PATRONATI, PROTESTA DEI GAZEBO PROVINCIA PER PROVINCIA
Per la prima volta in strada domani (oggi per chi legge) gli operatori di istituti che in Sicilia assistono due mln di persone. La mobilitazione contro una norma nazionale che impedirà servizi gratuiti mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro. A Palermo incontro stampa
Sit-in, volantinaggi, raccolta di firme in calce a una petizione popolare. Distribuzione agli angoli delle strade di materiale informativo. È la “protesta dei gazebo” che per la prima volta porterà in piazza domani, in Sicilia nei nove capoluoghi di provincia e non solo, e in tutte le principali piazze d’Italia, gli operatori del welfare gratuito che protesteranno “contro la tassa occulta ai danni dei più deboli prevista nella legge nazionale di stabilità”. Il documento di programmazione finanziaria in discussione in Parlamento ipotizza all’articolo 26 (comma 10) un taglio di 150 milioni al fondo patronati, pari al 35% del totale. “Un colpo di scure che finirebbe per abbattersi, soprattutto, su pensionati, donne in maternità, disoccupati, infortunati sul lavoro, extracomunitari, che si avvalgono senza alcun costo dei nostri servizi”, denunciano Inas Cisl, Inca Cgil, Acli e Ital Uil riuniti nel coordinamento Cepa i cui vertici incontreranno la stampa e i cittadini domani a Palermo alle 10 nell'isola pedonale di via Magliocco. Per il Cepa interverrà il presidente nazionale dell’Inas, il siciliano Nino Sorgi.
Inas, Inca, Acli e Ital assieme, in Sicilia esitano il 55% delle pratiche di tipo previdenziale e socio-assistenziale. Il restante 45% è curato dalla rete dei piccoli patronati. In pratica, sono 650 mila pratiche che i quattro istituti elaborano e trasmettono, obbligatoriamente per via telematica, a Inps, Inail, questure. Gli sportelli che fanno capo ai quattro enti sono un migliaio e sono sparsi per tutto il territorio dell’Isola. “Anche nei centri più piccoli e sperduti”, precisano dal Cepa. Insomma, “un servizio sociale – aggiungono – tanto più che l’obbligo di trasmissione telematica richiede un livello di alfabetizzazione informatica che non tutti possiedono e che gli sportelli dei patronati invece garantiscono”.
Quanto al fondo patronati, spiegano Inas, Inca, Acli e Ital, si è fin
qui alimentato del contributo dello 0,226 per cento del salario di
tutti i lavoratori dipendenti.
Ha consentito, così, le prestazioni gratuite. Ma il colpo di scure
disposto dal governo, non solo non permetterebbe più di offrire questi
servizi, metterebbe in ginocchio anche l’Inps e l’Inail non in grado di
gestire nei propri sportelli i due milioni di persone che
complessivamente ogni anno transitano per i patronati siciliani. E
metterebbe a rischio, solo in Sicilia, centinaia di posti di lavoro: in
pratica, secondo i patronati il cui servizio di pubblica utilità è
riconosciuto anche dalla Corte costituzionale, il 70% circa
dell’organico di ogni istituto.
Da qui protesta che domani vedrà in piazza i patronati italiani. In Sicilia, ecco dove. Oltre a Palermo (via Magliocco, isola pedonale, da via Ruggero Settimo), a Caltanissetta presso il mercatino settimanale di Pian del Lago, dalle 9 alle 12. A Gela in piazza Umberto Primo (9-12). A Enna in piazza Antonello da Messina (Enna bassa) dalle 9 alle 13. Idem a Catania, in piazza Stesicoro. E a Caltagirone, in piazza Borsellino. A Ragusa gli operatori dei patronati protesteranno presso il centro commerciale La Masseria, dalle 15 alle 19. A Messina in piazza Cairoli (9-12,30). Ad Agrigento a Porta di Ponte (presso via Atenea) per tutta la giornata (9-20). A Trapani all’ingresso di Villa Margherita, in viale Regina Margherita, dalle 9 alle 12. A Siracusa presso il Tempio di Apollo (Ortigia, via XXV Luglio, dalle 10 alle 13). (ug)14 Novembre 2014
La Campagna
“Al Patronato ti tuteliamo” è un’iniziativa di Acli, Inas, Inca e Ital per informare lavoratori, disoccupati, pensionati e cittadini sulle attività di tutela individuale previdenziale e assistenziale a loro disposizione.
Con questa campagna desideriamo farvi conoscere i tanti servizi offerti dai Patronati che operano, in Italia e nel mondo, per aiutarvi ad ottenere le prestazioni previste dal sistema di protezione sociale italiano e la corretta applicazione delle normative nazionali, comunitarie e internazionali.

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