Intervista all'Assessore Regionale al Lavoro
«Un patto su formazione e precari
a casa i forestali che fanno i furbi»
L'assessore Bruno Caruso
Non sono del Pd, ma ho apprezzato Raciti. Crocetta? Un uomo colto. Cracolici: questo governo durerà tre anni. Io: così tanto? La Corsello non ingombrante, assieme a lei e agli altri lavoreremo sulle priorità: Garanzia giovani e fondi Ue su esclusione sociale. Mercoledì incontro con Poletti
Mario Barresi
Catania. Il suo vero segreto? «Se dovessi andare via, un secondo dopo avrei più di un paio di cose bellissime da fare». Il che non è spocchia professorale, ma autenticità. Bruno Caruso, prestigioso giuslavorista allievo di Massimo D'Antona, vicino all'ala cuperliana-sindacale del Pd catanese, affronta la partita di neo-assessore regionale al Lavoro con questa serenità. Ma con altrettanta serietà: «Questa crisi sembra Weimar».
Assessore, cominciamo con una domanda al professore amante della musica. Ma cos'è questa crisi?
«Fa davvero paura una crisi così estesa non tanto come dimensione quanto come profondità: sta scavando in profondità, nelle viscere delle coscienze. Mi ricorda Weimar. Qui gestiamo tanti vulcani, che l'Etna al confronto è un vulcanetto».
E in questo contesto spunta lei...
«Sono profondamente consapevole del senso di drammaticità delle cose. Ma non va enfatizzata più di tanto. Siamo all'ultima chanche, io ho deciso di restare anche stavolta. Me ne sarei potuta andare tanto tempo fa... »
Quando?
«Nel 1990 ne parlai col mio maestro, Massimo D'Antona. Lui già non la vedeva bene, poi ci furono Falcone, Borsellino, la primavera siciliana. Ma poi tutto finì con un reflusso e una grandissima delusione».
L'articolo 18 è un falso problema?
«Tutti sanno che non è l'articolo 18 il problema del mercato del lavoro».
E allora Renzi dove ha sbagliato...
«L'errore più grande è che si è contraddetto. Prima ha detto: il problema non è l'articolo 18. Poi - o perché indotto, o per carattere, o per calcolo politico - l'ha messo al centro della sua controversia con la Cgil, che io non riesco a decifrare. Magari Renzi e la Camusso non si prendono, ma l'errore che fa Renzi è non considerare che nella Cgil c'è una componente riformista vera con la quale è utile dialogare».
Non ha l'impressione che in Sicilia l'assessore al lavoro non tocchi palla sui temi del lavoro? Solo rogne e zero fondi...
«Il problema è che ci sono delle emergenze che rischiano di soffocare tutta l'azione del governo: formazione, precari, pip, forestali. Emergenze talmente grandi che occupi tutto il bilancio per risolverle. In tutto questo il rischio grosso sul piano sociale è che scoppino emergenze, createsi non per virtù dello Spirito santo ma con pesantissime responsabilità di tutta la classe politica. Sono ingorghi e grovigli pazzeschi».
Una delle accuse degli industriali a Crocetta è: troppi soldi ai precari, pochi per lo sviluppo.
«Noi abbiamo trasformato i fondi di politica attiva in politica passiva. Questo non si può fare. Perché prima o poi l'Europa ci chiede il conto. Può funzionare una volta, due volte. Ma alla terza ci sgamano. Ma qui non è un problema di Crocetta: dall'oggi al domani non puoi chiudere i rubinetti. Torneremmo alla rivolta verghiana dei cappelli. Ma bisogna avere una strategia col consenso di tutti: una via di uscita condivisa».
Quale?
«Una soluzione di legislazione basata sulla condizionabilità: io ti offro un percorso, basato soprattutto sulla serietà del lavoro, se tu lo rifiuti io debbo avere, come istituzione, il coraggio di assumere il principio di responsabilità».
Ciò, ad esempio per i forestali, significa che...
«... che sei utile resti, se fai il furbo te ne vai».
Quali le priorità operative?
«Youth Guarantee: la dobbiamo far partire. E le le risorse europee per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Lì spendiamo soltanto il 13%. Ne parlerò mercoledì a Roma in un incontro col ministro Poletti. Ma ci sono tante eccellenze nel terzo settore, a partire dall'accoglienza dei minori stranieri: grazie al lavoro del direttore Bullara, abbiamo un progetto che ci inviderà tutta l'Italia».
A proposito: la Corsello al vertice del dipartimento Lavoro è troppo ingombrante?
«Io l'ho frequentata e in questi giorni non mi ha ingombrato affatto. Abbiamo lavorato bene assieme, e assieme andremo a Roma per risolvere le incomprensioni che ci sono state a livello ministeriale e con Italia Lavoro. Non ci possiamo permettere il lusso delle contrapposizioni personali. E arricchirò la squadra con una task force di esperti di livello nazionale a titolo gratuito: già coinvolti Papi Bronzini e Marzia Barbera, il terzo nome lo sto scegliendo».
Chi gliel'ha fatto fare di entrare nel governo regionale?
«Me l'hanno proposto. Io consultato un mio fraterno amico catanese, l'unico di cui mi fido. E poi ho consultato pure chi non c'è più (riferimento a D'Antona, che Caruso per bon ton anti-retorica evoca soltanto, ndr). Entrambi mi hanno "detto": vai! ».
Lei è un prof con la tessera del Pd?
«Io non sono del Pd, non ho avuto mai la tessera, sono un libero pensatore che ha votato a sinistra. Non conoscevo nemmeno il segretario regionale Fausto Raciti, ma all'ultima assemblea regionale gli ho sentito fare un discorso alto. La strada è questa, perché i partiti possono lucrare oggi il micro-vantaggio, ma alla fine perdono»
I rapporti iniziali con Crocetta. Sembrate così distanti...
«E perché? Lui è un uomo colto, io ritengo di esserlo pure. Lui cita alcuna letteratura, io ne leggo altra. Finora ci siamo incontrati un paio di volte: ottima impressione».
Questo trapianto di professori e magistrati nel Crocetta ter com'è andato? C'è stato rigetto?
«Ancora è troppo presto per dirlo».
Ma è dalle prime ore che si capisce il decorso post operatorio...
«Io l'ho osservato molto attentamente, in questi giorni. Mi sembra una persona serena: all'assemblea del Pd, domenica, passeggiava con i suoi ex nemici, ridendo e scherzando. Mi sembra un clima sinceramente disteso non da vigilia della notte dei lunghi coltelli. Credo che alla fine si sia arrivati alla consapevolezza che ognuno sopravvive se sopravvive l'altro».
Cosa ci garantisce che anche lei non sarà un tecnico vittima della sindrome del "lampeggiante"?
«Io odio la macchina a prescindere. Se mi avessero dato uno scooter blu con la Trinacria io sarei stato bene. Io sono tranquillo perché sono un tecnico nemmeno prestato alla politica, manco in comodato d'uso. Appena finisce questa esperienza ho tante cose, tutte bellissime da fare. Quando mi ha incontrato Cracolici, quasi per rassicurarmi, mi disse: "Guarda che questo governo dura. Dura tre anni! ". Io l'ho guardato sinceramente allarmato, perché ho un progetto fra due anni, a cui non posso rinunciare. Ma, ormai che ci sono, andrò fino in fondo. Se, per qualsiasi motivo, dovessi finire? Un secondo dopo saprei già cosa fare. Ve lo assicuro: la politica non stravolgerà il mio modo di essere».
twitter: @MarioBarresi
15 Novembre 2014

.jpeg)


Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento anonimo sarà cestinato, verranno pubblicati tutti tranne quelli offensivi e/o volgari, si ricorda che commentare significa anche assumersi la responsabilità di ciò che si dice. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. Quelli con profilo Anonimo DEVONO essere firmati alla fine del commento altrimenti saranno cancellati. Il titolare del blog declina ogni responsabilità per i commenti rilasciati da terzi. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro rimozione.