25/09/2017 - di Mario Barresi
Trattative in corso: il borsino aggiornato a 10 giorni dall'ufficialità delle liste. Dirigente del Pd etneo verso Musumeci. Attaccato per Genovese Jr.
CATANIA - In altri tempi sarebbe poco più di una “breve” in cronaca locale. Ma la notizia (già sussurrata da un paio di settimane), materializzatasi ieri, ha un certo rilievo. Almeno simbolico. Nello Musumeci fa coming out, chiedendo ad Adele Palazzo di «riflettere sulla possibilità di proseguire assieme un percorso civico».
Palazzo, chi è costei? Segretaria del circolo del Pd
di Catania “Centro storico” e membro della direzione regionale del
partito, la battagliera dirigente s’è dimessa da ogni carica qualche
giorno fa. Sbattendo la porta, perché «non mi rivedo più in questo
contenitore in cui è stato trasformato» il Pd, in cui «le incrinature e
le divisioni si sono acuite, mettendo all’angolo le forze e le
esperienze che hanno dato vita a questo partito, aprendo
indiscriminatamente la porta a chiunque». Sotto il Vulcano s’è pure
vociferato di un percorso naturale di Palazzo verso sinistra, ma già da
settimane sarebbero in corso fitti contatti con gli emissari di
#DiventeràBellissima. Ieri Musumeci ha rotto il ghiaccio: «La scelta di
Adele Palazzo, perché sofferta e meditata, merita rispetto. È la
concreta rappresentazione di uno stato d’animo diffuso all’interno del
Pd e tra i suoi tradizionali elettori». Il candidato governatore dice
che «abbiamo storie e provenienze diverse, ma il dovere del servizio ci
impone di sposare la causa comune e di rinunciare all’egoismo». Da
Musumeci (ieri a Roma con Giorgia Meloni alla festa di Atreju) alla
dissidente dem un invito «senza mezze parole». Che sa di accordo già
chiuso.
«Stento a crederci anche dopo averlo sentito. Se fosse davvero così sarebbe la conferma che oltre la sinistra... c’è solo la destra», è il laconico commento di Fausto Raciti, segretario regionale del Pd.
Quello di Palazzo (che non ha però risposto a Musumeci) sarà pure un caso «troppo locale e radical chic per dargli un valore regionale», come qualcuno del Pd catanese minimizza. Eppure va contestualizzato. La transumanza di massa (soprattutto alfaniani e centristi in direzione Forza Italia e Udc) aveva finora risparmiato il Pd. Ma l’offerta “civica” di Musumeci, a maggior ragione con l’effetto traino dei sondaggi lusinghieri, diventa un’altra variabile destabilizzante per il centrosinistra che conta di colmare lo svantaggio di riconoscibilità del candidato Fabrizio Micari con la forza d’urto delle liste. Tanto più che l’eventuale ingresso di Palazzo «non è l’unica sorpresa», perché «potrebbero essercene delle altre ancora più grosse», si lasciano sfuggire dall’entourage di Musumeci. Non confermando, almeno per ora, il transito di un pezzo grosso del centrosinistra della Sicilia occidentale in #DiventeràBellissima. Se fosse vero, sarà questione di giorni.
«C’è la fila per venire con noi. Prima, durante o dopo le elezioni», sghignazza un moderato di peso. Eppure anche nella ressa di
aspiranti candidati, c’è qualche imbarazzo. Il nome nell’occhio del
ciclone è quello di Luigi Genovese, figlio di Francantonio, ras
messinese delle preferenze, condannato a 11 anni in primo grado al
processo “Corsi d’oro” della formazione professionale. La famiglia
Genovese al completo ha ufficializzato la candidatura in Forza Italia
del pupillo ventunenne in una convention al Palacultura di Messina. Con
lui Gianfranco Micciché e Gaetano Armao (nessuna traccia di Musumeci),
ma soprattutto 1.500 persone in platea. Accolto sul palco da Paradise
dei Coldplay, Genovese Junior rivendica: «Voglio dimostrare di essere
un ragazzo capace». Poi cita Steve Jobs. «Mi sono chiesto cosa volesse
dire con “stay foolish, stay hungry”, cosa significasse per me. Per me
significa uscire dalla mia comfort zone e uscire e parlare di politica».
Seguono applausi scroscianti. E pellegrinaggio per omaggiare la
famiglia.E gli altri? Sarebbero quasi del tutto tramontante - assicurano, senza nemmeno troppa convinzione, dal centrodestra - le candidature di Silvio Cuffaro (fratello di Totò), di Giuseppe Lombardo (nipote di Raffaele e figlio di Angelo) e di Riccardo Pellegrino, consigliere etneo di Forza Italia finito nelle carte proprio dell’Antimafia presieduta da Musumeci. Che, in un video sui social, sembra quasi suggerire di non votare per gli “indesiderati”: «La prima selezione spetta ai partiti, la seconda la fa la gente». Basterà a rassicurare il suo elettorato d’opinione?
A proposito di liste. Nel Pd il segretario Raciti sta ricomponendo il puzzle delle candidature all’Ars. Resta sempre fisso il diktat: «In campo tutti i nostri big». Ma con qualche deroga, soprattutto nei confronti del Megafono di Rorsario Crocetta. Il quale, dopo aver strappato al Nazareno il certificato di gemellaggio col partito, potrebbe accogliere alcuni dem “soprannumerari” nelle sue liste. Fra domani e mercoledì la quadra. O giù di lì.
Twitter: @MarioBarresi
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte: www.lasicilia.it

.jpeg)




Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento anonimo sarà cestinato, verranno pubblicati tutti tranne quelli offensivi e/o volgari, si ricorda che commentare significa anche assumersi la responsabilità di ciò che si dice. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. Quelli con profilo Anonimo DEVONO essere firmati alla fine del commento altrimenti saranno cancellati. Il titolare del blog declina ogni responsabilità per i commenti rilasciati da terzi. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro rimozione.