16 ottobre 2018

RISCHIO NUOVO BUCO NEI CONTI REGIONALI: ROMA TRATTERRÀ GLI EXTRABUDGET FISCALI ANCHE NEL 2018


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MA DALL'ASSESSORATO ECONOMICA DICONO DI AVER GIA' PREVISTO QUESTA EVENTUALITA'

di Manlio Viola - 15/10/2018
Porta la data del 4 ottobre ed è firmato dal Direttore generale delle Finanze Fabrizia Lapecorella e dal ragioniere Generale dello Stato Daniele Franco. E’ il decreto pubblicato alla fine della scorsa settimana sulla Gazzetta ufficiale Italiana e che, dunque, è già in vigore, che dispone, anche per il 2018, che sia lo Stato ad incassare e trattenere il gettito fiscale derivante dalle maggiori entrate anche delle Regioni a Statuto Speciale e dunque anche della Sicilia.

Nonostante le trattative in corso e le proteste di Palermo per il fatto che il contributo al risanamento della Finanza Pubblica da parte della Sicilia sia troppo elevato e di fatto insostenibile oltre che superiore perfino al contributo delle regioni a Statuto ordinario, lo Stato ha proseguito per la sua strada e incamererà nel 2018 le stesse risorse del 2017 o forse addirittura qualcosa in più. I conti non sono stati ancora fatti ma fra contributo al risanamento, extrabudget fiscali (di cui a questo decreto), contributo imposto alle ex province, tagli ai trasferimenti agli enti Locali, la Sicilia perde circa 1 miliardo e 800 milioni di euro.

Ma non tutte le regioni a Statuto Speciale sono uguali. Per il Trentino Alto Adige questo decreto non basta, sarà necessario un decreto del Ministro dopo un accordo con la Regione (gli altri subiscono e basta) mentre in Sardegna il decreto vale solo per il calcolo della ripartizione visto che il sistema di compartecipazione fiscale è diverso.

Per la Sicilia, invece, pagare e sorridere, anzi solo sorridere visto che lo Stato incassa direttamente e i soldi non ci passano nemmeno dalle tasche della Regione.

La buona notizia è che si tratta dell’ultimo anno di ‘prelievo forzoso’ ma questo non per effetto di trattative e proteste. La legge che autorizzava questo ‘scippo’, infatti, aveva un arco temporale di operatività al massimo di cinque anni a partire dal 2014 e dunque il 2018 è l’ultimo anno fiscale di applicazione. A meno che il governo gialloverde non voglia dar vita ad un altro provvedimento analogo o similare in futuro.

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LA RIFORMA FORNERO. L'INTRODUZIONE QUOTA 100 PARTIRÀ DA FEBBRAIO. IL BLOG: IL PROVVEDIMENTO INTERESSA ANCHE ALCUNE CENTINAIA DI LAVORATORI FORESTALI


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15 Ottobre 2018
La riforma Fornero, con l'introduzione della quota 100, partirà da febbraio. E' quanto stabilito durante il vertice sulla manovra tenutosi nel pomeriggio a Palazzo Chigi. La nuova misura previdenziale, tra i cavalli di battaglia della Lega, consente di andare in pensione all'età di 62 anni purché nel contempo si abbiano almeno 38 anni di contributi. Quota 100 quindi permetterà di ritirarsi dal lavoro con circa 5 anni di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia, per la quale nel 2019 l'età pensionabile sarà aumentata a 67 anni.

Secondo quanto previsto dall'accordo raggiunto dopo il vertice, non ci sarà inoltre nessun limite a livello di platea, né penalizzazioni per aderire allo schema che modifica la Legge Fornero. Alla modifica della riforma saranno destinati "7 miliardi lira più, lira meno" nel primo anno così "diamo una sostanziosa iniezione di ossigeno" per 400mila italiani, ha spiegato il vicepremier Matteo Salvini in conferenza stampa al termine del cdm sulla manovra. Si parte con lo schema "62-38 per quest'anno", con il quale "diamo soddisfazione a circa mezzo milione di italiani che non è roba da poco". Con le modifiche, ha aggiunto Salvini, "inizia un percorso con 7 miliardi il prossimo anno, che crescono negli anni successivi", sottolineando che "l'obiettivo finale è azzerare tout court la legge Fornero". L'obiettivo, ha detto, è anche quello "di arrivare a quota 41 pura".

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VIA LIBERA A MANOVRA E DL FISCALE


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15 Ottobre 2018
Ci sono anche la pace fiscale e le pensioni d'oro nell'accordo raggiunto durante il vertice di governo. Dopo una mattinata e un primo pomeriggio ad alta tensione, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno infatti preso parte alla riunione su dl fiscale e manovra con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, trovando una sintesi sui nodi principali della manovra, poi illustrata durante il Cdm che ha dato il via libera.
"Nei tempi previsti e senza dilazioni abbiamo approvato un decreto fiscale e un ddl sul bilancio 2019 con la previsione per il 2019-20-21. Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo. Entro le ore 24" il governo invierà alla Commissione europea la manovra economica", ha spiegato in conferenza stampa il premier Conte, seguito dal ministro dell'Economia Giovanni Tria: "Eliminazione dell'aumento Iva, finanziamento della partenza del reddito di cittadinanza e della correzione della riforma Fornero con la possibilità di andare in pensione un po' prima per superare problemi di blocco di turn over e turn over delle competenze nelle imprese".

LE MISURE - Dopo il braccio di ferro, Lega e M5S hanno quindi trovato un punto d'incontro sui principali nodi della manovra. Per quanto riguarda la pace fiscale, potrà essere fatta solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco, nei tribunali, potranno sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi. In arrivo anche un inasprimento delle sanzioni per gli evasori. Via libera quindi al saldo e stralcio per le cartelle anteriori al 2010 di importo inferiore a mille euro. La misura, secondo quanto si apprende, interessa dieci milioni di contribuenti e coinvolge il 25% del magazzino dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per le altre cartelle via libera alla rottamazione, in cinque anni e 20 rate trimestrali: "Prima di tutto ci siamo accordati sul fatto che per gli evasori ci sarà la galera. Ci sarà la pace fiscale per aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia, ma non ci sarà nessun salvacondotto per chi evade", spiega Di Maio su Facebook.

Raggiunta una sintesi anche sul taglio alle pensioni d'oro: un miliardo derivante dalla 'sforbiciata' - riferiscono fonti di governo - sarà messo a copertura nella legge di bilancio. Sempre secondo quanto si apprende, la riforma della legge Fornero, con l'introduzione della quota 100, partirà da febbraio: nessun limite a livello di platea, né penalizzazioni per aderire allo schema che modifica la Fornero consentendo di anticipare l'età pensionabile. Alla modifica della riforma saranno destinati "7 miliardi lira più, lira meno" nel primo anno così "diamo una sostanziosa iniezione di ossigeno" per 400mila italiani, ha spiegato Salvini. Si parte con lo schema "62-38 per quest'anno", con il quale "diamo soddisfazione a circa mezzo milione di italiani che non è roba da poco". Con le modifiche, ha aggiunto Salvini, "inizia un percorso con 7 miliardi il prossimo anno, che crescono negli anni successivi", sottolineando che "l'obiettivo finale è azzerare tout court la legge Fornero". L'obiettivo, ha detto, è anche quello "di arrivare a quota 41 pura".

E ancora: stretta fiscale in arrivo per banche e assicurazioni. Secondo quanto si apprende, non ci saranno aumenti di tasse nel Bilancio, tranne che per istituti di credito e assicurazioni. Via libera al taglio ai fondi destinati ai migranti, pari a 1,3 miliardi di euro nel triennio 2019-2021, di cui 500 milioni già il prossimo anno. Secondo quanto si apprende da fonti governative, questo l'accordo raggiunto .

Stanziati inoltre 100 milioni di euro in favore delle politiche per la famiglia, mentre sono previste più risorse per la sanità pubblica, con un aumento della spesa sanitaria. Stretta in manovra, riferiscono ancora le fonti, contro i medici 'furbetti' che allungano le lista di attesa del servizio pubblico per convincere i pazienti a ricorrere alla cosiddetta intramoenia, ovvero visite private all'interno della struttura ospedaliera pagando la parcella per intero ai camici bianchi. "Abbiamo pensato anche alla sanità, ad aggredire le liste di attesa scoraggiando i medici che facevano allungare l'attesa dei pazienti per fare delle visite nel loro studio privato anziché nel pubblico", ha poi spiegato il vicepremier M5S.

Accordo raggiunto anche sullo stop alla pratica dei governatori di Regione con doppio ruolo di commissari della sanità: "Mai più un caso De Luca commissario della sanità", spiegano infatti fonti vicine al vicepremier M5S. La norma, una volta approvata in via definitiva, farà decadere da commissari il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il governatore campano Vincenzo De Luca.

Nasce inoltre un secondo decreto dal vertice: si tratta del dl già denominato "taglia scartoffie e leggi inutili", riferiscono fonti vicine al vicepremier Luigi Di Maio, che introdurrebbe, tra le altre cose, oltre 100 adempimenti in meno per le imprese. Con il nuovo dl arriva quindi l'Rc auto equa per eliminare le differenze che esistono in alcune zone del paese. La misura, secondo quanto si apprende, sarà inserita nella manovra. "C'è un nuovo intero decreto - spiega Di Maio - che taglia un sacco di scartoffie: decine di leggi inutili e cento adempimenti che complicano la vita agli imprenditori. Abbiamo sancito che se una persona ha crediti con la pubblica amministrazione, non gli può essere pignorata la casa (grazie Sergio Bramini!). Le assicurazioni Rc auto saranno eque finalmente, perché in alcuni posti si pagava davvero troppo".

SALVINI - "Dopo averlo dimostrato sull'immigrazione e la sicurezza, anche sui temi economici continuiamo a mantenere le promesse con gradualità e coraggio. Fornero, flat tax, equitalia: anche su questi temi siamo il cambiamento'', sottolineato il leader della Lega, Matteo Salvini. ''Sono stanco - ha poi detto al termine del Cdm - ma estremamente soddisfatto. Manteniamo gli impegni presi, gradualmente ma con coraggio, a partire dallo smontare mattone per mattone la legge Fornero, restituendo il diritto alla pensione già dal prossimo 2019, senza penalizzazioni di alcun tipo''. Grazie alla riduzione degli sbarchi e al taglio dei 35 euro per migrante, ha aggiunto, ci sarà ''un risparmio di spesa corrente vero, di oltre mezzo mld dalla voce immigrazione'' nel prossimo anno, e di 1,5 miliardi nel triennio 2019-2021. Le risorse, spiega, saranno ''reinvestite in gran parte nella sicurezza''.

DI MAIO - "Non è una legge di Bilancio qualsiasi. E' una manovra del popolo, è un nuovo contratto dello Stato con i cittadini". "Usiamo i privilegi per finanziare i diritti dei cittadini", ha spiegato Di Maio al termine del Cdm. Nella manovra, spiega ancora, "ci saranno molte sburocratizzazioni... dall'eliminazione del registro del burro e dello zucchero, una norma da dopoguerra per molte imprese fino alla semplificazione nel deposito dei contratti collettivi: verrano inviati al ministero del Lavoro e poi provvederemo noi a inoltrarli... Ci sono tagli agli sprechi, un po' di tassazione sul gioco d'azzardo in più, è una piaga da combattere e allo stesso tempo si conferma quota 100 che ci permetterà di liberare centinaia di migliaia di posti lavoro", il reddito di cittadinanza per formare i lavoratori e "ci sarà opzione donna".

"Il reddito di cittadinanza - ha spiegato ancora - avrà misure omogenee su tutto il territorio". Il reddito partirà già "nei primi tre mesi del 2019" ed è "una sfida di civiltà", ha aggiunto, precisando che incontrerà gli assessori al lavoro di tutte le regioni italiane.

TRIA - ''Questa idea che con la manovra si voglia far saltare l'Europa è del tutto infondata nei fatti'', ha affermato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel corso della conferenza stampa. "Confermo - ha spiegato - il dialogo continuo con la Commissione europea. Ho parlato con Moscovici anche a Bali, lo incontrerò il 18 a Roma", dice. "Ci sono delle procedure", spiega Tria, aggiungendo che quando un Paese non segue le raccomandazioni "si apre un dialogo" con la Commissione "c'è una tempistica, ci sono delle lettere", "ci saranno delle osservazioni e immagino ci sarà una lettera di risposta".

La logica della manovra, ha aggiunto, "è quella illustrata nella Nota di aggiornamento al Def. Questa legge riflette esattamente quanto contenuti in quel documento negli obiettivi di deficit e nei contenuti. Abbiamo ereditato un deficit al 2%'' perché ''tutti hanno sempre considerato che clausole di salvaguardia non dovevano esser attivate'', ha detto, aggiungendo che anche prima della creazione dell'esecutivo giallo verde, ''c'era ansia di fare il governo per impedire l'attivazione'' delle clausole. Ciò significa che ''implicitamente il deficit che abbiamo ereditato era al 2% e siamo andati al 2,4%''.

E sull'ipotesi di dimissioni, Tria spiega: ''Non sono portato al masochismo di subire tutta legge di bilancio per dimettermi dopo, sarebbe più logico dimettersi prima''.

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Ecco la nota integrale di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2018 approvata dal Parlamento






UNA POLITICA AGRICOLA EUROPEA VICINA ALLE REGIONI


Dal sito www.qds.it

di Roberto Pelos
Approvato da tutte le Regioni italiane il nuovo documento sulla Pac. Il 28,50% del bilancio dell’Ue destinato all’agricoltura. L’accordo è arrivato durante l’ultima edizione di Blue Sea Land a Mazara del Vallo

MAZZARA DEL VALLO – “È motivo di grande orgoglio vedere approvato oggi in Sicilia da tutte le Regioni Italiane il documento sulla nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC), parliamo di qualcosa come il 28,50% del bilancio dell’Unione Europea destinato ai Programmi Operativi per l’Agricoltura”.

È quanto si legge in un comunicato diffuso recentemente dall’Assessorato regionale all’Agricoltura relativamente al documento programmatico che conferirebbe maggiori poteri alle varie realtà territoriali. “Oggi – prosegue infatti il comunicato diramato nei giorni scorsi - abbiamo raggiunto un traguardo importante a tutela della regionalizzazione delle Politiche agricole territoriali per superare una querelle molto forte, in atto oggi con l’Europa, che vuole attuare un programma operativo unico, in contrapposizione con le Regioni che rivendicano, anche in armonia con il nostro modello costituzionale, di potere essere protagoniste con i propri Programmi Operativi. Tra gli altri argomenti trattati – sottolineano ancora - si evidenzia la richiesta dell’Assessore Bandiera di trattazione da parte della Commissione della proposta relativa alla prossima programmazione comunitaria in materia di pesca (FEAMP), nonché la richiesta dello stesso assessore, recepita dalle Regioni, di dedicare una sessione specifica della Commissione al tema delle Politiche per la pesca”.

Salute economica del settore agricolo, cura dell’ambiente, azione in materia di cambiamenti climatici, un tessuto economico e sociale forte nelle aree rurali dell’Ue, specialmente in vista delle nuove possibilità di azione nei settori del commercio, della bioeconomia, delle energie rinnovabili, dell’economia circolare e dell’economia digitale.

Queste le sfide principali che riguardano la nuova Pac che, per raggiungere tali importanti obiettivi, deve essere modernizzata e semplificata per farlo con un livello minimo di oneri amministrativi e deve essere resa più compatibile con le altre politiche dell’UE al fine di massimizzare il proprio contributo alle dieci priorità della Commissione e agli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS).

Tra le novità del documento riguardante la Politica Agricola Comunitaria, spicca la scomparsa del pagamento del “greening” riguardante dunque clima e ambiente, i cui impegni sono in parte inclusi nelle condizionalità.

La Pac 2021-2027 si prefigge inoltre di sostenere un reddito agricolo sufficiente e la resilienza per rafforzare la sicurezza alimentare, migliorare l’orientamento al mercato e aumentare la competitività (ricerca, tecnologia, digitalizzazione), migliorare la posizione degli agricoltori nella catena del valore, promuovere l’occupazione, la crescita, l’inclusione sociale e lo sviluppo locale (bioeconomia e silvicoltura sostenibile), migliorare la risposta dell’agricoltura alle esigenze della società. Come ricordato nella relazione della Commissione europea, “una politica agricola comune più moderna dovrà sostenere la transizione verso un settore agricolo pienamente sostenibile e lo sviluppo di aree rurali dinamiche, garantendo alimenti sani, sicuri e di alta qualità per oltre 500 milioni di consumatori.

L’Europa – prosegue la relazione della Commissione europea - ha bisogno di un settore agricolo intelligente, resiliente, sostenibile e competitivo al fine di garantire la produzione di alimenti sicuri, di alta qualità, a prezzi accessibili, nutrienti e diversificati per i propri cittadini e un forte tessuto socioeconomico nelle aree rurali”.
16 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: www.qds.it






RISCHIO IDROGEOLOGICO, IN ARRIVO 44 MILIONI PER LA REALIZZAZIONE DELLE OPERE NECESSARIE


Dal sito www.blogsicilia.it

MUSUMECI: "INTERVENTI URGENTI E PRIORITARI PER LA SALVAGUARDIA DELLA VITA UMANA"

15/10/2018
In arrivo in Sicilia oltre quarantaquattro milioni di euro per la riduzione del rischio idrogeologico e contro l’erosione costiera. E’ il frutto di un aggiornamento dell’Accordo di programma tra la Regione Siciliana e il ministero dell’Ambiente, ratificato dalla Giunta Musumeci.

«Si tratta – sottolinea il governatore – di interventi urgenti e prioritari per la salvaguardia della vita umana e per la sicurezza delle infrastrutture, del patrimonio ambientale e culturale. In alcuni casi sono nuove opere, in altri manutenzioni ordinarie e straordinarie. Purtroppo nell’Isola, in molte aree, il territorio è a rischio e senza efficace tutela e prevenzione, come spesso nel passato è avvenuto, il pericolo di tragedie è elevato. Ecco perché, fin dall’insediamento, il mio governo ha considerato prioritario intervenire in questo settore».

Le opere finanziate sono venti e ricadono nelle province di: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo e Siracusa. In particolare, i lavori più importanti, dal punto di vista dell’impegno finanziario, sono nell’Agrigentino: a Raffadali, dove con 8,9 milioni di euro si interverrà per l’eliminazione del rischio idrogeologico a difesa del Rione Barca e nel versante nord-est del centro abitato di Sant’Angelo Muxaro per completare il consolidamento del costone roccioso (3,5 milioni di euro).
Interventi rilevanti sono previsti anche a: Frazzanò su monti Nebrodi nel Messinese, con due progetti di cinque milioni di euro, per il centro abitato a monte di via della Libertà e Messina, sul litorale tirrenico – tra i torrenti Tono e Gallo – per la manutenzione delle barriere frangiflutti esistenti (tre milioni di euro).

Nell’elenco delle opere anche: il consolidamento e il miglioramento sismico della sede dell’Ufficio tecnico comunale a Palagonia, in provincia di Catania (2,4 milioni di euro); ad Agira nell’Ennese, nella periferia meridionale del centro abitato (1,3 milioni di euro) e sul versante ovest del quartiere Santa Maria (un milione di euro).

E ancora in provincia di Palermo: a Petralia Soprana (consolidamento del versante sud-ovest del centro abitato: 1,5 milioni di euro) e a Baucina, dove si interverrà per la messa in sicurezza del cimitero comunale (398mila euro). A Marianopoli, nel Nisseno, destinati 945mila euro per lavori nella zona delle Case agricole, mentre 1,2 milioni di euro verranno utilizzati a Ferla, in provincia di Siracusa, nella contrada Macello a sud del centro abitato.

Gli altri lavori finanziati sono nelle zone tirreniche e joniche del Messinese: Montalbano Elicona (2,4 milioni di euro per la frazione Santa Maria), Raccuia (1,8 milioni di euro, al centro abitato San Nicolò-Carrovetta nel rione Fossochiodo). Sempre sui Nebrodi, previsti 2,3 milioni di euro per il centro abitato a valle della via degli Angeli a San Teodoro, due milioni di euro per la contrada Ramisi a Militello Rosmarino e 1,2 milioni di euro che saranno utilizzati a Capri Leone nel centro abitato Torrente Paliace. E ancora a Castelmola (due milioni di euro) per completare il consolidamento del costone roccioso a valle del centro abitato Cuculunazzo-Sottoposta; a Itala, dove con 1,5 milioni di euro si provvederà alla regimentazione idraulica dell’area franata in località Casaleddu; a Fiumedinisi (1,9 milioni di euro per contrada Fontana).

Fonte: www.blogsicilia.it






I CENTRI PER L'IMPIEGO SICILIANI ALZANO BANDIERA BIANCA: "INADEGUATI A GESTIRE REDDITO DI CITTADINANZA"


Dal sito palermo.repubblica.it

di GIORGIO RUTA - 15 Ottobre 2018
L'Isola ha il primato del numero di lavoratori del settore: 1737 su 7934. Ciò nonostante i servizi sono al flop

L'attuazione del reddito di cittadinanza preoccupa, e non poco, i centri per l'impiego dell'Isola. "Le strutture sono poco organizzate o organizzabili a rendere servizi adeguati ai cittadini", ha detto la dirigente dell'ufficio di Palermo, secondo quanto riportano in una nota i sindacati autonomi Cobas-Codir, Sadirs e Siad. Le stesse sigle che chiedono di incontrare la delegazione del governo nazionale che dovrebbe fare visita a un centro del Palermitano nei prossimi giorni. La paura è che negli uffici della Sicilia non riescano a far fronte al numero elevato di richieste che arriveranno per ottenere il reddito di cittadinanza.

Questo nonostante nei 501 Centri per l'impiego italiani operano "7.934" addetti, e "la regione col maggior numero di dipendenti è la Sicilia (1.737), che raccoglie poco meno del 22% del totale del personale". Malgrado ciò, l'Isola meridionale "è maglia nera in Europa per quota di persone a rischio di povertà, o di esclusione sociale (52,1%), e ha anche il primato della quota di popolazione dai 15 anni in su a rischio povertà (41,3%)", come ha rilevato il rapporto dell'Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, diffuso nei giorni scorsi a Siracusa.

Per i sindacati autonomi "sono effettivamente inadeguate le strutture delle sole città metropolitane, ma al tempo stesso congrua e qualificata la dotazione organica del personale di tutti i centri per l'impiego della Sicilia". Un riferimento chiaro alla questione ex sportellisti: la Regione ha chiesto agli uffici di comunicare di quante persone hanno bisogno, per poter inserire questi lavoratori con "procedura a evidenza pubblica".

Una lettera che ha fatto infuriare i sindacati autonomi che sostengono si tratterebbe di un affidamento diretto che "si risolve in azione che viola principio del pubblico concorso con una deroga che determina un privilegio a favore di una categoria di lavoratori in danno al personale in servizio", che vedrebbe "occupati irreparabilmente i posti da destinare a riqualificazione e progressione della carriera in via di definizione di rinnovo del contratto".

Ma gli ex sportellisti non ci stanno e scrivono una lettera ai sindacati. “La nostra battaglia non sfiora in alcun modo la vostra per il rinnovo del contratto di lavoro e la legittima richiesta di progressione di carriera”, sostengono, rassicurando sull’eventuale loro assunzione nei centri dell’impiego siciliani. “Basta studiare la riforma annunciata dal governo – scrivono gli esperti di politiche attive del lavoro - per comprendere che sarebbe una diretta conseguenza dell'annunciato potenziamento dei centri per l'impiego a livello nazionale, quindi va da sé che la copertura economica arriverebbe direttamente da risorse statali e non intaccherebbe in alcun modo le risorse regionali a voi dedicate”.

Fonte: palermo.repubblica.it






15 ottobre 2018

OPERAI FORESTALI A MISILMERI, CONVENZIONE CON IL COMUNE


Dalla pagina Facebook
dell'Amministrazione Stadarelli

Sottoscritta presso il Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale, alla presenza del Dirigente Dott. Vincenzo Lo Meo, la Convenzione fra il Comune di Misilmeri e la Regione Siciliana per l’utilizzo del personale forestale per curare il nostro verde pubblico.
Grazie alla convenzione avremo l'opportunità,nei prossimi giorni,di ospitare gli operai forestali che si occuperanno della manutenzione di aree a verde pubblico nel nostro territorio comunale senza nessun costo per le casse del nostro ente.








UGL: POSSIBILE BEFFA PER I PREPOSTI ALLA SICUREZZA

Ricevo e pubblico
dal Segretario Regionale Ugl Agricoli e Forestali
Franco Arena


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GIORNO 18 OTTOBRE RIUNIONE DEL FAS SICILIA A PRIZZI

Ricevo e pubblico
dal Fas Sicilia








DOPO QUASI QUATTRO ANNI DALLA SENTENZA. IN QUESTI GIORNI UNA SESSANTINA DI AIB PALERMITANI STANNO RICEVENDO TRA GLI 11 E 12 MILA EURO. NON ERANO STATI INSERITI NEL CONTINGENTE SUPERIORE E ADESSO VENGONO RISARCITI


Ricevo e pubblico

In sintesi
Nel febbario del 2015 il Giudice aveva accolto un ricorso di una sessantina lavoratori dell'antincendio (101nisti), il Blog ne aveva dato notizia e aveva anche contattato l'Avvocato per approfondire meglio la sentenza.
Gli operai con le vecchie graduatorie avevano maturato il diritto di transitare nel contingente dei 151nisti, ma poi cambiando nuovamente criteri si sono ritrovati fuori. Gli è stato riconosciuto solamente il danno economico e proprio in questi giorni gli Aib stanno ricevendo tra gli 11 e i 12 mila euro, a secondo della qualifica. A queste somme si devono togliere le ritenute alla fonte.

Ecco l'articolo con la rispettiva sentenza:
Colpo di scena! Sentenza del 19 febbraio 2015 per i lavoratori dell'antincendio della provincia di Palermo. Con le vecchie graduatorie avevano il diritto di essere inseriti nel contingente dei 151nisti, solo che cambiando i listati si sono ritrovati fuori







IL “RE NUDO”!


di Antonino Lomonaco
Qualche sera fa, come tutti gli anni, abbiamo fatto la cena di commiato fra noi A.S.P.I. del distaccamento di Linguaglossa, una cena come credo ogni distaccamento faccia ad ogni fine campagna di antincendio. Fra noi vi erano quattro agenti della Guardia forestale.
Agenti che hanno retto le campagne antincendio del nostro territorio (ventimila ettari!) da una trentina d’anni a questa parte. Più che superiori sono stati sempre nostri compagni. 
Con loro, negli ultimi decenni, abbiamo condiviso i dolori e le fatiche, anche aspre, che richiede il nostro compito. 
Certo, vi sono stati periodi animati anche dal confronto, ma sempre basati sul rispetto dei ruoli e delle persone che sono e che siamo. 
Invero, vi sono stati momenti e prese di posizione, da parte loro, a nostra difesa, persino con gerarchie superiori, perchè, come ebbero a dire: <<conosciamo bene i nostri uomini e le loro capacità operative>>. 
Una fiducia che ci ha onorato e che fa loro onore. 
Una fiducia, non sempre facile, ma che ha il significato di una comprensione del lavoro da svolgere e delle persone che si hanno a disposizione.
Tuttavia, su quattro che erano, uno è stato trasferito, già da diversi anni, ad un’altro distaccamento, rimasto precedentemente senza agenti. Un altro è già andato in pensione l’anno passato, il terzo entro la fine di quest’anno lo seguirà. 
Infine, il prossimo anno, (come in un famoso film) sembra che da noi ne rimarrà solo uno!
Una numerazione sintomatica di una condizione in decadenza.
Ciò non può sorprendere, visto che la politica si sta trasformando sempre più, dall’arte della gestione delle genti e dei loro territori, nell’arte dell’inganno retorico.
Così, ad esempio, la gestione regionale conclude la campagna A.I.B. siciliana del 2018 con parole di esaltazione per una supposta “pianificazione” che, a loro dire, è stata capace di ridurre di un ben 73,19% la superficie boscata percorsa dal fuoco rispetto all’anno passato, ed è chiaro come il sole, invece, che siamo di fronte ad una mistificazione che falsifica, ad uso propagandistico, dati che hanno tutta un’altra origine.
Infatti un tale atteggiamento non è nuovo ma, purtroppo, è una costante di tutte le amministrazioni regionali che si sono succedute in questi ultimi decenni.
Persone del genere sono lontane dalla realtà che dovrebbero governare: piloti ciechi su di un’auto in movimento! 
Proclamano cose senza senso come, in questo caso, quello di un contratto con “privati” che hanno fornito elicotteri segnalatori, per avvistare velocemente gli incendi. 
Solo che i nostri territori sono già costantemente controllati dal nostro validissimo sistema di vedette che segnala, in tempo reale, qualsiasi fumo inizi ad alzarsi nella calura estiva.
Invero, inoltre, la gran parte degli automezzi sono stati forniti fra luglio ed agosto (quindi con un irresponsabile ritardo!), costringendo le nostre squadre ad interventi disagiati nella celerità e nelle modalità. E addirittura (questo non era mai successo prima) molti di noi sono rimasti operativamente inattivi, poichè non gli si sono mai consegnati i D.P.I., ed i territori arsi li hanno attraversati soltanto nelle successive misurazioni perimetrali dei terreni bruciati, in supporto alle guardie che, come si diceva sopra, sono in carenza di numero.
La verità (la quale fa onore ad ogni politica sincera, leale con i propri cittadini) è che quel “meno 73,19%” va attribuito alla frequente piovosità di questa estate e all’avvicinare, in modo improprio, i numeri degli incendi del 2018 con i numeri di una estate particolarmente calda e secca, come quella del 2017! 
La competenza, nel settore forestale, sa che l’umidità non agevola gli incendi boschivi, al contrario, invece, delle alte temperature e della persistente siccità.
Paragonare, quindi, i dati dell’anno passato con quelli della recente estate è del tutto fuori luogo, ma ancor peggio è utilizzarli con lo scopo di autoelogiare una pianificazione mai fatta, mai pensata, mai realizzata: pura fuffa, come lo starnazzare, pomposo, di oche nell’aia!
Come ci si può fidare di gente del genere?
Io mi fido delle guardie forestali che mi sono state accanto negli anni, che hanno sudato ed hanno temuto, assieme a me ed ai miei compagni, di fronte alle fiamme. 
Che hanno sbagliato, come chiunque a questo mondo sbaglia, ma che hanno sempre saputo riconoscerlo: come veri Uomini!

Noi, nel nostro compito, rischiamo spesso l’incolumità ed anche la vita. 
Respiriamo fumo e, spesso, sputiamo sangue.
Non possiamo accettare, sulle nostre spalle, il gioco delle parole e dell’artifizio propagandistico: il re è nudo e se non si amano le menzogne va detto!
Il re è misero e se non si amano le vergogne va detto!





FINE DELLA CAMPAGNA DI ANTINCENDIO BOSCHIVO. PER NON DIMENTICARE E PER CAPIRE CHE FRA CROCETTA E MUSUMECI NIENTE È CAMBIATO


Un articolo del 2015 che ritorna prepotentemente d'attualità

di Antonino Lomonaco
Alla fine di ogni estate... di ogni campagna di antincendio boschivo, la sensazione che provo è quasi di svuotamento. Dai picchi emotivi delle battaglie contro le fiamme, dall'orgoglio per i meriti di tali battaglie, che hanno salvato intere aree boscate e, quindi, vite di animali, vegetali, e del loro ecosistema, ci si ritrova infine congedati come se nulla fosse stato. Peggio ancora con quel persistente pregiudizio, pressato addosso, di "nullafacenti" sparpagliati nei boschi, meritevoli solo di esser eliminati come "categoria parassitaria".Tutto ciò ha un sapore amaro, perché questi "parassiti", di cui io faccio parte, hanno rischiato la vita e la propria incolumità per il "bene pubblico" e del proprio territorio. 
Quest'anno, poi, può davvero essere annoverato come l' "annus orribilis" per eccellenza. Si è partiti in ritardo, a luglio, quando, di norma si è già in piena emergenza incendi, e, per non semplificare la cosa, senza automezzi e dispositivi di protezione individuali. Questo perché, dopo un intero inverno e una intera primavera, non avevano ancora avuto alcuna manutenzione. Infine, ma al fine non c'è mai fine, si è pensato bene di ridurre il contingente di un bel 20% del personale. Una riduzione fatta senza alcun criterio di validità o di meriti, come se la nostra attività fosse un "gioco" qualsiasi e validissimi colleghi che negli anni hanno rischiato l'incolumità e la vita, si sono ritrovati all'improvviso fuori, come se nulla fosse mai stato.
La fortuna di quest'anno è stata la frequente ed inusuale piovosità che ha reso i terreni umidi e quindi meno esposti alla catastrofe di cui ci occupiamo.
Tuttavia ci rendiamo conto, purtroppo, che incombe su di noi una catastrofe ancora più drammatica, cioè a dire, la catastrofe di una categoria di politici incapaci di "leggere" il territorio e le esigenze della gente che in esso ci vive. Una categoria di politici che dovrebbero gestire questi territori e queste esigenze di sopravvivenza della popolazione ma che, purtroppo, vivono in un altro mondo rispetto alla gente comune. Questa "distorsione", fra chi gestisce e chi viene gestito, alla lunga rischia davvero di risolversi in una vera e propria "rottura", la quale non è mai foriera di belle cose. Il modo migliore per risolvere i problemi è, innanzi tutto, quello di aver coscienza di essi. In una Regione come la nostra, in cui è molto facile perdere il lavoro ma non trovarlo, non si può procedere aumentando questa tendenza: non si può procedere con la leggerezza di lasciare a casa persone che con otto o novemila euro riescono a sopravvivere, con la famiglia, per un intero anno! Quando dei dirigenti, o dei "consulenti", o gli stessi politici", quelle cifre le prendono in un solo mese!
Questa disparità è oscena!
Non si può procedere così superficialmente in una Regione, come la nostra, dove i terreni agricoli vengono continuamente abbandonati perché non riescono ad esser competitivi con i prodotti introdotti, da altri contesti, a costi molto inferiori. Ciò significa già perdita di lavoro! Ciò significa abbandono all'incuria di interi territori, i quali vengono invasi dalla vegetazione selvatica e da quella "mentalità" rapace, capace soltanto di rapinarne le risorse senza minimamente portare loro alcun valore. E dire che la Sicilia avrebbe un patrimonio territoriale, storico, ed umano considerevole, potenzialmente ricco, forse anche più che ricco! 
Una classe politica dirigente dovrebbe introdurre sistemi virtuosi tali da esaltare le risorse esistenti, promuovere le attività lavorative, migliorare dando, soprattutto, l'esempio di parsimonia e di condivisione degli stenti in un momento difficile dell'economia.
Il contrario dà la certezza, invece, che ad esser "parassitizzata" è una intera Regione ed una popolazione piena di risorse ma tremendamente carente, sfortunata, accecata, da una classe che fu di gattopardi e di leoni, ma che oggi è piena di sciacalli e di iene (o, peggio ancora, di zecche e di pidocchi).






INCIDENTE AUTO PER ANDARE AL LAVORO: C’È RISARCIMENTO?


Dal sito www.laleggepertutti.it

14 Ottobre 2018
Escluso l’infortunio in itinere se l’infortunato non prova che l’auto è l’unico mezzo per andare al lavoro.

Per andare al lavoro hai preso, come tutti i giorni, la tua macchina. Sei uscito presto di casa, hai imboccato la solita strada, hai trovato traffico e, come al solito, ti sei incolonnato. Senonché, un’altra auto proveniente da sinistra, senza darti la dovuta precedenza, si è scontrata contro il tuo cofano. Il danno non è da poco: l’urto non ha rotto solo la carrozzeria ma anche alcune componenti elettroniche e meccaniche vicine al motore che andranno ora sostituite. Anche tu non ne sei uscito illeso: il contraccolpo ti ha causato una distorsione del rachide cervicale e ora dovrai portare il collare per almeno dieci giorni. Per il momento hai preso qualche giorno di malattia dal lavoro che ti saranno retribuiti regolarmente. Mediti però di chiedere l’ulteriore indennizzo all’Inail come infortunio sul lavoro. Sai infatti che, tanto per i dipendenti pubblici quanto per quelli privati, la legge considera il tempo necessario a percorrere il tragitto che va da casa in azienda (e viceversa) come normale orario lavorativo. È quello che si definisce infortunio in itinere. Ti è stato però detto che questa regola vale solo per chi prende il mezzo pubblico come l’autobus, la metro, il tram. È davvero così? In caso di incidente in auto per andare al lavoro c’è il risarcimento? Ad occuparsi di questo particolare aspetto è stata di recente la Cassazione [1]. Ecco cosa ha detto la Corte in questa occasione.


Infortunio in itinere per incidente stradale

Abbiamo già affrontato l’argomento dell’incidente stradale nel percorso che congiunge casa-lavoro. Leggi Infortunio in itinere per incidente stradale. Abbiamo spiegato che il risarcimento è sempre riconosciuto per chi utilizza i mezzi pubblici. L’uso del mezzo privato (l’auto personale) invece è riconosciuto (e dà diritto all’indennizzo dell’Inail) solo se “necessario” ossia se non è possibile raggiungere il luogo di lavoro con l’autobus e gli altri servizi di linea o se, pur essendovi i collegamenti, gli orari o i tempi del percorso non sono ragionevoli.

Una recente normativa ha poi completato il quadro legislativo stabilendo che va sempre risarcito l’infortunio in itinere avvenuto con la bicicletta, e ciò a prescindere dal tragitto prescelto e dalla possibilità di utilizzare, in alternativa, i mezzi pubblici.

Vediamo meglio quali sono gli aspetti generali dell’infortunio in itinere.

Si considera infortunio sul lavoro quello occorso alle persone assicurate:

durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;
durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro;
durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale.
Ma cosa si intende per “normale percorso”? Il normale percorso è il tragitto più breve o più razionale per raggiungere la destinazione (quindi, ad esempio, se per evitare il traffico urbano si può percorrere una circonvallazione è possibile considerare quest’ultimo come il “normale percorso”).

La legge [2] specifica poi quanto segue:


  • l’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti;
  • l’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato;
  • restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni;
  • l’assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida.

La causa di forza maggiore può, ad esempio, essere individuata in un guasto meccanico dell’automezzo.

Le esigenze essenziali ed improrogabili non possono non essere collegate anche ad esigenze di natura familiare come, ad esempio, l’accompagnamento dei figli a scuola prima dell’inizio del lavoro.

Analizzando la fattispecie dell’indennizzabilità o meno di un infortunio in itinere avvenuto a una lavoratrice, che deduceva di avere utilizzato il mezzo privato anziché quello pubblico poiché riusciva a risparmiare circa quaranta minuti, soddisfacendo ad un tempo sia alle proprie esigenze familiari sia alle proprie condizioni fisiche, la Cassazione [3] ha negato il risarcimento per infortunio in itinere deducendo le seguenti considerazioni.

Affinché l’utilizzo del mezzo privato, per la sussistenza dell’infortunio sul lavoro, sia riconosciuto come mezzo consentito, occorre da un lato che il veicolo proprio venga utilizzato per ottenere un più stretto legame familiare o per migliorare l’efficienza dell’attività lavorativa, dall’altro lato, però, è necessario che sia assente il mezzo pubblico.

Questo va considerato come il mezzo di trasporto normale “per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada”. In tale modo si realizza quel concetto di necessità, che la norma richiede ai fini dell’indennizzabilità dell’infortunio occorso durante l’utilizzo del mezzo privato.

Secondo la Suprema Corte non si possono porre a carico della collettività aspettative personali che “seppure legittime per accreditare condotte di vita quotidiana improntate a maggiore comodità o a minori disagi, non assumono uno spessore sociale tale da giustificare un intervento a carattere solidaristico”.


Infortunio in itinere con l’auto personale: quando c’è risarcimento

Secondo la Cassazione, solo con la prova del grave disagio rappresentato dai lunghi tempi di percorrenza per raggiungere la sede di lavori coi mezzi pubblici il lavoratore riesce a spuntarla contro l’Inail e ottenere l’indennizzo per l’infortunio in itinere avvenuto con l’auto privata. L’infortunato deve provare (e la pianta della città depositata in giudizio non ha alcun valore, in quanto priva di autenticità) che l’uso del mezzo pubblico costituisce un disagio sicché si rende necessaria l’alternativa del mezzo privato (ad esempio quando il capolinea dell’autobus ferma a due chilometri dalla sede dell’azienda).

La sezione lavoro ricorda che in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, «l’infortunio in itinere non può essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sia spostato con il proprio automezzo al luogo di prestazione dell’attività lavorativa fuori sede, dal luogo della propria dimora, ove l’uso del veicolo privato non rappresenti una necessità, in assenza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada».

note
[1] Cass. sent. n. 22670/18.

[2] Art. 12 del Dlgs 23 febbraio 2000, n. 38.

[3] Cass. sent. n. 995/07.

Fonte: www.laleggepertutti.it


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Caltanissetta. Incidente stradale nel nisseno, auto cappotta: 2 operai forestali feriti. La nota del Blog







68MA GIORNATA NAZIONALE PER LE VITTIME DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO A CALTANISSETTA E BAUCINA. MANIGLIA E INGRASSIA: I COMITATI PROVINCIALI INAIL RILANCERANNO LE RIVENDICAZIONI DELL’ ANMIL


Dal sito giornalelora.it

14 Ottobre 2018
A Caltanissetta, con il Sindaco Giovanni Ruvolo e il Presidente Anmil Pasquale Cuda, è intervenuta l’Assessore Regionale del Lavoro Mariella Ippolito. A Baucina hanno presenziato il Sindaco Fortunato Basile e il Presidente Anmil Rosario Conti.

Prendendo la parola nel corso delle manifestazioni Ingrassia e Maniglia, che nei giorni scorsi si erano riuniti per concordare una linea comune d’intervento, hanno evidenziato la necessità di rilanciare in sede istituzionale le rivendicazioni dell’Anmil per la prevenzione e sicurezza a partire dalla proposta dell’adeguamento della tutela per i rischi professionali delle donne lavoratrici alle specificità di genere.

Fonte: giornalelora.it






SETTIMANA DI PIOGGE IN SICILIA. SI STA FACENDO QUALCOSA PER PREVENIRE I DANNI?


Dal sito www.inuovivespri.it

15 Ottobre 2018
Ce lo chiediamo e lo chiediamo alla luce di quanto avvenuto nei giorni scorsi e nelle scorse settimane a Palermo e a Catania, dove non sono mancati gli allagamenti. Oltre ai problemi nei centri abitati ci interroghiamo sulle autostrade e, soprattutto, sulle strade provinciali, nella stragrande maggioranza abbandonate al almeno cinque anni. La prevenzione, nel suo complesso, sta funzionando? 


Da ieri sera piogge in tutta la Sicilia. Nulla di inatteso, se è vero che già sabato scorso è stato lanciato l’allerta meteo. Non sappiamo come stamattina si sveglierà la nostra Isola dopo la tanta acqua caduta dal cielo durante la notte. Ma sappiamo – parlano le previsioni – che da oggi, lunedì 15 ottobre, fino al 19 ottobre che la Sicilia è a rischio piogge.

“Da lunedì e per tutta la settimana ciclone mediterraneo”, scrive il meteorologo Salvatore De Rosa.

“Gli ultimi aggiornamenti provenienti dal Centro Europeo per le previsioni a medio termine – leggiamo sempre nell’articolo di De Rosa – indicano che, tra il 15 e il 19 Ottobre il nostro Paese sarà interessato da un nuovo vortice Mediterraneo, che porterà precipitazioni localmente abbondanti su alcune regioni. Le aree più a rischio, bersagliate dal maltempo atlantico per più giorni, saranno le regioni meridionali, soprattutto la Sicilia e Calabria, con fenomeni che risulteranno molto forti sopratutto sulle aree ioniche calabresi già a partire da Lunedì 15″ (QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DI DE ROSA).ù

Chi segue le vicende climatiche nella nostra Isola è anche Mario Pagliaro, ricercatore presso il CNR, che sulla propria pagina Facebook scrive:

“Vastissimo sistema nuvoloso convettivo scarica su Palermo e su vasta parte della Sicilia piogge di portata eccezionale. Evitare sottopassi, uscire da seminterrati, tenersi a distanza dai corsi d’acqua e dalle strade in forte pendenza”.

Alla luce di questa ondata di piogge che sta colpendo la Sicilia noi ci chiediamo e chiediamo: l’Isola, nel suo complesso, è pronta a fronteggiare un’eventuale ondata di piogge? Che, attenzione, non possono più essere considerate eccezionali, ma rientrano ormai nella normalità.

Tra fine estate e inizio dell’autunno abbiamo già registrato allagamenti a Palermo e a Catania. Dovuti non tanto a piogge particolarmente intense, ma all’assenza di capacità di governo del territorio.

Prendersela con il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che si è insediato da qualche mese, sarebbe scorretto (a Catania, per la cronaca, oltre agli allagamento qualche abitazione comincia a sbriciolarsi). Non altrettanto può dirsi del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che è in carica da sei anni. E che su questo fronte non ha certo brillato per grande capacità amministrativa.

Emblematico è il ‘caso’ di Mondello e Partanna Mondello, luoghi sui quali, parlando di piogge e allagamenti, torniamo spesso proprio per segnalare la pressoché totale assenza di interventi strutturali per fronteggiare un dissesto idrogeologico storico, accentuato in modo drammatico dalla ‘cementificazione’ di questa parte della città degli ultimi quindi anni.

Palermo e Catania sono due esempi di cattiva gestione del territorio. Ma in Sicilia non sono gli unici. Non sappiamo se le previsioni meteo – che, come già ricordato, a partire da oggi, prevedono, per la Sicilia, piogge intense per tutta la settimana – si concretizzeranno.

In ogni caso, stamattina, in alcuni centri del Messinese le scuole rimarranno chiuse.

Detto questo, non possiamo fare a meno di chiederci e di chiedere: le autostrade e soprattutto le strade provinciali, nella stragrande maggioranza dei casi abbandonate da almeno cinque anni, reggeranno all’urto di una possibile settimana di piogge intense?

A Catania si stanno prendendo provvedimenti per fronteggiare eventuali problemi?

A Palermo, soprattutto a Mondello e a Partanna Mondello (ma anche in altri punti della città: per esempio, nei sottopassaggi) si sta facendo qualcosa per evitare problemi seri?

Gli allagamenti in estate – come quelli andati in scena più volte a Mondello e a Partanna Mondello sono un problema. Ma in estate, bene o male, non bisogna fronteggiare il freddo.

Adesso si avvicina l’inverno. Un allagamento, in inverno, comincia a diventare un problema serio. Il Comune di Palermo sta facendo qualcosa?

Fonte: www.inuovivespri.it






REGIONALI CONTRO MUSUMECI: “CRIMINALI? NON SPARI NEL MUCCHIO COME CROCETTA”


Dal sito www.blogsicilia.it

14/10/2018
Dirigenti regionali che si comportano come criminali? A due giorni dall’affermazione del presidente della Regione arfiva la dichiarazione anche dei sindacati autono che hanno atteso per parlare (probabilmente per far placare l’ondata di indignazione)

“In questi giorni i sindacati COBAS/CODIR, SADIRS, SIAD e UGL, che rappresentano oltre il 70% dei lavoratori regionali, hanno avviato, con una parte del governo regionale, un percorso per il dialogo volto a cambiare l’Amministrazione regionale che potrebbe portare a una svolta reale degli assetti organizzativi della Regione Siciliana: tale percorso parte dal rinnovo del contratto di lavoro economico e giuridico e continua con la riclassificazione di tutto il personale in un nuovo sistema organizzativo al passo con i tempi e con le esigenze dei cittadini che consentirà anche il riconoscimento delle legittime aspettative del personale” scrivono  gli autonomi.

-“Ma se – avvertono – anche il governo Musumeci, come i suoi predecessori, contemporaneamente, non darà un’accelerata alla completa digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, richiesta da anni proprio dai sindacati maggioritari, nonostante la buona volontà dei lavoratori e dei sindacati stessi, l’andamento della burocrazia difficilmente potrà cambiare. La politica, fino ad oggi e come sempre, non ha dimostrato interesse su questo fronte e il perché è facile intuirlo: dove c’è discrezione c’è “raccomandazione” e quindi occasione per la macchina del consenso”.

-Tutti insieme “con forza, chiedono anche che cambi il sistema di organizzazione della dirigenza attraverso meccanismi che portino a maggiore autonomia decisionale per i singoli dirigenti che agiscano dietro atti di indirizzo dal livello centrale, rompendo il meccanismo perverso che – invece – tanto sembra piacere alla politica, per cui tutti gli atti prodotti per essere validati ed esecutivi debbano passare dall’imbuto dei dirigenti generali, longa manus della politica che rallenta (quando non paralizza) l’andamento della pubblica amministrazione regionale per obbedire ai dictat e ai desiderata della politica. Anche per questi motivi, responsabilmente, le Segreterie dei quattro sindacati maggiormente rappresentativi, affermano che un percorso di cambiamento non può essere messo in discussione da dichiarazioni più o meno estemporanee, che sembrano essere state rilasciate per esigenze di galleggiamento mediatico nel momento in cui il governo regionale, dopo un anno di attività, sembra non avere concretizzato i risultati promessi e anzi viene accusato di ‘evanescenza’”.

Poi l’attacco anche se non violento “Il disagio del presidente, infatti, che appare come causato dalla frustrazione del mancato raggiungimento dei suoi obiettivi politici, non può essere scaricato sui dipendenti regionali e sui sindacati che rilanciano denunciando la mancanza di concretezza politica anche di questo esecutivo che rischia di trasformarsi in una sostanziale continuità e contiguità con la politica dei governi precedenti, anche con la conferma ai vertici amministrativi della Regione di molti degli uomini del governo Crocetta, del governo Lombardo, quando non anche del governo Cuffaro.

“Facciamo, quindi, appello al presidente Musumeci, con senso di responsabilità, ad abbassare i toni e a lavorare seriamente per un dialogo costruttivo nell’interesse della Sicilia e dei siciliani”.

“Sparare nel mucchio in pieno stile ‘crocettiano’ -conmcludono – e dare, genericamente, del criminale a chi svolge il proprio dovere giornalmente (senza fare nomi ben sapendo, così, furbescamente, di essere al riparo da querele che, viceversa, sarebbero già partite), accusare inopinatamente anche non meglio precisati sindacati di coprire il malaffare, è l’ultima cosa che ci saremmo aspettati da un datore di lavoro conosciuto per il suo equilibrio e la sua correttezza”.

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DIRIGENTI REGIONALI COME CRIMINALI

MUSUMECI SPIAZZA I SINDACATI

(nella foto il primo tavolo di confronto fra questogoverno e i sindacati)

Fonte: www.blogsicilia.it






OPERAZIONE ANTIBRACCONAGGIO DEI FORESTALI, TRE CACCIATORI DENUNCIATI A MONREALE


Dal sito www.blogsicilia.it

Dieci cacciatori già denunciati dall'inizio della stagione venatoria


di Ignazio Marchese - 14/10/2018
Operazione antibracconaggio del Corpo Forestale a San Loe nel territorio del Comune di Monreale. Qui due pattuglie del Corpo Forestale della Regione Siciliana ed una pattuglia di Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura Palermo – Nucleo Cites hanno notato la presenza di tre individui in chiaro atteggiamento di caccia che utilizzavano un richiamo acustico elettronico.

L’uso di questi apparecchi è vietato ed è perseguibile penalmente tanto che i tre bracconieri, D.G.G., S.R. e D.G.G., sono stati deferiti alla Autorità Giudiziaria e i fucili con relativo munizionamento ed il richiamo acustico sono stati sottoposti a sequestro.

Questa pratica dell’impiego illecito di richiami acustici è piuttosto diffusa, tanto che nello stesso comprensorio il Corpo Forestale nelle ultime settimane ha denunciato oltre una decina di bracconieri ed è intendimento proseguire nei prossimi giorni con servizi mirati al fine di ridimensionare questo fenomeno.








"MARGINI RISTRETTI PER LA MANOVRA. PROVINCE, EVITEREMO IL DEFAULT"



Dal sito livesicilia.it

di Salvo Toscano
Intervista a Gaetano Armao. "I tagli dell'assestamento saranno rimpinguati nella finanziaria. Ma servono risposte dallo Stato".


Una finanziaria con pochi margini alla luce del macigno dell'assestamento che si è dovuto predisporre dopo la batosta della parifica della Corte dei Conti. Gaetano Armao conferma che l'obiettivo del governo è portare in giunta la manovra, il bilancio e il collegato entro la fine del mese. Intanto, l'Ars dovrà votare l'assestamento, che ha comportato tagli per 64 milioni nei prossimi tre anni. La speranza, dice Armao, è che le voci tagliate si possano rimpinguare proprio con la finanziaria. Questa settimana, venerdì, sarà approvata in giunta la nota di aggiornamento al Defr (Documento di economia e finanza regionale), alla luce degli aggiornamenti pubblicati nei giorni scorsi dal governo nazionale. E a quel punto si entrerà nel vivo del bilancio. Con una grossa, enorme incognita, che grava sulle Province. Per salvarle dal default quasi certo si stanno studiando soluzioni tampone straordinarie.
E non si esclude l'accensione dell'ennesimo mutuo.

Per prima cosa, Armao illustra nel dettaglio i numeri dell'assestamento. Ricordando che “rimane pendente la nostra impugnativa della parifica, perché una cosa che andava bene l'anno prima è riemersa nel 2017”. Non solo, nelle more la giunta “chiederà al Parlamento nazionale una spalmatura trentennale di questa cifra”. Intanto, però, per l'immediato bisogna muoversi sulla base di quella parifica, per la quale il disavanzo complessivo della Regione, derivante dalla gestione dell'esercizio finanziario 2017, è pari a 536,5 milioni. L’assestamento di bilancio 2018 approvato dal governo regionale prevede un piano triennale di copertura. E poiché nel bilancio di previsione 2018-2020 il disavanzo già coperto era di 251 milioni, e altri 221 milioni sono garantiti grazie alle regolazioni contabili delle imposte dirette e indirette, restano da recuperare per i prossimi tre anni, altri 64 milioni - 6,1 milioni nel 2018, 20 milioni nel 2019, 38 milioni nel 2020. “Si tratta di somme che provengono da una serie di 'tagli' effettuati sui cosiddetti capitoli 'liberi'”.

Assessore Armao, cosa si andrà a tagliare?

“Il governo regionale ha deciso di lasciare immuni dai tagli settori ritenuti meritevoli, come la scuola e l’impiantistica sportiva, che verranno garantiti. Interveniamo su voci come aumenti di capitale di spa, spese dirette della pubblica amministrazione, spese telefoniche, non sono spese enormi. Attenzione, sono tutte voci che rimpingueremo in sede di legge di stabilità e di bilancio, questa che stiamo facendo è solo un'operazione contabile”.

Le rimpinguerete con quali risorse? La coperta non è comunque troppo corta?

“Questa definiremo l'aggiornamento del Defr. E lì inquadreremo i contorni della manovra. Le commissioni dell'Ars hanno già cominciato l'esame del Documento economico e finanziario. Ora manca solo la nota di aggiornamento che sarà pronta a breve. Dopo questo passaggio porteremo in giunta bilancio, legge di stabilità e collegato. Abbiamo preso l'impegno di approvare entro fine mese i documenti contabili, il presidente Musumeci questo lo ha detto più volte. Presenteremo legge di bilancio, legge di stabilità e collegato. E il Defr individua quale ulteriore collegato quello sulla semplificazione amministrativa e la funzionalità della pubblica amministrazione, che estende i meccanismi di silenzio assenso e introduce sanzioni per i ritardi nelle decisioni da parte dei funzionari”.

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla prossima manovra?

“Quest'onere imprevisto certo comprime ulteriormente i margini di movimento. Sulla legge di stabilità e sulla programmazione triennale un profilo essenziale è dato dal negoziato con lo Stato. Oggi vedrò il ministro delle Regioni e dal ministero dell'Economia d'intesa con quest'ultimo hanno dato disponibilità ad avviare il negoziato dal 22 in poi. Dovremo affrontare tanti temi a partire dall'abolizione del prelievo forzoso sulle Province e dalla riduzione di quello sulla Regione”.

Parliamo del contributo al risanamento della finanza pubblica.

“Che è insostenibile: 1 miliardo 350 milioni per la Regione, 200 milioni per le Province. Tutte risorse sottratte ai siciliani”.

Intanto però le Province hanno la scadenza dei bilanci alle porte. E marciano verso il dissesto finanziario. Come interverrete?

“Sulle Province dobbiamo fare un intervento immediato per scongiurare il dissesto. È un problema che interessa la Regione e lo Stato, non si possono portare gli enti al dissesto. Noi abbiamo impugnato davanti alla Corte Costituzionale il bilancio dello Stato nella parte che riguarda quel prelievo forzoso”.

Sì, ma intanto quale può essere la soluzione per scongiurare il default?

“Stiamo studiando interventi finanziari straordinari che consentano alle Province di non andare in dissesto”.

Come un mutuo?

“Anche, si potrebbe valutare, sono tutte questioni all'esame. Lo Stato come Dracula ha sottratto tutte le risorse disponibili a questi enti. Sarebbe paradossale parlare di elezioni l'anno prossimo con le Province tutte al dissesto”.
15 Ottobre 2018

Fonte: livesicilia.it