L’accordo Stato-Regione
vale a regime 1.685 milioni
vale a regime 1.685 milioni
(Michele Cimino*) L’accordo tra lo Stato
e la Regione in termini di risorse finanziarie per la Sicilia.
L’accordo vale a regime 1.685 milioni così distinti: 500 milioni per
l’anno 2016 (corrispondenti ai 5,61 decimi dell’IRPEF maturata in
Sicilia) in aggiunta ai 900 milioni già riconosciuti con l’art. 1 comma
685 della legge 208/2015 e ai 285 milioni derivanti dallo split payment
(le cui disposizioni operano per gli anni 2016 e 2017 ); 1.400 milioni
per l’anno 2017 corrispondente ai 6,74 decimi di IRPEF maturata; 1.685
milioni a partire dall’anno 2018 (corrispondenti ai 7,10 decimi
dell’IRPEF maturata ) che assicura la stabilizzazione degli effetti
dello split payment , assorbendone l’impatto.
L’accordo prevede inoltre nuove regole
per il patto di stabilità: in particolare, grazie ad una diversa
incidenza dei residui, si ampliano i margini di spesa consentendo di
sbloccare parte dei pagamenti che nel 2015 sono stati bloccati per
mancanza di spazi di patto. I saldi positivi previsti
dall'accordo, riferiti alle nuove regole per il patto di
stabilità, sono il risultato di una rielaborazione dei dati contenuti
nel bilancio triennale già approvato e derivano dall’applicazione dei
principi del decreto legislativo 118/2011 ed in particolare
dal riaccertamento straordinario dei residui. Pertanto non si tratta di
nuovi obiettivi da perseguire attraverso ulteriori interventi o tagli di
spesa.
In termini di vincoli, la riduzione del
3% delle spese correnti prevista dall’accordo – per 4 anni a partire dal
2017 rispetto al 2016 – è finalizzata a riqualificare la spesa
incrementando progressivamente le spese di investimento. La riduzione
viene garantita, da un lato, attraverso misure di contenimento della
spesa già adottate (in particolare con la legge di stabilità regionale
per il 2015) e, dall’altra, con l’allineamento alla normativa statale
peraltro già previsto nei programmi di governo.
Il bilancio triennale adottato assicura
già la riduzione delle spese correnti del 3% senza che siano necessari
ulteriori tagli. In sostanza ogni ulteriore possibilità di incremento di
spesa deve essere destinato a spese di investimento. Inoltre, risultano
coerenti ed in continuità con l’azione dispiegata dal governo i vincoli
previsti dall’accordo relativamente al recepimento delle recenti
riforme statali in materia di dirigenza pubblica, semplificazione ed
efficientamento del procedimento disciplinare, di semplificazione del
procedimento amministrativo, di incentivazione delle unioni e delle
fusioni di comuni (cfr in particolare le norme della legge regionale
9/2015 sull’allineamento delle norme sul personale,
sulle pensioni e sulla riduzione dei
costi della politica). Altre previsioni dell’accordo riguardano misure
di razionalizzazione già attuate o in corso di attuazione (riduzione
costi del pubblico impiego, riorganizzazione della struttura
amministrativa, razionalizzazione spazi occupati dagli uffici pubblici,
centrale unica di committenza, riduzione dei costi della politica,
adozione del sistema di rilevazione dei costi standard per gli enti
locali ).
Quanto al ritiro dei ricorsi, l’impegno
relativo a quelli promossi dalla Regione è circoscritto esclusivamente a
quelli in materia di finanza pubblica proposti prima del 31.12.2015,
senza alcuna preclusione di ulteriori ricorsi avverso nuove norme che
dovessero incrementare ulteriormente il concorso alla finanza pubblica,
per i quali la Regione dovrà comunque dimostrare la non sostenibilità
finanziaria, come più volte sancito con sentenze della Corte
Costituzionale. L’importo riconosciuto è comprensivo degli effetti
finanziari delle sentenze già definite in favore della Regione, relativi
alle annualità precedenti la sottoscrizione dell’accordo del 9.6.2014,
il cui valore è pari a circa 115 milioni di euro annui per ciascuno
degli anni 2012 e 2013.Complessivamente, in assenza dell’accordo del
9.6.2014 , tenendo conto degli effetti delle sentenze della Corte
Costituzionale in materia di finanza pubblica per gli anni dal 2012 al
2017 – quasi tutti sfavorevoli alla Regione – e delle sanzioni dovute
all’avvenuto sforamento dei vincoli del patto di stabilità per l’anno
2013, si sarebbe registrato un risultato negativo per la Regione di
circa 300 milioni di euro. Considerato che il Governo centrale si è impegnato, nelle more della modifica
delle norme di attuazione dello statuto, a trovare immediata copertura
ai 500 milioni di euro per l’anno 2016, nell’ambito del decreto legge
sugli enti locali approvato dal CdM il giorno stesso di sottoscrizione
dell’accordo, sarà possibile già a seguito della pubblicazione del
decreto legge sbloccare le autorizzazioni di spesa inserite
nell’allegato 2 della legge di stabilità per il 2016 e consentire il
pagamento in favore di forestali, precari, enti locali, enti regionali,
consorzi di bonifica, altri soggetti beneficiari di contributi.
La trattativa condotta ha portato ad
escludere dal computo delle spese su cui operare la riduzione del 3%
quelle relative ai rinnovi contrattuali, ovviamente nei limiti di quanto
previsto in ambito statale. Grazie all’accordo già dal 2016 é possibile
destinare a spese di investimento 700 milioni del Fondo Sviluppo e
Coesione che negli anni passati sono stati invece utilizzati per la
copertura del concorso alla finanza pubblica; le nuove regole del patto
di stabilità consentiranno una regolare gestione della spesa per
trasferimenti, vincolata esclusivamente alla sussistenza delle
corrispondenti entrate al fine di mantenere l’equilibrio, e
conseguentemente una sostanziale regolarità nel pagamento degli stipendi
e delle fatture ai fornitori in particolare da parte degli enti;
l’immissione nel sistema di 1.700 milioni consentirà una significativa
boccata d'ossigeno dal punto di vista della liquidità”.
*Deputato regionale e portavoce di Sicilia Futura
14 Luglio 2016

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