04 dicembre 2014

IL PARCO NAZIONALE DEGLI IBLEI RESTA AL PALO LA DENUNCIA. L'AMBIENTALISTA PANTANO: PREVISTO DALLA LEGGE, È UN'OPPORTUNITÀ PER LAVORO E TURISMO


Il Parco nazionale degli Iblei resta al palo La denuncia.


L'ambientalista Pantano: «Previsto dalla legge, è un'opportunità per lavoro e turismo»




Una veduta della valle degli Iblei che rappresenta 
un tesoro naturalistico e un volano economico 
e di crescita culturale mai sfruttato


Resta fermo sulla carta il Parco degli Iblei. O meglio, nei cassetti della Regione così come le occasioni di rilancio del territorio. A riaccendere i riflettori sulla mancata opportunità è l'ambientalista Paolo Pantano, del comitato promotore del Parco, che chiama in causa gli enti preposti alla nascita di questa struttura: ministero in primis. «Il Parco degli Iblei - dice Pantano - nasce per rilanciare l'economia sugli Iblei: un territorio mummificato dall'abbandono e per rimetterlo in moto dopo anni di incuria. È certo una grande opportunità per l'agricoltura, per il turismo e per la tutela della straordinaria biodiversità di quest'area».
Pantano fa cenno alla legge Quadro sulle aree protette del 1991 che è la norma nazionale di riferimento per i Parchi nazionali. «La legge prevede - dice - che "ai Comuni e alle Province il cui territorio è compreso, in tutto o in parte, entro i confini di un parco nazionale, è attribuita priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali". Ciò vale per la realizzazione di interventi, impianti ed opere previsti nel piano per il parco come il restauro di edifici di particolare valore storico e culturale, il recupero dei nuclei abitati rurali, opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio, ivi comprese le attività agricole, forestali e di agriturismo. Ottime opportunità si presentano, pertanto, per la tutela del patrimonio naturalistico: salvaguardia dei sentieri, regie trazzere, sorgenti d'acqua, cave, grotte, boschi e per il restauro e manutenzione del patrimonio dell'area».
E dunque per la tutela e la valorizzazione di muri a secco, masserie, vecchi frantoi e palmenti, abbeveratoi, mulini ad acqua, niviere, necropoli, chiese rupestri, edicole votive. Tesori da riscoprire e che, in un'ottica di rilancio, metterebbero in moto anche un circuito economico virtuoso. «Si darebbe il via - dice l'ambientalista - a concrete possibilità occupazionali ed economiche con le canalizzazioni di risorse che i parchi hanno per la forestazione, per evitare il dissesto idrogeologico e per la salvaguardia dei numerosi manufatti che insistono nell'area». Nei Parchi già istituiti come Abruzzo, Maiella, Cinque Terre, inoltre, il valore immobiliare dei manufatti e dei terreni è cresciuto in maniera considerevole e vi è stato un incremento del turismo del 20-30%.
«La legge quadro sulle aree protette - dice Pantano - prevede che dopo l'attuazione dell'iter istituzionale (consultazione dei Comuni e delle Province interessate), i passaggi successivi siano di competenza del ministero dell'Ambiente. Dopo una lunga serie di riunioni nelle sedi delle 3 Province incaricate di coordinare (per Siracusa curò l'iter Nicola Bono), il percorso per l'istituzione del Parco si concluse e venne definita una proposta di perimetrazione e zonizzazione. In una conferenza di servizi a Palermo con la presenza dell'assessore regionale, dei funzionari del ministero dell'Ambiente, dei rappresentanti delle Province e delle associazioni ecologiste siciliane fu deciso di trasmettere la documentazione al Ministero, ma il Parco è bloccato in quanto, per quello che conosciamo, la documentazione si trova ancora nei cassetti della Regione e non è partita per il Ministero dell'Ambiente, nonostante l'utilità conclamata del Parco ai fini della salvaguardia e tutela della biodiversità e delle rilevanti opportunità turistiche».
i. d. b.



03 Dicembre 2014







03 dicembre 2014

PROBLEMATICHE URGENTI RIGUARDANTI I LAVORATORI FORESTALI. NOTA DELLE SEGRETERIE PROVINCIALI AL DIRIGENTE DELL'AZIENDA FORESTE DEMANIALI DOTT. LUCIANO SAPORITO



Ricevo e pubblico
da Nino Tamburello
Componente del Direttivo Prov.le Flai Cgil












RINGRAZIAMENTI UFFICIALI DALL’AMBASCIATORE USA A PERSONALE FORESTALE ENNA


Ringraziamenti ufficiali dall’Ambasciatore USA a personale Forestale Enna

 

lavoratori forestali

Dall’Ambasciatore d’Italia a Washington Claudio Bisogniero e dalla signora Arlene R. Popkin sono pevenuti ringraziamenti ufficiali al Distaccamento Forestale di Enna, per il soccorso prestato a due cittadine statunitensi che lo scorso 23 ottobre erano rimaste in panne in località Baronessa durante un intenso evento piovoso.
Angelo Comito e Rosario Torre, in sevizio di pattugliamento in quella zona, sono infatti prontamente intervenuti adoperandosi per organizzare il recupero del loro automezzo non più funzionante e per fare proseguire il loro soggiorno in Sicilia.


02 Dicembre 2014 
http://www.vivienna.it/2014/12/02/ringraziamenti-ufficiali-dallambasciatore-usa-a-personale-forestale-enna/





 

DOMANI 4 DICEMBRE ALLE ALLE ORE 16.00 IN PALERMO - VILLA MALFITANO - VIA DANTE L'ASSESSORE REGIONALE DELL'AGRICOLTURA AVV. NINO CALECA ED IL PRESIDENTE DELL'ANCI PROF. LEOLUCA ORLANDO SOTTOSCRIVERANNO IL PROTOCOLLO DI COLLABORAZIONE EXPO 2015 RELATIVO ALLE INIZIATIVE PER IL CLUSTER BIO-MEDITERRANEO



Ricevo e pubblico
dalla Dott.ssa Maria Giambruno
Relazioni esterne e Comunicazione
Assessore Regionale Agricoltura  




SI COMUNICA CHE DOMANI 4 DICEMBRE ALLE ALLE ORE 16.00 IN PALERMO - VILLA MALFITANO - VIA DANTE L'ASSESSORE REGIONALE DELL'AGRICOLTURA AVV. NINO CALECA ED IL PRESIDENTE DELL'ANCI PROF. LEOLUCA ORLANDO SOTTOSCRIVERANNO IL PROTOCOLLO DI COLLABORAZIONE EXPO 2015 RELATIVO ALLE INIZIATIVE PER IL CLUSTER BIO-MEDITERRANEO





 

UNA COMMISSIONE ANTIMAFIA AL PARLAMENTO EUROPEO L'ASSESSORE NINO CALECA SOTTOSCRIVE LA PETIZIONE PRESENTATA DA CENTRO PIO LA TORRE, ARTICOLO 21 E LIBERA INFORMAZIONE



Ricevo e pubblico
dalla Dott.ssa Maria Giambruno
Relazioni esterne e Comunicazione
Assessore Regionale Agricoltura  













SICILIA, DISEGNO DI LEGGE PER RESTITUIRE 19 MILIONI ALLA CRIAS, ERANO STATI PRELEVATI PER IL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI DELLA TERZA TRIMESTRALITÀ DEI FORESTALI


Sicilia, disegno di legge per restituire 19 milioni alla Crias

- See more at: http://www.ilmoderatore.it/2014/12/02/sicilia-disegno-di-legge-per-restituire-19-milioni-alla-crias-62994/#sthash.

Sicilia, disegno di legge per restituire 19 milioni alla Crias



“Oggi o al massimo giovedì esiteremo il ddl per restituire alla Crias i 19 milioni prelevati lo sorso ottobre”. Parola di Bruno Marziano, presidente della commissione Attività produttive dell’Ars, certo del parere favorevole dei colleghi della commissione al disegno di legge che porta la firma dell’on. Vinciullo: “Disposizioni finanziarie in favore della Crias”.
“La proposta- prosegue Marziano- ci era stato assegnata per l’esame. Poi, trattandosi di un disegno di legge che prevede uno stanziamento di fondi e la cui competenza è prevalentemente della commissione Bilancio, ci è stato assegnato per il parere, mentre al Bilancio spetterà l’esame”.
Il ddl prevede la restituzione dei 19 milioni di euro che erano stati prelevati dal Fondo unico a gestione separata della Crias per il pagamento degli stipendi della terza trimestralità dei forestali. In altre parole, il fine sarebbe la ricomposizione di quel fondo che ha una dotazione finanziaria di 22 milioni di euro. Il prelievo forzoso di quelle risorse, stabilito lo scorso 28 ottobre dalla commissione Bilancio di Palazzo dei Normanni la quale aveva dato il via libera alla proposta del governo, che doveva garantire gli stipendi dei lavoratori a “78 giornate” e quelli dei Centri di formazione di Palermo e Priolo, incontrò la ferma opposizione delle associazioni degli artigiani e degli agricoltori secondo cui i fondi di Crias sono destinati a investimenti, mentre i soldi per i Forestali potrebbero rappresentare soldi in conto capitale. Stipendi, insomma. Nulla a che vedere con gli investimenti.
“Questo disegno tende a riparare il danno arrecato alle imprese artigiane ed agricole – commenta Mario Filippello, segretario regionale della Cna- con la sottrazione dei fondi, che ha comportato tempi di attesa lunghissimi per centinaia di imprese che aveva avuto già deliberato il credito agevolato. In più, il ddl farebbe giustizia di un mal fatto alla stessa Regione per una ragione molto semplice: queste risorse restavano disponibili nel patrimonio della Regione anche se dati temporaneamente in prestito alle imprese. Invece i soldi elargiti per le 78 giornate ai forestali vengono persi, alimentando assistenzialismo”.
Marina Pupella


02 Dicembre 2014
 Il Moderatore.it – Quotidiano di Sicilia – Notizie







CATTOLICA ERACLEA. IL MARE INGHIOTTE IL BOSCO DELLA FORESTALE CHE HA PERSO CENTINAIA DI PIANTE, ABBATTUTE NEGLI ANNI E NEI MESI SCORSI DALL'ACQUA SALATA CHE HA SCOPERCHIATO LE RADICI



Cattolica Eraclea

Inghiottiti mare e boschetto


La spiaggia e parte del boschetto di Minoa
 inghiottiti dalle recenti mareggiate


Cattolica Eraclea. Il mare inghiotte la spiaggia sabbiosa e dorata e alcuni esercizi commerciali presenti sull'arenile della rinomata località balneare e turistica di Eraclea Minoa, a pochi passi dalla foce del fiume Platani e a circa sette chilometri da Cattolica Eraclea. I marosi nelle settimane scorse sono arrivati sulla spiaggia, l'hanno superata, sono penetrati nel bosco demaniale ricco di pini e di eucaliptus e hanno rovinato, minando dalle fondamenta, alcune pizzerie che da anni hanno bene operato sul litorale, favorendo con la loro presenza il turismo stanziale e anche quello di passaggio.
Quella che era la spiaggia più ampia e più bella della costa agrigentina oggi è ridotta letteralmente ad un fazzoletto di sabbia. Il mare si è mangiato tutto, dalla sabbia dell'arenile sino a parte dell'ampio bosco della forestale che ha perso centinaia di piante, abbattute negli anni e nei mesi scorsi dall'acqua salata che ha scoperchiato le radici. Un ristorante, i cui giovani titolari si erano sposati nelle settimane passate e al ritorno dal viaggio di nozze hanno trovato il locale devastato dalla marea, ha chiuso i battenti e altre pizzerie e locali pubblici rischiano seriamente l'esistenza, specie alla vigilia della stagione invernale quando le mareggiate sono particolarmente attive.
La preoccupazione tra gli addetti ai lavori, tra quanti affittano le case in diversi periodi dell'anno e tra gli stessi cattolicesi che, al di là del bosco, hanno costruito nei decenni scorsi, decine e decine di ville per trascorrere le vacanze, alcune delle quali sono abitate tutto l'anno, è molto viva perché si teme possano essere compromesse le potenzialità turistiche ed economiche della rinomata località marina ed archeologica, meta soprattutto di turisti francesi, tedeschi ed inglesi.
Il mare è avanzato terribilmente e ogni anno sempre di più verso la terra ferma. Basta pensare che negli anni '70 tra l'area boschiva e il bagnasciuga c'erano tra i 150-200 metri di sabbia asciutta. E' stato redatto in quegli anni, per la salvaguardia della spiaggia inizialmente colpita dall'erosione marina, un progetto presentato alla Regione Siciliana per la creazione dei frangiflutti da opporre alle periodiche maree, ma da anni ormai non si è saputo più nulla sulla sua eventuale fattibilità. Certo oggi individuare dei soldi per finanziare l'opera pubblica, con la crisi economica nazionale, è come vincere una lotteria. Si spera soltanto che la natura possa ridare quello che si è preso.
ENZO MINIO


02 Dicembre 2014






FIRENZE. DAL CONVEGNO INTERNAZIONALE DI SELVICOLTURA È EMERSO CHE BISOGNA INVESTIRE SUI BOSCHI, È POSSIBILE CREARE NEL PROSSIMO TRIENNIO OLTRE 200.000 POSTI DI LAVORO PER ATTIVITÀ LEGATE AL SETTORE FORESTALE



Verso la chiusura il Congresso di selvicoltura. Salvadori: "Investire sui boschi"


Il bosco di Piano Castagna (Castelbuono)






FIRENZE - In oltre 600 tra studiosi, scienziati, ricercatori e addetti ai lavori provenienti da 28 paesi e 5 continenti hanno preso parte al II Congresso Internazionale di Selvicoltura, che si conclude domani a Firenze.
La selvicoltura influenza lo stato e la funzionalità dei paesaggi naturali e culturali, dei boschi e delle complesse "infrastrutture verdi" che caratterizzano il nostro territorio, questo in estrema sintesi quanto emerso dai lavori.
"Dal convegno è emerso con sempre maggiore forza e chiarezza - il bisogno e la necessità di lavorare e coltivare nuovamente il bosco ceduo - ha detto l'assessore regionale all'agricoltura Gianni Salvadori - Non solo per valorizzarlo sotto il profilo di fonte energetica, ma per tutte le altre finalità collegabili all'agricoltura e alla sua multifunzionalità. Sta finendo l'epoca della chimica e con essa il petrolio, riprende invece con vigore l'era della biologia e di tutte le risorse naturali e rinnovaibili: niente più del bosco ci conferma questo".
Le moderne e affidabili tecniche di monitoraggio hanno evidenziato che la superficie forestale italiana ha raggiunto quasi il 37% del territorio nazionale ed è in una fase di espansione.
I boschi italiani contengono oltre 1,2 miliardi di metri cubi di legno e crescono ogni anno di quasi 36 milioni di metri cubi, dei quali viene utilizzato meno del 40%.
I prodotti forestali e le attività connesse assorbono attualmente circa 300.000 addetti.
Sempre dai risultati del Congresso è emerso che è possibile creare nel prossimo triennio oltre 200.000 posti di lavoro per attività legate al settore forestale. L'incremento occupazionale potrà contribuire non solo all'approvvigionamento necessario di legname per l'industria e di biomassa ma, soprattutto, a una migliore sicurezza del territorio in termini di limitazione dei fenomeni del dissesto idrogeologico.

"Questo 'new deal' forestale - sottolinea il Presidente dell'Accademia Italiana di Scienze Forestali prof. Orazio Ciancio - può consentire inoltre una stabilizzazione delle popolazioni rurali, una limitazione dell'ulteriore urbanizzazione del territorio con la conseguente "perdita di suolo'. Un utilizzo più razionale delle risorse forestali permette  inoltre un più efficace stoccaggio dell'anidride carbonica contribuendo così alla limitazione dell'effetto serra che è alla base del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici".

 28 Novembre 2014
http://www.adnkronos.com/fatti/pa-informa/ambiente/2014/11/29/verso-chiusura-congresso-selvicoltura-salvadori-investire-sui-boschi_a6C6SRIIRZy9T2IPZUfXeP.html







02 dicembre 2014

IN LOMBARDIA IL SOSTEGNO AL REDDITO E CIOÈ LA CASSA INTEGRAZIONE LA PAGA LO STATO. IN SICILIA IL SOSTEGNO AL REDDITO AI FORESTALI E PRECARI LI PAGA LA REGIONE. NELL'IMMAGINARIO DEGLI ITALIANI GLI OPERAI DEL CENTRO NORD ITALIA IN CASSA INTEGRAZIONE MERITANO GRANDE RISPETTO, MENTRE I PRECARI E I FORESTALI DELLA SICILIA VANNO REGOLARMENTE ADDITATI COME FONTE DI SPRECHI



Crocetta, «l'accordo sciagurato» e il mutuo da 2 miliardi
Con la sentenza della Consulta saremmo ricchi. Invece...

Giulio Ambrosetti 


 


Quando siamo andati in rete abbiamo avviato un ragionamento sul Bilancio. Oggi lo aggiorniamo. Partendo da un recente pronunciamento della Corte Costituzionale che ha riconosciuto il diritto della Regione siciliana di riscuotere tutte le entrate legate alla sua capacità fiscale. Il nostro presidente, però, ha rinunciato per i prossimi tre anni agli effetti di questo pronunciamento. Perché?

Quando siamo andati in rete con il nostro giornale abbiamo fatto un primo punto della situazione sui conti economici e finanziari della Regione siciliana. Oggi, alla luce delle novità non certo positive intervenute nell'ultimo mese, vi raccontiamo che cosa sta succedendo e che cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane.
La novità, sotto il profilo finanziario, è rappresentata dal disegno di legge, presentato dal governo di Rosario Crocetta, che indebiterebbe la Regione di altri 2 miliardi di euro. Come già anticipato, questo provvedimento viene accompagnato da troppe imprecisioni e forzature.
Questo provvedimento, di fatto, non è accompagnato da una relazione tecnica. Cosa, questa, che viene certificata oggi dal Servizio Bilancio dell'Assemblea regionale siciliana che segnala, ad esempio, l'assenza di un piano di ammortamento. Si può presentare un disegno di legge che prevede l'accensione di un mutuo da 2 miliardi di euro senza un piano di ammortamento? Su questo avrebbe dovuto già intervenire la presidenza dell'Ars.
Di più: il Governo vorrebbe fare accendere alla Regione un mutuo da 2 miliardi di euro pur avendo accertato presunti debiti per circa un miliardo e 700 milioni di euro. Questo perché nemmeno i tecnici dell'assessorato al Bilancio sanno, in questo momento, come stanno le cose. E' normale accendere un mutuo di circa 300 milioni di euro in più solo perché l'assessorato competente non è ancora riuscito a fare i conti? Anche su questo la presidenza dell'Ars non ha nulla da obiettare?
Il nuovo assessore al Bilancio, Alessandro Baccei, che ci presentano come economista, vorrebbe fare accendere questo mutuo alla Regione senza aver prima presentato il Dpef o Def, come si dovrebbe chiamare adesso: come fa a sostenere che nel 2016 e nel 2017 le maggiorazioni Irpef e Irap manterranno il gettito di 300 milioni di euro circa all'anno? A noi l'economia siciliana sembra ferma, le imprese chiudono a ritmo continuo, i redditi delle famiglie (e anche delle imprese) si riducono sotto i colpi delle tasse del Governo Renzi che aumentano di giorno in giorno. Per non parlare delle tasse locali ormai alle stelle (Tasi e Tarsu in testa).    
A conti fatti, è il caso di dirlo, questo mutuo si inserisce in uno scenario finanziario che definire disastroso è poco. Se osserviamo l’andamento del Bilancio regionale negli ultimi anni, ci accorgiamo che siamo in presenza di un disequilibrio strutturale. In parole più semplici, le entrate non coprono le spese a legislazione vigente. Se entriamo nel dettaglio, notiamo che ci sono delle spese quali operai della Forestale e precari che, in realtà, non sono altro che sostegno al reddito. Se mettiamo insieme queste due categorie - operai forestali e precari di Regione, Province e Comuni - arriviamo a una cifra di circa 80 mila unità, e forse qualcosa in più.
Ora, il sostegno al reddito non è un fenomeno solo siciliano, ma è presente in tutte le Regioni italiane. Prendiamo come esempio la Lombardia, che viene sempre considerata una Regione virtuosa. In Lombardia il sostegno al reddito prende il nome di Cassa integrazione. Ed è sempre presente, ogni anno. Le differenze tra Lombardia e Sicilia sono due. In Lombardia la Cassa integrazione ruota tra i soggetti che perdono il lavoro. Ma alla fine la spesa - soprattutto negli ultimi anni - è sempre la stessa o è in aumento. In Sicilia, invece, il sostegno al reddito va a forestali e precari e, in minima parte, viene coperta dalla Cassa integrazione.
A questa prima differenza se ne aggiunge un’altra ben più importante: in Lombardia il sostegno al reddito - cioè la Cassa integrazione - la paga lo Stato. In Sicilia il sostegno al reddito - forestali e precari - li paga la Regione. E la poca Cassa integrazione che arriva dallo Stato quest'anno è stata ridotta.
Non solo. Rispetto al sostegno al reddito cambia anche la percezione. Nell’immaginario degli italiani gli operai del Centro Nord Italia in Cassa integrazione meritano grande rispetto. Mentre i precari e i forestali della Sicilia vanno regolarmente additati come fonte di sprechi. Eppure la Cassa integrazione pesa sui conti dello Stato - e quindi sulle tasche di tutti gli italiani - mentre i precari e i forestali siciliani li paga la Regione (cioè i contribuenti siciliani).

Certo, anche in Sicilia, come accennato, arriva un po’ di Cassa integrazione. Ma sarebbe interessante rapportare quanto, con la Cassa integrazione, lo Stato spende nelle Regioni del Centro Nord Italia e quanto spende in Sicilia.
Questa breve digressione sul sostegno al reddito ci illumina su che cosa si basa la pretesa dello Stato di prendersi, ogni anno, un miliardo circa dal bilancio della Regione. Parliamo degli accantonamenti. Nel 2013 il Governo nazionale ha preso dal Bilancio regionale 915 milioni di euro. Quest'anno ha tolto dai conti della Regione un miliardo e 350 milioni di euro (compresi i 200 milioni di euro per gli 80 euro al mese ai titolari di redditi inferiori a mille e 500 euro al mese).
Sono due le scuse mediatiche che Roma adotta per prelevare le risorse dal Bilancio della Regione. La prima è che la nostra è una Regione a Statuto speciale e che molte delle imposte restano in Sicilia. La seconda l’abbiamo già illustrata: sarebbero gli sprechi su precari e forestali che, come abbiamo già accennato, non sono altro che pagamenti di sostegno al reddito che altrove paga lo Stato, ma che in Sicilia paga la Regione.
Che fare per fronteggiare questa difficile crisi finanziaria? L’ex assessore regionale al Bilancio, Franco Piro, un esponente storico della sinistra siciliana che ha una grande conoscenza dei problemi finanziari della Regione, ipotizza un piano straordinario e riforme strutturali.
    «Il rigoroso piano di risanamento finanziario – dice Piro - non può fare a meno dell’attuazione del federalismo fiscale in Sicilia, a cominciare dall'applicazione dei costi standard e delle centrali uniche di spesa, nella Regione, negli enti locali e nelle Aziende sanitarie».
La Regione deve fare la propria parte. Ma anche lo Stato deve intervenire. O quanto meno non ostacolare ciò che è dovuto alla Regione. Il riferimento è, ad esempio, come dice Piro, «alla recente sentenza della Corte Costituzionale che ha apertamente riconosciuto il diritto della Regione siciliana di riscuotere tutte le entrate legate alla sua capacità fiscale e non soltanto quelle riscosse effettivamente sul suo territorio come avviene tuttora».
«La differenza è enorme - aggiunge l’ex assessore regionale -. Da sempre la Regione rivendica tali entrate. Per fare un esempio, applicando il criterio fissato a luglio dalla Corte Costituzionale, alla Sicilia spetterebbero le ritenute Irpef operate dallo Stato e dagli altri Enti pubblici statali pari a circa 2,5 miliardi di euro all’anno. Allo stesso modo la Regione dovrebbe riscuotere gli interessi pagati da banche e poste per circa 220 milioni, l’imposta sulle assicurazioni per circa 104 milioni e l’ulteriore quota di Irpeg ed Ires pari a 218 milioni di euro».
Fine delle possibili entrate? No. Perché ci sarebbe anche l’Iva all’importazione, che vale più di 3,5 miliardi l’anno, e l’Iva commisurata ai consumi delle famiglie siciliane, ma versata altrove, pari a circa 4,9 miliardi.
«Come è noto, tuttavia - dice sempre Piro - lo sciagurato accordo sottoscritto a giugno dal governo Crocetta impedisce alla Sicilia (e fino al 2017) di attivarsi per vedersi riconosciuto dal governo nazionale quanto sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale».
Viene da chiedersi: perché il presidente Crocetta, che dovrebbe fare gli interessi di oltre 5 milioni di siciliani, ha firmato un accordo «sciagurato»? E perché, adesso, dopo aver rinunciato a tutte queste entrate - proprio in forza di questo accordo sciagurato - vorrebbe indebitare le famiglie e le imprese siciliane per altri 2 miliardi di euro?
Ormai questa sentenza della Corte Costituzionale favorevole alla Sicilia potrà essere applicata a partire dal 2017. In cambio dell’applicazione di questa sentenza la Regione potrebbe caricarsi i costi della pubblica istruzione (circa 4,9 miliardi di euro l’anno), dell'istruzione universitaria (730 milioni di euro) e le politiche assistenziali ( 230 milioni di euro).
La sanità - che ogni anno costa alla Sicilia circa 8 miliardi di euro (di questa somma la Regione paga già la metà) - potrebbe andare a totale carico della Regione. Consentendo alla nostra Isola di intercettare una quota delle accise sui prodotti petroliferi che, per il 40% del totale italiano, vengono lavorati in Sicilia. Applicando quanto previsto dalla legge Finanziaria nazionale del 2007. E quanto prevede anche la legge sul federalismo fiscale.
Tutto questo, lo ribadiamo, si potrà fare a cominciare dal 2017. Per quest’anno non si capisce come finirà. A meno che il mutuo finanziariamente illogico da 2 miliardi di euro non sia un pedaggio (che in Sicilia chiameremmo in altro modo...) che la Regione deve pagare, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale di cui parla Piro. 

02 Dicembre 2014
http://meridionews.it/articolo/29153/crocetta-laccordo-sciagurato-e-il-mutuo-da-2-miliardi-con-la-sentenza-della-consulta-saremmo-ricchi-invece/








FORESTALI, MALUMORI SOPRATTUTTO TRA I 78ISTI CHE PER LA PRIMA VOLTA POTREBBERO NON RAGGIUNGERE LA SOGLIA DELLE 78 GIORNATE







Facebook. 02 Dicembre 2014
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=859611550727301&set=a.663059667049158.1073741879.100000353931001&type=1&theater


NOTIZIA CORRELATA:










NO ALLO SMEMBRAMENTO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO. IL GOVERNO CI RIPENSI. SIA PIÙ OPPORTUNO UNIFICARE I CORPI REGIONALI FORESTALI DI SICILIA, SARDEGNA E DELLE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO



Fulvio Mamone Capria HeadshotFulvio Mamone Capria
Presidente LIPU-Birdlife Italia

No allo smembramento del Corpo forestale dello Stato. Il governo ci ripensi




FORESTALE


Il Corpo forestale dello Stato è un'istituzione essenziale per il nostro paese e la difesa della natura. La fece nascere Carlo Felice di Savoia il 15 ottobre 1822, costituendo "l'Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi", che diventerà, appunto, il Corpo forestale.
Sono trascorsi 192 anni, nei quali il Corpo ha contribuito alla tutela del patrimonio boschivo, alla preservazione delle aree naturali, all'intervento in caso di incendi e altro ancora. I momenti difficili non sono mancati, ma la qualità del lavoro del Corpo è cresciuta fino a farne, nel 1980, la quinta forza di polizia italiana e, dagli anni '90, a permettergli di aumentare i compiti istituzionali: la vigilanza nelle aree protette, la Convenzione cites (il controllo del commercio internazionale di specie animali e vegetali protette), il contrasto alle ecomafie, il sostegno delle popolazioni in casi di calamità naturali, la lotta al bracconaggio e al maltrattamento animali, fino all'attività di polizia agro ambientale per fermare chi vuole avvelenare l'agricoltura e la natura.
Tutto questo patrimonio rischia ora di essere quasi annullato dal disegno di legge del governo, presentato dal ministro Marianna Madia che, per ragioni di economia, trasformerebbe il Cfs in un semplice dipartimento di pubblica sicurezza. Sarebbe una pessima cosa. Priverebbe il paese di una forza specialistica, in un momento in cui le crisi ambientali - alluvioni, dissesto, eco criminalità - diventano ancora più gravi e altre scelte della politica rischiano di fare ancora male alla natura. Tra queste, il decreto Sblocca Italia, con il suo via libera a trivellazioni in mare, opere costose e inutili, e cementificazione del territorio.
Siamo consapevoli della necessità di contenere la spesa pubblica, ma il risparmio deve essere intelligente e non danneggiare il bene comune. E allora mi chiedo: possiamo permetterci, per qualche (ipotetico!) milione di euro di risparmio, di disperdere la ricchezza che è oggi la Forestale italiana, ad esempio assegnandola a un dipartimento di Polizia che, solo per essere operativo, necessiterà di mesi? Chi ci garantisce che l'attività per l'ambiente non si indebolirà? Perché questa dismissione proprio quando l'inchiesta sulla "terra dei fuochi", affidata proprio alle "divise grigioverdi", sta ottenendo risultati straordinari? Perché non rafforzare il Corpo forestale unificando i Corpi regionali di Sardegna e Sicilia e delle province autonome di Trento e Bolzano e le polizie provinciali ormai in dismissione? Cosa ne sarà delle 130 riserve naturali statali oggi gestite dal Corpo forestale nazionale? Le affideremo alle regioni e agli enti locali? Gli stessi che abbiamo denunciato all'Unione europea per le violazioni in materia di tutela dei siti di Rete Natura 2000?
Ma non siamo i soli a denunciare questa assurda proposta. Ecco cosa afferma il Sostituto procuratore antimafia, dottor Roberto Pennisi durante l'audizione innanzi alla Commissione bicamerale parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Era il 4 novembre scorso:
Ho sentito una domanda che riguarda l'eventuale soppressione del Corpo forestale dello Stato, o meglio la sua fusione con la Polizia di Stato. È più facile fondere la Polizia di Stato e i Carabinieri che la Polizia di Stato e il Corpo forestale dello Stato. Io non so come si possa pensare di mettere insieme due cose radicalmente e completamente diverse, che nascono con una diversa formazione. Qualcuno è mai andato presso le scuole del Corpo forestale dello Stato, dove si tramanda, come amano dire gli uomini del Corpo forestale dello Stato, l'antico sapere della quercia, che racchiude il sapere di tutti gli alberi del bosco e, quindi, di tutta la natura? Il contatto con la natura, il rapporto con la natura è in condizioni di cogliere il senso dei fenomeni delittuosi che si pongono in essere anche contro la natura. Non è un caso che la direzione nazionale antimafia abbia questo particolare rapporto con il Corpo forestale dello Stato e con l'Agenzia delle dogane. Ciò significa mettere insieme e collegare il cuore del corpo nazione con la sua periferia
Ed ecco cosa dice il Procuratore nazionale antimafia, dott. Franco Roberti, nella stessa seduta:
Noi siamo contrarissimi - se non si è capito, lo ribadisco - alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, per le ragioni che ha detto Pennisi e perché sarebbe come togliere all'autorità giudiziaria l'unico organismo investigativo in materia ambientale che disponga delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali. Si potrebbe osservare che non lo sopprimiamo, ma lo accorpiamo e lo facciamo assorbire dalla Polizia di Stato. Noi paventiamo che questo eventuale assorbimento, che forse risponde a esigenze di finanza, di spending review, non lo so, potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo, che noi sosteniamo e che è il più diretto e stretto collaboratore nostro, come procura nazionale, e delle procure distrettuali. Senatore, noi riteniamo che il Corpo forestale dello Stato debba mantenere una propria identità, perché attraverso il mantenimento dell'identità può sviluppare sempre meglio la propria conoscenza, la propria esperienza e la propria specializzazione, che, con tutto il rispetto - figuriamoci - per le altre forze di polizia, per quanto riguarda il Corpo forestale dello Stato non concerne soltanto i rifiuti, ma anche tutta la criminalità ambientale. Noi dobbiamo guardare il tema del contrasto alla criminalità ambientale non limitato a questo o a quel settore di criminalità ambientale, ma nella sua completezza, perché molto spesso ci sono interconnessioni, interferenze e intrecci fra le varie manifestazioni criminali. Pensate, ripeto, al traffico di rifiuti e alle energie rinnovabili, alla green economy. Ci sono interferenze e intrecci che possono essere sviluppati in un unico contesto investigativo e preferibilmente con un Corpo di polizia altamente specializzato. Quest'alta specializzazione in questo settore specifico, per tutti questi settori di intervento, la possiede il Corpo forestale dello Stato e sarebbe un peccato disperderla in questo o in quell'altro, peraltro encomiabilissimo, Corpo di polizia.
Tante domande e molta preoccupazione, ma anche la speranza che il Governo ci ripensi. Noi pensiamo che sia più opportuno unificare i Corpi regionali forestali di Sicilia, Sardegna e delle province autonome di Trento e Bolzano, unitamente ai reparti di vigilanza ittico-venatoria delle Polizie provinciali ormai in fase di trasferimento alle città metropolitane (che rischiano di diventare vigili urbani smarrendo anch'essi la loro formazione tecnica) con il Corpo forestale dello Stato. Questa sì che sarebbe la composizione vincente e funzionale di un'attività di polizia giudiziaria pronta a contrastare i traffici illeciti di rifiuti, le ecomafie, l'abusivismo ambientale, il bracconaggio, l'inquinamento. Riflettere sull'unificazione delle esperienze di polizia ambientale del Paese sarebbe corretto anziché far cambiare divisa a 8000 uomini, passando dalla grigia alla blu senza un briciolo di logicità. Sarebbe un bel regalo di Natale per l'Italia della Natura e per i nostri amici animali e potremmo essere primi in Europa con una forza di Polizia ambientale unita, specifica, competente. Ce lo auguriamo veramente.

01 Dicembre 2014 
http://www.huffingtonpost.it/fulvio-mamone-capria/no-smantellamento-corpo-forestale-governo-ripensi_b_6239956.html?utm_hp_ref=italy




NOTIZIE CORRELATE:










RESUTTANO (CL), IL VECCHIO PINO DELLA SCUOLA È SALVO. DOPO LA RELAZIONE DELLA "GREEN ENERGY", ANCHE IL CORPO FORESTALE HA RITENUTO CHE L'ABBATTIMENTO TOTALE DELL'ALBERO NON È NECESSARIO




Resuttano

Il vecchio pino della scuola è salvo

Non sarà necessario abbatterlo, ma dovrà essere sfoltito dell'80%

Un primo intervento per alleggerire 
il peso dei rami del vecchio pino era stato effettuato 
già due settimane addietro



Resuttano. Continuano gli interventi di messa in sicurezza di alberi in paese. Gli alberi che si stanno alleggerendo o abbattendo sono eucaliptus e pini di diverse zone, alcune in pieno centro abitato, piazza Sandro Pertini, via Circonvallazione e il parco urbano. La ditta che si sta occupando del lavoro è la "Green Energy Srl", di Gelso, che già ha compiuto diversi lavori a Resuttano. L'obiettivo è di evitare che le avverse condizioni atmosferiche provochino danni e gravi conseguenze.
Una notizia positiva nel frattempo è arrivata e riguarda il pino situato nell'area giochi della scuola materna, nell'intersezione tra via Giovanni Gentile e Pio La Torre. L'albero non sarà abbattuto. Ad annunciarlo è stato il sindaco Rosario Carapezza: "Il compagno di intere generazioni, di divertimento e di giochi a cui ci legano tanti ricordi e tanti avvenimenti, non verrà abbattuto. Nessuno di noi aveva avuto questa idea, tranne che le condizioni di sicurezza lo imponessero. Il nostro interesse principale riguarda l'incolumità di tutti gli abitanti di Resuttano".
Dopo la relazione della "Green Energy", anche il Corpo forestale ha ritenuto che l'abbattimento totale dell'albero non è necessario.
Dopo il primo intervento di sfoltimento dei rami attuato 15 giorni fa, si è deciso di continuare l'opera di messa in sicurezza. Si è alleggerito il peso totale dell'albero dell'80%; nei prossimi giorni sarà inserito un tirante di acciaio.
La questione "pino" della scuola materna in queste settimane ha creato proteste in paese, e anche qualche scontro verbale tra cittadini e consiglieri comunali per quello che viene considerato un "compagno di gioventù", uno degli elementi caratterizzanti del paese al quale evidentemente non era facile rinunciare. Ma alla fine l'arbusto sarà salvato
Gandolfo Maria Pepe


01 Dicembre 2014





NOTIZIA CORRELATA:








01 dicembre 2014

ADESSO BASTA DARE I NUMERI! I LAVORATORI FORESTALI IN SICILIA SONO 24.919. PUNTO!



Ritorniamo volentieri sull'argomento


Adesso basta dare i numeri! 
I lavoratori forestali in Sicilia sono 24.919. Punto!


La delibera di Giunta della Regione Sicilia del 7 ottobre 2014 dice che i forestali sono 24.919, così suddivisi: 7.149 antincendio e 17.770 manutenzione. Chi dice il contrario mente.


I numeri non ce li inventiamo noi. 
Chi da allora questi numeri? La Giunta Regionale! 
Ma chi è la Giunta Regionale? La Giunta Regionale è l'organo di Governo della Regione, come stabilito dall'art. 121 della Costituzione!

La Delibera di Giunta è un atto giuridico;
La Giunta amministra il patrimonio dell'ente-Regione.


Se adesso per puro caso, il totale dei lavoratori sarebbe inferiore di una sola unità, la Regione Sicilia potrebbe essere condannata per falso e truffa. Siccome reputiamo i componenti dell'organo Siciliano persone serie, oneste e pulite, ci fidiamo al 100%. Chi invece contesta questi numeri e il costo complessivo per ogni singolo lavoratore, vi sta letteralmente prendendo per i fondelli, quindi parla solamente a vanvera per un proprio torna conto personale. Capito? 
Se qualcuno ha dei documenti UFFICIALI che potrebbero smentire questi numeri, allora si faccia avanti o taccia per sempre.
Vi ricordo che nella parte alta di questo blog c'è una scritta: TUTTO QUELLO CHE SI DEVE SAPERE PER NON FARSI PRENDERE IN GIRO.
Signori, con il tempo la verità viene sempre a galla, e noi grazie al provvedimento del 7 ottobre 2014, siamo venuti a conoscenza del numero esatto degli operai forestali della Regione Sicilia; adesso bisogna accettarli!






 





 
 
 








SI STANNO AVVICINANDO LE FESTIVITÀ NATALIZIE E DIVERSE SCADENZE, MA ANCORA NON CI PAGANO LA MENSILITÀ DI OTTOBRE



Si stanno avvicinando le festività natalizie e diverse scadenze, ma ancora non ci pagano la mensilità di ottobre


Vi ricordiamo che i lavoratori forestali dell'antincendio e della manutenzione devono ricevere la mensilità di ottobre (in alcuni casi anche settembre). La puntualità degli stipendi è un diritto sancito dalla Costituzione anche per la classe operaia. Voi nemmeno ve lo immaginate, ma i ritardi dei pagamenti mettono in seria difficoltà i lavoratori e le loro famiglie. Dal primo gennaio 2015, anche noi forestali, pretendiamo di essere pagati regolarmente come voi e come tutti i dipendenti pubblici.
L'altra vergognosa questione che riguarda esclusivamente gli AIB, sono il mancato saldo degli arretrati contrattuali del vecchio CCNL 2006-2009, che per legge devono essere erogate fino all'ultimo centesimo. In molte occasioni ci è stata data una-tantum, circa il 65% su un totale di circa 1750 euro lordi, le percentuali variano da provincia a provincia e da distretto a distretto, le spettanze vengono calcolate in base al contingente di appartenenza. Ad un operaio a tempo indeterminato la somma spettante del 35%, supera anche i mille euro, qualcosa in meno per i 151nisti e 101nisti. 
Ma Vi sembra giusto questo teatrino? A noi no! E non ci stancheremo mai di ripeterlo.
Evvero, ripetiamo sempre le stesse cose, ma purtroppo non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

 




La Costituzione della Repubblica Italiana



Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.



Contratto Integrativo Regionale


Art. 11 
La corresponsione della retribuzione sia per gli OTI che per gli OTD deve essere effettuata entro il giorno 15 del mese successivo a quello cui si riferisce la prestazione lavorativa e comunque non oltre la fine del mese successivo a quello cui si riferisce la prestazione lavorativa.





AIDONE (EN). LAVORATORI FORESTALI IN TRASFERTA A LEONFORTE. MA AGLI OPERAI VIENE EROGATA UN'INDENNITÀ CHILOMETRICA FINO A 20 CHILOMETRI


Aidone


Lavoratori forestali in trasferta a Leonforte




Il portavoce Paolo Scopazzo


Aidone. Circa 60 operai forestali, inviati al lavoro a Leonforte. Disagi e lamentele da parte di 60 operai forestali, tra cui anche alcuni sabisti, appartenenti al Distretto di Piazza Armerina, che, da diversi giorni, prestano attività lavorativa a ripulire il fiume nei pressi della diga Nicoletti. Gli operai sono scesi al lavoro il primo novembre, in ritardo rispetto all'annuale chiamata, che avviene a ottobre, e anziché effettuare le attività di pulizia bosco, decespugliamento nel Distretto di appartenenza sono stati costretti a spostarsi a diversi chilometri di distanza.
Paolo Scopazzo (ex responsabile della Cgil di Aidone), si fa portavoce delle lamentele degli operai: «Non si capisce quale sia il motivo - dichiara - dell'invio di questi operai a Leonforte quando sul Distretto di Piazza l'area boschiva di circa 5.000 ettari bisogna di manutenzione». La cosa più singolare è che circa 150 operai forestali, appartenenti al Distretto di Enna, sarebbero stati inviati al lavoro nel Distretto di Piazza Armerina. Ancora Scopazzo «Ma che senso portare quelli di Enna qua e quelli del Distretto di Piazza mandarli a Leonforte? ». Scopazzo lamenta anche che gli operai, impiegati nella pulizia del fiume, si sono ritrovati ad operare senza adeguati strumenti di lavoro. «In alcuni punti - sottolinea - in cui l'acqua è stagnante, l'aria è malsana e gli operai hanno dovuto lavorare senza un minimo di protezione come ad esempio mascherine, cosicchè alcuni operari si sono sentiti male». Ma oltre al disagio lavorativo c'è pure quello economico. «Agli operai - conclude Scopazzo - viene erogata un'indennità chilometrica fino a 20 chilometri. Lo spostamento a Leonforte va oltre tale limite e c'è il rischio che agli operai non venga erogata la differenza. Oltre il danno, quindi, anche la beffa».
A. r. p.


30 Novembre 2014





Nota
Contratto Integrativo Regionale.
Art.16
CENTRI DI RACCOLTA - MEZZI DI TRASPORTO - RIMBORSO CHILOMETRICO
 
L'Amministrazione Forestale è tenuta a provvedere ai mezzi di trasporto (art. 54 CCNL/98) per il raggiungimento dei luoghi di lavoro, ove la distanza sia superiore a due chilometri dal centro di raccolta. Il centro di raccolta è da intendersi come l'ubicazione della casa Municipale del comune dove ricade il cantiere, ovvero del comune dove risiede il lavoratore se più vicino al posto di lavoro. Se il tempo di viaggio, dal centro di raccolta al luogo di lavoro, calcolato su quello che si impiega o si impiegherebbe con i mezzi forniti dall'Amministrazione supera i 90 minuti tra andata e ritorno, quello eccedente viene considerato come effettiva prestazione di lavoro. Il centro di raccolta di cui al presente comma ed al successivo è sempre da intendersi quello ricadente nel comune ove ricade il cantiere. Ove la distanza dal centro di raccolta al luogo di lavoro, pur non superando tra andata e ritorno i 90 minuti, non sia interamente percorribile con mezzi di trasporto, l'orario di lavoro ha inizio dalla fermata dai mezzi medesimi.

Occhio colleghi, anche il taglio dell'indennità chilometrica potrebbe ritornare d'attualità in questo riordino, lo scorso anno l'attuale Governo voleva dimezzare tale diritto. Tutte le sigle sindacali si erano opposte ed anche il Blog aveva scritto al Commissario dello Stato per fare impugnare questa ingiustizia.

Il Prefetto Aronica aveva giustamente stralciato questa norma: Seppure nell'apprezzabile intento di ridurre e razionalizzare le spese derivanti dalle attività di manutenzione idraulico-forestale e di rimboschimento in cui sono impiegate maestranze stagionali - scrive -  ogni regolamentazione del trattamento economico è rimessa in forma esclusiva alla contrattazione collettiva e non può essere integrata e/o modificata dal legislatore regionale.
Oggi la figura del Commissario dello Stato non c'è più, quindi i diritti acquisiti possono essere nuovamente calpestati.






SI RICORDA CHE DOMANI GLI INTERESSATI (DELLE MADONIE) AL RICORSO PER FARSI RICONOSCERE L'APPARTENENZA AL CONTINGENTE SUPERIORE, CONSEGNERANNO I DOCUMENTI DIRETTAMENTE ALL'AVVOCATO



Si ricorda che domani gli interessati (delle madonie) al ricorso per farsi riconoscere l'appartenenza al contingente superiore, consegneranno i documenti direttamente all'Avvocato



Avviso importante per i ricorrenti Madoniti


Domani martedì 2 dicembre a Gangi, alle ore 15:30 presso lo studio dell'Avvocato Panatteri, gli interessati al ricorso si riuniranno per consegnare la documentazione necessaria. Quindi, bisogna mettersi d'accordo con il proprio punto di riferimento o direttamente con lo studio legale.




Ecco di cosa si tratta:

Graduatoria antincendio. Occhi ben aperti perchè i nodi verranno al pettine. Le sentenze devono valere per tutti

101nisti Antincendio Isnello. Azione legale per farsi riconoscere l'apparteneza al contingente superiore

Colpo di scena. Sensazionale scoperta, ad Enna qualche anno fa, quando un centunista dell'antincendio transitava nel contingente di 151 giornate dell'azienda foreste, veniva sempre avvisato, nelle altre province tutto questo non avveniva. Perchè?

Ecco come contattare lo studio legale che si e' occupato della questione dei lavoratori forestali della provincia di Enna














30 novembre 2014

CROCETTA ALLA CONVENTION DI SICILIA DEMOCRATICA FA L'ESEMPIO DEI FORESTALI, I QUALI, ESCLUSI I PRECARI, SAREBBERO MENO DI QUELLI IN SERVIZIO IN LOMBARDIA, CHE SPENDE 400MILIONI IN FORESTALI, MENTRE NOI SPENDIAMO 200MILIONI OGNI ANNO


Crocetta alla convention di Sicilia democratica


"Forza Italia sta scomparendo
Alfano arriva da un centro sociale?"

Il governatore attacca le opposizioni di centrodestra: "Come fanno ad avere quelle posizioni sul caso delle trivellazioni? E dov'erano quando si creavano i debiti nella sanità. Ora servono le riforme, ma l'Ars perde solo tempo con mozioni di tutti i tipi. Sicilia democratica punto fermo della coalizione".


alfano, crocetta, forza italia, leanza, sicilia democratica


GIARDINI NAXOS (ME)- Il presidente della Regione Rosario Crocetta lancia una dura controffensiva a Forza Italia e al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano su riforme e trivellazioni. Lo fa dal palco dell'Hilton di Recanati mentre si tiene il battesimo della nuova creatura di Lino Leanza: Sicilia democratica.
Poche battute sulla “campagna stampa nazionale basata su dati falsi e tendente a diffamare la Sicilia”, Crocetta fa l'esempio dei forestali, i quali, esclusi i precari, sarebbero “meno di quelli in servizio in Lombardia, che spende 400milioni in forestali, mentre noi spendiamo 200milioni ogni anno”.
Al suo fianco c'è Lino Leanza che lo ha presentato alla platea forte dei circa 450 amministratori locali presenti, come l'alleato al quale sarà sempre garantità la massima lealtà: “Crocetta sa che non è più solo e questo è il momento dello sviluppo coniugato con la legalità”.
Il Presidente della Regione analizza la situazione economica: “In 7 anni è stato perso il 14% del Pil, l'economia è andata indietro, ma io non voglio rappresentare la Sicilia che piange, ma la Sicilia si ribella, alza la testa, e batte i pugni”.
Punto primo, il disastro economico della Sicilia. Di chi è la colpa? Crocetta si rivolge agli “amici” dell'opposizione: “Quando affrontiamo il tema dei debiti che non dobbiamo pagare dimostriamo di essere una classe politica ipocrita perché dobbiamo vergognarci per quando questi debiti sono stati contratti, cioè nel 2010. I debiti aumentano per il fatto che l'Europa ha messo in mora l'Italia e l'Italia ha messo in mora la Sicilia. Questi debiti non li abbiamo fatti noi, e noi non facciamo il gioco al massacro. Sugli interessi della Sicilia e sul senso di responsabilità non dovremmo avere maggioranza e opposizione, ma un unico gruppo che lavora per il risanamento senza il massacro sociale”.
SPRECHI NELLA SANITA'. Crocetta si concentra sul caso della madre deceduta a Nicosia durante il parto per la mancanza di una sala di rianimazione. “Abbiamo avuto gli sprechi nella sanità -attacca Crocetta- e mentre si sprecava chiudevano gli ospedali. Noi abbiamo iniziato a risparmiare e non chiuderemo più Bronte né gli altri piccoli ospedali. Faremo una sanità d'eccellenza in ogni piccola struttura. Non possiamo più concentrare tutte le cure sanitarie su Palermo e Catania. Ogni piccola comunità manterrà il suo presidio ospedaliero”.
RIFORME. “La riforma sulla burocrazia è ferma in parlamento dal 2013 e nessuno la discute in aula. Gli uffici della Regione devono dare le risposte ai cittadini in 30 giorni e chi sbaglia paga. Non possiamo essere trattati tutti allo stesso modo, dobbiamo premiare i dipendenti che lavorano. Chi è contro lo sviluppo deve essere rimosso”.
Arriva l'ennesima stoccata all'Ars: “Il parlamento siciliano -tuona Crocetta- non si occupa delle leggi, ma delle mozioni di sfiducia, delle quali, due in un anno, sono state fatte nei miei confronti. Serve tutto a perdere tempo, si sono inventati anche la mozione di censura al segretario generale della Regione”. Ecco il primo affondo su Forza Italia, che “non si è accorta che con le posizioni che ha in tutta Italia è scomparsa”.
TRIVELLAZIONI. “Noi non abbiamo autorizzato alcuna trivellazione perché non siamo competenti, è come per il Muos, io non ho competenza. Il Muos abbiamo tentato di bloccarlo, poi l'Istituto superiore della Sanità ha detto che non ci sono problemi per la salute e io come potevo rilasciare un'autorizzazione sanitaria negativa? Per questo caso sono stato attaccato anche da Forza Italia, il partito più filo-americano che c'è in Italia”.
Insiste Crocetta. “Possono due forze moderate come Ncd e Forza Italia cavalcare queste tesi come se fossero giovani provenienti dai centri sociali? Alfano non lo vedo proprio travestito da giovane dei centri sociali. Chi deve trivellare deve avere sede in Sicilia e deve pagare tasse in Sicilia. Saranno favoriti i cantieri navali di Palermo. Il petrolio sarà raffinato in Sicilia, in questo modo io ho difeso 10mila posti di lavoro e portato 500milioni di euro l'anno alla Regione. L'impatto sarà valutato da apposite commissioni e questo si farà in tre mesi, non in 30 anni”.
SICILIA DEMOCRATICA. In chiusura un riferimento a Sicilia Democratica: “E' a tutti gli effetti parte della coalizione di governo. Dobbiamo riprendere il filo del nostro programma di cambiamento della Sicilia e rilanciare la sfida all’opposizione di Forza Italia. Col nostro governo – conclude Crocetta – abbiamo disarticolato il malaffare in tanti settori ma gli ostacoli sono tanti e insieme a voi li supereremo, eliminando sperperi e resistenze che allignano nella burocrazia». «La nostra coalizione, centrata naturalmente sul Partito Democratico, dev’essere guidata dal comune obiettivo della lotta alla mafia”.