L'ASSESSORE ALL'AGRICOLTURA
Atteso a giorni dall'Ue Pok al Psr
2014-2020 Piano per Esa e forestali
GIUSEPPE BIANCA
Palermo.
Nonostante le smentite ed i tentativi di minimizzare da parte dei
vertici dell'assessorato all'Agricoltura, qualche problema sui bandi
della nuova programmazione europea di settore c'è stato ed una parte di
questi pare siano stati superati in coincidenza del passaggio di
testimone tra l'assessore Rosaria Barresi, che torna a fare il direttore
del dipartimento, ed il nuovo inquilino Antonello Cracolici. Ad
esempio, si è risolta una questione spinosa. Il piano di bacino
idrografico è posto come requisito essenziale del Piano di sviluppo
rurale. In passato si escludevano dal Psr tutti gli interventi
connessi all'utilizzo della gestione idrica e, quindi, gli impianti
connessi all'irrigazione. Il piano di gestione del bacino idrico è stato
formalmente notificato dal ministero alla Commissione europea
mercoledì scorso. Il piano di sviluppo rurale 2014/2020 potrà così
essere approvato dalla commissione nei primissimi giorni di dicembre.
Prevede una dotazione complessiva di due miliardi e 270 milioni di euro. Il nuovo piano avrà un tempo di rendicontazione sul singolo anno di
riferimento con la regola del n+3, le cifre cioè che andavano spese per
il 2014 possono essere rendicontate sino al 2017, mentre in passato la
possibilità di rendicontazione era limata ai due anni dall'anno di
competenza della spesa. Il neo assessore Cracolici mostra di avere
chiari alcuni punti cardine. Per quanto riguarda l'esa, l'ipotersi
all'esame tende a superare il modello del passato distinguendo tra le
attività istituzionali e di gestione del passato da quelle che invece
andrebbero ad inquadrarsi in una riforma compiuta: «Accorpare l'Esa con
altri soggetti di diritto pubblico, penso ad esempio all'Istituto
zootecnico, in una struttura agile e dinamica. Penso ad esempio al
settore della prevenzione civile, distinguere cioè il lavoro dei
forestali in due segmenti, un'attività permanente di monitoraggio del
territorio, della manutenzione di colline e montagne per la messa in
sicurezza del territorio; l'altra, quella propria e specifica dei
forestali». Il nuovo soggetto manterrebbe la natura di diritto
pubblico, ma sarebbe in grado di assolvere con più aderenza alle varie
esigenze: «Intanto nella delibera Cipe recentemente approvata è
contenuto un elemento apripista di nuovi scenari, una linea di
intervento che vada a gravare sul Fondo di sviluppo e coesione,
sottratta cioè al bilancio ed alle casse della Regione, ottimizzando la
logica di utilizzo di queste risorse. Questo fondo in passato non è
stato usato peri forestali, ma per compensare i soldi che lo Stato ha
deciso di trattenere dalle entrate della Regione: 600 dei 750 milioni
sono stati presi dallo Stato per coprire il contributo della finanza
pubblica. Finalizzarle al risanamento del sistema idraulico forestale
sarebbe molto importante». Sui lavoratori della forestale Cracolid
ritiene inoltre che ci sia stato un difetto sostanziale di
comunicazione: «Si parla di 24.000 lavoratori, ma non sempre si
chiarisce che si tratta di 6.600 giornate di lavoro. Ognuno di loro
copre solo un pezzo dell'anno, è come se un albergo assume un lavoratore
trimestrale e dice di averne quattro». Infine sulle modalità operative
di gestione dei fondi Cracolici chiarisce: «A sportello si ridurrebbe ad
un unico passaggio la verifica dei requisiti dei singoli progetti ed il
sistema di intervento.
21 Novembre 2015

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