30 maggio 2018

LO STALLO. GOVERNO, COTTARELLI PRENDE ANCORA TEMPO. I PARTITI CHIEDONO IL VOTO IL 29 LUGLIO, DI MAIO RIAPRE IL DIALOGO

Il presidente del Consiglio incaricato, Carlo Cottarelli al quirinale con il capo dello Stato Sergio Mattarella

Dal sito gds.it

29 Maggio 2018
La lista dei ministri non c'è ancora. Tutti si aspettavano la fumata bianca, in realtà Carlo Cottarelli vive un giorno di stand by, prende tempo e apre così due scenari opposti: scioglimento immediato delle camere e elezioni a fine luglio o un accordo con le forze politiche per una fiducia "tecnica" al fine di varare una legge di bilancio light e consentire il voto subito dopo, a ottobre.
Due opzioni che sarebbero state valutate da Sergio Mattarella con il presidente del Consiglio incaricato, con la ferma convinzione da parte del Quirinale che comunque il parlamento si dovrà assumere la responsabilità di chiudere la legislatura o di consentire al governo tecnico un passaggio fondamentale con la presentazione della manovra, per evitare l'eccessiva fibrillazione dei mercati e ridare credibilità e fiducia al nostro paese.

Nel frattempo, l'impasse politico continua a provocare fortissima tensione sui mercati con lo spread che s'impenna col passare dalle ore, dai 250 punti della mattina, alla chiusura a quota 300. Tuttavia, dopo lo scontro frontale di ieri tra Colle e fronte sovranista, oggi i toni sono decisamente più morbidi.

Luigi Di Maio, torna sui suoi passi nella richiesta di impeachment, consapevole che su quella strada era rimasto praticamente isolato. Lo stesso Salvini, in diretta Fb, ribadisce che "Mattarella ha sbagliato ma basta insulti". Una riapertura di dialogo tra M5s e Quirinale che, secondo qualche osservatore, potrebbe riaprire una strada, seppur strettissima, verso un governo politico. Ma al momento è una ipotesi solo di scuola. Per ora, in pista c'è solo Cottarelli, che Mattarella vuole comunque inviare al Parlamento.

Malgrado le difficoltà, l'economista lombardo inizia di prima mattina il suo sforzo di mettere insieme una lista dei ministri: alle 9 è già al lavoro nella sala dei Busti di Montecitorio dove, nel massimo della riservatezza, riceve alcune persone.

Alla Camera è un susseguirsi febbrile di riunioni: il segretario leghista Matteo Salvini prima convoca i suoi parlamentari, poi riunisce la segreteria federale, per la prima volta a Roma e non nella sede storica di Via Bellerio. Ai suoi annuncia la raccolta delle firme ai gazebo il prossimo fine settimana a favore dell'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Quindi fa il punto sulla questione delle alleanze: diverse simulazioni dicono che un'ipotetica alleanza elettorale M5s-Lega vincerebbe con numeri eclatanti. Ma Salvini sceglie di prendere tempo, conferma che al momento resta nel centrodestra ma rinvia le scelte definitive dopo le amministrative del prossimo mese. Si riunisce anche il Pd che annuncia la volontà di astenersi sul governo Cottarelli.

A ora di pranzo il Colle annuncia di aver convocato il premier incaricato per le 16,30. Sembra essere il momento dell'accettazione del mandato e la presentazione della lista dei ministri, ma qualcosa deve essere andato storto, tanto che a sorpresa, Cottarelli lascia il Colle senza presentarsi alla stampa. E subito scoppia una ridda di ipotesi tra cui quelle se intenda rimettere il mandato o se in realtà abbia bisogno di più tempo per stilare la lista dei ministri. Il Colle subito fa trapelare che non esiste l'ipotesi della rinuncia. E Cottarelli, rientrando a Montecitorio, assicura che sta approfondendo "alcuni aspetti della lista". Nelle stesse ore le diverse anime del Pd propongono l'idea di andare a votare il 29 luglio, probabilmente - si ragiona in ambienti parlamentari - assecondando il pressing del Colle.

Una data decisamente inedita, mai in Italia s'è votato a luglio, ma che oggettivamente raccoglie positivamente la preoccupazione di Mattarella, qualora dovesse saltare tutto, di avere un governo in carica in autunno, subito in grado di presentare la legge di bilancio. E non è un caso che per tutta la giornata si siano inseguiti rumors di contatti tra Cottarelli ed alcuni esponenti delle forze politiche, come il leghista Giancarlo Giorgetti e il dem Graziano Delrio, proprio per sminare la strada del governo tecnico finalizzata al varo della manovra. Il ritorno alle urne a luglio, se viene accolto con favore dalla Lega, trova invece i Cinque Stelle molto freddi. "Spero che - ha spiegato Di Maio - si possa andare al voto il prima possibile però riconosco pure che questa è una situazione veramente difficile per il Paese".

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Fonte: gds.it






FUNZIONE PUBBLICA. NUOVO CONTRATTO DEI REGIONALI IN SICILIA, SCONTRO CON I SINDACATI

Bernadette Grasso (Autonomie locali e Funzione pubblica)

Dal sito gds.it

29 Maggio 2018
Riclassificazione e riqualificazione del personale, progressioni economiche, rappresentanze sindacali unitarie, sedi virtuali di lavoro, merito e produttività sono i punti fondamentali concordati al tavolo tecnico che si è svolto oggi alla Funzione pubblica con l'assessore regionale Bernadette Grasso sul contratto dei dipendenti.

"Le direttive dell'assessorato per il rinnovo del contratto dei regionali sono pronte - ha annunciato l'assessore Grasso - Ho accolto molte delle proposte che mi avete fatto nei tre incontri che ci sono stati dal giorno del mio insediamento e ho messo parte della mia visione della macchina amministrativa. L'opinione pubblica ci chiede un'erogazione di servizi più qualificati, punteremo al merito e alla produttività e impiegheremo le risorse necessarie. Qualcosa potrà andare a regime subito, qualcosa potrà essere chiuso successivamente, ma con passaggi certi".

Il documento sarà ora trasmesso all'Aran, dopo la ricostituzione degli organi che avverrà nella riunione della di giunta, per la contrattazione finale.

L'assessore, supportata dalla Ragioneria generale della Regione siciliana, ha confermato inoltre che le somme a disposizione ammontano a 53 milioni di euro, sufficienti sia per il rinnovo del contratto del comparto sia per la dirigenza.

I sindacati però parlano di risorse incerte, decorrenze contrattuali incerte, ad oggi niente saldo Famp del 2017. "Restano nubi sulle intenzioni del governo regionale in merito al rinnovo dei contratti". Così i sindacati autonomi Cobas-Codir, Sadirs, Siad e Ugl-Fna confermano le assemblee sit-in in programma il 5 giugno prossimo a Palermo e Catania e rispediscono al mittente “ogni eventuale elemosina”.

Per gli autonomi "anche le promesse relative alla disponibilità delle risorse finanziarie, a dire dell'assessore regionale alla Funzione pubblica sufficienti ai rinnovi dei contratti, non possono rassicurare i sindacati maggiormente rappresentativi perché si ha la sensazione che si voglia liquidare oltre 12 anni di arretrato con una tazza di broda riscaldata".

Quindi i sindacati proseguono: “L’impressione è che questo governo voglia solo prendere tempo in attesa che da Roma arrivino risorse per chiudere un bilancio che fa acqua. Rispediamo, quindi al mittente, ogni eventuale elemosina e anche le dichiarazioni dei tre sindacati confederali minoritari che, addirittura, sembrerebbero avere anteposto l’esigenza di improbabili elezioni delle Rsu allo stesso rinnovo dei contratti e della riclassificazione”.

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Fonte: gds.it






29 maggio 2018

SIRACUSA, CONCLUSA LA PRIMA FASE CONGRESSUALE DELLE FEDERAZIONI TERRITORIALI UGL. PER IL SETTORE FORESTALE E' STATO ELETTO VINCENZO LA ROSA


Dal sito www.siracusanews.it

ELETTI 50 DELEGATI

Resta da celebrare a gennaio 2019 quello del Terziario e Sicurezza Civile. Tutti i Dirigenti facenti parte ai Consigli Territoriali sono 130

Si è conclusa la prima fase congressuale delle Federazioni Territoriali dell’Ugl-Utl di Siracusa. Iniziati il 30 aprile e conclusosi il 25 maggio, dove sono stati eletti i 50 delegati al Congresso segretari eletti per singola Federazione dell’Ugl– Utl di Siracusa che si svolgerà il 30 giugno.

Per Igiene Ambientale è stato riconfermato Paolo Iacono, Medici riconfermato Mario Bianca, Metalmeccanici è stato eletto Angelo Bagnara, Chimici è stato eletto Concetto Alonge, Autoferrotranvieri è stato eletto Concetto Randazzo, Agroalimentare riconfermato Giuseppe Modica, per settore Forestale Vincenzo La Rosa, Telecomunicazione è stato eletto Alessandro Papandrea, Pensionati riconfermato Lugi Flaccomio, Autonomie riconfermato Salvatore Ronsivillo, Sanità riconfermato Salvatore Cappellani.

28 maggio 2018

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Fonte: www.siracusanews.it







IL DDL. STRALCIO ARS IMMOBILE, IL "COLLEGATO" AL PALO. DOPO LO STOP TUTTI CONTRO MICCICHÈ


Dal sito livesicilia.it

di Maria Teresa Camarda
Il presidente dell'Ars rimanda tutto alle Commissioni. Ma le opposizioni e persino parte della maggioranza non erano d'accordo.

PALERMO - Immobile era e immobile resta. L'Assemblea regionale siciliana, riunita oggi pomeriggio per iniziare l'esame degli articoli del cosiddetto "collegato" dopo le tre brevissime sedute di maggio si è fermata ancora. Tutto rinviato a metà giugno. E lo stop, deciso dalla presidenza dell'Ars, non è piaciuto a nessuno. Contrari in Aula e fuori dall'Aula non solo gli esponenti delle opposizioni, ma anche parlamentari della maggioranza. Persino l'assessore all'Economia

Gaetano Armao aveva indicato, all'inizio della seduta, quali articoli potevano essere discussi per primi, così da andare avanti con i lavori - "approviamo prima gli articoli più tecnici, dal 4 all'8, poi quelli dall'impatto politico più marcato", ha spiegato - ma non è servito.

Tutti contro Miccichè, insomma, ma il presidente ha tirato dritto. "Molti degli emendamenti aggiuntivi che sono stati presentati al disegno di legge - ha spiegato il numero uno di Palazzo dei Normanni - non possono essere esaminati dall'Aula senza un preventivo passaggio nelle Commissioni di merito". Quindi, punto e a capo si ricomincia da lì. In chiusura di seduta, il presidente della Regione Nello Musumeci si è affidato a una metafora per spiegare il suo punto di vista sul rinvio e sullo scontro che si era appena consumato in Sala d'Ercole: "A noi non importa che il gatto sia bianco o nero, l'importante è che catturi i topi". Poi ha spiegato: "Che le riforme si facciano con le norme del collegato o con appositi disegni di legge, per noi non cambia nulla". Cosa ne sarà quindi del testo "figlio" della Finanziaria non è chiaro e non è escluso che i tempi si allungheranno ancora, considerando che la campagna elettorale in corso si concluderà solo il 10 giugno, tre giorni prima della seduta indicata da Miccichè come "la prima utile per riprendere la discussione". Ma poi, sarà comunque la volta dei ballottaggi.

"Potevamo cominciare - dice a margine della seduta Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà Bellissima - c'erano articoli che potevamo discutere. Siamo in campagna elettorale? Sì, ma oggi eravamo qui, quindi si poteva andare avanti". Anche in Aula Aricò era intervenuto per chiedere a Miccichè di non fermare i lavori. E sempre dalla maggioranza pure Vincenzo Figuccia, dell'Udc, e Marianna Caronia, del gruppo misto, ex Forza Italia, avevano chiesto di proseguire. "Non arrocchiamoci in posizioni che poi ci fanno additare come un parlamento che produce poco", ha detto Figuccia. "Questo collegato ha al proprio interno alcune norme dal valore non indifferente. Perché non lavorare sul testo del collegato riducendo il numero degli emendamenti aggiuntivi?", sono invece le parole di Caronia.

Gli emendamenti oggetto delle polemiche sono oltre 150, una sessantina arrivati direttamente dal governo. Tra questi, anche norme che erano state stralciate dalla Finanziaria o bocciate in Commissione Bilancio e che, uscite dalla porta, stavano per rientrare dalla finestra. Come l'istituzione della Agenzia per la casa o la soppressione dell'Esa. "Io voglio davvero sapere cosa sia questo collegato, non vorrei che diventasse un mostro a mille teste dove infiliamo qualsiasi norma che ci siamo dimenticati", dice Giancarlo Cancelleri, a cui fa eco il suo gruppo, il Movimento 5 stelle: "È inammissibile continuare a perdere tempo mentre la Sicilia attende. La produttività dell'Ars è al minimo e noi non ci stiamo ad essere additati per quelli che non vogliono lavorare".

"Abbiamo perso un mese di tempo per il disegno di legge cosiddetto 'collegato' che in realtà è del tutto 'scollegato' dai veri problemi della Sicilia - attacca il capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo -. Il testo sul quale siamo 'inchiodati' fin dall'indomani dell'approvazione della Finanziaria non affronta nessuna delle emergenze del nostro territorio: non parla di acqua o di rifiuti, né di lavoro né misure in grado di garantire crescita e sviluppo. Sarebbe stato più opportuno - ha continuato - esaminare proposte di legge importanti per la Sicilia che pur senza impegno economico avrebbero avuto ricadute significative".

Il grosso del lavoro tocca adesso alle Commissioni, quindi, dove, a sentire la capogruppo dell'Udc, Eleonora Lo Curto, si svolge "la maggior parte del lavoro di un parlamentare". "Ma quando mai! - chiosa Cancelleri, ma basta guardare il calendario delle  convocazioni sul sito dell'Ars -. Veniamo convocati sì e no una volta a settimana. In questa legislatura ci stiamo annoiando".
29 Maggio 2018

Fonte: livesicilia.it







DISEGNO DI LEGGE. AGGIORNAMENTO DELLA GRADUATORIA UNICA DISTRETTUALE DEI LAVORATORI DEL SETTORE FORESTALE




Ricevo e pubblico
da Federico De Luca

Buongiorno Michele, buongiorno a tutti. Scrivo per attenzionare una problematica che si protrae da 4 anni: la legge 16/96 prevede l'aggiornamento semestrale delle graduatorie L.T.I. E O.T.D (art.50 comma3) per il contingente manutenzione e annuale per quello antincendio. La legge 5/2014 all'articolo 12 prevede un'unica graduatoria di fatto unificandola, ma non dice nulla sull'aggiornamento e quindi l'articolo 59 c.3 non è mai stato abolito. La dirigente dell'ufficio regionale del lavoro in modo unilaterale in mancanza di indicazioni ha deciso allora di applicare la normativa di aggiornamento che riguarda l'antincendio e con una circolare  ha comunicato agli U.P.L.M.O. CHE L'AGGIORNAMENTO andava fatto annualmente. 
Di fatto una circolare ha scavalcato la legge, sfavorendo i lavoratori e il lavoro. Con l'aggiunta che nessun soggetto sindacale, ne confederale ne autonomo ha mai preso iniziative forti per ristabilire un sacrosanto diritto: l'aggiornamento semestrale!! Spero che qualcuno si sia una mossa. 
Distinti saluti 
Federico De Luca







COMUNICAZIONI SU PASSAGGIO DEI LAVORATORI 151/ISTI AIB, DALLA MANUTENZIONE AL SERVIZIO ANTINCENDIO

Ricevo e pubblico
dalle Segreterie Regionali 
di Fai, Flai e Uila










SONO PIÙ CHE MATURI I TEMPI PER AFFRONTARE LA QUESTIONE FORESTALE. IL 27 GIUGNO ATTIVO REGIONALE LAVORATORI FORESTALI IN CUI VERRANNO INVITATI GLI ESPONENTI DEL GOVERNO REGIONALE ED I CAPIGRUPPO DELLE FORZE POLITICHE ALL'ARS








PARCO DELLO ZINGARO, 38 ANNI FA NASCEVA LA RISERVA NATURALE ORIENTATA

Dal sito www.siciliaogginotizie.it


28 Maggio 2018. Ci sono avvenimenti in Sicilia che assumono il carattere del Mito.

Uno di questi e’ la oramai famosa marcia dello zingaro del 18 maggio 1980,quando diverse migliaia di siciliani, con un iniziativa, invero rara, alzarono la testa e dissero NO alla cementificazione della costa dello Zingaro , una delle aree piu’ belle ed incontaminate della Sicilia .

La salvezza dello Zingaro, quando gia’ le ruspe ferivano ed arpionavano  orribilmente sia la parte nord (lato San Vito) sia la parte sud (lato Scopello) ha dell’incredibile. La migliore parte del mondo accademico palermitano scrisse una delle pagine piu’ gloriose della storia dell’universita’ palermitana.

Le facoltà di geologia, scienze naturali , enti culturali, il vasto mondo dell’associazionismo ambientalistico  si schierarono compatti. Le foto ci mostrano la lunga fila di persone ,le centinaia di famiglie che marciarono. La documentazione e’ davvero abbondante e parla da sola.

Parte della deputazione dell’assemblea regionale capi’ intelligentemente che bisognava bloccare la strada Castellammare-San Vito, in quanto la strada era una testa di ponte per fare affluire milioni di tonnellate di cemento.

FOTO DELL’EPOCA

E fu cosi’ che nacque la Riserva Naturale Orientata dello zingaro.

Oggi, grazie a questo, centinaia di migliaia di turisti arrivano sia a San Vito Lo Capo che a Castellammare eoggi tutti ammettono che fu evitato uno scempio.

Lodevole fu l’azione della stampa siciliana con il giornale “L’ora” ed i pezzi del giornalista Gianni Monaco, del “Giornale di Sicilia” con i pezzi di Giuseppe Liga e Luigi Culmone che ad appena venti anni su il Giornale di Sicilia e dalle antenne di Tele Radio Alcamo sostenne,insieme ad Enzo Di Pasquale una memorabile battaglia. E poi ancora, senza dimenticare, Franco Russo dell’associazione dei forestali di Sicilia, le associazioni ambientaliste con  Salvatore Nicosia (wwf) , Giuseppe Bellafiore (Italia Nostra), Giovanni Giudice(lega per l’ambiente) , Giuseppe Crispi (cai).


La giovane deputata alcamese Francesca Messana  fu la prima firmataria della legge che l’anno dopo di fatto con l’istituzione della riserva dello zingaro pose le basi per il sistema delle aree protette siciliano. Il giovane Giovanni Spatola fu l’ instancabile motorino della mobilitazione dei giovani. La migliore societa’ civile siciliana diede il meglio di se’ ..e lo zingaro fu salvo …

Le previsioni di una possibile ricchezza portata da un turismo sostenibile si rivelo’ esatta.

Oggi,Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo sono la dimostrazione tangibile che con la tutela dei nostri beni paesaggistici culturali e naturali si puo’ fare economia  ed  e’ una economia “sostenibile”,  non intacca cioe’ il nostro  patrimonio ancora prima del 1980 la stampa  e la politica lungimirante trapanese si intesto’ una grande vittoria che oggi viene spesso  dimenticata : avere bloccato la costruzione a Makari e nel Golfo del Cofano,  del quarto petrolchimico siciliano e forse di una  raffineria di petrolio….

Oggi i monti di San Vito Lo Capo ospitano diversi siti “Natura 2000” della comunita’ europea ed il Golfo del Cofano e’ tra le aree di referimento per le aree marine protette.

Negli anni 90 si tento’ la strada della Riserva Marina dello Zingaro…. chissa’ … forse per il 40° della marcia…………

Girolamo  Culmone



Culmone

Fonte: www.siciliaogginotizie.it






ROMA RESTA SENZA GOVERNO E LA SICILIA NON SA A CHI PRESENTARE IL CONTO PER IL RISANAMENTO DELLA FINANZA PUBBLICA


Dal sito www.blogsicilia.it

di Manlio Viola - 28/05/2018
‘Che un governo arrivi presto è la prima speranza’, si diceva fino all’altro ieri fra i corridoi dei palazzi del potere siciliano. Serve un governo nel pieno dei poteri per presentare il conto della Regione siciliana che vuole un riequilibrio dei propri introiti e del contributo al risanamento della Finanza pubblica.

Proprio il contributo al risanamento della Finanza pubblica pagato dalla Sicilia secondo il governo Musumeci è sproporzionato per effetto degli accordi sottoscritti da Crocetta. Complessivamente fra Regione, ex province e comuni si parla di 5 miliardi e 700 milioni nel triennio 2015/2017. Somme insostenibili a fronte delle quali Palermo chiederà la disdetta degli accordi e il rispetto delle prerogative autonomistiche come preannunciato in Conferenza delle Regioni.

Una politica che sta alla base delle azioni di governo regionale ma una politica che ora rischi di sbattare contro l’inesistenza di un governo nel pieno dei suoi poteri. La mancata formazione del governo, dunque, rischia di avere conseguenze deleterie anche per la Sicilia sia in via diretta che in via indiretta. Come si può, infatti, chiedere la disdetta degli accordi al governo Gentiloni che prima di tutto è la naturale prosecuzione di quel governo che gli accordi capestro sottoscritti da Crocetta ha voluto e firmato e poi è in ordinaria amministrazione dunque non potrebbe neanche volendo attivarsi sulla disdetta in nessun senso o direzione?

Con la mancata formazione di un governo che sembrava in dirittura d’arrivo, dunque, assume ancora maggior importanza il rendiconto generale della Regione e le scelte fatte in sede di invio all’Ars per l’approvazione. A iniziare dalla cartolarizzazione e dall’uso delle risorse che ne derivano.

Dalla rottamazione delle cartelle esattoriali la Regione ha incassato, infatti, 365 milioni di euro nel 2017, come si evince dal rendiconto, e ha previsto di incassarne circa 600 milioni nei prossimi anni. Un bel tesoretto che avrebbe dovuto essere utilizzato per abbattere l’indebitamento. Così è stato per il 2017. Per gli anni successivi invece il governo Musumeci cancellando 650 milioni di euro di residui attivi dal rendiconto 2017 può iscrivere per competenza le entrate da rottamazione per 2018 e successivi per finanziare così nuova spesa. Il risultato di questa manovra è che anziché abbattere il debito di 650 milioni è stato finanziata nuova spesa per un pari importo.

Una piccola boccata d’ossigeno all’operatività delle casse regionali che però frena il percorso di riduzione della spesa pubblica anche se questo percorso, a sua volta, non aveva frenato l’indebitamento. La spesa corrente della Regione siciliana era, infatti, diminuita di quasi il 26% nel 2017 ma nonostante ciò il debito è aumentato. I debiti fuori bilancio che la Sicilia dovrà onorare ammontano a 44 milioni e mezzo di euro e per farlo la giunta Musumeci ha dovuto approvare un apposito disegno di legge che iscrive queste partite a bilancio. Il ddl sarà presentato insieme al rendiconto generale della regione che andrà in discussione a breve essendo stato approvato dall’ultima giunta di governo.

Un documento in chiaroscuro che da un lato dimostra una contrazione della spesa pubblica di oltre un quarto rispetto al passato ma dall’altro denuncia proprio che la cartolarizzazione non è stata sufficiente ad aumentare le entrate per compensare il contributo alla Finanza pubblica preteso da Roma che rende quasi impossibile far quadrare i bilanci.

Fonte: www.blogsicilia.it






PD, IN SICILIA SIT-IN IN DIFESA DI "MATTARELLA E DELLA COSTITUZIONE"

Il sit-in del Pd in difesa di Mattarella e della Costituzione
 (foto di Igor Petyx) 

Dal sito palermo.repubblica.it

28 Maggio 2018
Decine di persone in piazza della Fonderia a Palermo. I deputati regionali si mobilitano in tutte le province

Decine di persone in piazza Fonderia a Palermo per il sit-in organizzato dal Pd dopo gli attacchi al Capo dello Stato. "In queste ore in numerose città della Sicilia si stanno moltiplicando sit-in ed iniziative in difesa della Costituzione e di solidarietà nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sta svolgendo un ineccepibile ruolo di garanzia a difesa della Carta Costituzionale e degli interessi degli italiani",ha spiegato Giuseppe Lupo, capogruppo del Pd all'Ars, che alle 18,30 ha partecipato al sit-in organizzato in Piazza della Fonderia a Palermo. Anche altri parlamentari regionali del Pd, nei rispettivi territori, hanno partecipato ad iniziative analoghe: fra loro Michele Catanzaro sarà ad una manifestazione a Sambuca di Sicilia; Baldo Gucciardi a Trapani; Giovanni Cafeo ad un sit-in di fronte il Monumento ai Caduti a Siracusa; Anthony Barbagallo e Luca Sammartino saranno ad un'iniziativa del partito all'hotel Excelsior a Catania; Franco De Domenico parteciperà ad una manifestazione a Messina.

Al sit-in a Palermo hanno aderito anche i "partigiani dem": "La sfida di Salvini e Di Maio alle prerogative del Presidente della Repubblica è la prima parte di un film che punta ad eliminare ogni aggancio europeo del nostro Paese, realizzando proprio il sogno di quella parte di opinione pubblica europea che
disprezza l’Italia”, dice Antonio Rubino, leader dei PartigianiDem, durante l’assemblea del circolo  Pd Palermo centro. “Il pd si riorganizzi con serietà e umiltà, ma con la determinazione che l’opposizione a questo tentativo pretende. Non basterà la battaglia parlamentare ma occorrerà tornare in piazza, mobilitare energie e riconnettersi con tutte le altre forze democratiche a cominciare dall’arcipelago della sinistra".

Fonte: palermo.repubblica.it





IL "TREK FEST" APPRODA IN SICILIA: IN ARRIVO 800 ESCURSIONISTI DA TUTTA EUROPA. È TUTTO INDICATO E TRATTEGGIATO, SI TROVANO RIFUGI ED OSTELLI FORESTALI


Dal sito lasicilia.it

di Carmen Greco 27/05/2018
Da Capo Nord a Capo Passero lungo l'E1, uno dei 12 sentieri che attraversano il Vecchio Continente. E nella nostra Isola, a piedi lungo la costa orientale

CATANIA - Da Capo Nord a Capo Passero a piedi. Lungo l’E1, uno dei 12 sentieri che attraversano l’Europa - l’unico che arriva in Sicilia - istituiti quando nel Vecchio Continente diviso dalla cortina di ferro, si cercava di unire idealmente le nazioni attraverso la passione condivisa dell’escursionismo. Un messaggio, oggi, più importante che mai in un’Europa divisa dagli individualismi e sorda al dramma delle migrazioni, che sarà al centro del «Trek fest», l’appuntamento a carattere europeo che viene assegnato ogni anno ad una federazione escursionistica.


L’edizione 2018 è stata assegnata alla Sicilia, e conta la partecipazione di oltre 800 delegati provenienti da 34 nazioni europee. Per una settimana, percorrerrano a piedi da Nord a Sud la Sicilia Orientale seguendo tre direttrici fondamentali: l’arte, la cultura e la natura. Tutto questo sull'ultimo tratto del “Sentiero europeo E1”, il più a sud d’Europa, 280 km da Capo Peloro a Capo Passero, dai Peloritani al Mar Ionio, dall'Alcantara, all'Etna, passando per la Piana di Catania, i Monti Iblei, Buccheri e Noto, Pantalica, Ispica a Ragusa camminando lungo fiumi, laghi, riserve naturali e città d’arte. Un percorso reale e soprattutto dell’anima che si candida a diventare una delle mete del turismo a piedi, un settore che la Sicilia sta finalmente cominciando a scoprire dopo gli exploit dei tanti “cammini” frequentati da milioni di turisti in Italia e all'estero (Santiago docet) che hanno rivitalizzato i territori e, in maniera non indifferente, la loro economia.


Da domenica 27 maggio al 3 giugno gli escursionisti del «Trek fest» scopriranno i megaliti dell'Argimusco o la Necropoli di Pantalica (i percorsi in tutto sono 11) accompagnati dalle guide, accolti nei rifugi, rifocillati con i prodotti tipici del territorio, educati alla bellezza dell’arte e dei paesaggi contrastanti della Sicilia. Un’organizzazione imponente - con richieste di partecipazione anche da escursionisti di Hong Kong eccezionalmente extra-europei - messa in pedi dalla Fie, la Federazione italiana escursionismo, in particolare dal Comitato regionale della Fie presieduto da Antonio Mirulla. «Non ci abbiamo dormito la notte - ammette - ma siamo felici di poter offrire questa opportunità ai tanti escursionisti professionisti che arriveranno da tutta Europa. Per noi è una grande soddisfazione se si pensa che, fino al 2015, il percorso siciliano dell’E1 era solo un tratto di penna su una cartina».

Ogni gruppo di escursionisti ha scelto preventivamente quattro percorsi da fare, in genere si tratta di tratti non molto impegnativi dal punto di vista “atletico”, non più lunghi di 10 km per una durata quotidiana complessiva dell’escursione (dall'albergo al mattino al rientro alla base) di 7/8 ore.


«Ogni anno il Trek fest viene organizzato in una nazione diversa - spiega Mirulla - l’anno scorso in Spagna, due anni fa in Francia, quest’anno in Sicilia in occasione dell’inaugurazione del tratto finale dell’E1. È tutto indicato e tratteggiato, ci sono segnali e punti amici dove trovare accoglienza specifica, il B&b o il ristorante a prezzi “dedicati” per i camminatori dell’E1, si trovano rifugi ed ostelli forestali. A cosa servirà tutto questo? Questi escursionisti andranno via e faranno pubblicità alla Sicilia. Negli ultimi anni abbiamo visto incrementare in maniera esponenziale la presenza di escursionisti in Sicilia e, anche se è difficile quantificare le presenze perché finora nel nostro tratto non c’era una “certificazione”, leggendo le prenotazioni per i rifugi si capisce quanto il fenomeno sia in ascesa. Secondo me perché camminare fa parte della natura umana. In fondo, cerchiamo tutti di ritrovarci in armonia con ciò che fa parte delle nostre origini. Quando ti trovi al cospetto dell’Etna e ti dimentichi pure il lavoro che fai... cos’altro ti serve?».

Ma chi viene a fare trekking sull’E1 siciliano? Il camminatore tipo è - ovviamente - straniero, se non altro perché la cultura del trekking ha radici più lontane. «Gli italiani - registra Mirulla - percorrono dei tratti e si trattengono 2/3 giorni fuori adottando un po’ il principio delle vie Francigene o del Cammino di Santiago. Lo straniero deve capitalizzare la sua presenza in Italia e quindi si sottopone, diciamo così, ad una sorta di escursionismo “intensivo” spalmato nell’arco di una settimana o due. I siciliani fanno trekking la domenica, ci metteranno possibilmente un anno per completare tutto il percorso dell’E1 in Sicilia, ma gli appassionati sono costanti».

Il Trek fest sta coinvolgendo tanti Comuni, tutti quelli nei quali ricadono i "percorsi selezionati" dal comitato organizzatore. Nicolosi, Castiglione di Sicilia, Buccheri, Portopalo, sono stati tra i primi a mettere a disposizione degli escursionisti le loro risorse logistiche e i loro servizi. Il lavoro più impegnativo toccherà a Portopalo di Capo Passero, il punto d’arrivo del Trek fest che ospiterà la grande festa conclusiva del 3 giugno, nella quale verrà posta la targa del “capolinea” del sentiero E1. Per far parte della carovana del Trek fest i gruppi delle varie nazioni si sono prenotati già da sei mesi (acquistando i pacchetti) ma sarà ancora possibile, durante la settimana, partecipare alle escursioni se, di volta in volta, si troverà posto sui pullman che portano gli escursionisti al punto di partenza dei vari percorsi. I posti sui bus saranno, infatti, messi a disposizione liberamente (info www.fiesicilia.it o www.etnarifugi).

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Fonte: www.lasicilia.it








28 maggio 2018

GOVERNO. CGIL, CISL E UIL A MATTARELLA: CONFERMIAMO L'IMPEGNO PER LA COSTITUZIONE


Dal sito www.rassegna.it

28 Maggio 2018 
Camusso, Barbagallo e Furlan scrivono al Colle: "Va difeso e riaffermato il diritto e dovere del presidente della Repubblica di esercitare le proprie funzioni. Siamo molto preoccupati. Lavoratori, pensionati, giovani e disoccupati aspettano risposte"

“Caro presidente, desideriamo manifestarle la nostra viva preoccupazione per il perdurare di una crisi politica e istituzionale che ha pochi precedenti nella storia della nostra Repubblica. Intendiamo ribadire con forza il nostro impegno a difesa della Costituzione che fissa con chiarezza ruolo e prerogative del presidente della Repubblica e delle istituzioni democratiche”. È quanto si legge in una lettera inviata dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Se è pienamente legittimo - prosegue la missiva - avere ed esprimere opinioni e valutazioni politiche differenti, va senza alcuna incertezza difeso e riaffermato il diritto e il dovere del presidente della Repubblica di esercitare, in trasparenza ed autonomia, le proprie funzioni costituzionali.

I segretari quindi aggiungono: “Ci permettiamo, inoltre, di sottolineare l’urgenza di decisioni rapide per l’economia e il lavoro. C’è un Paese reale che ancora soffre per le conseguenze della crisi economica degli ultimi dieci anni. Per questo pensiamo che le attese e gli interessi di lavoratori, pensionati, giovani e disoccupati debbano essere messe al primo posto nell’agenda istituzionale e politica del Paese”.

Fonte: www.rassegna.it






È VERGOGNOSO CHE I PAGAMENTI DI DICEMBRE DI ALCUNI LAVORATORI DEL PALERMITANO SONO FERMI ALLA RAGIONERIA GENERALE DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA. BASTA, BASTA, BASTA!

Ricevo e pubblico





COMANDO CORPO FORESTALE: FP CGIL SICILIA DENUNCIA GRAVI CARENZE DI ORGANICO E CHIEDE A GOVERNO INCONTRO PER PRESENTARE RICHIESTE PER PERSONALE IN DIVISA

Foto meridionews.it

Dalla pagina Facebook
Cgil Sicilia

Palermo, 28 mag- La Fp Cgil Sicilia, in una nota inviata al Presidente della regione e agli assessori all’economia e alla funzione pubblica, denuncia le “gravi carenze di organico presso il Comando del corpo forestale della Regione Sicilia segnalando che dai mille poliziotti ambientali degli anni 90 si è passati ai 500 in servizio oggi”. Dice no, tuttavia, alla proposta di immissione in ruolo di personale proveniente da altri enti, peraltro prossimo alla pensione chiedendo invece “riqualificazione e concorsi pubblici per l’immissione in ruolo di personale giovane e qualificato”. “Il comparto – scrivono al governo Gaetano Agliozzo, segretario generale della Fp Cgil Sicilia e la componente di segreteria Clara Crocè- è caduto nell’oblio in questi anni, pur continuando ad assicurare, in assenza di riconoscimenti giuridici ed economici, funzioni e servizi importanti nell’ambito ad esempio dell’antincendio, della lotta all’abusivismo, dell’ordine pubblico, della vigilanza del territorio, del soccorso, della protezione civile, per citare solo alcuni settori di intervento. La carenza di personale- rilevano- ha aumento i carichi di lavoro rendendoli insostenibili, creando situazioni di ingiustizia che ha costretto tutto il personale del corpo forestale siciliano a proporre azione giudiziaria nei confronti dell’amministrazione”. La Fp Cgil chiede dunque al governo regionale un incontro per presentare la propria piattaforma rivendicativa per il personale in divisa del Corpo forestale. Oltre ai concorsi il sindacato chiede l’applicazione delle normative statali previste per il comparto sicurezza; il riconoscimento dei diritti in relazione alle funzioni e alle qualifiche degli operatori; il riconoscimento delle indennità dovute; il riposo compensativo per chi lavora nei giorni festivi infrasettimanali ed altro.






MUSUMECI: «IL GOVERNO CONTE? SPERO NON NAUFRAGHI E IO NON DO VOTI NÉ VETI». RIMANE APERTO IL CONFRONTO SUI FORESTALI


Dal sito www.lasicilia.it

27/05/2018 di Mario Barresi
L’intervista. Il presidente della Regione apre una linea di credito all’esecutivo gialloverde con «elementi di novità e metodi inediti». La bocciatura di Armao? «Parla a titolo personale»

Catania. «Né voti né veti». Sul nascente governo grillo-leghista, Nello Musumeci si mantiene prudente. Ma, fra le righe, apre una linea di credito a un’esperienza che «porta con sé elementi di novità e metodi inediti» e che si augura «non naufraghi». Nessun timore per Mezzogiorno e Sicilia, ma l’idea di «un polo del Sud fra tutti i governatori». E all’Ars? «Per ora non cambia nulla». Qualcosa, invece, «nel processo di scomposizione e ricomposizione del centrodestra» cambierà per il movimento di Musumeci: «Diventerà Bellissima aspira a diventare un soggetto nazionale». Nuove alleanze? «Lo decideremo».

Presidente, il suo vice, Armao, al grido di «prima la Sicilia» ha stroncato sul nascere il governo Conte: «Non abbiamo bisogno di avvocati!».

«È un giudizio a livello personale. Io ho sempre pensato che le pagelle ai governi si danno alla scadenza e non alla partenza. Semmai, per un giudizio in corso, ci sono gli scrutini: al primo trimestre, o quadrimestre... Né voti, né veti a una coalizione che comunque porta con sé elementi di novità e metodi inediti. Bisogna essere rispettosi. Così come dimostrato istituzionalmente, col governo Gentiloni».

Nella prima stesura del “contratto” fLega -M5S la parola Sud non c’era. Non teme sia un brutto segno?

«I timori non servono a instaurare un buon rapporto. Non mi preoccupa la prospettiva di un calo di attenzione sul Sud. È una tara di decenni: la Questione meridionale è scomparsa dall’agenda degli ultimi governi. Ora va riproposta, non da sciocco rivendicazionismo come in passato, spesso a torto. Con un polo del Sud: tutti i governatori assieme, a Roma con un’unica voce e avere un peso maggiore».

L’Isola ha già un conto aperto a Roma. Cambierà qualcosa in concreto?

«Alcune questioni saranno la prosecuzione di contenziosi aperti. Il mio governo ha impugnato il Bilancio 2018 dello Stato e ora attende il nuovo governo per proseguire il negoziato per la revisione di condizioni inique. Ma il confronto è aperto su tanti altri temi: pesca, agricoltura, forestali, Province, infrastrutture, trasporti...».

Ci saranno effetti collaterali all’Ars col governo gialloverde a Roma?

«È difficile dirlo per quanto riguarda il rapporto col M5S. Noi abbiamo fatto tutto ciò che potevamo fare. Ho lanciato un appello a tutti i gruppi parlamentari, oltre non posso andare».

Dunque nessun avvicinamento?

«Non credo. Gli equilibri si reggono sulla logica dei numeri. E non credo che il quadro politico nazionale abbia per ora mutato la geografia dell’Ars».

E con la Lega senza assessori?

«Con la Lega non c’è mai stata tensione. C’è un ottimo rapporto con il nuovo commissario regionale, il senatore Candiani. L’onorevole Rizzotto, unico deputato leghista, continua a sostenere la coalizione con grande serietà e responsabilità».

Cosa cambia con Salvini nuovo capo incontrastato del centrodestra?

«La politica è in costante evoluzione. Nulla è possibile prevedere. E comunque la politica è l’arte del possibile».

E in questo contesto che ne sarà di Diventerà Bellissima?

«Siamo una grande realtà in Sicilia: centinaia di consiglieri comunali e amministratori, un bel gruppo all’Ars, un senatore nella persona del nostro coordinatore Stancanelli. Abbiamo il dovere di guardarci attorno e di capire cosa sta mutando. Il centrodestra è destinato a scomporsi e a ricomporsi. In questo processo noi non possiamo restare inerti e inermi. Sono diverse le ipotesi a cui stiamo lavorando. Le Europee sono già dietro l’angolo, le Politiche potrebbero esserlo se questa esperienza di governo dovesse naufragare. Anche se io mi auguro di no...».

Non pensate a un accordo, così come in Sardegna con il Partito sardo d’Azione, con la Lega pigliatutto?

«Ci stiamo interrogando se dare un’anima nazionale a un movimento nato come autonomista e regionale. Ma qualsiasi scelta non può prescindere dalla geografia nazionale. Diventerà Bellissima potrà avere un ruolo nella ricomposizione del centrodestra. Come farlo e con chi farlo, lo deciderà il nostro congresso, a luglio o al massimo a settembre. Una cosa è certa: iscritti e dirigenti ci chiedono di non limitare la nostra azione fino allo Stretto. Crediamo di dare un contributo di idee e di uomini anche a un nuovo soggetto politico, soprattutto se questo processo evolutivo del centrodestra dovesse non arrestarsi».

Vi misurerete alle Amministrative?

«Con singoli candidati o con i nostri simboli siamo presenti ovunque. Dai piccoli comuni alle città capoluogo. Stiamo raccogliendo consensi, siamo un elemento di novità. Il modello politico è quello del governo regionale: la scelta di ciò che appare giusto e non di ciò che appare utile. È la nostra prima esperienza dopo le Regionali: speriamo di essere determinanti nelle sfide dal risultato incerto».

Tiene ancora banco il caso Montante. Lei non s’è esposto più di tanto...

«Io, in questo come in altri casi, sono molto garantista. Oltre che prudente, ricordando decine di personaggi devastati dai titoli di giornali per provvedimenti che non poi non hanno avuto seguito in sede di giudizio. Aspettiamo che si concludano le indagini, con il consueto rispetto per la magistratura. Chi ci perde, ancora una volta, è l’impegno per la legalità. L’antimafia continua a subire picconate».

Al di là degli aspetti giudiziari, ce n’è abbastanza per riscrivere la storia della Sicilia nell’ultimo decennio.

«Sul fronte politico ancora molte altre cose devono essere chiarite... C’è un mio intervento di qualche anno fa, rimasto agli atti parlamentari, purtroppo assai solitario. Denunciai il cerchio magico dell’antimafia di cui facevano parte alcuni personaggi, compreso il presidente della Regione uscente. Per la prima volta, all’Ars, avevo denunciato l’esistenza della mafia dell’antimafia. Al mio discorso seguì un disarmante silenzio...».

Ma adesso è lei il presidente della Regione. Il sistema Montante è ancora presente nei Palazzi? Sta vigilando?

«Ogni qual volta sentirò quello che Borsellino chiamava “il puzzo del compromesso” non ci penserò due volte ad andare in procura. Hanno capito in tanti che con questo governo e con questo presidente il palazzo rimane impermeabile a ogni tipo di sollecitazione. Ho allertato tutti gli assessori a essere vigili sull’attività dei propri dipartimenti. C’è stata una rotazione radicale dei dirigenti generali, ben 18 su 28. Abbiamo nominato il responsabile anticorruzione, che è l’avvocato Emanuela Giuliano, figlia di Boris, e c’è un nuovo segretario generale, l’avvocato Maria Mattarella, che presiede a tutte le attività dei dipartimenti. Il governo s’è dato una regola: per noi la trasparenza è il prerequisito. Mafia e corruzione, glielo assicuro, non troveranno interlocutori nella Regione guidata dal mio governo».

Twitter: @MarioBarresi

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A COTTARELLI L’INCARICO DI FORMARE IL NUOVO GOVERNO. URNE PIÙ VICINE


Dal sito siciliainformazioni.com

27 Maggio 2018
E poco dopo la rinuncia di Giuseppe Conte è arrivata la nota del Colle che ha annunciato la convocazione per domani al Quirinale di Carlo Cottarelli. Il Capo dello Stato darà l’incarico Carlo Cottarelli di  fare un altro tentativo per formare il nuovo governo. Si tratta di un manager di altissimo profilo, cui era stata affidata la responsabilità del taglio dei costi della politica e della pubblica amministrazione con il governo Letta.

Ed ecco come Money.it illustra il cursus honorum del neo presidente incaricato:

Carlo Cottarelli è nato a Cremona nel 1954. Sposato con due figli, un maschio e una femmina, dopo essersi laureato in Scienze Economiche e Bancarie a Siena ha conseguito anche un master presso la London School of Economics.

La sua carriera lavorativa inizia nel 1981 nel Servizio Studi della Banca d’Italia, ma il grande passo avviene oltreoceano quando nel 1988, dopo un anno passato all’Eni, diventa il direttore degli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale.

A Washington Cottarelli lavora per venticinque anni, ricoprendo numerosi incarichi di livello come capo della delegazione del Fondo Monetario Internazionale in paesi come Ungheria, Turchia, Regno Unito e anche Italia.

Proprio nel nostro paese Carlo Cottarelli torna a pieno ritmo nel 2013, quando viene chiamato dall’allora governo presieduto da Enrico Letta a ricoprire il delicato incarico di Commissario straordinario della Revisione della Spesa Pubblica.

La famosa spending review di Cottarelli che gli farà guadagnare il soprannome di Mister Forbici. Un incarico questo che viene svolto fino al 2014, quando il subentrante premier Matteo Renzi lo designa come Direttore Esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale.

Pensionato all’età di 60 anni del FMI, una volta scaduto l’incarico nel Board dal 30 ottobre 2017 è il Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, mentre nel secondo semestre dell’anno accademico 2017-18 sarà Visiting Professor presso l’Università Bocconi di Milano.
Nel corso di una diretta Fb Luigi Di Maio  ha letto la lista dei potenziali ministri sottoposta oggi al  Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal premier incaricato  Giuseppe Conte. Di Maio e Salvini sarebbero dovuti diventare entrambi  vicepresidenti del Consiglio, il primo destinato a ricoprire  l’incarico di ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e il  secondo dell’Interno.

La lista prevedeva: Riccardo Fraccaro ai Rapporti col Parlamento e  alla democrazia diretta; Giulia Bongiorno alla Pa; Enrica Stefani agli Affari Regionali e alle Autonomie; Barbara Lezzi al Ministero per il  Sud; Lorenzo Fontana al Ministero per la Disabilità; Luca Giansanti  agli Esteri; Alfonso Bonafede alla Giustizia; Elisabetta Trenta alla  Difesa.

E ancora: Paolo Savona all’Economia; Gian Marco Centinaio alle  Politiche agricole; Mauro Coltorti alle Infrastrutture e ai Trasporti; Marco Bussetti all’Istruzione; Alberto Bonisoli al Mibact; Giulia  Grillo alla Salute; Giancarlo Giorgetti sottosegretario alla  Presidenza del Consiglio. “Questa – ha detto il leader M5S – era la  squadra di governo che domani mattina poteva giurare al Quirinale”. (Ant/AdnKronos)

Fonte: siciliainformazioni.com





FIGUCCIA: MATTARELLA RISCHIA L’IMPEACHEMENT!!


Ricevo e pubblico
dall'On. Figuccia

Mattarella vuole cambiare la Costituzione? In Italia vige una Repubblica Parlamentare e non Presidenziale. Sia garante del rispetto delle regole, se vuole. Altrimenti si dimetta…Rischia l’impeachement!!






MATTARELLA E IL GIUDIZIO DELLA STORIA


Dal sito www.ilgazzettinodisicilia.it

28 Maggio 2018 - Angelo Scuderi
Premessa: quelli che oggi in Sicilia applaudono Sergio Mattarella sono gli stessi che l’hanno sbeffeggiato in lungo e in largo al tramonto della Prima Repubblica e all’alba di quel qualcos’altro che neanche oggi s’è capito cosa fosse. Sono gli stessi che l’hanno riempito di contumelie per la scelta elettorale di quell’epoca di emigrare in Trentino in un collegio a minore tasso di rischio, gli stessi che vedevano in lui il prolungamento di quella osteggiatissima stirpe democristiana che senza distinzione di corrente s’era spartito per quasi mezzo secolo repubblicano ogni tipo di stanza del potere, fosse sottogoverno politico o scrivanie alla Rai, strapuntini alla Regione e presidenze di Province.

Detto questo oggi il vituperato Mattarella, il Presidente monoespressivo e televisivamente soporifero, ha fatto la parte di masculiddu e senza tanti giri di parole ha raccontato agli italiani la verità e niente altro che la verità, neanche fosse in un’aula di tribunale. Ha narrato con chiarezza la storia di questi ultimi giorni, senza timore di assumersi responsabilità rispetto all’alleanza Cinquestelle – Lega e all’incarico a Giuseppe Conte, al suo no a Paolo Savona, all’indisponibilità del premier incaricato (e quindi dell’improvvisata maggioranza di governo) a procedere alla nomina di un altro ministro dell’Economia.

Mattarella non ha mai ha gradito stare al centro della scena e suo malgrado stavolta ha dovuto giocare a fare il Pertini. Senza la foga dell’illustre predecessore, senza l’appassionante oratoria, ma con eguale determinazione e con la stessa semplice efficacia.

Ha esercitato il suo potere in maniera inequivocabile, secondo alcuni inevitabili censori andando anche oltre il lecito e dicendo una cosa che tutti pensano e nessuno vuole dire: in questo contesto europeo, piaccia o meno, la sovranità nazionale del nostro Paese è limitata. E non da ora. Si può discutere sulle cause ma non sul fatto in sé e chi lo fa adesso, per interessi di parte, è un gran minchione. Non era scontato che il Presidente della Repubblica ammettesse la sua preoccupazione per la reazione dei mercati internazionali, sapendo di attirarsi l’odio prossimo venturo che gli scaraventeranno di sopra grillini, leghisti e vari fratelli di Giorgia Meloni per tutta la campagna elettorale che verrà. E firmando una cambiale in bianco, sottoponendosi all’implacabile giudizio della storia che, fra tanti anni, scriverà la pagina più importante sul cognome Mattarella.

Fonte: www.ilgazzettinodisicilia.it






26 maggio 2018

IL PO FESR 2014-2020. STRADA IN SALITA PER LA SPESA DEI FONDI COMUNITARI. È CORSA CONTRO IL TEMPO

European flags in front of headquarters of European commission in Brussels in summer day

Dal sito www.ilsicilia.it

di Giuseppe Bianca - 26 maggio 2018
La corsa contro il tempo, in fondo, non si è mai fermata. Il rischio, concreto, che la Sicilia non raggiunga il target fissato per il 2018 per la spesa dei fondi comunitari continua a essere lo spauracchio contro cui combattere la battaglia per evitare il rischio concreto del disimpegno delle somme. Questo fatto danneggerebbe la nostra regione in termini di risorse economiche, che verrebbero alla fine perse.

In occasione dell’ultimo Comitato di sorveglianza, svoltosi a marzo a Palermo, la situazione si è palesata per quella che è: ”Siamo allo 0.5% della spesa e dobbiamo arrivare a 767 milioni di euro entro 31 dicembre”. Le parole del presidente della Regione Nello Musumeci riassumevano più di mille spiegazioni lo stato dell’arte.

In un contesto dunque sotto pressione va a insediarsi Dario Tornabene, nuovo direttore generale della Programmazione. Toccherà a lui portare avanti la delicata missione dei fondi europei su cui il governo ha puntato per rilanciare gli investimenti e la spesa, ma anche i circuiti di liquidità nell’Isola.

Lo ha deciso la giunta regionale dando corso all’avvicendamento con Vincenzo Falgares che ha guidato le sorti del dipartimento negli ultimi cinque anni e che nell’ultima rotazione dei superburocrati è stato chiamato a occuparsi di Affari extraregionali.

Alcuni mesi fa la giunta aveva avviato un atto di interpello interno per la selezione dei dirigenti responsabili dei dipartimenti Programmazione e Formazione.

Tornabene in passato si è occupato di Cooperazione e Attività produttive. In quest’ultimo settore si è occupato di innovazione tecnologica e politiche per lo sviluppo economico e ‘ad interim’ di interventi in favore dei distretti produttivi e per l’associazionismo delle piccole e medie imprese.

L’ultima casella tra i direttori regionali, a questo punto, rimane quella del vertice amministrativo della Formazione, dal momento che l’attuale direttore Gianni Silvia, andrà in pensione.

In ogni caso se ne riparlerà a fine anno. Il governo, infatti, in considerazione del fatto che il dipartimento è Autorità di gestione del Fondo sociale europeo ha ritenuto di dover prorogare l’incarico dello stesso Silvia fino al 31 dicembre 2018, in modo da perfezionare le operazioni di rendicontazione del programma.

Fonte: www.ilsicilia.it