Non solo boschi, le fiamme hanno divorato anche le carte del malaffare
La Sicilia si dà fuoco e poi vuole farsi risarcire”. E’ il titolo che il quotidiano Libero sceglie per raccontare l’Isola che brucia, la gente disperata,
centinaia di uomini – vigili del fuoco, volontari, protezione civile –
che rischiano la vita per salvare il salvabile. Libero è il giornale che
quattro anni or sono, a tutta pagina, ed in prima, annunciò il default della Sicilia,
falsamente, provocando non solo un danno d’immagine, sarebbe poca cosa,
ma anche un abbassamento del ranking da parte delle agenzie
internazionali.
Il quotidiano esprime il sentimento nordista, rappresentato dalla Lega Nord, che pure aspira a diventare un partito nazionale.
Guai, tuttavia, a rifugiarsi dietro le slealtà e le idiozie.
Le responsabilità siciliane sono enormi e di queste la storia darà
conto. La prevenzione degli incendi nell’Isola è di fatto inesistente,
le leggi che regolano l’attività di coloro che avrebbero dovuto, e
dovrebbero, evitare la devastazione dell’ambiente, sembrano fatte a
posta per incentivare i farabutti. Da quasi mezzo secolo,
incendiare il bosco, è lo strumento, unico, per fare affari e allungare
il numero delle giornate lavorative dell’esercito dei forestali.
Le ultime manette sono scattate ai polsi di un bracciante, un anno fa, colto in flagranza di reato. Anche lui arruolato nell’esercito dei forestali.
L’Assemblea regionale siciliana, ed il
governo, dedicano pensieri, opere e risorse ai forestali più che ad ogni
altra categoria di lavoratori siciliana. Ma lo fanno prevalentemente
per assicurare loro il numero di giornate previsto dalla legge. In venti anni sono stati bruciati circa 400 mila ettari di bosco,
non c’è un fazzoletto di territorio che non abbia conosciuto le fiamme.
E’ stato un crescendo dal 1981 ad oggi, l’anno in cui sono state
approvate le leggi che, in larga misura, sono ancora vigenti.
Invece che utilizzare i “forestali”
– si chiamano così e non si capisce perché – per prevenire e
manutenere, il Parlamento ed i “padrini” ha preferito attrezzare una
Fortezza Bastiani, un presidio di uomini, più di ventimila, che aspetta
il nemico “sconosciuto”.
L’ondata di calore che ha devastato l’Isola ora indigna, suscita risentimento, dipinge scenari opachi,
suggerisce atti di forza. E c’è chi punta il dito unicamente contro i
forestali, o meglio – come ha detto Leoluca Orlando – con quei farabutti
che credono di potere farsi un’assicurazione al lavoro distruggendo la
Sicilia. Il Presidente della Regione sembra non avere dubbi, i migliori alleati dello scirocco vanno stanati
e trovati fra coloro che sono stati licenziati perché avevano pendenze
penali. Ma ci sono coloro che “assolvono” di fato i piromani pagati
dalla regione per spegnere gli incendi, attribuendo alle istituzioni ed
alla politica ogni responsabilità.
Hanno ragione e torto entrambi.
Non c’è dubbio che nell’esercito dei forestali c’è del marcio, e non
c’è dubbio, altresì, che la miopia, o gli interessi del governanti, da
mezzo secolo, hanno lasciato che le cose andassero come sono andati.
Nessuno lo ha ricordato, ma non sono stati incendiati solo i boschi e la macchia mediterranea.
In Sicilia sono stati dati alle fiamme anche le carte dell’assessorato
all’Agricoltura e foreste. Risale al 1979, se la memoria non ci
tradisce, l’incendio degli uffici, allora ubicati in piazza Politeama.
Le fiamme divorarono la storia delle malefatte compiute, assai
probabilmente. Da lì a qualche anno, nacque la legge che ancora oggi
incoraggia gli incendi.
19 Giugno 2016

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