21 novembre 2015

L'ASSESSORE ALL'AGRICOLTURA: ATTESO A GIORNI DALL'UE POK AL PSR 2014-2020. PIANO PER ESA E FORESTALI


L'ASSESSORE ALL'AGRICOLTURA 


Atteso a giorni dall'Ue Pok al Psr 2014-2020 Piano per Esa e forestali 


GIUSEPPE BIANCA 
Palermo. Nonostante le smentite ed i tentativi di minimizzare da parte dei vertici dell'assessorato all'Agricoltura, qualche problema sui bandi della nuova programmazione europea di settore c'è stato ed una parte di questi pare siano stati superati in coincidenza del passaggio di testimone tra l'assessore Rosaria Barresi, che torna a fare il direttore del dipartimento, ed il nuovo inquilino Antonello Cracolici. Ad esempio, si è risolta una questione spinosa. Il piano di bacino idrografico è posto come requisito essenziale del Piano di sviluppo rurale. In passato si escludevano dal Psr tutti gli interventi connessi all'utilizzo della gestione idrica e, quindi, gli impianti connessi all'irrigazione. Il piano di gestione del bacino idrico è stato formalmente notificato dal ministero alla Commissione europea mercoledì scorso. Il piano di sviluppo rurale 2014/2020 potrà così essere approvato dalla commissione nei primissimi giorni di dicembre. Prevede una dotazione complessiva di due miliardi e 270 milioni di euro. Il nuovo piano avrà un tempo di rendicontazione sul singolo anno di riferimento con la regola del n+3, le cifre cioè che andavano spese per il 2014 possono essere rendicontate sino al 2017, mentre in passato la possibilità di rendicontazione era limata ai due anni dall'anno di competenza della spesa. Il neo assessore Cracolici mostra di avere chiari alcuni punti cardine. Per quanto riguarda l'esa, l'ipotersi all'esame tende a superare il modello del passato distinguendo tra le attività istituzionali e di gestione del passato da quelle che invece andrebbero ad inquadrarsi in una riforma compiuta: «Accorpare l'Esa con altri soggetti di diritto pubblico, penso ad esempio all'Istituto zootecnico, in una struttura agile e dinamica. Penso ad esempio al settore della prevenzione civile, distinguere cioè il lavoro dei forestali in due segmenti, un'attività permanente di monitoraggio del territorio, della manutenzione di colline e montagne per la messa in sicurezza del territorio; l'altra, quella propria e specifica dei forestali». Il nuovo soggetto manterrebbe la natura di diritto pubblico, ma sarebbe in grado di assolvere con più aderenza alle varie esigenze: «Intanto nella delibera Cipe recentemente approvata è contenuto un elemento apripista di nuovi scenari, una linea di intervento che vada a gravare sul Fondo di sviluppo e coesione, sottratta cioè al bilancio ed alle casse della Regione, ottimizzando la logica di utilizzo di queste risorse. Questo fondo in passato non è stato usato peri forestali, ma per compensare i soldi che lo Stato ha deciso di trattenere dalle entrate della Regione: 600 dei 750 milioni sono stati presi dallo Stato per coprire il contributo della finanza pubblica. Finalizzarle al risanamento del sistema idraulico forestale sarebbe molto importante». Sui lavoratori della forestale Cracolid ritiene inoltre che ci sia stato un difetto sostanziale di comunicazione: «Si parla di 24.000 lavoratori, ma non sempre si chiarisce che si tratta di 6.600 giornate di lavoro. Ognuno di loro copre solo un pezzo dell'anno, è come se un albergo assume un lavoratore trimestrale e dice di averne quattro». Infine sulle modalità operative di gestione dei fondi Cracolici chiarisce: «A sportello si ridurrebbe ad un unico passaggio la verifica dei requisiti dei singoli progetti ed il sistema di intervento.

21 Novembre 2015









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