28 novembre 2017

L'ATTACCO DI CANCELLERI A MUSUMECI (E STAMPA): «SONO PASSATI 22 GIORNI E ANCORA NON C'È LA GIUNTA» IL BLOG: I LAVORATORI ASPETTANO GLI STIPENDI MA LORO GIOCANO CON LE POLTRONE

Giancarlo Cancelleri

27 Novembre 2017
Il leader siciliano del M5S in una diretta sui social: «Alla Raggi i giornali hanno fatto le pulci, agli altri no»

«Sono passati 22 giorni dalla fine delle elezioni e ancora non c'è la benché minima traccia di qualcosa che possa chiamarsi giunta regionale, Nello Musumeci è impantanato fra i mille capricci e i mille appetiti della sua maggioranza. Non si sa il nome degli assessori e per me è qualcosa di incredibile».

Lo ha detto in una video diretta su Fb Giancarlo Cancelleri. «Ma i giornali che si indignavano con la Raggi, dove sono? Non vogliamo essere trattati con i guanti, vogliamo che facciano le pulci agli altri come le fanno a noi» ha aggiunto. «Spero che i giornali si comincino a svegliare, perché è una vergogna che dopo 22 giorni non c'è una giunta. Si fa un gran parlare sui giornali di poltrone, ma la giunta non c'è» ha ribadito a più riprese Cancelleri, rimarcando una «disparità di trattamento».

«Non stanno facendo la squadra di governo perché Micciché vuole la presidenza dell’Ars, ma non ha la certezza che la maggioranza lo voti. Vuole che la giunta venga presentata dopo l’insediamento e la votazione del presidente, perché se non dovesse essere eletto, avrà un assessorato, anzi due. Ragionano così e allora la giunta non si può fare. Si stanno 'scannandò per le poltrone, siamo in una situazione di assoluta ingovernabilità, non c'è una sola parola sui problemi della Sicilia».

«Sappiamo - ha aggiunto - solo che ci sarà il governo della restaurazione con tre assessori 'sicurì: Armao, che è stato assessore di Lombardo, Lagalla, che è stato assessore di Cuffaro alla Sanità, e poi abbiamo Sgarbi, che non voglio nemmeno commentare». «Se ci fosse una forza politica seria, già la giunta sarebbe al lavoro» dice. «Sarà un Assemblea regionale siciliana dove ci sarà da lavorare, sono convinto che quando tireremo le somme probabilmente scopriremo che Musumeci sarà davvero il Crocetta del centro destra».

«Non abbiamo la sfera di cristallo - chiosa in chiusura del video sui social - ma riusciamo a guardare con obiettività le cose. Se Musumeci non si libererà di questa maggioranza di inqualificati e inqualificabili farà la fine davvero di Rosario Crocetta».

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QUASI DEFINITA LA GIUNTA, FORZA ITALIA CALA IL SUO POKER, ECCO I DODICI NOMI E LE DELEGHE



27 Novembre 2017
Secondo indiscrezioni sarebbe questa la composizione della giunta di governo dopo l’ultimo vertice di Forza Italia e in attesa dell’incontro dell’intera coalizione nel corso del quale Musumeci dovrà mettere il suo imprimatur.
Tre gli assessori certi di un posto in base agli accordi pre elettorali: Gaetano Armao (Economia), Roberto Lagalla (Formazione) e Vittorio Sgarbi (Beni Culturali). A questi dovrebbero aggiungersi quattro assessori in quota Forza Italia, dove ai nomi già noti di Marco Falcone, capogruppo azzurro all’Ars nell’ultima legislatura, e di Bernadette Grasso, si aggiungerebbero quelli di Giuseppe Guagliana e Edy Bandiera, due assessori in quota Udc, Mimmo Turano e una donna ancora da confermare,  uno in quota Fratelli d’Italia, Sandro Pappalardo destinato a Energia e Rifiuti, uno per Diventerà Bellissima, Ruggero Razza alla sanità, e uno in quota Cantiere popolare, Totò Cordaro al Territorio e Ambiente.
La definizione entro 48 ore dopo un vertice complessivo di maggioranza che potrebbe tenersi già domani (dopo che oggi era saltato), la presentazione mercoledì o, al massimo, giovedì anche se c’è ancora da fare i conti con MpA e Lega le cui richieste di rappresentanza non sembrano destinate ad avere seguito.

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Fonte: palermo.blogsicilia.it 







27 novembre 2017

MICCICHÈ AMMETTE TRATTATIVA PERSONALE COL PD. «MI HANNO DETTO CHE SONO DISPOSTI AD AIUTARMI»



LOREDANA PASSARELLO 27 NOVEMBRE 2017
POLITICA – In una riunione con i deputati eletti di Forza Italia, il commissario del partito che ambisce alla presidenza dell'Ars conferma che ha avviato «un'operazione tattica» con i dem, «visto che il M5s non dialoga». «Se chiedo cinque voti e mi chiedono quelli per i loro vicepresidenti, io che devo fare?»

«Voglio fare il presidente dell’Ars e ho avviato una mia personale trattativa con il Pd». È il succo delle dichiarazioni di Gianfranco Miccichè, commissario azzurro di Forza Italia che stamattina nel corso di una riunione a Palazzo dei Normanni con la schiera dei neoeletti parlamentari del suo partito, non ha negato la trattativa in corso con i dem per raggiungere un accordo che dovrebbe assicurare proprio a lui la poltrona da presidente.

Una trattativa che sa tanto di inciucio, quando mancano pochi giorni alla costituzione della giunta di governo e che preoccupa tanto il Movimento 5 stelle, proprio perché avrebbe come controeffetto quello di escludere il movimento di Grillo dalle vicepresidenze che andrebbero a finire così nelle mani dell Pd. «Non c'è dubbio che per uno che vuole fare il presidente dell'Assemblea ci sono sempre franchi tiratori da fronteggiare. In questo caso, il M5s non dialoga e mi devo cercare i voti da un'altra parte», ha ammesso chiaramente Miccichè, parlando con i giornalisti all’Ars. 

Il commissario azzurro ha però smentito le voci di un inciucio con il Pd in occasione della definizione degli assetti dell'Ars, ha parlato piuttosto di «un'operazione tattica», che è comunque in atto e condotta personalmente per raggiungere l'obiettivo della presidenza. «Devo fare una promessa, nessuno mi da' qualcosa per niente - ha detto Miccichè - se io chiedo cinque voti e mi chiedono quelli per i loro vicepresidenti, io che devo fare? Non è un'operazione politica, è una mia personale operazione... mia, di Gianfranco Miccichè, che non ha i numeri e vorrebbe tanto fare il presidente dell'Ars».

E «per garantirmi questo obiettivo - continua - sto parlando con tantissima gente, ma la ritengo una normale attività, una trattativa mia, che nulla ha a che vedere con gli altri partiti della maggioranza. Ho solo chiesto ai partiti (di opposizione, ndr), legittimamente, se mi danno una mano e mi hanno risposto "se è possibile, nel rispetto del nostro ruolo di opposizione, siamo disposti a darti una mano"». Nei giorni scorsi il segretario regionale del Pd Fausto Raciti aveva negato in modo categorico trattative con Forza Italia.

Fonte: meridionews.it




PROBLEMATICHE FORESTALI MESSINA. VERBALE INCONTRO ORGANIZZAZIONI SINDACALI

Dalla pagina Facebook
Operai forestali Messina







TRAGICO INCIDENTE DI CACCIA NEL BOSCO: MUORE UN LAVORATORE FORESTALE DI MONTALLEGRO (AG)



27/11/2017 -di Enzo Minio
La vittima è Paolo Stagno. E' accaduto in località “Muti” all’interno del vasto bosco dei Monti Sicani, ad alcuni chilometri a nord di Burgio

Burgio (Agrigento) - Un lavoratore forestale di Montallegro muore in quello che dai primi accertamenti sembra a tutti gli effetti un incidente di caccia, nel corso della notte tra sabato e domenica, in territorio di Burgio. Si tratta di Paolo Stagno, di 51 anni, impiegato presso il demanio forestale come bracciante, sposato e padre di tre figli, il quale è morto, quasi certamente sul colpo, perché sarebbe stato colpito in pieno da una fucilata nel corso di una battuta di caccia notturna.

La tragedia si è consumata di notte in località “Muti” all’interno del vasto bosco dei Monti Sicani, ad alcuni chilometri a nord di Burgio, dove spesso viene praticata la caccia al cinghiale. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri del Comando provinciale di Agrigento e della Tenenza di Ribera che sono intervenuti nella zona boschiva con la collaborazione dei militari della Stazione di Burgio.

Sulla vicenda c’è uno stretto riserbo degli inquirenti che hanno fatto nella notte e nella mattinata di domenica i rilievi nell’area boschiva e stanno eseguendo gli interrogatori del gruppo di cacciatori per conoscere la dinamica che ha portato al possibile incidente di caccia. Pare che i cacciatori che hanno partecipato alla battuta di caccia del cinghiale siano stati in tutto sette, di cui sei originari di Montallegro ed uno di Ribera. Si stanno valutando le posizioni dei cacciatori nell’area boschiva.

Si dice pure che a presentare la denuncia dell’incidente siano stati i compagni dello sfortunato cacciatore i quali si sono presentati ai carabinieri della tenenza di Ribera in via Bellini nel corso della notte. Al momento pare che non vi siano indagati per un possibile ed eventuale omicidio colposo.

Ieri mattina la notizia ha gettato nello sconforto più assoluto tutta la cittadina di Montallegro dove lo Stagno era molto conosciuto, da buon lavoratore e padre di tre figli di cui due femmine ed un maschio. Il lavoratore forestale aveva due grandi hobby che coltivava da anni: la passione per la caccia e per la pesca. Purtroppo, uno gli è stato fatale. La locale squadra di calcio dell’asd Montallegro non voleva scendere in campo per disputare la partita casalinga in segno di lutto, ma la federazione calcistica non ha fatto in tempo ad avvisare società e terna arbitrale.

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ANTINCENDIO PALERMO. PER IL MOMENTO NIENTE STIPENDI DI OTTOBRE


Palermo. Dall'ufficio ragioneria ci dicono che per il momento non c'è assolutamente niente.
Non ci resta che ringraziare il responsabile per la disponibilità dimostrata



NUOVO VERTICE OGGI A PALAZZO D’ORLEANS, È IL GIORNO GIUSTO PER TROVARE L’INTESA MA LE SPINE SONO ANCORA TANTE


27 Novembre 2017
Gianfranco Miccichè non scioglie la riserva sul quinto nome azzurro per la giunta Musumeci, ma cede un posto per far spazio e tentare di placare le tensioni  con il Movimento per l’Autonomia o con la Lega. Ai guai dentro casa propria ci penserà da solo e garantisce, a sua volta, spazio alle correnti azzurre dopo che sarà stato eletto presidente dell’Ars.
E’ la sintesi di due due giorni di trattative costituite da un lungo pranzo con ancor più lungo dopo pranzo a Scillato e una serie di consultazioni bilaterali informali nella giornata di domenica.
Ma nonostante ciò la quadratura del cerchio anccora non c’è perchè di posto ne è stato trovato uno ma per accontentare tutti ne servirebbero almeno due,(o forse tre). Pronta alla battaglia c’è la Lega che è rimasta fuori e chiede il rispetto dei patti tanto a Fratelli d’Italia quanto a Musuemci anche se è proprio alla Meloni che si rivolgono per primi gli alleati. E la formazione non sembra intenzionata a fidarsi. Le viene chiesto, infatti, di aspettare fino alle politiche quando Sgarbi andrà comunque via dalla giunta e lascerà libero proprio il posto per loro. Ma il passaggio non è così diretto visto che anche il posto in giunta di sgarbi non è che sia così certo e l’incarico al critico d’arte potrebbe essere un altro.
Per dirimere tutte le contese oggi la maggioranza tornerà ad incontrarsi e stavolta sembra che lo farà in una sede istituzionale, Palazzo d’Orleans, anche se non ci sono conferme di natura ufficiale.
Bisogna chiudere l’accordo se si vuole procedere ai decreti e alla presentazione della giunta che nelle intenzioni di Musumeci deve avvenire entro la fine del mese e dunque entro giovedì senza attendere l’insediamento dell’Ars che arriverà a metà dicembre.
Le caselle fin qui occupate sono cinque per Forza Italia che si caricherebbe Gaetano Armao (vice presidente e assessore all’Economia) come richiesto dagli alleati per poi indicare Marco Falcone per le Infrastrutture, Bernadette Grasso per la Funzione Pubblica e le Autonomie Locali e il tecnico Paolo Inglese per le Risorse Agricole e Alimentari. Il quinto nome, per evitare guai con D’Alì, potrebbe essere quello di Giuseppe Guaiana ma Miccichè non lo ha fatto formalmente a Musumeci e aspetta la propria elezione per garantirsi i voti prima di indicarlo. Una partita tutta interna a Forza Italia che però ha influenza sulla composizione della giunta e sugli equilibri nella maggioranza. A contendere il posto a Guaiana, infatti, ci sarebbe il siracusano Edy Bandiera.
In casa Udc gli assessori sono due e uno è certamente Mimmo Turano. Il secondo posto potrebbe andare a Margherita La Rocca Ruvolo o a Ester Bonafede ma nessuna delle due sembra essere ‘blindata’ nelle idee di Musumeci. A qualcuno è venuto in mente di chiedere spazio proprio a loro ma l’Udc risponde facendo notare che altre formazioni con consensi simili di assessori ne hanno due.
Gli altri centristi, quelli di Cantiere Popolare, sanno di aver già piazzato Totò Cordaro al Territorio e Ambiente e Roberto Lagalla a Istruzione e Formazione professionale. Musumeci mette Ruggero Razza alla sanità e l’incarico dovrebbe essere ‘contato’ in quota Diventerà Bellissima mentre Fratelli d’Italia piazza Sandro Pappalardo a Energia e Rifiuti.
Resta un solo posto in giunta, quello mollato da Forza Italia (che comunque minaccia di rivendicarlo nuovamente se le cose non dovessero andare come Miccichè spera all’Ars) e a contenderselo sono il Movimento per l’Autonomia che indica Mariella Ippolito o Roberto Di Mauro (ma Musumeci non vorrebbe ex assessori di ritorno a parte gli accordi pre elettorali presi quando si è ricompattato il centrodestra quindi la Ippolito potrebbe aver maggiori possibilità) e la Lega che non ha ancora indicato il proprio nome ma rivendica il rispetto degli accordi pre elettorali e vuole un posto in giunta che non può neanche essere quello di Sgarbi visto che nelle ultime stesure anche il nome di Sgarbi appare e scompare di continuo e al momentyo non c’è.
Insomma alla fine ci sono almeno 14 pretendenti per 12 posti. E questa è l’ipotesi più favorevole. A Musumeci tocca, oggi, un grande lavoro di mediazione

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Fonte: palermo.blogsicilia.it




ANCHE MUSUMECI SI IMPIGLIA NELLA BUROCRAZIA DELLA LEGGE SEVERINO, E RISCHIA. AVREBBE OMESSO DI PRESENTARE L’AUTODICHIARAZIONE


Il presidente siciliano e il documento mancante (non solo a lui)

26 Novembre 2017
Roma. Non solo i consiglieri regionali. A rischiare, ora, è anche il governatore: e così il post-voto, in Sicilia, rischia d’ingarbugliarsi in un tourbillon di ricorsi al Tar e di sfide a colpi di codice dagli esiti imprevedibili, e potenzialmente clamorosi. Anche Nello Musumeci, infatti, avrebbe omesso di presentare l’autodichiarazione prevista dalle legge Severino: quella che certifica, di fatto, l’effettiva candidabilità di chi decide di correre alle elezioni. Lo rivela al Foglio chi ha potuto osservare gli atti depositati nella corte d’Appello di Palermo, dove gli aspiranti governatori hanno consegnato gli incartamenti necessari a ufficializzare la loro candidatura.

Si potrebbe pure liquidare tutta la questione come una banale quisquilia procedurale, però in questo caso il vizio di forma rischia di avere conseguenze gravi: per questo i diretti interessati sono in allarme. Il Foglio lo aveva già raccontato a metà novembre, il silenzioso caos postelettorale siciliano. Dovuto, sostanzialmente, al fatto che molti dei candidati appena eletti all’Ars rischiano di vedersi negata la proclamazione. Di decadere, cioè, prima ancora di poter occupare il loro scranno a Palazzo dei Normanni. Il motivo? Non avrebbero compilato il modulo specifico in cui, secondo quanto previsto dalla legge Severino, gli aspiranti amministratori devono attestare di non avere a proprio carico i reati previsti dalla legge stessa come inconciliabili con l’ambizione a rivestire cariche pubbliche. E però ora il problema si fa più serio, gli scenari che si prefigurano assumono contorni grotteschi. Sì, perché a non aver presentato la documentazione completa non sarebbero solo i futuri consiglieri, ma anche colui che risultato vincitore delle elezioni: Nello Musumeci. “E allora si capisce – spiega un avvocato siciliano tempestato dalle telefonate di esponenti di vari partiti e movimenti – che non è più questione di chi entra o non entra a Palazzo dei Normanni: è questione di chi governa o non governa la Sicilia. Insomma, si rischia di dover rifare tutto”.

E’ presto, in verità, per dire se davvero finirà così. Le baruffe tra studi legali sono ancora alle fasi preliminari. A rompere gli indugi sono stati due rappresentanti – uno catanese, siracusano l’altro – di Alternativa popolare, rimasti fuori dall’Ars, che hanno deciso di ricorrere al Tar: hanno poco da perdere, dopo la clamorosa disfatta del partito di Angelino Alfano il 5 novembre. “Noi sappiamo – spiega uno di loro – che abbiamo ottime chance di rientrare all’Ars. Ma qui il problema è un altro: se anche i candidati presidenti hanno sbagliato gli incartamenti, allora bisogna rivedere tutto”. Secondo i notabili isolani di Ap, che già hanno in mano nuove simulazioni di come risulterebbe composta la “nuova” Assemblea, i problemi maggiori li avrebbero il M5s e il centrodestra. “Sappiamo che molti dei candidati a cinque stelle non hanno presentato la certificazione di candidabilità necessaria in molte province, e pertanto dovrebbero decadere subito. Quanto al loro leader siciliano, stiamo richiedendo l’accesso agli atti alla corte d’appello di Palermo, dove i candidati presidenti consegnano la propria documentazione”. Chi già l’ha ottenuto, di poter vedere le carte degli uffici circoscrizionali del tribunale palermitano, è proprio il M5s. Che ha mandato nel capoluogo un docente di diritto, già presentatore delle liste pentastellate nelle scorse elezioni, a visionare gli atti.

“Li ho visti, li ho visti”, racconta al Foglio, chiedendo l’anonimato. “Ed è certo – aggiunge – che Nello Musumeci non ha presentato l’autodichiarazione prevista dalla Severino”. L’esperto, vicino ai grillini siciliani, spiega che in realtà “è assai dubbio stabilire se ricorrano gli estremi per rimettere tutto in discussione. I candidati che hanno omesso quell’autocertificazione hanno comunque attestato di non avere reati a proprio carico ai sensi di una legge precedente, la 29 del ’51, che è una legge regionale. La quale è stata superata dalla Severino, che impone paletti più stringenti, ma non soppressa. Direi semmai integrata. E insomma: senza scadere nei tecnicismi, io credo che agendo nel rispetto di quella legge regionale, non si violino necessariamente i principi della Severino”. Sarà. Nel frattempo, comunque, i Cinque stelle si stanno muovendo. Spiega un loro senatore, siciliano “e – garantisce lui – con competenze di diritto amministrativo”: “Noi aspettiamo di vedere cosa fanno gli altri. Se procedono con ricorsi contro di noi, a quel punto replicheremo. O tutti o nessuno: tertium non datur”. E tra i tutti, chissà, potrebbe rientrarci anche Fabrizi Micari. Il candidato del Pd, dice chi ha visto i documentati depositati al tribunale di Palermo, ha presentato le proprie liste nel capoluogo in extremis: “Quattrocento e rotte firme, autenticate tutte da una stessa persona, e tutte il 6 ottobre, ultimo giorno utile, a ridosso della scadenza delle 16. Un po’ strano, francamente”. Strano, senz’altro. Ma non è detto che sia un illecito. E tuttavia, in questa malsana nuvolaglia di sospetti, mascariamenti e vendette reciproche, tutto sembra poter prendere una strana consistenza. Di certo, per ora, c’è solo che la sfida a colpi di codicilli continuerà.

Fonte: www.ilfoglio.it




VIENE LICENZIATA E SI SUICIDA

Dalla pagina Facebook
Comitato Consultivo Provinciale presso Inail Palermo






IL PAPA AI SINDACATI: «OGGI PIÙ CHE MAI C’ È BISOGNO DI VOI, IL LAVORO NON È MERCE»



24/11/2017 di Antonio Sanfrancesco
In un messaggio ad un convegno in Vaticano, Francesco chiede di non ignorare gli esclusi, guardarsi dalla corruzione, educare alla solidarietà: «Il lavoro non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi ma ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale»

«Il lavoro non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi, ma, essendo basilare per lo sviluppo, ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale». Sono le parole che papa Francesco ha rivolto in una lettera ai partecipanti alla conferenza delle organizzazioni sindacali e dei movimenti dei lavoratori svoltasi in Vaticano. Bergoglio sarebbe dovuto intervenire venerdì pomeriggio nell'Aula Nuova del Sinodo all'incontro organizzato dal dicastero per lo Sviluppo umano integrale sul tema “Dalla Populorum progressio alla Laudato si'”. Ha invece inviato una lettera ai partecipanti, indirizzata al prefetto del dicastero organizzatore, il cardinale Peter Turkson, che ne ha dato lettura al termine dei lavori.
«Di qui», la riflessione del Papa, «l'imperativo etico di “difendere i posti di lavoro”, di crearne di nuovi in proporzione all'aumento della redditività economica, come pure è necessario garantire la dignità del lavoro stesso. Tuttavia come osservò Paolo VI, non bisogna esagerare la “mistica” del lavoro. La persona "non è solo lavoro"; ci sono altre necessità umane che dobbiamo coltivare e considerare, come la famiglia, gli amici e il riposo».
Francesco ha ricordato che «qualunque lavoro dev'essere al servizio della persona, e non la persona al servizio di esso, e ciò implica che dobbiamo mettere in discussione le strutture che danneggiano o sfruttano le persone, le famiglie, le società e la nostra madre terra». Spiegando il senso del «legame tra le tre 'T': terra, tetto e lavoro [trabajo]», ha affermato che «non vogliamo un sistema di sviluppo economico che aumenti la gente disoccupata, né senza tetto, né senza terra. I frutti della terra e del lavoro - aggiunge - sono per tutti, e devono essere partecipati equamente a tutti».
Nel contesto attuale, «conosciuto come la quarta rivoluzione industriale, caratterizzato da questa “rapidazione”» - «l'intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro» -, e «dalla sofisticata tecnologia digitale, dalla robotica e dall'intelligenza artificiale», «il mondo ha bisogno di voci come la vostra», ha detto ancora il Papa rivolgendosi alle organizzazioni sindacali. «Sono i lavoratori che, nel loro lottare per la giornata lavorativa giusta, hanno imparato ad affrontare una mentalità utilitaristica, di corto raggio e manipolatrice», ha osservato.
Per questa mentalità, «non importa se c'è degrado sociale e ambientale; non importa che cosa si usa e che cosa si scarta; non importa se c'è lavoro forzato di bambini o se si inquina il fiume di una città. Importa solo il guadagno immediato. Tutto si giustifica in funzione del dio denaro. Dato che molti di voi hanno contribuito a combattere questa patologia nel passato, si trovano oggi molto ben posizionati per correggerla nel futuro - aggiunge il Pontefice -. Vi prego di affrontare questa difficile tematica e di mostrarci, secondo la vostra missione profetica e creativa, che è possibile una cultura dell'incontro e della cura. Oggi non più in gioco solo la dignità di chi è occupato, ma la dignità del lavoro di tutti, e della casa di tutti, la nostra madre terra».

Siate esperti in solidarietà

Infine, Bergoglio ha invitato i sindacati e i movimenti di lavoratori «ad essere esperti in solidarietà». Ma per fare questo, ha aggiunto, bisogna guardarsi da tre tentazioni: «La prima, quella dell’ individualismo collettivista, cioè proteggere solo gli interessi di quanti rappresentate, ignorando il resto dei poveri, emarginati ed esclusi dal sistema. Occorre investire in una solidarietà che vada oltre le muraglie della vostre associazioni, che protegga i diritti dei lavoratori, ma soprattutto di quelli i cui diritti non sono neppure riconosciuti. Sindacato è una parola bella che deriva dal greco dikein (fare giustizia) e syn (insieme). Per favore, fate giustizia insieme, ma in solidarietà con tutti gli emarginati».
Poi ha proseguito: «La mia seconda richiesta è di guardarvi dal cancro sociale della corruzione. È terribile la corruzione di quelli che si dicono “sindacalisti”, che si mettono d’ accordo con gli imprenditori e non si interessano dei lavoratori lasciando migliaia di colleghi senza lavoro; questa è una piaga che mina le relazioni e distrugge tante vite e tante famiglie. Non lasciate che gli interessi illeciti rovinino la vostra missione, così necessaria nel tempo in cui viviamo. Il mondo e l’ intera creazione aspirano con speranza ad essere liberati dalla corruzione (cfr Rm 8,18-22). Siate fattori di solidarietà e di speranza per tutti. Non lasciatevi corrompere!».
Infine, «la terza richiesta», ha detto il Papa, «è di non dimenticarvi del vostro ruolo di educare coscienze alla solidarietà, al rispetto e alla cura. La consapevolezza della crisi del lavoro e dell’ ecologia esige di tradursi in nuovi stili di vita e politiche pubbliche. Per dar vita a tali stili di vita e leggi, abbiamo bisogno che istituzioni come le vostre coltivino virtù sociali che favoriscano il fiorire di una nuova solidarietà globale, che ci permetta di sfuggire all’ individualismo e al consumismo, e che ci motivino a mettere in discussione i miti di un progresso materiale indefinito e di un mercato senza regole giuste»

Fonte: m.famigliacristiana.it





LE SPINE DELLA LEGA E QUELLE DELL'UDC: IL DIFFICILE “PARTO” DELLA GIUNTA MUSUMECI



di Accursio Sabella
Il partito di Salvini vuole un assessorato come da accordi pre elettorali ma anche Fratelli d'Italia e Udc hanno avanzato le loro pretese

26 Novembre 2017 PALERMO - Appare ancora in salita la composizione della giunta Musumeci. A 20 giorni dall'elezione a presidente, la coalizione che lo sostiene non è riuscita a trovare la quadra e anche il vertice di ieri a Scillato non è stato risolutivo, anzi. Dalle parole del segretario nazionale di "Noi con Salvini", Angelo Attaguile, si comprende che una intesa non è ancora vicina. «Il centrodestra, ricompattato in Sicilia, che adesso, legittimamente, ambisce a governare l'Italia non può permettersi di lasciare fuori dalla giunta Musumeci la Lega, ossia la prima forza della coalizione - ha detto Attaguile oggi -. Non è una lotta per le poltrone, a cui sin dal primo momento non abbiamo voluto prendere parte, ma un fatto politico».

Attaguile ha aggiunto però che la Lega è «serena e fiduciosa perché c'è un patto sancito durante la famosa cena catanese (il cosiddetto patto dell'arancino, ndr) tra i tre leader nazionali, Salvini, Berlusconi e Meloni, alla quale abbiamo preso parte anche io, Micciché, La Russa e Armao».

«Fratelli d’Italia ha chiesto e ottenuto un posto nel listino, con l'impegno di lasciare a noi l’assessorato regionale - ha spiegato  - Accordo chiaro e noto a tutti, confermato dallo stesso Gianfranco Micciché nel corso della riunione di ieri a Scillato».

«Se la Meloni e La Russa non dovessero mantenere l’impegno assunto con noi, non faremo gruppo all’Ars con loro. L’ho detto e lo ribadisco. E - conclude - rilancio le parole di Matteo Salvini: noi non elemosiniamo poltrone, chiediamo il rispetto degli accordi assunti e ci aspettiamo che Musumeci s'imponga altrimenti saluteremo chi non si comporta con lealtà e rispetto degli elettori».

Il vertice di ieri di Scillato (a cui erano Gianfranco Miccichè per Forza Italia, Angelo Attaguile e Alessandro Pagano per Noi con Salvini, Giampiero Cannella e Sandro Pappalardo per Fratelli d’Italia, Saverio Romano per Cantiere popolare, Carmelo Lo Monte e Roberto Di Mauro per gli autonomisti, Raffaele Stancanelli per #DiventeràBellissima e Antonio De Poli per l’Udc) è stato quindi un momento confronto in proiezione sulle elezioni politiche e sugli assetti della prossima Assemblea regionale ,a ma non è bastato a trovare una intesa nella affollata coalizione di centrodestra. «Decido io» continua a ribadire il neo governatore e alla fine forse solo con una sua decisione di autorità si potrà arrivare a formare la squadra di governo.

Si sono forse consolidate alcune certezze e si è provato  a sciogliere i dubbi per arrivare al completamento del puzzle. Se in Forza Italia partono in pole position Marco Falcone, Paolo Inglese e Bernardette Grasso, una chance se la contende anche a Siracusa Edy Bandiera, mentre tra gli autonomisti si fa il nome di Di Mauro, anche se quest’ultimo rimane uno dei candidati più accreditati per essere votato come vicepresidente dell’Ars. La sensazione è che a rompere l’inerzia che possa sbloccare il rallentamento di questi giorni, sia la volontà comune di non trascinare tempi morti al cui interno potrebbero tornare a sovrapporsi singole criticità.

Oltre a quella della Lega, una partita aperta è certamente ancora quella dell’Udc con Cesa e De Poli che hanno dato fiducia a quanto pare al lavoro di ricucitura dei leader siciliani, che stanno provando a risolvere i problemi, che pure non mancano sulle designazioni, alla ricerca di un equilibrio che dovrebbe dare risultati imminenti.

L’unica certezza sembra riguardare chi non entrerà a far parte della giunta di Musumeci, cioè Ester Bonafede, che potrebbe comunque contribuire a individuare una figura esterna al gruppo parlamentare. Per lei ci potrebbe essere l’opportunità di un seggio alle prossime elezioni politche. Uno scenario, quello della migrazione romana, che potrebbe coinvolgere nel tempo anche altri esponenti che cominceranno a breve l’esperienza di governo con Nello Musumeci.

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IL GOVERNO CHE VERRÀ. MENO DONNE, PIÙ POLITICI IN GIUNTA. MUSUMECI È GIÀ L’ANTI-CROCETTA


Ore decisive per il nuovo governo. Rispetto a 5 anni fa, meno vip e più professionisti. Poche sorprese, ma c’è aria di restaurazione.

PALERMO - Se diventerà bellissima o se succederà il contrario, solo il tempo potrà dirlo. Di sicuro c’è che il primo governo di Nello Musumeci sarà assai diverso dalla prima giunta di Rosario Crocetta. Meno donne e più politici, meno star e più “professionisti”. Queste le differenze sostanziali tra l’avvio della scorsa e l’inizio di questa legislatura che sta vivendo momenti molto importanti. Proprio in queste ore si incontreranno gli uomini di Forza Italia, a Palazzo dei Normanni. Verranno sciolti così gli ultimi nodi in vista del varo dell’esecutivo di centrodestra che potrebbe vedere la luce nel corso di questa settimana. Molti giorni prima, quindi, della prima seduta dell’Ars considerata anche quella, a suo modo, uno spartiacque: l’esito, qualunque esso sia, non potrà comunque non avere ripercussioni sul freschissimo governo.

Un governo, dicevamo, nato nel segno della discontinuità rispetto al governo Crocetta, come ha detto a più riprese lo stesso Musumeci. E qualche segno di differenza è evidentissimo. A cominciare dalle cosiddette “quote rosa”. Nel 2012 Crocetta propose ai siciliani una giunta per metà composta da donne: ne facevano parte Nelli Scilabra, Linda Vancheri, Mariella Lo Bello, Ester Bonafede, Patrizia Valenti e anche – ma rimarrà nel governo appena cinque giorni – Francesca Basilicio D’Amelio. Stando alle caselle già quasi certamente riempite, invece, nella giunta di Musumeci le donne  avranno molto meno spazio. Quasi certamente ci sarà Bernadette Grasso. E potrebbe essere l’unica, visto che appare sempre meno probabile la presenza nell'esecutivo di Margherita La Rocca Ruvolo. Per il resto, solo uomini.

Un fatto che potrebbe apparire marginale. Ma le differenze con la giunta del 2012 non si fermano qui. Anzi. C’è proprio un cambio di approccio nel governo Musumeci. Difficile dire se questo rappresenterà un bene o un male per i siciliani. Il nuovo governatore infatti sembra puntare a una squadra affidabile sul piano almeno dell’esperienza. Gaetano Armao, Roberto Lagalla e Mimmo Turano l’assessore lo hanno già fatto con Cuffaro e Lombardo. Anche se nelle ultime ore, le quotazioni per l'ingresso in giunta del deputato trapanese sono calate bruscamente. Marco Falcone e Toto Cordaro nell'ultima legislatura sono stati capigruppo delle loro forze politiche. Paolo Inglese è considerato comunque un “esperto” del settore che dovrebbe guidare, quello dell’Agricoltura, nonostante non abbia un passato in politica, sebbene, a dire il vero, sia stato tra i collaboratori più stretti di un altro ex assessore all'Agricoltura, cioè l'avvocato Nino Caleca. Un identikit assai diverso a quello di Scilabra e Vancheri, che mai prima del 2012 avevano avuto incarichi di governo, ad esempio. Ma anche a quello di Franco Battiato e Antonino Zichichi. Nella giunta che verrà, insomma, c’è poco spazio per la “fantasia”. Se si esclude il grado di imprevedibilità che potrà essere garantito da Vittorio Sgarbi, assessore già in scadenza. "Resterà due o tre mesi" ha detto Musumeci.

Ovviamente, ogni medaglia ha due facce. E così, se la giunta di Crocetta, fatta anche di fedelissimi e giovani ha potuto scontare in qualche caso proprio la mancanza di abitudine a certe pressioni e a certi ruoli (basti pensare ai motivi per cui andranno presto via l’artista e lo scienziato), Musumeci dovrà affrontarne altri di problemi, come quelli legati alle dinamiche tutte interne ai partiti, protagonisti fin dal giorno del lancio della sua candidatura. Senza contare l’elemento in più, rappresentato in questo caso dalla già lunga sfilza di indagati che stanno costringendo il governatore a un dribbling tra i casi giudiziari, nella formazione della nuova giunta.

Mancheranno poi, due figure paragonabili a quelle di Lucia Borsellino e Nicolò Marino. La prima, infatti, rappresentò forse più dello stesso Crocetta il simbolo di una speranza vera di cambiamento, poi offuscata non solo dai disastri del governo che è andato via, ma anche dal polemico addio alla giunta della figlia del giudice Paolo. Marino, invece, ha proseguito una tendenza in realtà avviata da Raffaele Lombardo (e in maniera meno massiccia da Cuffaro, con Agata Consoli): quella di piazzare magistrati o uomini “di legge” in settori delicati come era quello dell’Energia (una tendenza confermata fino a fine legislatura, chiusa in quell’assessorato da un altro magistrato come Vania Contrafatto). Un po’ come era accaduto, dicevamo, con Lombardo, che chiamò in giunta i vari Giosuè Marino, Caterina Chinnici, Massimo Russo. Non c’è traccia di giudici nella giunta tutta (o quasi) politica di Musumeci.

E nessun “colpo di teatro”, stavolta. Nessun palco, più o meno metaforico, sul quale far salire star utili a oliare la rivoluzione, ma ecco quelli che qualcuno definirebbe “professionisti della politica”. Che sia un bene o un male, si vedrà. Certamente, la giunta di Musumeci, almeno stando ai nomi che finora vengono considerati certi o quasi, non sembra portare particolare elementi di novità. Anzi. Se la rivoluzione di Crocetta è miseramente fallita tra flop e annunci, nel mare tempestoso di una legislatura che ha visto passare cinquanta assessori, resta da capire se alla fine, quella di centrodestra somiglierà più a una restaurazione. E certamente alcuni segnali, dai politici d’esperienza che si muovono in diversi ruoli e con varie aspirazioni attorno a Musumeci, passando per gli assessori che lo furono già nei governi che - stando alle stesse parole del nuovo governatore - non hanno certamente lasciato una Sicilia in buona salute, lasciano pensare proprio a un ritorno al passato. E oltre ai componenti della giunta, si diceva, ecco anche un insieme di facce e di storie che affondando negli anni vincenti di Berlusconi e Cuffaro, di Berlusconi e Lombardo. Qualche segnale di novità si può scorgere nei nomi di Paolo Inglese, di Ruggero Razza e di Sandro Pappalardo, anche se la nomina in giunta di quest'ultimo è tutto fuorché certa, in queste ore.

Non è bastato, sabato, il vertice di Scillato, insomma per sgombrare ogni dubbio. Qualcosa di più si saprà forse già nelle prossime ore: quando Forza Italia riunirà i suoi big siciliani per arrivare a una rosa di nomi definitiva. Al momento, quelli certi di entrare in giunta sembrano appunto Armao, Inglese, Falcone e quasi certamente Grasso, potrebbe poi arrivare un tecnico da Siracusa, in volata col trapanese Giuseppe Guaiana. Stesso discorso per gli altri partiti, che dovranno cercare una sintesi fra le diverse anime. Vale per l'Udc, dove Lorenzo Cesa vorrebbe indicare un nome per la Sicilia occidentale (e potrebbe essere scelto da Ester Bonafede) e per la Sicilia orientale, vale per i Popolari e autonomisti dove Raffaele Lombardo punta a inserire un assessore (Mariella Ippolito) che rompa la coppia finora data per certa dei palermitani Cordaro e Lagalla, e vale anche per gli uomini di Fratelli d'Italia-Noi con Salvini, divisi non solo all'interno del partito della Meloni tra Pappalardo e Giampiero Cannella, ma anche tra gli uomini di Fdl e i salviniani che chiedono un assessore della loro area (Angelo Attaguile?). Bisognerà poi chiarire se la Sanità sarà davvero messa nelle mani di Ruggero Razza (fedelissimo di Musumeci). Intanto, si parla già del sostituto di uno degli assessori: al posto di Sgarbi, potrebbe arrivare

27 Novembre 2017

Fonte: livesicilia.it




26 novembre 2017

MUSUMECI, CON ME SGARBI ARMAO E LAGALLA. IL BLOG: VITTORIO SGARBI VORREBBE FAR LAVORARE I FORESTALI NEI SITI ARCHEOLOGICI. LA PENSA ALLO STESSO MODO IL PRESIDENTE MUSUMECI. IL GOVERNATORE HA DETTO CHE NON AVREMO UN GIORNO DI RIPOSO. I LAVORATORI: SIAMO PRONTI DA DOMANI MATTINA!

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(ANSA) - PALERMO, 25 NOV - "Ho grande rispetto per i partiti, tutte le forze politiche avranno il diritto di offrirmi una rosa di candidati, se dovrò sceglierne due chiederò 4 nomi, se tre, ne chiederò 6 e sarò io a valutare chi potrà essere candidato migliore a far parte della mia giunta". Così il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, a proposito della composizione della sua giunta, nel corso dell'intervista pubblica con il direttore di Panorama Giorgio Mulè per Panorama d'Italia a Ragusa. "Non conosco vita morte e miracoli di tutti, non sempre gli uomini politici e i partiti sono dotati di strumenti conoscitivi particolari, ci muoviamo su terreno minato - dice Musumeci - Poi siccome solo il Vangelo e i 10 comandamenti non sono modificabili, dovessero emergere problemi inviterò gli eventuali interessati ad andarsene o provvederò io stesso. Io mi gioco la credibilità e lo faccio mettendo a profitto ogni mia competenza e ogni mia energia fisica, morale e intellettuale". Quanto ai nomi, "l'unico tecnico suggeritomi è il professor Armao, docente all'università di Palermo, avvocato amministrativista". "Me lo ha suggerito Berlusconi, per unire le forze e scongiurare meglio una vittoria grillina - aggiunge - Ho pensato fosse giusto aprire dialogo con professor Armao, gli ho offerto la vicepresidenza, un ruolo di grande dignità, tra l'altro si occupa di economia. Poi ci saranno il professor Lagalla, già rettore dell'università, e Vittorio Sgarbi che conosce patrimonio culturale siciliano come nessun altro tra i non siciliani. Starà forse due o tre mesi, ma lo faremo lavorare per fargli dare il massimo, ha talento ed è sregolato come tutte le persone geniali e sono contento di averlo in giunta".
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Fonte: www.ansa.it



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CI RISIAMO: DAL 2018 RIECCO GLI STIPENDI D'ORO ALL'ARS. IL BLOG: DA DIVENTERÀ BELLISSIMA A DIVENTERETE RICCHISSIMI?

25 Novembre 2017







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25 Novembre 2017
Mentre i leader del centrodestra siciliano sono riuniti a Scillato per la "quadra" di governo, il presidente della Regione rilascia un'intervista a Panorama in cui parla a ruota libera. «Valuterò io i candidati migliori per la mia Giunta»

Palermo - Il vertice di maggioranza del centrodestra si riunisce a Scillato, nelle Madonia, per discutere squadra di governo e assetti dell'Ars, presenti i leader dei partiti, mentre il presidente della Regione Nello Musumeci è stato impegnato a Ragusa per rilasciare un'intervista a Giorgio Mulè di Panorama. «Non sono interessato ai vertici di maggioranza. In questo momento c'è una riunione della maggioranza per gli equilibri d’aula e la guida delle commissioni. Sono i partiti che devono occuparsi di questo e non il presidente che invece deve pensare a governare».

«Ho grande rispetto per i partiti, tutte le forze politiche avranno il diritto di offrirmi una rosa di candidati, se dovrò sceglierne due chiederò 4 nomi, se tre, ne chiederò 6 e sarò io a valutare chi potrà essere candidato migliore a far parte della mia giunta». «Non conosco vita morte e miracoli di tutti, non sempre gli uomini politici e i partiti sono dotati di strumenti conoscitivi particolari, ci muoviamo su terreno minato - dice Musumeci -. Poi siccome solo il Vangelo e i 10 comandamenti non sono modificabili, dovessero emergere problemi inviterò gli eventuali interessati ad andarsene o provvederò io stesso. Io mi gioco la credibilità e lo faccio mettendo a profitto ogni mia competenza e ogni mia energia fisica, morale e intellettuale». Quanto ai nomi, «l'unico tecnico suggeritomi è il professor Armao, docente all’università di Palermo, avvocato amministrativista». «Me lo ha suggerito Berlusconi, per unire le forze e scongiurare meglio una vittoria grillina - aggiunge - Ho pensato fosse giusto aprire dialogo con professor Armao, gli ho offerto la vicepresidenza, un ruolo di grande dignità, tra l’altro si occupa di economia. Poi ci saranno il professor Lagalla, già rettore dell’università, e Vittorio Sgarbi che conosce patrimonio culturale siciliano come nessun altro tra i non siciliani. Starà forse due o tre mesi, ma lo faremo lavorare per fargli dare il massimo, ha talento ed è sregolato come tutte le persone geniali e sono contento di averlo in giunta».

«Cosa chiederemo al governo di Roma? Intanto il rispetto degli articoli finanziari dello Statuto. Abbiamo un deficit di quasi 5 miliardi e abbiamo un disavanzo di 500 milioni di euro. Speriamo di evitare il fallimento della Regione, ma è questo quello che abbiamo trovato. Faremo i salti mortali insieme alla mia maggioranza per riuscirci». 

Il neo governatore siciliano torna poi sul caso Genovese: «Io non conosco il figlio di di Fracantonio Genovese, ma credo che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli. E se a mio figlio, persona per bene, dicessero che sia impresentabile, prenderei a calci il giornalista e l’avversario politico». «Al posto del padre avrei candidato il figlio? - ha aggiunto Musumeci - io non lo avrei candidato. Alcuni esponenti politici non sono impresentabili per la legge dello Stato ma per un senso dell’etica».

Sul ruolo delle ex province poi: «Restituiremo alle loro funzioni e alla loro integrità istituzionale le ex Province». «Ho saputo governare bene la Provincia di Catania - ha aggiunto Musumeci - e so qual è il ruolo che questo Ente può avere nel miglioramento della viabilità e dei servizi in favore della scuola nonché della difesa dell’ambiente».

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MUSUMECI: "COSÌ FARÒ DIVENTARE LA SICILIA BELLA DENTRO" - FOTO A TU PER TU CON IL GOVERNATORE SICILIANO A RAGUSA PER PANORAMA D'ITALIA. I SUOI OBIETTIVI: LA CONVERSIONE CULTURALE, IL FUTURO, GLI INVESTIMENTI



Sergio Luciano
Come farà la “buttanissima Sicilia”, descritta con quest’appellativo da Pietrangelo Buttafuoco con l’ispirazione di Giuseppe Sottile, a “diventare bellissima”, come prometteva nel suo slogan elettorale il negovernatore dell’isola, Nello Musumeci?

“Bellissima fuori lo è già, deve diventarlo anche dentro”, risponde lui, nel bellissimo – davvero – Auditorium di San Vincenzo Ferreri a Ragusa Ibla, dove Giorgio Mulè, direttore di Panorama lo sta intervistando per Panorama d’Italia. “Che la Sicilia possa diventare bellissima era già chiaro nell’auspidio di Paolo Borsellino alla vedova Schifani”, prosegue il governatore, “quando le disse di non andare via: un giorno vedrai che la Sicilia diventerà bellissima, e dieci giorni dopo fu ucciso. Si riferiva a una bellezza interiore, una donna può essere bella fuori e acida dentro, o il contrario. Ma vi debbo dire che l’obiettivo della politica dev’essere farla diventare bella dentro, attraverso un processo di conversione culturale che deve coinvolgere tutti noi siciliani. Nessuno si tiri indietro, siamo tutti responsabili, e dobbiamo sentirci tutti protagonisti. La Sicilia si gioca tutto in questi 5 anni. O sprofondiamo del tutto o comincia la ripresa, lenta ma inesorabile, che ci occorre. Io ce la metto tutta ma ho bisogno di ciascuno di voi”.

È stata un’ora e mezza densa e a tratti emozionante, questa con Musumeci, oltre che piena di notizie sulle sue prossime, e prime, mosse da governatore. A fare da spunto, la ricerca “Sicilia, una regione allo specchio”, elaborata sui sentimenti dei siciliani dalla società del gruppo Mondadori Inthera (qui tutte le slide con i risultati)




“Il dato più critico che emerge”, ha detto la ricercatrice Pamela Saiu, “è che solo il 46% dei siciliani si sente orgoglioso di vivere in Sicilia, il dato più basso riscontrato in Italia”.

L'assenza di "futuro"

Uno spunto, questo, colto da Musumeci per parlare della sua visione della politica. “Capisco quando il siciliano esprime scetticismo e diffidenza verso il futuro, altrimenti non si spiega il 50% e più di astensionismo. Si sta allentando il vincolo identitario tra Sicilia e siciliani. Questa terra delude, appare sempre meno madre e sempre più matrigna".

“Fatte le debite eccezioni, è mancata alla politica siciliana una visione proiettata sul futuro. Forse perché nel nostro dialetto non usiamo il futuro. Per dire: ‘domani sarò a Catania’, diciamo ‘dimani sugno a Catania’. Il politico cerca il consenso immediato e pensa al presente, lo statista non cerca il consenso immediato e pensa al futuro. Vicino alla casa dei miei, in campagna, c’era un podere dove un contadino di 83 anni piantò un ulivo e io, bambino, gli chiesi come mai: ‘intanto che cresce!’, gli dissi… Lui, con la saggezza dell’ottantenne, mi disse: la pianto ora perché tanto l’ombra la prenderanno i mei figli e i miei nipoti. Oggi, quel’ulivo è ancora lì”.

Molti gli spunti legati alla sua recente elezione, al programma e alle sue intenzioni.

Gli impresentabili

In Sicilia ci sono da 70 anni, da sempre le liste sono state frequentate da personaggi chiacchierati e nessuno si è mai scandalizzato. Il mascalzone politico in Sicilia veniva chiamato ’unu spertu’, un furbo, mentre il politico onesto che non faceva favori veniva chiamato ‘cristiano bono ma non cunta’. "Quando dicevo di qualcuno: ’è un tangentista’, mi dicevano ‘è uno che mangia e fa mangiare’" racconta Musumeci. "Questa è la complicità di una parte del popolo siciliano nella degenerazione morale che ci siamo tenuti per 70 anni".

"Per la prima volta il tema degli impresentabili è stato posto al centro del dibattito politico dal sottoscritto che, pur temendo di perdere voti, ha voluto già nel mese di agosto auspicare che tutte le forze politiche fossero attente nell’elaborare liste senza presentare agli elettori personaggi chiacchierati”.

Poi Musumeci ha sfiorato anche il caso Genovese, ma ha richiamato le vicende di Mannino e Mastella, inquisiti e poi assolti, sottolineando che sono i partiti a decidere sull’opportunità di candidare o meno qualcuno.

La nuova giunta

Musumeci ha detto che intende definirla entro la prossima settimana.: “Tutte forze politiche avranno diritto di offrirmi una rosa di candidati, se dovrò sceglierne due chiederò 4 nomi, se tre, ne chiederò 6 e sarò io a valutare chi potrà essere il candidato migliore a farne parte. E se dovessero emergere problemi, cambieremo. Io mi gioco la mia credibilità e lo faccio mettendo a profitto ogni mia competenza e ogni mia energia fisica, morale e intellettuale”.

I tecnici

“L’unico tecnico suggeritomi è il professor Gaetano Armao, insegnante a Palermo, avvocato amministrativista. Me lo ha segnalato Berlusconi, per unire le forze e scongiurare una vittoria grillina. Ho pensato fosse giusto aprire un dialogo con lui, gli ho offerto la vicepresidenza, è un economista e sarà prezioso. Poi c’è il professor Roberto Lagalla, ex-rettore dell’Università, e poi Vittorio Sgarbi che conosce il patrimonio culturale siciliano come nessun altro tra i non siciliani. Starà due-tre mesi, e lo faremo lavorare per fargli dare il massimo”.

Il dopo-Crocetta

“La discontinuità è dimostrata ad esempio che mentre io sono qui a Ragusa, la mia maggioranza è riunita a Palermo. Senza di me, che devo presiedere il governo della Sicilia per tutti i siciliani”.

La finanza pubblica

“Abbiamo un disavanzo di 500 milioni di euro e un deficit di quasi 8 miliardi, secondo la Corte dei Conti. Questo ho trovato, faremo acrobazie con la maggioranza, per trovare risorse, ma anche con i parlamentari di centrosinistra, perché nessuno può trincerarsi dietro la foglia di fico dell’appartenenza”.

Le infrastrutture

“La mobilità è il nostro è eterno problema. Se noi avessimo pensato alle grandi arterie autostradali pur sapendo che avrebbero potuto inaugurarle solo quelli dopo di noi, oggi avremmo la Catania-Ragusa già completata, l’autostrada Catania-Palermo è interrotta da quasi tre anni per la caduta di un pilastro, e dobbiamo anche dare priorità alle ferrovie. Quando avremo chiarezza su risorse economiche e umane, faremo un cronoprogramma, conto di farlo entro i prossimi pochi mesi”.

La fiscalità di vantaggio

“Abbiamo il dovere di attrarre capitali e, per farlo, dovremo rendere appetibile la nostra isola, abbattere alcune diseconomie, rilanciare il credito, ridurre l’insicurezza, la burocrazia. Abbiamo bisogno di persone che vengano a investire denaro. Torino ha fatto la sua fortuna con i poteri forti, e quando Agnelli disse che se ne voleva andare, un sindaco comunista andò a pregarlo: rimanga, abbiamo bisogno della Fiat. I poteri forti non si preoccupano se a scrivere regole è la politica”.

I fondi europei

“Finora sono stati polverizzati per far contenti tutti e poi non si è fatto contento nessuno. Una classe dirigente degna di questo nome deve fissare 4 obiettivi prioritari e orientare i fondi europei su quelli. Abbiamo 4 miliardi di euro da impegnare e la programmazione che ci vedrà in prima linea è rimasta ormai l'unica risorsa, dovremo attrarre le imprese dall’estero, mantenere quelle attive, sostenere quelle giovani. Come farlo va concordato con le Camere commercio e con chi aiuta l'internazionalizzazione.
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Fonte: www.panorama.it