"Inclusione e partecipazione, idee e proposte per la Cgil che verrà"
Intervista ad Alfio Mannino, Segretario Generale FLAI-CGIL Catania e neo componente della Segreteria provinciale della CGIL
Reduce dal tour di presentazione del documentario "Terranera" - proiettato in ultimo all'Università di Urbino, all'Expo di Milano e al Tribunale dei minori di Catania - di cui è stato assieme a Riccardo Napoli, Massimo Malerba e Pino Mandrà ideatore e protagonista, Alfio Mannino, 41 anni, è stato eletto qualche giorno fa nella segreteria provinciale della Cgil catanese. Incarico che, almeno per il momento, accompagnerà con il suo impegno da segretario generale della Flai provinciale.
D. Partiamo da qui. Dalla Flai. Tante le sfide e le battaglie affrontate negli ultimi anni. Cosa ti porti dietro di questa esperienza?
R. Sicuramente la fiducia nelle enormi potenzialità del nostro territorio. E poi un po' di sano realismo. E' in questo binomio che occorre trovare la chiave per uscire dalla crisi.
Tante, dicevamo, le sfide affrontate. Per esempio il Consorzio di Bonifica.
Una battaglia che ci ha dato qualche motivo di soddisfazione: nel 2014, per i tanti lavoratori del Consorzio, non si è persa nemmeno una giornata lavorativa. Tendenza che, grosso modo, prosegue (pur tra i ritardi nell'avviamento dei lavoratori) anche nel 2015.
E poi l'eterna vicenda dei forestali.
Anche qui: pur non avendo perso posti di lavoro si sono perse giornate lavorative. E' la conseguenza, tra l'altro, della drammatica crisi finanziaria che investe la Regione. Ma anche di scelte politiche, passatemi l'eufemismo, poco incisive e non solo a livello regionale.
Anche a livello di governo centrale?
Appunto. Un governo distante, artefice di una riforma del mercato del lavoro, meglio nota come Jobs Act, che penalizza ulteriormente i lavoratori precari e gli stagionali.
Parli dei contratti a tutele crescenti a tempo indeterminato?
E non solo. Che poi, parliamoci chiaro: di indeterminato e di stabile questi contratti non hanno nulla visto che sei licenziabile in qualsiasi momento. Per non parlare di chi attinge alla decontribuzione, e dunque intasca soldi pubblici, per trasformare contratti stabili (ex art. 18) in contratti precari a tutele crescenti come abbiamo visto in questi giorni con i cosiddetti "furbetti del Jobs Act" denunciati dalla Cgil Emilia Romagna.
Ok ma allora cosa serve?
Serve una grande operazione di redistribuzione della ricchezza: dai grandi patrimoni verso i ceti medi e popolari. E non basta il provvedimento una tantum degli 80 euro che, come abbiamo visto, non alimenta i consumi. Occorre cambiare paradigma. Servono politiche fiscali e tanti investimenti, anche pubblici. Occorre mettere olio nel sistema che oggi sembra essersi inceppato.
Torniamo alla tua elezione a segretario confederale. Quali priorità metterai in agenda?
Sono tanti i fronti aperti e non sto qui ad annoiarvi con i soliti cahiers de doléances. Quello che è certo è che occorre imprimere un'accelerazione alle politiche di crescita e di sviluppo. Occorre affrontare la crisi nei settori tradizionali mettendo in campo proposte forti e credibili.
Entri in segreteria in tempi di grandi mutamenti sociali e produttivi. Come si attrezza la Cgil ad affrontare questa nuova fase, quali strumenti mette in campo per rappresentarla?
Credo che occorra saper coniugare le modalità tradizionali ai nuovi strumenti partendo da due pratiche: l'inclusione e la partecipazione. Penso per esempio al tema della contrattazione inclusiva. In una realtà sociale e produttiva frammentata come quella attuale occorre tentare di non lasciare fuori nessuno, sia nei luoghi di lavoro che nei territori.
E poi c'è il tema di come ci si confronta con le nuove tecnologie e con i nuovi media. Alle giornate del lavoro di Firenze, Susanna Camusso ha citato il lavoro che avete fatto, Terranera, come modello virtuoso di lavoro e di denuncia.
Terranera rappresenta un punto di svolta, il ricorso ad una modalità di lavoro sindacale che a mio avviso deve diventare sistemica se vogliamo parlare all'insieme della società, dei cittadini e dei lavoratori, anche a quelli che non riusciamo ad intercettare con gli strumenti tradizionali.
Insomma non mettete il gettone nell'ipad come dice Renzi?
Proprio così. E do un'altra notizia: non usiamo più nemmeno la Polaroid o le musicassette. Anche se, lo ammetto, a volte ne sento la mancanza.
15 giugno 2015

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