10 febbraio 2016

L’UNIONE EUROPEA E LE SETTE PIAGHE DEL SUD ITALIA. L’IDEA CHE IL SETTORE PUBBLICO AVREBBE RISOLTO I PROBLEMI DELLA DISOCCUPAZIONE IN GENERALE HA CONDOTTO AI 100.000 PRECARI IN SICILIA, ALLE MIGLIAIA DI FORESTALI IN CALABRIA, SICILIA E CAMPANIA


L’Unione Europea e le sette piaghe del Sud Italia

Il Meridione resta sotto la soglia del 75% del reddito europeo

Sette piaghe da cui nessun faraone ci libererà. Solo la consapevolezza di essere liberatori di se stessi può portare il Sud Italia a scuotersi dal giogo di pavidi cavalieri che sulla paura hanno costruito le loro fortune



Sud Italia

Gli israeliti lasciano l'Egitto, David Roberts, 1828



di Aldo Penna
Nel territorio dell’Unione Europea vi sono molte aree che hanno avuto problemi di forte insediamento criminale, gravi arretratezze economiche, labilità dello stato di diritto,  ma nessuno Stato della Comunità, tranne l’Italia, ha sul suo territorio questi problemi tutti insieme. Dallo storico Occidente che ha fondato l’Unione, ai nuovi paesi d’Oriente, inclusi dopo il disfacimento dell’Impero Sovietico, nessuno convive con questi flagelli.

Dopo il tramonto della mafia marsigliese, il passaggio alla legalità dell’ETA e dell’IRA, la sconfitta del terrorismo armato in Germania, le uniche zone a sovranità limitata, dove il monopolio della forza si è trasformato in duopolio (un condominio tra Stato e crimine) è il Meridione d’Italia.

Delle diseguaglianze nello sviluppo economico, nella qualità della vita, nel reddito pro capite e del compito di colmarle si occupa la Comunità Europea con programmi miliardari destinati alle regioni cosiddette sotto soglia. All’inizio della nuova programmazione solo due grandi macro aree restano sotto la soglia del 75% del reddito europeo: il Meridione italiano e le Regioni dell’Est. La differenza non potrebbe essere più grande.

Polonia, Paesi Baltici, Romania, Ungheria si muovono con dinamismo, utilizzano bene i fondi europei ed è prevedibile che nel 2020 molti di loro saranno oltre la soglia del 75%. Il Meridione, vasto per superficie e popolazione come la Germania dell’Est, insegue da 150 anni, senza riuscirci, il Nord italiano ed è l’unico aggregato territoriale a saldo zero con le sue regioni rimaste sostanzialmente immobili nella zona non sviluppata dell’Unione.

Che cosa fare oltre che commentare i puntuali studi che affollano le nostre librerie? Come invertire una tendenza secolare interrotta dalla lodevole eccezione degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso? Come debellare le piaghe che affliggono il Sud e si perpetuano nonostante i governi nazionali e locali di ispirazione diversa? Proviamo ad elenca le piaghe del Sud tracciando le similitudini con le bibliche piaghe che colpirono l’Egitto.
 


Grandine

Come preziose risorse devastano invece di far crescere. L’idea di creare grandi istituti che finanziassero lo sviluppo traeva ispirazione dalle agenzie americane che durante il New Deal contribuirono a far risorgere una nazione. Nella declinazione italiana e nell’applicazione al Sud di tale impostazione, si crearono enormi centri di potere che dirottarono le risorse su grandi opere, spesso costose oltre misura e poco, molto poco, alle imprese e alla formazione. La presenza della criminalità che aveva scoperto la sua grande influenza sul processo politico attraverso il controllo di vaste porzioni di popolazione fece il resto.
 


Acqua in sangue

Incapacità di utilizzare le immense risorse naturali e in capitale umano. L’unità d’Italia invece di attenuare la distanza tra Nord e Sud Italia l’ha acuita. L’abdicazione del controllo del territorio da parte dello Stato lasciando che le mafie continuassero a intermediare conflitti, imporre tributi, erogare pene, ha creato uno stato nello stato, un ordinamento che si è sovrapposto a quello legale.
 


Ulcere su animali e uomini

Ovvero, come ridurre un popolo intero dipendente dalle mance clientelari, dispensate dilapidando pubbliche risorse. Un sovietismo senza servizi che ha aperto profonde ferite sulla capacità di decidere il proprio destino. La caratteristica immediata dell’affluire delle risorse finanziarie sotto il controllo di una classe politica impreparata condusse specie in Sicilia dotata di autonomia, e quindi di una struttura regionale, a un’elefantiasi del settore pubblico e una crescita dei privilegi. Se la Sicilia ha 5 volte i dipendenti della Lombardia pur avendo la metà dei suoi abitanti non può essere solo un caso ma una filosofia. Se per i suoi dipendenti l’assemblea regionale, inferiore di 50 unità a quella lombarda, spende il doppio, non può essere solo un caso. L’idea che il settore pubblico avrebbe risolto i problemi della disoccupazione siciliana e del Sud Italia in generale ha condotto ai 100.000 precari in Sicilia, alle migliaia di forestali in Calabria, Sicilia e Campania.
 


Invasione di cavallette

Come svuotare i forzieri e cospargere la terra di sale. La rinuncia della politica meridionale alla creatività, al coraggio e al sogno di poter riscattare queste terre ha consentito l’emergere di una casta burocratica autosufficiente e irresponsabile, lautamente pagata che si uniforma, in tutto il Sud Italia, con un solo atteggiamento dominante: il rifiuto. Pongono ostacoli, non sviluppano iniziative e si fanno scudo di leggi e regolamenti per non fare. Nell’ultimo decennio percepiscono premi retributivi accessori cospicui senza contropartita per il loro impegno.
 


Malattia del bestiame

La subalternità delle imprese ai pubblici apparati è radicata e dura a cambiare. Poche imprese ricevono cospicui sostegni, per le restanti bastano briciole che li illudono finendo per rendere fiacca la loro azione. Nella scorsa programmazione le imprese sono rimaste alla finestra in attesa che passasse il corteo dorato dei fondi. I fondi sono rimasti in gran parte nei cassetti e l’acquiescenza del sistema imprenditoriale in cerca di protettori più che di metodi nuovi ed equi ha fatto il resto. Una corrosiva malattia che toglie a regioni vaste e popolose la possibilità di essere veicolo di liberazione.



Tenebre

Ed è proprio il liquefarsi della speranza di un futuro diverso che sta spingendo le nuove generazioni verso l’esodo e le vecchie in una tenebrosa rassegnazione densa di risentimento che non riesce a individuare vie d’uscita o responsabili. Donne e uomini nuovi scelti come liberatori si sono trasformati in custodi dell’esistente, incapaci di spezzare il circuito malefico che ha ridotto terre potenzialmente floride in aree buie e sconsolate.



Morte dei primogeniti

Il male più grande per una famiglia è allargare le braccia quando i figli si rivolgono loro interrogandosi sul futuro. Quasi ogni famiglia del Sud Italia ha un figlio oltre i confini, una fuga, una perdita, una condotta obbligata, non un percorso di liberazione o contaminazione. Una deportazione senza fucili alla schiena.
Queste sette piaghe non convinceranno nessun faraone a liberare i popoli del meridione. Sette piaghe non inflitte da un Dio che ama un popolo ai suoi nemici, ma tramandate da generazioni. Solo la consapevolezza di essere liberatori di se stessi può portare il Sud Italia a scuotersi dal giogo di pavidi cavalieri che sulla paura e l’inconsapevolezza dei tanti hanno costruito le loro orride fortune.


08 Febbraio 2016
http://www.lavocedinewyork.com/mediterraneo/2016/02/08/lunione-europea-e-le-7-piaghe-del-sud-italia/








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