03 agosto 2022

SPEGNERE OGGI GLI INCENDI DI DOMANI: PREVENIRE È MEGLIO CHE BRUCIARE


Dal sito www.wwf.it

22 Luglio 2022
Ogni 10 anni il numero degli incendi nei Pesi Euromediterranei aumenta del 20-30%. Il nuovo report del WWF Italia su come spegnere oggi gli incendi di domani


L’EMERGENZA INCENDI IN EUROPA

Nel 2021 più di 600.000 ettari sono andati in fumo nei sei paesi euromediterranei di Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Turchia, una superficie ben superiore alla media dei decenni precedenti, come già era accaduto nel 2017 e nel 2020. In Italia sono stati percorsi dalle fiamme circa 170.000 ettari, il 60% in più della media 1980-2018, la maggior parte dei quali nel sud e nelle isole.

Incendi in Sardegna nell’estate del 2021


IL NUOVO REPORT: “SPEGNERE OGGI GLI INCENDI DI DOMANI”

È quanto emerge dal nuovo report WWF “Spegnere oggi gli incendi di domani. Dalla gestione dell’emergenza a gestione e prevenzione del rischio”, che conferma il trend anche per il 2022, iniziato nel peggiore dei modi. La superficie percorsa dalle fiamme in Europa nei primi mesi del 2022, infatti, è stata ben 5 volte maggiore rispetto alla media del periodo 2006-2021, differenza che ora si è ridotta a “solo” tre volte maggiore ma che è destinata nuovamente ad aumentare con l’arrivo del picco estivo degli incendi. La differenza con le passate annualità è che nel 2022 la stagione degli incendi è cominciata prima: ondate di calore anticipate (in alcuni Paesi sono stati superati i 40°C già a giugno) e una straordinaria siccità invernale hanno reso la vegetazione più secca e quindi maggiormente infiammabile, creando una condizione perfetta per la combustione.


LA SITUAZIONE DI EMERGENZA IN EUROPA

In Europa con la stagione estiva si sono già innescati i primi incendi dilaganti, dovuti alle temperature fuori controllo. Gli incendi stanno divampando nel sud della Francia e al nord di Spagna e Portogallo, ma anche in Marocco e Grecia si stanno affrontando i roghi e sono già migliaia le persone sfollate. A causa di questo cambiamento del clima, un ulteriore rischio è lo sviluppo degli incendi in regioni solitamente non soggette a questo rischio, come al centro e al nord Europa.

Turchia: cerbiatto in pericolo a causa degli incendi del 2021


Oltre a frequenza e intensità, anche le dimensioni degli incendi stanno aumentando, dando vita ai cosiddetti “mega-incendi”, responsabili della maggior parte delle superfici bruciate e molto difficili da domare.

Una serie di fattori, si legge nel report WWF, contribuisce a rendere il paesaggio più infiammabile e quindi facilita l’innesco e la propagazione degli incendi: questi sono sia fattori climatici e metereologici come ondate di calore e periodi siccitosi più lunghi, che fattori socio-economici come l’espansione delle superfici incolte e di quelle edificate con conseguente aumento dell’interfaccia urbano-foresta, dove l’interconnessione tra aree urbane e natura è molto stretta e di conseguenza la probabilità di innesco di incendio è maggiore.

Cause e conseguenze degli incendi. Infografica a cura di Lucia Orecchini




Se gli incendi stanno cambiando, le strategie devono adattarsi per governarli. Bisogna investire e potenziare tutte la azioni in grado di assicurare la prevenzione del rischio, rendendo il territorio meno infiammabile per limitare di conseguenza l’estensione dell’incendio e rendere così possibile l’eventuale lotta con i mezzi antincendio. È necessaria una gestione attiva del territorio, così come potenziare il coordinamento tra gli enti interessati

Isabella Pratesi, Direttore Conservazione del WWF Italia



Incendio in Grecia nell’estate 2021.
Photos Apollonas Gerolympos_NorthernAttiki / WWF Grecia


I NUMERI DEGLI INCENDI

Il numero degli incendi nei paesi euromediterranei aumenta del 20-30% ogni dieci anni. Se la temperatura globale aumentasse di 3 °C, ben 15 milioni di cittadini europei in più sarebbero esposti almeno 10 giorni l’anno ad alto se non estremo pericolo d’incendio. Il numero di incendi estremi aumenterebbe così globalmente fino al 14% entro il 2030, del 30% entro la fine del 2050 e addirittura del 50% entro la fine del secolo.

Oltre il 97% degli incendi in Europa è riconducibile all’attività umana, la maggior parte dei quali per colpa. Negligenza, imprudenza, inesperienza e disattenzione causano l’ignizione del fuoco senza la volontà di arrecare un danno, ad esempio in seguito ad un’errata gestione di pratiche agricole o forestali come abbruciamento di stoppie e potature, incendio di rifiuti, o attività ricreative come barbecue e fuochi pirotecnici. Le principali conseguenze sono invece solitamente perdita di vite umane, piante o animali, danni ad infrastrutture, degrado del suolo e diminuzione di produttività e funzionalità degli ecosistemi, oltre che emissione in atmosfera di ingenti quantità di polveri e CO2 con pesanti conseguenze sul riscaldamento climatico già in atto.



COSA FARE PER AFFRONTARLI

Da tempo si ritiene che il contrasto degli incendi boschivi basato sulla lotta attiva dell’evento non sia più idonea a fronteggiare efficacemente questo fenomeno, proponendo per contro una più appropriata prevenzione del rischio.

I quattro principi sui quali sviluppare la strategia per affrontare il problema degli incendi sono:

1. PREVENZIONE
Prevenzione degli incendi boschivi, tramite idonea gestione forestale e agricola del paesaggio al fine di renderlo meno infiammabile, effettuando un monitoraggio che possa individuare le zone a maggior rischio, ma anche tramite un approccio “dal basso verso l’alto” che sensibilizzi, responsabilizzi e renda le comunità locali protagoniste nella prevenzione promuovendo corrette pratiche ed abitudini;

2. RIPRISTINO
Ripristino delle aree colpite dalle fiamme, quando necessario, con soluzioni “basate sulla natura”

3. INVESTIMENTI
Assicurare i finanziamenti necessari a programmi e misure di prevenzione nonché ad integrarle nei piani di gestione del territorio, ad esempio riallocando parte delle ingenti somme ora destinate alla lotta attiva

4. COORDINAMENTO
Miglior sinergia e dialogo fra tutti gli enti, settori e attori coinvolti nel problema a scala locale, nazionale ed internazionale, evitando separazione delle competenze anche in un’ottica di pianificazione integrata del territorio.

Incendi in Grecia nell’estate del 2021


Fonte: www.wwf.it







ANCORA INCENDI NEL PALERMITANO: IL PIÙ GRAVE A CAPACI. AD INTERVENIRE VIGILI DEL FUOCO, FORESTALE E PROTEZIONE CIVILE CHE PER TUTTA LA NOTTE HANNO LAVORATO SOPRATTUTTO PER EVITARE CHE LE FIAMME POTESSERO RIUSCIRE AD ESPANDERSI VERSO VALLE


Dal sito www.lasicilia.it

02 Agosto 2022
Ad intervenire vigili del fuoco, forestale e protezione civile che per tutta la notte hanno lavorato soprattutto per evitare che le fiamme potessero riuscire ad espandersi verso valle

Altra notte di incendi in provincia di Palermo. Quello più grave a Capaci, alle porte di Palermo, dove è stata divorata parte della montagna che sovrasta l'abitato. Solo questa mattina si è riusciti a domare del tutto il rogo con l’intervento di un elicottero che ha effettuato dei lanci dall’alto. Il rogo, partito nella prima serata di ieri, si è esteso molto velocemente e ha continuato ad espandersi verso l'alto attaccando la montagna di contrada Raffo Rosso. 
Ad intervenire vigili del fuoco, forestale e protezione civile che per tutta la notte hanno lavorato soprattutto per evitare che le fiamme potessero riuscire ad espandersi verso valle, quindi a protezione delle abitazioni. Purtroppo il forte vento di questa notte ha spinto il fuoco verso l’alto in zona inaccessibile con i mezzi da terra. Il sindaco del paese, Pietro Puccio, che non ha avuto dubbi nel dire che si è trattato di un incendio doloso: «Il polmone verde di Capaci, la nostra montagna più bella, una ricchezza di biodiversità sta andando in cenere - ha detto -. Siano maledetti gli autori. Un atto criminale contro tutta la nostra comunità. Auguro loro tutto il male possibile». 

Sempre nel Palermitano si è verificato un ulteriore incendio che ha interessato la zona del santuario della Madonna del Ponte, a Partinico. Anche qui il vento ha alimentato il fuoco. Ad intervenire anche qui i vigili del fuoco che hanno domato il rogo dopo ore e ore. Incendi anche a Palermo, nel quartiere Zen, dove sono stati dati alle fiamme diversi cumuli di spazzatura tra via Gino Zappa e via Luigi Enaudi. La zona è stata invasa da una coltre di fumo nero.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA





MANOVRA. SICILIA, BRACCIO DI FERRO DEI PARTITI SUL TESORETTO DA 23 MILIONI: ALLE ZES O AI PRECARI?

L'assessore all'economia Gaetano Armao


Dal sito gds.it

di Giacinto Pipitone — 03 Agosto 2022
I fondi sono il frutto della chiusura della liquidazione dell’Ente minerario siciliano. C'è anche chi vorrebbe destinarli all'agricoltura

Sull’ultimo tesoretto della legislatura, che vale almeno 23 milioni, è andato in scena un tutti contro tutti all’Ars che fotografa perfettamente gli schieramenti in campo in questa campagna elettorale. E che ha impedito di portare al traguardo la manovra correttiva da oltre 900 milioni, approvata ormai quasi per intero. Lo scrive Giacinto Pipitone sul Giornale di Sicilia in edicola oggi.

Il tesoretto è quello che l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha individuato quale frutto della chiusura della liquidazione dell’Ems (l’Ente minerario siciliano). La norma inserita nel testo del governo destina tutto il tesoretto all’Irfis, che così dovrebbe fare bandi per finanziare opere infrastrutturali nelle nascenti Zes siciliane. Una misura spinta da Confindustria, che con il presidente Alessandro Albanese si era indignata delle varie proposte di destinare ad altro questi fondi. E tuttavia queste proposte sono tornate ieri d’attualità. Al momento di votare la norma Forza Italia e l’Mpa hanno presentato un emendamento per utilizzare tutti i 23 milioni in modo diametralmente opposto: «Servano per i cantieri di lavoro». Il Pd, invece, vorrebbe destinarli per l'agricoltura.

© Riproduzione riservata

Fonte: gds.it




INCENDI BOSCHIVI: 26 RICHIESTE D’INTERVENTO AEREO, 4 DALLA SICILIA

 

Dal sito www.ilsicilia.it

02 Agosto 2022
Nella giornata odierna, 2 agosto, gli equipaggi dei Canadair e degli elicotteri della flotta aerea dello Stato, coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile sono stati impegnati dalle prime luci del giorno nelle operazioni di spegnimento dei numerosi incendi boschivi per cui si è reso indispensabile il supporto aereo alle operazioni svolte dalle squadre a terra.

Secondo i dati disponibili alle ore 18.30, sono 26 le richieste di concorso aereo ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento, di cui 7 dal Lazio, 5 dalla Calabria, 4 dalla Sicilia, 3 rispettivamente da Toscana e Campania, 2 dall’Umbria, una ciascuna da Puglia e Basilicata.

L’intenso lavoro svolto dai piloti dei mezzi aerei ha permesso di mettere sotto controllo o spegnere, finora, 12 roghi. Le attività di lancio di acqua e liquido ritardante ed estinguente proseguiranno finché le condizioni di luce consentiranno di operare in sicurezza.

© Riproduzione Riservata





METEO: ALLERTA ONDATE DI CALORE E INCENDI IN SICILIA



Dal sito www.lasicilia.it

02 Agosto 2022
È stato diffuso dalla Protezione civile regionale il bollettino per rischio incendi e ondate di calore, valido dalla mezzanotte del 3 agosto e per le prossime 24 ore.

Il massimo livello di allerta per il rischio di ondate di calore è previsto a Palermo (3, colore rosso), con una temperatura massima percepita di 38°. Identica la previsione per dopodomani. Per quanto riguarda il rischio di incendi, per la giornata di domani nella provincia di Palermo è «media» la pericolosità prevista, con livello di «preallerta» (colore arancione).

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA






02 agosto 2022

CCNL OPERAI FORESTALI, L'ON. BANDIERA PRESENTA UN ODG PER IL RECEPIMENTO. LA REGIONE HA RECEPITO SOLO LA PARTE NORMATIVA E NON QUELLA ECONOMICA FINANZIARIA





PUBBLICATE LE GRADUATORIE DEFINITIVE DI ENNA, NICOSIA E PIAZZA ARMERINA



Clicca quí per scaricare e/o visualizzare le graduatorie 


N.B. Per poter leggere le graduatorie bisogna aver installato il programma WinRAR, scaricabile gratis in questo link: www.winrar.it




INCENDI, PERICOLO PER L'AMBIENTE. LETTERA DEL FAS SICILIA AL GOVERNO REGIONALE, AI DIPARTIMENTI INTERESSATI. E PER CONOSCENZA AI PREFETTI, AL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI E ALL'ANCI SICILIA - ASSOCIAZIONE DEI COMUNI SICILIANI


Ferrara: Gli incendi non si spengono solamente sul campo di battaglia ma anche con azioni concrete contro il sistema

Ricevo e pubblico
dal Presidente del Fas Sicilia
Salvatore Ferrara





LE CASCATE DI “NACA NICA” E “DUE ROCCHE” INSERITE TRA LE 10 PIÙ BELLE DA VEDERE IN SICILIA LE CONDIZIONI DELLA CASCATA SONO MIGLIORATE GRAZIE AL LAVORO SVOLTO DA ALCUNI COMPONENTI DEL COMITATO PIOPPO COMUNE E DAGLI OPERAI FORESTALI STAGIONALI


Dal sito filodirettomonreale.it

01 Agosto 2022
Le condizioni della cascata di Naca Nica sono migliorate grazie al lavoro svolto da alcuni componenti del comitato Pioppo Comune e dagli operai forestali stagionali del Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale

La cascata di Naca Nica, a Pioppo, e quella delle Due Rocche, a Corleone, rientrano nella classifica delle 10 cascate più belle da vedere in Sicilia. Dei paesaggi meravigliosi circondati, oltre che dall’acqua dolce, da imponenti pareti rocciose, da un’enorme biodiversità e da una natura così particolare che merita di essere scoperta. Sono delle vere e proprie piccole oasi, e noi di Filodiretto, abbiamo raccontato questi luoghi per tantissimo tempo. Le condizioni della cascata di Naca Nica sono migliorate grazie al lavoro svolto da alcuni componenti del comitato Pioppo Comune e dagli operai forestali stagionali del Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale

A Corleone possiamo osservare le cascate delle Due Rocche. In questo luogo scorre il fiume San Leonardo, affluente del Belice. Il fiume San Leonardo grazie ai suoi flussi d’acqua regala dei posti suggestivi e le cascate vanno a completare totalmente il paesaggio. Ai piedi della cascata si trova un mulino d’acqua, poco distante invece si può ammirare un ex acquedotto originario, forse, ai tempi del medioevo. Il sito inoltre, è stato censito dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) ed è stato votato come il secondo luogo d’acqua in Sicilia. Negli inverni scorsi questa cascata ha regalato un paesaggio davvero particolare grazie alla neve che ha imbiancato il terreno vicino.

Arrivare alla cascata delle Due Rocche non è semplicissimo. Quando si arriva a Corleone sono presenti delle indicazioni che guidano verso il parco. Basta seguirle e si arriva a destinazione. Il problema è che essendo un luogo incontaminato è fatto di stradine molto strette e sconnesse.

L’altra cascata in classifica, come detto prima, è quella di Naca Nica che si trova a Pioppo, frazione di Monreale. In questo luogo scorre il fiume Sant’Elia il maggiore affluente del fiume Oreto che scorre a Palermo. Questo luogo offre unicità dal punto di vista paesaggistico e il percorso per raggiungerlo è semplice e adatto ai bambini.

Le altre cascate più belle nella classifica

Le altre cascate tra le 10 più belle della Sicilia inserite nella classifica sono: Valle delle Cascate in provincia di Messina; Cascate dell’Alcantara vicino Castiglione di Sicilia;  Cascata del Catafurco sita nel Parco dei Nebrodi e precisamente nel territorio di Galati Mamertino in provincia di Messina; Cascata Nicoletta vicino Caronia, sempre in provincia di Messina; Gole di Tiberio vicino San Mauro Castelverde; Cascate di San Nicola vicino Bolognetta; Cascate dell’Oxena vicino Militello in Val di Catania; Cavagrande in provincia di Siracusa.






MESSINA, LA MAGIA VERDE DEI COLLI SARRIZZO. IL LAVORO AVVIATO NEI MESI SCORSI DAGLI OPERAI DELLA FORESTALE HA RIPRISTINATO LO STATO DEI LUOGHI NELLE AREE ATTREZZATE E NEI SENTIERI


Dal sito messina.gazzettadelsud.it

di Marcello Bottari — 01 Agosto 2022
La catena dei Peloritani con il patrimonio boschivo di cui dispone è il frutto di una politica di rimboschimento portata avanti negli anni dall’Azienda Foreste. Ambienti unici, per creare l’atmosfera di un rapporto diretto tra l’uomo e il territorio. Con la sua posizione strategica l’immenso polmone verde rappresenta un toccasana per quanti, in estate, si recano nelle aree attrezzate alla ricerca di frescura e relax.

Parecchi i messinesi che hanno pensato bene di trasferirsi giornate intere sulle colline per contrastare il caldo africano di una stagione che sta facendo registrare temperature record. Le tante aree attrezzate e i punti di ristoro rappresentano una risorsa, non solo per la città ma anche per il comprensorio. Sostituire il trambusto e il caldo soffocante che genera forme di stress nel periodo estivo, con frescura e ossigenazione tra i sentieri dei boschi, è un viatico adatto per ritemprare corpo e mente.

Il lavoro avviato nei mesi scorsi dagli operai della Forestale ha ripristinato lo stato dei luoghi nelle aree attrezzate e nei sentieri. Con Giovanni Dell’Acqua, responsabile del Servizio per il Territorio di Messina, fresco di nomina assegnata dal dirigente generale del Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale Mario Candore, si punta a migliorare la qualità dell’offerta nei confronti dei cittadini ma anche verso i tanti turisti che visitano abitualmente i Colli Sarrizzo. Si può rimanere in un luogo fresco, panoramico e ventilato oppure scegliere di effettuare passeggiare nel sottobosco.

Per gli sportivi esistono da anni cinque percorsi che attraversano sentieri studiati con livelli di difficoltà che variano dal facile all’impegnativo. Itinerari che possono essere seguiti indifferentemente dagli amanti della mountain bike, dagli appassionati che si spostano a cavallo e da quanti, invece, preferiscono il trekking o la disciplina del trail che sta crescendo a vista d’occhio. Quest’inverno, infatti, atleti provenienti da tutta la Penisola si sono ritrovati sui colli Sarrizzo proprio per una gara internazionale di trail, con scalate sulle colline peloritane, passaggi nel sottobosco e nei sentieri forestali.

Le foto dei passaggi nel tratto compreso tra Portella Larderia fino a Pizzo Chiarino hanno destato curiosità nella Penisola, con gli assenti che si sono ripromessi di partecipare nell’edizione del 2023. La catena dei Peloritani, infatti, è un balcone naturale sospeso sul Tirreno e sullo Ionio. Un modo meraviglioso per pubblicizzare le bellezze delle nostre colline, che offrono panorami mozzafiato e percorsi adattabili a tutti gli atleti.

Il grande sforzo della Forestale negli anni è stato quello di modellare lo stato dei luoghi e, contemporaneamente, creare quelle condizioni per distribuire sul territorio aree attrezzate. Per accogliere quanti amano trascorrere un pomeriggio all’aria aperta, lontano dallo smog e con sentieri che si adattano anche alle escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo. Parecchi i luoghi che possono essere visitati, adattati per tutte le esigenze.

Delle aree attrezzate maggiormente gettonate ognuna insiste con la propria peculiarità. Il Bosco di Camaro, “riconsegnato” dopo anni di abbandono, offre un luogo incantevole e un percorso didattico per gli studenti. La strada permette di raggiungere il Centro polifunzionale di educazione ambientale, progettato da Carmelo Di Vincenzo e dal compianto Ettore Lombardo, prematuramente scomparso, al quale il Centro è stato intitolato. Un posto unico in Sicilia, con percorsi affascinanti che coinvolgono tutti e cinque i sensi, incastonato in una vallata dove risplendono i meravigliosi colori delle piante autoctone e dei fiori. Al cospetto di un panorama stupendo che proietta lo sguardo sullo Stretto di Messina e sulla costa calabra altre aree attrezzate con tavoli e sedie, sulla stessa strada che conduce all’ex Colonia.

Recentemente è stata ripristinata la “Madunnuzza”, facilmente raggiungibile salendo da Camaro o dopo avere attraversato il sentiero A-B-C, proprio di fronte a Forte Ferraro, nel quale è annesso il parco Daini, gestito dalla Forestale. E poi l’area attrezzata intitolata a Ettore Lombardo (ex Musolino), e le altre che si incontrano addentrandosi ancora in alto, raggiungendo Ziriò e il Parco Avventura. Dalla zona tirrenica si possono risalire il Sentiero Brignoli e il Girasì, che permettono di ricollegarsi con i Colli Sarrizzo. Un’ampia scelta alla quale si aggiungerà, dopo la ristrutturazione, l’area ex Ctg di fronte a Pizzo Chiarino.

© Riproduzione riservata













SCIACCA. ARRESTATO PIROMANE, AVREBBE APPICCATO DIVERSI INCENDI


Dal sito www.direttasicilia.it

L'uomo fermato dai carabinieri, ora è in stato di fermo

01 Agosto 2022
Un altro piromane arrestato dopo aver appiccato alcuni incendi. Dopo quello fermato in provincia di Palermo nei giorni scorsi, un altro uomo è stato fermato a Sciacca.

Due grossi incendi si sono verificati nella zona di via Lido a Sciacca. Il primo in prossimità della curva della Tonnara, l’altro a metà dell’arteria. Le fiamme hanno lambito una delle abitazioni che insiste nella zona causando non pochi problemi, e ovviamente panico, ai residenti.

Sul posto anche i Carabinieri della compagnia di Sciacca che hanno avviato subito le indagini e hanno identificato e arrestato il presunto responsabile, che adesso si trova in caserma in stato di fermo.

La scorsa settimana i Carabinieri hanno fermato e tratto in arresto, per avere tentato dolosamente di provocare due incendi in contrada Chiarera, un quarantenne di Cerda (PA). Grazie alle segnalazioni pervenute da alcuni cittadini, che avevano notato un uomo che, percorrendo la strada comunale nei pressi del lungomare Cristoforo Colombo, dava fuoco a carta e la lanciava tra gli arbusti, causando l’innesco di due principi d’incendio, i Carabinieri della Sezione Radiomobile sono tempestivamente intervenuti, individuando l’uomo proprio mentre cercava di innescare un terzo focolaio, con i Vigili del Fuoco già impegnati a spegnere i due incendi che aveva provocato in precedenza.

L’arresto è stato convalidato e, considerata la pericolosità della condotta e delle potenziali conseguenze, l’uomo è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.





CATANIA. SAN GREGORIO SEMPRE PIÙ INCENDI, CAMBRIA: CHIEDIAMO MAGGIORE SUPPORTO E PIÙ MEZZI DISLOCATI NEI TERRITORI, MAGARI TRAMITE LA PROTEZIONE CIVILE O IL CORPO FORESTALE


Dal sito www.siciliareport.it

31 Luglio 2022

Tra sabato e domenica si sono verificati a San Gregorio altri tre incendi, uno dei quali, quello di domenica, di proporzioni devastanti. Un incendio di vegetazione e sterpaglie in un terreno incolto, ai margini dell’autostrada A18

Tra sabato e domenica si sono verificati a San Gregorio altri tre incendi, uno dei quali, quello di domenica, di proporzioni devastanti. Un incendio di vegetazione e sterpaglie in un terreno incolto, ai margini dell’autostrada A18, in via Gelatusi, propagandosi ha raggiunto un’officina meccanica distruggendo circa quaranta mezzi tra auto, furgoni e autoarticolati.

Grazie all’intervento dei vigili del fuoco si sono salvati i fabbricati.

Dall’inizio dell’estate, che quest’anno ha anticipato il suo arrivo, a San Gregorio si sono sviluppati numerosi incendi. Il sindaco, Carmelo Corsaro, già il 27 aprile di quest’anno aveva emanato l’ordinanza n. 5 con la quale vietava di accendere fuochi in corrispondenza di terreni normalmente coltivati o lotti interclusi lasciati in stato di abbandono nel periodo che va dal 15 giugno al 15 ottobre. San Gregorio ogni anno, in estate, registra particolari condizioni meteorologico-climatiche sfavorevoli derivanti dalle alte temperature e il territorio comunale ha diverse aree e terreni a rischio.

La maggior parte degli incendi sono di origine dolosa e i cittadini sangregoresi hanno quasi tutti eseguito gli “ordini” impartiti dall’ordinanza sindacale, ma altre istituzioni o Enti gestori hanno adempiuto a questo dovere? A parlare è l’assessore alla Polizia locale, Salvo Cambria: «È mostruoso ciò che è accaduto oggi – ha commentato rammaricato Cambria – io vorrei puntare il dito contro le istituzioni, perché è vero che ci sono i vigili del fuoco che fanno bene il loro lavoro, ma in periodi così emergenziali, visto ciò che sta accadendo al pianeta, non si può non avere più mezzi a disposizione. È necessario avere più mezzi dislocati nei territori, magari tramite la Protezione civile o il Corpo Forestale visto che abbiamo una Riserva naturale di 90 ettari che più volte in passato è andata in fumo. I danni fin qui rilevati sono solo di natura materiale e nessun cittadino ha rischiato la vita ma stiamo andando verso un collasso totale. Non possiamo andare avanti così. Il Comune può fare poco, occorre un supporto esterno.

Una azienda importante come il Cas (Consorzio per le autostrade siciliane), se è vero che l’incendio sia partito dai margini dell’autostrada non ripuliti, dovrà assumersi eventuali responsabilità. Oggi abbiamo toccato il fondo».

Copyright SICILIAREPORT.IT ©Riproduzione riservata






01 agosto 2022

SIAMO AD AGOSTO E NON CI SONO GLI STIPENDI DI GIUGNO. FALLA COMU VOI, SEMPRI CUCUZZA È!

 

Siamo ad agosto e non ci sono gli stipendi di giugno, almeno nel palermitano. Falla comu voi, sempri cucuzza è!



ITALIA IN FUMO: IL NUOVO REPORT DI LEGAMBIENTE SUGLI INCENDI. NEL 2021 LA SICILIA LA REGIONE PIÙ COLPITA. TRA LE 10 PROPOSTE DI LEGAMBIENTE È NECESSARIA A LIVELLO REGIONALE E NAZIONALE UN’ATTIVITÀ DI PREVISIONE, PREVENZIONE, INFORMAZIONE, ADDESTRAMENTO, LOTTA, INDAGINE E RICOSTITUZIONE POST-INCENDIO



Dal sito www.legambiente.it

27 Luglio 2022
Nel 2021 ben 159.437 ettari di superfici boscate e non devastati dalle fiamme (+ 154,8% rispetto al 2020). In aumento anche i reati tra incendi dolosi, colposi e generici. La Sicilia la regione più colpita per reati (993) ed ettari attraversati dalle fiamme seguita da Calabria, Puglia e Campania.

In 14 anni andati in fumo 723.924 ettari, un’area grande quasi quanto l’intera regione Umbria. In pericolo i “gioielli del Paese”: siti della Rete Natura 2000 e aree protette.

Italia in fumo. Dal Nord al sud della Penisola come ogni estate è emergenza incendi. Si tratta di roghi spesso di natura dolosa e criminale, appiccati per fini speculativi, o per ripicche tra privati o verso la pubblica amministrazione. Ad aggravare il tutto la crisi climatica, il caldo torrido e l’emergenza siccità. Sono già 26.270 gli ettari bruciati dal 1 gennaio al 15 luglio 2022 (fonte EFFIS) e 32.921 gli interventi registrati ed effettuati, dal 15 giugno al 15 luglio, dai Vigili del Fuoco per incendi boschivi, nelle aree urbane e rurali (+4.040 rispetto allo stesso periodo del 2021). Ancora più preoccupanti sono i dati del nuovo report “Italia in fumo” realizzato da Legambiente che, anticipando i dati Ecomafia 2022 e analizzando i dati satellitari dell’EFFIS, fa il punto sul patrimonio boschivo e non andato in fumo nel 2021 e negli ultimi 14 anni, dal 2008 al 2021.

Sono 159.437 gli ettari di superfici boscate e non devastati dalle fiamme nel 2021 (+ 154,8% sul 2020). In aumento anche i reati tra incendi dolosi, colposi e generici, 5.385 (+27,2% rispetto al 2020) e le persone denunciate (658, + 19,2%), anche se continuano ad essere sottodimensionate rispetto ai reati, così come i sequestri: 107, con un +35,4% rispetto al 2020. A confermare le grandi difficoltà che ancora si incontrano nell’individuazione dei responsabili dei roghi, il dato relativo agli arresti: appena 16, comprese le due ordinanze eseguite in Sicilia dai Carabinieri della stazione di Noto, in provincia di Siracusa, due in meno del 2020. A preoccupare è anche il dato complessivo degli ultimi 14 anni, frutto dell’elaborazione di Legambiente dei dati EFFIS dal 2008 al 2021. Parliamo di una superfice complessiva di territorio incenerito, a causa di ben 5.298 incendi, di oltre 723.924 ettari, un’area grande quasi quanto l’intera regione Umbria che ha interessato il territorio di almeno 1.296 Comuni, corrispondenti al 16,39% dei comuni italiani, distribuiti in 19 tra Regioni e Province autonome. In questi Comuni più di qualcosa non ha funzionato nelle azioni di prevenzione e lotta attiva agli incendi. Sicilia, Calabria, Campania, Sardegna, Lazio e Puglia i territori da presidiare con maggiore efficacia durante tutto l’anno rafforzando le attività investigative per prevenire i rischi e accertare le responsabilità. Ad essere in pericolo sono soprattutto i “gioielli del Paese”: aree protette e siti rete natura 2000. L’azione criminale insiste, nel tempo, su aree geografiche ben delimitate e proprio in queste aree di pregio più di qualcosa non ha funzionato nelle azioni di prevenzione, contrasto e lotta attiva agli incendi.

Di fronte a questo quadro, Legambiente torna a ribadire l’importanza della prevenzione e del rafforzamento delle attività investigative lanciando 10 proposte – a partire da una gestione integrata degli incendi governo integrato degli incendi e piani di adattamento – per contrastare gli incendi con lo scopo di rafforzare la riforma della legge 353 del 2000. Obiettivo solo parzialmente raggiunto con la legge 155/2021, che ha introdotto nella nostra normativa l’incendio di interfaccia urbano-rurale; ha codificato il fuoco prescritto come misura di prevenzione; messo a disposizione 140 milioni di euro da spendere entro il 2023 e altri 150 a valere sui fondi del Pnrr; previsto pene più severe per alcuni reati di incedi dolosi; previsto poteri sostitutivi affidati alle Regioni e ai Carabinieri Forestali per la mancata redazione da parte dei Comuni del catasto delle aree percorse dal fuoco.  Ma la norma approvata non fornisce tutte le risposte che l’associazione ambientalista aspettava per contrastare efficacemente gli incendi boschivi, soprattutto alla luce degli effetti già fin troppo visibili della crisi climatica.

“Occorre un radicale cambiamento di approccio e risposta al fenomeno degli incendi – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – che miri a prevenire i roghi attraverso la gestione del territorio, l’utilizzo ecologicamente sostenibile delle risorse agro-silvo-pastorali, la promozione dei servizi ecosistemici che vanno remunerati, per sostenere e rivitalizzare le comunità rurali nelle aree interne e montane in una rinnovata funzione di presidio territoriale. In questa partita servono investimenti veri, ricerca, strumenti e tecnologie, semplificazione di procedure e competenze all’interno di una strategia complessiva definita in condivisione con le popolazioni locali ed i portatori di interesse. Una necessità impellente anche perché, la tendenza che si prospetta nel 2022 e nei prossimi anni, è di una crescita del fenomeno degli incendi boschivi a causa della siccità prolungata che si sta verificando nell’Europa meridionale e le condizioni risultanti che hanno già causato numerosi focolai di incendi prematuri. Un altro segno evidente, insieme allo scioglimento dei ghiacciai alpini, della crisi climatica già in atto”.


Incendi 2021, le Regioni più colpite

Nel 2021, stando al report di Legambiente, la Sicilia resta la regione più colpita sia come numero di reati (993), che come ettari attraversati dalle fiamme (81.590, il 51,3% del totale nazionale), seguita da Calabria (674 reati e 35.480 ettari inceneriti), Puglia (601 reati e 3.660 ettari colpiti) e Campania (553 reati e 5.564 ettari in fiamme). Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 52,4% dei reati e il 79,1% delle superficie andata in fiamme. Usando solo il parametro delle aree attraversato dal fuoco, spiccano il terzo posto della Sardegna, con 19.228 ettari, e la quarta posizione del Lazio (6.854 ettari).


Bilancio aggressione ai siti natura 2000

Altri due aspetti riguardano l’aggressione in questi 14 anni 2008 al 2021 ai siti natura 2000 e alle aree protette. In particolare nei 2.310 siti Natura 2000 in Italia, seppur ricordando che analizziamo un dato ampiamente sottostimato (a causa del mancato inserimento delle superfici inferiori ai 30 ettari), sono avvenuti 2.078 incendi che hanno mandato in fumo circa 250.000 ettari, tenuto conto delle sovrapposizioni tra le diverse tipologie dei siti Natura 2000. Dai dati EFFIS geolocalizzati emerge, però, che non è l’intero patrimonio naturale mappato in Italia a bruciare, ma una manciata di siti italiani della rete Natura 2000 a partire dalla in Sicilia che da sola rappresenta il 51% dei casi, mentre se considerata con le regioni Sardegna e Campania arriviamo al 73% del totale. Se si aggiungono anche Calabria, Lazio e Puglia si raggiunge il 93% del totale delle superfici percorse dal fuoco all’interno dei siti Natura 2000. Sono quindi i territori di sole sei regioni a cubare il 93% del totale delle superfici delle aree Natura 2000 italiane percorse dal fuoco.


Bilancio aggressione alle aree protette

Sempre nell’arco di questi 14 anni, in Italia è andata in fumo, una superficie di oltre 107.670 ettari, a causa di ben 950 incendi, che hanno interessato il territorio di 118 aree protette, corrispondenti al 13,55% delle 871 aree protette istituite nel nostro Paese, distribuiti in 16 tra Regioni e Province autonome. Anche in questo caso, la Sicilia è la regione più colpita. Da sola rappresenta, nei 14 anni analizzati, oltre il 40% del totale della superficie percorsa dal fuoco all’interno di 38 differenti aree protette. Se la consideriamo insieme anche alle regioni Calabria e Campania arriviamo al 78% del totale della superficie bruciata all’interno di altre 22 aree protette, mentre se aggiungiamo, a queste tre regioni, anche Puglia, Lazio, Abruzzo e Piemonte si supera il 97% del totale delle superfici percorse dal fuoco all’interno di ulteriori 35 aree protette.

App Gaia Observer: Per dare a tutti la possibilità di visualizzare le aree percorse dal fuoco superiori ai 30 ettari, anche quando ci si trova sul campo, Legambiente ha caricato tutti i dati satellitari EFFIS sull’App Gaia Observer (https://www.gaiaobserver.it/), tra i servizi gratuiti che l’associazione offre ai cittadini, e aggiunta la funzione “segnala area”. Questa funzione consente a chiunque, appena entri in una delle aree percorse dal fuoco (quelle mappate a scala europea) di essere avvisato, tramite un bip, dall’App. Così, anche quando il passare degli anni rende meno visibili i segni esteriori dell’incendio, si potrà con assoluta certezza sapere di trovarsi all’interno di un’area già percorsa dal fuoco almeno una volta negli ultimi quattordici anni.


Le 10 proposte di Legambiente:

1. Gestione integrata degli incendi: è necessaria un’attività di integrazione/coordinamento, a livello regionale e nazionale, fra i settori dedicati alla previsione, prevenzione, informazione, addestramento, lotta, indagine e ricostituzione post-incendio.

2. Pianificazione e politiche di adattamento: in attesa del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici devono essere i Piani forestali di indirizzo territoriale a integrare la pianificazione forestale con la prevenzione degli incendi boschivi.

3. Interazione con la politica agricola: per un più efficace governo degli incendi è fondamentale una integrazione della politica forestale con quella agricola.

4. Pascolo prescritto come strumento di prevenzione: il pascolamento con specie domestiche è stato finalmente riconosciuto come tecnica per prevenire il propagarsi degli incendi o evitare che una volta innescati diventino disastrosi. Tutte le specie pascolanti, bovini, ovini e caprini possono essere utilmente impiegate.

5. Responsabilizzazione e coinvolgimento dei cittadini: il governo degli incendi non deve essere solo responsabilità delle istituzioni e dei tecnici del settore. I cittadini possono essere parte attiva, in primo luogo coinvolgendo il volontariato non solo nella lotta ma anche nella prevenzione.

6. Statistiche e catasto incendi: l’analisi delle statistiche sugli incendi è essenziale per la comprensione ed il governo del fenomeno, sebbene il sistema nazionale di raccolta dei dati forestali sia carente.

7. Pianificazione e progettazione del ripristino ecologico e funzionale: la ricostituzione post-incendio è una fase delicata del governo incendi e deve essere affrontata con interventi e soluzioni tecniche adeguate caso per caso e non in maniera emotiva.

8. Pianificazione urbanistica e incendi: il verde urbano è importante per migliorare il benessere dei cittadini e la qualità delle nostre città ma i piani urbanistici non tengono in considerazione il rischio legato agli incendi boschivi nelle aree urbane. Per questa ragione appare auspicabile che nei prossimi anni la pianificazione urbanistica venga informata dai piani forestali di indirizzo territoriale che identificano le aree esposte al pericolo incendi (probabilità di propagazione di grandi incendi). La stessa attenzione deve essere indirizzata alla rete stradale che svolge un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza della logistica dei mezzi di soccorso in caso di incendi di elevata intensità.

9. Pene più severe: estendere le pene previste dal Codice Penale per il reato di incendio boschivo a qualunque tipologia di incendio.

10.Potenziare i presidi statali nella lotta agli incendi boschivi: investire nel potenziamento della flotta aerea pubblica, nella specialità interna al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, estendere le competenze dei Carabinieri Forestali in Sicilia.

Versione integrale del report e tabelle scaricabili nel primo pomeriggio.





DPI ANTINCENDIO BOSCHIVO, FRA RITARDI, RETICENZE E NECESSITÀ DI MIGLIORAMENTI

 


di Antonino Lomonaco (23-07-2018)

La questione dei dispositivi di protezione individuale (DPI) è una di quelle questioni nevralgiche che riguarda un po’ tutti i lavori esposti a rischi. 

E’ scontato dire che in una attività come quella dell’antincendio boschivo, dove il confronto con il pericolo è costante, questi dispositivi siano fondamentali, per cui i ritardi e le inefficienze nella loro distribuzione hanno l’effetto di aumentarne esponenzialmente i rischi. La carenza di mezzi e di uomini (carenza di uomini dovuta anche ai ritardi nella consegna, ad alcuni di noi, dei DPI) si traduce in uno sforzo maggiore (e, quindi, in un rischio maggiore) per chi si ritrova poi ad operare con i pochi mezzi e con i pochi compagni. 
Questo è inconcepibile, oltreché offensivo alla dignità di chi si spende, e si è speso negli anni, in un importantissimo servizio votato alla difesa dei territori e alla lotta attiva contro le fiamme che vorrebbero distruggerli. 
Per onestà va detto subito che ciò non sia una pratica che riguarda quest’ultima amministrazione, bensì trattasi di una pratica che si ripete negli anni ed ormai ha assunto una costante operativa che non tiene conto dei tempi, e delle stagioni, in modo ottimale. 
Si tratta, perciò, in fin dei conti, di un’ inadeguata valutazione del significato e dell’importanza di cui si fa carico sempre più la lotta agli incendi boschivi. 
Questa lotta non è un semplice lavoro, tale che possa essere interpretato alla stregua di un qualsiasi altro lavoro ordinario. 
La lotta agli incendi boschivi è, principalmente, una vocazione a difesa di quegli organismi viventi, e di quegli ambienti, che permettono la vita agli altri viventi: ovvero gli alberi, i boschi! 
L’importanza di tale attività assume perciò un rilievo maggiore se consideriamo il contesto ambientale, profondamente alterato dall’azione umana, nell’intero pianeta che ci ospita. Infatti sono ormai evidenti le conseguenze climatiche ( dovute proprio al contesto devastato di cui si diceva) ai poli, nei ghiacciai e nella tendenza all’aumento statistico dei fenomeni atmosferici estremi. 
Detto ciò, non si può ragionare di antincendio boschivo siciliano senza tener ben presente queste premesse, e senza ricordare che proprio nell’immediato sud della nostra regione abbiamo uno dei maggiori deserti in espansione: il Sahara.

Pertanto questi ritardi, queste inefficienze nell’organizzazione, hanno un significato ed un effetto che oltrepassa la contingenza formale e particolare. 
Senza mezzi termini: questa attività è una guerra! Affrontare una guerra senza veicoli e senza armi si traduce, inesorabilmente, in una disfatta. Ma, ancor prima, si traduce nella maggiore sofferenza di chi si trova in prima linea. 
Si traduce nell’ umiliazione di chi è costretto a stare nelle retrovie, impotente ed inutile! 
Si traduce anche, e soprattutto, in un malumore fra le squadre che in questi ritardi trovano la prova di un disinteresse che li tradisce nel momento stesso in cui avrebbero la maggiore necessità di attenzione e di cura. 
Le squadre di antincendio boschivo siciliano hanno bisogno di essere ascoltate, capite nelle difficoltà che incontrano e nelle loro occorrenze. 
Avrebbero bisogno di coltivare l’umore adeguato all’importanza del compito che hanno da svolgere. 
Per esser capiti, però, come sempre, servirebbero degli interlocutori che parlino la medesima lingua, avere medesime esperienze: mangiare lo stesso pane ed inghiottire lo stesso fumo!! 
Chi dirige dovrebbe conoscere davvero le medesime esperienze, a partire dalle difficoltà familiari dovute (anche qua) ai regolari ritardi nella riscossione dei pagamenti mensili, il sentirsi addosso la pubblica disapprovazione fomentata da quel giornalismo superficiale e negligente (ma oggi dominante). Soprattutto salire, scendere, colline e montagne, nella calura estiva, dentro tute, guanti, caschi, ignifughi, che salvano la vita mentre si combatte contro le fiamme e contro i pericoli connessi. 
Dispositivi di sicurezza che salvano la vita ma che aumentano tremendamente l’affanno, il quale si aggiunge, paradossalmente, ai fattori di rischio contro cui essi stessi si pongono. Quest’ultima evenienza sembra un cane che si morde la coda. Si tratta di un meccanismo rotatorio ed ottuso, il quale si può interrompere solo tenendo conto delle peculiarità che ci appartengono, cioè a dire tenendo conto, innanzitutto, del nostro clima. 
I dispositivi di sicurezza non sono strumenti perfetti, bensì perfettibili, ovvero sono tanto più efficienti quanto più si adattano al personale che li indossa, ai luoghi, al clima e alle condizioni d’uso! 
Un DPI poco confortevole non è un buon DPI! 
Per cui qualora capiti un diffuso uso improprio ci si deve porre il problema del motivo, senza eludere la questione o arenarsi in una stolta imposizione. 
Sarebbe opportuno, perciò, indicare o studiare DPI più confacenti alle nostre condizioni, magari scelti attraverso prototipi provati prima da alcuni fra le nostre squadre. 
Coloro che operano fattivamente contro gli incendi, quindi, da un lato subiscono i ritardi nella distribuzione dei dispositivi di sicurezza, dall’altro, questi stessi DPI, per alcune loro caratteristiche, si dimostrano eccessivi alle nostre latitudini, aumentando l’affanno degli operatori a discapito dei riflessi e del loro vigore. 
Questa è una questione importante da affrontare, valutare, assieme agli operatori, e a riguardo non si può fare alcuna scelta che non li coinvolga. 
Anche a chi scrive, qualche tempo fa,  è capitato di finire al pronto soccorso, per la disidratazione da ipertermia, dopo alcune ore di intervento contro le fiamme, sotto il sole cocente della nostra latitudine, dentro tuta, scarponi, guanti, casco con visiera. 
Eppure, sono questi stessi DPI che l’anno scorso gli hanno permesso di attraversare quindici metri di fronte fuoco, salvandogli la vita!! 
I DPI sono fondamentali ma vanno considerati nella realtà vissuta di chi opera. 
E’ solo con costoro che, a riguardo, va intessuto un dialogo proficuo e valorizzante. 
Ed è solo così che si potrebbe ben dire, poi, “Noi”, quando ci si riferisce ad una coerenza in questa lotta (in questa guerra) alla distruzione in movimento. 
Poiché le reticenze, il silenzio, non appartengono ne alla lotta, ne alla guerra e... tantomeno alla vita.

Un grande saluto ai miei compagni impegnati nell’antincendio boschivo

Antonino Lomonaco 
(23-07-2018)





LA DISTRUZIONE

 

Per non dimenticare 30 luglio 2021

di Antonino Lomonaco
LTI di Linguaglossa

A differenza del giorno prima, stamani, il servizio antincendio della mia squadra, è stato fortunato.
Invece, tutto attorno (nella provincia) vi era una spaventosa guerra che trapelava dalle comunicazioni radio degli altri distaccamenti e del centro operativo di Catania. Le vedette segnalavano continui inizi di incendi a cui le squadre rispondevano con il loro pronto intervento... sempre più in affanno.
Fino, anche, a sentire la segnalazione gridata con disperazione, che porta il gelo anche in presenza dei quaranta gradi di temperatura ambientale e che a me fa tornare ricordi e brividi di qualche anno fa: chiediamo l'intervento urgente di un'ambulanza!
Una mattina terribile, che dovrebbe essere insopportabile per chi possa avere un po' di coscienza o di sensibilità per la vita.
Mandrie di animali circondate dalle fiamme e colleghi che penosamente cercano di salvarle, rischiando persino di esser incornati per il terrore delle bestie imbizzarrite dall'incendio che le avvolge.
Ci sarebbe da chiedersi: perchè tutto questo?!...
L'unica risposta che riesco a darmi è: perchè le vere bestie siamo noi!
Eppure quel "noi" generico si compone anche di gente come noi, come la mia squadra, che interveniamo, ogni volta, contro questa distruzione, operando in modo attento quanto più possibile, arrivando allo stremo delle forze, per la fatica, per il fumo inghiottito, per le alte temperature, per gli indumenti di protezione personale che indossiamo.


Eppure poi, una volta finito, domato ed estinto il male che incenerisce le cose, riuscire anche a scherzare, prendendo in giro il nostro bravo caposquadra, che è il più giovane fra noi ed ha da poco compiuto i cinquanta anni: un ragazzino!
Noi, che abbiamo tutti fra i cinquanta ed i sessanta anni, ci complimentiamo a vicenda per l'agilità e la forza che riusciamo ancora ad esprimere. Con ironia, certamente, ma anche con la caparbietà di chi non si vuole arrendere e vorrebbe che le cose fossero migliori di quel che sono o a cui sembrano indirizzarsi.
Allora forse che le "bestie" siano altri ed altrove.
Le "bestie" sono chi non capisce le esigenze dei territori, chi regolarmente fornisce mezzi ed attrezzature antincendio in ritardo anche se poi osa vantarsi di averlo iniziato prima questo servizio: un servizio che, però, era disarmato!
Chi sperpera soldi per la fornitura di droni che nessuno userà, sia per mancanza di personale in divisa, sia perchè le nostre vedette coprono già egregiamente i territori.
Chi inizia un progetto di riforma del settore vantando i meriti del lavoro forestale e le necessità e l'importanza di questi lavori, dovute ai cambiamenti climatici, e finisce presentando una riforma peggiorativa ed umiliante per chi ha rischiato e continua a rischiare la vita. Una riforma che non tiene in alcun conto di una prospettiva futura, come se estinti noi si possano estinguere tutti gli incendi del mondo. Ipocriti! Superficiali! Insufficienti che non siete altro!
Giorno 18 del prossimo agosto, al distaccamento di Linguaglossa, in contrada Boriglione, ricorderemo, con la dovuta commemaorazione, i nostri fratelli morti nel "93.
Ragazzi allora trentenni! Fra loro vi era il solo caposquadra che aveva 52 anni. Un uomo arcigno, di altri tempi, e che a me, poco più che ventenne, sembrava, allora, vecchio come di una età che non avrei mai raggiunto.
Oggi mi avvicino ai cinquantasei anni e so che quei "ragazzi" di allora, "ddhi carusi", hanno fatto una fine terribile, che nessuno merita: io so cosa si prova quando si è avvolti dalle fiamme e quando le fiamme ti erodono la carne.
So, leggendo negli occhi del figlio di quel caposquadra, che ora fa da autista nella mia squadra, il rancore mai sedato per il vuoto lasciato dall'improvvisa scomparsa straziante di un padre... di una madre, di un fratello, di un congiunto.
Per la morte senza senso di qualcosa che ha un grande senso.
Antonino Lomonaco





INTERVENTI DI PULIZIA E RIPRISTINO SU STRADE E SENTIERI NEL PERIMETRO DEL PARCO DI PANTELLERIA PER MIGLIORARE LA SICUREZZA E PREVENIRE GLI INCENDI. CON L'AUSILIO DEL CORPO FORESTALE DELLA REGIONE E AGLI OPERAI FORESTALI

Dietro l'Isola

Dal sito www.parks.it

(Pantelleria, 30 Lug 22)
Sono stati ultimati i lavori di manutenzione ordinaria a cura del Parco Nazionale Isola di Pantelleria per il ripristino della viabilità di strade e sentieri lungo tutto il suo perimetro, al fine di consentire la completa fruizione dei luoghi. Due sono le linee guida principali: sicurezza e prevenzione incendi, in funzione delle quali sono state eliminate le sterpaglie che avrebbero potuto rappresentare una vera e propria miccia per gli incendi.

In considerazione delle diverse urgenze d'intervento è stata risistemata la viabilità forestale e la rete sentieristica CAI, effettuando la scerbatura della vegetazione, che ostruiva i percorsi, e procedendo alla rimozione dei detriti.

Fra gli interventi più significativi c'è il ripristino del percorso Lungolago del Bagno dell'Acqua e dell'area parcheggio. Si è proceduto a risagomare il fondo stradale sterrato e ripristinare il manto stradale sgretolato che creava profondi avvallamenti; sono stati rimossi i rifiuti ed è stata effettuata la scerbatura e l'eradicazione delle specie invasive, al fine di preservare il Limonium. Circa 50 piante di questa varietà endemica dell'isola, a rischio calpestio, sono state spiantate e piantumate in zone più sicure intorno al Lago. L'intervento è propedeutico alle azioni previste nel progetto Conservazione della biodiversità del Bagno dell'Acqua - POFESR 6.5.1.

Nelle località di Ghirlanda, Ghibbiuna, Serraglia, ai piedi del Monte Gibele si è intervenuto con pulizia e manutenzione delle strade. Le stesse azioni sono ancora in corso sulla strada di accesso e nel parcheggio di Punta Spadillo e in zona Dietro l'Isola; mentre sono in programma quelle che interesseranno Montagna Grande.

Durante tutte queste attività è emerso un considerevole abbandono indiscriminato di rifiuti che ha portato il Parco ad intensificare i controlli, con l'ausilio dei carabinieri forestali. Quest'ultimi, insieme al corpo forestale della Regione, agli operai forestali, alla protezione civile e all'associazione Anpana, sono impegnati nel monitoraggio del territorio per la prevenzione incendi. A tal fine è stata potenziata la rete di sorveglianza con l'integrazione di altre due vedette, e prossimamente, con l'installazione di foto trappole per individuare atti illeciti ambientali. Altrettanto determinante resta pur sempre la collaborazione dei cittadini nel rispetto delle regole per la tutela dell'ambiente.

Fonte: www.parks.it


Punta Spadillo


Bagno dell'Acqua




SAN SALVATORE DI FITALIA (ME), INSTALLATA DAL CORPO FORESTALE DELLA REGIONE SICILIANA, IN SINERGIA CON IL COMUNE UNA VASCA PER FINALITÀ ANTINCENDIO


Dal sito www.nebrodinews.it

29/07/2022
Una vasca per finalità antincendio dalla capienza di 30mila litri, necessaria per almeno 16 lanci, è stata collocata e resa operativa in località Piano Mazza, nel Comune di San Salvatore di Fitalia

La vasca, installata nell’odierna dal Corpo Forestale della Regione Siciliana, in sinergia con il Comune di San Salvatore di Fitalia che ha messo a disposizione il terreno e una idonea fornitura di acqua, possibile grazie al ripristino del pozzo di qualche settimana fa, verrà utilizzata come punto di approvvigionamento idrico da parte degli elicotteri del Servizio Antincendio, che quest’anno risultano dislocati presso le basi di San Fratello e di Naso.
Un bacino di contenimento che si aggiunge a quelle presenti nei Comuni di Galati
Mamertino, Tortorici e Naso che, unitamente al laghetto del Comune di
Castell’Umberto, costituiscono una rete di punti idonei per la lotta agli incendi
boschivi per la presente campagna. Il sindaco del Comune di San Salvatore, Giuseppe Pizzolante, ha inteso ringraziare il Commissario Superiore Forestale Vincenzo Polino del Distaccamento di Naso, per la preziosa disponibilità, l’Ispettore Superiore Forestale Salvatore Zumbino del Distaccamento di Galati Mamertino, tutto il personale forestale impegnato giornalmente nella lotta agli incendi e gli operai comunali che si occupano dell’acquedotto, per aver predisposto l’impianto necessario al riempimento della vasca.






31 luglio 2022

VOLONTARI DEL PARCO DELLE GROANE IN MISSIONE ANTINCENDIO IN SICILIA


Dal sito www.ilnotiziario.net

29 Luglio 2022
Volontari di Protezione Civile Aib (Attività antincendio boschivo) del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea sono partiti per una missione antincendio alle volte della Sicilia.

Uomini e mezzi hanno lasciato questa mattina la sede del Parco a Solaro per raggiungere l’isola. 

La squadra, con a capo Gianmarco Bartesaghi, è composta da Gianni Lucchini, Giorgio Fontana e Paolo Ventura. Grazie a due veicoli fuoristrada attrezzati per l’antincendio boschivo raggiungerà in giornata il porto di Livorno e quindi Palermo.

Destinazione finale dei volontari sarà Pergusa, località in provincia di Enna purtroppo più volte finita al centro delle cronache proprio per l’emergenza incendi. Molti ricorderanno infatti i drammatici roghi della scorsa estate.

La missione partita dalla sede del Parco delle Groane, nell’ex polveriera di Solaro, si colloca nell’ambito del Gemellaggio Aib 2022 tra Regione Lombardia e Regione Sicilia. La Protezione Civile del Parco, che fa parte della colonna mobile regionale sarà impegnata dal 30 luglio al 14 agosto su due turni. Dopo la prima settimana è infatti previsto il cambio con una nuova squadra di volontari, altre quattro persone.


Missione antincendio in Sicilia per i volontari del Parco delle Groane 

Per il Parco delle Groane si tratta della prima missione in Sicilia dopo diversi anni. Nell’estate 2021 i volontari avevano invece preso parte alla collaborazione instaurata tra la Protezione Civile della Provincia di Como e la Regione Calabria.

Si tratta di un importante riconoscimento per gli uomini del Parco che anche negli ultimi mesi sono stati più volte impegnati direttamente sul territorio per una serie di roghi con pochi precedenti.

Incendi acuiti dal lungo periodo di siccità che ha interessato tutta l’area delle Groane e della Brughiera briantea. Situazione che si spera, grazie alle ultime precipitazioni, possa ora migliorare. La sorveglianze e gli interventi sono comunque garantiti al 100% anche durante la missione in Sicilia grazie al buon numero di volontari Aib che hanno dato disponibilità per l’estate.

“Una simile missione fuori regione per i nostri volontari è sicuramente per noi motivo di orgoglio – commenta il direttore del Parco delle Groane, Mario Roberto Girelli, che ha salutato la squadra in partenza anche a nome del presidente Emiliano Campi e del consiglio di gestione – Si tratta di un riconoscimento dell’eccellenza del nostro servizio antincendio boschivo, che i nostri uomini garantiscono ogni giorno all’interno del Parco.

Un riconoscimento dato sia da Regione Lombardia, sia dalla Protezione Civile a livello nazionale. Il dialogo e il confronto con altre realtà è inoltre sempre positivo e occasione di crescita. Così come intervenire su scenari diversi, con le loro peculiarità, ed entrare in contatto con emergenze che oggi sembrano distanti, ma che con il cambiamento climatico si potrebbero presentare anche nel Nord della Lombardia. Lasciatemi ringraziare infine i nostri volontari che hanno risposto ancora una volta presente e chi, dall’interno del Parco, ogni giorno svolge in silenzio un prezioso lavoro di coordinamento, come il nostro Fabio Figliuolo e tutti i nostri collaboratori” conclude Girelli.