18 ottobre 2018

SAPORI D'AUTUNNO. ISNELLO 10-11 NOVEMBRE 2018. IN ATTESA DEL PROGRAMMA, RICCO DI SPETTACOLI, DEGUSTAZIONI E TANTO DIVERTIMENTO, VI SVELIAMO UNO DEI GRUPPI OSPITE GIORNO 10 NOVEMBRE!!! MA TORNA ANCHE "LA COMPAGNIA BICICLETTA VERDE"

Dalla pagina Facebook
Sapori D'Autunno Isnello


In attesa del programma, ricco di spettacoli, degustazioni e tanto divertimento, vogliamo svelarvi uno dei gruppi ospite giorno 10 novembre!!! Loro sono pronti e carichi per farci divertire nella maniera più abusiva che esista!!! :) VI presentiamo gli Abusivi BAND!! Scatenati e divertenti, riescono, ormai, a richiamare gente da tutta la Sicilia e presto li vedremo in onda su La5!!! Noi ci siamo e voi???




Sabato 10 Novembre - Mariela Petta e "La compagnia bicicletta verde" tornano a rallegrarci con lo spettacolo di narrazione animata "Le parole della fantasia... Tante storie per giocare". Non mancate!!!
La compagnia bicicletta verde sarà presente alla sagra sapori d'autunno di Isnello con:
“Le parole della fantasia… tante storie per giocare”
Spettacolo di narrazione animata

Gianni Rodari giocoliere di parole, inventore di filastrocche, favole e storie per bambini e non solo… Venite tutti a farvi avvolgere dal nastro delle Favole al Telefono, le Filastrocche in cielo e in Terra, le Novelle Fatte a Macchine ed altre ancora!

Leggi anche:







17 ottobre 2018

INTERVENTI URGENTI. DALLA REGIONE 5 MILIONI DI EURO PER PULIRE ALVEI DI FIUMI E TORRENTI DI 6 PROVINCE


Dal sito gds.it

di Denise Marfia — 17 Ottobre 2018
Il governo regionale, così come annunciato nei giorni scorsi, continua a stanziare somme per gli interventi urgenti di pulizia degli alvei di fiumi e torrenti. Le piogge degli ultimi tempi e l'avvicinarsi dell'inverno consigliano di non aspettare e di provvedere quanto prima ai lavori in maniera tale da evitare disagi e possibili tragedie.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha disposto gli interventi in altre sei province dell’Isola per oltre cinque milioni di euro. Si tratta, in totale di ventidue azioni che riguardano le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Siracusa, e Trapani.

I primi quattro progetti erano già stati autorizzati, alcuni giorni fa, per la zona del Ragusano. Anche in questo caso, le priorità sono state individuate dagli uffici del Genio civile, che eseguirà i lavori entro metà dicembre. Le risorse stanziate sono dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, appena istituita su proposta del governo regionale dopo decenni di ritardo rispetto al resto d'Italia.

"Per troppo tempo gli alvei dei corsi d’acqua sono stati abbandonati, senza manutenzione ordinaria, né straordinaria. Dopo anni di incuria e degrado, stiamo intervenendo per recuperare il tempo perduto, eliminando situazioni di pericolo che possono esser causa di sciagure", dichiara Musumeci.

E si tratta dell'ennesimo annuncio del governatore per quanto riguarda interventi conto il dissesto idrogeologico. Soltanto tre giorni fa la giunta di governo ha deciso di destinare quasi 4 milioni di euro, provenienti da una rimodulazione del Fondo di sviluppo e coesione, a tre interventi urgenti nelle province di Agrigento, Siracusa e Catania. Tra le opere oggetto di finanziamento anche La Scala dei Turchi e la riserva di Cassibile.

GLI INTERVENTI:

Agrigento: due opere finanziate per un totale di 767mila euro: a Licata per la rimozione dell’ostruzione della foce del fiume Salso e per il miglioramento della funzionalità idraulica (487mila euro) e a Comitini per la manutenzione di un tratto di alveo del torrente Cantarella (280mila euro).

Caltanissetta: un intervento da 326 mila euro si provvederà alla pulitura e al ripristino della sezione idraulica di tratti del torrente “Arenella” (posti a monte e a valle di due attraversamenti della regia trazzera Caltanissetta-Enna e, in particolare, in prossimità dell’ex stazione ferroviaria Imera e in corrispondenza delle contrade Anghilla-Cuti).

Enna: unico intervento da 264mila euro per la messa in sicurezza dei versanti del torrente Torcicoda, a valle dell’ex discarica di porta Pisciotto (264mila euro).

Messina: cinque progetti finanziati con 1,235 milioni di euro - per il ripristino dell’efficienza e della funzionalità idraulica nei Comuni di: Alì Terme e Nizza di Sicilia (torrente Fiumedinisi, a monte dell’attraversamento degli acquedotti Fiumefreddo e Alcantara e in corrispondenza dell’autostrada Messina-Catania, 260mila euro); Letojanni (torrente Letojanni, nel tratto a monte dell’attraversamento della condotta dell’acquedotto Alcantara, mediante la risagomatura dell’alveo, 260mila euro); Messina (torrente Ciaramita, a monte dell’impalcato di attraversamento dello svincolo autostradale Annunziata, 260mila euro); Militello Rosmarino (torrente Rosmarino, nella contrada Ramisi, in corrispondenza delle sorgenti idriche, mediante la risagomatura dell’alveo, 260mila euro); Santa Lucia del Mela (torrente Floripotema, in località Santa Maria, 195 mila euro).

Siracusa: sei interventi con un milione di euro; si provvederà al ripristino del regolare deflusso delle acque dove è stato segnalato un pericolo per la pubblica incolumità: nel canale Galermi a Priolo Gargano e Sortino (150mila euro); nella Saia Randeci, all’altezza della starda comunale Stafenna-Padro, per circa un chilometro e mezzo a valle (180mila euro) a Noto; nel fiume San Leonardo, dal ponte dei Malati sulla strada statale 194 in contrada Sabuci, fino al ponte sulla strada provinciale 67 in contrada Ponterotto di Lentini, (200mila euro); della fiumara Molinelli, dalla confluenza del fiume San Leonardo fino al ponte sulla strada provinciale 47 in contrada Balatazza di Carlentini (170mila euro); del torrente Gallo, dalla confluenza con il fiume San Leonardo fino al ponte sulla strada statale 33 in contrada Belfusina a Francofonte (170mila euro); del vallone San Calogero dalla Foce fino al ponte sulla strada statale 114, in contrada San Calogero ad Augusta (150mila euro).

Trapani: sei interventi finanziati con 1,6 milioni di euro per la pulitura e il miglioramento della funzionalità idraulica di sei fiumi: il Belice, a valle della diga Garcia in prossimità delle terme Acqua Pia a Partanna (275mila euro); il Fiumefreddo, in contrada Cardella a Calatafimi (270mila euro); il Chinisia, a valle dell’aeroporto civile e militare di Birgi a Trapani (210mila euro); il San Barolomeo, in contrada Fegotto-Cavaseno nei Comuni di Alcamo e Castellammare del Golfo (215mila euro); il Belice, a valle della diga Garcia, a Salaparuta (205mila euro); il Lenzi Baiata, nella parte finale dello sfioratore idraulico e a valle della Diga Baiata, tra Trapani e Paceco (205mila euro). Intervento anche nel torrente Canalotto, a valle del depuratore comunale di Alcamo con 205mila euro.

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it





BUON COMPLEANNO AL CORPO FORESTALE DELLO STATO, 196 ANNI A DIFESA DELLA NATURA!


Dal sito www.tg24.info

15 Ottobre 2018
(di Anna Ammanniti) Il 15 ottobre del 1822 nasceva il Corpo Forestale dello Stato, alle dirette dipendenze del Ministero delle Politiche Agricole, per la salvaguardia dell’ambiente, della flora e della fauna, con un personale che, al 31 dicembre del 2016, contava circa 8 mila tra uomini e donne.

Il 31 dicembre del 2016 il Corpo Forestale dello Stato veniva soppresso per “risparmiare denaro pubblico!”. Il Governo attraverso la Riforma Madia del 2015 ha dato un “taglio alle spese pubbliche” disponendo l’assorbimento del Corpo Forestale in altre forze di polizia. Con il decreto legislativo n.177/2016 i Forestali sono stati “assorbiti” parte dai Carabinieri, parte dai Vigili del Fuoco, altri nella Polizia di Stato e Guardia di Finanza. È davvero un peccato aver dovuto rinunciare ad ottomila specialisti del Corpo Forestale sia in materia ambientale che nel contrasto agli incendi boschivi che ora…fanno anche altro. Basta pensare che già negli anni 70 era uno dei primi reparti ad utilizzare gli elicotteri nello spegnimento degli incendi. L’Italia ha dovuto rinunciare ai Forestali costantemente impegnati nella difesa della natura, preparati a farlo sia dal punto di vista tecnico che scientifico, caratterizzati da autentica passione per la protezione della natura. Per casualità o altro, dopo l’abolizione del Corpo Forestale nell’estate del 2017 gli incendi boschivi aumentarono in modo esponenziale e ci fu addirittura il divieto di spegnerli per gli ex forestali, lasciando la competenza esclusivamente ai Vigili del Fuoco che sono rimasti comunque in numero troppo esiguo. Così le ex divise grigioverde da professionisti dello spegnimento degli incendi boschivi con le funzioni di Dos (Direttore operativo spegnimento) non hanno potuto più gestire le emergenze. Agli ex Forestali hanno lasciato la competenza di fare il “censimento delle aree percorse dal fuoco”. La riforma Madia, a conti fatti, non ha ottenuto alcun risparmio di spesa pubblica, anzi, fino ad oggi è costata tanti altri milioni di euro per l’adeguamento dei mezzi, delle divise delle insegne davanti alla Caserme e scontentando un po’ tutti, sia gli ‘assorbiti’ che gli ‘assorbenti’. Da una previsione dell’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi si sarebbero dovuti risparmiare circa 100 milioni di euro dall’accorpamento, ma dati alla mano dell’allora Ministro Roberta Pinotti, la realtà ha parlato di 5 milioni subito spesi per adeguare la nuova situazione. Inoltre sono stati spesi oltre 100 milioni per le Regioni che hanno dovuto affittare i mezzi aerei antincendio, una volta venivano forniti in cambio delle sole spese vive. Da non sottovalutare il fatto che degli ottomila ex Forestali solo 6300 sono rimasti ad occuparsi di ambiente, la tutela ambientale ha così perso 1800 uomini e 30 elicotteri.

L’attuale Governo, con il neo Ministro Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, avrebbe intenzione di ricostituire il Corpo Forestale. Intanto il prossimo 19 marzo si attende la pronuncia della Consulta sulla legittimità della soppressione del Corpo Forestale dello Stato: nell’ambiente si auspica la cancellazione di una riforma insensata e inefficace. E nel caso….chi paga? Oggi il Corpo Forestale dello Stato compie 196 anni e l’Italia ne ha estremamente bisogno. Auguri ai forestali.
Anna Ammanniti

Fonte: www.tg24.info




NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO



Non si cancellano con un tratto di penna 196 anni di storia del glorioso Corpo Forestale dello Stato


Anche il nostro Blog ha aderito








PASCOLI ABUSIVI, RESTITUITI AL COMUNE DI NOVARA DI SICILIA 35 ETTARI DI TERRENO. A QUESTO PUNTO POTRÀ ESSERE DESTINATO ALLA FORESTALE


Dal sito www.amnotizie.it

Di Massimo Natoli - 16 ottobre 2018
Ritornano nella disponibilità del comune trentacinque ettari di terreno localizzate a Valombotte Vernitta, alle pendici della Rocca Salvatesta, a Novara di Sicilia.

Si trattava di terreni che erano stati affittati a privati, i quali, però, da tempo, non pagavano più i canoni; in linea di massima accadeva anche che, non solo non venivano pagati i canoni concessori, ma anche si introducevano in questi fondi gli animali, che pascolavano arbitrariamente, perché gli allevatori non avevano alcun titolo per rimanere in quei terreni. Il sindaco Gino Bertolami, impegnato da tempo nella lotto alla legalità in questa direzione, ha deciso di regolarizzare tutto; prima si è attivato con l’azione legale e poi, tramite l’ufficiale giudiziario, si è proceduto allo sgombero del terreno e alla sua restituzione al comune. A questo punto potrà essere destinato alla forestale, per realizzare sentieri naturalistici, aree attrezzate ed interventi di consolidamento. Il sindaco Bertolami, consapevole che questa è anche lotta per la legalità, ha voluto ringraziare la Prefettura di Messina e l’azienda forestale, che, in questo frangente, gli sono state vicine. Ma le azioni non finiranno qui. Con un altro allevatore si è già proceduto a formalizzare una transazione per 120 mila euro, con rate da 35 mila euro, che dovranno essere pagate al comune. Per un’altra vicenda, invece, si proseguirà per le vie giudiziarie. Il comune ha conferito incarico all’avvocato Luigi Munafò, in modo che si costituisca in cassazione, dopo che due allevatori hanno contestato, sia in primo grado, che in appello, la dichiarazione di avvenuta risoluzione contrattuale per sfratto e morosità e per il recupero coattivo di parte delle quote arretrate dei fitti di pascolo. Proseguiranno pertanto le “crociate” del sindaco Bertolami, dopo che, in passato, denunciò anche il pascolo indiscriminato in svariati appezzamenti, presentando denunce sulla gestione dei terreni agricoli e soprattutto sulla presenza di animali al pascolo sprovvisti dei marcatori auricolari di identità.

Fonte: www.amnotizie.it


Leggi anche:

TRUFFA AI DANNI DELL'UNIONE EUROPEA. 13 ARRESTI, SEQUESTRO MILIONARIO. TRA LE PARTICELLE UTILIZZATE, OLTRE A QUELLE DI PRIVATI CITTADINI, ANCHE QUELLE DI PROPRIETÀ DEL DEMANIO DELLA REGIONE SICILIANA

PER OTTENERE FONDI UE USAVANO I TERRENI ALTRUI, TRA I QUALI ANCHE QUELLI DEL DEMANIO DELLA REGIONE SICILIANA. ARRESTATE DALLA FINANZA NOVE PERSONE

NEBRODI E PASCOLI, CALECA VARA NORME PIÙ RIGIDE

AREE DEMANIALI PER USO AGRICOLO, ACCORDO IN PREFETTURA

NEBRODI: CONTINUA L’AZIONE DI RIPRISTINO DELLA LEGALITÀ. A TROINA RESCISSI I CONTRATTI DI AFFITTO DI TERRENI DEMANIALI

LA CONVENZIONE TRA IL COMUNE DI NICOSIA E L'AZIENDA FORESTALE NON PUO' RITENERSI VALIDA. LA SILVOPASTORALE PUO' FARE IL BANDO PER L'AFFITTO DEI TERRENI

NICOSIA. SENZA I CONTRATTI DI AFFITTO DEI TERRENI DEMANIALI I CONTRIBUTI DEGLI ALLEVATORI ANDRANNO PERDUTI

NICOSIA (EN). TERRENI IN AFFITTO UN PASTICCIO DA RISOLVERE. IL SINDACO DOVRA' RIDETERMINARE LA CONVENZIONE PER LA GESTIONE DELLE AREE DEMANIALI AFFIDATA ALL'AZIENDA FORESTALE

NICOSIA. CONTRATTO A CANONE ADEGUATO. SEMBREREBBE RISOLTO L'INCIDENTE DI PERCORSO DOVUTO ALLA PRESENZA DI UNA CONVENZIONE TRA IL COMUNE E L'AZIENDA FORESTE

NICOSIA. LA GIUNTA HA APPROVATO LA BOZZA DELLA NUOVA CONVENZIONE TRA IL COMUNE E L'AZIENDA FORESTE DEMANIALI

CROCETTA: “INDAGINI A TAPPETO SULLA VENDITA DEI TERRENI DEMANIALI”

SICILIA: LA TERRA DI TUTTI SVENDUTA AI PRIVATI. SERVIZIO DELLE IENE

DEMANIO A PREZZI STRACCIATI, L'OMBRA DELLA CRICCA. LA VENDITA A FURNARI DI VENTIMILA METRI QUADRATI DI TERRENO: INTRECCI FAMILIARI E POLITICI. ALTRI CASI A STROMBOLI E PORTO EMPEDOCLE. IL GOVERNATORE ROSARIO CROCETTA DISPONE UN'INDAGINE

LE IENE - PELAZZA: PARCO ARCHEOLOGICO SVENDUTO? UN TERRENO DI 4000 METRI QUADRATI SVENDUTO A 10 MILA EURO, SENZA ASTA PUBBLICA, MENTRE LA SOVRINTENDENZA RIMANE A GUARDARE. VIDEO

VALLE DEI TEMPLI QUEL TERRENO SVENDUTO AI PRIVATI. LA REGIONE APRE UN'INDAGINE SULLA CESSIONE DI 50 BENI A PARTIRE DAL CASO DI AGRIGENTO

IL TERRENO DEMANIALE SVENDUTO A FURNARI. LA COMMISSIONE ANTIMAFIA IN CAMPO: ASCOLTATO ALL'ARS IL SINDACO FOTI

MESSINA, AGGUATO A FUCILATE AL PRESIDENTE DEL PARCO DEI NEBRODI: SALVO GRAZIE ALL'AUTO BLINDATA. GIÀ DA TEMPO SOTTOPOSTO A TUTELA PER LE SERIE MINACCE SUBITE IN SEGUITO AI PROTOCOLLI DI LEGALITÀ MESSI IN ATTO PER EVITARE LA CONCESSIONE DI AMPIE ZONE DI PASCOLI ALLA MAFIA

CRIMINALITÀ E REGIONE. LA MAFIA, I TERRENI, I FONDI UE. DA ANTOCI AL "CASO TROINA". DA ANNI CERCHIAMO DI LEVARE LE TERRE DEL DEMANIO PUBBLICO, A TROINA PARLIAMO DI 4.000 ETTARI, DALLE MANI DELLE FAMIGLIE MAFIOSE DEI NEBRODI

CONCESSIONI DEI LOTTI A PASCOLO, GIRO DI VITE DI CRACOLICI: NESSUNA CONCESSIONE E RITIRO DEI FONDI EUROPEI AI SOGGETTI NON IDONEI. DEI 745 LOTTI, OVVERO CIRCA 34000 ETTARI DELLE AREE DI DEMANIO FORESTALE, POSTI A GARA, NE SONO STATI AGGIUDICATI 525

L’ATTENTATO AD ANTOCI: IL CONTROLLO DEI TERRENI E IL BUSINESS DEI CONTRIBUTI UE

“LA FILIERA AGRICOLA IN MANI MAFIOSE” LA DENUNCIA DELL’EX ASSESSORE CALECA

‘LE MANI DELLA MAFIA IN AGRICOLTURA’, REALE: “LA RICETTA CALECA NON BASTA”. “MA VI STATE SVEGLIANDO ORA? NESSUNO SAPEVA NIENTE?”


AREE DEMANIALI, SCREENING SULLA VENDITA. BOMBA AD OROLOGERIA

NEBRODI, PROBLEMA DEI PASCOLI GIÀ IN UNA LETTERA DEL 2012. AZIENDA FORESTE CHIESE TRASPARENZA, SILENZIO DA CROCETTA

NEBRODI, GLI INTERESSI SULLA GESTIONE DI CASE TRAPESI, DI PROPRIETÀ DELL'AZIENDA FORESTE DEMANIALI. FU OGGETTO DI UNA GARA A EVIDENZA PUBBLICA, BLOCCATA IL GIORNO DELLA FIRMA DEL CONTRATTO, PER UN INCENDIO SUI CUI INDAGA LA PROCURA DI CATANIA

MAFIA DEI NEBRODI: IL MISTERO DELL’INCENDIO DI ‘CASE PRATESI’ NEL 2013


TERRENI PUBBLICI SVENDUTI: IN MANETTE FUNZIONARI REGIONALI

UN MARE DI SOLDI FINISCE IN AGRICOLTURA SENZA CONTROLLI. LA MAFIA DEI CAMPI È IL NUOVO BUSINESS DI COSA NOSTRA, FIRMATO PROTOCOLLO DI LEGALITÀ (FOTO) (VIDEO)

AL PRESIDENTE ANTOCI LA MEDAGLIA PIÙ PRESTIGIOSA IN CAMPO AMBIENTALE

CAPIZZI, 4 LE ASTE ANDATE DESERTE. TERRENI AGRICOLI ASSEGNATI 13 LOTTI


PARCO NEBRODI, PROTOCOLLO DI LEGALITÀ ANCHE NEL CATANESE. «CERTIFICAZIONI ANTIMAFIA PER LE CONCESSIONI DEI TERRENI»

TERRENI AGRICOLI INTESTATI AI MORTI PER OTTENERE I CONTRIBUTI DELLA UE. LA SCORSA SETTIMANA C'È STATA ANCHE UNA CONDANNA A RESTITUIRE I FONDI RICEVUTI NEL 2010, DOPO CHE I FINANZIERI HANNO SCOPERTO CHE I TERRENI ERANO TUTTI DELL'AZIENDA FORESTE

CRACOLICI: ESTESO A TUTTO IL TERRITORIO IL PROTOCOLLO CONTRO LA MAFIA NEI PASCOLI. CONTROLLI ANCHE AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DEI 150.000 EURO

ROGHI IN SICILIA. SGARBI  AD ANTOCI: “DIETRO AGLI INCENDI NON C’È LA MAFIA. TU NON HAI IMPEDITO CHE NEL PARCO DEI NEBRODI SIANO ENTRATE CENTINAIA DI PALE EOLICHE”. VIDEO

NEBRODI: ANTOCI RISPONDE A SGARBI, “NON ESISTONO PALE EOLICHE NEL PARCO”


PARCO DELL'ETNA, QUASI 4000 ETTARI DESTINATI A PASCOLI. LA PRESIDENTE: «ABUSIVISMO? SOSTERREMO LE DENUNCE»

VITALIZI, L'ARS RESISTE AI TAGLI: "INCOSTITUZIONALI". SCURE SUGLI ASSEGNI DELLA METÀ DEI DEPUTATI


Dal sito palermo.repubblica.it

Il via libera del Senato dà una spinta a Palazzo dei Normanni. Che però continua a resistere

di EMANUELE LAURIA - 17 Ottobre 2018
La miccia della bomba vitalizi, per l’Assemblea regionale, è accesa. Il via libera ai tagli da parte del Senato, organo istituzionale al quale il parlamento regionale è storicamente agganciato, mette gli inquilini di Sala d’Ercole di fronte a un bivio: approvare o no la riduzione degli assegni per i 319 ex deputati e i loro parenti? La bozza di delibera dei 5 Stelle è lì, pronta, da tre mesi: viaggia con un’ideale raccomandazione del vicepremier Luigi Di Maio. Anzi, qualcosa di più di una raccomandazione: il ministro e leader di M5S ha assicurato che nella legge di bilancio statale sarà inserita una disposizione che prevede una penalizzazione finanziaria per le Regioni che non si adeguano al taglio. “Nella manovra — ha detto ieri Di Maio — ci sarà una norma che dice alle Regioni che se non tagliano i vitalizi non gli diamo più i soldi per pagarli. Dopo Camera e Senato, ora tocca alle Regioni: non deve restare neanche un vitalizio in giro per l’Italia”.

A questo punto il problema riguarda non solo il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché, da sempre contrario a un taglio considerato “una vendetta sociale” ma anche il governatore Nello Musumeci: perché l’inadempimento da parte dell’Ars, in questa materia, rischia di sottrarre finanze all’amministrazione regionale. D’altra parte, però, a favore dei deputati (la maggioranza) che non vogliono i tagli, c’è una relazione in fase di completamento dei tecnici dell’Ars che sollevano forti perplessità giuridiche su un provvedimento di riduzione dei vitalizi: una sostanziale bocciatura dell’atto. Il parlamento di Sicilia, è la sintesi della relazione, è destinato a soccombere davanti ai prevedibili ricorsi contro una norma che non agisce sul futuro ma va a incidere su un beneficio già in godimento.

Insomma, un giudizio di natura costituzionale su questo provvedimento (che dovrebbe passare dall’aula) sarebbe negativo. Non solo: in queste ore i burocrati dell’Ars stanno completando la simulazione, caso per caso, dei tagli, mettendo per iscritto quanto perderà ciascuno degli ex deputati (o degli eredi) in caso di approvazione dell’atto.

Quel che emerge è l’effetto dirompente della misura proposta dai grillini. Riassumibile in un dato semplice semplice: secondo lo studio fatto a Palazzo dei Normanni, oltre la metà dei "pensionati" di Sala d’Ercole perderebbe oltre metà dell’importo dell’assegno finora percepito. Un colpo di scure, anche se la maggior parte degli assegni oggi è di consistenza elevata, in qualche caso superiore ai novemila euro al mese. Un netto ridimensionamento delle competenze che va a colpire uno stuolo di politici per la maggior parte ormai da tempo inattivi. Un caso, fra tutti: l’ex presidente dc della Regione Mario D’Acquisto, 87 anni, d’un tratto si vedrebbe decurtare l’importo della pensione da 8.500 euro al mese a circa 4mila. Peggio andrebbe a una cinquantina dei beneficiari del vitalizio con una sola legislatura alle spalle che si troverebbero con compensi pari al minimo previsto dalla delibera, ovvero 1.300 euro al mese.

Ma ciò fermerà i deputati? Li porterà a bocciare davvero la delibera di M5S? Tutto da vedere. Giancarlo Cancelleri, vicepresidente stellato dell’Ars, non ha dubbi: “E’ caduto lo scudo del Senato. L’Assemblea non ha più alibi, deve approvare la delibera”. Ma in molti invocano prudenza. Come Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà bellissima: “Meglio attendere l’esito dei ricorsi alla delibera varata dalla Camera. L’agganciamento al Senato? Abbiamo presentato un ddl per abolirlo”. L’argomento, ha detto ieri Micciché, sarà affrontato dal consiglio di presidenza la prossima settimana. La miccia è accesa.

Fonte: palermo.repubblica.it


Leggi anche:

Consiglio di Presidenza. Il Senato approva la delibera sui tagli ai vitalizi, Di Maio: "Ora tocca alle regioni, niente fondi per chi non si adegua"






FORESTALI. L'UGL COMUNICA CHE SONO IN CORSO LE DOMANDE PER ESSERE INSERITI NELLE GRADUATORIE

Ricevo e pubblico
dal Segretario Regionale Ugl Agricoli e Forestali
Franco Arena







OLTRE UN MILIONE DI SICILIANI ‘IN CODA’ PER IL REDDITO DI CITTADINANZA, SOLO 20MILA LE PENSIONI D’ORO DA TAGLIARE


Dal sito www.blogsicilia.it

di Antonio Maria Casarubea - 17/10/2018
Un milione e 200 mila siciliani sono già pronti a mettersi in coda per ottenere il reddito di cittadinanza. Dopo l’annuncio del varo del provvedimento del governo gialloverde che introduce questa misura insieme a pace fiscale, flat tax e taglio delle pensioni d’oro, è il momento di cominciare a fare conti e stime di persone e costi.

I conti in tasca al governo per quanto riguarda l’impatto in Sicilia del provvedimento li ha fatti il giornale La Repubblica in edicola questa mattina. In Sicilia ci sono 598mila famiglie sotto la soglia di rischio povertà e 1 milione e 200 mila persone che dichiarano un reddito sotto i 9.600 euro e quindi possono ambire all’integrazione al reddito prevista per chi guadagna fino a 780 euro. I conti precisi si potranno fare solo dopo che il provvedimento sarà stato scritto nei dettagli. Se queste cifre fossero confermate il costo medio in Sicilia sarebbe di 47 milioni di euro al mese ovvero 564 milioni di euro l’anno.

Sul fronte delle pensioni d’oro quelle che superano i 90 mila euro l’anno, ovvero i 4500 euro netti al mese circa, in Sicilia sono appena 20mila. Dal contributo di solidarietà ovvero il taglio sulle pensioni può raggiungere, al massimo, i 180 milioni di euro di risparmi in un anno. Ma non è detto che questi fondi vadano tutti al reddito di cittadinanza e nemmeno allo Stato. le pensioni degli ex dirigenti regionali sono pagate dalla stessa regione e il risparmio resterebbe ‘in casa’ anche se riguarda appena 384 pensionati solo 117 dei quali andati a riposo dopo il 2012. Dalle indiscrezioni fino ad ora disponibili la misura riguarderebbe solo chi ha riscattato pensioni con antichi vantaggi dopo la Legge Fornero e quini i pensionati degli ultimi sei anni, non oltre. Con questi parametri le pensioni da tagliare scenderebbero a 8000 e il risparmio a 72 milioni l’anno.

Sul fronte flat tax ancora tutto da capire mentre sul fronte pace fiscale i conti sono tutti da fare. I siciliani con cartelle pendenti entro i 100 mila euro sarebbero circa 120mila ma bisognerà capire il sistema adottato ovvero se si potranno cancellare cartelle fino a 100 mila euro o solo le piccole cartelle non oltre i mille euro ciascuno che nel complesso non raggiungono i 100mila euro in 5 anni fiscali. Chi accederà al condono potrà saldare tutto pagando il 20% del debito e senza interessi e more. Ma questa è la misura fino ad ora meno chiara di tutte.

Intanto ieri a Roma l’assessore regionale al welfare ha partecipato ad una riunione col Ministro Di Maio sul potenziamento e preparazione dei Centri per l’Impiego che dovranno occuparsi anche del reddito di cittadinanza mentre, sempre ieri, il Senato ha dato il via libera al contestato provvedimeto del taglio dei vitalizi annunciando che analoghi provvedimenti saranno imposti alle Regione (LEGGI QUI COME)

Fonte: www.blogsicilia.it






COSTA, 50 MILIONI PER INTERVENTI SU RISCHIO IDROGEOLOGICO. PER RIMBOSCHIMENTO E MANUTENZIONI OPERE IDRAULICHE

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Dal sito www.ansa.it

(ANSA) - ROMA, 16 OTT - "Finalmente, per la prima volta, si avvia un Piano di manutenzione sul rischio idrogeologico: subito disponibili 50 milioni di euro dalle casse del Ministero dell'Ambiente, per interventi di rimboscamento, recupero naturalistico e manutenzioni opere idrauliche e forestali". Lo scrive il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, su Facebook.

"Il Piano manutenzione 2018 rientra in una programmazione più ampia - continua Costa -, che prevederà ulteriori e ingenti risorse da investire nel prossimo triennio, quasi un miliardo di euro, fino ad una spesa complessiva di oltre 6 miliardi di euro in 9 anni. Una cifra complessiva che tiene conto delle risorse FSC del Piano operativo Ambiente e dei suoi Addendum e fa leva sulle risorse che i Patti territoriali hanno messo a disposizione e che, seppur non nella titolarità del Ministero, ma delle Regioni, sono destinate ad interventi per il contrasto al dissesto idrogeologico".

"Finalmente - conclude il ministro - si esce dalla logica degli interventi concentrati solo a risolvere i disastri naturali nelle situazioni d'emergenza, e si comincia un cammino virtuoso di investimenti basati sulla programmazione nel medio e lungo periodo, che guarda con attenzione scientifica alla prevenzione che il rischio idrogeologico si verifichi. Quindi la parola passa agli enti locali per le progettazioni puntuali".

(ANSA).

Fonte: www.ansa.it






DUE STUDI INDIVIDUANO NUOVE ALTERNATIVE NATURALI AL GLIFOSATO


Dal sito www.nonsoloambiente.it

MARTINA PUGNO - 15 OTTOBRE 2018
Dall’Università di Pisa e dalla collaborazione tra Austria, Svizzera e Alto Adige due nuove sperimentazioni potrebbero aprire la strada a un’agricoltura sostenibile e libera dall’uso di glifosato, dannoso per l’uomo e per l’ambiente.

In California, un giudice ha condannato la Monsanto a un maxi risarcimento di 289 milioni di dollari nei confronti di un giardiniere al quale l'uso del glifosato ha provocato il cancro. Intanto, anche in Europa il dibattito sulla possibilità di vietare questo diserbante si fa sempre più acceso.

Con l’accendersi della discussione, crescono anche le iniziative per trovare alternative all’uso di diserbanti nocivi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Tra queste, il recente accordo tra il governo bavarese, austriaco ed altoatesino per una comune ricerca e sperimentazione in ambito agricolo e forestale con lo scopo di trovare una soluzione ecosostenibile per la sostituzione degli erbicidi.

Il progetto si fonda sulla possibilità di realizzare un telo biodegradabile per la pacciamatura, ovvero la pratica di ricoprire il terreno con uno strato di materiale adatto a prevenire la crescita di erbacce, a mantenere la giusta umidità del suolo e prevenire l’erosione. Un primo incontro tenutosi nella primavera di quest’anno ha permesso di identificare un obiettivo comune dal quale partire: la gestione delle piante infestanti senza il ricorso a prodotti erbicidi, coinvolgendo diversi istituti di ricerca.

Vuoi sapere di più sull'impiego dei pesticidi in agricoltura? Scarica gratuitamente il nostro ebook! 

Il telo pacciamante biodegradabile è stato sviluppato presso il Kompetenzzentrum für Nachwachsende Rohstoffe (“Centro di Competenza per le materie prime rinnovabili”) di Straubing (Baviera) ed è stato realizzato utilizzando esclusivamente materiali rinnovabili. Il telo viene sparso sul terreno in forma liquida e, una volta rappreso, si tramuta in un’efficiente copertura che impedisce la crescita delle infestanti.

Il telo costituisce il primo step pratico di una collaborazione destinata a farsi più stringente tra gli enti e che coinvolge anche il Centro di Sperimentazione Laimburg, al quale è stato affidato il compito di testare, in campi sperimentali, diverse possibilità di utilizzo in frutticoltura e viticoltura della soluzione sviluppata, per verificarne l’efficacia ed eventualmente effettuare interventi migliorativi.

Nel frattempo, un altro progetto per l’individuazione di alternative all’uso di glifosato è in corso nei laboratori dell’Università di Pisa e la soluzione potrebbe risiedere proprio in elementi da sempre sotto i nostri occhi. Quelle che vengono comunemente considerate “erbacce”, come l’achillea, l’assenzio annuale, l’assenzio dei fratelli Verlot, la santolina delle spiagge e la nappola, contengono oli essenziali capaci di bloccare la germinazione e inibire la crescita delle piantine infestanti.

Ai test condotti in laboratorio dovrà far seguito una sperimentazione più su ampia scala, ma le potenzialità di questa scoperta hanno già destato l’interesse internazionale, non solo nell’ambito dell’agricoltura sostenibile: la nebulizzazione di questi oli essenziali, infatti, potrebbe essere particolarmente utile (se sufficientemente efficace) ad esempio nelle aree urbane, dove le zone da diserbare sono spesso vicino a quelle abitate e frequentate da un elevato numero di persone.



Fonte: www.nonsoloambiente.it






L'INCHIESTA. DIPENDENTI VECCHI E NON 'AGGIORNATI'. COSÌ LA REGIONE CERCA NUOVE FORZE


Dal sito livesicilia.it

di Andrea Cannizzaro
Solo l'1 per cento dei lavoratori regionali ha meno di 40 anni. Oltre il 15 per cento ha almeno 60 anni. E così, arrivano esterni e consulenti.

PALERMO – Proprio la scorsa settimana il presidente della Regione Nello Musumeci a Panorama d’Italia aveva raccontato l’allarme: “Da tutti i direttori mi arriva ogni giorno un Sos: ‘Ci vuole personale’”. E forse in risposta a questi allarmi che nelle ultime settimane sono fioccate le notizie di ricorso a consulenti, stagisti, personale in comando. Insomma, la Regione tenta in tutti i modi di ricorrere a soluzioni per affiancare i dipendenti regionali. Ma quali sono i problemi dell’esercito dei dipendenti regionali e che rendono necessario ricorrere a supporti esterni? È una questione di numero, d’organizzazione o d’età?

L'ultimo report, contenuto in una delibera di giunta di recente approvazione, scatta una fotografia dei Regionali. E in molti casi è una foto... in bianco e nero. Nelle file dell’amministrazione regionale, composta di 14468 dipendenti solo 172 hanno un’età inferiore ai 40 anni, l’un percento circa. Non è una Regione per giovani, insomma.

I lavoratori che hanno un’età fra i 41 e i 50 anni sono 2075 pari al 14 per cento del totale. Gli over 50 invece sono 12mila: 10092 quelli con un’età fra i 51 e i 60 anni, il 70 per cento. Il rimanente 15 per cento infine superano i sessant'anni: pari cioè a 2129 dipendenti. E così anche i documenti ufficiali parlano di “invecchiamento della popolazione dei dipendenti della Regione”. Questi dati risultano così importanti non solo per capire la folla di dipendenti che andrà in pensione nei prossimi mesi ma anche, scrive il governo, “in relazione all’organizzazione del lavoro per ciò che attiene alle nuove tecnologie e al Gap generazionale”.

Ma oltre all'età e alla scarsa propensione verso le nuove tecnologie, ecco l'altro problema: quello della distribuzione sul territorio siciliano dei lavoratori della Regione. Infatti per quanto l’intervento di Musumeci a Panorama d’Italia, pochi giorni fa, sia passato alla cronaca soprattutto per l’accusa del governatore ai dipendenti che allungano i tempi della burocrazia, nella sua riflessione il presidente ha fatto due considerazioni anche sull’organizzazione degli uffici. “Io – ha ammesso Musumeci - vorrei chiamare a Palermo i migliaia di dipendenti che sono nelle strutture periferiche delle altre province ma non lo posso fare spostare più di 50 chilometri perché la legge lo impedisce”.

Al “j'accuse” si era accompagnato l’apprezzamento. “Vorrei consentire – ha detto il presidente - a coloro che hanno voglia di aiutare, di potere avere accesso all'ascensore interno che consenta di aumentare la classe di appartenenza a coloro che ne hanno i titoli per questo ci vuole tempo”. Insomma, Musumeci vorrebbe consentire di fare carriera diventando istruttori (fascia C) o funzionari (fascia D) a coloro che fra i 5183 dipendenti di fascia A o B, ne abbiano i requisiti.

Mal distribuiti, insomma. Ma certamente i Regionali, nonostante gli sos lanciati dai dirigenti generali, non sono pochi. Anzi, stando a quanto dice la Corte dei conti nell’ultimo giudizio di parifica sono tanti, tantissimi. Infatti i dipendenti regionali siciliani sarebbero pari a “quasi un quarto (23,5 per cento) del complessivo personale di tutte le Regioni. Ed invero - continuano poi i giudici contabili -, la dimensione degli organici e l’espandersi del perimetro pubblico regionale solo in parte trovano giustificazione nella titolarità di funzioni altrove allocate a livello statale”.

E così, il personale numeroso ma male allocato e avanti negli anni andrebbe aiutato con tutti i mezzi possibili. Nuova linfa dovrebbe arrivare dalle poche decine di giovani stagisti selezionati dalle università fra i migliori laureati, meglio se dottorati, per svolgere dei tirocini formativi all’interno della pubblica amministrazione alla maniera delle alte scuole di formazioni per amministratori francesi e tedesche. Ma questa non è una soluzione piuttosto è un palliativo, dato che è chiaro che gli stage sono remunerati e fanno curriculum ma durano 18 mesi allo scadere dei quali si tornerà a casa.

Una trentina di esterni potrebbero invece arrivare a Palermo per affiancare l’autorità di gestione del Fesr, e cioè del dipartimento alla programmazione, e l’autorità di Audit e di certificazione della spesa europea. Infatti la giunta ha dato mandato al responsabile del piano di rafforzamento amministrativo di indicare al Formez, l’ente che emana i bandi per il personale al posto delle pubbliche amministrazioni, di selezionare in via prioritaria non meno di trenta dipendenti degli uffici periferici che vogliano aiutare a gestire il Fesr. Se la selezione in via prioritaria dovesse fallire e cioè non dovesse partecipare nessun dipendente regionale degli uffici periferici quello che accade non è specificato nella delibera ma si può pensare che sarebbero chiamati degli esterni.

Una soluzione alle carenza di personale più stabile è stata invece individuata nella riqualificazione del personale della Sas, dei cosiddetti “albisti”. All’inizio si era parlato di circa 150 dipendenti presi a comando. Il governatore, poi a margine di una conferenza stampa, ha poi parlato anche della possibilità di aggiornare e riqualificare il personale già di ruolo nelle categorie più basse.

Poi ci sono i casi di aiuto esterno già in atto o da attuare. In assessorato alla Sanità lavorano degli esperti esterni che affiancano le aziende sanitarie nel piano di rientro. A inizio anno la Consip ha appaltato, per la Regione Siciliana, alla milanese Deloitte Consulting Srl un contratto di quattro anni dal valore di 23,5 milioni per circa 17mila giorni di consulenza. E, in questi giorni è stato approvato dalla giunta l’accordo con Invitalia perché la partecipata del ministero dello Sviluppo economico mandi i suoi consulenti per aiutare la Regione prima e poi gli enti di governo a gestire i servizi di smaltimento dei rifiuti e di gestione dell’acqua.

Infine, ci sono le soluzioni “strutturali”. I consulenti, e tutti gli esterni nominati dagli assessori come stretti collaboratori che non solo costituiscono il sottogoverno regionale ma che entrano nei ranghi dell’amministrazione a tutti gli effetti, spesso divenendo di importanza decisiva. Nella Sicilia dei 14 mila dipendenti, servono tanti, tanti esterni. Una storia vecchia, in una Regione senza giovani.

Fonte: livesicilia.it






16 ottobre 2018

CONSIGLIO DI PRESIDENZA. IL SENATO APPROVA LA DELIBERA SUI TAGLI AI VITALIZI, DI MAIO: "ORA TOCCA ALLE REGIONI, NIENTE FONDI PER CHI NON SI ADEGUA"


Dal sito gds.it

16 Ottobre 2018
Il consiglio di presidenza del Senato ha approvato la delibera sul taglio dei vitalizi. Lo si apprende da fonti parlamentari. Il provvedimento approvato dal Consiglio di presidenza di Palazzo Madama passa senza i voti dei senatori di Forza Italia e del Partito Democratico che al momento del voto sono usciti.

Con bandiere, palloncini gialli e un doppio striscione con la scritta «56 milioni di euro risparmiati» e «#bye bye vitalizi», i senatori del Movimento 5 Stelle hanno festeggiato l'approvazione della delibera davanti all’ingresso principale di Palazzo Madama. «Detto, fatto. Promessa mantenuta. Bye bye vitalizi anche per gli ex senatori. Questo privilegio non esisterà più per nessuno. Evviva!». Così il vicepremier Luigi Di Maio ha commentato su Instagram il via libera del Consiglio.

«Nella manovra di bilancio ci sarà una norma che impone alle Regioni di tagliare i vitalizi, così come accade per Camera e Senato», prosegue il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, spiegando che in assenza di questi tagli si bloccheranno i trasferimenti per pagarli. «Dopo Camera e Senato - ha detto - tocca alle Regioni. Non deve restare nemmeno un vitalizio in Italia».

«La delibera è stata approvata con 10 voti favorevoli, un astenuto e altri che non hanno partecipato al voto», ha annunciato il senatore della Lega Paolo Arrigoni uscendo dal Consiglio di presidenza: «Anche il Senato dice stop a vecchi e assurdi privilegi. Abbiamo agito in tempi rapidissimi, per portare avanti una battaglia della Lega e per mantenere una promessa che le forze del Governo del Cambiamento hanno fatto ai cittadini. Dalle parole ai fatti, contro i privilegi di pochi, in favore di tutti gli italiani».

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it






ATTRAZIONI MADONITE, LE GOLE DI GAZZARA: UNA PARETE ROCCIOSA CON 100 VIE PER L’ARRAMPICATA


Dal sito cefalunews.org

16 Ottobre 2018
Le gole di Gazzara sono una delle principali attrazioni del comune di Caltavuturo. Si trovano dove l’acqua del torrente Caltavuturo, affluente meridionale dell’Imera, separa due colline calcaree: la collina di Breo e la collina di Cozzo Russo. Partendo dalle pendici delle due colline, si risale verso la spaccatura plasmata dalla potenza dell’acqua che si restringe fino a formare due pareti laterali che vengono invase dalla forza delle acque invernali. La strettoia fra le rocce calcaree presenta una ricca vegetazione mediterranea e nei pressi si trovano anche due antichi mulini, che sfruttavano la forza della caduta dell’acqua ad uso umano. Percorrendo il sentiero si può ammirare una maestosa parete rocciosa di interesse geologico e alpinistico chiamata Falesia Gazzara, dove sono tracciate circa 100 vie per l’arrampicata libera. Lungo il sentiero c’è una florida macchia mediterranea con alberi di roverella e profumate ginestre, habitat naturale di conigli, lepri, martore, gatti selvatici, uccelli e piccoli rapaci. Il corso d’acqua del torrente Caltavuturo è piuttosto tortuoso e forma spesso cascatelle, laghetti e giochi d’acqua. Nei mesi estivi quando il torrente è asciutto è possibile attraversarlo osservando un paesaggio incantevole.

Risalire le gole e fare il bagno è possibile, acqua permettendo. Nella zona delle Gole si aprono le falesie di Cabeci (superiore ed inferiore) e Gazzara: due splendidi settori ricchi di monotiri. Le pareti guardano a nord e permettono un tipo di arrampicata su placca, a volte leggermente strapiombante, con circa 50 vie di cui 10 non liberate.

Fonte: cefalunews.org







SOS POMPE DI BENZINA, FIGUCCIA LANCIA L’ALLARME: “A RISCHIO 300 IMPIANTI IN SICILIA”


Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia

"L’entrata in vigore della legge n. 124/2017 definita Decreto concorrenza e liberalizzazioni, sul solo territorio siciliano, potrebbe comportare la cessazione attività per circa 300 micro imprese, esercenti nel commercio di carburanti e lubrificanti – a lanciare l’allarme è Vincenzo Figuccia deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che prosegue - le motivazioni di chiusura risiederebbero in specifiche tecniche, dimensionali e di localizzazione, atte a garantire la sicurezza stradale. Da questi requisiti di legge sono esclusi i territori comunali aventi un solo impianto di distribuzione con una norma che si pone in profonda contradizione con lo spirito della legge che diversamente, dovrebbe fornire le condizioni per la concorrenza nel mercato. Nel caso di specie, la legge de quo, avrà tipici effetti monopolistici nel settore di distribuzione dei carburanti, mentre la mission dovrebbe essere quella di favorire la concorrenza ed il libero mercato. Tra l’altro, i singoli apparati Locali, Comuni, Forze dell’ordine, Organizzazioni, erogatori di servizi ed Utilities, per lungo periodo sono state supportate da questi esercenti, attraverso forniture, con pagamenti dilazionati, per il parco automezzi, per le macchine, per riscaldare le scuole, in generale per fornire servizi ai concittadini; ad aggravare la situazione – dice il parlamentare regionale - c’è il fatto che dal MI.SE., titolare dei processi di razionalizzazione della rete carburanti in Italia, giungerebbero sconfortanti notizie in merito all’erogazione delle liquidazioni di fine gestione previste dal DM 7 agosto 2003, poiché dal 2013 il fondo predisposto non viene rifinanziato. In un periodo di crisi economica, nel quale la Sicilia stenta a ripartire, non è accettabile vedere cessare 300 attività in un solo colpo, senza dare garanzie di immediato sostentamento economico a chi perde il lavoro. È facilmente intuibile come le misure previste per i gestori di impianti di distribuzione, già penalizzati dalle politiche dei prezzi delle Società petrolifere, creeranno povertà sul territorio regionale, diminuendo il potere di acquisto delle famiglie, tagliando fuori una strategica rete di micro imprese. Per queste ragioni, ho inoltrato un’interrogazione all' assessorato Attività produttive certo che insieme all'assessore ed amico Mimmo Turano, riusciremo a trovare una soluzione per risolvere la questione e avviare un’efficace interlocuzione con il MI.SE volta a verificare e a garantire la corretta erogazione delle liquidazioni di fine gestione per tutti gli aventi diritto e a valutare con i dipartimenti competenti dell’ amministrazione regionale, l’ipotesi di ridisegnare e riclassificare le aree svantaggiate della Regione quale requisito indispensabile ope legis per la sussistenza delle attività del settore la cui chiusura - conclude - rappresenterebbe un danno irreversibile per il nostro tessuto economico”






FONDI EUROPEI. IL GOVERNO PUNTA SUI GRANDI PROGETTI. UN PIANO PER NON PERDERE I FONDI UE


Dal sito livesicilia.it

di Andrea Cannizzaro
Musumeci è andato Bruxelles per chiedere la rimodulazione del Fesr: una mossa per raggiungere gli obiettivi entro il 2018.

PALERMO – Il dossier più caldo sulla scrivania del governo regionale continua a essere quello dei fondi europei. E per affrontarlo, nei giorni scorsi Nello Musumeci è volato per la prima volta a Bruxelles nella veste ufficiale di governatore. Nella sede europea della Regione il presidente della Regione ha incontrato Corina Cretu, il commissario europeo per le politiche regionali e i fondi di coesione. L’incontro aveva una missione ben precisa: avanzare una proposta di rimodulazione del programma operativo del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, il Fesr.

Il governo infatti venerdì scorso ha approvato una proposta di revisione degli obiettivi di spesa e degli obiettivi fisici e cioè le opere realizzate e le imprese coinvolte. La revisione si baserebbe su numerosi criteri ma fra tutti il più importante è quello relativi ai “Grandi progetti”: l’Ue dovrebbe fare valere all’interno dei 710 milioni di euro da spendere entro il 2018 la spesa per la Agrigento-Caltanissetta, la tratta Stesicoro-aeroporto di Catania della Ferrovia circumetnea e la ricevibilità del passante ferroviario di Palermo. Con questo riconoscimento la Sicilia otterrebbe la rimodulazione degli obiettivi del Fesr e potrebbe riuscire a raggiungere l’obiettivo sperato.

La sintonia tra Musumeci e Lezzi

Sembrerebbe così risolversi l’enigma intorno alle dichiarazioni del ministro per il Sud Barbara Lezzi che qualche settimana fa aveva parlato di una triplice intesa firmata da Musumeci, da lei stessa e dal commissario Cretu. Due settimane fa da Bruno Vespa il ministro aveva infatti parlato della Sicilia come la “regione più critica” dove si era riusciti “a recuperare il ritardo” sebbene sacrificando qualche milione. La scorsa settimana poi sono passati alle cronache i reciproci apprezzamenti tra il governatore e la componente del governo nazionale.

“Restano certamente alcuni nodi da sciogliere – aveva detto il ministro - e da qui al 31 dicembre il tempo a disposizione è poco, per cui è necessario continuare a lavorare a testa bassa. Al contempo, rilevo che alcune cifre rispetto al rischio di disimpegno dell’N+3 che sono circolate in questi giorni sono certamente superiori rispetto al reale stato dell’arte”. Musumeci però a fine settimana ha fatto lo stesso ma parlando di fondi europei ha detto che raggiungere l’obiettivo di spesa da certificare sarebbe “un miracolo”. Oggi, però, tutte queste dichiarazioni assumono un contenuto chiaro e così tutto dovesse andare per il meglio più che di miracolo potremo parlare di una laica operazione di ingegneria fra le norme e i numeri.

Se la commissione metterà il proprio visto alla ridefinizione degli obiettivi di spesa entro il 2018 non cambierà l'ammontare della spesa da certificare. La rimodulazione prevista è all'interno del programma, la Commissione dovrebbe accettare la ridefinizione in aumento in alcuni ambiti di intervento con il riconoscimento dei grandi progetti e poi dovrebbe acconsentire all’uso di un altro criterio:quello della territorializzazione delle risorse. Quest'ultimo si applica in base a una decisione della Commissione europea del 2017 che prevede la possibilità che i fondi siano impiegati attraverso delle Strategie territoriali, una specie di unione di Comuni. Una parte delle risorse, quindi, potrebbero essere accantonate e scomputate perché siano usate attraverso i programmi territoriali.

I numeri

L’approvazione dei grandi progetti vedrebbe una maggiore spesa certificata per 874 milioni: 164 milioni in più rispetto ai 710 da spendere e certificare obbligatoriamente. Spostare in avanti la spesa del Fesr affindandola alla gestione dei territori consente poi di applicare una riduzione dal tetto di spesa che porterebbe la spesa certificabile a 839 milioni. Ci sarebbero così 128 milioni di spesa da certificare in più rispetto alla soglia richiesta dall’Unione europea. Ma perchè alzare la soglia se sembra un miraggio che si possa raggiungere il minimo richiesto? Questi 128 milioni così diventano un bacino di risorse in più per abbattere gli obiettivi di spesa predeterminati per ogni asse. Il Fesr, infatti, è formato da nove assi cioè settori di risorse con una particolare finalità. Per ogni asse sono fissati degli obiettivi da raggiungere. 

I grandi progetti alzano il volume di spesa di due assi: quello sull’energia sostenibile e quello sui trasporti sostenibili. Con la rimodulazione nel quarto asse il risultato di spesa da raggiungere entro il 31 dicembre passa da 177 milioni a 213 milioni mentre nell’asse sette la soglia da raggiungere passa da 107 milioni a 236. Il criterio grandi progetti si applica anche all’asse per l’Agenda Digitale: l’obiettivo dei 57 milioni previsto rimane invariato. Gli altri settori del Fesr invece vengono rivisti in diminuzione.

Le altre cause della rimodulazione

Alcuni degli elementi che hanno portato l’amministrazione a rivedere i risultati per ogni singolo obiettivo sono già stati detti: i grandi progetti e il taglio alle risorse. Ma il documento ne indica altri. Anzitutto il contesto economico di crescita regionale è diverso da quanto ottimisticamente previsto quando fu approvato il programma: il Pil infatti è pari allo 0,8 per cento e non al 2,1 come preventivato. Si deve considerare che il programma operativo è stato approvato nell’ottobre 2015. Nel frattempo è arrivato pure il nuovo codice degli appalti che ha bloccato la capacità di realizzare i progetti delle amministrazioni. Mentre, infatti, prima i progetti venivano completati dalle imprese appaltanti adesso le amministrazioni non possono più fare una gara d’appalto se i progetti non sono esecutivi. Anche questo ha causato ulteriori ritardi. Un ultimo elemento è alla basa della rimodulazione degli obiettivi. L’amministrazione regionale ha iniziato a spendere le prime risorse. E così, dopo l’emanazione dei bandi, la burocrazia regionale ha più chiare quali sono le azioni e gli assi che più interessano alle imprese e che quindi più facilmente vedranno la richiesta di risorse. Inoltre la Regione ha investito su alcuni grandi progetti che hanno consentito un buon livello di spesa e che oggi permettono di operare le modifiche ai risultati.
16 Ottobre 2018

Fonte: livesicilia.it






RISCHIO NUOVO BUCO NEI CONTI REGIONALI: ROMA TRATTERRÀ GLI EXTRABUDGET FISCALI ANCHE NEL 2018


Dal sito www.blogsicilia.it

MA DALL'ASSESSORATO ECONOMICA DICONO DI AVER GIA' PREVISTO QUESTA EVENTUALITA'

di Manlio Viola - 15/10/2018
Porta la data del 4 ottobre ed è firmato dal Direttore generale delle Finanze Fabrizia Lapecorella e dal ragioniere Generale dello Stato Daniele Franco. E’ il decreto pubblicato alla fine della scorsa settimana sulla Gazzetta ufficiale Italiana e che, dunque, è già in vigore, che dispone, anche per il 2018, che sia lo Stato ad incassare e trattenere il gettito fiscale derivante dalle maggiori entrate anche delle Regioni a Statuto Speciale e dunque anche della Sicilia.

Nonostante le trattative in corso e le proteste di Palermo per il fatto che il contributo al risanamento della Finanza Pubblica da parte della Sicilia sia troppo elevato e di fatto insostenibile oltre che superiore perfino al contributo delle regioni a Statuto ordinario, lo Stato ha proseguito per la sua strada e incamererà nel 2018 le stesse risorse del 2017 o forse addirittura qualcosa in più. I conti non sono stati ancora fatti ma fra contributo al risanamento, extrabudget fiscali (di cui a questo decreto), contributo imposto alle ex province, tagli ai trasferimenti agli enti Locali, la Sicilia perde circa 1 miliardo e 800 milioni di euro.

Ma non tutte le regioni a Statuto Speciale sono uguali. Per il Trentino Alto Adige questo decreto non basta, sarà necessario un decreto del Ministro dopo un accordo con la Regione (gli altri subiscono e basta) mentre in Sardegna il decreto vale solo per il calcolo della ripartizione visto che il sistema di compartecipazione fiscale è diverso.

Per la Sicilia, invece, pagare e sorridere, anzi solo sorridere visto che lo Stato incassa direttamente e i soldi non ci passano nemmeno dalle tasche della Regione.

La buona notizia è che si tratta dell’ultimo anno di ‘prelievo forzoso’ ma questo non per effetto di trattative e proteste. La legge che autorizzava questo ‘scippo’, infatti, aveva un arco temporale di operatività al massimo di cinque anni a partire dal 2014 e dunque il 2018 è l’ultimo anno fiscale di applicazione. A meno che il governo gialloverde non voglia dar vita ad un altro provvedimento analogo o similare in futuro.

LEGGI ANCHE

TRATTATIVA STATO REGIONE, MUSUMECI VOLA A ROMA


Fonte: www.blogsicilia.it






LA RIFORMA FORNERO. L'INTRODUZIONE QUOTA 100 PARTIRÀ DA FEBBRAIO. IL BLOG: IL PROVVEDIMENTO INTERESSA ANCHE ALCUNE CENTINAIA DI LAVORATORI FORESTALI


Dal sito www.adnkronos.com

15 Ottobre 2018
La riforma Fornero, con l'introduzione della quota 100, partirà da febbraio. E' quanto stabilito durante il vertice sulla manovra tenutosi nel pomeriggio a Palazzo Chigi. La nuova misura previdenziale, tra i cavalli di battaglia della Lega, consente di andare in pensione all'età di 62 anni purché nel contempo si abbiano almeno 38 anni di contributi. Quota 100 quindi permetterà di ritirarsi dal lavoro con circa 5 anni di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia, per la quale nel 2019 l'età pensionabile sarà aumentata a 67 anni.

Secondo quanto previsto dall'accordo raggiunto dopo il vertice, non ci sarà inoltre nessun limite a livello di platea, né penalizzazioni per aderire allo schema che modifica la Legge Fornero. Alla modifica della riforma saranno destinati "7 miliardi lira più, lira meno" nel primo anno così "diamo una sostanziosa iniezione di ossigeno" per 400mila italiani, ha spiegato il vicepremier Matteo Salvini in conferenza stampa al termine del cdm sulla manovra. Si parte con lo schema "62-38 per quest'anno", con il quale "diamo soddisfazione a circa mezzo milione di italiani che non è roba da poco". Con le modifiche, ha aggiunto Salvini, "inizia un percorso con 7 miliardi il prossimo anno, che crescono negli anni successivi", sottolineando che "l'obiettivo finale è azzerare tout court la legge Fornero". L'obiettivo, ha detto, è anche quello "di arrivare a quota 41 pura".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.

Fonte: www.adnkronos.com






VIA LIBERA A MANOVRA E DL FISCALE


Dal sito www.adnkronos.com

15 Ottobre 2018
Ci sono anche la pace fiscale e le pensioni d'oro nell'accordo raggiunto durante il vertice di governo. Dopo una mattinata e un primo pomeriggio ad alta tensione, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno infatti preso parte alla riunione su dl fiscale e manovra con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, trovando una sintesi sui nodi principali della manovra, poi illustrata durante il Cdm che ha dato il via libera.
"Nei tempi previsti e senza dilazioni abbiamo approvato un decreto fiscale e un ddl sul bilancio 2019 con la previsione per il 2019-20-21. Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo. Entro le ore 24" il governo invierà alla Commissione europea la manovra economica", ha spiegato in conferenza stampa il premier Conte, seguito dal ministro dell'Economia Giovanni Tria: "Eliminazione dell'aumento Iva, finanziamento della partenza del reddito di cittadinanza e della correzione della riforma Fornero con la possibilità di andare in pensione un po' prima per superare problemi di blocco di turn over e turn over delle competenze nelle imprese".

LE MISURE - Dopo il braccio di ferro, Lega e M5S hanno quindi trovato un punto d'incontro sui principali nodi della manovra. Per quanto riguarda la pace fiscale, potrà essere fatta solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco, nei tribunali, potranno sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi. In arrivo anche un inasprimento delle sanzioni per gli evasori. Via libera quindi al saldo e stralcio per le cartelle anteriori al 2010 di importo inferiore a mille euro. La misura, secondo quanto si apprende, interessa dieci milioni di contribuenti e coinvolge il 25% del magazzino dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per le altre cartelle via libera alla rottamazione, in cinque anni e 20 rate trimestrali: "Prima di tutto ci siamo accordati sul fatto che per gli evasori ci sarà la galera. Ci sarà la pace fiscale per aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia, ma non ci sarà nessun salvacondotto per chi evade", spiega Di Maio su Facebook.

Raggiunta una sintesi anche sul taglio alle pensioni d'oro: un miliardo derivante dalla 'sforbiciata' - riferiscono fonti di governo - sarà messo a copertura nella legge di bilancio. Sempre secondo quanto si apprende, la riforma della legge Fornero, con l'introduzione della quota 100, partirà da febbraio: nessun limite a livello di platea, né penalizzazioni per aderire allo schema che modifica la Fornero consentendo di anticipare l'età pensionabile. Alla modifica della riforma saranno destinati "7 miliardi lira più, lira meno" nel primo anno così "diamo una sostanziosa iniezione di ossigeno" per 400mila italiani, ha spiegato Salvini. Si parte con lo schema "62-38 per quest'anno", con il quale "diamo soddisfazione a circa mezzo milione di italiani che non è roba da poco". Con le modifiche, ha aggiunto Salvini, "inizia un percorso con 7 miliardi il prossimo anno, che crescono negli anni successivi", sottolineando che "l'obiettivo finale è azzerare tout court la legge Fornero". L'obiettivo, ha detto, è anche quello "di arrivare a quota 41 pura".

E ancora: stretta fiscale in arrivo per banche e assicurazioni. Secondo quanto si apprende, non ci saranno aumenti di tasse nel Bilancio, tranne che per istituti di credito e assicurazioni. Via libera al taglio ai fondi destinati ai migranti, pari a 1,3 miliardi di euro nel triennio 2019-2021, di cui 500 milioni già il prossimo anno. Secondo quanto si apprende da fonti governative, questo l'accordo raggiunto .

Stanziati inoltre 100 milioni di euro in favore delle politiche per la famiglia, mentre sono previste più risorse per la sanità pubblica, con un aumento della spesa sanitaria. Stretta in manovra, riferiscono ancora le fonti, contro i medici 'furbetti' che allungano le lista di attesa del servizio pubblico per convincere i pazienti a ricorrere alla cosiddetta intramoenia, ovvero visite private all'interno della struttura ospedaliera pagando la parcella per intero ai camici bianchi. "Abbiamo pensato anche alla sanità, ad aggredire le liste di attesa scoraggiando i medici che facevano allungare l'attesa dei pazienti per fare delle visite nel loro studio privato anziché nel pubblico", ha poi spiegato il vicepremier M5S.

Accordo raggiunto anche sullo stop alla pratica dei governatori di Regione con doppio ruolo di commissari della sanità: "Mai più un caso De Luca commissario della sanità", spiegano infatti fonti vicine al vicepremier M5S. La norma, una volta approvata in via definitiva, farà decadere da commissari il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il governatore campano Vincenzo De Luca.

Nasce inoltre un secondo decreto dal vertice: si tratta del dl già denominato "taglia scartoffie e leggi inutili", riferiscono fonti vicine al vicepremier Luigi Di Maio, che introdurrebbe, tra le altre cose, oltre 100 adempimenti in meno per le imprese. Con il nuovo dl arriva quindi l'Rc auto equa per eliminare le differenze che esistono in alcune zone del paese. La misura, secondo quanto si apprende, sarà inserita nella manovra. "C'è un nuovo intero decreto - spiega Di Maio - che taglia un sacco di scartoffie: decine di leggi inutili e cento adempimenti che complicano la vita agli imprenditori. Abbiamo sancito che se una persona ha crediti con la pubblica amministrazione, non gli può essere pignorata la casa (grazie Sergio Bramini!). Le assicurazioni Rc auto saranno eque finalmente, perché in alcuni posti si pagava davvero troppo".

SALVINI - "Dopo averlo dimostrato sull'immigrazione e la sicurezza, anche sui temi economici continuiamo a mantenere le promesse con gradualità e coraggio. Fornero, flat tax, equitalia: anche su questi temi siamo il cambiamento'', sottolineato il leader della Lega, Matteo Salvini. ''Sono stanco - ha poi detto al termine del Cdm - ma estremamente soddisfatto. Manteniamo gli impegni presi, gradualmente ma con coraggio, a partire dallo smontare mattone per mattone la legge Fornero, restituendo il diritto alla pensione già dal prossimo 2019, senza penalizzazioni di alcun tipo''. Grazie alla riduzione degli sbarchi e al taglio dei 35 euro per migrante, ha aggiunto, ci sarà ''un risparmio di spesa corrente vero, di oltre mezzo mld dalla voce immigrazione'' nel prossimo anno, e di 1,5 miliardi nel triennio 2019-2021. Le risorse, spiega, saranno ''reinvestite in gran parte nella sicurezza''.

DI MAIO - "Non è una legge di Bilancio qualsiasi. E' una manovra del popolo, è un nuovo contratto dello Stato con i cittadini". "Usiamo i privilegi per finanziare i diritti dei cittadini", ha spiegato Di Maio al termine del Cdm. Nella manovra, spiega ancora, "ci saranno molte sburocratizzazioni... dall'eliminazione del registro del burro e dello zucchero, una norma da dopoguerra per molte imprese fino alla semplificazione nel deposito dei contratti collettivi: verrano inviati al ministero del Lavoro e poi provvederemo noi a inoltrarli... Ci sono tagli agli sprechi, un po' di tassazione sul gioco d'azzardo in più, è una piaga da combattere e allo stesso tempo si conferma quota 100 che ci permetterà di liberare centinaia di migliaia di posti lavoro", il reddito di cittadinanza per formare i lavoratori e "ci sarà opzione donna".

"Il reddito di cittadinanza - ha spiegato ancora - avrà misure omogenee su tutto il territorio". Il reddito partirà già "nei primi tre mesi del 2019" ed è "una sfida di civiltà", ha aggiunto, precisando che incontrerà gli assessori al lavoro di tutte le regioni italiane.

TRIA - ''Questa idea che con la manovra si voglia far saltare l'Europa è del tutto infondata nei fatti'', ha affermato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel corso della conferenza stampa. "Confermo - ha spiegato - il dialogo continuo con la Commissione europea. Ho parlato con Moscovici anche a Bali, lo incontrerò il 18 a Roma", dice. "Ci sono delle procedure", spiega Tria, aggiungendo che quando un Paese non segue le raccomandazioni "si apre un dialogo" con la Commissione "c'è una tempistica, ci sono delle lettere", "ci saranno delle osservazioni e immagino ci sarà una lettera di risposta".

La logica della manovra, ha aggiunto, "è quella illustrata nella Nota di aggiornamento al Def. Questa legge riflette esattamente quanto contenuti in quel documento negli obiettivi di deficit e nei contenuti. Abbiamo ereditato un deficit al 2%'' perché ''tutti hanno sempre considerato che clausole di salvaguardia non dovevano esser attivate'', ha detto, aggiungendo che anche prima della creazione dell'esecutivo giallo verde, ''c'era ansia di fare il governo per impedire l'attivazione'' delle clausole. Ciò significa che ''implicitamente il deficit che abbiamo ereditato era al 2% e siamo andati al 2,4%''.

E sull'ipotesi di dimissioni, Tria spiega: ''Non sono portato al masochismo di subire tutta legge di bilancio per dimettermi dopo, sarebbe più logico dimettersi prima''.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.

Fonte: www.adnkronos.com


Leggi anche:

Ecco la nota integrale di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2018 approvata dal Parlamento