L'esperimento in Emilia Romagna potrebbe essere copiato anche in Sicilia
L'elettricità prodotta nei 120 mulini dove si fabbricava la polvere da sparo
Dai mulini in Emilia ricavano energia elettrica
Una rete di 120 vecchi mulini, utilizzati in tempo di guerra per produrre polvere da sparo, che può essere riconvertita per produrre energia elettrica.
È una delle potenzialità che si stanno sperimentando in Emilia Romagna e che sono state illustrate a Ecomondo che ha presentato i risultati finale del progetto europeo «Terre», finalizzato al sostegno delle economie locali attraverso la valorizzazione delle risorse energetiche nelle zone rurali.
Tra le strade più perseguibili, quella dell'energia idroelettrica che riscontrato da parte del territorio un interesse verso lo sviluppo del mini-idroelettrico attraverso impianti realizzati all'interno della rete acquedottistica esistente di potenza maggiore di 50 kW. In Alta Valmarecchia le potenzialità ci sono, soprattutto tenendo conto ciò che già il territorio offre, come nel caso dei mulini.
Per quanto riguarda invece lo sviluppo di impianti per la produzione di energia da biomasse, si registrano invece diverse complessità, alcune di queste legate all'accettabilità di questo tipo di impianti da parte delle popolazioni residenti. L'idea condivisa emersa è quella di favorire la creazione di una filiera del legno e la valorizzazione degli scarti del settore agro-forestale, risorse già disponibili in Alta Valmarecchia. Creare una filiera certificata del legno per la valorizzazione del verde, permetterebbe la creazione di posti di lavoro e la manutenzione delle aree boschive, nonché delle aree ripariali dei corsi d'acqua attraverso il recupero di ramaglie. Questa soluzione, sebbene non sia la migliore sotto il profilo della resa economica, avrebbe tuttavia un impatto positivo sull'economia locale. Proposta la realizzazione di impianti a biomasse di tipo cogenerativo, localizzati nei centri abitati, di piccole dimensioni (50-100 kW) e di proprietà pubblica, in modo da riuscire a fornire energia termica, ad esempio, per il riscaldamento, tra gli altri, di edifici pubblici e/o privati. Attualmente le risorse provenienti dalle aree boschive sono poco sfruttate e generalmente mal gestite, sebbene rappresentino un elemento cardine del territorio. Ad esempio nel Riminese è presente anche un impianto eolico piuttosto «raro» perché in Emilia, rispetto a quanto accaduto in Sicilia, sono piuttosto limitate le possibilità di sviluppo di questa fonte. Sulla base delle indagini sul territorio può essere infatti valutata attualmente solo la possibilità di realizzare micro impianti eolici con una capacità inferiore ai 60 kW. In questo caso l'energia prodotta sarebbe destinata in parte all'autoconsumo di chi realizza l'impianto, in parte alla cessione in rete.
Dall'orto bio in salotto alla depurazione dell'acqua fatta con i tappi di plastica delle bottiglie: sono alcuni tra i progetti delle società spin-off universitarie presentati in un workshop organizzato da Netval all'interno della Città sostenibile di Ecomondo, l'evento di Rimini Fiera dedicato all'economia verde.
Le società spin-off nascono per valorizzare i risultati della ricerca universitaria. Netval, fondata nel 2002 come network tra università, è oggi l'associazione delle università italiane e degli enti pubblici di ricerca impegnati nella valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica. Vi aderiscono 60 membri, tra cui 54 università e sei enti pubblici di ricerca. Il workshop «Le spin-off viste dall'industria e per l'industria», organizzato in collaborazione con Apsti e Pni Cube (associazione italiana degli incubatori universitari), è stato condotto dal vicepresidente di Netval Giuseppe Conti.
Nel corso dell'incontro, Massimiliano Granieri dell'Università di Foggia ha ricordato che «lo spin-off è uno strumento di valorizzazione dei risultati della ricerca. Non può diventare una semplice società di consulenza». E ha citato una storia significativa: una tecnologia sviluppata all'interno dell'Università di Foggia per detossificare le proteine del glutine, rendendo gli alimenti adatti anche ai celiaci.
Un brevetto per il quale è stata creata una spin-off che, di recente, ha firmato un accordo con il gruppo Casillo, che investirà 2,5 milioni.
Flérida Regueira Cortizo, della società pubblica Germany Trade&Invest, ha invece illustrato le opportunità di finanziamento e consulenza per le start-up italiane, di espandersi sul mercato tedesco, in ambiti che vanno dalla depurazione dell'acqua allo smaltimento degli aerei. Diverse le start-up e spin-off che hanno portato in fiera la propria storia. Eccone alcune. Lampionet, società vicentina, ha creato il sistema Mud (Multiutility Urban Device), dispositivo multifunzionale, collegato a un centro servizi, per la città intelligente: il sistema comprende colonnine di ricarica per veicoli elettrici, telesorveglianza, diffusione sonora, connettività Wi-Fi, chiamate di soccorso.
Carbon Sink (La Spezia) sviluppa progetti di contenimento delle emissioni, soprattutto nel sud del mondo. Eco-Sistemi (Rovereto, Trento) punta su un'innovazione nel campo della depurazione ecologica delle acque: un sistema biologico a basso consumo di energia, chiamato Rcbr (Rotating cell biofilm reactor).
Si tratta di una macchina di dimensioni contenute, nella quale materiale plastico (in particolare tappi di bottiglia) viene messo a contatto con le acque reflue da depurare, e sviluppa autonomamente un biofilm batterico in grado di «nutrirsi» delle sostanze inquinanti.
Biopic è un progetto nato dal dipartimento di Alberologia dell'Università di Firenze: un sistema per la realizzazione di un orto biologico domestico, in piccolissimi spazi, basato sul principio della «collaborazione» tra piante diverse e su tecnologie come l'illuminazione Led.
15 Novembre 2014

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