L'obiettivo dei sindacati

è quello di arrivare ad ottenere 2 contingenti:

Oti e 151nisti.

Obiettivo condiviso anche dai due assessori!

Ecco allora quanto manca

per la presentazione della riforma:






29 giugno 2012

L'ITALIA NON HA UNA MAPPA SUI RISCHI INCENDI

 

INCHIESTA / L’Italia non ha una mappa sui rischi d’incendio 

 

Più di un terzo del territorio nazionale è coperto da boschi e foreste, ma come non esiste una carta dettagliata dei pericoli sismici, così non è mai stata elaborata una mappa dei pericoli devastanti che possono procurare le fiamme, delle carenze e delle urgenze affinché il patrimonio verde non vada ogni anno in fumo

Michele Albini
Una foresta dopo il passaggio del fuoco Una foresta dopo il passaggio del fuoco

Quali sono le aree a maggior rischio d’incendio? Le più scoperte o viceversa le più coperte dai controlli, quelle dove non si riesce a prevenire i disastri delle fiamme, per assenza di personale o particolari condizioni del suolo? Il 34,7 della superficie nazionale (pari a 10.467.522 ettari), è coperta da verde: boschi e foreste.  Più di un terzo della Penisola ne è ricoperta. Alto Adige, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo, Calabria e Sardegna posseggono un coefficiente di boscosità sensibilmente superiore a quello nazionale. Ebbene, come il Bel Paese non è si ancora dotato di una mappa dettagliata del rischio sismico su scala nazionale, figurarsi  se può esistere una cartina che rappresenti le aree a maggiore rischio di incendio.
Ora che si segnala l’arrivo del grande caldo estivo, con scarse precipitazioni e clima secco, fatalmente, il territorio ne risente più che nel resto dell’anno.  La legge però nemmeno la prevede una mappatura delle aree a rischio: ogni regione, separatamente l’una dall’altra, individua le proprie zone “calde” e organizza come può le attività di prevenzione. Il risultato, ogni anno, è che una parte del patrimonio boschivo se ne va letteralmente in cenere.
«Lo Stato interviene esclusivamente su richiesta delle regioni, quando è necessaria la flotta aerea antincendio», spiega Massimiliano Severino, del servizio Rischio incendi del dipartimento della Protezione civile. In altre parole, quando il rogo è fuori controllo per i mezzi delle amministrazioni locali e occorre gridare all’emergenza.
VERSO UNA CALDA ESTATE – Eppure, i dati più recenti sul fenomeno degli incendi boschivi in Italia, forniti dal Corpo forestale dello Stato e aggiornati ai primi cinque mesi del 2012, fanno temere il peggio per questa estate. Già tra gennaio e fine maggio si sono verificati  2.247 fuochi, rispetto ai 1.109 nello stesso periodo del 2011. La superficie totale percorsa dal fuoco è più che aumentata: 10.354 ettari, contro i 4.075 ettari di dodici mesi fa. «Rispetto allo scorso anno, si è registrato un vero e proprio raddoppio degli incendi boschivi» – sottolinea l’ingegnere Mauro Capone, responsabile della divisione antincendio del Corpo forestale.
PIROMANI PER TUTTI I GUSTI - «Dietro alle fiamme c’è sempre la mano volontaria o involontaria dell’uomo. I casi più frequenti, oltre alla piromania, sono ricollegabili a disagi sociali, litigi, ma spesso sono anche il segno di insofferenze e malesseri legati alla carenza di lavoro», scrive il Corpo forestale nel suo ultimo rapporto, che non si spinge tuttavia nel dettaglio delle cause di reato. Nel periodo 2000-2011 la Forestale ha segnalato alla magistratura  4.578 persone per il reato di incendio boschivo, di cui 149 tratte in arresto in flagranza.
È questo un quadro comunque parziale, dato che l’ente deputato a queste attività, il Niab (Nucleo investigato antincendio boschivo), non è presente in Trentino e nelle regioni a statuto speciale. Vale a dire in Sicilia e Sardegna, tra le aree in cui la calamità dei roghi è più grave in assoluto, insieme a Calabria e Campania. In queste regioni, che pure dispongono di un gran numero di addetti forestali, il totale degli incendi nel 2011 è stato pari all’80% del totale nazionale.
Il cittadino che individua un principio d’incendio dovrebbe chiamare quanto prima il numero d’emergenza 1515. Il rischio si sta rapidamente spostando dalle regioni del Nord, in cui il pericolo delle fiamme si lega alla carenza delle precipitazioni in inverno, al Mezzogiorno riarso dal sole estivo. In virtù della legge 353 del 2000, ogni comune è obbligato a censire le aree percorse dai roghi. Per 15 anni diventa così impossibile cambiarne la destinazione d’uso, in modo da prevenire ogni intento speculativo sui terreni.

 28 Giugno 2012

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