19 agosto 2017

FORESTALI, CRONISTORIA DI UNA BOCCIATURA ANNUNCIATA. E LA RIFORMA HA GIÀ FERMATO ELICOTTERI ANTINCENDIO E PREVENZIONE


Il rinvio alla Consulta del decreto che militarizza il corpo è l'ennesima tegola sulla riforma Madia. Quattro decreti sono stati dichiarati incostituzionali nel 2016. Eppure i sindacati, le associazioni ambientaliste e anche il procuratore nazionale antimafia avevano chiesto al governo di fermarsi. Il passaggio di uomini e mezzi a carabinieri e vigili del fuoco ha già fatto sentire i suoi effetti: solo 8 aeromobili su 32 sono operativi


di Chiara Brusini - 18 agosto 2017 
Una bocciatura annunciata. L’ennesima che colpisce un pezzo della riforma della pubblica amministrazione. Il rinvio alla Consulta del decreto attuativo sull’assorbimento del corpo forestale nell’arma dei carabinieri e nei vigili del fuoco è solo l’ultima tappa di un percorso il cui esito era stato ampiamente previsto dai sindacati. Non solo: sia le associazioni ambientaliste sia il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti avevano chiesto al governo Renzi di ripensarci perché sopprimere i forestali e militarizzare i 7.800 dipendenti del corpo avrebbe spianato la strada agli ecoreati. Niente da fare: la ministra Marianna Madia e il titolare delle Politiche agricole Maurizio Martina sono andati avanti e nel luglio 2016 il consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento sulla “razionalizzazione delle funzioni di polizia”. Poco più di un anno dopo, ecco l’ordinanza del Tar dell’Abruzzo. Secondo cui la riforma del corpo nato nel 1822 viola almeno cinque articoli della Carta in quanto impone “l’assunzione non pienamente volontaria dello status di militare“.

Su 32 elicotteri solo 8 operativi. E mancano 250 “direttori operazioni spegnimento” – Nel frattempo gli effetti concreti della riforma si sono visti sul territorio: quest’estate oltre 100mila ettari di boschi italiani sono andati a fuoco mentre gran parte degli elicotteri della ex forestale rimaneva a terra. Dall’1 gennaio di quest’anno sui 32 a disposizione del corpo eliminato 16 sono passati ai carabinieri, che li usano per altre finalità, e 16 sono stati assegnati ai vigili del fuoco. Ma tra questi otto, ha ammesso il ministero dell’Interno rispondendo a una richiesta di accesso civico ai dati presentata da lavoce.info, sono “interessati da manutenzioni calendariali e al momento non disponibili per l’operatività“. Gli altri 8 sono in assetto operativo, ma con “i fermi tecnici, brevi, derivanti dai cicli ordinari di manutenzione”. Prima della riforma, poi, la direzione delle operazioni di spegnimento (Dos) era affidata a 1.056 forestali che avevano seguito un corso ad hoc ed erano esperti nel coordinamento di squadre e mezzi impegnati per spegnere gli incendi. Ora se ne occupano 750 vigili del fuoco: sono di meno, conoscono meno il territorio e sono stati formati solo per la gestione dell’intervento aereo.

Ma anche la prevenzione ne ha risentito. “Quasi 6.500 ex forestali sono passati ai carabinieri. Solo 361 sono confluiti nei Vigili del fuoco e continuano quindi a occuparsi di antincendio”, spiega a ilfattoquotidiano.it Gabriele Pettorelli, coordinatore nazionale del sindacato Conapo, ora integrato nei Vvf. “Sul ruolo di quelli (circa 260) distribuiti nelle regioni, peraltro, c’è stata confusione normativa. E alcuni comandanti dei Vvf hanno deciso in via precauzionale di non utilizzarli”. Poi ci sono i ritardi delle Regioni nell’adeguarsi al nuovo sistema. Prima della riforma gli enti, che ogni anno devono aggiornare il loro piano antincendi, potevano affidarsi al volontariato di protezione civile e noleggiare elicotteri da aziende private o stipulare convenzioni a pagamento con il corpo forestale, che metteva a disposizione i suoi mezzi. Quest’anno avrebbero dovuto fare lo stesso con i vigili del fuoco. Stando alla tabella inviata dal Viminale alla voce.info, finora l’hanno fatto 15 Regioni. Ma molte si sono mosse con grande ritardo, considerato che già a fine giugno gli incendi stavano devastando Lazio, Toscana, Calabria e Sicilia: la Toscana per esempio ha firmato l’accordo solo l’8 agosto, la Sicilia l’1 agosto, la Sardegna il 31 luglio, l’Umbria il 20 luglio.

Le associazioni ambientaliste: “Si ridurrà il contrasto agli ecoreati” – Una débâcle che si sarebbe potuta evitare se il governo avesse ascoltato gli appelli contro la militarizzazione del corpo. Già nell’agosto 2014, un mese dopo il varo del ddl delega per la riforma della pa, Legambiente, Greenpeace, Libera e Slowfood avevano scritto ai parlamentari e al governo perché “scongiurassero l’ipotesi di assorbimento delle funzioni di polizia del Corpo Forestale dello Stato in quelle delle altre forze di polizia e delle amministrazioni locali”, avvertendo che “rappresenterebbe un netto e irrecuperabile arretramento nel contrasto ai crimini contro il patrimonio naturale e paesaggistico, dagli incendi boschivi al dissesto idrogeologico, dall’abusivismo edilizio in aree interne allo smaltimento illegale di rifiuti, dai reati contro gli ecosistemi naturali e le specie protette fino agli illeciti in campo agroalimentare”.

Il procuratore antimafia: “Non eliminare l’unico corpo che scopre i crimini ambientali” – Tre mesi dopo, il 4 novembre 2014, Roberti era stato audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti nel ciclo dei rifiuti. Quando gli avevano chiesto che conseguenze avrebbe avuto l’accorpamento – i forestali si occupavano anche di lotta all’inquinamento ambientale – il magistrato aveva spiegato di essere “contrarissimo” perché “sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che disponga delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali“. Rilievi non recepiti da Martina: il 18 marzo 2015 il ministro, al cui dicastero il corpo forestale faceva capo prima della riforma, aveva sostenuto che “la riorganizzazione rappresenta una concreta opportunità per valorizzare ancora meglio l’esperienza degli uomini e delle donne del Corpo forestale”.

L’opposizione dei sindacati: “Status giuridico stravolto. Parola agli avvocati” – Intanto i sindacati Sapaf, Ugl-Cfs, FnsCisl, CgilFp, Uil-Pa e Dirfor protestavano contro l’assorbimento nei carabinieri, “sostenuto dal governo e dai rispettivi comandanti, ma non condiviso dal 98% degli appartenenti” al corpo, che hanno scelto di lavorare in “una forza di polizia civile dove è preminente la peculiare attività di prevenzione ambientale”. Con l’aggravante che l’accorpamento in una forza militare, “stravolgendo il loro status giuridico”, avrebbe “demolito per decreto tutele sindacali faticosamente ottenute dopo anni di rivendicazioni”: i carabinieri infatti non hanno il diritto di costituzione e di libera associazione ai sindacati. “Se dovesse essere confermata la volontà di far transitare tutto e tutti nei Carabinieri, sancendo la militarizzazione coatta delle funzioni di polizia ambientale e agroalimentare e del personale, non rimarrà altro che lasciare la parola agli avvocati“, avvertivano le sigle nel gennaio 2016. Ed è stato proprio il ricorso di un ex vice sovrintendente del corpo ad aprire la strada al pronunciamento del Tar, secondo cui la riforma è contraria alla “libertà di autodeterminazione” dei lavoratori e soprattutto “nulla nella legge delega consentiva al governo di ritenersi espressamente autorizzato a militarizzare il personale del disciolto corpo forestale dello Stato” né “la militarizzazione si poneva come scelta obbligata”. L’ordinanza potrebbe essere solo la prima di una serie, visto che sono oltre 2mila i contenziosi aperti davanti ai tribunali amministrativi in seguito a ricorsi di ex membri del corpo.

Altri quattro decreti già bocciati dalla Consulta. E la trasparenza sui patrimoni dei dirigenti è in bilico – Il decreto attuativo inviato all’esame della Consulta è, peraltro, solo l’ultimo in ordine di tempo su cui sono emersi dubbi di legittimità. Nel novembre 2016 la Corte ha dichiarato incostituzionali le norme attuative su dirigenti pubblici, partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego, in pratica il cuore della riforma Madia, perché approvate senza la necessaria “intesa” delle Regioni. Risultato: il governo ha dovuto riscriverli, ammorbidendoli in molte parti per ottenere il via libera dei governatori. La riforma della dirigenza, per la gioia dei mandarini di Stato, è invece definitivamente saltata visto che la delega era in scadenza (peraltro il decreto era già stato demolito dal Consiglio di Stato che aveva rilevato l’assenza di nuovi sistemi di valutazione). Pochi mesi fa, poi, l’Anac ha dovuto sospendere la delibera sulla pubblicazione dei loro dati patrimoniali, prevista dal decreto Madia sul Freedom of information act all’italiana. Una mossa obbligata dopo che il Tar del Lazio, a cui i dirigenti hanno fatto ricorso lamentando la violazione della loro privacy, ha emanato un’ordinanza cautelare che congela l’operazione trasparenza. A ottobre si pronuncerà sul merito, e a quel punto anche questo tassello della riforma rischia di saltare.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it




NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO



Non si cancellano con un tratto di penna 193 anni di storia del glorioso Corpo Forestale dello Stato


Anche il nostro Blog ha aderito







LA SICILIA BRUCIA: È MAFIA? O ANTIMAFIA? INCENDI DOLOSI, PER VENDETTE, ESTORSIONI, RIVALSE DI DISOCCUPATI PER IL “TAGLIO” DELLE SPESE PER I LAVORI PER LE “FASCE TAGLIAFUOCO” E, IN GENERALE, ANTINCENDIO


18 Agosto 2017
Sono in Sicilia. Nel caldo torrido (“Qui nevica fuoco”, diceva il Gattopardo….) gli incendi divampano. Incendi dolosi, si dice, che divorano ettari ed ettari di boschi, pinete, macchie, pascoli, coltivazioni. Incendi dolosi, per vendette, estorsioni, rivalse di disoccupati  per il “taglio” delle spese per i lavori per le “fasce tagliafuoco” e, in generale, antincendio.
Tutto questo è mafia, o giù di li.
Ma in Sicilia, anche se i giornali non ne parlano o ne parlano assai poco e male, non sono solo i boschi, le macchie, la campagna a bruciare. In proporzione si direbbe che bruciano di più gli impianti per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Della “munnizza”, per parlare chiaro.
Ne bruciano tanti dei non troppi che ce ne sono. Prima di ferragosto è bruciato l’ultimo, quello di Racalmuto, il paese di Sciascia, ma anche il paese in cui l’amministrazione comunale fu sciolta (Alfano all’interno!) per mafia. Ma poi di mafia l’amministrazione risultò pulita. Ma così andò all’aria la raccolta differenziata della “munnizza” che l’amministrazione aveva realizzato riuscendo così a farsi passare per mafiosa.
Di questi impianti ne sono bruciati almeno dieci. L’anno scorso è andato in cenere il più grande: quello della zona industriale di Agrigento,  che serviva un vasto comprensorio.
La Sicilia è l’ultima regione nella realizzazione della raccolta differenziata (la penultima è la Calabria).
Il 12,8% del totale smaltito in modo differenziato è la percentuale che le vale la “maglia nera”.
Il Veneto, in testa alla classifica, supera il 68%.
Per forza, direte voi.  In Sicilia il gran caldo provoca l’autocombustione della “munnizza” e, così, addio impianti. Manco per sogno! La “munnizza” non brucia nelle vecchie (e nelle nuove) discariche, che prosperano e rendono fior di quattrini ai proprietari o, magari, ai gestori cui qualche provvida leggina regionale le ha affidate . Più o meno, regalate.
La raccolta differenziata non è ostacolata dagli incendi,  o meglio, solo dagli incendi,  ma da crisi di amministrazioni, scioglimento d’autorità “per infiltrazioni”, magari, invisibili, “mafiose”, ostacoli e incidenti d’ogni genere.  Gli incendi provvedono a quel che resta e sfugge al sistema. E a dissuadere le imprese ad assumere un così pericoloso servizio. Servono comunque a far scendere ancora più giù la percentuale della raccolta differenziata e, soprattutto,  ad impedire che risalga più in alto.
In molti si grida e si mormora per il carattere doloso degli incendi di boschi, macchie e sterpaglie e la parola….”mafia spiega l’inspiegabile, nessuno sembra formulare ipotesi sulla frequenza e la gravità degli incendi degli impianti di “differenziazione dei rifiuti”. Ne tanto meno si osa parlare di mafia.
E l’Antimafia? E la Magistratura?
L’Antimafia ha sempre applaudito lo scioglimento delle amministrazioni, anche quelle modello per la realizzazione della differenziata. E, a quanto pare, prospera anche (e soprattutto) se le cose vanno così.
Ulteriori spiegazioni domandatele a certi industriali “antipizzo”. La Magistratura “apre fascicoli”. Per “atti relativi ad incendio in località ……” etc.
Ne apre, forse, troppi.
Per tutte quelle storie di strani incendi forse ne avrebbe dovuto aprire uno solo. Sarebbe un buon metodo per ricercare e capire di che si tratta. E quale sia il movente, se un movente c’è. E c’è.
Mauro Mellini

Fonte: www.lavalledeitempli.net


SICILIANI LIBERI, LA ROSA: “QUELLO CHE I SICILIANI NON DEVONO SAPERE”. MEZZI DI SOCCORSO ANTINCENDIO IN MALORA PER ASSOLUTA MANCANZA DI FONDI


Di Roberto La Rosa 18 Agosto 2017 
Questa tornata elettorale regionale ha i riflettori puntati da tutta Italia. Ma quei riflettori coprono solo vergogne, come la vecchia politica. Chi guarda un TG, di qualunque canale, sente parlare del corteggiamento di Alfano, di quale rettore o ex rettore sarà scelto dal PD, se la destra va unita o divisa e tutti, ma proprio tutti, a dire che queste elezioni “sono importanti per l’Italia”, come una specie di anticipo di campionato.
Della Sicilia, naturalmente, non parla nessuno. Di come risolvere i suoi drammi.
E soprattutto il più importante dei candidati schiettamente siciliani, Roberto La Rosa, dei “Siciliani Liberi”, è il CANDIDATO INVISIBILE.
I SICILIANI NON SANNO e NON DEVONO SAPERE che esiste un’alternativa, che l’indipendentismo oggi è praticabile, che il primo passo verso la libertà della Sicilia è la sua costituzione in Zona Economica Speciale. Nulla, silenzio, tabù.
Se potessero silenzierebbero anche i social.
I Siciliani non devono sapere.
E soprattutto non devono sapere che mentre tutti gli altri competitori non hanno ancora pubblicato alcun programma, l’unico PROGRAMMA che c’è è quello nostro.
E soprattutto non devono sapere quanto ci costa la “dominazione italiana”, soprattutto sotto il governatorato coloniale di Crocetta.
Proviamo a ricordare soltanto le peggiori malefatte.
Presenti e passate. Chi legge questo post, proprio per la censura che c’è, avrebbe il dovere morale di diffonderlo.
Lo Stato ruba da molti anni circa il 40 % dell’IRPEF dei Siciliani (circa 3,5 miliardi), violando lo Statuto e il decreto attuativo dello Statuto.
Crocetta, con l’accordo del 20 giugno scorso, ha rinunciato al 100 % dell’IRPEF, e alla finanza originaria, accontentandosi della promessa che “in futuro” (fra tre anni) il furto del 40 % sarà ridotto al 29 %, e in cambio ha modificato il decreto attuativo dello Statuto del 1965, regalando per sempre CONTRO LO STATUTO, quasi tre miliardi l’anno allo Stato, senza prendere nulla in cambio.
Crocetta ha rinunciato DUE VOLTE al gettito del contenzioso con lo Stato italiano giacente in Corte Costituzionale, di difficile quantificazione, ma pari comunque a svariati miliardi, in cambio, la prima volta (2014) di un piccolo rilassamento del patto di stabilità pari a 500 milioni, la seconda volta in cambio di nulla (2016). E, si badi, la prima volta, non è stato “in cambio di mezzo miliardo”, come ha detto una certa stampa, ma della possibilità accordata da Roma di “potere spendere” mezzo miliardo in più che era già nostro (questo è l’assurdo patto di stabilità europeo, non potere spendere nemmeno i nostri soldi).
Dal 2013 ad oggi lo Stato ha imposto un balzello nuovo sulla Sicilia e su tutti gli enti locali: il Contributo al risanamento della finanza pubblica erariale.
Alle altre regioni il balzello è stato fatto pagare trattenendo una parte dei
trasferimenti dello Stato. Alla Sicilia, alla quale ormai non si trasferisce da Roma praticamente più nulla, si è fatto pagare con un prelievo diretto dell’IRPEF dei Siciliani. Questo prelievo ammonta ormai a 1,3 miliardi l’anno (forse 2 l’anno prossimo), il QUADRUPLO di quello che pagano tutte le altre regioni in rapporto pro capite, e il secondo in assoluto dopo la Lombardia, che però ha un PIL di circa tre volte superiore al nostro.
Crocetta ha acconsentito all’azzeramento di tutti i contributi dello Stato verso le ex province e al quasi azzeramento di quelli verso i Comuni. Adesso tutti gli enti locali siciliani, a parte i pochi tributi locali, sono alle spalle della Regione, la quale riduce sempre di più i trasferimenti, perché a sua volta affamata da Roma, condannando ormai TUTTI GLI ENTI LOCALI AL DISSESTO. Non contento di questo, lo Stato ha tolto alle province il gettito dei tributi provinciali e ha preteso pure un contributo dalle stesse al risanamento della finanza pubblica erariale (AGGIUNTIVO RISPETTO A QUELLO DELLA REGIONE). Di fatto le province non possono più svolgere le loro funzioni, ma, a stento, soltanto pagare gli stipendi. La risposta di questo governo è stata la reintroduzione dei consigli elettivi con remunerazione dei mandati.
Da ultimo anche l’IVA, che lo Stato trattiene illegittimamente per circa 3 miliardi l’anno alla Regione, è stata regalata allo Stato con un accordo sottobanco che i giornali non hanno ancora pubblicato. Il corrispettivo è che ora la Sicilia, a finanza derivata, si vedrà restituire (forse) una certa % dell’IVA maturata in Sicilia.
L’introduzione, nel 2016, del bilancio armonizzato secondo la nuova legge di contabilità è stata un’occasione per cancellare di colpo non meno di 5 MILIARDI di crediti verso lo Stato per tributi da questo riscossi al posto della Regione e illegittimamente mai devoluti alla stessa. Nel silenzio dei media e, gravissimo, della Corte dei Conti (!), la Sicilia ha cancellato nell’estate 2015 con un colpo di spugna tutti i crediti miliardari che questa vantava nei confronti dello Stato.

Crocetta e i suoi, anziché pretendere quanto dovuto dallo Stato, si è limitato a chiudere i bilanci, di anno in anno, siglando mutui, a tassi variabili usurai, nei confronti di un organo dello Stato, la Cassa Depositi e Prestiti, che quindi presta, a usura, con una mano, ciò che ha sottratto, con violenza e inganno, con l’altra. Primo fra tutti il mutuo da un miliardo, contratto per la “premura” di pagare le case farmaceutiche “italiane” che non potevano aspettare i normali tempi di pagamento di una regione finanziariamente in affanno.
In cambio di questo – si penserà – lo Stato però provvederà ai bisogni dei Siciliani? No, manco per sogno.
Di fronte all’emergenza migranti lo Stato ha gestito dei fondi a favore solo degli enti no profit vicini alle forze governative, lasciando Comuni e Regione ad anticipare risorse che non sono poi state mai più pagate da uno stato cialtrone e truffaldino.
La perequazione infrastrutturale, che era prevista dall’art. 38 dello Statuto, è restata lettera morta: nel Masterplan dello Stato le risorse destinate alla Sicilia sono non più dello 0,5 % del totale nazionale.
Tutte le infrastrutture, strade, scuole, mezzi di soccorso antincendio, tutto, in Sicilia va drammaticamente in malora per assoluta mancanza di fondi.

E, come se non bastasse, tutta la P.A. è praticamente accollata alla Regione. Tutto, dai beni culturali, alla sanità, alla tutela del territorio, al sostegno finanziario ai Comuni, è svolto dalla Regione con i brandelli di risorse che uno stato ladro e rapace, lascia all’amministrazione coloniale.
I dati statistici sono truccati, e i nostri stessi tributi devoluti (cioè le tasse raccolte in Sicilia) sono registrati come “trasferimenti dello Stato”, facendo sembrare la Regione dipendente dalla Penisola, quando accade esattamente il contrario.
Lo Stato si occupa ormai di pagare soltanto gli strumenti repressivi (polizia, magistratura, esercito…), gli stipendi dei professori, un quarto delle spese correnti sanitarie e qualche briciola ai comuni. Per tutto il resto la Sicilia è già un paese “indipendente”. Indipendente dal lato delle spese, che sono solo nostre, ma schiavo e tributario dal lato delle entrate, nelle quali lo Stato fa la parte del leone.
Oltre allo sfruttamento fiscale, naturalmente, l’Italia ha mille altri canali per succhiare sangue alla Sicilia.
L’energia, che è nostra, viene regalata al Continente, e a noi tocca pagare la benzina e l’energia elettrica tra le più care d’Italia.
L’acqua, che è nostra, è stata venduta ad una multinazionale francese, che ce la rivende “a sangue di papa”.
Il nostro prodotto agricolo e alimentare è vittima dello strozzinaggio dei broker italiani, che impongono prezzi sottocosto, per poi rivendere nei nostri supermercati a un multiplo del prezzo originario, costringendo al fallimento e alla vendita, agricoltori, pescatori, industriali…
Le nostre aziende, quando hanno successo, in un modo o nell’altro vengono fatte chiudere e assorbire da imprese italiane che poi qui fanno chiudere i battenti.
Le banche, che ci sono state tutte tolte, emettono e prestano, a interessi maggiori che altrove, lo stesso denaro che usiamo per le transazioni tra di noi. Senza un nostro tessuto bancario, siamo solo terra di raccolta di risorse finanziarie e pochissimo di impieghi, per i quali sono sempre favoriti gli “esterni”.
I pochi “lavori” che si fanno in Sicilia sono spesso appannaggio di mediocri imprese “italiane”, spesso cooperative “rosse” del PD.
Le nostre università sono state oggetto dei tagli più dissennati che ci siano stati in tutta Italia, fin quasi a far chiudere il luogo del pensiero per eccellenza.

E siccome la storia dice sempre “Guai ai Vinti!”, per colmo della beffa, la TV italiana, anche quella pagata col canone dei Siciliani, addita a pubblico ludibrio ogni giorno i “Siciliani”, un popolo di mafiosi, pigri, reprobi, irredimibili. Ogni scandalo è siciliano. Il linciaggio mediatico della Sicilia procede imperterrito, finendo per complessare i nostri stessi concittadini, che pensano quasi che essere Siciliani sia una colpa.
Nessuno dice che la Sicilia, con il 40 % dei beni culturali dell’Italia, spende un centesimo di quanto spende l’Italia. Nessuno dice che la Sicilia è PENULTIMA in Italia per spesa sociale e spesa sanitaria (ma come? e i falsi invalidi?).

Tutto questo i Siciliani non lo devono sapere.
Non devono sapere che l’Italia ha ridotto la Sicilia a un cumulo di macerie, con la complicità di una classe politica collaborazionista. Con il 60 % della disoccupazione giovanile, con i cumuli di immondizia in mezzo alle strade, con le proprie campagne in fiamme.
L’Italia sta distruggendo la Sicilia, ne sta fiaccando ogni energia, ogni forza. Ruba le nostre tasse, porta via o compra i migliori, ci oltraggia ogni giorno, fa sulla nostra pelle ogni sorta di speculazione, rendendo un deserto la più bella Nazione del mondo.
Questo i Siciliani non lo devono sapere.

E a poco servirà mettere al primo posto “il taglio dei vitalizi”, con cui si recuperano (forse) 10 milioni, se poi si tace  sui 10 miliardi l’anno rubati dall’Italia alla Sicilia.
Di questi non ne parla nessuno o – se ogni tanto qualcuno ne parla – lo fa con una voce così flebile che neanche si sente, eppure hanno deputati e TV puntate su di loro.
Solo “Siciliani Liberi”, che non ha paura, sfida ogni censura. Quando arriveremo in ARS tutti saranno costretti a fare i conti con noi.
Noi proponiamo la Zona Economica Speciale, la migliore ricetta e il migliore programma per fare rinascere questa Sicilia.
Vediamo chi ci sta. 

Fonte: siciliainformazioni.com



Il programma di Siciliani liberi per i lavoratori forestali:


Appello dell'economista Prof. Massimo Costa agli operai forestali  

Il Prof Massimo Costa a Iacona (presa diretta): sulla Sicilia troppe imprecisioni, anche sui forestali

Presa diretta, Iacona risponde al Prof Costa

La verità sui forestali della Sicilia e una ricetta per tutelare il nostro territorio. Riqualificando questa spesa creando un servizio per la tutela dell’isola dal dissesto idrogeologico e dagli incendi

Nasce il Movimento Autonomista “Siciliani Liberi”. Il Prof. Costa ha delineato le coordinate principali dell’azione politica indipendentista per la Sicilia che verrà

"La Sicilia, se smette di farsi derubare, può dare risposte a precari e disoccupati"

Siciliani Liberi al Congresso dei forestali tra le forze politiche siciliane. Massimo Costa: mai più precari, mai più servi in Sicilia, ma solo cittadini e lavoratori liberi

2° Congresso del Sifus/Confael. Intervista esclusiva al Prof. Massimo Costa

Il Prof Massimo Costa scrive all'On. Vincenzo Figuccia di Forza Italia

La profezia del Professore Massimo Costa si sta avverando: la Sicilia sta fallendo. Il Presidente Crocetta, oltre a non saper governare, ha impiegato oltre tre anni per scoprire che, tra gli operai forestali, ci sono condannati per mafia. Non è che questa è la scusa per gettare fumo negli occhi di 5 milioni di siciliani per nascondere i fallimenti economici, politici e istituzionali del suo governo? 

Eventuale puntata dell'Arena di Giletti sui forestali. L'economista Massimo Costa, nonchè leader del movimento politico "Noi Siciliani Liberi", scrive su facebook direttamente all'Arena di Domenica In 

Botta e risposta. Assaggino undicesima puntata: il leader di Siciliani Liberi, Massimo Costa, convince gli ospiti in studio 

Famiglie e imprese della Sicilia non possono affondare per pagare i precari! Proviamo a ragionare solo sui 24 mila precari dei comuni siciliani (tenendo conto che ce ne sono altri 80 mila circa, non considerando i 24 mila operai della forestale)

Siciliani Liberi per un "Quarto Polo" ai prossimi appuntamenti elettorali: salvare i redditi e i posti di lavoro esistenti, soprattutto le categorie del precariato

Le proposte di "Siciliani Liberi" per trovare una soluzione al problema degli operai forestali. L'appuntamento è per domani mattina a Santa Caterina Villarmosa (CL)

Lavoratori forestali. Ecco l'impegno del Presidente del Movimento Siciliani Liberi, Prof. Massimo Costa. Video

Siciliani Liberi per le regionali e le politiche con il progetto Sicilia zona economica speciale. Soluzione definitiva all'eterno problema del precariato, i forestali preferiamo chiamarli "manutentori del territorio"

Massimo Costa: “La regione è già fallita. Prevedo un’ecatombe. A cominciare da precari e forestali”






FLOP CROCETTA, ARS, AP E PD RESPONSABILI


di Raffaella Pessina
Cinque anni di annunci e impugnative, senza una vera maggioranza. Stallo politico-amministrativo che danneggia i siciliani

PALERMO - A pochi mesi dalle elezioni regionali, il bilancio sulle riforme che dovevano essere attuate in Sicilia è deludente. I cosiddetti “cavalli di battaglia” del governatore Rosario Crocetta, si sono tradotti per lo più in un nulla fatto o, peggio ancora, in un clamoroso ritorno al passato come ad esempio il ripristino dell’elezione diretta per le Province, con tanto di indennità.

Della rivoluzione più volte annunciata, purtroppo non c’è traccia e i rapporti diffusi da Istat e Banca d’Italia fotografano sistematicamente una regione in grande affanno. C’è da dire che Crocetta non ha avuto vita facile in questi cinque anni e la responsabilità delle promesse, delle mancate riforme, dello spreco di risorse pubbliche, del pessimo utilizzo dei fondi europei, della mancata programmazione è da attribuire in gran parte anche al Parlamento siciliano, incapace di dare risposte concrete ai problemi dei cittadini.

Fin dall’inizio della XVI Legislatura, sono state annunciate congrande enfasi le riforme di tutto l’apparato siciliano (province, appalti, acqua, rifiuti, PA, ecc), ma alla fine dei conti le stesse sono rimaste sempre al palo. Provvidenziale l’arrivo da Roma di Alessandro Baccei, uomo di Delrio, che da assessore all’Economia ha lavorato duramente per “ripulire” i conti.

Quasi tutte le leggi di riforma approvate in questi cinque anni dall’Assemblea regionale sono state impugnate dal Consiglio dei Ministri, perché il commissario dello Stato non c’è più. O meglio, con la sentenza n. 255 della Consulta, gli è stata tolta la funzione principale, che era quella di impugnare le leggi o gli articoli ritenuti incostituzionali proponendo il ricorso alla Consulta e impedendo l’entrata in vigore. Al Commissario dello Stato resta invece il potere di proporre a Roma lo scioglimento dell’Ars in caso di gravi violazioni (come la mancata approvazione del bilancio).

Tornando alle riforme mancate, l’elenco è lungo e più volte in questi anni è stata invocata a gran voce la fine anticipata della legislatura, ma alla fine in Parlamento ha sempre prevalso la necessità di conservare lo scranno così faticosamente ottenuto, anche perchè la prossima legislatura ha falciato ben 20 posti, e quella a cui assisteremo nei prossimi mesi per le elezioni regionali sarà indubbiamente una guerra senza esclusione di colpi. E così sono rimaste al palo la riforma dell’assetto idrico della Regione, dei rifiuti, la sburocratizzazione, quella sul reddito minimo garantito, la legge di riforma della formazione professionale, dell’abolizione della maggior parte delle partecipate, i famosi carrozzoni mangiasoldi.

Di “Stallo politico-amministrativo” ha parlato più volte la Corte dei Conti siciliana, nei sui giudizi emessi di anno in anno, l’ultimo dei quali è stato addirittura sospeso come mai successo nella storia della Sicilia per problemi di bilancio. Alla fine colui che si era presentato come il governatore delle riforme si è ritrovato a scrivere sotto dettatura di Roma, firmando un accordo nel giugno del 2016 con il quale ha di fatto rinunciato all’Autonomia siciliana in termini di legiferazione. Con quella firma Crocetta ha ottenuto una somma utile a chiudere il bilancio del 2016, ma si è impegnato recepire non solo la riforma nazionale sulle partecipate, ma anche, ad esempio, quella sugli enti regionali in liquidazione e persino la cosiddetta “riforma Madia” contro i furbetti del cartellino.

19 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it





18 agosto 2017

L'EMERGENZA. INCENDIO NEL PALERMITANO. A RISCHIO UN ALBERGO. AL LAVORO LE SQUADRE DEI FORESTALI


(Foto di repertorio)

PALERMO Un incendio è divampato tra Misilmeri e Belmonte Mezzagno (Pa) e le fiamme stanno minacciando alcune abitazioni e l'albergo Miravalle. Sono al lavoro alcune squadre dei vigili del fuoco e dei forestali stanno cercando di fronteggiare il fuoco tra le sterpaglie nella zona di montagna Grande. Minacciate dal fuoco anche diverse villette nelle contrade Valle Barone e Segretaria. Stanno intervenendo anche carabinieri e polizia municipale.

Incendi anche nella zona di Mezzojuso sulla statale 121. (Ansa). 
18 Agosto 2017

Fonte: livesicilia.it




DUE GIOVANISSIMI PIROMANI INCENDIANO UN BOSCO A SCIACCA, DENUNCIATI


18 Agosto 2017
SCIACCA. Due ragazzi di 14 anni di Sciacca sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Palermo con l'accusa di incendio doloso. Ai carabinieri hanno confessato di avere dato fuoco a delle sterpaglie nella zona in contrada Isabella, ai piedi del monte San Calogero.
Le fiamme si sono poi propagate, interessando ancora una volta il bosco. Un incendio che ieri ha bruciato almeno 5 ettari di macchia mediterranea. Per le operazioni di spegnimento è stato necessario l’intervento di un elicottero dell’esercito.
Alcuni testimoni hanno permesso agli investigatori di risalire all’identità dei due ragazzini, che dopo avere appiccato le fiamme sono fuggiti con le loro biciclette tornando nelle loro case.

© Riproduzione riservata

Fonte:  agrigento.gds.it


Leggi anche:

Incendi a Sciacca i piromani hanno 14 anni:  "È stata una-bravata"



CINGHIALI, L’ENTE PARCO DELLE MADONIE REPLICA AL SINDACO DI CASTELLANA SICULA. L’IMMISSIONE È STATA REALIZZATA DALLA FORESTALE QUANDO ANCORA NON ESISTEVA IL PARCO



18 Agosto 2017
Il Parco delle Madonie è parte lesa ed è ingiustificata ogni accusa all’Ente sul fenomeno del proliferare dei suidi nel territorio madonita. “Infatti – commenta il direttore Peppuccio Bonomo – come riportato in diversi documenti ufficiali, tra cui il Piano di gestione dei suidi, l’unico in Sicilia, l’immissione è stata realizzata dalla forestale quando ancora non esisteva il Parco. Anzi l’Ente negli anni ha fatto di tutto per cercare di arginare tale problematica. Ha persino proposto la modifica della norma che fino al 2008 non consentiva all’ente gestore di poter fare i piani di controllo. A seguito della modifica normativa del 2015 (LR 18) che ha reso un po più attuabili i piani l’Ente ha formato circa 50 selecontrollori che però possono operare solo in zona D di Parco. Sono stati realizzati diverse unità di cattura e finalmente dopo tre avvisi andati deserti è stata affidata la gestione delle carcasse ad una ditta autorizzata alla macellazione e trasformazione. Occorre ancora tanto da fare, più volte è stato chiesto alla politica di copiare la normativa statale che consente l’intervento dei cacciatori residenti, ovviamente formati, nonché l’affidamento delle unità ai privati. Ad oggi i privati possono partecipare, previa apposita formazione, all’attuazione del Piano (cattura o abbattimento) solo sui propri fondi».
Il Commissario Straordinario Francesco Barranco assicura: «L’Ente sta procedendo ad attuare il Piano che oltre la cattura prevede l’abbattimento. La prossima settimana faremo un incontro con il dipartimento Sviluppo rurale, l’Istituto zooprofilattico sperimentale, il corpo forestale e l’Asp per implementare le operazioni di cattura».


Fonte: www.madonielive.com



Leggi anche:

Emergenza cinghiali, via ai piani di abbattimento. A sparare saranno solo figure selezionate: guardie parco, guardie forestali e guardie venatorie

Figuccia (Fi): "Basta tentennamenti e ipocrisia. dopo la tragedia di Cefalù e dell'aggressione da parte del cinghiale, servono interventi e norma, per garantire tutele ai cittadini e abbattimento controllato delle specie." a Isnello nasce un comitato

Un anno fa una petizione: ieri il morto innocente. Nessuno è responsabile, non lo sono i forestali che li hanno fatto scappare dal parco, non lo sono i ...Forse l'unico responsabile è il povero Rinaudo che, al pari dello scrivente e degli altri proprietari terrieri, non doveva essere in campagna



Parco delle Madonie, autorizzato l'abbattimento dei cinghiali

Madonie, stop ai rinvii: saranno abbattuti i cinghiali selvatici, si inizierà dopo natale. Una decina gli operatori impegnati in questa tornata, tra guardie venatorie e agenti del corpo forestale

Caccia ai cinghiali aperta: primo giorno a vuoto. Da ieri mattina le due squadre, composte da dieci operatori fra guardie forestali e venatorie stanno passando a setaccio le madonie. L'Ente Parco: non solo abbattimenti ma pure catture

Madonie, abbattuti trenta cinghiali in un mese: nuovo stop per colpa della neve

Parco delle Madonie, al via l’abbattimento dei suidi. Il blog: che diventi una risorsa, non un problema!

Castelbuono e Castellana, oggi pomeriggio (12 ottobre) altro appostamento al suido, continua la pantomima

Il 18 novembre assemblea cittadina sui cinghiali a Pollina. Iniziativa del comitato popolare per la salvaguardia del territorio madonita

Sicilia, invasione cinghiali madonie: Figuccia (Forza Italia), con primi freddi cinghiali hanno invaso centri abitati delle Madonie in cerca di cibo, grave che governo crocetta non faccia nulla per l’eradicazione delle bestie

I “barbari” continuano indisturbati ad accoppiarsi e distruggere, sono pericolosi e vanno eradicati. Allegra: «monitoraggi inutili»

Alle emergenze si risponde con provvedimenti d’emergenza

Emergenza cinghiali, arriva l’ordinanza per contenere l’invasione dei suidi

Cracolici: le ordinanze sindacali sui cinghiali non rappresentano un via libera all’esercizio venatorio

Abbattimento dei cinghiali nelle madonie, legambiente: «Decisione grave»

Venezia. Eradicazione cinghiali: 200 mila euro della regione al Parco dei Colli Euganei. La piena attività della task force sarà garantita dagli operai forestali, a tempo determinato ed indeterminato. Il Blog: in Sicilia invece ancora non vogliono accettare che siamo una grandissima forza lavoro

Cinghiali: accolta raccomandazione di Culotta

Allarme cinghiali, rimozione urgente dei rifiuti tra Addaura e Arenella

Madonie. A Castellana Sicula il sindaco lancia l'allarme cinghiali: sono dentro il paese

I lavoratori forestali per l'emergenza suidi/cinghiali. Ma la politica dorme

Emergenza suidi: «Ricostruzione dell’attacco fantasiosa». Lo afferma il gruppo consiliare di Castellana Sicula



 Che diventi una risorsa, non un problema!






UN ALBERO, 365 GIORNI: UNA TELECAMERA NASCOSTA TRA I FAGGI D'ABRUZZO, I PIÙ ANTICHI D'EUROPA. IL BLOG: DEDICATO AGLI IMBECILLI PIROMANI

Foto di Bruno D'Amicis

Un occhio invisibile ha ripreso il bosco e i suoi abitanti: per un anno intero ha filmato la vita degli animali davanti a un unico albero speciale, che si trova al crocevia di due valli. Fa parte delle faggete candidate dall'Unesco a patrimonio mondiale dell'Umanità

di VALERIA TEODONIO
Un albero, lo stesso albero, filmato per 365 giorni. Primavera, estate, autunno, inverno. E cervi, tassi, cinghiali, orsi, lupi, volpi. Un occhio segreto ha ripreso di nascosto la vita nella foresta. Una telecamera invisibile ha raccontato la magia di questi boschi e l’ha resa visibile a tutti. 

Un albero, 365 giorni: l'incanto del bosco ripreso dalla telecamera nascosta

Siamo in una delle faggete del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che - si è scoperto nel 2005 - sono le più antiche d’Europa. Una scoperta che le ha portate alla candidatura dell’Unesco a patrimonio mondiale dell’Umanità (a fine anno si saprà se otterranno il prestigioso riconoscimento).

Per promuovere questa candidatura, e proteggere il prezioso habitat di moltissimi animali, è nato un progetto innovativo realizzato da due fotografi in collaborazione con il Parco, per fare apprezzare anche al grande pubblico - e non solo agli addetti ai lavori - questa meraviglia naturale: si chiama Forestbeat, e per due anni ha raccolto materiale video, audio e fotografico: in tutto 100 “beat”, battiti di questa foresta incantata, che poi sono diventati post pubblicati su Facebook e Instagram del Parco.

L’ultimo “beat” è il video girato dalla telecamera nascosta: il protagonista è un albero speciale, individuato dai guardiaparco: si trova al crocevia di due valli, ed è un passaggio obbligato per gli animali. Si trova nel comune di Pescasseroli, in provincia dell’Aquila. La zona precisa, ovviamente, deve restare segreta per proteggere gli animali che la abitano.

“A noi gli alberi sembrano tutti uguali - spiegano Bruno D’Amicis e Umberto Esposito, gli ideatori del progetto - ma in realtà per loro è una pagina scritta. Ognuno lascia sull’albero un messaggio attraverso gli odori. Per esempio una famiglia di lupi marchia il confine del suo territorio, un orso strofina il dorso per lasciare traccia del suo passaggio.
E tutti, cervi, tassi, cinghiali, orsi, lupi, volpi si vanno a informare su cosa succede nel bosco” 
22 Giugno 2017





IL 18 AGOSTO DI OGNI ANNO, RICORDIAMO 4 EROI D’UNA GUERRA IMPARI : I CADUTI DEL FUOCO DI MITOGIO IN AGRO DI CASTIGLIONE DI SICILIA NEL 1993




di Enzo Crimi, (Commissario del Corpo Forestale, dalla pagina Facebook)

In questi giorni di fuoco infernale per il nostro territorio naturalistico, ci siamo oramai abituati a leggere e sentire sui giornali, in radio e televisione, le varie opinioni e i pseudo rimedi riguardo gli incendi boschivi, come se le battaglie del fuoco possano essere vinte con la cultura logorroica della parola sterile. Con scarsa proprietà di linguaggio e competenza tecnica, sono tutti presenti, quasi facessero a gara: mass-media, associazioni, accademici, gente comune e persino qualche saccentone appartenente ai vertici Istituzionali incompetente in materia. Tutti a volere spiegare le cause e i perché di questo grave dramma che puntualmente ogni anno colpisce la collettività, certamente non solo isolana e nazionale. Tutti coinvolti appassionatamente nell’arte dell’apparire e in cerca di visibilità mediatica, tentano di rappresentare goffamente la tematica antincendio con argomenti e parole vane e vuote. Tutti tuttologi ed esperti del settore, tutti preoccupati ad elargire colpe agli altri… persino alla mafia, tutti ambientalisti e detentori di sapienza e non meglio specificate soluzioni, tutti sempre pronti a criticare e forse mai scesi in campo in modo diretto ad operare per il bene comune. Non credo che la stragrande maggioranza di questi soggetti si siano mai trovati coinvolti, in quei momenti di caotica tensione, nello spegnimento di incendi boschivi ed esposti ai rischi che questi comportano. Non credo che abbiano mai sentito il fumo acre stringergli la gola, non credo che durante lo spegnimento abbiano mai percepito il crepitio e l’energia delle fiamme accalorargli o peggio bruciargli la pelle. Non credo abbiano mai provato la sensazione che l’acqua non possa placare la sete o cercare rapidamente una via di fuga dal fuoco, non credo che possano comprendere chi a fine intervento, con le labbra inaridite dal calore, possa bisbigliare: grazie a Dio, anche questa volta c’è l’abbiamo fatta. Dunque, solo il potere della parola, parlano, parlano, parole vuote prive di sensata competenza volte a snaturare la vera pericolosità degli incendi boschivi e a sminuire il lavoro degli addetti, sempre attivi senza limitazioni di tempo e luogo, nonostante il rischio immediato, inteso come motivo di ricerca dei sistemi di lavoro, dei mezzi sempre precari, degli uomini insufficienti, delle attrezzature obsolete, delle vaste aree interessate al fenomeno, del rispetto civico del territorio e cosi via.
Ma non siamo arrabbiati per queste loro colpevoli mancanze, d'altra parte, non ci aspettiamo nulla da loro, la collera e la delusione degli addetti ai lavori come me, scaturisce dal non aver mai letto o sentito da parte di costoro, un pensiero di gratitudine rivolto verso chi quotidianamente rischia la vita nello lotta contro il fuoco, uomini veri, dileggiati, strumentalizzati e persino accusati da qualche bieco personaggio che con consapevole dolo, non riesce a comprendere che la battaglia del fuoco si vince soprattutto con la prevenzione. Persino nessuna riconoscenza nei confronti dei caduti nel corso degli anni durante l’impari lotta alle fiamme, personale in divisa del Corpo Forestale e operai dell’antincendio, come i nostri eroi che voglio oggi ricordare: Francesco Manitta, giovane e promettente sottufficiale del corpo forestale della Regione Siciliana e 3 coraggiosi operai addetti alle squadre di spegnimento incendi: Zumbo Vincenzo (capo squadra antincendio), Mineo Benedetto (operaio antincendio) e Manitta Giuseppa (operaia antincendio), tutti rei di credere nel proprio lavoro al servizio della natura. Uomini valorosi caduti mentre con grande abnegazione e sacrificio intervenivano sugli incendi boschivi, persone che possono essere definite davvero “Angeli custodi” del creato e commemorate quale luminoso esempio di difensori del bene naturalistico, per il quale non hanno esitato a dare la vita, consapevoli delle scarse risorse ad essi assegnate. Eppure, le Istituzioni li hanno dimenticati, Eroi perfino vilipesi da questa bassa e becera politica del potere temporale, la quale, invece di onorarli come coraggiosi caduti, li ignora e con intollerabile e lesiva noncuranza, cerca di svilire anche la dignità di quello che rimane del Corpo Forestale, dei suoi pochi uomini rimasti e dell’intero dispositivo antincendio siciliano, unico baluardo contro gli incendi boschivi che, in questi ultimi siccitosi e roventi anni, stanno devastando gli ecosistemi di questa martoriata Regione sfregiata dalla politica del nulla, trasformista e priva di sensibilità Istituzionale. Un muro di gomma innalzato dall’indifferenza politica verso le problematiche del comparto antincendio, dove servono coraggiose decisioni di intelligenza individuale e ambientale che, ahimè, non é a dotazione di alcuni nostri politici. Forse connettendosi oniricamente alla soppressione del Corpo Forestale dello Stato, e quindi reiterando il macroscopico errore del governo Statale, i vertici e gran parte della politica regionale che gode di totale autonomia amministrativa in materia, invece di sostenere e potenziare il Corpo Forestale Regionale e tutto il dispositivo antincendio, ad esso assegnato dai dettami normativi (Legge Regionale 6 aprile 1996, n. 16, coordinata alla L.R.13/99 e alla L.R. 14/2006), con prerogativa miope, cercano di darsi alla fuga e pensano di scaricare per delega ad altre Istituzioni (Vigili del fuoco – Carabinieri - Protezione Civile etc.), l’intera tematica di settore, ritenuta ostica e ingestibile.
La difesa dell'ambiente dagli incendi ha le sue specificità di intervento che in Sicilia sono culturalmente innate nel Corpo Forestale e negli uomini appartenenti al dispositivo antincendio, come bagaglio intellettivo e formativo, che viene attivato in modo costante ed efficace, per fare fronte alle continue sofferenze dell’ambiente. Con tale presenza, il territorio viene capillarmente e sistematicamente controllato in forma perfettamente consolidata, attraverso la dettagliata conoscenza ultradecennale delle sue caratteristiche fisiche e cartografiche, antropiche e orografiche. Con i cambiamenti climatici in atto, senza la vigilanza permanente e professionalmente specifica del Corpo Forestale e delle squadre antincendio, che dovrebbero essere impiegate anche preventivamente, non è chiaro come si manterrà e si esplicherà in modo ottimale la conoscenza e memoria storica di un territorio, i suoi bisogni e le sue necessità, come si tuteleranno le aree protette e demaniali: che futuro hanno i Parchi e le Riserve, i sistemi fluviali e le aree umide, insomma, l’intero territorio extraurbano, pedemontano e montano, corrono gravi rischi di devastazione.



Notizia correlata:

20 Agosto 1993, La Repubblica. Etna, dove il fuoco vale miliardi





BOSCHI GESTITI MALE PORTANO CON SE PERICOLI DI DISSESTO IDROGEOLOGICO, INCENDI E COSTI ANNESSI ANCHE IN TERMINI DI VITE UMANE. VIDEO







LA SICILIA VA TUTTA QUANTA A FUOCO ED IL PRESIDENTE CROCETTA 'CUGL...IA CU LA MUNNIZZA'. VIDEO







ARS IN PAUSA, IN STALLO NUMEROSI DISEGNI DI LEGGE. IL BLOG: DIMENTICATI COME AL SOLITO I LAVORATORI FORESTALI. VERGOGNA!


di Valeria Arena
Misure di urgente bisogno per la Sicilia ma il rientro dalle ferie coinciderà con l’inizio delle fasi cruciali della campagna elettorale per le regionali. Eliminazione dei vitalizi, obbligo vaccini, riforma strutturale del settore turistico: tutte le occasioni mancate

PALERMO – L’Ars e i deputati siciliani sono andati in vacanza e con loro anche la speranza di veder approvati entro la fine della XVI legislatura molti disegni di legge che passeranno alla storia solo per il clamore con il quale sono stati annunciati. Eppure, i ddl in questione costituiscono le tessere del mosaico di riforme assolutamente urgenti e necessarie ma che però la Sicilia non avrà mai il privilegio di vedere completo.

Il ritorno ai lavori d’Aula a Palazzo dei Normanni, sarà infatti scandito dall’inizio delle fasi cruciali della campagna elettorale per l’elezione del prossimo presidente della Regione, una sfida che con tutta probabilità metterà in secondo piano i compiti dell’Assemblea regionale, a cui di fatto resterà poco meno di due mesi di attività prima del “fatidico” appuntamento del 5 novembre.

I parlamentari si sono lasciati qualche giorno fa con l’approvazione del collegato alla Finanziaria e del rendiconto finanziario relativo all’anno 2016, con un clamoroso passo indietro: il sì alla reintroduzione dell’elezione diretta per il presidente dei Liberi Consorzi, il sindaco metropolitano e i consiglieri, che di fatto segna il ripristino delle vecchie Province. La legge regionale prevede inoltre la reintroduzione delle indennità, che per il presidente saranno uguali a quelle del sindaco della città capoluogo, e dei rimborsi spese per i consiglieri. Un ritorno al passato che ha reso tutti gli sforzi fatti nei mesi scorsi per la cancellazione delle Province siciliane totalmente inutili, insieme alle risorse sperperate al fine di “anticipare” la riforma Delrio, tanto sbandierata da Crocetta ad inizio legislatura sui giornali e in tv: un reset che molto probabilmente ci costerà l’impugnativa, l’ennesima, del Consiglio dei ministri.

Restano invece al palo i restanti disegni di legge annunciati nei mesi scorsi. Tra questi, quello relativo alla ristrutturazione dell’intero settore turistico, presentato lo scorso 18 gennaio dallo stesso assessore Anthony Barbagallo, in questi giorni nella bufera per via del pasticcio legato ai “Distretti turistici”, che non hanno prodotto alcun risultato concreto e la cui rottamazione ha portato alla constatazione che 24 milioni di euro sono andati letteralmente buttati.


Sul versante sanità, è rimasto lettera morta l’annuncio relativo all’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione dei bimbi nella scuola dell’infanzia (asili nido e materna) e i servizi ricreativi, sulla scia di altre regioni italiane, come l’Emilia-Romagna e la Toscana. Il piano, mai discusso in commissione Sanità, si perderà molto probabilmente con la fine dell’attuale legislatura.


Arenati anche i Ddl che dovrebbero disciplinare la condotta dei deputati regionali e i loro privilegi. Il Codice etico degli eletti a cariche pubbliche presentato un anno fa dall’ex presidente della commissione Antimafia all’Ars, Nello Musumeci, è ormai un vecchio ricordo. Il testo, sommerso da circa 250 emendamenti che di fatto ne hanno reso complessa l’approvazione nella stessa commissione, non è più un priorità per i parlamentari della Sala d’Ercole.Nel corso dell’ultima seduta Ars, i deputati hanno bocciato una norma che vieta la candidatura alle elezioni regionali a chi abbia subito una condanna definitiva dalla Corte dei conti per danno erariale e che non abbia ancora saldato il debito con lo Stato. 

Stessa dinamica per il disegno di legge relativo ai vitalizi degli ex deputati e dei loro eredi e vedove, che costano alla Sicilia un milione e mezzo al mese e 18 milioni l’anno.

Sull’argomento si è recentemente espresso Giancarlo Cancelleri, candidato alla presidenza della Regione Sicilia per il Movimento cinquestelle: “Se sarò eletto, la prima cosa che farò sarà tagliare indennità e vitalizi ai parlamentari regionali”.
Tutte le riforme finite nel dimenticatoio, cadranno a fine legislatura e toccherà al “nuovo” Parlamento presentare altri disegni di legge o proposte sui temi appena citati. Al momento, l’attenzione sembra rivolta alla poltrona più ambita della
Sicilia, quella di Presidente della Regione.

Le riforme possono aspettare. 

18 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA 

Fonte: www.qds.it





EMERGENZA SUIDI: «RICOSTRUZIONE DELL’ATTACCO FANTASIOSA». LO AFFERMA IL GRUPPO CONSILIARE DI CASTELLANA SICULA


L'allevatore: «Non esiterò a denunciare chi mette in dubbio il mio racconto»

17 Agosto 2017
Un suido selvatico, secondo la ricostruzione di un allevatore, ha attaccato ed ucciso una vitellina, nelle campagne di Castellana Sicula. È la notizia dei giorni di ferragosto, della tranquilla cittadina, alle porte del Parco delle Madonie. Immediate le reazioni politiche: convocazione straordinaria di un consiglio comunale, aperto alla presenza del direttore del Parco delle Madonie, Peppuccio Bonomo. È quanto richiesto dal gruppo consiliare “Castellana Domani”, rappresentato da Angelo Pizzuto.
Pizzuto chiederà al presidente del Consiglio di discutere «dei fatti successi e dal presunto attacco di un branco di cinghiali ad un vitellino in territorio comunale».

«Il problema è serio – dichiara il capogruppo consiliare Angelo Pizzuto, già presidente del Parco delle Madonie – e va affrontato con serietà adottando soluzioni e non creando facili allarmismi e populismo spicciolo».
Pizzuto sarebbe intenzionato a commissionarie, a proprie spese, una perizia tecnica per dimostrare che «la descrizione dell’attacco è fantasiosa e assolutamente non supportata scientificamente», ed auspica che l’Ente Parco segua il suo esempio.


«Il problema esiste ed è grave, ma non si risolve con cinque minuti di notorietà – chiosa Pizzuto – ma con il lavoro serio di sensibilizzazione del legislatore regionale che deve modificare la vigente normativa dando la possibilità’ ai cacciatori, supervisionati dalle forze dell’ordine, che potrebbero contribuire in maniera determinante all’abbattimento e conseguente limitazione di questi ibridi inselvatichiti, che sono molto dannosi per le persone ma soprattutto per il nostro prezioso patrimonio naturale»
Tuttavia, Michele Di Gangi (nella foto in evidenza), l’allevatore castellanese che domenica mattina alle 7.30 si è vista davanti la scena, conferma la versione dei fatti che ha raccontato al comandante della Polizia Municipale, la prima ad essere giunta sul posto ed a documentare quanto accaduto.
«Sono arrivato quando il suido aveva già squarciato l’anca della vitellina. – afferma Di Gangi – Allertato dal forte muggito della mucca e dal cane che abbaiava. È stato pure preso a morsi dall’animale ch’era almeno il doppio di grandezza della vitellina».

«Ho avvistato anche oggi l’amico (suido, ndr). – continua Di Gangi – Comunque, ho sentito che c’è qualcuno che sta mettendo in dubbio il mio racconto. Non esiterò a denunciarlo. Ho raccontato quello che ho visto, né più, né meno».
Intanto monta la protesta di residenti, agricoltori e allevatori del luogo, costretti ogni giorno a fronteggiare un fenomeno sfuggito di mano alla politica.
«I cinghiali ringraziano», ha affermato Lorenzo Galeazzi, che ha “firmato” il servizio andato in onda oggi sul TGR delle 19.30.



Leggi anche:

Emergenza cinghiali, via ai piani di abbattimento. A sparare saranno solo figure selezionate: guardie parco, guardie forestali e guardie venatorie

Figuccia (Fi): "Basta tentennamenti e ipocrisia. dopo la tragedia di Cefalù e dell'aggressione da parte del cinghiale, servono interventi e norma, per garantire tutele ai cittadini e abbattimento controllato delle specie." a Isnello nasce un comitato

Un anno fa una petizione: ieri il morto innocente. Nessuno è responsabile, non lo sono i forestali che li hanno fatto scappare dal parco, non lo sono i ...Forse l'unico responsabile è il povero Rinaudo che, al pari dello scrivente e degli altri proprietari terrieri, non doveva essere in campagna



Parco delle Madonie, autorizzato l'abbattimento dei cinghiali

Madonie, stop ai rinvii: saranno abbattuti i cinghiali selvatici, si inizierà dopo natale. Una decina gli operatori impegnati in questa tornata, tra guardie venatorie e agenti del corpo forestale

Caccia ai cinghiali aperta: primo giorno a vuoto. Da ieri mattina le due squadre, composte da dieci operatori fra guardie forestali e venatorie stanno passando a setaccio le madonie. L'Ente Parco: non solo abbattimenti ma pure catture

Madonie, abbattuti trenta cinghiali in un mese: nuovo stop per colpa della neve

Parco delle Madonie, al via l’abbattimento dei suidi. Il blog: che diventi una risorsa, non un problema!

Castelbuono e Castellana, oggi pomeriggio (12 ottobre) altro appostamento al suido, continua la pantomima

Il 18 novembre assemblea cittadina sui cinghiali a Pollina. Iniziativa del comitato popolare per la salvaguardia del territorio madonita

Sicilia, invasione cinghiali madonie: Figuccia (Forza Italia), con primi freddi cinghiali hanno invaso centri abitati delle Madonie in cerca di cibo, grave che governo crocetta non faccia nulla per l’eradicazione delle bestie

I “barbari” continuano indisturbati ad accoppiarsi e distruggere, sono pericolosi e vanno eradicati. Allegra: «monitoraggi inutili»

Alle emergenze si risponde con provvedimenti d’emergenza

Emergenza cinghiali, arriva l’ordinanza per contenere l’invasione dei suidi

Cracolici: le ordinanze sindacali sui cinghiali non rappresentano un via libera all’esercizio venatorio

Abbattimento dei cinghiali nelle madonie, legambiente: «Decisione grave»

Venezia. Eradicazione cinghiali: 200 mila euro della regione al Parco dei Colli Euganei. La piena attività della task force sarà garantita dagli operai forestali, a tempo determinato ed indeterminato. Il Blog: in Sicilia invece ancora non vogliono accettare che siamo una grandissima forza lavoro

Cinghiali: accolta raccomandazione di Culotta

Allarme cinghiali, rimozione urgente dei rifiuti tra Addaura e Arenella

Madonie. A Castellana Sicula il sindaco lancia l'allarme cinghiali: sono dentro il paese

I lavoratori forestali per l'emergenza suidi/cinghiali. Ma la politica dorme


 Che diventi una risorsa, non un problema!