La parola della settimana
Forestali
di Fabrizio Lentini
Nella Regione più pazza del mondo (pazzia lucida, s'intende) può capitare anche che un dirigente scopra un giorno che tremilacinquecento (non venti o trenta, no: tremilacinquecento) operai forestali stagionali hanno una macchia nel loro passato. Macchie di ogni forma, dimensione e colore: una specie di compendio del codice penale che va dalla rapina alla violenza sessuale, dall'omicidio all'associazione mafiosa, senza trascurare l'incendio doloso (forse appiccavano il fuoco per esercitarsi a spegnerlo e tenersi in allenamento).
In un posto normale l'essere pregiudicati, e non per liti di condominio o schiamazzi notturni, avrebbe tenuto gli spegnifiamme part time a debita distanza dall'assunzione nella pubblica amministrazione. In Sicilia no: qui la Regione perdona, condona, dimentica, chiude un occhio o anche due e lava una mano con l'altra.
Il welfare autonomistico è paterno, accogliente e non lascia indietro nessuno. Anzi, evangelicamente, quando un figlio scapestrato esce di galera, arrostisce col suo aiuto il bosco più grosso per festeggiare il ritorno del forestal prodigo.
Ma è di fronte a Cosa nostra che santa madre Regione dispiega compiutamente la sua ecumenica bontà. Accogliendo tutti amorevolmente nei propri uffici: i familiari delle vittime di mafia, i testimoni di giustizia accusatori dei mafiosi, i condannati per associazione mafiosa. Il grande abbraccio salvifico di Nostra Signora dello Stipendio farà pascolare insieme, in pace e concordia, la pecora, il lupo e il cacciatore.
14 Marzo 2016

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