La malagestione di Megara Hyblea
Unico caso in Sicilia: solo quattro visitatori al giorno. Lo storico Giansiracusa: «Manca una visione globale»
Uno scorcio di megara hyblaea scoperta dagli archeologi francesi
Vallet e Villard, oggi a due passi dalle industrie
foto lasicilia.it
Isabella Di Bartolo
Un territorio dalle potenzialità inespresse.
Quello megarese è un luogo che custodisce siti archeologici ma anche
beni architettonici di epoche varie, di grande rilevanza. Eppure, come
mostrano i crolli recenti, i restauri infiniti o mai partiti e la
mancata valorizzazione di beni unici, Augusta necessita di una gestione
del suo patrimonio «illuminata».
L'esempio più eclatante è certo
Megara Hyblea. Nonostante gli sforzi profusi dalla direzione del Parco
archeologico (che si occupa anche delle aree di Leontinoi e Pantalica),
il sito è fuori dai circuiti turistici. Poche le indicazioni per
raggiungerlo, assenti i trasporti, inesistente la promozione da parte
degli enti pubblici. E così il sito è in oblìo.
Lo testimoniano, in
primis, i numeri: quattro visitatori al giorno in media. Quattro euro il
costo del biglietto, due euro quello ridotto e un euro per chi risiede
in provincia: vista la media dei visitatori, l'introito è minimo.
«Facciamo
del nostro meglio - dichiara Maria Musumeci, direttrice del Parco
archeologico - sebbene con pochissime risorse a disposizione. Nel 2011,
per esempio, abbiamo promosso il sito nell'ambito della "Settimana della
cultura"; agevoliamo le visite con le scuole e le associazioni come
SiciliaAntica o Legambiente. Cerchiamo di fare di più anche insieme con
la scuola francese con cui abbiamo una costante collaborazione anche per
la pubblicazione di studi e ricerche».
Tuttavia, la buona volontà
non basta.
Servono soldi per pagare la manutenzione, liberare il sito
dalle sterpaglie, assicurare gli stipendi ai custodi e, dunque, renderlo
fruibile. L'assenza di fondi ha fatto sì che il progetto
dell'Antiquarium restasse sulla carta: il piccolo museo che la Regione
avrebbe voluto allestire nell'area archeologica è bloccato perchè non ci
sono abbastanza finanziamenti.
La direttrice propone poi una soluzione
per la pulizia del sito, costantemente invasa da erbacce: un protocollo
con la forestale che, di recente, ha ripulito l'area.
La
mancata valorizzazione del sito «simbolo» della zona megarese fa rima
con le altre carenze in termini di gestione. Dal castello Svevo a
rischio crollo al convento di San Domenico il cui restauro è iniziato
nel 2006 e poi bloccato. E ancora, ai forti della città megarese.
«Quelli di Garsia e Vittoria - dichiara lo storico Paolo Giansiracusa -
creati a protezione di due isolotti che svolgevano una funzione
strategica nel sistema difensivo della costa orientale siciliana. Uno
dei duie fortilizi, con investimento di ingenti somme, è stato
recentemente restaurato ma, come al solito, non ne è stata individuata
la funzione. Ciò significa che la ristrutturazione seguita sarà quanto
prima destinata a perdersi. Dalle nostre parti non è ancora passato il
principio secondo il quale il restauro strutturale deve sempre essere
accompagnato da quello funzionale. Senza l'orginaria manutenzione, senza
la costante vigilanza dell'uomo ogni opera è destinata a perdersi. Si
provveda dunque ad assegnare i fortilizi a privati che ne possano
garantire la fruibilità e la manutenzione ordinaria».
Ancora, la
perimetrazione e la salvaguardia degli edifici storici della città.
«Molti palazzetti del periodo barocco e dell'età liberty, anche in pieno
centro - aggiunge il professore Giansiracusa -, sono abbandonati e
destinati a subire i danni dell'obsolescenza naturale. Occorre una
ricognizione immadiata del patrimonio e un urgente intervento di tutela.
In caso contrario si continuerà secondo il barbaro sistema che dagli
anni sessanta agli anni Ottanta ha comportato la demolizione di edifici
storici sostituiti da orribili edifici in ferro cemento; il tutto
accanto alle chiese barocche e a ridosso dei fortilizi rinascimentali.
Ad Augusta è mancata e manca una visione globale del problema; tale
carenza si esprime con grande evidenza nei disastri architettonici in
corso».
05 Marzo 2013