15 luglio 2014

IL COMMENTO DI ANTONINO LOMONACO, ASPI DI LINGUAGLOSSA (CT) DISTRETTO 3



Vi ricordate l'ultima intervista di TweetPress al Senatore Vecchio, che non ha gli attributi per denunciare i forestali alla Procura della Repubblica? Andrea Vecchio: “Anche quest’anno i forestali bruciano la Sicilia”


Leggetevi quì sotto il commento di Antonino Lomonaco (nella foto), Aspi di Linguaglossa (Ct) distretto 3, apparso nel suddetto post.









Che strane persone questi forestali che appiccano il fuoco per poi andarlo a spegnere, fra fatiche immani e fumo da respirare a pieni polmoni. Certo qualcuno, in questa attività, ha anche perso la vita, e dire che se non vi fossero incendi, così come è successo nel 2013 che pioveva spesso, verrebbero pagati ugualmente per la loro mansione.
Che strane persone questi forestali, sono così appassionati agli incendi che qualcuno di loro persino espatria, va un po' quà, un po' là per il mondo ad appiccare incendi, in Australia, Amazzonia, California, Grecia, ecc. I forestali siciliani appicano incendi un po' ovunque, è la loro passione!
Stranamente in questi giorni di fine giugno e inizio luglio fa caldo, un caldo inusuale per una Regione come la Sicilia, dove l'erba è verde tutto l'anno e gli alberi alti favoriscono le brezze fresche. Se fosse stata una terra con una vegetazione a macchia mediterranea, con alberi bassi, arbusti oleosi, erba secca, il rischio di incendi sarebbe stato davvero elevato.
Ma fortunatamente l'agricoltura siciliana va a gonfie vele, il territorio è florido di coltivazioni redditizie e ben curato da contadini ricchi e giovani. Un incendio, in queste condizioni, sarebbe davvero impossibile.
Se ci sono incendi è, perciò, per colpa di queste strane persone dei forestali, un po' masochiste, un po' ignoranti, tanto da farsi dirigere da "alti" dirigenti che pensano che solo il due per cento degli incendi non è dovuto alla loro perizia incendiaria...

A parte la facile ironia, qualche anno fa mi trovavo a Taormina, in un convegno nazionale di silvicoltura. Nella mattinata si parlava di incendi boschivi, con ottimi interventi da parte dei convitati. Nella pausa di mezza mattina esco nel cortile dell'albergo che ci ospitava e casualmente ascolto la conversazione fra due persone che mi stavano accanto. Uno, siciliano, raccontava all'altro, del nord, di suoi personali meriti nell'ammodernamento della struttura dell'antincendio boschivo siciliano. Solo che, diceva, il "ventre molle" di tutto quanto rimanevano proprio le squadre di antincendio. Continuò raccontando un aneddoto che, a suo modo, avvalorava ciò che aveva appena detto. Raccontò di trovarsi, una volta, in elicottero, in perlustrazione su di un territorio in cui si allargava un incendio. Con il veivolo aereo sorvolarono la zona ma non vedendo alcun personale che interveniva, su di esso, chiamarono il distaccamento forestale di competenza per sapere se stava mandando qualcuno in loco. Il distaccamento rispose che doveva esserci già una squadra che stava intervenendo su quell'incendio. Ma ancora il nostro "dirigente" dall'elicottero, con l'aria condizionata accesa, non vedeva nessuno operare. Se non chè dopo alcuni sorvoli si videro spuntare, finalmente, da sotto gli alberi gli addetti della squadra che intervenivano. L'intenzione dell'"alto" dirigente siciliano era, chiaramente, quella di dimostrare al collega del nord la negligenza delle squadre siciliane nell'affrontare gli incendi.
A quel punto non ho potuto fare a meno di intervenire e, dopo essermi presentato come un A.S.P.I., ho chiesto all' "alto" dirigente siciliano quali provvedimenti avesse preso dopo quella esperienza, se fosse andato ad accertarsi dei motivi per cui quella squadra non si vedeva, dapprima, operare. Il personaggio, "alto" dirigente, a quelle mie domande, iniziò ad agitarsi e ad emettere una specie di verso bovino che finì con un chiaro "no", che non era andato ad accertarsi sui motivi per cui la squadra non operava e che perciò non vi erano stati eventuali provvedimenti disciplinari. A quella risposta il collega del nord ebbe un atteggiamento di contrarietà verso il collega siciliano, poichè era chiaro che se vi era, in quella vicenda, un primo negligente sul lavoro era proprio l'"alto" dirigente siciliano. La conversazione, purtroppo, finì proprio lì, poichè ci richiamarono "provvidenzialmente" dentro per l'inizio della seconda parte della conferenza. Cercai dopo, ma inutilmente, di avvicinarmi ancora a quel personaggio bizzarro, ma "alto" dirigente forestale, per fargli ancora delle osservazioni. Volevo chiedergli se sapeva che a volte una squadra, dopo gli sforzi fisici dello spegnimento a "secco", senza acqua, degli incendi, alle alte temperature ambientali della nostra estate, dentro le tute ignifughe del d.p.i. e davanti alla stessa calura dell'incendio, arriva facilmente allo stremo delle forze e che, a quel punto, per tutelare l'incolumità dei componenti è meglio allontanarsi un po' dall'incendio per riprendere le forze e poi tornare ad operare.
Oppure se sapeva che capita spesso che una squadra, quando sta operando, ha già alle spalle, in quella stessa gionata, diversi altri interventi che pesano, sulle braccia e sulle gambe, e che, per l'urgenza e la necessità è costretta ad operare ancora.
Avrei voluto chiedere tante altre cose... Ma credo che avrei avuto ancora quella specie di "muggito" come risposta.
Quell' "alto" dirigente forestale non aveva mai spento, fattivamente, un incendio, non sapeva cosa fosse la fatica ed il fumo repirato. Gli incendi li guardava da lontano, rinfrescato dall'aria condizionata.
Gente del genere può essere "alto" dirigente ma vale meno di una sola gamba di un addetto allo spegnimento incendi siciliano.
Lo stesso si può dire di chi, non conoscendo direttamente un argomento, si arroga il diritto di giudicare.


Congratulazioni Antonino!


Senatore Vecchio, lei nel frattempo non ha nè denunciato nè presentato le dimissioni. Complimenti, un vero esempio per la Nazione!





2 commenti:

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