Dove si è conservato perché è stata creata un’economia attorno a questo. Ed è forse qui che viene il problema perché questi signori non vogliono che si crei un’economia.

Chiederei soltanto che non si dicessero castronerie. Che adesso si affermi addirittura che non ci sia competenza nazionale su questa categoria è eccessivo. Uno dei problemi sulle leggi forestali sta proprio nel fatto che fino ad oggi ci sono state ventuno leggi forestali. Se siamo diventati il primo produttore di mobili al mondo che compra tutte le materie prime dall’estero, se siamo diventati il primo consumatore di legna in Europa che compra tutto dall’estero è perché non c’è mai stata una legge nazionale.







FIGUCCIA: NO A PROCEDURE D'URGENZA SU TEMI E VICENDE DI PALAZZO CHE NON INTERESSANO I SICILIANI



Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia

Rinviata a data da destinarsi la trattazione in commissione del ddl sulla doppia preferenza di genere. Forza Italia si spacca e va sotto.
Le emergenze sono altre e tra queste, contrasto alla povertà e più equa distribuzione delle ricchezze.
No a procedure d'urgenza su temi e vicende di palazzo che non interessano i Siciliani.

Ascolta l'audio cliccando quì




ON. FIGUCCIA: EX FONDERIA, L'APPELLO DI FIGUCCIA: COMODATO D'USO IMMEDIATO ALLA MISSIONE SPERANZA E CARITÀ



Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia

"In una Sicilia dove ci sono circa 200.000 persone in povertà assoluta, un milione di disoccupati, più della metà della popolazione in una condizione di povertà relativa, dove le imprese artigianali soffrono e i produttori arrancano, chiedo fortemente che chi nella nostra terra si occupa dei nuovi poveri, venga supportato e sostenuto. Forte il richiamo di Vincenzo Figuccia deputato all'Ars che prosegue - Requisire l'ex fonderia Basile per affidarla a fratel Biagio e alla sua nobile missione. Non si può più aspettare. Pertanto il comune si attivi per garantire il comodato d'uso dei locali per i poveri come chiede Biagio che vorrebbe realizzare attività artigianali, una tipografia e persino un museo di archeologia industriale. Realtà che garantirebbero l'inclusione socio-lavorativa di questi soggetti. E nell'agenda politica, ormai piena di scarabocchi e false urgenze che vogliono assolvere a problemucci di Palazzo - conclude Figuccia - questa è una vera priorità".




ANCORA UNA DISCARICA ABUSIVA DI ETERNIT A SAN MARTINO DELLE SCALE. LA SCOPERTA EFFETTUATA DAGLI UOMINI DEL DISTACCAMENTO FORESTALE



La scoperta effettuata oggi dagli uomini del Distaccamento Forestale

MONREALE, 19 febbraio – Ancora un’altra discarica abusiva di Eternit ed ancora San Martino delle Scale la zona nella quale avviene l’abbandono selvaggio. Circa 100 metri quadrati di materiale tossico, lasciato a terra, in mezzo al verde, in località monte Pietroso, luogo noto a chi conosce la frazione montana del Comune di Monreale.

A fare la scoperta oggi sono stati gli uomini del Distaccamento Forestale di San Martino, impegnati in uno dei loro frequenti giri di perlustrazione del territorio. Dopo il rinvenimento è partita l’attività di indagine ed in attesa di individuare gli esecutori del reato, è partita la comunicazione diretta al magistrato di turno con una comunicazione di notizia di reato all’Autorità Giudiziaria.

Fonte: www.monrealenews.it





VICENDA DEGLI EX FORESTALI. IL COMITATO EUROPEO DEI DIRITTI SOCIALI INVOCA MAGGIORI TUTELE

L'avvocato Egidio Lizza

12 Febbraio 2018
Arriva da Bruxelles un’altra novità che rafforza la decisione con la quale, in agosto, il TAR Pescara ha deciso di investire la Consulta della questione di legittimità costituzionale della Riforma Madia, che ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato e militarizzato i suoi membri, limitando enormemente le libertà civili ed i diritti anche sindacali. A pochi mesi dalle udienze dinanzi alla Corte Costituzionale in cui si discuterà sia il riconoscimento dei diritti sindacali a tutte le categorie di militari (il prossimo 10 aprile 2018), sia la legittimità della soppressione del Corpo Forestale dello Stato e la militarizzazione forzata dei suoi membri, trasferiti all’Arma dei carabinieri (il 5 giugno), il Comitato europeo dei diritti sociali, con una importantissima decisione pubblicata il 12 febbraio interviene, nuovamente, sui limiti che hanno gli Stati aderenti alla Carta sociale europea nell’imporre divieti a queste categorie di lavoratori.
In questo dibattito entra ora, con una decisione i cui principi potranno ulteriormente sensibilizzare i Giudici costituzionali sul tema, anche il Comitato europeo dei diritti sociali, dinanzi al quale peraltro pende anche il ricorso promosso dalle ex associazioni sindacali dei Forestali (già dichiarato ammissibile a settembre) e di cui a breve si chiuderà l’istruttoria. Nella decisione sul caso “Euromil contro Irlanda” (vedi sintesi allegata), resa pubblica il 12 febbraio 2018, tale organismo europeo ha dettato principi assolutamente innovativi e di grande apertura verso la tutela dei diritti dei dipendenti militari, che sovvertono anche le regole oggi vigenti in Italia. Nell’accogliere il ricorso di Euromil – organizzazione europea delle associazioni militari che unisce 30 organismi europei e di cui fa parte per l’Italia Assodipro – il Comitato ha accertato che la legge irlandese che inibisce ai militari il diritto di organizzazione sindacale e la contrattazione collettiva, viola la Carta sociale europea.
Le associazioni militari irlandesi non godevano, infatti, a pieno dei diritti sindacali quali il diritto di associarsi ad organizzazioni collettive come il Congresso irlandese dei sindacati e ciò implicava che le associazioni dei militari fossero escluse dalle negoziazioni collettive nazionali, tra cui anche quelle sui salari dei dipendenti pubblici. Il Governo irlandese ha fondato le sue difese argomentando che tali limiti siano funzionali ad assicurare il mantenimento dell’ordine pubblico e la tutela della sicurezza nazionale, ma il Comitato europeo ha dichiarato che tali divieti non siano necessari a tali fini e che, privare le associazioni rappresentative di un efficace strumento di negoziazione delle condizioni di impiego per conto dei loro iscritti, è in contrasto con i principi stabiliti dalla Carta sociale e sottoscritti dall’Irlanda.

“Del pari l’Italia ha sottoscritto tale Carta – spiega l’avvocato Egidio Lizza, legale degli ex Forestali dinanzi alla Corte Costituzionale ed al Comitato europeo dei diritti sociali – ma applica regole analoghe, anzi maggiormente restrittive di quelle irlandesi. Questo trattato internazionale costituisce per i diritti sociali ciò che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo rappresenta per i diritti umani, ovvero il minimo costituzionale che ai cittadini europei, di ogni categoria, deve essere assicurato. Le questioni a breve in discussione dinanzi alla Corte Costituzionale, per i militari e per la vicenda, assolutamente singolare, degli ex Forestali, traggono origine anche dall’affermazione di tali sacrosanti principi, che oramai da tempo, ed in maniera sempre più forte, in Europa vanno affermandosi. Le limitazioni alle prerogative dei militari sono anacronistiche e non ha più alcun senso non permettere loro una legittima negoziazione dei loro diritti salariali ed una tutela delle condizioni di lavoro. Un maggior riconoscimento di libertà e diritti – conclude Lizza – è opportuno anche in Italia ed, anzi, i recenti risultati condotti dalle Commissioni d’inchiesta parlamentari sull’utilizzo dell’uranio impoverito sono a dimostrarne la necessità”.   

Il 10 aprile, dunque, si discuterà dinanzi alla Consulta la legittimità della norma che limita i diritti dei militari italiani di iscriversi ad associazioni sindacali o di costituirne al fine della tutela dei loro diritti. Gli ex Forestali, che tale status hanno acquisito per imposizione e non per scelta, in base alla riforma Madia della P.A., hanno svolto in tale procedimento un intervento ad adiuvandum rispetto alle questioni sollevate dal Consiglio di Stato sul ricorso promosso dall’Associazione Assodipro. A stretto giro, seguirà poi l’udienza del 10 giugno in cui la Corte, interessata dal TAR abruzzese, dovrà decidere se era legittimo sopprimere il Corpo Forestale dello Stato e militarizzare i suoi membri, trasferendoli all’Arma dei carabinieri, privandoli di libertà costituzionali e diritti, anche sindacali, di cui prima della riforma godevano come qualsiasi altro dipendente civile dello Stato.

Fonte: www.formatrieti.it





NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO



Non si cancellano con un tratto di penna 196 anni di storia del glorioso Corpo Forestale dello Stato


Anche il nostro Blog ha aderito








GOMME E PANNELLI DI ETERNIT: ECCO COME VIENE DETURPATO IL PATRIMONIO DELL’ETNA. IL BLOG: PERCHE' I LAVORATORI FORESTALI CONTINUANO AD AVERE GIORNI DI RIPOSO QUANDO INVECE NON DOVREBBERO AVERNE? CON TUTTO QUELLO CHE CI SAREBBE DA FARE SIAMO ANCORA A SPASSO

Foto dal profilo Facebook di Fabrizio Zuccarello


A Monte Albero, sul versante Sud, scoperta una discarica nel cuore del Parco dove la natura non è protetta a dovere. E i turisti scappano

20/02/2018 -di Andrea Lodato
CATANIA - Nel cuore della domenica pomeriggio, alle 15.48 per essere precisi, Fabrizio Zuccarello, bravissimo fotografo e appassionato naturalista che ama profondamente l’Etna, al termine di una delle sue suggestive giornate fatte di escursioni, di fotografie, di scoperte, posta su Facebook una fotografia devastante. Un’immagine non certo, purtroppo, inedita, non certo esclusiva ma terribile lo stesso. Siamo nella zona di Etna Sud, località Monte Albero. E’ uno dei tantissimi, coni monogenici dell’Etna, coni di scorie derivanti da un’attività laterale, quelle che scivolano sui fianchi del vulcano. Praticamente a nord di questo cratere c’è Monte Gemmellaro, ad ovest c’è Monte Grosso e ad est Monte Salto del Cane. In mezzo? In mezzo Monte Albero, appunto, dove arriva nel pomeriggio di ieri Fabrizio e spunta una discarica.

Peggio sarebbe difficile. Perché ci sono pneumatici accatastati, tanti, come se, ed è evidentemente così, qualcuno avesse scelto quello spiazzo nell’incanto del Parco, per usarlo come cimitero per gomme vecchie e da buttare. Accanto pannelli di eternit, in parte intatti, in parte anche sbriciolati. Con tutto quel che significa per l’ambiente, per l’aria, per i venti che da quella zona soffiano forti e portano anche lontano tutto, polveri in testa.

Un disastro, un altro attentato alla bellezza naturale dell’Etna, capitato sotto gli occhi e sotto l’obiettivo di Fabrizio Zuccarello, che lo ha fotografato e immediatamente rilanciato in Rete, nella sua pagina Facebook. Scrivendo: «Monte Albero 1200 mt Etna Sud... un “amore” per la propria terra che dura da un eternit..à. #bestiemaledette».

Non ci sono altre parole, né attributi. Bestie maledette”. Quella discarica, una delle tante sparpagliate sui fianchi della montagna che tutto il mondo ci invidia, è l’immagine di atteggiamenti non solo incivili, ma criminali. C’è un attentato alla natura, un oltraggio, una violenza inaudita anche contro un sistema economico che nella ecosostenibilità assoluta potrebbe svilupparsi facendo del vulcano una miniera d’oro.

Invece continuano a mancare controlli, quelli che effettivamente dovrebbero scoraggiare le #bestiemaledette. Ancora c’è chi fa finta di non capire che creare ed alimentare una discarica come quella di Monte Albero è un attentato, che crea conseguenze irreversibili in molti casi. E’ grave che ciò accada in qualunque luogo, ma qui, se possibile, lo è di più. L'Etna è un sito naturale del Patrimonio dell'Umanità. Con grande e giustificata enfasi, il sito del Parco dell’Etna, ricorda: «L’Etna nel giorno del solstizio d'estate viene iscritta nella World Heritage List. A Phnom Penh, capitale della Cambogia, nell'ambito della 37esima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco con la partecipazione di oltre 180 Paesi, la fase dei lavori relativa alle "Nominations", le iscrizioni dei nuovi siti nella lista del Patrimonio Mondiale ha dato stamattina l'ultimo, decisivo verdetto favorevole per l'iscrizione del vulcano siciliano, che diventa il quarto sito naturale italiano (dopo le Dolomiti, le Isole Eolie e il Monte San Giorgio) a fregiarsi dello straordinario riconoscimento».

Ma la gente se ne frega altamente, non tutta, ma la peggiore, che è anche quella che provoca i danni maggiori alla collettività, che distrugge immagini costruite con fatica, con sacrifici, con impegno. E rischia di far fallire progetti, la sacrosanta ambizione di essere davvero terra aperta ai viaggiatori, a chi viene quaggiù per scoprire non solo mare e sole, ma il bello da guardare, ammirare, da respirare a pieni polmoni. Tempo fa un esperto di turismo catanese con grande esperienza internazionale come Mario Bevacqua, raccontò di avere portato da Catania, da piazza Duomo, sino al Rifugio Sapienza, un gruppo di tour operator giapponesi, che erano interessati a vendere pacchetti in cui ci fosse una visita sull’Etna.

Quando il gruppo arrivò in cima al vulcano, scese dal pullman e dentro un bar i giapponesi, che si erano fermati a bere un caffè, spiegarono a Bevacqua: «Montagna molto bella, molto affascinante. Da qui panorama unico, con neve sopra, mare sotto. Peccato per quelle dodici discariche, dodici, che abbiamo visto strada facendo. Se noi mandiamo qui turisti giapponesi e loro vedere quei rifiuti, al ritorno vogliono rimborsato biglietto. E’ una vergogna per loro venire in queste condizioni».

Una vergogna. L’aneddoto risale ad alcuni anni fa e la situazione sembra essere cambiata molto poco. Bisogna investire, con un progetto di sensibilizzazione, certo, di educazione civica, ma anche con una repressione che sia durissima, inflessibile, che faccia pagare a chi sbaglia non la semplice sanzione, ma i costi del disastro sociale che quell’atteggiamento provoca. Il che significa videosorveglianza, con bandi che consentano a tutti i Comuni dell’Etna di avere risorse e un quadro quanto più esteso possibile del controllo. E poi dare più mezzi al Corpo Forestale, che deve essere l’avamposto della tutela di quel patrimonio. E, se serve (e serve sempre), collaborare con le associazioni ambientalistiche, con volontari, con chi è in grado ed ha voglia di dare una mano a questa terra a migliorare e a migliorarsi un po’. Anche contro le #bestiemaledette.

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Il Presidente Musumeci zittisce Bruno Vespa sui lavoratori forestali: non licenzieremo nessuno, anzi, li facciamo diventare da peso a risorsa. Li vorrei a pulire i laghi, fiumi, le aree verdi, le spiagge e non avranno un giorno di riposo. Conosco il metodo del governo per averlo già sperimentato


Invece l'Assessore all'Agricoltura intervistato dalla Tgr Sicilia, ha detto che vuole stabilizzare i circa 22mila lavoratori forestali che sono una risorsa, ha confermato che ci sono tutte le condizioni e le risorse per far sì che possano lavorare tutto l'anno attraverso il tempo determinato e una parte con 151giornate. Verranno impegnati anche nei siti archeologici. Queste le parole di Edy Bandiera.

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L'ANALISI. EX ALFANIANI E PARTITO DELLA NAZIONE. PD E FORZA ITALIA MAI COSÌ VICINI


di Salvo Toscano
I vecchi rivali si spartiscono gli alfaniani. Ma Renzi rischia di restare col cerino in mano.

PALERMO - Mercoledì Matteo Renzi sarà in Sicilia. Troverà un partito dilaniato, con pezzi ormai dedicati a una sorta di "guerriglia politica" tanto da autodefinirsi partigiani. Con un segretario regionale che non si è nemmeno fatto vedere alla presentazione dei candidati alle Politiche presso la segreteria regionale, dove a fare gli onori di casa c'era non un esponente della segretaria siciliana ma  il sottosegretario buon amico di Matteo,

Davide Faraone. Ma anche con alcuni nuovi entrati, da Leoluca Orlando e i suoi, quelli che in anni abbastanza recenti sono stati gli arcinemici del Pd renziano a Palermo, fino a Dore Misuraca, già berlusconiano della prima ora, già alfaniano, ora dem di nuovo conio, benedetto ancora una volta dal segretario-ombra Davide Faraone e dallo stesso Orlando.

La vicenda politica di Misuraca e quella dei suoi recenti compagni di viaggio alfaniani è in fondo abbastanza emblematica del percorso politico che è in corso da un pezzo nel Paese e che vede protagonisti i due rivali di un tempo lontano, il Pd e Forza Italia. Che marciano, il primo più del secondo perché privo di un piano B, verso uno scenario di Partito della Nazione, il grande inciucio che tutti a parole negano ma che è sempre più nei fatti.

La vicenda degli alfaniani, in realtà, è una cartina di tornasole quanto mai efficace per fotografare questo processo. Accursio Sabella ha raccontato il fine settimana parallelo di Ciccio il forzista redivivo (Cascio) e di Dore il novissimo dem (Misuraca). Erano entrambi in quell'esperimento non riuscito benissimo che si chiamò Nuovo centrodestra prima e Alternativa popolare poi. Oggi si dividono nei due partiti che per vent'anni e passa si sono fatti la guerra (prima del Pd i suoi precedessori). Certo, per Cascio - alla cui kermesse s'è visto anche Nino Caleca, già assessore regionale nei governi di centrosinistra e frequentatore delle Leopoldine sicule - è un ritorno, per Misuraca un approdo, ma al di là della comoda retorica, in nessuno dei due casi si può con onestà intellettuale gridare all'incoerenza. Perché se ha in fondo una sua linearità il ritorno a casa di tanti ex Ndc-Ap,non è poi così bislacco come si vorrebbe far credere l'approdo nel Pd di altri. Oggi Misuraca, domani magari Beatrice Lorenzin, che ha attrezzato una lista centrista alleata dei dem con scarse speranze di successo ma che potrebbe rientrare in Parlamento se vincerà il suo collegio uninominale. D'altronde Misuraca e Lorenzin per tutta la legislatura sono stati alleati del Partito democratico sostenendo i governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Proprio come altri alfaniani che last minute invece hanno ricordato le loro radici di centrodestra.

In realtà, il fatto che un dirigente alfaniano possa optare per il Pd o per Forza Italia senza troppi problemi, è una spia alquanto significativa del percorso di avvicinamento dei due partiti. Percorso che ha visto più “mobile” probabilmente il Pd renziano. Che in questi anni si è riempito di vecchi pezzi di centrodestra, in una trasformazione che è ancora in corso e probabilmente proseguirà. Basta guardare ai nomi nelle liste del 4 marzo (leggi l'articolo). Una mutazione che in Sicilia è anche più evidente che altrove e che promette di proseguire con l'ingresso in blocco, sempre più nell'aria, di Sicilia Futura dentro il partito. Insomma, in parole povere, oggi il Pd è uno sbocco considerato abbastanza naturale per chi solo cinque o sei anni fa si sarebbe definito senza esitazione di centrodestra.

La chiave è quella della contrapposizione ai populisti. “Qualcuno poco tempo fa temeva la vittoria in Francia della Le Pen: le stesse persone oggi sembrano non vedere i rischi di un governo con Salvini o del M5s, che sono peggio della Le Pen. Quella è una prospettiva terribile”. Così sabato Davide Faraone. Inchiodato dai sondaggi a cifre lontanissime da una possibile vittoria, al Pd non resta che sperare nella vittoria di nessuno che potrebbe aprire le porte a un'altra stagione di grosse koalition con Forza Italia.

Resta però una controindicazione. E cioè che Forza Italia il 4 marzo si presenta in coalizione proprio con quei populisti che per Faraone sono “peggio della Le Pen”. E se Berlusconi e gli alleati in quest'ultimo miglio di campagna elettorale riusciranno a costruire i numeri di una vittoria autosufficiente, a Renzi e ai suoi fedelissimi che si sono presi il partito resterà il cerino acceso in mano. E Misuraca.
20 Febbraio 2018

Fonte: livesicilia.it




POVERTÀ, SCOMA: ”IN SICILIA È NECESSARIO CREARE NUOVI POSTI DI LAVORO VERO E NON PRECARIO". IL BLOG: ON. SCOMA, SENTA, CAMBI DISCO PER FAVORE. LEI, MI SEMBRA NEL 2002, RICEVENDOCI ALL'ARS CI HA PROMESSO ALMENO 151 GIORNATE. NOI NON DIMENTICHIAMO!


SECONDO LE STIME DISTE PIÙ DI 200 MILA FAMIGLIE RESIDENTI VIVONO IN CONDIZIONI ECONOMICHE DISAGIATE

di Giorgio Rossini - 19 febbraio 2018
“In Sicilia, secondo le stime Diste, più di 200 mila famiglie residenti vivono in assoluta povertà. Un dato che fa impressione visto che coinvolge un totale di quasi 600 mila persone che contribuiscono alla crescita delle disuguaglianze sociali“. Lo sottolinea il senatore Francesco Scoma, vice commissario di Forza Italia in Sicilia che aggiunge: “Questo stato di cose deve essere fermato, e lo si potrà fare solamente rilanciando l’economia, facendo ripartire i consumi e da questi creando nuovi posti di lavoro vero e non precario. Lo si potrà fare soltanto abbassando le tasse inique di questo Paese. Questa è la ricetta – conclude Scoma – per ridare fiato alle imprese e alle famiglie e un’occupazione vera a chi la cerca, soprattutto ai giovani e ai padri di famiglia che lo hanno perso per le politiche miopi e le storture della legge Fornero.

Oggi un milione di persone è senza occupazione, mentre, ci svela il report Diste, ‘i pochi posti di lavoro creati nel triennio sono per lo più precari e a basso salario, se non in nero’“.

Fonte: www.ilsicilia.it




GLI AVVISTAMENTI. CINGHIALI A SPASSO PER LE VIE DELLA CITTÀ, È EMERGENZA A MESSINA



di Rita Serra — 19 Febbraio 2018
MESSINA. Si muovono anche in branco i cinghiali selvatici avvistati numerosi nelle zone centrali di Messina. Alcuni di questi esemplari sarebbero addirittura malati di tubercolosi con rischi di epidemie e contagi.

Il fenomeno, presente nel territorio ormai da tempo, nelle ultime settimane ha ripreso a destare forti preoccupazioni nella popolazione.

Dal rione San Licandro, alle zone collinari di villaggio Annunziata e Forte Ogliastri, sul lato nord della città, le segnalazioni giunte dai cittadini, preoccupati per la loro incolumità, ultimamente sono cresciute a dismisura.

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Fonte: messina.gds.it


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48° REPORT SICILIA: L’ECONOMIA DELL’ISOLA IN LIEVE RIPRESA MA ANCORA FORTI LE INCOGNITE


LO STUDIO REALIZZATO DA DISTE CONSULTING PER LA FONDAZIONE CURELLA


19/02/2018
Con una crescita di 1 punto percentuale nel 2017, l’economia siciliana sembra essersi avviata in un percorso virtuoso. Ma se da un lato crescono gli investimenti, e timidamente anche i consumi, sono ancora forti le incognite per poter pensare che stiamo uscendo dalla terribile crisi che ci sta martoriando da quasi un decennio: quei pochi posti di lavoro creati nell’ultimo triennio sono per lo più precari e a basso salario, mentre un numero importante di famiglie vive in assoluta povertà.

Secondo le stime Diste, più di 200mila famiglie residenti vivono in assoluta povertà, per un totale di quasi 600 mila persone che contribuiscono alla crescita delle disuguaglianze sociali: il quinto più ricco della popolazione siciliana avrebbe un reddito di oltre otto volte del quinto più povero; su scala nazionale il rapporto sarebbe di circa sei volte (Istat).

“Si riprende a camminare, ma serve correre” è il titolo dell’edizione numero 48 del Report Sicilia, l’analisi previsionale sull’economia dell’Isola realizzata da Diste Consulting per Fondazione Curella, presentato nella sede dell’Assessorato regionale all’Economia, a Palermo. A presentare il rapporto Pietro Busetta, e Alessandro La Monica, con le conclusioni del vice presidente della Regione e assessore regionale all’Economia Gaetano Armao.

“Una ripresa che segna discontinuità e che procede in modo titubante – ha affermato l’economista Pietro Busetta – non fa altro che alimentare la percezione che la crisi non è finita, anche perché a distanza di tre anni dall’affiorare dei germogli di rilancio, i disoccupati – tra quelli ufficiali e quelli potenziali – restano vicini a un milione, mentre i pochi posti di lavoro creati nel triennio sono per lo più precari e a basso salario, se non in nero. Quanto al prodotto interno lordo, il suo ammontare si è ridotto negli ultimi dieci anni del 13% in termini reali, con ricadute significative sull’occupazione e sul tenore di vita della popolazione. A proposito di crescita va sottolineato – ha continuato Busetta – che lo scorso 20 dicembre l’Istat ha diffuso le stime preliminari sull’economia siciliana nel 2016, e quelle revisionate del 2015 peggiorano il quadro di ripresa delineato dalle stime precedenti fornite dello stesso Istituto. Secondo i nuovi dati, nel 2015 il prodotto interno lordo della Sicilia sarebbe aumentato dello 0,9% e non del 2,1% come indicato in precedenza. Nel 2016 la fase di recupero iniziata l’anno prima avrebbe subito una pausa, certificata da un -0,1%”. Dati molto più vicini alle previsioni fatte dalla Fondazione Curella. “Per questo – ha aggiunto Busetta – è necessario che partano immediatamente le zone economiche speciali sia quelle nazionali che eventualmente quelle regionali”.

Gli occupati sono stimati a 1 milione 363 mila, in aumento di 12 mila unità. “Sebbene dal 2015 – ha precisato Alessandro La Monica – in coincidenza con l’inizio della ripresa, siano stati creati 42 mila posti di lavoro, il deficit occupazionale sul 2007 si mantiene attorno a 117 mila unità (-7,9%), totalmente di genere maschile, mentre sull’intero territorio nazionale si registra un guadagno di oltre 130 mila occupati. La polarizzazione dell’occupazione verso le classi d’età più avanti negli anni ha alzato l’età media dei lavoratori, raffigurando nel tempo una specie di “senilizzazione” del mercato del lavoro: dai 40 anni circa del 2007 l’età media è salita nel 2016 a 44 anni”.

Il tasso di disoccupazione ha toccato quota 21,5%, 0,6 punti in meno dell’anno precedente, ma ben 8,7 punti in più di dieci anni prima. La disoccupazione giovanile rimane assai problematica (58% circa), malgrado un gran numero di giovani si sia ritirato dal mercato del lavoro scoraggiato dalle scarse prospettive d’impiego. La disoccupazione si concentra sempre più sulla componente maschile tra 25 e 44 anni. La manodopera femminile ha trovato più facilmente impiego nei servizi, sebbene in molti casi in un’attività involontariamente a tempo parziale.

Gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto sono aumentati del 3,1%, incoraggiati dalle condizioni di finanziamento favorevoli e dagli incentivi fiscali, oltre che da aspettative di consolidamento della ripresa. A fine anno gli investimenti in beni strumentali erano più bassi di un quarto rispetto a dieci anni fa.

Gli investimenti in costruzioni hanno invertito il lungo trend declinante, ma il recupero ha stentato a prendere slancio (+1,0%),a causa dell’accumulo di immobili invenduti e della vischiosità nell’apertura di nuovi cantieri di lavori pubblici. Qui l’attività di accumulazione denuncia un calo ad oltre la metà del livello del 2007.

I consumi delle famiglie residenti e non residenti hanno mostrato un profilo evolutivo moderato (+1,1%), frenato da un inadeguato aumento del reddito disponibile dei residenti, in parte bilanciato dalla vivacità dei flussi turistici dopo la flessione del 2016. In base al numero dei soggiorni da parte di turisti, stimati dall’Istat, nel 2016 la Sardegna avrebbe raggiunto la Sicilia e la Puglia l’avrebbe superata. Sul fronte della produzione, l’industria ha recuperato una piccola porzione (+2,4%) della forte perdita subita l’anno prima, denunciando un calo del 42,6% sul 2007.

L’attività nel settore delle costruzioni è stata caratterizzata da un incremento trascurabile (+0,7%) e una perdita nel decennio del 41,8%. In Sicilia circa 400 mila edifici residenziali sono in pessimo stato di conservazione, presentando carenze strutturali e consumi energetici altissimi.

L’agricoltura ha risentito dei fattori climatici avversi, registrando una flessione dell’1,7%, che segue a quella più pesante dell’anno precedente. Il calo delle quantità prodotte si sarebbe accompagnato a un recupero dei margini dei produttori.

Per il ramo dei servizi il valore aggiunto è stimato in aumento nel 2017 dello 0,7%, sostenuto prevalentemente dalle performance dei comparti delle attività alberghiere e altre tipologie di alloggio, trasporti, distribuzione, ristorazione, ecc. In questo caso il differenziale negativo rispetto a dieci anni fa è del 5,7%. “Interessante quello che accade nel settore del turismo – ha sottolineato Pietro Busetta – che vede il superamento di Puglia e Sardegna dei dati siciliani in termini di presenze, già dal 2016. Vedremo se il 2017 avrà i dati auspicati”.

Le proiezioni 2018. L’esercizio previsionale condotto dal Diste stima un lieve consolidamento del tasso di crescita dall’1,0% del 2017 all’1,2%. Sul mercato del lavoro proseguirà il misurato miglioramento sia dell’occupazione sia della disoccupazione. Per l’occupazione si prospetta un aumento di circa 14 mila posti di lavoro (+1,0%), per il tasso di disoccupazione una diminuzione di 0,5 punti al 21,0%. Da inizio anno è in vigore la decontribuzione piena per le assunzioni stabili di giovani e disoccupati del Sud e Isole.

Dal primo gennaio sono esecutivi taluni rincari di bollette e tariffe, mentre l’aumento del prezzo del petrolio qualità Brent sembra essere in accelerazione. L’inflazione al consumo, fin qui contenuta a poco oltre l’1%, potrebbe quindi risvegliarsi dopo il letargo degli ultimi anni.

Il previsto modesto aumento del reddito disponibile delle famiglie – da gennaio è vigente il reddito d’inclusione fino a 485 euro mensili, che diventeranno 534 da luglio – assicurerà una crescita della spesa di consumo dell’1,2% in termini reali. Un supporto all’economia arriverà dagli investimenti in macchinari e attrezzature (+3,6%), sospinti dalle agevolazioni fiscali riconfermate o rafforzate dalla legge di bilancio. Per gli investimenti in costruzioni, al contributo fornito dai lavori di riqualificazione del patrimonio edilizio privato potrebbero aggiungersi deboli impulsi collegati all’avvio delle opere pubbliche, per cui si stima un incremento dell’1,6% dall’1,0% precedente.

Il recupero delle componenti di domanda favorirà una intensificazione dell’attività produttiva, che coinvolgerà tanto l’offerta di beni che quella di servizi. L’industria manterrà un’impostazione espansiva, con uno sviluppo dell’1,8% cui si affiancherà per il settore delle costruzioni un incremento dell’1,4%, mentre i servizi concorreranno con un +0,8%. Il valore aggiunto prodotto dall’agricoltura, silvicoltura e pesca recupererà (+2,7%) una frazione delle perdite subite nel biennio 2016/2017.

A conclusione dei lavori, il vicepresidente della Regione e assessore regionale dell’Economia, Gaetano Armao, ha sottolineato che “la pur lenta ripresa non è ancora accompagnata da un rilancio degli investimenti in Sicilia. La spesa europea deve ancora partire, ma non potrà che sortire effetti limitati. Il Patto per la Sicilia – ha aggiunto Armao – è frammentato e deve essere rimodulato ed il Governo nazionale, che ha riaperto la questione del Sud, non riesce ancora a rendere operativa la clausola di salvaguardia sul vincolo del 34% delle risorse destinate agli interventi nel Mezzogiorno. Occorre investire in conoscenza – ha proseguito Armao – occorre puntare ad una Regione innovatrice che attragga investimenti mediante la leva fiscale e sostenga nuove iniziative imprenditoriali. La piattaforma del negoziato aperto con lo Stato sull’autonomia finanziaria ed il Documento di Economia e Finanza Regionale del Governo Musumeci vanno in questo senso. Con Fondazione Curella e Svimez lavoreremo sul tema delle Zone Economiche Speciali con l’obiettivo di stabilire la possibilità di istituire Z.E.S regionali, per accelerare lo sviluppo del manifatturiero e del turismo oltre che dell’agricoltura”, ha concluso Gaetano Armao.

Fonte: www.blogsicilia.it





19 febbraio 2018

NUOVA LEGGE FORESTALE: UN ASSALTO AI BOSCHI ITALIANI?


GIAN LUCA GASCA - 18 febbraio 2018
È attualmente all’esame della Commissione Parlamentare per la Semplificazione il Decreto Legislativo relativo al Testo Unico Forestale approvato dal Consiglio dei Ministri il 1 dicembre 2017. Decreto che nasce dalla volontà di aggiornare la normativa nazionale in materia di foreste e filiere produttive.

Non tutti sono però concordi con quanto scritto in queste pagine di legge, alcuni le ritengono un “assalto ai boschi italiani” o ancora affermano “che questo decreto è contro la costituzione e i diritti fondamentali dell’uomo”. Tra questi il professor Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale; il professor Gianluca Piovesan, ordinario di selvicoltura e assestamento forestale dell’Università della Tuscia; e ancora il professor Bartolomeo Schirone, professore ordinario di selvicoltura dell’Università della Tuscia, che abbiamo avuto modo di intervistare per farci raccontare il suo punto di vista su questa legge forestale.

Qual è secondo lei l’obiettivo della nuova legge forestale?

Credo che si voglia tornare, come afferma la stessa legge, a fare una gestione attiva dei boschi. Ovvero al taglio dei boschi. Una gestione che non sarebbe del tutto negativa perché è sempre necessario considerare gli aspetti produttivi. Quello che però sconvolge realmente è che non ci sia alcuna zonazione. Che non si distinguano boschi di produzione e di conservazione.

Se poi si guarda più in dettaglio la legge, in particolare andando ad esaminare tutti gli articoli che la contornano, ci si rende conto che l’obiettivo fondamentale è la possibilità di recuperare biomasse. Non si tratta quindi, come afferma la legge, di produzione legnosa per cui, tra l’altro, non ci sono nemmeno le filiere. Si tratterebbe di destinare la maggior parte del materiale recuperato alle stufe, alle biomasse.

Per lei quindi questa è una legge troppo generica e mancante di dati specifici?

Certo e credo che il fatto che sia generica è voluto. Solo in uno degli ultimi capitoli si parla necessariamente di statistiche e dati in cui mi preoccupa non poco il discorso degli inventari forestali. Non c’è chiarezza su chi li potrebbe gestire, va chiarito e poi bisogna capire come gestirli. Se non si specifica potrebbe accadere di tutto.

Cioè?

Partiamo dal fatto che questi prima facevano capo al Corpo Forestale dello Stato, ora accorpato ai Carabinieri che, al momento, rappresentano l’autorità che li gestisce. Si può essere d’accordo o meno sul fatto che la Forestale sia stata soppressa, ma i Carabinieri rappresentano un’autorità che merita la massima fiducia e fin quando questi inventari sono in mano loro siamo certi che i dati rimarranno quelli realmente raccolti… quando cambieranno i responsabili di questi potrà però accadere qualsiasi cosa.

Esistono in Italia boschi che realmente non devono essere toccati?

Certamente. Esistono boschi che assolutamente non dovrebbero essere toccati dall’uomo perché sono antichissimi. Basti pensare alla Val Cervara con le sue foreste vetuste, oppure a tutti quei boschi che non vanno toccati per ragioni storiche o per questioni di stabilità ambientale, come nel caso di quelli sopra Sarno. Quando elimini certi presidi naturali automaticamente si innescano processi erosivi senza controllo.

È mai esistita una legge che tutelasse i boschi sotto questi punti di vista?

La legge detta Serpieri del 1923 istituiva questa categoria di boschi che, salvo casi eccezionali, non potevano essere usati o toccati perché era chiaro il problema del dissesto idrogeologico. Nella nuova legge invece si parla di cedui per protezioni idrogeologiche ed è un controsenso a livello scientifico.

Nelle vostre osservazioni parlate di “naturalizzare senza l’intervento dell’uomo”, di rewilding strategy, cosa intendente dire?

Si tratta di un processo che è cominciato all’estero, negli Stati Uniti, in Australia e in molti Paesi dell’Europa. In pratica ci si è resi conto che è necessario lasciare degli spazi alla riconquista dell’ambiente da parte della natura. È necessario farlo per ragioni strettamente ecologiche, ma anche per ragioni culturali e turistiche perché l’uomo ha bisogno del selvatico. Ritornando alla legge è facile capire che non si può portare turismo in luoghi caratterizzati da boschi cedui. Chi mai andrà a fare turismo in zone di taglio?

Per lei quindi la legge è ricca di controsensi?

Si, esatto. Un esempio eclatante è quello dell’articolo 2 in cui si parla di garantire l’estensione della foresta, in cui si promuove la foresta. Però poi si scopre che tutte quelle aree abbandonate dove il bosco sta ritornando non sono ritenute boschive, ma terreni incolti. E cosa ancor peggiore sono le aree di rimboschimento artificiale, di riforestazione, anche queste non considerate boschive. Sono escluse dalla categoria “boschi” e quando li escludi vuol dire che possono essere eliminati, che li puoi tagliare.

E questo comporterebbe…

Un danno enorme perché le arre evidenziate prima rappresentano il 40% della nostra superficie forestale attuale. Se però si scrive che possono essere eliminati allora non sei a favore del rimboschimento. Quale logica esiste se si è a favore del rimboschimento e poi si vuole tagliare?

Una battuta per quanto riguarda le forme di sostituzione della gestione e di conferimento delle superfici forestali previste per province e regioni autonome?

È una cosa abbastanza grave. Tanto per cominciare la legge afferma che si può eliminare, trasformare, il bosco in una determinata area a condizione che questo intervento venga “compensato” e, la prima cosa che si pensa e che si debba “compensare” con un rimboschimento. Cosa contemplata offrendo però anche la possibilità di “compensare” queste opere con dei servizi come l’apertura di una strada o, cosa peggiore, si può “compensare” economicamente se autorizzato dalla Regione. Soldi che loro accantoneranno in un fondo forestale.

Ancora più grave è che i boschi considerati abbandonati, terreni incolti e via dicendo, possano essere affidati alla Regione se il proprietario non interviene. A quel punto la Regione può agire affidando la responsabilità del terreno a consorzi o cooperative di giovani. In pratica se tu non tagli viene data autorizzazione a cooperative, che possono anche essere cooperative di persone non amanti della natura.

Fonte: www.montagna.tv


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